Petizioni

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Inviato da murphy 01/03/2009 @ 18:43

Tags : petizioni, società

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Giorgio Libri-Bagnano

Giorgio Libri-Bagnano (in francese Georges Libri-Bagnano o Libry-Bagnano o Libry de Bagnano o Libri de Bagnano, a seconda delle fonti), conte (Firenze, 1780 – Amsterdam, 1 gennaio 1836) è stato un giornalista italiano. Nobile toscano, infatuato delle idee rivoluzionarie, fu ufficiale dell’esercito del Buonaparte. In esilio in Francia e poi in Belgio, lì diresse il principale giornale schierato a sostegno del governo olandese. Il suo tentato linciaggio segnò l’inizio della rivoluzione del 1830, che portò all'indipendenza di quel Paese. Morì in esilio in Olanda.

Nato a Firenze nel 1780 da una antica famigliamolto conosciuta in Toscana, alla quale aveva fornito uomini di stato molto distinti.

Probabilmente, negli anni della maturità brussellese, lo stesso conte non volle mai essere particolarmente preciso circa le sue origini, come dimostra la vaghezza dei biografi successivi: il preciso luogo di nascita non è mai riportato, taluni lo fanno nascere nella seconda metà dell’ultimo secolo (ndr.: il '700). Altri, nell’incertezza, prudentemente si limitano a dirlo figlio di padre fiorentino. Altri, addirittura, lo fanno nascere in Corsica o in Piemonte. Tanto è vero che le uniche informazioni sulla madre (era stata cristiana … una donna virtuosa, le cui lezioni ed esempi avevano lasciato delle felici impressioni nel suo spirito) vennero registrate negli ultimissimi mesi della vita del conte, ormai malato e politicamente emarginato, nell'estremo esilio di Amsterdam.

Assai giovane, venne profondamente influenzato dagli avvenimenti seguiti alla brillante Campagna d'Italia, che permise a Napoleone il Grande, di prendere possesso dell’intera Italia centro-settentrionale, fra il 1796 ed il 1797. Sicuramente aderì al movimento cosiddetto 'giacobino', sedotto dalle idee che dominavano allora.

Incerto è però il suo ruolo: le biografie di metà '800 lo definiscono uno dei loro più calorosi partigiani, uno dei più caldi partigiani dei Francesi al loro arrivo in Italia e ricordando che combatté nei loro ranghi e comandò anche con distinzione o, addirittura, combatté per loro alla testa di truppe arruolate a sue spese, ricevette molte ferite ed acquistò la reputazione di buon ufficiale, levò a sue spese diversi reggimenti che comandò lui stesso con distinzione. Nei fatti, pur nella eccezionalità delle circostanze, occorre fare la tara della giovane età del Libri-Bagnano e della sua origine aristocratica. Dalché sembrerebbe più realistica, la notizia che lo dà giovane 'aspirante rivoluzionario': nel 1798 voleva raggiungere l’Egitto, ma venne incarcerato all’Elba, probabilmente in occasione della ripresa anti-francese seguita alla invasione austro-russa del 1798, nel quadro della campagna della seconda coalizione.

Dopodiché Napoleone, tornato dall’Egitto e divenuto primo console, passò le alpi ed inflisse agli Austriaci la famosa sconfitta di Marengo, il 14 giugno 1800, cui seguirono alcuni mesi tumultuosi che portarono il 16 gennaio 1801 all'armistizio di Treviso ed alla pace di Lunéville, che confermarono le condizioni del precedente trattato di Campoformio.

In questi frangenti, Libri-Bagnano venne liberato e poté raggiungere la Francia. Le ragioni di tale trasferimento, tuttavia, non sono chiare: notizie quali persecuzioni da parte delle autorità austriache, ovvero obbligato a passare in Francia al momento della pace, contrastano con la riaffermazione del dominio francese in Italia e, verosimilmente, confondono le circostanze del 1798 con quelle del 1814. Tanto più che, il 2 gennaio 1803, nasceva il figlio legittimo Guglielmo, dunque il conte doveva trovarsi a Firenze circa tre mesi dopo Campoformio.

In ogni caso, nel 1802 era a Tolosa, privo di incarichi civili o militari. Qui gli venne mossa una accusa di truffa. Venne istruito un processo ma, non avendo la procedura identificato alcuna prova, il conte venne rilasciato.

Probabilmente ebbe un ruolo militare negli anni a seguire, anche se, data la carenza di dettagli, non di primo piano. Le fonti ricordano come abbia servito la Francia con onore in Italia, eppoi si era coperto di ferite. Le sue gambe erano rotte in 20 posti differenti: un dettaglio sul quale la fonte brussellese, pur a lui ostile, difficilmente avrebbe potuto inventare di sana pianta. Due lettere del 1822 risultano firmate général Libri-Bagnano, ma non sussistono (come dovrebbero) altri documenti ad attestare tale grado. Né si può trascurare che uno dei più noti memorialisti belgi, il Bartels (suo accanito denigratore, tuttavia non male informato), potesse liquidare l'intera faccenda con poche parole: cresciuto nelle fogne della bassa politica imperiale.

Nel 1814 l'Europa assistette al crollo del Primo Impero di Napoleone. In Italia, ove probabilmente si trovava il Libri-Bagnano, gli eventi ebbero un corso singolare: Napoleone, in previsione della evacuazione della Germania (di lì a poco segnata alla battaglia di Lipsia), aveva comandato Eugenio di Beauharnais, viceré del Regno d'Italia, e Murat, re di Napoli, a preparare la difesa. Lui stesso si sarebbe occupato della Francia. I due avevano ordine di concentrarsi tra l'Adige ed il Mincio: l'11 gennaio 1814 Murat tradì, alleandosi con gli Austriaci, mentre Eugenio seppe fermare il feldmaresciallo austriaco Bellegarde, l’8 febbraio 1814, alla battaglia del Mincio. Seguì una complessa serie di avvenimenti: in sintesi la nobiltà milanese si consegnò agli austriaci, stupidamente ingannata da vaghe e false promesse autro-britanniche di indipendenza. Il 23 aprile Eugenio abdicò e si ritirò in Baviera. Cadde, quindi, il Regno italico e gli austro-britannici potero perfezionare il ritorno delle antiche dinastie regnanti nelle provincie direttamente annesse al Primo Impero, ovvero Piemonte, Liguria, Toscana e Lazio. Nel frattempo, Napoleone era già stato sconfitto da Schwarzenberg e Blücher, i quali, il 31 marzo 1814, avevano occupato Parigi, costringendo, il 6 aprile Napoleone alla abdicazione, alla successiva stipula del stipula del Trattato di Fontainebleau, l’11 aprile ed alla partenza per l'Elba.

In questi turbolenti frangenti, Libri-Bagnano si trovava in Italia ufficiale francese e, fiero buonapartista qual’era, non cessò di combattere, sino alla fine, per la causa che aveva abbracciato, e ricevette diverse ferite sul campo di battaglia. In particolare, terminata la guerra, egli si sarebbe reso protagonista di un velleitario tentativo di resistenza: addirittura, volle restaurare in Italia un Impero Romano per Napoleone. Le circostanze ci sono note attraverso un volume scritto dalla stesso Libri-Bagnano, alcuni anni più tardi, ma sono stati ritenuti attendibili da storici successivi, quali il Patetta. : mentre Vittorio Emanuele I di Savoia rientrava a Torino, il 19 maggio 1814, Libri-Bagnano ed altre 13 persone segretamente redigevano e firmavano un indirizzo a Napoleone, proponendogli di sbarcare in Italia, costituita in 'Impero Romano' e divernirne Imperatore. Non solo: vennero redatti un 'piano di esecuzione' e le 'basi fondamentali della futura costituzione del rinascente impero romano'. Lo stesso Libri-Bagnano portò i documenti a Savona, consegnandoli al Cambronne, che lì doveva imbarcarsi per l'Elba. Come v’era da aspettarsi, il documento non recò alcun esito.

Ad ogni buon conto l'episodio testimonia la vicinanza del conte agli ambienti delle società segrete repubblicane (ma ormai filo-bonapartiste), del genere dell'Adelfia (dal 1818 Società dei Sublimi Maestri Perfetti) del pisano Filippo Buonarroti. Attrono alla quale veniva germinando la Carboneria.

Comunque, la situazione del conte in Italia era ormai tanto compromessa da attirargli delle persecuzioni da parte delle autorità austriache (e sabaude, verosimilmente). Che lo spinsero a trasferirsi in Francia.

Sicuramente venne accolto dagli ambienti bonapartisti. Tanto che, quasi subito, il 25 agosto 1814, insieme a complici, venne subito interessato da una inchiesta giudiziaria, mirata contro degli eventi sediziosi avvenuti a Martres-de-Veyre, una cittadina in Alvernia. Ma venne rilasciato.

Dopodiché accadde l’imprevisto: il 1 marzo 1815 il deposto Imperatore dei Francesi lasciò l’Elba, sbarcò nel golfo di Cannes, venne acclamato dalle unità del generale Ney, inviate da Luigi XVIII ad intercettarlo ed arrestarlo e, il 20 marzo fece il suo ultimo ingresso trionfale a Parigi. Nel frattempo, il Paese fu attraversato da molteplici sollevazioni bonapartiste ed una parte la ebbe anche il Libri-Bagnano, il quale, nel 1815 innalzò il tricolore a Clermont. Venne, quindi, la non imprevedibile disfatta di Napoleone a Waterloo, il 18 giugno. Terminarono i Cento Giorni: il 15 luglio lo sconfitto si arrese a bordo della nave inglese HMS Bellerofont e venne instradato verso Sant'Elena.

Alla fine dei Cento Giorni, dunque, Libri-Bagnano si trovava in una situazione assai complicata: impossibilitato a rientrare nella Toscana tornata agli Asburgo, staniero in una Francia che non amava più gli esuli 'giacobini' e, soprattutto, esposto ad una reazione popolare anti-napoleonica, diffusa nel Midi e ricordata come Secondo terrore bianco. Ad esso potrebbe, forse, essere collegato un suo viaggio a Nancy, nella più tranquilla Lorena.

Fu in questa condizione di estrema debolezza che venne investito, a cavallo del 1815-16, da nuove accuse che riprendevano quelle del 1802 ma erano ancora più gravi. Tradotto davanti alla corte d’assise di Lione, il 23 maggio 1816 venne condannato a dieci anni di lavori forzati, alla marchiatura ed alla gogna per falso in effetti di commercio ed in negoziazione di effetti: una pena decisamente infamante che lo avrebbe perseguitato tutta la vita.

Seguì, forse, un secondo processo, tenuto presso la corte prevotale di Riom, il 17 maggio 1817, che lo poté giudicare una seconda volta essendosi sottratto alla esecuzione della pena. La condanna venne inasprita, per recidiva in falso.

Seguì una petizione, indirizzata al sovrano regnante, Luigi XVIII, e firmata dal Libri-Bagnano e dalla sua famiglia: un dettaglio interessante in quanto è l’ultima volta in cui questa viene nominata. Essa produsse, il 4 giugno 1817, la commutazione della pena dai lavori forzati in prigione perpetua. Dopodiché egli venne imprigionato prima nella vicina Joux, poi nella più lontana Ensisheim, in Alsazia.

Libri-Bagnano non venne, tuttavia, dimenticato: vi furono delle rogatorie in Italia e degli interventi diplomatici in favore del condannato. Ma a dare una svolta alla situazione contribuì, in prima persona, il conte, pubblicando, nel mese di aprile 1825, a Bruxelles un pamphlet intitolato Lettera di un esiliato a Sua Maestà il re di Francia. Complessivamente, essi ebbero una discreta copertura giornalistica, tanto che, ancora nel 1836, l’estensore del suo necrologio poteva definirlo così famoso in Francia per le sue disavventure giudiziarie.

Giunse, infine, la grazia di Luigi XVIII, che convertì l’ergastolo in esilio perpetuo. La data precisa è incerta: taluni la collocano al 10 marzo 1825, altri, addirittura, al 1824: probabilmente essa è successiva alla pubblicazione del pamphlet.

Le disavventure giudiziarie del Libri-Bagnano vennero seguite con una certa attenzione in Bruxelles, allora parte del Regno Unito dei Paesi Bassi: una città che godeva di una discreta libertà di stampa, ricca di editori e giornali. In particolare, re Guglielmo I d’Orange-Nassau vi accoglieva tutti i rifugiati francesi, scontenti della restaurazione e gli scontenti. Già nel 1822 quel pubblico lesse un resoconto complessivamente favorevole del processo, ripresa dai giornali dell'epoca: il conte aveva preso lui stesso la parola, per diverse ore, accanto al suo difensore. E questa causa, nella quale erano apparsi i nomi di taluni personaggi famosi in Francia, specie all’epoca degli utlimi avvenimenti, presentò un nuovo interesse nella persona dell’accusato. La sua aria sicura, il suo eloquio, la sua abilità nell’arte dell’ironia, la facilità con la quale trattava dei punti che non erano stati toccati dal suo avvocato, sembravano annunciare un uomo dal talento superiore. Né fu un caso proprio a Bruxelles Libri-Bagnano avesse trovato un editore della sua Lettera di un esiliato a Sua Maestà il re di Francia: il testo che lo salvò dall’ergastolo.

Tale inziale atteggiamento venne cancellato alla radice dalla tradizione polemica successiva al 1829: essa, sistematicamente, si limita a sottolineare l’aspetto infamante della condanna, tralasciando ogni circostanze di contorno, specie laddove esse lasciano immaginare una 'attenuante bonapartista'. Una scelta che, sicuramente, corrisponde alla opportunità di dipingere il Libri-Bagnano ad una sola dimensione: un reazionario orangista. Come sottolinea uno dei pochi osservatori equilibrati, il britannico White: dopo il ... 1829 … nessuno si preoccupò di verificare le cause o le motivazioni della condanna. Ogni umanità, ogni considerazione per l’uomo, scomparve di fronte alla ostilità di fronte all’editore.

Giunse a Bruxelles nel 1825, o nel 1826. Qui ebbe sicuramente a presentarsi nella qualità di fervido bonapartista: si fece passare per una vittima della reazione realista che desolava il midi della Francia. Come, indirettamente, segnalano fonti tarde che lo definiscono, semplicemente, bonapartista, ufficiale superiore al servizio della Francia prima del 1814. Tutte risalgono alla primigenia autopresentazione offerta dallo stesso Libri-Bagnano, esule ramingo e senza messi, in una Bruxelles che ospitava ogni genere di fuoriusciti politici dalla Francia di Luigi XVIII e Carlo X.

Una autopresentazione che doveva avere molto di vero, tanto che fu in contatto con il De Potter, un noto repubblicano , il quale, per giunta, gli aprì molte porte, mettendolo in contatto con molte persone influenti e gli procurò i mezzi per vivere al riparo dal bisogno. E ancora: De Potter e Libri-Bagnano hanno avuto dei progetti in comune nella stampa agli inizi degli anni ‘20. Libri si è anche servito di relazioni che il De Potter gli aveva procurato. Circostanze, queste, sicuramente vere, tanto da spingere un agiografo del De Potter ad ammettere che questi conosceva i precedenti del Libri-Bagnano, nonché a giustificare il gesto con il riguardo al figlio, matematico di prim’ordine. Un argomento visibilmente assai debole, che, verisimilmente, nasconde l'imbarazzo di non voler presentare il conte per quello che, nel 1825, effettivamente era: un esule bonapartista, perseguitato dalla restaurazione francese per ragioni politiche ed assai bene accolto dalla comunità degli esuli a Bruxelles.

Non solo: il rapporto fra i due dovette durare a lungo, tanto che si separarono definitivamente solo molti anni dopo: nel 1829, quando Libri-Bagnano passò il fosso, arruolandosi fra i principali pubblicisti di parte governativa.

Fra le porte che De Potter aprì all’esule, v’era anche quella del Van Gobbelschroy, ministro degli interni di Guglielmo I. Una circostanza ammessa dal primo, quando precisava che il fiorentino si era servito di lui solo per salire, gradino dopo gradino, sino al re al quale egli offerse i propri servizi come già li aveva offerti a tutti gli agenti del potere. . Le conseguenze non tardarono: il conte mise su un negozio di libri in Bruxelles, probabilmente la 'libreria Polymathick'. E di essa si diceva che fosse finanziata grassamente dal governo, per intervento del Van Gobbelschroy.

Non si stenta a credere a queste notizie. Libri-Bagnano era in difficoltà finanziarie: aveva gestito un ristorante, sotto il nome della donna con la quale viveva ed era privo del sostegno della famiglia lontana: egli non aveva, d’altronde, per la propria moglie legittima e per suo figlio che parole di odio. Ed aveva perso ogni fiducia nei suoi ideali politici passati, anche i più sentiti, a cominciare dal riscatto dei popoli italiani. Era umano, quindi, che cedesse alle lusighe del governo, come ammettono anche i suoi peggiori detrattori. Come ugualmente ammettono che il governo non fece un cattivo acquisto: come il cane, mordeva senza guardare chi, cosa o perché, quello che il suo padrone gli domandava di mordere.

Vendendosi al governo, l’esule mutò radicalmente le proprie posizioni politiche: il suo fanatismo era il potere assoluto; il suo sistema di governo, il bastone e la frusta. Ma ciò gli offrì l’occasione per mostrare le proprie qualità: aveva guadagnato l’approvazione del re che lo convocò molte volte in udienza e ne catturò la fiducia al di là di ogni misura: si sarebbe potuto dire che egli avesse stregato quel principe.

Circa la misura di tale favore, tuttavia, le fonti belghe a lui ostili insistono in misura sospetta: Guglielmo I gli avrebbe accordato il diritto di entrare nei palazzi e nei castelli ad ogni ora del giorno e della notte; i più importanti affari di stato non si discutevano più in consiglio dei ministri, ma in piccolo comitato del re, del Van Maanen e del Libri; ubriacò Guglielmo con il fumo delle sue lodi. Addirittura viene narrato un aneddoto quasi incredibile: avrebbe proposto di mettere la parte alta di Bruxelles al livello della città bassa … di distribuire a tutte le strade un nuovo nome … la 'rue de la Magdelaine' sarebbe divenuta 'rue Guillaume de Nassau'. Diceva al suo augusto patrono: nulla di più giusto di cacciare una meretrice della Giudea davanti al grande raddrizzatore del fanatismo belga.

L’ascesa del Libri-Bagnano a corte, coincise con l’inasprirsi dello scontento delle provincie meridionali (l'attuale Belgio) nei confronti del governo 'olandese' di Guglielmo I d'Orange-Nassau. I motivi di lagnanza erano molteplici: il debito pubblico, quasi interamente originato dal pregresso della Repubblica delle Sette Province Unite; la parità di seggi agli Stati Generali fra provincie settentrionali e meridionali (55 a testa), a dispetto della maggiore popolazione di queste ultime; l’atteggiamento dei deputati olandesi che votavano, sempre ed in blocco, a favore del governo; il mancato rispetto del dettato costituzionale circa la rotazione fra L'Aia e Bruxelles (i deputati si riunirono sempre nella prima); la permanenza all'Aia di tutti i ministeri; la assoluta preponderanza di ministri olandesi (sei di sette nel 1816, ed ancora nel 1830), dei diplomatici olandesi (30 su 36 nel 1830), degli alti ufficiali olandesi (tutti), delle spese militari (tutte le fabbriche militari erano in Olanda), dei funzionari (al ministero dell’interno 117 Olandesi ed 11 Belgi, alle finanze 59 Olandesi e 3 Belgi, alle finanze 59 Olandesi e 5 Belgi); il decreto del 15 settembre 1819, che faceva dell’olandese la lingua ufficiale del Regno, imponendone la conoscenza per l’ammissione al pubblico servizio. Senza contare la strenua opposizione della gerarchia cattolica, già sollecitata dalla fede protestante della casa regnante, ma continuamente inasprita da provvedimenti sciocchi ed impudenti, quali un decreto del 1819 che permetteva solo due processioni religiose all’anno, o il (fallito) tentativo di imporre ai seminaristi lo studio in una scuola di Stato.

Tale situazione aveva provocato, a volte, un momentaneo riallinamento dei due 'partiti' belgi: il cattolico ed il liberale. Ma la crisi di consenso si trasformò in crisi politica nel 1828, allorché si assistette ad un deciso riavvicinamento dei due 'partiti', che seppero elaborare un comune programma politico ribattezzato, eloquentemente, Unione, che ebbe il deciso appoggio del capo della sinistra radicale, il de Potter, sino ad allora un deciso anti-cattolico: un fatto decisamente inusitato per la scena europea dell’epoca.

Di fronte alla montante opposizione, il governo stabilì di contrattaccare con una bene organizzata stampa ministeriale. Vennero effettuati alcuni tentativi: il Janus di Breda, L’Observateur di Namur, il Landsmansvriendt di Gand: non durarono che qualche mese.

Il tentativo più impegnativo venne avviato sotto l’egida del ministro della giustizia di Guglielmo I, il Van Maanen. Questi diede inizio alla pubblicazione, a Bruxelles, di un foglio quotidiano, battezzato Le National.

Ufficialmente, proprietario-editore era tal H. G. Moke, un notabile che, ancora nel 1845, figurava quale professore all’università di Gand (una città fra le più orangiste del Belgio). Sin da subito, tuttavia, la fondazione venne attribuita al Libri-Bagnano. Tanto che questi ebbe a schernirsene, nel numero del 17 agosto 1829, in cui dichiarava: Io non sono che uno dei collaboratori per la parte degli esteri, che collabora alla traduzione ed alla tenuta dei conti. Una affermazione probabilmente falsa ed imposta dal desiderio di separare il giornale dal suo più bersagliato, e polemico, redattore. Ad ogni buon conto, i memorialisti sono concordi nel registrare che Libri fondò … Le National, ovvero fonda e dirige Le National, ovvero era il direttore o, altrove, l’editore de Le Nationale. Anzi, egli avrebbe superato la concorrenza di un primo candidato: Victor-Donatien de Musset-Pathay, letterato e padre di un più noto scrittore. Ma questi dovette soccombere di fronte alla volontà del re, che impose la scelta del Libri-Bagnano.

Il primo numero apparve il 16 maggio 1829. Dopodiché la pubblicazione prese a migliorare: inizialmente stampato su un foglio, lo fu qualche volta su otto pagine; diviso inizlamente in due colonne, lo fu poi su tre); venne sempre stampato con cura buona carte, ma il formato venne ingrandito a partire dal 16 ottobre 1829. Un progresso che segnala la ampia disponibilità di risorse finanziarie.

Non si trattava, infatti, di un organo qualunque, bensì del principale giornale ministeriale. Anche il motto stampato in prima pagina (Verité, varieté) voleva segnalare un segno dissonante rispetto alla stampa belga, che all’Aia percepivano come compattamente anti-governativa.

La linea editoriale de Le National era difendere la politica di Guglielmo I e del suo governo (laddove fosse possibile distinguere). Lo fece, però, con particolare assenza di duttilità: la minima critica di un qualunque atto del governo era rappresentata da Le National come un attentato alla dignità reale. Anche gli osservatori più equanimi non potevano che rimarcare: il servilismo mostrato verso il ministro della giustizia Van Maanen … così servile. Non solo, Libri-Bagnano non rinunciò a sostenere la politica reale anche in materia di religione: era entrato nei ranghi dei nemici della Chiesa, preparando, per Le National, articoli che contenevano degli attacchi diretti od indiretti contro la religione, la Chiesa, il clero, sino a divenir famoso, fra l'altro, anche per i suoi scritti irreligiosi. Si trattava di argomentazioni così contrarie al punto di vista della chiesa e della nazione … che tanto l’editore che il giornale divennero oggetto della generale esecrazione del pubblico, attirandosi l’ostilità più esplicita da parte dei Belgi.

Resta qualche dubbio circa l'effettivo ruolo del Libri-Bagnano in una conduzione del giornale tanto estremista: anni più tardi, nel corso del funerale del conte, l'officiante poté dissociarlo da tutto ciò che il pubblico aveva creduto emanato da lui, fra l’altro gli articoli di giornale, e specialmente quelli de Le National, che erano redatti da un altro, ma alla cui pubblicazione egli collaborò. Anche un fiero denigratore, scrisse che il giornale era creato dal re e redatto di solito nel suo gabinetto.

Fatto si è che il ministero fu compiaciuto del tono dei suoi articoli, lo prese sotto la propria protezione: il conte prese, così, ad essere considerato il principale avvocato della causa governativa e l’agente ed il pubblicista prediletto dal re dei Paesi-Bassi.

Allorché la guerra fra i giornali salì di tono, de Potter non esitò a far giungere da Lione l’atto della sua precedente condanna, pubblicandone gli estremi, il 14 agosto 1829.

Non si trattava affatto, però, di una notizia nuova. Come visto, già nel mese di aprile 1825, proprio a Bruxelles Libri-Bagnano, aveva dato alle stampe, per discolparsi, una memoria intitolata Lettera di un esiliato a Sua Maestà il re di Francia, una pubblicazione che lo rese così famoso in Francia per le sue disavventure giudiziarie. Non solo: la notizia era già ben nota a Bruxelles sin dal 1822, anno in cui, proprio in quella città, venne pubblicata la citata Galerie historique des contemporaines, ove venivano riportate in dettaglio le accuse, la condanna e, addirittura, ci si attardava a descriverne il portamento in aula con tono tali da sembra credere alla sua innocenza come ricorda il compilatore della Le Bibliophile belge, stampata, proprio a Bruxelles, nel 1846. Già quando venne scelto per Le National, la scelta sconcertò i ministri, per i precedenti di Libri-Bagnano: dunque, ne erano informati persino all'Aia. In definitiva, è lecito concludere come siano da considerare false le affermazioni che attribuiscono la 'scoperta' del passato da carcerato del Libri-Bagnano ai giornali di opposizione del 1829: essi si limitarono a rivangarle. Tanto è vero che persino il Bartels, il quale esplicitamente mente scrivendo che all’epoca dell'arrivo del Libri-Bagnano a Bruxelles nessuno conosceva i suoi precedenti, non può, nemmeno lui, evitare si soggiugere se non il de Potter. Non fu affatto un caso, quindi, che le vicende del 1829 coincisero con la definitiva separazione del conte dal De Potter.

Libri-Bagnano reagì da par suo: i suoi articoli sul giornale cominciarono ad essere firmati come il carcerato, il galeotto, il falsario; tacciava gli avversari (che lo insultavano) di ribelle! Bugiardi! Straccione! Anarchici! Ed ingrati traditori!. Non sembra, però, che avesse perso il favore del governo che, d'altra parte, era perfettamente a conoscenza della situazione.

Un secondo punto di attacco ebbe a che fare con la apparente fortuna economica del Libri-Bagnano: aveva preso alloggio in una casa distinta, in uno dei principali punti di passaggio: rue de la Madeleine; una condizione insolita per un esule, che diede spazio a spesse polemiche: L’Italiano … fa soldi delle proprie catene … Il dotato villano diviene ricco con il suo servizio al dispotismo. I giornali di opposizione vennero lanciati alla ricerca di una spiegazione, quanto più losca, tanto meglio. La traccia d’indagine era suggerita dalla circostanza che Le National aveva, allora, il monopolio delle comunicazioni ufficiali e delle comunicaizoni diplomatiche: si trattava, quindi, di indagare ogni traccia di finanziamento governativo al giornale.

Tale ricerca si collegò ad un vecchio oggetto di polemica: il credito, iscritto nel bilancio dello Stato per un milione di fiornini, volto all'incoraggiamento dell’industria nazionale, noto come million de l’industrie ('il milione di fiorini per l’industria'). Si trattava di un 'credito straordinario', iscritto fra le 'esigenze impeviste' e, in quanto tale, esso veniva votato ogni anno dagli Stati Generali. Conseguentemente, era costantemente oggetto di interesse giornalistico e politico: ma tale interesse si scontrava con l’assoluta reticenza del governo, che di quel, pur ingente, credito non volle mai rendere conto al parlamento (gli Stati Generali). Ne nacque un mistero, reso tanto più fitto dalla circostanza che ogni anno il credito veniva iscritto nel bilancio dello stato come uscita secca, mentre si sapeva che detti capitali venivano, a volte, rimborsati e, comunque, fruttavano interessi. Ed il mistero che circondava tali spese produsse il sospetto che servisse per corruzione politica e spese segrete: a farne le spese fu il LIbri-Bagnano.

Verso la fine del 1829, il Courrier Belge pubblicò documenti che provavano l’impiego di parte dei fondi del million de l’industrie a favore del Libri-Bagnano: tre versamenti (30'000 fiorini il 20 giugno 1827, 30'000 fiorini il 2 giugno 1828, 25'000 fiorini il 23 luglio 1829), tutti portavano a margine la annotazione geheim (segreto). Tale cifra varia largamente, a seconda delle fonti: arrotondata a 100'000 fiorini, ovvero fatta salire sino a 100'000 o 160'000 fiorini, addirittura sino alla concorrenza di 300'000 fiorini per il Bartels; poche le fonti che la registrano correttamente. In realtà è ragionevole che le cifre del Courrier Belge fossero corrette: gli 85'000 fiorini facevano 180'000 franchi: da qui, forse, la confusione delle cifre, nel fuoco della polemica giornalistica. Si giunse ad affermare, mentendo, che in alcuni casi il denaro è stato dato apertamente .

Tali accusero vennero credute, poiché suonarono come una conferma dei sospetti che avevano sempre interessato questo istituto. Un esito paradossale, per un provvedimento di spesa che aveva portato grandi benefici alle manifatture e dei commerci delle province meridionali. Se fossero o meno fondate, sono pochissime le fonti che ne dubitano. Ma, a ben vedere, i memorialisti non inistono sul possibile arricchimento personale, quanto, piuttosto, sulla concorrenza sleale: la più grande parte dei fondi … servirono ad acquistare a Parigi presse e caratteri da stampa. Peraltro, quando, un anno più tardi, al conte vennero distrutti l’abitazione e la libreria, egli considerò l’evento il suo disastro: segno che non aveva messo molto altro da parte.

Resterebbe solo da annotare come la questione del million de l’industrie e lo scandalo Libri-Bagnano rappresentassero solo due dei molti cavalli di battaglia della stampa di opposizione: l’organo del de Potter, il Courrier des Pays-Bas, insisteva anche sulla condotta del Principe d’Orange, e sulla l’inconcepibile influenza del Libri-Bagnano. Non mancò nemmeno, come nelle più classiche vicende giornalistiche, un, ormai dimenticato, affare dei diamanti.

Il nome di Libri-Bagnano era divenuto l’emblema di tutto ciò che vi era di vile e degradato … ed ogni accusa che gli veniva portata, non importa quanto terribile o falsa, era presa per vera senza un attimo di esitazione, sino a costruire, nei suoi confronti, un terribile pregiudizio. È a questi frangenti che va fatta risalire la gran copia di insinuazioni che ne circondano la memoria: dal plausibile agente del re d’Olanda, agli xenofobico schiavo italiano ed un intrigante italiano a il forzato, pamflettaro (pamphlétaire), un avventuriero, a cosiddetto conte di Bagnano ai dettagli fisici: i suoi capelli rossi, i suoi bassi rossi ed irsuti, il suo viso di una bruttezza rimarchevole, intriso di astuzia, di acume e di malvagità, gli davano l’apparenza di Asmodeo che usciva dalla boccetta ove era rimasto a lungo imprigionato. Complimenti peraltro estesi alla famiglia di origine: uno dei membri della quale Machiavelli designa sotto il nome di "Traditore".

Libri-Bagnano era appena meno odiato del Van Maanen … considerato alla stregua di un suo portavoce e la reputazione de Le National rasa al suolo. Tanto che un commentatore di parte olandese poté giudicare, ex-post, la sua nomina come un atto di quasi incomprensibile follia. Per portare solo un altro esempio: durante la sessione degli Stati Generali, a fine 1829, all'Aia giunsero molte petizioni ed almeno una (firmata dal decano della cittadina fiamminga di Roulers, dal clero e dalla popolazione) domandava esplicitamente la cacciata del favorito, Libri-Bagnano.

A questa massiccia campagna diffamatoria, va fatta risalire un’ultima accusa. Il Bartels, la fonte che più insiste nell'elevare il ruolo del Libri-Bagnano da pubblicista governativo a 'favorito' di Guglielmo I, è il solo ad informarci che il conte avrebbe assunto, persino ufficialmente, dei compiti di polizia: era stato incaricato della polizia delle poste e della sorveglianza dei tribunali. Tutte le lettere sospette erano aperte, lette e copiate nel suo gabinetto. Egli svaluta, però, l'informazione,caricandola di espliciti significati polemici: il disonore del governo così avvilito da confidare le più importanti funzioni a dei simili agenti, la impudenza del Libri-Bagnano che non si dava pena di nascondere questo agire. Tanto che, in assenza di altri riscontri e tenuto conto della verve polemica del memorialista, nonché della damnatio memoriae che aveva colpito il Libri-Bagnano, la notizia non può essere ritenuta attendibile.

La impopolarità del Libri-Bagnano era un ottimo indice di quella del governo. Aggravata, principalmente, dall’Unione fra cattolici e liberali, che si espresse in una prima 'Petizione Nazionale', indirizzata a Guglielmo I. Questi, nel corso del 1829, fece diversi tentativi di riavvicinare i cattolici al governo, ma senza alcun successo, anzi: nell’ottobre 1829 il cattolico Courrier de la Meuse raccomandava un universale rifiuto di pagare le tasse. Poi, il sovrano scese nelle provincie meridionali per una visita di Stato, nel corso della quale, sebbene bene accolto, non volle evitare di definire le richieste espresse dalle petizioni 'comportamento infame' (une conduite infâme).

Uno degli oggetti principali delle petizioni era l’abolizione della vigente 'legge sulla censura', contraria alla Legge Fondamentale, ma in vigore dal 1815. Nel corso della sessione, all'Aia degli Stati Generali, i deputati cattolici belgi de Broukère e de Gerlache ne misero ai voti l'abolizione: bocciata, l'8 dicembre 1829, con il voto compatto dei deputati olandesi. Guglielmo I ne fu tanto lieto da pubblicare, tre giorni più tardi, un 'reale messaggio' in cui dichiarava la Legge Fondamentale una concessione della corona e la legge sulla stampa un argine necessario alla stampa libera che recava confusione nello Stato. Confermava il sistema di amministrazione sin lì seguito, unico per le provincie meridionali e settentrionali. Non solo: descriveva gli autori delle petizioni come fanatici e la stampa di opposizione come organo di una rivolta faziosa ed animata dalla religione contro un governo paterno. Nel testo i contemporanei intravidero la mano del Libri-Bagnano, dal momento che gli autori delle pacifiche petizioni venivano definiti malcontents: un termine caro a Le National.

La provocazione si trasformò in una umiliazione, quando il ministro della giustizia Van Maanen emise una circolare che imponeva a tutti i funzionari pubblici di dichiarare la propria adesione al suddetto proclama reale: quelli che rifiutarono vennero sommariamente dimessi. Per tutta reazione, alla fine di dicembre i deputati belgi imposero (55 voti contro 52) il respingimento del budget dello Stato. Salvo, pochi giorni dopo, approvare una seconda proposta di Bilancio, che non menzionava l’odiato balzello sul macinato ed il macellato (la menzionata mouture and abbatage).

La umiliazione si trasformò, infine, un grave errore politico, allorché il sovrano, volle riaffermare la propria autorità, emettendo, l’8 gennaio 1830, un 'reale decreto' che licenziava, dai loro incarichi nella funzione pubblica, sei deputati belgi di opposizione. Un atto palesemente vendicativo, non degno di un monarca, e del tutto inutile, dal momento che i deputati belgi avevano dimostrato di essere animati da intenzioni tutt’altro che estremiste. Estremista, semmai, era la concezione 'tardo-assolutistica' di Guglielmo I.

Fu a quel punto che de Potter diede fuoco alle polveri. Cominciò assalendo il 'reale messaggio' dell'11 dicembre: articoli sul Courrier des Pays-Bas ed un pamphlet sostennero che i diritti della dinastia non precedevano ma discendevano dalla Legge Fondamentale e che, quindi, i diritti dinastici non erano indipendenti dal consenso nazionale. Le due parti avevano probabilmente entrambe torto, in quanto tutto quanto (Stato, diritti dinastici, Legge Fondamentale e conseguenti diritti) derivavano tutti ed esclusivamente dall'accordo delle grandi potenze, sancito con il Trattato di Vienna del 1815. Tuttavia la sfida era particolarmente ardita, in quanto investiva non più il governo (come era stato sino a quel momento), bensì direttamente il sovrano: Guglielmo I non voleva tollerare oltre.

Non fu necessario attendere molto: de Potter assalì anche il 'reale decreto' dell'8 gennaio, pubblicando, il 31 gennaio 1830, l'appello per una sottoscrizione nazionale volta ad indennizare i sei deputati licenziati dai loro posti pubblici. Condito da un generico appello ad un 'atto nazionale di unione', i cui membri si obbligassero a resistere al governo in ogni maniera non opposta alla legge. de Potter venne fermato, ma, il 3 febbraio il Courrier Belge (insieme ad altri quattro o cinque giornali) pubblicò una analoga lettera firmata dal De Potter.

L’indomani 4 febbraio le sue carte vennero sequestrate. L'8 febbraio, giungeva dall’Aia l'ordine del Van Maanen di arrestare anche il Tielmans (la cui corrispondenza con De Potter era stata letta dopo il sequesto), Coché-Mommens, editore del Courrier des Pays-Bas, Vanderstraeten, editore de Courrier Belge, de Neve, stampatore de Le Catholique, Barthels, editore de Le Catholique. E venne immediatamente istruito il processo.

Già il 4 febbraio, Libri-Bagnano scriveva su Le National che questo affare gli sembrava non poter sfuggire all’azione dei tribunali. Sulla base di questa frase si diffuse la diceria che Libri-Bagnano non fosse solo a conoscenza degli arresti, ma che avesse addirittura redatto, lui stesso, i capi d’accusa. Una asserzione non provata, più probabilmente una calunnia, che si sosteneva, però, presso l’opinione pubblica, in ragione della circostanza che il conte fosse l’unico avvocato del Van Maanen. E che, comunque, non intimorì il toscano. Anzi, nei giorni successivi perse ogni prudenza e diede libero sfogo alla sua penna sarcastica ed avvelenata. Incitava gli inquirenti: colpite e colpita senza requie … colpite nel vivo, poiché la cancrena, lo sfacelo corrodono il corpo sociale. Eppoi, ancora: Non è lontano il giorno in cui il 'Courrier des Pays-Bas' e 'Le Catholique' predicheranno nel deserto … Bisogna farla finita con questa banda di serpenti … Mettiamo ai Belgi la camicia di forza, mettiamo loro la museruola come ai cani ed impartire la disciplina della frusta.

È questo episodio (ben più delle molte calunnie sul suo travisato passato o la supposta corruzione), che permette di concordare con il giudizio del White: il metodo della stampa governativa accrebbe, anziché ridurre, l’obiettivo che cercava di abbattere … anziché offrire supporto al governo, questo giornale … contribuirono gravemente alla sua caduta. Bartels considerava che Le National valse un’armata all’opposizione rivoluzionaria.

Nel frattempo proseguiva il processo: inizialmente gli accusatori aveva pensato al delitto di attentato contro la vita o la persona dei membri della famiglia reale, che comportava la pena di morte. Poi, più saggiamente, si ripiegò sul caso in cui le dette provocazioni non siano state da alcun effetto, che comportava l’esilio. Infatti, nel maggio 1830, de Potter venne condannato ad otto anni di eslio, Tielemans e Barthels a sette, De Nève a cinque.

La condanna venne attribuita alla volontà, certamente ostile, del Van Maanen, già oggetto di generale riprovazione (il ministro, veniva attaccato con furia fanatica, dai principali giornali del partito cattolico e liberale) e, insieme ad un 'reale decreto' del 21 giugno 1830 che faceva dell'L'Aia la sede della corte suprema di giustizia, creò le condizioni politiche per la imminente rivoluzione.

Nei giorni precendenti la rivoluzione, venne rinvenuta per Bruxelles la scritta: Abbasso Van Maanen, morte agli Olandesi, abbasso Libri-Bagnano e Le National. La rivolta ebbe inizio proprio con l’assalto alle sue proprietà: nella notte fra il 25 ed il 26 agosto 1830, all’uscita dal Teatro de la Monnaie,, degli spettatori gridarono: 'Chez Libri'. Sono alcune decine, dall’aspetto borghese. La piccola folla si diresse, anzitutto, agli uffici de Le National, con la attigua libreria. Questi erano chiusi quando la folla li assalì. Le finestre e le porte del giornale furono scassate, i torchi di stampa fracassati, il materiale della stamperia distrutto. Tanto che l'ultimo numero de Le National porta la data del 26 agosto ed il numero 236-237.

Dopodiché venne proposto di attaccare l’abitazione stessa del Libri-Bagnano, poco oltre sulla Rue de la Madeleine, nei pressi dell’attuale Galerie Bortier,: avendo forzato l’ingresso, la casa venne interamente saccheggiata a fondo, i mobili gettati per strada e distrutti dalla folla e con le tende venne fatto un tricolore francese. L’opera fu talmente metodica che, dell’intero edificio, restarono solo i muri esterni.

Libri-Bagnano, avvisato per tempo, si era messo in salvo. Ma, ovunque minacciato, braccato come il simbolo dell’odiato poteresi rifugiò in Olanda. E fece bene: nel mese successivo alla sua fuga da Bruxelles, lì le sue caricature si trovano un po’ ovunque.

Si rifugiò, come logico, in Olanda: cominciava così il terzo esilio del conte, quello definitivo, che si sarebbe protratto sino alla morte. Qui re Guglielmo si mostrò generoso con lui, assegnandogli una pensione. Che ne avesse un gran bisogno, lo testimonia la lettura del testamento lasciato dal conte: egli definisce la fuga da Bruxelles il suo disastro.

Il favore del monarca non deve, tuttavia, essere sopravvalutato: il ruolo del Libri-Bagnano rimaneva quello del pubblicista d’assalto, al servizio della corte. E, infatti, continuò a scrivere brochure e dei giornali, tanto ostili alla indipendenza ed alla stessa nazione belga che, ormai, le fonti lo classificavano come pubblicista olandese.

Particolare importanza ebbe un pamphlet uscito sotto lo pseudonimo di 'Mysochlocrate': La Ville Rebelle, ou les Belges au Tribunal de l’Europe del 1831 o 1830. Scritto di getto, esso costituì, indubbiamente, la sua 'vedetta'.

Con la sua vita avventurosa, Libri-Bagnano si era conquistato un posto nella storia del giornalismo politico europeo: così famoso in Francia per le sue disavventure giudiziarie ed in Belgio per i suoi scritti irreligiosi e per la sua fedeltà a re Guglielmo. Per fare un solo esempio: alla sua morte l'Arcivescovado di Parigi ritenne la notizia così importante, da dedicarle ben due articoli: il 26 gennaio ed il 23 febbraio 1836.

Dopo il 1832, la verve polemica e la stessa figura del Libri-Bagnano, dovettero cominciare a creare imbarazzo all’Aia, che si vedeva ormai costretta a scendere a patti con l'appena intronizzato Leopoldo I del Belgio, dopo il fallimento della invasione militare del Belgio (tentata nel 1831 e bloccata dall’intervento armato francese) e la successiva iniziativa franco-britannica, che portò al blocco dei porti olandesi ed all’ingresso in Belgio, il 15 novembre 1832, di una armata francese comandata dal maresciallo Gérard che pose l’assedio alla grande cittadella di Anversa, l’ultima ancora controllata dagli Olandesi nelle provincie merdionali, costringendola a capitolare il 25 dicembre 1832, dopo venti giorni di durissimo bombardamento .

Lo stesso Libri-Bagnano, nel ristampare La Ville Rebelle a Parigi, ebbe la cautela di mutarne il titolo nell'assai più neutro La Belgique en 1830-Documents pour servir à l’hisoire de son insurrection ed a rivederne il testo. Contemporaneamente, egli si preoccupava di inviare una petizione, indirizzata al nuovo sovrano di Francia, Luigi Filippo, ad invocare una revisione dei vecchi processi e dell’esilio comminatogli nel 1825.

Fu, quindi, un esule divenuto ormai scomodo a ricevere, verso la Pasqua del 1835, una lettera dal ministro olandese Goubau d'Hovorst, che gli testimoniava il proprio pentimento per aver condotto una politica ostile alla chiesa cattolica. Un invito, sembrerebbe, che il Libri-Bagnano decise di accogliere, dandone notizia ai propri conoscenti.

Il 21 novembre seguente fece testamento, il 1 gennaio 1836 morì nella sua casa di Amsterdam. Pochi giorni dopo si tenne il funerale, in una delle poche cappella cattoliche allora tollerate in quella città: alla presenza di persone di distinzione l’officiante diede lettura del testamento: premessa la riconoscenza a Guglielmo, il conte ritrattava tutto ciò in cui aveva aveva potuto ferire la religione, la Chiesa, il clero, sia con i suoi scritti, sia con i suoi atti e concludeva pedonando tutti i suoi nemici, come sperava che essi lo perdonassero.

Quest’ultima preghiera, tuttavia, non venne affatto esaudita: anni più tardi Le Bibliophile belge irrideva tale tarda conversione: morì come un cappuccino ... la paura è, di tutte le cose che convertono, la più efficace. Ben più equanime, il giornale dell’Arcidiocesi di Parigi benediceva Dio della grazia che egli aveva fatto ad un uomo distinto per nascita e spirito, ma che si era smarrito a causa delle idee del suo secolo e dell’esercizio delle circostanze.

Oltre che nella biografia del conte, La Ville Rebelle rappresenta uno snodo anche della memoria che di lui si è conservata: a partire, grossomodo, dal 1835, le fonti lo ricordano come padre dell’illustre geometra: il giovane figlio Guglielmo era, effettivamente, divenuto celebre a Parigi, ove si era conquistato un posto di rilievo nella intellighenzia della Monarchia di Luglio. Alla sua ormai consolidata fama si deve, probabilmente, che persino il Bartels, accanito denigratore del padre, non potesse esimersi dal registrare che appartenesse ad una distinta famiglia di Firenze: forse l'unica considerazione non insultante in pagine e pagine scritte al curaro.

Sino alla metà del XX secolo la storiografia nazionale belga lo ha ricordato come condannato per mano del tribunale, il cosiddetto conte di Bagnano … già ufficiale francese condannato per mano del tribunale al fine di perseguire ragioni polemiche assai pressanti: ad esempio il più volte citato Bartels si preoccupava di sottolineare (ed accrescere grandemente) le malefatte del Libri-Bagnano per insegnare agli stranieri, ancora troppo prevenuti in favore del governo olandese, come ci trattava il re d’Olanda, i suoi amici e valletti. Una campagna denigratoria tanto massiccia da annullare, sostanzialmente i pochi giudizi equilibrati: un Italiano di indubbia capacità ma di dubbi antecedenti; uno scrittore brillante e caustico, ben capace di portare la sfida polemica nel campo avversario. Ma i suoi precedenti giocavano contro di lui e egli divenne secondo, nell’odio popolare, al solo Van Maanen.

Con l’andare dei decenni, tale tradizione denigratoria si è conservata intatta, seppur volta a finalità nuove: meglio celebrare l’attitudine dei redattori 'eroi della libertà' e, specialmente, quella del De Potter. E, come tale, si è congelata sino ai giorni presenti.

Una tesi, questa, che costituisce un trascurato prototipo del pregiudizio anti-italiano nella cultura europea e che poteva essere assai ben accolta in un Belgio che, in quegli anni, forniva centinaia di zuavi a Pio IX: il nerbo di quell’esercito che vinse a Mentana, per, poi, farsi battere a Castelfidardo ed a Porta Pia.

Ripubblicato in italiano, nel 1829, con il titolo di Delle cause italiane nell’evasione dell’imperatore Napoleone dall’Elba, pubblicato a Bruxelles.

Ha lasciato manoscritti Traité des Prisons, ou Pensée d’un mort.

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Ilga

L'ILGA (International Lesbian and Gay Association) è l'associazione internazionale che riunisce più di 400 gruppi omosessuali e lesbici di tutto il mondo. È attivo con campagne per i diritti gay, sulla scena internazionale dei diritti umani e civili, e presenta regolarmente petizioni alle Nazioni Unite e ai governi. L'ILGA è rappresentato in circa 90 nazioni del mondo.

L'ILGA venne fondata l'8 agosto 1978 durante la conferenza della Campaign for Homosexual Equality a Coventry (Inghilterra), durante un incontro cui parteciparono 30 persone in rappresentanza di 17 organizzazioni di 14 paesi. Venne inizialmente chiamata International Gay Association (IGA), ma cambiò il nome in ILGA nel 1986. La prima associazione conosciuta che combatté per i diritti degli omosessuali fu “The Society for Human Rights”, fondata a Chicago nel 1924.

La Conferenza di Coventry fece anche appello ad Amnesty International (AI) affinché sollevasse il problema della persecuzione di gay e lesbiche. Al termine di una campagna che durò 13 anni, AI incluse i diritti degli omosessuali nel proprio mandato, e ancora oggi è tra i più appassionati difensori dei diritti GLBT a livello internazionale.

Il ruolo dell’ILGA fu anche indispensabile per il depennamento dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’ILGA fu la prima associazione per i diritti gay a guadagnare lo “status consultivo” come organizzazione non governativa presso le Nazioni Unite. In suo nome vennero presentate relazioni alla Sottocommissione delle Nazioni Unite per la prevenzione della discriminazione e la tutela delle minoranze (sessioni del 1993 e del 1994) e alla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani (sessione del 1994). Questo status venne però sospeso nel settembre 1994. Il Consiglio d'Europa rispose allora alle richieste per uno status consultivo da lungo tempo avanzate dall’ILGA con un’inchiesta sulle motivazioni della sospensione dall’ONU, e alla fine del 1997 soddisfece la richiesta dell’organizzazione garantendole lo status consultivo. Il Programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS (UNAIDS) sentenziò che, a causa della controversia, non avrebbe finanziato nessun progetto che fosse collegato all’ILGA. Attualmente, ILGA-Europe e l’Australian Coalition of Activist Lesbians sono le uniche associazioni per la tutela dei diritti degli omosessuali presso il Consiglio Economico e Sociale.

La sezione europea dell’ILGA è accreditata anche presso la Commissione Europea ed è da essa parzialmente finanziata.

Nell’estate del 1993 l’ILGA ottenne lo status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) come organizzazione non governativa, aggregandosi ad altre 3.000 organizzazioni con sede in tutto il mondo. Tuttavia, lo status venne sospeso nel 1994 in seguito a una campagna condotta da Jesse Helms e incentrata sull’affiliazione del NAMBLA all’ILGA. I membri dell’ILGA votarono – 214 contro 30 – a favore dell’espulsione di tre gruppi pedofili, ma ciò non fu sufficiente per convincere l’ONU dell’assenza, tra i membri dell’associazione, di altre organizzazioni che sostenessero la pedofilia.

Nel 1985, l’ILGA aveva votato una risoluzione nella quale si affermava che “i giovani hanno diritto all’auto-determinazione sessuale e sociale e che le leggi sull’età del consenso operano spesso verso l’oppressione anziché la protezione”. Nonostante questa apparente concordanza con le tesi del NAMBLA sull’età del consenso – congruenza espressa solo nove anni prima – alla fine del 1994 questa organizzazione, assieme ad altre due (MARTIJN e Project Truth), venne espulsa dall’ILGA con l’accusa di essere meri “gruppi il cui scopo principale è quello di supportare e promuovere la pedofilia”. L’azione fu tuttavia considerata non adeguata, e l’ONU ritirò lo status consultivo all’ILGA con motivazioni “basate sulle preoccupazioni sorte su membri o società associate che promuovono o giustificano la pedofilia”.

Nel 2001 l’ILGA fece domanda perché il suo status venisse ripristinato, ma il 30 aprile 2002 il Consiglio economico e sociale bocciò la richiesta con 29 voti contro 17. Il Washington Times affermò che le cause del rigetto della domanda andavano ricercate nel mancato apporto, da parte dell’associazione, di prove sufficienti tese a dimostrare la definitiva espulsione del NAMBLA e degli altri gruppi pedofili dal novero dei propri membri, avendo l’ILGA rifiutato di fornire agli agenti delle Nazioni Unite la lista completa dei propri affiliati. L’ILGA aveva giustificato questa reticenza chiedendo che venisse preso in considerazione il fatto che in molti paesi l’omosessualità è ancora sanzionabile penalmente, e che l’infrazione della segretezza avrebbe permesso l’identificazione di gruppi localizzati in aree pericolose.

Il 3 maggio 2003 l’ECOSOC respinse, con un’altra votazione, la richiesta di ottenimento dello status consultivo. Un’ennesima domanda dell’ILGA, alla quale si associarono numerose altre associazioni GLBT, è stata rigettata il 23 gennaio 2006.

Oggi, l’ILGA afferma di aver completamente espunto ogni istanza pro-pedofilia, e la sua attività di promozione dei diritti degli omosessuali procede in ogni regione del globo. Tuttavia, lo scandalo NAMBLA è ancora vivo nella memoria, e utilizzato dagli oppositori del movimento GLBT (tra i quali vi è la cosiddetta destra religiosa) che lo usano come pretesto per le loro campagne discriminatorie.

Nel luglio 2006, grazie al voto contrario dei paesi africani, di quelli islamici, degli Usa e dell'Australia, le è stato nuovamente negato dall'Ecosoc lo status consultivo.

Nel dicembre 2006 lo stesso Ecosoc ha poi deliberato (con il voto a favore dei paesi europei e quello contrario dei paesi africani e asiatici in cui l'omosessualità è ancora oggi punita con la pena di morte) di accreditare come organizzazione avente status consultivo la sezione europea dell’Ilga.

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Diritti umani negli Stati Uniti d'America

Gli Stati Uniti sono firmatari della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. La Costituzione degli Stati Uniti, nel paragrafo riguardante la "Carta dei Diritti", al I emendamento, stabilisce che "il Congresso non potrà porre in essere leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione o per proibirne il libero culto, o per limitare la libertà di parola o di stampa o il diritto dei cittadini di riunirsi in forma pacifica e d'inoltrare petizioni al governo per la riparazione di ingiustizie." Il V e il VI emendamento garantiscono il diritto ad un giusto processo e il diritto alla difesa. Il XV emendamento garantisce il diritto di voto senza discriminazioni. Non vi sono garanzie riguardanti il diritto al lavoro, alla salute, all'istruzione. Il governo statunitense è stato frequentemente accusato di violare i diritti umani inclusa la tortura, estradizioni illegali, omicidi, carcezioni senza processo e supporto a dittature.

Nel 1492 Cristoforo Colombo sbarca nell'attuale continente americano, su alcune isole caraibiche. Gli spagnoli sono i primi a esplorare il territorio americano, seguiti dagli inglesi nel 1497, dagli olandesi nel 1609 e dai francesi nel 1652. Nei secoli seguenti gli europei fondano diverse colonie: la prima colonia britannica di successo venne fondata nel 1607 dagli inglesi, a Jamestown nella Virginia. Sino al 1621 il rapporto tra nativi e coloni risulta pacifico. Nel 1622 iniziano i primi scontri con i nativi americani che durano sino al 1890, con il quasi totale sterminio delle popolazioni native (si stima ci siano nel continente americano, allo sbarco di Cristoforo Colombo, circa 90 milioni di persone, di cui tra gli 8 e i 40 nel Nord America). Secondo altri sudiosi invece i nativi dell'America settentrionale sono soltanto un milione . Lo storico David Stannard stima che negli anni successivi al 1492 sono morte, a causa di violenza o malattia, tra le popolazioni native dell'intero continente, 100 milioni di persone. Ward Churchill, professore di etnologia alla University of Colorado, stima la riduzione delle popolazioni indigene del Nord America da circa 12 milioni nel 1500 a crica 237.000 nel 1900 rappresentando ciò un "immenso genocidio . . . il più grande mai registrato." Sin dall'inizio le potenze europee deportano milioni di individui dal Continente Africano verso le Americhe. Si stima che la Tratta degli schiavi abbia coinvolto dai 12 ai 21 milioni di persone. Gli schiavi e le popolazioni native sono sottomessi, potendo contare i coloni sulla superiorità tecnica e militare nelle varie ribellioni e nei vari conflitti che si succedono in questo periodo storico. La popolazione dei coloni è principalmente formata da agricoltori.. Secondo l'organizzazione femminista Women International Center l'uomo possiede virtualmente la moglie ed i figli. Se un uomo povero decide di mandare i figli all'orfanotrofio, la moglie non ha possibilità legale di obiettare. Diverse comunità, comunque, modificheranno la common law per permettere alle donne di agire nei tribunali e, previo consenso del marito, per possedere beni propri. Numerosi mercanti divengono molto ricchi fornendo i loro beni alla popolazione agricola e finiscono per dominare la società delle città.

In seguito ad un anno di guerra, grazie anche all'alleanza con la Francia e i Paesi Bassi, il Congresso delle Tredici colonie britanniche proclama l'indipendenza degli Stati Uniti dalla Gran Bretagna. Continuano però le battaglie tra i coloni e l'esercito britannico, in quella che viene definita come Rivoluzione Americana, sino al 1783, anno in cui viene sottoscritto il Trattato di Parigi, che pone fine alla guerra. Inizia così il percorso che porta nel 1789 alla Costituzione Americana e all'elezione del primo presidente degli Stati Uniti, George Washington. In seguito il Congresso approva molte leggi per l'organizzazione del governo e la Carta dei Diritti degli Stati Uniti d'America. La situazione in tutto il periodo rimane, per quanto riguarda le condizioni della gran parte della popolazione, comunque terribile; tra sanguinose guerre interne e contro l'impero britannico, carestie e migrazioni dei coloni dal sud al nord, la schiavitù perdurante di milioni di individui, lo sterminio delle popolazioni native, la guerra intrapresa contro il Messico dal 1846 al 1848, che porta all'annessione del Texas, della California e del Nuovo Messico, i valori umani finiscono sempre in secondo piano rispetto alle mire espansionistiche e economiche del Congresso e della classe dominante.

Le grandi differenze culturali e sociali, tra il nord industrializzato e il sud agricolo, le divergenze sullo schiavismo, sostenuto soprattutto dai proprietari terrieri del sud, portano alla secessione del 1861, con la creazione degli Stati Confederati d'America. Le condizioni della gran parte della popolazione rimangono comunque terribili; la divisione tra i ricchi, gli industriali del nord i proprietari terrieri del sud, e il resto povero della popolazione, per gran parte di origini africane, diviene sempre più marcata. Un ulteriore peggioramento avviene allo scoppio della Guerra di secessione americana, in cui milioni di persone vengono arruolate dall'Unione del Nord e dalla Confederazione del Sud e si stima una perdita di 500.000 soldati. Nel 1865 si conclude la guerra: per via principalmente della maggior miseria e minori risorse, i sudisti escono soccombenti.

Alla fine della guerra gli Stati Uniti sono ancora divisi. Nel sud la politica di ricostruzione continua per un decennio e molte leggi sui diritti civili vengono abbandonate. Continua l'espansionismo verso ovest, alimentato da nuovi flussi migratori, che porta a ulteriori conflitti con i nativi Sioux e Apache, che vengono allontanati dai loro territori. L'industria si espande rapidamente e gli Stati Uniti divengono potenza economica dominante tra le potenze del periodo. L'esplosione economica viene accompagnata dalla crescita del populismo e del movimento operaio americano (nel 1892 viene creato il Partito Populista). Nell'arco di tempo dal 1840 al 1920 avviene un flusso migratorio dall'Europa, senza precedenti: 37 milioni di individui, in cerca di opportunità economiche e terreni da coltivare, giungono dall'Italia, dall'Irlanda, dalla Germania, dalla Gran Bretagna. Le procedure di immigrazione sono rese particolarmente complesse per giapponesi e cinesi con lo scopo di ridurre, sin quasi ad azzerare, i nuovi arrivi. Dal 1890, in seguito ad una grave crisi economica e soprattutto su pressione dei leaders dell'industria spinti dal fine di aumentare il commercio nei mercati d'oltremare, inizia una politica d'espansionismo, che porta alla Guerra ispano-americana per il possesso di Cuba, alla Guerra filippino-americana iniziata nel 1899, all'occupazione militare di molti paesi dell'America Latina.

Una delle più antiche associazioni per i diritti umani è l'NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), attiva dal 1909. Viene costituita con l'intento di assicurare uguaglianza di diritti politici, all'istruzione, sociali e economici di tutte le persone e di eliminare l'odio e la discriminazione razziale. Altro importante movimento per i diritti umani è l'LCCR (Leadership Conference on Civil Rights) fondato nel 1950 da 30 associazioni dei diritti civili,; una coalizione che oggi raggruppa 200 associazioni statunitensi per i diritti umani. Nasce con lo scopo di promuovere il rafforzamento e l'entrata in vigore di legislazioni e politiche per l'affermazione dei diritti civili.

L'acqua potabile è accessibile dal 100% dei cittadini. Il livello di denutrizione è inferiore al 2,5%.

Nel 1997 l'associazione NAACP lancia l'iniziativa ERI (Economic Reciprocity Initiative), un movimento di consumatori per valutare i rapporti tra la comunità afro-americana e le aziende statunitensi, in risposta alle legislazioni discriminatorie, esistenti sino ad oggi, emanate dai vari stati federali. Nel 1998 il presidente dell'Associazione viene arrestato durante una manifestazione davanti alla sede della Suprema Corte per protestare contro la discriminazione razziale nella scelta degli assistenti della Corte; nel 1998 solo l'1,2% degli assistenti di giustizia sono ispanici e l'1,7% sono neri, rappresentando ciò una grave discriminazione.

Gli USA, insieme a Israele, Palau e le Isole Marshall sono gli unici paesi che si sono opposti alla risoluzione 60/251 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la creazione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che ha sosituito la Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani. Gli Stati Uniti hanno giustificato il voto contrario con il fatto che avrebbero voluto un consiglio "più forte", con una maggioranza di due terzi nelle elezioni per farne parte e l'espulsione automatica per gli stati che non rispettano i diritti umani. Gli Stati Uniti hanno comunque dichiarato che avrebbero finanziato e collaborato con l'organismo.. Per le stesse ragioni gli Stati Uniti non si sono candidati a far parte del consiglio per le elezioni del 2006 e del 2007.

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Pancrazio De Pasquale

Pancrazio De Pasquale (Giardini Naxos, 6 agosto 1925) è un politico italiano, esponente del Partito Comunista Italiano e già parlamentare europeo.

Deputato all'Assemblea regionale siciliana, fu presidente dal 1976 al 1979. Fu eletto deputato europeo alle elezioni europee del 1979, poi confermato nel 1984 per le liste del PCI. È stato presidente della Commissione per la politica regionale e l'assetto territoriale, membro della Commissione per il regolamento e le petizioni e della Delegazione al comitato misto Parlamento europeo/Corti spagnole.

Dopo la svolta della Bolognina aderì a Rifondazione Comunista e con il PRC fu eletto deputato dopo le elezioni politiche del 1992.

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Maria Teresa Coppo Gavazzi

Maria Teresa Coppo Gavazzi (Milano, 26 marzo 1942) è una politica italiana, esponente della Democrazia Cristiana e già parlamentare europea.

È subentrata al Parlamento europeo nel maggio 1993, dopo essere stata candidata alle elezioni del 1989 per la lista della DC. È stata membro della Commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori, della Commissione per le petizioni e della Delegazione per le relazioni con la Repubblica popolare cinese.

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Source : Wikipedia