Partinico

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Tags : partinico, sicilia, italia

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Partinico

Partinico - Stemma

Partinico (Partinicu in lingua siciliana) è un comune di 31.762 abitanti della provincia di Palermo. Dista 30 km da Palermo e 71 da Trapani.

La città è ricordata per la sua attiva partecipazione ai Fasci siciliani dei lavoratori iniziati il 9 dicembre 1893.

Nella cittadina si trovano la Chiesa di San Giuseppe con i sei dipinti seicenteschi, il Chiosco della Musica di gusto neoclassico, la Fontana barocca ad otto bocche e la "Real Cantina Borbonica", fatta restaurare dal Comune, che rappresenta il primo esempio al mondo di cantina sociale voluta da Ferdinando I di Borbone nel 1803.

Importante centro agricolo, annovera fra i suoi prodotti: uva da mosto, ortaggi e frutta coltivati in serra, mandorle ed olive. È rilevante nel settore artigianale la lavorazione del legno e del ferro.

Il padre del musicista Frank Zappa era nativo di Partinico.

Giovanni D'Orio, nato a Partinico, è stato il primo italiano a lavorare nella Antartide Argentina, costruendovi una pista d'atterraggio per aerei militari.

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Stazione meteorologica di Partinico

Stazione meteorologica di Partinico (Italia)

Coordinate: 38°03′N 13°07′E / 38.05, 13.12 La stazione meteorologica di Partinico è la stazione meteorologica di riferimento relativa alla località di Partinico.

La stazione meteo si trova nell'Italia insulare, in Sicilia, in provincia di Palermo, nel comune di Partinico, a 189 metri s.l.m. e alle coordinate geografiche 38°03′N 13°08′E / 38.05, 13.133Coordinate: 38°03′N 13°08′E / 38.05, 13.133.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +11,2 °C; quella dei mesi più caldi, luglio e agosto, è di +27,7 °C .

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Danilo Dolci

Se la pelle non tocca, non sa.

Danilo Dolci (Sesana, 28 giugno 1924 – Trappeto, 30 dicembre 1997) è stato un sociologo, poeta e attivista della nonviolenza italiano.

Dopo aver effettuato gli studi a Milano, negli anni del fascismo sviluppò presto una decisa avversione alla dittatura. Arrestato a Genova nel 1943 dai nazifascisti, riuscì a fuggire.

Nel 1950 decise di abbandonare gli studi universitari e di aderire all'esperienza di Nomadelfia - comunità animata da don Zeno Saltini - a Fossoli (frazione di Carpi); dal 1952 si trasferì nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promosse lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti ed il lavoro: siffatto impegno sociale gli valse il soprannome di "Il Gandhi di Partinico". Subì diverse persecuzioni e processi.

È considerato una delle figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo.

Nella sua attività di animazione sociale e di lotta politica, Danilo Dolci ha sempre impiegato con coerenza gli strumenti della nonviolenza.

Il 14 ottobre del 1952 Dolci dà inizio a Trappeto al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorità si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di un impianto fognario. In questa occasione si stabilisce il contatto con il filosofo di Perugia Aldo Capitini.

Nel gennaio del 1956 oltre mille persone danno vita a uno sciopero della fame collettivo per protestare contro la pesca di frodo, che priva i pescatori dei mezzi di sussistenza.

Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo "sciopero alla rovescia" a Partinico: centinaia di disoccupati si organizzano per riattivare pacificamente una strada comunale abbandonata: la manifestazione viene fermata dalla polizia e Dolci con alcuni suoi collaboratori viene arrestato. L'episodio suscita indignazione nel Paese, e provoca numerose interrogazioni parlamentari. Dolci viene successivamente scagionato in un processo che ha enorme risalto sulla stampa: a difenderlo è il grande giurista Piero Calamandrei.

Nel corso degli anni intorno a Dolci si è consolidato il sostegno nazionale e internazionale. Nel 1957 gli viene attribuito in Unione Sovietica il Premio Lenin per la Pace. Con i soldi del premio Lenin si costituisce a Partinico il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione".

Si intensifica, intanto, l'attività di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse - gravi e circostanziate - rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, tra cui i deputati democristiani Calogero Volpe e Bernardo Mattarella, allora ministro (si veda la documentazione raccolta in Spreco, del 1960, e Chi gioca solo 1966). I due parlamentari querelarono per diffamazione Dolci e Franco Alasia, co-autore della denuncia, che vennero entrambi condannati dopo un processo durato sette anni.

La figura e l'opera di Dolci polarizzano l'opinione pubblica: mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarietà, in Italia e all'estero (anche da personalità come Norberto Bobbio, Carlo Levi, Ignazio Silone, Aldous Huxley, Jean Piaget, Bertrand Russell ed Erich Fromm), per molti avversari Dolci è solo un pericoloso sovversivo. Il cardinale Ernesto Ruffini, in un'omelia pasquale degli anni '60 indicò la mafia, il romanzo "Il Gattopardo", e Danilo Dolci come "le cause che maggiormente hanno contribuito a disonorare la Sicilia".

Costituisce una caratteristica importante del lavoro sociale ed educativo di Dolci il suo metodo di lavoro: piuttosto che dispensare verità preconfezionate, ritiene che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso valorizza la cultura e le competenze locali, il contributo di ogni collettività e ogni persona. Per questo Dolci collega la sua modalità di operare alla maieutica socratica. Il suo è un lavoro di capacitazione (empowerment) delle persone generalmente escluse dal potere e dalle decisioni.

Nelle riunioni animate da Dolci, ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e decidere. È proprio nel corso di riunioni con contadini e pescatori della Sicilia occidentale che prende corpo l'idea di costruire la diga sul fiume Jato. La successiva realizzazione di questo progetto costituirà un importante volano per lo sviluppo economico della zona e toglierà un'arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. L'irrigazione delle terre ha consentito in questa zona della Sicilia occidentale la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile.

A partire dagli anni settanta per Dolci l'impegno educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre connesso alla sperimentazione, della struttura maieutica, ovvero di una modalità cooperativa di dibattito, studio e ricerca comune della verità. Col contributo di esperti internazionali si avvia l'esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini. Negli anni successivi Dolci gira l'Italia per animare laboratori maieutici in scuole, associazioni, centri culturali.

Il lavoro di ricerca, condotto con numerosi collaboratori italiani e internazionali, si approfondisce negli anni ottanta e novanta: muovendo dalla distinzione fra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci evidenzia i rischi di involuzione democratica della società connessi al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione capillare dei mass-media.

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Provincia di Palermo

Provincia di Palermo-Stemma.png

La Provincia Regionale di Palermo (Pruvincia di Palermu in lingua siciliana) è una provincia della Sicilia di 1.244.323 abitanti. Si estende su una superficie di 4.992 km² e comprende 82 comuni.

Affacciata a nord sul Mar Tirreno, confina ad ovest con la provincia di Trapani, a sud con la provincia di Agrigento e la provincia di Caltanissetta, ad est con la provincia di Messina e la provincia di Enna. Fa parte del territorio provinciale anche l'isola di Ustica, che, al contrario delle altre isole minori che attorniano la Sicilia, non appartiene ad alcun arcipelago.

All'era mesolitica appartengono i graffiti della Grotta dell'Addaura di Monte Pellegrino a Palermo, che rappresentano delle figure umane dedite a danze rituali e forse ad un sacrificio umano. Si tratta di una delle tracce più significative della proto-storia dell'arte, che rendono inoltre l'idea di quanto antico fosse l'insediamento dell'uomo nelle aree semi-costiere della provincia, insediamento che fu indubbiamente favorito dalla presenza di condizioni geografiche e climatiche introvabili nel Vicino Oriente, da dove partì il più primordiale flusso migratorio diretto alla Sicilia. Un aspetto che favorì anche questi insediamenti fu la composizione delle rocce dei Monti di Palermo, calcaree, porose, e dunque ideali per scavare ed ampliare grotte.

Tra i più antichi centri della provincia è Himera, colonia greca che sorge su un verde altipiano alle spalle di Termini Imerese. Era la colonia greca più occidentale, secondo Tucidide fondata da coloni appartenenti alla gens di Euclide. Nel 480 a.C., Terone - tiranno di Akragas, odierna Agrigento - invase Himera, scacciando il suo re, Terillo. Questi, però, chiamò in proprio soccorso i cartaginesi, con un possente esercito di trecentomila uomini, che il tiranno agrigentino poté sconfiggere solo chiedendo a sua volta aiuto a Gelone di Siracusa, come racconta Diodoro Siculo. Ma nel 408 a.C. fu il temibile cartaginese Annibale, nipote di Amilcare, a vendicare i propri avi saccheggiando e radendo al suolo Himera, non più ormai protetta dai siracusani.

Solunto, città fondata dai Fenici sulla costa settentrionale della Sicilia, sul monte Catalfano, a circa 3 km da Santa Flavia, di fronte Capo Zafferano, nei pressi di Palermo. Preceduta sulla stessa area dall'insediamento fenicio di Kfra (700 a.C.), la città venne fondata dai Cartaginesi nel IV secolo a.C. che ne mantennero il controllo per più di un secolo. Durante questo periodo divenne centro di traffico marittimo rivaleggiando con Mozia, e persino con Palermo. In seguito alla Prima guerra punica (250 a.C. circa) passò sotto il dominio romano.

Il declino della città iniziò nel I secolo col graduale abbandono della città a favore dei centri abitati della pianura sottostante, fino al saccheggio subito ad opera dei Saraceni ed altri popoli nomadi minori in pieno VII secolo. Vi rimangono le terme, l'agorà, e vari palazzi patrizi, come il Ginnasio, la bellissima Casa di Leda, con affreschi pompeiani, il teatro ed il più piccolo Odeon.

La città più antica tra quelle sopravvissute è il capoluogo, l'allora Zyz, ribattezzata in seguito da Greci Panormos (tutto porto) venne fondata dai Fenici che ne fecero un'importante base per i loro traffici marittimi nel Mediterraneo. Panormus subì in seguito l'influenza greca e la dominazione romana, ma furono gli Arabi, erigendola a capitale dell'emirato di Sicilia, a costruirvi furono innalzate splendide moschee, realizzare fontane ed aperte ampie piazze e vie, di cui oggi rimangono tracce indelebili nella toponomastica palermitana. Passò poi attraverso il dominio bizantino.

In seguito la città attraversò il periodo della dominazione normanna, sotto il cui re Ruggero II raggiunse l'apoteosi dello splendore, e fu capitale del Regno di Sicilia. Palermo assurse al ruolo di polo culturale per tutto il bacino mediterraneo: prima con Ruggero, che richiamò nella capitale numerosi intellettuali, poi con Federico II di Svevia, che fondò la scuola poetica siciliana innalzando la Sicilia a livelli culturali mai più ripetuti: al "Notaro" di Federico, Giacomo da Lentini, è infatti attribuita l'invenzione del sonetto, mentre il Canzoniere Siciliano, lodato da Dante nel De Vulgari Eloquentia come massimo esempio di poesia lirica, dette vita alla prima lingua letteraria italiana, verso la quale tutta la tradizione linguistica futura, da Guittone a Dante, da Petrarca e Boccaccio e Pietro Bembo agli scrittori moderni resterà profondamente debitrice.

La fine della dinastia Sveva segnò l'inizio di un declino che tra alterne vicende, sarebbe durato fino ad oggi. Con l'appoggio del Papa, si insediò infatti la dinastia angioina, che spostò la capitale a Napoli, penalizzando la realtà culturale siciliana. In seguito, nel 1282 esplosero qui i Vespri siciliani che portarono alla cacciata degli angioini ma, di contro, la perdita del ruolo di capitale del regno, era ormai definitiva, a favore di Napoli. Pietro III d'Aragona pose nuovamente fine all'indipendenza di Palermo e, quando la sua casata si unì a quella di Castiglia, l'isola divenne un dominio spagnolo. Palermo, sotto gli spagnoli rifiorì, a differenza del resto della Sicilia, con l'erezione di nuovi edifici e di bellissime chiese. Unico evento di rilievo fu la nascita dell'Università, nell'Ottocento, terza e penultima in ordine cronologico della Sicilia.

Il Palermitano occupa una porzione notevole del settore nord-occidentale della Sicilia: dal capoluogo, che sorge ad ovest rispetto al resto della provincia, il territorio palermitano si spinge fino a Pollina, ultimo comune costiero prima del confine con la provincia di Messina; considerevole è l'estensione nella Sicilia interna, con il complesso montuoso delle Madonie.

La divisione altimetrica vede prevalere il territorio collinare e quello montuoso: retrostanti alle strette piane costiere, tra cui celebre è la Conca d'Oro dove sorge Palermo, si aprono ampie zone montagnose, sia ad est che ad ovest, con numerose cime che superano i mille metri d'altitudine, e tante località di montagna o d'alta collina.

In provincia s'innalzano diversi rilievi e massicci montuosi, identificabili in parte con il cosiddetto Appennino Siculo . Tra questi, spiccano le Madonie, ricadenti nell'omonimo parco naturale, seconda catena montuosa siciliana sia per estensione che per altitudine, sfiorando i 2000 m con la seconda vetta siciliana dopo l'Etna, ovvero Pizzo Carbonara.

Rilievi di minore importanza sono i Monti di Palermo, che circondano il capoluogo con cime superiori ai milletrecento metri, i Monti Sicani, con un'area oltre i 900 m d'altitudine sulla quale svettano Monte Cammarata e Rocca Busambra di millecinquecento metri.

Caso a parte è l'isolato Monte Pellegrino, promontorio di natura calcarea, all'interno del quale è possibile ammirare numerose grotte di origine carsica o marina, tra le quali le Grotte dell'Addaura. Tutti questi gruppi montuosi vengono frequentemente ricoperti dalla neve durante l'inverno oltre i 1000 m (a volte anche a quote più basse), con l'eccezione di Monte Pellegrino, posto di fronte al mare.

Come in tutte le province siciliane, ad eccezione di quella ennese, nel Palermitano vi sono laghi di origine esclusivamente artificiale, perlopiù dighe di varie dimensioni situate nel retroterra collinare della provincia. Il bacino di maggior rilievo è il Lago di Piana degli Albanesi. Meritano inoltre un cenno il lago Garcia, creato da uno sbarramento del fiume Belice ad opera della omonima diga, divenuto una tappa lungo i flussi migratori di numerose specie di uccelli. Pochi sono inoltre i fiumi, a carattere prettamente torrentizio. Tra questi vale la pena di ricordare il fiume Oreto, che attraversa il capoluogo; l'Imera Settentrionale, che scorre per circa 35 km attraversando i comuni di Caltavuturo, Campofelice di Roccella, Cerda, Collesano, Scillato, Sclafani Bagni, Termini Imerese e Valledolmo; il fiume Belice, che si forma dall'unione di due rami, uno il Belice destro (45,5 km), che nasce presso Piana degli Albanesi, e l'altro il Belice sinistro (42 km), che scende dalla Rocca Busambra, un altro fiume di poca importanza è il fiume Eleuterio che nasce nelle vicinanze del Lago Scanzano e per circa 30 km scorre attraversando i comuni di Marineo, Bolognetta, Misilmeri, Villabate, Ficarazzi e dopo aver bagnato tali comuni sfocia nel Mar Mediterraneo.

La provincia di Palermo ospita diverse aree naturali protette o aree che rivestono comunque un certo interesse naturalistico.

Tra queste un posto di rilievo merita il Parco delle Madonie, parco regionale il cui territorio ricade interamente nella provincia palermitana. Il parco ospita oltre la metà delle specie vegetali siciliane, e in particolare gran parte di quelle presenti solo in Sicilia come l'endemico Abies nebrodensis. Per la fauna sono presenti oltre la metà delle specie di uccelli, la totalità delle specie di mammiferi e più della metà delle specie di invertebrati dell'isola. Notevoli sono anche le peculiarità geologiche, grazie alle quali il parco è entrato a far parte del network European Geopark.

Secondo la classificazione dei climi di Köppen il clima della Provincia di Palermo appartiene alla fascia Cfa e quindi è di tipo mediterraneo, caratterizzato da temperature miti, da precipitazioni concentrate soprattutto nel semestre invernale con inverni generalmente brevi e freschi ed estati lunghe e torride. Queste caratteristiche si limitano tuttavia ai comuni costieri, capoluogo compreso (a un'altitudine maggiore il clima tende ad assumere connotati più montani anche se con distribuzione delle precipitazioni tipiche del clima mediterraneo) i quali sono inseriti nella fascia climatica B, con accensione degli impianti termici consentita per sole 8 ore giornaliere dal 1° dicembre al 31 marzo. In genere in queste zone la colonnina di mercurio si mantiene sopra lo zero e le temperature medie invernali si aggirano sugli 11° C. In alcuni anni in estate quando soffia lo scirocco si possono superare i 40° (con minime superiori ai 30°) anche se con tassi di umidità bassissimi.

Diversa è invece la situazione nell'interno, dove molte città fanno invece parte delle fasce C e D, che denotano un maggior rigore climatico, ed alcuni addirittura nella fascia E, con temperature simili a quelle di altre zone montuose italiane : è il caso di Petralia Soprana, ad esempio, che sorge ad quasi milleduecento metri d'altezza. In queste zone da novembre a marzo non sono infrequenti le nevicate che diventano via via più intense e persistenti man mano si sale di quota. Le Madonie sono la zona più nevosa della provincia. Nei comuni collinari e montani il clima d' estate è sempre caldo ma decisamente meno, soprattutto per le minime notturne, rispetto alle zone costiere. D'inverno la temperatura è molto fredda e le nevicate a quote alte sono frequenti anche se le zone più in ombra possono ricevere meno precipitazioni delle zone più esposte e (per quanto riguarda quelle sotto forma liquida)quelle costiere. Negli anni 80 si sono registrate abbondati e frequenti nevicate che hanno registrato un calo nel decennio successivo e un nuovo aumento nengli ultimi anni.D' estate in provincia di Palermo, come in tutta la Sicilia, il clima si fa arido con frequenti periodo di assenza totale o quasi di precipitazioni.

Con oltre 1,2 milioni di abitanti, la provincia di Palermo è la più popolata in assoluto della Sicilia, e la sua densità demografica risulta inoltre superiore alla media nazionale e regionale. Nel palermitano si accentra ben un quarto della popolazione siciliana, con un tessuto abitativo molto denso e compatto lungo le piane costiere, che si rarefà tuttavia nelle valli e nelle aree montuose dell'entroterra. Circa 800.000 degli abitanti risiedono nelle 4 città che superano i 30.000 abitanti: a fronte di una così elevata popolosità, la provincia vede infatti al suo interno un mirabile accentramento della popolazione nel capoluogo, l'unico centro che supera la soglia dei centomila abitanti, che ingloba più di metà dei residenti.

Lo sviluppo e la rete urbani sono pertanto caratterizzati da un evidente e pesante squilibrio tra il capoluogo e il resto della provincia: Palermo, infatti, possiede un hinterland fatto di piccoli centri, la circondano e che ad essa fanno riferimento per qualunque tipo di servizio. Uniche eccezioni sono Bagheria, cui fanno riferimento molti comuni minori della zona costiera (anche se essa stessa, per la grande vicinanza col capoluogo, è ad esso legato da una forte dipendenza), Cefalù e soprattutto Termini Imerese, che rappresenta un punto di riferimento per tutti i comuni orientali della provincia.

Con circa 662.046 abitanti, e circa 800.000 se si tiene conto dell'area metropolitana, è il fulcro vitale della provincia. Dinamica metropoli meridionale, seconda città del Mezzogiorno e quinto polo urbano d'Italia, Palermo è un importantissimo centro amministrativo, essendo sede degli uffici della più vasta e popolata Regione a statuto speciale del Paese, oltre a quelli provinciali e comunali. La città è un nodo fondamentale nei servizi, ed ospita i vertici di alcune realtà imprenditoriali di spicco, tra cui, nel campo della finanza il Banco di Sicilia la Banca Nuova e il Credito Siciliano, nell'editoria è uno dei centri più avanzati a livello nazionale con importanti case editrici (la Sellerio del famoso commissario Montalbano su tutte), ed è inoltre un polo cantieristico grazie ai maggiori cantieri navali dell'Italia insulare. Sul fronte dei trasporti, il porto di Palermo è uno snodo cruciale nel traffico navale del Mar Tirreno, la sua Stazione Centrale è il terminal ferroviario più trafficato della Sicilia, e l'aeroporto cittadino è secondo nell'Isola. Ma Palermo è anche una città d'arte, ricca com'è di monumenti di indiscusso valore e varietà, ed ospita una fervente vita culturale, forte dei suoi prestigiosi teatri, della prospera attività editoriale e letteraria. Essa è meta turistica sopratutto nei mesi estivi e primaverili, ed in inverno è una stazione meteorologica di gran rinomanza: le temperature solitamente si aggirano sui 18 °C anche nella cattiva stagione, risultando la grande città climaticamente più felice d'Europa. La vita di Palermo è ancora in parte legata ai colori, ai profumi e ai sapori dei suoi vivaci mercati storici, quali la Vucciria e Ballarò.

Queste sono le sei città maggiormente abitate della provincia, dopo Palermo.

Bagheria, con 55.682 abitanti, è la seconda città della provincia dopo il capoluogo, da cui dista appena 15 km. La città, fondata solo nell'Ottocento, si è espansa velocemente, assorbendo nel tessuto urbano le ville del XVIII secolo, gioielli della nobiltà palermitana e oggi unici richiami turistici di Bagheria: si tratta delle Ville Butera, Valguarnera, Ramacca, Villarosa e soprattutto Villa Palagonia, nota per le 62 sculture mostruose.

Questo centro di 36.395 abitanti, il cui nome lascia subito pensare alla probabile etimologia di Monte Reale, svetta sulla Conca d'Oro dall'alto dei suoi 310 m, che ne fanno la Palermo alta per eccellenza. In cima a questo colle si può ammirare uno dei monumenti più significativi dell'arte religiosa in tutta Italia, vale a dire il Duomo. Fondata dagli arabi, la città assunse sin d'allora importanza per la posizione dominante e strategica, tra la Valle del Belice, la Sicilia interna e il golfo che si apre attorno a Palermo, già all'epoca capitale dell'emirato e poi del Regno di Sicilia. Oggi Monreale è rinomata, oltre che per la sua arte anche per l'artigianato legato al mosaico, e per le sue tradizioni popolari.

Carini è un centro di 33.087 abitanti. Il borgo medioevale è dominato dal castello, appartenuto, tra gli altri, alla celebre baronessa di Carini e rimaneggiato a più riprese dalla fondazione normanna, è, assieme al duomo, il maggiore monumento cittadino. La chiesa madre è la più fastosa delle tante antiche chiese di Carini, ma non l'unica attrazione turistica: singolare è infatti la Festa degli schietti (Celibi), che si tiene in periodo pasquale.

Partinico, che conta 31.762 abitanti, sorge a pochi chilometri dalla costa su un colle alto 175 m circa, vicino al monte Cesarò. La cittadina conserva una chiesa madre settecentesca ed un museo dotato di pinacoteca, e non dista molto da Carini. Partinico rappresenta un grande agglomerato urbano con una notevole concentrazione di edifici residenziali.

Misilmeri è un paese con 26.817 abitanti, sorge a 15km dalla capoluogo ed è immersa nella Conca d'Oro. Nel paese si possono ammirare i ruderi del castello dell'emiro Giafar costruito nel 999 d.C. Intorno al castello furono costruite le prime case (che oggi costituiscono il centro storico) e poi a poco a poco il piccolo villaggio si espanse e si costruì una delle più belle moschee mai costruite, distrutta dopo la conquista da parte dei cristiani e sostituita da numerose chiese cattoliche.

La provincia di Palermo, ospitando il capoluogo regionale nonché la quinta metropoli d'Italia per popolazione, vanta una capillare rete stradale. Da Palermo nascono 3 delle 4 autostrade siciliane.

In provincia gli aeroporti sono due: Palermo Boccadifalco, convertito nel 2005 da militare a civile e sede di uno dei più importanti Aeroclub d'Italia, e l'Falcone e Borsellino a Punta Raisi. Quest'ultimo si trova sulla costa rocciosa dell'omonima punta, ad ovest del capoluogo - cui è collegato dalla metropolitana e dall'autostrada A29 - e rappresenta il secondo scalo civile più trafficato dell'Isola ed uno dei più importanti del Paese, servendo la Sicilia settentrionale, occidentale ed in parte anche la Sicilia centrale. L'aeroporto è attualmente in fase di ampliamento.

In provincia vi sono alcuni importanti scali marittimi, fra i quali il porto di Termini Imerese e quello di Palermo, sede di cantieri navali, nonché snodo fondamentale nel traffico marittimo del Tirreno. Il porto del capoluogo, infatti, segue quelli di Genova, Livorno e Napoli ed affianca quelli sardi per importanza nazionale, e da qui partono i traghetti per moltissime città: Genova, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Cagliari, oltre ai servizi per Ustica ed altre isole minori siciliane, e per i porti esteri di Tunisi, Malta, Valencia e Atene. Esso registra inoltre un notevole traffico commerciale, fungendo da principale approdo per le navi container che trasportano merci destinate a tutta la Sicilia. A Cefalù si trova un rinomato porto turistico, mentre Porticello ospita un caratteristico porticciolo di pesca, anch'esso molto rinomato nel settore disponendo peraltro di un coloratissimo mercato di pesce fresco.

L'agricoltura in provincia è fortemente sviluppata, grazie alla fertilità del suolo e al clima temperato. La provincia è infatti una delle maggiori produttrici di limoni in Europa: l'agrume viene estesamente coltivato in vaste aree soprattutto costiere e sub-costiere. Il limone venne introdotto in provincia dagli arabi, nel IX secolo, assieme ad altre piante come il gelso ed il carrubo, la cui diffusione risulta tuttavia inferiore. Grande successo ha invece riscosso la produzione di cotone, settore in cui l'isola intera primeggia a livello nazionale, e in special modo dell'ulivo, che ricopre sterminate distese di campagne palermitane. Non ultima la viticoltura, principalmente sviluppata nelle colline dell'interno, che rende alcuni vini pregiati come il famoso Vino Corvo. Attività decisamente marginale è, al contrario, l'allevamento, mentre ricopre un ruolo di rilievo la pesca: anche se delle tante tonnare di un tempo resta poco più del ricordo, l'attività non ha certo cessato di essere praticata, e produce così soddisfacenti quantitativi di tonno e pesce spada.

L'industria si incentra su alcuni poli industriali di rilevo: tra questi, i cantieri navali di Palermo, tra i più importanti del Paese a fianco di quelli di Genova, che si trovano presso il porto palermitano. Essi danno occupazione a centinaia di operai, e risultano in assoluto tra i più produttivi dell'intero bacino mediterraneo.

Termini Imerese è un polo industriale di indiscusso valore nazionale, poiché vi sono impianti a forte impatto occupazionale come lo stabilimento della FIAT, il minore tra gli stabilimenti FIAT d'Italia e il più importante stabilimento industriale della regione. Venne fondato nel 1970 col nome di SicilFiat, perché la Regione deteneva il 40% delle azioni; pochi anni dopo queste ultime furono vendute, e la fabbrica, inizialmente dotata di soli 350 addetti, che si occupavano della produzione della Fiat 500 e della 126, si ingrandì a dismisura, fino a superare i 1.500 lavoratori con la produzione della famosa Panda. A metà degli anni ottanta, gli addetti raggiunsero le 3.200 unità senza computare l'indotto, e lo stabilimento toccò l'apice; dagli anni novanta, con le prime ristrutturazioni della fabbrica, centinaia di operai persero il lavoro e furono messi in cassa integrazione, al che oggi la FIAT di Termini dà lavoro a 1500 addetti, più 700 relativi all'indotto, impegnati nella produzione della Lancia Ypsilon, modello di grande successo.

Sempre a Termini Imerese, a 6 km dall'abitato ed adiacente all'autostrada A19, sorge una delle maggiori centrali termoelettriche del Paese, che alimenta gran parte dell'Isola ed entrò in servizio nel 1963. All'interno dell'impianto, si trovano 3 unità termoelettriche a vapore da 110 megawatt ciascuna, 2 unità termoelettriche a vapore da 320 megawatt ciascuna e 2 unità turbogas da 120 megawatt ciascuna. La centrale è inoltre dotata di sale macchine e di generatori di vapore alti sia 35 m che, alcuni, 60 m. La produzione di energia è completata da impianti di energia alternativa, quali il campo fotovoltaico di Ciminna, che si avvia a diventare il più grande d'Europa , e alcuni impianti per la produzione di energia eolica che si trovano nelle colline dell'interno.

Il settore terziario è abbastanza sviluppato. Nel campo del commercio, la rete di distribuzione è accentrata nel capoluogo e nei grossi comuni dell'hinterland, e si caratterizza per le medie dimensioni. Sono comunque presenti in provincia centri commerciali di ampie dimensioni, nonché le succursali di quasi tutte le grandi catene commerciali internazionali. Nell'ultimo anno però sono iniziati i lavori per la costruzione di 4 grandi centro commerciali,3 a Palermo e 1 a Carini che saranno aperti al pubblico entro il 2010.

Il settore di servizi è invece assai più corposo giacché Palermo è sede di uffici regionali, provinciali e comunali.

In provincia si trova l'Università degli studi di Palermo, il penultimo ateneo fondato in Sicilia in ordine cronologico ed il primo per numero di iscritti, che sono oltre 70.000. L'Università palermitana è suddivisa in 12 facoltà, ed, oltre alle sedi presenti nel capoluogo, ha 9 sedi distaccate in tutta la Sicilia, di cui 3 sono in provincia (Castelbuono, Cefalù e Petralia Sottana).

L'istruzione secondaria è anch'essa ampiamente assicurata non solo nel capoluogo, ma altresì in molti comuni dell'hinterland, come Bagheria o Termini Imerese, che svolgono un ruolo di punto di riferimento per moltissimi piccoli centri circostanti.

Nel palermitano vi sono 6 monumenti nazionali della Repubblica Italiana.

La provincia è assai ricca di castelli e di architetture fortilizie di grande interesse, sparsi in tutto il territorio.

Palermo è una città ricca di teatri, di cui due rivestono un'importanza storica per il loro prestigio non solo culturale ma anche architettonico: il Teatro Massimo è esso il più grande teatro d'Italia e uno dei più grandi teatri lirici d'Europa (il terzo per dimensioni dopo l'Opéra National de Paris e Staatsoper a Vienna) ed è famoso nel mondo per l'acustica perfetta con la sua sala a ferro di cavallo. Il Teatro Politeama, che sorge nella Piazza Politeama, conosciuto per i suoi affreschi esterni neoclassici-pompeiani, ma un'altra unica caratteristica è quella di tanti aspetti neoclassici caratteristici degli Archi di Trionfo napoleonici, con gruppi bronzei di cavalli rampanti posti all'ingresso dell'edificio. È il secondo teatro della città per grandezza, e sul suo retro si trova il conservatorio della città.

Peculiare è il teatro dei pupi, protetto dall'Unesco in quanto patrimonio orale e immateriale dell'umanità: in provincia, e specialmente a Palermo e Cefalù, vi sono alcuni dei più celebri maestri pupari siciliani, appartenenti alla scuola palermitana che, a differenza di quella catanese, produce pupi di minor dimensione ma molto più agili e pertanto assai più spettacolari.

Nella provincia di Palermo sono stati ambientati numerosi film e libri, tra cui si ricordano i seguenti.

La cucina palermitana è ricca e variegata. Tra i primi piatti, specialità locali sono la pasta con le sarde, gustosa pietanza a base di pesce, la pasta con la mollica, pasta cotta al forno e condita di "mollica" (pangrattato) fritta ed altri aromi, la caponata di melanzane, ottima pietanza vegetariana. Un posto a parte merita il famosissimo pani ca' meusa (pane con milza), icona alimentare della città, saporitissimo panino ripieno di milza fresca, che spopola tra le bancarelle dell'intera provincia. I secondi più diffusi sono il maiale, il castrato e la sasizza, vale a dire la particolarissima salsiccia che si produce in molte località, tra cui spicca Altavilla Milicia. Originali sono gli spiedini alla palermitana, eccezionali involti di carne di vitello farciti di pangrattato, uva passa, pinoli, formaggio, con aggiunta di alloro e cipolla. Famose anche le sarde a beccafico, preparate con pangrattato, limone e pinoli. Palermo è internazionalmente nota anche per lo sfincione, sorte di superbe "pizze" condite con pomodoro, pangrattato e cipolla, ma soprattutto per le panelle, inimitabili impasti di farina di ceci fritti con cui si imbottisce il pane: le friggitorie ambulanti ne sono piene zeppe. Ovunque sono presenti le arancine. Ancora, la vastissima pasticceria vanta la frutta di martorana (dal nome del monastero palermitano), pasta di mandorle colorata e modellata con le forme di personaggi o animali secondo la tradizione pasquale; la nota Cassata, torta in pan di Spagna rivestita di glassa e canditi; il magnifico gelo di melone, sorta di gelatina ricavata dall'anguria; refrigeranti e tipicissime sono le granite al limone.

Nella provincia di Palermo è parlata la lingua siciliana, come in tutta la regione, anche se nella variante palermitana, parte del gruppo occidentale. Quest'ultima presenta caratteristiche e peculiarità proprie e, va detto, è la variante più nota del dialetto siciliano. Il palermitano si colloca dunque tra le province meridionali d'Italia dove vi sono le maggiori concentrazioni della popolazione di stirpe albanese. Il dialetto palermitano si trova a sud di una isoglossa importante che passando poco a nord di Cosenza continuando fino a nord di Taranto, divide il meridionale mediano da quello estremo, cui appunto appartiene il gruppo siciliano. Essa si distingue, fra l'altro, per particolari fenomeni fonetici come l'assimilazione della liquida ralla n o alla m nei grouppi consonantici rm o rn, come nelle parole Palermu, Palermo (letta Paliemmu) e infernu, inferno (letta infiennu); la dittongazione di e in fine di sillaba (in sillaba aperta) è un fenomeno analogo a quello dell'antico toscano, poi ereditato dall'italiano in parole come lieve (Lat. levis) e buono (lat. bonum).

Nella zona di Piana degli Albanesi si parla invece la lingua albanese, variante antica del moderno albanese: si tratta di area alloglotta di cui la cittadina costituisce il centro della maggiore comunità albanese della Sicilia, gruppo etnico-linguistico che si è mantenuto abbastanza compatto nel corso dei secoli.

La legalità in provincia rientra negli standard nazionali, con indici di criminalità diffusa e minorile minori della media nazionale delle maggiori città , ma con maggiori indici di criminalità organizzata, dovute ad organizzazioni mafiose radicate da tempo in vasti strati della società.

La criminalità organizzata è il più grave fenomeno di sub-cultura che si manifesta nella provincia, che è infatti tristemente nota nel mondo per la presenza, circoscritta ad ambienti metropolitani malsani, di Cosa Nostra, la potente mafia siciliana che ha a Palermo la sua maggiore sede operativa.

Le radici storiche della criminalità in Sicilia, con particolare refirimento a Palermo e provincia, sono profondamente legate al brigantaggio, per difendersi dal quale i proprietari terrieri assunsero i primi mafiosi, scagnozzi che tenevano lontani i briganti dalle campagne. Queste sette furono denunciate all'opinione pubblica internazionale con la commedia di successo scritta nel 1863 da Giuseppe Rizzotto, I mafiusi de la Vicaria, ambientata nelle grandi carceri palermitane. L'intreccio tra la mafia e i possidenti terrieri rimase saldissimo, ma quel che è peggio è che lo stesso Stato si appoggiò a Cosa Nostra per scongiurare e reprimere eventuali rivolte in Sicilia, sia con Crispi che sotto i primi anni di Mussolini. Quest'ultimo, tuttavia, promosse una feroce campagna di sradicamento della mafia, e nel Ventennio fascista scattarono centinaia e centinaia di arresti e furono indetti innumerevoli processi, talvolta senza neanche prove, che di fatto paralizzarono i tentacoli della Piovra. Ma la polizia fascista fu tanto accanita da suscitare il malcontento popolare nei confronti dello Stato, che rimane tutt'oggi il principale bastone che sorregge la Mafia dei padrini. Finita questa parentesi, Cosa Nostra tornò nel più pieno vigore, grazie anche allo Sbarco degli Alleati, specie durante il cosiddetto Sacco di Palermo, quando oltre 3.000 licenze edilizie furono concesse in città alle stesse 5 persone, invero prestanome asserviti ai più potenti boss con la distruzione di alcune meravigliose ville liberty del centro di Palermo, rimpiazzate da giganteschi edifici.

Se fino agli anni settanta la mafia era totalmente immune da ogni processo (perfino i due super-boss Bernardo Provenzano e Salvatore Riina, entrambi corleonesi, furono assolti a Bari per insufficienza di prove), con i due decenni successivi lo Stato coiminciò ad assestarle i primi duri colpi, che culminarono nei famosi maxiprocessi di Palermo che tra le conseguenze ebbero l'uccisione dei giudici in prima fila nella lotta ai padrini, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ribattezzate come l'attacco allo Stato. Ma Roma, a seguito di queste stragi mafiose, inviò l'esercito sull'isola, che fu raggiunta da ben 20.000 soldati per ben 6 anni, col compito di presidiare tutti gli obiettivi sensibili. Fu arrestato in quel periodo Totò Riina, mentre l'11 aprile 2006 venne acciuffato a Corleone il boss assoluto, Provenzano. Ancora oggi la mafia, nonostante i continui attacchi inferti dallo Stato, pare gestisca un enorme giro d'affari, che l'Eurispes ha quantificato in 13 miliardi di euro annui.

La provincia è meta del turismo nazionale ed internazionale, poiché offre diverse attrazioni: i monumenti di Palermo, città d'arte e cultura, le spiagge di Mondello, Campofelice di Roccella e Cefalù.

Palermo, Monreale e Cefalù sono tre delle più belle e note città d'arte d'Italia. Il patrimonio culturale di Palermo conserva le tracce delle varie dominazioni che si sono succedute: fondata dai fenici, passata poi ai Romani, gli Arabi la resero fiorente capitale del Mediterraneo, per poi essere sconfitti dai Normanni, a cui successero gli Hohenstaufen, aragonesi, spagnoli e infine Borboni.

Oggi Palermo si presenta ricca di chiese, teatri, palazzi ed architetture di pregio. Oltre alla Cattedrale di Palermo, grandiosa opera d'arte, si noti la Chiesa di San Cataldo, in stile arabo-normanno, con le tre famose cupole rosse, accanto alla Martorana, con volte affrescate da Olivio Sozzi e Guglielmo Borremans, e mosaici nella cupola del Cristo. La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti è un altro capolavoro arabo-normanno, con 5 cupole, campanili e raffinati arabeschi.

Il Palazzo dei Normanni, o Palazzo reale, è il più antico della città: già reggia, è oggi sede dell'Assemblea Regionale Siciliana, il parlamento della Sicilia. L'edificio, che ha una facciata barocca ed una normanna appunto, ospita all'interno la Cappella Palatina, con mosaici in oro che ne ricoprono interamente la superficie. Attaccata al palazzo dei Normanni è la Porta Nuova, monumentale arco di trionfo. La Zisa è un altro edificio storico d'origine normanna. La città presenta inoltre affascinanti scorci barocchi come i Quattro Canti di città, quadrivio monumentale al centro della città antica, la Fontana Pretoria, il neoclassico Teatro Massimo ed il Teatro Politeama, edificio in stile neoclassico-pompeiano.

Monreale sorge su un colle ad circ 300 m d'altitudine, nei pressi di Palermo. La città è una meta turistica molto apprezzata, sopratutto per il Duomo, con un mosaico che raffigura Cristo Pantocratore e l'annesso chiostro.

Cefalù è una cittadina 70 km ad est da Palermo, e sorge adagiata sulla costa sabbiosa ai piedi di una Rocca un tempo consacrata al culto di Diana. Inclusa nel club de I borghi più belli d'Italia , è una delle attrazioni turistiche di maggior richiamo della Sicilia, ed una delle sue icone più conosciute nel mondo, e conserva notevoli bellezze artistiche, dal suo Duomo normanno - noto per il mosaico del Cristo Pantocratore e per le sue due torri campanarie non perfettamente simmetriche - al lavatoio medievale, al Museo Mandralisca. Il centro storico cefaludese conserva vicoli lastricati in pietra che collegano il porticciolo turistico al tessuto urbano sovrastante.

Ma la cittadina deve molta della sua fama alla sua incantevole marina, con uno dei lungomare più noti d'Italia.

La provincia di Palermo presenta alcune delle località balneari più interessanti della Sicilia: oltre a Cefalù, sono oggetto di massive presenze nei mesi estivi, soprattutto di turisti locali le coste di Mondello, Altavilla Milicia, Trabia, Balestrate, Pollina e l'isola di Ustica.

Mondello si affaccia sull'omonima baia ad ovest del capoluogo, racchiusa tra monte Pellegrino e monte Gallo. Fino ai primi del Novecento, era un'area paludosa dov'era stabilita una delle tante tonnare allora sparse sulle coste sicule. La bonifica della zona, insieme alla costruzione di un kursaal, la trasformarono nella "spiaggia dei palermitani". Dell'antico borgo marinaio rimangono oggi la torre della tonnara, risalente al 1445, ed il porticciolo dei pescatori, mentre le spiagge sono meta di migliaia di bagnanti. A Mondello si praticano inoltre il windsurf e molte altre attività sportive da spiaggia.

Cefalù è circondata da coste rocciose di raro fascino, mentre il lungomare del paese è composto da una spiaggia. Tutto il mare tra Campofelice di Roccella e Cefalù è tra i più frequentati della provincia.

Ad Altavilla, paese nei pressi di Bagheria, poco distante dal capoluogo, i 7 km di costa sono costituiti da una magnifica ed affascinante scogliera, che raggiunge il culmine in affioramenti rocciosi, come quello dell'Ombelico di Venere, sottostante il promontorio su cui sorge la secolare Torre Normanna. Anche qui sono presenti spiagge attrezzate in ghiaia e sabbia. Trabia è anch'essa nota per la sua costa, analoga a quella altavillese e pur essa dotata di strutture ricettive specializzate.

Le Madonie offrono diverse opportunità di praticare un turismo invernale all'interno dell'omonimo parco, ma è certamente Piano Battaglia la maggiore attrazione.

Piano Battaglia è un località madonita la cui altitudine si attesta a 1572 m sul livello del mare: si trovano qui gli unici impianti sciistici della Sicilia assieme a quelli etnei. Le piste da sci sono tre, la Giovanni Falcone, la Paolo Borsellino, la Panoramica e la Vincenzo Mollica, quest'ultima solo per esperti. Le piste vanno dai 1840 m del Mufara (alla stessa altitudine si trova un rifugio alpino), con un'estensione di 3,5 km, ai 1570 m di Piano Battaglia. La Mufaretta, di 0,5 km, tocca invece quota 1630 m.

Pizzo Carbonara, con 1979 m sul livello del mare, è la seconda vetta di Sicilia dopo l'Etna. Si può raggiungere scegliendo tre sentieri diversi, e attraversando faggiete e paesaggi d'alta quota. Sfiorando i 2000 m d'altitudine, Pizzo Carbonara, spesso innevato, può essere improvvisamente avvolto da fitte nebbie o scosso da precipitazioni, per cui è bene raggiungerlo equipaggiati dovutamente. Offre ai visitatori un panorama che si estende dalla Sicilia occidentale alla Sicilia centrale.

In provincia di Palermo si svolgeva una delle più antiche corse automobilistiche italiane, la Targa Florio che si disputò dal 1906 al 1977 sul percorso stradale del circuito delle Madonie. Nel 1978 la gara è stata trasformata in un rally denominato Rally Targa Florio che si disputa sullo stesso percorso del circuito delle Madonie.

Il calcio è sviluppato in provincia fino ai massimi livelli, quelli, ossia, della Serie A, dove milita l'U.S. Città di Palermo, unione sportiva presieduta dall'imprenditore veneto Maurizio Zamparini, che ha ridato linfa alla squadra, rifondata nel 1987 dopo il fallimento della precedente, nata a sua volta nel 1900. Il team calcistico palermitano entrò in Serie A nel 1932, nel 1972, e nel 2004, e tuttora vi permane.

Per quel che concerne il calcio, lo Stadio Renzo Barbera di Palermo, con una capienza di oltre 37.000 posti e sede di partite di Serie A, Coppa Italia e Coppa Uefa, nonché uno tra gli stadi in cui si giocarono i Mondiali di calcio Italia '90. Altri impianti considerevoli sono nel grande Palazzetto dello Sport di Palermo, con una capienza approssimativa superiore ai 10.000 posti a sedere, il Palazzetto dello Sport di Cefalù, con una capienza di 4.000 posti a sedere, lo Stadio delle Palme impianto per le gare di atletica leggera, l'Ippodromo della Favorita dove si disputano corse di trotto, il Velodromo Paolo Borsellino, la Piscina Olimpionica, l'pista automobilistica di Cerda ed altri impianti sportivi sparsi per l'intera provincia.

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