Nichi Vendola

3.355681818178 (880)
Inviato da murphy 27/04/2009 @ 14:07

Tags : nichi vendola, politici, politica

ultime notizie
Trani, elezioni: Nichi Vendola a Trani domenica 24 maggio - Bat24ore.it
Nichi Vendola tornerà a Trani domenica 24 maggio, alle ore 11, in Piazza della Repubblica. Grazie alla sua amministrazione, la Puglia ha adottato leggi all'avanguardia nella lotta al lavoro nero, nella formazione e nell'apprendistato, nell'urbanistica,...
Vendola:" L'italia della destra assomiglia ad una Repubblica islamica" - La Voce d'Italia
Trapani- Tappa siciliana per Sinistra e Liberta' in vista delle prossime europee e presenza di Nichi Vendola per la presentazione dei candidati Locali. Per la nuova formazione un banco di prova per misurare il consenso, abbiamo porto qualche domanda...
Ponte Stretto. Buzzanca: «Quereleremo Nichi Vendola» - MELITO online
Il sindaco Giuseppe Buzzanca, ha annunciato che darà mandato ai legali del Comune per presentare querela e risarcimento danni a favore della città di Messina nei confronti del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che ha definito il Ponte...
A sostenere Del Ghingaro arriva anche Nichi Vendola - Lo Schermo
CAPANNORI (Lucca)- Nichi Vendola, rappresentante della lista Sinistra e Libertà alle elezione europee, sarà a Capannori venerdì 15 maggio a sostenere la candidatura di Giorgio Del Ghingaro e della lista Sinistra per Capannori, composta da Rifondazione...
Nichi Vendola a Reggio: "Destra nasconde crisi economica" - Strill.it
Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, leader di Sinistra e Liberta' e capolista nella circoscrizione Sud alle europee, Niki Vendola, questa sera a Reggio Calabria. ''Per questo bisogna chiedere - ha aggiunto - il blocco dei licenziamenti...
Vendola: sarà rivolta contro il nucleare - La Gazzetta del Mezzogiorno
Al presidente della Puglia Nichi Vendola sembra di essere tornato a trent'anni fa, quando nel 1985 partecipò a Mosca come delegato al festival mondiale della gioventù. «I sovietici ci propinarono una lunga sessione sulla sicurezza del nucleare con un...
Nichi Vendola apre la campagna elettorale di Sinistra e Libertà - NotiziarioItaliano.IT
Sarà Nichi Vendola, Presidente della regione Puglia, candidato capolista per le europee nonché uno dei massimi esponenti del neonato movimento politico, ad inaugurare la campagna elettorale di Sinistra e Libertà a Pozzuoli che si terrà Sabato 9 Maggio....
Nucleare, scintille a Lecce Assoelettrici contro Vendola - Corriere della Sera
LECCE — Il confronto diretto tra Nichi Vendola e Stefania Prestigiacomo è rimandato. Il ministro dell'Ambiente ha disertato l'inaugurazione della seconda edizione del Festival dell'Energia di Lecce perché impegnata a New York....
19 + 7: i numeri di Rosania - EOLO PRESS
Si vede che per i comunisti la storia continua a girare al contrario, anche se frequentano oasi felici (senza esagerare, però) come Nichi Vendola.Gerardo Rosania, persona intelligente e di buona struttura anche se tramortito da un appeal culturale che...
Fiat/ Vendola: Sindacati pretendano blocco licenziamenti - Wall Street Italia
Lo afferma il presidente della regione Puglia e leader di Sinistra e Libertà, Nichi Vendola, ospite di 'In mezz'ora' su Raitre. L'accordo con Chrysler, secondo Vendola, è un "film che tutti stanno giudicando dai titoli di testa....

Nichi Vendola

Nichi Vendola al gay pride di Roma, giugno 2007

Nicola Vendola detto Nichi (Bari, 26 agosto 1958) è un politico italiano. Esponente di spicco del Movimento per la Sinistra, è presidente della Regione Puglia dall'aprile 2005.

Iscritto sin da giovanissimo alla FGCI e al Partito Comunista Italiano, nella sezione di Terlizzi, si laurea in lettere con una tesi su Pier Paolo Pasolini. Impegnato in campo politico e sociale, diventa giornalista presso L'Unità. Dichiaratamente gay, ed anche di formazione cattolica, è promotore ed è fondatore dell'associazione Arcigay e della Lega italiana per la lotta contro l'AIDS (Lila).

Nel 1985 venne invitato da Alessandro Natta, allora segretario del PCI, a far parte della segreteria nazionale della FGCI a Roma, di cui diventò subito vice-presidente. Lasciò la carica nel 1988, diventando prima giornalista per il quotidiano Rinascita e poi dirigente nazionale del PCI, entrando nel comitato centrale nel 1990.

Fu contrario alla "svolta della Bolognina" e nel gennaio del 1991, in dissenso dalla segreteria di Achille Occhetto, Vendola fondò, con Armando Cossutta e altri, il "Movimento per la rifondazione comunista" che diede poi vita al Partito della Rifondazione Comunista (PRC). Eletto alla Camera dei Deputati nel 1992, fu sempre rieletto nelle successive elezioni fino al 2005. Negli anni da parlamentare fu importante il suo impegno nella Commissione parlamentare Antimafia, di cui fu anche vicepresidente.

Nel 2005 fu inaspettatamente scelto, tramite le elezioni primarie del 16 gennaio, come candidato della coalizione di centrosinistra, L'Unione, alla presidenza della Regione Puglia, sconfiggendo l'economista Francesco Boccia con 40.358 voti (50,8%) contro le 38.676 (49,2%) preferenze ottenute dal suo avversario.

Vince le elezioni regionali del 3 e 4 aprile ottenendo il 49,8% dei consensi, sovvertendo i pronostici che lo davano in svantaggio rispetto al candidato del centrodestra e presidente uscente Raffaele Fitto.

Omosessuale dichiarato, la sua elezione a presidente della Regione è stata ritenuta una svolta per il Sud Italia, spesso considerato poco incline ad accettare le diversità, anche sessuali.

È stato il primo firmatario della mozione congressuale "Manifesto per la Rifondazione" al VII Congresso del PRC del 2008, che riflettendo sulla portata della sconfitta storica subita alle elezioni dell'aprile 2008 dalla sinistra e dai comunisti, propone una chiave di lettura della società italiana che suggerisce la necessità di sostenere l'unità della sinistra proponendo una costituente che crei un nuovo partito che rappresenti l'intera sinistra con Sinistra Democratica e la Federazione dei Verdi. Nonostante la mozione abbia riportato la maggioranza relativa dei consensi (47,3%), non è riuscita ad imporsi nel Congresso nazionale del PRC. In seguito avvia la costruzione dell'area Rifondazione per la Sinistra.

Il 21 gennaio 2009 Vendola lascia Rifondazione Comunista e dichiara di volersi impegnare in un percorso, mirante alla costituzione di un nuovo soggetto politico, che riunisca le diverse anime della sinistra italiana in un'ottica di rinnovamento che porti ad uscire dalla situazione di irrilevanza politica e sociale nella quale è precipitata. Primo passo verso la ricomposizione di una Sinistra in Italia caratterizzata dal forte rinnovamento culturale e politico nel solco delle grandi tradizioni della Sinistra è rappresentato dalla costituzione della lista per le Elezioni Europee "Sinistra e Libertà": un tentativo di dare forma e contenuto a quanto affermato da Vendola e altri con l'obiettivo dichiarato di portar fuori dall'irrilevanza politica la Sinistra per tornare ad essere protagonisti della vita politica e sociale del Paese e dell'Europa.

Il progetto della "Sinistra e Libertà" ha inoltre stimolato diversi territori dai quali stanno emergendo contributi forti e importanti sia in termini di elaborazione politica che pratiche amministrative improntate sui bisogni e sulla necessità di uscire dalla crisi con il progresso sociale.

Nichi Vendola scrive anche poesie: in seguito agli scontri durante il G8 di Genova del 2001 ha pubblicato una raccolta di poesie Lamento in morte di Carlo Giuliani sui tragici fatti di quei giorni, una raccolta è stata pubblicata nel libro L'ultimo mare. La sua figura ha ispirato il film cinematografico Nichi, diretto e prodotto da Gianluca Arcopinto, uscito il 6 maggio 2005. La sua campagna elettorale per le Elezioni regionali italiane del 2005 è stata raccontata nel documentario C'è un posto in Italia di Corso Salani.

Per la parte superiore



Rifondazione per la Sinistra

Rifondazione per la Sinistra (RpS) è un'area politica interna del Partito della Rifondazione Comunista fondata il 29 luglio 2008.

Guidata da Nichi Vendola nei suoi primi sei mesi di vita, RpS si configura come l'erede della maggioranza che ha guidato il PRC con Fausto Bertinotti prima e Franco Giordano dopo, tra il 1994 e il 2008. Obiettivo principale e fondante di RpS è quello unificare la sinistra in un nuovo soggetto politico.

L'11 maggio 2008 è la data in cui Nichi Vendola si candida a segretario nazionale del PRC per il gruppo dei cosiddetti bertinottiani che, a seguito della pesante sconfitta de la Sinistra l'Arcobaleno alle elezioni politiche, ha perso la componente vicina a Paolo Ferrero e con essa la maggioranza del partito.

La mozione congressuale Manifesto per la rifondazione otterrà la maggioranza relativa (47,3%), ma non basterà a ribaltare i rapporti di forza dentro il PRC che così elegge Paolo Ferrero proprio segretario nazionale. Il 27 luglio, ultimo giorno del VII congresso nazionale del PRC, Vendola annuncia che gli sconfitti della sua mozione si organizzeranno come area Rifondazione per la Sinistra.

Inizia così una fase di opposizione molto aspra contro la nuova maggioranza del Prc.

Il 27 settembre si tiene a Roma la I Assemblea nazionale dell'area che elegge anche un proprio coordinamento composto da Celeste Costantino, Giulio Lauri, Gennaro Migliore, Nicoletta Pirrotta, Patrizia Sentinelli e Stefano Zuccherini.

La svolta arriverà alla fine di un seminario della corrente che si tiene a Chianciano il 24 e 25 gennaio 2009. Lì la maggior parte dei presenti avanza l'idea di fuoriuscire dal PRC per fondare il Movimento per la Sinistra (MpS) e ne elegge un coordinamento provvisorio nazionale provvisorio che dirige il movimento composto da Celeste Costantino, Elettra Deiana, Titti De Simone, Daniele Farina, Nicola Fratoianni, Alfonso Gianni, Beatrice Giavazzi, Gennaro Migliore, Elisabetta Piccolotti, Alì Rashid..

Per i più è l'inizio di una nuova scissione, ma il seminario non avendo carattere rappresentativo dell'area non ne comporta il suo immediato scioglimento. Chi in RPS rifiuta la scissione preferisce proseguire la propria battaglia di minoranza nel PRC, mantenendo la medesima denominazione, senza polemiche con l'MPS.

Il 31 gennaio all'incontro nazionale di organizzazione e strutturazione dell’area, la parte di RpS che ha deciso di rimanere nel PRC riparte con 5 membri su 28 presenti in Direzione Nazionale e 44 su 134 in CPN. Dei 90 del CPN fuoriusciti, 25 saranno sostituiti il 29 marzo. Si sostiene così che la scissione di MpS ha riguardato il 50-60% degli oltre 20mila votanti la mozione 2 del VII Congresso del PRC. Per il futuro è prevalsa l'idea di opporsi alla segreteria Ferrero ripartendo dalle 15 tesi per la sinistra di Bertinotti, lanciate da questi il 13 novembre 2008.

Dopo la scissione di MpS, Rifondazione per la Sinistra si rimpicciolisce ufficialmente dal 47,3% al 31%, dunque il 65% della ex mozione 2 di Chianciano è rimasto nel PRC.

Nel lavoro di riorganizzazione dell'area, il 13 marzo si tiene una «tavola rotonda» per Una sinistra per un progetto alternativo di società, alla presenza di, tra gli altri, Fausto Bertinotti, il quale continua a essere il "padre nobile" sia degli aderenti di RpS che di MpS.

Il giorno dopo ha luogo l'importante assemblea nazionale dell'area (Nel PRC per rifondare la sinistra) che nominerà Augusto Rocchi portavoce nazionale dell'area fino alle elezioni europee di giugno, e servirà a decidere con chi sostituire negli organismi dirigenti del PRC gli scissionisti. In termini politici interni, si decide di chiedere la convocazione di un nuovo congresso dopo le europee.

Per la parte superiore



Partito della Rifondazione Comunista

Fausto Bertinotti

Il Partito della Rifondazione Comunista (PRC), o semplicemente Rifondazione Comunista, è un partito politico della sinistra radicale, movimentista e pacifista italiana, fondato nel 1991.

Nato in contrarietà allo scioglimento del Partito Comunista Italiano, ha intensificato gradualmente i suoi rapporti con i partiti del centro-sinistra, dapprima nell'Alleanza dei Progressisti (1994), poi attraverso patti di "desistenza" con L'Ulivo (1996). Ha fornito appoggio esterno al Governo Prodi I ma, dopo averne provocato la caduta, ha interrotto questa collaborazione per poi contribuire a fondare una nuova coalizione di centro-sinistra, L'Unione, nel 2005. Nel 2008, insieme agli altri partiti della sinistra radicale, ha promosso la formazione del cartello La Sinistra - l'Arcobaleno.

Il principale esponente del partito è stato Fausto Bertinotti, che ne è stato segretario per 12 anni (dal 1994 al 2006) fino alla sua elezione a Presidente della Camera dei Deputati nella XV Legislatura. Da luglio 2008 il segretario è Paolo Ferrero.

Gli iscritti al partito sotto i 30 anni si riuniscono nella struttura parallela dei Giovani Comunisti, ma il partito sostiene anche collettivi studenteschi e movimenti universitari.

Il PRC nasce inizialmente come Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC) nel febbraio 1991 a Rimini dove si svolge il XX e ultimo congresso del Partito Comunista Italiano. I fondatori del MRC cercano di mantenere logo e denominazione del vecchio PCI, ma quest'ultimo si trasforma ufficialmente in Partito Democratico della Sinistra, che ne è l'erede legale. Così si opta per assumere, come nome del partito, quello della mozione che si opponeva allo scioglimento: "Rifondazione Comunista". Sergio Garavini viene eletto coordinatore nazionale.

Il PRC deve ben presto fare i conti con la fine dell'URSS e l'inizio di Mani Pulite, ma nonostante ciò i consensi sono stabili intorno al 6% e gli iscritti in crescita. Tuttavia col tempo si acuisce la spaccatura fra il segretario Garavini e il neo-eletto presidente Armando Cossutta. Garavini forza i meccanismi decisionali per imporre la sua linea politica e ben presto viene accusato di "leaderismo" dai cossuttiani. Nel maggio del 1993 la direzione nazionale boccia la proposta di Garavini di un'unità d'azione col PDS: la bocciatura suona come una sfiducia al segretario che a giugno rassegna le proprie dimissioni. Fino al secondo congresso il PRC viene retto da un direttorio e intanto, nel 1993, muore Lucio Libertini, suo prestigioso cofondatore.

Nel 1993 Fausto Bertinotti lascia polemicamente il PDS. Bertinotti è in quel momento il leader della corrente massimalista e minoritaria Essere sindacato della CGIL, ed è notoriamente ingraiano. Nel 1991, persa la battaglia contro lo scioglimento del PCI, come consigliato da Ingrao, aveva preferito rimanere nel PDS.

Inizialmente Bertinotti rifiuta una sua adesione al PRC; poi, il 17 settembre, avviene la svolta: Bertinotti è pronto ad aderirvi e Cossutta lo vuole subito segretario. Il 23 gennaio del 1994 Fausto Bertinotti diventa il secondo segretario di Rifondazione Comunista, grazie a un accordo tra Cossutta e Magri. Nel Comitato politico nazionale ottiene il voto favorevole di 160 membri su 193, un risultato che viene considerato dal politico lombardo estremamente positivo.

Di lì a poco ci sono le prime elezioni politiche con sistema maggioritario e il PRC aderisce all'Alleanza dei Progressisti che comprende otto partiti di sinistra. Alle elezioni raggiunge il 6% dei voti, ma la coalizione vincente è quella di centrodestra, che elegge Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio. Il 12 giugno, le prime elezioni europee fruttano 6 europarlamentari ai comunisti. Il 17 dicembre il PRC propone una propria mozione di sfiducia contro il primo governo Berlusconi, in autonomia da quelle di Lega Nord-PPI e del PDS. Il 22 dicembre Berlusconi si dimette: secondo alcuni esponenti comunisti, tra cui Livio Maitan, questo è il primo grande risultato a livello nazionale raggiunto da Rifondazione.

Rifondazione Comunista è divisa sulla fase apertasi con le dimissioni di Berlusconi: nel gennaio del 1995 alla Camera 14 deputati, tra i quali Garavini e il capogruppo Famiano Crucianelli, votano la fiducia al governo di Lamberto Dini, ex ministro berlusconiano sostenuto dalla Lega Nord, dal PPI e dal PDS. Anche se i voti dei deputati comunisti non sono decisivi (il governo Dini si salva grazie all'astensione di molti parlamentari del centrodestra), all'interno del PRC scoppiano le polemiche riguardo la mancata osservazione dell'indicazione del partito da parte dei 14 politici.

Crucianelli si dimette da capogruppo e viene sostituito da Oliviero Diliberto. Nel frattempo i dissidenti (tra questi anche Nichi Vendola) sosterranno anche la manovra economica bis di Dini del marzo del 1995: il partito chiede un «confronto» con l'ala destra ribelle, ma a giugno 19 tra deputati, senatori ed europarlamentari, guidati da Sergio Garavini, escono dal PRC per dar vita al Movimento dei Comunisti Unitari, che tre anni dopo confluirà nei Democratici di Sinistra.

Alle elezioni regionali del 1995, Rifondazione sale all'8% grazie alla battaglia contro la riforma delle pensioni voluta dal governo Dini. Di conseguenza il centrosinistra si rende disponibile ad un accordo elettorale con il PRC per le politiche dell'anno successivo, a ciò si oppone la minoranza trotzkista guidata da Marco Ferrando.

Il 25 ottobre il centrodestra propone una mozione di sfiducia al governo, che passa per 9 voti grazie all'astensione del PRC, che aveva strappato al governo le dimissioni per il successivo dicembre. Il 6 dicembre Romano Prodi presenta il programma di governo della nuova coalizione di centrosinistra, denominata L'Ulivo: il PRC boccia il documento insieme ai Verdi. Nel febbraio del 1996, però, il Comitato politico nazionale del PRC approva un «patto di desistenza» con l'Ulivo: l'Ulivo rinuncia a presentarsi in 45 collegi maggioritari "sicuri", lasciandoli al PRC che però dovrà presentarsi col vecchio simbolo dell'Alleanza dei Progressisti.

Il 21 aprile il PRC ottiene il suo massimo storico (fino ad allora) e risulta decisivo alla Camera per dare una maggioranza al centrosinistra. Il PRC decide di dare un appoggio esterno (dunque senza ministri e sottosegretari) al neonato primo governo Prodi, solo la deputata Mara Malavenda vota contro il governo ed esce dal partito fondando i Cobas per l'Autorganizzazione.

Al III congresso del Prc, avvenuto nel dicembre del 1996, la mozione di Cossutta-Bertinotti favorevole a «influenzare l'esperienza del governo Prodi» ottiene l'85,48% dei consensi. Nel gennaio del 1997 Bertinotti, però, comincia a criticare l'operato del governo, in particolare sulle politiche per i metalmeccanici. Il 9 ottobre Diliberto presenta una risoluzione firmata anche da Bertinotti e Cossutta che boccia la finanziaria presentata dal governo. Prodi non aspetta il voto e va a rassegnare le dimissioni. La crisi di governo è formalmente aperta ma il 13 ottobre il PRC e Prodi fanno pace grazie alla mediazione del Presidente della Repubblica Scalfaro. Il PRC accetta le modifiche avanzate dal governo e l'esecutivo si impegna a varare una legge che riduca le ore settimanali di lavoro a 35 entro il 2001 e a garantire adeguate pensioni a chi ha svolto lavori usuranti. Tuttavia Bertinotti non è soddisfatto e Cossutta inizia a temere che il segretario voglia far cadere il governo e imprimere una svolta massimalista al partito.

Tra il dicembre del 1997 ed il gennaio del 1998 Rifondazione, il mensile del partito, diviene così luogo dello scontro tra la linea del presidente Cossutta e quella del segretario Bertinotti. La maggioranza del partito si divide tra cossuttiani, soprattutto militanti dell'ex PCI, e bertinottiani, prevalentemente ex militanti della cosiddetta "nuova sinistra" e del socialismo radicale (Dp, Psiup, ecc...). L'opposizione verte sia sul modo di gestire il partito, sia sul rapporto col governo, sia sulla linea politica. Il 3 settembre si decide di tenere il IV congresso nei primi mesi del 1999, per una trasparente resa dei conti fra le due sottocorrenti.

Il 16 settembre il governo presenta la finanziaria 1999. Bertinotti vuole chiudere col governo, Cossutta è per la trattativa. Nel Cpn del Prc del 3 e 4 ottobre, prevale la mozione anti-governativa di Bertinotti (188 voti), sostenuta anche da cossuttiani dissidenti e dai neotrotzkisti di Bandiera Rossa. La mozione Cossutta ottiene 112 voti, quella Ferrando, anch'essa anti-governativa, ottiene 24 voti. Il 5 ottobre Armando Cossutta si dimette da presidente del partito. Molti iscritti al partito si autoconvocarono, allora, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma per impedire la rottura con il governo, ma Bertinotti è irremovibile.

Il 9 ottobre il capogruppo alla Camera, Oliviero Diliberto, annuncia che la maggioranza assoluta del Gruppo parlamentare comunista avrebbe votato a favore del governo Prodi. Bertinotti si dichiara invece per la sfiducia e Diliberto ha il compito di spiegare a Montecitorio i motivi per cui Rifondazione non rinnova la fiducia all'esecutivo, scelta che lui per primo non condivide. Al termine delle dichiarazioni di voto e delle operazioni di conta, il governo cade per un solo voto. Due giorni dopo i sostenitori della mozione di Cossutta abbandonarono il PRC per dare vita al Partito dei Comunisti Italiani. Si procedette così alla costituzione di nuovi governi di centro-sinistra, prima a guida di Massimo D'Alema poi di Giuliano Amato, sostenuti organicamente dal PdCI, ma non dal PRC.

La fuoriuscita dei Comunisti Italiani spinge Rifondazione a sviluppare un nuovo corso più movimentista secondo le idee ingraiane e massimaliste del suo leader. La scissione cossuttiana indebolì il partito di voti, iscritti e risorse economiche, tanto che viene sospesa la pubblicazione di Rifondazione.

Nel 1999 si svolge il IV congresso del Prc che vede presentate due mozioni: quella del segretario, sostenuta da bertinottiani, ex-cossuttiani e maitaniani (Bandiera Rossa), e quella trotzkista radicale di Ferrando, Grisolia e Ricci. La prima mozione passa con l'84% dei voti. Per la prima volta la parola "Rifondazione" fa ingresso nel simbolo del partito. Bertinotti non chiude però del tutto le porte al centro-sinistra, soprattutto a livello locale. A giugno le elezioni europee del 1999 sono un fiasco, il PRC ottiene il 4% dei voti (contro l'8% delle politiche). Il calo è solo in parte spiegato dal 2% del Pdci. Nel Cpn del 4 luglio, Bertinotti avanza l'idea di un «forum» aperto alla «sinistra antagonista ed ai movimenti anti-liberisti».

Il PRC non riesce, però, a cogliere l'ampiezza del "fenomeno movimenti", tanto che a Seattle per protestare contro il terzo meeting dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, sarà presente la sola presidente dei Verdi, Grazia Francescato. Il Prc non parteciperà, del resto, ad analoghi momenti organizzati dal "popolo di Seattle" durante il 2000. Il Prc preferisce puntare molto sulla Conferenza intergovernativa dell'Unione Europea di Nizza del dicembre 2000. Il successo dell'iniziativa, alla quale partecipano solo PRC e Verdi, permise al partito di guardare in modo nuovo al rapporto con i movimenti.

In aprile, alle elezioni regionali il PRC preferisce fare accordi di desistenza con il centrosinistra in tutte le regioni tranne che in Toscana, ma in Lombardia molti dirigenti locali di Rifondazione non sostengono il candidato dell'Ulivo Mino Martinazzoli e preferiscono schierarsi con Nerio Nesi del Pdci; cosa analoga accade in Piemonte dove alcuni rifondini votano la verde Francesca Calvo e non l'ulivista Livia Turco). Ciò nonostante la Casa delle Libertà, la nuova coalizione del centrodestra, vince in ben 8 regioni su 15.

Dopo la contestazione di Nizza e con l'avvicinarsi del ritorno del centrodestra al governo, Bertinotti decide di puntare ideologicamente verso un partito più marxista e meno leninista, più movimentista e di opposizione. Si va quindi verso una rifondazione del partito su basi totalmente nuove. Il disegno del segretario non è esplicitato subito e si concretizza per tappe. A prima tappa è il 21 gennaio del 2001, quando in occasione degli ottant'anni dalla fondazione del Pci, a Livorno Bertinotti chiede ai militanti di riscoprire la radice marxista, ma di sradicare dal partito qualsiasi residuo di stalinismo.

Il 13 maggio dello stesso anno sono previste le elezioni politiche: dopo una lunga trattativa tra Ulivo e PRC, Rifondazione decide alla Camera di concorrere solo nella quota proporzionale (patto di "non belligeranza"), e di presentarsi al Senato come forza indipendente. I risultati non sono dei migliori, anche se il Prc risulta l'unico partito fuori dai poli a superare lo sbarramento del 4% (ottenne infatti il 5%), ma al Senato il mancato accordo tra Ulivo e Prc permette ai conservatori di conquistare ben 40 seggi. Per questo motivo il Prc sarà oggetto di durissime critiche da parte del centrosinistra.

Il Prc continua nel dialogo con i movimenti e si rende tra i principali protagonisti del del Genoa Social Forum (vedi Fatti del G8 di Genova), aggregazione di associazioni anti-G8, il cui portavoce è Vittorio Agnoletto, già candidato dal Prc alla Camera e proveniente da Dp. Gli scontri di Genova e i suoi giovani anticapitalisti sembrano indicare definitivamente al gruppo dirigente del Prc lo sbocco naturale del bertinottismo: i movimenti no-global.

Più tardi la stagione delle guerre Usa (Afghanistan, Iraq) accentua nel PRC l'antimilitarismo e il pacifismo, tanto che il 5 marzo 2003, Bertinotti aderisce, con altri esponenti politici e sindacali, a una giornata di digiuno indetta dal Vaticano «contro la guerra e il terrorismo». Dal 14 ottobre 2001 il PRC partecipa stabilmente alla tradizionale Marcia per la pace Perugia-Assisi e Bertinotti spinge affinché il pacifismo di Rifondazione approdi alla vera e propria nonviolenza.

Al Cpn del 15 e 16 dicembre 2001 vengono intanto approvate le 63 tesi su cui verterà il successivo V congresso del partito. A redigerle è Paolo Ferrero, già trotzkista all'opposizione nel partito, e ora l'uomo che Bertinotti ha voluto per far svoltare il partito.

Il 4 aprile del 2002 si apre così il V congresso del Prc. Nella sua relazione introduttiva, Fausto Bertinotti pone subito «il problema della costruzione di un nuovo progetto politico», per «costruire un'alternativa di modello sociale e di democrazia, che può diventare anche alternativa di governo, fondata sulla duplice discriminante del no alla guerra e alle politiche neo-liberiste. E, contestualmente, si propone di rifondare la politica, a partire dalla ripresa della sua ambizione più alta, quella di trasformare la società capitalistica», Bertinotti ribadisce anche che «lo stalinismo è incompatibile col comunismo» e pone come alternativa il modello proposto da Frei Betto.

Sul fronte lavoro, il Prc si impegna per la difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che dal 17 agosto 2001 Banca d'Italia, Confindustria e Governo spingono per l'abrogazione. Bertinotti lancia la proposta di un referendum che estenda le tutele dell'articolo 18 anche alle aziende sotto i 15 dipendenti. La proposta referendaria è accolta favorevolmente dai Verdi, dalla corrente Ds Socialismo 2000 di Cesare Salvi, dalla Fiom e da parte della Cgil. Nel frattempo, dopo la grande mobilitazione sindacale guidata dalla Cgil del marzo 2002, il governo Berlusconi rinuncia a modificare l'articolo 18. Tuttavia la consultazione referendaria si terrà comunque nel giugno 2003 risultando però nulla data la scarsa aflfuenza alle urne (25,5% degli aventi diritto, 10.572.538 i "sì").

Nel medesimo periodo nel PRC nascono prese di posizione contro Cuba: il 29 aprile del 2003 alla Camera si vota sulle misure da prendere contro lo stato caraibico che in quei giorni aveva incarcerato 75 oppositori di destra e ne aveva fucilato altri 3, rei di aver dirottato un traghetto nel porto de L'Avana.

Vengono approntate 4 distinte mozioni dalla CdL, dall'Ulivo, dal Prc e dal Pdci. Solo quella del Pdci non condanna Cuba. Le risoluzioni dell'Ulivo e di Rifondazione, pur non invocando le sanzioni, condannano entrambe il regime castrista. Il Prc, in tal modo, inizia l'allontanamento dal governo di Fidel Castro.

Nel Cpn del 3 e 4 maggio, Bertinotti viene bersagliato da forti critiche per la scelta su Cuba. Il segretario chiarisce che «la questione sulla pena di morte non è solo una questione etica, ma anche politica. La pena di morte va rifiutata hic et nunc, senza se e senza ma. Non credo che la divergenza verta sulla storia di Cuba».

Il 9 maggio esce su Liberazione un articolo di Fulvio Grimaldi (già giornalista del Tg3) in difesa di Fidel Castro. Il giorno dopo Grimaldi viene sostituito con Fabrizio Giovenale. Il caso Castro si riaprirà nel Prc in occasione della convocazione a L'Avana di più di 600 personalità di 70 paesi per un "Incontro Internazionale contro il terrorismo, per la verità e la giustizia" da tenersi nel giugno del 2005. A rappresentare l'Italia, Cuba invita solo il Pdci ed esclude il Prc, ma accetta comunque una delegazione della corrente L'Ernesto, guidata da Claudio Grassi. Il responsabile esteri Gennaro Migliore afferma: «È un fatto singolare, grave e incongruo nei rapporti tra i nostri partiti, che sono stati sempre corretti. Rifondazione è solidale con le lotte del popolo cubano, ma rivendica la possibilità di criticare quanto non va in quella esperienza».

Verso l'Ulivo invece è disgelo: il 6 marzo 2003 a Montecitorio tutti i leader de L'Ulivo tornano a sedersi a un tavolo con Bertinotti. Alla fine dell'incontro con L'Ulivo, vengono anche costituite tre commissioni paritetiche per creare delle prime convergenze di programma. Il 16 maggio Bertinotti precisa la sua idea di accordo organico con L'Ulivo: «Siamo disponibili solo a un accordo di programma, non a riesumare vecchie formule come la desistenza».

Il 17 giugno la Direzione Nazionale del Partito, riunita per analizzare il risultato referendario, dà il via libera alla ricerca di nuove intese con l'Ulivo, con 21 voti favorevoli, 5 contrari (tutti della corrente Ferrando), e 10 astenuti. Ferrando è contrario e chiede di «avviare immediatamente un congresso straordinario». Anche il Cpn del 28 e 29 giugno sarà d'accordo, e stavolta il documento sarà votato da tutta la maggioranza uscita dall'ultimo congresso (68 sì, 14 no, 1 astensione). Viene così definitivamente abbandonata l'idea lanciata nel 2000 di «rompere la gabbia del centrosinistra». Secondo i bertinottiani perché questa è stata rotta, mentre per le opposizioni interne così facendo il Prc accetta di entrare nella gabbia e in modo docile.

Pochi mesi dopo Bertinotti imprime l'accelerazione sulla rifondazione del partito e fa definitivamente sterzare il partito verso la nonviolenza, generando lacerazioni consistenti nel Partito.

Dalla fine del 2002, Bertinotti intesse dialoghi coi leader europei dei partiti antiliberisti di varia estrazione. L'obiettivo è quello di fondare «un partito europeo di sinistra alternativa». Non è una nuova internazionale "europea" di partiti comunisti, visto che è aperto anche a partiti socialisti massimalisti. Del progetto il Partito è pressoché all'oscuro e ne avrà piena conoscenza solo il giorno della fondazione del Partito della Sinistra Europea, il 10 gennaio del 2004 a Berlino, nella stessa stanza dove nella notte di capodanno del 1918 Rosa Luxemburg fondò con Karl Liebknecht il Partito Comunista Tedesco.

A firmare l'appello fondativo saranno 11 partiti su 19 presenti, compreso Bertinotti per il Prc perché è «una rottura di continuità con il passato, che non può limitarsi a rinnegare stalinismo e leninismo, ma che introduce la nonviolenza come elemento di riforma del comunismo medesimo». Si decide altresì, su idea di Bertinotti, di recarsi ad omaggiare la tomba della Luxemburg e di ripetere l'iniziativa ogni anno nella seconda settimana di gennaio.

La fondazione della SE lascia buona parte del Partito contrariata, prevalentemente perché l'adesione non è preventivamente passata per gli organi decisionali del Partito (in primo luogo il CPN). Il malumore emergerà nella Direzione Nazionale del 28 gennaio, dove l'adesione alla SE passa con appena 21 sì, 17 no (tra cui due "bertinottiani") e un'astensione. Il 6 e 7 marzo tocca al Cpn la decisione definitiva. La maggioranza si sfalda e vengono presentati 5 documenti. Il documento del segretario passa comunque con 67 sì e 53 no. Viene così modificato anche il simbolo del Prc, dove viene aggiunta un'"unghia" rossa con scritto Sinistra Europea. Nello stesso Cpn passa anche la linea di proseguire l'unità d'azione col centrosinistra con 82 sì ("bertinottiani" e "grassiani").

Con questo voto positivo, il Prc può partecipare l'8 e 9 maggio a Roma al Congresso fondativo della SE, dove Fausto Bertinotti viene eletto presidente all'unanimità.

L'11 ottobre del 2004 tutti i partiti dell'Ulivo decidono di allargare la coalizione all'Italia dei Valori e a Rifondazione Comunista e danno vita alla Grande Alleanza Democratica (Gad).

Contestualmente la neonata Gad decide di tenere delle elezioni primarie per trovare un proprio leader «entro febbraio» 2005.

Durante l'autunno 2004, Bertinotti incomincia un duro braccio di ferro con la Gad per imporre la candidatura di Nichi Vendola a Presidente della Regione Puglia, in alternativa a quella dell'esponente della Margherita Francesco Boccia. Il 20 dicembre si arriva al compromesso di organizzare delle elezioni primarie in Puglia tra Boccia e Vendola per il 16 gennaio 2005. A sorpresa vince Vendola, seppur di strettissima misura e nonostante il fatto che tutti gli altri partiti del centrosinistra, compreso il Pdci, si fossero schierati col suo rivale.

Due giorni dopo, 18 gennaio, la Gad a Roma decide di rinviare le primarie nazionali a maggio. Bertinotti lancia con decisione la sua candidatura, mentre si aggiungono anche quelle di Alfonso Pecoraro Scanio e di Antonio Di Pietro.

Nel mezzo si svolgono le regionali in 14 regioni il 3 e il 4 aprile e un nuovo cambio di nome: la Gad diventa l'Unione. L'Unione vince in 12 regioni su 14, compresa la Puglia con Vendola, che diventa il primo presidente di regione della storia del Prc.

In ottobre la partecipazione alle elezioni primarie per il candidato dell'Unione alla presidenza del Consiglio sarà superiore di sette volte rispetto ai pronostici, ma Bertinotti arriva secondo dietro Prodi, raccogliendo 631.592 voti ovvero il 14,7% dei votanti, un risultato che viene giudicato dagli analisti leggermente negativo, creando ulteriori malumori nell'opposizione del partito.

Dal 2004 il Prc si ritrova diviso in due su moltissime questioni e Bertinotti riesce a far passare le sue proposte in Dn e Cpn con margini molto ristretti. In un simile clima, il VI congresso si pone come un vero e proprio regolamento di conti fra correnti. Nel Cpn del 30 e 31 ottobre la maggioranza decide di andare a un congresso a mozioni contrapposte, scontentando l'Ernesto che chiedeva un congresso a tesi emendabili.

Il Cpn del 20 e 21 novembre licenzia ben 5 documenti congressuali, rappresentativi delle 5 anime del partito. La mozione congressuale ("L'alternativa di società") di Bertinotti ottengono il 59% dei voti. La tesi vincente dei bertinottiani si presenta in forma molto snella e conferma tutte le svolte degli ultimi anni. I congressi di circolo si giocano in un clima teso e di sospetto, perché le minoranze denunciano un aumento imprevisto e eccessivo di tesserati che, a loro dire, servono a far vincere agilmente il congresso a Bertinotti.

Il 3 marzo al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, si apre quello che verrà da molti ricordato come il congresso più violento del Prc. Bertinotti può contare su 409 delegati, Grassi su 181, Ferrando e Malabarba su 45 ciascuno e Bellotti su 11. Bertinotti apre assicurando che è l'ultima volta che si fa eleggere segretario e che punta a un «ricambio generazionale» con i giovani che non hanno conosciuto il Partito Comunista Italiano o Democrazia Proletaria. Negli stessi giorni del congresso, Pietro Ingrao e Pietro Folena (Ds) si avvicinano a Rifondazione, il primo aderendovi. Bertinotti viene rieletto dal Cpn con 143 sì, 85 no e 2 astenuti (30 i non partecipanti al voto), nonostante le 4 minoranze abbiano poi deciso di coalizzarsi quando hanno saputo che la segreteria non sarebbe stata più unitaria (cioè rappresentativa di tutte e 5 le mozioni), ma solo di esponenti vicini al nuovo segretario. In ogni caso il congresso dà il via libero definitivo al Prc di essere forza di governo in caso di vittoria de l'Unione nel 2006.

Alla fine del 2005, dopo tre legislature, viene ripristinata una legge elettorale proporzionale, da sempre gradita al Prc, ma stavolta con liste bloccate. Il Cpn del Prc, a maggioranza, approva le candidature del partito, tra cui vari indipendenti, come Francesco Caruso, noto leader no-global, e la transgender Vladimiro Guadagno in arte Vladimir Luxuria. Alle minoranze (rappresentative di oltre il 40,5 del partito) vengono anche assicurati 9 candidati sicuramente vittoriosi pari al 14% degli eletti totali. Trova posto in Senato anche Marco Ferrando, capofila della minoranza troskista. La candidatura di Ferrando farà più discutere, perché questi dichiarerà - in una intervista al Corriere della Sera - di stare dalla parte dei resistenti iracheni anche quando sparano contro gli italiani. La segreteria nazionale escluderà allora Ferrando dalle elezioni, sostituendolo con la pacifista Lidia Menapace.

Alle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006, l'Unione ottiene una vittoria di misura e Rifondazione Comunista ottiene un grande successo al Senato della Repubblica con il 7,4%, mentre alla Camera dei Deputati conferma la sua forza con il 5,8%.

Grazie alla nuova legge elettorale, Rifondazione è la lista che più ha guadagnato in termini di seggi: 52 in più rispetto al 2001, (41 deputati e 27 senatori). In Basilicata, per la prima volta, il Prc elegge un senatore ed in Sardegna passa dal 4% all'8,2%. Nelle aree metropolitane ottiene risultati migliori che in quelle rurali, ad esempio a Napoli il Prc ha ottenuto il 9,7%. In alcune province il Prc si posiziona come secondo partito dell'Unione, sorpassando la Margherita: è successo a Roma, con il 9,4% di preferenze al Senato (7,9% alla Camera), a Livorno che supera il 18%, a Massa con il 15%, a Firenze con l'11%, a Pisa con il 12%, a Perugia e a Lucca con il 10%.

Fausto Bertinotti il 29 aprile viene eletto Presidente della Camera dei deputati alla quarta votazione. A seguito della sua elezione, il Cpn del 7 maggio elegge Franco Giordano nuovo Segretario Nazionale del Partito.

L'entrata al governo non piace alla sinistra del Prc in particolare a Progetto Comunista, la corrente del partito con le posizioni più estreme, contraria alla coalizione de L'Unione e trotskista, il suo portavoce era Marco Ferrando. Nel congresso del 2002 raccolse oltre l'11% dei consensi presentandosi insieme con il gruppo denominato FalceMartello. Riferimento internazionale dell'area era il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale, organizzazione trotzkista scissasi dal Segretariato Unificato nel 1997 con sede a Buenos Aires. Al sesto congresso ha ottenuto il 6,5% dei voti. Con la candidatura a parlamentare (poi ritirata dagli organismi dirigenti nazionali del PRC) di Marco Ferrando, l'area si divise. Alcuni, infatti, capeggiati da Francesco Ricci fondarono un nuovo gruppo: PC-ROL.

Il 22 aprile 2006 il PRC perderà l'area PC-ROL (poi Partito di Alternativa Comunista), quindi il 18 giugno fuoriesce il gruppo fedele a Ferrando che darà vita al Partito Comunista dei Lavoratori, infine nel dicembre 2006 il Partito perde il gruppo guidato da Luigi Izzo (Progetto Comunista -Area Programmatica, scissosi da Progetto Comunista nel 2003) che prenderà il nome di Associazione Unità Comunista; della terza mozione del VI Congresso rimarrà nel Partito solo il gruppo guidato da Marco Veruggio, Alì Ghaderi e Bruno Manganaro che non condividendo la scissione si costituiscono nell'area Controcorrente.

Il 17 maggio 2006 nasce il governo Prodi II e, per la prima volta in 15 anni di vita, Rifondazione aderisce direttamente con una sua delegazione ad un esecutivo.

Unico ministro di Rifondazione è Paolo Ferrero, con delega alla Solidarietà Sociale. Patrizia Sentinelli è viceministro agli Esteri; mentre i 6 sottosegretari sono Alfonso Gianni (Attività Produttive), Franco Bonato (Interno), Danielle Mazzonis (Beni Culturali), Donatella Linguiti (Pari Opportunità), Laura Marchetti (Ambiente) e Rosa Rinaldi (Lavoro). Il nuovo presidente del gruppo alla Camera è Gennaro Migliore. Al Senato capogruppo è Giovanni Russo Spena.

Il PRC non vive una fase serena. Infatti, vengono subito al pettine i nodi della difficile convivenza tra le istanze di chi come il Prc si fa portatore di politiche di marcata discontinuità col passato, e chi invece preferisce attuare politiche più moderate. Malgrado il programma comune de l'Unione, il Prc percepisce ben presto di essere in difficoltà, stritolata tra lealtà istituzionale (rafforzata dalla delicata presenza di Bertinotti alla presidenza della Camera) e di coalizione, e lealtà verso il proprio elettorato di riferimento.

Chi maldigerisce la situazione lo manifesta subito: il 19 luglio si dimette da deputato Paolo Cacciari che, insieme ad altri rifondaroli di minoranza, aveva dichiarato di essere pronto a votare contro il rifinanziamento delle missioni all'estero. Nascono i cosiddetti "senatori dissidenti" che sarebbero poi stati minacciati di espulsione dal segretario Giordano. Le dimissioni di Cacciari vengono però respinte dai suoi colleghi.

Poco dopo tornano le manifestazioni di piazza contro la legge finanziaria del 2007. Vi partecipano, non senza polemiche, esponenti di Rifondazione.

Per riportare la quiete nel partito, a dicembre viene lanciata l'idea di una "Conferenza Nazionale di Organizzazione" per la fine di marzo del 2007, nell'intento di svolgere delle assemblee di partito di ogni grado come in un congresso, dove poter però verificare lo stato di salute del partito stesso.

Il 21 febbraio 2007 Prodi si dimette e segue una crisi di una settimana, causata dalla mancata approvazione al Senato dell'ordine del giorno sulla politica estera. La bocciatura avviene sostanzialmente per il mancato appoggio di tre senatori a vita, ma non erano mancate le strumentalizzazioni per la non partecipazione al voto del senatore di Rifondazione e storico esponente dell'area Sinistra Critica Franco Turigliatto, uscito polemicamente dall'Aula insieme al senatore Fernando Rossi. Il senatore viene quindi sanzionato con la pena massima dell'allontanamento dal Partito per due anni (art. 52 dello Statuto del Prc) (viene dunque espulso) dal partito. Il senatore Turigliatto decide dunque le sue dimissioni da senatore inviando una lettera al Presidente Marini, poco tempo dopo però ritira le sue dimissioni (dopo che un'assemblea della sua corrente glielo aveva richiesto) e conserva dunque il seggio in Senato.

È comunque una svolta. Da un lato la parte più radicale del Prc solidarizza con Turigliatto ritenendo eccessivo il ricorso all'allontamento e allargando il divario con la maggioranza bertinottiana, dall'altra quest'ultima capisce che sarà dura se non impossibile continuare a stare al governo (nel frattempo ripresosi) con tali fibrillazioni interne ed esterne. Così, dopo 10 mesi di silenzio, Bertinotti decide di riprendere in mano la situazione e di proporre una soluzione.

Il 25 febbraio Bertinotti lancia infatti dalla prima pagina di Liberazione l'idea di riunire la sinistra per rafforzarla, cosa che Rifondazione voleva in verità già concretizzare con la fondazione della sezione italiana della Sinistra Europea. La novità consiste però nel non escludere il Pdci, come finora era accaduto, ponendo l'idea di un'unità generica, che non implichi la Se, come da anni chiedeva il partito di Diliberto.

Alla Conferenza di organizzazione le minoranze interne al partito pongono alcune questioni critiche: Essere Comunisti si spacca e l'area de "L'Ernesto" (dal nome della rivista, erede dell'esperienza di "Interstampa") si organizza autonomamente. Sinistra Critica, chiamata anche Erre (dalla rivista), che aveva come leader l'ex - senatore Luigi Malabarba ed erede della corrente fondata da Livio Maitan Bandiera rossa (dal nome della rivista), e contraria già nel 2004 all'entrata del PRC in un possibile governo di centrosinistra l'(11 giugno) inizia il percorso politico che porterà alla fuoriuscita dal partito. Il riferimento internazionale della corrente (che sostiene la scissione dal PRC) è il Segretariato Unificato della Quarta Internazionale, una delle maggiori organizzazioni internazionali trotzkiste. Nell'ultimo congresso a cui si era presentata si era attestata al 6,5%.

Si vanno delineando due tendenze, una legata alla volontà di Fausto Bertinotti di lavorare per un nuovo partito di sinistra che nasca dalla fusione dei partiti a sinistra del costituendo Partito Democratico, superando così il Prc, ma anche la stessa sezione italiana della Sinistra Europea, la quale finalmente vede la luce il 17 giugno e altri esponenti della maggioranza interna, più vicini al segretario Giordano, e le minoranze seppur con diversi accenti, che preferiscono una prospettiva di confederazione che concretizzi l'unità a sinistra, ma senza arrivare a uno scioglimento dei partiti esistenti.

Alle amministrative 2007, Rifondazione subisce varie sconfitte passando mediamente dal 6% al 4% e perdendo alle provinciali circa 30.000 voti; il 9 giugno fallisce il sit-in a Roma, insieme alle altre forze della sinistra di governo, contro la visita del Presidente degli Stati Uniti Bush. Tale destino non coglie invece un'analoga manifestazione cui partecipa la maggior parte dei militanti del PRC. I due episodi rafforzano gli antigovernativi di Rifondazione, mettendo a dura prova la linea di maggioranza.

L'annuncio della nascita del Partito Democratico (PD), per il mese di ottobre 2007, favorisce un nuovo avvicinamento tra le formazioni a sinistra dei Ds, Rifondazione innanzitutto, ma anche il Pdci, i Verdi e Sinistra Democratica. La necessità di costituire un'azione politica unitaria che raccolga le istanze della sinistra italiana approda nella creazione di un «cantiere per l'unità a sinistra».

Il partito, dai vertici fino a un gran numero di strutture e militanti di base, aderisce alla manifestazione nazionale, convocata dai giornali Liberazione, Il Manifesto, Carta e da 15 personalità della sinistra, che si svolge a Roma il 20 ottobre 2007. All'iniziativa, appoggiata da Rifondazione e dal Pdci, partecipano all'incirca un milione di persone, unite nella richiesta di una svolta a sinistra da parte del governo Prodi, soprattutto sul tema del lavoro e delle pensioni.

Dopo alcuni mesi il cantiere della sinistra, definito giornalisticamente "Cosa Rossa", ha una forte accelerazione e culmina l'8 e 9 dicembre 2007 con l'Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti, durante la quale viene varata la nuova federazione La Sinistra - l'Arcobaleno che vede uniti sotto un unico simbolo i quattro partiti di Prc, Pdci, Sd e Verdi.

A gennaio 2008 cade il Governo Prodi, in seguito al mancato ottenimento della fiducia in Senato, per il voto contrario dell'UDEUR e di altri senatori. Il Prc si dichiara disponibile alla formazione di un governo istituzionale che possa modificare la legge elettorale vigente, pur affermando la propria contrarietà alla formazione di nuove maggioranze che includano i partiti della Casa delle Libertà. In un'intervista, Franco Giordano dichiara che non sarebbero state più possibili alleanze con il centro moderato, definito trasformista.

La campagna elettorale parte il 9 febbraio in corrispondenza dell'Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori tenutasi a Torino presso il Parco della Pellerina.

Il PRC si presenta nel cartello della Sinistra Arcobaleno, guidato da Fausto Bertinotti come "candidato premier", per la prima volta senza la falce e il martello. Ma il progetto registra un clamoroso insuccesso, travolto dal bipolarismo accentuato fra il Partito Democratico e il Popolo della Libertà, da un marcato astensionismo e da un'emorragia di voti verso formazioni di diversa natura. Ottiene soltanto il 3% dei voti, insufficienti a superare la soglia di sbarramento e lasciando così PRC, PdCI, Verdi e SD senza alcuna rappresentanza parlamentare nazionale. Bertinotti, come annunciato già in apertura di campagna elettorale, dichiara la sua indisponibilità ad assumere altri incarichi di direzione politica. Il 19 aprile il segretario Giordano si presenta dimissionario rimettendo il proprio mandato al Cpn che affida la guida del PRC a un Comitato di Gestione composto da 12 persone (il portavoce è individuato in Maurizio Acerbo), incaricato di traghettare il partito verso il VII Congresso. L'ex maggioranza bertinottiana di Venezia si presenta divisa su tre documenti distinti, di cui uno, Disarmare Innovare Rifondare Sito ufficiale, non darà mai vita ad una corrente per bocca del suo stesso promotore Walter De Cesaris, ex coordinatore della segreteria uscita dal Congresso di Venezia. Altro esponente di spicco del documento congressuale era Franco Russo, che aveva presentato un documento analogo al Cpn del 20 aprile 2008. L'area proponeva di celebrare un congresso non deliberativo ma di riflessione sulla sconfitta e che attraverso una gestione collegiale eviti spaccature e frazionismi. Ha raccolto appena l'1,52% dei voti congressuali contribuendo all'approvazione del documento finale del Congresso (pro-Ferrero), ma non votando per l'elezione del segetario in CPN.

Il VII congresso si svolge a Chianciano Terme dal 24 al 27 luglio 2008 con cinque mozioni che dimostrano l'esistenza di un forte dibattito interno, alla luce delle scelte maturate negli ultimi anni dal partito. Lo scontro per la segreteria è tra Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, sostenuto dalla parte più consistente della vecchia dirigenza del partito, la maggior parte dei cosiddetti ex bertinottiani, e l'ex ministro Paolo Ferrero (anche lui sostenuto, in parte, da alcuni ex bertinottiani, favorevoli però ad una profonda autocritica rispetto alla passata gestione del partito). Il primo ritiene che si debba proseguire con gli sforzi per costruire un nuovo soggetto politico della sinistra. Il secondo sostiene che bisogna ripartire dalla difesa del PRC e del suo progetto originario.

All'inizio del congresso la mozione Vendola si presenta con la maggioranza relativa, ma lo scontro si acuisce nei giorni di dibattito mentre le minoranze si coalizzano attorno alla linea di Ferrero che, il 27 luglio, viene approvata con il 53% dei voti (342 delegati su 646). Lo stesso giorno Ferrero viene proclamato segretario con il 51% dei voti (142 su 280). Il risultato viene raggiunto a seguito di un accordo fra la mozione Ferrero-Grassi, (che da sola si presentava con il 40,3%), l'Ernesto di Fosco Giannini (7,7%) e i trotskisti di FalceMartello (3,2%) guidati da Claudio Bellotti. Il neo-segretario Ferrero spiegherà che l'accordo è fondato su tre elementi: «Rifondazione c'è oggi e domani; rilancio di un'opposizione sociale al governo Berlusconi; maggiore autonomia dal Partito Democratico». Per la prima volta la dirigenza bertinottiana è in minoranza.

Il 13 settembre 2008 vengono eletti i nuovi organismi dirigenti del partito.

La nuova gestione del partito si propone di dar vita ad una stagione di lotta che porti di nuovo il Partito della Rifondazione Comunista nelle strade e nelle piazze: il PRC si schiera a fianco delle rivendicazioni studentesche contro i provvedimenti del Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e delle lotte sindacali come lo sciopero generale indetto dalla sola CGIL il 12 dicembre 2008. Significativo è stato anche l'apporto dato alla raccolta firme per il referendum sul Lodo Alfano.

Nonostante gli inviti a una gestione unitaria del partito, la neonata minoranza vendoliana Rifondazione per la Sinistra (RPS), entra in conflitto con la maggioranza accusata di voler fare tabula rasa delle rielaborazioni attuate durante la segreteria di Bertinotti. In modo particolare da settembre si apre un conflitto molto duro intorno a Liberazione che secondo la maggioranza non corrisponde minimamente alla linea del partito, configurandosi come voce della minoranza vendoliana. Motivando il provvedimento con la crisi di vendite, la dirigenza del partito sostituisce il direttore Piero Sansonetti durante la Direzione Nazionale del 12 gennaio 2009. La risposta della minoranza è immediata: 25 memdri su 28 di RPS si dimettono dalla Dn e inizia il percorso, più volte rallentato o negato, di una scissione per perseguire il progetto della costituente della sinistra, in sintonia con Sinistra Democratica.

Il 21 gennaio 2009 Vendola annuncia, a titolo personale, la sua uscita da Rifondazione, in attesa che altri facciano altrettanto durante il seminario di RPS a Chianciano il 24 e 25 gennaio.

Il 24 gennaio infatti si ufficializza la scissione dal PRC. I principali esponenti della Rifondazione per la Sinistra che aderiscono al neo Movimento per la Sinistra sono Franco Giordano, Gennaro Migliore, Alfonso Gianni ed il leader Nichi Vendola. Come preannunciato i principali esponenti che avevano aderito alla mozione di Vendola che rimangono invece all'interno di Rifondazione sono l'ex vice-presidente del Senato Milziade Caprili, l'europarlamentare Giusto Catania e Augusto Rocchi con lo scopo proseguire le battaglie di RPS. Fausto Bertinotti ha annunciato che non rinnoverà la propria iscrizione al PRC ma che non aderirà al Movimento per la Sinistra, dando comunque l'appoggio a questo soggetto.

In seguito all'approvazione dello sbarramento al 4% per l'elezione al Parlamento europeo, il PRC ha intensificato i contatti per la creazione di una lista "anticapitalista e comunista", proponendo l'apertura delle liste di Rifondazione Comunista ad altre soggettività facenti riferimento al gruppo GUE-NGL. L'intesa viene raggiunta con i Comunisti Italiani, da tempo fautori di un'unità dei comunisti, ma non con Sinistra Critica che dopo una lunga trattativa ha rifiutato l'alleanza per divergenze sul simbolo e le candidature ed ha rinunciato a presentarsi alle Europee. Il 7 marzo 2009 al Teatro Carcano di Milano viene organizzata un'assemblea alla presenza di Lothar Bisky e di Alexis Tsipras, con la presenza dell'eurodeputato Vittorio Agnoletto, per lanciare la lista di sinistra in Italia.

Il 28 marzo viene annunciato che PRC, PdCI, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti, si presenteranno in una lista unica dove il PRC detiene il 60% delle candidature, dando così concretezza alla proposta della Direzione Nazionale del PRC dell'11 febbraio precedente «di promuovere una lista da presentare alle prossime elezioni europee che, partendo dalla presentazione del simbolo di Rifondazione Comunista-SE, condivida la scelta di appartenenza al GUE-NGL, unisca tutte le forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti alternativi al progetto di Trattato di Lisbona e all’impostazione neoliberista e militarista dell’Unione Europea». Sembra quindi concretizzarsi un embrione della "Costituente comunista" già invocata in passato da PRC e PdCI, oltre che da numerosi altri gruppi.

Particolarmente rilevante è stato l'impegno profuso dal PRC per la manifestazione nazionale della CGIL del 4 aprile 2009, che ha visto la partecipazione di quasi tre milioni di persone secondo gli organizzatori.

Rifondazione nasceva con l'intento di proseguire l'attività del disciolto Pci, ma voleva altresì raccogliere gli eredi della tradizione politica della sinistra alternativa. Col tempo sono nati scontri sul profilo politico e culturale da dare al nuovo partito e da ciò sono spesso nate scissioni e miniscissioni. Le più sostanziose sono state quelle dei Comunisti Unitari (poi confluiti nei DS), del Pdci, quest'ultima ha dato vita a un partito realmente duraturo e concorrenziale per il Prc.

Per la parte superiore



Sinistra Democratica

Sinistra Democratica (nome completo: Sinistra Democratica. Per il Socialismo Europeo) è un movimento politico della sinistra italiana, legato agli ideali del socialismo democratico, sorto dai Democratici di Sinistra al momento in cui questi ultimi hanno deciso in maggioranza di confluire nel Partito Democratico. Sinistra Democratica propone come obiettivo l'unificazione dei partiti alla sinistra del Partito Democratico in un unico soggetto politico.

L'8 e 9 dicembre 2007 nell'Assemblea nazionale della Sinistra e degli ecologisti tenutasi alla fiera di Roma, la Sinistra Democratica ha contribuito assieme al Partito della Rifondazione Comunista, Verdi ed al Partito dei Comunisti Italiani alla nascita de la Sinistra l'Arcobaleno, un progetto politico che prevedeva la creazione di un unico soggetto plurale della sinistra, ma che è stato messo in discussione dagli scarsi risultati ottenuti alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 nelle quali non è riuscito ad eleggere nessun parlamentare.

Il 7 luglio 2001 a Roma all'assemblea della sinistra Ds, il veltroniano Fabio Mussi rompe con la dirigenza diessina e si schiera con la sinistra Ds di Marco Fumagalli e Gloria Buffo per cercare di vincere a novembre il II congresso di Pesaro e porre Giovanni Berlinguer alla segreteria del partito in alternativa a Piero Fassino. A seguire Mussi ci sono anche Carlo Leoni e Laura Pennacchi. Alla stessa assemblea partecipa anche Cesare Salvi (della corrente Socialismo 2000) e ben presto si uniranno anche Achille Occhetto, Bruno Trentin, Antonio Bassolino, Sergio Cofferati e Giovanna Melandri. Nasce così un'alleanza tra diversi che darà vita alla mozione Per tornare a vincere e che i giornalisti ribattezzeranno Correntone, ma che al congresso non andrà oltre il 34% dei voti. Il grosso della corrente si organizza in seguito (7 aprile 2002) come associazione Aprile. Per la Sinistra.

La lotta contro le modifiche dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori proposte dal Governo Berlusconi sembra profilare un correntone in forte ascesa e guidato da Sergio Cofferati, ma quando quest'ultimo decide di non competere per cariche di partito, accettando in seguito la candidatura a sindaco di Bologna, la situazione cambia.

Il 14 luglio 2003 Mussi diviene il nuovo coordinatore del correntone. Salvi non partecipa alla votazione e riacquista la sua autonomia come Socialismo 2000, mentre Giorgio Mele darà vita a Sinistra Ds-14 luglio. Un terzo gruppo (Cofferati, Bassolino) si riavvicina al segretario Fassino.

Dall'estate 2003 inizierà dentro i Ds il dibattito sull'opportunità di dar vita al Partito Democratico. Il dibattito vedrà fasi diverse e due congressi nazionali (2005 e 2007), vedendo le sinistre Ds sempre contrarie e scettiche. Già dal 30 agosto Salvi su la Repubblica inizia a ventilare l'ipotesi di una scissione per salvare la sinistra.

Il 26 novembre 2003 i gruppi di Salvi e Mele si fondono e il 16 dicembre nasce Sinistra Ds per il Socialismo che «si rivolge a chi respinge la prospettiva del partito riformista e ritiene decisiva in Italia la presenza di una forte e autonoma formazione politica socialista e di sinistra». Il gruppo è guidato da Salvi con Mele suo vice.

Malgrado la comune avversione al Pd, Mussi e Salvi non riescono a riconciliarsi e al III Congresso si presenteranno con due mozioni distinte. Sulla divisione pesa il veto di un gruppo di 22 mussiani (come Giovanna Melandri, Claudio Fava e Olga D'Antona) vicini a Cofferati e Veltroni. A fine ottobre 2004 la sinistra Ds è ormai divisa in tre gruppi, facenti riferimento a Mussi, Salvi e Fulvia Bandoli, che presenta una mozione ambientalista sostenuta da Trentin.

Anche il III Congresso rappresenta una sconfitta per la corrente di Sinistra: la mozione Fassino ottiene il 79,1% dei voti, quella di Fabio Mussi il 14,56%, quella di Cesare Salvi il 3,98%, e infine quella di Fulvia Bandoli il 2,36%. La sinistra nel complesso ha poco meno del 21%, ma non cede nella sua avversione al Partito Democratico e pian piano ritrova compattezza.

Il 10 aprile 2005, tuttavia, Pietro Folena, vice di Mussi nel Correntone, lascia i Ds e si iscrive da indipendente al gruppo parlamentare del Partito della Rifondazione Comunista, fondando poi l'associazione Uniti a Sinistra (9 luglio).

Il 30 giugno 2006 Gavino Angius, lontano dalla sinistra Ds, boccia a sorpresa il percorso che sta portando verso il Pd, vedendovi in esso «elitarismo e oligarchismo».

L'11 novembre 2006 le tre sinistre e la componente socialista di Valdo Spini si ritrovano alla Fiera di Roma per suggellare un'unione in vista del prossimo e decisivo IV congresso Ds. In quell'occasione Mussi dichiarerà che «c'è una novità, una novità importante, il Correntone non c'è più! Si apre una fase nuova, si ritrovano insieme compagne e compagni che vengono da storie diverse, che in questi anni hanno dato contributi importantissimi alla sinistra», intendendo dimostrare come si apriva una nuova fase contraria al Pd che andava ben al di là dei vecchi confini dell'area mussiana.

Quello stesso giorno Angius torna a invitare i vertici Ds a una «pausa di riflessione» che porti a fermare l'idea di fusione tra Ds e Dl, a favore di una federazione. In pratica si tratterebbe, nell'idea di Angius, di confermare lo status quo. Un mese dopo (12 dicembre) Fassino boccia l'ipotesi federazione ed è rottura con Angius, ma anche con Giuseppe Caldarola, vicino a D'Alema.

Il 13 dicembre 2006 Fabio Mussi si candida al congresso come candidato alla segreteria della Sinistra Ds. «Mi presento per vincere il congresso», dichiara Mussi che punta comunque a una percentuale di voti sufficientemente alta da portare i dirigenti Ds a rivedere le proprie scelte.

Il 15 gennaio viene annunciata la nascita di una mozione congressuale a firma Angius-Caldarola che rilancia l'idea della federazione democratica. Tuttavia il 9 febbraio Caldarola dichiarerà che sosterrà la mozione Mussi, pur non aderendovi, perché «è l'unica mozione che si oppone davvero alla nascita del Partito Democratico».

Il 19 i Ds danno il via libera al IV congresso nazionale per la fine di aprile.

Il 29 marzo il coordinamento nazionale della Sinistra Ds lancia l'estremo appello ai Ds per «una pausa, fermare il processo di costruzione del Pd, che porterebbe alla scomparsa dei Ds. È il momento della riflessione non dell'accelerazione. Un'accelerazione che va al di là degli stessi tempi e dei modi indicati dalla mozione di maggioranza». Tre giorni dopo D'Alema risponderà agli avversari del Pd sfidandoli: «Partecipate alla sua costruzione, e forse tra qualche mese vi troverete in un partito che non sarà poi così diverso da come lo volete».

Al IV congresso Ds, Mussi e Angius ottengono complessivamente il 25% dei consensi.

Durante il congresso Ds, il 20 aprile 2007 Mussi annuncia di non voler proseguire oltre e con la sua mozione non partecipa alla formazione dei nuovi organismi dirigenti e provvisori dei Ds. Angius al contrario vi partecipa attestandosi ufficialmente come la nuova ala sinistra del partito.

Tuttavia il 24 aprile anche Angius, con altri importanti esponenti della sua mozione, come Alberto Nigra e Franco Grillini, lascia i Ds e il 28 (ultima riunione della corrente scissionista) Mussi e Angius sottoscrivono un appello congiunto che si propone come traccia del manifesto del nuovo partito; in esso vengono tracciate le linee di quella che dovrebbe diventare una nuova formazione politica: aggregazione delle forze della Sinistra Italiana, adesione al Partito Socialista Europeo, creazione di «un movimento diffuso su tutto il territorio nazionale, radicato nel mondo dei lavori, della cultura, delle nuove generazioni» che indica come priorità della propria azione il rinnovamento della politica, la partecipazione e la questione morale.

Il 5 maggio 2007, al PalaCongressi dell'EUR a Roma, viene fondata la Sinistra Democratica.

Il 16 maggio 2007 vengono creati i gruppi parlamentari di Sinistra Democratica sia alla Camera (21 deputati con presidente Titti Di Salvo e vicepresidente Valdo Spini) sia al Senato (12 senatori con presidente Cesare Salvi e vicepresidente Silvana Pisa).

Il processo di unificazione della sinistra prende il via il 31 maggio 2007, con una riunione tra i vertici di Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Sinistra democratica e Federazione dei Verdi.

A tale riunione fa seguito il 7 giugno 2007 a Roma, la prima assemblea pubblica dei parlamentari di Sinistra Democratica, PRC, Verdi e PdCI. Quasi 150 parlamentari si riuniscono per delineare una posizione politica comune per avere più voce all'interno della coalizione.

A questa prospettiva che nei giornali prende il nome di "cosa rossa", si oppongono però Gavino Angius e Valdo Spini, i quali spingono per far approdare il neonato movimento verso lo Sdi e e le altre forze socialiste minori e fondare una sorta di sezione italiana unificata del Partito Socialista Europeo.

A tale scopo il 31 agosto Boselli, Angius e Spini pubblicano su l'Unità e Il Riformista un appello per la «costruzione di un nuovo partito socialista in Italia come nel resto d'Europa». Da questo momento in poi Angius terrà una posizione sempre più defilata e dissidente verso il resto di Sd decisa a proseguire sul progetto di unità a sinistra.

Il 15 settembre si compie l'ultimo atto: l'assemblea degli oltre 200 del Comitato promotore nazionale della Sinistra democratica boccia la proposta Angius-Spini della costituente socialista con soli 5 voti favorevoli e 5 astenuti. Tuttavia il giorno dopo Angius partecipa al primo appuntamento della costituente socialista a Milano con Boselli. Il 2 ottobre i senatori Gavino Angius e Accursio Montalbano e i deputati Franco Grillini, Valdo Spini e Fabio Baratella lasciano i gruppi di Sinistra Democratica per costituire Democrazia e Socialismo e quindi partecipare il 6 al lancio del Partito Socialista.

Il 24 settembre Mussi, Giordano, Pecoraro Scanio e Diliberto, in un vertice programmano per l'8 e il 9 dicembre 2007 gli Stati generali della sinistra e degli ecologisti, dai quali nasce La Sinistra - L'Arcobaleno, un progetto politico che si proponeva la creazione di un soggetto unitario e plurale della sinistra. La speranza di Sd era comunque quella che Sa divenisse il partito unico di una rinnovata sinistra.

Il 14 dicembre aderisce al movimento l'ex segretario del Pci e del Pds, Achille Occhetto.

Il 18 gennaio 2008 un gruppo di dirigenti di Sinistra Democratica come Famiano Crucianelli, Olga D'Antona, Paolo Nerozzi e Massimo Cialente, solleva delle forte critiche al proprio partito invocando una «sinistra per il paese». L'8 febbraio Crucianelli annuncia sul quotidiano Europa la sua uscita da Sd per il Pd. Altri faranno lo stesso il 24 febbraio con una manifestazione alla quale partecipa anche Walter Veltroni e che vede aderirvi anche ex-esponenti di alcuni partiti della c.d. "sinistra radicale", come l'ex-ministro Alessandro Bianchi (indipendente del Partito dei Comunisti Italiani) e l'ex-senatore Gianfranco Pagliarulo, passato in Sd attraverso l'Associazione Sinistra Rossoverde. Da qui lì'idea di costituire il 7 marzo l'associazione Una Sinistra per il Paese. Il 23 aprile l'associazione organizza un primo incontro con la sinistra del Pd (Vita, Turco). Il 14 giugno l'associazione avvia di fatto la fusione con la sinistra del Pd e muta nome in Sinistra per il Paese.

L'unione fra Sinistra per il Paese e le correnti Pd che avevano sostenuto la lista A Sinistra per Veltroni (Democratici, Laici e Socialisti, fondata da quei sostenitori delle mozione Angius che decisero di non seguirlo in Sinistra Democratica e di rimanere invece nei DS, Dì Sinistra, formata dai sostenitori della mozione Mussi che presero la stessa decisione, Laburisti - Socialisti Liberali, i cui principali esponenti hanno aderito al Partito Socialista), viene ufficializzata il 5 luglio successivo.

Il 20 settembre 2008 l'unificazione è completata con la costituzione di A Sinistra mediante un'assemblea fondativa che ne approva lo statuto e il manifesto.

Anche se la scissione non ha avuto vaste dimensioni, risultò essere un colpo pesante al movimento di Mussi perché lo privava, oltretutto alla vigilia delle elezioni politiche, dell'appoggio di una vastissima area sindacale della Cgil vicina a Paolo Nerozzi per riconsegnarla al Pd.

L'imprevista crisi del governo Prodi II nel gennaio 2008 e il conseguente decisivo scioglimento de L'Unione l'8 febbraio, spingono Sd e gli altri de la Sinistra l'Arcobaleno a sperimentare il nuovo logo già alle elezioni politiche del 2008 con Fausto Bertinotti capo dell'alleanza.

A Sd è riconosciuto il 17% di un futura rappresentanza parlamentare (sulla base di una previsione dell'8% dei voti). Tuttavia non si andrà molto oltre il 3%, insufficiente per superare le soglie di sbarramento.

A seguito di ciò il proseguimento dell'alleanza arcobaleno viene messo in discussione dagli altri tre partiti.

A seguito di questa sconfitta, anche Mussi rassegna le proprie dimissioni e proporrà come suo successore Claudio Fava.

Cesare Salvi e Massimo Villone però sono un po' critici e pongono la questione su l'Unità del 30 aprile.

Al Comitato Promotore di Sd riunito il 10 maggio, Mussi fa un'ampia relazione e passa il timone di coordinatore nazionale a Claudio Fava che viene eletto quasi all'unanimità (due sole astensioni).

Tra il 27 e il 29 giugno si tiene la I Assemblea Nazionale di Sd dalla quale esce la nuova linea politica del movimento. L'obiettivo è quello di costruire un nuovo centrosinistra e riavviare il processo unitario a sinistra attraverso una «costituente di sinistra».

Il 19 luglio si rinnovano i gruppi dirigenti e Mussi è eletto presidente.

Nonostante i risultati elettorali, tutta Sd ha ancora a cuore il progetto de la Sinistra l'Arcobaleno e da subito dopo le elezioni lavora per riproporlo. Come spiegò bene Mussi su il manifesto dell'8 maggio 2008, la Sa merita «un altro tentativo. Uno. Non è immaginabile un parlamento con nessuno che si dice di sinistra. Il progetto va rivisto, è chiaro. Per fortuna nessuno ha particolare voglia di aderire alla costituente comunista di Diliberto. Una delle cose da rivedere è l'idea di non avere nemici a sinistra. Non tutta la sinistra può essere unita. Ma nessuno può pensare che di fronte al nuovo quadro con due, tre grandi partiti noi si possa restare sbriciolati in quattro, cinque piccole forze. Dobbiamo dare un segno di vita, e velocemente. L'anno prossimo, alle europee, va fatto il tentativo di una lista che si proponga come ponte tra le forze del socialismo europeo e le forze di sinistra alternativa».

L'idea di Mussi è confermata da Claudio Fava appena quattro giorni dopo su l'Unità: «È un errore da non ripetere quello di ritenere che a sinistra si debba stare tutti insieme, a prescindere dalle vocazioni, dalle volontà, dalle categorie interpretative che si mettono in campo. Abbiamo condiviso questo percorso elettorale parlando allo stesso Paese ma con linguaggi diversi. C’era chi riteneva che il malessere, il disagio, la povertà diffusa potesse essere interpretata con il concetto di classe e di lotta di classe, senza rendersi conto che ormai la povertà sociale e la precarietà economica è una categoria profondamente interclassista che affligge il ricercatore universitario, l’operaio, il pensionato, l’operatore del call center. E quindi pieno rispetto per chi ritiene di dover rispondere a questo voto con la Costituente comunista. Noi scegliamo un’altra strada, che è quella di considerare una costituente della sinistra un modo intanto per ripensare profondamente al modo d’essere, di parlare e di agire di questa sinistra».

Dunque rispetto alla S-A, SD cerca di aggregare quanti più soggetti possibili, ma meno dei precedenti, per fonderli in un unico partito di sinistra che vada aldilà del comunismo, ma anche del socialismo. Per Fava infatti «forse il comunismo e la socialdemocrazia sono tradizioni politiche concluse», come dirà su l'Unità dell'8 giugno. Una visione che però non è condivisa nel movimento da persone come Cesare Salvi che esprimerà il suo dissenso pubblicamente.

Cruciali per il progetto di SD diventano i congressi dei partiti dell'ex Sa che si tengono a luglio 2008. Da questi emerge che la costituente di sinistra trova interessati solo le minoranze di PRC e PdCI e suscita un discreto interesse dei Verdi.

Tuttavia le minoranze comuniste capeggiate rispettivamente da Nichi Vendola e Katia Bellillo dimostrano da subito di voler aderire alla costituente della sinistra a prescindere dagli esiti congressuali dei rispettivi partiti di appartenenza.

Il 20 settembre si tiene a Roma un seminario a porte chiuse che vede partecipare una cinquantina di persone interessate al progetto costituente. L'evento per Sd segna una svolta positiva che porta il 7 novembre alla creazione dell'associazione Per la Sinistra, un soggetto ponte comune a tutti i favorevoli alla costituente di sinistra che dovreva portare alla creazione del nuovo partito il successivo 13 dicembre.

L'indisponibilità della minoranza del PRC guidata da Nichi Vendola a scindersi dal proprio partito, lasciano sostanzialmente Per la Sinistra a metà del guado.

Quando però il 12 gennaio 2009 Vendola lascia intendere che la scissione dal PRC è ormai questione di giorni, il 18 gennaio Per la Sinistra torna a riunirsi proponendo le bozze di statuto e della Carta dei Valori che dovrebbero essere approvate definitivamente a fine febbraio durante la decisiva assemblea di fondazione dell'Associazione, e dopo aver tenuto le cosiddette «Primarie delle idee» (20-22 febbraio).

Il 25 gennaio Vendola fonda il Movimento per la Sinistra insieme a una buona parte della sua corrente: scopo dichiarato della scissione è proprio quello di «approssimarsi alla costituente di un nuovo soggetto della sinistra». L'obiettivo è quello di partire dalla costituente della sinistra per costruire una nuova aggregazione insieme a SD e all'associazione Unire la Sinistra di Katia Belillo, fuoriuscita l'8 febbraio dal PdCI.

In seguito all'uscita dal partito dell'area socialdemocratica di Gavino Angius, Valdo Spini e Franco Grillini, il partito è compatto nel seguire la linea portata avanti da Fabio Mussi, Cesare Salvi e Giovanni Berlinguer e quindi vicino ad una visione di "unità della sinistra".

Per la parte superiore



Camera di consultazione della sinistra

La Camera di consultazione della sinistra è stato un organismo politico della sinistra voluto da Alberto Asor Rosa in collaborazione (in un primo momento) col quotidiano il manifesto.

L'idea di Asor Rosa era quella di creare «una sorta di parlamento della sinistra che sta a sinistra della sinistra moderata; costituito dai rappresentanti dei vari gruppi che scelgono di parteciparvi. Per usare un'immagine, un organismo plurimo e bifronte: fatto cioè di organismi di natura e qualità diverse - partiti, sindacati, movimenti, associazioni, gruppi, ecc. - e paritetico, per esempio, metà rappresentativo delle forze organizzate e metà della società civile, metà di uomini e metà di donne».

In prospettiva la Camera aveva il compito di unire le varie anime della sinistra italiana e cioè di «fare una cosa nuova, una cosa che consista nell’associare tutte le forze di» quel «pezzo di opinione pubblica che, elettoralmente stimabile al 12-13 per cento in Italia il che vuol dire una forza di medie dimensioni a livello europeo, e tuttavia frammentizzato politicamente e organizzativamente, e senza dubbio sottostimato nella realtà politico istituzionale di questo paese».

Dopo essere stata discussa nella seconda metà del 2004, la Camera venne fondata il 15 gennaio 2005 per naufragare nel novembre dello stesso anno, per la progressiva defezione di tutti i suoi aderenti.

Per tutta la sua esistenza, la Camera è stata coordinata da Asor Rosa.

Le elezioni europee del 2004 misero al centro del dibattito politico due considerazioni: da un lato l'esperimento di Uniti nell'Ulivo dimostrava che una fusione fra Ds e Dl era possibile, dall'altro che a sinistra del futuro Partito Democratico esisteva un corposo 13% di voti eccessivamente frazionato.

Il 15 giugno Bertinotti intervistato dal Corriere della Sera tenta di spiegare la sua idea di unità della sinistra. Sintetizzando, Bertinotti boccia una lista unica della sinistra («sarebbe suicida vedere nel progresso della sinistra radicale il primo pezzo di un listino radicale e pacifista. L’obiettivo è più ambizioso. (...) Non voglio imitare il processo con cui si è fatto il Listone. L’assemblaggio di tutte le forze così come sono è un’ipotesi da scartare in partenza, come la più banalmente, rozzamente politicista»); suggerisce di prendere a modello il neonato Partito della Sinistra Europea, del quale Bertinotti è promotore e presidente («Penso a una coalizione delle forze democratiche sul modello del partito della Sinistra europea. Costruiamo le fondamenta, circoli, club, associazioni che diventino la costituente nella società di un soggetto della sinistra radicale, la cui connotazione principale sia poi il suo pluralismo»); lancia l'idea di «una costituente programmatica per l’alternativa in cui tutte le opposizioni entrino in rapporto con i movimenti».

Tuttavia l'invito non è indiscriminato. Bertinotti lascia intendere che il Pdci di Diliberto non è gradito («non è neanche necessario che siano tutti convinti. (...) Al limite se qualcuno si autoesclude non è detto che sia male... (...) Non possono invece essere interessati all’impresa quanti faticano a prendere le distanze dall’eredità staliniana»), mentre ben accolta sarebbe la sinistra Ds («c’è qualcuno che sta nel Listone che potrebbe essere interessato al progetto e c’è qualcuno che sta al di qua che sarebbe bene non fosse interessato»).

Il giorno dopo Bertinotti ripeterà concetti analoghi su il manifesto («Apriamo una fase costituente (...) verso la costituzione di un soggetto politico (...) unitario e plurale».

Diliberto non gradisce e a conclusione del Comitato Centrale del 19 giugno risponde al suo omologo del Prc: «Gli ultimi stalinisti, come tutti sanno, stanno proprio dentro Rifondazione, ma la verità è che Bertinotti vorrebbe escluderci da un processo aggregativo a sinistra. (...) Perché la verità è che vorrebbe mettersi a capo, essere la guida di un processo aggregativo che in pratica è l'obiettivo della grande Rifondazione. Non c'è, nelle sue intenzioni, il progetto di mettere assieme le forze delle sinistra. Il suo obiettivo è allargare Rifondazione e fagocitare tutto quello che c'è a sinistra dei Ds».

Ma a far maggiormente discutere in quei giorni sarà Alberto Asor Rosa che il 20 febbraio 2004 aveva lasciato i Ds e che ora su il manifesto del 14 luglio 2004 si chiede in un lungo articolo: «Sinistra radicale, che fare di quel 15%?», cioè di quell'ambito che andava dall'allora Correntone Ds al Prc e ai movimenti.

Il giorno dopo viene pubblicato dallo storico quotidiano comunista la risposta di Bertinotti. Il segretario del Prc boccia nuovamente l'idea confederativa («la costruzione della sinistra di alternativa non ha bisogno di scorciatoie organizzativistiche, non ha bisogno di camicie di forza»), e ritenendo che «le singole appartenenze non sono sufficienti, non bastano», lancia la proposta di costruire l'unità della sinistra dando «vita al partito della Sinistra Europea in cui comunisti e non si ritrovano in una soggettività politica nuova, anche nelle modalità di relazione in quanto possono aderirvi sia forze politiche che singoli, sulla base non della identità (o fissità) ideologica ma sulla base del comune riconoscersi e delle discriminanti che il movimento ha posto del no alla guerra e alle politiche neoliberiste».

Sul quotidiano risponderanno ad Asor Rosa altri esponenti di sinistra che si sentivano chiamati in causa (Diliberto, Salvi, Rossanda, Burgio, Patta) per un totale di 16 contributi alla fine dei quali tornerà a prendere la parola Asor Rosa. L'intellettuale il 23 ottobre scriverà che «il dibattito svoltosi sul manifesto sulle forme di una possibile, diversa unità della sinistra italiana si potrebbe definire un successo», tuttavia «ne ho avvertito soprattutto i limiti. Constato ad esempio che non è intervenuta nessun’esponente dei gruppi e movimenti femminili e/o femministi. Non sono intervenuti neanche i rappresentanti del cosiddetto «correntone», forse risucchiati nel gioco interno Ds. Non sono intervenuti (salvo un'eccezione) neanche i verdi: pensano che le tematiche ambientalistiche siano ancora autosufficienti? Non sono intervenuti neanche gli esponenti del riformismo moderato: forse pensano che non sia affar loro l'eventuale costituzione di un raggruppamento di sinistra distinto dal loro oppure lo guardano con sufficienza, pensando che l'idea sia fuori del mondo?». In ogni caso è ormai il tempo di agire e perciò «bisogna lavorare sulla massa critica che precede e determina la nascita di una nuova sinistra» e per questo propone «che ci sia, a breve scadenza, un momento e un luogo d'incontro per tutti coloro che si dichiarano e si sentono (e forse effettivamente sono, ma questo potremo saperlo solo dopo) a favore di un processo di avvicinamento e d'incontro (e forse di unificazione, ma anche questo potremo saperlo solo dopo) tra quelle forze della sinistra, che, sebbene disperse, continuano a resistere alla manovra riformistico-moderata».

Il 20 novembre 2004 vengono approvate le mozioni per il VI Congresso nazionale del Prc, previsto per il marzo successivo. Tutte le principali mozioni si interrogano su come arrivare all'unità della sinistra.

Per la proposta di Asor Rosa arrivano intanto i sì di tutti, da Diliberto a Salvi, da Occhetto a Bertinotti (purché l'assemblea sia «autoconvocata», precisa) e anche dei Verdi Mauro Bulgarelli, Paolo Cento e Francesco Martone, che però aderiranno come Associazione Arcobaleno, nata a Riccione il 23 ottobre precedente.

L'idea di trovare un'unità a sinistra sembra dunque iniziare a dare i suoi frutti il 15 gennaio 2005, quando Alberto Asor Rosa fonda la Camera di consultazione della sinistra a Roma.

Il giorno dopo a Roma si tiene una giornata di dibattito e confronto analoga («Fuori programma. Un cantiere sul che fare») e promossa dalle riviste Aprile, Carta, Alternative, Quaderni laburisti e dall'emittente Ecoradio, ma fallisce l'obiettivo di un accordo per una lista unica della sinistra per opposizione di Bertinotti, Mussi, Folena e Cento. Il Pdci non aderisce a questa iniziativa.

Al suo secondo appuntamento, però, la Camera di consultazione di Asor Rosa sembra già destinata al naufragio. L'11 aprile 2005, infatti, si sarebbe dovuto approvare una «Dichiarazione d'intenti», ma Bertinotti si sfila immediatamente perché non vuole sentir parlare di ipotesi federative a sinistra. Il segretario di Rifondazione è duro: «Sulla nonviolenza io ho fatto un congresso. Posso collaborare con chi alza un cartello "Viva la resistenza irachena", ma unirmi, proprio no». Il giorno dopo lo stesso su Il Giornale spiegherà che la Camera di Asor Rosa deve dare solo «un contributo alla costruzione di una cultura politica comune. Se si accanisce sull'aggregazione della sinistra radicale per via organizzativa è fuori strada. (...) La forza della sinistra alternativa sta altrove, sta nel modello Puglia, non in una federazione politicista tipo Ulivo...». Con riferimento alla recente vittoria del rifondarolo Nichi Vendola prima ala primarie e poi alle elezioni regionali del 2005.

Qualche nuovo spiraglio si intravede il 10 giugno 2005, quando la Federazione dei Verdi tramite Paolo Cento sul settimanale del Pdci propone una Lista Arcobaleno, cioè l'aggregazione di almeno Pdci, Rifondazione Comunista, Verdi e associazioni varie per le ormai prossime elezioni politiche del 2006. Il Prc rifiuta subito, mentre parte della Cgil e della sinistra diffusa, oltre al Pdci, accolgono l'idea con entusiasmo.

Il 17 giugno Diliberto cerca di coinvolgere il Prc nella lista Arcobaleno offrendo la guida a Bertinotti («una Lista Arcobaleno con i Verdi, i movimenti, i sindacati... È un progetto, e mi sembrerebbe anche naturale che a guidarlo fosse il leader del partito maggiore che lo condivide: se ci fosse Rifondazione, perché non Bertinotti?»). Il 19 giugno Bertinotti rifiuterà con i soliti argomenti. Il 28 giugno Diliberto rilancerà dicendosi pronto ad appoggiare Bertinotti alle primarie dell'Unione se dopo Bertinotti deciderà di farsi leader di un processo di unità della sinistra, ma il Prc dice no allo «scambio».

Il 2 luglio in occasione del terzo appuntamento della Camera di consultazione di Asor Rosa («Forme nuove della politica in Italia») viene ufficialmente lanciato il progetto della Lista Arcobaleno. Nel Comitato Centrale del 17 luglio Diliberto dirà al suo partito che la Lista Arcobaleno «non è la Confederazione. Noi puntiamo a qualcosa di molto più grande, ed è altrettanto ovvio che la lista Arcobaleno nasce anche, non solo, ma anche perché i Verdi vi sono costretti per via dello sbarramento del 4%. Ma è l’embrione di qualche cosa? È la possibilità di un processo?».

Nel giro di pochi mesi la legge elettorale diviene proporzionale, lo sbarramento per accedere alla Camera dei Deputati si dimezza e la Federazione dei Verdi rinuncia al progetto Arcobaleno (19 novembre 2005), non senza strascichi polemici. I Verdi, durante la quarta assemblea della Camera di consultazione, sostengono di non essere più disponibili perché trovano privo di senso un Arcobaleno a due (Verdi+Pdci) e, comunque, rifiutano la presenza della falce e martello accanto al loro sole che ride, nell'eventuale simbolo della Lista Arcobaleno. I Comunisti Italiani sostengono invece che sia stato il dimezzamento della soglia di sbarramento a spingere i Verdi a ritrattare. Saltando la Lista Arcobaleno, chiude anche la Camera di Asor Rosa visto che il 19 novembre era all'ordine del giorno proprio la trasformazione della Camera in Assemblea costituente del nuovo soggetto. Il 23 novembre fallisce un ultimo tentativo di ricucitura in forma riservata tra Pino Sgobio, Paolo Cento e Stefano Boco.

Il 15 gennaio 2006, a un anno dalla fondazione della Camera, ad Asor Rosa non resta che commentare con amarezza il fallimento politico della sua idea.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia