Olympus

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Tags : olympus, fotocamere digitali, fotografia, digitale, high tech

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Olympus

Olympus Six

La Olympus Corporation (オリンパス株式会社) è una società giapponese specializzata nelle apparecchiature ottiche e fotografiche. Fondata nel 1919, ha la propria sede centrale a Tokyo. La Olympus ha una storia di grande innovazione nella progettazione di fotocamere e obiettivi, e occupa tutt'ora una posizione importante sul mercato della fotografia, insieme a colossi come Nikon e Canon.

La fabbrica Olympus Optical Co. ha segnato la storia della fotografía con l'introduzione di modelli rivoluzionari, a partire dalla celeberrima Pen, la mezzo formato, fino alla famiglia delle OM (Olympus Maitani) cosi come le sue compatte. La miniaturizzazione dei componenti ed un uso razionale dell'elettronica erano le costanti della filosofia costruttiva della casa giapponese. La Olympus fu fondata nel mese di ottobre del 1919 sul nome di Takachiho Seisakusho, ed era un'industria finalizzata alla produzione di microscopi. Nei primi anni si dedicó esclusivamente alla fabbricazione di strumenti ottici di precisione e nel 1936 presentò al pubblico la sua prima fotocamera denominata "Semi-Olympus" dotata di un obiettivo 75 mm Zuiko a focale 4,5 - il primo - fabbricato dalla stessa casa, e di un otturatore Compur di fabbricazione tedesca. Era in grado di scattare 16 foto in formato 4,5x6 cm su una pellicola da 120 mm. La fotocamera era dotata di un soffietto anteriore (folding) esattamente come le fotocamere tedesche della Zeiss Ikon.

Nel 1937 venne introdotto il modello Olympus Standard, dotata di telemetro e obiettivi intercambiabili il cui aspetto esteriore ricordava la Contax. Quest'ultima però scattava in formato 4 x 5 cm su pellicola da 127 mm. Questa fotocamera è stata molto importante per la storia della casa giapponese sia per la concezione innovativa sia perché ne furono costruiti soltanto dieci esemplari che oggi sono in mano ai collezionisti, così rara che James McKeown, uno dei più celebri esperti della Guida delle Macchine Fotografiche Antiche e Classiche ha detto che "Si tratta di un modello estremamente raro. Se ne trovate uno in vendita state pronti ad affrontare una battaglia con almeno una dozzina di Samurai per ottenerlo.".

L'anno seguente (1938), la Olympus fabbricò il primo modello completamente giapponese dotata di un robusto otturatore Koho che sostituiva il tedesco Compur. Quando il Giappone entrò in guerra nel 1941 con l'attacco della base americana di Pearl Harbor l'industria giapponese fu costretta ad adattare la produzione allo sforzo bellico e la Olympus si dedicò a produrre strumenti ottici per le armi. Nel 1942 l'industria cambiò il proprio nome in Takachiho Kogaku Kogyo Co. Lt.. Nel mese di maggio del 1945 un raid delle fortezze volanti della US Air Force distrusse la fabbrica degli otturatori Koho, cosa che rese molto più duro lo sforzo di risollevare l'azienda nel dopoguerra. Durante l'embargo, ad un mese dalla resa del Giappone, a settembre del 1945, la produzione degli otturatori riprendeva.

Nella primavera del 1946 la Takachiho Co. tornava sul mercato con il modello Olympus Six che utilizzava alcuni pezzi già prodotti prima della guerra. Gli otturatori erano sia Koho sia i nuovi Copal prodotti dalla Copal Koki Co. Il modello Six, con le sue 5 varianti, restò in produzione fino al 1957. Ricordiamo che nel 1949 la fabbrica cambiò la denominazione sociale in Olympus Optical Co. (in giapponese Olympus Kogaku Kogyo), così come oggi la conosciamo.

Nel 1950, Tatsuro Uji della Olympus, che aveva lavorato in collaborazione con il Dr. Hayashida dell'Ospedale Universitario di Tokio, disegno la prima "gastro-camera", ovvero il primo gastroscopio al mondo che permetteva di realizzare foto all'interno dello stomaco attraverso una sonda grazie alla scoperta delle fibre ottiche.

Il successo delle fotocamere bi-ottica per il formato 120 mm disegnate nel 1929 per la tedesca Frank & Heidecke sulla sua Rolleiflex indusse la Olympus ad attivare una equipe di lavoro per studiare la possibilità di realizzare un modello simile. Nel 1952 fu presentata la Olympus Flex che fu la prima di questo tipo di tutto il Giappone. Nel 1959 per competere con la Rolleiflex 44 ad esposizione automatica la Olympus lanciò la Eyeflex con fotocellula al selenio, ma solo come prototipo.

Dopo l'embargo la Olympus aveva la necessità di riacquisire credibilità e di riaffermare il marchio per commercializzare le sue fotocamere 35 mm, il formato che adotto in maniera tardiva rispetto agli altri fabbricanti. Nel 1946 iniziarono gli studi ed entro il 1948-49 furono prodotti vari prototipi per il formato 24 x 32 mm, che sembrava il formato ideale per utilizzare il negativo intero e stamparlo senza margini su un foglio da 20 x 25 cm (anche la Nikon I del 1949 usava lo stesso formato). Dal 1949 i modelli Olympus adottarono il 35 mm.

Nel 1949 compare la nuova Olympus 35 IV nata dalla modifica della Olympus 35. La fotocamera è dotata di mirino interno e accessoriata con un otturatore Copal. Lo spazio lasciato libero dal mirino e la slitta porta-flash sono le nuove evidenti caratteristiche. Sulla parte superiore, di fronte alla slitta, è posizionato il numero di serie della fotocamera e vi è inciso il nome Olympus 35. Se guardiamo la macchina fotografica di fronte possiamo vedere sulla destra, sul dorso, la scritta MADE IN OCCUPIED JAPAN incisa a pressione sulla pelle. L’obiettivo è uno ZUIKO 3,5/ 4 cm con diaframma 3,5 - 4 - 5,8 - 8 -11 e 16. L’otturatore Copal doveva essere pre-tensionato prima dello scatto. Il dorso è attaccato al fondo del coperchio e può essere rimosso tutto insieme.

Nel 1953 arriva nei negozi la Olympus 35 IVa. I tempi di esposizione adesso vanno da B - 1 a 1/300 sec. La vecchia scritta impressa sulla pelle MADE IN OCCUPIED JAPAN è stata cambiata in MADE IN JAPAN. Tutte le altre caratteristiche tecniche sono rimaste immutate.

Nel 1962 venne introdotta la Olympus S Electro Set. Tale fotocamera era dotata dello stesso corpo della Auto Eye. La finestrella di plastica diventa lunga quanto la fotocamera che è dotata di un esposimetro al selenio e di una messa a fuoco. Come obiettivo adoperava il G. Zuiko 1:1,8 f=4,2 cm.

Nel 1963 appare, quale unica novità per quell’anno, la Olympus – SC. La fotocamera era molto simile alla Olympus – S ma era dotata di un moderno esposimetro al Cds (Solfuro di Cadmio). Per il funzionamento dell’esposimetro era necessaria una batteria del tipo HD 1,35 V che era alloggiata in un piccolo scomparto nella parte inferiore della fotocamera. La grande finestra dell’esposimetro dei modelli precedenti si riduce fino ad un piccolo oblò tondo.

Nel 1965 apparve, in un nuovo corpo, e con un nuovo design della parte superiore, la Olympus 35 LE. La fotocamera rappresentava un passo avanti nel design con gli angoli che apparivano molto più retti. Come la Olympus S, la 35 LE era dotata di un esposimetro al Cds (Solfuro di Cadmio) accoppiato con l’otturatore automatico Seikosha-ES. Questo otturatore permetteva di impostare automaticamente tempi di esposizione da 1/25 a 1/500 sec. Nuovo era anche l’auto-scatto la cui leva era posizionata sulla parte frontale della fotocamera.

Nel 1967 seguì una fotocamera simile alla Olympus 35 LE, la Olympus 35 LC La 35 LC era una fotocamera manuale con esposimetro al Solfuro di Cadmio e mirino di messa a fuoco accoppiato. Per l’esatta esposizione l’ago dell’indicatore della luce doveva essere posizionato tra i due segni aggiustando i tempi ed i diaframmi. L’indicatore era in una piccola finestra sulla parte superiore, e si vedeva anche attraverso il mirino. Per le misurazioni spot deve essere pre-selezionato un pulsante sulla parte posteriore della fotocamera. Sul lato, sotto la leva di riavvolgimento, c’era lo spinotto del flash e un altro era presente nel contatto centrale della slitta portaflash.

Olympus fu per anni sinonimo di mezzo formato, con fotocamere a pellicola da 35 mm che adoperano mezzo fotogramma ovvero il formato 18 x 24 mm. La serie, denominata Pen, fu fabbricata a partire dal 1959 e durò fino agli anni '80, includendo una famosissima versione reflex con ottiche intercambiabili. La Leica ne aveva fabbricato una versione a metà degli anni '50 in Canada, la Leica 72, la cui produzione fu molto limitata e non ebbe alcun esito commerciale.

Invece le Olympus a mezzo formato si diffusero rapidamente in quanto di costruzione solida e di disegno estremamente compatto. Con un solo rullino si potevano ottenere 72 fotografie. I designers della Olympus avevano inventato una fotocamera che chiunque poteva portare con sé comodamente e che poteva essere impiegata senza fatica e senza vibrazioni grazie ai suoi automatismi "con la stessa naturalezza con la quale su usa una penna", secondo le parole di Eiichi Sakurai. Da qui il suo nome: Pen (penna in inglese).

Per cinque anni gli ingegneri della Olympus lavorarono alla progettazione di un sistema che doveva rivoluzionare il disegno stesso delle fotocamere reflex: all'appuntamento con Photokina del 1972 vide la luce per la prima volta la Olympus M-1 (ribattezzata OM-1 l'anno seguente in seguito alle pressioni della Leitz che aveva già registrato quel nome per la Leica). Le sue dimensioni ed il suo peso erano inferiori di circa il 35% rispetto a qualsiasi altra fotocamera di questo tipo, tutti i meccanismi ed i controlli erano stati ridisegnati per eliminare qualsiasi complicazione, inoltre il suo funzionamento era estremamente silenzioso, cosa che fu poi seguita da tutti i modelli successivi di casa Olympus.

Prima della nascita della serie OM le fotocamere 35 mm dotate di molte funzioni ed automatismi erano molto voluminose e pesanti, tanto che se ne perdeva il concetto di versatilità del formato (più piccolo del 120 mm). Fu allora che la Olympus optó per la miniaturizzazione dei componenti, la razionalizzazione dell'elettronica e, nel modello seguente, la OM-2, offrì una soluzione non meno rivoluzionaria di misurazione della luce: la fotocellula posta direttamente sul piano focale la cui superficie rifletteva la luce attraverso l'obiettivo e, in esposizione automatica, la misurazione continua sulla pellicola invece di passare dal pentaprisma. Questo si rivelò uno dei sistemi migliori di misurazione TTL (Through-the-lens) (la Leica, per la M6, impiega un sistema identico).

Nel 1990, ancora una volta, la Olympus ha voluto fare un passo in avanti rispetto a tutti gli altri costruttori, sebbene spinta da esigenze di riconquista del mercato semi-professionale, con l'introduzione della serie IS. Tale serie, che in Giappone veniva commercializzata con il nome "L", era caratterizzata da un corpo estremamente innovativo, ergonomico e motorizzato ed un'ottica di alta qualità zoom a comando elettronico autofocus. Le fotocamere di questa serie vennero definite come "bridge cameras" ovvero quel collegamento che mancava tra le reflex professionali e le compatte sofisticate. Furono prodotte, com'è tradizione della casa giapponese, due distinte linee. I modelli più avanzati furono denominati iS-1000 (L-1 in Giappone e iS-1 in US), iS-2000 (L-2 in Giappone e iS-2 in US) e iS-3000 (L-3 in Giappone e iS-3 in US). La fascia più economica comprendeva i modelli 100. 200 e 300.

Anche per le compatte la Olympus ha segnato il cammino da seguire per tutta l'industria fotografica, con modelli dal design compatto e dotate di molteplici automatismi. La Olympus XA, all'inizio degli anni ottanta, fu adottata come seconda fotocamera da molti fotografi per il fatto che occupava appena più spazio di un portasigari ma era dotata di una grandissima qualità ottica e permetteva di affrontare in sicurezza tutte le situazioni impreviste. Era dotata di un copri-obiettivo stilizzato, il cui design è stato adottato da tutta la serie XA e da altri modelli tra i quali la Stylus (mju) del 1991, una fotocamera rivoluzionaria con obiettivo da 35 mm f:3,5 e 6 modalità di scatto del flash e dotata di pannello LCD. La Stylus, per l'eleganza delle sue linee, era la preferita dalle donne. Nel 1993 fu presentata la Stylus Zoom 35-70 e nel 1997 si fece un altro passo in avanti con la Stylus Zoom 115, che era dotata di un potente zoom da 38-115 mm. Nello stesso anno fu lanciata la EPIC, una compatta con obiettivo a focale f:2,8 che le permette di fare foto in qualsiasi condizione di luce. Oggi, dopo oltre dieci anni, la linea Stylus continua ad essere la più venduta delle compatte 35 mm di Olympus, nella sue versioni EPIC.

Olympus nel 2003 ha messo sul mercato la sua prima reflex digitale ( E-1 ), basata sullo standard Quattro Terzi (Four Thirds), che era stato presentato nel 2002. Questo standard consentirebbe, secondo i progettisti, una ottimizzazione delle prestazioni fotografiche e favorirebbe la realizzazione di corpi macchina e ottiche molto compatti, come nella più classica "tradizione" Olympus.

Capostipiti del sistema 4/3 sono state la reflex professionale E-1 con sensore Kodak da 5 mpx a pentaprisma tradizionale e corpo metallico tropicalizzato, la reflex E-300 con sensore da 8 mpx dotata di prisma di Porro la reflex E-500 con sensore da 8 mpx e sistema a pentaspecchio e la E-330, la prima reflex digitale con preview dell'immagine sul display.

Ad oggi (febbraio 2009) la serie E comprende i modelli E-420 (la reflex digitale più compatta sul mercato), E-520 (con corpo stabilizzato), E-30 (con schermo live-view orientabile), e la professionale E-3.

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Olympus OM-1

La Olympus OM-1 è, fatta eccezione per la sua gemella la Olympus M-1 ritirata dal mercato dopo soli sei mesi a causa dell'omonimia con la concorrente Leica, la prima fotocamera del sistema OM. Nata nel 1973 rivelava la vocazione della Olympus alla miniaturizzazione ottenendo subito un eccezionale successo commerciale. Piccola ed estremamente versatile la Olympus OM-1 era una fotocamera reflex monobiettivo con otturatore a tendina completamente manuale. L'unica batteria al mercurio da 1,3 V serviva soltanto ad azionare l'esposimetro che poteva essere acceso o spento mediante un interruttore posto sulla parte superiore della fotocamera. La Olympus OM-1 ha rappresentato una vera rivoluzione per quanto riguarda il ridimensionamento delle fotocamere reflex. Le sue dimensioni, infatti, erano notevolmente inferiori rispetto a quelle di tutte le concorrenti di allora.

La filosofia che guidava la progettazione delle macchine fotografiche del sistema OM, di cui la OM-1 fu la capostipite, era che tutti i comandi fossero visibili semplicemente guardando la fotocamera dalla parte superiore. In pratica bastava un colpo d'occhio per verificare tutte le impostazioni, dai tempi di esposizione all'apertura del diaframma, dalla sensibilità della pellicola ed i valori di correzione dell'esposizione al contapose.

La OM-1 venne prodotta in due versioni, entrambe equipaggiate con la slitta portaflash di tipo 1 (Accessory Shoe 1), con un solo contatto caldo. Era disponibile cromata e nera.

La OM-1MD era sostanzialmente la OM-1 che però era stata dotata degli attacchi e dei contatti per il Motor Winder e per il Motor Drive 1.

La OM-1N, prodotta successivamente, poteva essere equipaggiata con la slitta portaflash Accessory Shoe 2, che permetteva di adoperare gli automatismi del lampeggiatore in accordo con i valori di esposizione della fotocamera anche con i flash elettronici della serie T ed il flash Quick Auto 300/310.

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God of War: Chains of Olympus

God of War: Chain of Olympus è un videogioco d'azione sviluppato da Ready at Dawn Studios in esclusiva per Sony PlayStation Portable. É il terzo titolo della serie di God of War ed è un prequel del primo God of War. Il gioco è stato rilasciato il 4 marzo in Nord America, il 28 marzo in Europa ed il 10 luglio in Giappone.

È il secondo ed ultimo progetto per PSP di Ready at Dawn.

Trovatosi in difficoltà, Kratos, chiede aiuto ad Ares che, in cambio della totale fedeltà, gli dona le letali spade del caos e la vittoria assoluta su qualunque nemico. Con l'intento di creare il guerriero perfetto, Ares, acceca Kratos con la sete di sangue e lo costringe ad uccidere la moglie e la figlia. Logorato dai sensi di colpa il fantasma di Sparta decide di mettersi al servizio degli dei che in cambio l'avrebbero liberato dai suoi dolorosi ricordi. Dopo la sanguinolenta battaglia di Attica lo spartano vede il sole precipitare; senza luce le divinità si indeboliscono e Morfeo prende il sopravvento. Kratos si reca al tempio di Elio dove libera i destrieri di fuoco che lo conducono nell'Ade. Raggiunto Caronte viene sconfitto e gettato negli inferi. Qui nota la mancanza di Atlante, uno dei titani, gli antichi padroni del mondo. Risalito l'Ade sconfigge Caronte, e navigando arriva al tempio di Persefone dove vede sua figlia suonare il flauto. Inseguendo la figlia, Kratos, si addentra nel tempio e raggiunge Persefone che gli ordina di purificarsi per entrare nel campi elisi e riabbracciare la figlia così lo spartano si libera della sua malvagità ed incontra l'amata figlia. Nei campi elisi Persefone informa Kratos del suo malvagio piano di vendetta che prevede il collasso del mondo grazie alla distruzione del pilastro che lo sorregge ad opera di Atlante, che impossessatosi di Elio ha moltiplicato il proprio potere; Kratos deve scegliere: l'amore della figlia o la salvezza dell'umanità. Compiendo un grande sacrificio abbandona la figlia, riacquista le sue armi e la sua crudeltà. Ingaggia una battaglia contro Persefone che si conclude con la vittoria dello spartano che con l'aiuto del guanto di Zeus incatena Atlante al mondo e lo costringe a sorreggerlo per tutta l'eternità. Liberando Elio ed i Destrieri di Fuoco precipita sulla terra, ma Atena ed Elio lo salvano.

Donategli da Ares sono la prima arma disponibile a Kratos, veloci e a lunga gittata. Vengono usate anche per arrampicarsi.

Durante il viaggio nell'ade si recupera questa potentissima arma appartenuta al padre degli dei. Con essa è possibile distruggere alcuni muri/oggetti particolari.

Trovato nel tempio di Elio, gli permette di aprire tutte le porte del tempio, di proteggersi e di respingere gli attacchi.

Si ottiene dopo aver sconfitto il re persiano, è una magia che permette di bruciare i nemici.

Potente magia che permette di distruggere a distanza e con notevole precisione i nemici. Si acquisisce nel tempio di Elio.

Dopo lo scontro con Caronte, recuperando la sua maschera, Kratos acquisisce questa magia che danneggia e immobilizza temporaneamente i nemici più deboli.

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Twilight in Olympus

Twilight in Olympus è il quarto album del gruppo progressive metal statunitense Symphony X.

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Olympus OM-2

La Olympus OM-2 è una fotocamera reflex per pellicola 35mm (la prima di tutto il sistema OM della Olympus ad avere in sé una componente elettronica), presentata come prototipo al Photokina del 1974, che fu due anni dopo il debutto della OM-1, la reflex meccanica e completamente manuale. La OM2 arrivò sul mercato soltanto alla fine del 1975.

L'aggiunta delle funzioni di esposizione automatica della OM-2 portò tutto il sistema OM ad un livello più alto. La OM-2 venne prodotta in tre differenti modelli, la OM-2, la OM-2N e la OM-2 Spot Program (SP). La principale differenza tra la OM-2 e la OM-2N è il sistema di supporto del flash. La OM-2 supporta il controllo del flash TTL/OTF sia con il Quick Auto 310 (con la slitta portaflash Accessory Shoe 2) sia con i flash della serie T (con la slitta Accessory Shoe 3).

La Olympus OM-2n supporta il controllo del flash TTL/OTF solo con i flash della serie T e può usare solo la slitta Accessory Shoe 4. La OM-2n è anche dotata di un LED di pronto flash/flash ok e del segnale di compensazione dell’esposizione nel mirino, inoltre conta sulla sincronizzazione automatica della velocità del flash. Il tempo di esposizione più lungo nella OM-2n è di 2 minuti, indipendentemente dalla sensibilità (ASA) della pellicola, mentre la OM-2 ha un lungo limite che varia con il variare della scala ASA (ISO) (1 minuto con 100 ASA). La OM-2n imposta automaticamente la velocità dell’otturatore a 1/60 sec con un flash della serie T.

La OM-2 invece mantiene l’otturatore aperto quando il flash non ha abbastanza potenza, e usa la disponibile luce OTF in aggiunta alla luce prodotta dal flash. Alcuni pensano che sia un vantaggio ma la Olympus ha avuto i suoi buoni motivi per modificare questo dispositivo nella OM-2n: l’otturatore elettromagnetico consuma in fretta la batteria quando resta aperto per lunghi periodi. Entrambe le fotocamere erano disponibili cromate e nere.

La Olympus OM-2SP (Spot/Program) è da considerare senza alcun dubbio la intermedia tra la OM-2n e la OM-4. Si tratta di una fotocamera semi-professionale. In sostanza una più economica versione della OM-4.

La OM-2SP è indirizzata all'amatore esperto, non al professionista, perché la modalità Program e le operazioni motorizzate più lente non sono esattamente professionali. Comparata alla OM-4 le manca il tempo di esposizione di 1/2000 secondi, l'esposizione automatica di 4 minuti (2 minuti sulla OM-2SP) e la sofisticata misurazione multi-spot. La misurazione spot della OM-2SP è stata semplificata in una sola misurazione spot collegata alla modalità manuale. La modalità "Center-weighted metering" non è disponibile in modalità manuale. La OM-2SP è stata costruita solo nella versione nera.

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Source : Wikipedia