Poggio Imperiale

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Tags : poggio imperiale, puglia, italia

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Poggio Imperiale

Poggio Imperiale - Stemma

Poggio Imperiale è un comune di 2.818 abitanti della provincia di Foggia.

Per via del casello autostradale, la cittadina è considerata Porta della Puglia e del Gargano.

Il paese è conosciuto anche con il nome di "Tarranòve", a causa della sua fondazione relativamente recente.

Fu fondato nel 1759 dal principe Placido Imperiale, attratto dalla posizione strategica della collina su cui oggi ha sede il centro abitato. Il principe invitò molti albanesi a vivere nel nuovo paese offrendo loro lavoro, vitto e alloggio. Nel 1764, raggiunsero il borgo molte famiglie del Principato Ultra del Regno di Napoli, che posero le basi per la costituzione di una consistente comunità amministrativa. Nel 1816, separandosi da Lesina, divenne comune autonomo.

Poggio Imperiale, piccolo borgo dell'alto tavoliere, durante tutto l'anno solare, in più occasioni si veste a festa.

In ordine di tempo, lo fa prima per festeggiare il carnevale, con carri allegorici, maschere, balli e canti, in una manifestazione che prende il nome di Carnevale Terranovese. Le radici di questa festa sono legate ai nostri nonni, che tutt'oggi raccontano ai nipoti delle tradizioni passate. Le ultime edizioni del Carnevale Terranovese sono state organizzate dalle Scuole presenti nel paese, patrocinate dal Comune. In passato, invece, erano i giovani di Azione Cattolica che provvedevano alla organizzazione.

Altri festeggiamenti sono consueti nel primo week-end di Agosto, quando, sulla damiera fissa più grande d'Europa, è inscenato il Palio di Dama Vivente, con il corteo storico, i gruppi folcroristici e i rappresentanti di tutte le Amministrazioni Comunali partecipanti. L'edizione del 2008 si è arricchita anche del premio nazionale degli Sbandieratori.

In Giugno Poggio Imperiale si mobilita per il Premio Nazionale "Spiga d'Oro", che ha visto premiati nel 2008 Anna Tatangelo, Antonella Bevilacqua e Federica Biondi. Ospite speciale, Pino Campagna.

Ma Poggio Imperiale si distingue anche per la profonda fede religiosa; numerose sono infatti le feste e le tradizioni legate al rito cattolico.

La festa più importante in Paese è quella di San Placido martire, Patrono di Poggio Imperiale, che ricorre il 5 ottobre. Oltre alla lunga processione della mattina, in cui vengono portati a spalla i simulacri di San Placido e San Michele Arcangelo, e "allietata" dalla banda e dalle "batterie" di fuochi pirotecnici, in serata, per le vie cittadine abbellite con le luminarie, ci sono anche alcuni spettacoli, seguiti dai fuochi pirotecnici presso il campo sportivo.

E' tradizione risentita anche la Processione del Corpus Domini; in questa occasione, lungo il percorso della processione, è tradizione preparare numerosi altarini, detti "tusèlle", dove viene esposto il Sacramento.

In giugno si è soliti festeggiare anche Sant'Antonio da Padova.

Tradizione portata avanti dall'Azione Cattolica Parrocchiale, invece, è quella del "Bambini al Microfono". Si tratta di un festival canoro per bambini, tipo Zecchino d'oro, con i piccoli cantanti che si esibiscono con musiche dal vivo. La manifestazione ha raggiunto nel 2008 la 40^ edizione.

È posta in primo piano come fonte di guadagno le attività agricole, e le industrie agroalimentari e dell'estrazione e lavorazione della pietra da intaglio e da costruzione. Le attività di coltura nei campi sono sostenute da un grandissimo numero di aziende piccolissime detenute da quasi tutti i possessori di estensioni terrene, per un totale di circa 400 mansioni di piccole dimensioni e da una cinquantina più grandi dedite soprattutto alla cerealicoltura e all'orticoltura e, in misura minore, alla coltivazione dell'olivo e della vite. L'ortofrutticoltura copre l'11% della superficie agraria utilizzata e, con una potenzialità di circa 300.000 quintali di prodotti (soprattutto nella produzione di pomodori per la salsa) contribuisce notevolmente alla formazione del valore aggiunto delle produzioni agricole, che superano complessivamente i 19 miliardi di lire. La produzione agricola per ettaro raggiunge i 3 milioni di vecchie lire, pari a circa 1500,00 Euro collocando la città fra quelle agricole abbastanza produttive. Il settore manifatturiero si avvale di una trentina di piccole aziende e un centinaio di addetti. Le ripartizioni più consistenti sono: l'agroalimentare, la fabbricazione di materiali elettrici e per le costruzioni; seguono il tessile, il legno, la plastica e la carpenteria metallica. Il comparto alimentare è interessato dai settori della lavorazione e trasformazione delle produzioni orticole, olivicole e della carne. L'intera produzione manifatturiera ha un valore aggiunto di circa 9 miliardi. Un ruolo importante hanno le attività estrattive che, con una decina di aziende e oltre 50 addetti, realizzano un fatturato abbastanza elevato che gira intorno ai 5 miliardi del vecchio conio. Le costruzioni sono rappresentate da una quarantina di attività e più di 60 addetti. Ultimamente è sorto nel suo territorio un parco eolico.Questo primo parco eolico è della IVPC& di Avellino ed è costituito da 15 aerogeneratori (torri) che montano turbine della Vestas da 2 MW cad.È entrato in funzione a partire dal 1 agosto 2007. Il terziario privato dispone di una cinquantina di ditte commerciali, una ventina di aziende di consulenza professionale e di servizi alle imprese. Nelle istituzioni lavorano circa quaranta persone. La disoccupazione generale e quella giovanile era al di sotto della media provinciale, soprattutto per la presenza di manodopera stagionale (circa 300 unità) per la raccolta e la trasformazione del pomodoro (soprattutto braccianti extracomunitari). I settori che, secondo dati del 2004 prima delle ultime elezioni comunali, hanno avuto maggiore sviluppo sono quello dei servizi, dei manufatti e in particolare del turismo (anche regionale per la presenza come sappiamo del Santuario devoto a San Nazario Martire la cui ricorrenza risulta essere in data 28 luglio). La vera pecca è sempre la stessa ed è inutile illudersi: alla nascita di bambini, ai nuovi battesimi si fanno corrispondere una nuova speranza, quella di un ringiovanimento della popolazione ed a un progressivo aumento dell’età media: tutto ciò è dovuto oltre alla bassa natalità anche ad un progressivo impoverimento dell’economia negli ultimi anni e all’emigrazione dei giovani che faticano a trovare lavoro? Un altro dato importante è che la nostra società è caratterizzata dalla rilevanza della presenza di pensionati e anziani. Il livello di istruzione è contraddistinto da sacche poco consistenti di analfabetismo, anche se quello terranovese è un popolo abbastanza istruito per la considerevole presenza di diplomati e in maniera molto inferiore di laureati, mentre i titoli di studio più frequenti risultano essere la licenza media e in parte quella elementare.

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Villa di Poggio Imperiale

Il primo cortile

La Villa di Poggio Imperiale si trova sul colle di Arcetri, sul sistema del Viale dei Colli a Firenze. Originariamente era una villa medicea chiamata villa di Poggio Baroncelli, anche se oggi è la villa medicea dall'aspetto meno fedele a quello originario. Oggi ospita un educandato femminile e una scuola statale.

Il nome di Poggio Baroncelli deriva dal nome dei primi proprietari della villa primitiva, che fu venduta ai Salviati nel 1548. Cosimo I la confiscò a Alessandro Salviati nel 1565 per via della sua opposizione al potere mediceo. Cosimo la donò alla figlia Isabella e al marito Paolo Giordano I Orsini. Isabella ebbe una triste sorte, uccisa dal marito nella villa di Cerreto Guidi nel 1576, e la villa passò al figlio della coppia Don Virginio Orsini.

Dopo qualche passaggio di proprietà, nel 1618 pervenne a Maria Maddalena d'Austria, sorella dell'imperatore asburgico, la quale sposò il futuro granduca Cosimo II de' Medici. La villa venne accessoriata di altri terreni che ne ingrandirono la tenuta e tra il 1622 e il 1625 fu completamente ristrutturata dall'architetto Giulio Parigi, che raddoppiò verso est il corpo della villa e creò una nuova facciata con una loggetta all'ultimo piano e chiusa ai lati da due basse ali terrazzate.

Dalle ali laterali si dipartiva uno scenografico emiciclo con una balaustra ornata da statue. Al centro del piazzale così delimitato, su un prato, venivano allestite feste e spettacoli all'aperto. Sono rimaste in questa collocazione oggi solo le due statue principali, che decorano l'ingresso monumentale su due massicci piedistalli: Giove saettante di Felice Palma e Ercole che sorregge il cielo di Vincenzo de' Rossi.

Per raccordare la villa alla città fu creato un lungo viale rettilineo monumentale, che taglia tutt'ora il colle di Monticelli arrivando fino a Porta Romana, allora Porta San Pier Gattolino. Questo viale era delimitato da un bosco di cipressi, mentre all'imboccatura inferiore esistevano quattro grandi peschiere con sculture e insegne araldiche, che vennero rimosse nel 1773. Nel 1624 prese il nome di Poggio Imperiale per rimarcare le nobili origini della Granduchessa Maria Maddalena che vi soggiornava.

Fu decorata all'interno da Matteo Rosselli e aiuti, con temi legati alla casata d'Austria e alle eroine bibliche, su specifica richiesta della Granduchessa, e queste opere sono ancora tra i capolavori di questo artista.

Dopo ulteriori ampliamenti (come la sistemazione dei giardini) fu acquistata nel 1659 da Vittoria della Rovere, moglie di Ferdinando II de' Medici, che apportò alcuni lavori di miglioramento tramite l'architetto Giacinto Maria Marmi tra il 1681 e il 1683.

Con l'arrivo dei Lorena la villa viene ulteriormente potenziata, per via della sua vicinanza alla città e contemporaneamente, la sua salubrità per la villeggiatura estiva o autunnale dei granduchi.

Con il Granduca Pietro Leopoldo si ebbero alcuni lavori ad opera di Gaspare Maria Paoletti, che creò i cortili interni al posto dei giardini murati, fece le scuderie e riarredò gran parte delle sale, con decori a stucco dei fratelli Grato e Giocondo Albertolli, vedute marine di Antonio Cioci e scene galanti di Gesualdo Ferri e altre pitture di Filippo Tarchiani. Furono inoltre importate dall'oriente tappezzerie, carte e stoffe indiane e cinesi, che ancora oggi danno un tocco esotico a alcune sale.

Nel 2 aprile 1770 il giovane Wolfgang Amadeus Mozart tenne l'unico concerto a Firenze nella villa, come ricorda una targa nel portico d'ingresso.

Nel 1807 Elisa Baciocchi Bonaparte fece eseguire un nuovo ampliamento a Giuseppe Cacialli, mentre il progetto per la nuova facciata risale ai tempi di Maria Luisa di Borbone-Spagna, secondo l'architetto Pasquale Poccianti. Questi lavori, che diedero alla villa l'attuale aspetto neoclassico, furono completati durante il periodo della Restaurazione con il Granduca Ferdinando III di Toscana (verso il 1820).

Il portico centrale venne sormontato da una loggia con cinque arcate e un timpano con orologio, mentre al posto delle due ali barocche vennero eretti due massici avancorpi con portici. Con la ristrutturazione settecentesca erano andate perdute numerose cappelle, per questo si provvide a edificare nel braccio di sinistra una nuova cappella, chiamata della Santissima Annunziata: divisa in tre navate e con tribuna semicircolare, conserva la sua decorazione settecentesca con le statue di Francesco Carradori e delle Virtù nelle nicchie, fregi in stucco di Bertel Thorwaldsen raffiguranti episodi biblici sulle pareti e sul soffitto una decorazione a tempera di Francesco Nenci con l'Assunzione della Vergine.

Con il trasferimento della capitale d'Italia Firenze e i lavori di riordino urbanistico della città, la villa si trovò all'interno della zona dei Viali dei Colli, tracciati da Giuseppe Poggi. Dal 1865 divenne Educandato femminile della Santissima Annunziata (trasferito dall'ex- monastero della Santissima Concezione in Via della Scala) e oggi ospita ancora la stessa scuola, diventata poi liceo secondario e aperta a studenti di entrambi i sessi. All'interno conserva anche un piccolo museo con collezioni scientifiche d'epoca.

L'unica parte antica rimasta della Villa di Poggio Baroncelli è il cortile quadrato che si incontra subito dopo l'ingresso, nucleo originario della primitiva villa. Attorno alle luminose aperture ad arco, chiuse da vetrate, si estendono quattr corridoi decorati da busti antichi inseriti in cornici, nicchie e volute di epoca settecentesca. Questa significativa collezione di sculture fu portata a Firenze da Vittoria della Rovere, ultima erede dei duchi d'Urbino.

Al primo piano l'ambiente più importante è lo scenografico Salone delle feste, edificato tra il 1776 e il 1783 e decorato da stucchi in prevalenza di colore bianco.

Nell'adiacente quartiere cinese si trovano le quattro stanze decorate verso il 1775 con carte cinesi dipinte a mano, realizzate in rotoli nei laboratori di Canton specializzati in produzione per le esportazioni, allora molto fiorenti per la moda delle cineserie in Europa. Nei raffinati dipinti è rappresentato un mondo idealizzato e fiabesco, con fiori, uccelli esotici, scene quotidiane spesso mutuate dalla letteratura. Una quinta sala era originariamente rivestita da 88 quadretti (circa 20x30 cm. ciascuno) con scene quotidiane e attività lavorative cinesi: provenienti forse da una serie in album, si trovavano in villa almeno dal 1784 e furono successivamente rimossi; oggi ne sono esposti una ventina in cornici dorate ed è in corso il loro restauro nella prospettiva di una risistemazione secondo la disposizione originaria.

Con la ristrutturazione settecentesca andarono perdute numerose cappelle della villa. Oggi è rimasta solo la Cappella della Santissima Annunziata, cui l'architetto Giuseppe Cacialli diede nel 1820 forme neoclassiche.

L'ambiente, diviso in tre navate e con tribuna semicircolare, conserva la sua decorazione settecentesca con le statue delle Virtù nelle nicchie, fregi in stucco raffiguranti episodi biblici sulle pareti e tempere nel soffitto (Assunzione della Vergine di Francesco Ninci).

Quadretti cinesi, probabilmente della stessa provenienza di quelli della Villa, furono donati dal Granduca Pietro Leopoldo alla sorella Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, la quale li collocò nella Villa Favorita di Resìna. Da qui vennero poi in parte portati a Palermo e oggi sono conservati nel Palazzo Reale e nella Palazzina Cinese.

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Strada statale 693 dei Laghi di Lesina e Varano

Visuale del chilometro 0 visto da chi proviene dalla A14

La strada statale 693 dei Laghi di Lesina e Varano (SS 693), meglio nota come Strada a Scorrimento Veloce del Gargano (SSV del Gargano) è un'importante strada statale, recentemente classificata. La strada si presenta ad una corsia per senso di marcia affiancata da banchine transitabili, sprovvista di intersezioni a raso e con rarissimi accessi privati. Dal 13 maggio 2005, la Strada a Scorrimento Veloce del Gargano è stata classificata come Strada Statale 693 dei Laghi di Lesina e Varano e la sua lunghezza è stata calcolata in 60,400 km.

Si tratta della più fluida arteria stradale di penetrazione nel territorio del Gargano, collegando la rete autostradale italiana alle località settentrionali del promontorio, terminando nei pressi di Vico del Gargano. La strada si snoda essenzialmente lungo l'asse Ovest-Est. Originariamente quando manteneva ancora la denominazione SSV del Gargano l'arteria giungeva fino al bivio per Ischitella e Rodi Garganico, successivamente mediante la costruzione di viadotti e lo scavo di gallerie, si è provveduto al suo prolungamento fino all'innesto sulla ex SS528 della Foresta Umbra (già di Vico del Gargano).

Prima della sua costruzione l'unico collegamento del cosiddetto Sperone d'Italia con le zone interne della penisola era rappresentato dalla strada statale 89 Garganica, la quale però ha un percorso tortuoso e costringe all'attraversamento di quasi tutti i centri abitati del promontorio rendendo particolarmente dispendioso in termini di tempo il raggiungimento delle località più orientali. La rete ferroviaria non rappresentava (e non rappresenta) una valida alternativa, poiché costituita dall'unico binario delle Ferrovie del Gargano che peraltro termina in località Calenella presso Peschici.

Proprio l'idea alla base della costruzione della SSV del Gargano era quella di creare una congiunzione ad anello da San Severo a Foggia avendo come punto estremo orientale Vieste. In tal senso bisogna osservare che di questo anello la SS693 rappresenta il primo tratto, e l'ammodernamento della SS89 tra Foggia e Manfredonia e la costruzione in tempi recenti della strada statale 688 di Mattinata fino a Mattinatella ne rappresentano la parte conclusiva. Il collegamento quindi tra Vico del Gargano, Peschici, Vieste e Mattinata risulta garantito solo dalla già citata SS89 o dalle strade provinciali litoranee (SP52 Vieste-Peschici, SP53 Vieste-Mattinata).

La strada parte dal casello dell'Autostrada A14 di Poggio Imperiale (e da qualche anno chiamato anche di Lesina), da dove è possibile anche raggiungere la strada statale 16 Adriatica mediante una stretta strada provinciale (la SP37 Lesina-Ripalta) in attesa che venga completato un collegamento alternativo più scorrevole su viadotto.

La strada si presenta rettilinea e pianeggiante nel suo tratto iniziale di una decina di km, dove lambisce sul lato settentrionale l'abitato di Lesina e il lago omonimo e sul lato meridionale il Tavoliere delle Puglie con i centri di Poggio Imperiale e Apricena raggiungibili mediante degli svincoli.

Con lo svincolo di San Nicandro Garganico si abbandona il Lago di Lesina e la strada tende a salire e a curvare verso destra. Da questo punto in poi la strada è costeggiata sul lato meridionale dal binario delle Ferrovie del Gargano. La strada quindi comincia a ridiscendere e si può apprezzare sul lato settentrionale la vista del Lago di Varano. La strada quindi guadagna nuovamente altitudine nei pressi dell'abitato di Cagnano Varano, che viene superato in galleria, per poi ridiscendere nuovamente e curvare a sinistra. Superato lo svincolo di Carpino termina il primo tratto della strada ed è possibile osservarlo grazie a qualche vecchio cartello (in effetti le indicazioni spesso ignorano il prolungamento e per raggiungere alcune località propongono itinerari più lunghi) e grazie alla particolare canalizzazione dello svincolo di Rodi Garganico.

Da qui la strada guadagna decisamente altitudine virando verso destra e si arriva al primo incrocio che in un primo tempo non era a raso ma era provvisto di semaforo per consentire le svolte a sinistra in entrata e in uscita. Il 28 giugno 2007 è stato aperto al traffico il nuovo incrocio a livelli sfalsati mediante la costruzione di un viadotto. La strada prosegue infine rettilinea fino ad innestarsi nella ex SS528 dalla quale è possibile in direzione nord raggiungere la costa e la SS89, mentre in direzione sud Vico del Gargano e la Foresta Umbra.

Dell'importanza di questa arteria si è già accennato, importanza che ovviamente aumenta nel periodo estivo quando i centri costieri del Gargano diventano meta di numerosi turisti. Soprattutto per questo le amministrazioni locali premono per il completamento dell'asse viario veloce tra Vico del Gargano e Mattinatella, cosa che implica il passaggio attraverso la Foresta Umbra incontrando il parere contrario delle associazioni ambientaliste.

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Matteo Rosselli

Matteo Rosselli (Firenze, 8 agosto 1578 – 18 gennaio 1650) è stato un pittore italiano.

Figlio di Alfonso Rosselli e di Elena Coppi, a nove anni fu raccomandato dal padre alle cure artistiche di Gregorio Pagani. Studiando sulle opere di Andrea del Sarto, acquisto' quelle competenze pittoriche che gli permisero di diventare il braccio destro dell' artista.

Per una commissione, Pagani lo mando' a Roma dove si trattenne sei mesi lavorando e studiando le opere di Raffaello e di Polidoro da Caravaggio. Ma la morte del padre lo richiamo' anzitempo a Firenze.

Alla morte del maestro, nel 1605, ne eredito' la bottega.

Scapolo, viveva con la sorella Margherita che tento' di dare in moglie a Jacopo Vignali, suo promettente allievo, che rifiuto'.

Margherita si sposo' successivamente con Fabrizio Boschi, orefice, ed ebbe cinque figli. Il maggiore, Alberto, voleva seguire le orme dello zio ma mori' giovanissimo a Roma dove era andato per studiare disegno. Altri due, Filippo e Domenico, morirono che erano ancora bambini. Il quarto, Francesco, non si interessava all' arte e l' ultimo, Giacinto, si fece monaco.

La disperazione di non poter trasmettere a nessuno la sua arte lo trascino' lentamente nella depressione che lo accompagno' fino alla morte.

Molti furono i quadri che eseguì per i Principi di Toscana e specialmente per il Cardinal Gio. Carlo, a cui tra le altre cose fece un trionfo di David colla testa del Golia.

Nel Palazzo de' Pitti colorì a fresco la Volta della stanza detta la Stufa, le di cui pareti furono adornate dall' impareggiabile pennello di Pietro da Cortona; e nella Real Villa del Poggio Imperiale dipinse altra Volta, facendovi storiette allusive alla Casa de Medici.

Non ci fermeremo a descrivere le Pitture che pose negli Archi trionfali eretti per l' ingresso del Serenissimo Arciduca d' Austria, ma passeremo a far parole di varie tavole che condusse per molte Chiese fuor di Firenze.

Tra queste non meritano l' ultimo luogo quelle della Chiesa nuova di Monsummano, quella della Compagnia di Monte Murlo, l' altra delle Monache del Portico, la molto bella della Pieve dell' Impruneta, il S. Francesco della Vergine della Pace, il S. Pietro che risana l' attratto alla porta del Tempio donata alla Chiesa di Marti da Vincenzio Balduinetti e il quadro mandato alla sua Contea da D. Garzia Montalvo.

Anche in S. Gemignano, in Passignano e in Lucignano si trovano tavole del Rosselli. In Pistoia avvi un bel quadro presso le Monache di S. Francesco, una Concezione fattagli fare da un certo Bonaiuti per la sua Cappella di S. Lorenzo e più sfondi a olio nella soffitta di S Desiderio.

Nella Città di Pisa vedesi una tavola di lui tra le bellissime della celebre Tribuna del Duomo, una Santissima Trinità nella Chiesa di S. Antonio ordinatagli da Giovanni Samminiatelli ed una tavola in S. Francesco fatta per commissione della nobil famiglia Del Seta.

La Città di Volterra ha nella Cattedrale una tavola con fatti di S. Paolo, la quale Matteo colorì per Agostino Inghirami; ed Arezzo un' Annunziata nella Madonna del Pianto. A Massa spedì più tavole per ordine del celebre Tacca; una a Prato ai Padri dì S Domenico, altra a' Teatini di Modena. Una Vergine del Rosario fece per la Pieve di Fabbrica e una Visitazione di S. Elisabetta per la Chiesa di Sarziano".

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Gaspare Paoletti

La Palazzina della Meridiana, Pitti

Gaspare Maria Paoletti (Firenze, 1727 – 1813) è stato un architetto e scultore italiano, tra i principali esponenti dello stile neoclassico in Toscana.

Lavorò alla corte granducale dei Lorena, dove fu tra i primi a decretare l'abbandono delle opulente forme barocche in favore di forme più lineari che trevano spunto anche dall'architettura rinascimentale della città. Insegnò all'Accademia di Belle Arti di Firenze, diffondendo alla nuova generazione le sue idee innovative.

Numerose sono le sue opere a Palazzo Pitti: la Palazzina della Meridiana (dal 1775), la grandiosa Sala Bianca (1776), la torre della Specola astronomica, oltre ad alcuni interventi nel giardino di Boboli. Nella Galleria degli Uffizi realizzò la monumentale Sala della niobe.

Lavorò inoltre alla Villa di Poggio Imperiale (1776-1783), al nuovo centro termale di Montecatini Terme (su espresso desiderio del Granduca Pietro Leopoldo nel 1780), dove disegnò le Terme Leopoldine, il Bagno del Tettuccio, la Palazzina Reale, la Locanda e un generale riassetto urbanistico di tutta la località.

Durante la dominazione francese lavorò per Elisa Bonaparte Baciocchi, mentre dal 1805, durante la Restaurazione, fu architetto di corte di Maria Luisa di Borbone-Spagna, il che ci può dare una misura di come la sua fama superasse le questioni politiche. Suoi prosecutori ideali, pur con elementi innovativi e "giovani", furono Giuseppe Manetti, Giuseppe Cacialli, Cosimo Rossi Melocchi e Pasquale Poccianti.

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Source : Wikipedia