Motori

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Inviato da maria 18/04/2009 @ 02:07

Tags : motori, sport, autoveicoli, economia, auto moto, tempo libero

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Motori Opel

In questa sede si vuole fornire una panoramica d'insieme dei principali motori a scoppio e diesel prodotti nel corso degli anni dalla Casa automobilistica tedesca Opel.

Vale la pena ricordare che la Casa di Rüsselsheim appartiene fin dal 1929 al colosso statunitense General Motors (che incorpora tra l'altro moltissimi altri marchi tra cui Chevrolet, Cadillac, Pontiac, la sudcoreana Daewoo e la svedese Saab). Contrariamente a quanto avviene di solito in casi del genere, però, la General Motors ha sempre lasciato ai suoi marchi una certa libertà ed autonomia di progettazione e sviluppo dei propulsori. Per questo motivo la Opel ha potuto sviluppare una sua gamma di motori specifica. Alcuni di questi motori sono stati utilizzati anche da altri marchi del gruppo, tra cui la australiana Holden. Analogamente, la Opel ha potuto utilizzare, in alcuni casi, dei motori provenienti da altri marchi della General Motors, come i V8 di origine Chevrolet montati sulla ammiraglie K-A-D degli anni '60 e '70 e quelli montati sulle Opel Omega V8. Negli anni 2000, la sinergia tra Gruppo General Motors e Gruppo Fiat ha fatto in modo che i due Gruppi potessero scambiarsi alcuni motori. Così, alcuni veicoli marchiati Alfa Romeo (marchio appartenente alla Casa torinese) hanno potuto utilizzare (benché opportunamente rivisti) il V6 GM da 3.2 litri, mentre la Opel stessa utilizza per esempio il 1.3 turbodiesel common rail su alcune sue vetture di fascia bassa, nonché il 1.9 JTD (denominato CDTI presso la Opel) su vetture di fascia più alta.

Ogni singolo motore Opel, oltre ad essere identificato da un suo codice, viene solitamente raggruppato in famiglie assieme ad altri motori Opel aventi caratteristiche comuni.

Quanto detto vale per i motori progettati e realizzati dalla Opel, mentre i motori di altra origine (per esempio Chevrolet o Fiat) sono noti con le loro sigle originali.

Di seguito vengono mostrate le principali famiglie di motori Opel, suddivise soprattutto per famiglie nel senso specificato poc'anzi, in maniera tale da fornire una sorta di percorso evolutivo "a tappe" dei motori Opel. I primi motori Opel degni di interesse sono nati nella seconda metà degli anni ‘30. Fino a quel momento i motori Opel sono stati tutti a valvole laterali, sebbene con svariati tipi di architettura (da 1 ad 8 cilindri). Si aggiunge che in questa rapida carrellata, nel caso di motori prodotti ed utilizzati da altre Case o realizzati in collaborazione con esse, verranno specificate solo le cilindrate ed il periodo di utilizzo esclusivamente da parte della Opel.

Va inoltre ricordato che esiste una famiglia di motori di tipo “trasversale”, nel senso che incorpora diversi motori di famiglie già menzionate ed anche altri motori realizzati da altre Case ed utilizzati dalla Opel, sia a benzina che diesel. Tale famiglia prende il nome di Ecotec, un nome divenuto noto per le qualità di economia e basso inquinamento dei suoi motori. Uno dei principali motori Ecotec, diffusosi anche presso altri marchi del gruppo General Motors, è stato il 2 litri Ecotec. L'ultima evoluzione dei motori Opel e GM consiste nella nascita della famiglia di motori Ecoflex, tecnicamente ancor più evoluta dei motori Ecotec e destinata gradualmente a rimpiazzare questi ultimi.

Come si può notare, la Opel ha utilizzato molti motori prodotti da altre Case. In particolare la Opel ha fatto un largo uso di motori diesel costruiti dalla giapponese Isuzu. Ma vi sono i già citati motori Fiat da 1.9 ed 1.3 litri (anch’essi inseriti dalla Opel nella famiglia Ecotec) ed altri motori di origine italiana, prodotti dalla VM Motori (montati su Opel Frontera ed Antara). C'è stato anche un 2.5 turbodiesel di origine BMW (montato sulle Opel Omega B. Inoltre, vi sono stati alcuni casi in cui la Opel ha utilizzato dei motori V8 small-block di origine Chevrolet, in particolare gli small-block 283 e 327 ed il più moderno small-block LS1 montato sull'effimera Opel Omega B V8.

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VM Motori

Logo

VM Motori è un'azienda motoristica italiana sita a Cento, in provincia di Ferrara, operante dal 1947 nel campo dei motori diesel. La sua denominazione è dovuta alle iniziali dei fondatori, Vancini e Martelli.

Tra gli altri suoi campi operativi vi è la produzione di motori industriali da due a sei cilindri raffreddati ad aria o a liquido, anche common rail, e motori marini da 4 a 6 cilindri.

L'azienda acquisisce fama ed importanza non solo territoriale ma anche nazionale quando qualche tempo dopo la sua fondazione costruisce il primo motore diesel italiano, la cui produzione fuoriesce ben presto dai confini nazionali.

Avendo già avviate sostenute attività produttive la società si ritrovò a reperire fondi per il finanziamento dei progetti industriali arrivando così, nel 1971 ad acquisire l'azienda "Stabilimenti Meccanici Triestini" di Trieste. Attraverso la fusione VM Motori riuscì a procedere con la produzione industriale e diede vita ad un nuovo stabilimento a Trieste. Qualche anno dopo, nel 1979, VM Motori presentò al Salone dell'Auto di Francoforte la prima vettura dotata di un motore diesel prodotto nello stabilimento di Cento, ovvero un'Alfa Romeo Alfetta.

Nel 1990 a Milano l'azienda presentò un nuovo tipo di motore, il turbotronic, il quale, attraverso l'impiego dell'elettronica nel processo di combustione del motore, fu definito il motore più pulito del mondo. Parecchie case automobilistiche nel corso degli anni si sono approvvigionate dalla VM per ottenere propulsori, tutti sovralimentati, con i quali equipaggiare i loro modelli; si possono citare tra gli altri Alfa Romeo, Toyota, Opel, Rover, Chrysler, Jeep, Ford e General Motors.

Grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie in campo meccanico e industriale, VM Motori, oltre al settore automobilistico, ha ampliato il proprio raggio d'investimento nella produzione di motori industriali, agricoli, stazionari e marini.

L'azienda è presente in tutti i paesi del mondo grazie all'appoggio ad altre società del settore o con la produzione di prodotti da parte di terze parti su licenza di VM Motori.

Di seguito viene proposta una carrellata dei motori prodotti dalla VM negli ultimi due decenni, suddivisi per numero di cilindri.

I motori VM a 4 cilindri sono cinque ed annoverano versioni ad iniezione indiretta, diretta e on tecnologia common rail. Anche i tipi di distribuzione variano da una versione all'altra e comprendono configurazioni monoalbero, bialbero ed addirittura a valvole in testa ed asse a camme laterale.

Questa è la versione meno moderna in assoluto tra i 4 cilindri VM, poiché prevede ancora la distribuzione a valvole in testa con iniezione indiretta di gasolio. Questo motore ha una cilindrata di 2499 cc e la sua potenza è compresa tra 101 e 118 CV, e con valori di coppia massima compresi tra 232 e 300 Nm.

E' stato criticato aspramente dalla stampa per essere soggetto a cedimenti della cinghia di distribuzione e a corrosione della testata, quest'ultima composta di testate singole separabili. Queste ultime, inoltre, possono essere soggette a rottura a causa dell'eccessivo surriscaldamento del motore.

Questo motore differisce dal precedente unicamente per l'adozione dell'iniezione diretta di gasolio.

Questo motore da 2499 cc è invece decisamente più moderno rispetto alle equivalenti unità VM che l'hanno preceduto: monta infatti la distribuzione bialbero a 4 valvole per cilindro e la tecnologia common rail.

In genere la potenza massima è compresa tra 118 e 141 CV a 4000 giri/min, con un picco di coppia compreso fra 300 e 340 Nm a 2000 giri/min.

Una variante di questo motore, depotenziata a 100 CV, equipaggia dal 2006 la nuova generazione di taxi londinesi.

Questa motorizzazione è derivata direttamente dal motore R425 DOHC, la cui cilindrata è stata incrementata a 2766 cc. Tre sono i livelli di potenza massima, e cioè 127, 148 e 160 CV, così come tre sono anche i livelli di coppia massima, rispettivamente pari a 250, 340 e 400 Nm.

Essenzialmente si tratta di un motore 425 OHV dotato di un cilindro supplementare: la cilindrata cresce così a 3125 cc, con una potenza massima di 138 CV e 340 Nm di coppia massima. E' stato montato sulle Jeep Grand Cherokee prodotte tra il 1999 ed il 2001.

Analogamente al 4 cilindri da 2.5 litri da cui deriva, è esistita anche una variante ad iniezione diretta.

Quattro sono i motori VM a 6 cilindri, la maggior parte dei quali deriva direttamente da alcuni dei motori VM già visti.

Se il motore 531 OHV nasce aggiungendo un cilindro al motore 425 OHV, il motore 638 OHV nasce aggiungendo un cilindro al 531 OHV. La cilindrata raggiunge così 3749 cc. Vengono mantenute le altre principali caratteristiche, come la distribuzione a valvole in testa ed asse a camme laterale e l'iniezione indiretta. I tre livelli di potenza sono di 116, 135 e 148 CV, con punte di coppia che vanno da 320 a 400 Nm.

Questo motore è la variante ad iniezione diretta del propulsore appena illustrato.

Questo motore deriva dall'unità 638 OHV, del quale costituisce una versione maggiorata. La cilindrata sale a 4164 cc. Si tratta in assoluto del primo motore VM ad iniezione diretta. La potenza massima è di 158 CV con una coppia massima di 400 Nm. E' stato montato sui Bucher-Guyer Duro prodotti tra il 2001 ed il 2002.

Questo motore si distacca dalle precedenti tre unità motrici. E' un motore da 2987 cc che annovera l'iniezione diretta common rail e la distribuzione bialbero a 4 valvole per cilindro. Questo motore sviluppa una potenza stimata in 247 CV, con un picco di coppia pari a 500 Nm.

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Motori Ecotec

Vista di un 2 litri Ecotec turbocompresso

I motori Ecotec costituiscono una famiglia di motori a scoppio e diesel. Il nome Ecotec viene utilizzato nell'ambito della produzione motoristica della Casa automobilistica tedesca Opel e del gruppo Stati Uniti General Motors.

La parola Ecotec è in realtà un acronimo che sta per Emissions Control Optimisation TEChnology, cioè "tecnologia per l'ottimizzazione del controllo delle emissioni". Da qui si deducono le doti di ecocompatibilità dei motori facenti parte della famiglia Ecotec. Questi motori possono essere a benzina o a gasolio e fanno parte di alcune famiglie già ben definite. La famiglia Ecotec non è quindi una famiglia di motori aventi caratteristiche costruttive in comune che li legano tra loro. E' piuttosto una famiglia trasversale che raggruppa tutti quei motori Opel (o più spesso del Gruppo General Motors) caratterizzati da particolari doti di rispetto dell'ambiente e di consumi ridotti. Ecotec è però prima di tutto un marchio vero e proprio, non solo di proprietà della Opel, ma dell'intero Gruppo GM di cui la Casa tedesca fa parte. I motori Ecotec, infatti, sebbene siano attualmente associati al marchio tedesco, vengono utilizzati anche da altri marchi appartenenti al colosso statunitense. Inoltre, della famiglia Ecotec non fanno parte solo motori progettati e realizzati all'interno del Gruppo GM, ma anche altri motori di diversa origine. La nascita del marchio Ecotec viene universalmente collocata nell'anno 1996, ma il nome Ecotec ha cominciato ad essere utilizzato già alcuni anni prima, quando l'entrata in vigore della normativa Euro 1 ha spinto la Casa di Rüsselsheim a rinnovare profondamente e a 360 gradi la sua gamma motoristica, in modo da divenire un riferimento nell'ambito dei motori ecologici. Già nel 1993, quindi, si poteva udire il nome Ecotec nell'ambito dei motori Opel di nuova generazione, in particolare nell'ambito degli ultimi 1.8 e 1.6 OHC Four. L'anno seguente, la tecnologia Ecotec abbracciò anche il 2 litri Family II, che divenne noto quindi come 2 litri Ecotec. Nel 1996 avvenne la registrazione del marchio da parte del Gruppo GM: il neonato marchio andò da subito a comprendere il 2 litri Ecotec ed i nuovi motori Family I. In seguito anche altri motori andarono ad aggiungersi alla famiglia Ecotec, tra cui anche numerosi diesel, come il Circle L della giapponese Isuzu ed i motori multijet del Gruppo Fiat. Questi ultimi hanno potuto essere utilizzati dal Gruppo GM grazie ad una joint-venture tra quest'ultimo ed il colosso italiano avutasi nella prima metà degli anni 2000. Nel 2006 la famiglia Ecotec ha cominciato lentamente a cedere il passo all'ancor più evoluta famiglia di motori Ecoflex, la quale gradualmente ne prenderà il posto. Gli ultimi aggiornamenti della famiglia Ecotec hanno visto l'ingresso del nuovissimo 2 litri CDTI di origine Fiat, appartenente ai motori Multijet, che verrà declinato in più varianti dalla Opel per essere montato sulla Opel Insignia di prossima commercializzazione. Una variante dello stesso motore verrà inclusa tra i motori EcoFlex.

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Motori BMW

Un motore V8 BMW S65

Questa pagina offre una panoramica dei motori prodotti dalla Casa tedesca BMW nel corso della sua storia, attribuendone una collocazione temporale e per tipo di motore, in modo da avere un compendio facilmente consultabile dell'evoluzione motoristica della BMW.

La BMW, nota ai più come casa automobilistica, è però da sempre anche una validissima casa motociclistica, ed inoltre si è occupata anche di motori aeronautici.

La BMW ha utilizzato una varietà molto ampia di motori per le sue autovetture (e non solo, come si vedrà), con architetture che vanno da quella monocilindrica a quella di tipo V12. I motori monocilindrici e bicilindrici sono di origine motociclistica e vengono riportati anche nella sezione dedicata alla produzione motociclistica BMW.

La BMW ha utilizzato un motore monocilindrico per la produzione automobilistica.

I motori bicilindrici BMW per uso automobilistico sono stati due.

Numerosi sono i motori a 4 cilindri in linea prodotti dalla BMW.

L'architettura a 6 cilindri è il tipo di motorizzazione a cui la BMW deve la maggior parte della sua fama. Dal 1933 ad oggi (tranne il periodo 1942-44, in piena guerra, ed il periodo 1958-67, quando la BMW era in fase di riavviamento) la Casa bavarese ha sempre avuto in listino almeno un modello con motore a 6 cilindri, che nel caso della BMW sono solo disposti in linea e mai a V.

Vi sono state otto famiglie di motori V8 nella storia della BMW.

Benché esista un solo V10 finora prodotto per le BMW stradali, esso rappresenta uno dei fiori all'occhiello della Casa per quanto riguarda le prestazioni e l'altissimo livello tecnologico.

I V12 BMW prodotti finora sono raggruppati in quattro famiglie e sono tutti a benzina.

Di seguito vengono riportati alcuni dei più significativi motori BMW per uso motociclistico. Alcuni di questi motori sono stati utilizzati anche in campo automobilistico a cavallo tra gli anni '50 e anni '60 su autovetture BMW di fascia bassa o molto bassa.

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Motori di Formula 1

Questo è un elenco dei vari motori utilizzati nel campionato mondiale di Formula 1, dalla sua nascita nel 1950 ad oggi.

L'obbiettivo è quello di fornire una lista, in modo tale da rendere semplice e rapida la ricerca, venendo incontro a quella che spesso è una grossa difficoltà per gli utenti, ossia ricordare la sigla identificativa del motore.

Da notare che per quanto durante gli anni si è arrivati a soluzioni comuni, la Formula 1 è comunque una palestra tecnologica notevole. Tant'è che non bisognerà meravigliarsi, se nella lista sarà possibile venire a conoscenza, di propulsori meno canonici. A questo proposito meritano particolare attenzione, i motori ad otto cilindri in linea, a dodici cilindri a W, e ancora a turbina, così come anche i quattro cilindri in linea, e boxer. Tutte architetture non così comuni nella massima serie.

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Motori Minarelli

Riproduzione in scala della Minarelli 125 GP di Pierpaolo Bianchi del 1979

La Motori Minarelli è una casa motociclistica italiana, fondata nel 1956 da Vittorio Minarelli a Bologna.

La Motori Minarelli nasce dalla "FBM", con la nuova denominazione F.B. Minarelli, acronimo di Fabbrica Bolognese Minarelli.

Già nelle sue ultime fasi, la FBM aveva ormai abbandonato la produzione di motocicli per dedicarsi principalmente alla costruzione di propulsori di piccola cilindrata destinati ad equipaggiare i ciclomotori assemblati da numerose piccole case costruttrici.

L'ultima realizzazione del congiunti ingegni tecnici di Vittorio Minarelli e Franco Morini era stata il "Pettirosso", un propulsore 2T con cambio a due rapporti, che rappresentò subito il pezzo maggiormente richiesto della neonata casa bolognese.

Con una ventina di dipendenti ed una superficie coperta di 2.000 mq, la F.B. Minarelli riusciva a sfornare, nella seconda metà degli anni '50, quasi 20.000 motori all'anno, sia per uso stradale che agricolo, esportati in molti Paesi europei e sudamericani.

La richiesta, però, era ben superiore alle potenzialità produttive e, nel 1967, l'azienda si trasferì nel nuovo stabilimento a Lippo, frazione di Calderara di Reno, cambiando anche la ragione sociale in Motori Minarelli.

Nella nuova struttura, dotata di attrezzature tecniche più moderne e di maggiori spazi, la produzione aumentò vertiginosamente e, negli anni '70, mantenne la media annua di 200.000 motori per uso stradale e 50.000 motori per uso agricolo.

A quel fastoso decennio appartengono anche le migliori affermazioni sportive della casa bolognese che conquistò alcuni record mondiali di velocità, due titoli iridati piloti e quattro titoli costruttori nelle stagioni 1978, 1979, 1980 e 1981 del motomondiale, nella classe 125.

Dopo la morte del fondatore le redini aziendali vennero prese dal figlio Giorgio che, nei primi anni '90, siglò un accordo di joint-venture con la casa giapponese Yamaha, per la produzione di motori a quattro tempi e propulsori con variatore automatico, adatti agli scooter, dei quali la Minarelli divenne il maggior costruttore mondiale. La produzione media, nella prima metà del decennio, raggiunse le 450.000 unità annue.

Nel 2002 il gruppo Yamaha acquisì il pieno controllo aziendale e l'11 aprile 2008, dopo oltre mezzo secolo di attività ininterrotta, dalle catene di montaggio della Motori Minarelli è uscito il decimilionesimo propulsore.

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Source : Wikipedia