Ospedali

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Tags : ospedali, salute

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Ospedali Riuniti di Bergamo

Veduta del complesso ospedaliero

Gli Ospedali Riuniti di Bergamo, azienda sanitaria pubblica di rilievo nazionale e di alta specializzazione, grazie ai traguardi raggiunti negli ultimi 20 anni nei settori della Medicina, è riconosciuta dalla Comunità scientifica nazionale ed internazionale tra le strutture di maggior rilievo del panorama sanitario.

Il 5 novembre 1455 su iniziativa del Vescovo Giovanni Barozzi sanzionata dalla Serenissima Repubblica e da Papa Pio II è stato istituito l’Ospitale Grande di San Marco.

Nel 1927 inizia la costruzione dell'Ospedale Maggiore. Nel 1930, dopo solo 3 anni dalla posa della prima pietra, viene inaugurato l'Ospedale Maggiore "Principessa di Piemonte", che con la sua struttura di 30.000 mq, estesa su una superficie di ben 150.000 mq metri quadrati, 1.000 posti letto, servizi e attrezzature all’avanguardia (pareti dipinte, riscaldamento centralizzato a nafta, impianto di fornitura di energia elettrica di emergenza, funzionante mediante batterie di accumulatori a comando automatico, impianto di segnalazioni acustiche e luminose, rete telefonica, celle frigorifere, elevatori e furgoncini per il rapido trasporto di pazienti e materiali, arredamenti ex novo, impianti di sterilizzazione a vapore, gas ed elettrici) era quanto di meglio ci fosse in Italia. L’ospedale si declinava in 8 reparti: Medicina, Chirurgia, Maternità, Oculistica, Pediatria, Dermosifilopatia, Tubercolotici e Isolamento. Negli anni settanta l’Ospedale Maggiore cambia nome assumendo quello attuale di Ospedali Riuniti di Bergamo.

L’Azienda Ospedaliera aderisce alla rete internazionale HPH (Health Promoting Hospitals) nell’ambito del programma dell’Ufficio Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Aderire alla rete ha significato per l’Azienda Ospedaliera favorire nella propria cultura l'educazione sanitaria, la promozione e la tutela della salute, anche attraverso lo sviluppo sinergico e coordinato di idee e progetti in collaborazione con altre organizzazioni, considerate come preziosi partner di crescita.

L’ospedale offre servizi, cure e assistenza sanitaria polispecialistica per patologie acute di alto e medio livello di complessità a utenti provenienti da tutto il territorio nazionale.

L’agire quotidiano dell’Azienda si base anche sulla collaborazione ormai pluriennale con Istituti di Ricerca e Università italiane e straniere. Grazie alla collaborazione con l’Ospedale Niguarda di Milano, per esempio, il 4 aprile 2006 è stato possibile eseguire, per la prima volta nella storia dell’Azienda, un trapianto di fegato da vivente, da padre a figlio.

Risultato della sinergia tra gli Ospedali Riuniti, l’Asl di Bergamo, le Cliniche Humanitas Gavazzeni, il policlinico San Marco di Zingonia e l’azienda ospedaliera di Treviglio, il 118 di Bergamo ha attivato nel settembre 2005 la telecardiologia, una rete di emergenza per la diagnosi ed il trattamento della sindrome coronarica acuta.

Sul fronte internazionale è possibile ricordare il gemellaggio con l'Ospedale Alvarez di Buenos Aires e nell’ambito della ricerca la collaborazione con l'Università Yale e l’accordo con l’Università di Maastricht, finalizzati allo sviluppo di progetti di ricerca in ambito clinico-sanitario. In campo internazionale, l’impegno dell’Azienda si estende anche alla partecipazione a missioni umanitarie, tanto che nel maggio scorso il Consiglio Regionale della Lombardia ha conferito agli Ospedali Riuniti di Bergamo la medaglia d'oro al valor civile per l'opera di cooperazione umanitaria internazionale prestata in Palestina dalle équipe di cardiochirurgia pediatrica, diretta dal dott. Giancarlo Crupi e di chirurgia plastica, diretta dal dott. Enrico Robotti.

Nel giugno 2006 è stato offerto un importante aiuto alle vittime della recente guerra libano-israeliana, attraverso la fornitura di medicinali, il ricovero e la cura di 4 donne libanesi ferite negli scontri. Sempre nello stesso ambito è attivo un gemellaggio con la Moldavia.

Attenzione è riservata anche alla cura della relazione con l’utente e alla comunicazione. Tangibile testimonianza è stata l’istituzione nel 1996 dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico, con l'obiettivo di rispondere alla necessità di dialogo costante con l'utenza, di rilevare sistematicamente il suo grado di soddisfazione riguardo i servizi forniti e di valutare il sorgere di nuovi bisogni.

Consapevoli inoltre delle difficoltà che possono riscontrare gli utenti dei servizi ospedalieri nella prenotazione e/o registrazione delle prestazioni e nel comprendere le procedure sottostanti alle stesse, è stato creato il CUPS, che con orari e personale dedicati, spedizione a domicilio dei referti, corsie preferenziali per le richieste urgenti, risponde alle richieste degli utenti, che raggiungono, tra accessi diretti e contatti telefonici, anche punte di 5.000 contatti al giorno. L’obiettivo è quello di garantire un servizio attento alle esigenze dei cittadini, attraverso risposte immediate sia telefoniche sia di persona, evitando altresì spostamenti inutili all’interno dell’ospedale. Allo stesso fine contribuisce anche l’istituzione di totem multimediali.

Con 1.404 posti letto accreditati, 1.105 posti letto attivi, 3.800 dipendenti, la struttura di Largo Barozzi è risultata obsoleta e inadeguata. Per adeguarsi alla nuove esigenze del territorio bergamasco e per garantire l’efficienza delle cure e dei servizi erogati è in corso di realizzazione, nel quartiere della Trucca, il nuovo ospedale "Papa Giovanni XXIII".

Il nuovo ospedale rappresenta uno stimolo straordinario per ripensare “il contesto di cura” nel quale devono trovare spazio la centralità del paziente, l’equità, la sicurezza, la qualità, la condivisione del percorso con il malato ed i suoi famigliari. Il progetto del nuovo ospedale dedicato a Papa Giovanni XXIII prevede una struttura altamente innovativa e tecnologicamente all’avanguardia ma, al contempo, ben inserita nel contesto paesaggistico dei colli di Bergamo. Sarà una struttura facilmente accessibile al cittadino, che sarà accompagnato nel suo percorso secondo il concetto della progressività e gradualità della cura e dell'asssitenza, dal momento acuto di urgenza/emergenza al momento della degenza ordinaria, fino alla dimissione e ai successivi controlli ambulatoriali.

Il progetto esecutivo del nuovo ospedale di Bergamo è il risultato di un lungo e complesso percorso progettuale iniziato nel luglio del 2000 con l’indizione del concorso internazionale di progettazione. Il Nuovo Ospedale è stato progettato da un pool di professionisti, diretto dall’architetto parigino Aymeric Zublema, ideatore anche dello Stadio Saint Denis e dell’ospedale Pompidou di Parigi.

Ad oggi il Nuovo Ospedale è un cantiere in piena attività, in cui, giorno dopo giorno, fervono i lavori, che porteranno nel 2008 all’inaugurazione della nuova, avvenieristica struttura], La nuova, avvenieristica struttura sarà costituita da 7 torri di 5 piani ciascuna per le degenze e una piastra tecnologica per la diagnosi e la cura altamente sofisticata.

Nella torre 1 avrà sede il Dipartimento Materno - Infantile, mentre nella torre 2 troverà collocazione il Dipartimento Pediatrico; la torre 3 ospiterà il Dipartimento di Neuroscienze e Scienze Motorie, la torre 4 i Dipartimenti di Medicina e Chirurgia, le torri 5 e 6 il Dipartimento Cardiovascolare e il Dipartimento Onco-Ematologico, mentre la torre 7 ospiterà il Dipartimento di Salute Mentale, la Nefrologia,la Dermatologia e le aulee dedicate alla formazione del personale ospedaliero.

Il Nuovo Ospedale potrà vantare 36 sale operatorie, 6.300 metri quadrati per le terapie intensive, 4 mila per il Pronto soccorso, 11 mila per i servizi di diagnosi strumentale, 226 ambulatori, 8 sale travaglio, 1.200 posti letto, un eliporto, un centro congressi con 500 posti a sedere e oltre 2.400 posti auto.

Quello che cambierà completamente sarà l'organizzazione sanitaria, che risponderà alle moderne esigenze del lavoro medico e infermieristico. Il Pronto Soccorso, le sale operatorie, le terapie intensive e le diagnostiche strumentali saranno riuniti nella piastra centrale, una grande "C", intorno alla quale saranno disposti i Dipartimenti, in modo da facilitare gli scambi e gli spostamenti tra le discipline che lo richiedono.

Testimonianza della attese e della curiosità che avvolgono i lavori è stata la sentita e numerosa partecipazione dei bergamaschi alle due edizioni dell'iniziativa Cantiere Aperto, volute dalla Direzione Aziendale per avvicinare la città a una delle istituzioni cui la comunità è da sempre particolarmente legata. Nella prima edizione, svoltasi l'11 giugno 2006, 2000 persone hanno avuto libero accesso all'area del cantiere per vedere da vicino l'avanzamento dei lavori dell'ospedale intitolato a Papa Giovanni XXIII, una delle opere più importanti realizzate nella provincia di Bergamo nel corso degli ultimi 100 anni.

Nella seconda edizione, realizzata esattamente un anno dopo, il 10 giugno 2007, i partecipanti sono stati invece 4200. Per l'intera mattinata i visitatori hanno avuto la possibilità di vedere il cuore del cantire salendo fino al quarto piano della torre 3, dove la vista abbraccia gran parte dei 320 mila quadrati di area di cantiere e incontrare gli addetti ai lavori.

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Ospedali Riuniti di Reggio Calabria

Gli Ospedali Riuniti "Bianchi-Melacrino", meglio noti come Ospedali Riuniti, costituiscono il principale presidio ospedaliero della città di Reggio Calabria e fanno parte della 'Azienda Ospedaliera "Bianchi-Melacrino-Morelli".

Le origini del Civico Ospedale di Reggio Calabria che sorse alla dipendenza dell'autorità ecclesiastica sono antiche.

Le prime, sicure indicazioni riguardanti una infermeria da costruirsi per i Padri Cappuccini, ma in cui i monaci ospitavano ed assistevano infermi, risale al 1642 . In quell'anno il Capitolo Provinciale deliberò la costruzione del "Luogo Nuovo", convento situato nella zona detta di Santa Lucia, fra la attuale Via Posidonea, Via Reggio Campi e Via Cappuccinelli a beneficio di quelli che fra i Padri che Abitavano nel lontano Convento della Consolazione (Ora detto Eremo), essendo infermi, non potevano raggiungere la Citta'. Le fondamenta del convento-infermeria furono gettate nel 1634, fuori dalle mura da cui distava 200 passi. Il nuovo convento fu consacrato nel 1642.

È possibile che nello stesso luogo preesistesse un precedente convento ed e' verosimile che esistesse un altro Ospedale (di Santa margherita) in un luogo detto del Bianchi. Dopo il terremoto del 1783 il Convento fu prima assegnato all'Ospedale di santa Margherita che ospitava i feriti del sisma, poi vi tornarono i frati utilizzandolo anche come infermeria. Il 10 gennaio 1811 il decreto di Murat, che alienava le proprietà della chiesa, passò la giurisdizione del convento-ospedale alla Commissione di Beneficenza e in esso fu collocato l'Ospedale Reggino di Santa Margherita che non aveva più trovato una sede stabile dopo il terremoto del 1783. Dopo l'unificazione del Regno la giurisdizione passo' alla Congregazione di Caritàe da allora il convento e' diventato sede stabile dell'ospedale fino al 1908, anno in cui fu distrutto dal terremoto e, dopo qualche tempo, riedificato in baracche.

Nel 1912 la Congregazione di Carità, presieduta dall'avvocato Giuseppe Carbone, deliberava di procedere alla ricostruzione dell'ospedale civico nella località denominata "Campi Francesi". Questa ampia spianata era stata donata alla Congregazione da Giuseppe Maria Melacrino, nobile possidente di Motta S. Agata, affinché vi sorgesse un Istituto per la cura e la riabilitazione degli storpi. Mentre gli Aministratori della Congrega studiavano il modo migliore per realizzare il sogno del Melacrino, venne il terremoto del 1908 che rase al suolo l'Ospedale di Via Posidonea e, per esigenze urbanistiche si decise di riedificarlo "lontano dalla città" appunto nei Campi donati dal Melacrino. Pertanto la Congregazione nel 1914 affidò la direzione del relativo progetto all'Ingegnere De Nava.

L'Ospedale di Reggio prese quindi il nome di Ospedali Riuniti perché riunisce l'Ospedale degli Storpi (voluto da Melacrino ed in realtà realizzato solo marginalmente) e l'Ospedale Civico. I lavori di costruzione iniziarono il 2 aprile 1929. I Principi di Piemonte inaugurarono gli "Ospedali Riuniti Melacrino Bianchi" il 31 maggio 1932.

Il primo direttore sanitario fu il Prof. Carossini (Primario Chirurgo).

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Ospedali riuniti della Valdichiana

Gli Ospedali riuniti della Valdichiana si trovano in Via Provinciale 5, in località Nottola, una frazione a 5 chilometri da Montepulciano.

Costituiscono un "monoblocco ospedaliero" gestito dal Servizio sanitario della Toscana (USL 7 di Siena), nato dalla chiusura di sei ospedali più piccoli nei comuni di Chiusi, Torrita di Siena, Sinalunga, Chianciano Terme, Sarteano e Montepulciano e copre 861 chilometri quadrati.

L'ospedale si trova all'interno di un'area in aperta campagna, tra i vigneti, per circa 13 ettari e occupa una superficie di 65.000 metri quadrati.

L'ospedale è entrato in funzione a partire dal 2000-2001, inaugurato il 14 gennaio 2001 e per realizzarlo sono stati necessari 5 anni di lavori e sono stati investiti circa 120 miliardi delle vecchie lire.

L'ospedale ha il titolo di "ospedale più sicuro ed accogliente" d'Italia, ottenuto dal Tribunale dei diritti del malato e il titolo di "ospedale amico dei bambini", riconoscimento internazionale assegnato dall'UNICEF-OMS il 14 giugno 2002 (il quarto ospedale in Italia).

Tutto il personale in servizio nei vecchi ospedali è confluito nel monoblocco e vi lavorano circa 500 persone tra medici, infermieri, tecnici, personale amministrativo ed ausiliari. I posti letto sono 255 e l'affluenze giornaliera è di circa 1000 persone.

La rete ospedaliera della Valdichiana era costituita da "piccoli ospedali di paese", che hanno svolto negli anni un ruolo importante per la popolazione residente, ma che sarebbero stati del tutto inadeguati a superare le recenti normative dell'accreditamento. Fino al 1983 esistevano, infatti, sei ospedali nei comuni di Chiusi, Torrita di Siena, Sinalunga, Chianciano Terme, Sarteano e Montepulciano.

Queste vecchie strutture erano funzionalmente incomplete, non omogenee fra di loro, perché dotate solo di alcuni reparti e dislocati in diversi centri abitati, distanti tra di loro anche 50 km. Il servizio reso, quindi, risultava disagevole, sia per la gestione che per gli utenti. Dal punto di vista strutturale, inoltre, la fatiscenza degli immobili e la dislocazione di alcuni di questi all'interno dei centri storici non avrebbe assolutamente consentito la rispondenza anche alle normative igienico sanitarie e di sicurezza, per adeguarsi alla quale sarebbero occorsi imponenti investimenti.

I reparti erano strutturati come piccole unità autonome ed erogavano sia i servizi ambulatoriali che le attività di degenza senza una visione globale dell'organizzazione e senza la possibilità di lavorare avvalendosi delle consulenze tra le varie branche specialistiche perché le distanze creavano delle barriere insuperabili.

Agli inizi degli anni '80 è cominciata la prima fase di ristrutturazione della rete ospedaliera, con la chiusura dei presidi di Chiusi e Torrita di Siena, attraverso l'accorpamento di alcuni primariati ed il collegamento dei reparti tra loro.

Presso ogni ospedale erano presenti gli ambulatori divisionali, pertinenti ed alcuni servizi di supporto, garantiti con proiezioni del personale delle singole unità operative. Per i reparti di degenza (medicina e chirurgia) un solo responsabile coordinava l'attività di diagnosi e cura, con evidenti disagi legati alla distanza tra i presidi; grandi difficoltà derivavano anche dal fatto che la presenza di 3 sale operatorie costringeva gli operatori a una disagevole mobilità e a farsi carico di turni estenuanti per garantire le presenze tecniche previste per legge. Anche i degenti erano costretti a spostamenti per poter effettuare accertamenti sanitari nei vari presidi con evidente disagio e con notevoli costi.

L'idea di un monoblocco in Valdichiana è nata negli anni '70. Il progetto esecutivo del "monoblocco ospedaliero" si concretizzò definitivamente con l'incarico di progettazione e con tutti i passaggi ufficiali nei vari organismi istituzionali.

L’antica origine degli "spedali", antiche radici dei moderni ospedali, risale all’età medievale. I primi "spedali" cominciarono ad essere costruiti grazie alle confraternite a partire dal 1100 in poi: gli "spedali" erano connessi alle istituzioni di beneficienza di quelle stesse compagnie.

Montepulciano era già un polo ospedaliero nel XVI secolo e vi esistevano cinque: lo Spedale della Misericordia della Fraternità, a cui si aggiungevano gli Spedaletti di San Giovanni e San Martino fuori della porta di Gracciano, lo Spedale di Santa Maria alla Porta Cavina considerato il più importante, lo Spedale di San Pietro fuori Porta delle Farine, e lo Spedale di Fonte al Vescovo, posto all’incrocio di San Biagio. Si trattava di edifici con poche grandi sale, vicino a pozzi o cisterne, le cui acque erano indispensabili per le necessità degli ospiti e dei ricoverati, con all’interno una cappella o un semplice altare per le necessità religiose. Le costruzioni avevano spesso affreschi e sculture.

Tra il 1400 e il 1600 avvenne l’accorpamento progressivo degli "spedali", in un solo edificio in cima alla salita di Piazza delle Erbe, che prenderà il nome di Spedali riuniti di San Cristofano e tempo dopo fu ingrandito.

Nel 1852 lo "spedale" di Montepulciano svolgeva il compito di casa degli espositi, cioè dei bambini abbandonati, non solo per Montepulciano ma anche per i paesi vicini. Ancora esiste la ruota degli esposti, la porticina attraverso la quale mediante una specie di passavivande girevole, venivano abbandonati i bambini nel più assoluto anonimato. Nel 1894 lo "spedale" aveva una corsia per gli uomini e una per le donne, per un totale di 150 malati, con infermeria e una moderna sala operatoria, ben dotata grazie ai finanziamenti dei Conti Bastogi.

Il 5 luglio 1908 i rappresentanti dei Regi Spedali Riuniti di San Cristoforo di Montepulciano rappresentati dal suo Rettore Sig. Commendatore Ferdinando del Corto, acquistarono dal Signor Gino Crociani per la somma di 8.500 lire alcuni appezzamenti di terra con piccolo fabbricato ad uso di caccia, situato nel luogo chiamato Ponti Secchi in Via Calamandrei, dell’estensione di 1,38,55 ettari. Lo scopo fu la realizzazione di un nuovo ospedale, sostituendo gli Spedali riuniti di San Cristofano nel centro storico.

Dopo 7 anni di lavoro, nel 1916 la struttura per un totale di 6.800 mq. fu completata e effettuate ulteriori modifiche nel 1971 e nel 1973.

Dopo l’apertura del Monoblocco di Nottola, l’edificio è rimasto inutilizzato per un certo periodo ed è poi stato acquistato da un gruppo immobiliare che ha cambiato la destinazione d’uso. La struttura del vecchio ospedale verrà trasformato in abitazioni private (circa 40-45 appartamenti), uffici e il 10% di esercizi commerciali.

A Sinalunga, lo Spedale Santa Maria delle Nevi, fu fondato nel 1289 dalla Compagnia della Madonna delle Nevi ed arricchito dalle beneficienze private.

Nel 1634 incominciò la costruzione della fabbrica del monastero di monache presso la Chiesa di San Rocco ma ottenne delle difficoltà ad essere costruita per il declino dei Medici alla fine del XVII secolo. Nel corso del XVIII secolo le cose migliorarono e l’edificio fu oggetto di modesti interventi manutentivi o di consolidamento fino a quando, negli ultimi anni del secolo, venne eletto a sede dello spedale.

Sarteano ha avuto delle strutture spedaliere prima del 1900. La prima struttura ricettiva documentata destinata ai malati è una domus leprosorum, tuttora nota come il lazzaretto, posto in un altopiano lungo la via che proveniente dall’Umbria collegava Chiusi con Sarteano, poi San Casciano dei Bagni fino al Ponte Gregoriano sul Paglia. Successivamente sono documentati 2 piccoli spedali, lo Spedale San Giacomo che si trovava lungo l’attuale Via del Cimitero e lo Spedale di Santa Maria o della Fraternità nella zona dell’attuale stadio comunale, destinati per i poveri ed i pellegrini. I due spedali furono uniti nel 1692 e chiusi nel 1750 con decreto granducale per mancanza di mezzi sufficienti a mantenersi. I beni posseduti furono uniti allo Spedale di Santa Maria della Scala di Siena. Il 13 dicembre 1862 l’Arciconfraternita delle Misericordiose realizzò l’Ospedale di Sarteano. Il nuovo ospedale trova invece sistemazione nell’edificio già esistente, l’Oratorio di San Bonaventura, compagnia religiosa che era dedita al culto e alle opere di Carità nei confronti dei poveri e degli ammalati bisognosi. L’Ospedale usufruì dell’opera personale religioso convenzionato: prima Suore di San Giuseppe e dopo Suore della Sacra Famiglia. L’ospedale era suddiviso in sale di medicina generale e di chirurgia, divise a loro volta in maschi e femmine. C’erano poi una modesta sala operatoria, una medicheria e un laboratorio. Nella Prima Guerra Mondiale accolse feriti e malati reduci dal fronte su convenzione con l’Ospedale militare della Toscana e le esigenze locali. Nella Seconda Guerra Mondiale accolse militari e civili colpiti nelle battaglie che si svolsero nel territorio circostante nel 1944.

Chiusi possedeva Spedali fin dai secoli più remoti. Intorno al 1300 esistevano a Chiusi lo Spedale Ireneo, lo Spedale Sant’Angelo, annesso alla Chiesa omonima e lo Spedale San Pietro, anche questo annesso alla Chiesa omonima. Lo Spedale Ireneo fu sostituito con lo Spedale di Santa Maria fondato dalla Compagnia Omonima detta anche Fraternita di Santa Maria dello Spedale che svolgeva opere di carità verso gli infermi ed i poveri. Nel 1600 fu ampliato l’ospedale nella Chiesa di Santa Maria Novella . Fu costruito un ospizio per il ricovero di infermi più bisognosi della città e del contado, suddiviso in 2 cameroni, uno per le donne e l’altro per gli uomini. L’Ospizio fu ristrutturato e trasformato in Ospedale, inaugurato nel giugno 1905 come Ospedale Umberto I, posto sulla Piazza del Comune, attiguo all’oratorio. Prima della Seconda Guerra Mondiale fu approvato il progetto di una nuova costruzione su un terreno acquistato dalla Confraternita in prossimità del centro storico. I lavori furono interrotti durante la guerra e furono portati a termine subito dopo. Il nuovo ospedale entrò in funzione nella seconda metà degli anni ’40 e venne chiuse con la ristrutturazione della seconda metà degli anni ’80.

Nel 1287 a Chianciano Terme era presente un lebbrosario in località Pietriccia, fuori le mura del Centro Storico e lo Spedale di San Giovanni. L’Ospedale di San Giovanni fu distrutto durante il periodo della guerra di Siena del 1555. Per la ricostruzione si aprì una controversia tra Orvieto e Chianciano Terme che durò anni. Nel frattempo fu allestito un altro Spedale a seguito di un’epidemia di peste del 1564. In quegli anni l’Ospedale di Chianciano Terme pagava compensi per il trasporto dei ammalati a Montepulciano, probabilmente presso lo Spedale di San Cristofano. Il 23 giugno 1901 fu inaugurato il vecchio ospedale della Croce Verde, posto accanto alla Chiesa di San Giovanni Battista, nel cuore del Centro Storico. L’ultimo ospedale di Chianciano Terme fu costruito in Via Vesuvio, soprattutto a seguito dell’attività termale degli anni ’70, quando a Chianciano Terme si contava un grande numero di presenze a stagione.

Nel 1550 a Torrita di Siena erano operanti lo Spedale di San Giacomo e San Filippo amministrato dalla Fraternita di Santa Maria. Il 29 gennaio 1887 fu inaugurato il nuovo Ospedale Maestri grazie alla cospicua donazione di Don Antonio Maestri. Lo Spedale entrò in funzione le mese di febbraio del 1888 e nel 1923 fu ampliato per adeguare la struttura all’aumento delle prestazioni. In quegli anni infatti aumentò la media quotidiana delle presenze di ricoverati dal numero di 10 elevata ad oltre 35. Oltre all’ampliamento fu realizzata una speciale sezione di ortopedia e tubercolosi chirurgica, un impianto di gabinetto radiologico e furono acquistati nuovi strumenti chirurgici, arredi e suppellettili, apparecchi per un gabinetto elettrodiagnostico ed elettroterapico ed uno di analisi chimiche, batteriologiche e sierologiche.

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Source : Wikipedia