Piazza Armerina

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Inviato da maria 17/04/2009 @ 03:08

Tags : piazza armerina, sicilia, italia

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Piazza Armerina

Panorama di Piazza Armerina

Piazza Armerina è un comune di 20.766 abitanti della provincia di Enna, nella Sicilia centrale. Già comune in provincia di Caltanissetta, Piazza Armerina è famosa nel mondo per i mosaici romani della villa del Casale. In siciliano è denominata Chiazza, nel dialetto locale gallo-siculo è denominata Ciazza. È patrimonio dell'UNESCO dal 1997 con la Villa del Casale.

Piazza Armerina sorge su un'altura dei monti Erei meridionali, nella Sicilia centrale, a quasi 700 m d'altitudine e a poca distanza da Enna. La città, tra i maggiori punti di riferimento della provincia, è incastonata tra fitti ed estesi boschi misti con predominanza di eucaliptus, che si estendono ai suoi piedi a nord come a sud. Il territorio comunale della città rientra tra i primi 100 comuni italiani per superficie, piazzandosi al 37° posto con un'estensione di 302 km², che ne fanno il secondo centro della provincia alle spalle del capoluogo, ed il settimo della regione. Il suo punto più alto è di 877 m sul livello del mare, mentre quello più basso si colloca a quota 225 m, determinando una notevole escursione altimetrica che si registra tra il centro urbano e le località sottostanti, tra cui numerose sono le enclavi, ritagliate nei territori dei comuni limitrofi. Qualora dovesse formarsi la provincia del Calatino, potrebbe rientrarvi anche Piazza Armerina.

La città è circondata, oltre che dalle foreste del parco della Ronza, e dagli altri boschi, da altri siti dalla prospera natura, quali ad esempio il lago d'Olivo, bacino artificiale creato a scopi irrigui, o il sito archeologico di Montagna di Marzo, avvolto anch'esso nel verde. Senza contare che in un raggio limitato, nei pressi di Enna, si apre il lago di Pergusa, incorniciato dall'incantevole riserva omonima ad alta naturalità, o altresì la Riserva naturale orientata Rossomanno Grottascura Bellia, parte della quale ricade proprio in territorio armerino. Quest'ultima riserva abbraccia il bosco di Rossomanno, che prende nome dall'omonimo monte, una fitta selva i cui sentieri sono stati recentemente ritracciati per favorire le attività escursionistiche e di trekking.

L'altitudine di bassa montagna, e le coordinate geografiche (37°23'13"20 N di latitudine) concorrono a fare di Piazza una località a clima mediterraneo, non foss'altro che per la collocazione interna e la capillarità del refrigerante manto forestale, fattori che concorrono a determinare un tipico clima della Sicilia centrale, caratteristico di quasi tutta la provincia ennese. Quest'ultimo si distingue dal clima mediterraneo per gli influssi continentali dovuti alla lontananza dal mare, e al contempo dall'altitudine non di pianura, certamente mitigati, tuttavia, dalla bassa latitudine. In virtù di ciò, Piazza Armerina è inclusa nella fascia climatica D, immediatamente precedente a quella in cui è inserita Enna: ciò significa che l'accensione degli impianti di riscaldamento è normalmente consentita per 12 ore giornaliere (2 meno che nel capoluogo), dal 15 ottobre al 15 aprile.

Nel settore dei trasporti, la città si appoggia alla vicina Enna soprattutto per i collegamenti ferroviari, essendo oggi sprovvista di una propria stazione, e nelle autolinee, trovandosi proprio nel capoluogo il più vicino terminal per collegamenti su gomma a livello regionale, nazionale ed internazionale, gestiti dalle compagnie SAIS Autolinee S.p.A. ed Etna trasporti, ambedue ennesi. Ma effettuano fermata o partenza proprio a Piazza Armerina autobus diretti alle più importanti città dell'isola.

Piazza Armerina è comunque ben servita dal punto di vista della rete stradale: per chi proviene dal capoluogo a mezzo dell'autostrada A19, lo svincolo di riferimento è quello di Enna; occorre dunque immettersi nella Strada Statale 561 Pergusina per Pergusa, imboccare un breve tratto della Strada Statale 117 Centrale Sicula, che dopo poco viene denominata SP Turistica, servendo infatti i due maggiori siti archeologici della provincia di Enna. Chi percorresse l'autostrada provenendo da Catania ha convenienza ad uscire allo svincolo di Mulinello. Da sud, invece, ci si rifà sempre alla SS117 bis, che collega Piazza a Gela, alla SS417 per Caltagirone ed alla SP15 per Barrafranca.

Fino agli anni '60 Piazza Armerina era collegata mediante la ferrovia Dittaino-Piazza Armerina-Caltagirone (a scartamento ridotto) a Caltagirone, da cui era possibile raggiungere via ferrovia anche Siracusa e Ragusa mediante coincidenza alla stazione FS di Vizzini con i trenini della Ferrovia Siracusa Ragusa Vizzini (anch'essa soppressa) e, tramite la Stazione di Dittaino, alla linea ferroviaria principale FS per Enna, Palermo e Catania. Tale linea serviva molti comuni della zona sud della provincia di Enna ed era molto trafficata (nel tratto fino a Dittaino) soprattutto in funzione dell'attività mineraria importante delle grandi miniere di Floristella e Grottacalda, (quando ancora il traffico su strada era inconsistente o inadeguato). Piazza Armerina era dotata di una stazione ferroviaria e di un Deposito Locomotive nel quale stazionavano le Locomotiva Gruppo R370 e le Automotrici RALn.60. Oggi la stazione di riferimento è quella di Enna, per il traffico passeggeri, e di Dittaino per il traffico merci.

L'evoluzione demografica di Piazza Armerina dall'Unità d'Italia ad oggi ha seguito andamenti estremamente altalenanti. Nel 1861, infatti, fu censita una popolazione di 21.716 anime, addirittura leggermente superiore a quella attuale, dato per cui l'allora Piazza rappresentava il centro più grosso dell'odierna provincia di Enna. Seguì tuttavia una recessione, i cui effetti rimasero visibili fino all'inizio del Novecento, allorché Piazza raggiunse i 24.000 ab. e, in linea tra l'altro con l'andamento demografico nettamente positivo delle altre città della provincia, si avviò a superare quota 30.000 segnando il picco storico di oltre 38.000 ab. nel 1921, anno in cui oltrepassava Enna di 5.000 anime e Caltagirone di 2.000. Il decremento che si ebbe nel decennio a venire fu imponente, al che nel 1931 la città si attestò a 25.000 unità, destinate a rasentare quota 21.000 nel 1981, periodo di vera crisi, innescata dalla chiusura delle ultime miniere attive. Oggi, il trend appare lievemente negativo, in minor misura tuttavia rispetto ad altri centri della Sicilia interna. Esistono, ciononostante, concrete possibilità di crescita, legate essenzialmente al restauro della Villa del Casale e al turismo.

Sulla storia di "Piazza" si sa con certezza solo dalla dominazione Normanna in poi, in riferimento alla ricostruzione della città nel 1163 ad opera di Guglielmo II. Per il periodo precedente alla fondazione precedente a tale data diverse sono le ipotesi. Alcuni autori del Seicento favoleggiarono di un villaggio chiamato Plutia di origine romana, ma nessuna fonte classica ha mai riportato tale località. Tuttavia secondo diversi autori esisteva una città di nome 'Iblâtasah o 'Iblâtanah, abitata da comunità islamiche, che dovette sorgere su un villaggio preesistente. Tale villaggio potrebbe essere la Ibla Elatson o Ibla Elatton (Ibla minore) riportata da Idris che corrisponderebbe alla Ibla Geleate descritta da Tucidide (per Pausania Ibla Gereate, per Stefano Bizantino Ibla Era o Minore).

La cittadina è nota per far parte dei cosiddetti "comuni lombardi" di Sicilia, il cui vernacolo (appartenente al gruppo cosiddetto "gallo-siculo") ha poco a che fare con gli idiomi indigeni e molto invece con quelli delle regioni settentrionali piemontesi, specie delle zone del Monferrato.

Il fatto è spiegabile storicamente per essere stata distrutta la precedente cittadina di Piazza - edificata dal re normanno Ruggero II di Sicilia su un precedente insediamento islamico (chiamato 'Iblâtasah) - da re Guglielmo I di Sicilia per punirla della sua ribellione capeggiata da Ruggero Sclavo, figlio illegittimo dell'aleramico Simone, conte di Policastro, che in pratica aveva trucidato la popolazione araba.

Successivamente essa fu ricostruita, nel 1163 più in alto da Guglielmo II sul colle Armerino e ripopolata con genti provenienti dalle aree "longobarde" settentrionali. Scavi recenti, condotti dall'università La Sapienza di Roma hanno messo in luce, nei dintorni della Villa Romana del Casale l'impianto di un villaggio di epoca medievale presumibilmente riferibile alla città distrutta da Guglielmo il Malo.

Il dialetto è stato studiato fra gli altri da Remigio Roccella che ha provveduto a stilare un Vocabolario della lingua parlata in Piazza Armerina ma si possono ricordare anche i contributi di Litterio Villari.

Dall'anno accademico 2001-2002 la città ospita la sede distaccata del corso di Laurea triennale in Formazione di Operatori Turistici, facente capo alla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli studi di Catania, nei locali dell'ex prefettura, già centrale elettrica nell'Ottocento. Il corso conta oggi oltre i 350 iscritti provenienti da molte parti della Sicilia, in particolare dall'area orientale. Il corpo docenti proviene in gran parte dalla stessa Facoltà di riferimento e dalla Facoltà di Lettere e Filosofia.

Piazza Armerina vive principalmente di turismo, settore terziario ed agricoltura.

Presente in tutti i pacchetti turistici della Sicilia, Piazza Armerina è una delle mete più richieste ed apprezzate del turismo isolano, distinguendosi come famosa località per le visite archeologiche e culturali. Ogni anno, sono circa 600.000 i visitatori - provenienti da tutto il mondo - che si recano presso la Villa romana del Casale, patrimonio dell'umanità tutelato dall'UNESCO, nonché rientrante tra i siti d'arte romana più fruiti in assoluto. La città ed il suo centro storico sono tuttavia spesso trascurati dal turismo di massa, che si cerca di captare migliorando la ricettività e restaurando i monumenti più significativi, tra cui Palazzo Trigona, che da anni attende l'adattamento a museo archeologico, e operando la vendita a gestori privati dei principali beni culturali presenti, nell'auspicio di una più competitiva gestione.

L'evento più importante è il Palio dei Normanni, che si svolge dal 12 al 14 di agosto.

Esso è la rievocazione, in costume, di un episodio svoltosi a Piazza Armerina nel XII secolo abbinato ad una giostra cavalleresca sullo stile della quintana. Ha una durata di tre giorni e si svolge tutti gli anni.

Per la parte superiore



Dialetti gallo-italici di Sicilia

Panorama Piazza Armerina.JPG

Galloitalico di Sicilia, come si evince dal nome, identifica una isola alloglotta all'interno della Sicilia composta da dialetti in cui dominano caratteristiche, soprattutto fonetiche, di tipo settentrionale, appartenenti cioè a parlate della grande famiglia dei galloitalici, diffusa in gran parte dell'Italia Settentrionale. I principali centri con parlata galloitalica sono: in provincia di Enna, Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina, Valguarnera Caropepe e Aidone; in provincia di Messina: San Fratello, Novara di Sicilia, Fondachelli-Fantina, Montalbano Elicona, Tripi.

Sono la diretta conseguenza degli avvenimenti storici risalenti al periodo normanno (XII secolo) che portarono vari centri dell'isola ad appoggiare gli oppositori della politica regia di Guglielmo I il Malo. Questi tuttavia, dopo aver debellato i suoi nemici, si preoccupò di inurbare nelle città ribelli elementi provenienti dal nord Italia e da altre zone peninsulari a lui fedeli.

La parlata di tali nuovi sudditi si mantenne a lungo in Sicilia, anche se le isole linguistiche createsi hanno cominciato ad essere erose dall'impatto della televisione e dalla scuola dell'obbligo, prospettando il concreto pericolo di una scomparsa di questa antica e preziosa testimonianza storica e glottologica siciliana.

La definizione galloitalici di Sicilia è preferibile ad altre quali gallo-siculo o lombardo-siculo, che risultano più ambigue: il termine siculo presume un sostrato primitivo che è stato pressoché annullato dal greco e poi dal latino, il termine lombardo oggi è molto più limitato rispetto al significato originario che indicava l'antico regno longobardo. La definizione dell'area geografica "di Sicilia" va specificata perché il galloitalico originario qui ha subito processi di confronto, cedimento, adeguamento o simbiosi con il siciliano prevalente, dando vita a dialetti che si distinguono dal resto dei siciliani per una diversa articolazione fonetica e in alcuni casi morfologica, ma che ha perso, forse molto presto, buona parte del patrimonio lessicale dell'antico galloitalico. L'articolazione fonetica, invece, è ancora oggi tanto marcata che il galloitalico che parla italiano si differenzia in modo notevole dal resto dei siciliani.

La presenza di parlate settentrionali nel cuore della Sicilia si spiega con la deduzione di coloni provenienti dal Nord Italia – da Piemonte (Monferrato), Liguria, Lombardia, Emilia - favorita dai Normanni conquistatori della Sicilia, a partire dall'XI secolo e continuata fino al XIII sec.

I centri dove il gallo-italico è parlato, o dove è possibile ancora identificarne le tracce nella fonetica e nel lessico, sono distribuite nell'entroterra delle province di Messina, Siracusa e Catania e soprattutto nella provincia interna per eccellenza, Enna; tutti i centri sono posizionati in quella zona che separava gli arabi della costa orientale da quelli del centro e della costa occidentale, quasi a creare una zona cuscinetto, uno zoccolo duro da dove procedere per consolidare la recente conquista, ricristianizzare e rilatinizzare la Sicilia.

I principali centri galloitalici sono in provincia di Enna : Nicosia', Sperlinga, Piazza Armerina, Valguarnera Caropepe e Aidone, e in provincia di Messina: San Fratello, Acquedolci, San Piero Patti, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia, Fondachelli-Fantina.

Rilevanti tracce galloitaliche si trovano anche nelle parlate, di: Roccella Valdemone, Santa Domenica Vittoria, Francavilla, San Marco d'Alunzio (?) in provincia di Messina; Randazzo, Bronte e Maletto sul versante occidentale dell'Etna; Caltagirone, Mirabella Imbaccari e, in misura minore, San Michele di Ganzaria,a sud della provincia di Catania; Ferla, Buccheri, Cassaro, in provincia di Siracusa; Valguarnera Caropepe, in provincia di Enna; Corleone, in provincia di Palermo.

Nel resto dell'Italia Meridionale colonie galloitaliche si trovano anche in Basilicata, dove il galloitalico è parlato in due distinte aree linguistiche, entrambe in provincia di Potenza: la prima comprende i comuni di Picerno, Tito; la seconda i centri di Trecchina, Rivello, Nemoli e San Costantino.

Grazie probabilmente alla posizione di relativo isolamento, i paesi in provincia di Enna, insieme a San Fratello, sono quelli che hanno mantenuto più a lungo e in modo più pieno la parlata. Nel tempo i parlanti, consci della loro diversità rispetto al resto siciliani e della difficoltà che questi ultimi avevano nel comprenderli, hanno sviluppato una condizione di bilinguismo con la quale hanno convissuto in modo naturale per secoli. Rispetto a quest'ultima affermazione dobbiamo evidenziare il modo diverso in cui i parlanti dei vari centri si sono posti nei confronti del galloitalico. Ad Aidone e a Piazza Armerina già alla fine dell'Ottocento se ne registrava un uso marginale, ristretto all'ambiente familiare e rurale; aidonesi e piazzesi percepivano il loro linguaggio come arcaico e incomprensibile agli estranei, quei forestieri che li definivano sprezzantemente "i francisi". La forma vernacolare, conservata nei documenti scritti (soprattutto composizioni poetiche dell'inizio del Novecento) e nell'uso attuale di pochi parlanti, aveva già subìto l'impoverimento morfologico e lessicale a favore del siciliano e mantenuto più a lungo gli esiti fonetici. All'inizio del Novecento (1902) Antonino Ranfaldi, un intellettuale aidonese, scriveva in un sonetto: "A ddinga ch'ogn giurn us a v'rsùra,/ Nan eia com a cudda c'tatìna " (la lingua che ogni giorno uso in campagna, non è come quella cittadina), testimoniando di fatto una situazione di bilinguismo che ancora perdura: il vernacolo parlato in ambienti familiari e rurali e il "siciliano" riservato alla piazza e ai forestieri. Diversa la situazione a Nicosia, Sperlinga, San Fratello e Novara di Sicilia dove, seppur con diversa sfumature, il galloitalico è sentito come elemento di identità cittadina, parlato in tutti gli strati sociali, orgogliosamente sfoggiato. Certamente su questo atteggiamento estremamente positivo ha giocato molto la relativa vicinanza tra di loro di questi centri, quasi un enclave in cui ciascuno riconosceva nel vicino un proprio simile rispetto al resto dei siciliani; è nata dunque la consapevolezza della lingua come elemento di coesione ed identità, da una parte, e di distanza e diversità dall'altra, una coscienza che li ha spinti a proteggere e conservare piuttosto che ad aprirsi e a cedere. Il bilinguismo è presente anche in questi paesi, oggi più con l'italiano che con il siciliano, ma la "seconda lingua" è riservata ai forestieri, mentre tra paesani veri e propri e paesani galloitalici si predilige la "lingua madre".

Come da premessa, le peculiarità del galloitalico rispetto agli altri dialetti siciliani riguardano soprattutto la fonetica sia negli esiti vocalici che consonantici; gli stessi fenomeni di ipercorrettismo sono sempre fenomeni fonetici.

L'elemento che di primo acchito salta all'orecchio è la presenza della vocale centrale media, comunemente detta mutola, cioè di questa vocale indistinta, quasi muta, ma della quale percepisci lo spazio e l'intensità. Fin dall'antichità gli scrittori di cose in dialetto l'hanno resa con un apostrofo , e quando era in fine di parola lasciavano lo spazio vuoto; i linguisti gli hanno preferito lo schwa ed ora addirittura la ; in effetti ques'ultima soluzione rischia di creare un po' di confusione tra i non addetti ai lavori. La frequenza della mutola in fine di parola, fa sembrare le parole tronche e l'etimologia popolare da sempre ne ha attribuito l'origine al francese. Questo è ancor più vero nell'aidonese dove si può dire che non esista parola che non presenti almeno una mutola, alcune ne presentano un numero tale da rendere la parola scritta quasi illeggibile, un esempio per tutti: ż'r'mingh' (la cicatricola dell'uovo, dal lat. germinem).

Un' altra caratteristica è costituita dal troncamento dell'infinito verbale che fa tanto "francese" il galloitalico; la forma dell' infinito dei verbi è sempre e comunque tronca, si va dalle varianti dell'aidonese che ha mangè / mangèr' e poi part'r e vinn'r , al piazzese mangè e part'r e al nicosiano e sperlinghese: ddurdiè , iarmè, r'spondö , fë (sporcare, apparecchiare, rispondere, fare).

L'abbandono di questi esiti, sentiti come lontani dal siciliano, in un certo senso rustici e pesanti, è la caratteristica che fa la differenza tra le parlate arcaiche e quelle sicilianizzate.

Il perenne sentimento di amore-odio dei galloitalici nei confronti dei siciliani e la contiguità obbligata sono certamente all'origine ad un interessante fenomeno che ha coinvolto tutti i dialetti galloitalici: l'ipercorrettismo, che si manifesta in due maniere opposte: come esagerato adeguamento alla lingua dominante, ipersicilianismo, o come difesa ad oltranza, ipergallicismo.

Un lup′, mort′ d′ fam′ e sicch′ d′ sìa, s' truvau a b′v′rér′s ô sciùm′. Z′rànn′ l-ugg′, vìtt′ ca nô basc′ gghj-era un gn′ddìt′ tèn′r′ e sav′rùs′. Gghj′ fis′ p′tìt′, ma, p′ mìnt′s a post′ a cuscìnza, z′rcàva na calùnnia p′ sciarr′iér′s. Accuscì s′ mis′ a vusgiè. - P′rchì m′ stai ddurdiànn′ l-eua mintr′ ìja stau b′vìnn′? U gnedd′ scantait′, s′ r′cugghì nê robb′ e ggh′ r′spunnì: - Tu m-aia p′rduné , ma com′ pozz′ ddurdièr′ l-eua a tìia ch′ sii′ ciù nô iaut'? U lùp′, pùr′ r′canuscìnn′ ch-avìva tort′, z′rcàu n-autra calùnnia e gghj′ dìss′: - Sii misg′ com′ a ura tu m′ murmuliàv′t′! U gn′ddìtt′ mort′ nâ pedd′ r′spunnì: - Voss′gn′rìa iav′ tort′, ija atànn′ manch′ ava nasciùit′! - Buttana dû nfern′ ! Allura fu ta patr′ ch′ sparrau d′ mija! E d′sginn′ accuscì, n-on ditt′ e un fait′, u granfà e sû spurpà, pur′ savinn′ ch′ nan aviva curpa. St′ parodd′ s′ l-àn-a sìnt′r cudd′ ch′ cunnàn′n′ i nuccìnt′, cusànn′l′ ngiustamint′.

Un lupö e n-gneu mort' d' së, avìenu r'vat' nö stissu sciumö: chiù suva s' f'rmà u lupö , chjù sötta s' m'ttött' u gneu. Allura ddu mascarà, ch'avia simpö famö , z'rcà na scusa p' sciarrièr's. - P'rchì ddurdìj' l-egua ch' stagö b'vëndö? U gneu s' cagà d' ncou du scant' e ghj' r'spundëttö: - M' dai scusè, ma comö pozzö fë chêu tu m' sti d'sgiendo. Iu bevo dd-egua ch' passa prima dö nda tu! E cheö v'dëndö ch-avia torto ghj' r'spundëttö: - Sej mis' com-ora sparrast' d' më. Un gneu p' d'fend's ghi' dëssö. - Ma sa iö n-avia mancu nasciò! - Porch' d' zzà e dd' ddà; fö to paddö ch' m' mörmöriava. E mentö d'sgia s' parodd' ghi' sautà d' ncoö e su mangià a muzz'cö. Su cuntö è scritto p' chei ch' vonö avera sempo rasgiöni e ch' sâ pigghjönö co chëo ch' sö chjö deböl'.

N-lupö e n-gneö, pa fortë së, s' trövanö no stissö vaddön; ö lupö stasgìa na partë d' d' söva, ö gneö na partë d' d' söta. Quandö dd' lupö s' v'ntià dd' pov'rö gneö, z'rcà na scusa p' iarmè na sciarra. - P'rchè, - ghj' dissö - m' nddurdì l-egua mëntr' ca stagö b'vendö? Dd' gn'ddotö, tuttö scantà, gh' r'spöndëtö: - Ma comö t' pozzö n-ddurdìè l'egua se sögnö d' d' söta? Ö lupö, n'n savendö r'spöndö, n-v'ntà naöta scusa p' sciarriessë e ghj' dissö: - Sieë mësgë ndarrìa, tu sparrastë da mi. E dd' m'schin d' gneu r'spöndët': - Ma ia, sieë mësgë ndarrìa, navìa manco nasciuitö! - Allora - r'plicà ö lupö - dö to pà ca antandö sparrà d' mi. Mancö ghiò f'nëtö d' dì cö na granfada ö chiappà e sö mangìà. St' cuntö fö n-v'ntà p' dd' ch'stiàë ca cö scusë faëzë, ngannë e mbruoggujë s-approffìt'nö de nöcenteë.

N dauv e ng-agnieu, punturiei d' la sai, avaiu arr'vea ô stiss vadan. Chjù n saura s-aff'rmea u dauv, mantr ch' d-agnieu s' mies assei cchjù n giusa. Agliàuri cau furfänt, murdù dû sa grean ptit, zz'rchiea na scusa p-acc'm'nterlu. P'rcò — ghj' diess — m' ntuòrbuli d-eua ch' m' stäch buvann? Tutt scantea, d-agnieu ghj'arpunò: - Scusa, cam pazz fer s-azzant ch' m' rr'mpruovi? Iea bav d-eua ch' pässa prima ana sai tu. E cau, scunfitt p' la munzagna, diess: Siei masg fea tu pardest meu di iea. E d-agnieu ghj-arbattò: Ma se ancara iea n-avaia meanch anasciù! Parch d' Giura, agliauri fu ta pätri a sparderm'. E subt ghj' satea d'ncadd e s-u sbranea. Sa faräbula è scritta p' quoi ch' suotamottu i nnuciant cun scusi feuzzi.

Per la parte superiore



Stazione meteorologica di Piazza Armerina

Stazione meteorologica di Piazza Armerina (Italia)

Coordinate: 37°23′N 14°22′E / 37.38, 14.37 La stazione meteorologica di Piazza Armerina è la stazione meteorologica di riferimento relativa alla località di Piazza Armerina.

La stazione meteo si trova nell'Italia insulare, in Sicilia, in provincia di Enna, nel comune di Piazza Armerina, a 721 metri s.l.m. e alle coordinate geografiche 37°23′N 14°22′E / 37.383, 14.367Coordinate: 37°23′N 14°22′E / 37.383, 14.367.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +6,8 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,7 °C .

Per la parte superiore



Sicilia centrale

Piazza Armerina

La Sicilia centrale è un macro-territorio storico-geografico dell'entroterra siciliano, ricadente nella provincia di Enna e, in parte, nelle province di Caltanissetta, Catania, Messina e Palermo, al cui interno si trova la Villa del Casale, sito protetto dall'UNESCO.

La Sicilia centrale è identificabile come un'aggregazione territoriale a sé stante di cui fanno parte 40 comuni dell'area centrale dell'isola, ovvero facenti capo alla vasta area montuoso-collinare dei monti Erei.

Si può delineare e demarcare con precisione non solo in base a criteri geografici, quali l'appartenenza alle colline eree, la posizione centrale rispetto alla Sicilia, il comune bacino idrografico, le comuni origine e identità geologiche, ma anche su parametri sociali, come l'identica derivazione dalla commistione di popolazioni sicule, sicane e greche, l'economia basata, almeno fino alla metà del Novecento, sull'estrazione dello zolfo e dei sali potassici e sull'agricoltura. Forti elementi caratterizzanti, questi, cui vanno aggiunti anche fattori politici, come le suddivisioni amministrative e le circoscrizioni elettorali, l'Università Kore di Enna, riconosciuta come Libera università della Sicilia centrale, le radici storico-culturali e ancora la rete dei trasporti: sono due le strade statali espressamente intestate alla Sicilia centrale, vale a dire la Strada Statale 117 Centrale Sicula e la Strada Statale 117bis Centrale Sicula.

La Sicilia centrale si differenzia rispetto al resto della Sicilia per una serie di precise componenti geografiche. Innnanzitutto, i 40 comuni che ne fanno parte si trovano su alture dei monti Erei, e sono tutti circostanti le province di Enna e Caltanissetta, che rappresentano il cuore geografico dell'isola.

Oltre all'intera provincia di Enna, si identificano nella Sicilia centrale le aree più interne delle province di Caltanissetta, quei comuni nisseni cioè che non rientrano nel disegno di legge per la formazione della provincia di Gela, e dei comprensori dei Nebrodi per il Messinese e parte del Calatino per il Catanese.

Rientrano nella Sicilia centrale i comuni della provincia di Caltanissetta che non rientrano nel disegno di legge che ne prevede il passaggio alla non costituita provincia di Gela, vale a dire quei comuni nisseni situati nel cosiddetto vallone occidentale (parte degli Erei).

Rientrano nella Sicilia centrale i comuni della provincia di Catania più interni e limitrofi alla provincia di Enna, poiché quest'ultima è il centro trigonometrico dell'isola.

Rientrano nella Sicilia centrale i comuni della provincia di Messina, limitrofi alla provincia di Enna, che hanno fatto richiesta di entrarne a far parte.

La sicilia centrale è caratterizzata da un clima peculiarissimo, altrove riscontrabile solo in alcune aree interne della Spagna: il clima è, infatti, di tipo transitorio tra il clima steppico e il clima mediterraneo mesotermico, ovvero un clima mediterraneo che risente di alcuni influssi di tipo continentale. Si hanno dunque estati calde ma non afose, ed inverni più rigidi rispetto alle coste ma più miti in confronto alle latitudini superiori e alle regioni a clima continentale vero e proprio.

Nella Sicilia centrale vivono oltre 380.000 abitanti, che rappresentano meno del 10% della popolazione regionale a fronte di una più vasta estensione territoriale. Il dato, che determina una bassa densità di popolazione, oltre tre volte inferiore a quella media della Sicilia e dell'Italia, è spiegato da una serie di fattori di natura geografica ed economica: l'assenza di sbocco sul mare costituisce un limite importante ai trasporti, non certo favoriti dalle reti esistenti, perlopiù vecchie e poco funzionali specie nelle zone più isolate e meno abitate, presso le quali il deficit infrastrutturale è uno dei motivi per cui l'andamento demografico è prossimo allo zero, ed è negativo in molti piccoli comuni.

La popolazione, per questa serie di problemi di rappresentanza nelle istituzioni nazionali, risulta così accentrata nelle tre maggiori aree urbane: Caltanissetta, Enna, Piazza Armerina e Caltagirone. Attorno a queste città gravitano alcuni centri grossi, mentre per il resto il tessuto demografico è a carattere prevalentemente rurale.

Caltanissetta è la città più popolosa della Sicilia centrale, contando 60.355 ab., ed è capoluogo di provincia. Attrae un flusso di pendolari dalla vicina San Cataldo, di 20.000 ab., ed è collegata ad Agrigento e a Gela da due scorrimenti veloci. Dopo avere conosciuto un periodo quasi egemonico sulla Sicilia centrale dal Settecento all'Ottocento, nel secolo scorso ha subito un lieve declino economico e demografico a causa della chiusura delle miniere ad essa circostanti. La sua economia è oggi legata prevalentemente al settore terziario.

Enna, con 28.181 ab. ed un hinterland di 35.000 ab., è il secondo centro della Sicilia centrale per popolazione e per importanza amministrativa, poiché capoluogo anch'essa di provincia. Nonostante le epoche di splendore sotto l'influenza di greci, bizantini, normanni, svevi e spagnoli, ha conosciuto un declino nell'Ottocento, da cui si è risollevata negli ultimi decenni, allorquando vi sono nati l'Autodromo di Pergusa, dove si sono corse la Formula 1 e la Formula 3000, e più recentemente l'Università Kore, che, essendo già riuscita a raggiungere i 10.000 studenti, ha dato impulso a una nuova crescita della popolazione sia nel centro storico, che, soprattutto, nei quartieri moderni, sorti in un solo decennio ad Enna Bassa. L'economia è votata generalmente al settore terziario, al turismo e all'industria, avente come punto di riferimento il Polo Industriale di Enna.

Caltagirone, in provincia di Catania, conta oggi 39.363 ab., ed è nota per l'arte della ceramica, che genera le principali fonti dell'economia calatina, basata dunque sull'artigianato, turismo e all'industria avente la zona industriale che sorge nella Piana di Catania. È al centro di un circondario, in parte rientrante nella Sicilia centrale, di cui rappresenta la propaggine sud-orientale. La città è stata inserita tra le città tardo barocche del Val di Noto, che costituiscono uno dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO.

Piazza Armerina, con 20.696 ab., è il terzo polo urbano della Sicilia centrale. Vive principalmente di turismo, legato alla Villa del Casale con i pavimenti mosaici romani più vasti e ricchi conservatisi nel mondo e protetti dall'UNESCO dal 1997.

Altri centri di una qualche entità demografica sono la già menzionata San Cataldo, parte dell'hinterland nisseno, Nicosia, a nord di Enna, con 15.000 ab., Leonforte, di uguale popolazione, e, anch'esse sopra i 10.000 ab., Barrafranca, Troina e Riesi. Si tratta di centri le cui economie sono fondate sul primario e sul terziario, se si eslcude Troina, dove ha sede un importantissimo polo sanitario d'eccellenza regionale.

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Source : Wikipedia