Ostaggi

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Inviato da nono 14/04/2009 @ 05:10

Tags : ostaggi, criminalità, società

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Ostaggi italiani in Iraq

OSTAGGI ITALIANI IN IRAQ, è la cronistoria del rapimento di alcuni ostaggi italiani in Iraq, rapiti dalla resistenza Irachena allo scopo di ottenere riscatti per finanziare la guerriglia in IRAQ.

Vi sono alcuni elementi comuni a tutti i sequestrati, oltre al fatto di essere Italiani. Tutti hanno avuto contatti con una villetta situata nel centro di Bagdad che ospitava l'ONG “Un Ponte per ... “ e la società “Intersos”, che si occupava di sminamento, due strutture umanitarie molto utili alla popolazione irachena.

Simona Pari e Simona Torretta, al momento del rapimento lavoravano per la ONG “Un Ponte per ... “ .

Enzo Baldoni, giornalista freelance in Iraq per conto del settimanale "Diario", aveva avuto contatti con la villetta visitando la sede della ONG “Un Ponte per ... “ e aveva conosciuto tramite una volontaria dell'organizzazione umanitaria Ghareeb, un palestinese interprete. Un video girato il 15 agosto mostra Baldoni e Ghareeb che caricano medicine su un camion diretto a Najaaf. Il 20 agosto partiranno assieme dalla sede dell'ONG “Un Ponte per ... “ e lo stesso giorno Ghareeb sarà ucciso e Baldoni rapito.

Una italiana, V.C. aveva in precedenza lavorato per l'ONG “Un Ponte per ... “, fino alla fine 2003. Un italiano, P.S. aveva in precedenza lavorato fino alla fine 2003 per la “INTERSOS”. V.C. e P.S., avevano intanto cambiato attività e fondato una società di Security, e all'inizio del 2004 la società aveva sede all'Hotel Babylon.

Due degli italiani rapiti furono uccisi, Baldoni non si sa in quali esatte circostanze, Quattrocchi probabilmente per mandare un messaggio. Gli altri furono liberati. Alcuni reputarono che furono liberati grazie a blitz delle forze militari USA. Altri reputarono che furono liberati grazie ad un cospicuo riscatto. Un interprete degli italiani fu ucciso e un agente dei servizi italiani impegnato nella loro liberazione fu ucciso.

La trattativa per la liberazione degli ostaggi fu in parte condotta per parte italiana da Maurizio Scelli, commissario della Croce Rossa Italiana, e per la parte irachena dal consiglio degli Ulema Sunniti, un loro leader era Abdel Salam al Kubaisi (o Kubaissi).

Le trattative per la liberazione degli ostaggi furono in tutti i casi lunghe, complesse e difficili. Pare che abbiano partecipato i Servizi Segreti Italiani, ma forse non in modo esclusivo e con una certa contrarietà dei servizi degli altri paesi coinvolti nella guerra.

I guerriglieri rapitori erano gente ben addestrata e ben comandata. Poiché la richiesta più immediata, “il ritiro delle forze alleate” o almeno “il ritiro delle forze italiane”, era ovviamente irrealistico, è da presumere che l'effettivo obiettivo fosse di ottenere un riscatto per sopperire alle spese della guerriglia. Vi sono state molte voci su un riscatto pagato e sul suo importo, soprattutto di fonte giornalistica. Il riscatto è stato forse pagato e l'importo è stato ipotizzato in 4 milioni dal Sunday Times, in alcuni casi, in altri casi di 6 milioni.

A legge Italiana proibisce il pagamento di riscatto in caso di rapimento, perché il pagamento di riscatto induce il rapitore a reiterare il crimine. In ogni caso il pagamento di un riscatto sembra proibito dalla nostra legge, sembra dalla legge n.82, 15 marzo 1991, art. 1, comma 4. In seguito alle voci sul pagamento di un riscatto e della conseguente violazione della legge fu aperta una inchiesta presso la procura di Roma, affidata a un noto magistrato, ma le notizie di stampa sono scettiche, perché la cosa sembra coperta dal Segreto di stato.

Non si hanno dettagli precisi ma solo molte voci. Il caso di Giuliana Sgrena, per le circostanze tragiche, è stato più trattato dalla stampa e si hanno più notizie. Alcune voci dicono che alla trattativa abbia preso parte Maurizio Scelli] della Croce Rossa Italiana. Alcune voci parlano di un riscatto pagato dal governo italiano, direttamente o più probabilmente tramite organizzazioni pubbliche facenti riferimento al Governo italiano.

In contrasto con tali voci, Il 9 marzo 2005, il ministro degli Esteri Gianfranco Fini intervistato a Porta a Porta da Bruno Vespa sulla consistenza di queste voci dichiara: Una cosa deve essere chiara: il governo italiano non ha mai avviato alcuna trattativa in cambio di denaro: voglio che sia chiaro. Smentisco che il governo italiano abbia autorizzato pagamenti in denaro per facilitare la liberazione di Giuliana Sgrena. (AGE) RED-CENT.

Alcuni giornali non sembrano credere a questa dichiarazione e smentendo il nostro governo, scrivono che un riscatto fu pagato, di vari milioni. Il giornale "la.Repubblica.it" edizione online parla di un riscatto di 6 milioni Il giornale "Corriere della sera.it" edizione online citando l'agenzia AKI che cita fonti del Ministero degli Interni di Bagdad, parla di un enorme riscatto] Il settimanale inglese Time il 22/5/2006 scrive che per Simona Pari, Simona Torretta, e Giuliana Sgrena, il governo italiano avrebbe pagato un riscatto di 11 milioni di USD. Una valutazione precisa su questo argomento non è al momento ancora possibile; da una parte molte voci ma nulla di ufficiale, dall'altra parte la dichiarazione negativa del governo.

Su questo argomento sono corse voci discordanti, che non danno un quadro preciso e comprensibile.

Una parte delle persone, in particolare gli Americani, sostennero che il pagamento di un riscatto incoraggia altri rapimenti, mette in pericolo la vita di altre persone che divengono obiettivo di potenziali rapitori in cerca di facile denaro.

La cosa fu vista inoltre con un certo spirito di parte, perché i rapitori usano in genere il denaro dei riscatti per comprare armi ed esplosivi, con le quali fare stragi di persone spesso innocenti, che muoiono quindi a causa del riscatto pagato. Per salvare una persona ne possono morire decine.

Altra polemica riguarda il sospetto che per alcuni sequestrati sia pagato il riscatto e per altri non sia stato pagato, e che la sorte di questi ultimi sia stata diversa; ma non ci sono elementi concreti che dimostrino che il trattamento sia stato diverso o la diversa sorte sia dovuta a diverso trattamento; tutto è avvolto in un insieme di voci discordanti e confuse.

Sarebbe auspicabile conoscere con certezza la verità ma forse sarà necessario aspettare che il tempo raffreddi le polemiche.

È sperabile un sollecito esito della inchiesta in corso della procura della Repubblica di Roma sul pagamento eventuale del riscatto, finirebbero quindi le voci e le polemiche. Vi è anche la proposta di una Commissione parlamentare d'inchiesta.

Vi furono molte polemiche sul fatto che gli Italiano accettassero di trattare e forse pagare un cospicuo riscatto, destinato presumibilmente a finanziare la guerriglia.

I guerriglieri hanno bisogno di armi per combattere e le armi costano molto denaro. Il metodo del rapimento, eseguito con una certa facilità nei confronti degli Italiani, permise forse alla guerriglia di rifornirsi per un certo tempo.

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Crisi degli ostaggi (Iran)

Un uomo, in Washington, D.C., espone un cartello durante una protesta per la crisi degli ostaggi in Iran. Sul cartello si legge "Deport all Iranians" (Deportiamo tutti gli Iraniani) e "Get the hell out of my country" (Andatevene dal mio paese) più in basso, mentre si intravvede la scritta "Release all Americans now" (liberate tutti gli Americani ora) sulla faccia posteriore del cartello.

La crisi degli ostaggi fu una crisi politica sorta fra gli Stati Uniti e l'Iran quando furono presi in ostaggio 52 membri dell'ambasciata statunitense a Teheran dal 4 novembre 1979 al 20 gennaio 1981, dopo che un gruppo di studenti occuparono l'ambasciata durante una fase della Rivoluzione iraniana.

Il 22 ottobre 1979 lo Scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi si recò a New York per essere sottoposto ad un trattamento contro il cancro. Il 1° novembre 1979 l'ayatollah Ruhollah Khomeyni leader della Repubblica islamica nascente invitò la popolazione a manifestare contro gli interessi degli americani, indicati col nome di "Grande Satana" e di "Nemici dell'Islam", e degli israeliani nel paese. Il 4 novembre 1979 un gruppo di 500 studenti circa (anche se le testimonianze discordano variando dai 300 ai 2000) assaltò l'ambasciata.

Di lì a poco furono mostrati gli ostaggi con gli occhi bendati alle televisioni e furono fatte le richieste di riscatto che comprendevano l'estradizione dello Scià per essere giudicato riguardo a "crimini contro il popolo Iraniano".

Sei persone che al momento dell'attacco si trovavano all'interno dell'ambasciata riuscirono a fuggire ed a trovare rifugio all'interno dell'appartamento di uno di loro. Successivamente lasciarono il paese grazie alla collaborazione dell'ambasciata svedese e canadese che fornì ai sei dei documenti falsi con i quali poterono espatriare in sicurezza il 28 gennaio 1980. La decisione di concedere ai sei diplomatici tali documenti fu presa dal Parlamento canadese riunito in seduta segreta, per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale, che approvò un provvedimento ad hoc per consentire loro la fuga. Altri tredici di loro, donne ed afroamericani, furono liberati tra il 19 ed il 20 novembre 1979 ed un ultimo ostaggio malato di Sclerosi multipla fu liberato l'11 luglio 1980.

La popolazione americana reagì con sdegno ad un simile atto ostile che fu visto come un oltraggio ai secolari principi del diritto internazionale che garantiscono l'immunità diplomatica all'arresto e l'inviolabilità delle ambasciate ospitate all'interno di uno Stato. Gli Stati Uniti reagirono tentando di salvare gli ostaggi con la forza il 24 aprile 1980 ma l'operazione Eagle Claw (artiglio dell'aquila) fallì e otto militari americani persero la vita mentre altri quattro rimasero feriti, vi fu anche un'imposizione di sanzioni diplomatiche mirate ad ammorbidire le posizioni del nascente regime degli Ayatollah, tuttavia non portarono a grandi risultati. Non vedendo risultati concreti nella risoluzione di tale crisi l'opinione pubblica americana sfiduciò completamente il Presidente Jimmy Carter e la sua popolarità crollò rapidamente. Furono quindi avviate trattative riservate mediate da altri Paesi arabi moderati (prima fra tutte, l'Algeria).

La crisi terminò il 19 gennaio 1981 ad Algeri, quando fra Iran e Stati Uniti fu firmato un trattato segreto in cui la potenza americana doveva fornire all'Iran, al tempo in guerra con l'Iraq, 10 miliardi di dollari e delle armi, che venivano importate nel Paese attraverso un complesso sistema. Gli ostaggi furono formalmente consegnati in custodia agli americani il 20 gennaio 1981, giorno dell'insediamento di Ronald Reagan a Presidente degli Stati Uniti.

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Ostaggi volontari delle SS

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Ostaggi volontari delle SS è il titolo di un libro a carattere storico scritto da Drago Arsenijevic.

Con il titolo originale di Otages voluntaires des SS è stato pubblicato per la prima volta in Francia nel 1974 da Harmattan e da France-Empire e, successivamente, da Farnot (1979) ed Edizioni Ferni (Ginevra, 1980).

Articolato in una prefazione, cinque capitoli ed un epilogo - e corredato da una serie di immagini d'epoca, diversi allegati costituiti da documenti, rapporti e lettere oltre ad un'esaustiva bibliografia - il saggio rievoca e descrive in maniera dettagliata l'impegno e l'opera svolti, particolarmente nel periodo della seconda guerra mondiale, dai delegati del Comitato Internazionale della Croce Rossa dei quali si tentava l'invio per ispezioni della Croce Rossa Internazionale, sulla base delle Convenzioni di Ginevra (particolarmente della Risoluzione XIV) allora in vigore, nei lager della Germania nazista controllati dalle SS.

Già dalla metà degli anni trenta La Croce Rossa era stata autorizzata a visitare, almeno in parte, alcuni campi di lavoro installati dall'allora nascente nazismo ma in prossimità della guerra e, ancora dopo, con l'acuirsi del conflitto e dell'espandersi della politica di occupazione del Reich, le ispezioni si erano rarefatte - anche a causa di una scarsa piattaforma legale sulla quale basarsi per forzarne la richiesta ai vertici del Reich - fino a essere sospese quasi totalmente.

Quando, nel marzo del 1945, il conflitto mondiale entrava nella sua fase finale, l'azione pressante del CICR - ed in particolare di uno dei suoi esponenti di maggior spicco, Carl Buckhardt - presso il governo tedesco si fece più intensa.

Fu a questo punto che scattò il ricatto predisposto dal responsabile delle SS, Heinrich Himmler, nonostante la mediazione di Ernst Kaltenbrunner e degli esponenti del capitolo locale della Croce Rossa tedesca, e dai cui termini scaturisce il titolo di questo libro: i delegati della Croce Rossa - che erano per la maggior parte dei medici - sarebbero stati autorizzati a visitare i campi di concentramento nazisti solo se disposti a rimanervi fino al loro smantellamento (ovvero fino al termine del conflitto, data della quale non si poteva ovviamente presumere, ma al massimo solo prevedere, una scadenza certa).

Per coloro che ieri venivano chiamati deportati e da oggi sarebbero stati profughi, i trecento camion bianchi della CRI, suddivisi in trentaquattro colonne, continuarono nel loro tragitto da Dachau a Pilsen, da Lubecca a Mauthausen, da Innsbruck a Bayreuth, da Salisburgo a Praga.

Alla fine del conflitto vi furono anche voci che si alzarono contro il CICR per la sua mancata presa di posizione ufficiale - attraverso un esplicito appello pubblico di denuncia - delle vessazioni e dei crimini che venivano compiuti nei campi di concentramento nazisti. Nella realtà dei fatti - è la conclusione a cui giunge l'autore del saggio - il Comitato della Croce Rossa, in virtù della neutralità che l'organismo doveva statutariamente osservare ma anche dell'assenza di pregressi e concreti accordi umanitari fra le nazioni belligeranti, aveva per molti versi le mani legate e il semplice sostegno, appunto sul piano strettamente umanitario, era di per sé stesso improbo se non talvolta impossibile.

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Niall dei Nove Ostaggi

Niall dei Nove Ostaggi (in irlandese: Niall Noigíallach; ... – ...) è stato un re supremo d'Irlanda che visse nella prima metà del V secolo e che sarebbe morto tra il 450 e il 455., figlio più giovane di Eochaid Mugmedon, fu l’eponimo antenato della dinastia degli Uí Néill, che dominò l’Irlanda dal VI al X secolo. attraverso i suoi figli: Conall Gulban, Endae, Eogan, Coirpre mac Néill, Lóegaire, Maine di Tethba, Conall Cremthainne e Fiachu Fiachrach.

Esistono diverse versioni su come Niall prese il suo epiteto. Secondo la saga "La morte di Niall dei Nove Ostaggi" ricevette un ostaggio da ognuna delle cinque province d’Irlanda, dagli Scoti, dai Franchi, dai Britanni e dai Sassoni. Stando a Keating ne ricevette cinque dale province irlandesi e quattro dalla Scozia. Per O'Rahilly i nove ostaggi provenivano dai regni dal regno di Airgialla (letteralmente "che dà ostaggi"), uno stato satellite di cui nell’antico testo legislativo Lebor na gCeart viene detto che l’unico compito verso il re d’Irlanda era di fornire nove ostaggi.

Sebbene venga generalmente considerato un personaggio sotrico, davvero poco di certo si sa su di lui e sulla sua vita. Le fonti a cui si può attingere sono le genealogie reali, l’Elenco dei re, una sezione del Lebor Gabála Érenn, gli annali irlandesi come quelli dei Quattro Maestri, le cronache come il Foras Feasa ar Éirinn di Goffredo Keating e le leggende come L’avventura dei figli di Eochaid Mugmedon e La morte di Niall dei Nove Ostaggi. Queste fonti sono però molto più tarde rispetto all’epoca in cui generalmente si colloca Niall (tardo IV-inizi V secolo). Per gli Annali dei Quattro Maestri salì al potere nel 378 e morì nel 405, mentre il Foras Feasa ar Éirinn di Goffredo Keating data l’ascesa al trono nel 368 e morì nel 395. Stando a Keating avrebbe depredato le coste della Britannia e della Gallia e secondo alcune agiografie avrebbe rapito e portato con sé in Irlanda il futuro San Patrizio (e le sue sorelle), che all’epoca era ancora un ragazzo. In seguito Patrizio riuscì a scappare e a rientrare in patria, tornando poi in Irlanda anni dopo, dove ebbe un ruolo importantissimo nella conversione dell'isola al Cristianesimo. Keating associa questi raid con quelli di cui parlano Beda e Gildas e deduce che, dato che le fonti affermano che San Patrizio fu portato in Irlanda dalla Bretagna, i raid di Niall dovevano essersi spinti fino all’Europa continentale. Tuttavia gli storici ritengono che la sua cronologia vada posticipata di circa 50 anni e che quindi morì attorno tra il 450 e il 455.

Stando alla legendaria Avventura dei figli di Eochaid Mugmedon il re supreme irlandese Eochaid Mugmedón ebbe quattro figli (Brión, Ailill, Fiachrae e Fergus) dalla prima moglie Mongfind, sorella del re del Munster Crimthann mac Fidaig, e uno (Niall) dalla secondo moglie, Cairenn Chasdub, figlia del re sassone Sachell Balb, che era stata fatta schiava. Mentre Cairenn aspettava Niall, Mongfind, che era gelosa, la costrinse a fare un lavoro molto pesante, nella speranza che abortisse. Alla fine Niall viene alla luce e viene portato al poeta Torna, affinché lo allevasse. Una volta cresciuto Niall tornò a Tara, liberando la madre dal duro lavoro’ a cui era sottoposta. Sebbene sia anacornistico il fatto che la madre di Niall fosse sassone, O'Rahilly sostiene che il nome Cairenn deriverebbe dal nome latino Carina e che quindi costei potrebbe essere stata una romano-britanna. Del resto per Keating Cairenn era "figlia di un sovrano britannico. Mongfind viene presentata come una figura soprannaturale: nella saga "La morte di Crimthann mac Fidaig" si afferma che la festa di Samhain fu comunemente chiamata Festival di Mongfind.

Vedendo la popolarità di Niall tra i nobili Mongfind chiese a Eochaid chi sarebbe stato il suo successore, sperando che avrebbe scelto uno degli altri Quattro figli. Eochaid diede al druido Sithchenn il compito di dare un responso. Il sacerdote ideò un concorso tra i fratelli, chiudendoli in una fucina che andava a fuoco e dicendo loro di salvare ciò che potevano. Li avrebbe giudicati sulla base degli oggetti che avrebbero scelto. Niall venne fuori un'incudine fu considerato il vincitore, ma Mongfind rifiutò di accettare la decisione.

Sithchenn manda allora i fratelli a caccia. Ognuno di loro va a cercare dell’acqua e trovano una fonte custodita da un’orrenda vecchia che chiese loro un bacio in cambio dell’acqua. Solo Niall fece esattamente quanto richiesto dalla vecchia, che poi si rivelò essere una splendida vergine, la personificazione della Sovranità dell’Irlanda. Lei diede a Niall l’acqua e il trono d’Irlanda per molte generazioni (26 dei suoi discendenti saranno sovrani supremi d’Irlanda), mentre a Fiachrae che le aveva dato un fugace bacio fu assegnata una linea reale minore (solo due dei suoi discendenti saranno re supremi: Nath Í e Molt di Ailill.

In un’altra versione la successione si ha solo dopo la morte di Eochaid, quando al potere salì il fratello di Mongfind, Crimthann. Ma quando costui si recò a visitare i suoi possedimenti in Scozia i figli della sorella si impadronirono del regno. Crimthann tornò in Irlanda deciso a riprendersi il trono e allora Mongfind si propose come paciere, organizzando una festa durante la quale versò del veleno nella bevanda del fratello. Ma Crimthann si rifiutò di bere a meno che non avesse bevuto anche lei. La sorella accettò e così entrambi morirono per il veleno. Niall salì al potere e Brión divenne il suo secondo. In un’altra versione della storia Mongfind cerca di avvelenare Niall, ma avvelena se stessa per sbaglio.

Durante il regno di Niall i fratelli si nominarono sovrani locali. Brión domino sulla provincia del Connacht. Fiachrae gli mosse guerra ma fu sconfitto e portato come prigioniero a Niall. Il figlio di Fiachrae, Nath Í, continuo la guerra e alla fine Brión. Niall rilasciò Fiachrae,che salì sul trono del Connacht. Fiachrae e Ailill mossero poi guerra a Eochaid re del Munster, figlio di Crimthann. Lo sconfissero, ma Fiachrae morì per le ferite riportate in battaglia. Gli uomini del Munster mossero guerra ad Ailill, lo catturarono e lo fecero a pezzi. Il conflitto tra Munster e Connacht continuò per diversi anni.

Il Lebor Gabála Érenn parla di una guerra tra Niall e Énnae Cennsalach re del Leinster a causa del bórama (un tributo in bestiame) che era stato imposto per la prima volta al Leinster da Tuathal Techtmar.. Tutte le fonti affermano che Niall fu ucciso dal figlio di Énna, Eochaid, anche se poi dfferiscono su come ciò avvenne. La più antica versione del Lebor Gabála afferma che Eochaid uccise Niall nella Manica. Versioni più tarde aggiungono che ciò accadde mentre Niall era impegnato in un’invasione della Bretagna. Secondo altre fonti, morì combattendo i Pitti in Scozia, mentre per altre mentre si trovava sulle Alpi. Tutte, comunque, concordano sul fatto che perse la vita fuori dall'Irlanda.

Stando alla saga "La morte di Niall dei Nove Ostaggi", l’inimicizia di Eochaid e Niall nacque quando il poeta di Niall, Laidchenn, non gli diede ospitalità. Per tutta risposta egli distrusse la fortezza del poeta, uccidendone il figlio Leat. Laidchenn lanciò allora una maledizione sul Leinster. Niall mosse poi guerra al Leinster e accettò di cessare le ostilità a patto che gli fosse consegnato Eochaid. Niall fece incatenare Eochaid a una pietra e inviò nove guerrieri a ucciderlo. Ma, rotte le catene, Eochaid uccise i nove. Eliminò poi Laidchenn. Niall allora lo esiliò in Scozia. A questo punto la storia diventa confusa. Comunque, sia che sia stato in Scozia, sia che sia stato sulle rive della Loira, Niall viene ucciso da Eochaid. Il suo corpo sarebbe stato sepolto a Ochann, oggi Faughan Hill nella contea di Meath. Gli successe il nipote Nath Í. Secondo lo storico Byrne egli sarebbe morto durante un raid in Britannia e non in Europa come afferma Keating. Esistono diverse versioni sulle circostanze della sua morte. Secondo la leggenda, i suoi seguaci riportarono il suo corpo in Irlanda, combattendo sette battaglie lungo il tragitto. Ogni volta che portavano il suo corpo davanti a loro, erano imbattibili.

Stando a Keating, Niall ebbe due mogli: Inne, figlia di Lugaid, da cui ebbe solo un figlio (Fiachu) e Rignach, da cui ne ebbe invece sette (Lóegaire, Éndae, Maine, Eógan, Conall Gulban, Conall Cremthainne e Coirpre). Da costoro discesero i diversi rami degli Uí Néill: Cenél nEógain, Cenél Conaill, Cenél Fiachach, Cenél Lóegaire, Uí Maine, Cenél nEógain, Cenél Conaill, Clann Cholmáin, Síl nÁedo Sláine e Cenél Coirpri. Altri famosi suoi discendneti sono: San Columba, San Máel Ruba, i re di Scozia, i re di Ailech, i re di Tir Eogain, i re di Tír Conaill, i diversi Hugh O'Neill, i diversi Red Hugh O'Donnell degli O'Donnell di Tyrconnell, Owen Roe O'Neill, Hugh Dubh O'Neill, Sir Phelim O'Neill, Hugh MacCaghwell, Leopoldo O'Donnell, Sir Cahir O’Doherty, Sir Donnell Ballagh O'Cahan, Turlough O'Cahan, Shane O'Neill, Sir William Johnson degli O'Neill dei Fews e molti altri. Il clan scozzese dei MacNeil sostiene di discendere da Niall. Nel gennaio del 2006 gli studiosi sono giunti a ipotizzare che Niall fu l’irlandese più prolifico della storia, secondo, a livello mondiale, solo a Genghis Khan. Secondo alcuni studi genetici nell'Irlanda del nord oltre 1/5 degli uomini ha in comune un cromosoma che li riporterebbe a Niall. Oltre il 20% della popolazione di alcune regioni discenderebbe, secondo gli studiosi, da Niall.

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Source : Wikipedia