Partito democratico

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Tags : partito democratico, partiti politici, politica

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Partito Democratico (Stati Uniti)

Thomas Jefferson, fondatore del Partito Democratico-Repubblicano

Il Partito Democratico (Democratic Party) è uno dei due principali partiti politici contemporanei degli Stati Uniti, insieme al Partito Repubblicano.

Dalle elezioni di medio termine del 2006 il Partito Democratico ha la maggioranza al Congresso; il partito ha una più ampia maggioranza alla Camera dei Rappresentanti come pure, dal 2008, anche al Senato. Inoltre ha la maggioranza dei governatori e delle legislature degli stati federati.

Il Partito Democratico ha origine dal Partito Democratico-Repubblicano, fondato da Thomas Jefferson, James Madison e altri influenti anti-federalisti nel 1792. È il più vecchio partito politico del mondo. Dopo la divisione del Partito Repubblicano nelle elezioni del 1912, si è posizionato a sinistra del Partito Repubblicano nelle questioni economiche. La filosofia attivista a favore della classe lavoratrice di Franklin D. Roosevelt chiamata "liberalismo" negli Stati Uniti (in realtà simile, per alcuni aspetti, alla socialdemocrazia europea) ha rappresentato gran parte del programma del partito sin dal 1932. La coalizione del New Deal di Roosevelt controllò spesso il governo nazionale fino al 1964. Il movimento per i diritti civili degli anni 1960, approvato dal partito, gli fece perdere parte dei consensi negli stati del sud.

Come è tipico dei partiti politici degli Stati Uniti, il Partito Democratico non ha forme di iscrizione a livello nazionale. L'unica forma riconosciuta di adesione è quindi una dichiarazione di appartenenza (non vincolante) ai Democratici, ai Repubblicani oppure come indipendente all'atto della registrazione per il voto (che negli Stati Uniti avviene solo su richiesta): tale dichiarazione, in alcuni Stati, è necessaria per la partecipazione alle primarie di partito (primarie chiuse). Il partito Democratico ha comunque, a livello locale, partiti affiliati (uno per Stato), ciascuno dei quali può prevedere forme di "membership" di vario tipo; in generale, però, l'appartenenza ad un partito comporta obblighi meno stringenti rispetto ai partiti politici europei. Unico organismo centrale al vertice del partito è il Comitato Nazionale (Democratic National Committee), che non ha però il compito di fissazione del programma o di controllo dell'operato degli eletti, bensì quello di raccolta fondi e di coordinamento delle campagne elettorali nazionali; esso può tutt'al più appoggiare ufficialmente la campagna di un candidato, ma non ha la possibilità di selezionare le candidature. Analoghi comitati si costituiscono per le varie campagne elettorali (per la Camera, il Senato, a livello statale ecc.).

Il Partito Democratico ha origine dallo storico Partito Democratico-Repubblicano (inizialmente chiamato Repubblicano, essendo il termine "democratico" utilizzato principalmente dai suoi avversari per accusarlo di simpatie verso la Rivoluzione francese), fondato da Thomas Jefferson nel 1792. Questo partito propugnava una democrazia di piccoli proprietari terrieri indipendenti (soprattutto i nuovi pionieri del West) e per questo avversava il potere centrale, visto come fautore degli interessi del capitale finanziario del New England, sostenuto dal Partito Federalista; per questo il Partito Democratico-Repubblicano si fece sostenitore di una maggiore autonomia degli Stati dell'Unione rispetto alle decisioni di Washington e trovò sostegno anche presso i latifondisti schiavisti del Sud: in tal modo il partito più "democratico" era anche il maggior sostenitore dello schiavismo.

Negli anni successivi alla scomparsa del Partito Federalista (cioè dopo il 1816), il partito Democratico-Repubblicano acquisì un vero monopolio sulla vita politica americana, tanto da dar vita a una sorta di "regime monopartitico". Per fare politica a livello nazionale era di fatto obbligatorio farne parte. In breve tempo comparve al suo interno una corrente erede dei vecchi federalisti e degli interessi degli Stati del Nord-Est, che finì col prendere il controllo del Partito. La reazione degli Stati del Sud e dell'Ovest trovò il proprio leader in Andrew Jackson, che nel 1828 pose la propria candidatura autonoma alle elezioni presidenziali. Il partito Democratico-Repubblicano si divise in due: da una parte i sostenitori di Jackson; dall'altra coloro che sostennero la candidatura di John Quincy Adams, subito indicati come "Repubblicani nazionali". Le elezioni furono vinte da Jackson.

Dopo la vittoria i sostenitori di Jackson (primo fra tutti Martin Van Buren) diedero vita all'attuale Partito Democratico (che assunse ufficialmente tale nome nel 1844), mentre gli sconfitti formarono il Partito Repubblicano Nazionale. I Democratici continuavano a sostenere gli interessi sia dei coltivatori indipendenti e dei nuovi stati dell'Ovest, quanto dei ricchi latifondisti del Sud; dall'altra parte i Repubblicani nazionali rappresentavano il capitalismo finanziario e l'industrializzazione. Non mancava tra i democratici una componente operaia nelle città del Nord, sempre in contrasto con lo strapotere dell'alta borghesia.

Peraltro lo stile di Jackson, una volta rieletto Presidente nel 1832, divenne sempre meno rispettoso di quei "diritti degli Stati" per difendere i quali il partito era sorto, portando alcuni democratici a unirsi ai repubblicani nazionali nel Partito Whig.

Negli anni successivi i due partiti si alternarono al governo mentre la questione della schiavitù creava divisioni sempre più forti, tanto che l'ala antischiavista (nordista) dei democratici provocò una scissione dando vita al Partito del Suolo Libero (Free Soil Party).

Nel 1854 sulle ceneri del Partito Whig nacque il moderno Partito Repubblicano, con un programma apertamente e risolutamente antischiavista. Mentre il Paese marciava verso la guerra civile, i democratici si spaccarono tra sudisti, difensori intransigenti dell'economia schiavistica, e nordisti, non antischiavisti ma disponibili a compromessi soprattutto sull'assetto da dare ai nuovi Stati che sarebbero nati all'Ovest.

La presenza di due diversi candidati per i democratici favorì il successo del candidato repubblicano Abraham Lincoln alle presidenziali del 1860, che diventò Presidente senza praticamente ottenere voti negli Stati del Sud: una divisione che sfociò nella Guerra di secessione americana.

Durante la guerra, nel Nord il Partito si divise tra "pacifisti" e sostenitori della guerra contro il Sud, che accettarono di appoggiare Lincoln: tra questi Andrew Johnson, che fu vicepresidente e succedette a Lincoln dopo la sua morte (1865). Nell'immediato dopoguerra, comunque, la vita politica degli Stati Uniti fu monopolizzata dai repubblicani, che sospesero temporaneamente dall'Unione alcuni Stati del Sud e ammisero al voto gli ex schiavi di colore, per cui il Partito Democratico fu per qualche tempo fuori gioco. Andrew Johnson accusò i repubblicani di avere, anziché restaurato, dissolto l'Unione, e "assoggettato dieci Stati, in tempo di pace, al dispotismo militare e alla supremazia negra". Nel Sud, molti Democratici appoggiarono le attività del Ku Klux Klan.

Quando l'occupazione militare del Sud terminò, in seguito alle oscure manovre che accompagnarono le elezioni presidenziali del 1876, negli ex Stati Confederali il predominio dei democratici fu assoluto e la segregazione razziale venne nuovamente introdotta: il partito divenne quindi il partito razzista per eccellenza.

Negli anni Ottanta dell'Ottocento il Partito aumentò i propri voti grazie all'apporto di gruppi eterogenei, dal Sud al West, fino a gruppi operai nelle città industriali del Nord; spesso era determinante nell'orientare il voto l'appartenenza religiosa, in quanto i protestanti di origine britannica o nordeuropea tendevano a schierarsi per i repubblicani, laddove i cattolici (in questo periodo soprattutto di origine irlandese) erano prevalentemente democratici. Nel 1884, per la prima volta dopo ventidue anni, un democratico ottenne la presidenza.

In questo periodo la principale causa di contrasto tra i due partiti fu data dal tema del protezionismo, che i democratici avversavano. In questo periodo, comunque, i democratici erano dominati dalla loro ala più conservatrice e liberista, rappresentata da Grover Cleveland, che perse il controllo del partito solamente nel 1896, a vantaggio dell'ala "populista".

A partire dal 1896 comincia un periodo nuovo nella storia politica degli Stati Uniti, in quanto la Presidenza fu mantenuta ininterrottamente dai repubblicani, eccettuata l'epoca di Woodrow Wilson.

In questo periodo infatti l'enorme successo dell'industrializzazione, che si espanse sempre più da Est a Ovest favorì il Partito Repubblicano che dell'industria era sempre stato sostenitore: uno Stato come la California, ad esempio, divenne stabilmente Repubblicano.

Proprio questa modernizzazione, però, favorì la vittoria di Wilson, in quanto, in occasione delle elezioni presidenziali del 1912 l'ala di sinistra dei repubblicani costituì il Partito Progressista, candidando il popolare ex presidente Theodore Roosevelt, che ottenne più voti del candidato ufficiale repubblicano.

Di conseguenza i democratici, mantenendo compatto il proprio voto, riottennero la presidenza. Wilson era un conservatore che fece però passare leggi progressiste, come quella sull'antitrust e la riforma costituzionale che diede il voto alle donne; naturalmente non fece nulla per i diritti dei neri, data la posizione del suo Partito.

Wilson è ben noto per la sua decisione di far partecipare gli USA alla Prima Guerra Mondiale e per i suoi "Quattordici Punti" con cui proponeva una sistemazione del dopoguerra che tenesse conto del diritto di ogni popolo all'autodeterminazione. Non riuscì, peraltro, a convincere il Congresso ad approvare l'adesione degli Stati Uniti alla Società delle Nazioni appena costituita. Dopo la sua seconda presidenza, nel 1920 il predominio repubblicano riprese.

La crisi del 1929 fu l'evento epocale che trasformò completamente la vita politica americana, e lo stesso Partito Democratico. L'elezione di Franklin Delano Roosevelt (lontano parente di Theodore) nel 1932, e la sua politica del New Deal trasformarono i democratici nel partito "di sinistra" degli Stati Uniti, cosa che fino a quel momento certo non erano, se non per pochi aspetti.

Naturalmente l'ala più conservatrice del partito cercò di contrattaccare, ma le condizioni economiche del Paese in quegli anni rendevano popolare presso strati sociali amplissimi la politica di Roosevelt basata sull'aumento della spesa pubblica.

Dopo il 1934 Roosevelt accentuò la componente di sinistra della sua politica e da quel momento il Partito Democratico si legò definitivamente ai sindacati e a gruppi sociali svantaggiati come gli Ebrei e gli stessi afro-americani, che fino a quel momento votavano (se votavano) per i repubblicani.

Nel Congresso, però, molti Democratici più conservatori, soprattutto del Sud, finirono con l'allearsi ai Repubblicani per bloccare le riforme più coraggiose di Roosevelt; negli Stati Uniti, infatti, la "disciplina di partito" è molto più debole che nei parlamenti europei. Da allora, il binomio presidente progressista - Congresso conservatore rimase una costante della politica americana.

Comunque è dalla presidenza Roosevelt che il Partito Democratico è divenuto il partito della spesa pubblica e della protezione dei diritti civili delle minoranze, oltre che dei ceti intellettuali.

Dopo la morte di Roosevelt nel 1945, la presidenza toccò al Vice-Presidente Harry Truman, la cui politica anticomunista provocò la scissione di un nuovo Partito Progressista ad opera dell'ex-vicepresidente Henry A. Wallace, che non ebbe però grande successo. I Democratici persero comunque le elezioni al Congresso del 1946.

Nel 1948 Truman fu eletto alla presidenza nonostante la temporanea scissione dei Democratici del Sud, con il Partito Democratico per i Diritti degli Stati (i cosiddetti dixiecrats, noti per il loro razzismo), riproponendo poi una linea politica analoga a quella di Roosevelt per quanto riguardava la politica interna, ancora una volta contrastata dal Congresso.

Nel 1952 i Repubblicani candidarono con successo un eroe di guerra, l'ex Generale Eisenhower, ma i Democratici mantennero il controllo del Congresso, che avevano riconquistato nel 1948, in un quadro di sostanziale collaborazione "bipartisan".

Nel 1960 il Partito Democratico riconquistò la Presidenza con John F. Kennedy, che inaugurò una politica di fermezza, ma anche piuttosto flessibile, nei confronti dell'Unione Sovietica, e di appoggio al movimento per i diritti civili all'interno, seguita ancor più decisamente, dopo la sua morte in un attentato, dal suo successore Lyndon B. Johnson, che nel 1964 varò la legge sui diritti civili che poneva fine alle discriminazioni razziali; in seguito, egli approvò molte riforme sociali (la cosiddetta Great Society).

L'avvicinamento dei neri al Partito Democratico era incominciato già all'epoca di Roosevelt; questo fatto portò, naturalmente, ad un progressivo abbandono del partito da parte dei Democratici del Sud, i quali però solo negli anni Ottanta sarebbero passati massicciamente ai Repubblicani.

In generale in questo periodo gli abitanti bianchi del Sud continuarono a votare per il Partito Democratico nelle elezioni locali e in quelle per il Congresso, ma ad abbandonare il Partito, o a favore dei Repubblicani o di candidati sudisti indipendenti, nelle presidenziali.

Il Partito si spaccò però ancor più gravemente in seguito alla politica di Johnson di intervento in Vietnam, tanto da spingerlo ad abbandonare l'idea di ricandidarsi. Il candidato che avrebbe potuto ricompattare il Partito, Robert Kennedy, fratello dell'ex Presidente, fu a sua volta assassinato. Le elezioni del 1968 furono quindi vinte dal repubblicano Richard Nixon, anche a causa della nuova scissione di una parte dei Democratici del Sud, che diedero vita al Partito Indipendente Americano.

La base elettorale dei Democratici si spostò sempre più verso il Nord.

Negli anni di Nixon, il Partito Democratico, pur avendo perso la Presidenza, mantenne un saldo controllo sul Congresso, dove i sudisti mantenevano la loro autonomia rispetto alla leadership "liberal" del partito.

Peraltro fu paradossalmente un sudista sostenitore dei diritti civili, Jimmy Carter, a divenire Presidente nel 1976, grazie allo scandalo Watergate che aveva funestato la seconda presidenza Nixon.

La politica di Carter fu a sostegno dei diritti civili all'interno, ma anche all'estero, dove si presentò come mediatore in numerose crisi internazionali, mentre in politica economica fu di fatto l'anticipatore della linea economica più liberista di Ronald Reagan.

I suoi insuccessi in politica estera (Iran e Afghanistan) favorirono però la vittoria del suo avversario repubblicano nel 1980. Negli anni Ottanta, in effetti, i Democratici persero tutte le elezioni presidenziali, e molti loro elettori, in particolare appartenenti alla classe media, votarono per i Repubblicani (i cosiddetti "Democratici di Reagan", che continuavano a sostenere il loro Partito al Congresso, dove infatti i democratici mantennero la maggioranza).

Di fatto molti programmi di assistenza sociale furono mantenuti in vita, nonostante l'abbassamento delle tasse, provocando così un forte aumento del deficit. In politica estera invece la linea dei Democratici non era molto diversa da quella reaganiana, se non per lo stile meno aggressivo. È a questo punto che il Partito si sposta più al centro divenendo ancor più di prima un partito "pigliatutto".

Nel 1992, dopo 12 anni di presidenza repubblicana, gli Stati Uniti elessero un Presidente democratico: Bill Clinton. In sintonia con l'allora nuova impostazione centrista del Partito, Clinton contenne la spesa pubblica, e sotto di lui gli USA conobbero una delle fasi di maggior crescita economica della loro storia, mentre in politica estera scelse una linea di intervento, sia diplomatico sia armato, anche in aree non considerate vitali per gli interessi del suo Paese (come in Jugoslavia).

Del resto Clinton dovette fare i conti con una maggioranza repubblicana alla Camera e al Senato, mentre forze tradizionalmente democratiche come i sindacati persero sempre più peso nel Paese. In effetti, una delle caratteristiche più evidenti nella situazione politica degli Stati Uniti in quegli anni fu un generale calo della partecipazione dei cittadini alle urne e un peso determinante della capacità di raccogliere fondi da parte di partiti e uomini politici, fattori che spiazzarono l'ala più a sinistra del Partito.

Nel 2000, i Democratici hanno candidato l'ex vice di Clinton Al Gore, contro il repubblicano George W. Bush. Gore è stato sconfitto, in parte per il relativo successo del candidato dei Verdi Ralph Nader, in parte per le regole elettorali che lo hanno beffato nonostante avesse ottenuto più voti dell'avversario, e che hanno provocato molte polemiche.

Dopo questa sconfitta sul filo di lana, i Democratici hanno faticato a riprendersi, anche per il nuovo clima creato dagli attentati dell'11 settembre, che hanno favorito il compattarsi dell'opinione pubblica intorno al Presidente Bush. Solo dopo alcuni anni i Democratici hanno fatto sentire la loro voce critica su certi aspetti della cosiddetta "guerra al terrorismo" di Bush, oltre che sulla politica economica, soprattutto per l'aumento della disoccupazione e il drastico peggioramento del deficit. Comunque, anche il candidato del 2004 John Kerry è stato battuto nella corsa alla Presidenza.

Alle elezioni politiche di metà mandato del 2006 i democratici hanno conquistato 229 seggi alla Camera dei Rappresentanti (29 in più), conquistandone il controllo dopo dodici anni. Nancy D'Alesandro Pelosi è diventata la speaker della nuova Camera, che ha iniziato a riunirsi nel gennaio 2007. La Pelosi è la prima donna e il primo politico italo-americano a ricoprire tale carica, terza nella linea di successione presidenziale. Anche al Senato il partito Democratico è diventato, nei fatti, il partito di maggioranza. Se i seggi del partito sono, infatti, 49 come quelli dei Repubblicani, due senatori indipendenti (Joseph Lieberman - eletto nella lista Connecticut for Lieberman, in quanto non aveva ottenuto la candidatura democratica a causa delle sue posizioni considerate troppo moderate e vicine all'Amministrazione - del Connecticut e l'indipendente di sinistra Bernie Sanders del Vermont) si iscriveranno al gruppo democratico. A determinare il successo dei Democratici, è stata anche la decisione del partito di presentare candidati con idee conservatrici nei seggi fino ad allora controllati da repubblicani. Dopo questa competizione elettorale, il partito ha anche ripreso la maggioranza delle cariche di governatore (in 28 stati su 50). Il presidente Bush si è reso disponibile a politiche concordate con i Democratici e il segretario della difesa Donald Rumsfeld, considerato responsabile politico di una strategia militare fallimentare in Iraq, si è dimesso.

Il gruppo democratico alla Camera ha eletto come leader Steny Hoyer (carica a cui era anche candidato John Murtha, appoggiato da Nancy Pelosi. Murtha, favorevole ad un ritiro immediato dall'Iraq, era stato coinvolto in un affare di corruzione negli anni '80). Al Senato, il leader della maggioranza è Harry Reid, primo mormone a raggiungere tale carica. Alle elezioni presidenziali del 2008, i Democratici, nella Convenzione nazionale, hanno candidato Barack Obama, il quale ha vinto contro il Repubblicano John McCain, e che è dal 20 gennaio 2009 il 44esimo presidente degli Stati Uniti d'America.

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Partito Democratico della Sinistra

Achille Occhetto

Il Partito Democratico della Sinistra (PDS) è stato un partito politico italiano di stampo post-comunista, fondato nel 1991, all'indomani dello scioglimento del Partito Comunista Italiano. In quell'occasione infatti, la maggior parte del partito decise di dare una svolta abbandonando la tradizione comunista per intraprendere il dialogo con le forze socialiste della sinistra europea ed italiana. Primo segretario ne è stato Achille Occhetto. Il suo simbolo era caratterizzato da una quercia con ai piedi l'emblema del PCI (bandiera rossa con stella, falce e martello sovrapposta alla bandiera italiana e la sigla "PCI"), seppur notevolmente rimpicciolito.

Dopo lo scioglimento del PCI, però, non tutti accettarono questa strada e l'ala sinistra e più radicale diede invece origine al Partito della Rifondazione Comunista, che si è fatto continuatore della tradizione euro-comunista.

Il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del muro di Berlino, Achille Occhetto incontrò alcuni vecchi partigiani ed un paio di cronisti nella sezione della Bolognina, un quartiere popolare di Bologna, dove annunciò la necessità di intraprendere "strade nuove" e di trasformare "il partito in una cosa più grande e anche più bella".

La cosiddetta "svolta della Bolognina" diede inizio al dibattito che portò alla fondazione del PDS, per trasformare il partito ed accogliere le istanze del socialismo europeo. Il Partito nacque dopo un Congresso molto combattuto, con tre mozioni ed una scissione finale. Alla fine passò la linea del Segretario e nacque il nuovo Partito. Questo, col beneplacito del PSI e di Bettino Craxi, aderì alla "Confederazione dei Partiti Socialisti della Comunità Europea" (che successivamente diverrà Partito del Socialismo Europeo) nonché all'Internazionale Socialista. Già al Congresso fondativo, però, si registrarono le prime difficoltà, visto che la ri-elezione di Achille Occhetto come Segretario avvenne alla seconda votazione, causa alcune assenze di troppo ed alcuni "franchi tiratori" (che secondo molti venivano dalle file miglioriste) durante la prima. Alle prime elezioni politiche a cui il PDS si presentò, inoltre, quelle del 1992, il PDS ottenne un risultato considerato deludente, col 16,1% dei voti, perdendo un buon 10% rispetto all'ultimo risultato del PCI, di cui poco più della metà furono "recuperati" da Rifondazione Comunista.

Quando, nel 1992, la politica italiana fu sconvolta da Tangentopoli, il PDS fu meno coinvolto rispetto alla Dc e al Psi, ma non uscì pulito dalla vicenda, in quanto furono accertate varie responsabilità penali a carico di suoi aderenti risalenti al tempo del PCI. Lo stesso Achille Occhetto, primo Segretario del Pds, eletto dopo un primo tentativo andato a vuoto, fu condannato per finanziamenti illeciti a una società per metà italiana e per metà della Germania Orientale. Cento e oltre, come racconta Di Pietro ancora oggi, furono i prosciolti del PCI per prescrizione del reato. Il Pds si presentò dunque di fronte alle nuove vicende politiche del paese come un partito rinnovato, ma non come un partito nuovo, in quanto frutto di una svolta socialdemocratica, e non più comunista, del vecchio PCI.fonti:www.repubblica.it, www.paura.it, www.corrieredellasera.it Nel successivo referendum per l'adozione del sistema elettorale maggioritario il Partito si schierò per il sì alla proposta, che prevalse. Alle elezioni amministrative del 1993, le prime con il nuovo sistema, il PDS apparve il Partito centrale del nuovo corso politico, dal momento che le coalizioni di sinistra, delle quali costituiva la forza principale, uscirono vittoriose in tutta Italia, e gli stessi voti del PDS aumentarono praticamente ovunque in maniera anche rilevante. Per le elezioni politiche del 1994, fu quindi promotore di una coalizione che univa le forze di sinistra chiamata "i Progressisti" (PDS, PRC, Verdi, Partito Socialista Italiano, Alleanza Democratica, La Rete ed altri), con l'obiettivo di conquistare il governo del Paese. Ma il risultato elettorale del 1994 vide, però, i Progressisti sconfitti dalla coalizione di centro-destra, ed Occhetto si dimise da Segretario del PDS.

Dopo le dimissioni di Occhetto, si convocò il Consiglio Nazionale per eleggere il nuovo Segretario. Le candidature erano due, quella del Capogruppo alla Camera Massimo d'Alema, già Segretario della FGCI alla fine degli anni '70 e vice-Segretario del Partito dal 1987, fautore di un Partito che andasse sempre di più verso il modello dei Partiti Socialisti del resto d'Europa, e quella del direttore dell'Unità Walter Veltroni, già responsabile della propaganda del PCI negli anni '80, fautore di una linea da alcuni definita "kennediana", vista anche la storica ammirazione di Veltroni per l'ex Presidente USA. Veltroni, visto anche l'esito di un sondaggio nelle sezioni che l'aveva dato per preferito, appariva favorito, ma l'esito della votazione del Consiglio Nazionale fu invece favorevole a D'Alema, che divenne così il nuovo Segretario.

Nel 1995 il PDS fu promotore della fondazione della coalizione politica di centrosinistra denominata L'Ulivo (PDS, Partito Popolare Italiano, Rinnovamento Italiano, Verdi e altri). Questa coalizione politica, che vide per la prima volta insieme ex-democristiani ed ex-comunisti, si presentò alle Elezioni politiche del 1996, con un patto di desistenza con Rifondazione Comunista.

Le elezioni si conclusero con la vittoria del centrosinistra e con l'elezione del cattolico Romano Prodi alla carica di presidente del Consiglio.

Il PDS, nel '96, è il primo partito italiano, con quasi 8 milioni di voti e il 21,1% dell'elettorato.

Nel nuovo Governo il PDS era il Partito più rappresentato, con Walter Veltroni Vicepresidente del Consiglio, e molti ministeri-chiave. Questo Governo si contraddistinse per la definitiva adesione dell'Italia al progetto di moneta unica europea, l'euro. Non mancarono, tuttavia, momenti di tensione all'interno della maggioranza. D'Alema accusò a volte il Governo di "non rispondere alle aspettative della Sinistra italiana", e nel 1997 andrà in piazza ad un corteo organizzato dalla CGIL che contestava il piano del Governo sull'Occupazione, accusato di essere insufficiente. Lui stesso, tuttavia, al Congresso dello stesso anno, ebbe tensioni proprio con l'area del Partito più vicina alle posizioni del Sindacato. Il Congresso decise, con la condivisione di tutti, di portare avanti l'idea della "Cosa 2", una nuova forza politica che aggregasse il PDS ad altre forze di Sinistra per costruire una forza più grande della Sinistra Italiana.

La storia del PDS termina nel 1998, quando, sotto la guida di D'Alema, la "Cosa 2" viene definitivamente attuata, portando il partito a fondersi con altre forze della sinistra italiana. Di esse soltanto una proveniva dalla storia del comunismo (il Movimento dei Comunisti Unitari), mentre le altre erano di provenienza social-riformista (Federazione Laburista e associazione Riformatori per l'Europa), di provenienza laica (Sinistra Repubblicana) e perfino di provenienza e cultura cattolica (Movimento dei Cristiano Sociali). La fusione si concretizza con la convocazione degli "Stati generali della Sinistra". Da questa apertura del PDS a tali forze della sinistra moderata, nacque un nuovo soggetto: i Democratici di Sinistra (DS). I DS divennero così a pieno titolo una forza della sinistra democratica italiana, che se da un lato sottolineava il suo legame con il socialismo democratico europeo -anche eliminando dal simbolo il riferimento al PCI e sostituendolo con una rosa rossa (simbolo appunto del socialismo europeo) con accanto prima la sigla del "PSE" e poi perfino la scritta per esteso "Partito del Socialismo Europeo"- dall'altro continuava a rivendicare il riconoscimento della migliore tradizione del PCI come partito-simbolo della sinistra italiana ed il suo pieno riconoscimento come forza fondamentale della storia politica italiana.

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Partito Democratico (Serbia)

Il Partito Democratico (Демократска странка o Demokratska stranka, DS) è un partito politico serbo.

Il DS è il principale partito politico di centrosinistra attivo in Serbia. È un partito moderato vicino ad istanze socialdemocratiche , osservatore presso l'Internazionale Socialista.

Il DS venne fondato nel 1919 dopo la formazione del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Il DS naque dalla fusione del Partito Radicale Indipendentee alcuni partiti Croati e Sloveni. Primo presidente fu Ljubomir Davidović. Dopo la morte di questi, nel 1940, venne eletto Milan Grol. Il PD divenne il primo partito alle elezioni del 1920 e fino al 1929 prese parte a vari governi. Nel 1929, Alessandro I di Jugoslavia cambiò il nome del pase in Regno di Jugoslavia ed assunse i pieni poteri, abolendo la costituzione. Si passò, così, da una monarchia costituzionale ad una monarchia assoluta. Il DS rimase, in tal modo, all'opposizione fino alla Seconda Guerra Mondiale, durante la quale, tra il 1941 ed il 1945, la Jugoslavia cadde sotto l'occupazione nazista e fascista. Molti esponenti del DS esiliarono in Gran Bretagna, altri parteciparono alla lotta di liberazione. Alla fine della guerra, dopo le elezioni politiche e la prese del potere del Partito Comunista, guidato da Josip Broz Tito, il DS venne bandito dalla vita politica del paese. Molti militanti e responsabili del partito vennero arrestati ed incarcerati.

Il DS venne rifondato nel 1990, alla fine del regime comunista, e venne eletto presidente Dragoljub Mićunović. Alle prime elezioni democratiche del 1990, il PD ottenne 7 deputati. Nel 1994 il partito elesse proprio presidente Zoran Đinđić. Đinđić, nel 1997, venne eletto sindaco di Belgrado. Nel 2000 DS partecipò attivamente alle proteste di piazza, che portarono alle dimissioni del Presidente della Repubblica, Slobodan Milošević del Partito Socialista di Serbia.

Alle politiche dello stesso anno, il DS si presentò all'interno della coalizione Opposizione Democratica di Serbia. L'ODS raccoglieva ben 18 partiti, tra cui: Partito Democratico di Serbia di Vojislav Koštunica, Alleanza Civica di Serbia, Partito Democratico Cristiano di Serbia, Nuova Serbia, Unione Socialdemocratica.

L'ODS ottenne la maggioranza parlamentare (64,7% dei voti). Zoran Đinđić, leader del DS, venne eletto primo ministro. Vojislav Koštunica, nel settembre dello stesso anno, venne eletto Presidente della Serbia. L'ODS governò, però, solo fino al 2003 a causa delle divisioni all'interno della coalizione, dovute alla volontà del Partito Democratico di Serbia di agire autonomamente.

Nel marzo 2003, Zoran Đinđić, leader del DS e primo ministro, venne assassinato. Milorad Ulemek accusato dell'omicio venne condannato a quarant'anni di carcere. Nelle operazioni per ricercare i colplevoli il governo venne accusato, dall'opposizione e da Amnesty International, di aver violato i diritti umani.

Il nuovo primo ministro Zoran Živković portò il paese alle elezioni politiche. Nelle proprie liste, il DS accolse i candidati di alcuni partiti minori che avevano fatto parte della OSD: Alleanza Civica di Serbia, Centro Democratico, Unione Socialdemocratica, Partito Bosniaco di Sandžak, Partito Social Liberale di Sandžak.

Il DS ottenne il 12,7% ed elesse 38 deputati (8 in meno). Il DS non entrò a far parte del nuovo governo composto dal Partito Democratico di Serbia, dal Movimento Rinnovamento Serbo - Nuova Serbia e da G17 Plus. Boris Tadić, nello stesso anno venne eletto nuovo leader del partito. Tadić si presentò alle elezioni presidenziali del 2004 e venne eletto Presidente di Serbia al secondo turno, con il 53,7% dei voti.

Nel 2004, il Centro Democratico confluì nel DS. Nel 2005, il DS subì la scissione ad opera di Čedomir Jovanović, che diede vita al Partito Democratico Liberale (LDP).

Alle politiche del 2007, il Partito Democratico incrementò i propri voti, passando dal 12,6 al 22,9%. I democratici passarono, così, da 37 a 65 deputati, superando in tal modo gli alleati-rivali del Partito Democratico di Serbia. Il Partito Radicale Serbo, nazionalista, rimase il primo partito, ma ha perso un seggio. Il dato dei democratici risultò ancora più rivelante perché la Coalizione filo-europea di partiti di centro-sinistra, (LDP, GSS, LSV, SDU) superò il 5% dei voti, ottenendo 15 seggi.

Alle elezioni politiche anticipate del 2008, DS si presentò insieme ai liberal-conservatori di G17 Plus ed al Movimento Rinnovamento Serbo. La lista unitaria ottenne il 38,4% dei voti, permettendo ai democratici di incrementare i propri seggi a 78. DS ha formato il nuovo governo, che è sostenuto anche da: G17+, Moviemtno Rinnovamento Serbo, Partito Socialista di Serbia, pensionati (PUPS), Lega dei Socialdemocratici della Vojvodina, Serbia Unita, Insieme per Kragujevac, Movimento dei Serbi Veterani.

Il DS si caratterizza per il sostegno alla democrazia parlamentare, la depoliticizzazione della pubblica amministrazione, l'indipendenza della magistratura e dei mass media. Il DS è favorevole al decentramento amministrativo, in particolar modo della Vojvodina, e dell'ingresso della Serbia nell'Unione Europea. Si impegna per il rafforzamento dello Stato sociale, sostiene i sindacati, ma nel fratempo si fa portavoce delle istanze della classe media.

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Partito Democratico (Turchia)

Il Partito Democratico è un partito politico turco di destra moderata.

Adnan Menderes fondò il Partito Democratico nel 1945 in continuità col defunto Partito nazionale per lo sviluppo per contrastare il predominante Partito del Popolo Repubblicano, diventando così primo ministro dopo aver vinto le elezioni del 1950. Il partito, pur non ripudiando del tutto la politica di occidentalizzazione del predecessore, la mitigò alquanto rivelandosi inoltre meno secolare. I militari, perciò, ritenendo che non rispettasse i principi fondanti della Repubblica, in un clima di crescente insoddisfazione verso l'operato di Adnan Menderes, ritenuto troppo rigido e inflessibile, lo rimossero dal governo con un colpo di Stato guidato da Cemal Gürsel. In seguito Menderes fu giustiziato, e il 29 settembre 1961 il partito sciolto.

Nel novembre del 1992, alcuni membri fondatori del partito – come preannunciato al 5° gran congresso – lo ricostituirono con lo stesso nome e simbolo, ponendo inizialmente alla sua guida Hayrettin Erkmen, sebbene il suo esponente di maggior spicco fosse Aydın Menderes, figlio di Adnan, che fu eletto terzo presidente del partito nel febbraio del 1994 e lo guidò fino a un incidente stradale nel 1996.

Il rifondato Partito Democratico non si uniformò mai alle ideologie politiche dominanti, e non partecipò alle elezioni del novembre 2002. Fra i capi più recenti del partito, Yalçın Koçak.

Alle politiche del 2007 si è presentato un nuovo Partito Democratico, anch'esso conservatore e che si ispira al vecchio PD. Il nuovo PD è nato dal Partito della Retta Via, che aveva tentato di coinvolgere nel nuovo progetto anche il Partito della Madrepatria. Il nuovo PD, però, ha conseguito alle elezioni il 5,4% dei voti, quasi dimezzando il risultato che il Partito della Retta Via conseguì nel 2005 (9,6%). I democratici, inoltre, non superando lo sbarramento del 10%, non ha conseguito seggi.

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Source : Wikipedia