Montevideo

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Tags : montevideo, uruguay, sud america, esteri

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Superclásico (Montevideo)

L'Estadio Centenario di Montevideo, tradizionale teatro del Superclásico

Il Superclásico è una partita di calcio giocata tra i due maggiori club di Montevideo (Uruguay), il Nacional e il Peñarol.

Pur non essendo l'unico derby disputato nella capitale uruguaiana (anzi, la maggior parte dei club professionistici del Paese hanno sede proprio a Montevideo), il Superclásico è la partita più sentita tra gli sportivi del Paese sudamericano, che in gran parte sostengono l'una o l'altra squadra.

L'importanza del Superclásico è tale che in quell'occasione di solito non si gioca nello stadio tradizionale della squadra di casa (il Gran Parque Central, stadio del Nacional, ha solo 22.000 posti e il Contador Damiani, impianto del Peñarol, ne ha appena 15.000, numeri estremamente insufficienti di fronte alla grande richiesta di biglietti), ma al Centenario (76.609 posti di capienza).

Il primo Superclásico della storia si disputò il 15 luglio 1900: vinse per 2-0 il Peñarol, che all'epoca si chiamava "CURCC" (Central Uruguayan Railway Cricket Club, denominazione che mantenne fino al 1913). Il 18 maggio 1902 il Nacional, dopo 7 tentativi (5 vittorie del CURCC e 2 pareggi), ottenne finalmente la sua prima vittoria, 2-1.

Negli anni a seguire le sfide tra i tricolores e gli aurinegros si sono verificate in più ambiti: non solo in campionato, ma pure nella Liguilla (più tardi Copa Artigas), in Coppa Libertadores, in Copa Mercosur e in altri tornei ufficiali o amichevoli.

Quasi tutti i più grandi calciatori uruguaiani di sempre hanno disputato in carriera almeno un Superclásico, avendo militato in almeno uno dei due club. Il record di goal appartiene ad Atilio García, del Nacional, autore di 34 goal.

L'ultimo Superclásico è stato disputato il 17 gennaio 2009, in occasione della "Copa Bimbo" (torneo amichevole organizzato dall'impresa uruguaiana di telecomunicazioni Tenfield, con il patrocinio dell'impresa alimentare messicana Bimbo): la partita si è conclusa con il risultato di 2-1 a favore del Nacional, che però ha poi perso la finale contro i brasiliani del Cruzeiro per 1-4.

L'ultima sfida nel campionato uruguaiano si è invece giocata il 14 dicembre 2008: anche in quell'occasione la vittoria è andata al Nacional per 1-0. Il Peñarol non vince il Superclásico dal 13 settembre dello stesso anno, quando sconfisse i cugini "bolsilludos" per 2-0 in Copa Artigas (trofeo però poi vinto proprio dal Nacional).

Con la sfida del 17 gennaio 2009 si è toccata l'impressionante cifra di 494 derby.

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Stadio del Centenario di Montevideo

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Lo Stadio del Centenario (spagn. Estadio Centenario) è un impianto calcistico di Montevideo (Uruguay), tra i più famosi del mondo.

La costruzione del Centenario fu bandita allorché il presidente della FIFA Jules Rimet incaricò l'Uruguay di organizzare la prima edizione dei mondiali di calcio.

L'architetto fu Juan Antonio Scasso, che progettò un impianto enorme, con oltre 100.000 posti di capienza, destinato ad ospitare grandi eventi sportivi.

I lavori presero avvio il 21 luglio 1929, diretti da Scasso ed effettuati con la manodopera di centinaia di operai. Questi furono suddivisi in tre turni di produzione, di modo che i lavori procedessero ininterrottamente. Inoltre le diverse sezioni dello stadio furono assegnate a vari costruttori. Il tutto affinché il grande impianto venisse terminato entro l'apertura dei mondiali dell'anno seguente, che sarebbero iniziati il 13 luglio 1930.

Ma nei mesi seguenti piogge torrenziali si abbatterono su Montevideo, ritardando notevolmente l'edificazione. Fu così che nonostante lo sforzo delle squadre operaie la fine dei lavori slittò di qualche giorno: la gara inaugurale, tra Francia e Messico dovette essere "dirottata" nel piccolo impianto di Pocitos, dove si sedettero appena 1000 spettatori.

Di lì a poco, comunque, i lavori terminarono e il Centenario era pronto per ospitare la prima partita dei padroni di casa dell'Uruguay, il 18 luglio contro il Perù. Al 65' Héctor Castro realizzò il goal partita, il primo siglato dalla Celeste in quello che sarà il principale teatro delle sue gare casalinghe.

Il Centenario ospitò tutte le altre gare dell'Uruguay in quel mondiale, più altre 5: in totale 10 (incluse le semifinali e la finale) delle 18 partite della manifestazione.

La più celebre è ovviamente l'ultima, la finalissima del 30 luglio, quando davanti ad oltre 100.000 spettatori l'Uruguay sconfisse 4-2 l'Argentina e divenne la prima squadra campione del mondo.

Successivamente il Centenario, oltre alle gare ufficiali di qualificazione ai mondiali e amichevoli della nazionale uruguaiana, ha ospitato anche grandi eventi del calcio internazionale, cioè buona parte delle gare e le finali di quattro edizioni della Copa América. In tutte e quattro le edizioni (1942, 1956, 1967 e 1995) la vittoria è arrisa ai padroni di casa, a dimostrazione di quanto il Centenario sia sempre stato il "baluardo" della nazionale uruguaiana.

Si pensi che nelle 38 partite di Copa América ivi disputate dalla Celeste, l'Uruguay ha vinto 31 volte e pareggiato 7, non perdendo mai. Per contro il Brasile ha qui vinto solo 2 volte su 20 gare giocate e mai contro l'Uruguay.

L'importanza per la storia del calcio del Centenario è stata sancita dalla FIFA che, il 18 luglio 1983, lo ha proclamato "Monumento del calcio mondiale".

Il nome Centenario deriva dal fatto che nell'anno dell'apertura, il 1930, l'Uruguay celebrava il centenario della promulgazione della Costituzione della Repubblica (avvenuta nel 1830).

Il Centenario inoltre non è ufficialmente assegnato ad alcun club calcistico, essendo destinato ad ospitare le sole gare della nazionale. Tuttavia in alcune occasioni ospita i match più importanti del campionato uruguaiano, di solito le gare in cui sono protagonisti i due maggiori club locali, il Nacional e il Peñarol, oltre naturalmente al derby che le vede opposte. Il motivo si deve alla ridotta capienza degli stadi di tali club, rispettivamente il Parque Central (22.000 posti) e il Contador Damiani (15.000).

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Convenzione di Montevideo

La Convenzione di Montevideo sui diritti e doveri degli Stati è un trattato firmato a Montevideo (Uruguay) il 26 dicembre 1933 alla VII Conferenza internazionale degli Stati americani. A questa Conferenza, il Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt e il Segretario di Stato Cordell Hull sottoscrissero quella che è comunemente nota come "Politica del buon vicinato" (Good Neighbor Policy), che impediva l'intervento delle forze armate statunitensi negli affari interni degli altri Stati americani. Questo fu il primo tentativo diplomatico teso ad invertire la rotta dell'espansione "imperialista statunitense", determinata dalle politiche portate avanti dal suo predecessore Theodore Roosevelt. La Convenzione fu firmata da 19 Stati (3 con riserva).

Inoltre, il primo paragrafo del terzo articolo, dichiara esplicitamente che L'esistenza politica di uno Stato è indipendente dal riconoscimento degli altri Stati.

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Ospedale Italiano di Montevideo

Facciata dell'ospedale verso il viale Italia.

L' Ospedale Italiano di Montevideo, il cui nome ufficiale é Ospedale Italiano Umberto I, é un centro sanitario fondato nel 1890 nella capitale dell'Uruguay. L'edificio, di stile tardo neoclassico, é opera dell'architetto Luigi Andreoni.

La struttura, cosí come i pilastri che sostengono la base sulla quale si erige il modello originale, sono il risultato di un processo di costruzione un po' fuori tempo, in una Montevideo che cominciava a espandersi alla fina del XVIII secolo con l'arrivo di immigranti europei, e con la fine delle guerre interne e di indipendenza del nuovo paese.

L'ospedale funziona in forma quasi ininterrotta da più di 110 anni, sebbene il deterioramento che porta il passare del tempo ha propiziato che molte delle installazioni, tra cui le facciate laterali e posteriore, abbiano necessitato restaurazioni, effettutate con l'aiuto di fondi destinati a tale scopo in forma congiunta dai governi uruguaiano e italiano nel 2003.

Dopo la fine delle guerre per l'indipendenza che avevano colpito il paese per buona parte dei secoli XVIII e XIX, il nujovo stato si stava consolidando sulla base di prinicpi constituzionali che garantivano la sua sovranitá. La carta costituzionale, accordata con il nulla osta delle parti implicate Argentina, Brasile e Regno Unito, nella Convenzione Preliminare di Pace di Rio de Janeiro, nel 1828, davano alla antica provincia Cisplatina lo stato di territorio indipendente. Questo fatto suppose, tra l'altro, il riconoscimento internazionale di un nuovo paese, che nonostante il consolidamento, aveva ancora carenze importanti di tipo politico, economico e sociale. Non sará fino alla metá del secolo XIX che l'Uruguay ottenga una certa stabilitá politica. La migliorata situazione politica, e gli effetti delle guerre in Europa, fece sí che molti immigranti europei cercassero rifugio in America. Al porto di Montevideo arrivarono numerosi immigranti Spagnoli e Italiani, e in minor misura, Francesi, Tedeschi, Russi e Polacchi. Un gruppo di francesi e italiani parteciparono in forma attiva ai combattimenti per la difesa dell'identitá nazionale Uruguaiana, alcuni dei quali si svolsero proprio nella zona attualmente occupata dall'ospedale italiano. Il rapido sviluppo della cittá richiese il miglioramento delle infrastrutture di base di una popolazione che, nel censo del 1900, accoglieva circa un 30% di immigranti.

La fondazione dell'ospedale, in una zona fuori le mura, per incarico dell'ambascata d'Italia in Montevideo, fu realizzata dopo quasi un decennio di lavori. L'obiettivo iniziale dell'istituzione creata sotto tutela e direzione dell'architetto italo-uruguaiano Luigi Andreoni, era quello di prestare servizi sanitari basici e alleviare in questo modo l'alta percentuale di mortalitá infantile, risultato della scarsitá di risorse e di centri ospedalieri di accesso pubblico.

L'inaugurazione, nel 1890, raccolse una grande folla di cittadini uruguaiani e stranieri. Sul perimetro del Parco Batlle si issarono oltre cinquanta bandiere dell'antico Regno d'Italia.

I primi immigranti italiani che arrivarono nelle terre orientali dell'Uruguay lo fecero in un'epoca nella quale il paese era ancora una colonia spagnola. La maggior parte erano di origine genovese, napoletana, veneziana e siciliana.

Più tardi, agli inizi del secolo XIX, in piena battaglia indipendentista con la partecipazione di Giuseppe Garibaldi, molti compatrioti italiani si sentirono attratti delle idee del condottiero. Il moviemento politico a cui adeirono sia abitanti del rio de la plata, come criolli e italiani, si conosce come 'corrente garibaldina'. A riconoscimento del lavoro e comando di Garibaldi, sorsero diversi omeggi alla sua figura, come una avenida di Montevideo con il suo nome, un monumento alla sua memoria nelal cittá di Salto, e l'ospedale italiano di Buenos Aires, tra gli altri.

Tra la fine del secolo XIX e inizi del XX, avviene la terza fase dell'immigrazione proveniente dall'italia. Si chiama quest'ondata: immigrazione trasformatrice, dato che durante questo periodo l'Uruguay sperimenta cambi significativi di stile e qualitá di vita della sua popolazione. Gli italiani che arrivano in questo periodo, cosí come nella quarta fase dopo la guerra mondiale, danno un gran apporto all'architettura e gastronomia uruguaiana. Da questo brodo culturale nasce la fondazione dell'ospedale italiano di Montevideo, che data dell'ultima decade del secolo XIX, e che porta il nome dell'ultimo monarca italiano, il re Umberto I di Savoia.

All'interno dell'Uruguay, sebbene l'influenza italiana fu più isolata, si fondarono diverse entitá culturali. A Paysandú, ebbe vita il cambio più notorio, infatti attualemente si stiama in circa il 60% la popolazione di origine o ascendenza italiana. Tra le societá più rinomate bisogna citare l'Unione e Benevolenza, la Scuola Italiana e la Federazione Italiana di Paysandú.

L'edificio nel suo congiunto appartiene alla tappa conosciuta come architettura neoclassica, che ebbe le sue origini nelle scuole d'arte italiane.

L'architetto incaricato di dirigere e pianificare la struttura fu Luigi Andreoni, pure responsabile della costruzione della stazione centrale e del Club Uruguay. Andreoni si basó in procedimenti artistici e scientifici, in una epoca in cui si cercava di economizzare le risorse. In quest osenso l'ospedale é uno dei primi rappresentanti dell'arte progressista in Uruguay, di aspetto semplice e pratico, di fronte alla soggettivitá e decoro che avevano caratterizzato le tappe precedenti, che avrebbero visto una certa riscoperta nella costruzione a mano di architetti italiani del palazzo legislativo di Montevideo nel 1925. I capitelli di stile Impero Romano, costruiti su una base stabile e con direzioni geometriche precise, in due delle quattro fronti della costruzione, sottolineano il concetto di unione fra arte e scienza, tipico del neoclassicismo tardivo. Si cerca inoltre rivivere un modello classico e occidentale, utilizzando materiali come il marmo, il granito e piastrelle importate dall'Europa, al fine di ricreare una immagine che compagini i concetti dell'arte antica con le novitá della scienza moderna.

Infine l'ala che da al Bulevard Artigas, conosciuto come Pasiva del Hospital italiano é un intramato di sculture e figure di bronzo, che ricordano grandi personalitá italiane e uruguaiane. Il busto in omaggio a José Gervasio Artigas si trova in questo lato dell'ospedale.

La superficie dell'ospedale é di circa 30000 metri quadrati (considerando i due piani e le superfici accessorie esterne) e la sua antichitá, di oltre 110 anni, lo trasformano in uno dei più antichi ospedali attivi a Montevideo e in tutto l'Uruguay. Si situa all'incrocio delle vie 8 di Ottobre e Italia, sull'intersezione di queste due con Bulevar Artigas e la via Jorge Canning. L'installazione si divide in due zone con fini specifici: ospedale e sanaltorio. L'area per maternitá si trova al primo piano, mentre al secondo ci sono le sale operatorie.

L'ospedale italiano ha occupato sempre una funzione preponderante nel campo medico Uruguaiano. Il servizio medico é privato, peró dipende direttamente del ministero della salute pubblica (MSP), e, come tale, da trattamenti a basso costo per infermi terminali e di secondo grado. Si realizzano servizi ambulatoriali medici, anche attraverso appuntamenti con la mutua Universal di Montevideo. Attualemte é aperta l'area maternitá (mai interrotta dalla fondazione) e si sono aggiunte più recentemente specialitá chirurgiche e di trapianto di organi.

Nonostante il deterioramento dell'edificio e di problemi di debiti che aveva all'inizio del 2004, sforzi congiunti italiani e uruguaiani , e del sindacato medico (SMU) hanno potuto sanare i debiti e il deterioramento dell'ospedale, apportando donativi per la riforma e miglioramento delle installazioni interne e esterne. I dirigenti del centro Jorge Massa e Renato Azzoni, hanno approvato i lavori di ammodernamento.

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Source : Wikipedia