Notte degli Oscar

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Inviato da maria 14/03/2009 @ 00:11

Tags : notte degli oscar, oscar, festival del cinema, cinema, cultura

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Premio Oscar

La sagoma della statuetta

Il Premio Oscar, nome con il quale sono meglio noti gli Academy Awards, è il più importante riconoscimento cinematografico statunitense e di tutto il mondo del cinema.

I premi vengono conferiti dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences, un'organizzazione professionale onoraria costituita da personalità che hanno portato avanti la loro carriera nel mondo del cinema, attori, registi, produttori, ecc., e che al 2007 contava oltre 6.000 membri votanti.

Il nome ufficiale della statuetta dorata è Academy Award of Merit, mentre vi sono varie versioni su come venne dato il nomignolo Oscar: secondo la più accreditata, esso venne conferito da Margaret Herrick, impiegata all'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, la quale, vedendo la statuetta su un tavolo, esclamò: "Somiglia proprio a mio zio Oscar!". Il nome Oscar è, inoltre, un marchio registrato della stessa Academy of Motion Picture Arts and Sciences.

I premi vennero consegnati per la prima volta nella Blossom Room dell'Hollywood Roosevelt Hotel di Los Angeles il 16 maggio 1929, ma i nomi dei vincitori erano già stati annunciati tre mesi prima. Per qualificarsi, un film doveva uscire nella città californiana nei dodici mesi terminanti il 31 luglio dell'anno precedente. Dal 1934 la candidatura è valida se il film è uscito nell'anno solare precedente.

La Notte degli Oscar è una cerimonia molto elaborata, nella quale gli invitati fanno sfoggio delle creazioni dei più celebri stilisti, e viene trasmessa dalle televisioni di tutto il mondo.

Il procedimento con cui vengono assegnati i premi è soggetto a varie critiche. I giurati vengono spesso considerati "anziani e, dal punto di vista estetico, conservatori". Inoltre, viene largamente diffusa l'idea che i premi vengano assegnati per ragioni "politiche", ad esempio premiando un artista più per il suo lavoro complessivo che per la performance nello specifico film. Le stesse case cinematografiche investono molti soldi in campagne promozionali miranti a favorire i propri film nella conquista del premio.

Nella prima edizione vennero assegnati due distinti Oscar, uno per il miglior film (Academy Award for Outstanding Picture) e uno per la migliore produzione artistica (Academy Award for Unique and Artistic Picture). Dalla seconda edizione la statuetta divenne unica.

Nella prima edizione vennero assegnati due distinti Oscar, uno per la migliore regia di una commedia (Academy Award for Comedy Direction) e uno per la migliore regia di un film drammatico (Academy Award for Dramatic Direction). Dalla seconda edizione non fu più fatta alcuna distinzione.

L'Irving G. Thalberg Memorial Award è un busto, gli altri premi sono le classiche statuette dell'Oscar.

L'Irving G. Thalberg Memorial Award, il Jean Hersholt Humanitarian Award e l'Oscar alla carriera sono stati raggruppati sotto l'etichetta di "Testimonial Awards" e affidati, per determinarne e discuterne l'assegnazione, al Collegio dei Governatori. Lo stesso organo designerà l'assegnazione del Gordon E. Sawyer Award, tramite una votazione, con maggioranza dei 2/3, relativa al candidato proposto dal comitato scientifico e tecnico dell'Academy.

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I segreti di Brokeback Mountain

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I segreti di Brokeback Mountain è un film del 2005 diretto da Ang Lee, che racconta la drammatica passione amorosa tra due uomini, due cowboy del Wyoming, nata tra gli incontaminati paesaggi delle montagne americane.

È un'opera di fantasia ed è basata sul racconto omonimo di Annie Proulx pubblicato per la prima volta sulla rivista americana The New Yorker il 13 ottobre 1997; in Italia il racconto è stato pubblicato nel 1999 con la raccolta Gente del Wyoming (Baldini & Castoldi). Il film, di produzione statunitense, è uscito in Italia il 20 gennaio 2006.

L'edizione italiana è della Bibi.it, i dialoghi e la direzione del doppiaggio sono di Gianni Galassi.

La storia ha inizio durante l’estate del 1963 e si svolge nel Wyoming, stato dell’America rurale e conservatrice, uno di quei luoghi quasi immutabili nel tempo e difficilmente toccati dalla storia e dalle rivoluzioni culturali.

Due giovani uomini nemmeno ventenni, avvezzi al lavoro di fattoria e piuttosto spiantati si ritrovano casualmente a fare domanda per lo stesso impiego: condurre un gregge di pecore nella zona di Brokeback Mountain (un luogo fittizio), in alta quota, a cui dovranno badare per tutta l’estate.

I due hanno un’indole molto diversa: Jack Twist è un ragazzo piuttosto estroverso e solare dedito alle gare di rodeo, con cui spera di ricavare un po’ di benessere economico, mentre Ennis del Mar è un giovane costretto a passare da un lavoro all’altro fin dall’adolescenza a causa della morte dei genitori, dall’animo piuttosto chiuso e semplice, di pochissime parole. Eppure l’isolamento e la convivenza forzata sopra la silenziosa montagna li porta inevitabilmente a cercare un contatto con quell’unica altra presenza umana e a stabilire a poco a poco un legame, che finisce per diventare sincera stima, e poi un affetto a fatica dichiarato. Questa amicizia immersa nel segreto della natura si fa sempre più intensa fino ad una sera in cui sfocia, senza che i due potessero aspettarselo, in una irrefrenabile e improvvisa passione fisica.

Da questo momento in poi i due, e in particolare Ennis, devono affrontare un difficile tormento interiore, una lotta tra la voce della ragione e delle convenzioni e i sentimenti innegabili che provano verso una persona del proprio sesso. Fino a quando rimangono sulla Brokeback Mountain, questo rapporto sia fisico sia emozionale che non sanno nemmeno loro definire prosegue senza essere scalfito, apparentemente, dagli occhi del mondo, in un idillio quasi perfetto e protetto da questo paradiso naturale.

Ma una volta finito il lavoro estivo, entrambi sembrano consapevoli che nella realtà questo legame non può nemmeno esistere; tornati a bassa quota tra la gente, le loro strade si dividono e si costringono a perdere i contatti.

Nei quattro anni successivi, entrambi intraprendono la vita che il mondo si aspetta da loro: Ennis convola a nozze con la sua fidanzata storica Alma, con cui ha due bambine; Jack ricomincia a partecipare a rodei fino a che in Texas non conosce Lureen, ragazza di buona famiglia con cui conclude un matrimonio un po’ d’amore, un po’ di riparazione, un po’ di interesse. I due hanno un bambino e, nonostante un rapporto conflittuale tra Jack e il suocero, questa unione garantisce al cowboy un buon lavoro e finalmente una certa agiatezza.

Al contrario, Ennis rimane relegato a lavoretti saltuari che a fatica mantengono la famiglia. In questi anni pare aver dimenticato completamente chi sia Jack Twist, fino a che non riceve una cartolina in cui quest’ultimo preannuncia una visita. A differenza di Ennis, infatti, nei quattro anni che precedono questo primo contatto Jack aveva tentato più volte di rintracciare l’amico senza successo.

Quella che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere una rimpatriata amichevole però finisce fin da subito per far cadere la loro maschera, ed è la scintilla che inesorabilmente riaccende la loro relazione amorosa. Una relazione solo autocensurata, ma non dimenticata, e che si rendono conto esista per loro al di là di Brokeback Mountain.

Jack Twist sarebbe a questo punto disposto a smettere di fingere per poter stare assieme ad Ennis, ma quest’ultimo non ne vuole sentir parlare; sa infatti che una soluzione del genere è improponibile, e che dalle loro parti una relazione omosessuale equivale ad una condanna a morte. Lui stesso ricorda bene che, quando era piccolo, un cowboy delle sue parti era stato assassinato da una spedizione punitiva proprio per questo motivo.

L’unica soluzione possibile sembra per Ennis, come poi avverrà, di proseguire questa relazione di nascosto, e abbastanza raramente da non destare sospetti.

Nei successivi sedici anni i due uomini continuano le loro rispettive insipide vite matrimoniali, concedendo di rivedersi solo un paio di volte all’anno, tornando tra le loro montagne fuori dal mondo.

Ma tra Ennis e la moglie Alma si crea un’irreparabile frattura: senza che lui lo sappia, il giorno in cui i due uomini si erano rincontrati a lei era capitato suo malgrado di scoprire il rapporto per lei a dir poco inconcepibile. Per la donna lo shock è talmente grande da impedirle per anni di affrontare il discorso. I due coniugi, vittime anche di infiniti problemi economici di cui Alma attribuisce la colpa al marito, finiscono poi per divorziare e solo dopo anni, quando già sarà risposata, Alma esploderà con Ennis buttandogli addosso tutto il suo risentimento represso.

Gli incontri tra Ennis e Jack continuano in ogni caso regolari ogni anno, ma talmente sporadici da essere, specialmente per quest’ultimo, più motivo di infelicità che di gioia; tanto che a differenza di Ennis, Jack non riesce a sopportare la situazione e cerca di compensare la mancanza del compagno; anche a costo di sostituirlo a tutti gli effetti.

I due uomini invecchiano, Ennis si fa sempre più solitario e a malapena coltiva il legame con le figlie ormai grandi, i suoi pochi rapporti umani a poco a poco falliscono tutti; gli alimenti che deve alla famiglia lo costringono a lavorare quasi ininterrottamente. Jack, nonostante le sue trasgressioni, non divorzierà mai e manterrà una parvenza di stabilità.

Passati vent’anni dal loro primo incontro a Brokeback Mountain, i due continuano a vedersi tenendo fede a questa sorta di rito che li fa ritrovare tra le montagne; ma gli incontri sono sempre più rari a causa del lavoro di Ennis, fino ad una primavera in cui lui è costretto a confessare al compagno che non potrà ritornare a Brokeback Mountain prima di molti mesi.

Tutto il senso di frustrazione, di vita sprecata che Jack aveva represso per vent’anni, subisce il colpo di grazia da questa dichiarazione e lo porta inesorabilmente a dire tutto quello che aveva taciuto fino a quel momento. I due litigano animosamente rinfacciandosi a vicenda le proprie colpe, e hanno un chiarimento ormai troppo tardivo, pieno di senso di fallimento e rimpianti. Ma quando si salutano, sembrano sapere che nulla cambierà veramente.

Arriva novembre, molto tempo dopo quella loro ultima discussione, ed Ennis si vede rispedire al mittente una cartolina inviata a Jack, recante il timbro “DECEASED”, deceduto. Incredulo e sotto shock, Ennis chiama la casa in Texas di Jack e parla con la moglie di lui, Lureen. La donna gli conferma in un tono secco e sintetico che Jack è morto in uno sfortunato incidente; ma Ennis dentro di sé legge tra le righe e si sente convinto che il suo amico sia stato massacrato per omofobia.

Lureen dice ad Ennis che Jack desiderava che le proprie ceneri fossero sepolte a Brokeback Mountain; il tono della donna è talmente triste e pieno di rancore insieme che è impossibile capire se dopotutto sappia esattamente chi Ennis era per Jack.

Devastato, Ennis si reca per la prima volta dai genitori di Jack per chiedere le ceneri dell’amico, che gli vengono inesorabilmente rifiutate; la madre però gli concede di scegliere qualcosa di Jack da tenere come ricordo, credendo che avrebbe fatto piacere anche al figlio scomparso.

Lui allora sale nella stanza del vecchio compagno, spoglia e in cui non c’è nulla che sembra appartenergli veramente; nell’incavo dell’armadio, però, trova una cosa che ricorda bene. Una vecchia camicia di Jack dei tempi in cui hanno passato l’estate a Brokeback Mountain, con la manica sporca di sangue, e dentro di essa, un’altra camicia che Ennis credeva di avere perso vent’anni prima. L’uomo rimane sconvolto dalla cosa, e sa bene che quella macchia di sangue appartiene a lui stesso, perso anni prima durante una scazzottata con Jack. Tutto era stato conservato da Jack immobile, il suo unico ricordo e appiglio di quei giorni lontani; dopo anni Ennis capisce fino in fondo la profondità di quel sentimento e porta le due camicie con sé.

Il cowboy riprende a fare la sua vita di sempre, trasferendosi in un fatiscente trailer; la figlia maggiore viene a trovarlo per annunciargli il suo matrimonio, notizia che Ennis prende dapprima con malinconia. Promette alla figlia che ci sarà, e la lascia andare per la sua strada, senza che lei sia riuscita a capire fino in fondo quel padre triste e così solitario.

Appese con un chiodo nell’anta interna dell’armadio di Ennis e nascoste agli occhi del mondo, le due camicie: stavolta è quella di Ennis a contenere in sé quella di Jack. Vicino ad esse, una foto di Brokeback Mountain. Ennis le guarda intensamente pronunciando con le lacrime agli occhi un'eterna formula di promessa, per poi tornare rassegnato alla sua ormai completamente grigia quotidianità.

Uno dei fotogrammi più noti della pellicola I segreti di Brokeback Mountain è proprio l’immagine in cui un Ennis Del Mar/Heath Ledger abbraccia alle spalle il Jack Twist di Jake Gyllenhaal in un gesto dolce e affettuoso. Nello svolgimento del film, come nel libro, la scena è inserita in un significativo flashback; ed è solo uno dei tanti esempi di come gli sceneggiatori abbiano deciso di rimanere profondamente aderenti al breve racconto di Annie Proulx, Gente del Wyoming.

Molte scene e soprattutto battute del film infatti riprendono pedissequamente, a volte senza cambiare una virgola, i dialoghi e gli eventi del racconto pubblicato sul New Yorker il 13 ottobre 1997; Diana Ossana e Larry McMurtry, gli sceneggiatori del film, hanno infatti colto da subito le potenzialità della storia e di quei dialoghi scarni e oggettivi e hanno voluto rendere loro giustizia modificando con intelligenza solo il minimo indispensabile.

Questa profonda fedeltà all’opera originale rende quindi i cambiamenti piccoli e grandi inseriti nell’economia del film ancora più significativi; e avendo tra le mani una storia breve, i due sceneggiatori non sono stati necessariamente costretti a tagliare qualcosa come accade spesso negli adattamenti cinematografici, ma anzi hanno potuto dare più respiro alla storia, approfondirne alcuni aspetti e dare maggior spazio ad alcuni personaggi.

Il racconto di Annie Proulx (poi nella raccolta Gente del Wyoming) uscì sulle pagine del New Yorker nel 1997 e fu un piccolo caso; il suo adattamento cinematografico ebbe poi una gestazione lunga e difficoltosa. La sceneggiatura, scritta dal premio Pulitzer Larry McMurtry e da Diana Ossana (che poi sarà anche tra i produttori del film) aveva visto la luce già nel 1999, ma nonostante si fosse ormai a ridosso del nuovo millennio restava diffuso un certo timore all’idea di produrre, dirigere e interpretare una storia ancora ritenuta così “rischiosa”.

Il primo regista che si era detto disponibile a portarlo sullo schermo è stato Gus Van Sant, già autore di pellicole ben più particolari e discusse; il progetto era praticamente agli inizi, e si parlava di Joaquin Phoenix e Matt Damon come possibili protagonisti. Ma quest’ultimo come altri giovani attori prima di lui non accettò il ruolo, e rimasto solo Phoenix nel progetto, alla fine fu costretto a chiamarsi fuori per poter interpretare un’altra pellicola, Walk the line.

La produzione subì quindi una battuta d’arresto a questo punto, e il progetto del film diretto da Van Sant andò in fumo. Nel frattempo, la pellicola fu offerta anche ad altri registi: il caso più singolare è quello dello spagnolo Pedro Almodovar, che fu contattato nonostante sia da sempre un regista che si tiene volontariamente distante dall’industria cinematografica americana; costui dirà in seguito che, sebbene abbia rifiutato, è stata l’unica tra le proposte fattegli da Hollywood che abbia preso in seria considerazione e si sia quasi pentito di non avere accettato.

Il progetto quindi rischiava di risolversi in una bolla di sapone, ma alla fine l’intuizione di affidare questa storia alla sensibilità di un regista non americano si rivelerà vincente: fu chiamato Ang Lee, che accettò praticamente subito. Come era successo per Van Sant e Almodovar, la produzione pensò a Lee in quanto regista che aveva dimostrato di saper affrontare i generi più delicati e “trasgressivi”. La filmografia del regista taiwanese è poi particolarmente varia, avendo girato film di produzione cinese (La tigre e il dragone), inglese (Ragione e sentimento), Hollywoodiana (Hulk), dimostrando la propria duttilità artistica e adattabilità culturale; eppure allo stesso tempo le sue opere pur così diverse hanno anche un filo conduttore interno molto forte, trattando spesso il conflitto tra i sentimenti e le costrizioni: una sensibilità dunque molto adatta alla sceneggiatura di Brokeback Mountain, tanto più che Ang Lee aveva già toccato il tema omosessualità in una sua famosa commedia, Il banchetto di nozze.

Un altro problema nell’adattare la storia al cinema, visto che si svolge nell’arco di vent’anni, era decidere se scegliere attori più giovani per interpretare gli Ennis e Jack ventenni e altri due più maturi per Ennis e Jack quarantenni, oppure se fosse meglio prendere due interpreti di età mediana tra i due estremi, al limite invecchiandoli con l’ausilio del trucco.

Alla fine si è deciso per la seconda soluzione, in modo da dare un unico volto in cui identificare ognuno dei personaggi: dopo un lungo casting la scelta ricadde su Heath Ledger e Jake Gyllenhaal (all’epoca della lavorazione del film entrambi attorno ai 24/25 anni), che Ang Lee giudicò molto bene assortiti sullo schermo: le loro capacità erano equilibrate, venivano entrambi da carriere avviate e solide anche se molto diverse, ed entrambi aspettavano un ruolo per mettere definitivamente in luce le proprie doti recitative.

Le riprese del film si svolgono finalmente nell'estate del 2004, con un budget a livelli da cinema indipendente; per contenere ulteriormente i costi si decise di girare tutto il film in Canada, nella regione dell'Alberta. Anche le montagne che si vedono nel film, che nella finzione fanno parte della catena del Big Horn in USA, si trovano in realtà nelle Montagne Rocciose Canadesi, nel sud dell'Alberta, e non nel Wyoming.

I segreti di Brokeback Mountain è debitore ed erede di due grandi generi cinematografici (ma anche letterari): il western e il melodramma romantico.

Per quanto riguarda il western, questo film ne riprende perfettamente gli stilemi tipici: i vasti spazi naturali incontaminati, la solitudine di chi li solca, i personaggi maschili silenziosi e grezzi, le bevute intorno al fuoco. Ogni più piccolo dettaglio rimanda alla grande cultura western, ma con uno strisciante senso di decadenza; in fondo il film è ambientato tra il 1960 e il 1980, quindi la realtà che vediamo non è così lontana da noi nel tempo e tutte le mitizzazioni non sembrano ormai più possibili: i paesi abitati sono sì città fantasma, ma è lo squallore e l’alienazione della gente a renderli tali, i cowboy badano non più a mandrie ma ad un gregge di pecore, i rodei sono come un circo itinerante, questi uomini duri sono spesso dei disgraziati squattrinati che non riescono a centrare un coyote a pochi metri di distanza; persino l’armonica è ammaccata. E, naturalmente, l’atmosfera ambigua che da sempre nel western circonda queste amicizie virili, questi cowboy troppo spesso senza donne accanto, per la prima volta non è più solo sottintesa. Precedenti illustri sono film come Ultima notte a Warlock con Anthony Quinn o Fiume Rosso con Montgomery Clift: casi in cui la sessualità sfumata dei personaggi è già avvertibile; ma da sempre, situazioni e battute tra le righe dei film western hanno dato adito a sospetti. Il cowboy stesso, come tutte le icone della marcata virilità, è come altra faccia della medaglia anche un’icona gay: basti pensare ad una delle sei maschere indossate dai Village People, il gruppo per antonomasia della cultura omosessuale.

Tutta questa importante eredità è stata riconvertita da Ang Lee senza lo strumento della provocazione facile: non ha nessuna intenzione di distruggere questo mito o di criticarlo, ma anzi, lo rispetta e lo omaggia a più riprese, rompendo solo quei tabù narrativi che ormai il nuovo cinema non sente più ragione di celare.

Persino la scelta dei due interpreti maschili non è lasciata al caso: fisicamente Heath Ledger e Jake Gyllenhaal ricordano quelle accoppiate western alla Robert Redford e Paul Newman (nota di costume: Paul Newman nella realtà era anche il padrino di Gyllenhaal) tanto radicate nell’immaginario collettivo. Naturalmente convertire in amore omosessuale quelle che nel western classico sono, per molti, ammirevoli amicizie virili e nient’altro, ha fatto storcere il naso a più di un purista del genere. Tuttavia la critica ha accettato di non considerare Brokeback Mountain come una pellicola estranea al genere western, ma anzi ultima interessante evoluzione di un filone sacro alla vecchia Hollywood e che invece stenta ormai, forse per sua stessa natura, a trovare una sua collocazione nella cultura contemporanea se non in forme nuove.

Al secondo genere citato all’inizio Brokeback Mountain deve forse ancora di più, e anzi, questo film si inscrive in un filone che si radica ben prima della storia del cinema, e che convenzionalmente ha il suo archetipo nella storia di Romeo e Giulietta: la tragedia romantica. I due personaggi si incontrano, si innamorano a dispetto di tutte le proibizioni, lottano contro se stessi divisi tra la voce della ragione e quella dell’amore, e spesso per questo amore vanno incontro ad una fine infelice.

La tematica di eros e thanatos, amore e morte, per secoli spina dorsale della letteratura, è stata più volte presa in prestito molto degnamente dal grande schermo, e questo permette a Brokeback Mountain di essere per esempio il diretto successore di un film come Titanic, maggiore incasso della storia del cinema. Titanic è appunto anche una delle più grandi storie d'amore viste sullo schermo assieme a Via col Vento e Casablanca, che ha lasciato un grande segno culturale negli anni 90 ed oltre.

I protagonisti di Titanic, Rose e Jack, appartengono a caste sociali opposte e per questo non si incontrerebbero mai se non si trovassero sulla stessa nave; la loro vita altrimenti vuota e priva di senso (specialmente per Rose) viene travolta da questo incontro. Per i due, il Titanic è ciò che per Ennis Del Mar e Jack Twist è la montagna di Brokeback, la zona franca del loro amore. La diretta parentela con Titanic è intenzionalmente sottolineata dal poster scelto per promuovere il film: la locandina di Brokeback Mountain infatti cita esplicitamente quella di Titanic.

Si possono riscontrare anche parecchie assonanze tra Brokeback Mountain e un'altra famosa storia d'amore del cinema: quella raccontata ne I ponti di Madison County di Clint Eastwood.

Quella che qui è una storia d'amore tra uomini, lì è tra una donna sposata e sfiorita e un maturo fotografo, che ritrovano una rinnovata giovinezza nello stare insieme, anche se per poco.

In entrambi i casi sono amori impossibili, in cui i due amanti sono condannati a rimpiangere per sempre un breve e idilliaco periodo di vita insieme, impossibile da riavere (anche se nel caso di Ennis e Jack i due personaggi si rivedranno, sporadicamente, più volte nel corso degli anni) ma impossibile da dimenticare.

Le due pellicole hanno un’ambientazione simile, sia spaziale sia temporale, e nella trama si riscontrano significativi parallelismi, tanto che Brokeback Mountain sembra a tratti rendere omaggio al suo precedente storico o comunque dimostra di avvicinarglisi molto; per esempio, la scena in cui Ennis trova le camicie si avvicina molto alla sequenza in cui una Francesca ormai anziana, nell'altro film, apre la scatola lasciatale dal suo antico amore; oppure, prima che la passione si concretizzi, il momento in cui Francesca sbircia dalla finestra il fotografo mentre si sta lavando nel suo giardino ha un corrispettivo molto simile in Brokeback Mountain: qui "l'oggetto del desiderio" è Ennis, con la differenza che il contatto visivo non si compie fino in fondo; ma il volto di Jack Twist manifesta lo stesso imbarazzo e la stessa tensione della Francesca di Madison County.

In entrambi i film poi, l’unione non compiuta in vita cerca sfogo nel desiderio degli amanti di far spargere dopo la morte le proprie ceneri nel luogo che li ha visti insieme; ma in questo caso I segreti di Brokeback Mountain compie un passo ulteriore, più frustrante e tragico. Dove infatti in I ponti di Madison County la società e la famiglia finiscono, anche se dopo la loro morte, per capire e perdonare l’amore adultero ma puro tra Francesca e Robert esaudendo infine il loro desiderio, nessuna redenzione è possibile per Ennis e Jack. Non basterà nemmeno la morte a far sì che famiglia e società accettino la loro relazione. Questo legame, nonostante tutto, continua ad essere possibile solamente nel segreto di un armadio. (A proposito dell’armadio: il simbolismo di questo particolare oggetto appare più chiaro ad un americano che ad un italiano. L’espressione inglese be in the closet, essere nell’armadio, significa infatti il nascondere la propria omosessualità; invece coming out of the closet, uscire dall’armadio, significa quello che noi italiani abbiamo storpiato in “fare outing”. È proprio a questo modo di dire che fa riferimento anche il titolo della commedia americana In & Out).

Si può ravvisare un terzo genere, in questo caso totalmente letterario, a cui il film I segreti di Brokeback Mountain rinvia sensibilmente: il poema pastorale. Un riferimento culturale antichissimo, che ha le sue radici nella cultura classica e il suo apice nelle Bucoliche di Virgilio. Centrale in questo tipo di poema, o anche nei brevi componimenti chiamati Idilli, il paesaggio. Che è sempre lussureggiante e meraviglioso, e descritto dai poeti con nostalgia come il luogo dell’Età dell’Oro, il Paradiso Perduto a cui si vorrebbe tornare e non è più possibile. I personaggi sono in genere pastori o comunque uomini e donne che vivono a contatto stretto con la natura, a volte in solitudine, e il tema sentimentale è centralizzante. Tutta la prima parte del nostro film deve molto a questa reminiscenza culturale (e i due protagonisti sono in effetti dei pastori), perché la montagna di Brokeback è mostrata come luogo incontaminato e perfetto, paradiso in terra, luogo di sentimenti puri e semplici che non si può far altro che rimpiangere una volta che la vita vera torna a irrompere.

Esattamente come il paesaggio della poesia pastorale, Brokeback Mountain é un luogo dell’Anima ancor più che un luogo reale.

Il film è entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo, in particolare negli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo. È facile capire perché: calca un terreno che prima a causa di certi tabù non era stato mai battuto, riempie un vuoto che il cinema hollywoodiano aveva creato attorno al tema dell’omosessualità. Per la prima volta il tema dell’amore omosessuale è centrale in un film mainstream, ovvero un film potenzialmente rivolto ad un grande pubblico, non ad un target ristretto e di nicchia. Ovviamente, il progetto era abbastanza rischioso da rivelarsi un flop o da passare inosservato, o peggio da attirarsi addosso delle grottesche ilarità.

La vittoria al Festival di Venezia 2005 è però il trampolino che gli permette una decisa risonanza mondiale. A partire da quel momento il film grazie alla pubblicità e al passaparola attira molto pubblico nelle sale, e in USA diviene un vero e proprio caso, cosa per niente scontata visto che, se già nel resto del mondo il tema omosessualità è considerato spesso scottante di per sé (e infatti in Italia il film esce al cinema "vietato ai minori di 14 anni"), in patria c'è anche il problema dell’inserimento di questa storia proprio nel cuore delle loro tradizioni, l’epoca e i luoghi quasi mitici del far west: infatti uno stato americano molto conservatore, lo Utah, bandisce del tutto la pellicola dai propri cinema.

Comunque gli spettatori americani (e non solo) dimostrano di amare il film, forse ancora più della critica. Ad apprezzarlo e ad identificarsi nella tragica storia è il pubblico più trasversale, al di là di età, sesso e sessualità. Molti hanno spiegato questa novità dicendo che il film ha il merito di trattare il tema omosessualità, forse per la prima volta, senza filtri: da un lato non c’è traccia degli stereotipi tipici del cinema hollywoodiano, come quello del “gay però bravo, sensibile, spiritoso e creativo”, eterno confidente comprimario senza relazioni (se ne ha non sono certo i grandi amori degli eterosessuali), e viene nel film anche evitata del tutto la radicata equazione gay=femminile. E dall’altro lato, si rifiuta la provocazione gratuita, l’intento militante o didascalico. I segreti di Brokeback Mountain è la storia d’amore tra due uomini, nient’altro che questo, costruita non diversamente da una storia d'amore fra un uomo ed una donna. Non intende celare un messaggio, non cerca il politically correct, si presenta esattamente per quello che è, e forse proprio per questo evita l’autoghetizzazione. Lo spettatore si identifica nella situazione, ed è solo lui che deciderà se assolvere o condannare secondo la propria coscienza; il regista ha empatia per la storia, ma non cerca mai di imporre il suo punto di vista, si limita a raccontarla.

Il successo di pubblico fa entrare quindi il film nella cultura pop, tanto che se ne contano innumerevoli citazioni, parodie e omaggi.

In America per esempio diviene un vero e proprio tormentone una delle battute del film: I wish I knew how to quit you!, traducibile più o meno in “Vorrei riuscire a lasciarti!”, che per mesi e mesi dopo l’uscita del film e ancora adesso è continuamente citata dai mass media statunitensi nelle situazioni più diverse.

Esistono le più svariate parodie della storia: sia nel film Scary Movie 4, dove ne è inserita una, e sia alla Notte degli Oscar 2006 basta una canadese in mezzo ai boschi per evocare subito questo film; un programma televisivo americano annunciò una finta versione del film con due donne al posto di due uomini (con il commento divertito del conduttore dopo una scena di bacio tra due belle cowgirls, una mora e una bionda: “Scommetto che in questo caso nessuno avrà niente da criticare”); on-line circola una parodia a cartoni animati in cui i personaggi sono tutti sotto forma di paffuti conigli, che riesce a riassumere l’intero film nel giro di un minuto.

Anche il trailer del film, diventato molto popolare, ha praticamente dato vita a un sotto-genere di parodia che attraverso Brokeback Mountain va a citare anche altre pellicole. Il trailer originale di Brokeback Mountain ha infatti la caratteristica che le scene del film vengono accompagnate da alcune frasi didascaliche, la prima delle quali è Era un’amicizia… e diventò un segreto – da questo estratto del trailer deriva la titolazione francese del film, Le secret de Brokeback Mountain, mutuata poi in italiano nel plurale I segreti – seguita da altre frasi come ci sono bugie che bisogna dire, ci sono verità che bisogna negare. La cosa pare prestarsi molto alla presa in giro, e così diversi appassionati scovano tutti quei film e telefilm in cui un’amicizia maschile risulta in qualche modo ambigua, e ne elaborano un trailer parodistico in versione Brokeback. Alcune tra le moltissime accoppiate prese di mira sono: Frodo e Sam de Il Signore degli anelli, JD e Turk di Scrubs, Ryan e Seth di OC, Sirius e Lupin di Harry Potter, persino Spongebob e il suo amico Patrick Stella. Estrapolando alcune scene dal loro contesto e abbinandole alle musiche e alle frasi ad effetto del trailer originale, ognuna di queste amicizie diventa “un segreto”, qualcosa di più: mettendo per esempio, quando appare la scritta ci sono bugie che bisogna dire, al posto della scena del matrimonio di Ennis quella del matrimonio di Sam Gamgee, e così via.

Il fandom di Brokeback Mountain è molto vasto, e oltre alle parodie in Internet sono anche molto diffuse le fan fiction del film, ovvero racconti scritti da fan (soprattutto ragazze) che prendono a prestito i personaggi della storia. Ci sono persino interi siti Internet dedicati all’amicizia tra Jake Gyllenhaal e Heath Ledger, nella realtà dichiaratamente eterosessuali ma ormai identificati spesso dal vasto pubblico proprio nel ruolo di “cowboy gay”. Non è una cosa che ha dato fastidio ai due attori, entrambi candidati all'Oscar per questo ruolo e dunque grati al film che ha consacrato le loro carriere (quella di Heath Ledger interrotta bruscamente nel gennaio 2008, a causa di un'intossicazione acuta da farmaci che l'ha portato alla morte a soli 28 anni).

Il film, probabilmente per il tema delicato e per come è affrontato, è stato una delle pellicole maggiormente pluripremiate della storia: dopo Venezia ha vinto praticamente tutto quello che era possibile vincere in tutto il mondo, che a votare fosse una giuria, la stampa o il pubblico; ha mancato però la consacrazione definitiva, perché il 5 marzo 2006 per un soffio non ottiene proprio quello che viene considerato nel mondo del cinema il premio più importante di qualunque altro: l'Oscar al miglior film. Molti appassionati e simpatizzanti del film insorgono per questa non attesa privazione, e i più accesi accusano addirittura l’Academy di omofobia; nonostante il premio gli sia stato portato via da un altro film piuttosto democratico e antirazzista, Crash - Contatto fisico. Sicuramente invece uno dei premi più originali ricevuti da Brokeback Mountain è stato quello conferito il 3 giugno 2006 durante gli Mtv Movie Awards: "Best Kiss", Miglior Bacio. La manifestazione premia non tanto le qualità artistiche di un film ma le scene e i personaggi ritenuti di culto, votati rigorosamente dal pubblico. Così, il bacio sotto la casa di Ennis scambiato tra Jake Gyllenhaal ed Heath Ledger è stato considerato il migliore di tutto l'anno cinematografico per intensità e pathos, come era successo per altre scene di bacio rimaste nella storia, quello di Spiderman oppure Cruel Intentions - Prima regola non innamorarsi (Cruel Intentions). Il premio (a forma di confezione di Pop Corn dorati) è stato ritirato da Gyllenhaal in persona, che la stessa sera ha anche conquistato l'award come "Best Performance".

Oltre ai personaggi, persino alcuni oggetti del film hanno subito un fenomeno di mitizzazione: in particolare le camicie che Ennis ha trovato una nell'altra all'interno dell'armadio di Jack, che tra l’altro sono state battute all'asta su Ebay, il 21 febbraio 2006, per oltre 100.000 dollari americani. L'acquirente, un collezionista di memorabilia cinematografica, ha definito le camicie "le scarpette rosse del nostro tempo" (il riferimento è alle calzature magiche di Dorothy nel Mago di Oz) ed ha dichiarato che non ne se separerà mai. Il provento della vendita è stato devoluto ad una associazione benefica americana a favore dei bambini. Qualche mese dopo è stato venduto all’asta anche il pick-up di Jack Twist dal vero proprietario, che ci ha ricavato un bel gruzzolo per pagarsi gli studi.

Anche se in alcuni paesi del mondo la pellicola è stata bandita, è la prima volta che un film che tratta una tematica del genere vanta canali di promozione così molteplici oltre che rilassati: viene tranquillamente proiettato sugli aerei di linea, per esempio, e nel 2006 viene proposto in un sito statunitense come primissimo film scaricabile legalmente.

La diffusione di quest’opera ha comportato che Ennis Del Mar e Jack Twist siano ora la coppia di soli uomini per antonomasia del cinema, tanto che il termine brokeback in inglese e alcune altre lingue è diventato sinonimo stesso di gay, nel parlare comune. Ma sono diventati una delle coppie più celebri del cinema anche a prescindere dal sesso; in una recente classifica sulle accoppiate cinematografiche che più influenzano l’immaginario contemporaneo, in cui figurano anche Leonardo di Caprio e Kate Winslet, Richard Gere e Julia Roberts, Patrick Swayze e Jennifer Grey, Ledger e Gyllehaal ottengono l’ottavo posto.

Il film è stato presentato in anteprima mondiale alla 62a Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Leone d'Oro al miglior film, il 10 settembre 2005, ed è uscito nelle sale negli Stati Uniti nel dicembre dello stesso anno.

Tra il dicembre 2005 ed il gennaio 2006, il film ha vinto numerosi premi della critica americana tra cui il Critics' Choice Awards.

Il 16 gennaio 2006 ha vinto 4 Golden Globe, i premi della stampa estera di Hollywood: "miglior film drammatico", "miglior regia", "miglior sceneggiatura", "miglior canzone originale" (a Emmylou Harris per A Love That Will Never Grow Old).

Il 31 gennaio il film ha ricevuto 8 candidature ai Premi Oscar 2006: "miglior film", "miglior regia", "miglior attore protagonista" (Heath Ledger), "miglior attore non protagonista" (Jake Gyllenhaal), "miglior attrice non protagonista" (Michelle Williams), "miglior sceneggiatura non originale", "miglior fotografia" e "miglior colonna sonora", aggiudicandosi 3 statuette il 5 marzo (per regia, sceneggiatura non originale e colonna sonora); a sorpresa il premio per il miglior film, dato da tutti per certo a I segreti di Brokeback Mountain, è andato a Crash - Contatto fisico di Paul Haggis.

Il 19 febbraio, a Londra, ha ottenuto 4 premi maggiori dalla BAFTA: "miglior film", "migliore adattamento" (Diana Ossana e Larry McMurtry), "miglior regia" (Ang Lee) e "miglior attore non protagonista" (Jake Gyllenhaal).

Il 30 aprile è il trionfatore alla notte IOMA: porta a casa le "web-statuette" per "miglior film", "miglior regia" e "miglior colonna sonora", dopo che aveva ricevuto nomination anche per "miglior attrice non protagonista" (Michelle Williams), "miglior sceneggiatura non originale" e "miglior fotografia".

L'8 dicembre 2008, il film è andato in in onda per la prima volta in chiaro dopo tre anni dall'uscita nelle sale, su Rai Due in seconda serata alle 22.45, censurato però delle scene d'amore tra i due protagonisti.

Non sono state invece oggetto di censura nessuna delle scene esplicite di sesso eterosessuale, né quelle più cruente.

La circostanza ha causato vivaci proteste da parte degli spettatori e dell'Arcigay, che hanno criticato queste censure non solo come un'imposizione totalmente anacronistica, ma anche come un'operazione molto grave in quanto ha compromesso la comprensione stessa della pellicola.

La Rai ha difeso però la sua posizione sostenendo che la copia ricevuta dalla casa di produzione aveva già questi tagli, svista di cui nessuno si era accorto. Il direttore di Rai Due, Antonio Marano, si è comunque impegnato a ritrasmettere nel futuro il film nella sua versione integrale.

Il film verrà ritrasmesso in versione integrale il 17 marzo 2009, sempre su Rai Due e sempre in seconda serata alle 23,40.

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Lucienne Camille

Lucienne Camille, pseudonimo di Sylvia Bayo (Kent, 2 dicembre 1940 – Londra, 2 gennaio 2006), è stata un'attrice britannica attiva in Italia soprattutto negli anni '70 e '80.

Orfana di padre all'età di dieci anni, crescendo si trovò a gestire una bellezza ed una prosperosità assolutamente fuori dal comune. Dopo aver svolto vari mestieri, fra cui la ballerina e la spogliarellista in vari locali notturni, apparve in numerosi episodi della serie televisiva Up Pompei, (1969-1971), per cui ricevette anche una candidatura ai premi BAFTA. Negli anni successivi apparve in alcuni film ai confini del porno, con l'unica eccezione di La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone, (1975), di Pupi Avati, sicuramente non uno dei capolavori del maestro ma comunque una pellicola non disprezzabile, e soprattutto Bordella, (1975), sempre di Pupi Avati, sicuramente il film più importante della sua carriera.

Dopo questa prestigiosa partecipazione ed alcune apparizioni in alcuni serial televisivi, all'inizio degli anni '70, scarseggiate le offerte di lavoro, passò definitivamente al cinema pornografico, dove è conosciuta come Lucienne.

Disgustata dal cinema e dai mass media, si ritirò all'inizio degli anni '80 scomparendo totalmente. La sua ultima apparizione pubblica fu registrata alla notte degli Oscar del 2005.

E' morta nel silenzio più assoluto e fra l'indifferenza dei media all'inizio del 2006, logorata da una terribile leucemia.

Oltre all'infinità di manifesti pubblicitari per cui posò e le numerose pellicole che girò, di Lucienne Camille ci rimane il ricordo di un'attrice bellissima e brava che non fu mai capita dai registi con cui lavorò, confinata ad intraprendere una carriera indegna del suo valore artistico.

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Robert De Niro

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Robert Mario De Niro Jr. (New York, 17 agosto 1943) è un attore, regista e produttore cinematografico statunitense di origine italoamericana. Attore prolifico, è generalmente considerato tra i maggiori interpreti della sua generazione, soprattutto per l'importante produzione a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, in cui ebbe modo di lavorare con celebri e rinomati registi (Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Elia Kazan, Michael Cimino, Bernardo Bertolucci, Sergio Leone) in pellicole di enorme successo.

È stato candidato 6 volte all'Oscar, vincendolo in due occasioni, nel 1975 (Attore non protagonista) e nel 1981: ha lavorato in 8 film dell'amico Martin Scorsese, instaurando uno dei più celebri e importanti sodalizi della storia del cinema americano. Nel suo ricco repertorio di personaggi, spiccano i ruoli gangster nelle maggiori pellicole moderne del genere: il giovane don Vito Corleone ne Il padrino - Parte II, Noodles in C'era una volta in America, Jimmy Conway in Quei bravi ragazzi, Sam "Asso" Rothstein in Casinò. É stato inoltre Al Capone per Brian De Palma ne Gli intoccabili. Fin dagli esordi incline alla commedia, ha sempre alternato la sua produzione drammatica con quella più comica (si ricordino Re per una notte e Brazil), aumentando considerevolmente le sue interpretazioni in ruoli più leggeri dalla fine degli anni Novanta, con le serie di Terapia e pallottole e Ti presento i miei (nel primo caso, autoparodistico, interpreta un mafioso in crisi esistenziale, nel secondo il suocero ex agente CIA che rende la vita impossibile al genero).

Perfezionista, noto per la maniacale preparazione e documentazione sui personaggi che si accinge ad interpretare, ha dato volto e fattezze ad alcuni tra i più noti, travagliati e complessi personaggi portati sullo schermo negli ultimi decenni: l'inquietante Travis in Taxi Driver, l'autodistruttivo pugile Jake LaMotta in Toro scatenato, lo psicotico Max Cady in Cape Fear, lo spietato e malinconico criminale Neil in Heat - La sfida. Anche il suo Frankenstein, nella pellicola di Kenneth Branagh (1994) spicca per umanità e compassione e si ritaglia un ruolo particolare nel genere, così come é da ricordare il suo Satana in Angel Heart - Ascensore per l'inferno, dove evidenzia le innate doti istrioniche e ammalianti.

Figlio dei pittori Robert De Niro, Sr. e Virginia Admiral, De Niro nasce a New York in una famiglia di origini miste: suo padre Robert era d’origini per metà italiane e per metà irlandesi: i bisnonni di De Niro, Giovanni Di Niro e Angelina Mercurio, provenivano da Ferrazzano (CB), da cui erano emigrati nel lontano 1870. Il cognome originale della famiglia non era De Niro bensì Di Niro.

Dopo il divorzio dei suoi genitori, il giovane Robert crebbe senza suo padre nel quartiere di Little Italy e qui acquisì le maggiori influenze culturali per le sue origini italiane: De Niro stesso, in effetti, si definisce principalmente come un italo-americano, nonostante le sue origini multietniche.

Ben presto l'obiettivo di De Niro divenne la recitazione e in tal modo, dopo aver mancato la scuola superiore, iniziò la sua folgorante carriera nel mondo del cinema, intrecciatasi per buona parte con quella di un altro figlio della Little Italy dell'epoca, il regista Martin Scorsese.

Il 18 ottobre 2006 Robert De Niro ha ricevuto ufficialmente la cittadinanza italiana insieme al passaporto consegnatogli dal sindaco di Roma Walter Veltroni. De Niro aveva espresso il desiderio di ottenere la cittadinanza dei suoi antenati, alla quale aveva peraltro diritto. Inoltre è iscritto alle liste elettorali della sua regione d'origine, il Molise.

Laureato alla Little Red School House, De Niro appare per la prima volta sul grande schermo nel 1968 in Ciao America e Hi,Mom! (entrambi diretti da Brian De Palma), raggiungendo però la fama solo quattro anni dopo con il film Batte il tamburo lentamente di John Hancock. Nel 1973 inizia a lavorare con Martin Scorsese in Mean Streets. Il film successivo regala a De Niro, al tempo appena ventottenne, il suo primo Oscar come miglior attore non protagonista, per l'ottima interpretazione di Vito Corleone ne Il padrino - Parte II: Robert interpreta la maggior parte del film parlando in dialetto siciliano.

Il film successivo vale all'attore la fama internazionale, e la sua seconda nomination all'Oscar (stavolta come migliore attore protagonista), non riuscendo però ad aggiudicarsi nuovamente la statuetta, battuto da Peter Finch in Quinto potere. Comunque la magnifica interpretazione di Travis Bickle in Taxi Driver (1976, di nuovo diretto da Martin Scorsese), un veterano del Vietnam, alienato, isolato, depresso e sessualmente frustrato, è da considerarsi una delle migliori interpretazioni di sempre.

Lo stesso anno, in Italia, De Niro gira Novecento di Bernardo Bertolucci e Gli ultimi fuochi di Elia Kazan. L'anno successivo torna per la terza volta a lavorare con Martin Scorsese in un musical a fianco di Liza Minnelli, New York, New York: il musical, tuttavia, risulterà un fiasco al botteghino. La stessa cosa non accade al suo film successivo, diretto stavolta da Michael Cimino, ovvero Il cacciatore, che la notte degli Oscar vince ben cinque premi, tra cui miglior film e miglior regia - De Niro risulta candidato anche come protagonista, ma viene battuto da Jon Voight.

Alla fine degli anni settanta il suo amico Martin Scorsese, già regista di suoi tre film, pensa di farla finita con la regia ma, sotto pressione dello stesso De Niro, decide di girare il suo ultimo film con Robert nuovamente protagonista: quest'ultima fatica si basa sull'autobiografia del pugile italo-americano Jake La Motta. Per interpretare al meglio la parte di La Motta, in decadenza a fine carriera, Robert ingrassa di circa trenta chili, tanto da procurarsi dei seri problemi di salute e spingere Scorsese ad affrettare la fine del film per permettere a De Niro di tornare al suo peso forma. Il film, dal titolo Toro scatenato, risulta essere forse il capolavoro per eccellenza di Scorsese e riscuote uno straordinario successo, tanto da arrivare alla notte degli Oscar con ben otto nomination (tra cui miglior film, regia, sceneggiatura non originale, attore protagonista): De Niro si aggiudica così la sua seconda statuetta, la prima come protagonista, mentre Scorsese dovrà aspettare il 2006 per vincere il premio con The Departed.

Il film successivo di Scorsese, Re per una notte, vede nuovamente come protagonista De Niro. L'anno dopo, il 1984, Robert torna a lavorare con un regista italiano (dopo Bertolucci), ovvero Sergio Leone, per il quale interpreta il personaggio di David 'Noodles' Aaronson nel colossal C'era una volta in America. Poi dopo Brazil (1985), l'anno successivo è protagonista insieme a Jeremy Irons di Mission. Arrivati nel 1987 interpreta il boss mafioso Al Capone ne Gli intoccabili, accanto ad attori del calibro di Sean Connery, Kevin Costner ed di un giovane Andy Garcia.

A questo punto lavora per i successivi due anni in film meno impegnati, come nelle due commedie Prima di mezzanotte (1988) e Non siamo angeli (1989), per poi tornare nel 1990 a lavorare con Scorsese in uno dei capolavori del genere gangster, Quei bravi ragazzi, dove De Niro interpreta magistralmente il boss Jimmy Conwey (candidatura come miglior attore protagonista ai Bafta Awards). Lo stesso anno è sempre protagonista in Risvegli (quinta candidatura agli Oscar). L'anno seguente, nel settimo film con Scorsese, Cape Fear - Il promontorio della paura, è lo psicopatico Max Cody, ex carcerato assetato di vendetta: nuovamente candidatura all'Oscar, sempre come miglior attore.

Nella seconda metà degli anni Novanta, non disdegnando brevi ma incisivi ruoli in pellicole anche minori, vanno ricordati soprattutto due tra le migliori interpretazioni della sua carriera: nel 1995 è il criminale antagonista di Al Pacino in Heat - La sfida, del regista Michael Mann, e il giocatore professionista Sam "Asso" Rothstein in Casinò (ottava collaborazione con Scorsese). Da segnalare anche Ronin, accanto a Jean Reno, e The Score, accanto a Marlon Brando e Edward Norton, dove nel primo caso è un criminale mercenario e nel secondo un ladro professionista.

Nel 1993 si cimenta nella regia, ma partecipa anche da protagonista, con il film Bronx, a cui seguirà nel 2006 The Good Shepherd - L'ombra del potere con Matt Damon, che come annunciato è solo il primo film di una trilogia diretta da Robert tutta interamente dedicata alla C.I.A..

Negli anni successivi De Niro interpreta molte parti in commedie, tra le quali: Terapia e pallottole (1999) e il seguito Un boss sotto stress (2002), entrambi accanto al comico Billy Crystal); Ti presento i miei (2000) e Mi presenti i tuoi? (2004), entrambi accanto a Ben Stiller.

Nel 2008 è uscito Sfida senza regole, diretto da Jon Avnet, dove De Niro divide ancora la scena con Al Pacino (sembra che De Niro abbia chiesto allo sceneggiatore del film, Russell Gewirtz, di cambiare la parte del suo collega, che inizialmente non doveva essere Al Pacino, anzi era disegnata per un giovane che avrebbe dovuto interpretare un poliziotto recluta accanto al detective veterano De Niro, e di trasformare quella recluta in un altrettanto esperto detective: Al Pacino. Il desiderio di Bob è stato esaudito).

Tra i progetti futuri c'è la parte di Frank Machianno nel film Frank Machine, che sarà diretto da Michael Mann.

Nel 2002 Jane Rosenthal e Robert De Niro, in risposta agli attentati dell'11 settembre 2001 al World Trade Center e la conseguente perdita di vitalità dell'area vicina di TriBeCa a Manhattan, quartiere nel quale lo stesso De Niro abita da anni, hanno deciso di dare vita ad un festival cinematografico per la città di New York, il TriBeCa Film Festival di New York, che in pochi anni, grazie ai nomi eccellenti nell'organizzazione, si è affermato come uno dei più interessanti eventi cinematografici mondiali.

È un sostenitore del Partito Democratico statunitense.

Il suo migliore amico nonché compagno in diversi suoi film è l'attore italo-americano Joe Pesci.

Dal film Ti presento i miei in poi De Sando è diventato il doppiatore ufficiale di De Niro, in seguito alla scomparsa di Amendola.

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Frank Sinatra

Frank Sinatra firma l'autografo ad una fan, 1940 cca

Frank Sinatra, nome d'arte di Francis Albert Sinatra (Hoboken, 12 dicembre 1915 – Los Angeles, 14 maggio 1998), è stato un cantante, attore e conduttore televisivo statunitense.

Considerato il più grande degli interpreti di tutti i tempi, e il più celebre crooner, era noto con il soprannome di The Voice. Personaggio importante e carismatico dell'intrattenimento americano e mondiale, è stato collocato al primo posto fra le personalità dello spettacolo del XX secolo in una speciale classifica stilata nel 2000. È entrato definitivamente nella leggenda per l'eterna giovinezza delle sue canzoni, oltre che della sua voce: Sinatra ha resistito all'avanzata della techno e altri tipi di musica prettamenti commerciali, riuscendo a imporsi come colonna sonora del panorama musicale mondiale dal primo dopoguerra fino ai giorni nostri, grazie a una carriera attiva durata quasi 70 anni, dai primi anni '30 al 1995.

Nasce da una famiglia italo-americana. Il padre Anthony Martin (1894-1969) è un pugile siciliano, originario di Lercara Friddi, nei pressi di Palermo (ma Frank Sinatra nel 1986 durante un concerto a Milano disse che suo padre era nato a Catania), emigrato negli Usa con la sua famiglia quando aveva solo 1 anno, mentre la madre, nativa di Rossi di Lumarzo, nell'entroterra della Riviera ligure di Levante, è Natalina Garaventa (1896-1977), divenuta poi influente quando impegnatasi in politica acquisisce credibilità coi voti degli emigranti liguri nei Democratici del North Jersey.

Frank Sinatra decise di diventare un cantante dopo essere diventato appunto un ammiratore di Bing Crosby che ascoltava spesso alla radio. Iniziò a cantare in piccoli locali del New Jersey, intorno al 1932, facendosi notare dal trombettista Harry James.

Nel 1935 costituì il suo primo gruppo, gli Hoboken Four, con il quale vinse nello stesso anno il concorso per giovani talenti emergenti organizzato dal Radio Major Bowes' Amateur Hour. Si esibiva in una ventina di spettacoli alla settimana, gli introiti totali erano di solamente 70 cents per 7 giorni. Nel 1938 Sinatra arrivò al Rustic Cabin, un saloon che trasmetteva spettacoli dal vivo nella Dance Parade di New York. Fu assunto come intrattenitore ufficiale del locale.

Nel novembre di quell'anno venne arrestato e trattenuto per diversi giorni con l'accusa di molestie, nei confronti di una ragazza che sarebbe divenuta la sua futura prima moglie, Nancy Barbato.

Dopo una breve ma intensa collaborazione con l'orchestra di Harry James, con cui, nell' estate del 1939 Sinatra registrò la sua prima canzone, All Or Nothing At All, nel 1940 si unì all'orchestra di Tommy Dorsey, grazie alla quale divenne famoso come cantante. Piaceva molto ai giovanissimi, un pubblico completamente nuovo per la musica leggera, che fino ad allora si era rivolta soprattutto agli adulti. In pratica, Frank Sinatra fu il primo teen idol, un idolo per gli adolescenti.

Dopo un'esperienza nell'esercito statunitense, come intrattenitore delle truppe, tra il 1941 e il 1942, durante la seconda guerra mondiale ritornò a cantare. Sono da ricordare, in questo periodo, alcune sue famose incisioni con l'etichetta V-Disc a favore delle truppe americane in guerra. Proprio nel 1942 lasciò la band di Tommy Dorsey, e siglò un contratto con la Columbia Records; conobbe un enorme successo e, a cavallo tra il 1943 e il 1944 entrò ben 23 volte nella top ten delle classifiche americane. Ben presto venne considerato il più grande cantante statunitense dopo Bing Crosby, il suo idolo giovanile.

In questo periodo si afferma come "The Voice" (semplicemente "la Voce"), un soprannome prestigioso riconosciuto in tutto il mondo. Altri suoi soprannomi meno noti, almeno fuori dagli Stati Uniti, erano "Ol' Blue Eyes" (vecchi occhi azzurri), "Swoonatra" (da to swoon = svenire, per l'effetto che aveva sulle ammiratrici) o "Chairman of the Board (of Show-Business)" (il presidente del consiglio di amministrazione dello spettacolo). Nel 1944 esordisce al cinema con Higher and higher; l'anno dopo è in Due marinai e una ragazza (Anchors aweigh), accanto a Gene Kelly, che gli insegnerà a ballare. Negli stessi anni è la voce più popolare anche alla radio. Nel 1946 viene invitato ad un gala-party all'Avana, sull'isola di Cuba; in quell'occasione sembra siano nati i suoi oscuri rapporti con la mafia, di cui si parlerà in seguito.

Tra il 1947 e il 1948 lavora senza sosta a New York City, al Madison Square Garden, al Waldorf Astoria, e al Capitol Theater. Il 13 ottobre 1947 a Hoboken, nel New Jersey, venne istituito il Frank Sinatra Day. Nel 1949 è interprete assieme a Gene Kelly, Ann Miller e Betty Garrett, di Un giorno a New York (On the town), film di enorme successo, che ad oggi è considerato uno dei migliori musical della storia del cinema.

Nel 1950 la scadenza del contratto cinematografico con Louis B. Mayer venne a fargli mancare una parte consistente del suo reddito. Sinatra dovette allora cercare quante più scritture possibili come cantante, e si vide costretto ad accettare anche ingaggi-capestro, come quello al Copacabana Club di New York che prevedeva ben tre concerti per sera: all’inizio fu un grande successo, ma in seguito questo produsse degli effetti deleteri sulle sue performances e sul suo stato generale di salute, tanto che una sera, all’inizio del suo terzo show, la sua voce collassò: una emorragia sottomucosa aveva messo fuori uso le sue corde vocali, e sui giornali si cominciò a sostenere che Sinatra fosse finito come cantante.

Fortunatamente la guarigione arrivò presto, e nello stesso anno tenne una splendida esibizione al Palladium di Londra; nei successivi due anni riprese ad incidere e prese parte a due film: Quei dannati quattrini (Double Dynamite) e Lasciami sognare (Meet Danny Wilson). Purtroppo queste due pellicole ebbero un pessimo risultato al botteghino; intanto era venuto a mancare il supporto sia della MCA, sua agenzia da molti anni, sia della Columbia Records, che aveva lasciato scadere il contratto. A tutto ciò si aggiunse la persecuzione da parte dell’ufficio delle imposte americano, che chiedeva il recupero di arretrati non pagati.

In campo sentimentale, la sua burrascosa relazione con Ava Gardner lo aveva messo in serie difficoltà: i continui litigi durante la tournée che lo aveva portato per tre mesi in Europa, toccando anche Roma e Napoli, avevano alimentato il gossip delle riviste specializzate, e lo stress lo aveva portato più di una volta a tentativi di suicidio.

Snobbato dalla RCA e dalla Decca, venne scritturato dalla Capitol Records, che aveva allevato artisti come Nat King Cole, Peggy Lee e Stan Kenton. Il 14 marzo 1953 firmò quello che sembrava un contratto per sette anni, ma in realtà si trattava di un contratto per un anno con sei opzioni annuali di rinnovo. Nelle condizioni in cui versava in quel momento, si trattava di un’offerta abbastanza generosa, e Frank decise di accettare.

Alan Livingston – all'epoca vice direttore vendite della Capitol – fu uno degli artefici dell'ingresso di Frank Sinatra nella scuderia; altre due persone si proposero di curare l'operazione-Sinatra: Dave Dexter e Voyle Gilmore. Il primo si offrì come produttore, ma Sinatra scelse Gilmore. Dexter rivelò il motivo di questa scelta solo qualche anno più tardi: Sinatra non aveva dimenticato la sua recensione negativa, pubblicata dalla rivista Downbeat, di un suo vecchio disco uscito per la Columbia.

Come arrangiatore fu scelto Nelson Riddle, un emergente che aveva già firmato numerosi successi di Nat King Cole, fra i quali Mona Lisa e Unforgettable. Ma Sinatra, nell’intento di ricreare l’atmosfera delle sue hits con la Columbia, a dirigere l’orchestra che lo avrebbe accompagnato richiamò il suo amico Axel Stordahl. Il 2 aprile 1953, con un’orchestra di 20 elementi, vennero incisi quattro brani. Uno di essi, I'm walking behind you, entrò subito in classifica e vi rimase 10 settimane, arrivando al settimo posto.

Per le successive incisioni, e contro le insistenze della Capitol che voleva ancora imporre Riddle come arrangiatore, Sinatra scelse Billy May, un artista che non utilizzava archi, ma solo una big band di fiati (otto tromboni, cinque sax più la sezione ritmica di 4 elementi) che gli diede l’opportunità di sfoderare il suo potente senso dello swing. South of the Border fu il brano che entusiasmò il pubblico con questo nuovo stile.

I've got the world on a string fu la prima canzone ad uscire con il nome di Nelson Riddle come direttore d’orchestra. Frank si convinse finalmente a utilizzarlo come arrangiatore quando Axel Stordahl si trasferì a New York per lavorare con Eddie Fisher.

In quegli anni, accanto al fragile 78 giri di lacca, l'industria discografica cominciava a proporre il più moderno microsolco, e fu proprio grazie a questo supporto che avvenne il grande rilancio discografico di Sinatra. Il LP Songs For Young Lovers, che aveva allora un diametro di 25 cm. e conteneva otto brani, è considerato il primo esempio di concept album, cioè di raccolta di brani aventi un tema comune, e fu un enorme successo sia per il cantante sia per il nuovo formato, che fino a quel momento era stato accolto con indifferenza.

A questo album ne seguirono altri, quasi sempre proposti come raccolte di brani con uno stile e un argomento comune. Tutti furono grandissimi successi di pubblico e di critica, e ancora oggi gli album incisi da Sinatra per la Capitol sono considerati quelli meglio riusciti artisticamente.

Sinatra bussò ancora alla porta del cinema, usando ogni possibile mezzo per ottenere il ruolo di Angelo Maggio nel film Da qui all'eternità del 1953, accontentandosi di una paga di soli mille dollari alla settimana. La stampa insinuò in seguito che il contributo definitivo alla sua scrittura nel film provenisse da Johnny Rosselli, famoso mafioso italo-americano. Per Sinatra la pellicola segnò il grande ritorno alla celebrità: vinse l'Oscar come miglior attore non protagonista nel 1954. Il successo cinematografico gli fece ottenere un nuovo contratto con l'agenzia William Morris, e rilanciò definitivamente la sua carriera di cantante.

Nel 1955 sfiorò il secondo Oscar grazie alla nomination per l'intensa interpretazione di un drogato nel film di Otto Preminger L'uomo dal braccio d'oro. Due anni dopo, nel 1957, ottenne un altro grande successo con Pal Joey, in cui recitava a fianco di Rita Hayworth e Kim Novak e cantava The lady is a tramp, che divenne un classico del suo repertorio.

Durante gli anni cinquanta e sessanta Sinatra lavorò molto a Las Vegas. A quel periodo risale la formazione del Rat Pack: un gruppo di amici, che "accidentalmente" erano anche famosi uomini di spettacolo. Oltre a Sinatra, facevano parte del gruppo Dean Martin (il miglior amico di Sinatra), Sammy Davis Jr., Peter Lawford e Joey Bishop a cui, saltuariamente, si univa anche l'attrice Shirley MacLaine. Il Rat Pack divenne celebre grazie al film Colpo grosso (Ocean's eleven), che racconta di una rapina in un casinò di Las Vegas, e di cui verrà girato un remake nel 2001.

Sinatra e gli altri membri del Rat Pack giocarono un ruolo importante nella lotta alla segregazione razziale negli alberghi e casinò del Nevada, evitando di frequentare quelli che si rifiutavano di servire Sammy Davis Jr. in quanto nero. Vista la popolarità del gruppo, molti locali adottarono un atteggiamento più tollerante, pur di poter vantare la presenza di ospiti così celebri.

Nel 1960 Frank Sinatra era quasi da una ventina d'anni una stella dello spettacolo mondiale, e poteva permettersi di fondare la propria etichetta, la Reprise Records. Indicando ad un amico la Capitol Tower, la sede della Capitol Records, disse «La vedi? Io li ho aiutati a costruirla. Adesso è ora di costruirne una mia». L'aneddoto potrebbe essere vero, ma la torre della Capitol era già stata costruita quando Sinatra venne ingaggiato, e i cronisti sanno che il vero artefice della fortuna commerciale della Capitol non fu tanto Sinatra quanto Nat King Cole.

Come già accennato, Sinatra fu spesso accusato di essere coinvolto con la mafia, che lo avrebbe aiutato a fare carriera. J. Edgar Hoover, leggendario direttore dell'FBI, sospettò Sinatra per anni, al punto che il fascicolo su di lui arrivò a 2.403 pagine. Sinatra negò sempre pubblicamente le accuse, anche durante un processo del 1981 nel quale venne chiamato a testimoniare e, pur indagato, non fu mai ufficialmente incriminato per reati di tipo mafioso. In questo processo emerse, tra le altre prove, una inequivocabile foto che ritraeva un Sinatra sorridente, già avanti negli anni e attorniato da un gruppo di uomini tra i quali si riconoscevano alcuni esponenti della criminalità organizzata, in particolare Carlo Gambino, in quegli anni il numero uno della mafia italo-americana. A proposito di quella foto, Sinatra affermò che, come per tutti gli artisti, anche per lui era una consuetudine farsi fotografare con chiunque venisse a visitarlo in camerino dopo gli spettacoli: di certo sarebbe stato imbarazzante, si giustificò Sinatra, chiedere informazioni a ciascuno sulla propria fedina penale.

Tra il 1965 e il 1969 apparve in molti special televisivi, dove cantò in coppia con la figlia Nancy, Ella Fitzgerald, il cantante e compositore brasiliano Antonio Carlos Jobim, The Fifth Dimension e Diannah Carroll, e, nel 1971 si esibì al Royal Festival Hall di Londra, davanti alla principessa di Monaco Grace Kelly, sua vecchia partner in Alta società (High Society).

Attorno al 1969 Sinatra stava meditando seriamente di ritirarsi dal mondo dello spettacolo, sotto i colpi dell'avanzata della beat-generation, del rock e delle nuove culture che si stavano diffondendo dopo il '68. "The Voice" non aveva nascosto, negli ultimi anni, un profondo rispetto ed ammirazione per la voce di Mina, già allora notissima cantante conosciuta anche all'estero. E proprio per l'eventuale ritiro aveva in mente di esibirsi in diversi concerti proprio in coppia con lei, a cui avrebbe lasciato il testimone dei suoi successi. La stessa Mina compì una tournée, con successo, negli Stati Uniti, e si rese conto dell'enorme macchina dello spettacolo e del business che girava intorno, enormemente più ampio di quello in Italia. Ne rimase profondamente impressionata, e quando fece ritorno in Italia cadde ammalata per qualche tempo. Pare che Joe Adonis, legato agli ambienti mafiosi americani, si sia recato a Milano per conto di Sinatra con il contratto già pronto da consegnare al padre di Mina, allora manager della figlia; tuttavia, vedendola ammalata, Adonis preferì rinunciare al progetto e tornò a Los Angeles. Sinatra, anche grazie al successo mondiale che ottenne da lì a poco con "My Way" e altre nuove canzoni, almeno per altri 2 anni continuò a esibirsi dal vivo.

Nel Marzo 1971, durante un'intervista rilasciata dopo la Notte degli Oscar stupì i giornalisti, affermando che per almeno un anno avrebbe interrotto ogni attività e si sarebbe dedicato alla famiglia e al tempo libero (decisione dettata, secondo alcuni, da un esaurimento nervoso). Quindi si esibì in un concerto d'addio, o comunque così lo volle chiamare lui, all' Ahmanson Theatre di Los Angeles,durante una emozionante serata estiva, il 13 Giugno 1971.

Dopo 2 anni di completo relax, nell'aprile del 1973 ritornò a cantare con una strepitosa acclamazione alla Casa Bianca, per la festa degli italo-americani, alla presenza del presidente americano Richard Nixon e del presidente del consiglio italiano Giulio Andreotti. Nello stesso anno partecipò allo spettacolo televisivo a scopo benefico Telethon, cosa che ripeté per diversi anni. In un'occasione riuscì addirittura a riunire sul palco la coppia Jerry Lewis (mattatore del programma) - Dean Martin, scioltasi diversi anni prima.

Nell'ottobre 1974 fece un trionfante ritorno a New York con un paio di concerti al Madison Square Garden, durante i quali trascinò letteralmente la folla, facendola scatenare come da tempo non avveniva. I due concerti presero il nome di The Main Event e furono trasmessi in televisione e seguiti da circa 100 milioni di persone negli Stati Uniti.

Il 1977 fu un anno triste per Sinatra: la madre scomparve in un incidente aereo mentre lo raggiungeva in Nevada dove lui si sarebbe dovuto esibire. A settembre, durante un concerto di beneficenza che tenne a Las Vegas per ricordarla, raccolse la cifra record di 6 milioni di dollari. In quella occasione onorò il grande Elvis Presley, morto poco tempo prima, chiedendo un minuto di silenzio in suo ricordo.

Nel 1979 venne festeggiato, a sorpresa, in occasione dei 40 anni di carriera (iniziata nel 1935, ma ufficialmente nel 1939, con la registrazione della prima canzone, All or nothing at all), al Caesar Palace di Las Vegas. Alla serata di festa intervennero star internazionali e vecchie glorie dello Star System, come Glenn Ford, Lucille Ball, Orson Welles, Dean Martin, Tony Bennett, James Cagney, Paul Anka, Milton Berle, Sammy Davis Jr., Peter Falk, Robert Mitchum, Dionne Warwick, Gene Kelly, Cary Grant, (il quale si era ritirato da tempo), i suoi arrangiatori Jimmy Van Heusen e Sammy Cahn, i 3 figli e la moglie Barbara.

Nel 1980 tenne un grandioso concerto allo stadio Maracanà di Rio De Janeiro, che entrò nel Guinness Dei Primati: mai ad un concerto di un singolo cantante erano accorse così tante persone: secondo stime ufficiali, allo spettacolo assistettero, pagando il biglietto, circa 175.000 fans.

Nel 1980, 6 anni dopo l'ultimo disco, Sinatra registra in sala d'incisione l'album "Trilogy: Past, Present and Future", che lo rilancia nell'immagine e nello stile, con nuove canzoni e arrangiamenti. Le canzoni più note contenute nella raccolta, composta da tre dischi, ci sono la celeberrima "Theme from New York, New York",Video"Novjork', Novjork'"), "Something", scritta da George Harrison, "You and Me" e "I Had to be you". Grazie al lavoro dei collaboratori di lunga data di Sinatra Billy May, Gordon Jenkins e Don Costa, l'album viene candidato al Grammy Award e lo vince nel 1981.

Nel gennaio 1982, ad un concerto di beneficenza organizzato dai Rockefeller a New York City, cantò per la prima volta accanto al tenore Luciano Pavarotti. Tra i due nacque una grande amicizia, coltivata negli anni successivi e culminata col duetto di My Way nell'ultimo disco di The Voice, Duets II, del 1993.

Importantissimi nella carriera di Frank furono le presenze dei suoi amici d'infanzia: i chitarristi Tony Mottola e Al Viola, gli arrangiatori Don Costa, Gordon Jenkins, Quincy Jones, il direttore d'orchestra e pianista Bill Miller, che lo accompagnò nei suoi concerti per quasi cinquant'anni, e l'arrangiatore Nelson Riddle.

Negli anni ottanta Sinatra intensifica l'attività, innanzitutto moltiplicando i concerti a Las Vegas, poi esibendosi in tutti i continenti, dal Canada e USA al Brasile, dall'Argentina alla Svezia, dall'Inghilterra all'Irlanda, dalla Francia alla Germania, dalla Spagna all'Italia, al Sudafrica fino alle Filippine e al Giappone, terminando con l'Australia. In particolare si ricordano i concerti del 1983 al Radio City Music Hall di New York,a Detroit, Dallas e Los Angeles, quelli giapponesi a Tokyo del 1985, quelli a Milano nel 1986, quelli di Atlantic City al celebre Golden Nuggett, nel 1988 i concerti australiani di Sydney e , tra il 1989 e il 1990 i duetti con Sammy Davis Jr. e Liza Minnelli.

La sua esibizione del settembre 1985 alla Carnegie Hall di New York venne definita dai critici un capolavoro, il vertice della sua potenza vocale.

Dopo aver cantato a Madrid, il 26 settembre 1986 Sinatra con il proprio jet privato arrivò all'aeroporto di Milano Linate. Si rinchiuse poi nella suite dell'hotel "Principe di Savoia" di Milano, rifiutando interviste e conferenze stampa. La sera del giorno successivo, 27 settembre, entrò trionfalmente all'appena inaugurato ex palazzetto dello sport "Palatrussardi" per un concerto; ci fu il tutto esaurito, 9000 spettatori, tra cui personalità dello spettacolo e della politica; in prima fila Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio. Erano quasi 25 anni, dal 1962, che The Voice non cantava dal vivo in Italia.

Il concerto venne trasmesso in diretta dalla Rai e visto da 8 milioni di italiani.

Sinatra fu talmente entusiasta dell'accoglienza ricevuta, che ritornò nel giugno del 1987, per ben 4 concerti: prima tappa fu il Teatro Petruzzelli di Bari, seguito dal Palasport di Roma, dal leggendario concerto sotto il diluvio all'Arena di Verona, e infine l'esibizione allo Stadio di Genova.

L'impresario teatrale Pier Quinto Cariaggi organizzò, dopo quello del grande rientro, vari tour italiani di Sinatra, fra cui la serie di concerti del 1987 e "The Utimate Event" nel 1991. Sinatra ritornò poi nel 1989 con Liza Minnelli e Sammy Davis Jr. per un concerto a Milano, e infine, nel settembre 1991, cantò ancora a Milano, a Roma e all'anfiteatro di Pompei, dal quale salutò per sempre i suoi fan italiani.

Nel 1990, Sinatra festeggia trionfalmente i "75 anni di vita" e i "50 di carriera". E nel giorno della ricorrenza, il 12 dicembre dello stesso 1990, si esibisce in concerto alla Byrne Meadowlands Arena di East Rutherford, nel nativo New Jersey, davanti a 60mila persone in delirio, che alla fine intonano in coro "Happy Birthday", facendo commuovere Old blue eyes VideoVideo. Nel party successivo al concerto, Sinatra intrattiene gli ospiti duettando per l'ultima volta con Ella Fitzgerald in "The Lady Is a Tramp" , prima del ritiro di quest'ultima per gravi motivi di salute. Lo stesso cantante annuncia, durante una conferenza stampa tenuta nei giorni successivi alla sua residenza di Malibù, che avrebbe inaugurato, a partire dal gennaio 1991, il Diamond Jubilee Tour, ovvero una serie di concerti tenuti in tutto il mondo per festeggiare appunto i 50 anni di carriera. Prima tappa sarà Miami e a seguire tutti gli Stati Uniti, poi Brisbane e Melbourne* Video , Australia, Yokohama, Giappone, Canada, poi ritorno a Las Vegas e nuovamente in Europa, prima in Belgio, poi i 3 concerti italiani di Milano, Roma e Pompei, le successive tappe scandinave a Oslo, e al palazzo del ghiaccio di Malmoe, poi Parigi, Francoforte, in Olanda e 3 date a Dublino, in Irlanda. Tra Ottobre e novembre ritorna in America a si divide tra il Canada, Toronto, il Madison Square Garden di New York e ancora l'amatissima Las Vegas, al "Desert Inn Video" e al "Riviera Hotel". Tra il Maggio e il giugno 1992 conclude ufficialmente il Diamond Jubilee Tour,con 6 concerti "tutto esaurito" alla Royal Albert Hall di Londra, e singole esibizioni ad Atene e allo stadio Camp Nou di Barcellona, tutto esaurito davanti a 110.000 persone * Video Come fly with me.

Come si è già detto,The Voice continua a cantare anche negli anni Novanta incidendo, inoltre, per la sua vecchia casa discografica Capitol Records, due album di duetti che vendono milioni di copie, con altre star internazionali, come Barbra Streisand, Neil Diamond, Tony Bennett e Stevie Wonder. Straordinario successo avranno anche i video dei duetti tra Frank Sinatra e Bono Vox degli U2, che si esibiscono con la canzone di Cole Porter I've Got You Under My Skin, che Sinatra aveva registrato per la prima volta nel 1946, e quelli con Aretha Franklin in What now my love Video e con Anita Baker in Witchcraft.

Ma il successo è funestato da continui lutti: nel 1990 muoiono il fidato paroliere Jimmy Van Heusen, l'amico Sammy Davis Jr. e Ava Gardner; nel 1992 muore in un incidente d'auto Jilly Rizzo, suo grande amico, famoso ristoratore e ogni tanto presente anche negli spettacoli del Rat Pack; nel 1993 scompare l'altro paroliere Sammy Cahn e, nel 1994, Antonio Carlos Jobim.

Il 1994 può essere considerato l'anno del suo "canto del cigno". Famosissimo il patriottico concerto tenuto a luglio, in occasione dell'inizio dei mondiali di calcio americani al Dodger Stadium di Los Angeles. Si esibì davanti a una folla sterminata, tra cui: Gene Kelly, Luciano Pavarotti, José Carreras, Placido Domingo, Bob Hope, Gregory Peck, Tom Cruise, Nicole Kidman, Jon Bon Jovi, l'ex presidente George Bush, Henry Kissinger, Robert Redford, Elizabeth Taylor e Johnny Depp.

A 79 anni compiuti, il 16 dicembre del 1994, dopo alcuni concerti di una tournée tra le Filippine, a Manila Video e il Giappone, sofferente e affaticato capì che era arrivato il momento di ritirarsi. Ma non prima di due ultime esibizioni a Fukuoka il 19 e 20 dicembre 1994, davanti a quasi 100.000 fans, nelle quali ritrovò la grinta dei tempi migliori; magistrale fu la sua interpretazione di My Way al termine della serata del 20. Dopodiché, tra le lacrime, annunciò che sarebbe stata l'ultima volta che lo avrebbero visto cantare su un palco. Il pubblico rimase sbigottito; partì una standing ovation che durò parecchi minuti, e The Voice dovette rientrare tre volte sul palco.

Nel febbraio 1995 si esibì in un breve concerto davanti a 1200 ospiti selezionati video, per la serata di chiusura della stagione del Frank Sinatra Desert Classic golf tournament, nel quale eseguì alcune delle sue più celebri canzoni. Alcuni giornalisti della rivista americana Esquire Magazine riferirono che Sinatra cantò con voce chiara, intonata e forte, qualità che, data l'età, erano mancate sempre più spesso.

Nel marzo 1995 gli venne consegnato il Grammy per l'album Duets II, riconoscimento che sanciva anche una carriera ineguagliabile Video, . Il "valletto", in quella occasione, fu Bono Vox, che dopo un'appassionata introduzione ricca di elogi, introdusse The Voice, accolto da una valanga di applausi. Sinatra tenne un discorso di ringraziamento molto sentito, condito da qualche lacrima e tanta commozione, consapevole che la sua carriera stava terminando.

Una sera, Bill Miller, pianista ufficiale e direttore d'orchestra, era ospite a casa Sinatra, a Rancho Mirage. Guardando in televisione un cantante, che si esibiva in un suo successo, Frank gli disse: «Adoro questa canzone... chissà se un giorno potrò ritornare a cantarla». Miller rispose: «Cosa aspetti, Frank, vai e fatti valere!». Sinatra, sommesso, affermò: «Ormai è troppo tardi, credo di avere già dato abbastanza...».

Nel novembre dello stesso anno si tenne una grande festa all'auditorium di Los Angeles, per i suoi 80 anni. Vi parteciparono tra gli altri: Tony Bennett, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Gregory Peck, Bono Vox, Angela Lansbury, Johnny Depp, Tom Cruise, Arnold Schwarzenegger, Little Richard, Debbie Reynolds, Tom Selleck, Steve Lawrence, Eydie Gormé e Robert Wagner. L'evento, intitolato "Sinatra: 80 Years My Way", fu trasmesso sui canali televisivi statunitensi e fu seguito da quasi 150 milioni di persone.

Gli autobus di Chicago, New York e Los Angeles esibirono lo striscione con la scritta Happy birthday Frankie, e i teatri di Broadway si fermarono per un minuto.

Sinatra non volle invitare alla festa in suo onore l'amico Dean Martin, oramai malato e prossimo alla morte, che avvenne poche settimane dopo, nel giorno di Natale del 1995. The Voice da quel momento cadrà in una progressiva forma di depressione che lo accompagnerà negli ultimi anni della sua vita.

È notevole che Frank Sinatra sia vissuto fino a quasi 83 anni. Non lo avevano provato né i frenetici ritmi di lavoro a Las Vegas, nei primi anni Sessanta, quando di giorno lavorava sui set cinematografici e alla sera si esibiva fino alle 2 di notte con gli spettacoli del Rat Pack, dormendo meno di tre ore a notte, né i due pacchetti di sigarette che fumò ogni giorno per quasi 70 anni, né la bottiglia di whisky che assumeva quotidianamente, né le tournée in giro per il mondo, specialmente negli ultimi vent'anni di carriera.

Nonostante avesse già avuto banali problemi di memoria, per cui a partire dal 1987 aveva dovuto farsi installare videowall durante i concerti per ricordare i testi delle canzoni, e fisici (nel 1986 gli fu asportato un tumore benigno all'intestino e, nel marzo 1994, durante un concerto a Richmond in Virginia, per affaticamento rimase incosciente per alcuni istanti mentre cantava My Way, il che lo portò ad annullare la performance), dalla fine del 1996 incominciò a soffrire di gravi problemi cardiovascolari. Dopo un'ultima apparizione pubblica, il 26 ottobre 1996, e la definitiva uscita dalle scene, Frank si ritirò a Malibu in una casa sulla spiaggia, con vista sull'oceano. Venne colpito da tre infarti tra il dicembre 1996 e i primi mesi del 1997, (il primo dei quali poche settimane dopo l'ultima apparizione in pubblico), da un ictus e infine, secondo alcune voci mai confermate, gli sarebbe stato diagnosticato un cancro. Negli ultimi tempi aveva perso la capacità di camminare, parlava a ruota libera tra i ricordi, riceveva qualcuno, ma la maggior parte degli amici non se la sentirono di andarlo a trovare e assistere al disfacimento di un mito.

Ormai gravemente debilitato da un anno e mezzo di agonia, nella tarda serata del 14 maggio 1998 un quarto e fatale infarto minò la sua granitica resistenza fisica. Assistito dai familiari nella camera del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, a modo suo, come recita My Way, si dice che abbia chiesto di staccare la spina della macchina che lo teneva in vita, sorridendo per l'ultima volta alla moglie Barbara.

Sul sito della famiglia Sinatra gli stessi figli comunicarono che le ultime parole del padre furono queste: "I'm losing", "Sto perdendo".

Tutte le principali reti tv americane interruppero le trasmissioni con edizioni speciali dedicate alla morte di Sinatra. Milioni nel mondo versarono lacrime di commozione e seguirono gli approfondimenti nei giorni successivi. Il funerale fu trasmesso da quasi 100 canali televisivi in tutto il mondo.

Per rendere onore alla sua gigantesca figura d'artista, nella notte tra il 14 e il 15 maggio tutte le luci di Las Vegas si spensero, per la prima e unica volta. A New York, l'Empire State Building si illuminò di blu, in omaggio a Old Blue Eyes.

Il funerale fu celebrato il pomeriggio del 20 maggio, nella chiesa cattolica di Beverly Hills, alla presenza di 400 amici. Gregory Peck, Diahann Carroll, Don Rickles, Milton Berle, Debbie Reynolds, Tony Bennett, Joey Bishop, Kirk Douglas, Jack Nicholson e molti altri gli resero omaggio un'ultima volta. La bara di Sinatra (scortata in chiesa da una Guardia di Militari, avendo egli ricevuto nel 1997 la prestigiosa Medal of Freedom and the Congressional Gold Medal) venne ornata con una corona di gardenie, mentre per allestire l'intera chiesa furono usati 30.000 fiori.

Fu sepolto a fianco dei suoi genitori in un piccolo cimitero nella zona di Palm Springs, sotto una semplice lapide rettangolare di pietra, sulla quale è inciso "The best is yet to come" (Il meglio deve ancora venire), titolo di uno dei suoi maggiori successi.

Successivamente si aprì una astiosa contesa tra la vedova con figlio del primo matrimonio, e i successivi tre figli di Sinatra, Nancy, Frank Jr. e Christina, per impossessarsi dell'ingente patrimonio, all'epoca stimato intorno al miliardo di dollari, più una decina di limousine, ampi terreni sparsi in California e in Florida, lo Stardust, noto casinò di Las Vegas, e molte proprietà immobiliari, tra cui la villa di Rancho Mirage con relativo appezzamento, quella a Barbados e nelle Hawaii.

Sinatra si sposò quattro volte, ma molti furono i flirt con donne belle e famose attribuitigli dalla cronaca rosa: Lauren Bacall , Grace Kelly, Angie Dickinson.Si parlò di una sua relazione con Raffaella Carrà, la quale appariva in una piccola parte nel film "Il colonnello Von Ryan", del 1965, dove lo stesso Sinatra era protagonista.

La prima moglie fu Nancy Barbato, che conosceva sin da ragazzo. Il loro matrimonio durò dal 1939 al 1951. Dal matrimonio con la Barbato sono nati i tre figli di Sinatra: Nancy (1940), cantante attiva soprattutto negli anni '60 e '70, Frank Jr. (1943), pregiato musicista, che fu direttore d'orchestra negli ultimi anni di carriera del padre, dal 1988 al 1995, e Christina, attiva nel campo cinematografico come produttrice, nata nel 1948.

Il 7 novembre 1953, appena nove giorni dopo aver ottenuto il divorzio da Nancy Barbato, Sinatra si sposò con l'attrice Ava Gardner, con la quale viveva già da un paio d'anni, e che era stata la causa della rottura del suo matrimonio. La loro chiacchieratissima unione, costellata di violenti litigi e clamorosi tradimenti sia da una parte che dall'altra, non durò molto a lungo: si separarono pochissimo tempo dopo, sempre nel 1953, e divorziarono ufficialmente nel 1957.

La terza moglie di Frank Sinatra fu l'attrice Mia Farrow, più giovane di lui di trent'anni. I due si sposarono nel 1966, ma divorziarono due anni dopo.

Nel 1976 Sinatra sposò Barbara Blakely Marx, ex-moglie di Zeppo Marx, anche se fino all'ultimo sembra che abbia cercato di convincere Ava Gardner a tornare con lui. Il loro matrimonio durò oltre vent'anni, fino alla morte di Sinatra.

Durante il party successivo allo show televisivo per i suoi 80 anni, ci fu un chiacchierato episodio venuto alla luce solamente di recente, con la Top-Model Kate Moss. La stessa Moss, ai tempi solamente 21enne, frequentava ancora il suo ex-storico Johnny Depp: («Stavo seduta a fumare una sigaretta e sono rimasta sorpresa nel notare che lui mi stava fissando. A quel punto, improvvisamente, mi sono ritrovata circondata dalle sue guardie del corpo che impedivano al mio fidanzato, Johnny Depp, di raggiungermi dove mi trovavo. Nel frattempo Frank Sinatra si è avvicinato a me. Ero così imbarazzata che a stento mi è venuto in mente di fargli gli auguri di buon compleanno. Lui non ha detto una parola, ma mi ha stretto tra le sue braccia e mi ha baciato sulle labbra. Per un attimo mi sono persa nei suoi occhi blu. Che dire? E' stato il miglior bacio della mia vita»).

Frank Sinatra è stato, fin dalla presidenza di Franklin Delano Roosevelt, un personaggio che ha potuto influenzare, in diversa misura, le elezioni americane, grazie alla presa "magnetica" che aveva sui numerosissimi ammiratori.

Una delle campagne elettorali alle quali si dedicò con maggior impegno fu quella dell'amico John Fitzgerald Kennedy. Fu lui a presentare al presidente l'attrice Marilyn Monroe, con cui strinse amicizia. La notizia della morte del presidente, nel 1963, raggiunse Sinatra sul set di un film che girava con il Rat Pack; il cantante si chiuse nel suo camper per diversi giorni, preso da un enorme sconforto per l'amico perso.

Richard Nixon fu un grande ammiratore di Sinatra. Nei 6 anni di presidenza i due cenarono insieme alla Casa Bianca almeno 5-6 volte ogni anno.

Di grande amicizia è stato anche il rapporto tra Sinatra e Ronald Reagan. I due si erano conosciuti negli anni quaranta a Hollywood, quando entrambi lavoravano per il cinema. Nel 1976 Reagan volle interrompere la campagna elettorale per essere presente al matrimonio del suo amico con Barbara. Tra il 1980 e il 1988 Sinatra si esibì più volte alla Casa Bianca, chiamato dal presidente in occasione di visite di capi di stato e importanti personaggi della politica.

Oltre a quelli famosissimi per la mafia, Sinatra fu moltissime volte al centro di critiche pubbliche e di scandali. Ad esempio, mentre accompagnava Judy Garland, nel 1954 aggredì l'addetto stampa Jim Byron solo perché gli aveva chiesto chi fosse la donna che accompagnava. Questo caso divenne prestissimo di dominio pubblico.

Ancora più famoso è lo scandalo cosiddetto "della porta sbagliata", in cui fu coinvolto insieme al mitico Joe DiMaggio. DiMaggio stava soffrendo per via del divorzio con Marilyn Monroe, ed era venuto a sapere dal suo investigatore che Marilyn si drogava e si stava intrattenendo con una relazione lesbica. Voleva coglierla sul fatto, e chiese a Sinatra (noto per la fortissima solidarietà nei confronti degli amici) di accompagnarlo in un palazzo di West Hollywood dove, secondo l'investigatore, si svolgevano i fatti. I due irruppero in un appartamento terrorizzando una povera donna, che poi sporse denuncia, senza trovare traccia né di droga, né di Marilyn. Sinatra dichiarò di non essere entrato nella stanza e di aver aspettato in macchina. Il fatto fu gonfiato enormemente dalle riviste scandalistiche, prima fra tutte Confidential.

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Source : Wikipedia