Oscar

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Inviato da david 05/03/2009 @ 17:12

Tags : oscar, festival del cinema, cinema, cultura

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Oscar Wilde

Oscar Wilde (1854-1900) 1889, May 23. Picture by W. and D. Downey.jpg

Oscar Fingal O'Flaherty Wills Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo irlandese. Scrittore impudente dalle parole semplici, ma espresse nell'intento di suscitare una riflessione nel suo lettore, prediligeva la scrittura aforistica con l'espressione dei paradossi, al punto da essere citato ad esempio nei moderni dizionari.

Condannato a due anni di prigionia, anche se viene considerato un capro espiatorio per aver smosso l'Inghilterra del suo tempo, per essere andato contro le regole imposte dalla sua stessa classe sociale, riuscì ad imporsi nella sua epoca non fornendo principi in cui credere, ma mostrando la sua personalità, indivisibile dalle sue opere. Su di lui sono stati scritti centinaia di libri, e le sue opere sono considerate capolavori del teatro dell'800.

Oscar era figlio di due personaggi particolari: il padre, Sir William era un celebre oftalmologo irlandese, ricordato sia per aver fondato un ospedale a Dublino (il St Mark) che per l'aver pubblicato diversi trattati medici ritenuti validi per molto tempo. Fra i suoi pazienti poté annoverare il re Oscar I di Svezia, a partire dal 1863, e la regina Vittoria, di cui divenne oculista personale. Scrisse anche libri sull'archeologia e di folklore, ma a causa della passione per le donne sciupò la sua fama per un’accusa di stupro ai danni di una ragazza diciannovenne, Mary Travers. Il processo che ne seguì sembrò annunciare quello che in seguito subirà Oscar e si risolse in una condanna al risarcimento dei danni, la cui somma pattuita ammontò a 2000 sterline. A quell'epoca Oscar aveva otto anni.

La madre, Jane Francesca Elgee, di presunte origini italiane, nata il 27 dicembre 1821 era una poetessa d’ispirazione byroniana conosciuta sotto il nome di “Speranza”, pseudonimo che derivava dal suo motto “Fidanza, speranza, costanza”. La donna aveva un carattere ribelle che mise al servizio della causa dell’irredentismo irlandese, mentre la sua passione per il dialogo la condusse alla fondazione di un salotto letterario a Dublino ed in seguito anche di uno a Londra. Anche lei come il marito dovette subire un processo, ma la sentenza fu assai mite. Era un’abile conversatrice e i suoi ricevimenti erano avvenimenti importanti nella società dublinese.

Oscar Wilde aveva poco in comune col padre ma molto con la madre, cui somigliava sia nell’aspetto che nella voce, nelle eccentricità e nella passione per la letteratura. Dalla madre aveva ereditato l'abitudine a nascondere la sua vera età, come durante il processo all’Old Bailey, durante il quale affermò di avere trentanove anni quando invece ne aveva quaranta. La pubblica accusa in quell'occasione si accanì su tale contraddizione esibendo come prova un certificato di nascita e sostenendo l’inattendibilità della sua deposizione. In occasione dei compleanni Oscar era solito scherzare e vestirsi in gramaglie, affermando di sentirsi in lutto per la morte di un altro dei suoi anni.

Sembrava avere in comune col padre anche le abilità oratorie e l’indifferenza alle cose che lo circondavano. Nel caso del processo subito, su cui il padre scrisse in seguito un libro (il Lough Corrib), Oscar commentò l'accaduto vantandosi di aver ereditato un nome importante.

Charles Robert Maturin, famoso per aver scritto un romanzo dal titolo “Melmoth the Wanderer”, era prozio materno. Uscito di prigione Oscar adotterà il nome del protagonista del romanzo, Sebastian Melmoth. Al momento della nascita di Wilde suo padre aveva 39 anni e sua madre 28, ma sua madre sperava di avere una figlia; in seguito espresse più volte il desiderio di vedere suo figlio percorrere una carriera da parlamentare.

A causa del suo nome, Oscar cambiò spesso la sua firma e il modo con cui si faceva chiamare; all'università, ad esempio, scelse il nome di Wills Wilde. Più volte partecipò alla discussione in cui si difese da un'accusa da parte degli inglesi che affermavano che il cognome "Mac" fosse più importante di quello di "O'". In tale occasione, Oscar affermò che tra le famiglie di nobili origini avevano dimenticato di annoverare gli "O Wilde".

Non gradiva se qualcuno gli faceva notare che il suo nome in realtà era solo Oscar Wilde, o, peggio ancora, solo Oscar. In seguito venne chiamato anche "Grey Crow" (corvo grigio).

Quando nacque Oscar i genitori risiedevano in un luogo modesto, al civico 21 di Westland Row. Loro intento era nascondere la loro condizione di momentanea indigenza ed in effetti poco dopo effettuarono un cambio di residenza trasferendosi nella ricca Merrion Square e desiderando che si sapesse che il loro figlio era nato in un luogo importante. Oscar fu battezzato il 26 aprile 1855. La madre chiese a Sir William Hamilton, ricevendo un rifiuto, di fargli da padrino. Del suo battesimo, forse fonte di ispirazione dell'opera "The Importance of Being Earnest", e dei suoi primi anni di incontro con la fede cattolica, lo stesso Oscar ammetterà in seguito di non avere alcun ricordo.

Poche sono le notizie certe dei suoi primi anni di vita: una volta giocando con suo fratello si ruppe un braccio, un'altra volta fuggì di casa ed è noto anche che gli piacesse pescare. Fra le amicizie di gioventù si annovera quella con Edward Carson, che Oscar conobbe d'estate sulle spiagge di Dungarvan, e che divenne in seguito famoso per essere colui a cui si attribuisce la divisione del regno dell'Irlanda.

Un esempio del carattere di Wilde bambino lo ritroviamo nel seguente aneddoto: insieme al fratello era stato affidato ad una bambinaia. Durante la momentanea assenza di quest'ultima, i vestiti dei bambini, che erano davanti al camino per asciugarsi, presero fuoco. Di fronte a tale episodio Wilde applaudiva felice, mentre il fratello gridava spaventato. Dopo che la donna ebbe spento le fiamme, Oscar pianse perché l'interessante spettacolo era finito.

Oscar Wilde fu educato nelle mura domestiche fino a nove anni; dal 1864 al 1871 studiò alla Portora Royal School a Enniskillen (contea di Fermanagh), seguendo le orme di suo fratello maggiore. Nel 1866 vinse un premio grazie al quale non dovette poi sostenere gli esami di quell'anno. Il 23 febbraio 1867, in seguito ad un'emorragia cerebrale, sua sorella Isola morì, all'età di 8 anni. In suo ricordo Oscar scrisse una poesia, "Requiescat". Si dimostrò un fratello dedito alla memoria della ragazza andando spesso a far visita alla sua tomba.

Dal 1874 frequentò il Trinity College di Dublino dove, per i suoi studi sul greco, vinse la Berkeley Gold Medal, il premio più alto della scuola. Oscar si vantò a lungo dell'esame sui "Frammenti dei poeti comici greci di Meineke" che sostenne.

Nel 1873, grazie ad un esame sostenuto, conseguì una borsa di studio. Nei voti ottenuti, si distinse per composizione inglese e traduzione dal greco.

Di quegli anni è l'aneddoto secondo cui un ragazzo lo derise mentre stava leggendo a voce alta una poesia; Oscar si arrabbiò arrivando al punto tale da sfidarlo.

Wilde lesse l'annuncio del 17 marzo 1874 con il quale il college di Magdalen annunciava di aver bandito il concorso che assegnava due borse di studio per gli studi classici (il giornale parlava in totale di 4 Demyships e di 1 exhibition, ma le rimanenti assegnazioni riguardavano altre materie della durata di 5 anni con assegnazione di un compenso pari a 95 sterline l'anno), e sostenne l'esame con successo il 23 giugno dello stesso anno.

Stanco delle continue pressioni che gli facevano i club sportivi, si cimentò anche nel canottaggio e svogliatamente si mise ai remi per la "Eights Week", finendo in seguito con il lamentarsi di un'altra squadra, la "Varsity Eight". Partecipò a qualche piccola regata e saltuariamente si dilettò come pugile, anche se affermava di preferire il domino all'atletica e alle discipline sportive che si praticavano all'aperto. Per le sue affermazioni arrivava spesso al litigio con chi invece amava praticare lo sport: si racconta, infatti, che una volta lo gettarono nella polvere su una collina, e una volta rialzatosi commentò quanto fosse incantevole la vista da quel luogo. In seguito si ruppe il braccio partecipando ad un gioco senza importanza.

In quegli anni vi era un processo che destava interesse nei giovani e soprattutto in Oscar. Quasi a presagire il futuro, affermava che avrebbe desiderato essere imputato in un processo.

Continuando gli studi si ritrovò al Magdalene College di Oxford. Gli anni di studio, grazie alla guida di due maestri come il professore e scrittore John Ruskin all'epoca 55enne e titolato con "Slade professor of Fine Art" e Walter Pater 35enne, docente nel Brasenose college, i cui testi hanno influenzato la vita di Oscar, anche se anni più tardi sminuì il suo valore come scrittore, arrivando forse a chiedersi in seguito alla sua morte se fosse mai stato vivo. In seguito ricorderà, lucidamente, l'esperienza a Oxford, insieme a quella del carcere, come le esperienze che più caratterizzarono e sconvolsero la sua esistenza, infatti gli anni trascorsi all'università di Oxford vennero in seguito paragonati dallo stesso autore ad un fiore rispetto al resto della sua vita.

Per quanto riguarda gli alloggi ne ebbe diversi, il primo al Magdalen numero 1,2 Pair Right in Chaplain's e poi Ground Floor Right in Cloitets alla fine ebbe dimora in Kitchen Stairs, i Pair Left. A scuola aveva una particolare predisposizione alla lettura veloce, per scommessa lesse 3 volumi e in seguito dovette anche spiegarne dettagliatamente la trama, e solitamente in pochissimo tempo capiva qualunque intreccio di qualunque romanzo.

All'università riuscì ad eccellere nello studio dei classici, lo attirava a sé il mondo greco in particolare. L'espressione ellenica per la bellezza pervase Oscar, che permise al ragazzo di seguire la propria vocazione per l'estetismo che lo accompagnò per la vita. La sua opera preferita era l'Agamennone di Eschilo, favorito dalla pubblicazione di un'edizione commentata ad opera di un suo professore (nel 1868), tanto che non mancherà anche in futuro occasione di citare parte dell'opera. In tale epoca iniziò a scrivere le sue prime poesie. Riuscì a mantenere la costanza dei voti degli anni passati, mostrando di non privilegiare i poeti latini, proprio come Mahaffy prima di lui.

Durante la cena accennò a quella che poi sarà la stesura della Salomè.

L'abbigliamento di Oscar appariva in ogni caso sempre molto particolare, tanto che un giorno un cronista si interessò a lui chiedendogli della stranissima giacca che portava quel giorno, al che Wilde riferì che quella giacca, la quale sembrava cambiare colore a seconda della luce e il cui dorso ricordava per forma quello di un violoncello era stato eseguito successivamente ad un suo sogno. Appena sveglio Wilde ricordandosi quale vestito avesse sognato ne fece uno schizzo e lo portò da un sarto a cui chiese di crearlo secondo tali indicazioni.

Crogiolava nel vestirsi in quel modo e andava alla ricerca di complimenti; una volta in conversazione con Margaret Woods alludeva sottilmente al vestito che indossava in quell'occasione quando commentò di essere triste perché anche se amava la bellezza era condannato ad avere una schiena simile. La ragazza, scrittrice ammirata dallo stesso Wilde per "A village tregedy", gli rispose con freddezza suggerendogli di arruolarsi: in quell'ambiente la schiena verrebbe raddrizzata. Anche il suo alloggio appariva esagerato, pieno di cose inutili, di cui come egli stesso affermava poteva disfarsi di tutto tranne che di un vaso che contenesse almeno un giglio.

Oscar decise di viaggiare per tutta l'Italia nell'estate del 1875, in compagnia di William Goulding e dell'uomo di chiesa, il reverendo John Pentland Mahaffy, suo tutore in anni passati, famoso per il suo pensiero conservatore che non sempre sposerà le idee di Wilde. Egli riposò brevemente a San Miniato (Firenze) dove, il 15 giugno, gli venne l'ispirazione per un'altra poesia, che verrà ripresa e modificata più volte in seguito. Continua a viaggiare e fa visita alle città di Bologna, Venezia, Padova e Verona, sarebbe dovuto andare anche a Roma, ma dato le sue spese eccessive dovette tornare all'università; in tale occasione scrisse "Rome Unvisited", opera che piacque molto a Hunter Blair.

Nell'agosto dello stesso anno conobbe il suo primo amore, Florence Balcombe. A quell'epoca Wilde aveva 20 anni mentre la ragazza 17, anche se si parlava di altri coinvolgimenti sentimentali precedenti: di una ragazza chiamata Fidelia e di un'infatuazione per una sua cugina, tale Eva. In questo periodo iniziava anche la sua attrazione verso gli uomini, scriveva lettere "stranamente dolci" ai suoi amici e come scrisse André Raffalovich nel suo libro: "Wilde soleva affermare che mentre altri provavano il piacere nell'atto lui provava estasi nell'ascolto delle storie degli omosessuali". Violet Troubridge, un'amica di Oscar, gli fece vedere un suo lavoro, un pastello che aveva intitolato "Giorni sprecati", in cui mostrava il doppio volto di un ragazzo attraverso il mutare dei giorni; Oscar allora prese da esso ispirazione per un sonetto, pubblicato inizialmente sul Kottabos nel 1877, per poi ripubblicarlo ma con una piccola modifica: il protagonista da uomo divenne una donna.

Negli studi fece infuriare all'esame di teologia il sacerdote William Archibald Spooner già infastidito dal suo ritardo.

Il 1876 è l'anno in cui gli muore il padre, e in quegli anni riuscì a pubblicare (1876-1879) sette liriche e 13 poesie. L'anno successivo, nelle vacanze primaverili, Oscar partì di nuovo in compagnia dei suoi vecchi amici a cui si aggiunse George Macmillan. Insieme andarono a Genova e Torino, mentre Mahaffy il cui obiettivo finale era quello di dissuadere il ragazzo dalle idee cattoliche, cercava di persuaderlo nel suo intento di recarsi a Roma, ma Wilde era sordo alle sue richieste. Egli alla fine riuscì a convincerlo con uno stratagemma: si finse convinto del rifiuto di Oscar affermando che non voleva un simile compagno nel viaggio, questo tolse ogni dubbio al ragazzo che accettò il vecchio invito. Fecero sosta a Ravenna, che il caso volle in seguito essere sorteggiata come tema per il premio Newdigate: Oscar in quell'occasione decise di descrivere il suo ingresso nella città con cavallo e sole alto.

In seguito al lungo viaggio in Grecia dove capitarono alcune disavventure conclusesi positivamente, dopo essersi imbarcato per Napoli, giunse infine a Roma, qui accolto da Hunter Blair, che continuava la sua lotta dell'anima di Wilde, portandolo dal Papa Pio IX, riuscì ad incontrarlo privatamente e appena lasciato le stanze papali, tutto felice, si mise subito al lavoro e nell'albergo scrisse un altro sonetto che inviò allo stesso Papa in copia. Blair stesso approfittò della situazione e inviò un'altra copia al direttore del "The Month", il titolo in lingua italiana fu Graffiti d'Italia. Nella capitale conobbe una ragazza che frequentò: Julia Constance Fletcher che veniva da una tormentata storia d'amore. La ragazza, scrittrice, dedicò a Wilde il personaggio chiamato "Claude Davenant" protagonista dei suoi libri, infatti molti atteggiamenti tipici di Wilde si riscontrano nel ragazzo, mentre Oscar in seguito le dedicò "Ravenna".

Per via della lunga vacanza arrivò in ritardo al college venendo sospeso dagli studi, gli vietarono la residenza per il periodo del trimestre rimasto e privato di tutti i benefici e se avesse ritardato la partecipazione anche a quello successivo avrebbero ritirato probabilmente la Demyship. Oscar rimase deluso e indignato a lungo per tale decisione, anche dopo anni dall'evento cercò ogni possibile cavillo a cui appellarsi senza trovarlo. Wilde decise di scrivere una lettera il 4 maggio per ottenere uno sconto sulla pena pecuniaria imposta per la sospensione: ciò porterà alla decisione finale del 15 ottobre 1877 di non infliggerli ulteriore condanna.

Wilde a quei tempi si sentiva povero, colpevolizzava tale stato dell'impossibilità di un suo matrimonio con Florence Balcombe come avrebbe voluto, anche se in realtà aveva sempre speso più di quello che guadagnava. Cercò quindi conforto e risorse economiche in sua madre, ma la donna facendogli i conti in tasca (aveva ricevuto in eredità dal padre alcune proprietà) rispose che era felice di sapere che suo figlio poteva vivere in tranquillità economica per anni.

Tuttavia due volte dovette presenziare davanti al tribunale per pagare dei debiti, il 16 e il 30 novembre del 1877, due volte tanto vicine che Oscar stesso le confuse.

Il 13 giugno 1877 morì Henry Wilson, suo fratellastro, Oscar si aspettava tanto dall'eredità ma rimase deluso, ebbe la somma di 100 sterline e la parte dell'abitazione di Illaunroe (i due erano comproprietari) ma solo a patto che per almeno 5 anni non fosse divenuto cattolico.

In quel periodo scrisse per il Dublin University Magazine dove ebbe alcuni piccoli screzi con il direttore, Keningale Cook, e inviò una copia dell'articolo pubblicato a Pater a cui rispose di volerlo conoscere. In seguito quando continuò lo scambio di missive con dei sonetti da lui scritti gli chiese se fosse possibile che si cimentasse nella prosa, compito ben più arduo a suo dire. Durante i primi incontri fra i due il comportamento di Oscar fece preoccupare il suo amico Bodley, in quanto Hardinge, suo conoscente, riceveva lettere con firme equivoche da parte di Pater e anche in seguito continuò a sospettare una possibile relazione amorosa fra i due. Gli atteggiamenti di Pater, che amava circondarsi di giovani ragazzi di aspetto femmineo, era noti al tempo.

Di lui Oscar in seguito penserà che avesse paura della propaganda e che aveva vissuto troppo, che parlava sempre a bassa voce tanto che più che ascoltarlo bisognava origliarlo; tutto ciò anche se lo chiamava nelle lettere a lui indirizzate come "grande maestro".

La figura dell'esteta fu riconosciuta più volte dall'Oxford and Cambridge Undergraduate's Journals già dal 26 aprile del 1877, anche se il movimento in realtà era più antico anche della parola "Estetica", che era stata coniata in precedenza dal filosofo Baumgarten. Lo Stesso Wilde menzionò che già nei simposi di Platone era considerato Agatone esteta di quei tempi. Fra i suoi autori preferiti che rappresentavano il movimento vi era Théophile Gautier, ma Wilde approvava anche coloro che mostravano avversità alla corrente esteta, bastava che le critiche fossero condotte con intelligenza. A quei tempi però la sua opera preferita era Aurora Leigh, di Elizabeth Barrett Browning di cui parlava benissimo.

In seguito si definì socialista, anche se intendeva con tale termine genericamente un odio verso ogni tirannia; andando avanti nel tempo associava sempre di più il termine "socialismo" con quello dell'esteta, definendo "godimento, bellezza" il socialismo.

Anni dopo Oscar, giunto negli USA, giudicò l'estetismo come una scienza che studiava il bello e che si poteva trovarlo in ogni cosa; la ricerca stessa del bello costituiva il fondamento dell'esteta.

Opere dell'estetismo sono The Critic as Artist e The Decay of Lying raccolte in Intenzioni oltre a The Picture Of Dorian Gray la sua idea del socialismo la si legge in L' anima dell'uomo sotto il socialismo.

Wilde inizialmente s'avvicinò, senza cedervi, alla religione cattolica e la sua abitazione lo testimoniava: erano state appese foto del papa Pio IX e del cardinale Manning, mentre la presenza di una madonna di gesso accoglieva i suoi ospiti. In seguito, nell'aprile del 1878, Wilde si confessò con un reverendo famoso a quei tempi, che alloggiava presso il Brompton Oratory di Londra: H. Sebastien Bowden. Sicuro di poterlo convincere ad esprimere al meglio la propria fede gli scrisse una lettera, dove lo pregava di rispondergli facendogli visita; un giovedì, come concordato in precedenza, il reverendo ricevette la risposta: non venne Wilde, ma in sua vece arrivò un pacco contenente dei gigli, il suo gentile rifiuto. Alla fine affermò di non professare alcuna religione e di essere protestante irlandese.

In seguito, preferendo sempre il cattolicesimo al protestantesimo, con la sua natura triplice, osservava al contempo cattolicesimo e paganesimo in un confronto quasi scientifico. Nei suoi scritti invece univa l’ascetismo platonico a quello cristiano. André Gide passò diverso tempo a contatto con Wilde osservando quanto egli fosse turbato dall'idea del miracolo descritto nel vangelo che andava contro la sua concezione di "miracolo" inteso come opera d'arte. Wilde cercava con ogni mezzo, nel mettere a confronto le due filosofie, di screditare quella religiosa, e ancora nota quanta importanza desse al fato.

Alla fine della sua vita, quando non riusciva più a parlare, nessuno dei presenti comprese il volere di Wilde e il suo amico Robert Ross si fece carico della decisione di farlo convertire al Cattolicesimo. Un cenno della mano come risposta in merito bastò all'amico per credere che i suoi sforzi non erano stati vani.

Opere di Wilde dove esprime il suo pensiero sulla religione sono Poems (uno dei suoi primi lavori) e uno dei suoi ultimi scritti, Poesie in prosa.

Ad Oxford, Wilde scandalizzò i professori con il suo atteggiamento irriverente nei confronti della religione, e venne deriso per il suo abbigliamento eccentrico. Attirarono l'attenzione in modo particolare la sua collezione di piume e i suoi pantaloni alla zuava di velluto.

Il 31 marzo 1878 Wilde riuscì a consegnare la sua opera Ravenna. In quei giorni Wilde si ammalò probabilmente di sifilide, malattia forse contratta da una prostituta. Una poesia, forse la taedium vitae, fu utilizzata a scopi commerciali in quei tempi: infatti un libraio riuscì a far credere che tale poesia fosse indirizzata alla donna responsabile del contagio della sifilide.

Nel giugno dello stesso anno Oscar si presentò per il "Final Schools", dove consegnò il compito mezz'ora prima dello scadere del tempo.

La commissione, composta dall'oratore ufficiale, dal docente di poesia e da altri tre membri della congregazione, l'11 giugno dichiarò vincitore Oscar Wilde. Prima di lui il premio era stato attribuito al solo Sewell nel 1825. La madre gli scrisse congratulandosi con lui, anche se nella lettera falsò l'età del figlio. Wilde doveva leggere la poesia pubblicamente, era consuetudine che a tal scopo allo studente venisse assegnato l'aiuto di un docente (in tal caso venne scelto John Campbell Shairp, docente di poesia già membro della commissione) che aveva il compito di fornire consigli e apporre migliorie alla poesia da citare; Oscar ascoltò tutti i suoi consigli con attenzione per poi non ascoltarne alcuno. La lettura avvenne il 26 giugno e L'Oxford and Cambridge Undergraduate's Journal per l'occasione rilasciò encomi per l'evento, commenti positivi che in seguito vennero ritirati. Ottenne, in seguito, un doppio "I" ("primo") davanti agli esaminatori del Final Schools, in tal sede parlò di Aristotele e del suo ipotetico pensiero su Walt Whitman, sbalordendo i professori.

A Neuville fu ospite di una famiglia, dove amava raccontare ai figli, fra cui Helena che soleva invece chiamare "signorina Nelly" e altri due più piccoli, storie palesemente assurde che cercava di far apparire reali.

Aveva ancora l'esame di teologia da superare e a novembre tornò ad Oxford per superarlo il 22 del mese, e ricevuto il diploma di Bachelor of Arts partì alla volta di Londra. Riuscì dunque a vincere, per la poesia Ravenna, l'Oxford Newdigate Prize, prestigioso riconoscimento studentesco già assegnato a letterati poi divenuti insigni, tra cui gli stessi Ruskin e Matthew Arnold.

A seguito di tale successo vennero scritte a caratteri d'oro le sue iniziali nell'albo della scuola, ma in seguito quando ci fu il processo e la condanna si decise di cancellarle, solo molto tempo dopo vennero nuovamente inserite.

L’esitazione che aveva nei confronti di Florence Balcombe portò la ragazza ad accettare la proposta di matrimonio di Bram Stoker, l’autore di Dracula (il matrimonio avvenne il 4 dicembre 1878). Wilde non poteva offrirle molto e doveva aspettare, com’era consuetudine all’epoca, che fossero trascorsi due anni dall’insorgere della sifilide. Egli anche dopo anni continuava a corrispondere con una sua amica affermando che i suoi sentimenti non erano cambiati.

Fece domanda al Trinity per ottenere una "fellowships" (borsa di studio) ma al momento del concorso, durante la prova scritta, Oscar notò che le domande erano poste in maniera discutibile, ma le sue obiezioni non lo salvarono dalla bocciatura. Wilde non voleva cercare un ereditiera da sposare, consiglio espresso dalla madre, cosa che invece suo fratello cercò di fare invano, preferendo applicarsi nello studio sull’archeologia alla ricerca di una borsa di studio, come scritto in una lettera a Archibald Henry Sayce, docente di Filologia comparata a Oxford.

Aiutato da Frank Benson riuscì a portare in scena come desiderava la rappresentazione teatrale dell’Agamennone dell’Eschilo il 3 giugno 1880. Egli affermò di essere stato di grande aiuto in quella occasione, elargendo consigli e istruzioni, anche se tale versione non trova riscontro nei commenti di Benson.

Il 4 settembre 1879 Wilde scrisse mantenendo l'anonimato per l'Athenaeum, qui effettuò recensioni di una parte dell' Enciclopedia Britannica, nei pezzi scelti si notava la collaborazione di Richard Claverhouse Jebb con cui Wilde non concordava su molti punti.

Oscar continuava intanto a stupire la gente con le sue stravaganze: una volta l’attrice Louise Jopling lo incontrò con un serpente attorcigliato al collo. Egli sapeva rispondere a tono ad ogni offesa a lui rivolta, celebre quella volta quando, recatosi in teatro, uno spettatore nel vederlo si rivolse a lui in tono offensivo e Wilde rispose sereno: «È incredibile come sia semplice farsi conoscere a Londra». Si compiaceva di essere noto affermando quanto fosse stato facile diventarlo.

Vendute le case di Bray ne ricavò 2.800 sterline e, sperando nella stessa fortuna avuta da Shakespeare, riuscì a trovare agli inizi del 1879 una casa a Londra insieme al suo amico Frank Miles al numero 13 di Salisbury Street. L’abitazione era trasandata, vecchia e buia, ma agli occhi di Oscar sembrava romantica e non perse tempo dandole anche un nome: la Casa del Tamigi, onorando il fiume che si poteva osservare affacciandovisi.

L’edificio era composto da tre piani, ad Oscar toccò il secondo e ai suoi libri il primo, non perse tempo e decorò la sua parte di gigli, porcellane cinesi e pannelli bianchi. Fra le altre cose si potevano ammirare statuette di Tanagra, tappeti greci, un dipinto di Edward Poynter che ritraeva Lillie Langtry e mobili costosi. In seguito si trasferì a Tite Street a Chelsea, ma nel corso della sua vita cambiò spesso residenza.

La prima volta che Oscar vide Lillie Langtry fu in occasione di un ricevimento in onore di Lady Sebright, a detta di tutti i presenti la sua nobiltà e bellezza la fecero notare più di ogni altra ragazza presente.

Ogni personalità presente si interessò a lei, chi le chiese di posare per un quadro e chi per una statua, se negava tale piacere le cantavano una serenata e lo stesso fece Wilde pensando di averla infastidita e chiedendo in tal modo scusa. Molti la paragonarono a Elena di Troia, o a Cleopatra.

Wilde appassionato tanto da quella ragazza da avere anche molte sue foto a casa, conobbe quella che definì come «la più bella donna d’Europa» dopo una sua partecipazione in un teatro. Alla ragazza Wilde apparve come un ragazzo dagli occhi grandi, con un viso semplice, con cui entrò subito in confidenza.

Wilde e il suo compagno di appartamento Miles volevano immortalarla quanto più potevano grazie alle loro abilità con la matita e con la penna, ma tradendo un suo famoso detto dove affermava che non si dovrebbe mai pronunciare il nome di una donna, alla pari del nome segreto di Roma, finì col nominarla così spesso da far credere a tutti che i due fossero amanti.

Oscar le dava dei consigli, che lei non sempre seguiva, su come vestire; la ragazza coinvolse Wilde e Miles nella sua posizione economica non florida chiedendo anche consiglio su quale attività poter intraprendere, ma i consigli furono scartati.

Nel 1880 ci fu l’incontro con l’attrice Helena Modjeska che si lamentava di questo Oscar Wilde che in realtà non aveva fatto altro se non parlare, secca fu la risposta di Wilde: «Parlare è di per sé una sorta di azione spiritualizzata». Riuscì quindi ad incuriosirla, tanto che accettò l’invito e l'incontrò, come sperato da Wilde, da Langtry e Louise Jopling, e in quell’occasione Wilde non mancò di offrire a tutte un giglio dell’Annunciazione. Madame riscontrò in Wilde la capacità di farle da guida ma senza mai corteggiarla: un perfetto accompagnatore.

Un altro incontro importante nella vita del ragazzo irlandese fu quello con l'attrice Sarah Bernhardt, che riuscì ad impressionare già al suo primo incontro. In quell’occasione gli fece compagnia l’attore Forbes-Robert Norman: lui gli offrì una semplice gardenia, Oscar un tappeto di fiori. Il ragazzo irlandese aveva quasi paura di lei, del suo rapporto con i soldi che buttava senza ritegno, e di come appariva come una «pallida fiamma» in occasione del tè. Wilde desiderò di poterla avere come protagonista in uno dei suoi drammi, ritenendola perfetta per interpretare il ruolo della regina Elisabetta.

Il 5 maggio 1880 Wilde recensì una mostra di James McNeill Whistler, famoso pittore dell'epoca, e nell'occasione fu pieno di complimenti per la sua “ragazza d'oro”. Da li iniziò una conoscenza fra i due fatta di incontri e scontri, a proposito di questo loro rapporto scriverà poi Ellen Terry, che considerava entrambi gli uomini i più illustri dell’epoca per la loro audacia e per altre capacità che neanche riusciva a descrivere degnamente.

Oscar non perdeva occasione per migliorare le frasi di Whistler facendole proprie; William Schwenck Gilbert con l'aiuto delle abilità pittoriche di George du Maurier pubblicò su Punch diverse caricature di Oscar, giocando sul termine "Wilde-wild" (in inglese wild significa selvaggio) sui gigli e sulla sua capigliatura. Un giorno mentre Oscar chiacchierava con Maurier si avvicinò Whistler, chiedendo chi dei due avesse inventato l’altro, la risposta che avrebbe voluto dare Maurier arrivò in seguito grazie a Wilde nel Trilby, dove scrisse che insieme avevano in realtà inventato lui.

In seguito il loro dialogo divenne sempre più aspro, un duello all’ultima battuta, dove Whistler - abituato a graffiare, ferire e anche uccidere- riportava facile vittoria su Oscar che parlava per sedurre.

Fra i tanti dialoghi, una volta commentavano un articolo uscito sul Punch dove venivano presi in giro supponendo che i due parlassero di talune attrici; in risposta Wilde scrisse alla rivista che era ridicolo perché nei loro incontri i due parlavano solo di se stessi, ma Whistler ribatté affermando che non era vero, poiché negli incontri si parlava solo di lui. Alla fine la battuta conclusiva di Wilde fu «parlavamo di te ma io pensavo a me stesso».

In un suo storico congresso, anche perché uno dei pochi nella sua vita, che prese poi il nome di Mr “Whistler’s Ten O’Clock”, si divertì a prenderlo in giro in tutti modi, dalle sue proposte per l’abbigliamento al movimento dell’estetismo. Wilde ribatté definendolo, fra le altre cose, un capobanda ungherese. Tempo dopo Wilde aiutò Whistler dimenticandosi del passato.

Dopo aver passato un po' di tempo con la madre Wilde trovò nuova residenza al terzo piano di Charles Street che si trovava vicino a Grosvenor Square. Dalla metà degli anni Ottanta divenne collaboratore fisso per il Pall Mall Gazette gestendo in anonimo una rubrica dal titolo The Poet's Corner, il suo compito consisteva nell'effettuare recensioni di libri di poesie appena usciti.

Conquistò la società conformista del tempo vittoriano con le sue stravaganze, i suoi eccessi, i suoi scandali. Il 7 maggio del 1879 Willie e sua madre raggiunsero Oscar a Londra, finendo dopo vari cambi di residenza ad abitare al 146 di Oakley Street (Chelsea), qui Lady Wilde aprì un salotto londinese dove i suoi figli attraevano il pubblico, diventò famoso al punto di attirare l’attenzione del principe del Galles dove disse «Non conosco il signor Wilde, e non conoscere il signor Wilde significa non essere conosciuti».

Viaggiò insieme al suo amico Rennell Rodd nel 1879 in Belgio dove, incontrando il poeta olandese Jacques Perk 1858 – 1881, lo definì poeta nel cuore in una delle sue poesie. Due anni dopo sempre con lui visitò la Loira.

Nel 1881 in occasione della pubblicazione del volume intitolato Poems ("Poesie") comprese che era diventato un personaggio scomodo: all’Oxford Union, dove una copia dell'opera, inviata dallo stesso Wilde sperando in un'ammissione alla prestigiosa biblioteca, venne recensita da Oliver Elton e Henry Newbolt dove parlavano di immoralità, inconsistenza e affermando che l’opera fosse colma di plagi degli autori più importanti. In seguito si espresse l’Oxford and Cambridge Undergraduate’s Journal affermando che non si trattava di ostilità all’opera ma all’autore. Il concetto stesso di immoralità lo perseguitava, il padre di Frank Miles, suo coinquilino, non vedeva bene tale convivenza e ingiunse al figlio di percorrere una strada differente, ciò porto alla rottura dei rapporti con Wilde che abbandonò la casa.

Divenne presto popolare per la sua lingua sferzante, per i suoi modi stravaganti e per la versatile intelligenza. La notorietà dello scrittore irlandese si accrebbe per merito del giornale umoristico Punch, che pubblicò numerose caricature del rappresentante di questa nuova moda dell’estetismo a tal punto che, nel 1881, il librettista William Schwenck Gilbert e il musicista Arthur Seymour Sullivan composero un’operetta dal titolo Patience, in cui facevano la parodia degli esteti.

Un impresario teatrale, Richard D'Oyly Carte, propose a Wilde un giro di conferenze negli Stati Uniti, con l’intenzione di mostrare da vicino al pubblico americano uno degli esteti che l’opera prendeva in giro. Dispiaciuto di non poter assistere alla prima di Vera, in quanto la rappresentazione venne posticipata a data di destinarsi per la spiacevole coincidenza di un attentato proprio nel regno della Russia, Wilde senza altri indugi si preparò per la partenza, con un nuovo vestito con colbacco e pelliccia, che fece infuriare Whistler.

Partito il 24 dicembre 1881 e attraversato l'oceano, con la nave Arizona, attraccò a New York il 2 gennaio 1882. Egli non fece in tempo a sbarcare che subito i giornalisti gli rivolsero mille domande, trovando la risposta che cercavano in uno dei passeggeri: infatti Wilde durante il viaggio ammise di essere rimasto deluso dall’Atlantico; saputo questo, il giorno dopo tale notizia fece il giro del mondo.

Iniziò dunque la sua tournée di conferenze, che durò fino al 27 dicembre 1882; in America fu considerato una curiosità, veniva studiato dalla testa ai piedi da chi lo intervistava. Anche nel nuovo continente non mancarono personaggi a lui ostili; Wilde contribuì a fomentare le accuse rivoltegli, come quando rispose ad Edmund Gosse, che al primo incontro gli aveva chiesto se l’avesse deluso, affermando che i letterati non deludono, ma le loro opere sì, mentre il direttore di Atlantic City, Thomas Bailey Aldrich, evitò l’incontro con ogni mezzo. Le sue conferenze divertirono gli americani, i quali si appassionarono alle arguzie ed alle bizzarrie del personaggio, ridendo alle sue battute, e, ancor più fragorosamente della serietà con cui considerava la propria missione. Durante il periodo americano Wilde rilasciò interviste, proclamò il suo credo artistico ancora abbozzato, e visitò alcune glorie americane tra cui Walt Whitman, che lo volle incontrare e che per l’occasione gli inviò una lettera, fu felice di poter incontrare una persona che ammirava, gli parlò a lungo, anche in segreto, e che in seguito non nascose di essere stato baciato da lui. Incontrò poi il generale Ulysses Simpson Grant, Louisa Alcott, Henry Wadsworth Longfellow, alla quale rivolse solo complimenti (anche se in seguito ritirò tutto affermando che poteva piacere solo a chi non conosce nulla di poesia). Ebbe però il grande rammarico della mancata visita a Ralph Waldo Emerson, scomparso proprio nel 1882.

Durante il tour americano decise di farsi scattare molte foto da Napoleon Sarony, per un totale di 27 foto.

Trovò un rivale ostinato in Archibald Forbes, un altro personaggio ben voluto dallo stesso Carte; costui, un giornalista proveniente dalla Scozia che proprio in quel periodo girava gli USA per fare conferenze a Baltimora, osteggiò in tutti i modi Oscar, offendendolo nel suo modo di vestire e insinuando che prendesse dei soldi a serata. Incontrando, in verità, poco dopo visi amici irlandesi che gli offrirono 2.000 sterline, ma rifiutò cordialmente il dono offertogli.

Un altro attacco dell'epoca questa volta Wilde lo ricevette dal suo vecchio amico Bodley, in un articolo apparso sul New York Times del 21 gennaio 1882, anche se l'articolo non fu firmato.

Appena giunto a Washington non venne degnato da Henry James, cosa che fece invece la figlia del giudice Edward G. Loring trovandolo molto più divertente dello stesso James. Quando Wilde andò a trovarlo in albergo gli parlò della sua visione del mondo e della non importanza dei luoghi in cui si trovava, come se la sua casa lo accompagnasse sempre; la cosa offese non poco James che un attimo prima aveva parlato della sua nostalgia per Londra. James teneva una fitta corrispondenza con la moglie di Henry Adams che mal vedeva Wilde, ma Wilde nella sua innocenza non sospettava affatto del suo rancore e nel corso del suo viaggio ringraziò più volte James, come in occasione della conoscenza con Daisy Miller a Louisville.

Nella Music Hall di Boston la sera del 31 gennaio si presentarono, oltre a Julia Ward Howe, 60 ragazzi, tutti studenti di Harvard che, per l’occasione, si erano tinti alcune ciocche di capelli di bianco, recando un girasole ciascuno; Oscar allora si vestì in maniera del tutto normale.

Molto diversamente andò a Rochester, il 7 febbraio, dove gli studenti decisero di far confusione in ogni modo, tanto che dovette intervenire la polizia e la conferenza fu sospesa prima che finisse. Al “sesso incerto” di Wilde, come affermava la moglie di Henry Adams, si aggiunse il “portatore di oscenità” della direttrice del "Women’s Journal" Thomas Wentworth Higginson, ma a tutto ciò Wilde non badava, proclamandosi «indistruttibile». Dal 13 maggio, dopo aver meditato sui suoi prossimi ipotetici viaggi, fu la volta del Canada ove rimase a lungo, tornando infine a New York il 14 ottobre.

I viaggi di Oscar continuarono, di fronte al Niagara affermò che tale spettacolo sarebbe sopravvissuto ad ogni critica, ma alla fine era solo acqua che cadeva. Dopo l'incontro con gli irlandesi, decise di parlare anche della «Niobe delle nazioni», dove sperava in un ritorno dell'indipendenza. Si ricordò sempre di sua madre della quale mostrava una foto durante le conferenze anche se, in occasione della commemorazione di vari scrittori irlandesi, evitò di parlarne più del dovuto dato che, secondo il suo parere, la critica non poteva affrontare l’amore.

Oscar Wilde fu anche vittima di alcune situazioni incresciose estranee al suo modo di pensare: a Moncton, per un errore del suo agente, rischiò la prigione mentre a New York fu vittima di una truffa perfettamente organizzata da un noto truffatore del posto.

Degli ultimi tempi celebre è un episodio in cui inciampò in un manichino e iniziò a scusarsi con esso scambiandolo per una persona viva, glielo fecero notare ma lui non si scompose affatto: continuò a dialogare su San Francisco ed altro riuscendo a fingere completamente il dialogo e le sue risposte.

In tutto le conferenze fruttarono 18.215,69 dollari, di cui 7.005,06 erano spese sostenute nei viaggi, dei soldi rimasti a Wilde ne toccarono la metà. Dopo aver terminato tutta la serie di conferenze non tornò immediatamente a casa, rimanendo nel paese per altri due mesi e mezzo. In quel periodo cambiò varie volte abitazione, dal Fifth Avenue Hotel al Brunswick al 48 dell’11^ strada Ovest a Greenwich Village, sorprendendo sua madre per il denaro che le inviò e per essersi concesso una pausa dai viaggi, dato che era certa una sua partenza per l'Australia.

Il vero motivo del suo tentennamento, di cui evitò di parlare con la madre per evitare inutili allarmismi, era un attacco di malaria. Lillie Langtry arrivò negli USA poco dopo e Wilde fu felice di accoglierla e di farla immortalare dal fotografo Sarony. Vide la Langtry esibirsi al Wallack’s Theatre il 6 novembre in un'opera di Tom Taylor, fu prodigo di complimenti in una recensione per il teatro; Wilde sapeva bene che Steele Mackaye era stato artefice di numerosi accorgimenti, come le sedie pieghevoli, e sperava in un suo coinvolgimento. Costui aveva molto in comune con Wilde, perché aveva portato un'aria innovativa nel teatro, non nella scena, poiché scriveva mediocremente, bensì dietro le quinte con le sue invenzioni teatrali. Mackaye voleva mettere in scena le due opere di Wilde: Vera o i nichilisti e la duchessa di Padova che stava scrivendo, il che, a parer suo, li avrebbe resi immortali e credeva che insieme al suo amico avrebbero potuto conquistare il mondo.

Per quanto riguarda "Vera" si mise in contatto con l’attrice Marie Prescott, mentre per la "duchessa" aveva contattato Mary Anderson, quando il 27 dicembre 1882 lasciò l’americana i giornali definirono la sua avventura americana un fallimento.

Decise in seguito di soggiornare in Francia, a Parigi, dove si sistemò con l'aiuto di Robert Harborough Sherard. Lui e Wilde si incontrarono quasi ogni giorno salutandosi con baci sulle labbra, notizia che alimentò i pettegolezzi su di lui. A Parigi Wilde si dedicò al lavoro, anche se amava scherzarci sopra con Sherard: infatti una volta disse che per tutta una mattina era riuscito soltanto a levare una virgola da una sua poesia e che nel pomeriggio l'aveva rimessa.

In quei mesi decise di abbandonare il suo vecchio stile e i suoi lunghi capelli; la sua nuova acconciatura, capelli molto corti con piccoli riccioli, era volutamente ripresa dagli imperatori romani, ma non mancarono malignità al riguardo. Tornato a Londra, con sua delizia, nessuno più lo riconosceva e tutti concordavano che dimostrasse meno anni di quelli che aveva: era tanto cambiato al punto che fu vittima di una nuova satira di Punch, il quale finse di mettere in vendita girasoli, gigli, vecchie piume e parrucche, insomma tutte le vecchie caratteristiche di Wilde.

Al suo ritorno pensava al matrimonio, sia per sfuggire ai moralisti, sia per salvarsi dagli usurai; dopo Florence Balcombe e Lillie Langtry, finì per posare gli occhi su Violet Hunt. Questa era la figlia di Alfred William Hunt, una ragazza bella seppur non eccessivamente intelligente. Con lei, in passato, avrebbe voluto visitare l'Africa e anche se ella aveva rifiutato l’invito, in seguito se ne sarebbe vantata in ogni occasione. Poi provò con Charlotte Montefiore, ma anche in questo caso ci fu un rifiuto. Al che la risposta dello scrittore fu: «peccato con la mia intelligenza ed il vostro denaro avremmo fatto grandi cose insieme», avvenuta tramite bigliettino, venne subita strappata anche se le sue parole rimasero impresse a lungo.

A maggio del 1881 accompagnò sua madre a casa di loro amici e qui conobbe Constance Lloyd, una ragazza di 3 anni più giovane di lui, alta 1,70, che riusciva a leggere Dante in italiano. La ragazza impressionò talmente tanto Oscar che appena usciti di casa lui disse a sua madre che pensava di sposarla. Del loro primo incontro avvenuto il 6 giugno 1881, ne parlò sia con il nonno che con il fratello affermando che gli piacquero i suoi modi naturali di fare e il fatto che, dialogandoci, dava l'impressione di essere di un livello superiore rispetto agli altri.

Per risollevarsi economicamente, in attesa della prima americana di Vera, accettò un piccolo giro di conferenze che partì da Londra dove raccontò, fra le altre cose, il suo viaggio in America. Qui narrò di come all'inizio, nel Texas, lo chiamassero capitano e alla fine, nel Messico, generale, e si sentì offeso solo quando fu chiamato professore. Aspro fu l'articolo di Labouchere, che annunciava il declino di Wilde in un articolo a tre colonne; la sua risposta fu che se per annunciare il fallimento si scriveva un articolo a tre colonne non esisteva alcuna differenza fra la fama e l'oblio.

Tornato per poco tempo in America, il 2 agosto del 1883, per vedere la sua tragedia, in un viaggio dove si rise di lui e con lui; si recò nuovamente in Europa dove riprese il suo giro di conferenze, interrotto per l'occasione. Durante i due incontri che tenne a Dublino ebbe il piacere di incontrare nuovamente Constance, con la quale si fidanzò il 25 novembre; dopo alcuni dissidi con i parenti di lei e lettere di auguri da parte di parenti, ebbe molte difficoltà a coprire i debiti non riuscendoci in tempo né per il matrimonio né per arredare la casa.

Il matrimonio era previsto per aprile ma fu poi spostato al 29 maggio 1884, il luogo scelto fu la chiesa di Saint James Paddington. Dopo la luna di miele sembrava già dispiaciuto della scelta, non aveva ritegno per i soldi che sprecava, come nel caso delle 50 sterline regalategli dalla zia per il matrimonio e spese per due cucchiai.

Per quanto riguarda l'affinità di coppia, l'inizio fu promettente: Oscar si lamentava scherzosamente che anche se la moglie era così bella non poteva esserne geloso, e per strada venivano chiamati Amleto e Ofelia; i due novelli sposi ebbero difficoltà di alloggio, in quanto la casa non fu pronta per tempo. Wilde litigò con la prima società costruttrice (Green), alla quale non voleva pagare alcun compenso, grazie poi all'aiuto di Godwin e del costruttore Sharpe riuscì alla fine ad avere un alloggio fisso, al numero 16 di Tite Street nel 1 gennaio 1885. I coniugi Wilde però prima di poterci entrare dovettero pagare anche i vecchi costruttori che nel frattempo avevano anche sporto denuncia. Gli introiti della ragazza non bastavano a coprire tutte le grandi spese.

La casa era composta da 4 piani, senza contare il seminterrato dove si trovava la cucina, mente si potevano ammirare due incisioni nelle pareti dell’atrio: Diana e le sue ninfe al bagno e Apollo e le Muse; nella sala da pranzo un tappeto Morris di colore verde-azzurro ricopriva parte del pavimento, nella biblioteca c'erano una poltrona ed un tavolino orientale, ma mancavano le sedie. Al primo piano vi erano le due camere da letto, quella di Oscar divenne poi la camera dei bambini. Aveva scelto l’East End in quanto, a sentire lui, in quel luogo non si portava la maschera. La moglie ascoltava cosa avesse da dire suo marito anche nel modo di vestire, a volte con successo.

Wilde era in cerca di lavoro, visto che le ultime conferenze non avevano sortito l'effetto sperato, e si vide negato il posto di ispettore scolastico, mentre la moglie era rimasta incinta, col corpo gonfio e sempre in preda alla nausea, con disprezzo del marito.

Cyril nacque il 5 giugno 1885 e, dopo un anno e mezzo, nacque anche Vyvyan, il 5 novembre 1886, che fu però dichiarata nata il 3 novembre.

Dopo la nascita di Vyvyan, Constance e Oscar iniziarono a non essere più la coppia felice di un tempo. Lei lo riprendeva a ogni errore e smascherava le sue piccole bugie, Wilde dal canto suo continuava a voler bene ai suoi due figli mentre frequentava anche uomini come Henry Marillier.

Nel 1886 conobbe Robert Ross, che sedusse Oscar. A quei tempi il ragazzo era molto giovane, il 25 maggio aveva compiuto appena 17 anni, e veniva chiamato da Oscar San Roberto di Phillmore a causa della sua capacità di riuscire a indurre in tentazione le persone. Robert, dopo aver recitato alcune poesie di Wilde, fu picchiato e poi gettato in una fontana da alcuni compagni di classe, come richiesto dal professore Arthur Tilley l'8 marzo 1889, ammalandosi di polmonite e di congestione cerebrale. In seguito ricevette le scuse dei compagni. Per conflitti familiari (aveva rivelato alla sua famiglia le sue preferenze sessuali che non furono gradite) dovette abbandonare la casa e Wilde lo ammonì perché la giovinezza è sempre colma di promesse.

Ross non era il suo unico amico del tempo. Frequentava anche André Raffalovich, ai tempi dello scandalo che coinvolse Lord Arthur Somerset. L'amicizia fra i due finì grazie a una battuta infelice, e forse voluta, di Constance. Altri ragazzi che Wilde invitò a casa sua furono Richard Le Gallienne (17 anni nel 1883) e Bernard Berenson, che lo rifiutò.

Nel frattempo, sentendosi trascurata, Constance cercò di mettersi in mostra parlando a delle riunioni delle femministe.

La capacità di recensire libri di Wilde non passò inosservata: Thomas Wemyss Reid, direttore del "Leeds Mercury" nel febbraio 1887, decise che Oscar, grazie alle sue abilità, gli sarebbe stato di grande aiuto in una nuova testata giornalistica. Nella sua rivista "The Lady's World: A Magazine of Fashion and Society" si parlava di femminismo e volle un parere di Wilde, lo ottenne e ne fu colpito positivamente, assumendolo. Il 18 maggio 1887 Oscar iniziò la collaborazione, con uno stipendio di 6 sterline alla settimana. Wilde, nel cercare collaborazioni importanti non esitò nel chiedere alla regina Vittoria una delle sue poesie, ma lei rifiutò affermando di non averle mai scritte. Esortato dalla signora Dinah Craik Wilde, potendo contare sull'aiuto di Arthur Fish, propose ed ottenne dopo qualche discussione che il nome della rivista cambiasse in “The Woman’s World” nel novembre 1887. All'inizio puntuale (il suo lavoro iniziava alle 11 del mattino) aveva preso l’abitudine di andarsene sempre prima e rimanere sempre meno fino a quando si recava al lavoro due volte alla settimana per un'ora, probabilmente perché non riusciva a rimanere a lungo senza fumare (vi era il divieto di fumo negli uffici). Per tutto il tempo che vi rimase, Wilde si arrabbiò una volta sola e la moglie lo aiutò pubblicando due articoli; nel 1889, ormai stanco, lasciò l'incarico.

Nel 1888 pubblicò Il principe felice e altri racconti, una raccolta di fiabe scritte per i suoi due figli Cyril e Vyvyan. Erano i tempi di Il ritratto di Dorian Gray, simbologia estetica, che fu pubblicato nel 1890 e che piacque tanto a sua madre, ma poco alla gente tanto che Constance reclamava che ormai nessuno più li voleva frequentare. Litigò con George Curzon per l’accesso in un club, ed ebbe lunghe discussioni con il St James's Gazette e solo alla fine i toni si calmarono. Presso il pubblicò però ebbe una grande presa, Lionel Johnson scrisse una poesia in latino per festeggiare tale opera lo consegnò ad un suo amico, un suo cugino, che lo lesse almeno 9 volte (forse 14) e volle per forza incontrare Wilde. Lionel acconsentì di accompagnarlo: fu il primo incontro fra Oscar e Lord Alfred Douglas.

Oscar Wilde volle tornare in Francia nella capitale, lì costituiva «il grande evento dei salotti letterari parigini» come scrisse l’Echo di Paris dell'epoca, voglioso di fare nuove conoscenze. Prima ci fu l'incontro con Émile Zola, l’11 marzo 1891 a Parigi, durante il quale ebbe modo di conoscere ed apprezzare la sua ricerca quasi ossessiva nella documentazione necessaria per scrivere una buona opera, ma a cui Wilde in seguito contrappose alcune riserve. Volle conoscere anche Marcel Proust, ma riuscì solo a vederlo di sfuggita, e alla fine il suo unico commento riguardò la bruttezza della casa.

In un incontro a cena con Jean Moréas e con i suoi discepoli Wilde gli chiese più volte di recitare qualche verso, ma lui rifiutò ogni volta e ogni volta uno dei suoi seguaci gli recitò una lode; questo comportamento stizzì Wilde che se ne andò infuriato. In seguito poi invitò tutti, Moréas e i suoi compagni, e parlò per tutto il tempo, venendo definito dallo stesso Moréas un rompiscatole, mentre Wilde invece si chiedeva ironicamente se Moréas fosse mai esistito o se fosse solo un mito. Ebbe occasione anche di incontrare Stéphane Mallarmé, colui che non appariva mai al pubblico, conosciuto nel 24 febbraio 1891, amico di Whistler che preoccupato gli scriveva in continuazione parlando male di Wilde. Il pensiero di Oscar su Mallarmé si fece palese in un'intervista: secondo Wilde, quando Mallarmé riusciva ad essere incomprensibile era perfetto, per questo doveva scrivere solo in francese e non in inglese, una lingua che capiva bene.

Non sempre fu accolto amichevolmente, esempio è il caso di Marcel Schwob, traduttore delle opere di Wilde di cui non aveva molta stima, che lo descrisse come un accanito consumatore di fumo (di importazione egiziana con piccole aggiunte di oppio) che per lui era come una droga e assenzio, ma Oscar si seppe prendere la rivincita a parole, riuscendo con una metafora a paragonarlo a un assassino e molestatore di donne innocenti.

Si pensava che Wilde potesse fare un'altra opera pericolosa come Dorian Gray mentre Sherard minacciava chiunque si avvicinasse con brutte intenzioni a Wilde.

André Gide incontrò Wilde il 26 novembre 1891, all'epoca lui aveva 22 anni, da quel giorni i due iniziarono a frequentarsi ogni giorno, come in occasione del 6 dicembre quando a cena dalla principessa Olga Ouroussoff disse che Wilde emanava una luce, dei raggi; in ogni caso fra i due non vi era alcun rapporto amoroso, anche se sospettato, anche perché Wilde, pensando alla sua Salomè, preferiva altra compagnia.

Gide a mente fredda pensava che questa amicizia gli avesse fatto solo del male, aveva perso frequentandolo l'abilità del pensare, in seguito inventò il personaggio di Ménalque nel quale riprese a descrivere un rapporto che andava oltre l'amicizia ma che non era amore. Wilde dal canto suo mal vedeva il concetto di discepolo e lo faceva con un racconto dove il dio fiume voleva piangere la morte di Narciso, lo amava sì ma non per la bellezza del ragazzo ma perché ogni volta che si affacciava poteva vedersi specchiato nei suoi occhi.

E di questi tempi (si dice nel 1889) l'idea di Wilde che l'arte per essere tale deve distruggere l'arte; a dimostrazione di ciò, esponeva il racconto di un uomo costretto a distruggere la statua della moglie morta, simbolo della tristezza passata, per costruire una statua simbolo della gioia del momento.

Il 22 dicembre 1891 tornò a Londra per incontrare il fratello che nel frattempo aveva contratto un matrimonio fallimentare; egli poi fece pace con la moglie, tornò in America, e riprese a parlare male del fratello: i due non si parlarono mai più.

Alla prima della Lady Windermere decise che lui e alcuni dei suoi amici dovessero adornare il loro abito con un garofano verde, quasi ad evocare lo stile massonico, una setta, anche se in realtà non significava nulla, l'importante era farlo credere. In quell’occasione si lamentò con Richard Le Gallienne per averlo trattato male nel suo nuovo libro, nella maniera di Oscar, ossia non nominandolo affatto.

Nello stesso tempo in cui la Lady appariva in teatro Dorian Gray era nelle librerie, l'opera fu anche rivisitata in maniera paradossale da Brookfield.

Durante la preparazione della sua opera successiva, Una donna senza importanza, ebbe diversi screzi con Fred Terry, un attore con cui non andava d’accordo (voleva cambiare la parte che voleva recitare) il quale, cercando un punto d'incontro, e avendo notato che più volte Wilde parlava bene di Charles Dickens, si avvicinò a lui confessando che era bello poter parlare con qualcun altro che amasse tale scrittore; per tutta risposta Wilde ribatté dicendo che non ne aveva mai letto nulla in vita sua. Infine la commedia andò in scena il 19 aprile 1893.

Fu poi la volta della Salomè dove volle per la parte Sarah, che Wilde paragonò allo stesso personaggio, che aveva il difetto di non essere la protagonista; fu però difficile far rappresentare l'opera nei teatri, dispiacere che causò un peggioramento delle condizioni di salute di Wilde. I medici lo obbligarono a rinunciare al fumo, consigliandogli una dieta ferrea.

Wilde a casa di Blanche Roosevelt si fece leggere le mani da un noto chiromante dell'epoca (tale Cheiro) che, senza sapere di chi fossero, disse che la sua mano destra rivelava che a quarant'anni gli sarebbe crollato il mondo addosso, sarebbe stato esiliato da se stesso, questo anche se le mani erano quelle di un re. Wilde allora aveva 38 anni. Egli, da sempre superstizioso, appena ascoltato queste parole abbandonò la casa senza dire una parola.

La loro storia differisce a seconda di chi la racconta: Douglas narra che fu assillato da una corte eccessiva da parte di Wilde, l’altro che l’iniziativa fu tutta di Alfred.

Douglas nel 1892 si presentò a casa sua (i due si erano conosciuti poco tempo prima) per via di un ricatto a cui era sottoposto. Oscar, grazie al suo avvocato George Lewis, risolse il tutto. I due cominciarono a frequentarsi ed amarsi, conobbe la madre Lady Bracknell e ne fece un personaggio di The Importance of Being Earnest. In seguito, per disintossicarsi dagli ultimi insuccessi, il 3 luglio 1892 andarono a Bad Homburg, dove conobbe altri parenti di Douglas a cui non sempre fece una buona impressione.

Nel novembre 1892 Wilde si accorse che il ragazzo (il giovane Domiziano come lo chiamava) era prodigo sopra ogni dire e questo gli causava difficoltà economiche, ma Alfred non si faceva scrupolo nel chiedergli lo stesso soldi, un piacere oltre che un'umiliazione. Il ragazzo pazzo e brillante quando non era pazzo portò Wilde a conoscere il mondo della prostituzione giovanile, ragazzi che per pochi soldi si vendevano; nell’autunno del 1892 fra i due ci fu quasi una competizione con questi incontri furtivi, i ragazzi coinvolti aumentarono: Alfred Taylor (figlio di un industriale), Sidney Mavor (futuro sacerdote), Maurice Schwabe e Freddy Atkins, erano coloro con cui mangiava e donava denaro («banchettare con le pantere», come dirà in seguito).

Dal 1893 Wilde alloggiava in albergo dove con la scusa di lavorare incontrava i giovani, ma ne conobbe anche altri: Edward Shelley per un breve periodo anche se venne aiutato in seguito e Alfred Wood, di diciassette anni, che lo ricattò ricavandone 30 sterline. Gli incontri non furono poi molti se si considera l’arco temporale in cui essi si svolsero, Wilde accettava ogni rifiuto non voleva mai forzare gli eventi, per lui il solo frequentare quelle persone soddisfava la sua voglia di compiere atti riprovevoli, lo eccitava, ma così si avvicinava al precipizio e la buona stella che aveva anche dipinto a casa sua non poteva durare a lungo. Dal canto suo a Douglas non interessava di nascondersi, entrava dall’entrata principale, voleva far sapere a tutti che era lui il ragazzo preferito da Oscar. A maggio 1893 Wilde andò ad Oxford per incontrare Alfred e nell’estate dello stesso anno affittarono una casa a Goring-on-Thames, dove parlò a lungo con Theodore Wratislaw e Cyril con i suoi boccoli d’oro.

Il tutto era aggravato dal "Criminal Law amendment Act" del 1885 (sezione 1, 1), un emendamento in cui si puniva fino ad un massimo di due anni di reclusione gli uomini che praticavano atti sessuali fra loro.

Molti si erano dispiaciuti della situazione in cui si era cacciato Wilde, Max Beerbohm scriveva a Ross di come vedeva l’anima di Oscar persa. Vi era anche John Gray, preferito di Oscar prima di Douglas che ora si sentiva abbandonato (corteggiato in seguito da Marc André Raffalovich, un uomo che ebbe molti dissapori con Wilde) e il suo amico Pierre Louys dispiaciuto che non potevano essere solo amici. Louys lo andò a trovare in albergo, in quella circostanza venne anche Costance che pregò il marito di tornare a casa in lacrime cercando di sorridere alle battute del marito. Poco dopo le risposte di Wilde alle domande di Pierre lo scioccarono (disse che si era sposato tre volte nella vita, una con una donna e le altre due con degli uomini).

Dopo tanti litigi con Douglas, dopo tanti addii che si trasformarono in arrivederci, ci fu la richiesta di traduzione dal francese all’inglese di Salomè, che Oscar rivolse ad Alfred, egli accettò di buon grado ma il lavoro svolto venne considerato pessimo da Wilde.

In questo periodo di tensioni ci fu il caso di Philip Danney, un sedicenne figlio di un colonnello che si trovava a casa di Robert Ross, egli scrisse a Douglas del ragazzo e subito i due lo raggiunsero. Costui sabato andò a letto con Douglas, domenica con Wilde e lunedì con una ragazza a spese di Douglas. Quando poi tornò a scuola vennero fatti degli accertamenti per comprendere la scusa del ritardo ingiustificato e venne scoperto tutto. Subito il padre si rivolse alla polizia, ma sotto consiglio dell'avvocato e visto la reticenza dei ragazzi a fare il nome di Wilde si convinse che era meglio lasciar perdere, visto che anche il figlio sarebbe poi finito in prigione. Ross scelse allora di andare a Davos per fuggire allo scandalo che la famiglia non gli perdonava.

In seguito ad un altro attacco d'ira Douglas, sotto suggerimento di sua madre, partì alla volta del Cairo mentre Wilde si nascose a Parigi (aveva anche dato un indirizzo falso per sicurezza); pochi giorni dopo verso la fine del 1893, riacquistò serenità, applaudiva Paul Verlaine che recitava una poesia poco dopo uscito dalla prigione, come ci racconta Emma Calvé.

Nel 1894 Wilde si reca in visita a sua madre, ormai anziana, che tanto voleva una riappacificazione fra i due figli, come scriverà gli sarebbe bastate 8 parole per farlo. Di questi tempi è lo scritto "The Cardinal of Avignon", che non ebbe seguito; approfittando della lontananza di Douglas riuscì a finire Un marito ideale, scrisse anche Florentine Tragedy e La Saint courtisane, voleva continuare a produrre ma il ritorno di Douglas pose poi fine alla sua inventiva.

In questi tempi aveva ritrovato anche la lucidità e la disponibilità al prossimo di un tempo: la madre di Nelly Sickert piangeva la morte del marito e credeva che mai più avrebbe sorriso, rifiutò più volte di incontrare Wilde eppure lui se ne andò solo quando lei riacquistò il sorriso.

Wilde aveva avuto anche 3 figli fuori dal matrimonio e il suo finì nel 1893. Pochi anni prima (1891) Wilde aveva conosciuto Lord Alfred Douglas (Bosie), un aristocratico, poeta non mediocre, che divenne allo stesso tempo il grande amore dello scrittore e la causa della sua rovina.

Un'altra importante opera da citare è The Canterville Ghost (Il fantasma di Canterville, 1887) che ha per protagonista una famiglia americana trasferitasi in Inghilterra, dove fa i conti con lo spirito di un uomo malvagio che si aggira per la loro nuova casa; il fantasma vorrebbe a tutti i costi spaventarli, ma non ci riesce. Restarono incompiute le tragedie "A Florentine Tragedy" e "La Sainte Courtisane", pubblicate entrambe nel 1908.

I suoi maggiori lavori furono i dialoghi The Decay of Lying (1889) e The Critic as Artist (1890).

Dopo una burrascosa riappacificazione con Douglas il 1 aprile 1894, durante un pranzo al Café Royal, ci fu l’incontro col padre di Douglas (John Sholto Douglas, nono marchese di Queensberry) a seguito del quale questi scrisse una lettera al figlio chiedendogli un aggiornamento sulla sua vita; la risposta di Alfred lo fece infuriare.

Wilde si rivolse per consiglio ad un nuovo avvocato perché Lewis era anche l’avvocato di Queensberry: C.O. Humphreys. Il 30 giugno ci fu l’incontro col marchese a casa di Wilde, un episodio raccontato in maniera diversa dai due, che divertì Douglas e del quale ne esiste una terza versione nel De Profundis.

Nell’ottobre 1894, per assecondare il volere di Bosie, Wilde si trasferì al Grand Hotel di Brighton, ma poco dopo si ammalò e Douglas si arrabbiò con lui al punto che Wilde si sentì minacciato e, nonostante fosse debilitato, decise comunque di fuggire. Il 16 ottobre, aspettandosi una lettera di scuse, lesse invece in una missiva dell’amante parole che mai dimenticò. Volle per questo rompere ogni rapporto, scrisse a Queensberry che mai avrebbe più rivisto il figlio, ma appena saputo della morte del fratello (Drumlanrig) cambiò ancora idea. Wilde e Douglas andarono ad Algeri (città che voleva corrompere) e poi, nel gennaio 1895, a Blida, dove consumarono hascisc in quantità. Gidè gli suggerì di essere prudente, ma per lui l’essere prudente significava tornare sui suoi passi e non l’avrebbe mai fatto perché solo avanti si poteva andare. Ritornò a Parigi dove Degas, quasi come malaugurio, gli parlò di prigione.

Wilde mal vedeva che un'altra persona (John Sholto Douglas) gli potesse ordinare come comportarsi e neanche sopportava l’estrema moralità e ipocrisia dei suoi tempi. Questo gli causò situazioni anche imbarazzanti come nell’episodio di Aimée Lowther dove la sua allusione all’omosessualità fu palesemente non compresa da tutti i presenti.

Intanto la moglie ignorava la residenza del marito e chiese a Ross dei soldi (faceva da intermediario con Oscar), mentre Oscar agli inizi del 1895 rifiutò di ospitare nell'Avondale Hotel a Piccadilly l’ennesimo giovane che voleva Alfred, al che Douglas cambiò albergo andando con il ragazzo. Il 28 febbraio ricevette un biglietto incomprensibile dal marchese di Queensberry dal tono diffamatorio. Si consigliò con Humphreys che questa volta accettò di intentare la causa, l’unico problema rimasto erano i fondi che reperirono dalla moglie del marchese e dall’altro figlio. In data 1 marzo 1895 recandosi alla centrale di polizia di Marlborough Street ottenne un mandato di cattura.

Il biglietto recitava (secondo R.E. Alton): A Oscar Wilde ruffiano e sondomita o, come disse in seguito, che posa come un sondomita.

Il processo venne rimandato e nel frattempo con la moglie e Douglas (il 7 marzo) assistettero alla prima di L'importanza di chiamarsi Ernesto, Constance non riusciva a smettere di versare lacrime.

In quella che si apprestava a divenire una guerra legale, persino la scelta degli avvocati fu dura, i due se li spartirono, Queensberry aveva Carson, a cui i commenti di Wilde sul suo vecchio amico furono riportati in maniera contrastante e Gill dalla sua parte (il solo Lewis per amicizia di Wilde decise di astenersi rinunciando al mandato) mentre Wilde schierava Humphreys, Edward George Clarke, Travers (il figlio del primo) e Matthews sotto suggerimento di Reggie Turner.

Gli investigatori alla ricerca di tracce utili, riuscirono ad arrivare all’alloggio di Alfred Taylor, dove trovarono tutti gli indirizzi di tutti i ragazzi che Wilde stava frequentando (o aveva frequentato), molti di loro, si dice, furono rintracciati ed obbligati ad accusare Wilde.

Durante questo periodo Douglas convinse Wilde ad andare a Montecarlo, dove al tavolo di gioco perse molti soldi, alla fine furono cacciati dall’albergo dove risiedevano. Cercarono inutilmente di coinvolgere Frank Harris che, prima secondo Douglas ma dopo anche secondo Wilde, in quell’occasione non dimostrò affatto la sua amicizia.

15 i capi di accusa che gli avvocati del marchese mossero a Wilde in difesa (tutti riguardanti la sodomia), fra cui L’opera Dorian Gray e le massime sulla rivista Chameleon. Il processo continuò il 3 aprile 1895, il giudice era R. Henn Collins e si svolse all’Old Bailey.

Wilde venne dapprima interrogato da Clarke, a cui rispondendo seppe descrivere abilmente il ricatto di Wood, Clibborn e Allen e poi descrisse l’incontro poco amichevole avvenuto con il marchese: l’aula era sul punto di essere sgombrata tanto furono le risate che si elevarono durante la sua esposizione dei fatti.

Quando fu il turno di Carson iniziò smascherando la vera età di Wilde, poi parlò del Chameleon e del Priest and the Acolyte. Quando continuando lesse alcuni brani dal Dorian Gray, al primo diede l’assenso al secondo disse che era di Shakespeare e al terzo disse che lui non l’avrebbe mai letto in quel modo. Al che si girò ed osservò il soffitto e poi solo dopo un minuto si volse chiedendo scusa.

Cercò, non riuscendoci, di far confessare a Wilde che l'opera Dorian Gray fosse piena di messaggi pericolosi e allora passò a parlare della frequentazione dei ragazzi, Wilde negò ogni rapporto di sodomia a quel punto Clarke lesse le lettere che il marchese aveva inviato alla moglie e al figlio per farlo passare come un isterico, nella lettura fece il nome di Rosebery, Gladstone e della stessa regina, valutato in seguito un grave errore.

Carson espresse nella sua arringa la strenua difesa di un padre preoccupato per il figlio, continuò fino a quando fu fermato dagli altri avvocati, chiedendo a questo punto un patteggiamento sulla dichiarazione, cosa che alla fine non avvenne e si diede ragione alle parole di Queensberry (per il bene pubblico, così si disse). Il giudice stesso si congratulò con Carson e il marchese fu felice anche se aveva speso 30.000 franchi perché lo aveva fatto per il bene di suo figlio. Wilde accettò la sconfitta per evitare a Douglas la sofferenza di testimoniare contro suo padre.

Wilde andò al Cadogan Hotel e si rifiutò di partire per Dover come gli avevano suggerito, mentre Constance piangeva sperando che partisse per l’estero; venne coinvolto anche George Wyndham, parente di Douglas, parlamentare, ma non servì a nulla: alle 6.10 un mandato di cattura era già pronto per Wilde, che se lo aspettava ma che voleva osservare in terza persona, come se ne fosse un lettore, lo svolgimento ed il finale di quest’opera. Il capo d’accusa era l’aver commesso atti osceni insieme alla sodomia, Wilde era leggermente ubriaco e aveva una valigia mezza vuota sul letto.

Ross svenne e abbandonò l’amico solo perché sua madre spese 500 sterline per aiutarlo, moltissimi quella sera attraversarono la Manica.

Percy voleva pagare da solo la cauzione, ma non fu rilasciato. L’ostilità del pubblico verso Wilde era evidente: il nome sparì dai cartelloni pubblicitari, le sue rappresentazioni teatrali in seguito vennero sospese, anche negli USA l’attrice Rose Coghlan interruppe ogni rapporto (doveva di lì a poco mettere in scena a Woman of no Importance). In Francia la situazione era anche peggiore: Jules Huret il 13 aprile del 1895 in un articolo parlò di tre amici di Wilde: Marcel Schwob, Jean Lorrain e Rabbonire Catulle Mendès. I primi due, mentendo, dissero di non essere in alcun modo suoi amici, mentre il terzo arrivò a sfidarlo a duello per tale affermazione. Fu vietata la vendita di fotografie che ritraevano Wilde. Alcuni come Willy (il marito di Colette) e Octave Mirbeau furono solidali con gli eventi accorsi a Wilde, Sarah Bernhardt poi non comprò più i diritti di Salomè (la somma avrebbe aiutato Wilde).

L’udienza iniziò il 6 aprile e nell’aspettarla Wilde dovette rimanere a Bow Street dove non parlava mai.

Il giudice Sir John Bridge, che li definiva i peccati peggiori in assoluto, non volle concedergli la libertà provvisoria per le udienze successive, l’11 ed il 18 aprile. Lo difesero Travers e Edward Clarke che non volle compenso, mentre il pubblico ministero era Charles Gill. I testimoni mentirono sull’età, diminuendola per non essere penalmente perseguibili, come nel caso di Charles Parker (o di suo fratello William Parker) e si cercò di fare il meno possibile il nome di Douglas nel processo svoltosi il 26 aprile 1895.

Wilde si difese affermando che: l'Amore, che non osa dire il suo nome in questo secolo, è il grande affetto di un uomo anziano nei confronti di un giovane, lo stesso che esisteva tra Davide e Gionata, e che Platone aveva messo alla base stessa della sua filosofia, lo stesso che si può trovare nei sonetti di Michelangelo e di Shakespeare Non c'è nulla d'innaturale in tutto ciò.

La risposta di Wilde, benché fosse ben costruita, era fuori luogo, con quei ragazzi non ci fu l’amore che poteva trovare una volta nella vita. Max Beerbohm sentendo gli applausi in aula pensava ad un successo senza precedenti.

Sidney Mavor convinto da Douglas disse di non aver fatto nulla, mentre Edward Shelley sembrava instabile e così venne giudicato.

Visto che non si era giunti ad una decisione si chiese un nuovo processo e forse un nuovo giudice. In tanti chiesero di farla finita e di lasciare in pace Wilde, ma Lockwood, il vice procuratore generale, disse di non poterlo fare: l’onore dei Rosebery era stato messo in gioco.

Baron Pollock fissò la cauzione a 5.000 sterline, che grazie al buon comportamento di Wilde venne dimezzata, somma che i suoi amici riuscirono a raccogliere, ed il 7 maggio Oscar venne rilasciato. Fu costretto a chiedere aiuto al fratello (sposato ora con Lily Lees) e alla madre che vivevano al 146 di Oakley Street, ma nonostante il fratello continuasse a trattarlo male, Oscar promise alla madre che non sarebbe scappato. In quei giorni ebbe la visita di alcuni amici come Percy, che si commosse, e Harris che solo allora, per stessa ammissione di Wilde, comprese che non era innocente.

Preoccupato, Harris progettò una fuga coinvolgendo un suo amico ebreo che, appena saputo del motivo, gli concesse gratuitamente il prestito del suo Yacht; di questo vennero a conoscenza Ada Leverson e Yeats, ma ugualmente Wilde decise di non fuggire, malgrado Yeats ritenesse quello il momento in cui Wilde poteva dimostrare di cosa fosse capace.

Si trasferì dunque a casa dei Leverson dove fece il possibile per non dare fastidio; in quei giorni sia Constance che Ada gli chiesero di non affrontare il processo e di fuggire, ma Wilde fu ostinato e il 21 maggio distribuì ai suoi amici quel poco di cui ancora disponeva.

Il giudice, ora Sir Alfred Wills (non imparentato con i Wilde) separò i due processi in corso (quello di Wilde e quello di Taylor, facendo iniziare prima il secondo) e mentre padre e figlio si picchiavano, fino ad avere un occhio nero, il processo aveva inizio.

Clarke, rincuorato dalla testimonianza senza valore di Shelley, parlò affermando che data la natura dei ricattatori, se ci fosse stato qualcosa di oscuro nel passato di Wilde non si sarebbero fatti scrupoli al riguardo, quasi una prova della sua innocenza. Si parlava anche di quanto fosse provato dal lungo processo e di quanto fosse divenuto mite ed innocuo, ma che al contempo, da uomo libero, poteva ancora dare tanto alla letteratura.

Eppure Lockwood pensava, come poi disse a Clarke, che l’avrebbe vinta Wilde.

La giuria si espresse affermando la colpevolezza di Wilde, tranne che per ciò che coinvolgeva Shelley; il giudice emettendo la sentenza «Persone capaci di atti simili sono chiaramente sorde ad ogni sentimento di vergogna È il peggior processo che io abbia mai presieduto» applicò il massimo della pena (a suo dire, insufficiente), due anni di reclusione ad entrambi. La reazione del pubblico furono grida di “vergogna” rivolte alla sentenza.

Le parole di Wilde furono “Mio Dio, mio Dio” e come taluni sostengono «E io? Non posso dir nulla?» Quasi svenuto venne portato in cella, Taylor poi fuggì in America.

Le reazioni immediate, delle prostitute e del marchese furono euforiche, mentre i giornali decantarono la fine dell’estetismo, e pochi si dimostrarono cordiali nel rispetto della persona. Anche gli amici di Wilde commentarono la sentenza, come Burne-Jones che si aspettava un suicidio.

Arrivato ad Holloway rimase con la sola camicia indosso la veste grigia con le frecce, trasferito poi a Pentonville, dove lavorava 6 ore al giorno al mulino a ruota, dormiva senza materasso, dove scontare almeno 3 mesi prima di avere un qualunque contatto con l’esterno. Qui conobbe fame, insonnia e malattia (diarrea) che secondo Wilde erano dei castighi che la prigione gli riservò. Spesso i secondini stavano male nel vedere le condizioni del detenuto, era dimagrito di 10 chili, ma dicevano che era in perfetta salute.

Richard Burdon Haldane era un membro della commissione di indagine delle carceri che, sotto consiglio, aveva deciso di andare in visita a Wilde il 12 giugno 1895, la prima visita allo scrittore. In quell’occasione Oscar pianse perché Haldane riuscì a fare un'analisi realistica della sua vita, gli chiese ed ottenne 15 libri da leggere e rise.

Il 4 luglio venne trasferito a Wandsworth, giorni dopo venne a fargli visita il fratello di Constance Otho Holland, avvertendolo che sua moglie stava pensando con il suo avvocato di procedere alla causa di divorzio contro di lui e che se non voleva perdere la famiglia doveva far qualcosa; allora Wilde scrisse una lettera a Hargrove (l’avvocato di lei), che lo convinse a desistere, a patto che la donna potesse andare a vivere in America. Questo interesse improvviso per la famiglia preoccupò Douglas.

Il 26 agosto fu il turno di Robert Sherard, ebbe il permesso di portare una persona con se, ma non trovò nessuno che volesse fargli da compagnia in quell’incontro. Anche lui era preoccupato per Constance in quanto stavano per essere rese pubbliche, proprio per mano di Douglas, altre lettere che lo riguardavano, Sherard in quell’occasione ebbe il compito da Oscar di fermarlo, ma ricevette minacce di morte dal ragazzo.

Incontrato Ross, ai tempi in cui era stata dichiarata bancarotta, gli rivolse malinconicamente la parola affermando che l’unico argomento che gli interessava era la morte. Il 21 settembre 1895 Wilde incontra Constance, la donna gli promise che avrebbe aspettato l'uscita di prigione, anche se aveva cambiato il suo cognome in Holland.

Causa la lunga prigionia, si ammalò di dissenteria, e mentre continuavano a fargli visita Sherard e Otho, sia a Londra (da More Adey) che a Parigi, si firmavano petizioni chiedendo una diminuzione della pena. L’adesione non avvenne in massa, fra gli altri rifiutarono Émile Zola, Victorien Sardou e Jules Renard.

Durante i primi tempi di prigionia cadde ferendosi all’orecchio destro, per questo fu ricoverato due mesi nell’ospedale dove veniva deriso dai secondini della prigione.

Il 21 novembre venne trasferito al Reading Gaol, in quell’occasione rimase ammanettato per lungo tempo sotto la pioggia, dove la folla accorsa a vederlo lo maltrattò in ogni modo e un signore arrivò a sputargli contro; un evento di cui raccontò anche nel De profundis e, ricordandolo, piangeva ogni giorno. Appena imprigionato gli tagliarono i capelli anche contro il volere dell’artista.

Aveva deciso di dedicarsi al giardino e aiutava il maestro della scuola mentre l’11 febbraio 1896 a Parigi andò in scena Salomè con successo di pubblico.

Ormai si sentiva un detenuto come gli altri e, sollevato da questa condizione, non desiderava più la morte come prima. Una volta, anche se era innocente, condivise con un prigioniero la pena di un mese di punizione per non addossargli tutta la condanna.

Sognò quella che poi si rivelò essere la morte della madre, avvenuta il 3 febbraio 1896. Tutti gli oggetti personali di Wilde furono inviati da Lily Wilde a More Adey visto che fra i fratelli non correva buon sangue. Il 19 febbraio incontrò di nuovo la moglie e riuscirono a baciarsi, i suoi figli, come dirà in seguito Vyvyan, sapevano più di quanto lei potesse pensare.

Altri incontri ci furono per Wilde: Sherard con More Adey e Sherard con Robert Ross, lui in quell’occasione lo vide invecchiato, con molti meno capelli e in preda alle lacrime, oltre all'ascesso all'orecchio, da cui continuava a perdere sangue, aveva la gotta ed un principio di anemia. Wilde fu deciso ed espresse il suo disgusto per Douglas (lo aveva chiamato sempre Bosie).

Douglas a cui fu richiesto di non pubblicare più nulla che riguardasse Wilde, fu anche accusato di cercare lo scandalo per pubblicizzare le sue poesie e alla fine, nel 1896, il testo venne pubblicato ugualmente anche se la dedica (indirizzata a Wilde) venne omessa. La inviò a Mallarmè che rispose che la sua felicità di conoscere la lingua inglese sarebbe stata massima quando avrebbe ricevuto una lettera di Douglas dove affermava di non volergli inviare più nulla.

Wilde scrisse allora che era un malato da curare e non un criminale da punire, si lamentava dell’orecchio non curato a sufficienza e della vita che stava andando persa e denunciava il suo stato di quasi follia. Il colonnello Isaacson (direttore del carcere) allegò a questa lettera l’attestato del medico O.C. Maurice dove venivano descritte le perfette condizioni mediche di Wilde.

Frank Harris incontrò Wilde che si sentiva minacciato da Isaacson il quale lo puniva per ogni cosa. Inviò quindi la sua petizione al Ministero degli Interni mentre il colonnello continuava ad inviare certificati medici che ne attestavano la salute perfetta, pertanto il ministero inviò una commissione.

Servì l’intervento di Ruggles-Brise per ottenere il trasferimento del vecchio direttore, che venne sostituito da J. O. Nelson, il cui primo approccio verso Wilde fu quello di porgli un libro che aveva appena finito di leggere.

Voleva scrivere ma non gli era permesso farlo, non poteva denunciare i maltrattamenti subiti in passato, non poteva scrivere un libro, allora pensò di fingere di scrivere una lettera a Douglas (questo lo poteva fare) scrivendo di ciò che aveva subito negli ultimi anni, per scriverla ci vollero tre mesi.

Constance e Wilde diedero entrambi la colpa a Ross e Adey di intromettersi nella loro storia, anche se poi riconobbe che si erano mossi per amicizia, incontrò ancora la moglie di sfuggita quando Wilde firmò la cessione dei figli alla moglie e alcune clausole in cui avrebbe perso la rendita finanziaria se avesse dato in alcun modo scandalo in Europa.

La pena stava per essere scontata del tutto e si parlava del luogo che avrebbe scelto una volta uscito: Adey propose la Bretagna, Harris i Pirenei, Ross Venezia. Per il giorno dell’uscita c’è chi pensò di utilizzare una falsa carrozza per ingannare la stampa.

Ebbe due valigie con scritte sopra le iniziali S.M. (Sebastian Melmoth), martire preferito e nome di prozio, nome con cui si fece chiamare appena uscito dal Reading. Uscito di prigione non voleva farsi scoprire, eppure davanti ad un cespuglio in fiore stava per tradirsi: gridava di quanto potesse essere bello il mondo, l’unico uomo in tutto il paese che avrebbe proferito quelle parole.

Uscì il 19 maggio 1897, riuscendo ad evitare i giornalisti, accompagnato da Adey e Stewart Headlam, si recò a casa loro su una carrozza. Decise di chiedere asilo per mesi a dei gesuiti di Farm Street, al loro rifiuto pianse. Salpò alla volta di Dieppe dove Reggie Turner e Ross lo attesero alle 4 del mattino. A Robert consegnò la sua lettera che poi ne inviò copia a Douglas (questi, come disse in seguito, la bruciò appena avuta fra le mani, anche se in un'altra deposizione ammise invece di non averla mai ricevuta), mentre lui doveva conservare l’originale. Nel 1909 Ross consegnò l'originale al British Museum di Londra sotto la condizione che il contenuto non fosse reso pubblico prima di mezzo secolo. E' per questo che solo dal 1962 in poi abbiamo avuto la possibilità di leggere la versione integrale. In quell'occasione chiese ai suoi amici di usare nomi falsi.

Wilde scrisse alla moglie ma lei, ancora sposata con lui, non volle cedere, si parlava di un incontro di prova. Constance soffriva alla schiena (precisamente di paralisi spinale) e si pensava di ricorrere chirurgicamente, all'insaputa di Wilde che, mentre scriveva alla moglie, inviava lettere anche a Douglas chiedendogli di aspettare.

Rimaneva in quei luoghi, ma molti lo evitavano, come nel caso del suo vecchio amico Jacques-Emile Blanche. Altri invece, come Fritz von Thaulow, furono felici di passare del tempo con lui. Il marchese Queensnerry non si sentiva tranquillo e faceva pedinare Wilde, egli, appena scoperto l'inseguitore, lasciò la città per Berneval. Molti in questo luogo gli fecero visita: Lugné-Poè, Ernest Dowson, Charles Conder, Dalthousie Young, André Gide, Charles Wyndham, Fernand Xau e Leonard Smithers. Alla fine Wilde scrisse ad Alfred chiedendogli di venire a trovarlo; l’avvocato Arthur D. Hansell, quando seppe di questo invito, rinunciò all’incarico e l’incontro venne rimandato. Alla fine era stanco dei continui rinvii di Constance e la donna comprese chi avesse scelto piangendo.

Quando si incontrarono Wilde pensava che lui potesse ricostruire la sua vita, Reggie Turner sapendolo fuggi a Londra per non vederlo. Incontrato di nuovo Bosey andarono a Napoli, alla villa del Giudice (Via Posillipo 37), qui i loro nuovi scritti non sortirono effetti positivi. Vide Eleonora Duse e le inviò una copia della Salomè, la donna fu lieta di tale dono. La casa dove alloggiarono fu liberata dai tanti topi grazie all’intervento di una strega, Wilde fu sordo agli ultimi avvertimenti di conoscenti del nuovo scandalo.

Constance venne a saperlo e si infuriò, nelle lettere che si scrissero lei vietò al marito ogni incontro e ogni soggiorno italiano, lui rispose che fu lei ad averlo obbligato a tali scelte, la donna allora pensò che non poteva farci nulla se preferiva quella vita allo stare con lei. Constance e Lady Douglas allora usarono l’esca dei soldi (Douglas e Wilde non avevano alcun reddito se non quello delle due donne), li costrinsero prima a vivere in due case separate, poi alla separazione del 3 dicembre.

Per questo ebbe 200 sterline e la moglie continuò a versargli l’assegno, la donna continuava a nutrire un profondo affetto verso suo marito.

Non si sentiva più così capace nello scrivere, Sullivan lo vide quasi soffocare davanti al giudizio della gente. Nel febbraio 1898 decise di trasferirsi, per via de costi, a Palazzo Bambino in Santa Lucia 31.

Ormai i soldi non gli bastavano più, arrivò a scroccare alcuni pasti avvicinandosi, quasi come un mendicante, a chi parlasse inglese ad un bar, pagando con le parole il conto.

Chiese compagnia a Henry Davray, suo traduttore, che per assecondarlo dovette rinunciare ad un suo appuntamento. Dopo aver dialogato con lui gli chiese del denaro e per ottenerlo decise di offrirgli una copia di The Duchess of Malfi di Webster che gli consegnò con dedica. Frédéric Boutet lo vide nel luglio del 1899 in un bar sotto la pioggia mentre stava per chiudere: non si alzava perché non aveva denaro per saldare il conto. Anche quando tornò a frequentare Douglas i soldi mancarono: una volta prese un mezzo pubblico chiedendo se qualcuno gli poteva pagare il biglietto. I presenti rifiutarono di aiutarlo e fu obbligato a scendere dal mezzo, prese dunque una carrozza, sicuro che Alfred avrebbe pensato a pagargliela.

Arrivò quasi a derubare una cantante lirica, Nellie Melba. Avvicinatosi a lei barcollante, gli disse «Sono Oscar Wilde e sto per fare una cosa terribile. Sto per chiederle dei soldi», la donna in preda al panico gli diede tutto quello che aveva. Un'altra volta Ellen Terry lo vide affamato davanti ad una pasticceria, osservando come per la fame che provava si mordeva le mani.

Ridotto senza denti anteriori e senza dentiera, venne riconosciuto da pochi suoi vecchi amici, fra cui Bodley e Emma Calvé, lui stesso riconobbe la triste fine che aveva fatto, dando tutta la colpa ad un rifiuto di un monastero a cui tempo prima aveva chiesto asilo.

Trasferitosi a Parigi, completò The Ballad of Reading Gaol. L'opera appena pubblicata si rivelò un successo, Wilde inviò numerose copie con dediche ai suoi conoscenti: ne ricevette una anche la moglie, ma senza dedica; la donna trovò lo scritto meraviglioso. Constance venne operata inutilmente morendo il 7 aprile del 1898 (pochissimi giorni dopo l’operazione), aveva 40 anni. Si narra che Wilde l’avesse sognata il giorno prima della morte e in quell'occasione le avesse detto “vattene, lasciami in pace”.

Nel maggio 1898, per cause sconosciute, venne operato alla gola, poco più tardi morirono anche Beardsley il 16 marzo 1898 (aveva 25 anni), Dowson il 23 febbraio 1900, e anche suo fratello Willie, il 13 marzo 1899.

Raggiunse il suo amico Frank e nel dicembre 1898 risiedeva all’Hotel des Bains di La Napoule vicino Cannes. In quell'occasione parlando con il suo amico disse che mentre lui soleva vantarsi di aver conosciuto Balfour, Balfour stesso si vantava di aver conosciuto Wilde. Era stanco di inventare anche se soleva dire che stava sempre preparando qualcosa.

Viaggiando fece sosta a Genova nel cimitero di Staglieno dove si trovavano seppellite ai piedi di una collina le spoglie di Constance, solo in seguito fu aggiunto una scritta che ricordava di chi fosse stata la moglie.

Per poco tempo andò a vivere da Mellor Gland in Svizzera, ma stanco di vedersi rifiutato ogni richiesta di prestito decise di ripartire quasi subito: si recò prima a Santa Margherita dove Ross lo salvò dai debiti che aveva contratto, poi a Parigi all’hotel Marsollier, dove venne obbligato a non consumare alcool per 6 mesi. Fra i tanti viaggi che ancora fece incontrò lo scienziato Peter Chalmers Mitchell a Fontainebleau, dopo un lungo dialogo finì con il rifiutare un invito a cena.

Incontrò tanta gente che prima lo adorava ed ora faceva finta di non vederlo (come Stuart Merrill e Mendès) incontrò anche Whistler, invecchiato, e il chiromante Cheiro che 5 anni prima gli aveva predetto sventura. Viaggiò di nuovo in Italia dove ebbe la benedizione del papa 6 volte nel giro di poco tempo e disse che grazie a ciò era guarito il suo esantema. In quei giorni incontrò anche John Gray. Harris scrisse al posto di Wilde la sua opera Mr and Mrs Daventry, i cui proventi pagarono i debiti di Oscar.

Il 31 gennaio 1900 Queensberry morì lasciando ad Alfred 20.000 sterline, di quella somma non diede neanche un penny affermando che lui doveva spenderli.

Malato di nevrastenia o di avvelenamento di cozze, come sosteneva Wilde, soffriva di un forte prurito e si doveva continuamente grattare le varie chiazze sul corpo, per questo non doveva trattarsi di sifilide. Il medico, che secondo Ross tardò nella corretta diagnosi, lo visitò 68 volte. Rimase confinato a letto da settembre del 1900 e venne operato per una paracentesi del timpano o per asportazioni di polipi, proprio suo padre anni prima aveva scritto di quanto fosse insidiosa l’otorrea.

A mezzogiorno del 29 ottobre si alzò dal letto (non capitava da molti giorni) e dopo pranzo passeggiò con Ross e al bar bevve dell’assenzio. Il giorno dopo peggiorò, mostrò un'otite media probabilmente dovuta alla sifilide terziaria, una malattia che si era manifestata molti anni prima. Morfina, oppio e cloralio gli venivano somministrati per alleviare il dolore, ma beveva champagne ogni giorno. La vecchia suppurazione dell’orecchio destro peggiorò, a novembre l’infiammazione arrivò al cervello (meningoencefalite).

Al suo capezzale dopo Ross rimaneva Reggie Turner. Il 29 novembre tornò Ross che gli portò innanzi un prete, anche se in realtà non sapeva cosa volesse Wilde, che non riusciva più a parlare. Portatogli innanzi Cuthbert Dunne, Wilde, per rispondere, alzò la mano due volte, la prima intendendo che voleva vederlo, la seconda che voleva convertirsi; il suo assenso rimane dubbio, ma Ross lo fece per la propria coscienza.

Dupoirier mise a posto il cadavere, Dunne riempì la bara con icone cattoliche e venne fatta una foto con il flash (da Gilbert); quattro carrozze seguirono il carro funebre.

Douglas si accanì in seguito contro Ross sino alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1918, in prigione per sei mesi definì Wilde il re degli abomini. Uscito di galera continuò a giocare ai cavalli sino al giorno della sua morte perdendo sempre. I due figli furono aiutati da Ross, loro curatore che riuscì a pagare ogni loro debito di famiglia. Cyril morì durante la prima guerra mondiale, Vyvyan fu uno scrittore ed ebbe un figlio Merlin, Willie ebbe un'unica figlia, Dolly.

Ciò che rimase di Wilde fu prima seppellito nel cimitero di Bagneaux. Nel cimitero di Bagneaux, sulla sua tomba, gli amici che nonostante tutto gli erano rimasti fedeli anche negli ultimi difficilissimi anni, avevano fatto costruire un modesto monumento su cui avevano fatto incidere la frase (tratta dal libro di Giobbe): "Nulla osavano aggiungere alle mie parole, e su di loro stillava goccia a goccia il mio discorso". Dal 1909 le sue spoglie riposano al cimitero di Père Lachaise, sotto un imponente monumento costruitogli da Jacob Epstein, raffigurante una sfinge. Il trasporto avvenne a cura della signora Carew, madre di Sir Coleridge Kennard. Dopo la morte di Ross le sue ceneri vennero sepolte nella stessa tomba di Wilde. Negli anni, numerose estimatrici di Oscar Wilde si sono succedute dinnanzi a questo monumento lasciandovi, come traccia del loro passaggio, impronte di baci.

Oltre alle innumerevoli foto giunte sino a noi, esistono molte descrizioni che ci sono rimaste di lui, spesso rappresentato nel caricaturale ritratto di polemista, sardonico battutista e confezionatore di aforismi. Molte parodie sono state fatte su di lui, spesso per vendicarsi di torti subiti come nel caso di Francis Chaloner, personaggio creato da Rhoda Broughton, mai invitata da Wilde nei suoi incontri, dove lo descriveva come un uomo dalle membra flaccide e dalla testa botticelliana. Si arrivò anche a commentare come si muoveva trovando qualcosa di sgradevole che non si riusciva però a definire.

Somigliava d’aspetto a suo fratello Willie, tanto che ad occhi poco attenti i due si potevano confondere, ma non nel carattere dove mancava lo spessore, più volte tentò di percorrere la sua stessa strada fallendo, anche se agli occhi dei bambini rimaneva un semplice Pierrot.

La figura letteraria di Wilde è stata per molto tempo subordinata a quella biografica, egli è stato provocatore ed eccentrico nelle sue pose, umorista pungente e amabile conversatore. Ebbe la sfrontatezza di dichiararsi socialista, di lasciar trasparire di essere omosessuale e di farsi beffe della saggezza depositata nei luoghi comuni. Divenne simbolo della spregiudicatezza, negli scritti come nella vita. La sua condotta fu un affronto costante alla condotta che rasentava l’ipocrisia nell'epoca vittoriana, rispettando, e chiedendo lo stesso ai suoi interlocutori, sempre l'osservanza delle buone maniere. E si divertiva a pescare.

Quando poteva cercava anche di essere d’aiuto al prossimo, come nell'occasione di un'inondazione nella città di Lambeth. In tale frangente convinse Rennell Rodd a venire con lui per cercare di aiutare le persone in difficoltà: qui, grazie alle sue storie, fece divertire tantissimo una vecchia signora costretta a letto. Non faceva progetti sul futuro, non ci pensava, semplicemente viveva alla giornata.

Richard Ellmann, curatore di una biografia che gli è valsa il Premio Pulitzer, affermava che non vi era traccia di crudeltà in lui e che non riusciva a comprenderla.

Nel corso del suo giro di conferenze in America riuscì ad aiutare molti giovani artisti: John Donoghue, uno scultore, volendosi farsi conoscere da Wilde gli inviò un bassorilievo della figura che lo aveva ispirato per Requiescat, pensando di fargli cosa gradita. Wilde si interessò a lui, lo conobbe e riuscì a levarlo dalla povertà in cui viveva. Lo scrittore irlandese non fu mai avaro di complimenti per i nuovi talenti, definendoli a volte come i migliori, nel loro genere, di tutto il relativo paese e a volte il suo spirito convinse gli indecisi ad intraprendere l'attività letteraria. Fu anche prodigo nell'elargire consigli alle modelle, senza mai chiedere nulla in cambio. Altro personaggio che si sentì spinto da Wilde fu l'attrice di teatro Elizabeth Robbins.

Tutti si sono espressi su Oscar Wilde e sul suo modo di scrivere, anche chi, come nel caso di Giulio Andreotti, ha ammesso candidamente di non conoscere pressoché nulla dell’autore, l'"artista martire" come lo definì Hugues Rebell; tale termine, rafforzato aggiungendo alla definizione di martire anche quelle di eroe e di mentore, in un paragrafo che non a caso ci chiama “il culto di Oscar”, vuol mettere in luce la semplicità del linguaggio e la facilità di comprensione delle sue opere anche fuori dal suo paese d’origine, come sottolinea Jorge Luis Borges. Nei suoi scritti il critico Karl Beckson notò che qualunque fosse l’argomento trattato si intravedeva, a riprova della sua capacità di presagire i tempi, il postmodernismo, ma la sua abilità più che con la poesia veniva espressa con la prosa, per via delle sue frasi espressive e dell'immaginazione che nascevano dalle parole, come ebbe ad affermare Osbert Burdett nel 1925. Mario Praz lo paragona più volte a Byron, ammettendo che entrambi davano una grande importanza all'arte che in mano loro diventava vita, notando che anche le loro opere meno riuscite avevano di fatto un identico impatto, superiore a quello che si poteva pensare, grazie alle loro personalità e Wilde, massimo esponente dell'estetismo, avendo poco da offrire per contrastare la superiorità di Byron, poteva mettere sul piatto solo la sua capacità di conversare in maniera brillante, riuscendo a strappare sorrisi.

Arthur Nethercot parlava della coesistenza di un Wilde e di un anti-Wilde: nella sua esposizione si ritrova a parlare anche del dandy, colui che voleva farsi conoscere ad ogni costo, colui che proclamava l’estetismo che si frapponeva all’altra parte conosciuta da pochi: una persona normale, sentimentale e penitente. Tale paradosso è stato evidenziato da molti autori, definendolo come il peccatore che è anche santo, il pagliaccio che ha visto la tragedia della realtà. Del resto lui stesso ammetteva che concetti come il pianto di gioia erano per lui l’effetto drammatico della natura, cosa che amava esternalizzare nelle sue opere. In fondo, come notano altri autori, Wilde aveva due strade che percorse entrambe: la via del cinismo che si evolse nell’ironia, che ritroviamo nel suo teatro e nelle commedie, e lo spirito idealistico che si ritrova nei dialoghi immaginari creati da lui, come si ritrovano nei suoi romanzi e nella prosa, quella stessa prosa che seduce lo spettatore.

A William Butler Yeats, che lo conosceva bene, sembrava un autore incompiuto, definendolo come il "quasi vincitore del Graal", mentre Walter Pater diceva che leggendo i suoi scritti si pensa più ad un ottimo parlatore che ad altro. Secondo Renaud gli artifizi non gli si addicevano, Wilde otteneva i suoi risultati migliori con la naturalezza.

Il nome Oscar Wilde si diffuse, superando il confine della carta stampata, già all’epoca del viaggio in America: furono creati dei valzer con i titoli di "Non ti scordar di me" di Oscar Wilde, il "Giovanotto ciondolante" e "Oscar caro!". Oltre alle innumerevoli caricature su carta l’umorista Eugene Field arrivò a prendere, camuffandosi, le sue sembianze. Ci fu anche una versione pirata della sua prima opera. Su Wilde sono state organizzate conferenze internazionali a distanza di quasi cento anni dalla sua morte e in suo nome venne chiamato un filone d’argento ("L’Oscar"). Esistono anche agenzie turistiche nei cui programmi vengono proposti come mete di viaggio i luoghi che più hanno distinto la vita di Wilde a Londra.

Le sue frasi si vedono dappertutto, sia stampate sulle T-shirt che marchiate sulle tazze di caffè, rendendolo più popolare di quanto non fosse stato nell’epoca vittoriana.

Wilde non pubblicò mai una raccolta di aforismi: chi ne parla, quindi, li estrapola dall’intero corpus delle sue opere. Eppure proprio gli aforismi rappresentano la quintessenza del suo stile di vita, di pensiero e di scrittura. In vita, il pensiero di creare tale raccolta gli venne una volta, poco prima di recarsi in Francia, nel 1897, quando era ancora nel carcere di "Reading", ma a tale progetto non seguì mai una realizzazione. L'idea di una raccolta di questo genere fu condivisa anche da altri, infatti ne apparvero alcune, già prima del processo: Phrases and Philosophies for the use of the Young e nella prefazione del romanzo The Picture of Dorian Gray (datato 1891), che fu interamente composta da suoi aforismi.

Molti si sono cimentati ad esprimere una verità con un aforisma, ma nessuno mai si dimostrerà altrettanto abile.

Nel corso degli anni la figura di Oscar Wilde è apparsa innumerevoli volte sul palcoscenico della tv, del cinema e del teatro, mentre le opere da lui create sono state ampiamente sfruttate sia direttamente che indirettamente. Fra tutte Il ritratto di Dorian Gray ha saputo, già nel 1910, e maggiormente nel 1945, dove fu candidato a tre premi Oscar grazie anche all'interpretazione di Angela Lansbury, fornire idee a tanti registi e produttori televisivi.

Le interpretazioni teatrali di Wilde nel corso degli anni sono innumerevoli, i vari attori che ne hanno interpretato il ruolo nel corso del tempo sono stati tra gli altri Vincent Price, Simon Callow, Liam Neeson e Romolo Valli, mentre fre le rappresentazioni teatrali più famose si riscontrano Diversions and delights, The invention of Love e The Judas Kiss.

Anni dopo la sua morte Reggie Turner scriveva a Robert Sherard affermando che secondo lui mai si sarebbe scritto un libro che potesse essere considerato soddisfacente per contenere un personaggio talmente infinito come Oscar Wilde.

Su di lui hanno scritto premi Nobel per la letteratura e per i testi dedicati a lui si è conferito anche un Premio Pulitzer per la biografia.

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Oscar alla migliore scenografia

L'Oscar alla migliore scenografia viene assegnato agli scenografi maggiormente votati dall'Academy. L'elenco mostra i vincitori di ogni anno, seguito dagli scenografi che hanno ricevuto una nomination.

Per ogni scenografo viene indicato il film che gli è valso la nomination (titolo italiano e titolo originale tra parentesi. Se è presente un solo titolo il film è italiano o, più spesso, non è stato distribuito in Italia o è stato distribuito usando il titolo originale).

Gli anni indicati sono quelli in cui è stato assegnato il premio e non quello in cui è stato diretto il film. Nel 1930 si sono svolte due diverse edizioni del premio, una ad aprile ed una a novembre, mentre nel 1933 non è stato assegnato alcun premio. Per maggiori informazioni si veda la voce Cerimonie dei premi Oscar.

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Oscar alla migliore fotografia

L'Oscar alla migliore fotografia viene assegnato al direttore della fotografia maggiormente votato dall'Academy. L'elenco mostra il vincitore di ogni anno, seguito dai direttori della fotografia che hanno ricevuto una nomination.

Per ogni direttore della fotografia viene indicato il film che gli è valso la nomination (titolo italiano e titolo originale tra parentesi. Se è presente un solo titolo il film è italiano o, più spesso, non è stato distribuito in Italia o è stato distribuito usando il titolo originale).

Gli anni indicati sono quelli in cui è stato assegnato il premio e non quello in cui è stato diretto il film. Nel 1930 si sono svolte due diverse edizioni del premio, una ad aprile ed una a novembre, mentre nel 1933 non è stato assegnato alcun premio. Per maggiori informazioni si veda la voce Cerimonie dei premi Oscar.

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Oscar per la migliore canzone

L'Oscar per la migliore canzone viene assegnato alla migliore canzone maggiormente votata dall'Academy. L'elenco mostra la vincitrice di ogni anno, seguito dalle canzoni che hanno ricevuto una nomination.

Per ogni canzone viene indicato il film che gli è valsa la nomination (titolo italiano e titolo originale tra parentesi. Se è presente un solo titolo il film è italiano o, più spesso, non è stato distribuito in Italia o è stato distribuito usando il titolo originale).

Gli anni indicati sono quelli in cui è stato assegnato il premio e non quello in cui è stato diretto il film.

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Source : Wikipedia