Parmigiano-Reggiano
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Parmigiano-Reggiano
Il Parmigiano-Reggiano è un noto formaggio italiano a pasta dura tutelato dalla Denominazione d'Origine Protetta. Rientra nella tipologia del formaggio Grana, di cui è considerato il più rappresentativo.
Nacque, secondo la leggenda, durante il Medioevo a Barco di Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, (oggi si può leggere una targa che indica la zona d'origine dell'importante prodotto) ma sotto la Diocesi di Parma (e questo ne spiega il nome).
Testimonianze storiche (ad esempio il Boccaccio nel Decamerone) dimostrano che già nel 1200-1300 il parmigiano-reggiano aveva raggiunto la tipizzazione odierna, il che spinge a supporre che le sue origini risalgano a diversi secoli prima. Non è escluso che la ricetta sia analoga a quella di un formaggio lodigiano a pasta dura che talvolta troviamo citato di sfuggita nelle fonti romane.
Storicamente la culla del Parmigiano fu nel XII secolo, accanto ai grandi monasteri e possenti castelli in cui comparvero i primi caselli: piccoli edifici a pianta quadrata o poligonale dove avveniva la lavorazione del latte. I principali monasteri presenti tra Parma e Reggio erano quattro: due benedettini (San Giovanni a Parma e San Prospero a Reggio) e due cistercensi (San Martino di Valserena e Fontevivo, entrambi nel parmense).
Per avere dei prati con buone produzioni da destinare all'allevamento di bestiame di grossa taglia sia quale forza motrice, sia quale fonte di fertilizzante, era necessario avere terreni con abbondanza d’acqua e non è un caso che le maggiori praterie si formassero là dove c’era abbondanza di acqua sorgiva: a Parma nell’area a nord della città ed in quella di Fontanellato-Fontevivo; mentre a Reggio il territorio più ricco d'acqua era tra Montecchio e Campegine (quest’ultima zona era allora soggetta a Parma).
Nel parmense poi, grazie alle saline di Salsomaggiore, era presente, a differenza di altre città, il sale necessario per la trasformazione casearia.
Il Parmigiano-Reggiano si è rapidamente diffuso nell'attuale comprensorio situato a sud del Po, nelle province di Parma, Reggio Emilia e Modena, toccando anche parte delle province di Bologna e Mantova.
Si tratta di un prodotto a Denominazione d'Origine Protetta (D.O.P.), secondo la norma europea del Reg. CEE 2081/92 ed il riconoscimento del Reg. (CE) N. 1107/96. Solo il formaggio prodotto secondo le regole raccolte nel Disciplinare di produzione può fregiarsi del marchio Parmigiano-Reggiano.
Il Parmigiano-Reggiano deve riportare sulla parte esterna della forma i contrassegni nella loro integrità atti a identificare e distinguere il prodotto. Connubio necessario alla produzione di questo formaggio sono i prati stabili e l'allevamento bovino.
Attualmente gran parte della produzione del Parmigiano-Reggiano avviene con latte prodotto da vacche Frisone, introdotte nel territorio nel corso del '900, ma la razza tradizionalmente sfruttata per la produzione del formaggio è la Reggiana rossa, a triplice attitudine (latte, lavoro e carne), introdotta probabilmente dai Longobardi.
Purtroppo la sua produzione di latte è poco più della metà di quello della Frisona, sebbene di qualità assai superiore, e questo ne spiega l'abbandono, unito anche al fatto che la sua forza e l'attitudine al lavoro sono divenute inutili con l'avvento dei trattori.
Alcuni piccoli caseifici ne usano ancora il latte per produrre un formaggio di qualità superiore.
Per produrre un kg di Parmigiano Reggiano servono circa 16 litri di latte.
Il formaggio può essere mangiato a scaglie o grattugiato. La stagionatura migliore non deve essere inferiore ai 24 mesi, potendo arrivare anche a 36.
Cappelletti
I Cappelletti (caplèt sia in emiliano che in romagnolo) sono un formato di pasta ripiena prodotta piegando quadrati o cerchi di pasta alimentare all'uovo, prima in due a triangolo, poi congiungendo le estremità - con svelto, esperto gesto - intorno a un dito della mano. Esistono differenti ricette tradizionali ma tutte concordano sul fatto che la cottura in brodo di pollo sia la morte del cappelletto.
Essendo una ricetta molto diffusa al giorno d'oggi su ampia base territoriale, molte tradizioni locali reclamano la primogenitura di questo piatto di successo; risulta perciò arduo tracciare una linea genealogica chiara. La prima traccia scritta certa è quella della ricetta reggiana che risale attorno al 1200, in uso, forse, anche presso i lombardi Gonzaga, nella quale si prevedeva l'uso della carne di manzo o vitello (e non di maiale come oggigiorno), trito di rosmarino ed aglio, burro, cipolla, l'equivalente dell'epoca del Parmigiano-reggiano, farina e uova.
I Cappelletti in brodo sono un piatto tradizionale emiliano molto diffuso nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena (specialmente nelle zone montane) e in quella di Ferrara, dove viene comunemente consumato su base quotidiana nel periodo invernale, generosamente spazzolato di Parmigiano-Reggiano ed opzionalmente addizionato con un cucchiaio di vino rosso Lambrusco; la pratica tradizionale di aggiunta di vino ai cappelletti in brodo viene localmente denominata al surbier nel parmense e nel reggiano.
I cappelletti si distinguono dai più comuni tortellini, non tanto per il diverso ripieno, quanto per la forma. Una volta messo il ripieno nella pasta, questa viene piegata su se stessa e tramite un attrezzo di forma circolare si tagliano dei fagottini.
Per la preparazione dei cappelletti possono essere usati formaggi come ricotta, cacio tenero, Parmigiano-Reggiano, degli aromi e per alcune tradizioni le carni. Per quanto riguarda i ripieni, a Reggio Emilia ed a Parma la carne è d'obbligo e l'unico formaggio usato è il Parmigiano-reggiano; il brodo è di cappone.
I cappelletti sono un piatto natalizio d'obbligo di tutta la Romagna, compresi i territori amministrati dalla provincia di Pesaro e Urbino.
Il ripieno (e' pin d'é caplèt) traccia una linea di demarcazione tra cappelletto emiliano e romagnolo. Nelle ricette romagnole il cappelletto non è mai riempito di carne, ma di solo formaggio, vaccino o misto non maturo, parmigiano-reggiano, noce moscata, scorza di limone grattata. In alcune zone della Romagna, come Forlì, nel ripieno è ammissibile la presenza di carne.
Se il cappelletto è generalmente di taglia piccola e va consumato in brodo, la variante cappellaccio, di identica forma, ma di dimensione almeno doppia, viene consumata asciutta; tipico di Ferrara e di Reggio Emilia è il cappellaccio di zucca con ripieno a base di zucca, tipico di Mantova il tortello ripieno di zucca e amaretto. Un altro tipo molto apprezzato a Reggio Emilia ha il ripieno di spinaci o bietole e ricotta.
Al giorno d'oggi è possibile reperire cappelletti confezionati in ogni parte del mondo, soprattutto dove le comunità italiane hanno una certa importanza. I cappelletti confezionati "freschi" hanno normalmente una durata di sette settimane.
Formaggio grana
Il formaggio grana è un formaggio tipico italiano, ottenuto dalla caseificazione del latte bovino.
Il grana ottenuto in determinate aree geografiche con il rispetto di specifici disciplinari di produzione, è commercializzato con marchi che rappresentano una garanzia di rispetto di un determinato standard qualitativo. Marchi storici applicati al formaggio grana sono il Grana Padano e il Parmigiano-Reggiano. Quest'ultimo è anche ritenuto il formaggio grana più rappresentativo.
La principale differenza tra il Parmigiano reggiano e il Grana padano riguarda l'alimentazione dele mucche: quelle destinate alla produzione del Parmigiano-Reggiano sono alimentate solo con erbaggio e cereali, senza l'uso di insilato, di conservanti e antibiotici. Le mucche per cui si rendano necessari trattamenti antibiotici vengono sospese dalla produzione di Parmigiano-Reggiano. L'uso degli insilati, richiederebbe invece l'aggiunta al formaggio di un conservante naturale, il (lysozyme), come avviene nella produzione del Grana Padano.
Altri formaggi grana sono il Grana lodigiano, il Trentingrana e, tra quelli prodotti al di fuori d'Italia, il Reggianito e il Gran Moravia.
Provincia di Modena
La Provincia di Modena (pruvèinza ed Mòdna in modenese) è una provincia dell'Emilia-Romagna di circa 677.673 abitanti.
Confina a nord con la Lombardia (Provincia di Mantova), a est con la Provincia di Ferrara e la Provincia di Bologna, a sud con la Toscana (Provincia di Lucca e Provincia di Pistoia), a ovest con la Provincia di Reggio Emilia.
I fiumi più importanti della provincia sono il Secchia e il Panaro, due affluenti di destra del Po; da menzionare anche un affluente del Panaro, lo Scoltenna che dà nome ad un'ampia vallata ove si affacciano quasi tutte le località notevoli dell'appennino e dominata dall'imponente presenza del Monte Cimone. Modena si è sempre fatta un vanto di essere l'unica città ad avere due fiumi vicini; nel centro città, la grande fontana di piazza Garibaldi (Fontana del Graziosi) è detta anche Fontana dei due fiumi, ha infatti due sbocchi in cui si dice scorra acqua dei rispettivi bacini fluviali.
La provincia di Modena è economicamente una delle maggiori realtà europee. Infatti, qui hanno sede importanti industrie alimentari (tra cui Grandi Salumifici Italiani, Cremonini e Fini, centri di produzione del Parmigiano Reggiano e della lavorazione del maiale a cui Castelnuovo Rangone, il cuore di questo settore, ha dedicato addirittura un monumento), metalmeccaniche (Modena può essere considerata la capitale mondiale dell'automobilismo sportivo con le sedi della Ferrari a Maranello, della Maserati in città, De Tomaso in periferia e Pagani a San Cesario), delle ceramiche (la zona di Sassuolo, nel modenese, e di Scandiano , nel reggiano, è nota come distretto della ceramica), tessili (Carpi) e biomedicale (Mirandola).
La Provincia ha una rete di trasporto pubblico su gomma esercitata dalla ATCM, ed una linea ferroviaria tra la Stazione di Modena piazza Dante (stazione centrale)e Sassuolo, Dal 2 gennaio 2008 gestita da Ferrovie Emilia Romagna.
Di grande utilità è anche la ferrovia Verona-Mantova-Modena, che collega la città con Carpi, e la Milano-Bologna, che la unisce a Castelfranco e Rubiera. L'intensità media è di 20 corse al giorno. La provinca è attraversata anche dalla ferrovia Verona-Bologna, che passa per Mirandola, San Felice sul Panaro e Camposanto.
In passato la Provincia di Modena era il gestore di un fitto sistema di trasporti su rotaia che la collegavano vari centri della provincia, con tre linee ferroviarie e due tranvie a vapore. Altre due linee ferroviarie vennero progettate ma mai realizzate completamente.
La provincia è al centro di una fortunatissima porzione della Pianura padana in cui si estendono le aree di produzione tipica del formaggio Parmigiano-Reggiano e del prosciutto di Parma. Queste due glorie della gastronomia nazionale illustrano alla perfezione i caratteri della cucina modenese, basata sul formaggio e soprattutto sul maiale, l'animale d'allevamento più diffuso nella zona. Oltre al prosciutto (da segnalare la presenza anche di quello tipico di Modena, che è più sapido del parmense), tanti sono gli insaccati di suino che meritano di essere assaggiati: citiamo i salami, la mortadella e i ciccioli. Un piatto tipico delle feste invernali è lo zampone, ottenuto con carne macinata di maiale insaccata nella cotica della zampa anteriore. Ma dal maiale si ottiene anche lo strutto indispensabile per il tipico gnocco fritto: una focaccia quadrata che si accompagna molto bene ai salumi. Originaria dell'Appennino (ma gustata volentieri in tutta la provincia) è invece la crescentina, detta anche tigella, cotta sulla pietra nella caratteristica forma rotonda. Anche in questo caso formaggio e salumi sono l'ideale complemento. Tipico delle zone montane in particolare di Guiglia, Zocca, Marano sul Panaro, Serramazzoni è anche il borlengo sottilissima sfoglia ottenuta cuocendo in apposite piastre "rola" un impasto di uovo latte acqua e sale, condito, una volta cotto, con la "cunza" ovvero strutto aglio e rosmarino.
Tra i liquori il più tipico è certo il nocino, un infuso in alcool dei malli verdi delle noci, che si raccomanda per il sapore intenso e le proprietà digestive; tra i dolci va ricordato il bensone, una sorta di pane dolce, cotto al forno e decorato con grani di zucchero: si mangia tagliato a fette e intinto nel vino.
Oltre agli 11 già citati, i restanti sono Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Camposanto, Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Cavezzo, Concordia sulla Secchia, Fanano, Fiumalbo, Frassinoro, Guiglia, Lama Mocogno, Marano sul Panaro, Medolla, Montecreto, Montefiorino, Montese, Nonantola, Novi di Modena, Palagano, Pievepelago, Polinago, Prignano sulla Secchia, Ravarino, Riolunato, San Cesario sul Panaro, San Felice sul Panaro, San Possidonio, San Prospero, Savignano sul Panaro, Serramazzoni, Sestola, Soliera, Spilamberto ed infine Zocca.
Cucina emiliana
La cucina emiliana, come nella maggior parte delle regioni italiane, più che una cucina, è una costellazione di cucine che, in Emilia, rappresenta il risultato di quasi otto secoli di autonomia delle città emiliane, dall'età dei Comuni all'Unità d'Italia, e del ruolo di vere e proprie capitali esercitato a lungo dai centri maggiori.
La cucina emiliana - perlomeno quella più nota - è indubbiamente una cucina solida, saporita e generosamente condita. «Cucina bolognese» o «cucina emiliana», ricorrente richiamo di ristoranti e trattorie sparsi in tutta Italia, è quasi sinonimo di una ottima cucina abbondante e sostanziosa.
Tra l'Emilia delle Legazioni e quella dei Ducati, in particolare, la divergenza dei percorsi storici ha prodotto conseguenze avvertibili anche in campo alimentare e gastronomico. Ma mentre tra la cucina romagnola, inglobata per quasi quattrocento anni nello Stato Pontificio, e quella dell'Emilia i contrasti prevalgono sulle affinità, le cucine delle diverse città emiliane compongono un quadro che, pur molto variegato, presenta tuttavia significativi tratti comuni. Fanno in parte eccezione la cucina di Piacenza, sensibilmente influenzata da quella lombarda e ligure, e quella di Ferrara che, per la sua posizione eccentrica, ha sviluppato - e conservato - tratti assolutamente peculiari.
Proprio perché governata da potenti famiglie signorili, presso le cui corti servivano i cuochi più celebrati, l'Emilia ha grandi tradizioni gastronomiche. Per tutta l'età rinascimentale e barocca dominano due «scuole» gastronomiche: quella romana della corte papale e, per l'appunto, quella emiliana. A Ferrara operano Giovan Battista Rossetti e Cristoforo Messisbugo; a Parma, a quanto sembra, serve Vincenzo Cervio; a Bologna prestano la loro opera Giulio Cesare Tirelli e Bartolomeo Stefani. È verosimilmente dalla tradizione cinque-seicentesca che la cucina emiliana eredita quei caratteri di opulenza e prodigalità per cui Bologna (e con lei l'intera regione) è chiamata «la Grassa».
Perno della cucina emiliana sono i primi piatti. Innanzi tutto le tagliatelle, di sfoglia sottile e soda (la farina va smorzata solo con le uova; non è ammessa una sola goccia d'acqua); si condiscono con il ragù alla bolognese a base di carne e pomodoro o con prosciutto a dadini soffritto nel burro. Una variante sono le tagliatelle verdi, nel cui impasto entra la bietola o lo spinacio, particolarmente gustose e delicate sono poi le tagliatelle verdi all'ortica (si prendono le cime tenere delle ortiche, si lessano e poi si adoperano al posto degli spinaci). Con la sfoglia verde si confezionano le lasagne al forno, piatto dovizioso a strati alterni di ragù bolognese e besciamella e formaggio Parmigiano Reggiano, in qualche modo simile ai marchigiani «vincisgrassi». Vessillo della cucina bolognese e modenese, i tortellini appartengono alla grande famiglia delle sfoglie ripiene di ingredienti più o meno nobili: famiglia di origine antica (è già presente nei ricettari medievali) e largamente diffusa in tutta l'Italia centro-settentrionale. Tradizionalmente serviti in brodo di carne, vengono consumati anche con panna o ragù.
Fra le altre paste ripiene andranno almeno citati i tortelli (o tortelloni) di magro o anche cappelletti che si contraddistinguono per la forma e per l'inserimento nel ripieno di ottimi prodotti di salumeria come la mortadella e il prosciutto rigorosamente uniti a crudo agli altri ingredienti a base di carni cotte, uova, Parmigiano Reggiano e noce moscata o con compenso di ricotta e spinaci, i raffinati anolini di Piacenza e i tortelli di zucca (simili a quelli mantovani, ne esistono una variante piacentina ed una reggiana, sono poi detti cappellacci di zucca nel Ferrarese); da non dimenticare poi l'erbazzone reggiano, sorta di torta salata con spinaci e altre verdure il tutto condito di gran dosi di parmigiano-reggiano e cotto in forno.
Per quanto riguarda i piatti di mezzo, l'Emilia è altrettanto dotata: la cotoletta alla bolognese è una variante ricca della cotoletta alla milanese ; la fesa di vitello (cotta nel burro con prosciutto, formaggio grana e tartufo) è un rispettabile esempio di Grande Cuisine tradotta in petroniano; lo stracotto di manzo, vigoroso e profumato di spezie, ha antenati illustri e congiunti sparsi qua e là per la penisola: più caratteristiche sono le versioni con carne di cavallo e d'asinello. Particolari sono la "picula d' caval" (piatto a base di carne trita di cavallo) e lo stracotto d'asinina di Piacenza, una città militare dove la carne equina era facilmente reperibile, così come le verdure ripiene dell'Appennino piacentino o la punta di vitello ripiena ("tasto" o "tasca") che lasciano scoperta una matrice ligure. Diffuso lungo il Po è il consumo dell'anguilla.
Infine occorre considerare le diverse preparazioni originali di verdure e contorni, quali: i cardoni gobbi gratinati al forno (oppure fritti); le teglie di verdura al forno con besciamella; il friggione, la salsa verde alla bolognese, vi sono poi i famosi asparagi di Altedo (BO) che hanno dato vita ad una numerosa serie di ricette tipiche, tutte a base di asparagi.
L'Emilia vanta una produzione di salumi che per varietà e pregio non ha eguali. La mortadella di Bologna, di carne suina e bovina, è un insaccato di nobili natali e dal gusto superbo, ingiustamente sottovalutato per la mitezza del prezzo; la mortadella di Modena è di pura carne suina. I prosciutti di Parma (o piuttosto di Langhirano) raggiungono un mirabile equilibrio di dolcezza e sapore. Il culatello, ottenuto col «cuore» del prosciutto, è un salume regale, a pari merito anche il fiocchetto. A Felino, nel Parmense, si produce un salame stagionato a regola d'arte e dal gusto intenso, altro superbo salume prodotto nella zona prodotto è "la spalla cotta di San Secondo". Molto noti gli zamponi e i cotechini di Modena: gli uni e gli altri entrano, fumanti, nei lessi misti del bolognese, modenese e del reggiano. La salama da sugo di Ferrara, saporitissima e speziatissima, è un frammento di cucina rinascimentale giunto fino a noi. Assai celebre e rinomata è la coppa piacentina, prodotto D.O.P., così come la pancetta e il salame piacentini (il Piacentino è l'unica provincia italiana a vantare tre salumi D.O.P.). Citiamo inoltre i ciccioli freschi e quelli secchi (di Zocca), la cicciolata, la coppa di testa, il "salame rosa", le pancette arrotolate, il salame ferrarese all'aglio (la "zia"), la salsiccia matta.
Noto in tutto il mondo e definito a buon diritto «il re dei formaggi», il Parmigiano-Reggiano è ingrediente d'obbigo di numerosi piatti emiliani e di altre regioni, tradizionali e di nuovo conio, anche se la sua inarrivabile fragranza si apprezza soprattutto - e specialmente se è stravecchio - quando lo si consuma al naturale, a piccole scaglie. Nella provincia di Piacenza vengono invece prodotti il Grana Padano e il Provolone Val Padana. Meno famosi del parmigiano ma sicuramente degni di menzione vi sono inoltre: lo squaquerone, la casatella e la caciotta di Castel San Pietro Terme.
Tra i dolci spiccano quelli di ascendenza rinascimentale, ricchi di mandorle, miele e spezie: il certosino (o Panspeziale) e la torta di riso di Bologna, la torta Barozzi con crema di mascarpone di Modena, la spongata di Brescello e Busseto, il pampepato di Ferrara. Non vanno dimenticati, accanto a questi, alcuni modesti ma diffusi dolci popolari come le frappe (o sfrappole), le castagnole, la ciambella (nota anche con diversi nomi dialettali, come buslàn, bensone, belsone oppure brazadèla), il biscione reggiano di Reggio Emilia e la panna cotta.
Inoltre citiamo gli zuccherotti montanari (tipici di Porretta), il Panone, le Fave dei Morti, la Torta di tagliatelle, i dolci al mascarpone, le raviole di San Giuseppe, la "zuppa inglese" (secondo una ricetta tipica di Bologna).
L'Emilia, nelle zone di pianura, non offre grandi vini. Il Lambrusco nella versione secca, leggero e frizzante, si sposa benissimo, paradossalmente, coi piatti più grassi e saporiti, rappresentandone per così dire la giusta contrapposizione; nella versione amabile è un vino da dessert o da conversazione. Quello prodotto nei comuni di Sorbara, Santa Croce, Castelvetro e in altri comuni della provincia di Modena è un vino a Denominazione di Origine Controllata (DOC), così come il Lambrusco Reggiano. Nelle zone collinari vengono prodotti vini degni di nota come il Pignoletto dei colli bolognesi, oppure la Malvasia, il Gutturnio, l'Ortrugo ed il Bonarda prodotti nel Piacentino sotto l'etichetta Colli Piacentini. Nella zona di Scandiano si produce inoltre il Bianco di Scandiano (DOC) nelle versioni Secco e Dolce.
Degni di attenzione anche il rosso del Bosco Eliceo (Ferrara e Ravenna) o il Sauvignon (anche passito) e Cabernet Sauvignon (nella zona di Bologna).
Molto noto, e con una tradizione secolare, è il pane ferrarese, che Riccardo Bacchelli definì "il migliore del mondo": ha una forma caratteristica, detta "manina" o "coppietta" (dato che si compone di due filoncini di pasta attorcigliati).
Fra le numerose varianti citiamo le streghe (o streghine), i parmigianini, il pane di Pavullo.
Da segnalare inoltre la presenza di numerosi alimenti, surrogati del pane, che fanno parte della tradizione popolare di varie zone della regione, quali: crescentina, tigella, borlengo, gnocco fritto (torta fritta nel Parmense, chisulén nella pianura nordorientale piacentina) e solada. Deliziose anche le "crescente" in particolare quelle con i "ciccioli" e quelle con il prosciutto.
Con la farina di castagne inoltre si preparano le "mistochine" sia nella versione dolce (con uvetta) sia come base di accompagnamento per altri cibi. Vi sono poi i ciacci montanari nell'Appennino modenese, i necci nell'Alto Appennino in comune con la Toscana.
Prodotti con certificazione ufficiale dall'Unione Europea di Denominazione d'Origine Protetta (DOP) e di Indicazione Geografica Protetta (IGP) emiliani.
Parma
Parma (Pärma ) in parmigiano) è una città di 180.939 abitanti (182.389 al 31/12/2008) , capoluogo della provincia di Parma e sede della omonima Università. Antica capitale del Ducato di Parma e Piacenza (1545 - 1859), dal 2003 è sede dell'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e dal 1956 del Magistrato per il Po, oggi Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPO).
Capoluogo dell'omonima provincia.
Situata nel nord Italia, nella parte occidentale dell'Emilia, tra gli Appennini e la Pianura Padana, la città è divisa in due dal torrente Parma, affluente del Po che, appena prima di entrare nel cuore del centro storico, riceve le acque dell'affluente Baganza. Il torrente Parma è un corso d'acqua a regime mutevole, che alterna le piene tumultuose della stagione invernale alle desolate secche estive. All'inizio dell'Ottocento lo stesso letto del torrente fu ristretto entro alte mura, il lungoparma appunto, che consegnano alla città un profilo continuo.
Per mettere in sicurezza il territorio di Parma dai rischi idrogeologici di una piena del torrente, nel 2005 è stato creato un bacino di raccolta, pochi chilometri a sud del centro urbano. L'invaso può arrivare a contenere dodici milioni di metri cubi d'acqua: si tratta del bacino più grande della regione, diventandone effettivamente il terzo lago per estensione. E' costituito da una barriera lunga oltre 260 metri e alta 24. Il territorio comunale è interamente pianeggiante e due corsi d'acqua ne delimitano parte dei confini, ad ovest il fiume Taro e ad est il fiume Enza che marca anche la separazione dalla vicina provincia di Reggio Emilia.
Tipicamente continentale: estati calde e afose con temperature diurne di circa 30-35 °C (record di 40,2 °C il 29 luglio 1983), puntellate da temporali anche forti sulla bassa pianura. Inverni rigidi con temperature minime spesso al di sotto dello zero (record di -23,4 °C il 10 gennaio 1985 presso il Campus universitario), frequenti nevicate sull'Appennino. Sul settore pianeggiante cadono mediamente ogni inverno circa 30 cm di neve. In autunno è frequente il fenomeno della nebbia, specie a nord della via Emilia e verso il fiume Po. Il mese più piovoso è ottobre con una media di 110,2 mm, il più secco è il mese di luglio con una media di 37,6 mm (valori di riferimento 1971-2000).
Lo stemma del Comune è costituito da uno scudo con croce azzurra in campo oro, sormontata da corona ducale e contornata dal motto: hostis turbetur quia Parmam virgo tuetur che tradotto significa "tremino i nemici perché la Vergine protegge Parma". La frase fu coniata in occasione della vittoria dei parmigiani nel 1248 sulle truppe assedianti guidate dall'imperatore Federico II.
Il Gonfalone del Comune consiste in un drappo con croce azzurra in campo oro recante l'iscrizione: "aurea Parma" che richiama l'antica denominazione che i Bizantini avevano coniato per la città: Crisopoli.
Secondo altri, invece, il nome deriva dalla voce latina parma/parmae, scudo rotondo che richiama la forma della città. Alcuni d'altra parte osservano che questo termine militare latino a sua volta era probabilmente di origine etrusca, in quanto etrusco era appunto lo scudo metallico rotondo.
L'età del Bronzo corrisponde all'occupazione da parte dell'uomo della pianura parmense nella quale sono state localizzate numerose terramare. Per gli storici e secondo una menzione di Tito Livio, Parma sarebbe stata una città etrusca malgrado la scarsa influenza che questo popolo esercitava in Emilia occidentale Successivamente, verso il IV secolo A.C), la regione viene occupata da popolazioni Celtiche ed in particolare il popolo dei Boi si stabilisce nella zona di Parma. Con la progressiva conquista del Nord Italia da parte dei Romani, nel 183 a. C. Parma diventa una colonia romana e ad ognuna delle 2.000 famiglie installate vengono affidati lotti di terra in prossimità della via Emilia. Col trascorrere degli anni, la fedeltà dimostrata nei confronti dell'Impero valse alla città il titolo di Augusta Parmensis. La crisi successiva dell'Impero Romano causerà anche per Parma la perdita di una certa stabilità e floridezza economica fino al culmine di una decadenza demografica che nel 377 obbligo' l'Imperatore Graziano a stabilire nella zona una tribù di barbari, i Taifali. Seguirono periodi di alternanza tra benessere e decadenza: ai saccheggi di Attila, del 452, si contrappose dopo il 502 la rinascita ad opera di Teodorico; alle successive conseguenze drammatiche causate dalle guerre gotiche ci fu nuovamente il rifiorire durante il breve periodo bizantino (539-568) che valse a Parma l'appellativo di Crisopoli (Città d'oro). Fu in seguito, con l'arrivo dei Longobardi nel 593, che Parma divenne per la prima volta un centro militare e amministrativo capitale di un ducato in cui risiedeva une delle figlie del Re Agilulfo. I Franchi succedettero ai duchi lombardi e nel 879 Carlomagno accorda al vescovo Guidobo il potere temporale sulla città. Ai saccheggi provocati nel IX secolo dalle invasioni dei Magiari, segue un periodo di pace e crescita demografica e Parma continua ad essere governata da una lunga serie di Conti-Vescovi fino al XII secolo, quando la città diventa un libero comune amministrato da un Podestà e da un Capitano del Popolo. Nel 1160, Federico Barbarossa sottomette i parmigiani obbligandoli a dichiarare fedeltà all'Impero, ma l'autorità imperiale verrà sconfitta dalle città, tra cui Parma, riunite nella Lega Lombarda, nella battaglia di Legnano del 1174. Nel 1183, la Pace di Costanza ristabilisce l'autonomia cittadina. Nella lunga contesa tra guelfi e ghibellini, che domina la vita politica italiana dal XII al XIV secolo, Parma si schiera dapprima coi ghibellini, favorevoli all'Imperatore e successivamente con i guelfi, dopo la battaglia di Borghetto del Taro (nei pressi dell'attuale Castelguelfo). Segue un periodo di dominazione straniera: Parma è sottoposta al dominio milanese dei Visconti dal 1346 al 1447 salvo un breve intermezzo, tra il 1404 ed il 1409, in cui il potere passa nelle mani di Ottobono Terzi. Ai Visconti succederanno gli Sforza ma anche le dominazioni francesi. Nel 1521 gli eserciti pontificio e spagnolo dopo un assedio di tre giorni sconfissero i francesi e la città fu conquistata.
Nel 1545 il Papa Paolo III (nato Alessandro Farnese), creò il ducato di Parma affidandolo al figlio illegittimo Pier Luigi Farnese e la famiglia farnesiana manterrà il governo ducale fino al 1731 facendo di Parma una piccola capitale italiana, ricca delle opere di grandi artisti quali il Correggio ed il Parmigianino. Ai Farnese succedono i Borbone, discendenti della famiglia del Re Sole, e l'Infante di Spagna Carlo I, figlio del Re Filippo V di Spagna, diventa il nuovo duca di Parma e Piacenza. La dinastia dei Borbone, che ha contribuito a rendere Parma un faro culturale in Europa, subisce un'interruzione quando Napoleone Bonaparte annette il ducato alla Francia trasformandolo in semplice dipartimento (dipartimento del Taro). Solo con l'abdicazione di Napoleone, avvenuta nel 1814, ed il successivo Congresso di Vienna, viene ristabilito il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, affidandolo agli Asburgo. Maria Luigia d'Austria, sposa di Napoleone e figlia dell'Imperatore Francesco I, diviene in questo modo la nuova duchessa della città e, malgrado gli episodi rivoluzionari del 1831 e 1847, conserverà il potere fino alla sua morte avvenuta nel 1847. Nello stesso anno i Borbone tornano a governare il ducato, dapprima con Carlo II (1847-1849), al quale succedette il figlio, Carlo III (1849-1854) pugnalato a morte per strada il 26 marzo 1854 da un attentatore rimasto sconosciuto ed infine con Roberto I di Parma, ma troppo giovane per governare la reggenza fu assicurata dalla madre, Maria Luisa di Borbone-Francia. Roberto venne deposto nel 1859, ad undici anni, quando, allo scoppio della seconda guerra di indipendenza, la madre preferì fuggire nel Lombardo-Veneto, in attesa dell'esito della guerra. Venne l'Armistizio di Villafranca e il Regno di Sardegna annesse il Ducato dopo un plebiscito celebrato nel 1860. Il ramo dei Borbone-Parma prospera tuttora e, dal 1964, i nipoti di Roberto sono Granduchi del Lussemburgo. Nel 1922 la città di Parma si distinse per aver combattuto le milizie fasciste comandate da Italo Balbo erigendo barricate in numerosi quartieri della città. Parma è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.
Recenti indagini archeologiche hanno confermato l'esistenza di un impianto urbano anteriore all'insediamento dei Celti (VI secolo a. C.) e riconducibile ad ambiente di cultura etrusca, ma forse Parma era un centro abitato già nell'Età del bronzo. È ormai accertato che nella posizione attuale della città sorgeva una "terramare" sorta di villaggio su palafitte di forma quadrangolare, costruito sulla terraferma, generalmente in vicinanza di un corso d'acqua con insediamenti posti probabilmente sia sul lato destro che su quello sinistro del torrente, formando nuclei indipendenti tra di loro. La fondazione ufficiale della città è avvenuta nel 183 a. C. ad opera dei Romani, dapprima sull'antico abitato terramaricolo ed in seguito, dopo la distruzione avvenuta nel 44 a. C. poco più ad ovest, spostando il foro cittadino in corrispondenza dell'attuale piazza principale cittadina, Piazza Garibaldi. Nei secoli successivi l'urbanistica cittadina ha subito innumerevoli cambiamenti dovuti ai normali progressi culturali e tecnologici dell'umanità ma anche dettati da obblighi militari, saccheggi o più semplicemente esigenze estetiche o di prestigio delle differenti famiglie regnanti. Per un lungo periodo storico, l'evoluzione della città si è svolta principalmente entro le mura erette nel XIV secolo.
Solo dopo la fine della II guerra mondiale ed in particolare a partire dagli anni 60 lo sviluppo urbanistico ha subito una notevole accelerazione che ha portato al raddoppio della superficie cittadina nei primi anni ’90 anni e ad aumentare di un ulteriore 28% dal 1994 al 2003, facendo così registrare in questi nove anni un tasso di espansione mai visto prima . I grandi progetti in fase attuale di edificazione tenderanno a modificare alcune importanti aree cittadine, in particolare nella zona a nord della stazione con un progetto di riqualificazione di ex aree industriali di 40 mila metri quadrati firmato dell'architetto catalano Oriol Bohigas ed in corrispondenza della futura nuova sede dell'Autorità Europea nei pressi della quale, un moderno ponte di acciaio e vetro, collegherà le due sponde del torrente ed ospiterà al suo interno vari spazi per manifestazioni ed eventi legati all'agroalimentare. Il Piano strutturale (PSC) adottato nel 2007 si concentra soprattutto su tre grandi filoni: potenziamento di aeroporto e fiera, nascita di un polo della ricerca nell'area sud con un ampliamento del campus universitario di 150 mila metri quadrati e nelle cui adiacenze sorgerà anche un grande centro polisportivo riservato agli sport minori, sviluppo di nuove aree produttive a nord della città oltre la fascia dell'autostrada, nell'area industriale SPIP che raggiungerà 1 milione di metri quadrati totali.
Dalle prime 2.000 famiglie della colonia romana del 183 A.C., la valenza strategica territoriale della città permise anche dopo il 774 di essere prescelta quale zona d’insediamento da molti immigrati al seguito di Carlo Magno. Nel 1.400 si giunse ai circa 12 mila cittadini e nel 1545 Parma era considerata una città di medie dimensioni con 19.592 abitanti censiti. Una grave carestia sopraggiunta nel 1551 ne ridusse il numero a 17mila ma poco più di vent'anni più tardi, nel 1573, grazie al ruolo affermato di capitale di un ducato il numero degli abitanti raggiunse i 26mila e nel 1630, grazie alle "grandi opere" edilizie che attiravano manovalanza tocco' i 46mila per poi ridursi a 30mila dopo la terribile epidemia di peste dello stesso anno. Durante il governo di Maria Luigia durato dal 1814 al 1847, il numero degli abitanti passo' a 45mila e nel 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia, a Parma vivevano 47.428 abitanti, costituenti il 18,5% dei cittadini della provincia e posizionando la città alla ventesima posizione nel Paese . Dieci anni dopo il capoluogo perse quasi 2.000 abitanti attestandosi a quota 45.511, un'evoluzione in controtendenza rispetto alle altre città italiane. Il declino demografico prosegue anche negli anni successivi attestando la popolazione nel 1881 a 45.217 abitanti e posizionando la città ventiseiesimo capoluogo italiano . Il declino demografico fu l'effetto della chiusura dello stato e della corte ducale, il cambiamento di sistema provoco' la perdita di molte attività economiche causando un conseguente decadimento sociale ed economico.
Nel 1901 il comune di Parma era costituito quasi interamente da territorio urbano con una popolazione di 47.000 abitanti mentre il successivo censimento avvenuto attorno al 1911, evidenziava una prima ripresa demografica dalla fine del periodo ducale, contando circa 57.000 abitanti.
La percentuale di stranieri residenti a Parma rappresenta circa il 10% sul totale della popolazione. Il 37,6% di quanti decidono di stabilirsi a Parma proviene dall’estero, per il 28% dall’Emilia - Romagna. Sul fronte dell’emigrazione circa il 63% di coloro che lasciano Parma si dirige in località emiliano - romagnole, 3.037 individui in totale: tra questi, l’80% sceglie Comuni della provincia, in particolare i centri confinanti il capoluogo.
L'offerta museale parmigiana propone un percorso che ne svela la storia, le tradizioni ma anche i sapori con un circuito extra cittadino che comprende anche la conoscenza approfondita dell’enogastronomia del territorio. Spesso le strutture ospitanti sono situate all'interno di castelli o dei più prestigiosi palazzi del capoluogo.
In città sono repertoriati 330 beni culturali tra i quali 34 archeologici e 296 architettonici .
Sorto tra l’ XI ed il XII secolo a ridosso della cinta muraria romana e al posto dell’antica basilica, il Duomo è fra le maggiori opere dell'architettura romanica in Italia e la cupola è stata dipinta dal Correggio. A fianco del campanile, sulla stessa piazza, si erge il Battistero, di Benedetto Antelami, un'imponente monumento in marmo rosa che segna il passaggio dal romanico al gotico. Queste due strutture rappresentano i monumenti più importanti e simbolici della città. Nei pressi, rivolgendo la prospettiva verso est, attraverso il campanile del Duomo ed il Battistero , si scorgono la facciata ed il campanile dell’Abbazia di San Giovanni Evangelista un complesso monastico con la relativa chiesa la cui cupola fu affrescata dal Correggio. Nella vicinanze, tra la Piazza Duomo e il palazzo della Pilotta, fu fondato nel XI secolo il Complesso di San Paolo. In questo monastero benedettino sorto come conseguenza dello spirito di riforma monastica che attraversò la città nei primi anni del nuovo millennio, è conservata La camera di San Paolo, un affresco realizzato tra il 1519 e il 1520 dal Correggio.
Questa opera fu portata a termine su commissione della badessa del monastero Giovanna Piacenza. Sempre a poca distanza, quasi adiacente alla Piazza Garibaldi (il centro cittadino), si impone la pianta a croce greca della chiesa di Santa Maria della Steccata un bellissimo edificio con absidi su ogni braccio fondato nel 1521 per conservare al suo interno un'immagine sacra della Vergine. L'architetto a capo dei lavori fu Giovanfrancesco Zaccagni insieme a suo padre Bernardino. Il Vasari nelle Vite ne attribuisce il progetto al Bramante, oggi si pensa pure a Leonardo Da Vinci. È uno degli esempi più significativi di chiese a piano centrale della prima metà del XVI secolo. Il grande arco del presbiterio rappresenta un capolavoro di Francesco Mazzola, detto il Parmigianino. Al suo interno sono presenti inoltre numerose decorazioni e opere di artisti di grande rilievo, tra cui Michelangelo Anselmi, Girolamo Mazzola Bedoli, Jan Soens, Giovan Battista Trotti detto Malosso. La cupola fu dipinta da Bernardino Gatti detto Sojaro. L’esterno bianco della cupola della Steccata è perfettamente visibile dalla piazza centrale (Piazza Garibaldi) sulla quale si prospetta la splendida facciata di stile neoclassico della chiesa medioevale di San Pietro Apostolo, realizzata da Ottavio e Giovanni Bettoli seguendo un progetto del Petitot. A fianco del palazzo del Comune, sull’attuale Via della Repubblica, è visibile una delle più antiche chiese erette nel centro della città medievale, la Chiesa di San Vitale. Completamente riedificata a metà del XVII secolo e restaurata recentemente, conserva all'interno la cappella della Beata Vergine di Costantinopoli, con lo scenografico Monumento Beccaria. Più a nord, quasi a ridosso della cerchia urbana del centro storico, sorge la costruzione del XIII secolo di San Francesco del Prato, chiesa a carattere gotico, antica sede dei Francescani la cui lunghezza supera perfino quella del Duomo. Nei secoli successivi divenne una delle chiese più importanti della città ma dall'800 e fino agli inizi degli anni 90 fu trasformata nel carcere cittadino. Al centro dell'abside è stato ritrovato un affresco raffigurante Cristo Pantocrator attribuito a Bernardino Grossi e al suo allievo e genero Jacopo Loschi. L'espansione di una cappella della chiesa stessa vide la nascita dell’ Oratorio della Concezione. Costruito nel XVI secolo, a forma di croce greca, il manufatto comporta pregevoli affreschi di Michelangelo Anselmi e Francesco Rondani, entrambi collaboratori del Correggio. L’Oratorio si è salvato dalla trasformazione a carcere della chiesa di San Francesco del Prato in quanto adibito a cappella del carcere stesso. In stile gotico è anche la chiesa di Santa Maria del Carmelo, conosciuta con nome di Il Carmine, attualmente utilizzata come Auditorium a servizio dell'attiguo Conservatorio di musica, situato all'interno del suo ex convento.
Dal quartiere Parma Centro attraversando il Ponte di Mezzo si arriva direttamente nel quartiere popolare dell'Oltretorrente dove, a pochi metri di distanza dal torrente, sorge la chiesa S.S. Annunziata un edificio religioso di forma ellittica a cappelle radiali, annessa al monastero francescano maschile. Rappresenta uno dei monumenti più significativi del Manierismo sperimentale della seconda metà del XVI secolo. È un'opera di Giambattista Fornovo che la disegnò nel 1566 su commissione del Duca Ottavio Farnese. Sempre nella zona, detta anche Capo di Ponte ossia la parte dell’(Oltretorrente) più antica e a ridosso del Ponte di Mezzo, venne edificata nel 1617 la chiesa Santa Maria delle Grazie quale sede della confraternita delle Stimmate di San Francesco e per accogliervi una venerata immagine della Vergine del soccorso. Conserva la cupola affrescata da Sebastiano Galeotti con un'Assunzione ispirata a quella realizzata dal Correggio per il duomo e, nelle cappelle laterali, due dipinti di Sisto Badalocchio e Antonio Savazzini. Sulla principale arteria dell’Oltretorrente, l’attuale Via D’Azeglio, corrispondente al tracciato della via Emilia, si trova l’ Oratorio di Sant'Ilario di Parma, dedicato al patrono della città è collocato all'interno del complesso storico dell'Ospedale Vecchio. L'oratorio è di piccole dimensioni, si compone di tre navate scandite da pilastri a sezione quadrata e dalle superfici scanalate ed ha assunto l'attuale compagine dopo i lavori di ristrutturazione del 1663. A fianco dell’Ospedale Vecchio è anche visibile uno dei monumenti più importanti e caratteristici del quartiere Oltretorrente rappresentato da una splendida facciata barocca composta da due torri, dette dei Paolotti, uniche strutture conservate del convento e della chiesa di San Francesco di Paola ed edificati tra il 1625 ed il 1632. Proseguendo verso est in corrispondenza di una delle Porte principali del centro storico è posizionata l'antica chiesa Santa Croce, un manufatto religioso del 1210 e prima tappa tra le chiese arcipresbiteriane della Strada Romea. Un altro antico edificio, costruito nel 1619, completa la principale offerta monumentale religiosa del popolare quartiere, la chiesa Santa Maria del Quartiere. A forma di prisma esagonale, con uno spazio interiore centrale dominato da una grande cupola con magnifici affreschi di Pier Antonio Bernabei che raffigurano il Paradiso. La costruzione del manufatto viene comunemente attribuita a Giovan Battista Aleotti detto l'Argenta, realizzatore del Teatro Farnese. Infine non bisogna dimenticare che i famosi cavalieri templari avevano la loro chiesa in questo quartiere della città, e che essa era di una tale importanza da essere utilizzata fino al 1812 per la sepoltura dei Principi di Parma. Si tratta della chiesa di Santa Maria del Tempio, in via Bixio, attualmente sconsacrata.
Situata a pochi chilometri dal centro storico, nel punto in cui la città lascia il posto alle campagne della Bassa parmense, sorge il monumento più emblematico della città, l' Abbazia Cistercense di Valserena. Comunemente definita La Certosa di Parma che ispirò Stendhal, è oggi sede universitaria del Centro Studi e Archivio della Comunicazione. La sua costruzione iniziò per volere del Cardinale parmigiano Gherando Bianchi nel maggio del 1298. Luogo romantico e misterioso dell'architettura cistercense, comprende una chiesa a croce latina in stile gotico lombardo e un presbiterio arricchito da affreschi del Baglione. Conosciuta anche sotto il nome di Certosa di Paradigna e Abbazia di San Martino dei Bocci. A ridosso della città e situato in prossimità della tangenziale Nord si erge un altro monastero, forse meno rinomato ma di eguale valore storico, la Certosa, fondato nel 1285 da Rolando Taverna è un edificio ricco di opere d'arte e di pregevole fattura architettonica nel quale i monaci vi abitarono per 483 anni fino al 1805 quando la "Fabbrica Ducale dei Tabacchi di Parma" vi si stabilì mentre oggi ospita la Scuola di Polizia Penitenziaria. Nella popolosa frazione di Vicofertile sorge su un percorso molto frequentato dai pellegrini, ovvero la Via Francigena, la Chiesa di San Geminiano risalente al XI secolo il cui fonte battesimale presenta bassorilievi raffiguranti scene religiose legate al pellegrinaggio. Nella frazione di Gaione si trovano invece le Pieve di Gaione, un importante edificio romano contenente reperti archeologici di rilievo e degli affreschi del XVII e XVIII secolo.
Palazzo della Pilotta: costruito da Ottavio Farnese, è il centro storico e culturale della città.
Palazzo del Giardino. È situato all'interno del Parco Ducale; i lavori di costruzione iniziarono nel 1561 su ordine del duca di Parma Ottavio Farnese e su un probabile progetto del Vignola. Quest'opera si rese necessaria dal momento in cui il duca decise di risiedere in maniera stabile a Parma e dal fatto di dotare la piccola capitale di una sede prestigiosa per la corte. Costruito sulle terre dell'antico castello degli Sforza, subì importanti modificazioni ed abbellimenti strutturali durante il XVII e XVIII secolo. Nonostante questo molti sovrani, preferirono risiedere al di fuori delle mura cittadine nel Casino dei Boschi di Sala e soprattutto nel Palazzo Ducale di Colorno. Il classico color "giallo Parma" delle sue facciate è un richiamo all'epoca Borbonica e ai colori largamente utilizzati dal Petitot. Durante la seconda guerra mondiale subi gravi bombardamenti che causarono la perdita di diverse sale di rappresentanza, delle quali alcune decorate dagli stucchi di Benigno Bossi. Al suo interno sono visibili numerosi affreschi e stucchi. Oggi è sede di rappresentanza dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA).
Palazzetto Eucherio Sanvitale. Situato all'interno del Parco Ducale è un esempio significativo dell'architettura Rinascimentale a Parma. All'interno sono presenti interessanti decorazioni del XVI secolo attribuite a Gianfrancesco d'Agrate. In una delle sue sale recentemente restaurate è possibile ammirare frammenti di un affresco del Parmigianino.
Palazzo del Comune. Situato nel cuore della città (Piazza Garibaldi), fu costruito nel 1627 da Gian Battista Magnani in occasione delle nozze tra Odoardo Farnese e Margherita de' Medici, a seguito del crollo del 1606 dell'altissima torre civica sulla precedente sede comunale.
Palazzo del Governatore. Struttura originaria del XIII secolo, fu antica sede di mercanti e del Governatore. Nel 1760 il Petitot apriva una nicchia nella torre dove venne collocata la statua della Vergine incoronata di stelle da Cristo, opera di Jean-Baptiste Boudard. Un originale quadrante solare verticale del 1829 è visibile sulla facciata principale. Oggi al suo interno trovano posto alcuni uffici amministrativi dell'EFSA.
Palazzo Episcopale. La costruzione iniziò nel 1055 su ordine del vescovo conte Cadalo. A quell'epoca il palazzo era situato all'esterno delle mura cittadine. Nei secoli subì numerose modificazioni, ma ancora oggi sono perfettamente visibili gli elementi medievali e rinascimentali della struttura.
Palazzo delle Poste. Pregevole manufatto del centro storico, situato a due passi dalla Cattedrale, venne realizzato nel 1905 in puro stile Liberty da Moderanno Chiavelli.
Palazzo Carmi. In stile neoclassico.
Palazzo Imperiale dell'Arena. Fu costruito per volere di Federico II di Svevia ed in seguito, tra il 1836 ed il 1847, venne ristrutturato da Nicola Bettoli su incarico della Duchessa Maria Luigia. Oggi è la sede del Convitto Nazionale.
Palazzo Pallavicino. Edificio in stile barocco a pianta quadrata costruito per volere di Alfonso Pallavicino nel 1646. Pregevole la monumentale balconata ed il porticato. Oggi è la sede del Tribunale Amministrativo Regionale.
Palazzo Marchi. Fu eretto nel 1770 e oggi ospita la sede della Fondazione Arturo Toscanini. Possiede una collezione privata di oggetti provenienti dalla corte ducale.
Palazzo Meli Lupi. In stile neoclassico, fu la residenza settecentesca della nobile famiglia Meli Lupi; oggi è la sede dell'Unione Industriali Parmense.
Casino Petitot. E' uno tra i primi Cafè costruiti in Italia. L'opera fu realizzata da Ennemond Petitot nel 1766 su volere del primo ministro ducale Du Tillot nell'ottica di rifacimento dello Stradone Farnesiano, effettuato con l'intento di renderlo simile ai boulevard parigini ed esaltare il mito che puntava a riaffermare Parma quale nuova Atene d'Italia .
Teatro Regio. Simbolo della passione melodrammatica della città, fu inaugurato dalla duchessa Maria Luigia con la Zaira di Vincenzo Bellini il 16 maggio 1829.
Teatro Farnese Opera lignea dell'architetto Giovan Battista Aleotti coadiuvato nei lavori da Giovan Battista Magnani, realizzata all'interno del maestoso Palazzo della Pilotta. Nacque nel 1617 per volontà dal duca di Parma Ranuccio I Farnese per festeggiare degnamente la sosta a Parma di Cosimo II de' Medici. Fu il primo teatro europeo a scena mobile.
La Cittadella. Grande fortezza costruita alla fine del XVI secolo su ordine del duca Alessandro Farnese, a margine delle mura storiche di Parma, per scopi difensivi e quale emblema del potere ducale. La sua costruzione fu anche l'occasione di fornire lavoro a gran parte della popolazione. Di forma pentagonale, l'architettura si ispira fortemente alla cittadella di Anversa. Oggi il suo interno è un vasto e frequentatissimo spazio dedicato a verde pubblico, attrezzato con numerosi pietra di età augustea. Oggi sono visibili solamente due delle dieci arcate nel sottopassaggio di Via Mazzini assieme ai resti del decumano massimo. Un progetto di riqualificazione della zona consentirà a breve di rendere visibile la maggior parte di questo antichissimo manufatto.
Ospedale Vecchio. Creato nel 1250 sul lato nord dell'attuale via d'Azeglio fu inseguito ricostruito. Prima manifestazione del Rinascimento dell'architettura parmigiana l'attuale edificio data tra il XV ed il XVI secolo su progetto e realizzazione di Gian Antonio da Erba. All'interno del complesso è collocato l'Oratorio di Sant'Ilario. Dal 1948 è sede degli Archivi di Stato e della Biblioteca Comunale.
Monumento a Verdi. In granito e bronzo, l'opera dello Ximenes, costruita nel 1913 dall'architetto Lamberto Cusani, è dedicata al grande maestro Giuseppe Verdi. Il monumento visibile attualmente è solo una parte di un complesso più vasto, sacrificato, non senza polemiche, in nome dell'espansionismo urbanistico del dopoguerra.
Monumento a Bottego. Monumento bronzeo realizzato nel 1907 dallo Ximenes, in occasione del decimo anniversario della scomparsa dell'esploratore parmigiano Vittorio Bottego. La zona in cui sorge il monumento è attualmente sottoposta ad una vasta operazione di ristrutturazione e riqualificazione urbana, seguendo un progetto dell'architetto catalano Oriol Bohigas.
Monumento alla Vittoria. Obelisco inaugurato nel 1931 dal re Vittorio Emanuele III. La parte bronzea è stata realizzata dallo Ximenes.
Monumento a Filippo Corridoni. Il monumento dedicato al sindacalista caduto nel 1915 sul Carso, fu eretto nel quartiere Oltretorrente fra il 1925 e il 1927, su disegno dell’architetto parmigiano Mario Monguidi e modellato nel marmo e nel bronzo dallo scultore Alessandro Marzaroli. La statua in bronzo misura 4 metri e mezzo di altezza, l'intero manufatto poggia su una base di gradini di porfido ed è alto 13 metri. Dal basamento quadrato, con quattro teste scolpite nel marmo, quattro aquile e quattro scritte di Corridoni, si innalza la stele bianca con altorilievi.
Monumento a Ercole e Anteo. E' un'opera in rame dell'artista fiammingo Teodoro Vanderstruck risalente agli anni tra il 1684 e 1687 nota anche con il nome de I du Brasè (dal dialetto parmigiano; i due abbracciati). In origine doveva ornare la vasca collocata davanti a Palazzo Ducale ma venne trasferita più volte trasferita. Fino al suo ultimo restauro la statua era situata a fianco del palazzo del Comune dove è ancora visibile una copia, mentre oggi è collocata all'interno del cortile di Palazzo Cusani (sede della Casa della Musica).
Monumento al Correggio. Statua del 1870 realizzata dallo scultore Agostino Ferrarini e posta in Piazza Garibaldi. Rappresenta l'artista Antonio Allegri da Correggio nell'atto di guardare una propria opera tenendola, a distanza, con una mano sopra al proprio ginocchio.
Monumento a matt Sicuri. Enzo Sicuri, il filosofo da marciapiede, era un personaggio contemporaneo molto noto in città per aver sempre vissuto in strada, dormendo in scatole di cartone e veniva chiamato familiarmente dai parmigiani Matt Sicuri. Il Monumento in bronzo, realizzato da Maurizio Zaccardi ne celebra la figura mentre siede su una scatola di cartone appoggiato a una bicicletta.
Monumento al Parmigianino. E' una statua in marmo bianco del 1879 finanziata dall'Ordine Costantiniano e dal Comune. Con base a sezione quadrata divisa in tre piani fu realizzata da Giovanni Chierici e raffigura Francesco Mazzola, detto il Parmigianino. L'ubicazione in Piazzale della Steccata non è casuale, l'artista infatti aveva lavorato all'interno della vicina Chiesa della Steccata, realizzandone alcuni affreschi, tra il 1531 e il 1539.
Arco di San Lazzaro E' un arco trionfale recentemente ristrutturato, con una struttura a tre fornici e decorato secondo un gusto barocco. Venne costruito in occasione delle nozze tra il duca di Parma Odoardo Farnese e Margherita de' Medici e più volte restaurato nel corso dei secoli, dapprima per festeggiare il matrimonio tra Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna, in seguito, nel 1805, in occasione dell'arrivo di Napoleone I e nel 1825 per la visita di Francesco I e la figlia Maria Luigia.
Le antiche mura della città erano aperte da numerose porte delle quali, alcune ancora in parte visibili. Nel 1261 a causa della forte espansione cittadina venne edificata Porta San Francesco, oggi detta anche barriera Bixio, che rappresentava l'uscita per i grandi feudi della montagna. La porta, in buono stato di conservazione, è situata a sud della città ed è formata da una barriera composta da quattro pilastri decorati con statue all'estremità superiore, da leoni alla base, tre cancellate e una scultura raffigurante un'immagine simbolica femminile, opera di Marzaroli. Da questa porta i pellegrini di passaggio lasciavano la città per rendersi a Roma attraverso la via Francigena, salutati in corteo dal Vescovo e le autorità locali. Ad ovest della città, in direzione Piacenza, nel XIII secolo venne edificata Porta Santa Croce. Oggi sono ancora visibili la chiesa omonima costruita nello stesso periodo e l'edificio del cinquecento voluto da papa Paolo III e che pochi anni dopo, i Farnese, ampliarono con l'aggiunta di un sopralzo e sei camere decorate. Della Porta San Michele, anticamente situata ad est della città, dove oggi è visibile una grande e moderna fontana, è rimasta solamente la facciata di epoca farnesiana, ricomposta nel cortile della Rocchetta in Pilotta.
Tutte le città sono in continua evoluzione. In particolare Parma ha perso nel corso dei secoli tanti dei suoi monumenti per varie ragioni.
Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. Le stime indicano globalmente in circa 334,80 Mq per ogni ettaro di superficie comunale le aree occupate dal verde . A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di Mq di manto erboso., oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi, una quarantina di aree dedicate ai cani. Sono in corso interventi di riforestazione e riqualificazione ambientale nell'area a nord del comune che andranno a costituire la Kyoto Forest, estesi su una superficie compresa tra gli 80 e i 90 ettari nella quale ci si prefigge ricostruire i principali ambienti della pianura e cioè il bosco planiziale, una zona umida con stagno e sistemi di macchia-radura e aree di bosco percorribili tramite una rete di percorsi pedonali e ciclabili . Attualmente, il verde fruibile pro capite nell'area urbana è di 14,57 Mq per abitante e la città si è posizionata al 5° posto in Italia ed al 1° in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009 (nella scorsa edizione era all'8° posto). Purtroppo in città crescono le medie sia di No2 che di polveri sottili (PM10) ma aumenta la raccolta differenziata a compensazione di una produzione pro capite di rifiuti urbani ancora molto alta, aumentano anche i metri di suolo urbano destinato alle bici e sono in corso numerosi progetti per estendere l'attuale rete di piste ciclabili. La rete ciclabile si è infatti notevolmente sviluppata negli ultimi anni, passando dai 51 Km del 2003 agli attuali 71,5 Km e con le nuove realizzazioni l'estensione supererà quota 90 Km. In media il 22% dei parmigiani effettua spostamenti in bicicletta nei giorni feriali contro una media regionale del 6% e nazionale del 2,9% . Anche le politiche energetiche ottengono buoni risultati e Parma si posiziona ai primi posti (11°) per i metri quadrati di superficie stradale pedonalizzata per abitante (0,64 Mq/ab). Insieme alle città di Ferrara, Mantova, Modena e Ravenna, il capoluogo ottiene il massimo punteggio dell’indice di partecipazione ambientale quale buon auspicio per il proseguimento di politiche sensibili al rispetto della qualità ambientale dell'area urbana. . I gravi problemi di inquinamento, riscontrabili anche in numerose città della Pianura Padana, obbligano un crescente investimento nei confronti dell'ambiente. Prima città in Europa a dotarsi di una rete di distribuzione delle merci "ecosostenibile", le consegne a esercizi commerciali, bar e alberghi oggi sono possibili solo con mezzi alimentati a metano oppure con mezzi accreditati con una speciale certificazione ambientale.
In città si svolgono regolarmente numerose manifestazioni culturali e tra esse figurano appuntamenti di rinomanza mondiale quali il Festival Verdiano, interamente dedicato alle opere del grande compositore parmense Giuseppe Verdi. Numerosi appuntamenti dedicati alla musica, alla danza e al teatro, dai repertori classici al contemporaneo, si annoverano tra le rassegne annuali principali e di maggiore distinzione ma ampio spazio viene consacrato alle arti letterarie come l'annuale svolgimento del ParmaPoesiaFestival che si pone come punto di riferimento per la poesia nazionale ed internazionale e la città richiamando decine di poeti da tutto il mondo, autori di grande popolarità e nuove voci della poesia nazionale ed internazionale. Un appuntamento folkloristico cittadino che trae la sua origine nel 1300 ripropone ogni anno in settembre il Palio di Parma, una celebre competizione incentrata sulla staffetta fra le 5 squadre rappresentanti le 5 antiche porte cittadine.
Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione. Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (1°secolo A.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine. Parma fu magnificata da Stendhal (al secolo Henri Beyle) che la visito' per la prima volta nel 1814 e la sogno' nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma) e successivamente desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann" (La strada di Swann). Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.
Parma è sede dell'Orchestra Sinfonica dell'Emilia-Romagna "Arturo Toscanini" e di un Conservatorio musicale (diretto da Emilio Ghezzi) istituito nel 1819 dalla duchessa Maria Luigia. Fondata nel 1990 in città è inoltre presente l'unica orchestra italiana da camera stabile composta interamente da strumenti a fiato. Già nel XVI secolo, sensibile all'importanza sociale di quest'arte la corte farnesiana si occupo' di favorire l'insegnamento della musica e del liuto ai principi e ai paggi. Nel 1570 agli ospiti della Paggeria, vennero impartite lezioni di canto da Giulio Buonagiunta e di liuto da Galeazzo Cacciardino. Nel 1601 fu fondato il Collegio dei Nobili tra le cui materie di insegnamento furono sempre presenti la musica e la danza. Nel 1603 fu fondata la Compagnia dei violini in un periodo in cui questo strumento non aveva ancora assunto un ruolo specialistico nello svolgimento dello opere teatrali mentre nel 1757 venne istituita la Reale Scuola di Ballo e fu nominato direttore Pierre Delisle accompagnato da una compagnia di attori francesi che soggiornerà alla corte fino al 1758, recitando opere di classici (Corneille, Racine e Molière) e di moderni sia nel teatro Ducale di Parma che in quello bibienesco di Colorno.
Qualche anno più tardi, nel 1768, nei locali attualmente occupati dal Conservatorio musicale, la "Reale Direzione Generale degli Spettacoli" istituì la La Reale Scuola de' Cantanti o Scuola di Canto ad uso del Ducale Teatro, il cui insegnamento si prefiggeva di formare dei cantanti per le occorrenze dei cori negli spettacoli teatrali e con lo scopo dichiarato di rendere utilità al ducato. La musica ha quindi sempre avuto un ruolo importante per la città ma la vera cultura musicale si afferma tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento. Crocevia politico e culturale tra Parigi e Vienna (tra le mura della città vivevano nel XVIII secolo circa 4.000 francesi), Parma divenne infatti un vero e proprio laboratorio per lo sviluppo della musica e del ruolo dell’orchestra in particolare. In particolare, l'attività in seno all'Orchestra ducale del celebre musicista Paganini, voluto dalla stessa reggente dell'epoca, la duchessa Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, influenzerà le prime disposizioni di quello che in seguito diventerà il concetto moderno di orchestra. In onore al Maestro Niccolò Paganini oggi sorge, a due passi dal centro e su progetto dell'architetto Renzo Piano, un auditorium da 780 posti dotato di sofisticati impianti tecnologici ed acustici che ne assicurano la massima funzionalità.
Il rock parmigiano ha i suoi primi esponenti già negli anni sessanta e settanta con i gruppi storici dei Corvi, che rimane una delle band più rappresentative del beat italiano. A loro si aggiungono i Baronetti, i Gref 84, i Moschettieri e i Gentlemen. Più tardi si affermano i Gemini 4, gli Acqua Fragile (Gino Campanini , Piero Canavera , Maurizio Mori, Franz Dondi e Bernardo Lanzetti che passerà poi alla PFM). Negli anni 80 si afferma sulla scena nazionale il cantante Scialpi, che rimane il fenomeno principale in ambito di musica leggera che Parma ha saputo produrre. Altro cantautore importante della scena parmense è Raffaele Fiume. Al periodo punk sono ascrivibili gli Slash, i Boito Kids e i Suicide Commando. All’underground i Pale TV, al jazz-rock i Vidya e i Posto di blocco 19. Sulla scena degli anni ottanta si affermano The Planets, Garage Band, Gene Glamour, Phono, Zero in condotta, Undercut, Metro. Più raffinato il sound dei Gino Glaz, Kind of Cthulhu e Razza Ventura. Da evidenziare, per importanza produttiva e risonanza internazionale la new wave dei Kirlian Camera, molto apprezzata in Germania. Negli anni novanta il panorama è estremamente variegato e attraversa diversi generi del rock, dal new wave all’heavy metal, dalla musica d’autore al nuovo folk. Si ricorda che proprio a Parma mosse i primi passi il famoso cantautore Vinicio Capossela. Si affermano i solisti Simone Valeo, cantante, e Lelio Padovani, chitarrista, oltre a numerose band: i Dogana di Matteo Barbacini, vincitori di Rock Targato Italia, i Après-midi, E. B. Band, i T.A.C., i Sourgrapes, Wild Bunch e i gruppi heavy the Wyvern e i Distruzione, oltre a due esperienze musicali del comico Gene Gnocchi: i Getton Boys e i demenziali Desmodromici. Un capitolo a parte merita il rock dialettale (autodefinito agrirock) dei Ciòis, vincitori di Rock Targato Italia. Sulla loro scia, nel decennio successivo, si muovono i Mè Pek e Barba. Anche il rap e l’hip hop si affermano con diverse esperienze: gli Oltretorrente, Razzo & The Cocktail Party, gli RHpositivo. Nel primo decennio del 2000 nuovi gruppi e solisti si presentano alla ribalta, supportati anche dall’iniziativa Rockaparma, un sito specifico sulla musica rock locale: in ambito cantautorale i Terramare, gruppo folk-rock costituitosi nel 1998, sono quelli che riscuotono maggiori consensi di critica e pubblico. Tra i solisti si afferma Dente, al secolo Giuseppe Peveri, fidentino, cantautore innovativo e ironico, con diversi album prodotti a livello nazionale. Anche il cantautore Francesco Camattini e la pianista Roberta Di Mario pubblicano album con musicisti di ottimo livello. Tra gli altri cantautori si segnalano Daniele Nova, Manuel Badu, La Spina, Bianca Benzedrina, Kabarè Voltaire, Ethel, Maria Teresa Lonetti, ManìnBlù. In ambito di band, si affermano i Pecksniff, considerato tra i più originali in ambito indie, Isabel at Sunset, In my room, Pumpkinhead, Luneda. Tra tutte le band degli ultimi anni i Reflue, gli Hidea e, più recentemente, i Lena’s Baedream, sono quelle che hanno maggiore riscontro per qualità e quantità delle produzioni. Infine, si segnala un’esperienza originale: gli Ottobre Scirocco, che mescolano il blues delle radici il cantautorato ricercato, e la riproposta di brani di Giuseppe Verdi rivisitati in chiave blues.
Con lo scopo di affermare l'importanza e la centralità della musica nella vita culturale di Parma, nel 2004 il Ministero per i Beni e le Attività culturali, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Comune di Parma, costituirono la Fondazione Parma Capitale della Musica ma la struttura è stata recentemente sciolta per i mancati trasferimenti economici da parte dei fondi Arcus. Altre importanti fondazioni oggi continuano ad assicurare il ruolo della città nel contesto musicale nazionale, come la Fondazione Arturo Toscanini, costituita nel 1994, dispone di diversi complessi artistici quali la Filarmonica Arturo Toscanini, destinata all’esecuzione del grande repertorio sinfonico; l’Orchestra stabile, per le attività concertistiche e le produzioni operistiche; il Coro della Fondazione Toscanini; l’Accademia Musicale VerdiToscanini. La Fondazione Teatro Regio si propone di valorizzare l'antica tradizione del teatro lirico italiano organizzando inoltre, importanti stagioni concertistiche e di danza che si svolgono nel principale teatro cittadino e all'Auditorium Paganini. Altre due importanti istituzioni cittadine aperte di recente al pubblico valorizzano il ruolo della musica a Parma: La Casa della Musica, anch'essa ospitata nel Palazzo Cusani, che conserva oggetti, fotografie, manifesti e video della tradizione musicale e teatrale di Parma, dal Seicento ai giorni nostri e la Casa del Suono situata negli spazi dell'ex chiesa di Santa Elisabetta che si prefigge di creare la sintesi di un percorso storico e culturale legata all'ascolto della musica, dal fonografo a cilindri ai moderni mezzi di riproduzione e diffusione sonora.
Vita Nuova è un antico settimanale diocesano fondato nel 1919 e ad oggi tra i più autorevoli settimanali cittadini. Grande diffusione per l'ultimo nato (2006): il settimanale "Zero7", oltre 10.000 copie distribuite nella modalità a pagamento e gratuito. Il quotidiano online "Lungoparma" pubblica anche un'edizione cartacea di 16 pagine con oltre 10.000 copie distribuite a settimana . "La Voce di Parma" è un settimanale d’attualità, cronaca e sport.
Da undici anni si pubblica un mensile di cultura e spettacoli, "Il Caffè del Teatro", diffuso anche nelle province limitrofe di Piacenza e Reggio Emilia. Dal 1999 la casa editrice parmigiana Edicta pubblica il mensile di attualità e cultura locali "Il Mese di Parma e Provincia". Grazie al sostegno di Comune, Provincia, Università degli Studi di Parma, Fondazione Cariparma e numerosi altri enti cittadini, le 8.000 copie della rivista vengono distribuite gratuitamente sull’intero territorio provinciale. Un'altra Fondazione bancaria (la Fondazione Monte di Parma) e l'Università degli Studi di Parma hanno dato vita ad un progetto di produzione editoriale comune con la creazione della Monte Università Parma Editore S.r.l. realizzando il quadrimestrale di letteratura Palazzo Sanvitale, in continuità con una tradizione di mecenatismo letterario che è parte integrante della vita culturale della città di Parma. La rivista coinvolge scrittori, poeti, critici e intellettuali di tutta Italia. Con lo scopo di far scoprire il territorio parmense, nasce nel 2002 la rivista "Insieme Dove" che si occupa di ambiente, cultura, turismo e dal 2005 ha ampliato il suo raggio d'azione anche nel piacentino, nel cremonese, nel mantovano, nel reggiano, in Lunigiana, nello spezzino e nel genovese. Questo mensile si pone anche l'obiettivo di creare un legame costante con gli emigrati di Parma e della Regione Emilia Romagna in generale.
Emittenti televisive "TV Parma" è l'emittente storica della città appartenente alla casa editrice della Gazzetta di Parma e fortemente legata al quotidiano locale. Le origini risalgono al 1974, con il nome di TeleParma, quando la stazione televisiva trasmetteva via cavo grazie alla prima cablatura delle strade centrali. A seguito della liberalizzazione delle trasmissioni in ambito locale decise dalla Corte Costituzionale e dopo una successiva fase sperimentale durata alcuni mesi, nel 1978 iniziano le prime trasmissioni ufficiali via etere con una programmazione pomeridiano-serale. Le altre televisioni locali sono "Teleducato", un'emittente indipendente con una copertura provinciale e "E'Tv", presente a Parma con una sede operativa.
Parma è la sede della prestigiosa Università degli studi di Parma, dotata di infrastrutture scientifiche d'avanguardia. Annoverata fra i 500 migliori istituti al mondo in alcune classifiche, è in grado di formare dei professionisti nei settori giuridici, scientifici e umanistici. Si distingue in particolare per le sue competenze nella formazione e la ricerca relative al settore agro-alimentare. Fondata nel XIII secolo, l'Università di Parma conta 1.079 professori, 968 unità di personale tecnico e amministrativo e 29.000 studenti (di cui più di 18 mila provenienti da altre province) che frequentano le dieci facoltà, cui afferiscono 48 corsi di laurea triennali, 5 corsi di laurea specialistica a ciclo unico, scuole di specializzazione, corsi di perfezionamento e master. L'Ateneo partecipa ad una cinquantina di corsi di dottorato, molti dei quali con sede amministrativa a Parma. Nella classifica stilata, dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore in merito alle Università pubbliche italiane più efficienti, l'Università degli studi di Parma si è posizionata al quattordicesimo posto (classifica del luglio 2008).
Agraria, Architettura, Economia, Farmacia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria, Psicologia, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, Scienze Politiche. Due Corsi interfacoltà: Laurea Specialistica in Biotecnologie per la salute e Studi Internazionali ed Europei.
In città sono presenti 20 sedi universitarie tra cui il Campus universitario, un insediamento di settantasette ettari che rappresenta il polo scientifico dell'Università degli Studi di Parma. Appare come una struttura simile a quella dei Campus americani: spazi erbosi, numerose strutture sportive (unica in Italia con il campo da golf) che insieme ai dipartimenti formano un complesso curato e inusuale nel panorama universitario italiano. A differenza dei Campus americani la struttura architettonica è però molto disomogenea, mentre la disordinata allocazione degli spazi mostra chiaramente la mancanza di una adeguata pianificazione. Nonostante l'elevato numero di studenti e docenti che orbitano su questa nuova struttura sono assenti alcune strutture irrinunciabili, quali residenze per studenti provenienti da fuori città, una libreria universitaria e strutture di aggregazione per gli studenti.
Il Collegio Europeo di Parma è presente in città dal 2003: si tratta di un istituto di formazione superiore, analogo a quello di Bruges in Belgio, in grado di formare i giovani diplomati europei nei settori del Diritto, dell'Economia e delle Politiche dell'Unione Europea . La formazione proposta dal Collegio Europeo di Parma offre un curriculum accademico d'eccellenza e a carattere interdisciplinare sul processo d'integrazione europea.
Parma ospita la Scuola per l’Europa che dispensa un insegnamento multilingue, multiculturale e multiconfessionale. La scuola è organizzata in tre cicli: ciclo materno (3-5 anni), ciclo primario (6-11 anni), ciclo secondario (11-18 anni). Il "Baccalauréat Europeo" conseguito in questa scuola è riconosciuto in tutti i Paesi dell'UE e altri Paesi extracomunitari e permette l'iscrizione in numerose Università del mondo. Attualmente la scuola è ospitata provvisoriamente in Via A.Saffi, 8 in attesa della realizzazione di un nuovo complesso più funzionale che sarà realizzato vicino al Campus universitario.
Il monumentale Palazzo Lalatta, sorto sul luogo in cui si trovavano l'arena romana e il palatium longobardo, ospita la sede del Convitto Maria Luigia, in cui insegnarono Cesare Zavattini ed il poeta Attilio Bertolucci. Furono ospiti del Convitto allievi diventati poi celebri quali lo scrittore Giovanni Guareschi.
L'edificio è sede (oltre che delle scuole elementari e medie) del Liceo Scientifico, Classico e Classico europeo: tutte le scuole annesse sono statali.
Il Liceo nacque nel 1860-61 con il nome di Regio Liceo. Nel 1865 assunse il nome di Regio Liceo G.D. Romagnosi, in omaggio all'illuminista Gian Domenico Romagnosi. Nel 1869 venne chiamato Regio Liceo-Ginnasio. Assunse la sua sede attuale durante il ventennio fascista.
La scuola vanta tradizioni ed allievi illustri in campo umanistico, ma anche in quello scientifico e tecnico.
Negli ultimi anni il numero degli iscritti è andato crescendo, superando i 1000 iscritti nell'anno scolastico 2006/2007. Quest'aumento ha comportato anche l'esigenza di ampliare le strutture della storica sede di viale Maria Luigia, imponendo nel frattempo l'uso temporaneo di altri locali, quali l'ITIS.
Il Quarto Liceo Scientifico di Parma nasce il 1 settembre 2008 ma, già nell’anno scolastico 2007/08, era partito con tre classi prime, subordinate al Liceo Scientifico Marconi. La sede della scuola si trova in un nuovo edificio di Via Toscana. Il liceo è attualmente frequentato da 195 studenti divisi in 4 classi prime e 3 seconde, sotto la guida di un corpo docente formato da 13 insegnanti e del dirigente scolastico Aluisi Tosolini. La caratteristica principale del Quarto Liceo Scientifico è quella di far combaciare alle discipline tradizionali l’utilizzo di strumenti tecnologici come il computer e le lavagne multimediali che sono presenti in ogni classe. L’utilizzo di queste strumentazioni all’avanguardia permette ai docenti di eseguire lezioni interattive avendo sempre disponibile l’accesso a internet e tutte le risorse di un computer, come la possibilità di salvare i contenuti delle lezioni. La scuola è munita di un registro elettronico in cui gli insegnanti inseriscono i voti dei ragazzi e dove vengono visualizzate assenze e ritardi grazie ad un sistema innovativo che funziona per mezzo di un lettore ottico davanti al quale gli alunni che entrano fanno scorrere una tessera magnetica personale.
Parma è famosa nel mondo per i suoi prodotti alimentari e per la sua cucina, in particolare per il formaggio Parmigiano-Reggiano e per il Prosciutto di Parma. Questi prodotti sono tutelati dai rispettivi consorzi di produzione che ne certificano l'origine e la qualità.
La pasta prodotta a Parma, confezionata con semola di grano duro, fu conosciuta e apprezzata già nel Cinquecento sulla mensa dei duchi Farnese.
Il vino di maggior produzione nella provincia di Parma è il lambrusco un vino rosso scuro dal moderato tenore alcolico che non supera i 10-11 gradi. Sui colli del parmense si produce anche la "Malvasia dei Colli di Parma" (DOC) un vino da pasto o da dessert, fermo o frizzante di bassa gradazione alcolica (10,5°). La "Fortanina" è vino tipico della Bassa Parmense, un tempo assai diffuso, oggi prodotto in quantitativi limitati nella zona di San Secondo.
Alla tradizione culinaria, già fortemente radicata nella cultura del buon vivere emiliano si è affiancata in queste terre una moderna industria agroalimentare. Sul terreno dell'economia Parma si distingue tra tutte le città italiane per la singolarissima compenetrazione tra agricoltura e industria. Gli agricoltori parmensi producono derrate per la trasformazione industriale, pomodoro, pisello e mais dolce per le industrie conserviere, latte per le industrie casearie, prima tra le altre la produzione del Parmigiano Reggiano. L'industria meccanica parmense vanta il primato nazionale nella produzione di impianti per la trasformazione industriale delle derrate agricole: apparecchiature per l'industria delle conserve, impianti di trasformazione del latte, impianti per la macellazione. È per questi primati che Parma vanta il titolo di primo polo agroalimentare padano, un titolo che ha rilevanti conseguenze per la cultura e le istituzioni . In una recente classifica, Parma è risultata 2a in Italia e 1a in Emilia-Romagna per grado di libertà economica. Gli indici hanno preso in considerazione oltre al prodotto interno lordo, anche altri indicatori come lo sviluppo culturale, sociale, strutturale, la distribuzione della ricchezza, del lavoro, dell'assistenza. Fatto 100 l'indice sintetico di libertà economica il grado misurato a Parma è risultato del 98,3% . Uno studio del maggio 2006, divulgato dall’osservatorio della Fondazione Accenture e l'Università Bocconi, ha posto la provincia parmense al nono posto in Italia, subito dietro le province delle grandi metropoli del Paese, in merito alla capacità attrattiva in termini di investimenti, competenze, innovazione.
Parma è situata al centro di un'importante rete agro-alimentare mondiale di scambi, meritando l'appellativo di «food valley heart». La regione è conosciuta per le produzioni di latte e prodotti derivati di qualità (formaggio parmigiano-reggiano), di salumi (prosciutto di Parma, culatello, salame, spalla), di conserve vegetali, di pasta e di prodotti cotti al forno.
Il distretto agroalimentare parmigiano comprende Parma e 29 comuni limitrofi alla città, che risulta baricentrica rispetto ad un’area di circa 2.411 km². Vi trovano impiego il 15% degli addetti del settore agro-alimentare. Il panorama aziendale si compone di: 326 prosciuttifici, 5.500 allevamenti, 163 macelli, 189 aziende produttrici (con 3.000 addetti) e 1.380 aziende del lattiero-caseario (con 7.500 addetti). Il distretto, per il quale la produzione e lavorazione della carne di suino costituisce un connotato tra i più tipici del panorama storico-economico alimentare, produce l’80% del prosciutto crudo della regione, mentre l’export ammonta complessivamente a 2.500 miliardi annui di prodotti. Il territorio ospita numerose aziende del settore agro-alimentare ed industriale tra loro collegate che consentono di definire l’area parmense come un distretto di filiera, in cui convergono i prodotti agricoli e zootecnici da trasformare e da cui si proiettano, anche al di fuori dell’ambito nazionale, i prodotti trasformati, gli impianti per la trasformazione e la tecnologia in generale. Tali aziende rappresentano la metà del fatturato industriale e artigianale della città, ossia 7,6 miliardi di euro su 15,6 miliardi di euro (dati 2002).
In merito al numero delle denominazioni tutelate ed i prodotti certificati (dop, denominazione di origine protetta, igp, indicazione geografica protetta; stg, specialità tradizionale garantita) Parma si colloca prima provincia nel settore agroalimentare di qualità. Parma eccelle nella classifica delle province per Primato qualitativo sulla base di due tipi di indicatori: fatturato di ogni singolo prodotto rispetto alla superficie della zona di produzione ricadente nella provincia rispetto al numero di aziende produttrici ubicate nella provincia stessa; il secondo è calcolato considerando il numero delle certificazioni ricadenti nell’area provinciale rispetto al totale nazionale .
Globalmente, le imprese attive nel 2004 erano 41.435 in progressione del 1,2% rispetto all'anno precedente con una forza lavorativa di 188.000 unità. Se nel 2004 le esportazioni verso l'estero dalla provincia di Parma ammontavano a 3 miliardi e 326 milioni di euro, nel 2007 sono salite a 4 miliardi 348 milioni di euro. Particolarmente significativo, nell'export 2007, l'incremento verso gli Usa dove, nonostante l'euro forte, la percentuale è aumentata dal 2% del 2006 al 22% del 2007, in particolare nei settori della meccanica e dell'alimentare. Il mercato principale per i prodotti del territorio resta tuttavia l'Europa, che assorbe il 73% del valore totale. Globalmente, la crescita nel 2007 rispetto al 2006 è stata pari all’11,8% del fatturato, all’8,8% della produzione, al 10,6% dell’export, al 6,1% degli investimenti (rispetto al fatturato) e al 3,4% dell’occupazione, l’industria parmense consente all’economia di questo territorio di viaggiare a ritmi europei, con una sostanziale piena occupazione e un tasso di disoccupazione tra i più bassi d’Italia.
Nel 2006, sono stati creati 3mila posti in più nei servizi, è cresciuta l’occupazione femminile e dei lavoratori nella fascia 55-64. Nel dettaglio, l’occupazione femminile è aumentata nella fascia di età 15-64 anni, passando dal 57,5% del 2005 al 61,4% nel 2006 mentre la disoccupazione femminile, che era recentemente risalita in modo preoccupante, scende dal 6,0% nel 2005 al 3,2% nel 2006 percentuale che supera di 4 punti gli obiettivi di Lisbona, contemporaneamente il tasso di occupazione per i lavoratori anziani (di 55-64 anni)è passato dal 36,6% al 40,3%, mentre il territorio continua a vantare uno dei valori di disoccupazione più bassi del Paese con tasso complessivo che si riduce dal 4,1% del 2005 al 2,7% del 2007 (nel 2004 era al 3,6%).
Secondo i dati Istat relativi al 2007 la provincia di Parma si attesta per la seconda volta al primo posto in Italia per tasso di occupazione confermando la capacità di reazione del “Sistema Parma” alle sollecitazioni dei mercati, alla competizione internazionale ed al crack finanziario Parmalat del 2003. Ha un lavoro il 72,4% della popolazione in età compresa tra i 15 e 64 anni, pari a 200mila persone. Sempre nel 2007, il territorio ha saputo mantenere l'ottavo posto nella graduatoria delle province con il maggior Pil pro capite attestandosi a 32.388 euro per abitante .
A Parma e nelle sue vicinanze hanno sede due grosse multinazionali del settore alimentare: Barilla S.p.A. e Parmalat S.p.A. Secondo la speciale classifica stilata nel 2006 da "Il Reputation Institute" di New York la Barilla è risultata, tra le multinazionali mondiali, la migliore azienda in base alla reputazione essendo la più riconosciuta e la più rispettata nel mondo. Parmalat si è piazzata al 22° posto.
Parma è anche sede di grosse multinazionali del settore chimico/farmaceutico tra le quali l'inglese Glaxo Smith Kline Spa (l'altra sede italiana si trova a Verona) e la Chiesi Farmaceutici Spa, un'azienda nata in città nel 1935 e che oggi conta nel mondo 21 filiali dirette, 3 impianti produttivi e 3 centri di ricerca . Rimane importante per il tessuto economico locale la presenza dell'industria vetraria rappresentata dalle sedi delle multinazionali Bormioli Luigi Spa (sede a Parma), specializzata in vetro per uso chimico e farmaceutico e Bormioli Rocco & Figli Spa (attuale sede a Fidenza) la cui storia in città ebbe inizio fin dalla metà dell’Ottocento. Il Gruppo Bormioli Rocco, possiede 11 stabilimenti (uno per il vetro ed uno per gli stampi situati in provincia), 3 atelier di decorazione e 10 Outlet, opera in oltre 100 paesi, con circa 3.000 dipendenti .
Parma fa parte del circuito "Città dell'arte della pianura padana", un'associazione che riunisce 12 capoluoghi del nord Italia. In città sono presenti 30 alberghi e 3 residenze turistico-alberghiere. Dagli inizi dell'anno 2000 ai primi del 2007, le presenze in queste strutture sono aumentate dell'11% passando da 365 mila a 408 mila, il numero di camere è lievitato del 70% passando da 870 a 1478, alle quali si aggiungeranno le possibili 700 previste dai progetti di apertura di nuovi alberghi e . Considerando anche le altre 57 strutture ricettive cittadine, nel 2006 si sono censite globalmente 465 mila presenze delle quali 315 mila provenienti dall'Italia e 150 mila dall'estero, in particolare da Francia, USA, Regno Unito e Germania, nazioni che da sole, hanno totalizzato 65 mila presenze..
In Provincia di Parma è ubicato uno dei più noti ed importanti poli termali italiani: Salsomaggiore e Tabiano terme. Di rilievo è anche il centro termale con acque sulfuree/solfate e salsobromoiodiche di Monticelli Terme, frazione del Comune di Montechiarugolo. Queste terme sono in funzione dal 15 maggio 1927 con la costruzione dell'attuale stabilimento termale che si trova in un grande parco secolare di conifere esteso 35 ettari.
Il quartiere fieristico è situato a ridosso dell'autostrada A1 ed occupa una superficie di trecentomila metri quadrati di cui 100mila di superficie espositiva coperta e attrezzata. Le principali manifestazioni sono Cibus (salone internazionale dell'alimentare), Cibus Tec (meccanica e impiantistica alimentare), Dolce Italia (dolciario), Mercanteinfiera e Emporium (modernariato, antichità e collezionismo), Gotha (antiquariato), Bagarre (collezionismo e antichità).
Nel corso degli anni a Parma si sono insediati numerosi organismi di ricerca e controllo in particolare legati al settore agroalimentare e scientifico. Già sede dell'AIPO, l'Agenzia Interregionale per il Fiume Po (ex Magistrato per il Po), nel dicembre del 2003 Parma è divenuta sede dell'EFSA, una delle più importanti Agenzie di controllo dell'Unione Europea.La posizione geografica e la presenza di una prestigiosa università hanno inoltre consentito lo sviluppo di altre importanti strutture pubbliche, oggi punti di riferimento per aree geografiche che oltrepassano i confini provinciali, come l'Ospedale di Parma che nel corso degli anni è divenuto uno dei principali poli ospedalieri della regione Emilia-Romagna, il Consorzio italiano per la sicurezza e la ricerca sulla qualità degli alimenti, il Consorzio Interuniversitario di Tecnologie Farmaceutiche Innovative (TEFARCO), la Stazione Sperimentale per l'Industria delle Conserve Alimentari (SSICA) o i laboratori di ricerca, innovazione e consulenza legati all'industria alimentare SIQUAL e TECAL. Grazie all'indotto economico dovuto alla stretta collaborazione tra questi organismi e l'industria locale, a Parma si sta sviluppando parallelamente un importante settore legato alla congressistica e al turismo d'affari con conseguenti ripercussioni sull'economia locale, sul tenore di vita rappresentato dalla presenza in città di numerosi scientifici e funzionari e sullo sviluppo di alcune infrastrutture quali l'aeroporto, la rete viaria, l'industria alberghiera.
Questa rete internazionale di relazioni porta a Parma mediamente 400 persone all’anno che visitano strutture turistiche e produttive del parmense.
Nel territorio si investe molto nello sport e risulta essere terzo in Italia tra le province in cui si spende maggiormente per le attività sportive sia di vertice che di base, comprese quelle rivolte ai bambini e amatoriali. Ogni anno si svolge in città il Festival dello Sport, nato nel 2006, comprende una serie di eventi, incontri, gare, mostre e rappresentazioni con protagonisti e squadre appartenenti alle più disparate discipline sportive.
La città vanta un club calcistico rinomato e detentore di numerosi trofei nazionali ed internazionali, che ha militato ininterrottamente dal 1990 al 2008 nel massimo campionato nazionale (Serie A), il Parma FC. Le partite casalinghe del Parma FC si svolgono allo Stadio Ennio Tardini (capienza 29.050 spettatori).
Parma è prima assoluta in Italia per diffusione e pratica nel baseball, dove vanta una squadra in Italian Baseball League (il Parma Baseball, squadra tra le più blasonate in Italia e in Europa), una in Serie A2 (Junior Parma Baseball Club), e tre in serie B. Le varie società di beseball giocano in appositi impianti, tra cui lo Stadio Europeo Nino Cavalli, stadio che ospita gli incontri casalinghi del Parma Baseball (circa 5.000 posti a sedere) e il quadrifoglio, un complesso sportivo che ospita due campi da baseball per adulti, un campo da softball e un campo da baseball per ragazzini.
Nel rugby (3 scudetti e due squadre nella massima divisione, il Super 10, ovvero l'Overmach Rugby Parma e il GRAN Rugby) e due squadre in serie A. Due squadre di football americano militano nel massimo campionato, i Panthers Parma e i Bobcats. I Panthers hanno raggiunto una notorietà internazionale nel 2007 quando John Grisham l'ha messa al centro del suo romanzo Il professionista (titolo originale: Playing for Pizza).
Sono molto seguiti e praticati anche altri sport, come il basket (Basket Parma, squadra femminile di alto livello), la pallavolo, il Jūdō, il taekwondo e la pallanuoto con 2 squadre in serie C (Rari Nantes Parma).
Parma è stata la prima città in Emilia Romagna ad importare lo sport tipicamente nordico della Pallamano, proprio in questo sport la società Parma Pallamano ha raggiunto e sta raggiungendo importanti obiettivi; e grazie anche all'unione con la società Handball Club Felino il reparto giovanile è cresciuto in modo esponenziale così da far conoscere e praticare questo splendido sport alle giovani generazioni.
Il 4 giugno 2001 la 16^ tappa del Giro d'Italia 2001 si è conclusa a Parma con la vittoria di Ivan Quaranta.
La città vanta una delle più vecchie associazioni di volontariato per sport disabili, attive sul territorio nazionale, la Polisportiva Gioco Parma, voluta e gestita da disabili nata nel 1983, divenuta oggi la più grande realtà di avviamento allo sport e sport terapia per disabili a Parma (con diversi riconoscimenti da parte del C.O.N.I. e del C.I.P.); attiva nei settori del nuoto per disabili, nel Basket in carrozzina, nell’atletica leggera, tiro a segno, vela, Weelchair Hockey e Handy-bike.
Si estende ad est del torrente Parma, all'interno delle vecchie cinte murarie, proseguendo fino a via Mantova, a nord della via Emilia e a sud della linea ferroviaria Milano-Bologna. È il cuore della città, il quartiere in cui si possono ammirare i più importanti monumenti storici cittadini. Elegante e raffinato, rappresenta al meglio la storia ducale cittadina.
Si estende a sud-ovest su una superficie globale di 1,1 km², tra il torrente Baganza e la linea ferroviaria Parma-La Spezia, e comprende il centro storico ad ovest del torrente Parma. È un quartiere antico, che rappresenta al meglio il carattere dei parmigiani, autentico, schietto e generoso. Circa il 16% dei residenti è di origini etniche differenti (6.659 italiani e 1.255 stranieri) contro una media cittadina del 9,1%, ma l'integrazione sembra per ora realizzarsi senza eccessive tensioni. I progetti del Comune tendono a rivalorizzare molte aree del quartiere abbellendo le strade, dislocando alcune strutture, ristrutturando alcuni palazzi e monumenti e programmando iniziative commerciali (mercatini), spazi di divertimento e socialità. Queste iniziative unite al carattere aperto della popolazione hanno finora contribuito a rendere pacifica e promettente questa convivenza multirazziale.
Quartiere 9 Lubiana Il quartiere Lubiana è un quartiere residenziale dove vivono più di 23000 abitanti e vanta di essere il quartiere più abitato della città di Parma. Si estende nella zona sud-est della città, è delimitato a nord dalla via Emilia e ad ovest da via Zarotto e via Traversetolo. Confina a nord con il quartiere San Lazzaro, a ovest con il quartiere Cittadella, a sud con il comune di Montechiarugolo e ad est con la provincia di Reggio Emilia.
Poco meno del 10% dei parmigiani vive nelle 41 frazioni che compongono il territorio comunale. Dal 1951 ad oggi gli abitanti delle frazioni sono passati da 7.712 a 16.721 mentre a seguito delle previsioni del Poc e del Psc 2008, si prevede un incremento di 8.900 abitanti, con una popolazione ipotizzata intorno a 25.000 persone. Il 41 per cento degli abitanti delle frazioni risiede a Vigatto mentre la popolazione straniera è intorno al 6 per cento .
Fraore di Eia è una frazione di pochi abitanti. Nel 1890, vi nacque la pedagoga e benefattrice Ida Mari. Vi si trovano una chiesa, un cimitero e la struttura delle vecchie scuole elementari.
Il trasporto pubblico cittadino è esercitato dalla TEP (Tranvie Elettriche Parmensi).
Un anello di tangenziali racchiude l'intera città.
Nel territorio comunale sono censite 613 auto e 226 motoveicoli ogni 1.000 abitanti con una densità, rispettivamente, di 226 e 151 al km².
Parma è posta sulla linea ferroviaria Milano-Bologna ed è anche un importante nodo per le linee dalla Spezia (Pontremolese), da Brescia e da Suzzara. Attualmente, per queste ultime due linee il collegamento con la città è assicurato mediante autoservizi sostitutivi in quanto le rispettive linee ferroviarie sono interrotte per permettere lavori i lavori della Milano-Bologna ad alta velocità.
La stazione di Parma è servita da oltre 25 Intercity ed Eurostar al giorno che la collegano alla maggior parte delle altre città italiane ed europee e può contare sulla fermata di una coppia di Cisalpino che collegano Firenze a Zurigo.
Un'interconnessione in fase di costruzione collegherà la stazione cittadina alla futura linea TAV.
L' Aeroporto di Parma "Giuseppe Verdi", situato a solo 5 km dal centro storico, offre collegamenti con Roma (aeroporto internazionale Leonardo da Vinci), Londra Stansted, Tirana, Copenaghen, Karup, Odense. In ottobre 2007 verrà attivato il collegamento con Bucarest mentre nel novembre 2007 sono stati attivati collegamenti giornalieri con gli aeroporti di Palermo e Catania. In estate sono attivi voli diretti a Lampedusa, Sardegna (Olbia) e Ibiza.

