Pablo Montoya

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Inviato da david 28/04/2009 @ 16:10

Tags : pablo montoya, farc, colombia, sud america, esteri

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Juan Pablo Montoya

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Juan Pablo Montoya Roldán (Bogotá, Colombia, 20 settembre 1975) è un pilota automobilistico, campione CART e vincitore della 500 Miglia di Indianapolis, di due 24 Ore di Daytona (2007-2008) e di 15 Gran Premi di Formula 1. La sua carriera si è divisa tra le categorie europee e americane, ed è attualmente impegnato nella serie NASCAR per stock car.

L'esordio sui kart avvenne a sei anni, spinto dalla passione del padre architetto, vincendo il primo campionato a nove. Procedette poi nella Copa Formula Renault nel 1992, vincendo lo Swift GTI Championship nel 1993 e il titolo di Formula N in Messico nel 1994. Sempre nel 1994 sfiora il successo nella Barber Saab Pro Series americana, battuto per pochi punti dal connazionale Diego Guzman.

Iniziò agonisticamente in Europa nella Formula Vauxhall britannica con un terzo posto nel 1995, seguito dal titolo nella Formula 3 scolarship britannica nel 1996. L'anno successivo si piazzò secondo nel Campionato di Formula 3000, di cui diventò Campione Internazionale nel 1998; contemporaneamente si alternò come collaudatore per la squadra Williams di Formula 1 che lo mise sotto contratto per molti anni.

In attesa di una chiamata da parte della Formula 1 corse nella CART americana vincendo 7 gare nel 1999. Le prime due gare della stagione non riservarono grandi risultati, ma a partire dal terzo appuntamento arrivarono tre vittorie e dopo una parte centrale di stagione incostante nel finale Montoya riuscì a vincere il campionato e diventò il più giovane campione della serie al suo primo tentativo a 24 anni.

L'anno successivo riuscì a piazzarsi solo nono, con tre vittorie conquistate e molti ritiri, causati dal passaggio del suo team ai motori Toyota.

Ugualmente al primo tentativo vinse nel 2000 la 500 Miglia di Indianapolis eguagliando il record di Graham Hill capace dell'impresa nel 1966.

Al debutto in Formula 1 con la BMW-Williams nel 2001 si segnalò subito per velocità e una certa spavalderia in pista, elemento che venne cristallizzato in un elaborato sorpasso ai danni di Michael Schumacher durante il Gran Premio del Brasile, seguendo una ripartenza dietro la safety car; in quella gara un incidente durante il doppiaggio di Jos Verstappen mise poi fuori gioco Montoya mentre era in testa. Il resto della stagione vide prestazioni un po altalenanti con molte rotture in gare che stava dominando (come Hockhenaim e Indianapolis), anche se arrivò la prima vittoria al Gran Premio d'Italia, 3 pole position e il 6° posto finale in campionato.

La stagione 2002 per il pilota colombiano cominciò con la conquista di due secondi posti nelle prime due gare, seguiti da un quarto e un quinto posto e da due podi che permetterono al colombiano di essere secondo in classifica dietro al solo Schumacher. I tre ritiri successivi e il recupero di Barrichello relegarono Montoya al terzo posto in classifica, con cui concluse il campionato. In questa stagione raccolse molte pole position (ben 7) e posti sul podio ma nessuna vittoria.

Il terzo posto venne bissato l'anno seguente, con un andamento del tutto diverso: due vittorie a Montecarlo e in Germania unite a una serie di piazzamenti lo tennero in corsa per il titolo sino alle ultime gare in una delle stagioni più combattute degli ultimi anni che alla fine vide prevalere Schumacher davanti a Kimi Räikkönen, mentre Montoya perse gran parte delle proprie possibilità a causa di un contatto con Rubens Barrichello durante il Gran Premio degli Stati Uniti per cui subì una penalizzazione, e di un ritiro per problemi tecnici nell'ultima gara in Giappone.

Nel 2004 il vantaggio competitivo della Williams e del motore BMW era molto ridotto e la stagione procedette sottotono dopo un paio di piazzamenti iniziali e l'annuncio molto anticipato del passaggio alla McLaren per il 2005. Arrivò comunque una vittoria dell'addio, all'ultimo Gran Premio dell'anno in Brasile.

Giunto nella squadra McLaren a motore Mercedes ad affiancare Räikkönen, Montoya faticò inizialmente a prendere le misure della vettura e del nuovo team, inanellando successivamente una serie di contrattempi: perse infatti due gare a causa di un infortunio alla spalla avvenuto ufficialmente durante una partita di tennis (ma alcune voci collegarono il danno a un incidente motociclistico o ad altro), poi a Montecarlo venne penalizzato per avere causato un incidente durante le prove libere. In Canada la vittoria sembrava saldamente nelle sue mani quando l'uscita della safety car colse la squadra impreparata e così Montoya rientrò ai box un giro dopo gli altri piloti: cercando di riguadagnare il tempo perduto, uscì dai box a semaforo rosso acceso e venne quindi squalificato.

La prima vittoria arrivò al Gran Premio di Gran Bretagna ma nel frattempo era stato il compagno di squadra Räikkönen a cogliere i frutti di una McLaren velocissima anche se fragile e a proporsi come candidato per il titolo mondiale. Una ulteriore vittoria arrivò al Gran Premio d'Italia dove conquistò anche la pole position dopo la penalizzazione di Räikkönen per cambio motore e al Gran Premio del Brasile dove Fernando Alonso si laureò campione del mondo. Anche in Belgio Montoya era stato in testa per gran parte della corsa prima di cedere il passo al compagno Räikkönen, probabilmente per aiutarlo nella rincorsa al titolo, per poi essere infine urtato da Antonio Pizzonia in un' operazione di sdoppiaggio. Terminò la stagione 4°.

Anche nella stagione 2006 le difficoltà di adattamento si sommarono alla scarsa competitività della McLaren, e per Montoya il miglior risultato fu un secondo posto al Gran Premio di Monaco. Con l'arrivo annunciato con largo anticipo di Fernando Alonso alla McLaren e l'emergere di una nuova generazione di piloti cresciuti nella GP2, lo spazio per continuare a correre in F1 sembrò essere sempre più limitato, e il 10 luglio era giunto l'annuncio del suo trasferimento a partire dal 2007 nella serie americana NASCAR con il nuovo team di Chip Ganassi già suo manager ai tempi della CART. Vista la situazione, la McLaren e Montoya hanno concordato l'uscita anticipata a metà stagione del pilota colombiano, sostituito dal collaudatore Pedro de la Rosa.

La risoluzione anticipata del rapporto con la McLaren in Formula 1 ha fatto sì che Montoya potesse iniziare già nel corso del 2006 ad acclimatarsi con il mondo americano delle stock car in attesa dell'impegno nella NASCAR con il team di Chip Ganassi. La prima gara in assoluto a cui ha preso parte si è svolta il 6 ottobre sul Talladega Superspeedway, organizzata dall'Automobile Racing Club of America (ARCA): Montoya concluse al terzo posto dopo essere partito dalla seconda posizione in qualifica.

Il debutto vero e proprio nella NASCAR è poi avvenuto il 28 ottobre alla Sam's Town 250 valida per la Busch Series, giungendo 11°, a cui sono seguite altre tre gare sempre per la Busch Series. Finalmente il 19 novembre l'esordio nella NEXTEL Cup, la serie più prestigiosa organizzata dalla NASCAR, alla Ford 400 disputata a Miami, gara terminata con un incidente.

All'inizio della stagione 2007 ha anche vinto la 24 Ore di Daytona per vetture sport insieme a Scott Pruett e Salvador Duran alla guida di una Riley-Lexus anche questa schierata dalla squadra di Chip Ganassi.

La prima vittoria in una gara valida per la Busch Series è giunta il 4 marzo 2007 sul circuito di Città del Messico per la México 200: risalito dalla 19° posizione, Montoya è riuscito a prendere il comando della gara dopo un sorpasso deciso ai danni del compagno di squadra Scott Pruett, che per questo contatto è terminato in testacoda. Mentre il 24 giugno sempre del 2007, Juan Pablo ottiene la sua prima vittoria nella serie regina delle stock car, la Nextel Cup, sul circuito permanente Infineon di Sonoma in California, rimontando dopo un infelice qualifica, dalla 32° posizione. A fine campionato Juan Pablo Montoya ha conquistato il titolo di "Rookie of The Year 2007" vale a dire come miglior debuttante della stagione 2007.

Il 27 gennaio 2008 vince per la seconda volta la 24 Ore di Daytona per vetture sport insieme a Scott Pruett, Dario Franchitti e Memo Rojas. Il 28 aprile 2008 ottiene una splendida seconda posizione a Talladega. Il 12 novembre 2008 rifiuta un contratto proposto dalla Scuderia Toro Rosso di Formula 1. Nel 2009 farà parte del nuovo team Earnhardt Ganassi Racing sempre nella serie NASCAR.

Il 25 gennaio 2009 arriva secondo nella 24 ore di Daytona per vetture sport assieme a Scott Pruett e Memo Rojas. Il 24 aprile 2009 ottiene la sua prima pole nella massima serie Nascar (Sprint Cup)a Talladega.

Montoya è sposato con la connazionale Connie Freydell e ha due figli, Sebastian nato nel 2005 e Paulina nata nel 2006. La famiglia vive tra Montecarlo e Miami.

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Colombia

Colombia - Bandiera

La Colombia ("Co-lóm-bia", /ko'lòombja/), ufficialmente República de Colombia è uno stato situato nella regione nord-occidentale dell'America meridionale, con capitale Bogotá. Ha una superficie di 2.070.408 km², di cui 1.141.748 km² corrispondente al territorio continentale e i restanti 928.660 km² di estensione marittima. È delimitata ad est da Venezuela e Brasile, a sud da Perù ed Ecuador e a nord-ovest da Panamá; in termini di confini marittimi a nord è bagnata dal Mar dei Caraibi, a ovest dall'oceano Pacifico. La Colombia sostiene controversie territoriali con Venezuela e Nicaragua riguardo i propri confini marittimi. È l'unico paese sudamericano che possiede coste nel Pacifico e nel Mar dei Carabi. Alla Colombia appartengono diverse isole, come l'arcipelago di San Andrés y Providencia. La Colombia è il quarto paese più esteso del Sud America, e il terzo per popolazione dell'America Latina.

Il territorio che comprende l'attuale Colombia è stato originariamente abitato da tribù di amerindi che migrarono dall'America centrale e dai Caraibi. Le tribù principali furono i muisca, quimbaya, tayrona e zenú, appartenenti alle famiglie delle lingue arawakana, chibcha e caribe. Parte del sud fu abitato dagli Inca. Nel XV secolo i conquistadores spagnoli conquistarono e colonizzarono il territorio, che portò alla creazione del Vicereame della Nuova Granada. Nel 1819, con le campagne di Simón Bolívar, la Colombia ottenne l'indipendenza dalla Spagna, ma già nel 1830 la Grande Colombia crollava in seguito a guerre intestine che portarono alla separazione delle attuali Venezuela ed Ecuador. Quelle che oggi sono Colombia e Panamá, emersero come Repubblica della Nuova Granada, successivamente si federarono con la Confederazione Granadina nel 1858, per formare poi gli Stati Uniti di Colombia nel 1863, fino al consolidamento dell'attuale repubblica centralista nel 1886. Nel 1903, dopo la Guerra dei Mille Giorni, si arrivò alla secessione del dipartimento di Panamá. La Colombia fu coinvolta in una guerra con il Perù nel 1932, per un vasto territorio denominato trapezio amazzonico, risolta attraverso la mediazione della Lega delle Nazioni. Nel 1948 iniziò un'epoca di violenze che sfociò in una guerra civile che durò fino all'inizio degli anni ‘60 e che si mescolò con l'emergere di cartelli di droghe illegali. Questo ha dato luogo alla attuale conflitto armato in Colombia tra il governo, la guerriglia comunista, paramilitari e trafficanti di droga che ha lasciato come conseguenza migliaia di morti, feriti, rapiti, sfollati e persone scomparse, classificando la Colombia come uno dei paesi più violenti del mondo e uno dei maggiori esportatori di droghe. Nonostante ciò la Colombia ha avuto istituzioni relativamente più stabili se paragonati agli altri paesi del Sud America, fatta eccezione per una breve parentesi tra il 1953 e il 1957 in cui sperimentò un golpe.

La Colombia è all'inizio del XXI secolo una potenza di media grandezza, con il quarto PIL più grande fra i paesi del Sud America, in cui è significativa la produzione di caffè e l'esportazione di fiori, carbone e petrolio. Presenta una grande diversità culturale e una delle più ampie biodiversità del pianeta.

La Colombia è una repubblica unitaria di tipo presidenziale; il potere legislativo è esercitato dal Congresso, composto da Camera (102 membri) e Senato (166).

Il suo nome ufficiale è Repubblica di Colombia. Il nome "Colombia" deriva dal nome di Cristoforo Colombo. Il nome Colombia è stata concepita dal venezuelano Francisco de Mirando per nominare l'unione delle repubbliche americane dopo l'indipendenza, rendendo omaggio in questo modo allo scopritore del Nuovo Mondo.

Il 15 febbraio 1819, durante il Congresso di Angostura, venne proclamato lo stato che adottò il nome di Repubblica di Colombia, nota oggi come Grande Colombia al fine di evitare confusione con l'attuale Colombia, con la sovranità sul territorio del Vicereame di Nuova Granada, Quito e Capitanato Generale del Venezuela. Il nome venne proposto da Simón Bolívar nella Carta di Giamaica.

Nel 1830 venne eretto come una repubblica sotto il nome di Repubblica della Nuova Granada, e subito dopo divenne uno stato federale con il titolo di Confederazione Granadina, con l'adozione della Costituzione del 1858. Prese il nome degli Stati Uniti di Colombia nel 1863, che nel 1886 divenne l'attuale nome di Repubblica di Colombia, azione che andò incontro alle proteste del Congresso di Ecuador e Venezuela, considerandola una usurpazione unilaterale del patrimonio storico comune.

Basandoci sui resti archeologici come El Abra, il popolamento del territorio dell'attuale Colombia dovrebbe essere iniziato tra l'11.000 e il 20.000 a.C. Le strade del popolamento furono varie, come testimoniano le diverse famiglie linguistiche e la diversità culturali (paleoindio, arcaico, formativo). Data la sua posizione geografica l'attuale territorio della Colombia costituì un corridoio tra le popolazioni della Mesoamerica, i Caraibi, le Ande e l'Amazzonia.

Nella regione caraibica della Colombia, in particolare nella regione del Canal del Dique, all'inizio della prima fase formativa intorno al 4000 a. C., vi erano già alcuni insediamenti semisedentari, suddivisi in gruppi di diverse famiglie, abitavano in grandi case denominate maloca e combinavano le loro normali attività di caccia e raccolta con la prima forma di agricoltura, sia su piccola che grande scala. È probabile che esistessero contemporaneamente accampamenti semipermanenti lungo la costa, per accogliere altri gruppi di persone impegnate in attività di pesca e raccolta di molluschi.

A Puerto Hormiga (Bolívar) sono state trovate tracce del periodo arcaico, che includono alcuni dei più antichi resti di ceramiche mai trovati in America e risalenti al 3000 a.C. circa, momento in cui inizia la coltivazione del mais su piccola scala sull'altipiano cundiboyacense, dimostrando come questo alimento è diventato componente essenziale della dieta degli abitanti dei villaggi. Le prime coltivazioni di manioca, sembrano avere avuto luogo nella regione dei Caraibi.

Nel territorio colombiano si sono trovate tracce di culture che vissero durante il periodo formativo, circa intorno al 1500 a.C. Si distinguono le culture di San Agustín e Tierradentro. Questo periodo si estende circa dal 1400 a.C. fino all'arrivo dei conquistadores spagnoli nel XVI secolo. Il periodo formativo è stata suddivisa in tre fasi: un periodo preclassico che inizia circa nel 900 a.C., immediatamente successivo all'inizio dell'Olocene che inizia il processo di insediamento di gruppi umani a la scoperta dell'orticoltura, che praticamente sostituisce la caccia e il nomadismo nella maggior parte delle tribù. Il periodo classico, caratterizzato da una tecnologia più sviluppata in agricoltura, con coltivazioni di cetrioli, patate, hibia, patate, fagioli e cacao. Il periodo postclassico iniziato nel 900 d.C. in cui si sviluppò l'irrigazione delle colture e un'industrie tessili abbastanza avanzata da soddisfare le esigenze di abbigliamento della popolazione. Altre culture pre-colombiane nel periodo formativo sono Tumaco, Calima, Nariño, Tolima, e Quimbaya Uraba. Nel XVI secolo le tre grandi famiglie linguistiche dominante nel territorio dell'odierna Colombia erano arawak, caribe e chibcha.

Lo spagnolo Alonso de Ojeda comandò gli esploratori che giunsero nella penisola de la Guajira nel 1499, in quello che è stato il primo contatto tra Europei con l'attuale Colombia. Undici anni più tardi le autorità spagnole fondarono Santa María la Antigua del Darién, prima colonia sul continente americano, e poi, dopo il consolidamento di questa posizione dominante nelle zone costiere fondando Santa Marta (1525) e Cartagena de Indias (1533), iniziò l'esplorazione dell'interno, dove venne fondato Popayán (1536) e Bogotá (1538). Le Leggi di Burgos del 1513 cercarono invano di impedire gli abusi inflitti alle popolazioni indigene, che schiavizzate dai conquistatori erano costrette all'evangelizzazione. La situazione produsse numerose rivolte indigene che impedì la pacificazione del territorio fino al 1560. Le istituzioni costringevano le popolazioni indigene al pagamento delle tasse e al lavoro forzato. Allo stesso tempo, il commercio di schiavi africani venne introdotta dal porto di Cartagena de Indias.

Le istituzioni coloniali si insediarono nel 1550, quando venne eretta la Real Audiencia de Santa Fe de Bogotá, che comprendeva i territori delle province di Santa Marta, Rio San Juan, Popayán, Guyana e Cartagena de Indias. Nel XVIII secolo Nuova Granada sorge come Vicereame con capitale nella città di Santa Fe.

Per tutto il tempo la colonia fu bersaglio degli attacchi dei pirati al servizio alla Corona britannica, che è stato sconfitta nel 1741. Nel 1781 ci fu un'insurrezione della comunità, prima manifestazione di identità creola, con i ribelli in marcia attraverso la capitale per protestare contro nuove tasse e rivendicare la loro quota di ricchezza nazionale.

Dopo l'invasione francese della Spagna nel 1808, iniziarono i movimenti indipendentisti nelle colonie spagnole delle Americhe. Nella Nuova Granada erano inizialmente guidati da Antonio Nariño contrario al centralismo spagnolo, che indusse una forte opposizione contro il Vicereame.

Dopo l'indipendenza di Cartagena dell'11 novembre 1811, ci furono due governi che terminarono in una guerra civile, un periodo che venne chiamato Patria Boba. Nel 1812 vennero proclamate le Province Unite di Nuova Granata, guidate da Camilo Torres Tenorio. Nel 1813 venne proclamata l'indipendenza di Antioquia, nello stesso anno in cui Simón Bolívar lanciò una campagna militare in Venezuela, dove venne però sconfitto l'anno successivo e costretto a fuggire nella Nuova Granada nel 1814.

Nonostante i successi della ribellione, la nascita di due distinte correnti ideologiche (centralista e federalista) portò ad uno scontro interno di cui giovarono gli spagnoli, le cui truppe nel 1816 riuscirono a sedare la ribellione e a ripristinare le istituzioni e il Vicereame. Il Vicereame reintegrato punì duramente i ribelli, consolidando un regime di terrore sotto il comando del viceré Juan de Sámano. Questo radicalizzò ulteriormente il desiderio di indipendenza tra la popolazione, in seguito anche al cattivo andamento economico e alla situazione militare in Spagna, culminata nella battaglia di Boyaca del 1819. Una volta a Bogotá, Simón Bolívar proclamò l'indipendenza della Nueva Granada dall'Impero spagnolo.

Il Congreso de Cúcuta del 1821 abrogò una costituzione, il cui obiettivo principale era quello di creare la Repubblica di Colombia (ora nota come Grande Colombia). Ma la nuova repubblica comprendeva un territorio enorme, corrispondente ai territori degli attuali Colombia, Venezuela, Ecuador e Panamá, e l'unione dimostrandosi altamente volatile e instabile culminò nella separazione del Venezuela nel 1829, seguita dall'Ecuador nel 1830, stesso anno della morte di Simón Bolívar.

Dal 1839 al 1884 il paese fu caratterizzato da molta instabilità e si produssero una serie di disastrose guerre civili che segnano ancora la storia della Colombia odierna, e alcune di queste propiziarono modifiche costituzionali, il regime e il nome del paese. Nel 1839 si arrivò alla prima guerra civile colombiana, detta la Guerra dei Conventi. Questa ribellione venne organizzata da José María Obando. Nel 1854 José María Melo condusse un golpe che divise il paese sia politicamente e che militarmente. Vi fu una drastica riduzione delle forze armate, un requisito importante per operare il federalismo, che si instaurò fino al 1859, momento in cui si arrivò alla quarta guerra civile con l'inizio di una ribellione nello stato di Cauca che rovesciò il governo tra il 1860 e il 1863. Da questo periodo fino al 1876, durante gli anni della Costituzione di Rionegro che favorì l'autonomia degli Stati e la creazione di potenti eserciti regionali in contrasto con la debolezza politica e debolezza del governo centrale, si arrivò a contare circa 40 guerre civili regionale e solo una nazionale. Nello stesso anno prese il potere Achille Parra. Nel 1884 i radicali liberali cercarono di rovesciare il presidente Rafael Núñez, senza riuscirci. Durante tutte queste guerre civili il paese cambiò continuamente nome. Dal 1831 al 1858 il paese fu chiamato "Repubblica della Nuova Granada"; dal 1858 al 1861 fu chiamato "Confederazione Granadina"; dal 1861 al 1886 fu la volta di "Stati Uniti di Colombia" e, infine, dal 1886 si arrivò finalmente a ripristinata la denominazione "Repubblica di Colombia".

Il XX secolo inizia nel bel mezzo della Guerra dei Mille Giorni. Questo, insieme con la separazione di Panamá, portò alla fuga dal proprio mandato del governo di Rafael Reyes nel 1909. Nel 1910, l'unico presidente del partito repubblicano, Carlos Eugenio Restrepo, assume il potere. Nello stesso anno, l'approvazione di un emendamento costituzionale vietò alle forze militari l'impegno in politica. Nel 1930 si concluse l'egemonia dei conservatori.

Nel 1932 si scatenò la guerra tra Colombia e Perù, la prima guerra internazionale della Colombia come repubblica indipendente.

Tra il 1930 e il 1946 il Partito Liberale prese il potere. Attraverso divisioni interne al mondo liberale, i conservatori ripresero il potere con il presidenziale con Mariano Ospina Perez (ma non la maggioranza al Congresso), aumentando il grado di violenza politica, soprattutto dopo l'assassinio di Jorge Eliécer Gaitán il 9 aprile 1948 nel Bogotazo, che diede inizio in Colombia al periodo noto come la Violencia, in cui le regioni tradizionalmente fedeli a uno o un altro partito commisero omicidi mirati contro i membri locali di altri partiti politici e l'astensione del Partito Liberale alle elezioni presidenziali del 1950, in cui venne eletto Laureano Gómez, favorì la violenza bipartisan in Colombia. Durante questo periodo il governo colombiano inviò un contingente di soldati per la Guerra di Corea. Ci furono movimenti contadino di autodifesa a Tolima e nei Llanos orientales che organizzarono cellule di guerriglia. I guerriglieri della pianura, sotto il comando di Guadalupe Salcedo e altri comandanti locali a Vega Lost promulgarono la prima costituzione di Vega Perdida. Questa iniziativa di indipendenza si perse perché il Partito comunista colombiano cercò di posizionarsi sul lavoro già svolto dalla guerriglia cercando di determinare la propria influenza. I leader della guerriglia, che erano prevalentemente liberali, scelsero di abbandonare la Costituzione.

Con l'intento di pacificare il paese, la classe politica propiziò un colpo di stato e misero al potere il generale Gustavo Rojas Pinilla nel 1953. La maggior parte dei guerriglieri, attratti dalle proposte di pace del governo, consegnarono le armi. In molti casi i leader o alcuni dei membri di questi gruppi vennero uccisi mesi o addirittura anni più tardi. Un accordo tra liberali e conservatori mise fine alla dittatura di Rojas Pinilla, e dopo una giunta militare provvisoria che istituì il Fronte Nazionale come un regresso della democrazia elettorale sulla base di una distribuzione della presidenza alternata tra i due grandi partiti. Mentre il Fronte Nazionale pose fine alla violenza bipartisan, chiuse la porta su altre opzioni, e alcuni decisero di prendere la via della lotta armata. I guerriglieri liberali del 1950, sostenuti dal Partito Comunista e da alcuni intellettuali, crearono l'ELN e le FARC.

La divisione dei poteri tra liberali e conservatori continuarono anche dopo la fine del Fronte Nazionale nel 1974, anche se iniziarono a consentire la partecipazione di altri partiti politici dopo la riforma costituzionale del 1968, inizialmente a livello locale e regionale. Questa situazione diede adito al narcotraffico che costituì uno dei fattori della situazione di conflitto armato in Colombia, mantenendo il paese in uno stato di crisi permanente, con azioni come la presa del Palazzo di Giustizia nel 1985. I gruppi armati illegali (guerriglia e paramilitari legati al traffico di stupefacenti) presero parte al controllo di coltivazione, trasformazione e distribuzione di cocaina ed eroina.

All'inizio del 1990 si approvò la nuova costituzione e si iniziò un processo di apertura economica sotto la presidenza di César Gaviria. Nel mezzo del caos politico della metà degli anni ‘90, la guerriglia delle FARC e ELN si rafforzarono, minacciando la relativa stabilità istituzionale, e costringendo il governo a negoziare un processo di pace tra il 1998 e il 2002.

Nel 2002 giunse al potere Álvaro Uribe Vélez con la promessa per porre fine alla violenza attraverso il rafforzamento istituzionale. Uribe fu il primo presidente eletto da un partito diverso da quello liberale o conservatore in più di 150 anni.

Durante il suo primo mandato raggiunse un negoziare che consentì un processo di smobilitazione dei gruppi paramilitari. La coalizione di governo riuscì a riformare la Costituzione. Uribe venne rieletto nel 2006. I militari assestarono un duro colpo alle strutture di gruppi armati illegali. È proprio un'operazione contro questi gruppi, che scatenerà una crisi diplomatica della Colombia con Ecuador e Venezuela nel 2008.

La Colombia è il ventiseiesimo paese più grande del mondo e il quarto del Sud America, con una superficie terrestre di 1.141.748 chilometri quadrati. Situata nell'estremo nord-ovest del territorio sudamericano, è delimitata ad est da Venezuela e Brasile, a sud da Ecuador e Perù, a nord dal mare dei Caraibi (Oceano Atlantico) a nord-ovest da Panamá, e ad ovest con l'Oceano Pacifico. Al limite del suo mare territoriale la Colombia incontra i mari territoriali dei paesi dei Cariabi, Giamaica, Haiti, Repubblica Dominicana e dei paesi del centroamerica Honduras, Nicaragua e Costa Rica.

I punti geografici estremi sono: a nord la Punta Gallinas nella penisola de la Guajira, latitudine 12°26'46 Nord; a sud le Bocas de la quebrada San Antonio nel Trapezio amazzonico, latitudine 4°12'30" Sud; ad est per l'isola di San Jose nel Rio Negro, longitudine 66°50'54 ovest; e ad ovest di Capo Manglaves nel dipartimento di Nariño, longitudine 79°02'33 ovest. La Colombia è classificato nelle seguenti regioni geografiche: Amazzonia, Ande, Caraibi, Insulare, Orinoco e Pacifica.

Geologicamente, la Colombia è parte dell'cintura di fuoco del Pacifico, che rende la regione soggetta a terremoti, tsunami ed eruzioni vulcaniche, essendo posizionata presso la convergenza della placca di Nazca, la placca caraibica e la placca sudamericana. Queste placche formano in Colombia due grandi aree territoriali: una sommersa nell'oceano Pacifico e nel Mar dei Caraibi che copre una superficie di circa 828.660 km² e una seconda formata dalle montagne delle Ande e la pianura orientale che spartisce con parte del Venezuela che copre una superficie di circa 1.143.748 km².

Il territorio colombiano è diviso in una regione montuosa a occidente e una regione pianeggiante a oriente. Allo stesso modo è attraversata dalla Cordigliera delle Ande, ramificata in tre distinte catene montuose denominate a seconda della loro posizione geografica relativa: Cordillera Occidental, Cordillera Central e Cordillera Oriental. La superficie del territorio colombiano presenta rilievi nel cosiddetto Nudo de los Pastos e nel Massiccio Colombiano nella regione andina della Colombia da dove discendono le tre catene montuose a nord. A ovest, a partire dalla costa del Pacifico, si trova una pianura costiera, interrotta solo dal Serranía del Baudó, una delle più basse e strette catene montuose della Colombia prossimo al confine con Panamá e delimitata dal corso del fiume Atrato, che fanno parte della zona denominata Chocó biogeográfico e con uno dei climi più piovosi del mondo.

La Cordillera Occidental è relativamente alta, e la più corta di lunghezza delle tre catene montuose, con un'altitudine massima di 4.764 metri sul livello del mare (il vulcano Cumbal). La valle del fiume Cauca si trova tra la Cordillera Occidental e la Cordillera Central, parallelamente alla costa del Pacifico ed è indicata come fra le più adatte per l'agricoltura, ma è soggetta ad alluvioni durante le stagioni delle piogge.

La Cordillera Central presenta numerose vette e vulcani, tra i quali il Puracé, il Nevado del Huila che con i suoi 5.700 metri sul livello del mare e la vetta più elevata delle Ande in Colombia), il Nevado del Ruiz (5.321 m), il Nevado del Tolima (5.200 m), il Nevado de Santa Isabel (5150 m), il Nevado el Cisne, Nevado del Quindío e la Serranía San Lucas; tra queste montagne si trova la Valle di Aburrá.

La Cordillera Central e la Cordillera Oriental sono separate dalla valle del fiume Magdalena, considerato il più importante fiume del paese, che scorre in direzione sud-nord e sfocia nel Mar dei Caraibi. Le cime della Cordillera Oriental sono moderatamente elevate, ma presentano numerosi bacini idrografici che portano acqua sia nel fiume Magdalena, sia al Rio delle Amazzoni, che il fiume Orinoco. La Cordillera Oriental è la più lunga delle tre catene montuose e si spinge fino al Venezuela, dove si divide nel Nudo de Santurbán. A metà della catena si trova l'Altiplano Cundiboyacense, e a nord e la più alta delle vette, la Sierra Nevada del Cocuy.

Il punto più elevato del paese è il Pico Cristóbal Colón nella Sierra Nevada de Santa Marta, con un'altezza di 5.775 metri sul livello del mare. La Sierra Nevada è divisa dalla catena andina della Sierra di Macuira che si trova nella penisola de la Guajira.

A est si trova il Llanos Orientales, in cui predomina il terreno pianeggiante o semiondulato interrotto a occidente solo dal Massiccio della Guyana. Presenta la tipica vegetazione fitta della foresta amazzonica nel sud, e nel nord la savana; questa regione copre quasi il 60% della superficie totale del territorio colombiano, ed è ricca d'acqua, con fiumi quali Putumayo, Caquetá, Meta e Guaviare, che si dirigono verso l'Orinoco o il Rio delle Amazzoni. L'unica formazione montagnosa di rilievo è la Serranía de la Macarena..

La Colombia è uno dei paesi con le più grandi risorse idriche, e sul suo territorio si trovano cinque grandi bacini idrografici che svuotano le loro acque rispettivamente nel Mar dei Caraibi, nell'Orinoco, nel Rio delle Amazzoni, nell'oceano Pacifico e Catatumbo, quest'ultimo formato dai fiumi che discendono verso il Lago di Maracaibo. I principali fiumi della Colombia sono Caquetá, Magdalena, Cauca e Atrato; gli ultimi tre hanno la particolarità di dirigersi da sud verso nord.

Il clima della Colombia varia dalle condizioni estreme di freddo presente nei ghiacciai andini, ai climi più caldi presenti sul livello del mare, con due stagioni asciutte e due di pioggia influenzate dei venti alisei e dalla zona di convergenza intertropicale, a loro volta influenzati da gli effetti di El Niño e La Niña. La temperatura è relativamente uniforme per la maggior parte dell'anno, ed è determinata da vari fattori quali la pioggia, l'intensità delle radiazioni solari, i venti, l'altitudine, la continentalità e l'umidità atmosferica, che da vita ad un mosaico di climi e microclimi: il clima della savana, caratterizzato da una stagione secca e una piovosa, tipica della regione dell'Orinoco. Un clima superumido della giungla, con abbondanti precipitazioni e piccola variazione di temperatura, tipico della regione del Pacifico, del Rio delle Amazzoni, dei bacini idrografici del Magdalena e Catatumbo. Un clima umido e piovoso con temperature elevate in Caquetá, Vaupés, parte di Antioquia e Córdoba. Clima arido e nei deserti del Tatacoa e Candelaria.

Nella regione caraibica della Colombia si verificano inondazioni, trombe d'aria, tornado e forti venti, in particolare nelle vicinanze del dipartimento dell'Atlantico. Le regioni di La Guajira e l'arcipelago di San Andrés y Providencia sono esposte a cicloni atlantici.

L'economia della Colombia è per dimensione la quinta del Sud America. È regolamentata dal Ministerio de Hacienda y Crédito Público e dal Banco de la República de Colombia (banca centrale), con il sostegno del Ministero del Commercio, dell'Industria e del Turismo. La Banca della Repubblica è un organismo indipendente che controlla la quantità di denaro che circola nell'economia e il tasso di cambio della valuta al fine di evitare fenomeni di recessione e disoccupazione causati da un'elevata inflazione, oltre a controllare il credito interbancario. Il Ministerio de Hacienda y Crédito Público definisce, progetta e realizza la politica economica del paese, oltre ai piani generali, i programmi e i progetti correlati. Rientra nella sua competenza anche la preparazione di leggi, decreti e regolamenti in materia di imposizione fiscale, doganale, di credito pubblico, di bilancio, tesoreria, cooperazione, finanza, valuta estera, monetaria e di credito, fatte salve le competenze conferite al Banco de la República.

L'economia ha sperimentato una fase di crescita dal 2002, nonostante i problemi legati all'ordine pubblico. Alcuni problemi sono ricorrenti nell'economia, come il sistema pensionistico, il tasso di disoccupazione (11,2% nel 2007) e di sottoccupazione, in aggiunta ai bassi investimenti in materia di sviluppo delle infrastrutture stradali, petrolifere, minerarie e tecnologiche.

Nel 2007, l'economia colombiana poggiava su una forza lavoro di 20,5 milioni di persone, e ha generato un PIL di circa 319.500 milioni di $, con un tasso medio di crescita annuo nell'ordine del 7%. Il reddito medio dei colombiani è stato di 6.700 $, caratterizzati però da un'iniqua distribuzione della ricchezza tra le più elevate dell'America Latina, con il 49,2% dei colombiani che vivono al di sotto della soglia di povertà. In Colombia nel 2007 le esportazioni sono ammontate a 30.580 milioni di $, di cui la maggior parte destinate agli Stati Uniti, Venezuela ed Ecuador, principali patner economici, e, in misura minore, verso Europa ed Asia. Le importazioni della Colombia sono ammontate a 31.170 milioni di $, principalmente da Stati Uniti, Brasile, Messico, Cina, Venezuela e Giappone.

La demografia della Colombia è stufiata dal Departamento Administrativo Nacional de Estadísticas (DANE). Il paese ha una popolazione di quasi 46 milioni di abitanti secondo le ultime censimento nazionale, ed è il quarto paese più popoloso delle Americhe, dopo Stati Uniti, Brasile e Messico. Quasi il 51,4% sono donne e il 48,6% sono uomini. La maggior parte della popolazione è concentrata nel centro-ovest del paese vicino all'costa atlantica e costa pacifica (regione andina), mentre il sud-est del paese è scarsamente popolato. I dieci dipartimenti della pianura orientale (circa il 54% della superficie totale) hanno meno del 3% della popolazione e una densità di meno di una persona per chilometro quadrato.

Il movimento della popolazione dalle aree rurali a quelle urbane, e la migrazione verso altri paesi sono notevoli. La popolazione urbana è passata dal 28% della popolazione totale nel 1938 al 76% nel 2005, ma in termini assoluti la popolazione rurale è aumentato da 6 a 10 milioni nello stesso periodo. Per quanto riguarda l'emigrazione, il DANE stima che circa 3.331.107 colombiani vivano all'estero, principalmente negli Stati Uniti, Ecuador, Spagna e Venezuela. I più propensi ad emigrare sono le popolazioni provenienti dall'interno del paese e da alcuni centri urbani, fra questi si evidenzia il fenomeno chiamato "fuga dei cervelli", cioè l'emigrazione di intellettuali e persone di talento. Le cause principali di questo fenomeno sono legate alle difficoltà economiche e dell'ordine pubblico, che hanno contribuito a rendere la Colombia uno dei paesi latino-americani con maggiore flusso migratorio verso l'estero, così come uno dei principali spostamenti interni del mondo con quasi 3 milioni di persone coinvolte secondo un rapporto dell'UNHCR..

Secondo l'Indice di sviluppo umano la Colombia si è classificata nel 2007 al 75° posto a livello mondiale, con un HDI di 0,791. Tuttavia, non tutte le regioni della Colombia presentano lo stesso livello di sviluppo. L'area principale di sviluppo corrisponde alla regione andina intorno a città come Bogotá, Medellín e Cali, che costituiscono il cosiddetto "triangolo d'oro". La Colombia è fra i paesi più alto indice di omicidi pro capite nel mondo, in parte a causa dei conflitti armati, attestandosi intorno ai 61 omicidi per ogni centomila abitanti nel 2000. Nel 2005 il tasso era sceso ai livelli più bassi dal 1987, intorno comunque ai 38 omicidi per centomila abitanti.

All'ultimo censimento della popolazione, i gruppi etnici classificati nel paese erano i seguenti: 86% meticci e bianchi, 10,6% neri, 3,4% indiani e 0,0001% gitani. Nel 2007 il 10,6% della popolazione che era riconosciuta come afro-colombiana rappresentava la terza più grande popolazione nera nelle Americhe, dopo quella degli Stati Uniti e del Brasile. La proporzione dei vari gruppi etnici indigeni variava notevolmente da regione a regione. Nella regione caraibica della Colombia si trovavano i gruppi etnici dei kogi, sanha, wayú, kankuamo, chimila e arhuaco. Nella regione del Pacifico colombiano i gruppi erano kuna, embera, waunama e kwaiker. Nella regione amazzonica erano i tikuna, huitoto, coconuco, andoke, muinane, saliba, yakuna, cubeo, curripaco e tucano. Nella regione andina si comprendevano yuko, baríes, ù as, guambiano, páez e sibundoy muisca. A sua volta, nella regione dell'Orinoco erano presenti i tunebo, tinigua, guayabero, achagua, sáliba, guahibo, piaroa, betoye, yaruro e puinabe.

La diversità etnica in Colombia è il risultato di un mix di amerindi, coloni spagnoli e discendenti africani. Tra gli immigrati i maggiori gruppi provengono dal mondo arabo, dall'Europa (Spagna, Italia e Germania in testa) e Cina, così come dal mondo ebreo e gitano. Nel tardo XIX secolo Barranquilla ricevette un gran afflusso di immigrati europei (tedeschi, francesi, italiani), arabi del Medio Oriente (Libano e Siria), americani, giapponesi, cinesi e cubani. In Macao e La Guajira vi è una forte presenza araba e musulmano, la più grande concentrazione della Colombia. Altre grande presenza di discendenti di immigrati arabi si hanno nel dipartimento di Cordoba, Barranquilla, Valledupar, Bogotá e nella Valle del Cauca. La Colombia ha anche una discreta presenza di immigrati provenienti da altri paesi latino-americani come Brasile, Venezuela, Cile, Ecuador, Argentina, Perù.

Lo spagnolo è la lingua ufficiale della Colombia e con l'eccezione di alcune tribù indigene, tutti i colombiani la parlano. Ci sono circa 75 lingue indigene ancora conservate, tra cui spicca la lingua wayúu, la lingua paez, il guambiano e l'embera. Sebbene l'istruzione nelle scuole della lingua inglese sia inclusa nei programmi, solo nel'arcipelago di San Andrés la popolazione utilizza un dialetto di questa lingua.

Ci sono una grande varietà di dialetti della lingua spagnola, che si distinguono per le differenze lessicali (semantica), morfologiche, sintattiche e intonazione. Parti della Colombia settentrionale parla un dialetto simile a quello di altre nazioni dei Caraibi. Il dialetto sud andino condivide similarità con quello degli altipiani ecuadoriani e peruviani. Nelle varie montagne, valli e pianure c'è una grande varietà di dialetti, che comprendono vuseo e tuteo. Lo spagnolo parlato nell'altipiano cundiboyacense è considerato uno dei dialetti più conservatori di entrambe le sponde dell'Atlantico.

Sebbene la Costituzione colombiana del 1991 garantisca la libertà di culto e la parità di tutte le fedi davanti alla legge e non rappresenta alcuna religione ufficiale, la religione predominante in Colombia è il cristianesimo, e la popolazione si riconosce in maggioranza nella fede cattolica (di rito latino) per 80%. Questa cifra tiene conto della percentuale di battesimi cattolici, che non riflettono necessariamente il numero dei credenti. Il restante 7% della popolazione si riconosce nel protestantesimo, soprattutto di corrente evangelica nordamericana, pentecostali e neopentecostali e una piccola porzione della si rifà alle storiche chiese cristiane (presbiteriana, episcopale anglicana, battista, metodista). La chiesa evangelica con più membri è la Chiesa pentecostale unita della Colombia, con più di 3.000 congregazioni e la presenza in tutti i dipartimenti del paese. Un'altra parte della popolazione appartiene a religioni come i Testimoni di Geova, avventisti, mormoni, unitarie universalistiche. Vi sono piccole percentuali che si rifanno alle altre grandi religioni monoteiste: i musulmani e ebrei, in aggiunta a gruppi di buddista e taoista. In alcune comunità indigene e afro-americane, possono essere trovate pratiche ancestrali di ciascuno dei popoli che la compongono.

Fino alla costituzione del 1991, il cristianesimo cattolico era la religione ufficiale dello stato, e il paese era consacrato al Sacro Cuore di Gesù.

La Colombia è divisa in 32 dipartimenti e un distretto capitale. L'attuale configurazione risale al 5 luglio 1991 quando è entrata in vigore la nuova Costituzione. Con la nuova Carta Costituzionale sono state abolite le precedenti suddivisioni (dipartimenti, commissariati, intendenze e distretti speciali) per dare un'uniformità politica alla geografia e all'amministrazione dello Stato.

Secondo l'attuale costituzione (del 1991) la Colombia è uno Stato sociale di diritto, organizzato in forma di repubblica unitaria con centralizzazione politica e decentramento amministrativo, dove l'autorità pubblica è suddivisa in tre rami: potere legislativo, esecutivo e giudiziario e vari organi di controllo come la Fiscalía General de la Nación, la Procuraduría o Ministerio Público, la Contraloría e le Veedurías Ciudadanas. Il presidente funge da capo di stato e di governo allo stesso tempo, delegando le sue funzioni ai ministri. Il parlamento è bicamerale e prende il nome di Congreso de la República, ed è composto del Senato (102 seggi nel collegio elettorale nazionale) e la Camera dei Rappresentanti (166 seggi con circoscrizioni elettorali regionale proporzionale alla popolazione di ciascun dipartimento e del distretto della capitale). Cinque seggi sono destinati a indigeni, afro-colombiani e colombiani all'estero). Il sistema giudiziario colombiano comprende la Corte Costituzionale (con la responsabilità di garantire il rispetto della Costituzione), la Corte Suprema di Giustizia (ultima istanza in materia civile, penale e del lavoro), il Consiglio di Stato (il più alto tribunale amministrativo) e il Consiglio Superiore della Magistratura (responsabile dell'amministrazione giudiziaria).

Secondo il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), sono sedici i partiti politici in Colombia. La politica della Colombia è attualmente controllata dal Consiglio Nazionale Elettorale in base alle norme sancite dalla Costituzione colombiana. Il Registro Nazionale dello Stato Civile è un altro organismo incaricato di organizzare e garantire la trasparenza del processo elettorale.

I membri di entrambe le camere legislative sono eletti dal voto popolare per un periodo di quattro anni. Il presidente, eletto con il vicepresidente dal voto popolare per un periodo di quattro anni, può essere rieletto una sola volta. Il primo presidente rieletto con l'attuale Costituzione è stata Álvaro Uribe Vélez, partendo dalla controversa riforma che guidò nel 2004. Nel 2008 venne chiesto al legislatore la possibilità di indire un referendum per modificare la Costituzione per consentire la rielezione del presidente in esercizio per tre volte successivamente.

A causa del conflitto armato in Colombia, le istituzioni di difesa e sicurezza sono attive in combattimento. Il lavoro di difendere in Colombia rientra nel ramo dell'esecutivo, con il Presidente come Comandante in capo, che delega le sue funzioni al Ministero della Difesa, con le Forze Armate della Colombia e la Polizia Nazionale della Colombia a lavorare per garantire la difesa e la sicurezza. Inoltre il Dipartimento Amministrativo di Sicurezza (DAS) è la principale agenzia di intelligence del paese e ha l'autonomia e le attribuzioni di un ministero del governo.

Le Forze Militari (Fuerzas Militares), che secondo la Costituzione e la legge ha il monopolio sulla coercizione, è formata dall'esercito, dalla marina nazionale e dalla forza aerea, coordinando talvolta le forze di terra congiunte. L'Esercito Nazionale della Colombia (Ejército Nacional de Colombia ) ha sette divisioni, nonché le unità specializzate e scuole di formazione. Dal settembre 1981, partecipa alla forza multinazionale di pace (MFO) in Sinai. La Marina della Repubblica di Colombia (Armada de la República de Colombia) conta su sette forze e comandi sparsi in tutto il paese. L'Aeronautica militare colombiana (Fuerza Aérea Colombiana) ha sei comandi aerei di combattimento, un comando aereo di trasporto militare (CATAM) e un comando aereo di mantenimento (CAMAN), che operano in tutto il paese, e un Gruppo Aereo del Carabi (GACAR). Ci sono anche quattro principali centri di formazione e addestramento.

La Polizia Nazionale (Policía Nacional) è la forza di polizia che opera in tutto il paese divisa in comandi dipartimentali e organizzato in diverse direzioni: la Direzione Operazioni (DIROP), la Dirección Nacional de Carabineros, la Direzione Centrale di Intelligence (DIPOL), la Direzione della Polizia Giudiziaria e di Indagine (DIJIN), la Direzione Antinarcotici e la Direzione Antisequestro e Estorsione (DIASE).

Le relazioni internazionali sono funzioni del Presidente della Colombia come capo di Stato, che sono delegate al Ministero degli Affari Esteri. Il Ministero degli Affari Esteri gestisce le missioni diplomatiche e di rappresentanza.

La Colombia mantiene missioni diplomatiche in Europa: Austria, Belgio, Francia, Germania, Città del Vaticano, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. In America: Canada, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, El Salvador, Guatemala, Honduras, Giamaica, Messico, Nicaragua, Panamá, Stati Uniti inclusi Puerto Rico, Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Ecuador, Paraguay, Perù, Uruguay, Venezuela. In Medio Oriente e Africa mantiene missioni in Israele, Libano, Egitto, Kenya e Sud Africa. In Estremo Oriente mantiene missioni diplomatiche in Cina compresa Hong Kong, India, Giappone, Malaysia e Corea del Sud. In Oceania con l'Australia.

A livello di organizzazioni multilaterali mantiene relazioni con l'Unione europea, Nazioni Unite, ALADI, Mercosur, UNESCO, FAO e Organizzazione degli Stati Americani.

Le abitudini culturali della Colombia hanno una speciale affinità con il resto dell'America Latina. La cultura della Spagna è stata storicamente la più influente, contribuendo alla stratificazione della società e l'introduzione della religione cattolica. Tuttavia, grazie alla globalizzazione, il paese riceve influenze culturali da tutto il mondo.

Alcune regioni del paese, come risultato del loro isolamento geografico e della difficoltà di accesso, hanno sviluppato nel corso del tempo una propria peculiarità culturale, come nel caso della "cachaça" (la zona centrale), dei "paisas" (eje cafetero e antioquia), dei “llaneros” (del LLano), dei ”vallunos" (la zona azucarera), dei "costeños" (la costa caraibica) tra gli altri, i cui costumi differiscono a seconda delle differenti influenze delle discendenze africane, europee e arabe.

La letteratura colombiana risale ai giorni della colonizzazione spagnola, epoca nella quale si evidenzia Hernando Domínguez Camargo, gesuita e scrittore influenzato da Luis de Gongora, con il Poema Épico a San Ignacio de Loyola. Nella letteratura del periodo post-indipendenza si segnalano Antonio Nariño, José Fernández Madrid, Camilo Torres Tenorio e Francisco Antonio Zea.

La seconda metà del diciannovesimo e l'inizio del ventesimo secolo ha come massima esponenti Tomás Carrasquilla, Jorge Isaacs e Rafael Pombo(che si evidenzi nel genere della letteratura per bambini),José Asunción Silva, José Eustasio Rivera, León de Greiff, Porfirio Barba-Jacob e José María Vargas Vila. Nel 1871 venne istituita in Colombia la prima scuola della lingua castigliana in America.

Tra il 1940 e il 1950 ha visto la luce il movimento del nadaísmo in risposta alla violenza dell'epoca, influenzata dall'esistenzialismo e dal nichilismo. Durante il cosiddetto Boom latinoamericano emerse come scrittore di maggior successo il Premio Nobel per la letteratura Gabriel García Márquez, con opere quali Cent'anni di solitudine. Altri scrittori importanti furono Eduardo Caballero Calderón, Manuel Mejía Vallejo, Álvaro Mutis (insignito nel 2001 del Premio Miguel de Cervantes), Fernando Vallejo, Germán Castro, e il filosofo Nicolás Gómez Dávila, la cui attività, partendo da posizioni esplicitamente reazionarie, ma pur lontane dalla pratica politica della sinistra e della destra, costituì un'aspra critica alla modernità.

Lo sport in Colombia è sostenuto principalmente dall'Instituto Colombiano del Deporte (Istituto Colombiano dello Sport - Coldeportes) assieme al Ministero della Cultura e associazioni indipendenti come federazioni, leghe e istituti dei vari sport. Gli sport sostenuti dal governo sono sviluppati all'interno di istruzione legislazione, nelle scuole della Colombia come Escuelas Deportivas, Deporte Universitario e Juegos Intercolegiados. I principali luoghi adibiti allo sport sono concentrati nella città più popolate.

Il tejo, un gioco di origine indigena, è considerato lo sport nazionale, mentre il calcio è lo sport più popolare, nonostante il discontinuo palmares internazionale sia a livello di club che della selezione nazionale. La Federazione calcistica della Colombia, affiliata alla FIFA e al CONMEBOL, dirige sia la selezione, che la Dimayor, che organizza il campionato di prima divisione del calcio colombiano. L'aumento della popolarità di questo sport (legato anche a campioni quali Carlos Alberto Palacio Valderrama, Faustino Asprilla, Ivan Ramiro Cordoba) relega a un posto di secondo piano il ciclismo, che negli anni ‘80 fu in auge grazie ai risultati di ciclisti di primo piano quali Luis Herrera. Herrera fu il primo ciclista colombiano a vincere una tappa del Tour de France nel 1984 e tre anni più tardi si consacrò campione sia della Vuelta a España, che della Vuelta a Colombia. Altri ciclisti importanti furono Efrain Forero, primo campione del Giro di Colombia, Martín Emilio Rodriguez, Fabio Enrique Parra, José Patrocinio Jiménez e Santiago Botero Echeverry.

La pratica della boxe e del baseball è più radicata nella costa caraibica, dove trova i loro principali esponenti. Nella boxe si ricorda: Antonio Cervantes Reyes, che ha dato alla Colombia il primo titolo mondiale nella boxe nel 1972, Rodrigo "Rocky" Valdes, Miguel "Happy" Lora (peso gallo) e Irene Pacheco (peso mosca), tra gli altri. Nel baseball, Orlando Cabrera e Edgar Renteria.

Le discipline degli sport individuali hanno riportato i migliori risultati colombiani alle Olimpiadi. La partecipazione più fruttuosa è stata quella di Sydney 2000, quando il María Isabel Urrutia vinse l'unica medaglia d'oro nella storia del paese, anche se la prima medaglia olimpica è stata di Helmut Bellingrodt, medaglia d'argento nel tiro al piattello nel 1972 e 1984. Ai Giochi paraolimpici, la Colombia ha vinto solo una medaglia di bronzo con il nuotatore Moises Fuentes, e uno d'argento con la marciatrice Elkin Serna, entrambi nel 2008. Al di fuori del campo olimpico, il paese figura a livello internazionale in altre discipline individuali, come nel golf con Camilo Villega, nell'automobilismo con Roberto José Guerrero e Juan Pablo Montoya, e nel pattinaggio.

Il 9,0% del territorio è protetto. Trattati ambientali a cui la Colombia ha aderito: Ramsar (protezione aree umide), CITES, Basilea (rifiuti tossici), protocollo di Montreal (emissione di CFC), CBD (biodiversità).

Fernando Botero(Medellín, 19 aprile 1932) è un pittore e scultore colombiano.

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Gran Premio di Spagna 2005

Barcellona

Voce principale: Formula 1 stagione 2005.

Il Gran Premio di Spagna 2005 si è svolto il 6 maggio ed ha visto vincere, per la prima volta quest'anno, Kimi Raikkonen, che con una McLaren perfetta ha saputo sfruttare al meglio l'occasione. Dietro di lui i due protagonisti di questa prima fase del mondiale, Fernando Alonso e Jarno Trulli. Arrivano a punti l'altra Toyota di Ralf Schumacher, l'altra Renault di Giancarlo Fisichella, l'australiano Mark Webber, l'altra McLaren di Juan Pablo Montoya, ritornato dall'infortunio,e David Coulthard.

Nella prima sessione non mancano le emozioni: i primi quattro piloti, infatti, sono distanziati di 75 millesimi, con in testa Jarno Trulli, seguito da Fernando Alonso, poi Kimi Raikkonen e ralf Schumacher. Il resto del gruppo, capitanato dalle due Williams è a due decimi e mezzo di distacco. Nella seconda sessione, prende la pole provvisoria Kimi Raikkonen, seguito a 24 millesimi da Mark Webber. i due staccano il resto del gruppo guidato da Fernando Alonso e Ralf Schumacher. Male Trulli, a 6 decimi dalla vetta. La somma dei tempi vede Raikkonen e Webber in prima fila, seguiti da Alonso e Ralf Schumacher. In fondo allo schieramento Nick Heidfeld e Rubens Barrichello, che non compiono il giro di qualifica.

Il pubblico è accorso tutto per il loro idolo, Fernando Alonso, che non ha la minima intenzione di deludere la folla.

Alla partenza scatta bene Kimi Raikkonen, un po' meno bene Mark Webber, che si fa superare da Alonso e da Ralf Schumacher. Rimane sulla griglia l'olandese della Minardi, Christijan Albers, che abbandono frustrato la gara.

Al 7 giro Juan Pablo Montoya si gira su se stesso, fortunatamente riesce a ripartire, anche se ha perso tempo e secondi preziosi. Non è fortunato allo stesso modo Vitantonio Liuzzi, che si gira nello stesso punto del colombiano, ma è costretto al ritiro.

Al 35 giro si ferma Michael Schumacher per problemi ad uno pneumatico, che riescono a sostituire. Il tedesco rientra in zona punti, davanti a Mark Webber, però resiste un solo giro, dato che l'auto continua ad avere problemi con la ruota ed è costretto al ritiro.

La vittoria va a Raikkonen davanti ad Alonso e a Trulli.

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Gran Premio di Germania 2003

Hockenheimring.png

Voce principale: Formula 1 stagione 2003.

Il Gran Premio di Germania 2003 è stato un Gran Premio di Formula 1 disputato il 3 agosto 2003 allo Hockenheimring. La gara è stata vinta da Juan Pablo Montoya su Williams.

La Jaguar licenzia Antonio Pizzonia per lo scarso rendimento del pilota brasiliano, mai a punti nelle prime undici gare del campionato, sostituendolo con Justin Wilson; per rimpiazzare il pilota inglese, la Minardi assume il pilota danese di Formula 3000 Nicolas Kiesa.

La Williams domina le qualifiche, con Montoya che conquista la pole position davanti al compagno di squadra Ralf Schumacher. Terzo tempo per Barrichello, seguito da Trulli, Raikkonen e Michael Schumacher; settimo si piazza Panis, approfittando della superiorità delle gomme Michelin e dello scarso carico di carburante sulla sua Toyota. Alle spalle del francese si qualificano Alonso, Da Matta e Coulthard, ancora una volta deludente in qualifica. Come già accaduto nel Gran Premio di Francia, le uniche monoposto tra i primi dieci a montare gomme Bridgestone sono le due Ferrari.

Al via, Montoya scatta bene dalla pole position, ma alle sue spalle si scatena il caos: Ralf Schumacher, partito male, attraversa tutta la pista per chiudere Barrichello, attaccato però a sua volta all'esterno da Raikkonen. Il brasiliano, stretto da entrambi i lati, finisce per toccare la vettura di Raikkonen, innescando una carambola che coinvolge anche Ralf Schumacher; Raikkonen sbatte violentemente contro le barriere, mentre Barrichello finisce nella via di fuga, la vettura troppo danneggiata per continuare. Ralf Schumacher riuscirà a raggiungere i box, ma anche la sua Williams ha riportato danni troppo ingenti per portare a termine il Gran Premio. L'incidente nelle prime file (per il quale Ralf Schumacher sarà a fine gara giudicato dai commissari unico responsabile) causa parecchio scompiglio: Frentzen viene tamponato violentemente da Firman ed entrambi sono costretti al ritiro; anche Wilson è coinvolto nell'incidente, dovendo poi rientrare ai box per far riparare la propria vettura. Per permettere ai commissari di percorso di pulire la pista, la direzione gara fa entrare la safety car, dietro alla quale si allineano Montoya, Trulli, Alonso, Michael Schumacher, Webber, Coulthard, Panis e Da Matta. La corsa riparte alla fine del quarto giro: Montoya prende subito il largo, mentre Coulthard strappa la quinta posizione a Webber dopo un acceso duello.

Non accade praticamente nulla fino alla prima serie di pit stop, aperta da Trulli al 14° giro; una tornata più tardi rifornisce anche Panis, mentre Michael Schumacher, Montoya e Da Matta effettuano la loro sosta al 17° passaggio. Un giro più tardi Coulthard è l'ultimo dei piloti di testa a rifornire. Dopo la prima serie di soste, Montoya comincia a guadagnare un margine molto consistente su Trulli, arrivando a guadagnare anche quasi due secondi al giro: il colombiano, infatti, ha caricato meno benzina degli altri, essendo partito con una strategia sulle tre soste, come i piloti Toyota. Il pilota abruzzese della Renault tiene dietro Alonso, Michael Schumacher e Coulthard, tutti piuttosto vicini tra di loro ma incapaci di sorpassarsi. La situazione rimane invariata fino al 30° giro, quando grazie ad un errore di Alonso Michael Schumacher guadagna la terza posizione. Il primo pilota a rientrare ai box, nel corso del 32° passaggio, è Montoya, il cui vantaggio sugli inseguitori è talmente ampio da permettergli di tornare in pista in prima posizione. Seguono i due piloti della Toyota, che rimangono in sesta e settima posizione, mentre Michael Schumacher e Trulli rientrano contemporaneamente al 38° giro, con il ferrarista che rimane dietro al rivale. Una tornata più tardi rientra ai box anche Alonso; l'ultimo pilota ad effettuare il pit stop è ancora Coulthard, che sopravanza lo spagnolo, portandosi al quarto posto.

Montoya continua ad incrementare il proprio margine sui rivali, mentre Michael Schumacher deve guardarsi da Coulthard, che rimonta lo svantaggio dal pilota tedesco, cominciando a tallonarlo. Montoya, Panis e Da Matta effettuano la loro ultima sosta ai box tra il 49° ed il 50° passaggio, mantenendo rispettivamente la prima, la sesta e la settima posizione. Nel frattempo, Trulli comincia ad accusare un calo di potenza al motore; l'italiano viene raggiunto dai due piloti che lo seguono, cominciando così un lungo duello con Michael Schumacher. Dopo diversi tentativi respinti dal rivale, nel corso del 58° passaggio il tedesco ha la meglio su Trulli, superandolo con una manovra decisa e sfruttando anche la parte esterna della pista. Un giro più tardi, anche Coulthard sopravanza il pilota della Renault, portandosi in terza posizione. Al 63° giro, però, si verifica un colpo di scena: sulla Ferrari di Schumacher si fora la gomma posteriore sinistra, forse a causa della digressione fuoripista per superare Trulli; il pilota tedesco riesce a raggiungere i box, scivolando però al settimo posto. Montoya conquista la seconda vittoria stagionale; chiudono il podio Coulthard e Trulli. Quarto è Alonso, seguito da Panis, Da Matta, Michael Schumacher e Button, che conquista l'ultimo punto disponibile. Grazie a questa vittoria e alle battute di arresto dei fratelli Schumacher e di Raikkonen, Montoya si rilancia in Campionato, dove sale in seconda posizione, scavalcando il finlandese.

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Michael Schumacher

Michael Schumacher alla guida della sua F399 durante il Gran Premio del Canada del 1999

Michael Schumacher (pronuncia ; Hermülheim, 3 gennaio 1969) è un pilota automobilistico tedesco, sette volte campione del mondo in Formula 1, di cui due consecutive con la Benetton (1994 e 1995) e cinque consecutive con la Ferrari (2000, 2001, 2002, 2003, 2004).

Attualmente è il detentore della maggior parte dei record della F1 tra cui quello di titoli, di Gran Premi vinti, di pole position, di giri veloci, di hat trick (pole, vittoria e giro più veloce nella stessa gara) e di punti in carriera. Dopo l'addio alla Formula 1 del 2006 per ritirarsi a vita privata, Schumacher, nel 2007, è però tornato alla Ferrari in veste di tecnico e consulente del team.

Schumacher è stato anche il primo tedesco a divenire campione del mondo di Formula 1 ed è stato l'icona più popolare nella Formula 1, fino al 2006, secondo un sondaggio effettuato dalla FIA.

Michael Schumacher iniziò la carriera all'età di quattro anni, alla guida di un kart sul circuito di Kerpen, gestito dal padre. Nel 1984 venne contattato da un imprenditore della zona, Jürgen Dilk, rimasto impressionato dal ragazzino, che decise di aiutare economicamente; negli anni seguenti il tedesco vinse il titolo Junior tedesco e il campionato europeo a Göteborg (Svezia). Nell'ultima gara avvenne un episodio singolare: proprio all'ultima curva dell'ultimo giro, Zanardi e Orsini presero male la curva, facendo così un fuoripista e regalando a Schumacher non solo la vittoria della gara, ma anche il campionato.

Nel 1988 passò dai kart alle monoposto delle classi superiori. Sempre grazie a Dilk, partecipò al campionato di Formula Ford tedesco e a quello europeo: si piazzò rispettivamente sesto e secondo, in quest'ultimo alle spalle di Mika Salo. Ma nello stesso anno venne aiutato anche da Gustav Hoecker, concessionario del marchio Lamborghini, a gareggiare in Formula König, serie addestrativa che utilizzava telai e motori della Formula Panda italiana: vinse nove gare su dieci laureandosi facilmente campione. Il passaggio scontato per Schumacher sarebbe stato la Formula 3, ma Dilk gli fece capire di non potersela permettere. Ma nel 1989, Willi Weber, proprietario di un team, stupito dalle capacità del giovane pilota tedesco, decise di fargli siglare un contratto biennale per gareggiare in Formula 3. Schumacher chiuse il campionato al secondo posto, battuto di un solo punto da Karl Wendlinger.

Nel 1990 vinse in Messico e si piazzò secondo a Digione e al Nürburgring, e nel 1991 partecipò alla 24 ore di Le Mans, giungendo al 5° posto (insieme a Wendlinger e Kreutzpointer) e marcando il giro più veloce.

Nel frattempo la Mercedes progettò di far ritorno alle gare di F1 dopo l'abbandono del 1955 affidandosi a Jochen Neerpasch come responsabile del reparto corse. Il punto di partenza sarebbe stato la creazione di uno Junior Team Mercedes, che avrebbe partecipato al Campionato di Classe C, sotto la direzione di Peter Sauber. Fecero parte della squadra Heinz-Harald Frentzen, Karl Wendlinger e lo stesso Schumacher.

La Mercedes permise a Schumacher di continuare a gareggiare in F3: nel 1990 aveva vinto il titolo tedesco e le prestigiose gare internazionali di Macao e del Monte Fuji. Ma l'obiettivo principale era la Formula 1 con Schumacher come primo pilota della Mercedes. Il progetto non si realizzò per gli eccessivi costi e la casa tedesca si limitò a fornire il motore alla Sauber.

Nel 1991, invece, il tedesco partecipò al Campionato mondiale sportprototipi, ottenendo una vittoria e concludendo nono. Prese poi parte anche ad una gara di Formula 3000 giapponese, giungendo secondo.

Schumacher debuttò in Formula 1 nel 1991 al volante della Jordan. La squadra irlandese, rivelazione della stagione, ebbe necessità di sostituire nel Gran Premio del Belgio (circuito di Spa) Bertrand Gachot, in stato di arresto a Londra.

La Mercedes lo girò quindi al team di Eddie Jordan per 150.000 dollari.

Il tedesco, qualificatosi alle prove al settimo posto, concluse la gara dopo poche centinaia di metri a causa della rottura della frizione.

La prestazione in Belgio lo portò comunque all'attenzione dei top team: Flavio Briatore, direttore della Benetton, gli offrì subito un contratto, che portò Schumacher ad affiancare Nelson Piquet. La questione contrattuale con il team Jordan venne chiusa con il trasferimento alla squadra irlandese della seconda guida della Benetton, Roberto Moreno. Nelle rimanenti gare della stagione 1991 ottenne alcuni punti entrando nella classifica generale.

Al termine della stagione, Piquet lasciò la Formula 1 e venne sostituito alla Benetton da Martin Brundle. La stagione 1992 fu monopolizzata dalle Williams-Renault. Schumacher cominciò ad inserirsi stabilmente nelle posizioni di testa, ottenendo alcuni podi, fino alla prima vittoria, di nuovo a Spa, nel Gran Premio del Belgio. Alla fine della stagione fu terzo in classifica mondiale, dietro le Williams di Nigel Mansell e Riccardo Patrese e davanti ad Ayrton Senna, tradito in diverse occasioni da una McLaren spesso inaffidabile. Cominciò a delinearsi la rivalità tra il fuoriclasse brasiliano e l'emergente pilota tedesco: in Brasile Schumacher accusò pubblicamente Senna di averlo ostacolato in gara con comportamenti poco corretti, mentre in realtà era stata l'elettronica della McLaren la causa degli improvvisi rallentamenti del brasiliano. In Francia, il tedesco tamponò Senna al primo giro: dopo l'interruzione della gara per la pioggia, il brasiliano, dismessa già la tuta da gara, discusse animatamente con Schumacher, rimproverandolo, tenendo a distanza le telecamere, per il suo comportamento in Brasile, quando il tedesco lo aveva accusato di rallentarlo volutamente e chiedendogli spiegazioni sull'accaduto. La rivalità proseguì ad Hockenheim, in Germania, durante una sessione di test in cui i due si sfiorarono più volte con le ruote ed ai box arrivarono quasi alle mani.

Nella stagione 1993 la Benetton ottenne una fornitura esclusiva di motori Ford, superiori a quelli (versione clienti) forniti alla McLaren. Inoltre, nuovi sistemi di controllo della trazione (introdotti però solo a metà stagione) e di sterzata sulle quattro ruote permisero di rendere ulteriormente competitiva la vettura del pilota tedesco. Il nuovo compagno di squadra di Schumacher era Riccardo Patrese. Nel corso della stagione, il tedesco ottenne alcuni podi ed un'ulteriore vittoria in Portogallo, però non fu mai realmente in lotta per il titolo, vinto ancora dalla Williams-Renault con Prost. La Williams, anzi, dominò le gare, e l'unica vera resistenza le venne da parte di Senna: il pilota brasiliano nella prima parte di stagione si dimostrò fortemente competitivo, ottenendo anche per il proprio team la stessa fornitura di motori della Benetton a partire da metà stagione. Dietro di loro, Damon Hill e, appunto, il tedesco.

Il 1994 fu per la Formula 1 l'anno della rivoluzione tecnica introdotta dal presidente FIA, Max Mosley: venne abolita l'elettronica impiegata fino ad allora nelle sospensioni attive, nel controllo di trazione e nei meccanismi di partenza automatici. Vennero anche introdotti i rifornimenti in gara, nella speranza di aumentare lo spettacolo e la competizione, dopo due annate dominate da un solo team. La Benetton si presentò come una delle squadre candidate alla lotta per il titolo mondiale, nonostante fosse dotata del motore V8 Ford contro il V10 Renault che equipaggiò la Williams, team che ingaggiò anche Ayrton Senna. La stagione fu funestata fin dagli esordi dai gravi incidenti di JJ Lehto a Silverstone, che lo costrinsero a saltare le prime gare, e di Jean Alesi, anch'egli costretto a saltare due gran premi. Le prime due gare furono dominate da Schumacher, con Senna che sbagliò in Brasile ed uscì di pista alla partenza in Giappone, tamponato da Mika Häkkinen.

Il successivo fine settimana, a Imola, con la morte di Senna e Roland Ratzenberger, il ferimento di Rubens Barrichello ed i gravi incidenti in partenza e corsia box che coinvolsero anche spettatori e meccanici, segnò un punto di svolta per la Formula 1, che procedette a una riforma profonda. La FIA introdusse una serie di misure correttive per migliorare la sicurezza, in successivi interventi regolamentari, mentre in pista Schumacher continuò con ottime prestazioni, cogliendo vittorie a Monaco, Canada e Francia, oltre ad un secondo posto a Barcellona conquistato con il cambio bloccato in quinta marcia. Al termine del Gran Premio di Francia, il vantaggio del tedesco sul suo immediato inseguitore, Damon Hill, era di quasi quaranta punti. Inoltre dopo la morte di Senna e Ratzenberger il pilota tedesco divenne il presidente della Grand Prix Drivers' Association, riformatasi dopo 12 anni.

Le settimane successive videro accadere più cose nelle aule dei tribunali che in pista: a Silverstone, Schumacher superò Hill nel giro di ricognizione, non scontò una penalità comminatagli e venne squalificato. La scuderia spiegò l'accaduto come un errore di comunicazione tra i commissari di gara e la squadra. Il mancato rispetto della bandiera nera venne punito con ulteriori due gare di squalifica, ma la Benetton fece appello, per permettere al pilota di correre almeno la gara di casa. In Germania Schumacher dovette comunque ritirarsi, mentre l'auto del compagno di squadra Jos Verstappen si incendiò durante il rifornimento, per fortuna senza conseguenze serie. La successiva indagine della FIA stabilì l'irregolarità del dispositivo di rifornimento della Benetton, che si andò ad aggiungere ad un'altra presunta irregolarità sull'utilizzo di un sistema di controllo per la partenza. Al Gran Premio del Belgio il pilota tedesco vinse ancora, ma l'eccessivo consumo del fondo in legno (anche a causa di un testacoda su un cordolo in gara), introdotto a partire dal Gran Premio di Germania precedente, portò ad una nuova squalifica.

Schumacher saltò i due Gran Premi successivi per i fatti del Gran Premio di Gran Bretagna e quando tornò in pista, a Jerez, il suo vantaggio si era ridotto ad un punto. A Jerez vinse, ma venne battuto da Hill nel Gran Premio del Giappone, corso in condizioni di bagnato intenso, e i due rivali si presentarono alla gara finale divisi da un solo punto. Schumacher dominò la prima parte del Gran Premio di Australia davanti ad Hill, fino a quando, al 35° giro, il tedesco uscì di pista ed andò sbattere contro un muretto, danneggiando irrimediabilmente la vettura, che fu spinta in pista dalla forza d'inerzia. Proprio nello stesso momento sopraggiungeva Damon Hill, che alla curva successiva lo attaccò, proprio mentre il tedesco stava sterzando per curvare: ne derivò un contatto che causò il ritiro di entrambi. La manovra fu molto contestata e il pubblico si divise. La maggior parte degli appassionati, come Alan Henry , sosteneva che la mossa del tedesco fosse volontaria e altri come Murray Walker che tutto fosse involontario. La collisione venne valutata discutibilmente come un normale incidente di gara e Schumacher non venne sanzionato. Il titolo di Campione del Mondo 1994 andò quindi al pilota tedesco, che divenne il primo campione mondiale della sua nazione.

Nella stagione 1995 la Benetton montò lo stesso motore Renault V10 utilizzato dalla Williams e Schumacher fu affiancato da Johnny Herbert. La prima fase del mondiale fu controversa: in Brasile il tedesco fu vittima di un incidente nelle prove causato dalla rottura del piantone dello sterzo. Vinse la gara, grazie anche al ritiro di Hill, ma la vittoria fu inizialmente annullata per non conformità del carburante utilizzato; la decisione finale della FIA fu però quella di confermare il piazzamento dei piloti e di sottrarre i punti alle squadre per il campionato costruttori. Dopo un brutto incidente ad Imola, Schumacher tornò alla vittoria nel Gran Premio di Spagna. A Silverstone ed a Monza fu protagonista di due incidenti con Hill, che lo tamponò in entrambe le occasioni, mentre i due erano in lotta per il primato nella corsa. A Spa vinse partendo dal sedicesimo posto e duellando per diversi giri su pista bagnata con gomme d'asciutto contro Hill, munito di invece di pneumatici da pioggia. Il tedesco conquistò il titolo con due gare di anticipo, sul circuito di Aida nel Gran Premio del Pacifico. Con la successiva gara in Giappone, la squadra conquistò il titolo costruttori sfuggitole l'anno precedente.

Già a campionato inoltrato, Schumacher aveva però preso la decisione di cambiare team e in estate firmò un contratto biennale con la Ferrari.

Nel 1996, Schumacher passò alla Ferrari, scuderia con la quale sarebbe divenuto il pilota più titolato della storia della Formula 1. Ricopriva il ruolo di prima guida al fianco di Eddie Irvine.

L'esordio con la Ferrari fu difficile. La squadra non vinceva un titolo mondiale piloti dal lontano 1979 (e un titolo costruttori dal 1983), il clima non era ottimale ed il divario tecnico con le scuderie inglesi sembrava incolmabile.

La stagione 1996 fu dominata dalle Williams-Renault di Hill e Jacques Villeneuve. Dopo sei gare con una vettura inaffidabile e un errore del pilota a Montecarlo, in cui Schumacher, partito dalla pole position, fu subito sorpassato da Hill e poi scivolò su un cordolo bagnato, sbattendo già nel corso del primo giro, arrivò la prima memorabile vittoria su Ferrari al Gran Premio di Spagna sotto la pioggia. Al GP di Catalunya, Michael, dopo essere partito male facendo pattinare le gomme sulla pista allagata, fu protagonista di una incredibile rimonta guadagnando fino a 5 secondi al giro sui piloti di testa, superandoli ed arrivando al traguardo con un minuto scarso di vantaggio sul secondo in classifica finale Jean Alesi. Spettacolare fu il modo in cui il tedesco interpretò quella pista allagata, percorrendo i curvoni del circuito ad una velocità a vista d'occhio superiore a quella dei diretti avversari e con traiettorie che solo lui sapeva ed aveva il coraggio di percorrere. A questo successo seguirono cinque gare con tre punti conquistati sempre a causa della scarsa affidabilità della F310; in Canada si staccò un semiasse all'uscita da un pit stop mentre in Francia al tedesco si ruppe il motore addirittura nel giro di ricognizione, unitamente a vari problemi al cambio. Ma al Gran Premio del Belgio, poi, Schumacher tornò alla vittoria sopperendo al divario tecnico dalla Williams di Villeneuve che comunque si era ridotto nel corso della stagione, replicando il successo anche a Monza e concludendo le ultime due gare sul podio. La prima stagione del pilota alla Ferrari fu quindi incostante con 3 vittorie (in Spagna, a Spa ed a Monza) ed una serie di ritiri soprattutto per problemi meccanici. Il tedesco concluse comunque il mondiale al terzo posto.

Durante il 1997, il divario tecnico con la Williams si ridusse, grazie anche alla nuova vettura, la F310B, che risultò molto affidabile e di altri tecnici come Ross Brawn e Rory Byrne, che già avevano lavorato con Schumacher negli anni precedenti. Nonostante ciò, a inizio stagione la Williams si dimostrò più veloce vincendo in Brasile e Argentina con Villeneuve e a Imola con Frentzen, ma il tedesco recuperò punti a partire dal Gran Premio di Monaco, andando a comandare la classifica, arrivando ad avere circa venti punti sul rivale canadese. Nelle ultime tre gare, però, Villenuve recuperò punti, sia a causa di un errore di Schumacher in Austria, sia per errori di altri piloti, come al Gran Premio del Lussemburgo, quando il tedesco venne tamponato dal fratello poco dopo il via. Si giunse quindi alla gara decisiva per l'assegnazione del titolo mondiale a Jerez de la Frontera. Qui Schumacher, in vantaggio di un punto, dopo essere partito meglio fu raggiunto dal canadese che all'uscita dai box dopo il cambio gomme si dimostrò nettamente più performante e lo attaccò alla curva 6 (Dry Sac) nel corso del 48° giro; Schumacher, sorpreso dall'attacco, tentò di difendersi frenando al centro della pista ma venne ugualmente affiancato dalla Williams dell'avversario, in questa manovra di difesa inoltre, in un ultimo disperato tentativo di resistenza, tentò di stringerlo sul cordolo interno colpendo la Williams Renault sulla fiancata sinistra; Villeneuve ebbe la meglio, il tedesco lo colpì a sorpasso quasi completato danneggiando la sospensione anteriore destra della F310B ed uscendo conseguentemente di pista, pregiudicando ogni possibilità di vittoria. La scorrettezza gli costò anche il secondo posto in classifica finale, in quanto la FIA, l'11 novembre dello stesso anno lo escluse dalla classifica piloti. In questa occasione la manovra di Schumacher venne condannata anche dai media italiani e tedeschi.

Nel 1998 la Williams affrontò un periodo di transizione, e la McLaren si rivelò il team da battere, nonostante potesse contare su piloti con poca esperienza nella lotta per il mondiale. Per la Ferrari la stagione iniziò male, il divario tecnico con la McLaren parve incolmabile, ma il ferrarista fu protagonista di una rimonta che partì dal Gran Premio del Canada fino all'ultima gara. Durante questa avvenne al Gran Premio di Gran Bretagna un episodio abbastanza contestato: a Schumacher, in testa alla corsa, a 12 giri dal termine, venne data una penalità di dieci secondi da scontare. In Ferrari, però, c'era confusione in quanto non si riuscì a capire come questa doveva essere affrontata: se con uno stop&go oppure con dieci secondi aggiunti al tempo finale. Così facendo la comunicazione arrivò al tedesco a tre giri dalla fine, così che Schumacher effettuò lo stop&go all'ultimo giro, tagliando il traguardo appena giunto al suo box. Da notare che inizialmente gli stewart avevano optato per dieci secondi aggiunti al tempo finale cambiando idea solo in un secondo momento. Si arrivò quindi a Suzuka, ultima gara del campionato. A Schumacher alla partenza in pole position si spense il motore, e fu costretto a partire dall'ultima posizione. Mika Häkkinen vinse la gara agevolmente e diventò campione del mondo. Non fu Suzuka l'unica occasione mancata: a Spa non approfittò del ritiro del pilota finlandese, a causa del tamponamento occorso con David Coulthard che accusò poi di aver rilasciato l'acceleratore di proposito per provocare l'incidente (memorabile la scena in cui Michael andò a cercare Coulthard nel box McLaren rischiando la rissa).

Il 1999 sembrò essere l'anno buono. La nuova F399 non era al livello della McLaren in termini di prestazioni, ma si dimostrò molto più affidabile ed il gap con la scuderia inglese venne colmato nel corso della stagione sfruttando la galleria del vento per migliorare la vettura. Schumacher dopo le prime cinque gare era ampiamente in testa alla classifica mondiale, ma a causa di un errore al Gran Premio del Canada, in cui perse il controllo della vettura e si schiantò nell'ultima curva prima del traguardo a pochi giri dal termine mentre era al comando ed un quinto posto in Francia, Häkkinen riprese il comando della classifica. Nel Gran Premio di Gran Bretagna (Silverstone), poi, Schumacher fu vittima di quello che si rivelò il più grave incidente della sua carriera (attribuito, dai tecnici di Maranello ad un problema allo spurgo di un freno), in cui si procurò la frattura della gamba destra, e dovette rinunciare a gareggiare, sostituito dal finlandese Mika Salo, fino al penultimo gran premio, quello della Malesia, dove conquistò la pole, e dopo essere stato tutta la gara in testa alla corsa, lasciò la vittoria a pochi giri dalla fine al compagno di scuderia Eddie Irvine, in lotta per il titolo mondiale. Nell'ultima gara, invece, il tedesco sbagliò la partenza e Häkkinen ne approfittò per superarlo e vincere gara e mondiale. Schumacher concluse il campionato quinto con 46 punti. Ogni situazione venutasi a creare è comunque sempre stata contraddistinta da stima e rispetto tra il finlandese, vincitore del titolo, e il tedesco, appunto, infortunato.

Nel 2000, poco prima che la stagione cominciasse, ci fu la rottura del contratto fra la scuderia di Maranello ed Irvine (che era stato in Ferrari l'unico compagno di squadra avuto dal tedesco) per rivalità interne (dopo aver ottenuto il secondo posto nella stagione precedente, reclamava il ruolo di prima guida).Il nord irlandese allora si accasò alla Jaguar, scuderia che aveva rilevato la Stewart, e venne sostituito dal promettente brasiliano di origini italiane Rubens Barrichello proveniente proprio dalla Stewart.

La stagione iniziò con una lunga serie di vittorie: la F1 2000 fu estremamente competitiva e affidabile, tanto che Schumacher si ritrovò ad avere al Gran Premio del Canada 58 punti contro i 32 del campione in carica Mika Häkkinen. La lotta per il titolo si era, però, già ristretta al tedesco, allo scozzese Coulthard e ad Häkkinen. A partire dalla Francia, il tedesco non riuscì a terminare le tre gare successive, e al Gran Premio d'Ungheria il finlandese riuscì a superare Schumacher in classifica piloti (64 contro i 62 del tedesco), mentre Coulthard era a 58 punti. Da Monza, però, il ferrarista fu capace di rimontare e vincere il campionato a Suzuka l'8 ottobre, dopo quattro anni di vittorie di Williams e McLaren, riportando il titolo piloti a Maranello dopo 21 anni (l'ultimo a vincerlo fu nel 1979 il sudafricano Jody Scheckter).

Nel 2001 la Ferrari F2001 si dimostrò, sin dai primi Gran Premi, più competitiva sia della Williams-Bmw e McLaren. Nei primi quattro Gran Premi, la lotta fra David Coulthard e Schumacher fu serrata: l'inglese era a quota 27 punti, con il tedesco ad una sola lunghezza di distacco. Dopodiché, il tedesco mise a segno una serie di podi e vittorie, che gli permisero di prendere le distanze dal resto del gruppo, mentre la McLaren dovette fare i conti con numerosi problemi di affidabilità e competitività. Da segnalare la stagione negativa di Häkkinen, che si riprese solo verso la fine del campionato.

Schumacher vinse facilmente il suo quarto titolo in Ungheria, raggiungendo il record di Alain Prost e battendone alcuni, come quello di Nigel Mansell riguardante i punti conquistati in una stagione (123 contro i 112 dell'inglese). Inoltre, per la prima volta, due fratelli (Michael e Ralf Schumacher) conclusero entrambi sul podio. Secondo arrivò, appunto, Coulthard a ben 58 punti di distanza, mentre il compagno di squadra Rubens Barrichello concluse terzo.

Si giunse così al 2002: Schumacher aveva ben 4 titoli mondiali da difendere. Già dalla prima gara, come nelle due stagioni precedenti, la Ferrari dominò il campionato; l'unica scuderia in grado di opporsi fu la Williams, con il fratello Ralf e Juan Pablo Montoya. La McLaren ebbe un inizio difficile, così come Barrichello. Fino al Gran Premio di Monaco (che vide la vittoria di Coulthard e la ripresa delle McLaren), le scuderie rivali si mantennero vicine alla Ferrari nel Campionato Costruttori. Ma dopo di esso, un ritrovato Barrichello mise la parola "fine" (6 vittorie per Schumacher e 4 per lui) alla competizione. Il tedesco vinse quindi il suo quinto titolo mondiale con 144 punti, completando ogni gara sul podio e vincendone ben 11, confermandosi campione già il 21 luglio al GP di Francia ed eguagliando il record di Fangio. Secondo fu Barrichello con 77 punti, mentre Montoya terminò la stagione terzo a 27 lunghezze dal brasiliano. In questa stagione avvenne anche un contestatissimo episodio al Gran Premio d'Austria, nel quale Barrichello, a pochi metri dall'arrivo cedette la vittoria al tedesco per ordini di scuderia. Sul podio Schumacher, turbato dai fischi con cui il pubblico aveva accolto i piloti alla premiazione, cedette il gradino più alto del podio al compagno di squadra e lo fece sedere nella postazione del vincitore in occasione della conferenza stampa. Il risultato finale provocò la piena disapprovazione del pubblico austriaco e per l'occasione la FIA multò il team di Maranello con un milione di dollari, per aver violato le norme di comportamento sul podio ed in conferenza stampa, e varò una norma contro gli ordini di scuderia.

Il mondiale 2003 iniziò con alcune modifiche apportate al regolamento volte a contenere lo strapotere del tedesco, apportate in particolar modo alle qualifiche e all'assegnazione dei punteggi. L'inizio stagione gli fu sfavorevole: David Coulthard si aggiudicò il primo Gran Premio, mentre Schumacher si dovette accontentare del 4° posto, a causa di un suo errore che portò alla rottura di un deflettore. Nelle due gare seguenti (intraprese ancora con la vecchia F2002) i risultati non furono migliori (un sesto posto e un ritiro). Al quarto Gran Premio, l'introduzione della nuova e più competitiva F2003GA permise al tedesco di tornare a vincere per tre volte di fila. A questo punto, Kimi Raikkonen (che aveva realizzato una serie di podi corredati anche da una vittoria in Malesia) si trovava ancora in vantaggio di due punti rispetto al ferrarista (40 a 38), ma dopo il Gran Premio del Canada Schumacher prevalse (54 punti, contro i 51 del finlandese). La Ferrari si dimostrò in seguito poco competitiva sia in Germania che in Ungheria (l'8° posto del tedesco all'Hungaroring permise a Raikkonen di appaiarsi nuovamente in testa alla classifica). La causa di questo improvviso calo di prestazioni era dovuta alle gomme Bridgestone, che con le alte temperature non riuscivano ad essere competitive e, in parte, per l'aerodinamica troppo rigida. Anche Juan Pablo Montoya si riavvicinò al tedesco, con una serie di ben sette podi di fila. A partire dal Gran Premio d'Italia il tedesco ritornò poi alla vittoria, ripetendosi anche negli Stati Uniti. Si giunse quindi a Suzuka con una situazione molto tesa: 92 punti per Schumacher, Raikkonen con 83 e a seguire Montoya (82). Vinse Rubens Barrichello seguito da Raikkonen e Coulthard. Al tedesco bastò un ottavo posto per essere ancora campione del mondo e alle sue spalle giunsero Räikkönen‎ a soli 2 punti di distacco e Montoya a 11 punti. Dietro ai primi tre, il compagno di squadra Rubens Barrichello con 65 punti, reduce da una stagione altalenante (ma con due vittorie) e Ralf Schumacher (Williams) con 58, anche quest'ultimo con due vittorie all'attivo.

Nel 2004, la Ferrari ripeté il copione del 2002, vincendo il primo appuntamento stagionale all'Albert Park. Schumacher vinse anche le quattro gare seguenti. Dopo le prime cinque gare, la situazione era questa: gli attesi Montoya e Raikkonen, a dispetto dei pronostici, cedettero il passo al ritrovato Barrichello, al pilota della BAR Jenson Button e ad un giovane pilota della Renault, Fernando Alonso. Questa serie positiva si fermò però a Monaco: il tedesco venne tamponato da Montoya, in regime di safety-car, in un concitato Gran Premio, che vide il ritiro di oltre dieci vetture. La gara venne vinta da Jarno Trulli, compagno di squadra di Alonso, seguito da Button e Barrichello. Dopodiché, Schumacher vinse altri sette Gran Premi, laureandosi per la settima volta Campione del Mondo a Spa, a quattro gare dal termine della stagione. Negli ultimi Gran Premi, si notò il ritorno di Raikkonen, che vinse proprio in Belgio, mentre l'ultima gara della stagione venne vinta da Montoya. Anche questa fu una stagione da record: il tedesco ottenne 13 vittorie su 18 gare, e batté vari record: vittorie, podi, giri veloci, punti e chilometri al comando delle gare. I risultati di fine campionato: Schumacher con 148 punti, Barrichello con 114 ed un ottimo Button a 85 punti, con Alonso (59) fuori dal podio mondiale. In classifica costruttori la Ferrari vinse, mentre le rivali McLaren e Williams non riuscirono ad ottenere risultati simili agli anni precedenti e arrivarono rispettivamente al quinto e al quarto posto, tanto che a seguire la Ferrari furono la rivelazione BAR motorizzata Honda, anche se distaccata di ben 143 punti, più del doppio (da notare anche il terzo posto della Renault, che divenne campione l'anno successivo).

La stagione 2005 iniziò alquanto male per Schumacher: al Gran Premio d'Australia ottenne solo un mesto ritiro per i danni riportati nel contatto con Heidfeld, mentre il compagno di squadra Barrichello arrivò secondo. Fernando Alonso, invece cominciò l'anno molto bene, arrivando terzo al primo Gran Premio, mentre vinse i due seguenti segnalandosi come principale contendente al titolo mondiale. La Ferrari non era competitiva, e Renault e McLaren presero velocemente il largo.

A metà stagione, al Gran Premio degli Stati Uniti di Indianapolis, successe qualcosa di insolito: durante le qualifiche (con la pole di Jarno Trulli) il fratello Ralf Schumacher ebbe un terribile incidente alla sopraelevata, dovuto all'inaffidabilità delle gomme Michelin su quel tracciato. Le proposte di inserire una chicane furono vane: la FIA non accettò modifiche al percorso o l'invalidamento dei punti ottenuti in gara, per cui i piloti con gomme Michelin percorsero solamente il giro di ricognizione prima di rientrare nei box. Alla partenza, si schierarono quindi solo sei vetture: le Minardi, le Jordan e le Ferrari. La vittoria andò quindi a Schumacher, seguito da Barrichello e da Tiago Monteiro su Jordan.

Il campionato piloti fu vinto da Fernando Alonso, quello costruttori dalla Renault; il ferrarista si classificò terzo con 2 punti sul quarto, Montoya e lontano dal campione Alonso e dal secondo classificato Räikkönen‎ rispettivamente di 71 e 50 punti; ugualmente deludente fu il risultato della Classifica Costruttori: la Ferrari fu terza alle spalle di Renault (91 punti di distanza) e McLaren (82 punti di distanza).

Si giunse così alla stagione 2006. Barrichello, stanco di essere all'ombra di Schumacher, decise di rompere il contratto con la Ferrari e ne stipulò uno nuovo con la Honda, che aveva nel frattempo rilevato la BAR. La Ferrari, senza la seconda guida, la rimpiazzò prontamente con Felipe Massa (già collaudatore della Ferrari negli anni precedenti), un pilota brasiliano di origini italiane che la stessa Ferrari aveva mandato alla Sauber Petronas negli anni precedenti per fare pratica. Il Gran Premio del Bahrein vide un buon 2° posto di Schumacher, beffato da Alonso con la strategia dei pit stop, mentre Massa arrivò nono dopo un testacoda. Proprio al GP del Bahrain il tedesco eguagliò il record di pole position fino ad allora appartenuto ad Ayrton Senna. La Ferrari aveva ancora problemi, ma Schumacher vinse la quarta gara del mondiale, il Gran Premio di Imola, dando così un'ottima impressione della vettura.

Seguì un'altra vittoria del tedesco e quattro di Alonso. In mezzo a queste ci fu anche una contestata vicenda avvenuta al Gran Premio di Monaco: a pochi minuti dal termine della Q3 (l'ultima manche delle qualifiche), Schumacher aveva registrato il miglior tempo, ed aveva quindi ipotecato la pole-position. Durante il giro di ritorno, il tedesco sbandò alla curva Rascasse, proprio mentre il rivale Alonso stava terminando il suo ultimo tentativo. Con l'esposizione delle bandiere gialle, lo spagnolo dovette rallentare, giungendo al traguardo con soli 64 millesimi di distacco da Schumacher. Flavio Briatore, il team manager Renault, poche ore dopo sporse reclamo alla FIA. Questa aprì subito un'inchiesta. La Renault sostenne che la manovra del pilota tedesco era intenzionale e fatta per impedire ad Alonso di partire al primo posto, visto che stava ottenendo ottimi tempi, mentre la scuderia italiana disse che il tedesco stava migliorando i suoi tempi e non avrebbe avuto senso bloccare la propria vettura in mezzo alla pista; questa tesi venne anche sostenuta grazie ad un gesto di stizza di Schumacher appena fermatosi. La sera del sabato la FIA riconobbe il tedesco come colpevole e come penalità gli fu imposto di partire dall'ultima posizione. Tuttavia Schumacher riuscì in gara ad aggiudicasi il 5° posto.

Anche in questa stagione fu Alonso a dominare: prima del Gran Premio degli Stati Uniti arrivò ad avere 25 punti di vantaggio su Schumacher. A questo punto, il ferrarista mise a segno una serie di vittorie consecutive che gli consentirono di riaprire la pratica Mondiale, che sembrava già chiusa. Nonostante un errore al GP di Ungheria, a causa di una scelta strategica del team di Maranello nel mantenere le gomme intermedie con pista oramai asciutta che costrinse di fatto Schumacher al ritiro a pochi giri dalla fine con Alonso ormai ritirato, dopo il Gran Premio di Monza, gara nella quale il rivale spagnolo ruppe il motore quando si trovava in 3° posizione con il tedesco al comando, Schumacher aveva solo due punti di svantaggio da recuperare, e la Ferrari era in testa al Campionato Costruttori. Dopo la vittoria in quest'ultimo gran premio, il 10 settembre 2006 annunciò ufficialmente il ritiro dalle competizioni (notizia comunque già nell'aria da qualche mese).

Il 1° ottobre 2006 in Cina, dopo la pole position di Alonso e il secondo posto di Fisichella, Schumacher, penalizzato nella prima parte di gara dalle performance delle gomme Bridgestone sotto la pioggia battente, rimontò con il cessare di questa ed il conseguente progressivo asciugamento della pista e vinse il Gran Premio di Cina, passando al primo posto in classifica piloti a pari punti con Alonso. A questo punto, con ancora due eventi stagionali da disputare, il pilota tedesco aveva la concreta possibilità di vincere il mondiale, mentre la Renault era per un punto in testa alla classifica costruttori a causa del ritiro di Felipe Massa.

Al Gran Premio del Giappone, a Suzuka, le Ferrari partirono al 1° e 2° posto, mentre le Renault occuparono la 3° fila. Schumacher scattò bene e dopo pochi giri superò Massa. Nonostante Alonso fosse partito 5°, superò già al via Trulli e si tenne dietro a Ralf Schumacher, che sopravanzò al momento della sosta ai box; ma al 37° giro si ruppe il motore della vettura di Schumacher a causa dell'improvviso ed imprevisto cedimento di una valvola pneumatica del V8 Ferrari (rottura del motore che non accadeva dal 2000, a Magny Cours) e fu costretto al ritiro. «È finita, puntiamo al titolo costruttori» dichiarò a fine corsa.

Disputò l'ultima gara della sua carriera il 22 ottobre 2006, sul circuito di Interlagos in Brasile. Prima della gara, durante la cerimonia, l'ex calciatore brasiliano Pelé gli donò un trofeo alla carriera. Il fine settimana non fu molto fortunato per il tedesco che arrivò quarto dopo una gara in rimonta: partito decimo, a causa della rottura della pompa della benzina avvenuta il giorno precedente (cosa che non gli permise di segnare il proprio tempo nell'ultima sezione delle qualifiche, relegandolo perciò all'ultimo posto disponibile, il 10°), rimontò subito quattro posizioni, e dopo aver sorpassato Fisichella sul rettilineo del traguardo, per un contatto con lo stesso, forò uno pneumatico e fu costretto a percorrere quasi un giro intero, molto lentamente, prima di raggiungere la corsia dei box. Dopo la sosta, Schumacher si trovava all'ultimo posto a circa 38" dal penultimo, di poco davanti al compagno di squadra Felipe Massa (che per l'occasione vestiva una tuta con i colori verdeoro). Il tedesco, però, riuscì a rimontare abbassando più volte il tempo sul giro, compiendo 13 sorpassi in poco più di 40 giri rimasti, ottenne infine il quarto posto. A pochi giri dalla fine, compì il suo ultimo sorpasso ai danni di Räikkönen‎, suo successore alla guida della Ferrari l'anno successivo. Il mondiale così terminò con la seconda vittoria consecutiva dello spagnolo Alonso seguito al secondo posto da Michael a 13 punti di distanza. Titolo costruttori di nuovo alla Renault, che superò la casa di Maranello di soli 5 punti; questi risultati dimostrano comunque la riconquistata competitività della scuderia italiana.

Schumacher non ha abbandonato definitivamente la Ferrari, prendendo parte ad alcune gare del 2007 come superconsulente, notizia che era stata anticipata a gennaio dal quotidiano tedesco Die Welt. Il tedesco ha esordito nel Gran Premio di Spagna 2007, riproponendosi in quello di Montecarlo e dopo ancora in quello del Canada, come assistente di Jean Todt. Dal GP di Ungheria in poi ha annunciato che non sarà più al muretto Ferrari fino alla fine della stagione, volendosi dedicare maggiormente alla sua famiglia e perché si sente superato. Il 13 novembre 2007 è tornato in pista a Barcellona in veste di collaudatore, effettuando 64 giri con una Ferrari F2007 senza dispositivi elettronici e segnando il miglior tempo delle due giornate di test; successivamente ha anche partecipato ai test tenutisi a Jerez il 6 dicembre 2007 e il 7 dicembre 2007 realizzando anche ottimi tempi su giro, pur confermando di non voler prendere parte a nessun campionato automobilistico. A gennaio del 2008 il Presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo ha confermato l'impiego di Schumacher come terzo pilota della scuderia e come addetto allo sviluppo della vettura.

Sempre nel 2008, ha partecipato (sotto il falso nome di "Marcel Niederhausen") al campionato tedesco di Superbike. Nonostante ciò il tedesco ha affermato di non voler intraprendere una seconda carriera sportiva. Attualmente è membro per la Germania della Commission for Global Road Safety della FIA e delle Nazioni Unite.

L'11 febbraio 2009 Schumacher, durante un allenamento privato sul circuito di Cartagena, ha perso il controllo della sua Honda CBR 1000 ed è caduto malamente. Subito soccorso, è rimasto qualche minuto privo di conoscenza. Traportato in ospedale è stato dichiarato fuori pericolo e le sue condizioni non destano preoccupazione.

Schumacher ha ricevuto numerose onorificenze sia durante la sua carriera che dopo il suo ritiro. Il primo caso riguarda il ricevimento del premio Laures World Sportsman of the Year, ricevuto in due occasioni: nel 2002 e nel 2004. È stato inoltre candidato altre quattro volte.

Dopo il ritiro a lui è stata dedicata la curva S Schumacher che si trova sul circuito del Nurburgring.

Il tedesco ha ricevuto anche dalla FIA la medaglia d'oro per gli sport motoristici 2006 ed è stato proclamato ambasciatore svizzero per il Campionato europeo di calcio 2008.

Il tedesco ha anche presentato la cerimonia per la vittoria del team tedesco nell'A1 Grand Prix, venendo acclamato dal pubblico presente. Inoltre gli verrà presto dedicato un grattacielo a Dubai.

Il più importante record che Schumacher non ha battuto è stato quello del maggior numero di Gran Premi disputati detenuto da Rubens Barrichello con oltre 270 gare disputate. Altri due importanti record che non è stato in grado di battere sono quello del maggior numero di pole position in una stagione, detenuto da Nigel Mansell (14, contro le 11 di Schumacher), e per il maggior numero di pole position consecutive, detenuto da Ayrton Senna (8, contro le 7 del tedesco).

Il fratello Ralf è stato fino al 2007 un altro pilota del mondiale di Formula 1. Sposato nell'agosto del 1995 con Corinna (che era un tempo la fidanzata di Heinz Harald Frentzen che lasciò proprio per l'attuale marito) Michael Schumacher ha due figli, Gina Maria nata a febbraio del 1997 e Mick nato a marzo del 1999; la famiglia vive nel Canton Vaud in Svizzera dal 1996. Nel 2007 Schumacher ha fatto costruire a Gland, sul Lago di Ginevra una grandissima villa, che è stata ultimata il 28 novembre. Possiede anche un'abitazione e un autodromo a Kerpen, dove è cresciuto un altro pilota di Formula 1: Sebastian Vettel. È di recente diventato proprietario di un team di kart, il KSM motorsport, acronimo di Kaiser, Schumacher e Muchow.

Schumacher è a volte, direttamente o indirettamente, presente in alcuni film. La sua prima apparizione risale al 2006, quando nel cartone animato Cars - Motori ruggenti della Pixar venne raffigurato con l'aspetto di una Ferrari F430. Lo stesso Schumacher doppiò poi la voce della vettura in tutte le lingue e nella versione italiana pronuncia anche una frase in dialetto modenese. Nel 2008 è apparso nel film Asterix alle Olimpiadi nel ruolo di un condottiero di bighe chiamato Schumix, recitando insieme a Jean Todt.

L'ex pilota tedesco è stato spesso attivo per quanto riguarda le iniziative benefiche. Per molti anni ha giocato a calcio con la nazionale piloti o ha partecipato a varie partite il cui ricavato era devoluto in beneficenza.

Schumacher è inoltre dal 2002 ambasciatore speciale dell'UNESCO al quale ha donato un milione e cinquecento mila euro.

Il tedesco ha anche fatto una donazione di circa 10 milioni di euro per le vittime dello tsunami del 2004.

Per la parte superiore



Formula 1 stagione 2005

David Coulthard su Red Bull

Il campionato mondiale di Formula 1 del 2005 si è disputato tra il 6 marzo (Melbourne in Australia) e il 16 ottobre (Shanghai, Cina) per quella che è la più lunga stagione della storia: 19 gare tra cui la novità del Gran Premio di Turchia.

Dopo un 2004 largamente dominato dalla Ferrari, l'intervallo tra le due stagioni fu caratterizzato da aspre battaglie politiche riguardanti il rinnovo eventuale del Patto della Concordia, che regola il campionato. L'associazione dei costruttori GPWC, che avrebbe voluto organizzare un campionato alternativo rispetto alla gestione FOM di Bernie Ecclestone, continuò nei suoi progetti, fino al momento in cui la Ferrari lasciò l'organizzazione e firmò autonomamente il rinnovo. Ciò non interruppe i progetti della GPWC e quindi si creò una frattura nell'ambiente.

Nel frattempo Ecclestone era impegnato in battaglie legali con le banche azioniste che discutevano la sua gestione del gruppo Formula 1.

Contemporaneamente, spinta dalla doppia preoccupazione di ridurre i costi di gestione e di limitare la velocità delle vetture, la Federazione ha impose una serie di modifiche alle vetture, ma i risultati pratici verso questi obiettivi si rivelarono deludenti.

Per ciò che concerne i test, la prima sessione si svolse a fine novembre, dal 24 al 26, sul Circuito di Catalogna. Ne seguì una a inizio dicembre, dall'1 al 4, svoltasi a Jerez de la Frontera. I parziali migliori vennero fatti registrare da Felipe Massa su Sauber il primo giorno, seguito da Trulli e le due McLaren.

I test ripresero dal 10 al 15 gennaio, sempre a Jerez, con impegnate Toyota, Renault, McLaren, Williams, Ferrari e Red Bull.

Nelle prime tre giornate di prove i parziali migliori vennero ottenuti da Mark Webber e Nick Heidfeld, mentre il giovedì i tempi più veloci furono fatti registrare dai piloti McLaren e da Zonta. Alla quinta giornata, poi, Alexander Wurz fece registrare il miglior tempo definitivo.

I test ripresero il 18 gennaio a Barcellona. A questa sessione parteciparono tutte le scuderie che avevano preso parte ai test di Jerez, ad eccezione di McLaren e Renault, che provarono a Valencia, insieme a Sauber e BAR. Sul circuito di Catalogna il più veloce fu Michael Schumacher, mentre Wurz fece registrare i tempi più rapidi sul tracciato valenzano.

Le seguenti squadre e piloti disputarono la stagione 2005 del Campionato Mondiale di Formula 1.

Le squadre erano le stesse 10 dell'anno precedente, ma alcune cambiarono proprietà: la Ford cedette la Jaguar alla società Red Bull, e la fabbrica di motori Cosworth a investitori americani; la Jordan fu venduta al gruppo Midland ma per la stagione continuò col vecchio nome. Infine la BMW acquistò il 49% della Williams.

A partire da quest'anno, il set di pneumatici usato dalle vetture dovrà durare per l'intero Gran Premio più entrambe le sessioni di qualifica: si parla quindi di quasi 350 km contro i meno di 100 che un set doveva reggere nel 2004. Lo scopo è ovviamente quello di ridurre le prestazioni delle vetture. Uno pneumatico potrà essere cambiato se danneggiato, e regole particolari si applicano in caso di pioggia.

Mentre nel 2004 un motore doveva durare per l'intera durata del weekend di un Gran Premio, si passa ora a motori che debbono durare due Gran Premi consecutivi. In caso di rottura o di sostituzione, il pilota viene penalizzato nel Gran Premio in corso o in quello successivo con una perdita di dieci posizioni sulla griglia di partenza.

Ulteriori cambiamenti ai regolamenti aerodinamici sono stati introdotti per ridurre le prestazioni delle vetture, anche se sembra che le squadre abbiano rapidamente recuperato la velocità perduta.

La modifica più sostanziale è un ulteriore cambiamento al formato delle prove di qualificazione che è poi stato cambiato ulteriormente durante il corso della stagione. Inizialmente si sono svolte due sessioni di giro singolo al sabato pomeriggio e alla domenica mattina, entrambe conteggiate per la definizione della griglia di partenza utilizzando la somma dei due tempi. Mentre nella prima sessione le vetture potevano girare con poco carburante, nella seconda devono avere a bordo il carburante necessario per il Gran Premio, così come già succedeva l'anno precedente; la somma dei tempi non era invece mai stata utilizzata nella storia della F1. Questo formato è stato giudicato troppo complicato da stampa e pubblico, e così a partire dal Gran Premio d'Europa (settima gara della stagione) si è tornati a un giro singolo da svolgersi il sabato pomeriggio, con a bordo il carburante e l'assetto per la gara.

Le modifiche 2005 sono anche spiegate sul sito formula1.com, con estratti dal regolamento tecnico F.I.A.

La prima gara della stagione si apre con grandi polemiche che seguono le lotte politiche di inizio 2005. La Minardi chiede una deroga per poter correre con la vettura dell'anno precedente in quanto il nuovo regolamento tecnico è stato approvato troppo tardi per i suoi limitati mezzi tecnici: mentre inizialmente sembra che la deroga possa venire concessa, successivamente la FIA si oppone. Il proprietario della Minardi Paul Stoddart si rivolge alla magistratura ottenendo una ingiunzione che gli consenta di partecipare, ma successivamente ritorna sui suoi passi e accetta di ritirare l'ingiunzione e di fare rapide modifiche alle sue vetture.La prima sessione di prove di qualifica è stata movimentata dalla pioggia con alcuni piloti che non hanno fatto il tempo o hanno accumulato un pesante ritardo, e quindi il nuovo formato di qualifica esordisce limitando moltissimo l'interesse per la seconda sessione in cui diversi piloti rinunciano a partecipare. In prima fila due italiani, Fisichella su Renault e Trulli su Toyota.In una gara impostata sul passo Fisichella non ha problemi ad aggiudicarsi la vittoria, mentre sul podio si uniscono Barrichello su Ferrari e Alonso pure su Renault che recuperano molte posizioni da metà schieramento. Trulli per problemi alle gomme è costretto al ritiro, così come Michael Schumacher dopo un incidente con Nick Heidfeld. Bene invece Barrichello che è secondo, mentre è da segnalare l'ottimo esordio della Red Bull Racing, che conquista 7 punti.

La Gara di Sepang ha confermato i valori visti in Australia, con le Renault in evidenza e le Ferrari in grave difficoltà. Questa volta è Alonso a portare la Renault alla pole-position e alla vittoria, mentre Fisichella esce di scena dopo una collisione con Webber lottando per la terza posizione. Il secondo posto è appannaggio di Jarno Trulli che così come nella gara precedente parte dalla prima fila, ma in questa occasione riesce a mantenere la sua posizione fino all'arrivo cogliendo il miglior risultato nella storia della Toyota. Podio insperato per Nick Heidfeld, malissimo le Ferrari: Rubens Barrichello si ritira, Michael Schumacher arriva 7°. Ancora a punti invece le 2 Red Bull Racing.

Nella gara del Bahrain, la Ferrari decide di anticipare l'esordio della nuova vettura F2005 per ovviare alla mancanza di risultati delle prime due gare e in effetti Michael Schumacher ottiene il 2° posto in griglia dietro il solito Alonso su Renault e davanti a un confermato Trulli su Toyota.

I primi giri della gara mostrano infatti una lotta tra Alonso e Schumacher, ma quest'ultimo si deve ritirare al 13° giro per noie meccaniche. La gara quindi procede abbastanza tranquillamente in testa, dove Alonso porta la superiorità della Renault alla terza vittoria in tre gare. Dietro di lui di nuovo le Toyota come in Malaysia (Trulli 2°, Ralf Schumacher 4°), ma anche le molto progredite McLaren con Räikkönen 3° e 5° De la Rosa che sostituiva l'infortunato Montoya, questi ultimi dopo lotte molto serrate nelle posizioni intermedie. Dopo un weekend molto difficile, la seconda Ferrari di Barrichello giunge solo 9° a dimostrazione delle immaturità della nuova vettura, mentre ritiri meccanici fermano sia Fisichella che entrambe le BAR.

A Imola l'avvio della stagione europea vede il ritorno ai massimi livelli delle due scuderie che più avevano deluso nei primi Gran Premi, ovvero la Ferrari e la BAR, oltre ovviamente alla confermata Renault. Ma per la BAR la gioia dei primi punti dura poco, infatti a causa di un sistema non regolamentare nel serbatoio le vetture vengono squalificate dopo la corsa.

Nelle qualifiche è Kimi Räikkönen sulla McLaren a conquistare la pole-position davanti a Fernando Alonso sulla Renault e a Jenson Button sulla BAR, mentre la Ferrari di Michael Schumacher è solo 14ª a causa di un errore durante le prove.

In corsa, Räikkönen scatta al comando ma deve ritirarsi per un guasto tecnico dopo pochi giri, così come Rubens Barrichello con la Ferrari. Alonso sembra a quel punto destinato a un'altra vittoria solitaria con Button alle sue spalle, ma dalle retrovie Michael Schumacher riesce a recuperare posizioni con una serie di giri velocissimi prima e dopo il primo pit-stop che lo portano fino in terza posizione. Dopo molta fatica, Schumacher supera Button subito prima del secondo pit-stop e all'uscita dei box è solo pochi secondi dietro Alonso che raggiunge ma non riesce a superare nei 12 giri che mancano al termine della corsa che vede arrivare i due a 2 decimi di secondo di distacco. Si tratta quindi della terza vittoria consecutiva per Alonso e la quarta della Renault su quattro gare dell'anno.

Button è terzo sul traguardo e il suo compagno Takuma Sato 5°, ma dopo la gara la BAR verrà trattenuta per molte ore dai commissari per le verifiche tecniche, al termine delle quali la vettura viene giudicata regolare. Contro questa decisione la FIA presenta appello, e il 5 maggio la squadra verrà squalificata per avere corso sottopeso.

Il 3° posto diventa quindi appannaggio di Alexander Wurz con la McLaren al ritorno in gara dopo più di 4 anni per sostituire l'ancora infortunato Juan Pablo Montoya, mentre esordisce con un punto mondiale l'italiano Vitantonio Liuzzi sulla Red Bull. Dopo la gara Ralf Schumacher è stato inoltre penalizzato di 25 secondi e privato dell'8° posto (sarebbe diventato il 6° dopo le squalifiche) a causa di una manovra pericolosa dei box durante un pit-stop; la Toyota ha rinunciato all'appello, va a punti così Vitantonio Liuzzi, al suo debutto in F1 con la Red Bull.

Dopo la gara era rimasta pendente la regolarità della BAR di Button (e per analogia anche quella di Sato) che dopo l'arrivo era conforme al peso minimo di 600 Kg con a bordo la benzina rimasta, ma sotto il limite una volta che tutti i liquidi erano stati rimossi; i commissari di gara avevano convalidato la regolarità della vettura dopo una lunga discussione, ma è stata la FIA a presentare appello contro questa decisione.

Il Tribunale d'appello della FIA si è riunito il 4 maggio a Parigi, e il 5 maggio ha dichiarato che effettivamente la scuderia ha violato il regolamento tecnico e per questo motivo è stata squalificata dal Gran Premio di San Marino, esclusa dai due successivi (Spagna e Monaco) oltre a una ulteriore squalifica di sei mesi sospesa con la condizionale. La Federazione aveva chiesto l'esclusione da tutto il campionato 2005.

Durante l'appello si è visto come la BAR avesse due serbatoi addizionali all'interno della struttura principale del serbatoio, utilizzati per garantire un'alta pressione di iniezione del carburante nel motore; alle verifiche tecniche la vettura era effettivamente al di sopra del peso minimo anche a vuoto, ma questo includendo i circa 6 Kg di carburante rimasti nel serbatoio addizionale che non erano stati svuotati durante la verifica. La squadra ha sostenuto che quel minimo di carburante nel serbatoio addizionale era essenziale per il funzionamento stesso del motore e che la procedura di drenaggio si applicava solo al serbatoio principale.

Stranamente, il delegato tecnico della Federazione Jo Bauer aveva già visionato il dispositivo della BAR durante il Gran Premio della Malesia e lo aveva trovato regolare, ma il vero motivo della squalifica dovrebbe riguardare l'uso di questo carburante extra come zavorra in modo da poter correre in certi momenti della gara sotto i 600 Kg di peso, cosa vietata dal regolamento. Inoltre, la Federazione ha accusato la squadra di non avere collaborato adeguatamente durante le verifiche tecniche, sconfessando quindi il lavoro dei commissari del Gran Premio di San Marino che avevano accettato la vettura come regolare.

Esaurito l'iter giudiziario sportivo, c'era la possibilità che la BAR ricorresse alla giustizia civile aprendo un forte contenzioso con la Federazione, ma questa opzione è stata poi abbandonata.

A Barcellona, circuito dove le vetture provano spesso prima e durante la stagione delle gare, la McLaren rompe il predominio delle Renault e consegue la prima vittoria dell'anno con Kimi Räikkönen che parte dalla pole-position e vince in scioltezza senza mai cedere il comando. Il leader del campionato e idolo locale Fernando Alonso è 2° e consolida la sua posizione nella classifica mondiale, davanti alle due Toyota mentre Michael Schumacher sulla Ferrari ha per ben due volte forato i propri pneumatici Bridgestone costringendolo al ritiro, mantre Barrichello finisce nono.

Nel primo Gran Premio di Monaco dopo la morte del Principe Ranieri III si evidenzia la ritrovata superiorità delle McLaren, con Kimi Räikkönen che di nuovo parte in pole-position e conduce la gara dall'inizio alla fine.

La gara è stata molto più combattuta di quello che solitamente si vede a Montecarlo, anche a causa dell'ingresso della safety car dopo circa un terzo della corsa, in seguito a un testacoda occorso alla Minardi di Christijan Albers che aveva generato un "ingorgo" nella stretta sede stradale non altrimenti risolvibile. In questa situazione di safety car alcuni piloti riescono a fare rifornimento e altri no, ma se a prima vista ciò sembra avvantaggiare Fernando Alonso nella rimonta su Räikkönen, in realtà il pilota della Renault patisce il traffico in pista mentre Räikkönen può ricostruire il vantaggio perduto e rifornire a sua volta senza perdere la posizione. Inoltre, l'eccesso di carburante a bordo della vettura di Alonso conduce a un'eccessiva usura degli pneumatici della Renault verso la fine della gara.

Della crisi di Alonso si avvantaggiano le Williams che conquistano il 2° e 3° posto, miglior risultato della stagione. La seconda McLaren di Juan Pablo Montoya è 5ª dopo essere partita dall'ultima posizione a causa di una punizione inferta al pilota, che aveva causato un incidente durante le prove libere. Completano la zona punti Ralf Schumacher su Toyota e, nell'ordine, le Ferrari di Michael Schumacher e Barrichello.

A partire da questa gara viene di nuovo cambiato il formato delle prove di qualifica, ritornando a un giro singolo il sabato in assetto da gara: in questo modo conquista la sua prima pole-position Nick Heidfeld su Williams che però ha meno carburante a bordo avendo una tattica di gara su tre soste. Secondo è Kimi Räikkönen su McLaren, ma con due sole soste previste, solo sesto Fernando Alonso su Renault.

In ogni caso alla partenza prende subito la testa Räikkönen davanti ad Heidfeld, Jarno Trulli, David Coulthard e Alonso, dopo che alla prima curva diverse vetture tra cui Juan Pablo Montoya e le due Ferrari perdono molto tempo in un incidente innescato da Mark Webber con l'altra Williams che si deve ritirare. Trulli verrà poi penalizzato con un drive-through perché prima della partenza i suoi meccanici si sono attardati sulla griglia, ugualmente Coulthard subirà una penalità per eccesso di velocità nella corsia box dopo essere stato brevemente in testa grazie al gioco dei rifornimenti. Mentre nelle posizioni centrali la gara è molto combattuta, Räikkönen prende un buon vantaggio e imposta la sua gara scambiandosi il comando con Heidfeld e Alonso durante i pit-stop, quest'ultimo risalendo al secondo posto grazie alla differente strategia. Dopo la sequenza dei rifornimenti la competizione per la vittoria è ristretta a Räikkönen e Alonso, e la dura lotta a distanza conduce entrambi i piloti a errori, comprese escursioni fuori pista.

Negli ultimi giri risulta evidente che la McLaren di Räikkönen ha uno pneumatico Michelin anteriore estremamente deformato probabilmente a causa di questi errori e della mescola più tenera di quella scelta dalla Renault, ma nonostante le fortissime vibrazioni il finlandese decide di non fermarsi ai box e di tentare di arrivare al traguardo, mentre Alonso recupera a vista d'occhio. Proprio all'inizio dell'ultimo giro sulla McLaren però cede di schianto la sospensione anteriore e così Räikkönen esce di pista lasciando la vittoria alla Renault. Secondo è Heidfeld, terzo Rubens Barrichello su Ferrari che ha risalito il gruppo grazie a una tattica a tre soste, quarto Coulthard che continua a portare punti alla Red Bull, quinto Michael Schumacher.

Nella prima gara della doppia trasferta nordamericana la prima fila dello schieramento viene occupata da due vetture che non hanno brillato nei Gran Premi precedenti, seconda è la Ferrari di Michael Schumacher (fin qui molto deludente) e addirittura in pole-position la BAR di Jenson Button che ritorna alla ribalta dopo la squalifica seguita al Gran Premio di San Marino. Sia Button che Schumacher hanno però disputato le qualifiche in assetto da gara a tre soste, quindi con meno carburante delle Renault dietro di loro che partivano per due soste.

Alla partenza però Button viene superato da entrambe le Renault di Giancarlo Fisichella e Fernando Alonso, così come Schumacher che cede anche alle McLaren di Juan Pablo Montoya e Kimi Räikkönen. Dopo il primo pit-stop la gara sembra incardinata su una lotta tra le due Renault e le due McLaren, ma prima Fisichella si deve ritirare per problemi idraulici e poco dopo Alonso danneggia una sospensione toccando uno dei muri del circuito. Mentre Montoya sembra poter restare saldamente al comando, al 47° giro Button in terza posizione va a muro subito prima del traguardo (dove c'è il famoso slogan Bienvenue au Québec) in una posizione che richiede l'uscita della safety-car.

Durante la procedura di uscita, la gran parte dei piloti riesce a fare l'ultimo di rifornimento ma essendo il box della McLaren occupato da Räikkönen, Montoya deve aspettare un giro cosicché si trova a uscire dai box dopo il proprio pit-stop proprio mentre sfila il serpentone delle vetture guidate dalla safety-car e il semaforo della corsia box è rosso. Il pilota colombiano riparte in seconda posizione ma per questa infrazione viene prontamente squalificato.

Negli ultimi giri si ritira mentre era terzo anche Jarno Trulli con la Toyota e dietro Raikkönen le Ferrari trovano una inaspettata doppietta sul podio dopo un deludente prima metà di stagione.

Il Gran Premio degli Stati Uniti è stato forse il più strano della cinquantennale storia della F1: in seguito a un incidente occorso nelle prove del venerdì alla Toyota di Ralf Schumacher a causa del cedimento di uno pneumatico, incidente che ha costretto il pilota tedesco a non prendere parte alla gara, sono nati dubbi sul fatto che le gomme Michelin potessero terminare la gara. Preoccupata che si trattasse di un difetto di costruzione, la Michelin ha chiesto ai suoi team di non partecipare alla gara e comunque di modificare le regolazioni delle vetture. Ciò nonostante, al sabato Jarno Trulli sull'altra Toyota ha conquistato la prima pole-position della storia della squadra giapponese ma prima della partenza si è venuto a creare un vero e proprio scontro tra i team con le Michelin da una parte e la FIA dall'altra.

Le squadre Michelin hanno quindi dichiarato che non avrebbero preso il via con le gomme usate durante le prove in quanto c'era la quasi certezza che non avrebbero retto alle sollecitazioni indotte dalla curva numero 13, ovvero una delle poche sopraelevate tratte dal circuito ovale dello speedway che ospita la 500 Miglia di Indianapolis: le soluzioni proposte erano di utilizzare un nuovo tipo di gomme fatte arrivare apposta dalla fabbrica in Francia, che in un secondo tempo sono state definite "non sicure" dalla stessa Michelin, oppure di modificare il tracciato con una chicane in modo da ridurre la velocità di ingresso sulla curva 13. La FIA non ha accettato nessuna delle due proposte per non togliere validità al Gran Premio. Le 14 vetture gommate Michelin si sono quindi schierate in griglia, ma dopo il giro di formazione sono rientrate ai box senza partire. Il fatto che le vetture gommate Michelin abbiano compiuto il giro di formazione, non deve essere interpretato come un modo per dare comunque validità al Gran Premio, infatti l'articolo 17 del Regolamento Sportivo della F1 recita che "un Evento può essere cancellato se meno di 12 vetture sono disponibili per esso", e l'Evento inizia con le verifiche tecniche del Giovedì, a cui si sono presentate tutte le scuderie. La corsa è stata quindi disputata solo dalle tre scuderie gommate dalla Bridgestone, le due Ferrari, le due Jordan e le due Minardi.

La vittoria è così andata come largamente prevedibile a Michael Schumacher davanti a Rubens Barrichello, ma le Rosse hanno rischiato un incidente quando il tedesco, all'uscita dai box, ha quasi sfiorato il brasiliano; sarà l'unica vittoria del Cavallino in questa deludente stagione. Chiude il podio la Jordan di Tiago Monteiro, terzo, forse l'unico che ha avuto qualcosa da festeggiare in questo contestatissimo gran premio (infatti alla premiazione esulta, mentre i piloti Ferrari abbandonano dopo gli inni), poi quarto Narain Karthikeyan, che porta a casa i primi punti di un pilota indiano in F1, e le due Minardi di Albers e Friesacher: solo sei vetture classificate a punti.Schumacher vinse tagliando il traguardo con due giri di vantaggio su tutti.

La Michelin ha dovuto, poi, risarcire la quasi totalità dei biglietti venduti.

Dopo l'imprevedibile gara di Indianapolis e i suoi effetti, il ritorno in Europa ha riportato a una sorta di normalità l'ambiente della F1 insieme a valori tecnici visti nelle gare precedenti. La vittoria è andata a Fernando Alonso sulla Renault che ha dominato la gara così come aveva fatto più volte all'inizio di stagione, qualificandosi in pole-position per poi costruire già nella prima parte di gara un ampio margine di vantaggio. Dietro di lui Kimi Räikkönen su McLaren che invece ha dovuto risalire il gruppo dal 13° posto in quanto penalizzato di dieci posizioni sulla griglia di partenza avendo cambiato il suo motore rotto al venerdì.

Dietro di loro la Ferrari di Michael Schumacher tornata (forse tardivamente) a buoni livelli di competitività sia in gara che in prova probabilmente anche grazie agli pneumatici Bridgestone che hanno recuperato dopo i problemi sofferti dai rivali Michelin negli Stati Uniti, e Jenson Button che ha colto i primi punti dell'anno per la BAR. La McLaren di Juan Pablo Montoya si è ritirata per un guasto all'impianto idraulico quando era terzo, mentre la seconda Renault di Giancarlo Fisichella è stata penalizzata da problemi durante entrambi i pit-stop.

In una gara con ben 19 vetture al traguardo su 20 partite (unico ritiro quello di Karthikeyan), si è visto con chiarezza lo stato della competitività a metà stagione: la lotta per la vittoria è stata ristretta alle Renault e alle McLaren (con la Ferrari orami spacciata), ma ancora una volta la lotta tra il capoclassifica Fernando Alonso su Renault e l'inseguitore Kimi Räikkönen su McLaren non è potuta andare in scena a causa di una rottura al motore Mercedes del pilota finlandese che è stato così penalizzato di dieci posizioni sulla griglia di partenza.

Alonso è partito dalla pole-position ma la vittoria, la prima da quando corre per la McLaren, è andata a Juan Pablo Montoya, scattato prontamente in testa dalla seconda fila che hai poi controllato il resto della gara attraverso le diverse strategie di pit-stop quando Alonso sperava di riuscire a superarlo. Räikkönen è invece risalito sino al terzo posto, complice anche un errore ai box per Giancarlo Fisichella sulla seconda Renault.

Jenson Button, partito in prima fila con la BAR, ha preso un quinto posto che conferma un ritorno a prestazioni accettabili, davanti alle Ferrari e alle Toyota.

In una giornata che sembrava destinata a una vittoria trionfale, Kimi Räikkönen e la McLaren lasciano probabilmente le speranze di vittoria nel campionato a causa dell'ennesimo ritiro per motivi tecnici mentre erano in testa dopo essere partiti dalla pole position. Come sempre, questo ha favorito la vittoria di Fernando Alonso su Renault, secondo per la gran parte della gara a breve distanza da Räikkönen. Juan Pablo Montoya con la seconda McLaren è arrivato 2° dopo essere partito dall'ultima posizione in griglia, a causa di un errore all'ultima curva del giro di qualificazione mentre stava probabilmente conquistando la prima fila.

Dietro di loro Jenson Button con la BAR, mentre Giancarlo Fisichella con la seconda Renault è arrivato 4° dopo essere rimasto a lungo bloccato nelle retrovie a causa di una partenza non felice e del coinvolgimento in un contatto durante il primo giro che aveva danneggiato i suoi freni posteriori; quinto Michael Schumacher che sta quasi per cedere il titolo piloti.

Una gara che sulla carta doveva essere favorevole alle Renault si risolve invece nella prima vera sconfitta dell'anno per la squadra anglo-francese, mai competitiva tra prove e gara mentre le McLaren si trovano a proprio agio. Chi invece ritorna ai vertici è la Ferrari di Michael Schumacher (ma quasi fuori dalla lotta per il titolo piloti) che grazie anche a un ridotto carico di benzina indice di una strategia a tre soste conquista finalmente la prima pole position della stagione.

Data la tortuosità del circuito che rende estremamente difficili i sorpassi, la gara è stata tutta giocata in chiave tattica, a partire dalle scelte di Kimi Räikkönen con la McLaren che, costretto ad essere il primo partente nelle prove di qualificazione sceglie un carico di benzina ridottissimo che gli consente di qualificarsi quarto. Alla partenza Schumacher riesce a mantenere la testa seguito da Juan Pablo Montoya e Räikkönen con le McLaren; dietro di loro invece Fernando Alonso danneggia l'ala anteriore della sua Renault durante un contatto e in pratica continua solo per onore di firma (giungerà 11° e doppiato).

Schumacher continua in testa con Räikkönen a breve distanza, entrambi seguendo una strategia a tre soste, con Montoya invece su due soste che li sopravanza entrambi a metà gara, prima di ritirarsi a causa di un guasto al cambio. Al secondo dei tre pit stop programmati Räikkönen supera Schumacher e da quel punto deve solo controllare il resto della gara per andare a vincere davanti alla Ferrari e alle due Toyota. Finalmente qualche punto anche per Takuma Sato e per le Williams in difficoltà da diverse gare.

La gara di Monza segna in pratica la fine della battaglia per il campionato piloti: pur essendo la McLaren la vettura di gran lunga più veloce, Kimi Räikkönen viene di nuovo penalizzato dalla scarsa affidabilità e non riesce a cogliere il massimo risultato in una pista a lui favorevole. Un guasto al motore Mercedes durante le prove libere ha fatto sì infatti che ne fosse necessaria la sostituzione causando una penalizzazione di dieci posizioni in griglia, e la pole position conquistata in pista si è trasformata in un 11° posto alla partenza.

La possibile rimonta del pilota finlandese, partito con una tattica ad una sola sosta a differenza delle due soste standard, viene resa vana dal traffico incontrato durante i primi giri e soprattutto da un problema ad uno pneumatico che lo costringe ad una sosta aggiuntiva per la sostituzione.

La vittoria va quindi al compagno di squadra Juan Pablo Montoya partito dalla pole che ha guidato la gara per tutta la sua durata ma che negli ultimi giri ha dovuto combattere con uno pneumatico difettoso non dissimile da quello di Räikkönen. Ma il vero vincitore è Fernando Alonso su Renault che con il 2° posto mette una serissima ipoteca sul titolo.

Dietro di loro la seconda Renault di Giancarlo Fisichella, Räikkönen, e le solide Toyota grazie a una corsa regolare. Disastro per le Ferrari entrambe fuori dai punti, mentre coglie un inaspettato 7° posto Antonio Pizzonia che sostituiva Nick Heidfeld sulla Williams.

Questa gara segna un altro record: tutti i piloti hanno tagliato il traguardo, senza nessun ritiro.

Al mattino la pioggia allaga la pista e quindi si comincia con gomme intermedie. Le McLaren di Juan Pablo Montoya e Kimi Räikkönen scattano bene davanti a Jarno Trulli, Fernando Alonso e Michael Schumacher.

Momento culminante è il decimo giro: Giancarlo Fisichella entra forse troppo veloce alla Eau Rouge e in uscita perde il controllo della sua Renault: botto violento sulle barriere ma per fortuna nessun guaio fisico. Entra la Safety car e tutti ne approfittano per il rifornimento.

Qualcuno come Mark Webber e lo stesso Schumacher ha provato le gomme da asciutto, ma la scelta si rivela errata. Il tedesco rientra subito dopo per cambiare di nuovo gli pneumatici, ma dopo la ripartenza al 13° giro la sua gara la chiude Takuma Sato, tamponandolo.

Chi ha tratto giovamento dall'incidente di Fisichella è Ralf Schumacher, che essendosi fermato un giro prima si ritrova in seconda posizione, dietro alla McLaren di Montoya. Ma al 24° giro il tedesco inspiegabilmente prova le gomme da asciutto. Inspiegabilmente perché in quel momento del Gran Premio i piloti girano sull'1'57", non certo tempi da asciutto. Come risultato la sua Toyota va fuoripista appena uscita dai box.

Nel finale Montoya e Räikkönen si "scambiano" la posizione dopo i rispettivi pit-stop, Alonso controlla tutto senza forzare, contento del suo terzo posto, che diventa il secondo a quattro tornate dalla fine quando, Montoya e Antonio Pizzonia si toccano finendo fuori. Completa il podio la BAR di Jenson Button, davanti alla Williams di Mark Webber e alla Ferrari di Rubens Barrichello. Amaro ritiro causa incidente per Jarno Trulli.

La gara brasiliana consacra Fernando Alonso come il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1, in una corsa che ha ripetuto il copione di molte delle gare recenti. La McLaren si è confermata la vettura più veloce della griglia, riuscendo per la prima volta nella stagione a realizzare una "doppietta", ma ad Alonso bastava un podio per conquistare il titolo, e così è stato.

Lo stesso Alonso parte in pole position anche grazie a un carico minore di benzina e a un errore di Kimi Räikkönen durante le prove. In ogni caso è Juan Pablo Montoya sulla McLaren che dalla seconda posizione prende il comando nei primi giri, seguito da Räikkönen e che riesce a mantenere un po' di vantaggio sul compagno di squadra per tutta la gara cedendo la prima posizione solo per i due pit stop. La pista è umida per un temporale notturno, e cade anche un po' di pioggerellina poco dopo la metà della corsa ma la pista non si trasforma in bagnata e le posizioni restano consolidate fino alla fine della gara. Nelle posizioni successive, una buona ma tardiva prestazione della Ferrari con Michael Schumacher 4° e Rubens Barrichello 6° ad affiancare Giancarlo Fisichella 5° con la seconda Renault.

La gara viene fortemente condizionata da uno scroscio di pioggia caduto proprio durante le prove di qualificazione, cosicché alcuni dei maggiori protagonisti (Fernando Alonso su Renault, Kimi Räikkönen e Juan Pablo Montoya su McLaren) si ritrovano a partire dal fondo della griglia. La pole position viene conquistata da Ralf Schumacher su Toyota, mentre evita la pioggia e conquista il 3° posto l'altra Renault di Giancarlo Fisichella.

Dopo la partenza va subito fuori gara Montoya per un contatto con Jacques Villeneuve, e alla ripartenza dopo la safety car Ralf Schumacher si trova in testa davanti a Fisichella ma è su una strategia a tre soste e così scivola via via indietro con l'avanzare della gara (terminerà 8°), mentre Fisichella mantiene il comando. L'interesse si sposta alla rimonta di Alonso e Räikkönen che risalgono lo schieramento grazie a vetture superiori pur venendo molto spesso "bloccati" da concorrenti difficili da superare; in particolare entrambi i due principali contendenti del mondiale 2005 si trovano a dover superare (anche più di una volta) l'esperto campione uscente Michael Schumacher e Klien.Proprio su quest'ultimo Alonso effettua dapprima un sorpasso alla curva Triangle nella quale taglia la chicane.Dai Box i commissari comunicano al muretto Renault di far sopravvanzare Klien ( purtroppo a fine gara i giudichi chiederanno scusa per l'errore , visto che a termini di regolamento la manovara di Alonso fu considerata corretta). Nel frattempo Jarno Trulli viene messo fuori gara da Takuma Sato in seguito all'ennesima manovra poco ponderata che porterà all'esclusione del pilota giapponese dall'ordine d'arrivo.

Le differenti strategie riguardo i rifornimenti portano a vari cambi di posizione da cui emergono Räikkönen dietro a Fisichella e davanti a Mark Webber su Williams, Alonso e a Jenson Button su BAR. Alonso riesce a superare Webber per il 3° posto mentre la rimonta di Räikkönen si conclude con un aggressivo sorpasso al penultimo giro su Fisichella che lo riporta sul gradino più alto del podio dopo essere partito 17°.

La Renault diventa campione del mondo costruttori grazie alla vittoria di Alonso nel GP della Cina. Una vittoria ottenuta davanti a Kimi Räikkönen e alla McLaren. Terzo posto per la Toyota di Ralf Schumacher. Nella gara decisiva per la vittoria nei costruttori il team di Flavio Briatore ha rischiato assetto e configurazione per tirare fuori velocità e prestazioni. Alla fine la casa francese ottiene la prima fila con due piloti e la gara di Shanghai è gestita alla perfezione e senza rotture. L'unico ostacolo per Alonso è stato l'ingresso della Safety car in un paio di occasioni: prima per un detrito in pista che ha frenato Montoya (poi costretto al ritiro), poi per un incidente alla Jordan di Karthikeyan (ci sono voluti 6 giri per rimuovere la vettura, i cinesi mancano ancora di un po' di organizzazione). Sfortunato Giancarlo Fisichella, quarto perché penalizzato con un drive through per aver rallentato Raikkonen all'ingresso dell'ultimo pit-stop. A punti anche Klien, Massa, Webber e Button. Finale inglorioso per la Ferrari, in particolare per Michael Schumacher. Già nel giro di ricognizione, Schumi è stato protagonista di un incidente con l'olandese della Minardi, Christijan Albers, ed è poi stato costretto ad usare la vettura di riserva. In gara, è uscito per un banale testacoda a metà gara (in regime di safety car) girandosi da solo e ritirandosi per la sesta volta nella stagione. Non meglio è andata a Rubens Barrichello che ha chiuso in dodicesima posizione. Finisce così la peggiore stagione dal 1996 per la Rossa di Maranello e per l'ex campione del mondo: 1 sola vittoria ottenuta nel GP farsa di Indy.

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Williams F1

La Williams FW06 del 1978

La Williams F1, o Williams Grand Prix Engineering è una scuderia britannica di Formula 1, che ha vissuto una stagione di grandi successi durante gli anni ottanta e novanta. Fu fondata da Frank Williams, da cui prende il nome. Williams iniziò la sua carriera come pilota negli anni '60, ma accortosi di non avere il necessario talento, fondò una sua prima scuderia, la Frank Williams Racing Cars che nel 1976 fu acquisita dalla Walter Wolf Racing. Nel 1977, Williams fondò una nuova scuderia che oggi porta il suo nome e che ha in lui una guida forte e carismatica. Con lui, alla guida del team, troviamo Patrick Head, talentuoso progettista e padre delle auto che ad ogni stagione cercano di conquistare i due campionati del mondo piloti e costruttori.

Williams (che allora si chiamava Iso) schierò una March 761 per il 1977. L'unico pilota fu Patrick Nève che prese il via ad undici gare a partire dal GP di Spagna. Il team non ottenne punti in classifica con il 7° posto a Monza come miglior risultato.

Grazie anche alla sponsorizzazione di alcuni facoltosi sponsor dell'Arabia Saudita, Patrick Head disegnò la sua prima Williams: la FW06. Pilota era l'australiano Alan Jones, che aveva vinto il GP d'Austria l'anno prima per la Shadow.L'esordio avvenne al Gran Premio d'Argentina, dove Jones qualificò la Williams in 14° posizione, ritirandosi per problemi di pescaggio del combustibile. Già al terzo GP, al Gran Premio del Sudafrica, ottenne i suoi primi punti con un ottimo 4° posto. Al Gran Premio degli Stati Uniti-Est a Watkins Glen Jones arrivò secondo e diede al nuovo team il suo primo podio. La Williams chiuse il mondiale costruttori al 10° posto e Jones 12° in quella piloti.

Head disegnò la nuova vettura la Williams FW07 per il 1979: si trattava della sua prima vettura ad "effetto suolo", soluzione aerodinamica costruttiva introdotta da Colin Chapman della Lotus. Williams iscrisse una seconda vettura, in modo da avere i benefici previsti dalla Formula One Constructors Association (FOCA) e a Jones fu affiancato lo svizzero Clay Regazzoni. Le prime gare vennero comunque disputate con la vettura del 1978, la FW06, mentre la FW07 esordì all'avvio della stagione europea, in Spagna. Alla settima gara stagionale, arrivò il primo piazzamento a punti per la nuova vettura: Regazzoni terminò secondo al Gran Premio di Monaco a meno di un secondo da Jody Scheckter. Nel Gran premio successivo a Digione, rimasto famoso per la prima vittoria di una vettura a motore turbo e per il duello tra René Arnoux e Gilles Villeneuve,entrambe le vetture per la prima volta finirono a punti. Finalmente al Gran Premio di Gran Bretagna, Regazzoni vinse con 25 secondi di vantaggio sul secondo. Al Gran Premio di Gran Bretagna in Germania le Williams ottennero la prima doppietta con Jones primo e Regazzoni secondo. In Austria Jones ottene un terzo successo e un quarto arrivò, sempre con il pilota australiano a Zandvoort, in Olanda. Un quinto successo arriverà a fine stagione a Montreal sempre con Jones. La Williams conquistò il secondo posto nel mondiale costruttori e Jones terminò terzo nel mondiale. Da segnalare che sino al 1983 i piloti Williams per volontà degli sponsor sauditi e dunque di ispirazione religiosa islamica, non festeggiavano sul podio con il classico "magnum" di Champagne.

Ancora con la FW07, Jones riesce a conquistare il titolo piloti, dopo un lungo testa a testa con Nelson Piquet. Alan Jones è affiancato dall'argentino Carlos Reutemann. Jones si aggiudicò subito il primo GP in Argentina e si aggiudicherà altre 4 gare (Francia, Gran Bretagna, Canada e USA-Est) e vincerà il mondiale con 17 punti di vantaggio su Nelson Piquet e alla sua Brabham. Reutemann finirà terzo conquistando il Gp di Monaco. La Williams vincerà anche il sui primo titolo costruttori con 120 punti più del doppio della seconda classificata la Ligier. Jones si aggiudicherà anche il Gran Premio di Spagna, la cui validità per il mondiale venne annullata per complesse vicende regolamentari e politico-sportive.

La FW07 ha palesato nelle ultime gare i limiti di un progetto di 3 anni prima e Head progetta una nuova vettura, la FW08, inizialmente pensata per avere 4 ruote sul posteriore. Riportata ad una configurazione standard, la vettura che esordisce nel quarto GP, permette a Keke Rosberg (che ha sostituito Jones) di vincere il mondiale anche per la sfortuna che colpisce il pilota della Ferrari e leader del mondiale, Didier Pironi vittima di un grave incidente che ne stronca la carriera. Rosberg vince un solo GP a Digione (GP della Svizzera) ma è Campione del Mondo. Seconda guida è Derek Daly: il pilota irlandese ha sostituito Reutemann dopo che l'argentino, deluso dai fatti dell'anno prima aveva palesato propositi di ritiro, ma aveva accettato di disputare due corse per compiacere gli sponsor. Sulla vettura di Reutemann era salito nel terzo Gp anche Mario Andretti.

Se nel 1982, l'affidabilità aveva permesso di competere con i motori turbo ben più performanti, nel 1983 diventa impossibile competere e la vettura FW08C (adattamento della precedente al nuovo regolamento che abolisce le vetture ad effetto suolo) porta alla Williams solo una vittoria a Montecarlo, grazie ad un indovinata scelta di gomme. Nella seconda parte di stagione le prestazioni declinano e Jacques Lafitte subisce anche l'onta di due non qualificazioni. Nel Gran Premio d'Europa viene schierata una terza macchina affidata al collaudatore Jonathan Palmer fresco campione europeo di Formula 2.

Il dominio dei motori turbo costringe la Williams ad abbandonare i motori Ford-Cosworth, con cui le sue vetture avevano corso dal 1970 e con i quali, oltre ai due titoli piloti, aveva conquistato anche due titoli costruttori nel 1980 e 1981, Nel 1983 viene stretto un accordo con la Honda (che aveva fatto esordire il suo motore turbo poco prima sulle Spirit) per utilizzare i propulsori V6 turbo. L'esordio è anticipato all'ultima gara del 1983 e, malgrado una preparazione affrettata della nuova vettura FW09, Rosberg giunge secondo in Sud Africa.

Il primo anno non è felice, sopratutto a causa del telaio della FW09, ancora in gran parte realizzato in alluminio, mentre la concorrenza ormai si è votata al telaio in fibra di carbonio. Giunge un solo successo in una rocambolesca gara nel Gran Premio di Dallas unica edizione di quel gran premio.

Nel 1985 al posto di Laffite arriva Nigel Mansell. Dopo un inizio di stagione incerto, la nuova FW10 porta quattro successi, due con Rosberg e due con Mansell. Ad impressionare è la facilità con cui le vetture dominano gli ultimi 3 GP disputati su circuiti molto diversi tra loro.

Al posto di Rosberg arriva Nelson Piquet. Il titolo piloti sfugge nelle ultime gara a causa di una rottura di motori in Giappone e a problemi alle gomme in Australia, con Prost che beffa Piquet e Mansell. Causa di questi problemi è anche l'assenza di Frank WIlliams, che nel marzo 1986 è vittima di una grave incidente automobilistico in Francia. Rimarrà per sempre confinato su una sedia a rotelle ma potrà tornare un anno dopo a dirigere il team. La sconfitta è incredibile, se si considera che le FW11 hanno vinto ben 9 gran premi.

La stagione 1987 è dominata dalle Williams e tutto si decide nelle ultime gare con una lotta interna tra i due piloti Williams. La spunta Piquet, anche grazie ad un incidente che mette KO Mansell nella penultima gara in Giappone. La Williams chiude con 9 vittorie.

La Honda ha però deciso sin dall'inverno 1986-87, di abbandonare la Williams, dopo gli errori che erano costati il titolo 1986 e secondo alcuni perché i giapponesi dubitano che sia possibile per Frank Williams seguire in modo efficace la scuderia, viste le sue condizioni fisiche. Piquet se ne va alla Lotus e viene sostituito da Riccardo Patrese. La scuderia è abbandonata anche dal principale sponsor, la marca di sigarette "Camel". Si prospetta dunque un anno di transizione. La coppia Mansell-Patrese è affiata ed è una garanzia di esperienza, affidabilità e grinta. ma sono i motori a non essere competitivi. La Honda per rispettare il contratto "paga" i motori aspirati Judd V8 (derivati da un vecchio progetto Honda del 1982, quando la casa nipponica stava valutando se entrare in F.1 con motori turbo o aspirati), motori che mancano di potenza rispetto ai motori turbo (all'ultimo anno in Formula 1) e anche meno affidabili rispetto ai vecchi motori Cosworth della Tyrrell. Nel frattempo la Renault decise di rientrare nel circus e lo fece proprio con la Williams.

La scuderia si è assicurata una fornitura d’alto livello dalla Renault per il 1989. La collaborazione in otto anni porterà a vincere quattro titoli piloti e cinque titoli costruttori tra il 1992 e il 1997. La combinazione tra la potenza del motore Renault e le innovazioni telaistiche portate da Adrian Newey (Head resta come direttore tecnico sportivo) condurranno in pochi anni a vittorie schiaccianti e sovente con largo anticipo. Alcuni ritengono che la le Williams FW14B e FW15C "furono le più avanzate auto che avessero mai corso in formula 1. ".

L'era Renault inizia nel 1989, con i piloti Riccardo Patrese e Thierry Boutsen (Mansell è passato alla Ferrari). La vettura è quella dell'anno scorso, opportunamente adattata e denominata FW12C. Il primo GP in Brasile è disastroso con entrambe le vetture ritirate per problemi al motore. Il successivo GP di San Marino porta i primi punti con un quarto posto. Altre due gare e al al Gran Premio del Messico, il team ottiene il primo podio con Patrese che termina secondo a 15 secondi da Ayrton Senna. Dopo il secondo posto nella successiva gara americana, nel GP del Canada, sotto la pioggia, Boutsen regala alla Williams e alla Renault la prima vittoria con Patrese termina secondo. Grazie ad un altro successo di Boutsen nella gara conclusiva in Australia, la Williams chiude secondo dietro alla McLaren nel mondiale costruttori e Patrese finisce 3° nel mondiale piloti.

Nel 1990 Patrese e Boutsen rimangono come piloti. Malgrado il successo di Patrese nel GPdi San Marino e di Boutsen al GP di Ungheria, la stagione segnala un regresso con 30 punti in meno e solo il quarto posto nel mondiale costruttori. La vettura è la FW13 già saltuariamente in pista nel 1989.

Boutsen lascia la scuderia per passare alle Ligier all'inizio del 1991. Gli subentra il rientrante Nigel Mansell affiancato da Patrese come seconda guida e da Damon Hill come collaudatore. L'inizio di stagione è travagliato, anche per problemi al cambio dell’innovativa FW14 che costringono entranti i piloti al ritiro nel primo GP a Phoenix.

Nel secondo GP in Brasile, Patrese giunge secondo dietro la dominatore di inizi stagione, Ayrton Senna. Male va il Gran Premio di San Marino con un doppio ritiro, Mansell per incidente e Patrese per problemi elettrici. A Montecarlo Mansell finalmente finisce una gara a punti (secondo). I miglioramenti si fanno concreti e due Gran premi dopo, Patrese centra il successo con Mansell secondo. Mansell vince in Francia e Gran Bretagna e Germania ed avvia una rimonta nella corsa al titolo. Quattro successi consecutivi per la Williams interrotti dal successo di Senna in Ungheria. Mansell si aggiudica anche i GP di Italia e Spagna e sembra lanciato verso il titolo, ma in mezzo alle due gare vinte, nel GP di Portogallo, poi vinto da Patrese, Mansell in testa, perde une ruota mal fissata ripartendo dai box dopo un cambio delle gomme. Questo, insieme ad un ritiro in Giappone, costerà il campionato. La Williams finisce seconda nel mondiale costruttori Mansell secondo dietro Senna in quella piloti.

Confermati i Piloti, per il 1992, Mansell domina la stagione sin dal Gran premio del Sud Africa, vinto agevolmente, davanti a Patrese. Mansell si aggiudica tutti e cinque primi gran premi (Sud Africa, Messico, Brasile, Spagna e San Marino) con Patrese 4 volte secondo. Cinque vittorie consecutive ad inizio campionato sono un record. A Montecarlo la vittoria sfugge per un errore di Mansell nell'ultima curva. La corsa di Mansell prosegue nelle gare successive con successi in Francia Gran Bretagna, Germania, Portogallo. Ad esso si aggiunge il successo di Patrese in Giappone. La Williams diventa campione con 164 punti, 65 in più della Mc Laren, Mansell è campione del mondo con 108 punti contro i 56 del secondo che è proprio Patrese. Mansell, vincendo 9 gare in una stagione stabilisce un altro record.

La Renault impone Alain Prost (reduce da un anno sabbatico) come prima guida e Nigel Mansell lascia il team nel 1993 per le gare americane della IndyCar. Anche Patrese lascia il team e alla guida della seconda Williams FW15C viene chiamato il collaudatore Damon Hill. La vettura, dotata di sospensioni a controllo elettronico e controllo elettronico della trazione darà la dominatrice dell'anno. Prost vince al debutto in Sudafrica e perde il gran premio successivo in Brasile per una collisione col doppiato Christian Fittipaldi sotto la pioggia. mentre Hill giunge secondo dietro Senna. Ma la corsa al titolo di Prost riprende agevolmente contro vittorie nelle 4 gare successive . Sarà un anno dominato da Prost che patisce solo la pioggia in alcune gare che saranno dominate per lo più da Senna. Con la vittoria in Germania, Prost è campione ormai certo e Hill vince i tre GP successivi. Dopo la vittoria in Italia, la Williams non vincerà più e chiude l'anno con il doppio titolo (piloti con Prost e costruttori) e un bilancio di 10 vittorie.

Il 1994 sarà l'anno più tribolato per la Williams. Al posto di Prost che decide di ritirarsi, viene ingaggiato il pluricampione Ayrton Senna .L'accoppiata Senna-Williams è la favorita per il titolo. La nuova vettura, la Williams FW16 denota durante i test d’inizio stagione dei problemi di guida. le sospensioni attive sono state vietate insieme al controllo di trazione e all'ABS. Il ritorno a vetture più tradizionali mette in crisi la Williams. Problemi che pare non avere la BenettonF1-Ford di Michael Schumacher che si aggiudica le prime quattro gare, mentre Senna non termina una gara. Nel GP di San Marino, già macchiato dalla morte di Roland Ratzenberger nelle prove e da uno spettacolare incidente a Rubens Barrichello, avviene la tragedia. Partito dalla Pole, Senna si schianta al quinto giro del Gran Premio e muore a causa delle ferite al volto (una braccio dello sterzo entra dalla visiera) Le ripercussioni sono pesanti, la giustizia italiana apre in inchiesta che porterà ad un processo (chiuso con una discussa assoluzione nel 2005) contro la Williams, responsabile, secondo l'accusa, del guasto allo sterzo che avrebbe provocato l'uscita di pista. Al successivo Gran Premio di Monaco, si presenta il solo Hill che si ritira. Viene promosso titolare il collaudatore David Coulthard. Hill conquista la prima vittoria dell'anno. Hill sembra in grado di rimontare nella classifica finale, anche grazie ad alcune squalifiche che colpiscono la Benetton e Schumacher rei d’alcuni comportamenti scorretti e d’irregolarità tecniche (due GP di sospensione) . Hill vince il GP d'Inghilterra, poi quelli di Belgio, Italia, Portogallo e Giappone. Ma nel Gran premio d'Australia, dove si decide il titolo avviene un episodio assai discusso: Schumacher esce di pista e sbatte, Hill sarebbe dunque campione del mondo, ma il pilota tedesco con una manovra discutibile rientra "involontariamente" addosso a Hill eliminandolo . Hill termina secondo nel mondiale e Mansell, rientrato alla Williams per alcune gare, centra la sua ultima vittoria. La Williams si consola con il titolo costruttori.

Nel 1995 Nigel Mansell torna in F1 per alcune gare con una deludente McLaren, mentre la Williams conferma Hill e Coulthard. La Renault ha deciso di fornire i propri motori anche alla Benetton che si aggiudicherà il titolo con Schumacher. Hill vince 4 GP e Coulthard uno, ma il dominio Benetton è netto e la scuderia perde dopo 4 anni il titolo costruttori.

Nel 1996 la Williams ingaggia il campione delle gare americane e figlio d'arte Jacques Villeneuve, e conferma Damon Hill. Quest'anno è un dominio netto: la Williams vince cinque gran premi consecutivi (quattro con Hill e uno con Villeneuve) ad inizio stagione.

Alla fine le Williams si aggiudicheranno 12 GP su 16, con 8 vittorie per Hill, campione del Mondo e 4 con Villeneuve secondo dopo una lotta intestina che dura sino all'ultima gara. Per la terza volta consecutiva la Williams, dopo aver vinto il titolo piloti, non rinnova il contratto al pilota vincitore: infatti Hill lascia Grove e si accasa alla Arrows.

Per l'ultimo anno del connubio ufficiale Williams-Renault a sostituire Hill arriva il tedesco Heinz-Harald Frentzen, considerato più veloce e competitivo. In realtà si dimostrerà meno veloce di un pilota come Hill, a torto poco considerato dai più, che ritenevano superiori i meriti della macchina a quelli del pilota. L'inizio di stagione vede la Williams dominare con 4 vittorie nelle prime sei gare (3 di Villeneuve e una di Frentzen), prima che la Ferrari si dimostri in grado dopo anni di lottare per il titolo. Mentre Frentzen delude, Villeneuve (7 vittorie) arriva a giocarsi all'ultima gara il mondiale con Schumacher. Al 48° giro del Gran Premio d'Europa disputato sul circuito spagnolo di Jerez, Villeneuve, in rimonta è alle spalle di Schumacher e lo sorpassa, e il tedesco, come mostrerà la telecamera di bordo, chiude volontariamente e scorrettamente la curva. Villeneuve riesce a restare in pista mentre Schumacher ha la peggio ed è costretto al ritiro. Il canadese è dunque campione del mondo, mentre Schumacher sarà squalificato e privato dei punti conquistati durante l'anno a causa di questo incidente definito "evitabile" dalla FIA . La Williams si conferma campione sia piloti che costruttori. Ma sul futuro pesa l'ombra del ritiro della Renault. Anche Adrian Newey, progettista delle vetture campioni, ha lasciato la scuderia per passare alla McLaren.

Nel 1998, la Renault lascia e i motori sono forniti attraverso una società consociata della casa francese la Mecachrome, ma senza sviluppo e a pagamento La vetture, in sostanza quella del 1997, con alcuni adattamenti alle regole. I piloti sono confermati. Il team si aggiudicherà solo alcuni piazzamenti e nessuna vittoria. La Williams finisce terza nel mondiale e Villeneuve solo quinto in quello piloti.

Nel 1999 anche la fornitura della Mecachrome finisce e i motori vengono forniti dalla Supertec (guidata prima da Bernie Ecclestone poi da Flavio Briatore): questi motori (in pratica i Renault del 1997) non riuscirono a garantire la necessaria affidabilità e perfomanza alle vetture, che naufragarono tra le secche della medio-bassa classifica. Questo declino arrivò proprio mentre le McLaren e le Ferrari stavano uscendo da un lungo, soprattutto per le rosse, periodo di crisi. I piloti erano stati cambiati entrambi, sostituiti da Ralf Schumacher, fratello di Michael in arrivo dalla Jordan e Alex Zanardi, che verrà licenziato a fine stagione nonostante il contratto biennale a causa dei risultati non all'altezza dei due titoli Champ Car (allora C.A.R.T.) appena conquistati con il team Target Chip Ganassi Racing. Il team ottenne 3 podi e finì quinto nel mondiale costruttori.

Dal 2000 le Williams sono spinte dai motori BMW, con i quali la squadra è stata in grado di uscire fuori dalla crisi di risultati. Sin dalla prima stagione sono stati ottenuti i primi risultati positivi, con Ralf Schumacher e il debuttante Jenson Button. Nel 2001 quest'ultimo è stato sostituito dal colombiano Juan Pablo Montoya con il quale la Williams è tornata ad essere competitiva ed ha sfiorato nel 2003 mondiale costruttori e piloti. Nel 2004 la BMW-Williams non riesce ad egualiare quanto ottenuto l'anno precedente a causa di un calo di competitività sia del team sia dei pneumatici Michelin e sprofonda in quarta posizione nel mondiale costruttori, superata da BAR e Renault. Con BMW la Williams ha ottenuto 10 vittorie, l'ultima delle quali conquistata proprio da Juan Pablo Montoya nella gara finale del 2004, il Gran Premio del Brasile. Nel 2005 la Williams fa addirittura peggio del 2004. Cambia entrambi i piloti (Ralf Schumacher passa alla Toyota e Juan Pablo Montoya alla McLaren), schierando Mark Webber e Nick Heidfeld, ma non ottenendo grandi risultati e nel mondiale costruttori conclude al quinto posto superata anche dalla Toyota.

La BMW decide di lasciare la Williams. La casa bavarese vuole il controllo totale del team mentre Frank Williams non vuole vendere la sua scuderia. Nel 2006, alla luce del definitivo divorzio tra il motorista BMW (che ha acquistato il team Sauber) e il team inglese, le Williams sono passate nuovamente attraverso un periodo di transizione con i motori clienti Cosworth. Di questi motori non è stato garantito lo sviluppo, infatti fatta eccezione per il giro veloce nella gara d'esordio del promettente Nico Rosberg, la stagione è stata compromessa da un motore non all'altezza della vettura, sia per potenza, sia per affidabilità. Mai negli ultimi vent'anni le Williams avevano subito così tanti ritiri .

A partire dal 2007, con Nico Rosberg e Alexander Wurz, successivamente con Kazuki Nakajima (figlio di Satoru Nakajima imposto dalla Toyota) dall'ultima gara del 2007, la squadra è stata equipaggiata nuovamente da un motore ufficiale: quello Toyota. Il 2007 si è concluso in maniera piuttosto positiva rispetto al 2006, con il quinto posto nel mondiale costruttori (divenuto quarto a causa della squalifica della McLaren nella Spy-Story) e con un podio di Alexander Wurz nel Gran Premio del Canada, il primo dal 2005.

Il 2008 inizia bene per la Williams, con il 3° posto di Rosberg e il 6° posto di Nakajima in Australia. Tuttavia, con l'eccezione di qualche raro exploit sui circuiti cittadini, nel resto della stagione i risultati sono piuttosto deludenti ed il team ottiene come migliore risultato solo qualche arrivo nella parte bassa della zona punti; fa eccezione il Gran Premio di Singapore, nel quale Rosberg conquista il secondo posto, nonostante uno stop & go di penalità. Nonostante questo buon risultato, la scuderia inglese conclude il Campionato Costruttori solo in ottava posizione, con 26 punti. Il 2008 è stato per la Williams un anno difficile anche sul piano economico: nonostante il team abbia incassato un bonus Fom piuttosto elevato in virtù del quarto posto finale in classifica del 2007, l'attuale stagione si è conclusa con un passivo economico consistente, quantificato da alcuni giornali inglesi in circa 60 milioni di dollari. Per far fronte alle necessità immediate e pagare i fornitori, la Williams è stata aiutata da Bernie Ecclestone in persona, che ha liberato alcuni fondi che la Williams avrebbe dovuto incassare nel 2012, in conformità alla tabella prevista dal Patto della Concordia. Ma il futuro resta difficile, anche perché i previsti sponsor giapponesi che sarebbero dovuti arrivare grazie a Nakajima non si sono mai visti. Proprio a proposito di sponsor, la Casa petrolifera brasiliana Petrobras, ha posto fine al contratto che la legava alla scuderia dal 2002; le motivazioni sono legate alla forte recessione che sta sconvolgendo un po' tutti i settori commerciali.

La numerazione dei modelli Williams F1 inizia con la Williams FW06 del 1978, preceduta dalla Williams 761, che era una vettura acquistata dalla March. In precedenza Frank Williams con la sua precednte scuderia la Frank Williams Racing Cars, poi diventata "Walter Wolf Racing", aveva costruito altre vetture denominate sia "Williams" (FW, FW4, FW5) sia con altre denominazioni (ISO, Politoys) oltre ad utilizzare vetture Brabham e March.

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Gran Premio degli Stati Uniti 2006

Indianapolis

Voce principale: Formula 1 stagione 2006.

Il Gran Premio degli Stati Uniti 2006 si è svolto il 2 luglio a Indianapolis. Questo gran premio è considerato l'inizio della rimonta da parte di Michael Schumacher e della Ferrari verso Fernando Alonso e la Renault. Per Schumacher è il ventunesimo fine settimana perfetto, un record. A seguire Schumacher e Felipe Massa c'è l'italiano Giancarlo Fisichella, e Jarno Trulli. Il leader del mondiale perde 6 punti, arrivando quinto, seguito da Rubens Barrichello, David Coulthard e da un sorpendente Vitantonio Liuzzi su Toro Rosso. Il pilota di casa Scott Speed non riesce neanche a completare un giro, poiché è coinvolto in un incidente al giro 1. Alla fine del GP Juan Pablo Montoya annuncerà il suo ritiro immediato dalla Formula 1, per andare a correre in NASCAR.

Nella prima sessione la Ferrari si prende sette decimi dagli inseguitori e dimostra la sua superiorità. Ottima prestazione per il motore Toyota che centra la seconda qualificazione alla Q2 con le Midland. Passa alla Q2 anche Scott Speed, mentre vengono eliminati David Coulthard, Jarno Trulli e Nico Rosberg.

Le Ferrari continuano a dominare, con Michael Schumacher davanti a Felipe Massa, mentre gli inseguitori sono staccati di oltre mezzo secondo. Finisce qui la grande impresa di Scott Speed e delle due Midland, eliminate. Vengono eliminati anche Juan Pablo Montoya, Mark Webber e Christian Klien.

Dominano le Rosse. Michael Schumacher rifila oltre sei decimi al compagno di squadra Felipe Massa, e un secondo a tutti gli altri. Il rivale Fernando Alonso è distaccato di un secondo e sei decimi, e parte in quinta fila. La Renault capisce che a Indianapolis non c'è niente da fare, e prova con una strategia più conservatrice, insserendo più benzina nelle auto.

Alla partenza succede di tutto. Felipe Massa scatta in testa, con dietro Michael Schumacher, ma nelle retrovie, un incidente coinvolge sette auto, eliminando dalla gara le due McLaren, il pilota di casa Scott Speed, Franck Montagny, Christian Klien, Mark Webber e Nick Heidfeld, protagonista di un cappottamento, e danneggiando seriamente Jenson Button al parante dello sterzo, costringendolo al ritiro tre giri dopo. Al sesto giro, Takuma Sato e Tiago Monteiro si toccano e si ritirano. Al ventesimo giro c'è il pit stop di Felipe Massa, leader della gara, un giro dopo rispetto a quello di Michael Schumacher, che riesce nel sorpasso. In testa balza Fernando Alonso, anche se per un solo giro, e poi Michael Schumacher, che la deterrà fino alla fine della gara.

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Source : Wikipedia