Patty Pravo

3.4463631606503 (1911)
Inviato da nono 02/03/2009 @ 11:04

Tags : patty pravo, musica italiana, musica, cultura

ultime notizie
Nuovo sito avvicina giovani a big - ANSA
Madrina dell'iniziativa e' Patty Pravo che lo inaugura dando a tutti la possibilita' di collaborare al suo prossimo lavoro discografico. Grazie ad un accordo,agenti,produttori discografici, organizzatori di spettacoli, direttori di casting e direttori...
Il grande jazz torna a Monforte d'Alba - ANSA
Ad aprire la stagione saranno la classe e il carisma della ''ragazza del Piper'', Patty Pravo, mentre sabato 11 luglio sara' possibile assistere all'unica data estiva in Italia dei The Blind Boys Of Alabama. Domenica 19 luglio sara' la volta di...
Pausini&Friends, dvd in autunno Voci scatenate (qualche pagellina..) - La Stampa
E' rimasta a casa Loredana Berté, pare non soddisfatta per mancanza di prove; Patty Pravo era in concerto a Dubai; malata la Tatangelo, e Zanicchi nuovamente europarlamentare chissà dov'era andata a finire. Le dame garanti - Pausini, Mannoia, Giorgia,...
SEGUIRANNO NELL'ORDINE THE BLIND BOYS OF ALABAMA, MADELEINE ... - Cuneocronaca.it
Si apre con la classe e il carisma di Patty Pravo, che inaugurerà l'Auditorium sabato 4 luglio con una band di straordinari musicisti, confermandosi ancora una volta come una delle più grandi interpreti della musica italiana. Il week end successivo,...
Shel Shapiro & Band - Omaggio a Fabrizio De André - Il Resto del Carlino
Nei concerti Shel canta i suoi storici successi ei più noti testi da lui scritti per altre interpreti (Mina, Mia Martini, Patty Pravo). Verranno anche eseguiti brani di autori, cantati e gruppi internazionali (The Beatles, Bob Dylan,...
Fiera della Musica: al via la X° edizione - NotiziarioItaliano.IT
Consta di 4 incontri con ospiti del calibro di Patty Pravo, Negrita, Damned, Joe Jackson; ma l' ospite d'eccezione quest'anno sarà l' elegante pianista in collaborazione con l' affermata Orchestra Sinfonica del Friuli Venezia Giulia che suggerirà agli...
L'ACCONCIATURA EI COLORI PER L'ESTATE 2009 - Italiasalute.it
I capelli lunghi lisci saranno molto sagomati, seguendo un taglio netto e deciso, come le signore della generazione di Patti Pravo; i capelli ricci e lunghi andranno sistemati, invece, secondo regole opposte, per cui troveremo scalature e sfrangiature...
Amalfi si prepara alla serata di gala ripresa dalla Rai/Foto - Il Foglio Costa d'Amalfi
Calcheranno le scene amalfitane gli Stadio, uno dei gruppi storici del panorama italiano, il cui vocalist Gaetano Curreri è l'autore dei grandi successi di Vasco Rossi e Patty Pravo: Peppe Servillo (cantante degli Avion Travel) con il Solis String...
Monza, grande concerto di Paolo Conte - MBnews il primo quotidiano online di Monza e Brianza
A partire dagli anni sessanta ha composto brani di eccezionale valore artistico e di grandissimo successo, ma per il suo carattere schivo ha scelto spesso di rimanere dietro le quinte, scrivendo canzoni per colleghi come Celentano, Patti Pravo,...
Un musical per Maurizio Monti - Musical
A lui si devono alcune fra le più belle canzoni di Patty Pravo, fra cui la celebre "Pazza Idea" (ma anche "Morire tra le viole", il testo de "I Giardini di Kensington", "Per una bambola"). Ha firmato diversi successi anche per Morandi, Anna Oxa,...

Patty Pravo

Patty Pravo in una foto del 1969

Patty Pravo, nome d'arte di Nicoletta Strambelli (Venezia, 9 aprile 1948), è una cantante italiana.

Nicoletta trascorre i primi anni dell'adolescenza a Venezia con la nonna e, nel colto ambiente di casa, ha occasione di conoscere, fra gli altri, il cardinale Angelo Roncalli (il futuro Giovanni XXIII) e il poeta americano Ezra Pound. Fin da piccolissima studia danza e pianoforte, si iscrive al corso di direzione d'orchestra, ma successivamente si reca a Londra, e poi a Roma.

Si appassiona al rythm'n'blues e comincia a farsi notare col nome di Guy Magenta. È al leggendario Piper Club, luogo di culto e autentico simbolo di un'epoca, che viene scoperta dal manager Alberigo Crocetta, che conia per lei lo pseudonimo Patty Pravo ("veloce come la vita dei giovani").

Nel 1965 registra la sua prima apparizione cinematografica in Passeggiando per Subiaco, a tutt'oggi inedita, girata e prodotta da Tullio Piacentini: tra gli altri è presente il giovane Lucio Dalla con la canzone Il cielo.

Nel 1966 incide per la ARC il suo primo singolo, Ragazzo triste, (versione italiana di But you're mine di Sonny & Cher) e per la "ragazza del Piper" è solo il primo di una lunghissima serie di successi con canzoni celeberrime a metà tra il beat e il melodico: nel 1967 Qui e là e Se perdo te; nel 1968 La bambola, 45 giri che ottiene un successo planetario diventando immediatamente il suo "marchio di fabbrica" con oltre nove milioni di copie vendute. Successivamente entrano in classifica, una dopo l'altra, anche Sentimento, Gli occhi dell'amore, Tripoli'69 (di Paolo Conte), Il paradiso (di Lucio Battisti) e Nel giardino dell'amore (Rain di José Feliciano).

Innumerevoli le partecipazioni a molte trasmissioni tv, caroselli, e film. Bionda, esile e molto bella, disinibita e portabandiera della generazione sessantottina, Patty ha un'immagine magnetica ed energetica che la farà diventare simbolo dell'emancipazione femminile ed icona gay. Tuttavia è di questo periodo il suo rifiuto di prender parte ad Il giardino dei Finzi Contini, film di Vittorio De Sica dal romanzo di Giorgio Bassani: il grande regista le aveva proposto addirittura il ruolo di Micol.

Per i concerti e i dischi ingaggia un gruppo inglese che si esibisce al Piper Club, i Cyan Three, e si fidanza con il batterista, Gordon Fagetter, che diventa poi il suo primo marito; il gruppo la accompagnerà fino al cambiamento di repertorio nel 1970.

Nel 1969, il produttore Lilli Greco decide di cucirle addosso un progetto particolarmente ambizioso, un LP sul cui lato A viene inciso un vero e proprio concerto di 12 minuti circa, in cui la giovane cantante spazia da un'aria all'altra col supporto di un'orchestra di 90 elementi. Concerto per Patty si rivela un vero e proprio esperimento, coraggioso e alquanto sofferto. Funge da traino la seconda facciata, dove vengono incisi alcuni 45 giri e altre cover.

Nel 1970 arriva al Festival di Sanremo con La spada nel cuore in coppia con Little Tony, vincendo il Premio della critica.

In quell'anno Patty abbandona il beat e si converte definitivamente alla melodia: esce Per te, ancora di Battisti, e alla fine dell'anno partecipa a Canzonissima con due delle sue più grandi interpretazioni: Non andare via (adattamento in italiano di Gino Paoli, del classico Ne me quitte pas di Jacques Brel) e la maestosa Tutt'al più, che entra in classifica anche in Francia. Consolida, infatti, il proprio successo oltralpe, dove realizza lo show televisivo Bravo Pravo (dal quale verrà estratto un omonimo Lp); si esibisce, inoltre, all'Olympia di Parigi, tempio sacro della musica francese.

Ad un aspetto fisico efebico e quasi lunare si contrappone una voce profonda e sensuale, dai toni cupi e particolarmente adatta al rock ma anche alle interpretazioni drammatiche della migliore musica d'autore (chansonniers francesi, ecc...), che la giovanissima cantante esegue talvolta con parti recitate, mostrando delle grandi possibilità interpretative.

Fra il 1971 e il 1972 realizza per l'etichetta Phonogram tre LP di particolare pregio in cui approfondisce la rielaborazione della grande canzone d'autore, affidandosi a personalità del calibro di Jacques Brel, Léo Ferré, di cui incide tra gli altri Col tempo, probabilmente il brano che la stessa Pravo preferisce all'interno del suo repertorio. Canta anche Guccini, Vinícius de Moraes, e ancora Battisti; incide una cover della celeberrima My way (A modo mio).

Successivamente ritorna alla sua etichetta storica, la RCA, dopo alcune incomprensioni che avevano determinato la rottura del contratto due anni prima.

Nel 1973 ottiene un clamoroso successo con il brano Pazza idea, conquistando la prima posizione in classifica sia col singolo (circa un milione di copie vendute) che con l'omonimo Lp, registrato con le migliori tecniche dell'epoca messe a disposizione dalla casa discografica. Nell'album Patty include Poesia dell'allora esordiente Riccardo Cocciante e I giardini di Kensington, che prende la melodia da "Walk on the wild side" di Lou Reed, anche se il testo non ha nulla a che vedere con l'originale. Entrambi questi brani diventano suoi successi personali, mai usciti dal suo repertorio. L'album viene inciso anche in spagnolo e il singolo esce in vari paesi e altrettante lingue, a riprova del suo successo internazionale.

Nel 1974 lavora con lo stesso team di autori di Pazza idea (Maurizio Monti e Giovanni Ullu) ad un nuovo album, Mai una signora, che trainato dal boom commerciale dell'Lp precedente, riuscirà a bissarne il successo raggiungendo ancora una volta la prima posizione nella top-ten degli Lp più venduti.

Nel 1975 incide in brevissimo tempo l'Lp Incontro, che include testi di Francesco De Gregori (Mercato dei fiori), Antonello Venditti (Le tue mani su di me), e Bruno Lauzi (Roberto e l'aquilone), e parecchie cover tradotte da Sergio Bardotti, che firma l'omonima Incontro (dove la Pravo torna a recitare nella strofa). È di nuovo la regina dell'estate con uno show particolarmente coreografico in cui accenna a passi da danza, Magico incontro.

Nel 1976 realizza ai Nemo Studios di Londra l'album Tanto, con gli arrangiamenti di Vangelis (ex Aphrodite's Child): Io ti venderei, quarto brano di Battisti nella sua produzione, viene programmato anche nelle discoteche, mentre altre due canzoni (Per te che mi apri l'universo e Per amarti d'amore) sono firmate da un giovanissimo Pino Mango, poi semplicemente Mango.

Nello stesso anno intraprende un nuovo corso musicale con l'Lp pubblicato dalla milanese Ricordi, in seguito ribattezzato Biafra (per il disegno di copertina), ma all'epoca rimasto senza titolo: certamente uno dei suoi migliori album, per arrangiamenti e scelta delle canzoni, tanto impopolare quanto all'avanguardia, tra funky e new wave. Il suo primo grande insuccesso.

Nel 1978 riprende quota grazie alla conturbante interpretazione della leggendaria Pensiero stupendo, scritta da Ivano Fossati e Oscar Prudente, che la riporta alla Rca, nonché ai vertici delle classifiche. Alcuni brani del nuovo album Miss Italia risultano vittime di censura e rimarranno inediti per molti anni.

Nel 1979 realizza a Monaco di Baviera Munich album (con la hit Autostop), un altro Lp all'avanguardia per le sonorità elettroniche e le atmosfere di derivazione punk, soprattutto look e le performance. Dell'album fa parte la controversa e dirompente Male Bello, composta dall'Ivan Cattaneo sperimentale e provocatorio d'inizio carriera.

A tanta produzione artistica fa riscontro una vita privata piuttosto tormentata, con ben cinque matrimoni: il primo con Gordon Fagetter, batterista dei Cyan Three. Nel 1972 sposa in seconde nozze l'arredatore romano Franco Baldieri, da cui divorzierà subito dopo. Si lega dunque a Riccardo Fogli dei Pooh, con cui celebrerà un terzo matrimonio-lampo, piuttosto discusso in quanto lo stesso Fogli sarebbe uscito dal gruppo a causa di questa love story (fatto, però, smentito dalla stessa Pravo nella sua autobiografia), e avrebbe rotto il fidanzamento con Viola Valentino (che comunque in seguito sposerà). Tutto ciò dopo almeno due relazioni sentimentali con altri due componenti di altrettanti complessi italiani: Giorgio D'Adamo dei New Trolls e Maurizio Vandelli dell'Equipe 84.

Nel 1976 sposa il musicista americano Paul Martinez, e infine sposa anche il chitarrista Jack Johnson nel 1982, risultando addirittura trigama poiché due delle nozze precedenti non erano state annullate.

Dal 1980 insiste con l'allontanamento dai media iniziato nel decennio precedente (anche a causa dei continui attacchi sul piano personale da parte di un certo tipo di stampa), dunque lascia l'Italia per un periodo di vita e di ricerca musicale negli USA, dove concepisce con l'aiuto di Paul Martinez, David Kahne e Corrado Bacchelli l'album Cerchi, pubblicato per la CBO nel 1982: la nuova Patty Pravo è lontana anni luce dalla figura severa ed enfatica del periodo francese, mentre la sua voce abbandona progressivamente il caratteristico "vibrato".

Dopo l'esperienza americana, non particolarmente esaltante in termini di successo, suscitano un certo clamore i nudi apparsi su Le ore nel 1983.

Nel 1984 è la CGD di Caterina Caselli ad occuparsi del suo ritorno al Festival di Sanremo col brano Per una bambola, magistralmente interpretato con look di ispirazione orientale firmato da Gianni Versace e acconciatura di Marcello Casoni: una perfetta operazione di talento e immagine che le vale ancora il Premio della Critica. Nell'album Occulte persuasioni si avvale della collaborazione di Paolo Conte, nascosto dallo pseudonimo "Solingo".

In quello stesso anno partecipa allo trasmissione tv Premiatissima, con una stravagante interpretazione scenica e canora di alcune tra le più belle canzoni del primo Novecento.

Nel 1985 si presenta al Festivalbar con Menu, singolo dagli esiti non esaltanti.

Firma un nuovo contratto con la Virgin presentando al Festival di Sanremo 1987 la bella Pigramente signora: ma proprio durante lo svolgimento della kermesse, la cantante viene accusata di plagio poiché il suo brano risulta fin troppo simile alla canzone To the morning di Dan Fogelberg; in seguito a ciò viene annullato il contratto con la Virgin, evento che segna una battuta d'arresto in questi anni già difficili per la Pravo, alla ricerca di nuove elaborazioni artistiche che il pubblico non sempre comprende. A poco serve la pubblicazione di un nuovo, particolarissimo singolo dal titolo Contatto.

Nel 1989, ottenuto un nuovo contratto con la Fonit Cetra, pubblica dopo una lunga gestazione, l'album Oltre l'Eden..., uno dei suoi lavori più interessanti in assoluto (di cui però lei si dichiarò insoddisfatta), che ottiene critiche lusinghiere ma non lascia traccia in classifica.

Nel 1990 Patty Pravo avrebbe dovuto presentare il brano Donna con te al Festival di Sanremo, ma alla vigilia della manifestazione nega la sua presenza, giudicando il testo inadeguato al proprio personaggio. Il pezzo viene poi interpretato da Anna Oxa.

Nello stesso anno vince la manifestazione Una rotonda sul mare con l'evergreen Pazza idea, e incide un nuovo lp (Pazza idea eccetera eccetera) con tutti i suoi successi storici e altri brani d'autore del suo repertorio.

Allontanatasi ancora una volta dall'Italia, nel 1994 la sua originale ricerca musicale condotta in Cina ispira l'album Ideogrammi, un lavoro difficile e raffinatissimo.

Nel 1995 torna a Sanremo con I giorni dell'armonia, che in origine era una romanza di circa venti minuti: per la sua complessità non ottiene il successo sperato, ma conferma l'estrema particolarità del suo personaggio.

Nel 1997 costituisce una nuova svolta l'ennesima partecipazione al Festival di Sanremo, dove riceve il Premio della critica per l'interpretazione di ...E dimmi che non vuoi morire, canzone scritta da Vasco Rossi per il testo e da Roberto Ferri e Gaetano Curreri per la musica, che sancisce il suo definitivo rilancio dopo molti anni, con semplicità e senza strafare. Segue il trionfale tour Bye Bye Patty, nonché il grande successo dell'omonimo album live (pubblicato per la sua etichetta Pensiero Stupendo e distribuito dalla Sony Music) contenente tutti i suoi maggiori successi: oltre 300.000 copie vendute.

Nel 1998 conferma il grande successo con lo straordinario album Notti, guai e libertà, firmato dai nomi migliori della musica italiana: Ivano Fossati (Angelus), Franco Battiato (Emma-Bovary), Lucio Dalla (Les etrangers), Enrico Ruggeri (Strada per un'altra città), Roberto Vecchioni e Loredana Bertè (Treno di panna), Mario Lavezzi (Per un sogno vincente), Gaetano Curreri (Una casa nuova), Alex Baroni (Sweet love), Luca Madonia (Baby blu).

Nel 2000 esce Una donna da sognare, album nato da una seconda e fortunata collaborazione con Vasco Rossi. In estate partecipa per l'ultima volta al Festivalbar col brano Una mattina d'estate, di cui viene realizzato anche il videoclip.

Nel 2002 ritorna a Sanremo con il brano L'immenso, contenuto nel nuovo Radio Station: l'album, particolarmente moderno ed eterogeneo nelle sonorità proposte, viene realizzato in Brasile.

Nel 2004 esce un altro lavoro piuttosto all'avanguardia, Nic-Unic, l'ultimo pubblicato dalla Sony e anticipato dal singolo Che uomo sei.

Nel 2006 la Pravo riceve alcuni riconoscimenti, tra cui a Venezia un premio alla carriera come "Artista che meglio ha rappresentato e rappresenta l'Italia nel mondo", avendo calcato i più grandi palcoscenici del mondo.

Il 2 ottobre 2007 esce nelle librerie il libro Bla, bla, bla..., un'autobiografia scritta da Patty Pravo col giornalista musicale Massimo Cotto, edito da Arnoldo Mondadori Editore.

Viene pubblicato a novembre 2007 l'album Spero che ti piaccia...Pour toi..., un omaggio dell'artista veneziana alla cantante italo-francese Dalida, a vent'anni dalla sua scomparsa. Il cd raccoglie brani tratti dal repertorio di Dalida in francese, italiano e arabo, con nuovi arrangiamenti. L'album è prodotto dall'etichetta francese Kyrone Gp Music.

Nel 2008 esce nelle radio e nelle piattaforme digitali il singolo La bambola, per celebrare i quarant'anni dalla sua uscita. La nuova versione del brano, nata per gioco grazie ai musicisti durante le prove del tour, è accompagnata da un video in cui Patty Pravo omaggia Amy Winehouse attraverso il caratteristico look. Il tour estivo riscuote parecchio successo, superando i 150.000 spettatori: il 18 settembre la Pravo si esibisce anche all'Arena di Verona.

Nel 2009 partecipa al Festival di Sanremo 2009 con il brano E io verrò un giorno là, composto dal giovane Andrea Cutri. L'inedito sanremese viene inserito nel doppio album Live Arena di Verona. Sold out, registrato durante l'ultima fortunata tournée.

Per la parte superiore



Patty Pravo (album 1968)

Patty Pravo è l'album di debutto dell'omonima cantante, pubblicato nel 1968.

Per la parte superiore



Patty Pravo (album 1970)

Patty Pravo è un album dell'omonima cantante, pubblicato nel 1970.

Per la parte superiore



Lucio Battisti

Lucio Battisti quando aveva ancora i capelli corti

Lucio Battisti (Poggio Bustone, 5 marzo 1943 – Milano, 9 settembre 1998) è stato un musicista e cantante italiano. È considerato uno dei massimi autori ed interpreti nella storia della musica leggera italiana sia come interprete della sua musica, sia come autore per altri artisti.

La sua produzione ha rappresentato una svolta decisiva nel pop e nel rock italiani: da un punto di vista strettamente musicale, Lucio Battisti ha personalizzato e innovato in ogni senso la forma della canzone tradizionale e melodica (intesa come susseguirsi di strofa - ritornello - strofa - inciso - finale).

Grazie ai testi scritti da Mogol, Battisti ha rilanciato temi ritenuti esauriti o difficilmente innovabili, quali il coinvolgimento sentimentale e i piccoli avvenimenti della vita quotidiana, ma ha saputo esplorare anche argomenti del tutto nuovi e inusuali, a volte controversi, spingendosi fino al limite della sperimentazione pura, sia su testi di Mogol sia nel successivo periodo di collaborazione con Pasquale Panella.

Lucio Battisti nacque il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone, secondo figlio di Alfiero (1913-2008) e Dea Battisti (1918-1983). Il loro primogenito, anch'egli di nome Lucio, morì nel 1942 a soli 2 anni di età. L'atto di nascita del cantautore non esiste perché, durante la seconda guerra mondiale, un bombardamento colpì il palazzo comunale, distruggendo anche i registri dello stato civile, ma venne ricostruito nel 1976. La sorella Albarita nacque nel 1946 e morì nel 2003, a causa di un tumore.

Il giovane Lucio muove i primi passi nel mondo della musica imparando a suonare la chitarra da autodidatta. Si trasferisce con i genitori a Roma nel 1947, e dopo il diploma in elettrotecnica nel 1962 e un periodo di gavetta a Napoli con I Mattatori e successivamente con I Satiri, si trasferisce a Milano, dove si unisce a I Campioni, il gruppo che accompagna Tony Dallara, capitanato da Roby Matano. Battisti vivrà tutto il resto della sua vita a Milano, prima nel quartiere popolare del Giambellino, poi nella zona di città studi esattamente in una villetta in Largo Rio de Janeiro, per trasferirsi negli ultimi anni della sua vita in una villa a Molteno, in Brianza.

È proprio Matano, che ha più volte rivendicato una sorta di "primogenitura" nella scoperta del talento di Lucio, a spronarlo a scrivere canzoni. Ne nacquero alcuni pezzi, come Se rimani con me, i cui testi erano stati scritti da Matano (ma depositati a nome di Lucio perché l'amico non era iscritto alla SIAE), che rimasero perlopiù o sconosciuti o addirittura mai pubblicati. Tuttavia, alcuni di questi pezzi furono successivamente rimaneggiati da Lucio sulla base di nuovi testi di Mogol, come Non chiederò la carità, che diverrà Mi ritorni in mente.

Il 14 febbraio del 1965 Battisti riesce ad avere un appuntamento con Franco Crepax: durante il provino viene notato da Christine Leroux, una discografica di origine francese arrivata a Milano negli anni '60, contitolare delle edizioni El & Chris. Cacciatrice di talenti per la casa discografica Ricordi, fu lei una delle prime a credere nel talento di Battisti, e fu lei a procurargli il "fatale" appuntamento col paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol.

Riguardo a questo primo incontro con Battisti, Mogol ha raccontato di non essere rimasto particolarmente impressionato dalle canzoni che Lucio gli aveva proposto, ma di aver comunque deciso di collaborare con lui per la sua umiltà nell'ammettere i propri limiti e la voglia di fare e di migliorarsi.

Nel 1966, fu lo stesso Mogol a insistere con Battisti, scettico egli stesso circa le proprie doti vocali, perché cantasse in prima persona le sue canzoni, anziché limitarsi ad affidarle ad altri artisti. Mogol dovette superare non poche resistenze presso la Ricordi, la loro casa discografica, ma alla fine l'ebbe vinta.

Lucio esordì quindi come solista con il 45 giri che includeva Per una lira e Dolce di giorno, con modesti risultati di vendite, tanto che oggi il disco gode di grande considerazione nel circuito collezionistico. Le due canzoni vennero poi portate al successo rispettivamente dai Ribelli capitanati da Demetrio Stratos e dai Dik Dik. Nel circuito degli "addetti ai lavori", Per una lira si fece notare come brano fortemente innovativo nel testo e nella scrittura musicale.

Nel 1967 Mogol e Battisti sono gli autori di 29 settembre, interpretata dall'Equipe 84, un clamoroso successo che arriva al primo posto della hit parade grazie alla trasmissione radiofonica Bandiera gialla. Sempre in quell'anno scrivono un altro grande successo per l'ex Camaleonte Riki Maiocchi, la celebre Uno in più, considerata una canzone-manifesto della cosiddetta linea verde con cui Mogol intendeva perseguire un rinnovamento della tradizione musicale italiana, lavorando con giovani cantanti e autori quali Battisti. Sempre nel 1967 suona la chitarra ne La ballata di Pickwick, sigla iniziale e finale, mai pubblicata su disco, dello sceneggiato di Ugo Gregoretti Il Circolo Pickwick; la canzone è cantata da Gigi Proietti, che in seguito ricorderà il suo unico incontro con Battisti.

Nel 1968 produce Luisa Rossi, il suo secondo singolo da interprete; un blando Rhythm and Blues che non riscuoterà grande successo (sul lato B è incisa Era, una delicata canzone dalle atmosfere quasi medievali).

Nello stesso anno Battisti incide Prigioniero del mondo, una canzone scritta dall'eccellente musicista Carlo Donida con testo di Mogol, che doveva essere originariamente interpretata da Gianni Morandi, e che Battisti porta con scarso successo alla manifestazione Un disco per l'estate 1968. Di questo brano esiste anche un raro videoclip girato su pellicola in bianco e nero, che è anche il primo filmato assoluto nel quale si vede il cantante, girato sulle montagne del Veneto e proposto in televisione su Raidue nel settembre 2004 in una trasmissione commemorativa a sei anni dalla scomparsa. Sul retro Balla Linda, una canzone melodica ma già "sperimentale" per i canoni musicali dell'epoca, in cui Battisti rifiuta la convenzione delle rime baciate per i testi, d'accordo con Mogol.

Con Balla Linda partecipa al Cantagiro, dove si classifica al quarto posto, entrando per la prima volta, con una canzone da lui interpretata, in hit parade; la canzone, in una versione in inglese intitolata Bella Linda, otterrà, eseguita dai Grassroots, un notevole successo negli Stati Uniti, piazzandosi al numero 28 della classifica di Billboard. In quell'occasione alcune affermazioni del cantante ("quando voi non sarete più popolari, io sarò ancora famoso") finiscono per irritare critica e concorrenti, accusandolo di presunzione ingiustificata, sebbene Lucio intendesse dimostrare più che superiorità, una ripagata consapevolezza.

Nel 1969 Lucio debutta come cantante al Festival di Sanremo con la canzone Un'avventura, dopo due "bocciature" come autore (nel 1967 con Non prego per me eseguita da Mino Reitano e dagli Hollies e nel 1968 con La farfalla impazzita per Johnny Dorelli); in questa canzone Battisti riesce a conciliare la melodia italiana con le atmosfere e i suoni del Rhythm and blues, in particolare con una caratteristica e vigorosa sezione fiati; non a caso l'interprete straniero che viene affiancato a Dorelli è Wilson Pickett, un "mostro sacro" di quel genere musicale. Il brano entra in finale e si piazza a metà classifica, ma sarà solo l'inizio di un anno veramente straordinario.

Dopo aver attirato l'attenzione anche con Non è Francesca - delicata canzone inserita sul lato B di Un'avventura e dotata di una lunga ed interessante "coda" strumentale - Battisti pubblica il brano Acqua azzurra, acqua chiara con cui spopolerà al Festivalbar ottenendo il primo premio, dopo aver già guadagnato il terzo posto al Cantagiro. A proposito di questo brano Renzo Arbore, in un'intervista televisiva del settembre 2008, ha ricordato il giorno in cui Lucio gli portò ad ascoltare la lacca di prova del 45 giri (circostanza a quanto pare non insolita, poiché all'epoca i due erano dirimpettai): Arbore racconta che Lucio avrebbe voluto come lato A del disco Dieci ragazze, perché a suo giudizio il testo aveva più appeal commerciale; ma dopo che ebbero ascoltato Acqua azzurra... fu proprio il disc-jockey ad insistere, non senza lungimiranza, affinché Lucio assolutamente "promuovesse" la canzone a brano di punta del singolo. Sigla di chiusura della finale del Festivalbar era un'altra canzone scritta insieme a Mogol: Questo folle sentimento, canzone dall'atmosfera vagamente psichedelica e giudicata ardita per gli schemi musicali tradizionali, affidata alla Formula Tre, il gruppo fondato dal chitarrista Alberto Radius insieme a Tony Cicco e Gabriele Lorenzi.

Nello stesso periodo, una vecchia canzone scritta da Mogol e Battisti, Il paradiso della vita - già affidata in Italia alla Ragazza 77 (pseudonimo di Ambra Borelli) senza successo - viene ripresa dal gruppo inglese degli Amen Corner, col titolo (If Paradise Is) Half as Nice, raggiungendo il primo posto delle classifiche di vendita britanniche. La canzone sarà quindi riproposta nel nostro paese da Patty Pravo col titolo Il paradiso. Alla cantante veneziana, oramai diventata una diva a tutti gli effetti, Battisti regalerà poi Per te, interpretata dalla Pravo in ogni show cui partecipava. Nell'album Di vero in fondo, del 1971, Patty offre a Lucio un'intensa interpretazione di Emozioni.

Verso la fine del 1969, a coronamento di un anno gratificante, Lucio Battisti pubblica il brano Mi ritorni in mente, felice sintesi musicale tra atmosfere blues e un'orchestrazione che la critica definirà addirittura "pucciniana". Sempre alla fine dell'anno esce il suo primo album, intitolato semplicemente "Lucio Battisti", nel quale sono raccolti i singoli di maggior successo incisi da Lucio fino ad allora, assieme a quelle canzoni scritte da lui e già portate al successo da altri cantanti e gruppi, stavolta re-interpretate dallo stesso Battisti. Il retro della copertina dell'album reca le fotografie di Mogol, di Maurizio Vandelli, leader degli Equipe 84, e dei componenti del gruppo Dik Dik, come ringraziamento per aver contribuito al suo successo.

Dello stesso anno è un altro avvenimento, fondamentale per la vita privata di Lucio: l'incontro con Grazia Letizia Veronese. Grazia, nata a Limbiate nel 1943, era attiva verso la fine degli anni sessanta come segretaria del clan di Adriano Celentano. La Veronese fu compagna di vita di Battisti dal 1969 fino alla morte, gli diede il figlio Luca e perfezionò con Lucio l'unione nel 1976 col matrimonio civile. Con lo pseudonimo di "Velezia", è stata autrice dei testi dell'album di Battisti "E già", del 1982.

Gli anni settanta, in particolar modo nella prima metà, sono gli anni in cui Lucio Battisti arriva al culmine della popolarità e successo. I suoi album sono costantemente ai primi posti nelle classifiche di vendita degli anni 1971, 1972, 1973, 1975, 1976, 1977, 1978 e 1980. Nel 1973, caso raro nella storia discografica italiana, riesce a conquistare il primo ed il secondo posto in classifica (con Il mio canto libero e Il nostro caro angelo), distanziando opere di respiro e successo internazionali come The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd (3°) e Don't Shoot Me I'm Only the Piano Player di Elton John (4°).

Nel 1970 Battisti vince per la seconda volta consecutiva il Festivalbar con la canzone Fiori rosa fiori di pesco, in cui la sua tensione interpretativa raggiunge alti livelli. Nello stesso anno inizia la sua proficua collaborazione artistica con Mina, per la quale scrive la canzone Insieme, che nonostante l'iniziale scetticismo della cantante diverrà il singolo più venduto dell'anno. Insieme si contende il primato con il 45 giri di uno dei capolavori in assoluto di Battisti, la delicata Emozioni, divenuta una vera e propria canzone-manifesto del modo di fare musica di Lucio, e che darà il nome al suo secondo album (Emozioni).

Il suo look è inconfondibile, apparentemente trasandato e al tempo stesso originale: lunghi capelli ricci, giacchette beat, abiti poco costosi con una certa predilezione per le camicie indiane. Lucio si mostra così anche nelle non frequenti apparizioni televisive, scandalizzando taluni "benpensanti" ma suscitando un moto di identificazione nei giovani. Ben presto, nonostante le critiche di alcuni critici tradizionalisti che ne biasimano soprattutto il modo di cantare, Lucio Battisti diventerà una figura popolare e apprezzata anche presso un pubblico non strettamente giovanile.

Il modo di cantare di "sentimenti" da parte di Battisti, grazie ai testi di Mogol, è rivoluzionario rispetto alla tradizione, spesso melensa e scontata: la vita di coppia viene analizzata in ogni sua sfaccettatura, soffermandosi sulle fragilità sia maschili sia femminili con un lirismo che talora ricorda da vicino il romanticismo letterario; il tutto scandito da Battisti con una voce sempre capace di seguire col canto gli alti e bassi emozionali dei testi, quasi all'unisono con gli stessi. In un'epoca in cui il cantare d'amore e di sentimenti appariva destinato al declino a favore del diretto impegno politico di cantanti e cantautori, Battisti va in controtendenza, conquistando a queste tematiche un pubblico che saprà riscoprire, tra le righe dei testi delle sue canzoni, una quotidianità della vita di coppia trascurata dalla canzone d'amore tradizionale.

In quest'anno, matura la decisione di non effettuare più esibizioni pubbliche, rifiutandosi di partecipare al Festival di Sanremo e a Canzonissima, manifestazioni da lui ritenute non adatte a un discorso artistico di qualità, tanto è vero che non vi porterà più sue canzoni neanche come autore (anche se perdurano i dubbi sulla paternità delle canzoni La spada nel cuore e La folle corsa).

Quanto ai concerti, dopo un breve tour con la Formula Tre che pure ebbe notevole successo, deciderà di non farne più, manifestando l'intenzione di ritagliarsi uno spazio per la propria vita privata e per la propria ricerca artistica, che a suo dire sarebbe stato sacrificato altrimenti al correre "tra un aereo e l'altro". Non si lascerà più fotografare - se non dal fotografo della Numero Uno Cesare Montalbetti e quasi esclusivamente per le copertine dei dischi - e svilupperà sempre più una sinergia artistica e umana con Mogol, che da allora fino al 1980 non scriverà più testi per altri interpreti.

I due amici prenderanno casa nello stesso luogo, a Dosso di Coroldo, nella quiete della campagna brianzola, coltiveranno le tematiche ecologiche e intraprenderanno un famoso viaggio a cavallo da Milano a Roma. Si impegneranno inoltre nel segno della solidarietà con i concerti annuali che Lucio, accompagnato da Mogol e senza alcuna pubblicità, soleva dedicare solamente ai giovani ammalati dell'Istituto dei Tumori di Milano.

Nel 1971, timorosi che le scelte aziendali della Ricordi limitassero la loro creatività, Battisti e Mogol (che coinvolgerà nell'avventura anche il padre, Mariano Rapetti, alto dirigente della casa discografica) attueranno una vera e propria scissione passando alla nuova etichetta, al vero fondata da Mogol già nel 1969, dallo spirito altamente innovativo, la Numero Uno. In quest'avventura trascineranno, oltre ai fedeli amici della Formula Tre e della Premiata Forneria Marconi, gli autori più giovani e promettenti della Ricordi, quali Mario Lavezzi e Oscar Prudente, nonché nomi già affermati della musica italiana come Tony Renis e Bruno Lauzi. La separazione dalla Ricordi non sarà economicamente indolore, poiché la casa discografica pretenderà, come buonuscita, oltre a una certa somma di denaro, la pubblicazione di un certo numero di singoli ed album di Battisti.

Spesso sotto l'egida di un Battisti autore e produttore, la Numero Uno terrà a battesimo moltissimi nuovi talenti quali Mia Martini, Adriano Pappalardo, Edoardo Bennato, Eugenio Finardi e Gianna Nannini (per un certo tempo componente del gruppo Flora Fauna & Cemento capitanato da Mario Lavezzi). Vero e proprio manifesto della nuova casa discografica sarà il programma televisivo "Tutti insieme", andato in onda su Rai Due, nel quale tutti gli artisti della nuova "scuderia" si avvicendano - rigorosamente dal vivo - in performances dei loro successi (accompagnandosi spesso a vicenda) e danno luogo a jam sessions improvvisate; in una di esse, Battisti dà buona prova anche come batterista non sfigurando al fianco di talenti come Franz Di Cioccio e Tony Cicco. Memorabile l'accenno a Let The Sunshine In dalla commedia musicale Hair, introdotta per voce e chitarra dal solo Battisti, cui man mano si affiancano, chi alla voce chi alla chitarra, tutti i protagonisti della serata.

Nel maggio dello stesso anno esce un altro dei suoi capolavori, Pensieri e Parole, per cinque settimane al primo posto della classifica dei singoli più venduti; nel brano a due voci in contrappunto Battisti fa ricorso a una soluzione inedita per l'epoca e canta, sovraincidendole, entrambe le linee melodiche.

La Ricordi cerca di sfruttare al massimo il materiale di Lucio Battisti che ha diritto di pubblicare, e nel luglio 1971 pubblica finalmente il disco Amore e non amore, registrato l'anno precedente. Si tratta di un'opera ardita, composta per metà di brani di atmosfera decisamente rock e per l'altra metà di strumentali dal raffinatissimo arrangiamento, per la realizzazione della quale Battisti si è avvalso di musicisti di prim'ordine come Dario Baldan Bembo, tastierista e pianista, futuro autore dei più grandi successi di Mia Martini, e Franz Di Cioccio, batterista e leader della Premiata Forneria Marconi. Lucio, in precedenza, aveva protestato per i ritardi nella pubblicazione del disco, ritenuto forse troppo "avanzato" dalla casa discografica. Ma credeva fortemente nella portata innovativa di questo suo album: durante una intervista radiofonica a cui prese parte con Mogol, il conduttore, parlando di questo album e paragonandolo con il successivo, disse testualmente: "A mio modesto parere, non è che sia riuscito benissimo...". Lucio non la mandò a dire, replicando: "Beh, è molto modesto il tuo parere!".

Contemporaneamente viene pubblicato il 45 giri Dio mio no, con sul retro la riproposizione di Era; il singolo, articolato su un solo accordo, verrà censurato dalla RAI per i supposti significati erotici. Lucio in TV poteva limitarsi solo ad accennarne l'introduzione strumentale alla chitarra.

Ancora la Ricordi pubblica il 45 giri "Le tre verità", con un lato A inedito ma un lato B ancora una volta già pubblicato, Supermarket, un singolare rock and roll già incluso nell'album Amore e non amore. La canzone Le tre verità non otterrà grande successo di vendite, ma sarà notata dalla critica per gli echi internazionali, in particolare dei Led Zeppelin, e l'incredibile versatilità vocale di cui Lucio dà prova, nell'interpretare i tre personaggi della vicenda cantata.

Intanto la coppia Mogol-Battisti domina le classifiche in veste di "coppia d'autore" grazie ad un trio di successi come Amor mio, cantata da Mina, Amore caro amore bello, eseguita da Bruno Lauzi (in entrambi questi brani, Lucio suona personalmente la chitarra acustica col suo stile inconfondibile), e Eppur mi son scordato di te, successo dei Formula Tre.

A quest'ultima canzone è legato un aneddoto significativo del valore artistico di Lucio Battisti: dovendosi recare a Roma negli studi Rai per eseguirla nella trasmissione Teatro 10, ed essendosi dimenticato di portare con sé una chitarra, ne acquistò all'ultimo momento una da pochi soldi alla stazione Termini; con quel piccolo strumento, peraltro dall'accordatura incerta, accompagnò l'esecuzione di Eppur mi son scordato di te e fece vere e proprie meraviglie, mandando in visibilio il pubblico).

Verso la fine del 1971, la Ricordi compie una nuova operazione commerciale pubblicando "Lucio Battisti Vol. 4", dove sono rimasterizzati i suoi brani più celebri, salvo l'inserimento di Pensieri e parole. L'album non riscuote molto successo, oscurato dalla dirompente esplosione di vendite del 45 giri che Battisti fa uscire a novembre, La canzone del sole, sul cui retro è incisa Anche per te. Il brano imprime un marchio indelebile nella storia della musica italiana e diventa icona dell'immagine stessa del duo Battisti-Mogol. Emblematico per la solarità e per la semplicità della realizzazione musicale, pur senza scadere nel banale, diverrà la canzone "d'assaggio" per eccellenza per chiunque si appresterà a imparare a suonare la chitarra.

Evidentemente turbata dal successo de La canzone del sole, la Ricordi nel marzo del 1972 compie un ultimo tentativo commerciale pubblicando il 45 giri Elena no, un ritmato pezzo rock con una sezione centrale più lenta e blues: le scarse vendite del disco (poche migliaia di copie) segnano definitivamente la resa della casa discografica di fronte alla concorrenza della Numero Uno.

In un anno straordinario per produzione discografica e successo di vendite riscosso (forse l'anno in cui Battisti raggiunge l'apice della popolarità), Lucio pubblica nuovamente un album di inediti, "Umanamente uomo: il sogno". che contiene due tra i pochi brani unicamente strumentali della carriera di Battisti, quello omonimo e Il fuoco. L'LP, insieme al singolo I giardini di marzo (sul retro Comunque bella), otterrà un enorme successo, dimostrando definitivamente la piena maturità artistica di Battisti, capace di articolarsi sul discorso complessivo di un album e non più solamente su singoli destinati a LP antologici. Tra i brani, oltre a quelli del singolo, la maliziosa Innocenti evasioni, la divertente Il leone e la gallina, il suggestivo strumentale e "fischiettato" Umanamente uomo, l'ipnotica Sognando e risognando (poi interpretata anche dalla Formula Tre) e poi un altro brano che diventò un evergreen: ... E penso a te. Quest'ultima canzone, inizialmente posta sul retro di un 45 giri di Bruno Lauzi (che aveva sul lato A Mary oh Mary) e passata inosservata, ripresa da Lucio ottenne un grande successo, tanto da essere riproposta negli anni in innumerevoli cover, tra cui anche una versione in inglese di Tanita Tikaram col titolo And I think of you.

Appare evidente ormai come i dischi di Lucio Battisti siano frutto di un lavoro lungo e meticoloso dove nulla è lasciato al caso, nemmeno le copertine, per anni realizzate dallo stesso fotografo, Cesare Montalbetti, in arte Caesar Monti, fratello del leader dei Dik Dik Pietruccio Montalbetti e grande amico di Lucio. Battisti cura ogni aspetto degli arrangiamenti, senza delegare niente, suonando personalmente la chitarra acustica, talora le tastiere, e persino il basso e la batteria.

Ancor più del precedente, si tratta di un disco ricco di canzoni che sembrano voler commentare in modo marcato diversi aspetti della società contemporanea: dall'avversione per la pubblicità e il consumismo di Ma è un canto brasileiro al tema dell'omosessualità affrontato in Ma io gli ho detto no, al rifiuto delle convenzioni palesato in La collina dei ciliegi e in Le allettanti promesse. L'album riscuote un successo notevole e risulta il secondo più venduto del 1973.

Nello stesso anno, inoltre, Battisti compare per la prima e unica volta nella locandina di un film, per la colonna sonora del film di Ermanno Olmi La circostanza; tuttora non è certo che i brani presenti nel film fossero già stati pubblicati in precedenza, o se si tratti di musiche composte per l'occasione.

Alla fine del 1974, ispirato da un viaggio in Sudamerica con Mogol, Battisti pubblica "Anima latina": probabilmente il suo disco più ambizioso, complesso e sfaccettato, originale tentativo di fusione delle sonorità latine con alcune delle modalità espressive tipiche del progressive (brani lunghi, dall'orchestrazione e strumentazione estremamente composita e stratificata; ampio uso di sintetizzatori). È un disco che, come dirà lo stesso Battisti, è votato alla valorizzazione del ritmo, reso a tratti ossessivo nelle sezioni per fiati, cori e percussioni; i testi si fanno sempre più criptici, quasi esoterici, in controtendenza col modo di scrivere di Mogol, tradizionalmente ispirato alla quotidianità; ed il canto di Lucio è soffuso e volutamente tenuto a volume basso nel missaggio, alla pari con gli altri strumenti, tanto da essere talvolta quasi impercettibile.

Tra i brani che ottengono maggior riscontro, la stessa Anima latina, con un testo che Mogol ritenne essere il più bello da lui mai scritto; Due mondi, una frenetica ballata in crescendo a metà strada tra il genere salsa e la tradizione sudamericana, in cui duetta con la brava cantante monzese Mara Cubeddu; Anonimo, una canzone che parla delicatamente dell'iniziazione di un fanciullo ai rapporti sessuali e che reca in coda una singolare citazione de I giardini di marzo; e Macchina del tempo, giustapposizione di più linee melodiche che formano il brano musicalmente più complesso dell'album, incentrato sulle estreme conseguenze dell'alienazione per sofferenza amorosa. Nonostante l'osticità della proposta (nessuna canzone è davvero rimasta nella memoria collettiva), il disco ottiene vendite eccezionali, rimanendo in classifica per 65 settimane (a tutt'oggi il record per un disco di Battisti).

Segue un anno, il 1975, in cui non viene pubblicato nessun disco nuovo. Complici forse anche talune clausole degli accordi tra la Numero Uno e la RCA Italiana, la multinazionale del disco che concederà aiuto finanziario alla giovane casa discografica, imponendo certi "obblighi di produttività", la creatività di Battisti e Mogol conoscerà un evidente affievolimento.

Nel 1976 il nuovo album, Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera, viene accolto molto calorosamente. Fortunato in termini di vendite (e in un certo senso rivincita "popolare" sull'album precedente), viene inciso ad Anzano del Parco (vicino a Como) e tra i musicisti figura l'allora giovane chitarrista Ivan Graziani, che si affermerà poi come cantautore.

La canzone trainante del disco (da cui segue anche un 45 giri) è Ancora tu. Il disco ha un successo talmente grande che viene pubblicato anche oltralpe: la canzone è incisa dallo stesso Battisti in inglese (col titolo Baby it's you) in un 45 giri poco fortunato, ma il maggior successo lo otterrà nella versione spagnola col titolo De nuevo tu. In quell'anno il duo Mogol/Battisti offre a Patty Pravo Io ti venderei, azzeccatissima per il personaggio ma soprattutto per far entrare il brano nelle grazie delle femministe, allora in rivolta per le piazze italiane. Sull'onda del successo la canzone viene incisa anche da Lucio.

Il 1976 si conclude con due notizie choc: Battisti si sposa con la sua compagna e, coincidente con questo annuncio, viene dichiarato il suo definitivo ritiro dalla scena pubblica italiana. L'ultima tournée è con i Formula Tre, al termine della quale il cantante annuncia in un'intervista: "Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare con il pubblico solo per mezzo del suo lavoro".

Un nuovo successo viene composto nel 1977, "Io tu noi tutti": otto brani preparati in Italia ma definiti e registrati negli studi RCA di Los Angeles. Spicca il singolo Amarsi un po' sul cui retro è inciso il pezzo più celebre dell'album, Sì, viaggiare.

In quelle stesse sessioni di registrazione nasce anche un album in lingua inglese, Images, che contiene pezzi di "Io tu noi tutti" e di album precedenti e che verrà pubblicato anche in Italia su etichetta RCA. Il pubblico oltreoceano accoglie l'album con indifferenza: la RCA statunitense si era impegnata a promuovere l'album, ma in realtà vi si dedica pochissimo. Altri verosimili motivi dell'insuccesso sono la stentata pronuncia inglese di Battisti e la difficoltà di rendere il significato dei testi di Mogol in quella lingua.

Il 1978 segna la riscoperta della vena creativa della coppia Mogol-Battisti e allo stesso tempo l'inizio del suo inesorabile declino, che porterà due anni dopo allo scioglimento di un sodalizio artistico e anche umano che era parso inossidabile.

Viene registrato il nuovo album "Una donna per amico", stavolta in Inghilterra, con la produzione di Geoff Westley, già collaboratore dei Bee Gees, che imprimerà alle sonorità del disco una svolta definitivamente anglosassone e "internazionale". Contrariamente alle sue passate abitudini, Battisti ormai sceglie di affidarsi per la realizzazione degli arrangiamenti a produttori esterni, di cui si limita a valutare il lavoro "a cose fatte".

Una donna per amico, in un'epoca di profonda crisi per la musica italiana da cui sembravano salvarsi solo i cantautori, è il più venduto in assoluto tra i dischi firmati Mogol-Battisti (oltre un milione di copie), e ne è estratto un singolo che rimane in testa alle classifiche per quattordici settimane: l'omonima Una donna per amico sul cui retro è inciso Nessun dolore (riportata a un certo successo negli anni novanta nella versione di Giorgia). Fra gli altri notevoli brani dell'album Prendila così, Aver paura d'innamorarsi troppo e Perché no.

Gli anni ottanta si aprono con uno scenario abbastanza drammatico per la carriera del cantante: il suo indissolubile legame con il suo fidato paroliere Mogol comincia a vacillare. Battisti, che in questo periodo preferisce vivere nella sua Roma, ormai spedisce i provini delle sue canzoni a Mogol per posta, e questi con lo stesso mezzo gli consegna i testi. Gli effetti si sentono: verrà a mancare la carica "emozionale" propria dei lavori che i due realizzavano un tempo a stretto contatto di gomito, quasi costituendo, come qualche critico ha affermato, "un unico cantautore", e i testi paiono rispondere più ad esigenze metriche che ad una reale traduzione "in parole" delle impressioni ed emozioni delle melodie battistiane. I brani, pur curatissimi negli arrangiamenti, assumeranno un sapore di "costruito", e pur conquistando i gusti del pubblico più attento alle tendenze internazionali (in particolare alla disco music e al funky, generi allora imperanti), faranno storcere il naso agli appassionati del Battisti più fresco e immediato di Mi ritorni in mente e La canzone del sole.

Nel febbraio del 1980 esce Una giornata uggiosa, l'ultimo disco del cantante in collaborazione con Mogol, siglato sempre con la Numero Uno. Il disco, vendutissimo come il precedente, soffre forse della sopraffazione sulle melodie battistiane degli arrangiamenti curati dal produttore inglese Geoff Westley, secondo gusti musicali puramente d'oltremanica che concedono meno del solito a quella felice sintesi tra sonorità internazionali e "nostrane" che era sempre stato tra i punti di forza di Lucio. I testi di Mogol, in "Una giornata uggiosa", poco hanno dell'immediatezza che li aveva resi così efficaci e popolari, apparendo difficilmente comprensibili.

Il singolo omonimo, ultimo pezzo in assoluto in cui Lucio suona personalmente la chitarra acustica, non raggiunge il primo posto delle classifiche(cosa rara per Battisti), tuttavia l'album va incontro ai favori del pubblico grazie a canzoni interessanti quali Orgoglio e dignità, Una vita viva, Il monolocale (in cui affronta il problema della casa) e soprattutto Con il nastro rosa. Quest'ultima canzone, lato B del singolo e brano di chiusura dell'album, diverrà l'ultimo grande evergreen di Lucio, con numerosissime cover e molto successo anche in discoteca nella versione dance. Il contributo al brano di Phil Palmer alla chitarra solista è in assoluto fra i migliori nella discografia italiana del decennio.

Di questo album è sicuramente da ricordare anche Amore mio di provincia perché è l'ultimo brano cantato da Battisti alla televisione svizzera TSI, in playback ripreso in camicia stile hawaiano con lo sfondo di palme esotiche. Meritano certamente un cenno i non pochi videoclip a colori di Battisti, dei quali il più noto è sicuramente quello per Sì, viaggiare, in una scenografia di una sala d'aspetto di una stazione ferroviaria. L'ultimo ritrovamento avvenne nel 2004, negli archivi della televisione tedesca: un filmato di Il mio canto libero (Unser freies Lied) nel quale Lucio si cimenta con il tedesco.

Dopo la registrazione di "Una giornata uggiosa", Lucio Battisti scioglie per sempre il proprio sodalizio artistico con Mogol, per cause non del tutto chiare anche a causa delle molte leggende metropolitane sorte sul fatto. Tra le molte cause ci furono dei dissensi sulla ripartizione dei cospicui diritti d'autore: gli introiti infatti andavano per i 6/24 a Battisti e 6/24 a Mogol mentre il rimanente spettava alla casa editrice, la Acqua azzurra srl. Il problema era che all'interno di essa Battisti aveva una quota del 40% mentre Mogol controllava appena il 10%. Mogol non era d'accordo con tale ripartizione e voleva cambiare le quote azionarie della società, ma da Battisti ricevette solo il silenzio. Si parlò anche di banali liti di condominio (i due abitavano nello stesso complesso residenziale, a Dosso di Coroldo, in Brianza) per quanto riguarda la divisione di un piccolo pezzo di terreno, ma in realtà questa questione nacque quando la separazione artistica era già avvenuta da molti anni. Forse più di tutte le altre cause fu determinante la divergenza artistica tra i due, tra un Mogol ancorato a un universo poetico dai ben saldi punti fermi e un Battisti perennemente impegnato a innovare, a sperimentare, e a superare se stesso.

Mentre Mogol inizierà una collaborazione con Riccardo Cocciante, per il quale continuerà a scrivere testi simili a quelli che scriveva per Battisti secondo il suo consueto stile alato e sognatore, Lucio continuò la sua strada con Velezia prima e con Pasquale Panella poi, soddisfacendo il suo bisogno di eslporare nuove mete, nuovi orizzonti, nuove esperienze musicali.

Dopo essersi liberato del rapporto con Mogol, che stava diventando pesante e insostenibile, Battisti attraversò un periodo felice e spensierato durante il quale si dedicò ad hobby come il windsurf (praticato assieme all'amico Adriano Pappalardo).

Nel settembre 1982 pubblica l'album "E già", lavoro che lascia spiazzato il suo pubblico: si tratta infatti di un disco fortemente sperimentale e composto di melodie brevi, all'apparenza perfino affrettate, su arrangiamenti completamente elettronici, dove gli unici strumenti sono i sintetizzatori e archi e chitarre sono totalmente assenti.

I testi di "E già" sono scritti dalla moglie di Lucio, Grazia Letizia Veronese, sotto lo pseudonimo Velezia; tuttavia, i numerosi spunti autobiografici presenti nei testi (come la passione per il Windsurf, la gioia di fare e di ascoltare musica, ecc.) fanno ritenere da parte della critica che autore o almeno coautore dei medesimi sia lo stesso Battisti. Nella canzone Mistero c'è da rilevare un verso tranciante: "io mi ero lasciato entusiasmare da quel tipo intellettuale appariscente che in fondo in fondo non valeva niente", nel quale alcuni individuano un riferimento, neppure troppo velato, a Mogol; effettivamente la tensione tra i due perdurerà per alcuni anni, tanto che Mogol, nel 1990, affermò di non ascoltare più da anni i dischi di Battisti.

Il disco, pur conquistando il primo posto in classifica, non ebbe il riscontro di vendita dei precedenti, complici l'assoluta mancanza di promozione (alla quale Battisti era strenuamente contrario) e caratteristiche eccessivamente "avanzate" per il mercato musicale italiano, come le sonorità elettroniche, cui molti musicisti anglosassoni peraltro facevano già ampiamente ricorso.

E già non viene ricordato principalmente per il suo valore musicale (sebbene sia comunque alto) ma soprattutto per il messaggio che Battisti volle comunicare: era avvenuto un cambiamento radicale, e nulla sarebbe più rimasto come prima.

Nel 1986, dopo ben quattro anni di silenzio, assicuratasi la collaborazione di Pasquale Panella, poeta che aveva già un'esperienza di paroliere (i due avevano già collaborato per il disco di Adriano Pappalardo Oh! Era ora, uscito nel settembre 1983, dove Panella si firmava con lo pseudonimo di Vanera e Battisti aveva curato gli arrangiamenti e suonato le chitarre e i sintetizzatori, e anche il basso nella canzone eponima), Battisti torna sul mercato discografico con l'album "Don Giovanni", per il quale impone la singolare scelta di non farlo uscire in versione CD (darà l'autorizzazione solamente otto anni dopo).

Il disco, quanto alla parte musicale, avrà un effetto rassicurante per il tradizionale pubblico battistiano, proponendo melodie più classiche e complete, con arrangiamenti che stavolta coniugavano le sonorità più avanzate con quelle tradizionali, non senza richiami jazz. Davvero misteriosi appaiono invece i testi di Panella, apparentemente privi di senso compiuto, densi di doppi sensi e di giochi di parole, che sembrano raccontare storie ai limiti del "Teatro dell'assurdo" di Samuel Beckett. L'abbinamento dei testi di Panella alle melodie battistiane susciterà un effetto surreale, che incuriosirà il pubblico e stupirà la critica. Don Giovanni ottiene grande successo di vendite (è il terzo album più venduto dell'anno), e la canzone Le cose che pensano si inserisce fra i classici di Battisti.

A partire da quest'anno Lucio pubblicherà con regolarità un disco ogni due anni. Nel 1988 esce l'album L'apparenza, più complesso del precedente, dato che i testi di Panella rimangono surreali e impalpabili, e le melodie si fanno spesso impervie, contenenti numerosissimi temi musicali (come la canzone A portata di mano che contiene circa quattro melodie diverse), ardue da memorizzare. Anche se il giudizio della critica sarà perlopiù positivo, le conseguenze si faranno sentire in termini di vendite: "L'apparenza", pur raggiungendo anch'esso il primo posto in classifica, vende molto meno di "Don Giovanni" e incomparabilmente meno rispetto al periodo d'oro di Battisti con Mogol.

La produzione di Lucio Battisti non muterà indirizzo nei successivi lavori: il cantautore proseguirà infatti sulla strada della costruzione di melodie assai complesse, inasprendo il carattere elettronico degli arrangiamenti (spesso molto vicini alla techno music) e continuando ad avvalersi dei surreali testi di Panella, sulla base dei quali compone le musiche. Il risultato sarà il dividersi della critica e il disorientamento del pubblico e degli "addetti ai lavori".

Nel 1990 Battisti cambia etichetta, abbandonando la "Numero Uno" fondata insieme a Mogol, a favore della CBS per la quale registra "La sposa occidentale". Questo è il primo disco dal lontano 1972 col quale non riesce a raggiungere il primo posto in classifica, a conferma del fatto che la sua difficile ricerca musicale non viene compresa dalla maggior parte del suo pubblico; tutto ciò nonostante l'album non sia privo di brani gradevoli quali I ritorni, Potrebbe essere sera e la title track La sposa occidentale. Battisti, con apparente presunzione, ma a ragion veduta, si limitava a commentare con gli amici che ogni innovazione musicale da lui introdotta nei suoi dischi veniva poi puntualmente recepita da tutta la musica italiana anni dopo.

Il 1992 è l'anno dell'album intitolato "Cosa succederà alla ragazza", stavolta sotto l'etichetta della Sony/Columbia. Battisti persevera sulla strada intrapresa e in particolare in questo disco, quello di minor successo in assoluto, fa ricorso a ritmiche ed arrangiamenti dal suono piuttosto "duro", ormai totalmente orientati verso la techno music.

Nel 1994 esce il suo ultimo album, intitolato "Hegel". Quest'album non è mai uscito come LP, ma al momento della confezione del cofanetto dedicato all'artista, sarà edita una versione in vinile dall'alto valore collezionistico. Anche questo disco è deludente sul piano del successo commerciale, e la critica, nonostante rimanga colpita dai richiami filosofici dei testi di Panella (oltre a Hegel, vi è un'evocativa canzone dedicata alla città tedesca di Tubinga), biasima il ripetersi dell'eccessivo ricorso a sonorità computerizzate e il modo di cantare ormai "freddo" di Battisti.

Negli anni trascorsi dall'uscita del suo ultimo disco al fatale 1998, si parlerà con insistenza di un riavvicinamento artistico tra Lucio e Mogol, ma tali voci non troveranno mai conferma e, comunque, non si concretizzeranno.

Il 30 marzo 1998 Franco Zanetti, pubblicò sul sito www.rockol.it una notizia che destò scalpore: Lucio Battisti, a causa di problemi nel trovare una casa discografica, pubblicava il suo nuovo disco (chiamato L'asola) su Internet, nel neonato sito www.luciobattisti.com. Numerosissimi giornali riportarono la notizia (come il Corriere della Sera, La Repubblica e altre importanti testate nazionali) spesso senza nemmeno riportare la fonte, dimostrando la superficialità dei giornalisti nel riportare le notizie. Il giorno successivo un altro articolo sullo stesso sito dichiarava che si era trattato solo di un pesce d'aprile messo in scena dalla stessa redazione del sito; anche il sito www.luciobattisti.com era stato realizzato da Zannetti. Come spiegato nell'articolo c'erano degli indizi che dovevano far capire che si trattava di uno scherzo: il titolo dell'album (Sola in dialetto romano significa bufala), l'acronimo formato dai titoli dei brani (il risultato è pescedaprile), ecc.

Dopo una lunga malattia, forse motivo del suo progressivo allontanamento dalla vita pubblica, Lucio Battisti muore nell'ospedale San Paolo di Milano il 9 settembre 1998 all'età di 55 anni; ai funerali, celebratisi a Molteno, dove è sepolto, furono ammesse appena 20 persone, tra le quali Mogol, a riconferma della ricomposizione almeno umana del sodalizio. La sua tomba, molto semplice, rimane una costante meta di pellegrinaggi.

Dalla scomparsa ad oggi si sono moltiplicati gli omaggi, i tributi, le manifestazioni, le pubblicazioni e le raccolte sul cantautore, spesso bloccate e contestate dalla vedova Grazia Letizia Veronese che ha deciso di continuare la politica protezionistica del marito, non senza sollevare polemiche e dibattiti tra chi considera ciò una giusta protezione contro chi specula sull'arte di un grande musicista e chi invece critica questo continuo annullare manifestazioni (come per esempio accadde nel 2006, quando la vedova presentò ricorso al comune di Molteno per una manifestazione locale).

La scomparsa di Lucio Battisti ha suscitato notevole cordoglio e, al tempo stesso, ridestato un vero e proprio "culto" per l'artista e per la sua musica; culto che sembra non avere mai fine e che ricorda da vicino quanto già constatato per grandi artisti stranieri quali Elvis Presley, o i Beatles dopo il loro scioglimento.

Nonostante la nota riservatezza di Battisti e dei suoi familiari, e talune perplessità destate dalla sua ultima produzione, l'artista di Poggio Bustone ha mantenuto nel tempo uno sterminato numero di fans assolutamente "trasversali", di ogni età, che ben lungi dal diminuire è casomai aumentato con la sua morte. Sono innumerevoli, oltre alle ristampe in CD dei dischi del passato, le raccolte celebrative sia di brani originali di Battisti, sia di sue canzoni interpretate da altri artisti, ed è impossibile enumerare i programmi televisivi e i concerti che in tutta l'Italia celebrano e commemorano l'artista di Poggio Bustone dando spazio alla sua musica.

Alcune canzoni di Lucio Battisti, come Un'avventura, Acqua azzurra, acqua chiara, Fiori rosa, fiori di pesco, Emozioni, Mi ritorni in mente, Il mio canto libero, La canzone del sole, E penso a te, Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi , hanno guadagnato in Italia la stessa celebrità e "solennità" dei più importanti successi internazionali della musica rock anglo-americana.

In particolare, Il mio canto libero è costante oggetto di cover da parte di svariati soggetti e per i più svariati fini, prevalentemente benefici (da ricordare l'iniziativa dei calciatori della Juventus a favore dei bambini dell'ospedale Gaslini di Genova, e l'esecuzione in occasione dei grandi eventi religiosi come le giornate dei giovani che si tenevano alla presenza dell'ex pontefice Giovanni Paolo II). Nel 1978 un frammento di Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi fu inserito in un comunicato delle Brigate Rosse durante gli angosciosi giorni del sequestro Moro.

L'imponenza del fenomeno, da ultimo, ha indotto a uscire dalla sua proverbiale riservatezza perfino l'ultranovantenne padre di Lucio Battisti, Alfiero, che ha accettato di parlare del figlio in alcune interviste a giornali e reti televisive.

Al di là della sua pur vasta produzione, sia in brani da lui direttamente incisi, sia in canzoni affidate ad altri artisti, Lucio Battisti è un artista che ha lasciato un'impronta significativa nella musica italiana contemporanea.

Lo stile compositivo di Battisti, contraddistintosi per aver saputo sapientemente coniugare la tradizione italiana con le più avanzate sonorità d'oltreoceano (da quelle Rhythm & Blues da lui predilette, sino alla disco music), insieme al particolare uso della voce, una "voce afona" (come definita dal critico musicale Gianfranco Manfredi) usata quasi come uno strumento da parte di un artista che ha sempre umilmente riconosciuto i propri limiti vocali, ha impresso una svolta al panorama della canzone italiana.

Le sonorità innovative degli ultimi dischi di Battisti, in particolare da La sposa occidentale in poi, sono divenute, sia pure in contesti spesso più melodici e tradizionali, patrimonio comune degli arrangiamenti delle canzoni di moltissimi artisti italiani, avverando la "profezia" del cantautore. A Battisti, anticipatore di simili sonorità fin dai tempi di Ancora tu, è tributaria la stessa dance all'italiana.

Durante i primi anni della sua carriera Battisti non interpretava le proprie canzoni ma le affidava ad altri cantanti o gruppi. Dopo il suo debutto come interprete, continuò sporadicamente a scrivere per altri interpreti fino al 1976.

A partire dalla seconda metà degli anni Novanta sono stati rinvenuti e quindi divulgati al pubblico, sia attraverso la radio e la televisione, sia (forse in modo non sempre regolare) attraverso la distribuzione peer2peer (Napster, Winmx, eMule, ecc.), numerosi brani inediti o versioni alternative che il grande artista di Poggio Bustone aveva accumulato durante la sua carriera scartandoli, modificandoli o riscrivendone ora il testo, ora l'arrangiamento.

Lucio Battisti scrisse anche molti brani destinati ad essere interpretati da altri cantanti o gruppi. In molti casi Battisti lasciò all'interprete del brano anche la registrazione di una sua versione da usare come linea guida.

Infine esistono dei brani che non furono pubblicati in alcun modo e di cui non esiste alcuna versione edita.

A partire dal 1998 si iniziarono a diffondere delle voci sulla presunta esistenza di un ultimo album a cui Battisti stava lavorando prima della sua scomparsa e che la moglie, Grazia Letizia Veronese, avrebbe preferito lasciare inedito dopo la morte del marito.

Ad alimentare i rumor, a dicembre di quell'anno ci fu anche l'uscita di LB - Lucio Battisti, un cofanetto a tiratura limitata che contiene i 19 album della discografia ufficiale, 2 singoli e un misterioso spazio vuoto che molti hanno interpretato come l'alloggiamento per il fantomatico postumo. I mass media diedero per scontata l'imminente pubblicazione del disco per Natale; invece ad oggi (dicembre 2008) non si hanno ancora notizie certe sul disco, tanto che molti pensano che non sia mai esistito.

A differenza di quanto è accaduto negli anni sessanta e settanta per la gran parte dei cantautori italiani, nelle canzoni di Lucio Battisti non c'è stato alcun impegno politico e Battisti stesso ha dichiarato più volte di non avere interesse nella politica. Battisti fu anzi all'epoca spesso criticato per la scelta di parlare solamente di sentimenti, o delle piccole cose del quotidiano, ritenuta espressione di un approccio "piccolo-borghese". Addirittura, non mancò chi lo indicava apertamente come fascista, in contrapposizione al gran numero di cantautori emergenti dell'epoca vicini alla sinistra o a movimenti anarchici. Tutto questo non senza dare corpo a voci, mai provate, secondo cui Battisti avrebbe anche finanziato organizzazioni di estrema destra.

Pierangelo Bertoli dichiarò come "negli anni settanta si sapeva che Battisti stava a destra e che era vicino al MSI. Non c'era bisogno di prove, lo si sapeva e basta".

La tesi fu alimentata anche dalle discutibili interpretazioni di alcuni versi dei suoi più celebri pezzi: il celebre "o mare nero, mare nero" in La canzone del sole, o il "planando sopra boschi di braccia tese" da La collina dei ciliegi, secondo alcuni avrebbero un significato strettamente politico, chiaramente da riferirsi al mondo fascista; persino la canzone Il mio canto libero fu ritenuta a suo tempo una metafora dell'innalzarsi dell'ideologia di destra. Altre canzoni, come La luce dell'est, furono accusate di essere apertamente anticomuniste e antisovietiche.

In ogni caso Battisti si disinteressò sempre della politica attiva. Il solo ideale che egli sosteneva con costanza, come del resto Mogol, pareva essere appunto quello ecologico, in curiosa sinergia peraltro con Adriano Celentano, precursore assoluto della "canzone ecologica". Mogol non mancò più volte di dichiarare come lui e Battisti fossero stati etichettati come fascisti con il preciso scopo di renderli antipatici ad una grossa fetta del pubblico giovane, all'epoca particolarmente politicizzato. I due furono poi accusati di maschilismo per alcune canzoni, fra cui Innocenti evasioni, Il tempo di morire, Dio mio no, Comunque bella, e La canzone della terra, che secondo il movimento femminista proponevano un ideale di donna datato e tradizionalista.

Con il passare degli anni, mutò gradualmente a sinistra la considerazione verso l'opera battistiana da parte dei media, tanto che i dischi pubblicati da Battisti nel periodo del sodalizio con Panella ebbero un'accoglienza entusiastica da parte di Michele Serra in veste di critico per il quotidiano l'Unità. Il risultato fu che in occasione della morte del cantante nel 1998, nei commenti e nelle interviste pubblicate dai mass media italiani Battisti fu avvicinato un po' a tutte le parti politiche, a dimostrazione di quanto controversa fosse ancora la questione.

Mogol dal canto suo ha sempre smentito e ha messo la parola fine alla leggenda metropolitana del Battisti fascista in un'intervista al Corriere della Sera del 28 giugno 2005: secondo il paroliere l'origine dell'equivoco ebbe luogo durante un concerto, quando il braccio levato di Battisti per incitare il pubblico a cantare fu scambiato per un saluto romano. Secondo quanto riferisce Mogol, a Battisti non interessava la politica e non andava neanche a votare alle elezioni.

L'unica occasione in cui l'opera musicale di Battisti poté essere messa in relazione con l'impegno politico fu nel corso del programma Tutti insieme, ideato da Mogol e realizzato dalla struttura tecnica della RAI che lo trasmise il 23 settembre 1971, sul secondo canale in prima serata. Durante la fase iniziale dello spettacolo, Battisti uscì dalle quinte raggiungendo il centro della scena e iniziò ad intonare Let the sunshine in, accompagnandosi con la sola chitarra. Mano a mano, venne raggiunto da un nutrito gruppo di cantanti e musicisti, tra i quali Mario Totaro, Sergio Panno, Pietro Montalbetti, Erminio Salvaderi e Giancarlo Sbriziolo dei Dik Dik, Franz Di Cioccio, Mauro Pagani, Giorgio Piazza, Flavio Premoli e Franco Mussida della Premiata Forneria Marconi, Tony Cicco, Gabriele Lorenzi e Alberto Radius della Formula Tre, Ciro Dammicco, Damiano Dattoli, Babelle Douglas, Mario Lavezzi e Barbara Michelin dei Flora, Fauna & Cemento, John Kongos, Mia Martini, Edoardo Bennato, Lally Stott e Bruno Lauzi. La valenza indubbiamente politica del brano, assurto a simbolo mondiale di opposizione all'intervento militare statunitense in Vietnam, suscitò un subitaneo clamore cui, tuttavia, non fece seguito alcuna dichiarazione di Battisti o di Mogol.

Per la parte superiore



Sergio Bardotti

Sergio Bardotti (Pavia, 14 febbraio 1939 – Roma, 11 aprile 2007) è stato un paroliere italiano.

Per la qualità dei suoi testi - sempre caratterizzati da una intensa ricerca di poeticità - è considerato uno fra i maggiori autori di canzoni di musica leggera attivi a partire dagli anni sessanta.

Fra i riconoscimenti che gli sono stati assegnati in carriera figura il Premio Tenco, ricevuto nel 1983 per la sua attività di operatore culturale a tutto tondo.

Il debutto di Bardotti risale al 1961, con la pubblicazione di due 45 giri incisi con lo pseudonimo Sergio Dotti, che passano inosservati.

Inizia poi a collaborare con l'RCA Italiana come produttore ed autore di testi: il primo lavoro di cui si occupa, però, non è legato alla musica ma alla letteratura, in quanto cura la pubblicazione di una collana di dischi di poesie lette dagli stessi autori (fra gli altri Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Pierpaolo Pasolini e Alfonso Gatto).

Si occupa poi, dal 1963, di talenti emergenti come Rita Pavone, per cui scrisse Datemi un martello, cover del brano di Pete Seeger If I Had a Hammer.

Nel 1966 diventa direttore artistico della sotto-etichetta ARC, specializzata nello scoprire e lanciare nuovi talenti: fra essi Lucio Dalla, The Rokes, Dino, che esordì con la sua Te lo leggo negli occhi, Ricky Shayne e molti altri).

Altre sue collaborazioni artistiche in campo musicale furono quelle con Luigi Tenco, Gino Paoli e Sergio Endrigo, cui affidò uno dei suoi primi motivi di grande successo, Canzone per te, vincitore del festival di Sanremo 1968 (nel 1969 non gli riuscì di bissare il successo nonostante la buona canzone Lontano dagli occhi cantata da Endrigo in coppia con la cantante inglese Mary Hopkin e arrivata peraltro seconda). Ha poi rivinto il festival sanremese nel 1989 con il brano Ti lascerò eseguito dal duo Anna Oxa-Fausto Leali.

Bardotti ha scritto poi innumerevoli testi per altri cantanti, molti dei quali da lui stesso prodotti, fra cui Mina, Lucio Dalla e Patty Pravo (suo hit maggiore Se perdo te), Michele, Anna Identici, Ron, Ricchi e poveri e Mal and The Primitives. Insieme ad Antonello Venditti ha composto l'inno della squadra di calcio della Roma.

Successivamente, con la trasformazione del mercato discografico intervenuta negli anni settanta è diventato uno primi sostenitori della forma del concept album.

Sotto questo profilo, particolarmente interessanti sono risultate le sue collaborazioni con artisti quali i citati Dalla (Storie di casa mia, 1970) e New Trolls (Aldebaran, 1978, e l'album dell'anno successivo New Trolls), ma soprattutto quella con Fabrizio De André per il quale produsse l'album Non al denaro, non all'amore né al cielo insieme a Roberto Dané. Fra le sue canzoni più apprezzate si ricordano inoltre Occhi di ragazza (per Gianni Morandi, Amico è e Aria (per Dario Baldan Bembo), Piazza Grande, La casa in riva al mare e Itaca (per Lucio Dalla, queste ultime scritte in collaborazione con Gianfranco Baldazzi).

Per il teatro Bardotti ha firmato assieme a Luis Bacalov una commedia musicale destinata all'infanzia, I musicanti, molto popolare in America latina con il titolo Os saltimbancos e portata sullo schermo in due film.

In campo internazionale, ha collaborato con esponenti della musica sudamericana, in particolare brasiliana, quali Chico Buarque de Hollanda, Toquinho e Vinicius de Moraes. I frutti di queste collaborazioni sono stati poi raccolti in un disco di successo inciso da Sergio Endrigo insieme a Toquinho, Giuseppe Ungaretti e Vinicius de Moraes: La vita, amico, è l'arte dell'incontro, pubblicato nel 1969. Sette anni dopo ripeterà l'esperienza con un disco inciso da Ornella Vanoni con Toquinho e Vinicius de Moraes: La voglia, la pazzia, l'innocenza, l'allegria.

Con de Moraes ha scritto due libri: Vinicius de Moraes – Poesie e Canzoni (traduzioni) (1981) e In via dei matti numero zero (1999). E sempre sulla cultura e sulla musica popolare del Brasile - tematica della quale era molto appassionato - ha scritto nel 2004 la prefazione del libro di Giancarlo Mei Canto latino: origine, evoluzione e protagonisti della musica popolare del Brasile (Stampa Alternativa-Nuovi Equilibri, postfazione di Milton Nascimento).

Sempre come paroliere, ha tradotto dalla lingua francese brani di Jacques Brel (Canzoni dei vecchi amanti, Canzone senza parole) e Charles Aznavour (E io fra di voi). Di Leonard Cohen ha tradotto Famous Blue Raincoat (La famosa volpe azzurra, interpretata da Ornella Vanoni).

Per il cinema ha infine curato assieme a Bacalov diverse colonne sonore, fra cui quelle dei film La decima vittima (del 1965, con Marcello Mastroianni ed Ursula Andress), la commedia a episodi Le fate (del 1966), Ricatto alla mala (del 1972, con Olivia Hussey e Raf Vallone), L'ultima neve di primavera (del 1973, con Bekim Fehmiu, Agostina Belli e Renato Cestiè).

Bardotti è stato dagli anni ottanta anche autore e produttore televisivo partecipando alla stesura dei testi di diverse edizioni di Domenica In. Per Raiuno ha collaborato dal 1986 al 1990 a Fantastico, Domenica in nel 1991 e nel 2000, e alle trasmissioni Serata d'onore e Uno su cento (con Gianni Morandi, nel 1989), Numero Uno, Concerto per il Papa (1998), Capodanno-La notte degli Angeli su Raiuno (1998 e 1999), Sanremo estate e Pavarotti International (2001). Il suo ultimo impegno di rilievo è stato, sempre a fianco di Pippo Baudo, il Festival di Sanremo 2007.

Uomo dotato di grande cultura (è stato docente al seminario per autori di testi dal 2000 ed in quello per presentatori dal 2002), ma anche ricco di humour, è stato direttore artistico di un'originale rassegna canora, il Festival della canzone umoristica d'autore della Valle Camonica.

Nel mese di novembre 2008 esce il doppio album tributo intitolato Bardoci (ovvero "Bardotti" ma in slang brasiliano, paese in cui l'autore era amatissimo) realizzato dal Club Tenco e che vede la partecipazione di artisti quali Chico Buarque de Hollanda, Max Manfredi, Joan Manuel Serrat, Ornella Vanoni, Massimo Ranieri, Fiorello, Sergio Cammariere, Simone Cristicchi, Luca Faggella con Luca Cirillo, Vittorio De Scalzi, Teresa De Sio e tanti altri, impegnati in rivisitazioni e inediti di brani scritti da Sergio Bardotti.

Una volta nella vita Sergio Bardotti è stato anche cantante: infatti nel 2002, nel cd prodotto dal Club Tenco in cui viene reso omaggio a Sergio Endrigo, "Canzoni per te - dedicato a Sergio Endrigo", tra i molti autori che cantano le canzoni di Endrigo (Bruno Lauzi, Gino Paoli, Enzo Jannacci, e altri), troviamo anche Bardotti che canta la celebre "La casa", che aveva tradotto egli stesso nel 1969 con Endrigo dall'originale di Vinicius.

La band The Transistors (Maurizio Mansueti, Luca Cirillo, Miss Ari) ha omaggiato Sergio Bardotti nel 2008 nell'album Modern Landscape con una nuova versione di Spiral Waltz, brano che Bardotti e Piero Piccioni scrissero per la colonna sonora de La decima vittima.

Per la parte superiore



Dalida

Dalida nel 1954, allora Miss Egitto

Dalida (nome d'arte di Iolanda Cristina Gigliotti, con il nome di battesimo poi francesizzato in Yolanda; Il Cairo, 17 gennaio 1933 – Parigi, 3 maggio 1987) è stata una cantante e attrice italiana, nata in Egitto e più tardi naturalizzata francese.

È stata una delle maggiori interpreti della musica popolare internazionale. Dal punto di vista timbrico la sua voce da contralto-mezzosoprano era caratterizzata da un'estensione di due ottave e da una tessitura di particolare profondità e intensità espressiva.

Secondo Daniel Lesueur, autore del libro L'argus Dalida, dal 1955 al 2004, la cantante ha venduto più di 125 milioni di dischi premiati da oltre settanta dischi d'oro, numerosi dischi di platino e quello di diamante (creato appositamente per lei).

Tra i molteplici riconoscimenti che le sono stati attribuiti figurano due Oscar mondiali della canzone - ricevuti nel 1963 e nel 1974 per Gigi l'amoroso - nonché, nel 1975, il Premio dell'Académie du Disque français per il brano Il venait d'avoir 18 ans (ispirato al romanzo di Colette Le Blé en herbe, è stato uno fra i suoi brani più conosciuti in Italia con il titolo 18 anni, ).

Insieme a Edith Piaf, Dalida è senza ombra di dubbio la cantante che ha maggiormente contrassegnato la musica leggera transalpina del XX secolo (stando ad un sondaggio dell'IFOP, effettuato nel 2001, a proposito delle personalità più significative di tale secolo: Attore, Jean Gabin; Cantante maschile, Johnny Hallyday; Cantante femminile, Edith Piaf e Dalida). È stata tête d'affiche (ovvero nome di maggior richiamo) all'Olympia, tempio della musica leggera parigina, negli anni 1961, 1964, 1967, 1971, 1974, 1977 e 1981 (si prospettava un suo ritorno per il 1987, anno della sua morte).

Nel 1975 il Québec l'ha indicata come personaggio più popolare, dopo Elvis Presley, e donna dell'anno insieme a Jackie Kennedy (cfr. bibliografia).

Nel 1999 è stato allestito lo spettacolo teatrale "Solitudini - Luigi Tenco e Dalida", presso il Teatro Greco di Roma, scritto e diretto da Maurizio Valtieri.

Nel 2002 il brano di Dalida Pour ne pas vivre seul è stato inserito nella colonna sonora della commedia musical 8 donne e un mistero (8 femmes) di François Ozon, interpretata da Firmine Richard.

Nel 2006 è stato trasmesso un film-TV (regia: Joyce Bunuel) diviso in due parti e incentrato sulla vita dell'artista, per l'occasione interpretata da Sabrina Ferilli.

Nacque a Choubrah (piccolo sobborgo alle porte del Cairo) da genitori calabresi originari di Serrastretta, in provincia di Catanzaro. Il padre Pietro era primo violino all'Opera del Cairo. Dalida trascorre l'infanzia con i genitori e i due fratelli nella casa di famiglia sita in 11 Sharia Khumahawiyaà a Choubrah.

Durante l'infanzia è costretta ad indossare gli occhiali a causa di una malattia agli occhi che le provocherà un leggero (quantunque evidente) strabismo e che la costringerà a numerose operazioni anche in età adulta. Grazie al suo aspetto, a diciassette anni vince il concorso di bellezza Miss Ondine e, successivamente, la fascia di Miss Egitto che le aprirà le porte del mondo del cinema.

In Joseph et ses frères (Giuseppe e i suoi fratelli, con Omar Sharif), doppia Rita Hayworth, di cui è una grande ammiratrice; nel 1954 entra a far parte del cast de La Masque de Toutankhamon (La maschera di Tutankhamon) e di Un verre, une cigarette (Un bicchiere, una sigaretta).

Desiderosa di affermarsi nel mondo dello spettacolo decide di lasciare l'Egitto e tentare la fortuna come attrice in Europa. Il 24 dicembre del 1954, contro il volere della madre che comunque la sosterrà (cfr. bibliografia), Dalida sale su un aereo alla volta di Parigi. Nella capitale francese abiterà provvisoriamente in un appartamento di Rue Ponthieu, vicino agli Champs Elysées. Il primo anno a Parigi sarà difficile: Dalida, per la prima volta in Europa, si sente spaesata nella Ville lumière ma nel contempo ha tanta voglia di dimostrare il suo valore (cfr. bibliografia).

Nel 1956, ispirandosi al film del 1949 Sansone e Dalila, adotta il nome d'arte Dalila, che cambierà in seguito su consiglio di Fred Machard, scenografo della Villa d'Este, in Dalida. È sempre il 1956 l'anno in cui registra il suo primo disco su vinile con Madona, versione francese di Barco negro, successo della cantante portoghese Amalia Rodrigues. Sale la curiosità attorno alla nuova cantante venuta dall'oriente e dalla voce calda e sensuale, ma anche con timbri androgini.

Al successo di Madona, seguono Bambino (traduzione della canzone napoletana Guaglione), lanciata da Radio Europe 1, e dal suo direttore Lucien Morisse, di cui Dalida si innamora. Il successo di Bambino si rivela travolgente, tant'è Dalida diventa per i francesi mademoiselle Bambino. In brevissimo tempo sono più di 500.000 le copie dei dischi vendute in Francia (primo disco d'oro della vedette e, secondo Infodisc, per ben 39 settimane n° 1 nelle classifiche dei dischi più venduti).

Recita in Rapt au Deuxième Bureau (Rapimento al secondo ufficio) di Jean Stelli, con Frank Villarde ed iniziano le esibizioni in un récital al Cairo; sarà la volta di Come prima (per cui riceve un premio Bobino), Piove, successo di Domenico Modugno e Gli zingari (Les Gitans), canzone spagnoleggiante ma creata da Hubert Giraud per il Coq d'Or de la chanson française (edizione 1958). Cantando Gli zingari, si fa conoscere in Italia nella trasmissione Il Musichiere, condotta da Mario Riva; seguono La canzone di Orfeo e Milord, portata al successo, in italiano, anche da Milva.

In ex-aequo con Tino Rossi, nel 1959 ottiene l'Oscar della canzone ed un anno dopo riceve l'Oscar di Radio Monte Carlo come vedette preferita dagli ascoltatori, nonché il Gran Premio della canzone per l'interpretazione in francese di Romantica, la canzone vincitrice del Festival di Sanremo 1960.

Seguono le incisioni di Les Enfants du Pirée (incisa in italiano come I Ragazzi del Pireo (Uno a te, uno a me), O sole mio (motivo tradizionale napoletano), L'arlecchino gitano, T'aimer follement (in italiano T'amerò dolcemente), Garde-moi la derniere danse (in italiano Chiudi il ballo con me).

È l'8 aprile 1961 quando Dalida sposa Morisse. Solo pochi mesi dopo incontra a Cannes Jean Sobieski, giovane pittore di cui si innamora e per il quale Dalida non solo lascia Morisse, ma ben presto si trasferisce a Neuilly a convivere. Nel 1961 è con Charles Aznavour che vince l'Oscar per la canzone, precedendo Gloria Lasso ed Edith Piaf. Di contro, nel 1962, tale Oscar sarà condiviso con Johnny Hallyday, il nuovo idolo dei teenagers francesi.

Nel 1964 è la prima donna a vincere il disco di platino per aver venduto più di 10 milioni di dischi e, sempre nel 1964, segue il Tour de France (vinto da Jacques Anquetil), cantando più di duemila canzoni lungo 2900 km.

Dopo una breve storia di tre anni con Christian de la Mazière, nel 1966 instaura una relazione con il cantautore italiano Luigi Tenco. È in coppia con questi che partecipa al Festival di Sanremo del 1967 con la canzone Ciao amore ciao, scritta dallo stesso Tenco. Pare che sia stata la stessa Dalida - ammirata dal brano dell'artista ligure, carico di riferimento alla poetica di Cesare Pavese - a partecipare anche alla versione francese del brano, per la quale viene mantenuto lo stesso titolo, e a portare la canzone in gara a Sanremo (cfr. bibliografia).

Il 26 febbraio dello stesso anno Dalida, con il cuore distrutto per quanto accaduto, tenta di togliersi la vita a Parigi seguendo un piano molto lucido: finge di recarsi all'aeroporto di Orly per partire per l'Italia; si fa invece portare all'hotel Principe di Galles, sistemandosi nella camera 410, dove aveva soggiornato con Tenco prima di Sanremo, con il suo vero nome di Yolanda Gigliotti. Appende sulla porta un biglietto con scritto Si prega di non disturbare e prima di ingerire molti farmaci scrive tre lettere: una all'ex marito, una alla madre (in cui le chiede di non disperarsi), ed una indirizzata al suo pubblico.

Dalida viene salvata grazie ad una cameriera che, insospettita dal fatto che una luce accesa filtrava dalla porta della stanza, non riordinata da 48 ore, avverte il direttore dell'hotel. Il funzionario entra da un'altra stanza e trova Dalida in coma. Uscirà dallo stato di incoscienza dopo cinque giorni.

Il 4 agosto 1968 Dalida decide di cambiare look e decide di cambiare il colore dei suoi capelli, dal castano al biondo: il cambio di colore della fluente capigliatura segna anche l'inizio di un rinnovamento del repertorio musicale e l'adozione di un nuovo stile, che renderà ancor più popolare la cantante, arrivando a consacrarla icona pop. Nello stesso anno, Dalida partecipa a Partitissima (ex Canzonissima) dove vince con la canzone Dan dan dan. Nel ritirare il premio, Dalida afferma Lassù qualcuno è contento riferendosi evidentemente a Luigi Tenco. È questa una vittoria chiacchierata e sofferta: chiacchierata perché considerata politica, dovuta più all'enorme pubblicità che il tentato suicidio le ha procurato che a meriti effettivi.

Sempre nel 1968 recita sul set del film italiano Io ti amo, film di Antonio Margheriti con Alberto Lupo. Il 18 giugno 1968 ottiene il titolo di Commendatore delle Arti, delle Scienze e delle Lettere, conferitole dal presidente francese Charles De Gaulle, e il 5 dicembre è la prima donna a ricevere la medaglia della Presidenza della Repubblica.

La cantante si innamora di un ragazzo italiano di 22 anni di nome Lucio: Dalida scopre di aspettare un figlio, Decide tuttavia, di interrompere la gravidanza. Il ragazzo si presenterà alla vigilia di Natale di quell'anno presso l'abitazione parigina della cantante riunita con la sua famiglia, scatenando l'ira del fratello.

Da tutte le biografie di Dalida si apprende, nondimeno, che la cantante diventò bionda nel 1964 per le esigenze di un film, con Horst Bucholz, il quale poi non si concretizzò.

Tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, infatti, Dalida intraprende un complesso lavoro di ricerca interiore e spirituale con viaggi in Nepal ed un soggiorno in un ashram. Un percorso di studio e di approfondimento che include non solo la lettura di testi propriamente filosofici e il confronto con l'orizzonte della psicoanalisi, ma anche l'incontro con Arnaud Desjardins (regista, scrittore e studioso della cultura orientale) e con Swamji Prajnanpad (il cui insegnamento è caratterizzato dal tentativo di realizzare una sintesi armonica tra psicanalisi freudiana e spiritualità orientale). Per ogni chiarimento, si rimanda alle numerose biografie della vedette franco-italo-egiziana citate nella bibliografia.

Questo duplice lavoro (culturale e psicologico-spirituale) rappresenta per Dalida un'occasione fondamentale di trasformazione e di rinnovamento. La Dalida sensuale e travolgente - ambivalente nel segno di eros e thanatos - degli anni cinquanta e sessanta, muta nella Dalida nuova, mistica e spirituale nei lunghi abiti bianchi che indossa in scena e fuori.

In occasione del suo cinquantesimo compleanno, il 17 gennaio 1983, il fratello Orlando e gli amici organizzano una festa al cabaret parigino Chez Michou; in quell'occasione si esibisce una drag queen nelle vesti della cantante.

Nel 1981 la cantante aveva festeggiato i venticinque anni di carriera con la consegna di un disco di diamante per aver venduto 86 milioni di dischi in tutto il mondo e per aver interpretato ben 38 dischi d'oro in 7 lingue.

Parte per l'Egitto nel 1986, dove recita nel film Le sixième jour (Il sesto giorno, di Yussef Chahine) e per la prima volta in un autentico ruolo di protagonista drammatica (al contrario dei film precedenti dove, ancorché quasi sempre come attrazione di primo piano, aveva interpretato soltanto dei ruoli leggeri o prettamente musicali). Torna a Parigi e dichiara che, dopo aver rivisto i luoghi della sua infanzia, è stanca e incapace di riprendere la vita e i ritmi di sempre. È in questa circostanza che Dalida organizzerà il piano del suo suicidio (cfr. bibliografia).

Sabato 2 maggio 1987 chiama il fratello-manager Orlando che le annuncia di aver rinviato un previsto servizio fotografico a causa del freddo; la sera, la cantante dice alla cameriera che farà tardi perché ha intenzione di recarsi a teatro e le chiede di svegliarla verso le 17 del giorno successivo. In realtà, con la macchina fa il giro dell'isolato, imbuca una lettera per il fratello per poi barricarsi nella sua villa della rue d'Orchamps ed ingerire un cocktail di barbiturici.

È il 3 maggio 1987 quando, a Montmartre, Dalida si toglie la vita, a vent'anni dal primo tentativo. Accanto al corpo lascia appena un biglietto: Pardonnez-moi, la vie m'est insupportable (Perdonatemi, la vita mi è insopportabile).

Dalida è sepolta nel cimitero di Montmartre a Parigi, e accanto alla sua tomba si trova una statua commemorativa in cui la mostra con gli occhi chiusi allo spettatore. Nel 1997 è stata inaugurata a Montmartre una piazza in suo onore, Place Dalida, dove è stato posto un busto di bronzo dello scultore Aslan che la raffigura.

In occasione del ventennale della morte (3 maggio 1987-2007), il sindaco di Parigi, nonché grande amico di Dalida, Bertrand Delanoë ha predisposto una grande mostra commemorativa della figura di Dalida nei locali del Comune di Parigi (Mairie de Paris).

Il ciclo di manifestazioni commemorative ha compreso la realizzazione di un cofanetto di otto DVD con alcuni tra i filmati televisivi e documentaristici riguardanti l'artista, una compilation di cinque CD con le "cento più belle canzoni di Dalida", il DVD dal titolo Le sixième jour, e una versione per collezionisti del film di Joyce Bunuel Dalida, oltre ad una versione rimasterizzata del film Io ti amo, mai pubblicato per il mercato dell'home video.

A ricordo di Dalida, Patty Pravo ha inciso l'album Pour toi...spero che ti piaccia, in cui interpreta alcuni grandi successi dell'amica e collega Dalida: Darla dirla dada (in greco), Bambino (in arabo), Salma ya salama (in arabo), Pour en arriver là, Comme si tu étais là, Fini la comédie, Col tempo. In passato Dalida aveva invece inciso la versione francese del successo di Patty Pravo La bambola, così come Tout au plus (Tutt'al più).

Il 17 Novembre 2008 è uscito l'album Fleurs 2 di Franco Battiato che contiene, in omaggio a Dalida, la cover di Il venait d'avoir 18 ans, interpretata con la partecipazione di Sepideh Raissadat.

Caratteristica fondamentale dell'arte di Dalida - icona della cultura popolare francese: drammatica e kitsch, ironica e tragica, allegorica e straniata - è stata la capacità di rappresentare, attraverso la musica e utilizzando il medium della chanson, l'unità indissolubile di arte e vita. Il talento di Dalida - - è tutto in questa tenace volontà di rinnovamento (di se stessa e del proprio stile): una continua metamorfosi che ha fatto di lei e della sua opera un fenomeno in qualche modo unico, come tale non riducibile agli schemi convenzionali e agli stereotipi dell'industria culturale. Nel suo repertorio, Dalida ha tenuto insieme in mirabile equilibrio e al di là di ogni compiacimento intellettualistico, l'esistenzialismo tragico e anarchico di Leo Ferré (Avec le temps) e il teatro epico di Brecht (Alabama Song, su coreografia di Lester Wilson), la scrittura colta e raffinata dei massimi esponenti della chanson à texte francese e internazionale e, contestualmente, la sperimentazione di nuovi linguaggi musicali e di forme sceniche eterogenee (dal récital tradizionale di gusto neorealista, al grande show polifonico e pluristilistico di matrice hollywoodiana, dal cabaret di impianto espressionistico di Bob Fosse, alla video-arte di J.-C. Averty ).

Dalida - erotica e drammatica nella prima fase della sua carriera (quando veniva definita la Callas des variétés), mistica e intellettuale nella seconda fase (il periodo Madone, dal 1967 al 1975), ironica e kitsch negli anni che vanno dal 1978 al 1987 - è stata la voce dei poeti, da Jacques Brel a Serge Lama, da Charles Aznavour a Gilbert Bécaud, da Charles Trenet a Georges Moustaki; ma è stata anche la fondatrice della musica rai francese (Salma ya salama di Jahine e Barnel); di fatto ha anticipato certe istanze della world music, passando dalla musica pop, al reggae, dal cabaret alla musica etnica (per esempio quella greca - Mikis Theodorakis e Hadjidakis - ma anche quella napoletana, senza escludere nemmeno qualche significativo rimando al folk music revival americano - Pete Seeger e Woody Guthrie - e, soprattutto, al patrimonio musicale arabo).

Ha saputo passare con eleganza e disinvoltura dalla disco-music - quella sofisticata e sinfonico-orchestrale, proposta da compositori come Tony Rallo e Alec Costandinos - al misticismo della tradizione ebraica, dall'intimismo drammatico di ispirazione psicanalitica, che troviamo nei testi realizzati dai suoi fedeli collaboratori (Michaele, i fratelli Lana e Paul Sébastien, la coppia Faure-Balasko, Pascal Sevran), alla consapevole decostruzione della tradizione neo-realista francese, che Dalida ripensa nelle sue strutture di fondo portando in scena pezzi di bravura come Gigi l'amoroso (mirabilmente sospesa tra Goldoni e De Sica), o Gigi in paradisco (allegoria danzante di matrice quasi futurista: un brano che spezza, dilatandoli, gli schemi metrico-ritmici e formali della canzone di consumo.

Dalida è stata anche allegorica nella visionarietà meta-testuale di Mourir sur scène (Barnel-Jouveaux) o di Bravo: non muore sulla scena, ma dilegua in solitudine, nell'ombra - l'aveva già cantato, del resto, nel 1971, sulle note di Théodorakis (Mon frère le soleil, su testo di Delanoé) - per recuperare un'identità scissa e frantumata, al di là di paillettes strass et télégrammes.

Brani quali Et tous ces regards, Amoureuse de la vie, Fini la comédie, A ma manière, Il y a toujours une chanson sono testimonianza di come l'esperienza psicanalitica venga, all'interno del suo repertorio, tradotta in qualche modo in immagine.

L'espressionismo di Dalida si estrinseca poi in brani come Je suis malade (Lama-Dona), Et tous ces regards, Comme disait Mistinguett e Génération 78, nei quali viene evidenziata una chiara allusività ironica.

Dalida viene inoltre considerata una delle più significative icone della cultura gay internazionale, non solo in Francia ma anche in tutti i paesi dove è conosciuta e nei quali è stata apprezzata. Il che è dovuto non solo al suo lato glamour e all'esuberanza quasi manieristica delle mises di scena - da non dimenticare, in questo senso, la scelta delle coreografie e l'intensità drammatica delle sue interpretazioni - ma anche alla sua volontà di porre in modo forte e diretto, tematizzandola in alcune sue celebri canzoni, la questione omosessuale.

Da segnalare, per quanto riguarda il poliedrico repertorio in lingua italiana, l'interpretazione che Dalida ha offerto di brani firmati da autori prestigiosi quali Paolo Conte ("La speranza è una stanza", 1968), Herbert Pagani, Bruno Lauzi ("Uomo di sabbia", versione italiana del brano "Salma ya salama" - 1979 - scritto dal poeta egiziano Salah Jahine su musica di Jeff Barnel - Gino Paoli ("Un uomo vivo", 1960), Umberto Bindi ("Non mi dire chi sei", 1960), Piero Ciampi ("La colpa è tua", 1975), Luigi Tenco ("Vedrai Vedrai", 1979, Ciao amore ciao, 1967). Da ricordare, infine, gli altri importanti autori italiani che Dalida ha interpretato in lingua francese: Lucio Dalla ("Jésus Bambino", 1970), Ivano Fossati ("Dédié à toi", 1980), Pino Donaggio ("Comme symphonie", 1960), oltre ai già citati Paoli, Bindi, Tenco ("Loin dans le temps", ovvero: "Lontano lontano", 1967).

Per la parte superiore



Riccardo Fogli

Riccardo Fogli nel 1982

Riccardo Fogli (Pontedera, 21 ottobre 1947) è un cantante italiano.

Riccardo Fogli esordisce nel mondo della musica come frontman e bassista di un gruppo rock di Piombino, gli Slenders, coi quali intraprende una minitournèe in giro per i locali del Nord-Italia. I componenti della band lavoravano presso lo stabilimento della Piaggio, e per poter suonare si prendono 6 mesi di aspettativa.

Una delle ultime apparizioni della band è presso il Piper di Milano, nel quale suonano anche i Pooh, allora capitanati da Valerio Negrini e Roby Facchinetti. I Pooh rimangono impressionati sia dal modo di cantare che di suonare del giovane Fogli, e dopo il concerto gli chiedono di entrare nel gruppo, in sostituzione di Gilberto Faggioli, che ormai è stato tagliato fuori dagli altri componenti, per via del carattere non socievole e del malumore che getta all'interno della formazione.

Gli Slenders, vengono a sapere dei contatti tra i Pooh e Riccardo, e lo convincono a tentare la fortuna con la band che ha già pubblicato 2 singoli di successo. Inoltre, la band, costretta alle ristrettezze economiche, avrebbe di li a poco lasciato la carriera musicale per tornare a lavorare in fabbrica.

In cambio del passaggio ai Pooh, gli Slenders chiedono a Valerio Negrini di accollarsi le spese di mantenimento e le rate del furgone "della band" che ancora stavano finendo di pagare. Così i Pooh si ritrovano con un nuovo bassista, che in dotazione, oltre al furgone e alle ammiratrici, porta pure la canzone "Nel Buio", cover di "I Look in the mirror", che i Pooh inseriranno sia nella scaletta degli spettacoli dal vivo che nel loro primo album, intitolato Per quelli come noi, uscito nell'ottobre del 1966.

Il ruolo di Riccardo nel primo Lp della Band è, comunque, marginale, si occupa dei cori e delle parti di basso dei brani non ancora registrati; infatti, alcune canzoni erano già state prodotte e registrate in precedenza. Fra i brani che rimangono fuori dal Lp, spicca una chicca divertente, "I cinque orsacchiotti", nella quale i 5 ragazzi interpretano a turno una delle strofe. La prima viene affidata proprio al giovane Fogli.

In seguito, dopo l'abbandono di Mauro Bertoli, il gruppo rimane in 4. Escono alcuni singoli di successo, "Piccola Katy" e "In silenzio", entrambi affidati all'interpretazione di Riccardo, il quale diventa leader vocale della band anche nel successivo Lp Contrasto, uscito nel 1968. Riccardo è anche voce principale di "Mary Ann", "Un minuto prima dell'alba" e "Goodbye Madame Butterfly".

Quando i Pooh incidono Memorie nel 1969, è già chiara la posizione di Riccardo come unica voce della band, il che lascia pochissimo spazio sia a Roby Facchinetti che a Valerio Negrini. Il ruolo di leader del gruppo s'incrina quando i Pooh passano alla Cbs nel 1970; nello stesso anno, a giugno, Riccardo debutta come solista con il 45 giri Zan zan/I 10 comandamenti dell'amore, inciso con lo pseudonimo Renzo, insieme a Virginia, sempre per la Vedette. Il produttore dei Pooh, Giancarlo Lucariello, non volendo lasciare al solo Riccardo il ruolo di Voce Principale, decide di affidare a Dodi Battaglia il cantato di "Tanta voglia di lei", il 45 giri che lancia i Pooh nell'olimpo della canzone.

A Riccardo vien fatta cantare "Pensiero". Nell'album di Opera Prima, uscito nel 1971, Riccardo interpreta pure "Alle nove in centro" , "Che favola sei" e la prima strofa di "Opera Prima". L'insofferenza al ruolo di comprimario, porta Riccardo a lasciare la band alla fine del 1972, nel bel mezzo del Tour di Alessandra. Infatti, Lucariello aveva affidato i singoli più importanti del Lp ancora a Dodi Battaglia, togliendo sempre più spazio a Riccardo, che comunque si toglie la soddisfazione di cantare "Nascerò con te", "Alessandra" e "Quando una lei va via", tre canzoni evergreen del repertorio dei Pooh.

Riccardo si sente come un Re senza corona nei Pooh e, aiutato dai consigli di Patty Pravo che lo convince a lasciare la band per intraprendere la carriera solista, comunica ai membri della band la sua intenzione di lasciare. Nel 1973 mentre i Pooh pubblicano un Lp che ha fatto storia, il pluridecorato Parsifal, che viene lanciato e proposto anche in una fortunata tournée americana, Riccardo battezza il proprio esordio da solista con un Lp che rimane pressoché sconosciuto, "Ciao amore come stai".

Da questo Lp vengono estratti alcuni singoli di scarsissimo successo, la scelta di Riccardo sembra rivelarsi un fallimento, lasciare un gruppo destinato a lasciare un segno indelebile nella storia per arrabattarsi a far musica per conto proprio, senza avere riscontri né dal pubblico né dalla critica. Nel 1974 passa quasi inosservata la sua partecipazione a Sanremo col brano "Complici", così come passa inosservato un brano dal vago sapore progressive, "Amico sei un gigante". L'anno successivo pubblica il singolo "Guardami" (con il quale partecipa al Disco per l'Estate), un brano che rimanda molto agli anni '60 che stenta a trovar spazio nei JukeBox. Per compensare le poche vendite italiane, viene inciso un disco, interamente cantato in spagnolo, delle canzoni dei primi anni di Fogli.

Nel 1976 arriva una svolta nella carriera di Fogli, il 45 giri di "Mondo" diventa un successo ed il nome dell'ex bassista dei Pooh comincia finalmente a circolare nei grossi circuiti nazionali. Grazie a "Mondo", il cantante partecipa al Festivalbar e ritira il Premio Disco Verde. Sempre in quell'anno, pubblica il suo secondo LP, intitolato semplicemente "Riccardo Fogli", che include fra le altre una canzone del suo periodo Pooh, la famosa "In Silenzio" che viene rivisitata in una versione particolarissima e rallentata, con una bellissima sezione orchestrale a far di contorno. L'intro ricorda però "Infiniti Noi" dei Pooh, pubblicata nel 1973.

Nel disco trovano spazio anche "Mi manca", brano scritto da Umberto Tozzi che verrà incluso sia nell'album dell'artista toscano che in quello del giovane cantautore torinese. Fra le 2 versioni, l'unica differenza sarà il testo, leggermente modificato dal paroliere Giancarlo Bigazzi. Con Giancarlo Lucariello che produce i suoi dischi, Riccardo torna in auge e pubblica nel 1977 il singolo "Stella" che diventa una Hit importantissima della sua carriera, anche se non riesce a oscurare il precedente successo di "Mondo".

Il Lp di "Il sole, l'aria, la luce, il cielo" esce nel 1977 e segna una tappa importantissima della carriera di Fogli, un disco ben suonato e di classe, forse vagamente datato per il periodo nel quale è uscito, ma che delinea i contorni di interprete raffinato dell'ex ragazzo del '66. Nel disco sono incluse canzoni come "Anna ti ricordi", "Il giorno comincia qui", "Ricordati", "Paola", le ultime 2 vanno a comporre il 45 giri uscito in seguito per promuovere il disco. Gran parte dei brani vengono affidati alla penna della poetessa Carla Vistarini e di vari autori delle musiche. Riccardo scrive i testi di sole 2 canzoni, l'eterea e emozionante "Vendo sogni" e "Dolce straniera".

Nel 1978 è tempo di una raccolta, "Io ti porto via", che include 4 inediti tra le quali la titletrack. Il grande successo arriva nel 1979, con il singolo "Che ne sai", che rimane per moltissimo tempo nelle prime posizioni in classifica, accompagnando il successo dell'omonimo Lp nel quale si trovano anche 2 brani firmati da Roby Facchinetti.

Riccardo lascia un'impronta importante di se come interprete raffinato e gentile della canzone italiana, negli anni del cantautorato, del punk, dei giovani ribelli, Fogli si presenta sia nella musica che nell'abbigliamento come un giovane damerino in frak, proprio come nella copertina del disco. Altri singoli importanti sono "Pace", "Non mi lasciare" e "Che amore vuoi che sia".

La maggiorparte dei brani è composta da Maurizio Fabrizio, che si occupa anche degli arrangiamenti, e dal paroliere Guido Morra, già autore dei testi delle canzoni di Gianni Togni. Sempre nel 1979, doveva uscire il Lp "Matteo", prodotto da Fogli e Marcello Aitiani, con testi scritti interamente da Riccardo. Il disco viene bloccato però dalla casa discografica perché ritenuto troppo diverso (si tratta di un concept album di rock progressive nel quale si narra la vita di un uomo ripresa al contrario, dalla morte alla nascita, in pratica un disco al contrario rispetto a quello fatto coi Pooh 10 anni prima, ovvero "Memorie") dal genere che ha portato alla ribalta Fogli, il pubblico ne sarebbe rimasto spiazzato. Il brano "Festa" viene incluso in "Che ne sai".

La serie fortunata di Riccardo continua nel 1980 con un Lp "Alla fine di un lavoro" dal quale viene estratto il singolo "Ti amo però", oltre alla titletrack "Alla fine di un lavoro" e "Scene da un amore". Anche Fogli partecipa alla stesura dei testi. Nel 1981 esce "Campione", album che consacra Riccardo Fogli come interprete della canzone italiana. Da questo Lp, infatti, viene estratta "Malinconia", canzone che si prende il lusso di vincere La Vela D'Oro, il Telegatto e il Disco di Platino.

Nel 1982 partecipa a Sanremo e vince col brano "Storie di tutti i giorni", canzone intramontabile che già in molti, prima del successo sanremese, vedevano come vincitrice già scritta della manifestazione. La vittoria a Sanremo fu abilmente costruita dal produttore Lucariello, che confezionò questo gioiello di canzone e ne curò nei minimi dettagli ogni particolare, dal suono di chitarra elettrica contrapposto ad un giro di pianoforte classico, dall'abbigliamento elegante di Riccardo Fogli la serata finale, accompagnato da un chitarrista rock di grand'effetto, al secolo Roberto Puleo.

Le enormi polemiche che ne susseguirono (si vociferò di una vittoria comprata dalla casa discografica) non minarono la popolarità di questo brano, che si portò in cima alla Hit Parade, regalando a Fogli anche il Premio Bettino Ricasoli per la qualità letteraria del testo, il Telegatto, il Premio Radio Corriere TV e il Disco d'Oro. Questo grande successo permise al cantante di partecipare l'anno successivo all'Eurofestival, manifestazione canora europea che vedeva la partecipazione, come rappresentante dell'Italia, proprio del gruppo o dell'artista vincitore a Sanremo.

Nel 1982 uscirono due Lp, il primo "Collezione" comprendeva la vincitrice di Sanremo ed i brani migliori di quel periodo, mentre l'album di inediti che ne seguì fu "Compagnia", che però non ottenne una grandissima considerazione, pur includendo oltre alla canzone omonima, brani già proposti in precedenza da altri artisti (Io voglio vivere) e una rivisitazione più moderna di "Nascerò con te", suo cavallo di battaglia al tempo dei Pooh. Proprio i Pooh, nelle persone di Roby Facchinetti e Stefano D'Orazio collaborano alla realizzazione del disco (D'Orazio firma un testo) e proprio Facchinetti compare nella foto di copertina del Vinile, immortalato in un tavolo a 4 con Baldan Bembo, Fogli e Maurizio Fabrizio. Fogli partecipò con "Per Lucia" all'Eurofestival del 1983, brano che si piazzò all'11° posto. La canzone tratta di un tema ben diverso dalle solite "lagne d'amore", infatti nell'immaginario di Riccardo si tratta di una lettera scritta ad una ragazza che vive oltrefrontiera, nell'Europa dell'Est.

Dal 1984 si apre un periodo nel quale Riccardo sforna dischi un po' plastificati, come detta la moda musicale del tempo, dischi che non ottengono un gran seguito, nonostante le partecipazioni sanremesi di alcune canzoni. Dell'84 è l'album "Torna a sorridere" (di cui fa parte l'omonima canzone presentata al Festivalbar), mentre dell'85 è l'Lp "1985", all'interno del quale è inclusa la canzone sanremese "Sulla buona strada".

Nel 1986, in occasione della partita di calcio della Nazionale Cantanti, di cui all'epoca Riccardo era capitano, tenutasi a Reggio Calabria contro la rappresentativa locale medici, tiene a battesimo Stefano Naim, figlio del capitano dei medici.

Nel 1987 per promuovere il disco "Le infinite vie del cuore" Riccardo torna a cantare coi vecchi amici dei Pooh nel singolo "Giorni Cantati". Successivamente, escono gli Lp di "Amori di Guerra" del 1988 (da molti fans considerato uno dei dischi migliori della sua produzione), la raccolta "Non finisce così", 1989, che include il brano che è ha partecipato a Sanremo e "Sentirsi Uniti" del 1990, nel quale è incluso "Ma quale amore", anch'esso presentato al Festival, dove Riccardo ha collezionato ben 3 quarti posti di fila dopo la vittoria del 1982.

Nel 1991 partecipa al Festival di Sanremo con un brano introspettivo, "Io ti prego di ascoltare", che viene incluso insieme a "Dimmi chi sei" e "A metà del viaggio" nell'album "A metà del viaggio", un disco dove vengono riproposti molti dei suoi grandi successi in maniera rivisitata; l'album segna la fine della collaborazione con lo storico produttore Giancarlo Lucariello. Sempre nello stesso anno incide "Amici", brano scritto da Roby Facchinetti e Valerio Negrini ed interpretato a due voci con Marcella Bella ed incluso nell'album della cantante, intitolato "Sotto il vulcano". Riccardo Fogli torna a Sanremo nel 1992 con "In una notte così" (inizialmente destinata a Mia Martini). Vieni poi pubblicato l'album "Teatrino meccanico", che include anche "Voglio le tue mani" (singolo del quale viene girato un video clip che preannuncia la partecipazione al Disco per l'Estate). Il cantante incide poi per il mercato spagnolo "Sabrás", nota in Italia come "Saprai" nella versione a due voci di Fiordaliso e Roby Facchinetti ed ora eseguita da Fogli e dalla stessa cantante in lingua spagnola.

Nonostante le buone critiche (che parlano di un artista raffinato e fuori dagli schemi della musica attuale) e i vari riconoscimenti come il Premio Calidario del Casinò Municipale di Sanremo, la Targa Ciano Montello, la Targa San Vincenzo e la Targa Colle di Fuori, la popolarità e la vendita dei dischi di Fogli sembra affievolirsi sempre più. L'artista decide allora di pubblicare "Nella fossa dei leoni", un cd dalle sonorità tipicamente elettriche, del quale fanno parte "Ombre sopra i muri" e "Caro amore mio". Del 1995 è invece "Fogli su Fogli", un album interessante poiché unplugged, ovvero suonato in presa diretta con grandi sessioni di musicisti: ne fanno parte oltre alla storica band di Fogli (Roby Facini, Ugo Maria Manfredi, Pietro Cantarelli e Alessandro Ravasini), anche Massimo Luca, Vince Tempera e Claudio Pascoli insieme a Giovanni Pezzoli e Andrea Fornili degli Stadio con in aggiunta un quartetto d'archi. Nel disco trovano posto molti successi rivisitati in chiave acustica e due inediti: "Quando sei sola" e "Monica" (destinata a partecipare al Disco per l'Estate). L'anno seguente si ripresenta a Sanremo con "Romanzo" (brano confinato in 19esima posizione) e pubblica l'omonimo album.

Nel 1998 pubblica, quasi in sordina, il disco "Ballando", solo 7 canzoni, un disco ben suonato ma che viene stroncato dalle vendite quasi nulle. La rivista "Raro" pubblica nel 1999 in tiratura limitata la versione rimasterizzata del desaparecido "Matteo" del 1979.

Dopo una serie di raccolte antologiche ed un disco dal vivo del 2002, il nome di Riccardo Fogli torna a circolare con la vittoria del Reality Music Farm nel maggio del 2004. In seguito, come premio, gli vien concessa la pubblicazione di un Cd con le migliori interpretazioni realizzate nel programma di Raidue.

Nel 2005 esce "Ci saranno giorni migliori", primo disco di inediti del nuovo millennio, prodotto da un'importante emittente radiotelevisiva italiana. Gran parte dei brani del disco sono scritti dal cantautore Gatto Panceri, Riccardo firma il testo di "Profumo di lei". Si aggregano anche Dodi Battaglia, che firma le musiche e suona la chitarra in "Amori belli, amori brutti" e Fio Zanotti (arrangiatore dei Pooh) in "Per te io canto". Viene estratto anche il singolo "Non finisce qui", mentre "Io non canto (senza te)" è una versione diversa del brano già presentato l'anno precedente (per la stessa etichetta) da "Dennis". Questo nuovo lavoro frutta a Fogli il Premio Speciale ai Venice Music Awards. Nel 2008 esce "Riccardo Fogli Libro+Cd": si tratta di un cofanetto che contiene un Cd con alcuni estratti dal suo repertorio ("Piccola Katy", "Malinconia", "Storie di tutti i giorni", "Non finisce così", Quando sei sola" etc) e un libretto autobiografico in cui sono raccolti degli aneddoti della sua vita.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia