Montenegro

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Inviato da maria 25/02/2009 @ 18:13

Tags : montenegro, europa, esteri

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Principato del Montenegro

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Il Principato del Montenegro fu un principato dell'Europa sud-orientale. Esistette dal 13 marzo 1852 al 28 agosto 1910, quando fu proclamato Regno da Nicola I, che ne divenne il sovrano. Già precedentemente alla fondazione di questo stato persisteva un Principato Vescovile (Knjaz) sull'area del Montenegro, che dal 1696 era amministrato sempre dalla famiglia dei Petrović-Njegoš.

La capitale del Principato era Cettigne e dal 1906 la valuta fu il perpero montenegrino. L'area del principato copriva all'incirca l'area centrale del Montenegro attuale.

Il Principato fu fondato il 13 marzo 1852 dal Knjaz (principe) Danilo I Petrović-Njegoš, quando il principe Danilo, allora conosciuto come Vladika Danilo II, decise di rovesciare la sua carica ecclesiastica di Vladika e di sposarsi, il che, dopo secoli di governo teocratico, trasformò il Montenegro in un principato secolare.

Dopo l'assassinio del principe Danilo il 13 agosto 1860, il principe Nikola, nipote di Danilo, divenne il successivo sovrano del Montenegro.

Il 28 agosto 1910 il Principato fu proclamato Regno da Nicola I, che divenne per l'appunto Re.

Il Granduca Mirko Petrović, fratello maggiore di Danilo, condusse un forte esercito di 7.500 soldati e vinse una battaglia cruciale contro i turchi a Grahovac il 1º maggio 1858. Le forze turche furono sbaragliate; un considerevole arsenale di trofei di guerra fu abbandonato nelle mani nei montenegrini, per essere poi restituito nelle guerre di indipendenza del 1862 e 1875—1878.

Questa grande vittoria ebbe un significato politico anche maggiore. La gloria delle armi montenegrine fu subito immortalata nelle canzoni e nella letteratura di tutti gli slavi meridionali, in particolare dai serbi in Vojvodina, allora parte dell'Austria-Ungheria. Questa vittoria del Montenegro obbligò le Grandi Potenze a demarcare ufficialmente il confine tra il Montenegro e l'Impero Ottomano, de facto riconoscendo la lunga indipendenza del Montenegro. La nazione ottenne Grahovo, Rudine, Nikšić's Župa, più di metà di Drobnjaci, Tušina, Uskoci, Lipovo, Vasojevići Alta, e parti di Kuči e Dodoši.

Schwartz stimò nel 1882 che il Principato contava 160.000 abitanti; una stima più diffusa pone però il numero a circa 230.000 persone.

Il Principato comprendeva, oltre ai serbi, anche circa 5.000 albanesi e una colonia di 800 rom.

Nel 1907, abitavano nel Montenegro circa 282.000 persone, la cui stragrande maggioranza appartenevano all'etnia serba ortodossa.

La popolazione totale fu sovrastimata per ragioni politiche. Gli abitanti erano in realtà circa 220.000.

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Montenegro

Montenegro - Stemma

Il Montenegro, (mon. Republika Crna Gora), è uno stato europeo situato nei Balcani che si affaccia sul Mar Adriatico. Confina con Serbia, Albania, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo.

Fino al 2 giugno 2006 la Repubblica del Montenegro è stata unita alla Repubblica di Serbia con il nome di Serbia e Montenegro. Dal 3 giugno 2006 il Montenegro è uno stato indipendente, proclamato a seguito del referendum sull'indipendenza del 21 maggio 2006.

Conta 598.000 abitanti e una superficie di 13.812 km². La capitale è Podgorica.

Il nome fa riferimento al colore scuro e intenso delle foreste che un tempo coprivano le Alpi Dinariche, così come era possibile vedere dal mare. È curioso notare come in quasi tutte le lingue occidentali il nome non venga tradotto ma rifletta l'adozione del termine italiano introdotto dai Veneziani.

Secondo altri il nome Montenegro deriva dalla famiglia imperiale bizantina dei Comneno: esso fu cambiato, nel Medioevo, dal greco nello slavo Cernetic, la cui radice “cern”, in antico slavo “nero” ha dato il nome alla nazione del Montenegro, dal capostipite Stefan Cernoe, Stefano il Nero). Prima dei Cernetic, la nazione balcanica si chiamava regno di Zeta.

Il Montenegro è una regione montuosa costituita da alte montagne lungo i confini con il Kosovo e l'Albania, da un segmento del carso situato ad ovest della penisola balcanica e da una stretta costa pianeggiante di solo 4 chilometri. La pianura si ferma a nord, dove i fiumi di Lovcen e Orjen confluiscono nelle bocche di Cattaro.

La vasta regione del carso montenegrino è situata ad una altitudine media di 1.000 metri sopra il livello del mare, raggiungendo sul monte Orjen i 1894 metri, che è il più alto massiccio della catena. Il punto più basso della regione carsica è la valle del fiume Zeta situata a circa 500 mt. sul livello del mare.

Le montagne del Montenegro si includono tra i più aspri territori europei, che si elevano in media a più di 2.000 metri. Uno delle cime più famose è il Bobotov Kuk appartenente alla catena del Durmitor, che raggiunge un'altezza di 2.522 metri. Le montagne montenegrine furono soggette a profonde erosioni durante l'ultimo periodo di era glaciale.

Più del 74% dei montenegrini è cristiano ortodosso.

I 110.000 di religione islamica costituiscono il 17,74% della popolazione, e sono divisi in due etnie principali: albanese e musulmani slavi (che possono autodefinirsi Bošnjaci, cioè bosgnacchi oppure "musulmani di nazionalità", Muslimani). Gli albanesi sono un gruppo separato, parlano la loro lingua (15% circa albanesi o di origine albanese nel Montenegro) e vivono maggiormente nel sud-est, specialmente a Dulcigno, dove formano la maggioranza della popolazione. I bosgnacchi si situano maggiormente nel nord-est.

Infine tra le minoranze possiamo trovare dalmati croati (cattolici), che abitano soprattutto lungo le coste, particolarmente intorno alle Bocche di Cattaro. Gli zingari censiti in Jugoslavia sono soprattutto Rom e Sinti.

Nelle Bocche di Cattaro (soprattutto nel capoluogo ed a Perasto) e nella Riviera di Budua esiste pure una piccola comunità dalmata italofona, ormai molto ridotta, denominata ufficialmente Comunità Nazionale Italiana del Montenegro (attuale presidente: Dalibor Antonioli), che in base all'ultimo censimento dovrebbe contare circa 500 persone.

Per un certo numero di secoli il Montenegro, denominato in passato anche Zeta, fu di fatto un principato indipendente al capo del quale si avvicendarono numerose dinastie e numerosi governanti, ultimi i principi-vescovi della dinastia Petrović Njegoš. Durante il Congresso di Berlino, il paese ottenne un riconoscimento internazionale della sua indipendenza, a seguito della crisi dell'Est (1875 - 1878). Il 28 agosto 1910, il principe Nicola Petrović Njegoš di Montenegro si autoproclamò re, fondando il Regno del Montenegro. Nel 1918 il Montenegro perse la sua indipendenza ed entrò a far parte del Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni. I montenegrini rimasti fedeli al re Nicola si ribellarono nel 1919, per poi essere vinti dall'esercito del nuovo Stato nel 1924. Nel 1941 durante l' occupazione italiana fu creato un nuovo Regno del Montenegro sotto il protettorato italiano. Dal 1945 fece parte della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia, come Repubblica Federata.

Nel referendum del 1992 con il 95,96% dei voti, la popolazione montenegrina decise di rimanere nella Federazione Jugoslava in cui era rimasta solo con la Serbia, sebbene l'affluenza alle urne fosse stata del 66% a causa del boicottaggio dell'etnia musulmana, delle minoranze cattoliche e degli indipendentisti. Questi sostenevano che la votazione fosse stata organizzata in condizioni non democratiche.

Nel 1996, il governo di Milo Đukanović attenuò il legame tra Montenegro e Serbia. Le tensioni tra i due stati erano ancora critiche nonostante il cambio di politica di Belgrado. Il Montenegro formò la propria linea politica economica ed introdusse il marco tedesco come moneta corrente, come proposto al tempo dal ministro dell'economia. Il dinaro serbo non era usato nel Montenegro tranne che da turisti. Attualmente sta utilizzando l'euro, sebbene non faccia parte dell'Eurozona.

Nel 2002, la Serbia ed il Montenegro arrivarono ad un nuovo accordo riguardante la cooperazione. Nel 2003, la Federazione Jugoslava venne ridefinita come "Serbia e Montenegro".

Il parlamento scelse, come inno nazionale, una delle più note canzoni folk montenegrine, "Oj, svijetla majska zoro" (Oh, la splendente alba di maggio).

Lo status del Montenegro e, in particolare, la fine dell'unione con la Serbia sono stati decisi dal referendum sull'indipendenza del Montenegro del 21 maggio 2006, cui ha partecipato la percentuale del 86,5% del corpo elettorale, cioè 419.240 votanti, a seguito del quale il 55,5% degli stessi, pari a 230.661 voti, si è espresso a favore dell'indipendenza del paese: si tratta dunque di una percentuale di poco superiore alla soglia del 55% concordata con l'Unione Europea per rendere valido il referendum; in valore assoluto la soglia minima necessaria è stata superata per soli 2300 voti. Di conseguenza, il Parlamento del Montenegro ha intrapreso le procedure legali per dichiarare l'indipendenza. L'iter si è chiuso il 3 giugno 2006 con la dichiarazione d'indipendenza, seguita, quindi confermata il giorno successivo da un analogo atto da parte della Serbia.

Le autorità del Montenegro hanno subito intavolato delle trattative con la Serbia per risolvere i problemi legati alla separazione. La Serbia, gli Stati membri dell'Unione Europea ed i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite hanno immediatamente fatto capire che avrebbero riconosciuto l'indipendenza del Montenegro, rimuovendo gli ostacoli sulla strada della nascita del più recente stato sovrano del mondo. Il primo stato ad aver riconosciuto l'indipendenza del Montenegro è stata l'Islanda, l'8 giugno 2006.

Il Montenegro è diviso in 21 municipalità (opstine), che prendono il nome dal loro capoluogo.

Il paese sta conducendo con l'Unione Europea il percorso di adesione alla stessa Unione. Il processo di integrazione ha imposto al Paese la necessità di affrontare con decisione i problemi legati alla criminalità, al contrabbando, al nazionalismo (la regione da sempre deve fare i conti con la propria anima fortemente multiculturale), alla corruzione, alla libertà di informazione ed alla cattura dei criminali di guerra. Il processo di separazione amministrativa dalla Serbia è inoltre ancora lontano dal termine. Perdura inoltre l'instabilità ai confini con la valle della Drenica, territorio degli ex Uck.

Tuttavia, sotto la spinta del processo di integrazione, negli ultimi anni il Montenegro ha fatto registrare progressi più o meno ampi nel rispetto di tutti i criteri di adesione, (democrazia, stato di diritto, economia).

Il 22 giugno 2006 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU avallò all'unanimità la richiesta di adesione presentata dal Governo montenegrino, conseguentemente il 28 giugno 2006 con un'apposita risoluzione dell'Assemblea Generale, il Montenegro è stato ufficialmente accolto in seno al consesso mondiale delle nazioni, divenendo così il 192° membro effettivo dell'ONU.

Il 19 gennaio 2007 il paese è entrato nel Fondo Monetario Internazionale.

Anche se non appartiene ancora all'Unione Europea, il Montenegro adotta l'euro come valuta ufficiale. Tale circostanza deriva dal fatto che il Montenegro, all'epoca della presidenza di Milosevic, voleva determinare la propria politica economica in modo indipendente dalla Serbia. Di conseguenza, aveva adottato il marco tedesco e, successivamente, l’euro. In tal modo il Paese ha ottenuto la libertà economica con una moneta stabile e si è aperto agli investimenti stranieri.

Tuttavia, le autorità europee hanno fatto presente che per poter adottare l'euro è necessario essere membro dell'Unione e rispettare una serie di parametri macroeconomici (bassa inflazione, basso debito pubblico, basso deficit). Probabilmente il Montenegro continuerà ad adottare l'euro fino all'integrazione nell'Unione Europea, ma al momento del suo ingresso ufficiale dovrà rispettare i parametri di stabilità decisi dalle autorità dell'Unione.

Ultimamente in linea con i principi guida dettati dalla Comunità Europea, il Ministro dello Sviluppo Economico e dell'Energia del Montenegro Branimir Gvozdenovic, annuncia l'approvazione di un piano programmatico che costituirà "una strategia energetica chiara, perfettamente coerente con gli standard internazionali che garantiscono la produzione di energia, vitale per sviluppo economico del Paese". Gvozdenovic ha infatti spiegato che tale piano di azione sarà implementato nei prossimi quattro mesi, affidando le attività di realizzazione e monitoraggio alla società slovena Korona, in collaborazione con la UNID. In particolare, il piano energetico del Montenegro prevede lo stanziamento di più di 2 miliardi di euro per la realizzazione di un gruppo di mini-centrali idroelettriche sui 43 corsi d'acqua sul territorio montenegrino, oltre alla costruzione di un secondo blocco nella centrale idroelettrica di Plevlja e altre 4 turbine in quella di Moraca, per raggiungere così un potenziale energetico addizionale di 407 GW all'anno.

Patrimoni dell'umanità UNESCO: Durmitor e il canyon del Fiume Tara, la vecchia città di Cattaro e le Bocche di Cattaro. Tuttavia questi siti attualmente non sono inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale perché il Montenegro deve ancora ratificare la World Heritage Convention dell'UNESCO.

Essendo uno Stato molto giovane, il Montenegro è ancora in una fase di stallo per la creazione di campionati nazionali sportivi e squadre Nazionali. È quindi ancora presto per definire uno sport in cui la Nazionale montenegrina possa eccellere. Esistono comunque i presupposti per poter ben figurare in discipline molto in voga nella vicina Serbia come la pallacanestro, la pallamano, la pallanuoto e la pallavolo, sport in cui, la Jugoslavia prima, e la Serbia e Montenegro poi, hanno primeggiato in Europa e nel mondo.

La nazionale di calcio montenegrina è stata inserita nel girone, assieme all'Italia, per le qualificazioni ai mondiali in Sud Africa del 2010 e sorprendentemente, ha ottenuto due pareggi (e quindi due punti) nelle prime due assolute partite ufficiali della sua storia, pareggiando prima con la Bulgaria poi con l'Irlanda. Nel 2008, il Montenegro vince gli europei di pallanuoto nella finale contro la Serbia.

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Elena del Montenegro

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Elena del Montenegro, nata Jelena Petrović Njegoš (Cettigne, 8 gennaio 1873 – Montpellier, 28 novembre 1952), principessa del Montenegro, fu regina d'Italia come sposa di Vittorio Emanuele III.

Sesta figlia di re Nicola I del Montenegro e di Milena Vukotić, è stata la seconda regina d’Italia, moglie di Vittorio Emanuele III e madre di Umberto II di Savoia. Popolarmente conosciuta anche come Elena di Savoia.

Di animo sensibile e pragmatico, la regina Elena si tenne sempre lontana dalle questioni politiche e profuse il suo impegno in numerose iniziative caritative e assistenziali, che le assicurarono vasta simpatia e popolarità.

Nacque a Cettigne (Cetinje), allora "modesta" capitale del Montenegro, poiché era poco più che un borgo di montagna, abitato per lo più da pastori.

Figlia del futuro re del Montenegro Nicola I (Nikola Mirkov Petrović Njegoš), fu educata ai valori ed all’unione della famiglia; la conversazione a tavola si svolgeva in francese e si discuteva con eguale disinvoltura di politica e di poesia; le abitudini e le relazioni nella famiglia Petrović Njegoš erano accurate ma non soffocavano la spontaneità dei caratteri e delle personalità.

Elena crebbe schiva e riservata ma anche piuttosto caparbia, era ben difficile farle cambiare idea. Molto attaccata alle tradizioni, di animo sensibile e una mente vivace e curiosa, era dotata di un forte amore per la natura: il suo fiore preferito era il ciclamino. Studiò nel collegio Smol'nyj di Pietroburgo, frequentò la casa reale russa e collaborò con la rivista letteraria russa Nedelja pubblicando poesie. Era una donna molto alta 180 cm e dalla corporatura robusta.

In Italia nel frattempo, la Regina Margherita si preoccupava per le sorti dell’unico figlio, futuro re ed in accordo con Francesco Crispi, di origini albanesi, che auspicava una maggiore apertura dell’Italia verso il mondo slavo, combinarono l’incontro tra i due giovani che avvenne al teatro La Fenice di Venezia in occasione dell'Esposizione Internazionale d'Arte.

La scelta può essere vista come il tentativo di arginare gli effetti delle nozze fra consanguinei che affliggevano grande parte della nobiltà europea dell'epoca, favorendo il diffondersi di difetti genetici e malattie come l' emofilia. Vittorio Emanuele III, figlio di cugini primi, non avrebbe potuto generare un erede sano con una sposa troppo vicina a lui per albero genealogico. Grazie al matrimonio con Elena, invece, ebbe in erede Umberto II, niente affatto simile al padre per quanto riguardava statura e salute.

Fu dichiaratamente amore: dopo un altro incontro in Russia, Vittorio Emanuele formulò la richiesta ufficiale al padre di Elena, Nicola I. Essendo di religione ortodossa, per potersi sposare con un principe cattolico Elena dovette abiurare e conseguentemente convertirsi alla fede cattolica.

Il matrimonio fu celebrato il 24 ottobre 1896: la cerimonia civile al Quirinale, quella religiosa in Santa Maria degli Angeli alla quale la madre di Elena non partecipò perché ortodossa osservante. Elena indossava in capo un velo intessuto di fili d'argento che disegnavano migliaia di margherite. Il corteo era composto da sei berline di gran gala, alcune tirate da sei cavalli bai, precedute da corazzieri. A seguito della sconfitta di Adua, non furono nozze sfarzose, non c'erano reali stranieri tra gli invitati.

In viaggio di nozze si recarono sull'isola di Montecristo dove i due sposini vissero il loro amore semplicemente, evitando gli appuntamenti mondani.

Elena assecondò il marito in tutto. La sua presenza accanto al sovrano si mantenne sempre umile e discreta, non fu mai coinvolta in questioni strettamente politiche, ma dedita ed attenta ai bisogni del suo popolo adottivo. Predisposta particolarmente per lo studio delle lingue straniere, fece da traduttrice al marito per il russo, il serbo e il greco moderno, tenendogli in ordine l'emeroteca dei giornali stranieri.

L'11 agosto 1900, in seguito all'assassinio del padre, Vittorio Emanuele dovette salire al trono. Dal punto di vista ufficiale Elena assunse tutti i titoli del marito S.M. Vittorio Emanuele III: Regina d’Italia e con l’avvento dell’Impero Coloniale, Regina d’Albania ed Imperatrice d’Etiopia.

Ebbe cinque figli, Iolanda (n. 1901), Mafalda (n.1902), Umberto (n. 1904), Giovanna (n. 1907) e Maria Francesca (n. 1914).

Si dedicò con passione al marito, ai figli e alla casa: preferì gli arredi semplici e chiari, invece dei mobili antichi e austeri, curò personalmente tutti i ricevimenti, insegnò alle figlie a cucire a macchina ed a cucinare. Stette accanto al marito con dignità di chi è regina "dentro" e non solo per convenienza o buona educazione.

Il 28 dicembre 1908 Messina fu colpita da un disastroso terremoto e maremoto. La regina Elena si dedicò subito ai soccorsi, come mostrano fotografie dell'epoca; ciò contribuì ad aumentare la sua popolarità. Durante la prima guerra mondiale Elena fece l'infermiera a tempo pieno e con l’aiuto della Regina Madre, trasformò in ospedali sia il Quirinale che Villa Margherita; per reperire fondi, lei stessa inventò la "fotografia autografata" che veniva venduta nei banchi di beneficenza, mentre alla fine del conflitto propose la vendita dei tesori della corona per estinguere i debiti di guerra.

Fu la prima Ispettrice della Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana dal 1911 al 1921. Studiò medicina e ne ebbe la laurea ad honorem; finanziò opere benefiche a favore degli encefalitici, per madri povere, per i tubercolotici, per gli ex combattenti ecc..

Il Sommo Pontefice Pio XI il 15 aprile 1937 le conferì la Rosa d’oro della Cristianità, la più importante onorificenza possibile a quei tempi per una donna da parte della Chiesa Cattolica. Il papa Pio XII nel messaggio di condoglianze inviato al figlio Umberto II per la morte di Elena, la definì "Signora della carità benefica».

L'impegno contro le malattie era un dovere che sentiva profondamente, promosse infatti negli anni iniziative per la formazione e l'aggiornamento professionale di medici e degli operatori sanitari, per la ricerca contro la poliomielite, per il morbo di Parkinson e soprattutto contro il cancro.

Nel 1939, tre mesi dopo l'invasione tedesca della Polonia e la dichiarazione di guerra della Gran Bretagna e della Francia alla Germania, Elena scrisse una lettera alle sei sovrane delle nazioni europee ancora neutrali (Danimarca, Olanda, Lussemburgo, Belgio, Bulgaria e Jugoslavia), al fine di evitare all’ Europa ed al mondo l’immane tragedia della seconda guerra mondiale.

Nel 1943 la figlia Mafalda venne arrestata dai nazisti e portata nel lager di Buchenwald dove morirà nel 1944. Nel luglio 1943 il Re Vittorio Emanuele III fece arrestare Mussolini e lasciò Roma il 9 settembre rifugiandosi a Brindisi aiutato dai nuovi alleati. Elena seguì il marito nella cosiddetta "fuga".

Terminata la guerra, il 9 maggio del 1946, Vittorio Emanuele III abdicò a favore del figlio Umberto, assunse il nome di Conte di Pollenzo e andò in esilio con Elena.

La coppia reale si ritirò a Villa Jela, ad Alessandria d'Egitto, ospite di re Farouk I d'Egitto che ricambiò così l'ospitalità data a suo tempo dal re italiano a suo padre.

Durante l'esilio i due coniugi festeggiarono il cinquantesimo anniversario di matrimonio. Elena rimase col marito in Egitto fino alla morte di quest'ultimo, avvenuta il 28 dicembre 1947.

Tre anni dopo si scoprì malata di cancro e si trasferì in Francia a Montpellier e nel novembre 1952 si sottopose ad un difficile intervento chirurgico nella clinica di Saint Cóm dove morì il 28 novembre. Fu sepolta, come suo desiderio, in una comune tomba del cimitero cittadino a Montpellier. L'intera città si fermò per assistere e partecipare al suo funerale. La Municipalità di Montpellier ha intitolato il viale che porta al cimitero alla regina Elena e le ha innalzato un monumento.

È tra le personalità di Casa Savoia ricordate in modo positivo dall'opinione pubblica, anche dopo l'avvento della Repubblica. Per la sua vicinanza ai malati e per la sua grandissima umanità, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, il Ministero delle Comunicazioni ha emesso un francobollo commemorativo che la ritrae, associando la sua figura alla lotta contro il cancro. Nel 1960, a ricordo del suo aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto, le fu innalzato a Messina, con pubblica sottoscrizione, un grande monumento in marmo bianco di Carrara, che la riproduce vestita da crocerossina, opera dello scultore Antonio Berti. La figura di Elena colpì anche l'immaginario di scrittori, come Antonio Fogazzaro, Luigi Capuana, Bersezio e anche di poeti come Giovanni Pascoli. Gabriele d'Annunzio la cantò nella IV "Preghiera per l'Avvento" delle "Laudi del Cielo, della Terra e degli Eroi", e Diego Calcagno la rievocò al momento della morte: "...tutto è finito. Come nella vita/fosti discreta, silenziosa e assorta/così, Regina mia, Tu sei partita/così, Regina mia, Tu sei morta".

Al suo nome venne intitolato a Milano nel 1909 un reparto ostetrico autonomo inzialmente chiamato Asilo Regina Elena, oggi tale reparto e' diventato l' Istituto di Ostetricia-Ginecologia e Pediatria Regina Elena, noto ai milanesi come "Clinica Regina Elena", oggi incluso nella fondazione dell' Ospedale Maggiore di Milano.

Nel 2001, in occasione dell’apertura dei festeggiamenti per il 50° anniversario della morte della regina Elena, il vescovo di Montpellier ha avviato la fase diocesana del suo processo di canonizzazione. Principessa reale del Montenegro, sposando Vittorio Emanuele III divenne Regina d’Italia e poi d’Albania ed Imperatrice d’Etiopia. In riconoscimento alla sua grande fede ed alle attività benefiche da lei sostenute, il pontefice Pio XI le conferì la più alta onorificenza prevista a quei tempi per una donna, la “Rosa d’oro della cristianità”.

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Source : Wikipedia