Opel

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Inviato da maria 22/03/2009 @ 03:08

Tags : opel, autoveicoli, economia, 4x4, auto moto, tempo libero, berline, coupè

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Opel

Adam Opel fondatore dell'omonima Casa automobilistica tedesca

La Opel, o più correttamente Adam Opel GmbH, è una casa automobilistica tedesca, la cui sede è a Rüsselsheim in Assia. Attualmente fa parte del gruppo statunitense General Motors.

Fondata nel 1862 da Adam Opel per costruire macchine da cucire, diversificò la produzione anche verso il settore delle biciclette, ma si dovette attendere la morte del fondatore prima che gli eredi iniziassero, nel 1898, ad interessarsi del settore delle quattro ruote.

Venne a quel punto stretto un accordo con il francese Alexandre Darracq della società omonima (conosciuto anche in Italia per aver fondato la Società Italiana Automobili Darracq che, in seguito, diventerà l'Alfa Romeo) per costruire sotto il nome Opel-Darracq delle autovetture su licenza, utilizzando il telaio francese per installare delle carrozzerie tedesche sopra ad un motore 2 cilindri. Ai cinque figli del fondatore Opel, questa fase dell'impresa andò meglio rispetto al primo tentativo fatto con l'acquisizione della Anhaltische Motorwagenfabrik di Friedrich Lutzmann, azienda che dal 1894 produceva grandi automobili simili alle Benz di allora (la prima fase si interruppe per l'impossibilità di continuare a lavorare con lo stesso Lutzmann).

Nel 1929 la Opel entrò a far parte del gruppo General Motors di cui ancora oggi è una delle aziende più importanti fuori dal mercato nordamericano. Infatti si deve spesso all'azienda tedesca la progettazione di veicoli venduti anche sotto altri marchi come Vauxhall in Gran Bretagna, Holden in Australia e Chevrolet in America latina. Del lungo elenco di modelli fanno ad esempio parte le recenti Opel Corsa, Astra e Vectra. Al momento del passaggio nelle mani americane, Georg von Opel, ultimo rampollo dei fondatori della Casa automobilistica, aveva 17 anni e ricevette, come quota parte, l'equivalente di quasi venti milioni di lire.

Nel 1939, alla vigilia della guerra, il Presidente della GM, Alfred P. Sloan, pubblicamente motivava il fatto di fare affari nella Germania di Hitler, sottolineando la natura altamente vantaggiosa delle operazioni della GM sotto il Terzo Reich.

La fabbrica Opel della GM a Rüsselsheim, nei pressi di Mainz, otteneva un crescente successo. La sua quota di mercato tedesco dell’automobile balzava dal 35% nel 1933 a più del 50% nel 1935, e la succursale GM, che aveva perso denaro all’inizio degli anni Trenta, divenne redditizia grazie al boom economico prodotto dal programma di riarmo di Hitler. Nel 1938 venivano registrati profitti per 35 milioni di marchi RM — quasi 14 milioni di dollari (USA).

Al termine del conflitto, la Casa di Rüsselsheim riprese la propria attività con una versione riaggiornata della media Olympia il primo autoveicolo tedesco con la carrozzeria in acciaio di tipo portante prodotto in serie. La sua particolare carrozzeria, un brevetto della Opel, presentava una serie di importanti vantaggi: peso più contenuto, maggiore sicurezza passiva e buona aerodinamica, in listino già da qualche anno prima dello scoppio del conflitto e che riscosse un buon successo di vendite. Contemporaneamente lanciò una versione aggiornata anche della sua vettura di fascia alta, la Kapitän, la quale finì per andare ad occupare anche la fascia di lusso, dati i tempi economicamente difficili un po' in tutta Europa: nonostante tale scenario, la Kapitän non poté considerarsi un fiasco e fu prodotta in diverse serie fino al 1963, ed in oltre 400 mila esemplari, prima di lasciare il posto alle nuova generazioni di Kapitän. All'inizio degli anni '60 vide la luce la Kadett, totalmente nuova rispetto al modello degli anni '30 e molto più moderna. Essa rappresentò la prima serie di una fortunatissima dinastia di vetture di fascia medio-bassa, che sarebbe stata prodotta per oltre trent'anni. Sempre all'inizio degli anni '60, la Olympia Rekord, già erede delle Olympia dell'immediato dopoguerra uscite di produzione nel 1953, fu sostituita dalla Opel Rekord, capostipite di una dinastia di vetture di alta e medio-alta, prodotte fino al 1986. Inizialmente, comunque, la Rekord si propose come vettura di fascia medio-alta.

Alla fine del decennio, arrivarono le Opel GT, sportive dalla linea americaneggiante che strizzava l'occhio alle contemporanee Chevrolet Corvette. Le sue straordinarie prestazioni portarono più volte la GT alla ribalta dell'attenzione pubblica. Nel 1971 una speciale versione di questo modello, azionata da due motori a corrente continua da 140 kW, frutto della collaborazione tra Opel, Bosch, Continental e Varta, fece registrare 6 record mondiali e raggiunse una velocità massima di 188 km/h sul circuito tedesco di Hockenheim. Tale vettura sarebbe stata in seguito sostituita negli anni '70 dalla Opel Manta.

Sempre all'inizio degli anni '70, la Rekord ha visto i suoi propulsori aumentare di cilindrata e passare dagli originari 1.5 litri a ben 1.9 e 2.2 litri sulle versioni di punta. Era chiaro che la vettura ora ambiva a fasce di mercato più alte e che quindi il suo posto originale rimaneva vacante. Perciò fu introdotta la Ascona, una nuova vettura di fascia medio-alta.

Mentre le nuove generazioni di ammiraglie, la Kapitän, la Commodore, la Diplomat e la Admiral, facevano fatica a riscuotere successi, le tre vetture di base della gamma Opel, la Kadett, la Ascona e la Rekord, macinavano vendite su vendite e buone soddisfazioni commerciali dava anche la Manta.

Si provò anche a rinfrescare il settore delle ammiraglie, sostituendo i modelli già in listino con la Senator, la nuova Commodore e la coupé Monza, ma senza successo.

Si arrivò così al 1982, anno in cui fu lanciata la prima moderna utilitaria Opel: la Corsa che ottenne un enorme successo e che, attraverso successive generazioni ed evoluzioni, sarebbe arrivata anche ai giorni nostri.

Nel 1986, la Rekord venne rimpiazzata dalla Omega, mentre due anni più tardi, la Ascona viene rimpiazzata dalla Vectra che nel 1990 fu la vettura media più venduta in Europa ed al tempo stesso anche la media di maggior successo nella storia della Opel con circa 2,5 milioni di esemplari venduti.

Nel 1990, invece, viene lanciata la sostituta della Opel Manta, ossia la Calibra, che otterrà un enorme successo in dieci anni di produzione conquistando la "leadership" nel segmento delle sportive: i 238.647 esemplari fino al 1997 sono la dimostrazione dell'enorme popolarità di questa coupé.Sempre nel 1990 la opel con la consulenza della lotus partorì una versione supervitaminizzata della sua ammiraglia Omega che passo alla storia, la Opel Omega Lotus che fu la berlina quattro porte più veloce del mondo e non poteva essere altrimenti visti i 283 km orari di velocità massima e i 5,40 s impiegati per raggiungere i 100 km/h.

Il successo Opel nel settore delle coupé si rinnoverà a metà degli anni '90 con il successo della Tigra, su base Corsa e che diverrà una delle vetture preferite dai giovani. Durante la prima metà degli anni '90, la Kadett fu sostituita dalla Astra.

Gli anni '90 sono stati contrassegnati dall'introduzione di molti nuovi modelli. Al Salone di Ginevra del Marzo 1991 la Opel presentò il suo primo fuoristrada la Frontera con un buon successo di mercato. Inosservata invece fu la Sintra, primo tentativo della Opel di inserirsi nel mercato delle monovolume. Il 24 aprile 1989 la Opel decise che da quel giorno tutte le sue vetture sarebbero state disponibili per il pubblico anche con marmitta catalitica.

La Casa tedesca era quindi la prima a proporre sul mercato europeo una completa gamma di modelli catalizzati. Con questa iniziativa anticipava spontaneamente future normative comunitarie sottolineando il proprio ruolo di precursore nel campo della protezione ambientale. Alla fine degli anni 1990, la Opel Omega uscì di produzione non più rimpiazzata da alcun modello.

Nel 1999 fu lanciata la Zafira, nuovo tentativo della Opel di inserirsi nel mercato delle monovolume, ma questa volta coronato da un enorme successo poiché riuscì a ridefinire i concetti di stabilità di marcia e flessibilità nella sua categoria.

I primi anni del nuovo secolo videro l'arrivo delle piccole monovolume Agila e Meriva, nonché l'arrivo della sportiva Speedster, sostituita pochi anni dopo dalla Opel GT, che riprese il nome della mitica coupé del 1968, pur essendo un modello completamente diverso in tutto.

Oggi la Opel è una delle principali imprese tedesche e svolge anche un ruolo guida per l'intero gruppo General Motors. Dal 7 dicembre 2005 Opel non è più una società per azioni ma una società a responsabilità limitata (GmbH).

La Opel nel corso degli anni ha riscosso molto successo anche nelle competizioni sportive dove fece la sua prima apparizione con una Opel Patent-Motorwagen System Lutzmann nel 1899. Nel 1901 la Casa tedesca ottenne la sua prima vittoria aggiudicandosi la gara in salita di Königsstuhl. Nel 1913,la opel sviluppo un rivoluzionario 4 cilindri a 16 valvole per le corse da gran premio e nel 1914 del più grande motore Opel mai realizzato: un "mostro" di 12.300 cc destinato alle competizioni sportive ed a tentativi di record, sviluppava 260 cv, una potenza elevatissima per quell'epoca.

Con l'Ascona conquistò, nel 1974, il titolo europeo rally e nel 1982 il titolo di campione del mondo, vincendo il rally di Monte Carlo con Walter Roehrl e Christian Geistdörfer. Nel 1996 Manuel Reuter e la Opel Calibra vinsero il titolo piloti e quello costruttori nel campionato ITC (International Touring Championship). In Formula 3 è impegnata dal 1990 con i suoi motori a 16 valvole e ha conquistato 16 titoli nazionali, 5 dei quali in Italia e 4 in Germania. Più di una dozzina di giovani piloti è arrivata in Formula 1 partendo dalla formula Opel tra cui Mika Häkkinen, Rubens Barrichello, David Coulthard e Heinz-Harald Frentzen. Nel 1998 la Vectra ha vinto nel Campionato Tedesco Turismo. La Opel ha abbandonato nel 2005 la partecipazione al Campionato Tedesco Turismo a causa dei tagli al bilancio della casa madre General Motors.

Attualmente, ferma restando la sede ancora a Rüsselsheim, i principali impianti produttivi sono situati in territorio tedesco, ma numerose fabbriche sono localizzate in vari stati europei.

La Opel affida parte del suo budget pubblicitario alle sponsorizzazioni sportive; ad esempio il suo marchio è stato presente sulle maglie della squadra di calcio Milan dal 1995 al 2006.

La Opel utilizza da due anni per la sua campagna pubblicitaria la canzone Bring Me To Life del noto gruppo statunitense Evanescence.

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Opel Kadett

Opel Kadett C Coupe 1.2S 1978.jpg

La Opel Kadett è un' automobile di classe medio-bassa prodotta dalla Casa automobilistica tedesca Opel (gruppo General Motors), tra il 1962 ed il 1991.

Durante i primi 15 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la Casa di Rüsselsheim non godeva di ottima salute economica, come del resto parecchie altre aziende tedesche e non solo. Il grande successo ottenuto dai modelli Olympia ed Olympia Rekord aveva dato una importante boccata d'ossigeno alla Casa, ma non la mise al sicuro da eventuali rischi. In effetti, la situazione della Opel non era delle più felici: lo stabilimento centrale uscì seriamente danneggiato dal conflitto, alcune apparecchiature furono smontate e trasferite oltre confine e la Casa tedesca dovette suo malgrado fare i conti con le conseguenze della follia di quell'apocalittico evento che è stato la Seconda Guerra Mondiale. La popolazione era senza risorse e quindi non si poteva sperare unicamente nel successo delle Olympia e derivate, poiché si trattava in ogni caso di vetture di fascia medio-alta, non accessibili a tutti. Fu per questo che nel 1959 venne lanciata la Opel 1200, una versione economica della Rekord P1. In realtà ci voleva però una nuova vettura moderna ed ancora più economica, ed il prezzo doveva essere molto più accessibile di quello delle 1200 (che peraltro era già assai competitivo). La Opel investì al massimo per questa vettura, che doveva lanciare definitivamente la Casa tedesca, proiettandola lontano dalle ristrettezze e dai rischi commerciali originatisi alla fine del conflitto. Tali investimenti furono chiaramente visibili nella costruzione di un nuovo stabilimento a Bochum, dove furono montate le linee per l'assemblaggio della nuova vettura. Quasi allo scopo di creare una sorta di continuità con il passato pre-bellico, si scelse di battezzare la nuova vettura con il nome Kadett.

Il nome Kadett era infatti già stato usato anche dal 1936 al 1940 per un'autovettura sempre di fascia medio-bassa prodotta dalla fabbrica di Rüsselsheim. Per la cronaca, dopo il conflitto i macchinari per la sua costruzione vennero smontati e trasferiti in Unione Sovietica e con essi iniziò la fabbricazione della Moskvitch 400, presentata il 4 dicembre 1946 e la cui produzione è poi proseguita fino al 1956. Tale menomazione fu solo uno dei motivi per cui la Opel si trovò in difficoltà nell'immediato dopoguerra. La produzione della nuova serie di Kadett venne invece destinata alla nuova fabbrica di Bochum, per la costruzione del quale, la Opel ebbe investito parecchi fondi, come già spiegato, segno che credeva ciecamente in tale progetto. Nella seconda metà del 1962, la nuova vettura era pronta: ebbe inizio così la saga della Kadett, durata quasi trent'anni e durante la quale si sono succedute 5 serie, denominate con lettere dell'alfabeto A, B, C, D ed E e molto diverse fra loro per estetica e meccanica.

La prima generazione di Kadett venne presentata ad ottobre del 1962 e definitivamente introdotta sul mercato europeo nel gennaio 1963. Si trattava di una piccola (392 cm di lunghezza, 157 di larghezza) berlina a 3 volumi e 2 porte spinta da un motore 4 cilindri monoalbero (laterale) di 993cc da 40CV. La linea di gusto americano e la meccanica semplice e robusta erano i suoi punti di forza. Nel complesso la Kadett era un'automobile tradizionale: trazione posteriore, motore longitudinale, retrotreno ad assale rigido con balestre a foglia, cambio manuale a 4 rapporti e freni a tamburo su tutte le ruote (senza servofreno). Nel mese di marzo del 1963 la gamma venne ampliata con l'introduzione della Kadett Caravan, ossia la versione giardinetta, con carrozzeria a tre porte (due per i passeggeri più il portellone posteriore).

Nell'autunno dello stesso anno la gamma si arricchì ulteriormente con l'arrivo della Kadett L e della Kadett Coupé. La prima era una versione con interni più curati, calandra ridisegnata e più elegante, maggiori cromature e motore potenziato a 48 CV della Kadett di base, mentre la seconda era un coupé 2+2 derivata direttamente dalla L, con padiglione ribassato e rastremato, coda leggermente modificata e calandra della versione L. Di quest'ultima riprese anche il motore da 48 CV. Le prestazioni erano buone all'epoca: la Kadett A versione base da 40 CV raggiungeva i 120 km/h, mentre le più potenti versioni L e Coupé arrivavano rispettivamente a 130 e 136 km/h.

La prima generazione di Kadett ebbe vita breve, ma ottenne ugualmente un buon successo di vendite, essendo stata prodotta in quasi 650 000 esemplari nel giro di circa due anni e mezzo. Merito del prezzo competitivo e delle prestazioni soddisfacenti, unite ad un consumo onesto (tra i 16 ed i 13,5 litri ogni 100 km). Nell'agosto 1965 la Kadett A cedette il posto ad una nuova generazione più vicina, per dimensioni (+18 cm in lunghezza) e caratteristiche generali, ai gusti del pubblico, in rapido cambiamento.

Nel 1965 venne lanciata la seconda generazione di Kadett. Più grande della serie precedente (da cui ereditò l'impostazione meccanica generale), la nuova serie era disponibile (da subito) in un'ampia gamma di modelli: berlina a 2 o 4 porte, coupé fastback a 2 porte e Caravan a 3 porte. Tra le novità tecniche si segnalava l'adozione delle molle elicoidali al posto delle balestre a foglia al retrotreno (che rimaneva a ponte rigido), la comparsa, su alcune versioni, dei freni a disco anteriori ed il nuovo motore 4 cilindri (sempre con albero a camme laterale) di 1078cc. La trazione rimaneva posteriore, mentre il cambio era a 4 marce. La gamma comprendeva le versioni standard e L (quest'ultima più rifinita sia all'interno che all'esterno), mentre il motore era disponibile in configurazione normale (45cv) o S (55cv). Le versioni con motore S avevano freni anteriori a disco.

Nel 1966 la gamma s'arricchì della versione Coupé Rallye, con motore potenziato a 60cv e allestimento sportivo. Tutte le Kadett adottarono il servofreno.

Nel 1968 un restyling interessò tutte le versioni. A cambiare furono la mascherina anteriore, i gruppi ottici posteriori (più ampi) e gli interni (nuova plancia, diversi rivestimenti). Venne introdotta la versione fastback LS, con carrozzeria a 2 o a 4 porte, mentre la Caravan adottò la configurazione a 5 porte. La versione coupé, oltre a tutte le modifiche delle berline, adottò un finestrino posteriore dall'andamento modificato e un nuovo lunotto.

Dal punto di vista tecnico si segnalavano le modifiche alle sospensioni posteriori (che adottarono la barra trasversale Panhard), miglioramenti allo sterzo e il debutto (sulla gamma Kadett) del motore di 1,9 litri da 90cv della Opel Rekord. Le versioni Rallye (ora con strip adesive nere e cofano parzialmente verniciato in nero opaco) adottavano un motore 1100 potenziato a 65cv o il 1900 da 90cv, mentre la configurazione S del motore 1100 toccava i 60cv.

La Kadett LS servì da base per la realizzazione della Olympia A, una versione lussuosa e più costosa della Kadett stessa.

Ma in altri mercati esteri, come quello svedese e quello austriaco, la Kadett B fu proposta anche in altre due motorizzazioni, ossia la 1.5 e la 1.7, entrambe derivate dalla Rekord. Tali motorizzazioni, sempre a 4 cilindri, avevano una cilindrata rispettivamente di 1492 e 1698 cc, con potenze massime di 65 e 75 CV.

Nel 1971 tutte le versioni mosse da motore tipo S (berlina, berlina LS e Coupé) adottarono un nuovo 4 cilindri di 1196cc con 60cv, montato anche, in configurazione da 65cv, sulle Rallye. Nel 1972 tutte le versioni mosse da 1100 standard vennero equipaggiate con un 4 cilindri di 993cc da 48cv. L'anno successivo la Kadett B' venne rimpiazzata dalla generazione C: oltre alle varianti di carrozzeria descritte, la Kadett B fu carrozzata fuoriserie anche come cabriolet dal carrozziere tedesco Welsch.

Nel marzo 1975 debuttò la Kadett City, versione a 2 volumi con portellone (carrozzeria tipo hatchback), mossa unicamente dal motore da 1 litro (depotenziato a 45cv). L'allestimento era semplificato anche rispetto alla versione base (mancava, ad esempio, il servofreno). Grazie alla sua maggior compattezza (era priva del terzo volume) la City si prestava meglio ad un uso cittadino.

Nel settembre '75, assieme alla City Lusso (con allestimento simile alle Lusso a tre volumi), debuttò la Kadett Coupé GT/E, spinta da un 4 cilindri di 1,9 litri alimentato a iniezione Bosch J-tronic da 105cv. Dalla GT/E, disponibile solo in livrea bicolore Giallo (parte superiore) e nero (parte inferiore), derivò una versione impiegata (con discreti risultati) nei rally. Oltre alla colorazione la 'GT/E si distingueva per i paraurti neri, i fari supplementari, i cerchi specifici e la verniciatura in nero opaco di tutte le cornici.

Nel 1976 venne presentata la Kadett 1.2 Aero, una versione targa, basata sulla berlina a 2 porte e realizzata dalla carrozzeria tedesca Baur. La Aero non venne mai importata in Italia.

Non vi furono novità fino al 1979, anno in cui la Kadett C lasciò il posto alla generazione D.

La Kadett C fu quindi rimpiazzata dalla nuova serie, ma la versione più economica della sua gamma, ossia la Kadett City, avrebbe trovato una sua erede ideale nella prima serie della Opel Corsa.

La Kadett C fu anche uno dei primi esempi di world car, dal momento che venne assemblata, oltre che in Germania, anche in Inghilterra (col marchio Vauxhall e frontale modificato), in America Latina e Stati Uniti (con marchio Chevrolet) e in Australia con marchio Holden.

Nell'agosto del 1984 venne lanciata la quinta ed ultima generazione della Opel Kadett, la E, che ottenne da subito un successo di critica culminato anche con l'assegnazione del premio Auto dell'anno nel 1985. Rispetto alla precedente le novità tecniche riguardano il retrotreno, ora a ruote interconnesse, ed il cambio (a 5 rapporti su tutte le versioni), mentre linea e interni erano completamente nuovi. Moderna ed aerodinamica (cx di 0.32) la carrozzeria a 2 volumi con portellone, frutto della collaborazione fra il centro stile Opel e quello General Motors (anche questa generazione di Kadett venne prodotta anche in Inghilterra, Stati Uniti e America Latina). Nessuna novità per i motori che sono i noti 4 cilindri a benzina di 1196cc da 60cv, 1297cc da 75cv e 1598cc da 90cv e il diesel di 1598cc da 55cv. Novità, invece, dal punto di vista del cambio, che fu a 5 marce su tutta la gamma, tranne che nelle più economiche versioni dotate del 1.2, equipaggiate da un 4 marce.

Nel 1985 la gamma venne ampliata con l'introduzione delle versioni berlina a 3 volumi 4 porte, con motori di 1.3 litri a benzina e 1,6 litri diesel. Nel 1986 arrivarono anche le berline a 3 porte in allestimento GT (con paraurti in tinta, sedili sportivi, cerchi specifici e piccolo spoiler posteriore), con motori 1300 o 1600 a benzina, e la 2.0 GSi, con motore a iniezione elettronica di 1998cc da 130cv. La GSì, disponibile solo con carrozzeria a 3 porte, aveva un look particolarmente sportivo: paraurti maggiorati con spoiler, alettone posteriore, cerchi in lega, minigonne laterali, mascherina più sottile a nido d'ape, sedili anteriori Recaro, fascia nera tra i gruppi ottici posteriori, scarico maggiorato). Tra le novità tecniche, oltre al potente propulsore da 130 CV, anche l'impianto frenante con dischi autoventilanti anteriormente e dischi anche al retrotreno. Nel 1987 arrivarono anche le Kadett Cabriolet realizzate e prodotte dalla Bertone, sulla base delle versioni 1.3 GT e 2.0 GSi.

La Kadett E fu commercializzata anche in altri Paesi e con altre denominazioni: per esempio, nel mercato sudafricano fu venduta come Opel Monza, mentre in Gran Bretagna era venduta come Vauxhall Astra, ma in tale mercato la sola versione a 3 volumi aveva un suo nome specifico, ovvero Vauxhall Belmont in luogo di Astra. Infine, durante gli anni '90, la Casa coreana Daewoo, già sotto il controllo della General Motors proprio come la Opel, commercializzò la Nexia, una versione ristilizzata della Kadett E.

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Opel Rekord

Opel Rekord P1.jpg

Opel tra il 1957 e il 1986.

Con la P1 del 1957 nacque ufficialmente la Rekord, com'era nelle intenzioni dei dirigenti Opel già da diverso tempo: infatti, già nel 1953, la Olympia Rekord avrebbe dovuto chiamarsi semplicemente Rekord, ma l'Ufficio Brevetti non ne fece depositare il nome, accettando invece la denominazione di "Olympia Rekord". In seguito, nel 1955, tale problema fu superato ed il nome "Rekord" poté essere registrato. Ma intanto l'Olympia Rekord riscosse un notevole successo commerciale, per cui si pensò di rimandare l'utilizzo del nome Rekord. L'occasione si ebbe appunto nel 1957, quando l'Olympia Rekord usufruì di alcune rivisitazioni che la resero deciamente più innovativa, spingendo i vertici Opel ad abbandonare la denominazione "Olympia Rekord" per utilizzare quella di "Rekord". Oggigiorno, però, vi è una certa confusione con le denominazioni, riguardo alla Rekord P1, perché c'è chi dice che sia l'ultima serie dell'Olympia Rekord, mentre altri sostengono i tratti della prima serie della Rekord ed altri ancora sostengono tesi che mescolano i due aspetti. È per questo che sfogliando testi specializzati è facile trovare discordanze di questo tipo.

La carrozzeria tedesca Autenrieth trasformò alcune Rekord berlina due porte in coupé e cabriolet.

Inizialmente vi furono poche novità, quindi, dal punto di vista meccanico, poiché si scelse di utilizzare ancora lo storico 4 cilindri da 1488 cc da 45 CV di potenza massima a 3900 giri/min. Tale motore era a valvole in testa, con aste e bilancieri ed era alimentato tramite un carburatore Opel. La velocità massima era di 125 km/h. Il cambio era manuale a 3 marce tutte sincronizzate, ma dal 1958 fu disponibile anche una trasmissione automatica a doppia frizione.

Le sospensioni erano anteriormente a ruote indipendenti con molle elicoidali e bracci trasversali, mentre posteriormente erano ad assale rigido. Su entrambi gli assi furono utilizzati ammortizzatori telescopici.

L'impianto frenante era invece a quattro tamburi.

Nel 1959 arrivò anche un nuovo motore da 1680 cc, in grado di erogare una potenza massima di 55 CV a 4000 giri/min. Tale motore nacque dalla rialesatura dello storico 1.5 litri: bastò aumentare la misura dell'alesaggio da 80 ad 85 mm.

La velocità massima salì a 132 km/h. La Rekord P1 rappresentò il ritorno della Casa di Rüsselsheim nel settore delle vetture di fascia medio-alta, da dove mancava da almeno trent'anni. La vettura ottenne un gran successo e fu prodotta fino al 1960 in 855.749 esemplari.

La Rekord P2fu la naturale evoluzione della P1: rispetto al modello precedente, aumentò di dimensioni, e ricevette una nuova carrozzeria, caratterizzata dalla nuova calandra, con una mascherina a listelli orizzontali che abbracciava l'intero muso della vettura, muso che appariva così anche più squadrato ripetto alla serie precedente dotata di calandra ovale. La Rekord P2 era disponibile inizialmente nelle versioni berlina a due o quattro porte, e nella versione familiare a tre porte.

I motori disponibili all'inizio erano gli stessi della serie precedente, vale a dire il 1.5 litri, che per l'occasione fu portato da 45 a 50 CV, ed il 1.7 litri da 55 CV che esordì due anni prima sulla P1. Identiche le soluzioni telaistiche inerenti sospensioni e freni.

Dall'agosto 1961 fu disponibile anche una versione coupé, mentre nel giugno 1962 venne introdotta la più lussuosa versione "L". Entrambi i modelli erano equipaggiati con una versione potenziata a 60 CV dell'1.7 litri. La Rekord L, inoltre, poteva avere in optional un cambio manuale a quattro marce. Su tutta la gamma era inoltre previsto sempre come optional un cambio automatico a doppia frizione.

Le prestazioni continuavano a ricalcare quelle della P1, tranne che nella versione di base, il cui 1.5 potenziato consentì un aumento della velocità massima da 125 a 128 km/h. La versione 1.7 fermva le lancette del tachimetro a 132 km/h, mentre le versioni L e Coupé arrivavano a 140 km/h.

La Autenrieth continuava a proporre una versione cabriolet, ad un prezzo circa doppio di quello delle berline di serie.

Nel 1963, dopo oltre 750 mila esemplari prodotti, anche la Rekord P2 fu tolta di produzione.

Costruita utilizzando la meccanica della precedente P2, la A aveva una carrozzeria completamente nuova e più moderna. Le linee erano meno arrotondate e più tese, seguendo quell'ideale percorso stilistico che entro dieci anni avrebbe portato la quasi totalità della produzione automobilistica mondiale all'utilizzo di linee squadrate e spigolose. Anche in questo caso era disponibile nelle versioni berlina 2/4 porte, station wagon e coupé. Nel marzo 1964 venne presentata la Rekord L-6, con il 6 cilindri in linea da 2605 cc e 100 CV della Opel Kapitän. Tale motore, tutt'altro che nuovo, poiché risalente già a qualche anno prima, servì però a proiettare la Rekord anche nel settore delle vetture di fascia alta, dove poté fronteggiare anche una concorrenza di rango superiore, come per esempio le Mercedes-Benz 230 W110 di quegli anni.

A questo motore nella gamma si affiancavano i classici "1500" (portato a 55 CV) e "1700" (da 60 o 67 CV).

Le versioni più tranquille erano grosso modo simili alla P2 come meccanica (come peraltro già accennato), ma la versione con motore da 2.6 litri montava i freni a disco all'avantreno, mentre posteriormente erano ancora presenti i classici tamburi. Per quanto riguardava le sospensioni, poi, la Rekord 2.6 montava una barra stabilizzatrice su ognuno dei due assi. Inoltre, la Rekord 2.6 montava di serie anche il cambio a 4 marce, che nelle altre versioni era opzionale.

L'aumentata potenza massima dei propulsori di base contribuì a migliorare le prestazioni: le Rekord A 1.5 raggiunsero una velocità massima di 134 km/h, le versioni 1.7 da 60 e 67 CV arrivarono rispettivamente a 138 e 142 km/h, mentre la versione di punta con motore da 2.6 litri arrivò a 165 km/h nelle versioni berlina e a 170 km/h nelle versioni coupé.

Anche per questa serie della Rekord era disponibile una cabriolet costruita esternamente, carrozzata però dalla Karl Deutsch di Colonia, con il "1700" da 67 CV o con il sei cilindri.

La produzione della Rekord A terminò nel 1965 dopo oltre 860 mila esemplari venduti.

La Rekord B introdusse esteticamente poche modifiche rispetto alla A. Esteticamente si ebbero pochi aggiornamenti, concentrati quasi esclusivamente nel frontale, dove i fari tondi lasciarono spazio a proiettori di forma quadrangolare. Le novità maggiori erano sotto il cofano: con questa serie vennero introdotti infatti nuovi motori quattro cilindri con distribuzione a camme in testa, 1492 cc da 60 CV, 1698 da 75 CV e "1897" da 90 CV. Restò invariato il sei cilindri da 2.6 litri e da 100 CV. Novità anche dal punto di vista dell'impianto frenante: i freni anteriori a disco, precedentemente previsti solo per la versione di punta da 2.6 litri, sulla Rekord B furono estesi a tutta la gamma.

Nonostante tali migliorie ed innovazioni, i motori non si dimostrarono molto potenti e le prestazioni non erano di certo al top per brillantezza. Le versioni 1500 raggiungevano una velocità massima di 136 km/h, le versioni 1700 arrivavano a 148 e le versioni 1900 raggiungevano i 160 km/h. Per fare un paragone, basti pensare che la nostra Alfa Romeo Giulia, equipaggiata da un 1.6 bialbero, raggiungeva i 185 km/h. Le Rekord B poterono quindi fronteggiare solo la concorrenza formata da vetture a loro volta tranquille, come le Peugeot 404, le Ford Taunus e le Audi F103, prime capostipiti del dopoguerra marchiate dalla Casa di Ingolstadt.

Ma nonostante tali difetti, la Rekord B riuscì ad ottenere un buon successo, totalizzando 294.185 esemplari venduti in circa un anno di produzione.

Fu prodotta come berlina a 2 o 4 porte, caravan (station wagon) a 3 o 5 porte e coupé.

La Rekord C fu presentata alla stampa il 23 agosto 1966.

Costruita in più di 1.200.000 esemplari, fu la Rekord più venduta. Ebbe un buon impatto sul pubblico: era affidabile e dalla linea gradevole. Grazie poi alle dimensioni ulteriormente aumentate, la nuova Rekord C era anche molto più spaziosa al suo interno. La gamma era composta da una berlina e una station wagon, entrambe disponibili a 2 o 4 porte. Apparentemente simile nell’aspetto alla Rekord B, la Rekord C era in realtà molto rivisitata. Lo stesso frontale, che all’apparenza sembra essere la parte meno rinnovata, denota invece diverse novità, specialmente nella calandra, non più composta da vari listelli orizzontali, ma a griglia nera e tagliata in due da un unico listello cromato. Resta simile al modello precedente la fanaleria quadrangolare, che assieme alla calandra stessa è contornata da una cornice cromata. La fiancata è stata anch’essa ridisegnata, specie nella zona posteriore, dove per dar grinta alla linea, la linea di cintura presenta un rialzo dalla forma sinuosa che dona maggior dinamismo all’insieme. Tale andamento della fiancata della Rekord C fu paragonata per similitudine alla forma di una bottiglia di Coca-Cola sdraiata. La coda è caratterizzata dai nuovi faretti rettangolari che sostituiscono i doppi faretti circolari presenti sul modello B.

La Rekord C fu proposta come berlina a 2 o 4 porte, come station wagon (denominata Caravan) a 3 o 5 porte e come coupé.

Dal punto di vista telaistico, la Rekord C abbandonò l’anacronistica soluzione del retrotreno con molle a balestra per montare invece molle elicoidali, in ogni caso, sempre con ammortizzatori telescopici. Sostanzialmente simile, anche se perfezionato, lo schema relativo all’avantreno.

L’impianto frenante mantenne lo schema misto composto da dischi anteriori più tamburi posteriori.

Anche il cambio non subì variazioni di sorta e continuò a proporre il manuale a tre marce, per la verità decisamente datato e fuori luogo in una vettura di tale fascia. Il cambio a 4 marce era infatti ancora previsto come optional, tranne che sulla sportiveggiante ‘’Rekord 1.9 Sprint’’. Sulle versioni più ricche, ossia la 1.9 e la 2.2, si poteva avere a richiesta anche un cambio automatico Powerglide a due rapporti.

I motori erano i 4 cilindri di 1.5, 1.7 e 1.9 litri e, dal 1968, un 6 cilindri di 2.2 litri. I primi tre erano gli stessi propulsori già montati sulla Rekord B, ma con alcuni piccoli aggiornamenti.

Anche la Rekord C, dal canto suo, stava proponendo nuove motorizzazioni che la avvicinavano molto al segmento superiore, ma ancora poteva essere considerata una vettura di fascia medio-alta per via del fatto che la motorizzazione base era un'unità da 1.5 litri.

Degna di nota è la già citataRekord Sprint, una coupé di piglio sportivo, con il "1900" alimentato da due carburatori doppio corpo, che erogava 106 CV.

L'anno seguente al debutto, le due motorizzazioni base della Rekord C, ossia il 1.5 ed il 1.7, subirono lievi aggiornamenti al motore. La 1.5 tornò ad erogare 60 CV come nella Rekord B, mentre la potenza massima della 1.7 fu portata a 66 CV.

Diverse Rekord C vennero costruite dal neonato stabilimento olandese General Motors sotto il nome di Ranger. Erano vendute in Europa ed esportate anche in Sud Africa.

La Rekord C fu costruita anche in Brasile, sotto il marchio Chevrolet, con motori "2500" quattro cilindri e "4100" sei cilindri, restando in produzione (con svariati restyling) fino al 1992.

La produzione della Rekord C andò avanti fino alla fine del 1971.

Presentata alla stampa nel gennaio del 1972 e lanciata il giorno 19 dello stesso mese, la Rekord D si distingueva nettamente dal modello precedente per le sue linee decisamente più squadrate ed in linea quindi con lo stile degli anni '70. Il frontale era già più spigoloso, con fari rettangolari dagli angoli vivi e non più smussati come nelle due serie precedenti. Spigolosa anche la calandra, anch'essa di forma nettamente rettangolare. Anche il resto del corpo vettura era a linee tese e spigolose. Nel complesso, la linea era semplice, senza orpelli.

Il pianale conservava lo stesso passo della Rekord C, mentre le dimensioni crebbero, sebbene in misura minima. Le sospensioni ripresero sostanzialmente quanto già visto anche nella serie precedente: l'unica novità stava nell'utilizzo della barra stabilizzatrice anche al retrotreno e nell'impiego di molle ad azione progressiva, anziché di tipo tradizionale. L'impianto frenante era invece di tipo misto (dischi anteriori + tamburi posteriori), come nelle ultime serie della Rekord, ma fu introdotto anche il servofreno di serie.

Novità anche per quanto riguardava la trasmissione: fu abbandonata infatti l'antiquata soluzione del cambio a 3 marce a favore di un più moderno cambio a 4 marce (alcune vetture, come la contemporanea Alfa Romeo 2000, montavano però già un cambio a 5 marce). A richiesta era possibile avere un cambio automatico a tre rapporti.

Costruita in circa 1,1 milioni di esemplari, la Rekord D (chiamata talvolta Rekord II) era disponibile nelle versioni berlina a due o quattro porte, coupé e station wagon, con motori a benzina da 1700 e 1900 centimetri cubici e un motore a gasolio di 2,1 litri (solo per l'Italia, era disponibile una versione con motore di 2 litri, per motivi fiscali). Questo aspetto segnò di fatto il debutto della Casa tedesca nell'ambito dei motori diesel. Tutte le motorizzazioni erano a 4 cilindri in linea: il vecchio 6 cilindri da 2.2 litri fu così pensionato.

La gamma così come descritta in tabella rimase tale fino alla fine del 1974. Accanto alle versioni normali era in commercio anche la versione L, più rifinita. Nel gennaio del 1975, la gamma della Rekord D fu rivista: vi fu un generale depotenziamento della gamma. Il 1.7 di base scese da 66 a 60 CV, il 1.7 S da 83 a 75 CV ed il 1.9 da 97 a 90 CV. Contemporaneamente fu lanciata la Rekord 2.0, equipaggiata da un motore da 1979 cc a benzina in grado di erogare 100 CV di potenza massima e di spingere la vettura ad una velocità massima di 165 km/h.

IL 7 settembre 1976, dalle catene di montaggio uscì la milionesima Rekord D e per festeggiare l'evento fu commercializzata un serie speciale della Rekord D denominata Milionaire e basata sulla Rekord 2.0.

La produzione della Rekord D terminò nel luglio del 1977.

Anche questa serie fu costruita in Olanda come Ranger, con alcune differenze nella gamma dei motori (oltre al "1700" e al "1900" erano disponibili anche un "2500" e un "2800"). Vendute quasi esclusivamente in Europa (specie nel Benelux), le Ranger furono costruite sino al 1976. In Sud Africa, invece, la Rekord D fece da base per le Chevrolet "2500", "3800" e "4100".

La Rekord E fu l'ultima delle Rekord prodotte e fu lanciata nel luglio 1977.

Si può suddividere la carriera della Rekord E in due serie: la E1 (1977-1982) e la E2 (1982-1986). Rispetto al modello D appena uscito di produzione, la Rekord E si presentava con un aspetto più massiccio ed imponente. Aumentarono, seppur di poco le dimensioni, ma il passo rimase invariato a 2.668 mm. Le forme della carrozzeria erano leggermente meno spigolose di quelle della Rekord D, sebbene lo stile fosse ancora chiaramente conforme al decennio in corso. Erano infatti visibili spigoli non più vivi ma leggermente smussati. Caratteristica della Rekord E1 fu la calandra in plastica nera, ai lati della quale trovavano posto due fari anteriori quadrangolari, leggermente meno allungati rispetto a quelli della Rekord D e quindi di forma quasi quadrata. Per la prima volta dopo quasi quindici anni, la gamma Rekord non incluse una versione coupé: la Rekord E era disponibile come berlina (a due e quattro porte) e station wagon, ed inizialmente con motori a benzina da 1,7 a 2 litri (potenze tra 60 e 110 CV) e con un motore a gasolio da 2,1 litri (da 60 CV). Importante, a questo proposito, il debutto del 2 litri ad iniezione da 110 CV, destinato ad equipaggiare una delle versioni di punta della gamma Rekord E1.

Dal punto di vista della tecnica telaistica, la Rekord E1 vide l'introduzione della'avantreno a ruote indipendenti con schema MacPherson, mentre il retrotreno era a 4 bracci longitudinali più un braccio trasversale. Molle elicoidali, ammortizzatori telescopici e barre stabilizzatrici su entrambi gli assi facevano oramai parte dell'intera architettura delle sospensioni. Oltre alle sospensioni, assai collaudati erano anche gli schemi dell'impianto frenante di tipo misto e della trasmissione con cambio a 4 marce (opzionalmente era possibile avere un cambio automatico a tre rapporti).

Nell'agosto del 1979, vi fu il primo aggiornamento della gamma: il vecchio motore diesel da 2.1 litri fu rimpiazzato dal nuovo motore da 2260 cc in grado di erogare 65 CV di potenza massima a 4200 giri/min, con una coppia massima di 172 Nm a 2500 giri/min ed una velocità massima di 155 km/h.

Nel 1982, arrivò un restyling piuttosto marcato e consistente in decise rivisitazioni al frontale, dove i fari quadrati lasciarono il posto a nuovi fari trapezoidali e dove la calandra in plastica nera lasciò il posto ad una nuova mascherina più moderna ed aerodinamica. Tale aggiornamento sancì la fine della sottoserie E1 e la nascita della E2.

La nascita della sottoserie E2 fu l'occasione per rinnovare la gamma anche dal punto di vista della meccanica. Oltre al cambio a 4 marce, si poteva avere a richiesta un nuovo cambio a 5 marce, oppure il tradizionale automatico a 3 rapporti.

La motorizzazione di base da 1.7 litri fu soppressa, mentre i due motori immediatamente più in alto, ossia il 1.9 ed il 2.0 N, furono sostituiti da un nuovo motore da 1.8 litri. Tale motore, della cilindrata di 1796 cc, era disponibile in due livelli di potenza, 75 e 90 CV, per sopperire alla mancanza dei precedenti motori. Le rispettive velocità massime erano di 160 e 173 km/h. Rimasero in listino le versioni 2.0 Super e 2.0 E ad iniezione, nonché la versione aspirata a gasolio da 2.3 litri.

All'inizio del 1983, fu introdotta la Rekord 2.0 CD, dotata di cambio a 5 marce di serie.

Nel mese di agosto dello stesso anno fu rivisitato il propulsore a gasolio, la cui potenza salì a 70 CV.

Le novità più sostanziose si ebbero nel gennaio del 1984, quando fu lanciato un nuovo motore 2.2 iniezione a benzina da 115 CV, che andò a prendere il posto del 2.0 ad iniezione. Con tale motore, la Rekord raggiunse una velocità massima di 190 km/h. Nello stesso periodo, il motore diesel da 2.3 litri venne reso disponibile anche in versione sovralimentata, grazie all'ausilio di un turbocompressore KKK. La potenza massima era di 90 CV e la velocità massima era di 168 km/h. Il gennaio del 1986 vide l'introduzione di un nuovo motore a benzina da 1.8 litri ad iniezione, in grado di arrivare a 100 CV di potenza massima.

Una versione della Rekord E veniva venduta in Gran Bretagna come Vauxhall Carlton (nome poi rimasto anche per la successiva versione inglese della Omega), mentre in Corea del Sud la Daewoo la produsse col nome Royale e il frontale della Opel Senator.

La produzione della Rekord cessò nel 1986, per lasciare spazio alla Opel Omega.

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Opel GT

La struttura dell'avantreno di una Opel GT

L'Opel GT è un'automobile sportiva prodotta dalla casa Tedesca Opel presentata per la prima volta nel 1968 e prodotta sino al 1973.

Commercializzata a partire dal settembre 1968, la GT di casa Opel fu il primo esempio di auto sportiva coniato dalla General Motors. La genesi della GT risale a tre anni prima, quando al salone dell'automobile di Francoforte del 1965, fu presentato il prototipo Experimental GT, una vettura creata su base della Kadett B e con un propulsore 1900cc da 90 CV, derivato da quello montato sulle contemporanee Rekord B. Il prototipo suscitò clamore per via delle sue linee aerodinamiche, per gli allestimenti interni di stampo nettamente sportivo e per il corpo vettura dal baricentro basso che ricordava da vicino le Corvette C "Sting Ray" (da notare che la Chevrolet, così come la Opel erano entrambe sotto il gruppo General Motors).

Il modello definitivo uscirà solo tre anni più tardi, una gestazione piuttosto lenta, ma necessaria a convincere i vertici Opel, dal momento che la Casa tedesca non vantava una gran tradizione dal punto di vista delle coupé sportiveggianti, essendosi limitata fino a quel momento a tranquille versioni coupé delle paciose berline che avevano in listino. La carrozzeria della GT era firmata dalle carrozzerie Chausson e Brissoneau&Lotz, che curavano rispettivamente la realizzazione grezza e le finiture. L'assemblaggio definitivo e la meccanica erano invece opera dello stabilimento di Bochum, dove venivano assemblate anche le Kadett. La Opel GT fu proposta da subito in due motorizzazioni disponibili, 1100 da 60 CV e 1900 da 90 CV con velocità massima dichiarata rispettivamente di 155 e 185 km/h.

La GT 1100, mai importata in Italia, non riuscì ad incontrare il successo del pubblico e, nel 1971, fu tolta di produzione per essere rimpiazzata dalla GT/J 1900, ossia la versione semplificata ed economica della "GT 1900". Nello stesso anno, a causa delle leggi anti-inquinamento statunitensi, il propulsore da 1.9 litri, l'unico rimasto nella gamma, subì una revisione che portò ad una leggera diminuzione della potenza a 85 cv, ma solo negli esemplari destinati oltreoceano.

A questo proposito va ricordato che la quasi totalità delle vetture è stata destinata al mercato statunitense e solo in una percentuale molto più bassa sono state commercializzate in Europa.

Nell'arco dei suoi anni di produzione 1968-1973 ne sono stati prodotti più di 100.000 esemplari (103.463) di cui solo 3.573 nella cilindrata minore da 1.1 litri.

La linea della GT, come già accennato. era di chiaro stampo americano: in particolare, ricordava da vicino le contemporanee Corvette C3. Con esse condivideva infatti moltissime soluzioni stilistiche, a partire dal corpo vettura basso e profilato, sia pure in scala ridotta rispetto alla popolare vettura venduta oltreoceano. D'ispirazione "corvettiana" era pure il muso appuntito e dotato di fari a scomparsa, la fiancata resa dinamica dall'andamento ondulato dei parafanghi, necessariamente di tale forma per ospitare i cerchi in un corpo vettura così basso. Ed ancora simili a quelli della Corvette erano i fari posteriori tondi e sdoppiati, nonché l'intero complesso della coda tronca. Gli interni erano di chiara impostazione sportiva, già a partire dai sedili, per proseguire con il volante a tre razze e con la strumentazione assai ricca e dotata di contagiri, amperometro, manometro per l'olio, termometro dell'acqua, indicatore livello carburante ed addirittura l'orologio. Per quanto riguardava la dotazione, la pecca più imperdonabile stava però nell'assenza di un vero e proprio bagagliaio: posteriormente non vi era infatti alcun vano apribile, ma semplicemente il serbatoio carburante, e la ruota di scorta si trovava in fondo al piccolo spazio dietro ai due sedili , spazio che fungeva anche da piccolo bagagliaio.

La meccanica della Opel GT era in gran parte derivata dalla Rekord, ma anche dalla Kadett B. Di quest'ultima riprese specialmente il motore più piccolo, quello da 1.1 litri: si trattava di un 4 cilindri da 1078 cc, con distribuzione a valvole in testa mosse da un albero a camme laterale e con alimentazione a due carburatori monocorpo Solex. L'unità che equipaggiava la GT 1900 era invece di provenienza Rekord: si trattava di un monoalbero in testa, sempre frazionato in 4 cilindri, ma della cilindrata di 1897 cc. Differente dall'unità da 1.1 litri anche l'alimentazione, affidata ad un doppio corpo Solex. Di origine Rekord era anche il resto della meccanica su entrambe le versioni, a partire dalla trasmissione, dotata di cambio manuale a 4 marce e di coppia conica ipoide. A richiesta, sulla 1900 era possibile avere il differenziale autobloccante, non previsto invece sulla GT 1100. Inoltre, sempre a richiesta e sempre solo sulla GT 1900, era possibile avere un cambio automatico a 3 rapporti. Anche le sospensioni provenivano dalla berlina di fascia medio-alta di Casa Opel, e comprendevano un avantreno a ruote indipendenti ed un retrotreno ad assale rigido con barra Panhard. Posteriormente era montata anche una barra stabilizzatrice, che all'avantreno era ottenibile a richiesta. Sia davanti che dietro erano presenti ammortizzatori idraulici telescopici.

Grazie alla robustezza della meccanica, le Opel GT furono impiegate anche nel mondo delle competizioni. In particolare, fu la più potente GT 1900 a trovare spazio in tale campo e validi preparatori si ebbero anche in Italia, dove la Autotecnica Conrero realizzò alcuni esemplari di Gruppo 2 dotati di una potenza massima di 170 CV. Alcuni di questi esemplari ottennero nel 1969 dei buoni risultati in alcune gare in salita. Una delle prime vittorie si ebbe nel 1970, al termine della gara in salita Bressanone-Sant'Andrea: la Opel GT 1900, pilotata da Giampaolo Benedini, capace di 190 CV ed omologata in Gruppo 4, si piazzò davanti ad una dozzina di Porsche 911. Alla Targa Florio del 1971, la Opel GT 1900 pilotata da Salvatore Calascibetta ottenne il primo posto in Gruppo 4 nella sua classe ed il nono posto assoluto, sbaragliando nuovamente avversarie come le temutissime Porsche 911. Nel 1972, una Opel GT 1900 della potenza di ben 225 CV, e nuovamente preparata da Conrero, fu condotta alla vittoria da Alberto Rosselli, che si piazzò primo nella categoria fino a 2 litri ed ottavo assoluto in occasione della Coppa Intereuropa di Monza. Anche alcuni anni dopo la sua uscita dai listini, la Opel GT continuò ad essere utilizzata nelle competizioni, specialmente da piloti privati.

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Source : Wikipedia