Ordine dei Giornalisti

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Inviato da maria 07/04/2009 @ 07:07

Tags : ordine dei giornalisti, giornalismo, società

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Ordine dei giornalisti

L'Ordine nazionale dei giornalisti è un ente pubblico non economico a struttura associativa, l'iscrizione al quale è obbligatoria per l'esercizio della professione di giornalista.

Nel 1925 viene istituito l'albo professionale nel quale si dovevano iscrivere i giornalisti. L'albo era dapprima depositato presso le sedi della Corte d'Appello, mentre dal 1928 era controllato da un Comitato nominato dal Ministero di Grazia e Giustizia. Sempre di nomina ministeriale era la Commissione (con sede a Roma) che dal 1944 sostituì il Comitato. L'Ordine venne quindi istituito nel 1963.

L'Ordine è stato istituito con la legge n. 69 del 3 febbraio 1963, la quale si preoccupa di disciplinare l'organizzazione della professione.

L'articolo 2 della legge precisa che è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, mentre è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede.

Esistono ordini dei giornalisti regionali o interregionali che fanno capo al Consiglio Nazionale. Ciascun ordine regionale è composto da 6 professionisti e tre pubblicisti. Ha un'Assemblea che si riunisce almeno una volta all'anno per approvare il bilancio, e ogni tre anni per eleggere il Consiglio. Il Consiglio, a sua volta, elegge il presidente e il segretario. Esiste poi anche un collegio dei revisori. Il Consiglio Nazionale è eletto secondo modalità analoghe a quello regionale. Si compone di 2 professionisti e un pubblicista per ciascuna sede periferica. Esiste poi un presidente e un segretario e un collegio dei revisori. All'interno del consiglio ci sono quattro commissioni che si occupano di materie specifiche: cultura, amministrazione, diritto e ricorsi.

I praticanti, cioè coloro che intendano avviarsi alla professione giornalistica, vengono iscritti in un apposito "registro dei praticanti" (art. 33), e devono svolgere il praticantato per 18 mesi presso un quotidiano, o presso il servizio giornalistico della radio o della televisione, o presso un'agenzia quotidiana di stampa a diffusione nazionale e con almeno 4 giornalisti professionisti redattori ordinari, o presso un periodico a diffusione nazionale e con almeno 6 giornalisti professionisti redattori ordinari (art. 34).

Oltre al controllo dei requisiti per l'iscrizione all'Albo, e al mantenimento dello stesso, ciascun Consiglio ha funzioni di vigilanza sull'operato dei giornalisti, ma anche di tutela.

La legge del 1963 dedica l'intero Titolo III alla "disciplina degli iscritti", ma di fatto fornisce solamente delle linee generali. Specifica che il Consiglio prende adeguati provvedimenti per gli iscritti che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell'Ordine (art. 48), ma non stabilisce quali siano questi "fatti".

Per regolare il bilanciamento tra diritto di cronaca e tutela dei dati personali, il legislatore e l'Ordine hanno provveduto a stendere un complesso di principi in materia di privacy e giornalismo.

L'esigenza di un contratto collettivo di lavoro, legato alla professione giornalistica, nasce in primis dal fatto che si tratta quasi sempre di un rapporto di lavoro dipendente. Le parti contraenti sono da un lato gli editori (rappresentati dalla FIEG), dall'altro i giornalisti che prestano un'attività continua e con rapporto di dipendenza (rappresentati dalla FNSI). L'ultimo contratto nazionale è stato firmato a Roma l'11 aprile 2001.

L'intero art. 6 del contratto è dedicato alla figura del direttore, cui competenza esclusiva è fissare ed impartire le direttive politiche e tecnico-professionali del lavoro redazionale, stabilire le mansioni di ogni giornalista, adottare le decisioni necessarie per garantire l'autonomia della testata, nei contenuti del giornale e di quanto può essere diffuso con il medesimo, dare le disposizioni necessarie al regolare andamento del servizio e stabilire gli orari. Da tali compiti si ravvisa l'influenza del direttore nel conferire una certa linea politica al giornale.

Il nuovo contratto prevede anche un allegato con cui, in via sperimentale, viene disciplinato autonomamente il rapporto tra aziende di giornali elettronici e redattori addetti.

In tutti i casi l’Ordine ha potere di controllo e di verifica sui percorsi di formazione.

Oggi le scuole riconosciute dall'Ordine sono ventuno in tutto il territorio nazionale di cui 4 a Milano, 1 ad Urbino, 1 a Bologna, 1 a Perugia, 3 a Roma, 1 a Palermo, 1 a Napoli, 1 a Sassari, 1 a Torino, 1 a Padova, 1 a Potenza, 1 a Bari, 1 in Toscana, 1 a Salerno, 1 a Teramo ed 1 a Sora.

La prova di idoneità professionale per l'ammissione nell'elenco dei professionisti, impropriamente nota come esame di Stato, si tiene a Roma in due sessioni. Consiste in una prova scritta della durata di 6 ore e una prova orale. Per l'ammissione non è richiesto un particolare titolo di studio, ma chi non è in possesso almeno del titolo finale di istruzione secondaria superiore deve sostenere una prova preliminare di cultura generale.

La prova orale sarà diretta ad accertare la conoscenza da parte del candidato delle aree disciplinari ai sopraelencati punti a), b), c), d).

Il vecchio e il nuovo sistema di praticantato potranno coesistere (sempre però con i corsi formativi) fino al 2012.

Fanno parte della commissione esaminatrice: un magistrato (presidente), due professori universitari, tre giornalisti (laureati e con 10 anni di anzianità; oppure non laureati, ma con 20 anni di anzianità professionale) e un rappresentante della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) . Così stabilisce la legge: 1. La commissione esaminatrice è composta di sette membri. 2. Il Presidente è nominato tra i magistrati di Tribunale o di Corte d’Appello, su designazione del Presidente della Corte d’appello della città sede di esame. 3. Tre membri sono nominati tra gli iscritti nell’elenco dei giornalisti professionisti dell’albo da almeno dieci anni, in possesso di laurea, ovvero tra gli iscritti nello stesso elenco da almeno venti anni, su designazione del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Tra tali membri è scelto il segretario della commissione esaminatrice. 4. Due membri sono nominati tra i professori universitari, ordinari o associati, anche a riposo da non più di cinque anni, su designazione del Consiglio universitario nazionale. 5. Un membro, in possesso di laurea, è nominato tra i rappresentanti degli editori, su designazione della FIEG. 6. Sono nominati altresì sette membri supplenti appartenenti alle medesime categorie dei componenti effettivi. 7. Qualora il numero dei candidati sia superiore a quattrocento, è nominata una sottocommissione, presieduta dallo stesso Presidente della commissione principale e composta da altri sei componenti appartenenti, rispettivamente, alle categorie di cui ai commi 3, 4 e 5. 8. Qualora il numero dei candidati sia superiore a ottocento, su proposta del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti, possono essere costituite altre commissioni esaminatrici. In tal caso gli esami possono svolgersi in più sedi.

Per la parte superiore



Carta di Treviso

La Carta di Treviso è un protocollo firmato il 5 ottobre 1990 da Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro con l'intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia. Al centro di questo documento, poi approfondito e integrato dal Vademecum del 25 novembre 1995 e ancora il 30 marzo 2006, c'è il principio di difendere l'identità, la personalità e i diritti del minore vittima, o colpevole di reati, o comunque coinvolto in situazioni che potrebbero compromettere la sua psiche. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella società. La Carta di Treviso costituisce una norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani e una guida ideale e pratica per tutti i comunicatori.

PROTOCOLLO D'INTESA a) il rispetto per la Persona del minore, sia come soggetto agente, sia come vittima di un reato, richiede il mantenimento dell'anonimato nei suoi confronti, il che implica la rinuncia a pubblicare elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione; b) la tutela della personalità del minore si estende anche - tenuta in prudente considerazione la qualità della notizia e delle sue componenti - a fatti che non siano specificamente reati (suicidio di minori, questioni relative ad adozione e affidamento, figli di genitori carcerati, etc.) in modo che sia tutelata la specificità del minore come persona in divenire, prevalendo su tutto il suo interesse ad un regolare processo di maturazione che potrebbe essere profondamente disturbato o deviato da spettacolarizzazioni del suo caso di vita, da clamorosi protagonismi o da fittizie identificazioni; c) particolare attenzione andrà posta per evitare possibili strumentalizzazioni da parte degli adulti portati a rappresentare e a far prevalere esclusivamente il proprio interesse; d) per i casi ove manchi una univoca disciplina giuridica, i mezzi di informazione devono farsi carico della responsabilità di valutare se quanto vanno proponendo sia davvero nell'interesse del minore; e) se, nell'interesse del minore - esempi possibili i casi di rapimento e di bambini scomparsi -si ritiene opportuno la pubblicazione di dati personali e la divulgazione di immagini, andrà comunque verificato il preventivo assenso dei genitori e del giudice competente.

Ordine dei giornalisti e FNSI raccomandano ai direttori e a tutti i redattori l'opportunità di aprire con i lettori un dialogo capace di andare al di là della semplice informazione; sottolineano l'opportunità che in caso di soggetti deboli l'informazione sia il più possibile approfondita con un controllo incrociato delle fonti, con l'apporto di esperti, privilegiando, ove possibili, servizi firmati e in ogni modo da assicurare un approccio al problema dell'infanzia che non si limiti all'eccezionalità dei casi che fanno clamore, ma che approfondisca - con inchieste, speciali, dibattiti - la condizione del minore, e le sue difficoltà, nella quotidianità.

FNSI e Ordine dei Giornalisti stabiliscono di costituire, in collaborazione con "Telefono Azzurro" e insieme con le altre componenti del mondo della comunicazione che vorranno aderire, un Comitato nazionale permanente di Garanti che possa - sentiti anche i costituendi gruppi di lavoro - tempestivamente fissare indirizzi su singole problematiche, organizzare opportune verifiche di ricerca e sottoporre agli organi di autodisciplina delle categorie eventuali casi di violazione della deontologia professionale; tali casi saranno esaminati su richiesta degli iscritti, su segnalazione dei lettori, di propria iniziativa.

I giornalisti italiani, d'intesa con Telefono Azzurro, a cinque anni dall'approvazione della Carta di Treviso, ne riconfermano il valore e ne ribadiscono i principi a salvaguardia della dignità e di uno sviluppo equilibrato dei bambini e degli adolescenti - senza distinzioni di sesso, razza, etnia o religione -, anche in funzione di uno sviluppo della conoscenza dei problemi minorili e per ampliare nell'opinione pubblica una cultura dell'infanzia pur prendendo spunto da fatti di cronaca. In considerazione delle ripetute violazioni della "Carta", ritengono utile sottolineare alcune regole di comportamento, peraltro non esaustive dell'impegno, anche in applicazione delle norme nazionali ed internazionali in vigore.

1) Al bambino coinvolto - come autore, vittima o teste - in fatti di cronaca, la cui diffusione possa influenzare negativamente la sua crescita, deve essere garantito l'assoluto anonimato. Per esempio deve essere evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possono portare alla sua identificazione, quali le generalità dei genitori, l'indirizzo dell'abitazione o il Comune di residenza nel caso di piccoli centri, l'indicazione della scuola cui appartenga. 2) Per quanto riguarda i casi di affidamento o adozione e quelli di genitori separati o divorziati, fermo restando il diritto di cronaca o di critica circa le decisioni dell'autorità giudiziaria e l'utilità di articoli e inchieste, occorre comunque anche in questi casi tutelare l'anonimato del minore per non incidere sull'armonico sviluppo della sua personalità. 3) Il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche che possano ledere la sua dignità, né turbato nella sua privacy o coinvolto in una pubblicità che possa ledere l'armonico sviluppo della sua personalità e ciò a prescindere dall'eventuale consenso dei genitori. 4) Nel caso di bambini malati, feriti o disabili, occorre porre particolare attenzione nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi a un sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona.

Ordine dei giornalisti e FNSI sono consapevoli che il fondamentale diritto all’informazione può trovare dei limiti quando venga in conflitto con i diritti dei soggetti bisognosi di una tutela privilegiata. Pertanto, fermo restando il diritto di cronaca in ordine ai fatti e alle responsabilità, va ricercato un equilibrio con il diritto del minore ad una specifica e superiore tutela della sua integrità psico-fisica,affettiva e di vita di relazione.

1) I giornalisti sono tenuti ad osservare tutte le disposizioni penali, civili ed amministrative che regolano l’attività di informazione e di cronaca giudiziaria in materia di minori, in particolare di quelli coinvolti in procedimenti giudiziari; 2) va garantito l’anonimato del minore coinvolto in fatti di cronaca, anche non aventi rilevanza penale, ma lesivi della sua personalità, come autore,vittima o teste; tale garanzia viene meno allorché la pubblicazione sia tesa a dare positivo risalto a qualità del minore e/o al contesto familiare e sociale in cui si sta formando; 3) va altresì evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possano con facilità portare alla sua identificazione, quali le generalità dei genitori, l’indirizzo dell’abitazione o della residenza, la scuola, la parrocchia o il sodalizio frequentati, e qualsiasi altra indicazione o elemento: foto e filmati televisivi non schermati, messaggi e immagini on-line che possano contribuire alla sua individuazione. Analogo comportamento deve essere osservato per episodi di pedofilia, abusi e reati di ogni genere; 4) per quanto riguarda i casi di affidamento o adozione e quelli di genitori separati o divorziati, fermo restando il diritto di cronaca e di critica circa le decisioni dell’autorità giudiziaria e l’utilità di articoli o inchieste, occorre comunque anche in questi casi tutelare l’anonimato del minore per non incidere sull’armonico sviluppo della sua personalità, evitando sensazionalismi e qualsiasi forma di speculazione; 5) il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psico-fisico, né va coinvolto in forme di comunicazioni lesive dell’armonico sviluppo della sua personalità, e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori; 6) nel caso di comportamenti lesivi o autolesivi – suicidi, gesti inconsulti, fughe da casa, microcriminalità, ecc. – posti in essere da minorenni, fermo restando il diritto di cronaca e l’individuazione delle responsabilità, occorre non enfatizzare quei particolari che possano provocare effetti di suggestione o emulazione; 7) nel caso di minori malati, feriti, svantaggiati o in difficoltà occorre porre particolare attenzione e sensibilità nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi ad un sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona; 8) se, nell’interesse del minore – esempio i casi di rapimento o di bambini scomparsi - si ritiene indispensabile la pubblicazione di dati personali e la divulgazione di immagini, andranno tenuti comunque in considerazione il parere dei genitori e delle autorità competenti; 9) particolare attenzione andrà posta nei confronti di strumentalizzazioni che possano derivare da parte di adulti interessati a sfruttare, nel loro interesse, l’immagine, l’attività o la personalità del minore; 10) tali norme vanno applicate anche al giornalismo on-line, multimediale e ad altre forme di comunicazione giornalistica che utilizzino innovativi strumenti tecnologici per i quali dovrà essere tenuta in considerazione la loro prolungata disponibilità nel tempo; 11) tutti i giornalisti sono tenuti all’osservanza di tali regole per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge istitutiva dell’Ordine.

ORDINE dei giornalisti e FNSI raccomandano ai direttori e a tutti i redattori l’opportunità di aprire con i lettori un dialogo capace di andare al di là della semplice informazione; sottolineano l’opportunità che, in casi di soggetti deboli, l’informazione sia il più possibile approfondita con un controllo incrociato delle fonti, con l’apporto di esperti, privilegiando, ove possibile, servizi firmati e in ogni modo da assicurare un approccio al problema dell’infanzia che non si limiti all’eccezionalità dei casi che fanno clamore, ma che approfondisca - con inchieste, speciali, dibattiti - la condizione del minore e le sue difficoltà, nella quotidianità.

ORDINE dei giornalisti e FNSI si impegnano, per le rispettive competenze: 1) a individuare strumenti e occasioni che consentano una migliore cultura professionale; 2) ad evidenziare nei testi di preparazione all’esame professionale i temi dell’informazione sui minori e i modi di rappresentazione dell’infanzia; 3) a invitare i Consigli regionali dell’Ordine dei giornalisti e le Associazioni regionali di stampa, con l’eventuale contributo di altri soggetti della categoria,a promuovere seminari di studio sulla rappresentazione dei soggetti deboli; 4) ad attivare un filo diretto con le varie professionalità impegnate per una tutela e uno sviluppo del bambino e dell’adolescente; 5) a coinvolgere i soggetti istituzionali chiamati alla tutela dei minori; 6) a consolidare il rapporto di collaborazione con gli organismi preposti all’ottemperanza delle leggi e delle normative in materia radiotelevisiva e multimediale; ad auspicare, da parte di tutte le Associazioni dei comunicatori, un impegno comune a tutelare l’interesse dell’infanzia nel nostro Paese; 7) a proseguire la collaborazione con la FIEG per un impegno comune a difesa dei diritti dei minori; 8) a richiamare i responsabili delle reti radiotelevisive, i provider, gli operatori di ogni forma di multimedialità ad una particolare attenzione ai diritti del minore anche nelle trasmissioni di intrattenimento, pubblicitarie e nei contenuti dei siti internet.

NORME ATTUATIVE L’Ordine dei giornalisti e la FNSI si impegnano a: a) promuovere l’Osservatorio previsto dalla Carta di Treviso 1990; b) diffondere la normativa esistente; c) contemplare la sanzione accessoria della pubblicazione del provvedimento disciplinare; d) coinvolgere le scuole di giornalismo come centri di sensibilizzazione delle problematiche inerenti ai minori.

Per la parte superiore



Rula Jebreal

Rula Jebreal (in arabo: رولا جبريل; Haifa, 24 aprile 1973) è una giornalista e scrittrice palestinese naturalizzata italiana,  e residente in Italia.; ha anche il passaporto israeliano.

È iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio.

Figlia di un commerciante palestinese di Gerusalemme Est e guardia della moschea di al-Aqsa, cresce a Gerusalemme e studia nel collegio Dar-At-Tifel dove si diploma nel 1991, alternando agli studi l'attività di volontariato nei campi profughi palestinesi. Nel 1993 ottiene una borsa di studio del governo italiano per studenti stranieri di Medicina e si trasferisce a Bologna, dove tenta, invano, di entrare nell'entourage medico della Virtus Bologna come fisioterapista. Lavora inizialmente in un ospedale psichiatrico ma un incidente sul lavoro la costringe ad abbandonare la professione.

Nel 1997 inizia a collaborare con Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Nazione, dove si occupa di cronaca cittadina e temi sociali e nel 1999 passa alla politica estera, con particolare attenzione ai conflitti mediorientali.

Nel 2002, come giornalista e militante del Movimento palestinese per la democrazia e la cultura, prende parte ad una trasmissione televisiva su La7, Diario di guerra.

Nel 2003, per la stessa emittente, inizia a curare la rassegna stampa dei quotidiani in lingua araba e contemporaneamente collabora con il Il Messaggero come editorialista di politica estera. Alla fine del 2003 ottiene la conduzione dell'edizione notturna del telegiornale di La 7. Nel giugno 2004 vince il premio Mediawatch come miglior conduttrice emergente dell'anno. Nell'ottobre dello stesso anno si trasferisce con la figlia Miral da Bologna a Roma.

Nel 2005 conduce Pianeta 7, rubrica di approfondimento di esteri. Nell'estate immediatamente seguente modera il dibattito giornaliero di Omnibus estate e successivamente, in ottobre, il "tema del giorno" del quotidiano Omnibus, alternandosi con Antonello Piroso. In seguito al suo passaggio in Rai, viene sostituita da Gaia Tortora che conduce la rubrica tuttora.

Nello stesso anno vince il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per la televisione nella sezione giovani, riservato ai professionisti under 35.

Nel febbraio 2006 è ospite della trasmissione Matrix, dove rinfaccia al vicepresidente del Senato e ministro per le Riforme del governo Berlusconi Roberto Calderoli, gia' esponente di spicco del partito di Lega Nord, alcune sue dichiarazioni sugli immigrati rilasciate in occasione di un comizio pubblico. Questi reagisce definendo la Jebreal "quella signora abbronzata", in riferimento al colore della sua pelle. Le associazioni di categoria e varie forze politiche condannano l'espressione usata dal ministro.

Nel settembre 2006 affianca Michele Santoro nella prima edizione del suo programma di approfondimento Anno Zero. In una puntata di questa trasmissione, mentre sta intervistando Antonio Di Pietro, un ospite non identificato chiama la giornalista «Una gnocca senza testa».. Tuttavia il giornalista Filippo Facci, presente in trasmissione, ha riferito che l'insulto era rivolto all'altra assistente di Santoro, Beatrice Borromeo. Lo stesso Santoro nella puntata di Annozero successiva ha ammesso di non sapere a chi si riferisse l'insulto. Ne è conseguita una serie di polemiche alimentate dalla trasmissione Striscia La Notizia.

Dal giugno 2007 è autrice e conduttrice di Onda Anomala, un programma settimanale di esteri in onda sul canale satellitare Rainews24.

Per la casa editrice Rizzoli ha pubblicato due romanzi sui problemi della sua terra: La strada dei fiori di Miral (2004) e La sposa di Assuan (2005). Il 28 settembre 2007 ha pubblicato, sempre per la Rizzoli, il saggio Divieto di soggiorno, contenente delle interviste a degli immigrati in Italia.

Per la parte superiore



V2-Day

Cartellone presente al Gazebo di Piazza della Repubblica, a Firenze

Il V2-Day è stata un'iniziativa popolare che segue il V-Day, organizzato da Beppe Grillo, finalizzata alla raccolta firme per esercitare il diritto di referendum. Lo slogan della manifestazione è Libera informazione in libero Stato. Il giorno della manifestazione è stato il 25 aprile 2008. Le partecipazioni al primo V-Day furono in 200 piazze italiane, con una raccolta di circa 300 000 firme che superò di netto il minimo di 50 000, necessario per il deposito alla corte di cassazione. In questa seconda raccolta firme, invece, in cui viene richiesta l'abrogazione di tre leggi, il numero necessario per il deposito delle firme alla corte di cassazione è di 500 000 firme. Per quest'iniziativa, Grillo è riuscito ad ottenere circa 1 300 000 firme in un giorno solo, circa 450 000 per ogni singolo quesito, in oltre 500 piazze italiane e all'estero. Manca quindi relativamente ancora poco per ottenere il quorum (anche se è dubbio che le firme precedenti il 6 maggio possano essere utilizzate, si legga più sotto), tuttavia nei vari meetup si vuole raggiungere il tetto di 800 000 firme.

Come per il primo V-Day, l'evento è stato seguito integralmente in diretta dall'emittente satellitare EcoTv (canale 906 di SKY) presente con le sue telecamere a Torino in Piazza San Carlo, ma anche in molte delle altre piazze italiane dove erano presenti i meet-up per la raccolta firme.

Le tre abrogazioni chieste nei tre referendum sono: l'abolizione del finanziamento pubblico all'editoria, l'abolizione dell'ordine dei giornalisti, l'abolizione del Testo Unico Gasparri.

Con la legge 416/1981, che regola il finanziamento pubblico a testate giornalistiche di partito, si è creato un legame di dipendenza finanziaria tra i partiti politici e l'informazione.

L'informazione non libera è una delle critiche che vengono più spesso riferite all'informazione italiana. Il controllo dell'informazione è un sintomo di regime totalitario, in antitesi con la democrazia.

Le testate giornalistiche sono storicamente di parte, ma questo non negava loro la possibilità di essere apartitiche. Con la riforma del 1981 è più facile per un giornale legarsi ad un partito affinché riceva sovvenzioni statali. Per essere dichiarato di partito, ad un giornale è sufficiente il benestare di due parlamentari. Le sovvenzioni sono proporzionali alle copie prodotte e non a quelle effettivamente vendute. Questa possibilità per gli editori ha legato le principali testate, non di partito, ad una dipendenza dalla politica, creando un regime di informazione controllata.

Il controllo dell'informazione viene associato a forme di distopia romanzesche come 1984, o regimi non democratici come quello cinese, ma una minima influenza politica sull'informazione è sufficiente a distorcere la realtà all'interno della quantità di informazioni comunicate da un giornale; per questo motivo l'abolizione del finanziamento pubblico, serve ad assicurare ai cittadini un'informazione meno influenzata dalla realtà politica.

Daniela Santanchè candidata per La Destra-Fiamma Tricolore e Antonio di Pietro de L'Italia dei valori, criticano il finanziamento pubblico ai giornali di partito, in quanto obiettivo di taglio alla spesa pubblica. In particolare l'Italia dei valori, dopo aver apertamente appoggiato la prima edizione del V-Day, si è offerta di contribuire attivamente alla raccolta delle firme indetta dal V2-Day .

L'alternativa corrente alle testate finanziate dai partiti è rappresentata dai quotidiani online e dai quotidiani gratuiti.

L'Ordine dei giornalisti è stato fondato da Benito Mussolini nel 1925. L'ultima riforma competente risale al 1963, L'Italia è l'unico stato ad avere questo elemento che limita l'accesso alla professione di giornalista.

La natura repressiva dell'ordine è stata evidente quando le pubblicazioni internet sono state paragonate a "prodotti editoriali" e come tali richiedono di essere pubblicati da un giornalista iscritto all'albo .

Il Testo Unico del 31 luglio 2005 (D.Lgs. 177) detta Legge Gasparri dall'omonimo On. Maurizio Gasparri, rappresenta il quadro normativo della radiotelevisione. La legge è stata dichiarata invalida dalla Comunità Europea. Se entro il 2009 non sarà stata abrogata, lo Stato Italiano potrà essere sanzionato dalla UE con multe di 300-400 mila euro al giorno, retroattive fino al 2006.

L'effetto a breve termine del Testo Unico Gasparri è il rafforzo del duopolio Mediaset-Rai, a medio termine questo si traduce in una conservazione dei mass media impedendo la crescita di fonti alternative .

Questa limitazione dell'informazione, che lascia i sei canali più fruiti dagli italiani legati ai partiti, è la principale causa di disinformazione . Marco Travaglio ha riassunto alcuni principi di disinformazione in un video.

Non sono poche le critiche mosse al V2-day di Beppe Grillo. Anzitutto esiste un serio dubbio di validità delle firme che verranno raccolte e che costituiranno la richiesta di referendum. La legge n. 352 del 1970 infatti dichiara non valide le richieste di referendum depositate prima che siano decorsi i sei mesi dalla data di convocazione dei comizi elettorali. A riguardo interessante l'inchiesta condotta da Radio Radicale conclusasi con un dossier di Alessandro Massari . In estrema sintesi, essendo valide solo le firme raccolte nei tre mesi precedenti il deposito, fermo restando che il semestre dalla convocazione dei comizi scade il 6 agosto e presupponendo il deposito delle firme il 7 agosto (il primo giorno utile), sarebbero valide solo le firme raccolte dal 6 maggio in poi. Sempre secondo lo stesso documento, l'unica via d'uscita sarebbe una deroga concessa per legge o atto con forza equivalente, come d'altronde è già avvenuto in passato.

In secondo luogo è parere di molti opinionisti che il finanziamento pubblico ai giornali non sia sbagliato nel principio, ma nell'applicazione. Infatti, come afferma Piero Ricca sul suo blog l'abrogazione della legge comporterebbe la sparizione di numerose testate che si occupano di informazione di nicchia e di qualità. Lo stesso Roberto Natale presidente della FNSI ha affermato la necessità di modificare i criteri di distribuzione dei finanziamenti statali, condannandone l'abrogazione, proprio nei giorni immediatamente precedenti al V2-Day.

Altra critica mossa da Paolo Barnard ex giornalista di Report sul modo stesso in cui il V2-Day viene organizzato e sulla figura mediatica di Beppe Grillo. Scrive infatti Paolo Barnard: "i nostri Personaggi e gli eventi che essi gestiscono (i Grillo, Travaglio, Guzzanti, Strada, Zanotelli, Ciotti, Moretti ecc., con le loro marce, manifestazioni, spettacoli di piazza, film ecc.) producono singolarmente cose (talvolta) egregie, ma collettivamente fomentano quella struttura compiendo un danno devastante, e che pochi ancora comprendono nella sua ampiezza e implicazioni. Quale danno? Essi di fatto svuotano l’Io dei loro seguaci impedendogli di divenire singole entità autonome e potenti, rendendoli (rendendoci) un esercito di anime incapaci, dunque minando la Società Civile Organizzata e la speranza che essa rappresenta".

Ulteriore critica quella mossa nel libro Webbe Grillo da Gaetano e Ivan Filice, nella quale viene messo in relazione (come possibile conflitto di interesse) il video Prometeus, nel quale i produttori di Beppe Grillo (la Casaleggio associati, che operano come editori sul web), auspicano la fine del finanziamento pubblico ai giornali affinché la stampa scompaia e la rete divenga il nuovo quarto potere, e il secondo quesito referendario posto dal comico.

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Maurizio Busato

Maurizio Busato (Treviso, 14 settembre 1947) è un giornalista italiano.

È iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto.

Diventa giornalista del TG3 per la sede RAI del Veneto, commentando la pagina sportiva.

Dal 1994, fa il radiocronista di Tutto il calcio minuto per minuto, commentando le partite del Vicenza e del Padova, che nello stesso anno, aveva ottenuto la promozione in Serie A. Di seguito commenta le partite del Verona e del Chievo Vr.

In radio, presenta il Giornale Radio Regionale, per la sede Rai del Veneto, alternandosi con vari giornalisti.

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Giampiero Castellotti

Giampiero Castellotti (Roma, 11 maggio 1964) è un giornalista italiano.

Iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 1983, prima come pubblicista poi come professionista, laureato con lode presso la facoltà di Lettere e filosofia, indirizzo editoria e giornalismo, alla LUMSA - Libera Università Maria Santissima Assunta, è attualmente direttore della rivista Agricoltura Moderna, organo del sindacato Unione Coltivatori Italiani.

Ha iniziato l'attività giornalistica nel 1981, collaborando per diversi anni ai quotidiani Paese Sera, Il Messaggero e Il Mattino.

Specializzatosi nel campo dell’orientamento al lavoro, è diventato caposervizio dell’Editoriale Bm (casa editrice dello Snals, sindacato della Confederazione Generale dei Sindacati Autonomi dei Lavoratori), consulente interno di Confindustria dal 1989 al 1991, poi, per oltre un decennio, curatore delle pagine del lavoro del settimanale Donna Moderna di Arnoldo Mondadori Editore, gestendo nel contempo rubriche personali sui mensili Millionaire e Trovalavoro.

Per il quotidiano l'Unità (1999-2000) ha curato la rubrica settimanale “Il parere dell’esperto” sui trend del mondo occupazionale, con posizioni fortemente critiche sul neoliberismo.

Ha realizzato prodotti per il Gruppo editoriale L'Espresso (Gmp spa) e per le Edizioni Il Sole 24 Ore (con Luca Andriola).

E' stato consulente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anciservizi), Retecamere e, tramite intertraining, per le Province di Campobasso, Lecce, Perugia e per la Provincia di Pesaro e Urbino.

Quale esperto di tematiche lavorative, in particolare di recruiting, è stato ospite di diversi programmi televisivi, tra cui Unomattina su Rai Uno, “Mi manda Lubrano” su Rai Tre, “Tv Donna” su Telemontecarlo, e trasmissioni di Sat 2000.

E’ stato consulente del senatore Adolfo Manis, sottosegretario di Stato per il Lavoro nel Governo D'Alema II (1999-2000).

Dal 1991 con il suo Studio Castellotti compie analisi dettagliate sul mondo del lavoro. Ha pubblicato, con partnership qualificate, ricerche sui curricula, sulle inserzioni lavorative, sulle molestie nei colloqui di lavoro, sul "collocamento familiare", sull'"industria" del lavoro, sull'occupazione sommersa, sulle agenzie fornitrici di lavoro interinale, ma anche su fenomeni sociali.

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Ermanno Corsi

Ermanno Corsi (Massa, 8 agosto 1939) è un giornalista e scrittore italiano.

In tenera età si trasferisce con la famiglia nella città vesuviana di Torre del Greco, dove consolida il rapporto d'amicizia con il cugino Salvatore Accardo e conosce Margherita De Gaetano, figlia del locale comandante della polizia municipale, Errico De Gaetano, dalla quale ha cinque figli.

Si laurea in Lettere alla Federico II di Napoli con il massimo dei voti.

Lavora per i quotidiani "Il Tempo" e "Il Mattino". Corrispondente ed articolista de "Il Giorno", "Repubblica", "Roma" e dei periodici "Il Mondo" e "L'Europeo", è alla RAI di Napoli dal 1978 come conduttore del TGR Campania (di cui è caporedattore) e delle tribune politiche.

Ottiene il premio di saggistica di Gioi - Cilento ed il premio Calabria - Villa San Giovanni per il Meridionalismo. Nel 1994 vince il premio Amantea per la storiografia. Durante la notte vanvitelliana ottiene il premio "personaggio 2004 per la cultura".

Nel 2004 è stato nominato commendatore al merito della Repubblica italiana dall'allora presidente Carlo Azeglio Ciampi.

È stato presidente dell'Associazione napoletana della stampa, nonché, dal 1989 al 2007, del consiglio regionale dell'Ordine dei giornalisti della Campania, di cui dal maggio 2007 è rimasto consigliere.

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Source : Wikipedia