Monza

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Monza

Panorama di Monza

Monza (lombardo occidentale: Munscia) è una città di circa 122.000 abitanti della Lombardia nord-occidentale, capoluogo della provincia di Monza e della Brianza, istituita l'11 giugno 2004 e in fase d'attuazione.

La città è attraversata da nord a sud dal fiume Lambro. All'ingresso a nord nel centro storico, fra le vie Zanzi e Aliprandi una biforcazione del fiume, creata artificialmente a scopo difensivo nei primi decenni del XIV secolo, dà luogo al Lambretto che si ricongiunge al corso principale del Lambro alla sua uscita a sud dall'antica cerchia delle mura (oggi interamente demolite).

Un secondo corso d'acqua è il Canale Villoresi, realizzato nel XIX secolo, che attraversa il territorio di Monza da ovest ad est incrociando il Lambro al confine settentrionale del quartiere San Rocco.

Urne cinerarie dell'età del bronzo (circa II millennio a.C.) sono state scoperte nel territorio monzese sul finire del XX secolo: questi ritrovamenti documentano la sicura presenza dell'uomo in questa regione già nell'epoca della civiltà palafitticola.

Un popolo dell'antica Gallia, gli Insubri, valicate le Alpi, si era stabilito intorno a Mediolanum (Milano), dividendosi in numerosi villaggi. In precedenza nella zona dell'antico vicus di Monza una tribù gallo-celtica aveva già fondato un villaggio in riva al fiume Lambro, così le due popolazioni si fusero.

Nell'anno 222 a.C. i consoli romani Gneo Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello sottomisero i Galli Insubri. La regione tuttavia, pochi anni più tardi, si sollevò all'arrivo di Annibale (218 a.C.). Tornata nell'orbita di Roma nei primi decenni del II secolo a.C., la Gallia Cisalpina ottenne da Giulio Cesare la cittadinanza romana nel 49 a.C. (Lex Roscia).

L'antico insediamento della Monza romana è testimoniato dal ponte sul fiume Lambro detto "di Arena", così chiamato perché si trovava nelle vicinanze di un luogo in cui i giovani praticavano attività ginnico-sportive; il ponte era lungo 70 m e largo 4, era composto di sette archi ribassati in cotto e serizzo, uno dei quali è tuttora visibile in prossimità dell'attuale ponte dei Leoni. Della Monza romana sono rimaste poche iscrizioni, lapidi sepolcrali ed epigrafi di militari, commercianti e piccoli proprietari, spesso dai nomi celtici romanizzati.

Il nome latino della città era probabilmente Modicia (come testimonia una dedica ad Ercole dei Juvenes Modiciates) anche se non lo si ritrova menzionato nei documenti né di età repubblicana, né imperiale. Nella ripartizione di Augusto Modicia era iscritta nella Regio XI, il cui territorio corrispondeva all'antica Gallia Transpadana.

La città non era un municipio autonomo in quanto per la relativa vicinanza dipendeva da Mediolanum; la sua importanza cominciò a manifestarsi dalla fine del III secolo anche se il luogo continuò a mantenere un carattere essenzialmente agricolo. Come in tutte le zone rurali dell'impero, anche in Brianza il Cristianesimo si affermò più tardi rispetto alle città.

Nell'ultimo periodo della decadenza dell'impero, nel 402 i Goti di Alarico saccheggiarono la regione Transpadana.

Alla disgregazione dell'impero romano Monza condivide le vicende dell'intera Italia e subisce lo stanziamento di nuovi popoli.

Dapprima gli Eruli di Odoacre, che depone l'ultimo imperatore romano (476).

Quindi gli Ostrogoti di Teodorico (493), il quale tra l'altro s'interessa proprio a Monza facendovi costruire un proprio Palatium magnum.

Poi la guerra voluta da Giustiniano contro i Goti porta alla riconquista bizantina dell'Italia (553).

Infine l'arrivo in Italia dei Longobardi (568), guidati dal loro re Alboino: la conquista longobarda si estenderà a larga parte del territorio italiano (Langobardia Major e Langobardia Minor) e comporterà un ruolo storicamente importante per la città di Monza (Modoetia).

Autari, terzo re italiano dei Longobardi, aveva sposato, nel 589, Teodolinda, principessa cattolica bavarese, figlia di re Garibaldo e di Valdrada principessa di stirpe longobarda.

Morto improvvisamente Autari nel 590, Teodolinda sposa in seconde nozze il duca di Torino, Agilulfo, incoronato re d'Italia. La coppia regale stabilisce a Milano la propria capitale e a Monza la residenza estiva.

Teodolinda fece costruire, nel 595, sulla riva del fiume Lambro un oraculum, cioè un luogo di preghiera, le cui vestigia (muri del VI secolo) si trovano tuttora a far parte della Basilica di San Giovanni. Tutto ciò secondo la testimonianza dello storico longobardo Paolo Diacono (VIII secolo), nella sua Historia Langobardorum in cui leggiamo: " Theudelinda regina basilicam costruxerat, qui locus supra Mediolanum duodecim milibus abest, ".

Più tardi nacque una leggenda riguardo alla costruzione dell'oraculum. Secondo la tradizione infatti Teodolinda, addormentatasi lungo la riva del Lambro durante una battuta di caccia del re e della corte longobarda, avrebbe visto in sogno una colomba, simbolo dello Spirito santo, che le avrebbe pronunciato la parola modo, ad indicare che avrebbe dovuto dedicare quel luogo a Dio. La regina a quel punto avrebbe risposto etiam, indicando la sua accondiscendenza al volere divino. Dall'unione delle due parole modo ed etiam sarebbe poi nato il nome della città: Modoetia. L'episodio è narrato, insieme ad altri della vita della regina, nel ciclo di affreschi dei fratelli Zavattari che decorano interamente le pareti della Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza.

L'importanza di Monza si accrebbe ulteriormente quando la regina, fattovi anche costruire un palazzo, vi spostò la propria residenza e la corte.

Il Papa Gregorio Magno, grazie all'influenza della regina, verso la fine del 603, ottenne la conversione al cattolicesimo del popolo longobardo, che inizialmente seguiva l'eresia ariana. La conversione del popolo longobardo ebbe una grande importanza politica e comportò una tutela per le comunità cattoliche esistenti nei territori del loro regno. Anche per Gregorio la conversione fu un avvenimento importante in quanto garantiva alla chiesa di avere come vicino uno stato amico ed alleato. Per questo motivo e per incoraggiare e confermare la fede del popolo appena convertito il papa donò una serie di oggetti di culto, molti dei quali, carichi di valore storico ed artistico, sono ancora oggi conservati nel museo del Duomo, insieme anche a numerosi oggetti d'arte di questo popolo: tra questi l'Evangeliario di Teodolinda, che papa Gregorio Magno donò nel 603 alla regina dei Longobardi.

Dopo Teodolinda (morta nel 627), la Chiesa monzese andò assumendo un'importanza spirituale e temporale sempre maggiore. A suo capo fu posto un "Diacono custode" (che successivamente, nell'anno 879, divenne "Arciprete"). In questo periodo la Basilica monzese e le sue terre furono prima soggette a "Principi", cioè a feudatari inviati dai re longobardi residenti a Pavia. Più tardi l'Arciprete di Monza giunse ad associare il potere temporale a quello spirituale.

Nell'anno 774 i Longobardi di Desiderio sono sconfitti dai Franchi di Carlo Magno che riceve la Corona Ferrea nel 775.

Nell'843 l'Impero carolingio viene diviso in tre regni: Monza fa parte del Regno d'Italia, assegnato a Lotario I.

Il Glossario di Monza risale probabilmente ai primi decenni del secolo X.

Berengario (850-924), duca del Friuli, divenuto re d'Italia e poi, nel 915, anche imperatore del Sacro Romano Impero, elesse Monza a sede imperiale e dalla città emanò molti decreti per il governo dell'impero stesso. Berengario I fu molto generoso con Monza donando numerose opere al suo Duomo e concedendo ampi benefici ai suoi 32 canonici ed alle altre chiese. Sotto il suo regno Monza poté godere di una certa indipendenza: disponeva infatti di un proprio sistema di pesi e di misure; poteva anche confiscare beni e contrassegnare gli atti notarili con proprie segnature.

In questo periodo Monza divenne una città fortificata che ospitò, nel 980, Ottone II proveniente dalla Germania . Nell'anno 1000 suo figlio Ottone III divenne protettore di Monza e di tutti i suoi possedimenti: Bulciago, Cremella, Lurago, Locate e Garlate.

Nel 1018, Ariberto d'Intimiano (970-1045), Signore di Monza, viene consacrato vescovo di Milano: così la città perde la propria autonomia rispetto alla potente e troppo vicina Milano. Sono gli anni che vedono le lotte tra Ariberto e l'imperatore Corrado II. Alla sua morte, Ariberto lascia importanti donazioni alla Basilica e al clero monzese.

Si stima che la città di Monza contasse circa settemila abitanti. L'agricoltura ne costituisce l'attività prevalente, anche se l'artigianato inizia a crescervi d'importanza.

Nel 1128, a Monza nella chiesa di San Michele, Corrado III di Svevia, della famiglia degli Hohenstaufen, viene incoronato Re d'Italia dall'arcivescovo di Milano Anselmo Pusterla. Non si sa con certezza quale fu la corona usata in questa cerimonia poiché la basilica ne possedeva tre: quella di Teodolinda, la Corona Ferrea e quella di Agilulfo. Però le prime due si ritengono poco adatte per una incoronazione per le loro dimensioni, troppo piccole; rimarrebbe la corona di Agilulfo, che viene fatta risalire non all'epoca longobarda, ma al secolo XI e che oggi non è più a Monza perché è stata fusa a Parigi dove fu portata da Napoleone alla fine del XVIII secolo.

Nel terzo decennio del secolo nasce a Monza San Gerardo dei Tintori, fondatore di un ospedale.

Nel 1135 Corrado III deve cedere il proprio regno a Lotario III (secondo un'altra numerazione, Lotario II). Nello stesso anno papa Innocenzo II prende la Chiesa di Monza sotto la protezione apostolica e ne conferma i beni e i privilegi.

L'anno successivo Lotario garantisce al clero monzese l'indipendenza da Milano: Monza riacquista così la propria autonomia che non è solamente limitata al governo feudale di terre e di beni, ma è estesa anche al potere spirituale: infatti, mentre è negata ad altri, all'arciprete di Monza è confermata la facoltà di ordinare i chierici della propria chiesa (anno 1150); naturalmente tale autonomia non fu mai assoluta, non potendosi svincolare completamente dall'autorità del vescovo di Milano.

Federico I Barbarossa succede allo zio Corrado III di Svevia ed è due volte nella città di Monza: nel 1158 e nel 1163. In questo periodo la città assume grande importanza e riacquista la propria indipendenza da Milano, città fortemente ostile all'imperatore. Federico dichiara Monza di sua proprietà e le concede anche la "curraria" (cioè il diritto di riscuotere la dogana sulle strade), diritto solitamente concesso solo alle città di "sede regia". Nel periodo delle lotte contro Milano e le altre città della Lega, Monza è soprattutto un centro amministrativo per il Barbarossa. L'indipendenza monzese dura fino al 1185 quando il Barbarossa, conclusa con la Lega la pace di Costanza, deve abbandonare la città al predominio di Milano.

Nel 1185 Enrico VI, figlio del Barbarossa, è incoronato re a Monza, in occasione delle sue nozze con Costanza d'Altavilla, erede del Regno Normanno.

Possiamo far risalire a questo periodo la nascita del Comune monzese che troverà il suo simbolo distintivo nell' Arengario, il palazzo civico destinato a contrapporsi idealmente al Duomo, centro del potere religioso. A quegli anni risale il primo stemma della città di Monza: uno scudo azzurro nel quale campeggia una Luna crescente di colore rosso, con un bianco semicerchio al mento.

Già all'inizio del XII secolo Monza era un luogo fortificato; con il sorgere del libero Comune viene a cambiare la stessa struttura medioevale della città. Infatti, all'attività agricola si affianca la lavorazione artigianale dei panni e, fuori dalle mura, in grandi cascine, si sviluppa la lavorazione delle lane.

In questo periodo il Comune è nuovamente legato, per le scelte politiche, a quello di Milano che nel 1221 sostiene Monza, il cui podestà era stato scomunicato dall'arcivescovo di Milano Enrico da Settala.

Nel 1242, per aiutare i milanesi che erano in lotta contro Federico II, l'arciprete di Monza Alberico da Oreno acconsente ad impegnare i tesori della città; purtroppo al momento della loro restituzione è mancante un calice d'oro massiccio detto magno. Per sostenere una seconda guerra contro Federico II, i milanesi chiedono in prestito un calice d'oro monzese; per la sua restituzione è necessario far ricorso alla scomunica che venne comminata nel 1254: il calice viene restituito, ma mancante di diciassette gemme, come risulta da un inventario del 1275.

Ormai Monza è sempre più legata alle vicende di Milano e deve condividerne le vicende ed i nemici: nel 1255 la città viene saccheggiata dai Ghibellini e nel 1259 Ezzelino da Romano cerca d'impadronirsi del castello di Monza, ma ne viene respinto mentre il borgo è messo a ferro e fuoco.

Era comunque destino che il tesoro della basilica passasse ancora di mano in mano come pegno a garanzia dei prestiti ricevuti: nel 1273 è presso gli Umiliati di Sant'Agata (attuale chiesa del Carrobiolo) in Monza e nel 1311 viene impegnato presso alcuni banchieri che per sicurezza lo trasferiscono ad Avignone. Tra i membri della delegazione era anche Martino Aliprandi, appartenente ad una delle famiglie più importanti di Monza, ma residente a Milano. Solo nel 1319 il tesoro verrà restituito a Monza grazie a Matteo I Visconti, già Vicario imperiale e Signore di Milano. Martino Aliprandi fu podestà dal 1334 al 1336 a Monza, ove curò la costruzione delle mura e fortificò la rocca.

Monza rimane coinvolta nelle lotte tra i Della Torre ed i Visconti. E' presidiata da soldatesche milanesi nel 1275. Dopo la decisiva vittoria viscontea nella Battaglia di Desio del 1277 è occupata dalle truppe dell'Arcivescovo Ottone Visconti e del marchese Guglielmo di Monferrato (1278); l'anno successivo la città venne dichiarata possesso del podestà e del popolo milanese.

L'anno 1300, primo Giubileo nella storia della Cristianità, vede l'inizio dei lavori di ricostruzione del Duomo, promossi da Matteo Visconti.

Il nuovo imperatore Arrigo VII, nel 1311, non trova a Monza la Corona ferrea (alienata dai Torriani) e si fa confezionare un'apposita corona per essere incoronato re dei Romani.

Enrico Aliprandi, membro dell'eminente famiglia monzese, nel 1322 aderisce alla fazione dei Torriani, arruola molti soldati al suo comando e si fa acclamare Signore di Monza dal popolo. Nello stesso 1322 Luchino Visconti e Francesco da Garbagnate fanno demolire la cinta muraria di Monza per impedirle di difendersi dagli attacchi provenienti dalla parte di Milano.

Nel 1325 Galeazzo I, conquistata la città dopo un lungo assedio, pone mano a nuove grandi opere di difesa: la biforcazione del fiume Lambro (il Lambretto) e la costruzione di un castello, il terzo, in Monza. La prima costruzione consisteva in una torre alta quarantadue metri, che divenne luogo terribile di prigionia (la prigione dei Forni). Il Castello di Monza venne successivamente ampliato, tanto che si dovette abbattere una chiesa (Santa Maria d'Ingino), e furono costruite altre due torri in riva al fiume Lambro. Nel 1327 proprio lo stesso Galeazzo I viene rinchiuso nei Forni di Monza per ordine dell'Imperatore Ludovico il Bavaro e ne verrà liberato l'anno successivo.

Nell'aprile del 1329 Pinalla Aliprandi, con un manipolo di cavalieri viscontei, riconquista Monza, occupata dalle truppe di Ludovico IV il Bavaro, giovandosi anche dell'aiuto portogli dal fratello Martino e, nel maggio dello stesso anno, respinge un tentativo dello stesso imperatore di impadronirsi della città.

Azzone Visconti concede che Monza sia nuovamente cinta di mura: i lavori hanno inizio nel 1333 e si protraggono fino al 1381. Con la costruzione delle nuove mura alle tre antiche porte della città se ne aggiungono altre, per un totale di sette, fortificate e munite di ponti levatoi: la porta Nuova (verso Milano), la Carnaia (sempre verso Milano), la porta di San Biagio, quella del Carrobiolo, di Lecco, de Gradi e di Lodi.

Nell'anno 1354 il papa Innocenzo VI proclama l'indiscusso diritto di Monza di imporre in Duomo la Corona d'Italia, la Corona del Ferro.

Nel 1380 Gian Galeazzo Visconti dona il Castello di Monza alla moglie Caterina che poi vi morirà nel 1404, imprigionatavi dal figlio Giovanni Maria.

Estorre Visconti, che aveva conteso la successione ducale a Filippo Maria Visconti, è assediato nel Castello di Monza: colpito ad una gamba da una pietra lanciata dagli assedianti, muore per gli esiti della frattura nei primi giorni di gennaio 1413.

Sul finire della Signoria viscontea la bottega dei fratelli Zavattari porta a termine nel Duomo di Monza l'affresco delle Storie di Teodolinda (1440-1446).

La signoria dei Visconti continua su Monza fino alla morte dell'ultimo Duca, Filippo Maria (1447); ad essa succede, con le vicende del Ducato di Milano, quella di Francesco I Sforza.

Nel 1500 il re di Francia Luigi XII, sconfitto e fatto prigioniero Ludovico il Moro, occupa il Ducato di Milano e Monza ne segue le vicende. Sconfitti i francesi dalla Lega Santa, tra il 1512 e il 1515, Massimiliano Sforza è nuovamente Duca. Ma dopo la battaglia di Marignano (1515) Francesco I s'impossessa del Ducato di Milano estromettendone lo Sforza. Nel 1522 il generale Lautrec occupa il castello monzese nel quale convengono altri condottieri italiani.

Con la battaglia di Pavia (1525) i francesi sono sconfitti dalle forze imperiali di Carlo V, e a Francesco II Sforza è restituito il Ducato di Milano.

A seguito di un'epidemia di peste il Duca Francesco II si rifugia nel castello di Monza fino a quando anche la città non è raggiunta dal morbo.

Nel 1527 lo scoppio di una mina provoca la semidistruzione del Castello di Monza.

Francesco II Sforza muore senza eredi nel 1535, si apre quindi la questione della successione al trono del ducato.

Sempre crescente era divenuta in Italia la potenza della Spagna. Nel 1526 Monza sostiene un nuovo assedio, è poi ancora per poco dominio dei duchi di Milano, poi è soggetta ad un capitano e castellano nominato da Carlo V, poi torna ancora in possesso di Francesco II Sforza; infine Antonio de Leyva, governatore di Milano e comandante supremo delle truppe imperiali, nel 1527, saccheggia la città.

Antonio De Leyva diviene Signore di Monza nel 1529. Egli si dedica al governo regolando affari ecclesiastici, controllando imposte e dazi e facendo chiudere alcune porte (di Lecco, di Lodi e di Cesare).

Nel 1530 Carlo V, dopo il Congresso di Bologna (1529-1530), viene incoronato con la Corona Ferrea. Tra il 1537 ed il 1557 il feudo è governato da Luigi de Leyva. Alla famiglia de Leyva appartiene la famosa "Monaca di Monza", Marianna o Suor Virginia.

Nel 1576 si verfica un'epidemia di peste, la famosa peste di San Carlo, che ha termine nel 1577 dopo aver provocato la morte di numerose persone.

Due anni dopo San Carlo Borromeo, unificando il rito in tutta la diocesi, impone anche a Monza quello ambrosiano. I Monzesi, che per gli antichi legami con il patriarcato di Aquileia officiavano da secoli un rito romano misto quello patriarchino-aquileiense, si ribellano appellandosi a papa Gregorio XIII. Questi, forse per evitare che i monzesi esasperassero la situazione ai quei tempi di conflitto religioso con il nascente protestantesimo, revoca il provvedimento del cardinale di Milano: dal 24 giugno 1578 a Monza ritorna il rito romano.

Il 1630 vede infuriare il morbo della peste (ricordata ne I Promessi Sposi) che provoca una profonda crisi demografica ed economica.

Nel 1648 Monza ed il suo territorio divengono proprietà dei Durini, famiglia di ricchi banchieri milanesi che vi fanno erigere vari edifici.

Il ducato di Milano, e quindi Monza, rimangono soggetti alla corona spagnola fino all'inizio del XVIII secolo. Indubbia è stata la decadenza economica della regione (e in generale di tutta Italia), soprattutto nel XVII secolo.

Alla fine della Guerra di Successione Spagnola (1713), il Ducato di Milano viene assegnato alla casa degli Asburgo d'Austria. Questo periodo storico corrisponde ad una stagione di rinascita della città, con un notevole sviluppo dell'agricoltura e dell'artigianato.

Vengono costruite le prime ville storiche monzesi. L'Imperatrice Maria Teresa fa edificare per il figlio Ferdinando, Governatore di Milano, la Villa Reale (1777-1780). La scelta di Monza era dovuta, oltre che alla bellezza del paesaggio, anche alla posizione strategica e al fatto di essere facilmente collegata a Vienna oltre che per la sua vicinanza con Milano. La costruzione è compiuta in tre anni dall'architetto folignate Giuseppe Piermarini.

A conclusione della campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte (1796) il Ducato di Milano viene ceduto alla Repubblica Francese ed entra poi a far parte della Repubblica Cisalpina (che, nel 1802, diverrà Repubblica Italiana).

Invisa ai francesi come simbolo del potere aristocratico, la Villa di Monza viene venduta per essere demolita; ma le proteste dei cittadini ne ottengono la salvezza anche se l'abbandono provoca il degrado del complesso.

Due terzi degli ori e degli argenti del famoso tesoro della basilica monzese vengono consegnati alla zecca di Milano, che li trasforma in monete per sopperire alle spese militari. Bonaparte si impossessa anche dei tesori della Basilica e dei libri della Biblioteca che vengono trasferiti alla Biblioteca Nazionale di Parigi. Invece la Corona Ferrea viene lasciata provvisoriamente a Monza.

Nel 1805 la Repubblica Italiana diventa Regno d'Italia con capitale Milano. Il 26 maggio 1805 la Corona Ferrea è a Milano per l'incoronazione di Napoleone, che da solo se la pone in capo, proferendo la famosa frase "Dio me l'ha data, guai a chi la tocca". Monza riceve il titolo di città imperiale e Napoleone istituisce anche l'Ordine della Corona del Ferro.

Vicerè d'Italia è nominato Eugenio Beauharnais che stabilisce nella Villa Reale di Monza la propria residenza principale; la Villa Reale, restaurata, vive un nuovo, brillante periodo.

Nel 1807 il Castello di Monza è definitivamente demolito; con le sue pietre viene costruito il muro di recinzione del Parco voluto dal Beauharnais a complemento della Villa Reale.

Alla caduta del primo Impero (1815) l'Austria annette i territori italiani nel Regno Lombardo-Veneto e li governa con propri funzionari: Monza è inclusa nella provincia di Milano.

I Monzesi chiedono la restituzione di tutti i tesori che Napoleone aveva fatto prelevare da Monza. Promotore della richiesta è stato l'arciprete monsignore Prugnola: il 2 marzo 1816, la città ritorna in possesso del tesoro e dei libri della Biblioteca Capitolare. I codici ritornano ed in parte anche ben rilegati, ma dal tesoro risulta mancante la Corona di Agilulfo, rubata e fusa a Parigi.

Per decreto dell'imperatore d'Austria Francesco I nell'anno 1816 Monza diviene ufficialmente una città. Nel 1818 l'arciduca Ranieri, viceré del Regno Lombardo-Veneto riutilizza la Villa di Monza.

Il successivo imperatore d'Austria Ferdinando I si fa incoronare re del Lombardo Veneto a Milano con la Corona Ferrea (6 settembre 1838); con l'occasione estende vari benefici alla città. Vengono aperte nuove strade, tra cui la via Ferdinandea (l'attuale via Vittorio Emanuele); nel 1842 il Ponte dei leoni è eretto vicino all'antico ponte romano di Arena; viene installata l'illuminazione notturna a gas. Nel 1841 viene inaugurata la prima ferrovia nell'Italia del nord a collegare Milano e Monza.

L'artigianato della lavorazione della lana va decadendo mentre diventa sempre più importante quella del feltro e la collegata industria del cappello.

Durante le Cinque giornate di Milano (22-23 marzo 1848) anche Monza insorse cacciando la guarnigione austriaca del reggimento Geppert. I patrioti monzesi, unitisi ai Lecchesi, combatterono poi a Milano a Porta Tosa (oggi Porta Vittoria). Scacciati gli Austriaci, a Monza si formò una "Guardia cittadina" alla quale le donne monzesi regalarono il vessillo.

Dopo la Prima guerra di indipendenza, al ritorno degli Austriaci nel 1849, il Generale Radetzky e poi l'arciduca Massimiliano (fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe e poi imperatore del Messico) si insediarono nella Villa Reale.

La cosa che importava di più era, come al solito, il tesoro della basilica che fu prelevato dal Generale Radetzky e portato a Mantova nel 1849, ma restituito nello stesso anno.

Nel 1859, con la Seconda guerra di indipendenza, tutta la Lombardia liberata dagli austriaci entra nel Regno di Sardegna.

Ma il tesoro e la Corona Ferrea, dopo una sosta a Verona, dagli austriaci erano stati trasferiti a Vienna; il tutto ritornò solennemente a Monza solo alla conclusione della Terza guerra di indipendenza, il 6 dicembre 1866, e qui la Corona Ferrea rimase definitivamente, con due sole eccezioni: nel 1878, quando, a Roma, fu posta sul feretro di Vittorio Emanuele II e durante le due guerre mondiali quando fu messa al sicuro in Vaticano.

Nel 1861, all'indomani della proclamazione del Regno d'Italia, la città contava circa 25.000 abitanti.

Nel 1862 Giuseppe Garibaldi visitò Monza. Alla morte dell'eroe, dopo venti anni dalla sua visita, Monza gli dedicò un monumento, opera dello scultore Bazzaro nella piazza omonima; all'inaugurazione furono presenti numerosissimi garibaldini, tra cui l'avvocato monzese Achille Mapelli che, abbandonati gli studi, aveva partecipato alla spedizione dei Mille.

Nel 1868 viene istituito da casa Savoia l'Ordine cavalleresco della Corona d'Italia nella cui insegna compare la Corona ferrea.

Già da secoli le acque del Lambro fornivano forza motrice all'attività dei mulini e questa opportunità aveva favorito lo sviluppo di vario artigianato. Così già alla metà del XIX secolo Monza godeva di significative attività nel settore manifatturiero: tessitura della seta, produzione di cappelli e soprattutto tessitura del cotone, mentre in Brianza erano già attive imprese artigiane per la produzione di mobili.

Negli ultimi due decenni del secolo la fisionomia di Monza come città industriale si era notevolmente accentuata. Particolare importanza avevano raggiunto l'industria del cappello (cappellifici Valera, Cambiaghi, Ricci), il settore del tessile (cotonificio Fossati) e quello legato alla meccanica (Officine meccaniche Alfredo Zopfi & C.) e all'elettricità (batterie Hensemberger).

Il 22 agosto 1891 fu inaugurato il primo ospedale monzese dedicato a San Gerardo, compatrono della città insieme a San Giovanni Battista, grazie anche alla cospicua donazione da parte del re Umberto I.

Al 31 dicembre1895 Monza contava circa 37.500 abitanti stabili, con "31 strade interne" della lunghezza di circa 42 chilometri. Intorno a queste strade vi era la campagna che produceva frumento, mais, foraggi, patate, avena, segale ed ortaggi in genere. Altre fonte di ricchezza era l'allevamento dei bachi da seta (i bigatt) i cui bozzoli venivano lavorati delle filande della Brianza.

L'anarchico Gaetano Bresci arrivò a Monza dagli Stati Uniti il 27 luglio 1900 e prese alloggio presso una affittacamere. Essendo il parco reale aperto al pubblico, egli vi andò in carrozza per informarsi delle abitudini del Re: infine seppe che Umberto I si sarebbe recato al saggio ginnico organizzato per la sera di domenica 29 dalla società sportiva "Forti e Liberi". Quella sera alle ore 22.30 circa, Bresci sparò al re che, terminato il saggio, dalla carrozza salutava la folla. A memoria del delitto il successore Vittorio Emanuele III fece edificare la Cappella Espiatoria, in via Matteo da Campione.

All'inizio del secolo Monza conta 41.200 abitanti; nel 1911 è annoverata tra gli otto centri più industrializzati d'Italia. Le attività principali rimangono quelle legate alla lavorazione del cotone, alla meccanica e all'industria dei cappellifici.

La Prima Guerra Mondiale (1915-1918) ha coinvolto anche Monza come le altre città d'Italia; alla fine della guerra i caduti monzesi sono stati seicento e la città ha voluto ricordarli con il grandioso monumento ai caduti (1932), posto in piazza Trento e Trieste (l'antica piazza del mercato). Su di una parte della stessa grande piazza viene costruito il Municipio cittadino.

Nel 1922, da un ramo dell'Umanitaria di Milano, veniva creato a Monza l' ISIA (acronimo di Istituto Superiore di Industrie Artistiche) all'interno del complesso della Villa Reale. L'ISIA ha costituito una novità assoluta nel panorama scolastico italiano dell'epoca divenendo subito un' importante fucina ed uno stimolo culturale, sia nazionale che internazionale, anche grazie al livello dei direttori e alla scelta degli artisti chiamati a tenervi lezione.

Nel periodo tra le due guerre mondiali l'assetto industriale della città non subì modifiche sostanziali, pur registrando notevoli incrementi nei volumi di produzione.

Per quanto riguarda la Seconda Guerra Mondiale, le vicende monzesi furono significative in particolare per la Resistenza partigiana. Nel 1943 era stato fondato il Fronte di azione antifascista capeggiato da Gianni Citterio. Nel 1945, con la città sotto il presidio delle truppe tedesche, alcuni monzesi cercarono di tessere rapporti con il comando tedesco per evitare rappresaglie alla popolazione ed ottennero un armistizio a partire dalle ore zero del 25 aprile; mentre si discutevano gli ultimi accordi arrivò l'ordine di capitolazione per i Tedeschi che quindi lasciarono la città. Il 25 aprile si insediò la nuova amministrazione comunale. Al termine della guerra, Monza contò ottantacinque partigiani caduti, tra cui Gianni Citterio (medaglia d'oro), Ferdinando Tacoli (medaglia d'argento) ed Elisa Sala.

Nella seconda metà del secolo la città conosce un notevole incremento di popolazione e un conseguente sviluppo edilizio. Con lo sviluppo delle varie attività si manifestano i problemi legati al traffico e ai collegamenti con i centri vicini, soprattutto con Milano.

All'inizio del secolo Monza conta oltre 120.000 abitanti.

L'Università degli Studi di Milano-Bicocca ha posto in Monza il suo campus per le Facoltà di Medicina e Chirurgia e di Scienze dell'organizzazione.

Per l'importanza economica propria e del circondario, la città diventa capoluogo della Provincia di Monza e della Brianza (11 giugno 2004).

La Villa Reale è uno dei monumenti più importanti della città. La villa nacque come simbolo del prestigio e della magnificenza della corte asburgica, voluta dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria per il suo quarto figlio maschio, l'arciduca Ferdinando d'Austria, che in quel tempo risiedeva a Milano in qualità di Governatore della Lombardia e desiderava una villa fuori città per trascorrervi la stagione estiva e per andare a caccia. I lavori ebbero inizio nel 1777 sotto la guida di Giuseppe Piermarini. È composta da un corpo centrale e due ali che si dipartono ad angolo retto.

Dai giardini della Villa Reale è possibile accedere al Parco. La Villa è attualmente (2007) in fase di restauro.

L'Arengario si trova nel punto più alto del centro storico, in piazza Roma, punto da cui partono le vie principali dell'area pedonale. È l'antico Palazzo Comunale di Monza, costruito nel XIII secolo. Inizialmente era privo della torre e della "Parlera", il balcone da cui si affacciavano i governanti per parlare alla popolazione.

Cappella voluta da Vittorio Emanuele III sul luogo in cui venne ucciso suo padre, Umberto I, per mano di un anarchico nel 1900. Il viale di accesso si trova in viale Cesare Battisti.

Il Parco di Monza ha una superficie di 750 ettari, più del doppio del Central Park di New York (il parco recintato più grande di Europa è il parco di Richmond a Londra con una superficie di 955 ettari). È situato a nord della città, tra i comuni di Lesmo, Villasanta, Vedano al Lambro e Biassono. Al suo interno scorre il fiume Lambro che si insinua con cascatelle e specchi tranquilli. Sorge su terreno alluvionale trasportato dal fiume, argilloso e sabbiosa. L'artista Giuliano Mauri, in prossimità della Valle dei Sospiri, tra l'ottobre e il novembre 2006 vi ha costruito la Voliera per umani, lavoro di architetture naturali, realizzato valendosi dei legni raccolti nel Parco stesso.

L'Autodromo Nazionale di Monza è un circuito automobilistico situato all'interno del Parco di Monza. Ospita molti eventi motoristici durante tutto l'anno, ma è famoso internazionalmente per ospitare il Gran Premio d'Italia organizzato dall'Automobile Club di Milano quasi ininterrottamente dal 1922.

È un rione caratteristico del centro storico come quello, più a sud del Lambro, detto i Mulini. Presenta una suggestiva veduta prospettica della case che si ergono sul fiume, che, una cinquantina di anni fa, qui si divideva in vari rami che servivano ad azionare i mulini ad acqua (di questi mulini è rimasto un frantoio). In un cortile con loggiato di via Gerardo dei Tintori è la suggestiva chiesetta detta di San Gerardino (che in realtà è la più antica delle due chiese cittadine intitolate al santo copatrono di Monza) con affreschi interni, risalenti al Cinquecento e attribuibili in parte alla scuola luinesca. La chiesetta in realtà è parte dell'Ospedale di S.Gerardino, complesso articolato in diversi corpi di fabbrica, fondato dal Santo nel 1174, rimaneggiato in varie epoche, e in uso fino al XVIII secolo. In questo rione si svolge annualmente, il 6 giugno, la tradizionale sagra di San Gerardo, compatrono della città, con la posa di una statua del santo nel letto del fiume.

Nei pressi del ponte settecentesco detto di San Gerardino sorge il Mulino Colombo. Il mulino, già attivo all'inizio del XVIII secolo, era impiegato in origine per macinare il grano, poi per la follatura della lana ed infine venne utilizzato come frantoio. All'interno, si conservano la macina, il torchio ed altri antichi attrezzi. È utilizzato in brevi periodi dell'anno per mostre a cura del Museo Etnologico di Monza e Brianza.

Fu edificato sul fiume Lambro nel 1842 vicino ai resti del grande ponte romano, detto d'Arena, del I secolo (un'arcata del quale è tuttora visibile presso un'estremità dell'attuale ponte) in occasione dell'apertura della via Ferdinandea, oggi via Vittorio Emanuele.

Il ponte è costituito da tre arcate ribassate con spallette in granito. Ai lati i quattro leoni di marmo, su basamento, sono opera dello scultore Antonio Tantardini.

La via Lambro è ritenuta la più antica di Monza. Situata nel nucleo primitivo della città medioevale, parte da piazza Duomo e si estende sul fianco sinistro della Basilica, scendendo verso il Lambro con tracciato regolare e passando verso la sua fine sotto una "casa torre" medioevale ("Punt Scür" in dialetto). Questa torre, detta di Teodolinda, è in realtà duecentesca ed è stata restaurata completamente nell'Ottocento. Ha monofore, trifore e merli guelfi che poggiano sopra una cornice di archetti. All'inizio della strada si notano alcune case a sporto del Trecento e del Quattrocento con balconcini di ferro.

Su questo ponte era situata la Porta De Gradi che fu demolita nel 1890. Il ponte collega via Bergamo con via De Gradi e aveva preso il nome dall'ortolana Mariotta che aveva la sua bancarella sotto l'arcata della porta.

E' l'unico resto del Castello di Monza fatto erigere, con le mura della città, da Galeazzo Visconti nel XIV secolo e demolito nel 1807. La torre sorge in riva al fiume Lambro ed è ben conservata: sono tuttora visibili le feritoie del ponte levatoio, una bifora e uno stemma spagnolo.

L’Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza ha alle spalle otto secoli di tradizione di cura e assistenza. Oggi, considerata di rilievo nazionale e ad alta specializzazione, conta 3.500 dipendenti (fra medici, infermieri, personale tecnico e amministrativo). Comprende due presidi ospedalieri: l’Ospedale San Gerardo di Monza, il quarto ospedale pubblico, per dimensioni, della Lombardia, e l’Ospedale E. Bassini di Cinisello Balsamo.

La Stazione Reale fu costruita nel 1884 e conserva intatta la saletta reale d'aspetto che accolse Umberto I e Margherita di Savoia in occasione dei loro soggiorni estivi nella Villa Reale, dal 1884 fino all'ultimo viaggio a Roma della salma del re, l'8 agosto 1900. La sala presenta decorazioni a stucco, boiseries e dipinti di gusto tardo-eclettico; sulla volta è collocato un medaglione a tempera di Mosè Bianchi che rappresenta "Il genio Savoia" (1883-84).

Lo stabile GIL del 1934, esempio di architettura razionalista dell'epoca, dopo lunghi anni di abbandono, nel 2005 è stato restaurato e riproposto alla città come spazio multifunzionale cittadino per scopi di rappresentanza, congressuali ed espositivi. Ospita anche una sala teatrale e, nell'attico, una struttura belvedere sulla città di Monza e la Brianza.

Sagra di San Giovanni Nelle settimane che precedono il 24 giugno, giorno in cui si festeggia il Patrono di Monza, si svolgono numerose manifestazioni sportive, culturali e folcloristiche che culminano con uno spettacolo pirotecnico a ritmo di musica. Durante le celebrazioni si tiene il corteo storico in costumi medievali, ogni anno dedicato ad un evento diverso. Da segnalare inoltre la gara podistica notturna Monza-Resegone.

Sagra di San Gerardo Il 6 giugno si commemora la morte del santo co-patrono della città: San Gerardo dei Tintori. La celebrazione di San Gerardo inizia la sera del 5 giugno con la deposizione di una statua del santo nel fiume Lambro vicino al ponte di San Gerardino. In questo modo si vuole ricordare il miracolo di San Gerardo: si narra che il santo volesse portare del cibo ad alcune famiglie che vivevano al di là dal Lambro e, non disponendo di ponti per poterlo attraversare, distese il suo mantello carico di provviste e a bordo di questa zattera improvvisata attraversò il fiume. Un altro miracolo viene ricordato con la sagra delle ciliegie.

Sagra della Madonna delle Grazie Nel giorno dedicato all'Annunciazione della Vergine Maria si tiene la sagra della Madonna delle Grazie. Nelle vie attorno al Santuario della Madonna delle Grazie, a ridosso del Parco, si concentrano bancarelle con dolci, giocattoli, merci di vario genere ed il "firun", un dolce tipico monzese composto da castagne cotte al forno e infilate ad un filo a formare una collana.

Festa del Santo Chiodo Si svolge la terza domenica di settembre, con rievocazione storica e processione della Corona del Ferro.

Mercatino dell'antiquariato Si svolge la seconda domenica di ogni mese (ad esclusione di agosto) in via Bergamo. Vi si possono trovare molti oggetti, mobili, soprammobili d'epoca. Partecipano un centinaio di venditori e di antiquari.

Mercatino di Natale Si svolge ogni anno dal 1° dicembre al 6 gennaio, in piazza San Paolo.

Concorso internazionale della rosa A fine maggio nel roseto al Serrone della Villa Reale.

Gran Premio d'Italia di Formula 1 Il Gran Premio d'Italia di Formula 1 si disputa annualmente la seconda domenica di settembre nell'Autodromo.

La settimana che precede il Gran Premio è sempre costellata di eventi che interessano tutta la città (Monza Più). Alcuni di questi, che si ripetono ogni anno, sono il concorso fotografico dedicata alla memoria di Pepi Cereda e la partita di calcio benefica della Nazionale Piloti.

La città è attraversata da quattro linee ferroviarie che fanno capo alle Ferrovie dello Stato: la Milano-Chiasso (elettrificata a doppio binario), la Milano-Bergamo via Carnate (elettrificata a doppio binario nella tratta Milano-Carnate, a binario unico per il rimanente tratto), la Milano-Lecco-Tirano (elettrificata a doppio binario nella tratta Milano-Lecco, a binario unico per il rimanente tratto) e la Milano-Molteno-Lecco (detta anche "Littorina", non elettrificata a binario unico).

La città è dotata di due stazioni: Monza Centrale, in cui fermano tutte le linee, e Monza Sobborghi, solo per la linea Milano-Molteno-Lecco.

La Stazione centrale da poco è stata completamente ristrutturata, con l'apertura di un sottopassaggio che la mette in comunicazione direttamente con piazza Castello, facilitando così l'accesso dalla zona est della città e dalla Brianza. Sono stati inoltre completati un nuovo parcheggio da 140 posti e la nuova autostazione, sempre con ingresso da piazza Castello. Sono state proposte altre quattro stazioni (Monza Libertà, Monza S. Alessandro, Monza S. Biagio e Monza Elvezia), ma, tranne per la prima stazione, già progettata, si è ancora molto lontani dalla fase progettuale.

È da menzionare infine la Stazione Reale, situata sull'attuale viale Cesare Battisti, costruita in stile eclettico nel 1884 ad uso della famiglia reale per i suoi spostamenti in ferrovia.

Monza è raggiungibile attraverso l'Autostrada A4 Torino-Trieste, la Tangenziale Nord di Milano (A52) e la Tangenziale Est di Milano (A51). La strada statale 36 la collega con Milano, Lecco e Sondrio. Il tratto urbano della statale 36 verrà completamente interrato per risolvere grossi problemi di traffico: nel febbraio 2008 sono iniziati i lavori per la realizzazione di un tunnel urbano di 2 km, il più lungo d'Italia (fonte: Anas). Fine lavori prevista nel settembre 2011.

Lo stadio Brianteo, in viale Stucchi, ospita le partite dell'Associazione Calcio Monza Brianza 1912. È stato inaugurato nel 1988 dopo lunghi e tribolati anni di lavoro. Il Brianteo ha sostituito lo stadio Sada, situato in via Ghilini, che oggi ospita le partite della FiammaMonza, la squadra di calcio femminile della città, campione d'Italia 2006. Ci sono anche piccole squadre di calcio come Gerardiana, Juvenilia, La Dominante(calcio), Pro Victoria, Cederna, Santalbino, San Fruttuoso, San Rocco, Verga e Ges Monza.

Adiacente allo stadio Brianteo è il palazzetto dello sport, il PalaCandy, inaugurato da pochi anni, che però resta inutilizzato se non per pochi giorni all'anno.

Nel centro sportivo di via Rosmini gioca il Rugby Monza. Sparse in tutta la città ci sono numerose palestre scolastiche utilizzate da società minori di basket, pallavolo e hockey. Il centro natatorio comunale di Sant'Albino ospita oltre alle piscine anche un centro fitness e un centro benessere.

Storico centro sportivo per la pratica dell'atletica è la "Società ginnastica monzese Forti e Liberi", nell'odierno viale Cesare Battisti 30, la cui data di fondazione risale al 1878. La sua storia è legata all'attentato al re Umberto I (29 luglio 1900). La "Forti e liberi" ha formato generazioni di atleti, alcuni dei quali di livello nazionale, mondiale ed olimpico.

In via Ticino si trova il Tiro a Segno Nazionale.

La città è dotata anche di un centro (Promelit) per la pratica della scherma nelle sue varie specialità.

Giunta In fase di definizione.

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Autodromo Nazionale di Monza

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L'Autodromo Nazionale di Monza è un circuito automobilistico situato all'interno del Parco di Monza. Ospita molti eventi motoristici durante tutto l'anno ma è famoso internazionalmente per ospitare il Gran Premio d'Italia di Formula 1 organizzato dall'Automobile Club di Milano quasi ininterrottamente dal 1922.

Oltre alla Formula 1 e altre categorie automobilistiche sul circuito lombardo si svolge anche un annuale gran premio di Superbike.

Dal 1991, con le modifiche al circuito di Silverstone, il tracciato brianzolo è il più veloce tra quelli iridati: l'attuale record ufficiale del circuito è stato stabilito nelle prove del Gran Premio d'Italia 2004 da Rubens Barrichello alla media di 260,395 km/h.

La costruzione dell'autodromo fu decisa nel gennaio del 1922 dall'Automobile Club di Milano per commemorare il venticinquesimo anniversario dalla fondazione. Fu costituita la società SIAS (Società Incremento Automobilismo e Sport) a capitale privato e presieduta dal senatore Silvio Crespi. I lavori iniziarono il 15 maggio e in soli 110 giorni fu completato. Il primo giro completo di pista fu percorso il 28 luglio da Pietro Bordino e Felice Nazzaro su una Fiat 570.

Si trattava del terzo circuito permanente realizzato al mondo, preceduto solo dalla pista americana di Indianapolis (1909) e da quella inglese di Brooklands (1907), oggi non più esistente essendo caduto in disuso nel 1939 alla vigilia della secondo conflitto mondiale e definitivamente chiuso nel 1945.

Il circuito, progettato dall'ingegner Arturo Mercanti, allora direttore dell'Automobile Club di Milano, dall'ingegner Alfredo Rosselli e dall'ingegner Piero Puricelli, era costituito da due anelli che potevano essere utilizzati insieme, alternando un giro dell'uno a un giro dell'altro (il rettilineo d'arrivo era in comune e, in questo caso, veniva diviso in due corsie), oppure separatamente: una pista stradale di 5.500 metri con sette curve, e un anello di alta velocità di forma ovale con due curve sopraelevate, lungo 4.500 metri.

Nei primi anni il Gran Premio d'Italia si svolse sul circuito completo di 10 km; ma dopo il gravissimo incidente avvenuto nel 1928, nel quale il pilota Emilio Materassi perse il controllo dell'auto sul rettilineo d'arrivo e piombò in mezzo al pubblico assiepato a bordo pista uccidendo 20 spettatori e ferendone otre 40, vennero effettuate diverse variazioni al tracciato per ridurne la velocità. Nel 1939 fu rifatta gran parte della pista: l'anello di alta velocità fu demolito, e la pista stradale fu modificata spostando il rettilineo opposto ai box e rimodellando alcune curve. Le due nuove curve a gomito che immettevano sul rettilineo d'arrivo (sostituendo l'originaria curva sud), pavimentate in pavé, furono battezzate "curve del porfido". La lunghezza del circuito diventò di 6.300 metri.

Nel 1955 venne realizzato un nuovo anello di alta velocità, tuttora esistente anche se non viene più utilizzato per le competizioni, con curve sopraelevate in cemento armato a pendenza crescente verso l'esterno: la fascia esterna ha una pendenza dell'80%. Contemporaneamente fu di nuovo modificata la pista stradale: in particolare le due curve del porfido furono eliminate e sostituite da un'unica curva con sviluppo di 180 gradi, chiamata Parabolica per il suo tracciato a raggio crescente, molto simile ad un arco di parabola. Il circuito completo ritornava ad avere la lunghezza di 10 chilometri: stavolta 5.750 metri per la pista stradale e 4.250 per l'anello di alta velocità.

Nello stesso anno, durante una sessione di prove private, perse la vita il pilota Alberto Ascari: la dinamica dell'incidente, al quale non assistette alcun testimone, non è mai stata del tutto chiarita. La curva dove avvenne il fatale schianto, in precedenza chiamata curva del Vialone, fu ribattezzata curva Ascari in ricordo del campione scomparso.

Il Gran Premio d'Italia si svolse per l'ultima volta sul circuito completo nel 1961: dall'anno successivo si è sempre corso sulla sola pista stradale. L'anello di alta velocità, che nel 1957 e 1958 aveva ospitato anche una "500 miglia" corsa da piloti europei e americani, continuò per alcuni anni ancora ad essere utilizzato per gare di altre categorie, quindi fu abbandonato definitivamente. Tuttavia non è mai stato demolito e teoricamente sarebbe ancora percorribile (ma la pavimentazione delle curve sopraelevate col tempo si è molto rovinata).

Sempre nel 1961 vi fu l'incidente nel quale il pilota della Ferrari Wolfgang von Trips perse la vita insieme a dodici spettatori sul rettilineo opposto, prima della Parabolica. Questo è a tutt'oggi il più grave incidente mai avvenuto in una gara valida per il campionato mondiale di Formula 1. Un altro incidente tristemente noto è quello in cui nel 1970 morì (durante le qualifiche del sabato) il pilota austriaco Jochen Rindt. Rindt era in quel momento in testa alla classifica mondiale generale e non fu più raggiunto da nessuno nelle gare successive, diventando così l'unico Campione del Mondo postumo nella storia del campionato di Formula 1.

Negli anni '70, crescendo sempre più la velocità (nel Gran Premio del 1971 fu superata la media dei 240 km/h) e con essa la pericolosità del tracciato, si resero necessari nuovi interventi per rallentare la pista: dapprima furono realizzate delle chicane provvisorie, quindi nel 1976 si costruirono tre varianti permanenti in altrettanti punti del tracciato (sul rettilineo dei box, alla curva della Roggia e alla curva Ascari). La lunghezza della pista aumentò lievemente e diventò di 5.800 metri.

Ulteriori interventi per migliorare la sicurezza furono effettuati nel 1994, 1995 e 2000: con essi vennero rifatte la variante Goodyear (quella posta sul rettilineo dei box), quella della Roggia, la curva Grande e le due curve di Lesmo. Negli stessi anni furono anche costruiti nuovi box, più grandi e più moderni. Dopo le ultime modifiche la lunghezza del tracciato è oggi di 5.793 metri.

Come tutte le piste che hanno fatto la storia dell'automobilismo sportivo, anche quella di Monza ha purtroppo preteso il suo tributo di morti. Oltre ai già nominati Materassi, Ascari, von Trips e Rindt, tra i piloti d'auto hanno perso la vita Arcangeli, Campari, Borzacchini, Czaykowski, Peterson; tra i motociclisti Renzo Pasolini e Jarno Saarinen, vittime di uno scontro nel Gran Premio delle Nazioni del 1973.

Il tracciato di Monza conta ben quattro lunghi rettilinei dove le vetture di Formula 1 superano abbondantemente i 300 km/h. Per questo motivo deve essere affrontato con la macchina particolarmente "scarica" ed è noto tra gli appassionati come il tempio della velocità.

Essendo stato realizzato all'interno di un parco l'autodromo presenta poi una caratteristica particolare: infatti quando i piloti passano nelle zone alberate devono tener conto della differenza di visibilità causata dall'ombra delle piante.

Per le corse delle categorie minori viene usata la cosiddetta "pista Junior": si tratta di un circuito più breve, che utilizza un tratto del rettilineo d'arrivo, il rettilineo opposto e la Parabolica. L'anello è chiuso da un raccordo che, staccandosi dal rettilineo d'arrivo circa 200 metri dopo i box, si immette sul rettilineo opposto subito dopo la variante Ascari. Il raccordo presenta tre curve, la prima a destra, la seconda a sinistra, la terza ancora a destra. La lunghezza della pista Junior è di 2405 metri.

Per il fatto di trovarsi all'interno di un parco, l'Autodromo presenta particolari problemi di impatto ambientale.

Già al tempo della sua costruzione, per intervento delle autorità competenti, il progetto originale, che prevedeva un circuito lungo circa 14 km, dovette essere scartato e sostituito da uno di minore impatto, lungo 10 km e che sfruttava alcune strade già esistenti.

In seguito si sono presentati gli stessi problemi in varie occasioni, quando è stato necessario apportare modifiche al tracciato. Ad esempio negli anni '70, quando fu realizzata la variante Ascari, per l'opposizione di alcuni gruppi ambientalisti si dovette lasciare a bordo pista, in un punto molto pericoloso (all'esterno della prima curva della variante), una grossa quercia che solo dopo alcuni anni si poté finalmente abbattere.

Un'altra situazione simile si è verificata nel 1994 quando, a seguito degli incidenti mortali di Roland Ratzenberger e Ayrton Senna nel Gran Premio di Imola, la FIA e i piloti imposero un adeguamento delle misure di sicurezza in tutti i circuiti del mondiale di Formula 1. A Monza fu richiesto l'allestimento di ampi spazi di fuga all'esterno del Curvone (oggi curva Biassono) e delle due curve di Lesmo: i lavori, che comportavano l'abbattimento di oltre 500 alberi, furono però vietati dalla Sovrintendenza ai beni ambientali. Si rischiò seriamente la cancellazione del Gran Premio d'Italia, che avrebbe comportato in pratica la chiusura dell'Autodromo (gli incassi del Gran Premio infatti ne sono la principale fonte di finanziamento). La situazione venne sbloccata dall'intervento del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni: si realizzò un progetto di minore impatto, che a prezzo di alcune modifiche al tracciato (in particolare il restringimento della seconda curva di Lesmo è stato molto rimpianto dagli appassionati) riduceva il numero di alberi da tagliare a circa 100. A compensazione furono piantati nuovi alberi in altre zone del parco.

Un altro problema è quello del rumore, lamentato da alcuni residenti dei vicini paesi di Vedano al Lambro e Biassono: negli ultimi anni vi sono stati diversi ricorsi alla magistratura, con l'intento di imporre un limite alle emissioni sonore. Nel 2006 il magistrato, giudicando su uno di questi ricorsi, ha vietato la circolazione in pista a tutte le vetture a scarichi aperti: di nuovo, poiché questo comprende le auto di Formula 1 e di diverse altre categorie, questo provvedimento metteva a rischio l'esistenza dell'Autodromo. Anche in questo caso è intervenuta la Regione Lombardia, che ha approvato una legge regionale che deroga al divieto per un certo numero di giorni all'anno, sufficiente perché l'Autodromo continui a svolgere la sua normale attività. In realtà il problema del rumore non riguarda solo gli abitanti dei Comuni sopra indicati ma anche i tanti cittadini che frequentano il Parco.

Dal 1950 il Gran Premio d'Italia è valido come prova del Campionato mondiale di Formula 1.

Tra i piloti il plurivincitore è Michael Schumacher con cinque vittorie, seguito da Tazio Nuvolari (una vittoria in coppia con Giuseppe Campari), Alberto Ascari, Juan Manuel Fangio, Stirling Moss, Ronnie Peterson, Alain Prost, Nelson Piquet con tre.

Tra i costruttori si contano 18 successi della Ferrari, 8 della McLaren, 6 dell'Alfa Romeo e della Williams, 5 della Lotus.

Sono passati oltre quarant'anni dall'ultima vittoria di un pilota italiano (Scarfiotti nel 1966).

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Gran Premio d'Italia

Il rettilineo del circuito monzese

Il Gran Premio automobilistico d'Italia è una delle gare classiche del Campionato Mondiale di Formula 1. Si disputa la seconda domenica di settembre sulla pista dell'Autodromo di Monza.

Il primo Gran Premio d'Italia si disputò il 4 settembre 1921 a Montichiari in provincia di Brescia, su un circuito ricavato da strade aperte al traffico. L'anno seguente fu costruito l'Autodromo Nazionale di Monza e da allora si è sempre corso sulla pista monzese, fatta eccezione per quattro edizioni (1937, 1947, 1948 e 1980).

Nel 1928 si verificò durante la corsa un gravissimo incidente: il pilota Emilio Materassi perse il controllo dell'auto sul rettilineo d'arrivo e a 300 km/h piombò in mezzo al pubblico assiepato a bordo pista uccidendo 30 persone. A seguito di questo luttuoso evento nei due anni successivi il Gran Premio non si svolse, riprendendo solo nel 1931. Nel 1937 si corse sul circuito di Montenero a Livorno, per ritornare l'anno seguente a Monza per l'ultima edizione prima della Seconda guerra mondiale.

Dopo la guerra il Gran Premio riprese nel 1947: la pista di Monza tuttavia era ancora inagibile a causa dei gravi danni causati dalle vicende belliche. Si corse perciò in quell'anno a Milano e nel 1948 a Torino. Dal 1949 si ritornò sul tracciato monzese. Nel 1950 fu istituito il Campionato mondiale di Formula 1 e da allora il Gran Premio d'Italia ne ha sempre fatto parte: nei primi anni era addirittura la gara conclusiva, in seguito sono stati inseriti altri Gran Premi in date successive.

Nel 1980, per venire incontro alla richiesta degli appassionati romagnoli, il Gran Premio d'Italia si disputò sulla pista dell'Autodromo di Imola. Dall'anno successivo il Gran Premio d'Italia ritornò a Monza, mentre ad Imola fu assegnato il Gran Premio di San Marino. Da allora fino al 2006 si sono sempre disputati due Gran Premi sul territorio italiano.

L'edizione 2006 è stata vinta da Michael Schumacher, su Ferrari, in una corsa che passerà alla storia per la conferenza stampa, nella quale il tedesco annuncia il ritiro e incorona Kimi Raikkonen suo erede.

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ISIA (Monza)

L'ISIA (Istituto Superiore di Industrie Artistiche) è stato un istituto scolastico superiore di Monza.

L'Istituto Superiore di Industrie Artistiche venne creato a Monza nel 1922. È stata una scuola del tutto nuova per l'Italia del primo dopoguerra, intesa a svolgere autonomamente un proprio progetto didattico e di arte applicata. Gli insegnamenti nella splendida collocazione architettonica, il felice e fecondo rapporto tra docenti e allievi fecero di questa innovativa scuola d'arte un momento di particolare importanza nella storia artistica italiana, paragonabile al contemporaneo Bauhaus tedesco.

L'Istituto era stato costituito dal consorzio dei Comuni di Monza, di Milano e della Società Umanitaria basandosi sul principio che individuava nell'educazione e nell'apprendimento di un mestiere i principali strumenti per l'elevazione dei meno abbienti; nei fatti quindi una sorta di Università di arti decorative con lo scopo di formarvi, tramite l'artigianato, dei professionisti nell'arte.

La sede dell'ISIA fu posta sin dall'inizio nell'ala meridionale della Villa Reale da poco ceduta dai Savoia al demanio statale. Gli ampi spazi a disposizione ospitavano sia le aule per la didattica che il convitto per gli studenti. L'iscrizione era aperta sia agli studenti italiani che a quelli stranieri. Erano previste anche borse di studio per i giovani meritevoli. Il programma scolastico prevedeva tre anni di corso, dopo il quale si poteva accedere al biennio successivo. Oltre alle normali materie scolastiche, gli studenti potevano seguire i corsi di: Plastica decorativa, Ricamo, Teoria tessile e tintoria, Tessitura, Decorazione, Composizione, Decorazione murale, Ferro battuto, Copia dal vero, Ceramica, Cultura storica e teorica, Oreficeria, Grafica pubblicitaria. Inoltre, la sera, per incrementare il livello culturale, si tenevano cicli di conferenze di cultura generale e serate con musicisti.

Nel 1929 la direzione della scuola venne affidata a Guido Balsamo Stella (artista dalla poliedrica personalità formatasi nel clima della Secessione monacense) che la diresse per quattro anni e che provvide a formare il carattere e l'espressone artistica dell'istituto chiamandovi ad insegnare artisti di valore: Raffaele De Grada , Arturo Martini, Pio Semeghini, Gino Manara, Aldo Salvatori, Mario Vellani Marchi, Ugo Zovetti, Marangoni, Natale Vermi.

Elio Palazzo successe a Stella come direttore nel 1932 apportando alcune modifiche ai programmi; chiamò ad insegnare Marino Marini, Marcello Nizzoli, Edoardo Persico, Giuseppe Pagano, Agnoldomenico Pica, Pietro Reina, Giovanni Romano, Raffaello Giolli, Umberto Zimelli.

L'ISIA ebbe vita intensa, ma purtroppo breve: infatti, dopo poco più di vent'anni di attività e difficoltà di finanziamento, fu chiuso nel 1943 e non fu più riaperto come tale.

Durante la sua vita l'Istituto avvertì la necessità di esporre in un apposito spazio le opere degli allievi. Così, nel 1923, ebbero inizio le Biennali delle arti decorative presso la Villa Reale a Monza che, nel 1930 divennero Triennali, e che costituirono poi la premessa per l'attuale Triennale di Milano in cui si trasferirono nel nuovo Palazzo dell'Arte in occasione della quinta cadenza del 1933.

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Stazione di Monza

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La stazione di Monza è una stazione ferroviaria ubicata presso l'interscambio fra la ferrovia Milano-Chiasso e la Milano-Carnate-Lecco nel territorio dell'omonimo comune.

È uno dei principali nodi della rete ferroviaria a nord di Milano. Si tratta di uno dei primi interscambi realizzati in Italia che collegava inizialmente la cittadina brianzola con Como e Lecco ed è scalo di testa della linea ferroviaria per Molteno.

Attualmente è stazione di transito di numerosi treni Intercity diretti alle città svizzere di Chiasso, Basilea, Zurigo, Sciaffusa e alla città di Livorno, passando per Genova.

Il fabbricato viaggiatori è gestito da Centostazioni.

Il piazzale è composto da 7 binari: 1 pari e 2 dispari per Chiasso, 3 di precedenza in comune tra la Milano - Chiasso e la Milano - Tirano, 4 pari e 5 dispari per la Tirano, 6 di corretto tracciato e 7 di precedenza per la Molteno - Lecco.

Dispone di uno scalo merci che serve, tra l'altro, la vicina area di stoccaggio della ex Lombarda Petroli a Villasanta.

La stazione è fornita di tutti i servizi ferroviari essenziali, di Bar ed edicole.

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Source : Wikipedia