Patti

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Tags : patti, sicilia, italia

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Ercole Patti

Ercole Patti (Catania, 16 febbraio 1903 – Roma, 15 novembre 1976) è stato uno scrittore italiano.

Proviene da una famiglia benestante di Catania: suo padre è un noto avvocato e suo zio è lo scrittore G. Villaroel. Dopo aver iniziato la carriera letteraria come giornalista, professione che lo porterà a dare un taglio da terza pagina alla sua produzione, arriva a 36 anni, nel 1940, alla notorietà, grazie al romanzo Quartieri alti, una narrazione satirica dell'alta borghesia romana col piglio dell'indagine di costume. Più tardi, con Giovannino (1954), un romanzo giocato fra Catania e Roma che riporta ai temi dell'apatia giovanile, della sindrome di Peter Pan e della disillusione, definirà più compiutamente la propria fisionomia di narratore moralista, in un punto di incontro fra acume e amarezza. Una tendenza confermata con i tre libri successivi, Un amore a Roma (1956), Le donne e altri racconti (1959) e Cronache romane (1962).

La svolta nella produzione letteraria di Patti arriva tre anni dopo Cronache romane, nel 1965: con La cugina la narrazione si sposta in una Sicilia morbida e pigra, descrivendo le sue vicende sensuali. Adesso Patti racconta profumi e colori della Sicilia dell'inizio del Novecento, con un eros rimasto nel guscio, incapace di essere più che fisico, su una linea seguita due anni più tardi da Un bellissimo novembre (1967), considerato il suo capolavoro, e ancora da Graziella (1970) e Diario siciliano (1971, vincitore del Premio Super Campiello dello stesso anno). Con il libro successivo, Gli ospiti di quel castello (1974), si cambia ancora genere: adesso la narrazione, in una cornice di fiaba magica, torna a Roma, città che lo ospiterà fino alla morte e nella quale lavorerà anche come autore teatrale e sceneggiatore cinematografico.

Ercole Patti scrive “Molti di questi fogli scritti in varie epoche sono stati sparsi e dispersi su giornali, libri e nei miei cassetti”, infatti per la prima volta tutti questi vari brani sono raccolti in un unico volume dove egli prosegue a indietro nel tempo alla ricerca della felicità e la trova per sé e per il lettore , ricca delle più sottili voluttà dell’ immaginazione, della distanza della memoria e dello stile. In Diario Siciliano coglie con un realismo tinto di elegia gli aspetti e i colori della campagna che si stende intorno a Catania tra l’Etna e il mare, coperta di agrumeti, dove in novembre le arance “hanno la stessa tonalità delle foglie”. Uno di questi brani di diario, allusivamente intitolato Alla ricerca della felicità, può considerarsi la chiave di lettura di tutto il Diario Siciliano: lo sguardo dello scrittore sembra penetrare oltre l’apparenza delle cose, fino all’essenza non soltanto del paesaggio ma degli oggetti stessi. “Questa specie di viaggio autunnale compiuto a ritroso” o cosi come lo chiama l’autore comincia con un prologo, intitolato L’adolescenza, dove l’autore propone in un tono di poesia autobiografica tutti i motivi con cui egli ha celebrato questo tema: la felicità di sentirsi giovani, pieni d’amore e di ammirato stupore per il mondo e la vita; la scoperta delle piccole gioie quotidiane, comuni, in cui si trova improvvisamente una intima e segreta bellezza. E’ come un ritorno alla cassa dell’infanzia in cui il presente si nutre di ricordi che riempiono il cuore di una pace rincorsa da anni inutilmente. Anche il senso di morte evocato nel capitolo "I notabili di Savoca " si colora della suggestione familiare di una continuità di vita, di un accordo tra passato e presente tra ciò che è stato e ciò che è. Allo steso modo il capitolo La credenza restituisce un tempo perduto ma su un piano di ricordi festosi, l’elegia di questi ricordi è senza tristezza poiché le cose che appartengono a quel passato sono ancora li, e la realtà che esse evocano sembra più vera della realtà presente. Infine possiamo dire che la protagonista del diario è una Sicilia ormai fuori dal tempo, ritrovata con una freschezza di sensazioni che qualche volta è rimpianto per un paesaggio che sparisce come ad esempio: paesi “che erano immersi in un grande languore, in un dolcissimo letargo” (Paesetti sull’Etna)sono oggi inghiottiti dal cemento della città che si estende. Diario Siciliano è pieno di queste quiete emozioni, di questi incontri con la verità elementare dell’esistenza che vengono espresse con un umile e calma poesia profondamente assaporata, in un tono intenso e pacato, perciò dopo lettura del Diario ci resta nella memoria l’immagine consolante delle passeggiate all’alba nella frescura dei boschi di castagni, fra gli agrumeti e gli ulivi, dove il frastuono e l’affanno del nostro vivere di oggi appare assurdo e remoto.

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San Piero Patti

San Piero Patti - Stemma

Il territorio del comune di San Piero Patti presenta la forma di una foglia di edera. Esso confina: a sud-est con Montalbano Elicona per 10.5 km, a sud-ovest con Raccuja per 9.2 km, a nord-ovest con Sant'Angelo di Brolo per 1.6 km, a nord con Librizzi per 7 km, e confina inoltre per pochi tratti con i comuni di Patti e Floresta. Dista 60 km da Messina e 180 da Palermo.

La contrada in cui il territorio di San Piero si congiunge con quello di Patti, prende il nome di Quattrofinaidi (dal latino quattuor fines, cioè quattro confini) in quanto in essa si congiungono i confini dei comuni di San Piero Patti, Patti, Montalbano Elicona e Librizzi.

Fra i monti più alti: Monte Uomo Morto sul confine con Montalbano Elicona è alto 1267 m; Monte San Pietro sul confine con Raccuja è alto 1185 m; Monte Cocuzza sul confine con Raccuja è alto 1051 m; Monte Renazzo sul confine con Montalbano Elicona è alto 1049 m.

Cosicché il punto più alto del territorio di San Piero raggiunge i 1267 m di altezza mentre quello più basso si trova in località Casale-Divisa ed è alto 253 m. Nelle zone più alte del territorio, in particolar modo in contrada Taffuri, è possibile ammirare i cubburi, tipiche costruzioni rurali testimoni dell'antica civiltà contadina.

In località Fontana del Re, nasce il fiume Timeto che, ricco di affluenti(Garì, Cannula, Sciardi, Urgeri, Lesinaro, Mancusa, Pantania, Menta, Salzo, Rizzoso, Marià e Mangano), attraversa i territori di San Piero, Librizzi e Patti per poi sfociare nel mar Tirreno.

Il territorio di San Piero si estende per una superficie di km² 41.63; la quota altimetrica del centro abitato è di 440 metri s.l.m.

Il nome che anticamente i greci diedero a San Piero Patti è "Petra" in riferimento ad una grande roccia di granito rosso presente in quel territorio. A S. Piero infatti vissero numerosi coloni greci che fondarono la comunità di Petra e che intrattenevano rapporti commerciali con le altre comunità di Abacena e Tindari. Con l'avento del Cristianesimo l'antica denominazione "Petra" fu trasformata in Sanctus Petrus e dopo ancora Sanctipetri supra Pactas (San Pietro sopra Patti).

Con l'avvento degli Arabi in Sicilia, anche San Piero fu occupata dai saraceni: il loro esercito risalendo il fiume Timeto giunse nell'antico insediamento di cui occupò il versante periferico meridionale a ridosso del corso d'acqua. In quel luogo nacque l'antico quartiere saraceno conosciuto col nome di Arabite.

San Piero conobbe un nuovo periodo di prosperità durante il regno del gran Gran Conte Ruggero (Ruggero I d'Altavilla). Egli, forte dell'appoggio di un esercito inviatogli dal Marchese del Monferrato, scacciò gli Arabi da San Piero e pose il suo territorio sotto la regia amministrazione. Molti dei guerrieri di origine piemontese e provenzale venuti al seguito di Ruggero s'insediarono definitivamente a San Piero e dalla fusione della loro lingua con quella locale nacque il dialetto "Gallo-Italico" tuttora in uso a S.Piero come in altri centri del messinese e del catanese(Novara di Sicilia, San Fratello, Randazzo, Piazza Armerina, Caltagirone e Aidone). Dopo la morte di Federico II del Sacro Romano Impero (Federico II di Svevia e I di Sicilia) sotto cui San Piero continuava ad essere territorio demaniale, il suo successore Corrado I lo trasformò in territorio feudale affidandolo ai De Manna e successivamente agli Orioles.

Nel 1356 il Re Federico IV d'Aragona soggiornò nel castello di San Piero Patti dopo aver riportato la pace nel feudo sampietrino a seguito di una protesta popolare contro la Baronia. La regina Maria di Sicilianel 1377 riaffidò la Baronia di San Piero agli Orioles che la matennero fino al 1646 anno in cui passò nelle mani della famiglia Caccamo. Gli ultimi nobili ad essere investiti del titolo di Baroni di San Piero furono i Corvino. Cinque anni dopo la morte del barone Girolamo Corvino Filingeri, nel 1812, il Parlamento Siciliano mise fine agli stati feudali in Sicilia e San Piero insieme a tutti le altre cittadine vennero poste sotto il diretto controllo dello Stato.

Nel periodo garibaldino a San Piero furono reclutati numerosi volontari tra cui lo scienziato Giovanni Gorgone. Fu durante la seconda guerra mondiale che a San Piero si fece sempre più forte un fronte di opposizione al regime di libertà in nome della repubblica. Un'opposizione non eccessivamente schierata a sinistra che però seppe portare la cittadina all'interno della nuova epoca repubblicana evitando gli eccessi rivuoluzionari di un certo tipo di comunismo. Di questa opposizione fecero parte giovani come Giuseppe Gorgone, Giuseppe Albana, Peppino D'amico e Pietro De Luca.

Manfredo e il fratello Giovanni Orioles governarono in malo modo la città maltrattando la popolazione e usurpando i nobili del luogo. Ben presto i due signori divennero i nemici del popolo sampietrino a tal punto che la popolazione sfogò il proprio malcontento in una sanguinosa rivolta. Intorno al 1350 il popolo prese possesso del castello di San Piero, uccidendo l'odiato barone Giovanni e saccheggiando la sua residenza signorile. Da quel giorno il governo della città di San Piero rimase nelle mani dell'Universitas ovvero dell'Amministrazione locale precedentemente nominata dai baroni. Nessuno degli Orioles fece più ritorno a San Piero. Quando nel 1353, dopo la morte di Ludovico, Federico IV d'Aragona divenne re di Sicilia, venuto a sapere dei fatti accaduti a San Piero nei tempi anteriori alla sua ascesa al trono, giustificò il comportamento dei sampietrini tenendo conto della risaputa efferatezza dei baroni Orioles. Nel dicembre del 1356 Federico IV (detto anche Federico III di Sicilia) giunse a San Piero con la sua corte e fu accolto con immensa gioia dal popolo della città. Motivo della sua visita era l'intenzione di farsi un'idea della condizione dell'amministrazione cittadina dopo la caduta degli Orioles. Il re dimorò nel castello di San Piero dal 6 fino a tutto il 9 dicembre, tra gli inni e le acclamazioni del suo popolo. Federico ripartì il giorno 10 alla volta di Castiglione di Sicilia; il giorno 11 dopo aver ascoltato le richieste del popolo sampietrino rivoltegli durante il suo soggiorno, il re emanò un provvedimento con il quale la città di San Piero con tutti i suoi territori furono annessi al regio demanio. Il sovrano inoltre affidò in custodia all'amministrazione sampietrina tutti i beni mobili che erano stati possesso dei feudatari Orioles premiando il popolo per la sua fedeltà al re. San Piero rimase terra demaniale finché visse Federico IV. Durante il regno di Maria di Sicilia a causa di alcune interferenze messe in atto da funzionari e nobili, San Piero insieme a Raccuja divenne nuovamente feudo degli Orioles in particolare del barone Berengario Orioles Lanza.

Ogni anno in agosto nella città viene organizzata la ricostruzione storica della venuta di Federico a San Piero. Durante la manifestazione hanno luogo il corteo storico con costumi d'epoca ed intrattenimenti musicali e gastronomici vari. Il tutto all'interno della cornice storico-artistica dei quartieri Castello e Arabite.

San Piero Patti è oggetto di richiamo per le sue bellezze naturali e storiche. Ne è emblematica testimonianza l' antico quartiere arabo detto Arabite.

La Chiesa di Santa Maria, costruzione tardo-cinquecentesca dalle rifiniture artistiche non comuni, è considerata la più bella chiesa della provincia di Messina. Il tempio è caratterizzato da un bellissimo soffitto in legno a cassettoni scolpito in stile barocco con al centro un alto rilievo di Maria Santissima Assunta. Le colonne, le arcate e le finestre sono scolpite nella pietra locale così come il portale della sacrestia . L'altare del Crocifisso è costruito in marmo locale mentre il crocifisso stesso è un capolavoro della Scuola Siciliana. L'altare di San Biagio presenta numerosissimi bassorilievi, tutti scolpiti in legno mentre la statua è un'opera della Scuola del Gagini. Fuori oltre alla bellissima facciata adornata da statue di santi, si nota l'arco romanico che unisce la chiesa al maestoso campanile alto più di trenta metri e arricchito con finestre scolpite in puro stile barocco.

Un'altra opera di indiscusso valore artistico è La Chiesa del Carmine con l'annesso Convento dei Carmelitani calzati. Esso fu fondato intorno al 1570 ed ebbe vita fino al 1866, anno in cui furono confiscati i beni della curia ecclesiale. Nel convento esistevano scuole di pittura, scultura, ebanisteria, filosofia e teologia. Famosa era la biblioteca del monastero, di cui ormai non rimane più nulla. Nella chiesa attigua si possono ammirare affreschi di splendida fattura tra cui un grandioso dipinto, in stile barocco, al centro del soffitto, datato 1722, opera di uno Spanò, che era stato alunno della scuola del convento e che successivamente ne era divenuto maestro. La maggior parte delle opere artistiche custodite nella Chiesa, sono state realizzate dagli allievi della scuola del convento. Purtroppo, molte sono andate distrutte. Tutt'oggi è possibile visitare il bellissimo chiostro del convento i cui lavori di restauro sono terminati nel 2002. Nella Chiesa attigua, è da ammirare la statua di Maria SS. del Carmine, opera dalla Scuola del Gagini, scolpita nel 1629 a Palermo. L'opera è posta al centro di un grandioso altare in legno. Tra i tesori più belli di questa cittadina vi è anche la fontana di San Vito esempio eloquente del fulgore del barocco siciliano. Essa venne eretta nel 1686 per volere di Giuseppe Caccamo barone di San Piero Patti. Risale, invece al 1875 la Fontana del Tocco eretta all'ombra del campanile della Chiesa di Santa Maria in marmo bianco di Carrara. La Chiesa Madre o Duomo trae le sue origini nella seconda metà del 1300; fu ripetutamente ristrutturata nel corso dei secoli a causa di terremoti( specie quello del 1783) ed oggi presenta al suo interno rilevanti opere di scultura gaginesca come Maria SS. dell'Idria e S. Caterina d'Alessandria. Da notare gli altari della Madonna del Rosario e quello di San Pancrazio. Il bellissimo coro posto dietro l'altare è scolpito nel legno ed è opera di grande pregevolezza.

Altre due piccole chiese da citare per la loro bellezza sono la Chiesa dell'Annunziata e la Chiesa della Madonna delle Grazie.

I patroni della città di San Piero sono la Madonna della Catena e San Biagio vescovo e martire. Il loro culto tra i sampietrini si diffuse già nei primi secoli dell'avvento del Cristianesimo e tuttora i due santi vengono annualmente festeggiati con solenni riti e processioni. La festa di San Biagio ricade la prima domenica di ottobre mentre quella della Madonna della Catena la prima domenica dopo Pasqua.

San Biagio fu vescovo di Sebaste in Armenia e morì martire nel 316 sotto Licinio imperatore. Secondo alcune leggende San Biagio liberò un bambino da una spina conficcataglisi in gola e per questo è considerato il santo protettore contro i mali della gola. La festa secondo il calendario cristiano ricade il 3 febbraio, all'indomani della Purificazione. In questo giorno si usa benedire la gola dei fedeli con due candele benedette, invocando la protezione del santo. La data della festa è stata spostata alla prima domenica d'ottobre poiché nel mese di febbraio, a causa delle avverse condizioni climatiche, non era possibile organizzare particolari festeggiamenti. Nel mese di ottobre, si svolge la tradizionale fiera di venditori ambulanti, oltre a giochi popolari e spettacoli musicali e di vario genere. In passato, l'usanza di festeggiare il Santo ad ottobre era legata anche alla vendita delle nocciole, produzione un tempo fiorente nel territorio.

La Madonna della Catena è la prima patrona di San Piero; il suo culto è diffuso anche in altri paesi limitrofi, ad esempio Librizzi; il culto di Maria SS. della Catena ebbe inizio a Palermo dove si narra sia avvenuto il miracolo della liberazione di alcuni condannati a morte da parte della Madonna. La famiglia degli Orioles incoraggiò la diffusione della devozione nei confronti di questa madonna in San Piero e in tutti i comuni vicini.

Ogni anno in occasione di questa festa le sale da ballo della cittadina si riempiono di gente proveniente anche o soprattutto dai comuni limitrofi. Le serate danzanti carnascialesche si protraggono per tutta la settimana grassa, ed in più a San Piero si balla anche il sabato successivo al carnevale: quest'ultima serata viene definita Carnevalone. Ma il piatto forte del carnevale sampietrino è la sfilata di carri allegorici e gruppi in maschera che avviene solitamente la domenica successiva al giovedì grasso. In questa occasione un tripudio di musica e colori invade le vie del centro di S. Piero portando allegria e spensieratezza nel cuore dei sampietrini.

È da notarsi la somiglianza tra le raffigurazioni del secondo e del terzo quadrante dello stemma comunale con i blasoni delle Famiglie Orioles e Caccamo-Orioles in passato detentrici della baronia di San Piero Patti.

Le frazioni principali del comune di San Piero Patti sono: Balze, Boschitto (Mancusa di mezzo), Breuda, Brignieri, Cannavarì, Circiumì (Cicciumi), Divisa, Fiumara, Fontana Madonna, Fontanavina, Frassinello, Garì, Grangiorno, Lacuniere, Latro, Linazza, Malu Passu, Manche-Mancusa/Boschitto, Manganello, Marià, Martinello, Mindozzu, Pantania, Pedata Mula, Piano San Giovanni, Quattrofinaidi, Ragò, Ramondino, Rocche, Salzo, Sambuco, Santa Maria, Sardella, Sciardi, Spaditta, Tafuri, Tesoriere.

Boschitto è situato a metà della strada provinciale S. Piero Patti - Raccuja. La contrada conta circa 100 abitanti ed è nota anche con il nome di Mancusa di mezzo. Deve il suo nome all'esistenza di un bosco che ricopre il suo territorio ormai da secoli.

Nella contrada fu edificata a spese di Giuseppe Argeri, già sindaco di San Piero Patti, una piccola chiesa nella quale è custodita una statua della Madonna del Rosario scolpita dal maestro Riccardo Ghio di Massa. Ogni anno, in settembre, in questa contrada, a spese degli abitanti e con il contributo del comune di San Piero Patti, viene celebrata la festa in onore della Madonna.

Fiumara è una delle frazioni del Comune di San Piero Patti. Da sempre le vallate della frazione sono state coltivate a noccioleto, per cui essa è stata sempre la più valida risorsa economica dei cittadini del paese. Si estende a ridosso di gran parte del tratto iniziale del torrente Timeto e data la vicinanza del fiume, fin dai tempi più remoti, nella frazione si sono insediati molini ad acqua per la macinazine del grano e gualchiere destinate alla raffinazione e alla coloritura delle stoffe e fabbricati per la concia del cuoio e dei pellami.

Il nome della frazione deriva dalle numerose piante di Sambuco che sono sempre cresciute in questo luogo. È una delle contrade più popolose del comune; il suo territorio è coperto di noccioleti e grazie alla sua posizione, molto alta rispetto al centro abitato di San Piero, da lì si gode un bel panorama. ogni anno un gruppo di amici organizza una delle feste più importanti dell'intero comune, "La festa di Sambuco" in onore della Madonna del Carmelo. Di tradizione in questa festa è la "Sagra du pani caudu conzatu" nella quale si distribuisce gratuitamente il pane caldo fatto in casa dalle sapienti mani delle casalinghe della frazione. Inoltre nelle giornate dei festeggiamenti è possibile visitare un'affascinante mostra di oggetti antichi, molto apprezzata dai compaesani che vengono tornano ogni anno in occasione della festa a chiusura della quale ormai da anni è consuetudine far esibire artisti di tiratura nazionale del calibro di Valentina Persia, Sasà salvaggio, Gianni Panarilleo, Battaglia e Miseferi, e tanti altri.

A partire dagli anni settanta e fino all'avvento della Legge Mammì nel 1990, a San Piero Patti sono esistite alcune emittenti radiofoniche e un'emittente televisiva. Esse si configuravano come attività di tipo comunitario, dai palinsesti semplici, e non mancavano di tenere informato il bacino d'utenza su ogni tematica di attualità e cronaca locale.

L'emittente televisiva attiva nella cittadina era TeleNebrodi.

Il Municipio è situato in piazza Alcide De Gasperi.

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Diocesi di Patti

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La diocesi di Patti (in latino: Dioecesis Pactensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2004 contava 160.000 battezzati su 164.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Ignazio Zambito.

La sede vescovile è la città di Patti, dove si trova la cattedrale dedicata a san Bartolomeo, un antico edificio ad unica navata all'interno del quale sono custodite oltre al simulacro e al reliquiario di santa Febronia, anche la tomba in stile rinascimentale della regina Adelasia del Vasto, moglie del gran conte Ruggero d'Altavilla.

Il territorio è suddiviso in 84 parrocchie, raggruppate in sei vicariati foranei: Patti, Brolo, Capo d'Orlando, Rocca di Caprileone, Sant'Agata Militello e Santo Stefano di Camastra.

La diocesi di Patti e Lipari fu eretta nel 1131. L'erezione della sede di Patti era un ristabilimento dell'antica diocesi di Tindari, eretta all'inizio del VI secolo e abbandonata dopo l'invasione araba nell'836, mentre Lipari era stata fino ad allora un'abbazia territoriale, eretta anch'essa all'inizio del VI secolo.

Nel 1166 la diocesi divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Messina.

Nel 1399 le due sedi di Patti e Lipari diedero origine a due diocesi separate, la presente diocesi di Patti e la diocesi di Lipari, che nel 1986 fu unita all'arcidiocesi di Messina nell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela.

Nel XVII secolo fu istituito il seminario diocesano ad opera del vescovo Alfonso de los Cameros e nel secolo successivo fu restaurato dal vescovo Galletti. Nel 1865 due terzi dell'edificio del seminario furono incamerati dallo stato,che si appropriò anche di quattro conventi di Patti, per adibirli a scuole, caserme e cimitero. Solo nel 1924 il vescovo vinse una causa civile e riottenne parte degli edifici sacri sequestrati.

Fino all'abolizione del feudalesimo in Sicilia i vescovi di Patti esercitavano, su larga parte del territorio della diocesi, i diritti e i doveri di signore feudale, potendosi fregiare anche dei titoli di gran castellano di Patti, barone di Gioiosa Guardia, principe o dinasta del SS. Salvatore e conte di Librizzi.

La diocesi al termine dell'anno 2004 su una popolazione di 164.000 persone contava 160.000 battezzati, corrispondenti al 97,6% del totale.

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Source : Wikipedia