Partito Socialista

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Tags : partito socialista, partiti politici, politica

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Partito Socialista Sammarinese

Voce principale: Lista partiti politici di San Marino.

Il Partito Socialista Sammarinese (PSS) è stato un partito politico operante nella Repubblica di San Marino fino al 2005, quando si fuse con il Partito dei Democratici (PdD) per dare vita al Partito dei Socialisti e dei Democratici (PSD).

Il Partito Socialista Sammarinese è il primo gruppo politico della storia della Repubblica. Venne fondato tra il 1892 e il 1893 - la data esatta è tuttora soggetto di dibattito tra gli storici - da alcuni giovani del luogo, con il contributo di Pietro Franciosi, personaggio al quale si deve il movimento che condusse alla restaurazione dell'Arengo nel 1906.

Nelle elezioni politiche sammarinesi del 2001 il PSS ha ottenuto 5.296 voti pari al 24,18% del totale, conseguendo 15 dei 60 seggi del Consiglio Grande e Generale e affermandosi quale secondo partito del Paese.

Gli organi stampa del partito sono stati i notiziari "Il Titano" e "Il Nuovo Titano".

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Partito Socialista

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Partito Socialista è il nome dei molti differenti partiti politici in varie parti del mondo che sono esplicitamente chiamati socialisti. Tutti di questi partiti affermano di sostenere il Socialismo, anche se possono appartenere a diversi rami del movimento socialista e possono quindi avere diverse interpretazioni di cosa significhi socialismo. La maggior parte di questi partiti sostiene la socialdemocrazia o il socialismo democratico.

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Partito Socialista Operaio Spagnolo

Manifesto del PSOE durante la Guerra Civile

Il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Partido Socialista Obrero Español – PSOE) è un partito politico della Spagna, fondato nel 1879 da Pablo Iglesias. Nelle ultime elezioni politiche celebratesi il 9 marzo del 2008 si è riconfermato come partito di maggioranza relativa ottenendo il 43,64 % dei voti. È membro del Partito del Socialismo Europeo e della Internazionale Socialista.

Il PSOE nasce col proposito di rappresentare i diritti della classe operaia sorta dalla rivoluzione industriale e con l'espresso obiettivo di prendere il potere per conseguire il socialismo, come vuole l'ideologia marxista che ispirava il programma del Partito.

Nel 1979 abbandonò le tesi marxiste, per opera dell'allora segretario generale Felipe González, non senza prima superare grandi tensioni e due Congressi.

Attualmente il PSOE si inquadra ideologicamente tra i partiti socialdemocratici europei.

Il Partito Socialista è radicato in tutta la Spagna. Attualmente conta 460.000 iscritti (dato del XXXVI Congresso Federale) raggruppati in diverse correnti e federazioni. Tra queste, le più influenti e numerose sono quelle dell'Andalusia (PSOE-A), della Catalogna (Partit dels Socialistes de Catalunya (PSC-PSOE)) e di Valencia (PSPV-PSOE). Per la forza elettorale del socialismo in quelle comunità sono da segnalare anche le federazioni dell'Estremadura o Castiglia-La Mancia, guidate dai "baroni" Rodríguez Ibarra e Bono.

A partire dal Congresso Straordinario del 1979 il PSOE s'è dato una struttura federale. Il massimo organo del Partito è il Congresso Federale (Congreso Federal), assemblea di delegati che sceglie il segretario generale e la Commissione Esecutiva Federale (Comisión Ejecutiva Federal), determina le linee programmatiche, i grandi obiettivi e le direttrici politiche che ispireranno le attività del partito fino al Congresso successivo. Nel Congresso si riuniscono i rappresentati di tutte le varie federazioni, una per ogni comunità autonoma (tranne nel caso della Catalogna, dove il PSC è un partito a sua volta federato e non una semplice federazione), più i raggruppamenti di Ceuta, Melilla e le federazioni del PSOE in Europa e in America. Inoltre partecipano le Organizzazioni Settoriali del PSOE, le Gioventù Socialiste Spagnole come organizzazioni giovanili del partito, la corrente federale Izquierda Socialista (Sinistra Socialista) o Federación de Mujeres Progresistas (Federazione delle Donne Progressiste).

Il massimo organo federale nel Congresso è il Comitato Federale (Comité Federal), che si riunisce tre volte all'anno e dirige la politica del Partito, controlla la gestione della Commissione Esecutiva Federale, approva le liste elettorali nazionali e ha il compito di eleggere il candidato alla Presidenza del Governo, convocare Congressi Federali, Conferenze Politiche o elezioni per designare i candidati (elezioni primarie).

La Commissione Esecutiva Federale (Comisión Ejecutiva Federal) è la direzione federale del Partito. È formata dal presidente, dal segretario generale (vero leader del Partito), dalla segreteria d'Organizzazione (organo creato durante il XXIV Congresso e che ha accumulato da allora un gran potere sulle strutture del Partito), 11 segretari d'area e 18 segretari esecutivi.

Tra i suoi compiti spicca lo sviluppo della strategia e dell'azione politica che il Partito deve svolgere e il coordinamento tra le differenti strutture (gruppi parlamentari, organismi del Partito, federazioni etc.) del PSOE. La CEF si riunisce quindicinalmente.

Ogni federazione del PSOE si organizza in maniera autonoma. Nei Congressi regionali si elegge la direzione della federazione, denominata Commissione Esecutiva Regionale o Nazionale in funzione del territorio. Un funzionamento del genere vige anche per le federazioni provinciali o territoriali di dimensioni inferiori. Sebbene in teoria non sarebbero permesse ingerenze della direzione generale nella vita delle federazioni regionali e dei raggruppamenti locali, di fatto tanto le elezioni dei dirigenti territoriali quanto lo sviluppo delle politiche locali sono allineate alle politiche nazionali.

In caso di conflitto, la Commissione Esecutiva Federale può destituire la direzione di una federazione e nominare un'amministrazione provvisoria. Il rigido controllo federale sulle liste elettorali, infine, rafforza l'autorità della CEF su tutte le varie federazioni socialiste.

Da questo schema si distanzia il PSC che, non essendo una federazione ma un partito federato, non è formalmente sottoposto all'autorità del segretario generale, elabora le sue proprie liste ed elegge una direzione autonoma rispetto a quella del PSOE. Per forza di cose, però, è sempre necessaria una certa coordinazione tra i due partiti che, salvo il caso di crisi o grandi divergenze, permetta di armonizzare in maniera soddisfacente le strategie socialiste di tutte le componenti.

Come la maggior parte dei grandi partiti spagnoli, anche il PSOE conta diverse fondazioni e organizzazioni affini che svolgono lavoro di ricerca teorica, cooperazione internazionale, documentazione e analisi.

Il PSOE fu fondato clandestinamente nella taverna di Madrid Casa Labra il 2 maggio del 1879 da un nucleo di intellettuali e operari, principalmente tipografi, capitanati da Pablo Iglesias. Si tratta quindi del secondo più antico partito spagnolo, superato solo dal Partito Carlista, fondato nel 1833.

Il primo programma del nuovo Partito fu approvato in un'assemblea di 40 persone il 20 luglio dello stesso anno. Come partito operaio e di classe, il PSOE aderì alla Seconda Internazionale che raggruppava i partiti socialisti marxisti prima di collassare con la Prima guerra mondiale.

Il PSOE fu il secondo partito socialista e operaio del mondo (solo il Partito Socialdemocratico Tedesco-SPD venne fondato prima) e celebrò il suo primo Congresso a Barcellona nel 1888, anche se non ottenne una rappresentanza parlamentare fino all'8 maggio 1910, quando l'Alleanza Repubblicano-Socialista permise a Pablo Iglesias di ottenere 40.899 voti e il titolo di deputato. Fu rieletto nel 1914, alla vigilia dell'assassinio di Jean Jaurès, con 21.956 suffragi, questa volta presentandosi ad Oviedo. Il 9 aprile 1916 riconquistò il seggio con 18.054 voti. Il 24 febbraio 1918 Iglesias ottenne 27.694 che permisero per la prima volta di eleggere anche altri socialisti: Julián Besteiro, Andrés Saborit, Francisco Largo Caballero, Daniel Anguiano e Indalecio Prieto, già perseguiti nel 1917 per aver partecipato a uno sciopero generale rivoluzionario.

È stato presente nella vita pubblica spagnola fin dai sui inizi, partecipando direttamente alla lotta rivoluzionaria contro il regime della Restaurazione, anche durante lo sciopero dei ferrovieri del 1917 soffocato nel sangue a Vizcaya, Asturias e Madrid.

Come tutti i partiti socialisti europei, il PSOE fu colpito dalla cosiddetta crisi delle Internazionali che separò comunisti e socialisti in partiti differenti e contrapposti. Nel 1919 il Congresso del PSOE elaborò la possibilità di abbandonare la Seconda Internazionale (socialista) ed entrare nella nuova Internazionale Comunista, anche detta Terza Internazionale, capeggiata dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica.

Data la divisione esistente tra i delegati, il Congresso stabilì di rimandare la decisione a dopo la riunione della Seconda Internazionale. Ma la Federazione della Gioventù Socialista - ramo giovanile che raggruppava gli elementi più radicali del Partito - si scisse dal PSOE, aderì alla Terza Internazionale e nel 1920 costituì il Partito Comunista Spagnolo.

Nello stesso anno un nuovo Congresso Straordinario approvò l'ingrezzo condizionato del PSOE nella Terza Internazionale e, per tastare il terreno, inviò in Unione Sovietica una delegazione formata da Fernando de los Ríos e Daniel Anguiano. De los Ríos si opponeva all'assorbimento del PSOE nell'orbita comunista, mentre Anguiano era favorevole. Dal canto suo l'Internazionale Comunista rifiutò le condizioni poste dal PSOE per l'ingresso e gli impose invece di accettare le proprie 21 Condizioni. In questo contesto, il Partito decise durante un Congresso Straordinario di tenersi a margine della Terza Internazionale. Il PSOE, infine, si unì nel 1921, insieme ad altri partiti socialisti, all'Internazionale di Vienna.

La minoranza (della quale faceva parte la nuova Federazione Nazionale delle Gioventù Socialiste, favorevole ad entrare senza timori nel Komintern, annunciò la sua scissione dal PSOE e la fondazione del Partito Comunista Operaio Spagnolo, che s'unì al Partito Comunista Spagnolo formando il nuovo Partito Comunista di Spagna, unico partito spagnolo che aderì al Komintern nel 1921.

Il PSOE fu l'unico partito a non essere sciolto durante la dittatura del Generale Miguel Primo de Rivera, finché il 13 settembre 1923 il presidente del Partito e della Unione Generale dei Lavoratori Pablo Iglesias firmò il manifesto contro la dittatura. Il sindacato si spaccò: da un lato Largo Caballero e Saborit erano favorevoli ad una certa collaborazione col regime che permettesse al sindacato di funzionare; dall'altro Indalecio Prieto e Fernando de los Ríos erano profondamente contari. Prieto si dimise dalla Commissione Esecutiva. Largo Caballero invece fu nominato Consigliere di Stato di Primo de Rivera.

Dopo il crollo della dittatura primoriverista, il PSOE deliberò - non senza gravi tensioni interne - di collaborare con i gruppi repubblicani borghesi nella cospirazione contro la screditata Monarchia di Alfonso XIII. Questa collaborazione si concretizzò con la partecipazione del socialista Indalecio Prieto al Patto di San Sebastiano, col quale i gruppi di opposizione borghese alla Corona (repubblicani radicali, Azione Repubblicana, radical-socialisti, repubblicani federali, catalani...) elaborarono un programma comune per abbattere il Re ed instaurare in Spagna un regime democratico e repubblicano.

Dopo le elezioni comunali del 12 aprile del 1931, nelle quali le candidature repubblicane ottennero trionfi schiaccianti nei principali nuclei urbani del paese (Madrid, Barcellona, Valencia, Zaragoza, Guadalajara, Teruel, Cuenca, "'in una parola, in tutte le città della Spagna tranne quattro", per dirla col conte di Romanones); la Corona fu molto indebolita e crebbe invece la pressione popolare a favore della Repubblica. Infatti il Re scappò in Francia e fu proclamata la Seconda Repubblica Spagnola in tutto il paese. Il Comitato Provvisorio repubblicano si fece carico del governo e convocò le elezioni per l'Assemblea Costituente.

In tale assemblea il PSOE ottenne 117 rappresentanti, divenendo anche la principale forza di minoranza alla Camera e partecipando regolarmente ai governi repubblicani di Manuel Azaña: prima quello di solidarietà nazionale, e poi come parte integrante della coalizione che comprendeva anche i repubblicani di sinistra dell'Azione Repubblicana e altri gruppi minoritari.

Tale situazione permase per tutta la durata del Primo Biennio (1931-1933). Dopo le elezioni del 1933, le forze della sinistra abbandonarono il governo e furono sostituite da un esecutivo minoritario e radicale, appoggiato dalla CEDA. Nel corso di questa fase, conosciuta come Biennio Radical-cedista o Biennio Nero, il PSOE si estraniò lentamente dalle istituzioni democratiche. Numerosi ed influenti dirigenti del Partito - come Francisco Largo Caballero e Indalecio Prieto (che più tardi considerò quell'episodio uno dei più gravi errori suoi propri e del socialismo) si imbarcarono in un movimento scioperatisco-insurrezionale che sfociò nella cosiddetta Rivoluzione del 1934, fallita praticamente in tutto il paese tranne che in Catalogna (dove il presidente della Generalidad Lluís Companys sfidò l'ordine costituzione proclamando uno Stato catalano all'interno d'una inesistente Repubblica Federale Spagnola, cosa che costò a lui l'immediato arresto da parte delle Forze Armate della Repubblica e ai catalani la sospensione dell'autonomia da parte del governo radicale) ed nelle Asturie, dove l'esperienza rivoluzionaria sopravvisse vari mesi prima d'essere stroncata dalle truppe governative comandate dal generale Franco.

Alla repressione governativa dello sciopero seguì un incremento della tensione sociale e una polarizzazione delle destre e delle sinistre che non si arrestò fino allo scoppio della guerra civile spagnola. In mezzo a tale spirale di agitazione e violenza crescente, il PSOE si integrò nella coalizione del Fronte Popolare, che raggruppò tutte le sinistre (socialisti, radical-socialisti, repubblicani di sinistra, comunisti, anarchici, repubblicani catanali...) e che ottenne nelle elezioni del 1936 una risicata vittoria contro le forze della destra. Largo Caballero (il Lenin spagnolo) fu nominato capo del governo in sostituzione di Santiago Casares Quiroga, ma dopo il golpe del 18 luglio del 1936 di socialismo al governo non si parlò più per decenni.

Il PSOE fu messo fuori legge da un editto franchista durante la guerra civile, come tutti i maggiori partiti e le organizzazioni politiche ad eccezione di quelli componenti il cosiddetto Movimento Nazionale (il partito unico) Falange Spagnola e il suo sindacato verticale, la Centrale Nazionale Sindacalista.

Nel 1942 si riorganizzò, dentro le prigioni e nei campi di concentramento, con 300 comitati. Nel 1944 si formò la prima Commissione Esecutiva. I primi sei esecutivi interni furono smantellati dalla polizia e i suoi dirigenti furono tutti incarcerati. Nel 1952 venne assassinato il Presidente Tomás Centeno nella sede della Direzione Generale di Sicurezza, oggi sede del governo del Comune di Madrid.

Molti socialisti rimasero in esilio durante la dittatura franchista. In Spagna, il PSOE compì un'attività clandestina molto inferiore a quella del Partito Comunista Spagnolo.

Il rinnovamento ideologico e politico iniziato nei primi anni '60 e culminato nel congresso di Suresnes del 1974, capeggiato da Felipe González e da una nuova generazione di socialisti con l'appoggio e la solidarietà dell'Internazionale Socialista, mise il PSOE nelle condizioni di essere protagonista attivo della transizione e di risultare una forza determinante nelle prime elezioni democratiche del 1977. Il consenso ottenuto dai socialisti e da chi proponeva un processo materialmente costituente fece soccombere le ipotesi di una semplice, blanda riforma delle istituzioni del regime. Grazie ad alcune dolorose rinunce ideologiche - come la tradizione repubblicana - il PSOE ha contribuito in maniera decisiva alla creazione della Costituzione Spagnola del 1978. Benché politicamente all'opposizione, ha poi cooperato convintamente all'attuazione della Carta Costituzionale. Tale linea non ha impedito l'esercizio di una politica di opposizione estremamente aspra contro il governo della Unione di Centro Democratico di Adolfo Suárez, che governava grazie a una maggioranza semplice. È di questo periodo la campagna - parlamentare ed extraparlamente - del PSOE contro l'ingresso della Spagna nella NATO.

Parallelamente al processo costituente e ai primi passi delle istituzioni democratiche, cresceva in seno alla sinistra una complessa battaglia per l'egemonia ideologica e politica. I contendenti erano il PSOE e Partito Comunista di Spagna, principale forza dell'opposizione antifranchista. Al tempo stesso il PSOE tentava d'egemonizzare l'area socialista, frammentata in piccole organizzazioni come il Partito Socialista Popolare di Enrique Tierno Galvan, il Partito Socialista Andaluso e i gruppi socialisti di Catalogna. Dopo le prime elezioni democratiche il PSOE si confermò la prima forza della sinistra; una sconfitta storica per il Partito Comunista di Spagna. Dall'altra parte i processi di unità socialista si conclusero con la confluenza del PSP nel PSOE e con l'unificazione del socialismo catalano nel nuovo PSC federato col PSOE. Alla fine degli anni '70 del 1900, la leadership del PSOE nel socialismo e nella sinistra spagnola era ormai indiscutibile.

Nel XXVIII Congresso Federale celebrato nel maggio del 1979, Felipe González propose l'abbandono del marxismo. La proposta fu bocciata. González si dimise allora da Segretario Generale del Partito. Fu nominata una Gestione provvisoria e fu convocato un Congresso Straordinario. Tale Congresso si svolse il 28 settembre dello stesso anno. Felipe González fu rieletto con un'ampia maggioranza e le tesi marxiste furono definitivamente abbandonate.

Dopo il 23-F ed il processo di frammentazione interna dell'UCD, il PSOE rafforzò le sue posizioni come alternativa di governo. Così, nelle Elezioni Generali anticipate del 28 ottobre 1982, dopo una parentesi di mezzo secolo il PSOE ritornò al governo, ottenendo una vittoria storica con più di 10 milioni di voti (48,7%) e 202 seggi parlamentari.

Il PSOE ottenne la fiducia degli spagnoli in quattro elezioni generali consecutive. nel 1982, 1986, 1989 e 1993, le prime tre volte con maggioranza assoluta, arrivando a governare per quasi quattordici anni di seguito. Nel corso di questo lungo periodo gestì un immenso capitale politico (tra comuni, comunità autonome, governo nazionale, Europarlamento e Commissione Europea) che gli permise di trasformare il paese in molti campi diversi. Allo stesso tempo, la concentrazione di un potere tanto ampio nel PSOE favorì l'insorgere di fenomeni di clientelismo, nepotismo e corruzione che minarono la fiducia degli spagnoli nel progetto politico socialista.

Dopo la schiacciante vittoria del 1982, il PSOE beneficiò del frazionamento dell'estito UCD per inglobare i settori più socialdemocratici della coalizione centrista. Tra questi va ricordato Francisco Fernández Ordóñez che, insieme al suo piccolo Partito d'Azione Democratica, s'unì al socialismo spagnolo sin dal 1982. Fernández Ordóñez ricoprì successivamente un ruolo di primo piano nei governi socialisti, nei quali fu Ministro degli Esteri dal 1985 al 1992.

Il modello sviluppato dal PSOE a partire dal 1982 e per quasi un decennio e mezzo non rispondeva al progetto socialista tradizionale, visto che diede risposta a molte necessità di grandi e piccoli capitalisti. La politica economica dei primi anni, dovendo far fronte alla gravissima crisi economica internazionale, dovette imporre dure riconversioni industriali in svariati settori produttivi. Ciò causò aspri scontri fra il governo socialista e suo sindacato gemello, l'Unione Generale dei Lavoratori. Tali divergenze culminarono nell'appoggio del sindacato socialista allo sciopero generale del 1988 e alle dimissioni del leader dell'UGT Nicolás Redondo dall'esecutivo del PSOE. Entrambi gli episodi furono emblematici della rottura dell'unità del movimento socialista e della separazione tra il Partito e il Sindacato fondati da Pablo Iglesias.

Un'altra delle decisioni più controverse che generaro le maggiori tensioni nella sinistra spagnola fu la permanenza del paese nella NATO. Benché in origine il PSOE si fosse opposto all'adesione, una volta al governo la maggior parte dei suoi dirigenti cominciò ad appoggiarla. Sul tema fu indetto nel 1986 un referendum controverso (alcuni criticarono la scelta governativa di non usare nel quesito la parola OTAN (cioè NATO in spagnolo), sostituita dall'espressione Alleanza Atlantica). Tanto il governo quanto il partito s'espressero per la permanenza nell'organizzazione e vinsero, ma l'episodio generò profonde spaccature in seno al socialismo spagnolo. Infatti, lo stesso anno del referendum, il PSOE subì la diserzione di parecchi dirigenti e militanti che s'opponevano alla svolta atlantista di Felipe González, che confluirono nella nuova coalizione di Izquierda Unida polarizzata attorno al Partito Comunista di Spagna. Il simbolo più plastico di tale complessa svolta fu Javier Solana: dopo aver svolto una campagna contro la NATO quando il PSOE era all'opposizione, venne nominato Segretario Generale dell'organizzazione nel 1996.

La nascita di Izquierda Unida causò un certo indebolimento del Partito, soprattutto nella sua ala sinistra. Ma nel 1991 confluì nel PSOE il piccolo Partito dei lavoratori di Spagna-Unità Comunista, nato da una scissione dal PCE dopo la destituzione di Santiago Carrillo da segretario generale, e infine convertito nella corrente d'opinione Unidad de la Izquierda in seno al socialismo.

Durante questi anni, i funzionari, le sedi e persino alcuni militanti della base del PSOE e del Partito Popolare Spagnolo furono obiettivo delle organizzazioni terroriste basche Euskadi Ta Askatasuna, Commandi Autonomi Anticapitalisti e gruppi affini. D'altro canto varie alte cariche del PSOE (e tra queste ministri, Segretari di Stato e altri responsabili di governo) furono condannate come responsabili del finanziamento e della direzione del terrorismo di Stato dei Gruppi Antiterroristi di Liberazione, nonché di appropriazione indebita del denaro pubblico destinato alla lotta legale contro questo tipo di delinquenza.

Tutti questi scandali, uniti alla crisi economica del 1993 e ad altri episodi di corruzione (il caso delle presunte influenze di cui fu accusato Juan Guerra, fratello del vicepresidente del Governo Alfonso Guerra; il caso Ibercorp in cui era implicato il governatore della Banca di Spagna Mariano Rubio; il caso del Direttore Generale della Guardia Civile Luis Roldán e di altre irregolarità nella gestione delle infrastrutture e dei ricorsi pubblici), corrosero la popolarità di Felipe González e la credibilità del suo governo. Tale disgusto, unito all'esaurimento di un progetto sviluppato per oltre 14 anni e alla dura opposizione del Partito Popolare Spagnolo propiziarono la disfatta nel 1996 del PSOE nelle elezioni generali. Il PP conquistò finalmente il potere e relegò il PSOE all'opposizione.

Nel XXXIV Congresso del Partito, celebrato a Madrid tra il 20 e il 22 giugno del 1997, Felipe González rinunciò alla direzione e venne sostituito nella Segreteria Generale da Joaquín Almunia.

Benché superato dal PP nelle elezioni generali, il PSOE ha continuato ad essere un partito di grande influenza, al governo in varie comunità autonome e numerosi comuni. In più, una volta all'opposizione, ha cominciato a riavvicinanrsi all'Unione Generale dei Lavoratori e a collaborare con altri sindacati, organizzazioni non governative e associazioni pacifiste e di sinistra in svariate campagne.

Il PSOE ha continuato anche ad essere obiettivo dell'Euskadi Ta Askatasuna.

Quanto all'organizzazione interna, il Partito ha adottato la norma di presentare liste paritarie, composte da donne e uomini in egual numero, e ha cominciato ad organizzare elezioni primarie a suffragio diretto di tutti gli iscritti per scegliere i capolista da candidare alle elezioni. Ciò l'ha aiutato mediaticamente durante le pre-campagne elettorali. Nelle primarie del 24 aprile 1998 per le elezioni del 2000, si presentarono Joaquín Almunia e Josep Borrell. L'eletto, col 55% dei voti, fu Josep Borrell, che però finì per rinunciare in favore di Almunia.

Dopo le elezioni generali, vinte dal Partito Popolare a maggioranza assoluta, Almunia fu costretto a dimettersi. Nel congresso del Partito celebrato nell'estate del 2000 fu eletto segretario generale l'allora sconosciuto José Luis Rodríguez Zapatero, con grande disdetta di altri candidati più celebri.

Nell'anno 2004 il PSOE, con José Luis Rodríguez Zapatero come candidato, vinse le elezioni generali a maggioranza semplice, tre giorni dopo gli attentati dell'11 marzo 2004, con più di 11 milioni di voti. Con l'appoggio degli altri partiti Zapatero fu nominato capo del governo. Ne è sorto il primo governo paritario della storia della Spagna, composto in egual misura da uomini e donne. Per la prima volta una signora ha avuto accesso alla carica di vicepresidentessa del governo, che svolge le funzioni di presidente quando questi non è in patria.

Nel luglio del 2004 fu celebrato il XXXVI Congresso Federale, che quasi all'unanimità ha rieletto Zapatero segretario generale.

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Partito Socialista (Paesi Bassi)

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Il Partito Socialista (Socialistische Partij, SP) è un partito politico olandese.

È un partito di sinistra socialista. Jan Marijnissen ne è l'attuale leader.

È stato fondato nel 1971 quale partito maoista, con il nome di Partito Comunista d'Olanda/Marxista-Leninista (Kommunistiese Partij Nederland/Marxisties-Leninisties, KPN/ML). Il KPN/ML era stato fondato dalla componente filo-cinese del Movimento Comunista Unitario d'Olanda (Kommunistiese Eenheidsbeweging Nederland). La divisione era nata perché il Movimento non condivideva le aperture del fondatore del KPN/ML, Daan Monjé, agli studenti ed agli intellettuali. Nel 1972 il partitò cambiò il nome in Socialistiese Partij (Partito Socialista), con l'ortografia fonetica popolare nei cerchi progressisti. Nel 1993 fu adottata l'ortografia convenzionale Socialistische Partij.

Il partito cercò da subito il dialogo con le più variegate componenti sociali. Nel 1991 il partito abbandonò definitivamente il Marxismo-Leninismo. Nel 1994 elesse il suo primo deputato al parlamento. Negli anni '90 il PvdA, socialdemocratici, si spostarono verso il centro permettendo allo SP ed alla SinistraVerde una maggiore visibilità. L'opposizione ai governi "viola" di Kok (VVD e D66 "blu" e PvdA "rossi") permise allo SP di ottenere 5 seggi nel 1998 e un seggio alle europee del 1999.

I consensi per i Socialisti sono andati aumentando nelle competizioni successive. Alle politiche del 2003 il partito conquistò 9 seggi, passando, però, dal 5,9, delle politiche del 2002, al 6,3%. Alle europee del 2004 i seggi da 1 passarono a 2. Lo SP è stato il partito di sinistra che più si è battutto contro la Costituzione Europea nel referendum che ne ha rifiutato la ratifica.

La battaglia contro la Costituzione Europea, nonché una campagna elettorale incentrata sul controllo dell'influenza integralista sulla comunità islamica olandese, sul rifiuto nell'inviare contingenti militari nelle missioni della NATO, sulla forte critica alle politiche del governo uscente in campo economico, hanno notevolmente premiato il PS alle politiche anticipate del 2006. Il partito è, infatti, passato dal 6,3 al 16,6% dei voti, ottenendo 25 seggi nella Camera bassa e posizionandosi quale terza forza del paese ditero CDA (41 seggi) e PvdA (33 seggi). Del resto, anche a destra ha ottenuto un buon risultato la forza politica più radicale, il Partito della Libertà (PVV), conservatore, che ha sottratto voti al VVD ed ha eletto 9 deputati. Nonostante il buon risultato, il PS è rimasto all'opposizione, questa volta di un governo composto da democristiani (CDA), socialdemocratici (PvdA) e socio-conservatori (CU).

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Source : Wikipedia