Poggibonsi

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Tags : poggibonsi, toscana, italia

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Poggibonsi

Poggibonsi - Stemma

Poggibonsi è un comune di 28.907 abitanti della provincia di Siena. Sorge nel territorio dell'Alta Val d'Elsa alle propaggini occidentali delle Colline del Chianti, dove sono molto diffuse la coltivazione della vite e dell' olivo. Importante anche il polo industriale che è sorto alla periferia della città in modo massiccio e dove si producono componenti per camper, mobili, vasi, vetri. Molto fiorente anche l'edilizia.

Dal punto di vista geologico, il territorio di Poggibonsi si è formato nel terziario recente e soprattutto nel Pliocene. I primi reperti di insediamenti umani nel territorio sono preistorici (Neolitico), i più importanti però risalgono all'epoca etrusco-romana, come testimoniano le numerose piccole necropoli sparse a breve distanza dall'attuale abitato sui colli del circondario in direzione nord, nord-est, da cui tra l'altro proviene la più ricca quantità di ceramica attica dell'intera Valdelsa. L'origine dei toponimi conserva tracce della presenza dell'uomo in epoca antica: se Talciona ci rimanda al mondo etrusco, come lo stesso Marturi (Maris, nome etrusco per Marte o Mars-Turan in etrusco la diade Marte-Venere), i nomi di Luco (locus: santuario), Megognano, Gavignano, Cedda, Cinciano, Sornano e Gaggiano sono di origine latina; stessa origine ha la rete stradale. Alla fine dell'epoca antica (età gota), risalgono le case in terra individuate negli scavi all'interno delle mura medicee sul "poggio di bonizzo", seguite dagli insediamenti in capanne dell'età longobarda e franca. Ad ogni modo il principale incremento demografico dato all'espansione dei nuclei abitati si verifica fra il X e il XII secolo quando Poggibonsi, in seguito al nuovo tracciato della Via Francigena, venne a trovarsi direttamente inserito su questa fondamentale arteria stradale.

Ed è nel X secolo che comincia lo sviluppo di Borgo di Marte, detto in seguito Marturi, poi Borgo Vecchio, oggi Poggibonsi. Svariate sono le teorie degli storici intorno all'origine dell'antico Borgo Marturi: la più certa è oggi quella etrusca, nonostante la leggenda lo voglia sorto per mano di alcuni soldati romani scampati alla disfatta di Catilina, avvenuta a Pistoia nel 62 a.C..

Attorno all'anno 1010 risale l'origine del Borgo di Camaldo, che si estendeva dalla Villa Pasquini fino alla chiesa di Santa Maria a Camaldo, incorporata poi nel Convento di San Lucchese, per giungere a comprendere forse anche alcune case coloniche che guardano Calcinaia. Saranno proprio questi due Borghi insieme alla popolazione di Talciona, Santa Agnese, Papaiano, Gavignano, San Lorenzo in Pian dei Campi e Siena, con la protezione del conte Guido Guerra a iniziare nel 1155 (o 1156), su di un colle ("poggio") di grande importanza strategica, l'edificazione della città di Poggiobonizio (nome di Bonizzo Segni, signore del luogo).

Questa superba città ghibellina, proclamata "città imperiale" da Federico II di Svevia nel 1220, che, secondo il Villani, era fra le più belle d'Italia, prosperò per soli 115 anni: infatti, essendo di ostacolo all'espansione di Firenze, dopo alterne vicende, nel mese di novembre del 1270 venne conquistata dalle armate fiorentine e napoletane, appoggiate da un forte contingente di soldati francesi e capitanate da Bertoldo Compagnoni e dal Duca di Monfort, dopodiché i fiorentini "comprarono" dai francesi il diritto alla distruzione della città. Mentre i ricchi mercanti riuscirono a fuggire nottetempo, i meno facoltosi ed il popolo minuto non abbandonarono la città. I vincitori però obbligarono i vinti a scendere alle falde del poggio e ad amalgamarsi alla popolazione ancora residente nel più antico Borgo Marturi.

Dopo il 1270 questa terra cessò di essere conosciuta col nome di Marturi o Borgo Vecchio ed ereditando il nome dal "Nobile Castello" adottò quello di Poggibonsi che ancora mantiene. La città trecentesca nata dall'ampliamento di Borgo Marturi aveva una cinta muraria lunga poco più di un chilometro, con 4 porte (Porta S. Maria detta delle Chiavi dopo la consegna della chiavi all' imperatore Arrigo VII di Lussemburgo il 6 gennaio 1313, Porta del Poggiarello, Porta S. Jacopo detta di Sotto e Porta Ad Cornetum detta di San Lorenzo) e 26 torri. La sua struttura urbana antica è ancora oggi rintracciabile almeno nelle linee fondamentali. Con la pace di Fucecchio, del 12 luglio 1293, Poggibonsi fu annessa al territorio fiorentino anche se non mancarono occasioni di rivolta. Così nel 1313, con la discesa in Italia dell'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, si tentò una riedificazione di Poggiobonizio (col nuovo nome Monte Imperiale) che fu interrotta a causa della morte dello stesso Imperatore, avvenuta a Buonconvento il 24 agosto 1313.

Da questa data, fino all'invasione napoleonica, Poggibonsi rimarrà sotto l'influenza di Firenze, di cui seguirà le sorti. Nonostante ciò, fin dal 1300, il Comune si era dato un proprio statuto mantenendo una certa autonomia con un capitano di parte guelfa, un Podestà, sei Governatori ed un Consiglio Generale. Del 1488 è la fortezza del Poggio Imperiale, grandiosa opera militare testimone del passaggio dall'epoca delle armi bianche alla rivoluzione portata dalla polvere da sparo, con i primi bastioni della cinta muraria della città mai portata a compimento e della relativa fortezza, voluta da Lorenzo il Magnifico e costruita coi nascenti criteri della fortificazione alla moderna su disegno e sotto la direzione di Giuliano ed Antonio da Sangallo. Questa non fu mai portata a termine in seguito alla definitiva sottomissione di Siena a Firenze e alla conseguente perdita de facto del valore strategico-militare della città di Poggibonsi.

Con la dominazione spagnola del '600 e il regno dei Lorena del secolo successivo iniziarono le prime forme di industrializzazione; l'occupazione francese dell'800 ispirò in qualche modo una parvenza di idea rivoluzionaria che contribuì all'unificazione politica dell'Italia portando alla città un lieve benessere economico con Firenze capitale.

È comunque il '900 che ha portato ad un significativo cambiamento alla città di Poggibonsi, dapprima con la nascita di un'intensa attività commerciale (basata sui vini Chianti) e con il consolidamento di svariate industrie; e poi con una completa ricostruzione urbanistica e strutturale che ha restituito un volto nuovo alla città dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale che seminarono distruzione e morte tanti da far conferire alla città la Medaglia di Bronzo al Valor Civile dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 26 luglio 1961.

Poggibonsi fin dal medioevo, quando già la città svolgeva la funzione di emporio sulla Via Francigena, ha sempre avuto una particolare vocazione commerciale che l'ha posta al centro degli scambi economici transitanti per la Valdelsa. Attualmente la città, che vanta una invidiabile percentuale di occupazione, è il capoluogo del Distretto Industriale dell'Alta Valdelsa, che comprende nel suo territorio anche i comuni di Colle Val d'Elsa, San Gimignano, Casole d'Elsa, Barberino Val d'Elsa e Certaldo, ed è un punto di riferimento occupazionale di un vasto bacino che interessa le province di Firenze, Siena e Pisa. Se per tutto il periodo che va dal "boom economico" agli anni ottanta la produzione locale era stata sostanzialmente monotematica e incentrata sul settore del mobile e dell'arredamento, attualmente è invece possibile trovare aziende che si occupano di settori che spaziano dal caravaning, (a Poggibonsi e nei comuni limitrofi è concentrato oltre il 90% della produzione nazionale di camper e caravan), alla meccanica (in particolare macchine per la lavorazione del legno e per l'edilizia). Resta comunque ancora molto viva la vocazione della zona a produrre mobili e complementi per l'arredamento.

Oltre alla produzione industriale, un'altra voce importante per l'economia locale è rappresentata dalle società di servizi. Si trova per esempio proprio a Poggibonsi: una delle tre sedi regionali del CFNT (Centro Formazione Nuove Tecnologie); il Centro Sperimentale del Mobile e dell'Arredamento (unica realtà in Toscana) che, dopo aver creato mercati in Europa e Medio Oriente, ha da pochi anni permesso al settore del mobile italiano di approdare in Cina; e ancora il CTQ (Centro Toscano per la Qualità), l'Eurobic e molte altre società che sono nate a supporto delle imprese locali ma che sono poi diventate con gli anni punti di riferimento per un vasto territorio che interessa gran parte della Toscana centrale.

Altro settore che negli ultimi anni si è andato affermando e che attualmente è in forte espansione è il turismo. Questo grazie alla riscoperta di molte attrazioni storico culturali recentemente valorizzate, una invidiabile realtà di chiese romaniche, castelli medioevali e ville rinascimentali disseminati sul territorio, ma soprattutto grazie a una posizione geografica fortunata. Poggibonsi infatti, data la sua centralità rispetto ad importanti città d'arte come San Gimignano, Colle di Val d'Elsa, Firenze e Siena, ma anche Volterra e Pisa, ha visto crescere la propria capacità ricettiva, con la nascita di moltissime strutture alberghiere e aziende agrituristiche che, oltre a soddisfare la domanda ricettiva, svolgono un importante ruolo di commercializzazione dei prodotti locali dell'agricoltura come l'olio, il miele, lo zafferano e il vino; una piccola parte del territorio di Poggibonsi rientra nell'area di produzione del Chianti e parte di quest'ultima nella sottozona Classico.

Manifestazione fieristica che si svolge a Poggibonsi nel periodo a cavallo tra settembre e ottobre organizzata dalle Associazioni di categoria: Confcommercio, C.N.A., Confesercenti, Confederazione Italiana Agricoltori, Unione Provinciale Agricoltori, Federazione Provinciale Coltivatori Diretti e Artigianato Senese. L'evento, utilizzato per far conoscere all'esterno le potenzialità della Valdelsa, è un'importante vetrina in cui trovano spazio numerosi settori: dall'oggettistica all'arredamento, dall'abbigliamento ai prodotti agro-alimentari ed enogastronomici, dall'informatica all'elettronica al settore automobilistico e nautico.

Manifestazione nata nel 2004 e che si svolge a Poggibonsi la prima domenica di ottobre. L'evento ha inteso ricostruire, non in chiave strettamente storica, l'antica tecnica di "pigiatura dell'uva" delle zone collinari del Chianti. È una competizione che vede la sfida di sette Rioni (quartieri in cui è diviso il territorio cittadino) nei due giorni della festa: Borgaccio, Cimamori, Centro, Falco, Girata de' Preti, Orti e Romituzzo si contendono il "Boccione", damigiana decorata da un artista locale che spetta al Rione che produce più mosto, e lo "Zipolo", tappo della damigiana, il quale finisce al Rione che secondo i giudici organizza la miglior sfilata nelle vie del centro storico. Dopo le prime edizioni, organizzate dalla Associazione Pro Loco Poggibonsi, attualmente la festa è gestita direttamente dai consigli delle associazioni rionali, riuniti in un coordinamento che costituisce l'Associazione Il Pigio, il cui presidente è l'ideatore della manifestazione, Alessio Berni.

Poggibonsi è una città molto attiva a livello sportivo, con numerose società presenti, spesso anche con buoni risultati, in molte discipline sportive.

Il calcio la fa da padrone con ben quattro società calcistiche iscritte alla FIGC presenti nel territorio comunale: la più antica e prestigiosa è l'US Poggibonsi, l'unica ad aver militato in campionati professionistici, le altre sono la US Virtus Calcio, la UP Poggibonsese e il AS Calcio Staggia (squadra della frazione Staggia Senese). La UP Poggibonsese, in quanto società polisportiva, raggruppa sotto la propria insegna numerose squadre di altri sport. Prima fra tutte il Calcetto Poggibonsese (calcio a 5), squadra più volte campione italiana di coppa (sia con la selezione maschile che con quella femminile) e attualmente nella serie B nazionale.

Poggibonsi è anche il titolo di una canzone di Milva, composta dal cantautore Franco Battiato, pubblicata nel 1982 nell'album Alexander Platz.

In una edizione di Striscia la Notizia, erano appesi nella scenografia dietro ai conduttori degli orologi riportanti i nomi di città ritenuti "curiosi", tra i quali c'era anche Poggibonsi.

Alla fine degli anni Ottanta il comico Maurizio Micheli citava spesso negli spettacoli del sabato sera di Rai Uno, il "Trocadero di Poggibonsi" quale luogo immaginario, che in effetti non esiste.

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Unione Sportiva Poggibonsi

L'Unione Sportiva Poggibonsi è una società calcistica di Poggibonsi.

Venne fondata nel 1925 e giocò in Serie C2 initerrottamente tra il 1989 e il 1995, anno dell'ultimo posto che equivalse al ritorno nei Dilettanti. Nel 2001 avvenne il ritorno in C2 sotto la presidenza Niccolai. Dopo una sofferta salvezza il primo anno, nel 2002/2003 la squadra giallorossa disputò una discreta stagione con il nuovo nome : Poggibonsi Valdelsa 2002. La nuova società, travolta dai debiti e contestata dal pubblico e dalle istituzioni locali (avrebbe infatti dovuto coinvolgere altri comuni della Valdelsa anche rivali di Poggibonsi creando una "superstruttura" calcistica locale), venne esclusa dal successivo campionato di Serie C2 nell'estate seguente . Il calcio da Poggibonsi ripartì con la stessa società: il Poggibonsi Valdelsa, che era stato iscritto comunque ai campionati dilettantistici nel 2002/2003, ottenne l'ammissione in Eccellenza.

A tali eventi seguirono degli esaltanti campionati: la squadra fu vincitirice dell'Eccellenza toscana 2003/2004, quindi seconda con diritto al ripescaggio in Serie D nel 2004/2005 (ove è tornata all'antico nome US Poggibonsi) e terza nel 2005/2006. In quest'ultima stagione i giallorossi riuscirono in particolare a detenere a lungo la testa del campionato, salvo poi perderla a vantaggio della Fortis Spoleto con una lunga serie di passi falsi. Gli umbri però fallirono nell'estate seguente lasciando il posto al Poggibonsi, per via della rinuncia della seconda classificata Fortis Juventus al ripescaggio, consentendo così ai giallorossi di ritornare a giocare in C2 dopo soli tre anni dalla retrocessione. Il campionato 2006/2007 in C2/B nonostante un inizio critico si è concluso con la programmata salvezza diretta. La nuova stagione 2007/2008 per il Poggibonsi è iniziata con rinnovate ambizioni; tuttavia alcune prestazioni non all'altezza delle aspettative hanno portato la società ad esonerare mister Carlo Caramelli, rimpiazzato dall'ex stella fiorentina Luciano Chiarugi,che e' riuscito a guidare la squadra molto in alto in classifica,arrivando ad essere nella classifica finale la prima delle escluse dai play-off. Il non brillante inizio della stagione 2008/2009 ha fatto saltare la panchina del tecnico pisano, che è stato rimpiazzato da Francesco Buglio, molto apprezzato nell'ambiente sportivo.

Nella squadra giallorossa, da giovani, hanno militato giocatori che poi sono arrivati anche in Serie A e uno persino alla Nazionale: Bernardo Corradi, Andrea Ivan, Riccardo Nardini, Andrea Parola, Lorenzo Stovini, Claudio Di Prete, Andrea Pistella.

Lo stadio è intitolato a Stefano Lotti, sfortunato protagonista dell'eccezionale stagione 1987-88, deceduto per un arresto cardiaco durante la gara interna di ritorno contro la Tiberis Umbertide.

Campo di Gioco: Stadio "Stefano Lotti" di Poggibonsi.

Colori Sociali: Giallo e rosso.

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Ferrovia Centrale Toscana

La Ferrovia Centrale Toscana è una linea ferroviaria italiana che unisce la città di Empoli a Siena fino a congiungersi con la ferrovia Firenze-Roma all'altezza di Chiusi. Il tracciato tra le due città toscane segue le valli fiume Elsa fino a Poggibonsi e poi del Torrente Staggia ed è orograficamente molto conveniente, poiché è piano e sostanzialmente rettilineo da Empoli fino a Poggibonsi, risalendo poi con curve ampie e sinuose le colline della Toscana centrale fino a Siena.

Attualmente è gestita da RFI SpA che la considera linea complementare. È una ferrovia non elettrificata a binario singolo tra Empoli e Granaiolo, a doppio binario tra Granaiolo e Poggibonsi, e nuovamente a binario singolo da Poggibonsi fino a Montallese. Il tratto Montallese-Chiusi è l'intersezione Chiusi Nord della direttissima Firenze-Roma ed è stato riqualificato durante la costruzione della medesima.

Il servizio passeggeri è svolto da Trenitalia su due direttrici separate: Empoli-Siena e Siena-Chiusi.

Già nel 1840 il governatore di Siena Luigi Serristori, che aveva partecipato negli anni precedenti agli studi preliminari per la realizzazione della Leopolda, si fece promotore della realizzazione di un collegamento ferroviario con Firenze.

La realizzazione della Strada Ferrata Centrale Toscana, in seguito denominata Ferrovia Centrale Toscana, fu opera di capitali privati prevalentemente senesi; la società concessionaria omonima fu costituita nel 1844 e ottenne la concessione dal Granducato di Toscana il 5 giugno 1845.

I lavori, iniziati nel 1846, furono velocemente completati e il primo tronco ferroviario Siena-Empoli (64 km), fu inaugurato il 14 ottobre 1849, tranne che per la galleria di Monte Arioso, posta a poche centinaia di metri dalla stazione di Siena.

Tale galleria, opera ingegneristica di elevato valore tecnico per l'epoca, è lunga 1516 metri e per alcuni anni rimase la più lunga galleria d'Italia. Fu scavata in terreni friabili e ricchi d'acqua con mille difficoltà e richiese quattro anni e tre mesi di lavoro, tant'è che la stazione di Siena fu inaugurata solo il 18 settembre 1850. Per un anno infatti la stazione terminale senese della linea fu posta in un edifico provvisorio posto all'imbocco settentrionale della costruenda galleria.

Nel 1851, la Società ottenne la concessione per il prolungamento della linea lungo la Val di Chiana, realizzando l'ultima tratta ferroviaria, la Siena-Chiusi. I lavori cominciarono il 20 maggio 1854.

La tratta Siena-Sinalunga, di circa 58 Km, fu inaugurata l'11 settembre 1859 e aperto all'esercizio il 19 settembre.

La tratta Sinalunga-Torrita di Siena (7 Km), fu aperta il 29 ottobre 1860.

Nell'agosto 1861, la Società ottenne dall'Autorità Governativa italiana l'autorizzazione a proseguire la Siena-Chiusi verso Orvieto e per congiungersi con la Roma-Foligno nei pressi di Orte.

Il 20 ottobre del 1861, fu aperta la tratta Torrita di Siena-Salarco di circa sei Km. La Stazione del Salarco era situata nei pressi dell'omonimo torrente, in località Sciarti, ad Abbadia di Montepulciano. Per valicare il torrente, fu costruito un ponte di ferro a due luci - da cui il toponimo Ponte di Ferro per indicare il nome del luogo - in prossimità della monumentale cascata in laterizio (La Serra) edificata dall'Ingegnere Alessandro Manetti nel 1849, durante i lavori di bonifica della valle. Il caratteristico ponte ottocentesco fu distrutto il 30 giugno 1944 dai tedeschi in ritirata..

Fu scelto uno scalo ferroviario in piena Val di Chiana per convogliare le produzioni agricole delle tre grandi fattorie granducali della zona: Abbadia di Montepulciano, Chianacce e Acquaviva di Montepulciano. Anche Acquaviva di Montepulciano fu dotata di una stazione di seconda classe.

Il 24 luglio 1862 fu aperto il tratto Salarco-Chiusi, di circa venti Km, mentre il 15 dicembre 1862 fu aperto il tratto Chiusi-Ficulle. In conseguenza di ciò furono aperte le stazioni di Torrita di Siena, Sciarti e Acquaviva di Montepulciano.

L'annuncio della inaugurazione dell'ultima stazione ferroviaria della Centrale Senese, la Salarco-Chiusi, apparse nel Bollettino delle Strade Ferrate e sul giornale Il Monitore Toscano dove venne pubblicato un avviso a cura della società costruttrice in cui dal 24 sarebbe stata aperta la linea dal Salarco a Chiusi, mentre l'attivazione delle stazioni di Acquaviva e Ficulle sarebbero state attivate successivamente. Una coppia di corse, in partenza da Chiusi alle sei del mattino e da Siena alle diciassette e venti, erano utilizzati anche per il trasporto di merci, percorrendo l'intera tratta in poco meno di tre ore.

Con la Legge n. 2272 del 14 maggio 1865, che riordinava l'assetto ferroviario sul territorio italiano la Società per la Ferrovia Centrale Toscana fu incorporata nella Società per le strade ferrate romane che assunse la gestione della linea ferroviaria e si occupò del completamento della concessione fino a Orte e di quella della derivazione da Asciano verso Grosseto.

Il 24 agosto 1867, Giuseppe Garibaldi, con l'ultima corsa del treno pomeridiano, proveniente da Rapolano Terme, fece scalo alla Stazione Salarco, in località Sciarti, dove ad attenderlo c'erano alcuni notabili poliziani che lo accompagnarono in carrozza a Montepulciano.

Per alcuni anni la ferrovia ebbe notevole importanza in quanto unico collegamento ferroviario tra Roma ed il nord Italia; tornò presto ad un ambito locale con l'apertura delle dorsali centrale e della tirrenica attorno alla metà degli anni Settanta.

La ferrovia seguì le vicissitudini delle linee gestite dalle Romane venendo riscattata dallo stato italiano (tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta) ed entrando nell'amministrazione delle Ferrovie dello Stato nel 1905.

Nel 1870 si sentì la necessità di abbreviare la distanza tra Firenze e Roma e di congiungere le due linee ferroviarie Centrale Senese e Umbro-Aretina con una nuova tratta. Per andare dalla vecchia alla nuova capitale del Regno d'Italia si doveva infatti percorrere una strada molto lunga passando per Bucine, Arezzo, Tuoro sul Trasimeno, Perugia, Foligno e Orte.

Furono quindi presentati undici progetti, sette dei quali presi in considerazione con un ordine di merito che vedeva al primo posto la tratta Bastardo-Salarco. La località Bastardo si trovava a sette km a nord di Arezzo ed era una delle tredici ex fattorie granducali della Val di Chiana: la nuova strada ferrata avrebbe tagliato in diagonale l’intera valle da nord-est a sud-ovest.

Al secondo posto della classifica dei progetti, si piazzò la Tuoro/Terontola-Chiusi, seguivano poi la Castiglion Fiorentino-Salarco, la Olmo-Salarco, la Cortona-Acquaviva, la Bucine-Salarco, di 36,10 Km con un costo preventivato di L. 3.200.000, e la Bucine-Buoninsegna nei pressi di Rapolano Terme. Ben quattro dei sette progetti prevedevano il congiungimento della linea Aretina con quella Senese alla stazione Salarco.

Nell’agosto del 1871 venne steso il progetto della Cortona-Acquaviva. La linea si sarebbe sviluppata su un percorso di soli venti km attraverso le valli del Chiuso e della Selva, con la costruzione di due gallerie (Apparita e Barullo), con un costo di L. 2.250.000. La vicenda alla fine fu chiusa con la scelta del progetto Tuoro/Terontola-Chiusi. Il costo della nuova strada ferrata che avrebbe congiunto l’Umbro-Aretina alla Centrale Senese fu stimato intorno a Lire 2.000.000.

Nella primavera del 1874 iniziarono i primi lavori di sbancamento, nonostante le polemiche innescate dai comuni coinvolti nei progetti scartati.

Nel 1885 fu aperta la Ferrovia Poggibonsi-Colle val d'Elsa, una corta derivazione della Ferrovia Centrale Toscana. La ferrovia era lunga 8 Km, composta da 3 stazioni: Colle Val d'Elsa, La Rocchetta, Poggibonsi-San Gimignano. Fu chiusa all'esercizio commerciale il 2 novembre 1987 ed oggi è dismessa.

A parte una modifica del tracciato per la costruzione della nuova stazione di Siena negli anni Trenta, la ferrovia è rimasta sostanzialmente immutata e non è mai stata elettrificata. Agli inizi degli anni Novanta del XX secolo è stato avviato un processo di ammodernamento con la completa automatizzazione ed un primo raddoppio da Granaiolo (località tra Empoli e Castelfiorentino) e Certaldo.

Nel 2007 si è conclusa una seconda fase di interventi, costituiti dalla prosecuzione del raddoppio oltre Certaldo fino a Poggibonsi, dall'eliminazione di alcuni passaggi a livello ed dalla rettifica di alcune curve particolarmente lente.

Il 25 novembre 1935 fu ufficialmente inaugurata l'attuale stazione di Siena, posta lungo un nuovo tracciato che dall'uscita della galleria di Monte Arioso seguiva un percorso più a valle e distante dalla città, verso nord, rispetto al vecchio.

Nonostante l'inaugurazione sia formalmente avvenuta il 25 novembre, in realtà la nuova stazione fu aperta all'esercizio dalle ore ventiquattro del 28 ottobre 1935, data simbolica per il regime fascista, contemporaneamente alla chiusura all'esercizio sia della vecchia stazione che del relativo tronco di allacciamento con la linea Empoli-Siena.

La vecchia stazione di Siena si trovava più vicina alle mura della città e ad una quota più alta; precisamente era posta a 312,70 m s.l.m., alla progressiva km 256+457 (dati R.M.). Il fabbricato viaggiatori è tuttora esistente, in parte adibito a civile abitazione e in parte a caserma del Corpo Forestale dello Stato.

L'attuale stazione di Siena fu progettata dall'architetto Angiolo Mazzoni, realizzatore di una numerosa serie di edifici pubblici negli anni Venti e Trenta del XX secolo. L'opera, esteriormente finita in mattoni e travertino, presenta caratteri architettonici tipici del periodo razionalista.

Il fabbricato viaggiatori della stazione Salarco è ancora esistente ed è lasciato in completo abbandono. Si può vedere transitando lungo la Strada Provinciale Lauretana all'altezza del sottopasso dell'attuale linea ferroviaria al bivio per Sciarti, ad Abbadia di Montepulciano.

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Source : Wikipedia