Olmedo

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Tags : olmedo, sardegna, italia

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Olmedo

Olmedo - Stemma

Olmedo (in sardo S' Ulumedu) è un comune di oltre 3700 abitanti della provincia di Sassari. Si estende su un territorio di circa 34 km² ed è adagiato su una zona collinosa ai piedi del Monte Rosso a circa 69 metri sul livello del mare.

Oltre alle tradizionali attività economiche legate all' allevamento e all' agricoltura, Olmedo è un importante centro minerario, infatti, nel comune è localizzata l' unica miniera di bauxite, attiva in Sardegna, materia prima estratta principalmente per l' industria metallurgica di Portovesme, nel Sulcis, per la produzione dell' alluminio.

Negli ultimi anni il paese sta vivendo un intenso sviluppo edilizio, dovuto principalmente al trasferimento di famiglie dai centri urbani di Sassari ed Alghero, in cerca di affitti e residenze a costi molto minori.

Nel territorio del comune di Olmedo sono presenti oltre 25 nuraghi.

Il nome del paese è ascrivibile all’incrocio dei termini Ulimu (olmo) e Ulmetum (olmeto, foresta di olmi), di derivazione, rispettivamente, nuragica e latina, in virtù della cospicua presenza, prima dello sviluppo urbano, di olmi, dei quali ancora oggi si possono ammirare alcuni esemplari. I circa 20 km da Sassari e i poco più di 10 km da Alghero, collocano questo centro di oltre 3.000 abitanti in una posizione strategica in termini di accessibilità ai principali servizi pubblici e privati. “Ulumetu, piccolo borgo, ma capoluogo di curatoria, facente parte del Giudicato di Torres”. Cosi il Condaghe di Silki, registro religioso del XIII secolo, ci riporta le antiche vestigia di Olmedo, testimoniandone, fin dai tempi remoti, l’esistenza e il ruolo assunto, quale importante centro amministrativo nell’assetto istituzionale dell’epoca. In questo periodo, le poche fonti bibliografiche delineano un paese caratterizzato da lotte intestine per il suo possesso. Durante il XIV secolo il paese fu, infatti, coinvolto e conteso nella sanguinosa guerra che i Doria, uniti da un forte legame parentale alla casata dei Torres, combatterono, a partire dal 1325, dapprima con il Regno d’Aragona e, successivamente, col Regno d’Arborea, che lo conquistò stabilmente nel 1336. Successivamente dominato dagli aragonesi, divenne ben presto un feudo, passando di mano in mano a diversi signori locali. Il 1540 segnò una svolta storica per il paese che fu saccheggiato e devastato per mano dei saraceni, le cui numerose incursioni infestavano all’epoca gran parte della Nurra. La ricostruzione fu pressoché immediata per opera dell’allora signore della villa Giacomo Mercer. Forse a causa di questa ferale circostanza gran parte delle testimonianze di quel periodo andarono irrimediabilmente perse. Ai primi del XVII secolo, nel 1603, Olmedo, ormai insicuro e soggetto ai frequenti attacchi dei pirati, si spopola e conta appena nove fuochi, ovvero una quarantina di abitanti circa. Con gli Amat, che detennero il potere per circa un secolo, inizia un lento ma inesorabile incremento demografico. Facente parte della Provincia di Alghero dal 1821 al 1848 il paese di Olmedo, dopo l’abolizione delle Province, entra a far parte della divisione amministrativa di Sassari per diventarne parte integrante nel 1859.

La lingua che caratterizza Olmedo è una variante del sardo logudorese, la quale si differenzia da esso per il particolare modo di pronunciare i gruppi consonantici -lt, -st, -rt, -lz, -rc, -sc, totalmente comune solo a pochi altri paesi, come Uri e Usini. Il modo particolare con cui gli olmedesi pronunciano i gruppi consonantici suddetti è dovuto alla forte influenza esercitata da un' altra variante del sardo, il sassarese, parlato, appunto, nella vicina Sassari, capoluogo di provincia.

Dal 1997 esiste la squadra di baseball rappresentante il paese: la Los Amigos Olmedo Baseball militante nel campionato nazionale di serie C1 nel girone G. Il Gruppo Sportivo Olmedo Calcio, nato nel 1956, milita nel campionato di Promozione.

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Llano de Olmedo

Llano de Olmedo è un comune spagnolo di 88 abitanti situato nella comunità autonoma di Castiglia e Leon.

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Olmedo de Camaces

Olmedo de Camaces è un comune spagnolo di 166 abitanti situato nella comunità autonoma di Castiglia e Leon.

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Olmedo (Spagna)

Olmedo è un comune spagnolo di 3.435 abitanti situato nella comunità autonoma di Castiglia e Leon.

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Alghero

Municipio di Alghero con le bandiere di Unione Europea, Italia e Catalogna.

Alghero /al'ɡɛro/ (in catalano L'Alguer /ləɫ'ɣe/, in sardo S'Alighera) è una città italiana di 43.831 abitanti in provincia di Sassari in Sardegna. È conosciuta anche come Barceloneta, la piccola Barcellona. Viene considerata un'isola linguistica catalana in quanto il 22,4% dei suoi abitanti lo parla nella variante algherese, riconosciuta dall'Italia come lingua minoritaria e che sta ricevendo tutela attraverso programmi di insegnamento e di utilizzo ufficiale all'interno del territorio comunale.

È famosa anche come Riviera del Corallo, in quanto le acque della sua rada sono uno dei punti in cui i corallari pescano il prezioso corallo rosso, uno dei più pregiati al mondo.

Il suo nome ha un'origine incerta: l'ipotesi più accreditata è che derivi da "Aleguerium" (alga), per la notevole quantità di Posidonia Oceanica che si deposita sul suo litorale, per altri dalla radice araba "al giaz ira" (penisola).

Lo stemma della città di Alghero è uno scudo racchiuso da due fronde di palma e sormontato da una corona con nove palle, simbolo di Città Regia. Lo stemma deve essere araldicamente così descritto: "d'azzurro allo scoglio di nero sormontato da un rametto di corallo; capo d'Aragona ossia d'oro a 4 pali di rosso"; la pezzatura aragonese si ritrova in molti altri stemmi come la bandiera di Catalogna e lo stemma dell'Ordine di Santa Maria della Mercede. Il gonfalone si presenta con sfondo giallo e quattro bande verticali rosse; nella parte superiore trova spazio lo stemma comunale. Infine, su una striscia diagonale campeggia la dicitura "Fedelissima Città di Alghero", acquisita nel 1501 per le lotte sostenute a favore della Spagna.

Alghero è situata nella parte nord-occidentale della Sardegna, all'interno dell'omonima rada. La maggior parte del territorio a nord dell'area urbana è occupato dalla pianura della Nurra. Nell'estrema frangia a nord-ovest si ergono i sistemi carsici di Capo Caccia, Punta Giglio e Monte Doglia. Procedendo a sud della città si osserva un territorio formato per lo più da vulcaniti che vanno a formare gli altipiani di Villanova Monteleone e Bosa, dall'ultimo del quale hanno origine alcuni corsi d'acqua che hanno favorito l'agricoltura.

Il centro abitato di Alghero presenta uno sviluppo di tipo costiero; si possono individuare due maxiblocchi urbanizzati: il primo occupa la parte centro-meridionale della città e ne costituisce il nucleo principale. Se osservata dal satellite si può notare la forte differenza che intercorre tra il tessuto del centro storico (situato in una pseudo-penisola naturale) e quello circostante, di realizzazione molto più recente ed in ulteriore sviluppo sulle direttrici sud (strada per Villanova) ed est (strada per Ittiri/Olmedo). Il secondo maxiblocco è situato a nord della città ed è il fulcro delle residenze turistiche. La sostanziale suddivisione in blocchi urbani è ascrivibile alla presenza, sulla linea immaginaria che dalla spiaggia di San Giovanni porta alla zona del Liceo Scientifico, del depuratore (in fase di trasferimento nella più idonea Zona industriale San Marco) e del cimitero; quest'ultimo infatti ha limitato lo sviluppo edilizio in tale area in quanto sottoposta a vincoli cimiteriali. Negli ultimi decenni sono nati numerosi nuovi quartieri (Taulera e Caragol per citarne alcuni) spesso slacciati, per vari motivi, alla città stessa: la zona di Caragol per esempio, si trova a circa 800-900 metri dagli ultimi fabbricati della città, sulla direttrice est, mentre la zona di Monte Carru, situata proprio fuori dal centro e attualmente in costruzione, è destinata a diventare un vero e proprio centro abitato. Per la carente capacità di programmazione da parte degli amministratori che si sono alternati dagli anni '50 fino al periodo attuale, non sono mai stati pianificati strumenti urbanistici adeguati e non si è tenuto conto di problematiche future, come per esempio la mancata programmazione di parcheggi e zone verdi destinate allo svago e ai giovani, mancano quasi completamente oltrettutto strutture essenziali quali musei ed impianti sportivi all'altezza della importanza della città. Ha prevalso la cultura imprenditoriale speculativa finalizzata alla costruzione di palazzi e alla vendita di appartamenti senza considerare le esigenze delle persone e le problematiche della viabilità. Le strade per la maggior parte sono strette e quasi tutte a senzo unico per permettere la sosta delle auto. Una analisi degli esperti del settore ha confermato che tale tendenza sia destinata a prevalere nonostante non ci sia una reale necessità, essendo l'incremento demografico fermo da diversi anni.

I codici di avviamento postale di tutte le frazioni sono stati modificati da una riforma nel settembre 2006. Pertanto tutte le frazioni comunali di Alghero hanno lo stesso CAP del capoluogo del comune, 07041. Le uniche frazioni nomenclate nell'elenco dei CAP sono: Fertilia, Maristella-Porto Conte, Santa Maria La Palma e Tramariglio.

La borgata di Guardia Grande, sorge alle pendici del Monte Doglia, e dista circa 22 km dal centro cittadino. La chiesa parrocchiale della frazione è intitolata a Nostra Signora della Guardia.

I piani è una località situata lungo la Strada Provinciale 42 dei Due Mari. Nelle sue vicinanze sorgono importanti aziende quali l'azienda vitivinicola Sella&Mosca, nonché la Zona Industriale di San Marco.

Loretella, frazione rurale che sorge a nord di Alghero, dista 8 chilometri dal centro. La chiesa parrocchiale è intitolata a Nostra Signora di Loreto.

Maristella conta all'incirca 400 abitanti (394 il 30/06/2007). La frazione sorge ad una quindicina di km a nord della città, vicino a Porto Conte. La chiesa parrocchiale della frazione è intitolata a Nostra Signora di Stella Maris.

Sa Segada è una borgata rurale localizzata a nord della città, compresa tra la Strada Statale 291 della Nurra e la Strada Provinciale 42 dei Due Mari. Dista 2 km in linea d'aria dall'aeroporto.

Tramariglio è una località turistica nei pressi di Capo Caccia e dista da Alghero poco più di 20 km. In essa trova sede l'Azienda Speciale Parco di Porto Conte (Villa Gioiosa, ex colonia penale oggi riqualificata). La locale chiesetta è intitolata al Santissimo Crocifisso.

La frazione di Villassunta sorge vicino al lago di Baratz, ai confini del comune. La borgata fa parte sia del comune di Alghero che di quello di Sassari.

Nelle strade cittadine, soprattutto in quelle del centro storico, accanto alla dicitura in italiano dei toponimi si affianca spesso la dicitura catalana. Se nella parte "nuova" della città i toponimi sono semplicemente tradotti in catalano, stessa cosa non si può dire del Centro Storico, nel quale le diciture rimandano alla tradizione culturale algherese; la centralissima via Carlo Alberto, per esempio, in un suo tratto prende il nome catalano di Carrer de Sant Francesc (strada/via di san Francesco), proprio in corrispondenza dell'omonima chiesa. Possiamo poi individuare zone tematiche, nelle quali i nomi si riferiscono a varie categorie: troviamo la zona delle regioni (Calabria, Toscana, ecc. nella zona di Maria Pia), dei grandi scrittori (Carducci, Pascoli, Dante, o altri nella zona della Mercede), dei musicisti (Mozart, Liszt, e altri nella zona del Parco Hemmerle), delle subregioni sarde (Barbagia, Gallura, Goceano, ecc. nel Quartiere della Pivarada), degli artisti catalani (Mirò, Espriu, ecc. alla Taulera), e di quelli algheresi (Sari, Giglio, ecc. al Carmine).

Alghero conta un panorama naturale molto vario, dalle spiagge con sabbia fine alle scogliere con sassi piatti o molto frastagliati: è apprezzabile soprattutto la vista dal mare, in quanto si riesce a cogliere la varietà della sua costa mista alla vegetazione, la tipica macchia mediterranea e alla pineta che spesso fa da contorno; molto apprezzato per il suo panorama è il promontorio di Capo Caccia, con la sua ormai conosciuta falesia a forma di gigante addormentato che è divenuta una dei simboli di Alghero, insieme al pregiato corallo rosso. La zona di Capo Caccia con la prospiciente Isola Piana e del Golfo di Porto Conte è sito di primario interesse naturalistico, in cui recentemente è stata costituita l'Area naturale marina protetta Capo Caccia Isola Piana. La particolare conformazione geologica (orgine carsica) rende la zona ricchissima di grotte ed anfratti, ancora in buona parte inesplorati. Insistono proprio qui le famose Grotte di Nettuno, accessibili sia dal mare sia da terra (tramite la famosa Escala del Cabirol, di 656 gradini), e che offre al suo interno un panorama di sale e piscine, come la piscina del gigante, e stalattiti e stalagmiti di forme particolari, come l'organo. Sul versante orientale di Capo Caccia si aprono a strapiombo sul mare la Grotta dei Ricami e la Grotta Verde, raggiungibili solo via mare; nella prima numerose concrezioni davano origine a dei ricami di calcare, attualmente infatti è completamente devastata e le concrezioni sono sparse dappertutto, mentre nella seconda si possono ancora notare i resti di alcuni graffiti risalenti al Paleolitico, ormai quasi perduti a causa di atti vandalici e passati tentativi di "strappo".

Un'altra area protetta in cui è possibile fare del trekking è l'Arca di Noè, situata poco distante dalla frazione di Tramariglio: qui nidificano ancora sul ciglio delle scogliere il Grifone, e altri uccelli protetti, come il Falco Pellegrino, il Gheppio, il Cormorano (che predilige la prospiciente Isola di Foradada) e il Gabbiano corso, ma è possibile vedere anche esemplari di Pernice, Daino, Cavallino della Giara e di Cinghiale, oltre a numerose specie vegetali protette, come la Centaurea horrida. L'area è molto vasta e comprende Monte Timidone, Punta Cristallo, dove è possibile e di ammirare il volo dei grifoni e la splendida Cala d'Inferno, dove il mare riparato e cristallino permette di fare dello snorkeling. Altri punti consigliati per lo snorkeling sono la Cala Dragunara, Punta Giglio, le due grotte dell'Isola di Foradada e Porto Conte, il più grande porto naturale del mediterraneo, dove la Nacchera (Pinna nobilis), protetta da anni contro la pesca abusiva, è finalmente visibile con molteplici esemplari.

Numerose anche le possibilità per gli amanti delle immersioni con svariati km di falesie calcaree a picco sul mare e le innumerevoli grotte carsiche, ambienti tra i più spettacolari del Mediterraneo che offrono un incredibile varietà di fauna e flora marine. Sono vibili già a pochi metri di profondità notevoli colonie di corallo rosso, simbolo della città di Alghero, tutti i tipi di crostacei tra i quali spiccano l'aragosta, enormi astici e cicale, e poi murene, enormi gronghi, finalmente da un po' di tempo, molteplici esemplari di cernia bruna animano di nuovo i fondali del luogo. Il sito più famoso è la Grotta di Nereo, considerata la più grande grotta marina d'Europa, con profondità che vanno dai -30 a -6 mt circa, ma non meno conosciute sono la Grotta di Falco e quella di Punta Giglio, rinominata dei "Cervi" per la incredibile scoperta effettuata nel '95 dal Busdraghi, un famoso subacqueo del posto, di un giacimento fossile di Cervi del tipo Megacero Cazioti Algarensis risalenti a ca 100.000 anni, ormai estiniti, la grotta dei Fantasmi, anche questa scoperta dallo stesso che ha così nominato per la particolare conformazione delle rocce, e poi ancora le Grotte del Sommergibile, della Madonnina e del Portico di Punta Salinetto. Per le immersioni in grotta è necessario disporre di autorizzazione della AMP e comunque per maggiore sicurezza si consiglia comunque di affidarsi ai centri di immersione qualificati distribuiti nel territorio.

Nei pressi della frazione di Fertilia, si trova poi lo stagno d'acqua salmastra del Calich, con le rovine del ponte romano, dove un tempo facevano la loro comparsa i fenicotteri rosa durante il periodo delle migrazioni; per chi ama addentarsi all'interno un punto di riferimento è il Lago di Baratz (unico lago di acqua dolce naturale della Sardegna) con la pineta circostante, lago in cui durante la ritirata l'esercito tedesco immerse armi e munizioni.

Il clima di Alghero è sicuramente mite per la presenza del mare che soprattutto d'inverno ne mitiga le temperature. A nord della città sono presenti anche due osservatori meteorologici, dove vengono effettuate previsioni a breve e medio termine per l'intera parte settentrionale della Sardegna; viene inoltre rilevata ora per ora la situazione meteo ed inviata ai principali organi d'informazione nazionali e regionali (Teletext, Radio, TV, altri centri meteo). Dal punto di vista legislativo il comune di Alghero ricade nella Fascia Climatica C in quanto i Gradi giorno della città sono 1001, dunque limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 10 ore giornaliere dal 15 novembre al 31 marzo.

Il territorio di Alghero inizia la sua storia circa 6000 anni fa durante il Neolitico e prosegue lungo le fasi della storia che ha interessato tutta la Sardegna (per approndire vedi la voce La Sardegna nella preistoria); la civiltà nuragica ha eretto qui numerosi monumenti, quali le necropoli ipogeiche di Santu Pedru e di Anghelu Ruju, e i villaggi nuragici di Palmavera e di Sant'Imbenia. I Fenici, durante il IX secolo a.C., avevano instaurato proprio qui uno dei più proficui porti commerciali, favoriti dalla conformazione della costa e dalla presenza di risorse, soprattutto acqua dolce. Del periodo romano Alghero conserva poche testimonianze, come la villa romana di Santa Imbenia, il santuario lustrale della Purissima e il ponte romano sullo stagno del Calich. Nel 2007, alle pendici di "Monte Carru", collina adiacente la località "La Purissima", è venuta alla luce una necropoli con oltre 400 tombe databili tra il periodo repubblicano ed imperiale.

In passato Alghero ha subìto diverse dominazioni che hanno influito profondamente sugli usi e costumi dei suoi abitanti, soprattutto per quanto riguarda la lingua, che mantiene la versione antica del catalano. Le origini della città vengono fatte risalire alla prima metà dell'XI secolo, anche se non ancora del tutto certe, con la fondazione del borgo vecchio da parte dei Doria, nobile famiglia genovese. In seguito, per la posizione strategica del borgo e per la presenza di una ricca falda acquifera sotterranea (di cui abbiamo ancora una testimonianza nei pozzi a cui si accede da alcune vecchie case del centro) furono numerosi i tentativi di impadronirsi della città: nel 1283 ci provarono i Pisani senza però riuscirvici, mentre nel 1353 venne conquistata dai catalani, guidati dal sovrano di Aragona Pietro IV il Cerimonioso, che popolò la città di catalani (alcuni sostengono fossero per la maggior parte graziati delle carceri spagnole e prostitute, ma questa tesi non ha per ora credito se non dalla stessa popolazione algherese); in quel periodo Alghero fu colpita da peste e carestia, e questo li costrinse alla resa. Nella seconda metà del XIV secolo, durante la crisi del Regno d'Aragona, Alghero rimase senza protezione , e questo diede modo alla Giudicessa Eleonora d'Arborea e a suo marito Brancaleone Doria di conquistare finalmente la città dopo anni di inutili tentativi. Nel 1492, a seguito dell'espulsione da Alghero della numerosa e ricchissima comunità ebraica, l'economia ricevette un duro colpo, a cui nel 1503 pose fine la bolla pontificia di Papa Giulio II. Nel 1541, l'imperatore Carlo V venne in visita accompagnato dall'ammiraglio Andrea Doria, constatando le qualità che la resero così appetibile nel passato, e coniando la famosa espressione "Estad todos caballeros". Nel 1652 fu colpita nuovamente dalla peste, portata nella città da una nave catalana, a cui alcuni algheresi speravano di salvarsi emigrando verso altre zone della regione, dando il via invece alla diffusione della pestilenza in tutto il territorio, peste che colpì duramente la regione per ben quattro anni. Nel 1720 si instaurò infine il dominio di Casa Savoia, ma Alghero, oramai di cultura catalana, rimase restìa ai cambiamenti per renderla più consona al lignaggio della casa sabauda.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Alghero e il territorio vennero bombardati, e il territorio fu occupato dalle truppe tedesche; la città riuscì comunque a risollevarsi, anche perché i danni, soprattutto per quanto riguarda la città vecchia, non furono fortunamente ingenti. Una piccola nota riguarda il complesso di San Michele: poiché molti algheresi persero durante i bombardamenti la propria abitazione, vennero alloggiati nel collegio dei Gesuiti allora abbandonato e retrostante la chiesa: solo adesso, dopo anni di resistenza, il borgo sta per essere recuperato per essere trasformato in una corte artistica, ma le ingenti opere di conversione del collegio in abitazioni hanno per sempre deturpato l'aspetto originale del palazzo, che ad un attento esame rivela ancora comunque tracce del suo aspetto passato.

Negli anni '60 la città visse, come del resto tutta Italia, un momento di forte ripresa, accompagnato però da una forte speculazione edilizia che ha sui bastioni nei pressi di Porta a mare uno degli esempi più eclatanti, insieme ad alcuni Hotel posti sul litorale algherese.

Numerosi i siti archeologici extra urbani: la Necropoli di Anghelu Ruju (dove è possibile visitare le Domus de Janas) e Santu Pedru, la villa di epoca romana (Santa Imbenia), il sito della Purissima (dove si crede sorgesse la città scomparsa di Carbia) e i complessi nuragici del Nuraghe Palmavera e di Santa Imbenia, oltre a vari nuraghi più o meno conservati sparsi su tutto il territorio, più una tomba nobile, la Tomba Aragonese.

Il primo sistema di fortificazioni della città risale al XIII secolo ed è quello dell'impianto urbano genovese. Dal 1354 la città viene occupata dai catalani, i quali restaurarono e ampliarono il sistema difensivo, trovato, sempre nel 1354 in pessime condizioni. Della cortina muraria genovese-catalana, rimane solo qualche tratto: la maggior parte delle fortificazioni oggi visibili, infatti, risalgono al XVI secolo e furono realizzate per espressa volontà di Ferdinando il Cattolico il quale, reputando le strutture difensive in condizioni di degrado tali da non garantire più la protezione della città, ne ordinò la ricostruzione. Lungo le mura si contano 7 torri e 3 forti.

Si segnalano anche Palazzo Bolasco, Palazzo Serra, Palazzo del Duca d'Albis, l'ex seminario, la Scuola Elementare del Sacro Cuore, il Palazzo Chiappe, il Mercato Civico, le ville in Stile Liberty che sorgono sul lungomare Dante e Villa Las Tronas, ora Hotel, che sorge su un piccolo istmo davanti al lungomare. Le rovine dell'abitazione di Giuseppe Manno (nome del primo storico algherese) sono state invece da pochi anni demolite. Un cenno va fatto all'Ospedale vecchio, sito nel centro storico cittadino, area per anni tenuta in stato di abbandono e rovina che ospiterà, dopo un restauro iniziato nella seconda metà del 2006, la sede della Facoltà di Architettura di Alghero dell'Università degli studi di Sassari.

Nella campagna circostante esistono altri luoghi di culto, come il famoso Santuario di Nostra Signora di Valverde (XVII secolo), a circa 7 km dal centro e meta di pellegrinaggi, la chiesa di Sant'Agostino vecchia (XIV secolo), Sant'Anna (XV secolo) e Sant'Agostino nuova (XVI secolo). Una curiosa leggenda avvolge la madonna di Valverde: pare che fosse stata ritrovata una madonna da alcuni pescatori, che la portarono nel Duomo, ma che il giorno dopo scomparve; ritrovata nello stesso posto si decise di costruire un santuario dedicato a lei, e da allora la Madonna di Valverde rimane nel santuario, dove ancora oggi vengono deposti numerosi ex-voto.

In accordo con le politiche dell'Unione Europea e della Repubblica Italiana, nonché della Regione Autonoma della Sardegna in fatto di salvaguardia e valorizzazione delle realtà linguistiche locali, il Comune di Alghero ha deciso di adottare quale lingua ufficiale, insieme all'italiano, la variante algherese del catalano. Tutti gli atti pubblici sono pertanto redatti in italiano e catalano. Anche il sito istituzionale del comune è consultabile in versione bilingue (italiano-catalano).

L'importanza del catalano è tale che nel 2004 e nel 2008 sono nate rispettivamente Catalan TV e La Televisió de L'Alguer, che trasmettono contenuti nelle 2 lingue.

Non va però dimenticato che oltre all'italiano e al catalano, in città, dopo il continuo e progressivo spostamento di molti abitanti dell'interno dell'isola e soprattutto dei paesi circostanti, buona parte della popolazione parla la lingua sarda nelle sue diverse varianti.

Di contro nella realtà l'uso comune della lingua algherese viene mantenuta ancora in vita dalle persone che realmente hanno vissuto nel contesto sociale tipico della città fino agli anni 60/70, quindi generalmente gli anziani e le generazione cresciute in quegli anni. Per tentare di tener vivo l'uso di questo dialetto, vi sono alcune azioni attuate a livello cittadino sia dalla Pubblica Amministrazione, sia dalle attive associazioni culturali che si adoperano in questo senso: si segnala l'insegnamento dell'algherese nelle scuole primarie, nonché l'insegnamento gratuito dello stesso per i privati cittadini. Inoltre esistono alcune iniziative editoriali quali periodici (primo fra tutti il periodico L'Alguer) e quotidiani on-line (Alguer.cat), scritti in algherese.

Al giorno d'oggi non sussistono più le condizioni di vita simili a quelle che hanno mantenuto viva la lingua in epoca recente, dove praticamente chiunque era costretto a parlare l'algherese se voleva adeguarsi alla vita della città. L'italiano veniva usato solo per rivolgersi ai turisti o ai forestieri che ancora non si erano adeguati ed ovviamente a scuola, dove la lingua ufficiale era quella italiana. Un altro aspetto per l'accelerazione del processo di perdita dell'uso della lingua algherese è stato la ricerca di stili di vita ed un benessere maggiore poiché l'uso ella lingua richiamava nel popolino una vita piena di stenti e ricordava le terribili condizioni di miseria vissute soprattutto nel dopoguerra. "No vulgarà chi mun fil parlaria la llengua de lus probas" erano solito dire le molte mamme algheresi che definivano l'algherese la lingua dei poveri, imponendo ai figli solo l'uso dell'italiano.

La Setmana Santa è la più importante manifestazione religiosa di Alghero: è la celebrazione della Pasqua di origini spagnole, e vede la partecipazione della quasi totalità della popolazione. Si porta in processione una statua del Cristo e si segue un calendario preciso per tutti i giorni: il martedì c'è la processione dei misteri dolorosi, il giovedì la celebrazione della Via Crucis, il venerdì il rito del discendimento del Cristo dalla croce e la sua deposizione nella culla, il sabato giorno di veglia e la domenica di Pasqua la resurrezione; la processione è molto suggestiva, in quanto si sfila tenendo in mano candele con la tipica lanterna di carta intorno. Altre manifestazioni importanti sono la Processione della Nostra Signora di Valverde, la messa a mare per il Santo Cristo della Costiera del Corallo, e le commemorazioni legate ai Santi Francesco, Anna, Cecilia e Barbara.

La prima settimana di agosto si svolgono poi i festeggiamenti in onore di Nostra Signora della Mercede (titolare dell'omonima chiesa), con una suggestiva processione a mare alla quale partecipano migliaia di fedeli.

La fiera di S.Giovanni, con i suoi stand gastronomici e commerciali, oltre che segnalare il solstizio d'estate, segna l'inizio di un evento artistico denominato Los Pintores de La Muralla. Sui Bastioni Magellano, angolo suggestivo della città sarda, i numerosi pittori dell'Associazione Culturale No Profit AlguerArte, armati di pennelli e colori, realizzano le loro opere davanti agli occhi ammirati e curiosi di numerosi turisti e cittadini locali, fino ad Ottobre.

A luglio si svolge il Gran gala dello sport e della televisione, serata spettacolo con la premiazione di sportivi, giornalisti, fiction con tema sportivo e film, organizzata in collaborazione con Rai e Sky.

Ogni anno si svolge inoltre il Premio Nazionale La degustatrice di olio di oliva nell'ambito della manifestazione L'Oro di Alghero, concorso al quale possono partecipare non solo degustatrici professioniste ma anche semplici estimatrici. Il comprensorio di Alghero è infatti rinomato per la coltivazione della qualità Bosana e la produzione di un eccellente olio extravergine di oliva.

Vi sono numerose manifestazioni sportive, come la gara automobilistica Alghero-Scala Piccada, le regate veliche, le maratone di nuoto e il Free Climbing sul promontorio di Capo Caccia; la sagra più nota è quella del riccio di mare o meglio, detto in catalano, (de lo Bogamarì), che si tiene tra gennaio e febbraio, il periodo in cui il riccio di mare è più saporito e carnoso.

Altri importanti avvenimenti sono il Carnevale, in cui sfilano anche carri in cartapesta provenienti da Barcellona, e gli spettacoli pirotecnici in occasione del Capodanno (Cap d'Any) e del Ferragosto, in occasione del quale sul lido algherese si accendono fuochi per ammirare i fuochi d'artificio.

Alghero è sede della Diocesi di Alghero-Bosa. Nel territorio del comune sono presenti 16 parrocchie e 14 chiese non parrocchiali, distribuite tra il centro cittadino e l'hinterland. Gli edifici di culto nel centro storico sono il segno inequivocabile della storia della città, con la loro architettura in stile gotico-catalano. Nella parte nuova, invece, le chiese sono simbolo della continua evoluzione della città, visibile nei diversi stili e nelle nuove avanguardie architettoniche.

Sono presenti due Chiese Evangeliche, una appartenente alle Chiese Cristiane Pentecostali A.D.I., Assemblee di Dio in Italia, e l'altra delle chiese dei Fratelli.

L'artigianato algherese è legato soprattutto alla creazione di gioielli in corallo rosso, per cui la riviera è famosa, ma anche per la cesteria (la tradizione è legata soprattutto alla pesca e alle nasse) e alla tipica produzione di artigianato sardo.

La cucina algherese si basa soprattutto sul pesce e i crostacei, in particolare sulla famosa aragosta algherese conosciuta e apprezzata in tutto il mondo; alcuni piatti tipici sono l'aragosta all'algherese, la coppazza e gli spaghetti ai ricci di mare e gli spaghetti alla Bottarga, le monzette sotto sale cotte al forno e la paella algherese, che si accompagnano poi ai piatti e ai prodotti tipici della cucina sarda del nord; tra i dolci uno dei più tipici è la crema bruciata. Tra le verdure ricordiamo il pomodoro corallino, il pomodoro camona e i cardi.

Il vino di questa zona, l'Alghero DOC, viene per la maggior parte prodotto dalla tenuta Sella&Mosca, di cui è possibile visitare le cantine e che ha un ecomuseo del vino al suo interno; un pregiato vino sardo prodotto esclusivamente in questa zona è l'Anghelu Ruju, in quanto le vigne sono attorno al sito archeologico.

Importante anche la produzione di olio d'oliva, che proviene dagli oliveti del territorio algherese.

Ferrovie della Sardegna e ARST collegano la città con le principali località sarde e con i paesi dell'hinterland.

Altre arterie importanti sono: la Nuova Strada Anas 85 - del Calich, che collega la città con l'aeroporto.

Nel quartiere della Pietraia è presente la stazione di Alghero Sant'Agostino che collega Alghero con Sassari attraverso una linea con binario unico a scartamento ridotto non elettrificata. Lungo il percorso sono presenti le fermate di: Punta Moro, Mamuntanas, Olmedo, Arcone, San Giorgio, Molafà, Sassari Santa Maria.

A circa 12 km dal centro, nei pressi della frazione di Fertilia, è presente l'Aeroporto di Alghero-Fertilia, che garantisce i collegamenti tra la città e diverse destinazioni nazionali ed internazionali. Il Comune di Alghero, inoltre è socio al 10% della SOGEAAL, società che gestisce lo scalo. Negli ultimi anni lo scalo ha avuto un notevole sviluppo ed è diventato base operativa (HUB) della compagnia aerea irlandese Ryanair. I nuovi flussi di passeggeri e l'indotto relativo hanno contribuito allo sviluppo della città e, più in generale di tutto il territorio.

Lo scalo marittimo di riferimento della città è quello di Porto Torres, distante poco più di 30 km dal centro. Ad Alghero è presente un porto, ma di tipo turistico, e offre collegamenti via mare tra la città e le grotte di Nettuno.

Nell'ambito scientifico, grande interesse desta sicuramente la sede del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) sita in località Tramariglio, (S.P. 55 "Porto Conte-Capo Caccia" Km. 8,400). Tale struttura, gestita dalla Porto Conte Ricerche Srl è la base operativa dell'Istituto di Genetica delle Popolazioni (IGP), ma anche sede distaccata dell'Istituto di genetica molecolare (IGM), dell'Istituto di chimica biomolecolare (ICB) e sede operativa dell'Area Marina Protetta "Capo Caccia - Isola Piana".

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Guayaquil

Guayaquil - Stemma

Santiago de Guayaquil, nota anche solo come Guayaquil, è una città dell'Ecuador sull'Oceano Pacifico, capoluogo della Provincia di Guayas.

Con più di 3.200.000 abitanti nella sua area metropolitana, è la città più grande e popolata del Paese e, grazie all'impulso dato dalle attività collegate al suo porto marittimo che l'hanno trasformata nel centro commerciale più importante dell'Ecuador, sta vivendo anni di intenso sviluppo che attira lavoratori da altre Province ecuadoriane e dai Paesi limitrofi. Per questa ragione Guayaquil è nota anche come La Perla del Pacifico.

Una leggenda narra che il nome Guayaquil derivi dall'unione dei nomi dell'eroico capo indio Guayas e della sua sposa Quil, divenuti simbolo della resistenza indigena che, secondo la tradizione popolare, preferirono lottare fino alla morte piuttosto che sottomettersi ai conquistadores spagnoli.

Tuttavia l'esistenza di un piccolo villaggio situato nelle vicinanze di Yaguachi, chiamato proprio Guayaquil, è stato oggetto di numerose ricerche da parte di storiografi e studiosi i quali sono concordi nell'affermare che al momento dell'arrivo degli europei, fosse governato da un capo tribù chiamato Guayaquil. Scoperta la vera origine del nome, l'unico dubbio a rimanere è se il nome fosse stato dato prima al villaggio o prima al suo capo. Ad ogni modo, nelle cronache di Véliz Mendoza, pare assodato che il toponimo fosse indicato almeno sette volte in alcuni documenti risalenti a prima del 1534.

Documenti dell'epoca, seppur in modo vago, sembrano avvalorare la tesi secondo cui la città fu fondata almeno tre volte a causa di continui incendi e spostata sempre più a ovest rispetto al fiume Riobamba fino alla sua ultima ricollocazione risalente al 1547 sulla riva destra del fiume Guayas, là dove si trova ancora oggi. Si considera però il 15 agosto del 1534 come data ufficiale della sua fondazione da parte del Capitano spagnolo Francisco de Orellana, che le diede il nome di Muy Noble y Muy Leal Ciudad de Santiago de Guayaquil.

Tra la fine del 1500 e la fine del 1700, sotto l'amministrazione coloniale dell'Audiencia de Quito, voluta dal conquistatore Francisco Pizarro, Guayaquil si sviluppò come un importante porto della costa sudamericana e la sua popolazione iniziò a crescere, seppur in modo non considerevole a causa i ripetuti incendi e attachi dei pirati inglesi e francesi che all'epoca saccheggiavano le città affacciate sull'Oceano Pacifico. Molte volte i governatori spagnoli dovettero trattare affinché i pirati non incendiassero la città portuale, di importanza strategica per l'economia del Vicereame di Nuova Granada e del Vicereame del Perù, oppure affinché rilasciassero illesi gli ostaggi rapiti. Si registra una terribile epidemia di febbre gialla nel 1709 che mise a dura prova la vita degli abitanti della città.

La mattina del 9 ottobre 1820, praticamente senza spargimenti di sangue, un gruppo di civili appoggiati dai Granatieri di Riserva, un battaglione del Vicereame del Perù stanziato nella città, neutralizzò le Guardie Reali ed arrestò le autorità spagnole. Guayaquil fu così la prima città dell'Ecuador moderno a dichiararsi indipendente. Si costituì Provincia Libera, sotto il comando del Capo Civile José Joaquín de Olmedo, ed ebbe nella sua estensione territoriale il controllo delle coste ecuadoriane, comprese alcune parti che vanno oltre le frontiere dell'attuale Ecuador, sia al Nord che al Sud.

Due anni più tardi, il 24 maggio 1822, il libertador Simón Bolívar, dopo lo storico incontro che ebbe con il suo omologo argentino José de San Martín nella città, unì la Provincia Libera di Guayaquil - non senza proteste da parte dei cittadini e del loro Capo Civile Olmedo - alla Repubblica della Grande Colombia, nata dal dissolvimento delle colonie spagnole e fondata praticamente sui resti del Vicereame di Nuova Granada, comprendendo gli attuali Venezuela, Colombia, Ecuador e Panama. Da quel momento la storia di Guayaquil rimase unita per sempre alle Province che nel 1830 decisero di separarsi dalla Grande Colombia per formare lo Stato indipendente della Repubblica dell'Ecuador.

I registri della città ci dicono che nel 1896, scoppiò il più grande incendio della storia di Guayaquil. Le vittime non furono mai contate, mezza città venne bruciata e distrutta mentre l'altra metà fu molto danneggiata.

Guayaquil oggi è il principale porto marittimo dell'Ecuador e uno dei più importanti del Sudamerica oltre ad essere il principale snodo di traffico aeroportuale del Paese, con voli diretti per le Isole Galápagos, e collegamenti per tutti i Paesi sudamericani, nordamericani ed i principali Paesi europei e asiatici. Grazie ai numerosi progetti di rigeneración urbana da parte dell'Amministrazione locale avviati negli anni '90, Guayaquil è divenuta oggi, oltre che un importante centro economico internazionale, cuore della finanza ecuadoriana, una meta turistica apprezzata dai visitatori di tutto il mondo. I progetti di rimodernizzazione più importanti sono stati la ristrutturazione del Malecón 2000, una passeggiata di 3km circa in riva al fiume Guayas, arricchita da numerosi ristoranti, negozi, musei e luoghi di svago e la creazione del Nuovo Parco Storico, una riserva che ospita gli esemplari più tipici della fauna ecuadoriana oltre che un centro per la conservazione dell'architettura storica e delle tradizioni più tipicamente indigene, situato tra i fiumi Guayas e Daule in un'area ricca di mangrovie, nel cuore della città.

Guayaquil è situata sulla riva destra di uno dei fiumi più importanti del sud-america, il fiume Guayas, e si trova ad appena 4 metri sopra il livello del mare nella sua zona più bassa. Il collegamento con l'Oceano Pacifico è assicurato da un braccio di mare noto come Estero Salado, che attraversa Guasmo, la parte occidentale del centro della città, ed i quartieri di Urdesa e Mapasingue.

La città è costruita in gran parte su un territorio pianeggiante ed ha alture come il Cerro Santa Ana (sul cui lato orientale sorge il quartiere coloniale di Las Peñas, centro storico cittadino), il Cerro del Carmen (dove si trovano il gigantesco monumento Corazón de Jesús e gli uffici del principale canale televisivo ecuadoriano Ecuavisa), e il Cerro San Eduardo nella zona nordoccidentale, e più a ovest il Cerro Azul, punto più elevato di Guayaquil assieme alle Cittadelle Los Ceibos e Los Olivos.

Oggi Guayaquil è una città cosmopolita in rapida espansione. La sua popolazione nel 2004 era di 2.385.405 abitanti ed attualmente si stima essere di 3.205.105. La popolazione aumenta principalmente a causa dell'arrivo di abitanti di altre zone attirati dall'economia florida e dall'intensa attività di scambi commerciali dovuti principalmente al porto. Oltre che dalle altre province dell'Ecuador, Guayaquil attira i flussi migratori di Paesi vicini come Colombia, Perù, Brasile e recentemente anche Argentina. Il continuo flusso migratorio ha creato anche disagi dovuti alla crescente densità della popolazione, primi fra tutti la microcriminalità e un sempre maggior numero di persone che non hanno un alloggio e sono costrette a vivere su casupole simili a palafitte in riva ai fiumi ed ai loro affluenti. Il numero di immigrati compensa comunque quello dei cittadini ecuadoriani che tra il 1998 e il 2003 hanno visto come unica via d'uscita ad una difficile situazione economica del loro Paese, l'emigrazione. Si stima che oggi ci siano circa 3.000.000 di ecuadoriani all'estero, le cui comunità più significative si trovano a Miami (USA), Madrid (Spagna) e Genova (Italia) a sua volta città di origine di circa 3/4.000 suoi cittadini.

Oltre al porto marittimo, vero motore della città, essendo Guayaquil il centro economico dell'Ecuador, è unita al resto del Paese da importanti vie di comunicazione che vengono costantemente mantenute in buone condizioni. Nel 1970 venne inaugurato il Puente de la Unidad Nacional "Rafael Mendoza Avilés", un ponte che unisce la città con Durán, dall'altra parte del fiume Guayas. In realtà, i ponti sono due, uno sul fiume Daule e l'altro sul fiume Babahoyo.

Importanti viali attraversano la città tra i quali ricordiamo le tre vie che possono essere considerate come le arterie di Guayaquil: la Avenida Francisco de Orellana, la Avenida de las Américas, e la Avenida Nueve de Octubre.

Guayaquil dispone anche di un aeroporto internazionale denominato "Simón Bolívar", che dopo un'importante opera di ristrutturazione nel 2005 è considerato uno dei migliori in America latina.

Da agosto 2006 è in funzione il nuovo aeroporto "José Joaquín de Olmedo", eretto su terreni in disuso dello stesso aeroporto e facente uso delle stesse piste. La struttura è completamente nuova, non è un abbellimento o ritrutturazione del vecchio aeroporto. È una delle grandi opere del sindaco Nebot, come il Malecón 2000, il Malecón del Salado, la ristrutturazione del centro della città, la Metrovia (una sorta di metropolitana leggera di superficie su gomma) ed altre attrazioni turistiche. Nel maggio 2008 è stata inaugurata anche la terza linea della Metrovia, che dal centro della città va per la Via a Daule fino a Bastión Popular. In pochi anni il sindaco Nebot ed il suo predecessore, León Febrés Cordero, hanno ricostruito completamente la città, migliorato i servizi e l'hanno resa, nei limiti del possibile, anche più sicura. A fronte di questi successi, le critiche all'operato del sindaco lamentano l'indebitamento della muncipalità, l'aumento della corruzione e un personalismo molto marcato. Il nome del sindaco campeggia su ogni singolo elemento di riqualificazione urbana, panchina o lampione che sia.

Uno dei posti più interessanti per il turismo è il Malecón 2000. Questa opera è un progetto di rigenerazione urbana dell'antico Malecón, dove si trovano i grandi monumenti della storia cittadina, musei, giardini, fontane, centri commerciali, ristoranti, bar, terrazze per pranzi e cene, il primo cinema IMAX del Sudamerica, cosi come moli, dai quali è possibile salire su traghetti per navigare sul fiume Guayas, e osservatori.

Las Peñas è il quartiere più antico di Guayaquil, le sue costruzioni hanno più di cento anni e risalgono all'epoca del grande incendio del 1896. Da sempre considerato un'area degradata della città, caratterizzata da traffici illeciti e dalla malavita, negli ultimi anni questo quartiere si è trasformato, grazie alla volontà degli abitanti ed a un progetto di rigenerazione urbana dell'Amministrazione locale, fino a diventare una delle principali attrazioni della città, con la sua scalinata composta da 444 gradini che porta a uno dei più amati simboli di Guayaquil: il faro collocato sulla cima della collina.

La Bahía, situata nel Centro-Sud della città, è un mercato che comprende isolati interi di locali dove si possono acquistare un gran numero di articoli a prezzi scontati. È uno dei punti commerciali più attivi della città. Vicino si può trovare il Club de la Unión, uno dei club sociali più esclusivi del paese.

Quello dell'Alborada è il quartiere di classe media più grande della città. È diviso in tredici parti ("etapas"). I suoi viali più importanti sono la Avenida Francisco de Orellana e la Avenida Rodolfo Baquerizo Nazur.

Per la loro grande attività commerciale sono degni di nota gli enormi centri commerciali "La Rotonda" , "Plaza Mayor" , e "Gran Albocentro" e negli ultimi anni i nuovi centri commerciali come il "Mall del Sol", "Riocentro" e "San Marino".

Il Barcelona Sporting Club e il Club Sport Emelec sono due delle maggiori società calcistiche dell'Ecuador.

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Strada statale 291 della Nurra

La strada statale 291 della Nurra (SS 291), è un'importante strada statale italiana. Scorre nel nord-ovest della Sardegna, e rappresenta una delle dorsali principali della regione. Collega le città più importanti di questa parte della Sardegna, Sassari e Alghero.

Inizia da Sassari, e si snoda attraverso la pianura della Nurra. Il suo tracciato è nel complesso fluido e nella prima parte, la carregiata è a quattro corsie (due per senso di marcia) a carreggiate separate. Qui giunge allo svincolo con la strada statale 131 Carlo Felice e attraversa la località di Bancali. Da qui procede fino a giungere nelle vicinanze del paese di Olmedo (SS), immettendosi a destra nello svincolo dove la carreggiata diventa unica e a due corsie totali. Immettendosi a sinistra di tale svincolo si procede invece in quello che, prima dell'inaugurazione del tratto a quattro corsie, era l'originale tracciato della strada statale 291. La strada procede verso ovest fino a raggiungere la rotatoria con la strada provinciale 42 dei Due Mari; superato poi l'incrocio per la Zona Industriale San Marco, si giunge all'incrocio per Santa Maria La Palma, frazione di Alghero, dove la strada curva a sinistra, per poi procedere, dopo aver superato gli incroci per l'Aeroporto Militare di Alghero-Fertilia e dell'Aeroporto civile, in località Fertilia (Alghero), all'incrocio con la strada statale 127 bis Settentrionale Sarda.

L'importanza a livello nazionale e regionale che la strada riveste (collega infatti due fra le città più importanti della Sardegna, nonché un aeroporto), ha fatto sì che la strada fosse inserita dal Ministero dei Trasporti nello SNIT (Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti) e nel piano dei progetti infrastrutturali relativi al G8 che si svolgerà nel 2009 a La Maddalena, individuando in essa, unitamente alla strada statale 131 Carlo Felice, alla strada statale 131 Diramazione Centrale Nuorese e alla strada statale 597 di Logudoro, gli assi principali e portanti dell'intera viabilità sarda. Per le arterie sopra citate sono previsti in futuro interventi di adeguamento agli standard autostradali, ad iniziare dal completamento della tratta a quattro corsie dalla località di Olmedo fino all'aeroporto e alla città di Alghero, con l'ulteriore relizzazione di una tangenziale con direttrice nord-sud nella città della Riviera del Corallo.

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Biblioteca di Sardegna

Di sede a Cargeghe, in provincia di Sassari, la Biblioteca di Sardegna è la prima biblioteca interamente dedicata al libro sardo e la prima struttura archivistica a vocazione regionale del territorio nazionale.

Promossa dal centro di documentazione linguistica e culturale Inedita, con la partecipazione di professionalità scientifiche e accademiche regionali e nazionali, è convenzionata con la Provincia di Sassari, i Comuni di Cargeghe, Codrongianos, Florinas, Ittiri, Mores, Muros, Olmedo, Ossi, Ploaghe e Usini.

Aderisce al Sistema Bibliotecario Nazionale, all’Associazione Italiana Biblioteche e al progetto nazionale “Nati per Leggere”.

Dal 2006 pubblica, in collaborazione con studiosi, ricercatori e docenti delle università di Sassari e Università di Cagliari, la rivista bimestrale di informazione libraria «LibroSardo» , fondata e diretta dal giornalista Corrado Piana. Il periodico si propone come un osservatorio privilegiato per l'approfondimento di temi inerenti l'editoria in Sardegna attraverso il confronto tra i suoi più attivi protagonisti: autori, editori, librai e bibliotecari.

Dal 2007 pubblica, in collaborazione con la Rai - Radio Televisione Italiana, un servizio di informazione libraria settimanale alla pagina 317 di Televideo Sardegna.

Dal 2007 promuove il premio TesiSarda, finalizzato alla pubblicazione di tesi di laurea di area umanistica sulla Sardegna.

Tra i lavori di ricerca realizzati, l’anastatica dell’opera del compositore sardo Lao Silesu: progetto pilota di acquisizione ottica digitale realizzato in Italia.

Tra le pubblicazioni prodotte, il Dizionario Enciclopedico della Letteratura di Sardegna, repertorio ragionato di scritti e scrittori sardi dal Quattrocento ai nostri giorni, l’antologia di memorialistica storica “Raccontando”, la collana di testi rari e inediti “Collezione Sarda” e la serie di studi scientifici “Catalogo Sardo”.

Nel 2008 allestisce, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura della Provincia di Sassari, la Fototeca di Sardegna: un archivio di oltre 15 mila foto storiche sull'Isola.

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Source : Wikipedia