Montà

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Inviato da maria 01/04/2009 @ 05:10

Tags : montà, piemonte, italia

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Montà

Montà - Stemma

Montà (La Montà in piemontese) è un comune di 4.544 abitanti della provincia di Cuneo. Fa parte della delimitazione geografica del Roero.

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Roberto Morra di Lavriano e della Montà

Roberto Morra di Lavriano e della Montà (Torino, 24 dicembre 1830 – Roma, 20 marzo 1917) è stato un politico italiano. Fu senatore del Regno d'Italia nella XVII legislatura, nonchè generale di corpo d'armata del Regio Esercito, aiutante di campo del Re, ambasciatore in Russia. Viene ricordato anche per essere il padre di Umberto Morra di Lavriano, noto giornalista, antifascista e amico di Piero Gobetti.

Nel gennaio 1894, in seguito alla proclamazione dello stato d'assedio in Sicilia contro il movimento dei Fasci Siciliani, il governo diede pieni poteri al generale Roberto Morra di Lavriano, già Prefetto di Palermo, in qualità di Regio Commissario Straordinario. Egli operò una repressione a tratti brutale e indiscriminata, e si distinse per la durezza con cui in breve stroncò il movimento di protesta.

Riposa nel cimitero di Villastellone, in provincia di Torino.

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Stazione di Padova

Vecchi carri accantonati nella Sacca Riordino della stazione di Padova

La stazione di Padova (talvolta chiamata Padova Centrale, per distinguerla dalle altre stazioni minori cittadine) è lo scalo principale della città patavina.

È situata sull'importante linea ferroviaria elettrificata Milano - Venezia, a doppio binario in direzione del capoluogo lombardo, a quattro binari in direzione opposta: dal Dicembre 2006 è infatti stata attivata, in parallelo alla Linea Storica per Venezia Mestre, una tratta della Linea AV/AC che collegherà in futuro le due città. Da Padova si diramano le linee per Bologna, anch'essa elettrificata a doppio binario, e per Bassano del Grappa, elettrificata a doppio binario fino a Camposampiero (punto di diramazione per la ferrovia per Calalzo-Pieve di Cadore-Cortina d'Ampezzo) quindi non elettrificata a semplice binario. Alla stazione di Padova fa capo anche il breve tronco elettrificato a semplice binario per lo scalo di Padova Interporto.

La stazione venne attivata il 3 dicembre 1842 in concomitanza con l'inaugurazione della ferrovia per Marghera, primo tronco della linea Milano - Venezia. La stazione si presentava quindi di testa, situazione solo provvisoria in quanto già l'11 gennaio 1846 la linea venne prolungata a Vicenza . In questi anni la concessione della ferrovia era affidata alla Società lombardo-veneta per la Ferrovia Ferdinandea (SFF), concessione riscattata dal Regno Lombardo-Veneto nel 1852 che istituì una propria direzione denominata Ferrovia dello Stato Lombardo Veneto (FSLV). La gestione statale durò solo al 14 marzo 1856, quando la Milano - Venezia venne nuovamente ceduta ad una società privata, la Società privilegiata delle strade ferrate lombardo-venete e dell'Italia Centrale del gruppo Rothschild, per poi passare alla Società per le Ferrovie dell'Alta Italia (SFAI) il 14 maggio 1865 . Successivamente, con la convenzione del 1885, le linee afferenti a Padova entrarono nel novero della Rete Adriatica, concessa alla Società Italiana per le strade ferrate meridionali; il 1 luglio 1905 esse passarono poi nella rete delle Ferrovie dello Stato.

L'11 giugno 1866 Padova divenne stazione di diramazione con l'attivazione della tratta per Rovigo della costruenda linea Padova - Bologna, completata l'1 dicembre dello stesso anno. Successivamente, l'11 ottobre 1877, venne inaugurata anche la ferrovia Bassano del Grappa - Padova; questa relazione era però concessa alla Società Veneta (SV) che costruì quindi un proprio deposito posto parallelamente ai marciapiedi dal lato opposto del fabbricato viaggiatori. La linea per Bassano venne gestita dalla Società Italiana per le strade ferrate meridionali tra il 1882 e il 1896, fermo restando la concessione alla SV, concessione poi revocata nel 1906 con il passaggio alle FS. La stessa SV fu anche la concessionaria delle tranvie interurbane di Padova, conosciute come Guidovie Centrali Venete (GCV) attivate tra il 1885 e il 1890 (e quindi soppresse nel 1954). Presso la stazione ferroviaria venne pertanto attivato uno scalo merci SV d'interscambio conosciuto con il nome di Padova Scalo Merci. Nel frattempo vennero realizzati alcuni raccordi al servizio di alcuni impianti industriali sorti nell'area, alcuni diramantesi dalla stazione di Padova, altri da Padova Scalo Merci (tra questi sono documentati il raccordo per il Gasometro e per la Distilleria Maluta posta all'angolo tra Via Trieste e Viale Codalunga); si pensò anche di spostare la stazione più ad est, approssimativamente nella zona dietro alla Fiera, per avere più spazio da destinare allo sviluppo sia degli impianti ferroviari veri e propri sia per l'edificazione di un quartiere commerciale ed industriale più efficiente .

Il 10 novembre 1911 venne attivato il Raccordo Bivio Altichiero tra l'omonimo bivio posto sulla ferrovia per Bassano del Grappa e la nuova stazione di Padova Campo Marte; tale tronco, lungo 2.812 km, era dotato inizialmente di doppio binario e scavalca la linea Milano - Venezia con un cavalcavia. Contemporaneamente entrò in servizio un terzo binario indipendente tra la stazione di Padova e Campo Marte. Seguì quindi il 18 giugno 1917 un secondo raccordo, denominato Raccordo Bivio Montà, che collega da una parte sempre Padova Campo Marte e dall'altra il Bivio Montà sulla linea per Milano; dotato di un solo binario, è lungo 2.202 km .

Nel frattempo, il 2 aprile 1911 venne attivata la Ferrovia Padova - Piazzola (FPP); il progetto originario prevedeva l'attestamento di questa linea privata presso la stazione FS, ma a causa dei lavori di costruzione del Raccordo Bivio Altichiero che rendevano assai complicato l'innesto della FPP sulla linea FS per Bassano, si optò per la realizzazione di una stazione propria, denominata Padova Borgomagno. Ovviamente venne creato un transito tra i binari delle due amministrazioni, utilizzato esclusivamente dai treni merci.

Tra le due guerre mondiali lo scalo merci, da sempre posto a sudest del fabbricato viaggiatori, venne ampliato anche in virtù dell'attivazione dei raccordi con la Fiera, con i Magazzini Generali e con il Mercato Ortofrutticolo. In seguito a tali ampliamenti lo scalo divenne un impianto dotato di proprio ufficio movimento assumendo il nome ufficiale di Padova Scalo.

La seconda guerra mondiale causò numerosi danni alla stazione di Padova ed alle linee afferenti; rimase gravemente colpito anche il fabbricato viaggiatori che venne pertanto sostituito gradualmente da quello tuttora esistente, completato tra il 1953 e il 1954 . Completamente distrutto il ponte sul Brenta sulla linea per Bassano, si decise di ricostruirlo provvisoriamente a binario unico al pari dell'intera tratta Padova - Vigodarzere e dell'afferente Raccordo Bivio Altichiero. Tale raccordo però venne usato in maniera assai sporadica: alcuni ferrovieri ricordano come venne utilizzato fino a circa il 1947 quasi esclusivamente per triangolare le locomotive a vapore che non potevano essere girate sulla piattaforma girevole ; dopo di tale anno il Raccordo venne di fatto abbandonato.

A parte tali aspetti negativi, la ricostruzione portò alcune novità nella struttura della stazione. Si decise innanzitutto di eliminare il vecchio Deposito Locomotive, ereditato a suo tempo dalla SV, per spostarlo nella sede attuale incuneandolo tra le linee per Milano e Bologna e dotandolo anche di un ingresso lato Campo Marte. Lo spazio ricavato dalla demolizione del vecchio DL venne utilizzato per ampliare il Fascio Viaggiatori portandolo a undici binari passanti (di cui però nove dotati di marciapiedi). Si valutò anche l'utilizzo della stazione FS da parte dei treni FPP ma la proposta non venne messa in pratica visto che la linea per Carmignano chiuderà il 31 dicembre del 1958. Inoltre arrivò per la prima volta la linea aerea con il completamento dell'elettrificazione della linea da Bologna avvenuto il 9 ottobre 1955 a cui seguì l'elettrificazione della Milano - Venezia.

Con la soppressione delle tranvie interurbane SV avvenute nel 1954, venne posato un binario lungo Via del Pescarotto tra i Magazzini Generali e il binario ex SV di Via Venezia per poter raccordare le Officine Meccaniche della Stanga che, altrimenti, sarebbero rimaste prive di accesso alla rete ferroviaria. Sempre nello stesso periodo venne realizzato un ulteriore raccordo al servizio della Ferriera Padana Acciaierie Venete mentre cominciò a prendere forma la rete dei raccordi della nuova Zona Industriale; questi nuovi raccordi andarono pian piano a sostituire i vecchi che si diramavano da Padova Scalo, chiusi tutti entro gli anni '80.

Il 9 maggio 1988 venne inaugurata l'elettrificazione della tratta Padova - Castelfranco Veneto, ultima linea afferente al nodo priva di linea aerea. Qualche anno più tardi, il 24 novembre 1991, si riattivò il Raccordo Bivio Altichiero provvisoriamente a binario unico ; siccome la tratta da Padova a Vigodarzere era allora ancora tutta a semplice binario, si decise di non far confluire il Raccordo nella linea per Bassano nell'ex Bivio Altichiero, che quindi non venne al momento ripristinato, ma di spostare la confluenza più a nord praticamente sotto al sovrappasso dell'Autostrada A4 (Italia) ponendola sotto la giurisdizione della stazione di Vigodarzere.

Con la nascita della nuova stazione di Padova Interporto, inaugurata il 9 maggio 1988, cominciò il declino di Padova Scalo: già nel 1989 lo Scalo aveva perso lo status di stazione con la chiusura dell'Ufficio Movimento, contestuale assorbimento dell'impianto all'interno della stazione di Padova e ridenominazione in Fascio A; dopodiché nel Novembre 1991 cessò definitivamente il traffico merci in partenza ed arrivo, tutto spostato a Padova Interporto, rimanendo in uso come fascio di smistamento per l'inoltro di carri verso Padova Interporto lasciati dai merci in transito e viceversa nonché come zona di ricovero per alcuni treni passeggeri aventi origine e termine a Padova. Infine, con l'apertura della stazione di Cervignano Smistamento, tra Gennaio e Giugno 1997 cessò definitivamente l'uso del Fascio A per i servizi merci. Nel corso degli anni i binari destinati alla movimentazione delle merci vennero pian piano quasi tutti abbandonati e quindi rimossi; di tali binari sopravvive, oltre al Fascio A ribattezzato tra il 2004 e il 2005 Fascio Secondario, il gruppo di tronchini chiamato Sacca Riordino che serviva il magazzino merci, utilizzati per ricoverarvi vecchi carri ormai accantonati da numerosi anni nonché dai carrelli di servizio per la manutenzione delle linee.

Nell'immediato è prevista la trasformazione dei binari tronchi della Sacca Riordino in binari per i treni del Servizio Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) destinati a Venezia. Sempre nell'ambito del progetto SFMR è prevista la costruzione nell'ambito della stazione di Padova di una fermata denominata Padova San Lazzaro posta presso l'omonimo quartiere lungo i due binari della Linea Storica per Venezia tra i segnali di partenza e protezione esterni. Inoltre è in progetto la costruzione di una galleria a tre binari sotto al Fascio Viaggiatori da adibire come stazione per l'Alta Velocità allorquando verrà costruita la linea AV/AC in direzione Milano.

Sempre sotto all'impianto fanno capo il Gruppo Scambi Altichiero (ex Bivio Altichiero) e il Gruppo Scambi Montà (ex Bivio Montà), punto di confluenza dei due raccordi omonimi provenienti da Padova Campo Marte e che permettono ai treni merci provenienti da Bologna di proseguire senza manovre di inversione rispettivamente verso Camposampiero e Milano.

Fino al 2005 il controllo degli enti era affidato a tre cabine, denominate Cabina A, Cabina B e Cabina C. La Cabina A, l'unica tuttora esistente grazie all'interessamento dell'associazione di appassionati Società Veneta Ferrovie, è posta lungo Via Frà Paolo Sarpi; controllava la radice ovest del Fascio Viaggiatori e relativi segnali di partenza e protezione; successivamente la Cabina A assunse il controllo anche dei bivi Montà ed Altichiero. La Cabina B era posizionata circa un centinaio di metri ad est dal termine del marciapiede del Binario I; controllava la radice est del Fascio Viaggiatori e la radice ovest di Padova Scalo nonché i segnali di partenza e protezione interni. Alla Cabina C, situata invece lungo Via Jacopo D'Avanzo, faceva capo invece il controllo della radice est di Padova Scalo e del bivio di accesso alla linea per Padova Interporto, più ovviamente i segnali di partenza e protezione esterni. Tra il 26 e il 27 novembre 2005 gli apparati delle tre cabine vennero disattivati e sostituiti dal nuovo Apparato Centrale Computerizzato (ACC) . Per permettere l'ampliamento dei binari si decise per la demolizione delle cabine B e C: la Cabina B è stata demolita nella notte tra il 30 e il 31 maggio 2006, la Cabina C nella notte tra il 5 e il 6 luglio.

Particolare del banco ACE dell'ex Cabina A.

Il banco ACEI dell'ex Cabina A al servizio del Bivio Montà.

Il secondo banco ACEI dell'ex Cabina A, adibito al controllo della linea verso Grisignano di Zocco.

Quadri luminosi della ex Cabina A (in alto) e B (in basso).

La stazione di Padova è uno dei grandi nodi ferroviari del sistema italiano, con un flusso annuo di circa 18,5 milioni di passeggeri . L'attuale ampliamento e riammodernamento della stazione patavina, classificata come Grande Impianto ferroviario, categoria Platinum, è gestito da Centostazioni Spa.

Il traffico è di circa 450 treni al giorno facenti parte delle categorie AV, ES*, ES* City, CIS, EC, EN, ICplus, IC, ICN, E, R. Le principali destinazioni nazionali raggiungibili direttamente da Padova (tutte esclusivamente con treni Trenitalia) sono: Venezia, Genova, Torino, Como, Milano, Lecco, Bolzano, Trento, Bassano del Grappa, Belluno, Calalzo, Udine, Trieste, Mantova, Bologna, Firenze, Pescara, Bari, Lecce, Roma, Napoli, Messina, Palermo, Siracusa. Alcune corse per Bassano e Trento vengono effettuati con treni Minuetto di Trentino Trasporti ma sempre per conto di Trenitalia.

Queste invece le principali destinazioni internazionali: Nizza, Parigi, Ginevra, Losanna, Berna, Basilea, Zurigo, Sciaffusa, Innsbruck, Monaco, Vienna; i treni internazionali sono effettuati sia con materiale Trenitalia sia con materiale delle ferrovie straniere, ovvero CityNightLine (CNL, gruppo DB) ed Österreichische Bundesbahnen (ÖBB), con la sola eccezione dei collegamenti con la Svizzera di pertinenza esclusiva della Cisalpino.

Oltre ai treni passeggeri la stazione è interessata dal transito di numerosi treni merci sia Trenitalia sia di altre società (Ferrovie Emilia Romagna , FFS Cargo, Linea, NordCargo, Sistemi Territoriali); tali treni però non effettuano nessuna sosta per carico e scarico in quanto l'impianto è dagli anni '90 del XX secolo ormai privo di traffico merci sia in arrivo che in partenza, oggi concentrato tutto presso la stazione di Padova Interporto.

Inoltre da Padova partono treni Eurostar diretti, senza alcuna fermata intermedia, a Roma e a Milano. Per arrivare a Roma il tempo necessario è di 3 ore e 20 minuti, per il capoluogo lombardo, invece, di 1 ora e 49 minuti.

Il fabbricato viaggiatori ospita numerosi servizi ed attività commerciali. Ricordiamo la presenza di una biglietteria, un ufficio dedicato all'assistenza clienti, il Club Eurostar, numerose emettitrici automatiche di biglietti, un deposito bagagli (adibito anch'esso alla vendita di biglietti ferroviari e delle autolinee SITA, FTV e CTM), un ufficio della Polizia ferroviaria, due edicole, due bar, due agenzie di viaggi, una banca, un ufficio postale, tre autonoleggi, oltre a numerose attività commerciali e agenzie di viaggi.

Nel piazzale antistante la stazione ferroviaria transitano o vi fanno capolinea la gran parte delle linee di autobus urbani nonché la linea del Translohr (chiamato semplicemente tram), tutte gestite dall'APS. Transitano inoltre numerose autolinee provinciali delle società APS, SITA, CTM, FTV, più alcune autolinee nazionali. È in costruzione un centro intermodale nei pressi della Chiesa della Pace in cui verrà spostata l'autostazione, attualmente posta a circa 500 m dalla stazione ferroviaria, migliorando l'interscambio tra treni ed autobus.

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Padova

Panorama di Padova

Padova (in veneto Pàdoa) è una città di 212.713 abitanti, 441.023 con l'area metropolitana, dell'Italia nord-orientale, capoluogo dell'omonima provincia della regione Veneto.

Sede di una prestigiosa ed antica università, Padova vanta numerosissime testimonianze di un glorioso passato culturale ed artistico, che la rendono meta di turisti da ogni parte del mondo. È oggi un importante centro economico e uno dei più importanti e grandi centri di trasporti intermodali, anche fluviale, di tutta Europa e rappresenta attualmente il più grande interporto nel nord e centro Italia.

Padova è, tra l'altro, universalmente nota come la città di sant'Antonio, il famoso francescano portoghese, nato a Lisbona nel 1195, che visse a Padova per alcuni anni e vi morì (13 giugno 1231). I resti del Santo sono conservati nella Basilica di Sant'Antonio, meta di numerosissimi pellegrini da tutto il mondo e uno dei monumenti principali della città.

Padova è collocata all'estremità orientale della Pianura Padana circa 10 km a nord dei Colli Euganei e circa 20 km a ovest della Laguna Veneta. Il territorio comunale si sviluppa su 92 km2, interamente pianeggianti e solcati da vari corsi d'acqua, che hanno dato nei secoli la forma e la protezione alla città.

La città poggia su un terreno composto di materiali fini limoso-sabbiosi, mentre i sedimenti ghiaiosi sono rari. La distribuzione dei vari livelli stratigrafici è molto irregolare a causa delle frequenti divagazioni e variazioni del corso dei fiumi che hanno subito durante l'ultima era geologica (si veda per esempio la rotta della Cucca).

A ovest della città nelle aree rurali del quartiere Montà sono ben visibili vari paleoalvei del fiume Brenta.

Per quanto riguarda il rischio sismico Padova è classificata nella zona 4 (sismicità irrilevante) dall'Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003.

La città è nata e si è sviluppata all'interno dei bacini idrografici dei fiumi Brenta e Bacchiglione che di conseguenza hanno fortemente condizionato il tessuto urbano (che donano a molti angoli della città scorci suggestivi).

In passato, tali corsi d'acqua erano fondamentali per l'economia cittadina, in particolar modo per la presenza di numerosi mulini e per la loro evidente funzione commerciale, segnatamente per congiungere la città con la vicina Venezia e gli altri centri della provincia di Padova. Inoltre, i canali hanno rappresentato a lungo un valido complemento delle opere di fortificazione della città. Le opere di ingegneria fluviale che si sono susseguite nel corso dei secoli, soprattutto per impulso del Magistrato alle Acque della Repubblica di Venezia, hanno permesso di ridurre il rischio di esondazioni che potessero interessare il tessuto urbano della città; gli ultimi grandi lavori risalgono però all'800. L'attuale, complesso, sistema di collegamenti e chiuse tra i canali cittadini è in grado di gestire e far defluire onde di piena anche significative, senza troppi rischi per la città. L'unica area che potrebbe eventualmente essere a rischio, e solo in presenza di piene di dimensioni eccezionali, è la zona sud-orientale di Terranegra (il cui nome è indicativo del fatto che anche nei secoli passati veniva spesso coinvolta dalle esondazioni).

Le opere di interramento dei canali cittadini, in particolar modo del Naviglio Interno (oggi Riviera Ponti Romani) a partire dagli anni cinquanta, ne hanno decretato un lungo periodo di abbandono, oltre naturalmente ad aver alterato irreparabilmente lo stretto connubio tra Padova e le sue acque. È solo negli anni novanta che si è assistito ad un recupero delle vie d'acqua cittadine, ora percorse nuovamente da imbarcazioni, e su cui nei primi anni di questo secolo si è provato anche ad investire in direzione del turismo fluviale.

La città di Padova può vantare 2.512.945 m2 di aree verdi, 1.680.939 m2 di verde attrezzato (verde nei quartieri con giochi per bambini, piste ciclabili, campi polivalenti...), 11,91 m2 di verde per abitante, 2,69% di superificie verde rispetto alla superficie totale (dati del 2005).

Nel 2006 Padova ha vinto il primo premio La città per il verde, assegnato a Genova in occasione della manifestazione Euroflora 2006 .

Padova ha un clima continentale con inverni rigidi ed estati calde, con un elevato grado di umidità che favorisce la formazione di fitte nebbie durante le stagioni autunnali ed invernali e la presenza di afa durante il periodo estivo. Le precipitazioni sono distribuite abbastanza uniformemente durante l'anno con un minimo non troppo pronunciato durante la stagione invernale. Durante l'estate le precipitazioni sono sovente di carattere temporalesco e spesso sono accompagnate da grandine. Le stagioni primaverili ed autunnali sono normalmente caratterizzate da perturbazioni di origine atlantica.

Nel 1725 Giovanni Poleni iniziò a Padova la misurazione sistematica di numerosi parametri meteorologici che tuttora proseguono, rendendo difatti questa serie temporale una delle più lunghe ed omogenee attualmente disponibili, il che la rende molto adatta allo studio delle variazioni climatiche nelle città.

Dal punto di vista legislativo, il comune di Padova ricade nella Fascia Climatica E con 2383 gradi giorno, dunque il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile.

Le temperature negli ultimi anni tuttavia sono state ben più elevate, in particolare le massime nei mesi estivi a partire dagli anni 2000. Ormai è consuetudine avere già a maggio numerose giornate che superano i 30 gradi e sfiorano i 35, mentre le medie di giugno luglio e agosto sono ben più elevate, quasi ogni anno la media delle massime in giugno luglio e agosto supera i 30 gradi, con ripetute ondate di calore che possono portare le temperature quasi fino a 40 gradi. Celebre è stata l'estate del 2003 nella quale da fine maggio fino a fine agosto le massime sono state quasi costantemente sopra i 30 gradi con numerose giornate over 35, e tale ondata di calore ebbe il suo apice l'11 agosto con una massima di 39.8 gradi registrata all'orto botanico.

Insediamenti preistorici sono stati accertati dall'archeologia, già a partire dall'XI secolo a.C. - X secolo a.C., topograficamente in corrispondenza dell'odierno centro di Padova. La leggenda narra che la fondazione di Padova sia avvenuta per opera di Antenore, un principe troiano scampato alla distruzione di Troia, ma è ampiamente noto come tale "romantica" diceria tragga origine da un deliberato falso storico, confezionato ad arte dal dotto Lovato Lovati.

Rappresentando uno dei principali centri della cultura paleoveneta, l'antica Padova sorse all'interno di un'ansa del fiume Brenta (durante l'antichità chiamato Medoacus Major) che allora (probabilmente fino al 589) scorreva nell'alveo dell'odierno Bacchiglione (al tempo denominato Medoacus Minor o Edrone), entrando in città nei pressi della attuale Specola.

Già a partire dal 226 a.C. gli antichi patavini strinsero un'alleanza con Roma contro i Galli Cisalpini, alleanza poi confermata più volte, in particolare al tempo della Battaglia di Canne (216 a.C.) e della guerra sociale (91 a.C.), quando Padova e altre città transpadane combatterono al fianco dei romani. Dal 49 a.C. divenne un municipium romano, e in età augustea entrò a far parte della X Regio, della quale costituiva uno dei centri più importanti. Durante l'epoca imperiale la città divenne molto ricca grazie alla lavorazione delle lane provenienti dai pascoli dell'altipiano di Asiago. Dalla città passavano (o partivano) numerose strade che la congiungevano con i principali centri romani dell'epoca: la via Annia che la congiungeva con Adria e Aquileia, la via Medoaci che portava alla Valsugana e all'altipiano di Asiago, la via Astacus che la congiungeva con Vicentia, la via Aurelia che portava ad Asolo, la via Aponense che la collegava ai centri termali dei Colli Euganei. Sia a nord che a sud della città vi erano estese centuriazioni. In epoca romana, Padova fu patria di Tito Livio, insigne storico romano (nello stesso periodo, diede pure i natali ai letterati: Gaio Valerio Flacco, Quinto Asconio Pediano, Trasea Peto , di cui vi è ancora ricordo nella toponomastica cittadina).

Nel periodo delle invasioni barbariche fu più volte devastata, prima dagli Unni nel 452-453, poi nel 601 dai Longobardi di Agilulfo, e infine dagli Ungari nell'899.

Nel Basso Medioevo Padova si distinse come libero comune, partecipando alla Lega Veronese e alla Lega Lombarda contro l'imperatore Federico Barbarossa. A questo periodo risale la fondazione dell'Università (1222), una delle più antiche d'Italia. Fu poi dominata, a partire dal 1318, dalla signoria dei Carraresi, fino alla conquista, avvenuta nel 1405, da parte della Repubblica di Venezia.

Nei successivi quattro secoli Padova, pur perdendo importanza politica, poté godere della pace e della prosperità assicurata dalla signoria veneziana, e della libertà grazie alla sua Università, che richiamò studenti ed insegnanti da tutta Europa, divenendo uno dei maggiori centri dell'aristotelismo e attirando numerosi ed illustri intellettuali, come Galileo Galilei. Nel 1509, durante la guerra della Lega di Cambrai, Padova dovette subire un terribile assedio, che fu però respinto. Dopo lo scampato pericolo, la Serenissima procedette ad opere di fortificazione, dando alla cinta muraria l'aspetto attuale.

Caduta la Serenissima (1797), la città fu ceduta da Napoleone Bonaparte all'Austria. Dopo una breve parentesi all'interno del Regno d'Italia napoleonico, entrò a far parte nel 1815 del Regno Lombardo-Veneto asbugico. L'8 febbraio 1848 vide un'insurrezione contro il dominio austriaco, guidata in particolare dagli studenti universitari. Padova entrò a far parte del Regno d'Italia solo nel 1866, in seguito alla terza guerra di indipendenza.

Nel corso della prima guerra mondiale, la città era il quartier generale delle forze militari italiane. Merita un cenno il fatto che l'ardimentosa (e pacifica) impresa del Volo su Vienna, di dannunziana memoria, prese le mosse dalle vicinanze di Padova (Castello di San Pelagio in comune di Due Carrare, 9 agosto 1918). Nei pressi della città, a Battaglia Terme il castello di Lispida fu adibito a residenza del re Vittorio Emanuele III. A Villa Giusti (in località Mandria di Padova) fu firmato l'armistizio che pose termine al conflitto.

Nella seconda guerra mondiale Padova fu un importante centro della resistenza contro il nazifascismo. Numerosi studenti e insegnanti universitari parteciparono alla lotta partigiana, a cominciare dallo stesso rettore Concetto Marchesi. Per questo motivo l'Università degli Studi di Padova fu premiata (unica università italiana a ricevere tale onorificenza) con la medaglia d'oro al Valor Militare.

Gli anni dal dopoguerra ad oggi furono per Padova di continuo sviluppo edilizio ed economico grazie anche alla collocazione geografica, al centro di importanti vie di comunicazione favorevoli per industrie e servizi. La crisi sociale e politica degli anni settanta vide però il polarizzarsi delle tensioni in vicende spesso collegate all'estremismo di frange della comunità studentesca della città. Padova infatti fu la città dove organizzazioni come Potere Operaio e Autonomia Operaia furono più forti, insieme a Roma e Bologna. Questi movimenti a forte componente studentesca nacquero sotto l'egida di insigni professori della facoltà di Scienze politiche quali Antonio Negri. Inoltre proprio a Padova le Brigate Rosse misero a segno il loro primo delitto rivendicato con l'attacco alla sede dell'MSI nel 1974. A Padova agirono anche organizzazioni eversive neofasciste come Ordine Nuovo e probabilmente ebbe numerosi legami con questa città anche l'organizzazione Rosa dei venti.

La città oggi sta vivendo importanti cambiamenti urbanistici, con la costruzione di nuovi moderni edifici direzionali e residenziali e con un profondo rinnovo della viabilità cittadina, articolatasi negli ultimi anni intorno alla complessa realizzazione del metrotram, tuttora in corso.

L'apparato monumentale (nella più vasta accezione) del contesto urbano, quale oggi si offre all'osservazione del visitatore, testimonia largamente le varie fasi della vicenda storica patavina.

Se, difatti, non è più presente alcuna traccia delle (supposte) origini preistorico-leggendarie, ogni altra fase cronologica ha lasciato tangibili manifestazioni in altrettanti luoghi salienti e caratteristici, a partire dall'Arena romana, passando per le varie cinte murarie, torri medievali, palazzi di età signorile, chiese ed altri luoghi di culto (cristiani e non), edifici simbolici del potere civile, templi della cultura (il Bo, l'Orto botanico…), fino ad espressioni di architettura d'avanguardia (quali, ad esempio, il monumento di Daniel Libeskind ai caduti delle Torri Gemelle di New York, o la Torre Net): tutti capisaldi urbanistici che verranno analizzati e descritti in prosieguo e/o nella voce specifica testé richiamata, oltre che nella voce Storia di Padova.

Tra le più significative vestigia dell'illustre passato di Padova, merita una particolare menzione la doppia cinta muraria tuttora - almeno in parte - apprezzabile.

Testimonia la struttura medievale la cinta trecentesca, di cui sono oggi chiaramente ravvisabili solo quasi la porta Altinate e quella su ponte Molino. Si tratta di un complesso difensivo risalente in per lo più alla signoria dei Carraresi.

Molto migliore è lo stato di conservazione della cinta cinquecentesca, splendido esempio di architettura militare veneziana.

Attorno a tali mura - che avvicinano esteticamente Padova a Treviso - si snoda un tracciato viario che fino a qualche anno fa i padovani usavano definire "circonvallazione", ma che ormai può chiamarsi tale solo sotto un profilo strettamente etimologico (circum + vallum - "attorno alle mura"), poiché in realtà è attualmente fagocitato dalla congestione complessiva del traffico urbano.

Nel 2006 i nati sono stati 1.893 (9,0‰), i morti 2.339 (11,1‰) con un incremento naturale di -446 unità rispetto al 2005 (-2,1‰). Il 31 dicembre 2006, su una popolazione di 210.301 abitanti, si contavano 19.661 stranieri (9,3%). Le famiglie contano in media 2,1 componenti.

A Padova è stata istituita una "Commissione speciale Città metropolitana", con lo scopo di coordinare le politiche del comune di Padova e dei comuni limitrofi su tematiche di importanza sovracomunale.

Secondo l'Annuario statistico comunale 2006, pubblicato a cura del Settore Programmazione Controllo e Statistica il 19 dicembre 2007, la popolazione del Comune di Padova al 31 dicembre 2006 era di 210.301 abitanti, di cui 103.600 nativi di Padova, ed il rimanente immigrato da altre località. I nati all'estero risultano 22.102, di cui 19.661 sono anche cittadini stranieri. L'etnia straniera più rappresentata è la rumena, con 4.197 residenti.

La "Gatta" di S. Andrea.

La Gatta dell'omonimo bastione.

La statuetta in prossimità sul B. della Gatta (v. nota di chiusura).

È il motto dell'Università degli studi di Padova; in lingua latina significa "La libertà di Padova totale per tutti". Ci si riferisce alla libertà d'insegnamento, che oggi riteniamo un valore acquisito, sia come principio di democrazia liberale, sia come diritto costituzionalmente garantito. Ma non è sempre stato così, e la patavina libertas in passato era soprattutto dovuta alla politica della Repubblica Serenissima, di cui Padova fece parte dal 1405 al 1797.

Venezia ha sempre mantenuto una posizione di sostanziale antagonismo nei confronti dello Stato della Chiesa, e ciò, fra l'altro, si rifletteva anche nell'impedire un'eccessiva ingerenza delle autorità ecclesiastiche (e dell'Inquisizione) nel lavoro dei professori.

D'altronde, Venezia si avvantaggiò spesso del progresso scientifico che derivava dalla produzione culturale ed accademica patavina: sono documentati storicamente casi in cui gli apparati di spionaggio della Serenissima si rivolsero ad esperti dell'Orto botanico di Padova per ottenerne la confezione di veleni a scopo di assassinio politico (il che, del resto, era prassi piuttosto diffusa nella diplomazia clandestina rinascimentale).

Nel corso dei secoli, l'Università di Padova è diventata una delle principali Università italiane, e conta attualmente 13 Facoltà, oltre 65.000 studenti e 5.000 tra docenti e personale tecnico-amministrativo.

È l'incrocio tra le vie: Roma, San Francesco, Otto Febbraio e San Canziano (praticamente, l'angolo destro, guardando il portone principale del Palazzo del Bò).

È tradizionalmente considerato il punto più centrale della città, e pare si chiami così dal nome di una locanda o osteria che ivi sorgeva. Anche se oggi la circolazione veicolare è praticamente abolita in loco, fu proprio al Canton del Gallo che venne installata la prima pedana per il "vigile" che doveva disciplinare il traffico .

A tutti i padovani è nota la località detta "Stanga" (per i non padovani: si tratta di un ampio spiazzo circolare, che si apre in prossimità della più nota Via Anelli). Pochi, forse, conoscono l'origine del toponimo. Pare che nell'Alto Medioevo in questo luogo si tenessero i duelli di campioni e bravi (due categorie di "spadaccini" mercenari che - in sostituzione degli effettivi portatori degli interessi controversi - si affrontavano con armi rudimentali in una sorta di ordalia o giudizio di Dio, ossia il surrogato, secondo le usanze barbariche, del processo come mezzo di appianamento delle liti giudiziarie). I sanguinosi scontri attiravano folle di curiosi, che dovevano accomodarsi oltre i paletti (le stanghe, appunto) delimitanti l'agone.

Risulta che il fenomeno fosse disciplinato da una legge locale, in vigore dal 1236 al 1275. Essa, peraltro, oltre a stabilire i compensi dovuti a campioni o bravi, disponeva che questa "professione" fosse appannaggio dei soli padovani, o quanto meno di chi risiedesse nelle vicinanze della città.

Nel 2007 contava circa 63.000 studenti e 2.350 docenti. L'Università venne fondata, secondo la tradizione, nel 1222 quando un gruppo di studenti e professori migrarono dall'Università di Bologna alla ricerca di una maggiore libertà accademica, anche se è certo che scuole di diritto e medicina esistevano a Padova prima del 1222. In realtà il 1222 è l'anno nel quale per la prima volta in un atto notarile della città si nomina con precisione lo Studio Patavino (quindi già esistente) ed è così convenzionalmente ritenuto essere l'anno di fondazione. Nel corso della sua lunga storia, l'Università di Padova fu luogo d'incontro di alcune tra le più importanti personalità europee ed italiane, tra le cui fila si annoverano personaggi del calibro di Leon Battista Alberti, Nicolò Copernico e Melchiorre Cesarotti. Dal 1592 per 18 anni consecutivi (definiti dall'interessato i migliori della sua vita), Galileo Galilei resse la cattedra di matematica presso l'ateneo patavino. Nel medesimo, per la prima volta al mondo (1678) si laureò una donna: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia.

William Harvey, l'illustre medico inglese cui si deve la prima descrizione scientifica del sistema circolatorio (1628), fu allievo a Padova di Girolamo Fabrici. Va peraltro ricordato che in questa città sorse il primo teatro anatomico (1594), ed il fondatore della Scuola Clinica Padovana, Giovanni Battista del Monte, fu il primo medico a tenere le lezioni nelle corsie di un ospedale. Nel 2004 è stata istituita la Scuola Galileiana di Studi Superiori, con la collaborazione e sul modello della Scuola Normale Superiore di Pisa. Alla scuola si accede tramite un concorso molto selettivo; gli studenti ammessi si iscrivono ai corsi dell'Università di Padova, ma in più hanno alcuni benefici (ad esempio vitto e alloggio presso un collegio universitario), devono avere una media di esami particolarmente alta (almeno 27), e in più devono frequantare obbligatoriamente alcuni corsi specifici. L'Ateneo gestisce anche nove Musei scientifici, fra cui il Museo di Storia della Fisica, ed è tra i membri fondatori del consorzio interuniversitario Cineca. L'Università offre una larga gamma di lauree in tredici Facoltà.

A Padova sono venuti a mancare alcuni "non-padovani" celebri: Sant'Antonio da Padova, Claudio Villa, Enrico Berlinguer, Giorgio Perlasca, Egidio Meneghetti, Luigi Pierobon, Luigi Pulci.

Sono due i quotidiani storici che si occupano attualmente della cronaca locale della città: il Gazzettino e il Mattino di Padova. Dal 12 novembre 2002 viene venduto in abbinamento al Corriere della Sera anche il Corriere del Veneto, che ha sede a Padova e che dedica alla città due pagine al giorno di cronaca locale, in abbinamento con la cronaca di Rovigo. Da diverso tempo è presente anche Il Padova, quotidiano che riassume notizie di attualità e politica patavina e dedica diverse pagine anche alla cronaca nazionale ed estera. Sono presenti anche alcuni giornali a distribuzione gratuita quali Leggo, che ha una sua redazione in città e ha pagine di cronaca e sport locali, e Metro, City.

Nel passato la città ha avuto un'altra testata di cronaca locale: L'Eco di Padova, nato nel 1977, edito dalla Rizzoli e chiuso nel 1980.

Nella città e in tutta la diocesi viene anche stampato e diffuso il settimanale diocesano La Difesa del popolo.

In città è presente una redazione de Il Sole 24 Ore.

Quartiere 1 Centro: si estende per 5,2 km², pressoché totalmente entro le mura cinquecentesche. Il cuore del quartiere Centro è idealmente identificabile con le famose Piazze (dei Signori, delle Erbe e della Frutta) ravvivate quotidianamente dai tradizionali mercati. Il territorio è solcato dal Piovego, navigabile dalle Porte Contarine fino al casello autostradale di Padova Est. L'area in parola può suddividersi in cinque zone abitative: zona Portello, zona Ospedali, zona Santo-Prato della Valle, zona Piazza Castello-Riviere, zona Savonarola-Piazza Mazzini-Stazione Ferroviaria. Nel 2005 contava 27047 residenti, di cui il 14% aveva compiuto i 75 anni, ed il 9,32% era composto da stranieri.

Quartiere 2 Nord (comprende Arcella - S. Carlo - Pontevigodarzere): superficie 6,71 km², e racchiude i rioni di Arcella, San Bellino, San Carlo e Pontevigodarzere. Il confine settentrionale corrisponde in pratica con il tracciato locale del Brenta, a sud è delimitato dalla ferrovia Milano-Venezia, ad est dall'asse viario Plebiscito-Bigolo-Manca, ad ovest dai binari della Padova-Castelfranco Veneto. Abitanti al 2005: 38118, di cui l'11% sopra i 75 anni. Stranieri: 12,03%.

Quartiere 3 Est (comprende Brenta-Venezia, Forcellini-Camin): superficie 28,02 km². Rioni: Ponte di Brenta, San Lazzaro, Mortise, Torre, Pio X, Stanga, Forcellini, Terranegra, San Gregorio, Camin, Granze. Confini: nord, comune di Cadoneghe; est, comuni di Vigonza e Noventa Padovana; sud, Quartiere 4, comune di Saonara, Legnaro e Ponte San Nicolò; ovest, Quartieri 2, 1 e 4. Annovera ben tre canali: il Piovego, il San Gregorio, lo Scaricatore. Ospita pure la famosa Via Anelli, su cui ci siamo già ampiamente intrattenuti. Popolazione al 2005: 38992, di cui 10% sopra i 75 anni, e 15% al di sotto dei 18. Stranieri 9,23%.

Quartiere 4 Sud-Est (comprende S. Croce-S. Osvaldo, Bassanello-Voltabarozzo, Guizza): superficie 17,58 km². Rioni: Santa Rita, Sant’Osvaldo, Madonna Pellegrina, Città Giardino, Santa Croce, San Paolo, Guizza. Popolazione al 2005: 47300, di cui 11% sopra i 75 anni, 19% oltre i 60. Stranieri 7,17%.

Quartiere 5 Sud-Ovest (comprende Armistizio-Savonarola): superficie 14,05 km². Rioni: Porta Trento Nord, Porta Trento Sud, San Giuseppe, Sacra Famiglia, Mandria. Abitanti al 2005: 28428, di cui 13% oltre i 75 anni, 31% oltre i 60. Stranieri 5,94%.

Quartiere 6 Ovest (comprende Brentella-Valsugana): superficie 21,88 km². Confini: nord, comune di Limena; ovest comuni di Villafranca Padovana, Rubano, Selvazzano Dentro. Abitanti al 2005: 31047, di cui 10% ultrasettantacinquenni, 26% infratrentenni. Stranieri: 7,9%.

Arcella (Quartiere 2 Nord) è la zona nord della città di Padova. Il suo confine è ben delineato dalla ferrovia Venezia-Milano a Sud e dal fiume Brenta a Nord (comprendendo il rione di Pontevigodarzere). Nota per essere il luogo della morte di sant'Antonio (l'evento è ricordato dal santuario di Sant'Antonino) e per essere stata la periferia agricola di Padova fino alla seconda guerra mondiale, l'Arcella ha conosciuto nel dopoguerra un impetuoso sviluppo urbanistico, fino al raggiungimento degli attuali 50 mila abitanti. Il metrotram la collega in maniera migliore con il centro cittadino. Arcella è anche il nome del vicariato della diocesi di Padova che comprende le parrocchie di Sant'Antonio ("Sant'Antonino"), San Carlo Borromeo, San Gregorio Barbarigo, San Giovanni Battista, San Lorenzo da Brindisi, San Bellino, San Filippo Neri, Santissima Trinità e Gesù Buon Pastore.

Il Centro (Quartiere 1 Centro) nell'ottica dei Padovani si estende grosso modo all'interno delle mura cinquecentesche. È caratterizzato da molte zone pavimentate con il tipico ciottolato romano o con i sanpietrini in porfido (come il Liston), perché corrisponde tendenzialmente all'area più antica della città.

Non si identifica affatto con la zona limitata delle Piazze, come molti non-Padovani credono, anche se queste ultime ne costituiscono, per così dire, il cuore economico e culturale.

Nella circoscrizione Centro è compreso anche il Portello, corrispondente alla parte orientale del centro, così detto perché nelle vicinanze di Porta Ognissanti (spesso chiamata anch'essa col nome di Portello) si trovava un porto fluviale sul Piovego. Nella percezione dei Padovani è un sottoquartiere a parte, tanto che i suoi abitanti un tempo avevano diritto ad essere identificati con un nome a sè: porteàti, ossia abitanti del Portello. Oggi questa distinzione è poco sentita e non ha più molto significato, ma una volta questa zona della città aveva caratteristiche proprie che la distinguevano dalle altre: era, infatti, un'area particolarmente popolare e povera. Oggi questa zona ospita una parte degli Istituti Universitari.

La Guizza (Quartiere 4 Sud-Est) è uno dei quartieri più meridionali della città, estendendosi dalla zona del Bassanello sino al confine settentrionale del comune di Albignasego. Quartiere residenziale, con una forte densità abitativa, è stato interessato dalla costruzione del principali asse del Metrotram cittadino, che ha il capolinea in questo quartiere. Rappresenta il principale punto di accesso alla città per il traffico proveniente dalla parte meridionale della provincia.

Quartiere anticamente nobile di Padova situato tra il Ponte del Bassanello ed il Ponte Quattro Martiri, gode di efficientissimi servizi di trasporto iniziando dal mezzo tramviario posto al centro del quartiere passando agli autobus 8, 11, 22 e 24. Il quartiere della Madonna Pellegrina, posto al centro di Via Acquapendente gode di amplissimi spazi verdi, iniziando dal lungargine Bassanello e Quattro Martiri, dove si ricordano con una statua due militari dell'Arma dei Carabinieri, Enea Codotto e Luigi Maronese, che, adempiendo al loro dovere, nel 1981 sono stati uccisi da alcuni terroristi ed hanno ricevuto la medaglia d'oro al valor miltare; tutta la città li ricorda ogni anno il 5 febbraio con una manifestazione ufficiale. È presente un'importante caserma della Polizia di Stato.

Mandria (Quartiere 5 Sud-Ovest) confina con i comuni di Abano Terme ed Albignasego, divisa da quest'ultimo dal Canale di Battaglia.

Sorta attorno all'antica strada romana Annia che conduceva da Padova ad Adria, ospita sul proprio territorio Villa Giusti del Giardino, in cui venne firmato il 4 novembre del 1918 l'armistizio tra Italia, Impero Austro-Ungarico e Germania che poneva fine alla prima guerra mondiale; affacciata sul Canale di Battaglia sorge invece Villa Molin, progettata dall'architetto Vincenzo Scamozzi nel 1597 (e che erroneamente viene collocata spesso a Mandriola, che sorge sull'altra sponda del Canale di Battaglia).

Della vecchia Montà (Quartiere 6 Ovest), situata sulla strada Padova-Ponterotto a circa 4km dal centro della città, rimane oggi solo l'antico fonte battesimale della chiesa di San Bartolomeo, risalente al XVI sec. Recentemente il territorio della frazione è stato soggetto a forti trasformazioni insediative ed è stato di fatto inglobato nel capoluogo. Nel 2004 è stato completato il cavalcavia di Corso Australia che ha nel contempo eliminato l'unico semaforo ancora esistente sulla tangenziale e contribuito a rompere l'isolamento della frazione con il resto della città.

Ponte di Brenta (Quartiere 3 Est) è un antico borgo sulla via di Venezia, parte del Comune di Padova prima della Prima guerra mondiale, confina con il comune di Vigonza, dal quale è separato dal fiume Brenta.

Nato attorno ai traffici di barcaroli e viaggiatori, il borgo è caratterizzato dalla presenza di alcune notevoli ville patrizie veneziane, tra le quali spicca Villa Breda con il suo parco, oggi di proprietà della Fondazione "Vincenzo Stefano Breda", voluta dall'omonimo senatore del Regno e a lui intitolata. La villa, oggi sede museale, si affaccia sul fiume, dal quale avveniva l'accesso fino alla costruzione verso la fine del XIX secolo della ferrovia Padova-Venezia, ad opera sempre del senatore Breda, che con l'occasione creò una fermata esattamente in asse con il viale di accesso alla villa, dal lato del parco. Al senatore Breda sono tra l'altro intitolati l'ospizio per anziani e l'ippodromo di Padova, situati anch'essi nella frazione, l'asilo infantile, situato nella piazza principale e la modernissima struttura per persone affette da sclerosi multipla Casa Breda, di recente costruzione, nel quartiere Brentelle.

Il parco della villa ospita una pista per cavalli, primo ippodromo cittadino, e delle scuderie ottocentesche, retaggio della passione del patrizio per l'ippica.

Nella piazza principale di Ponte di Brenta si affacciano l'antica chiesa parrocchiale di San Marco e San Michele, di aspetto settecentesco. All'interno, opere di Luca Giordano e un pregevole organo dell'epoca.

Una piccola località di Ponte di Brenta è Torre, che secondo la storia in epoca medievale raggruppava le attuali frazioni di Mortise, Ponte di Brenta, Arcella e Altichiero. C'è chi afferma che Sant'Antonio sia morto a Torre invece che all'Arcella, in quanto quest'ultima all'epoca non sarebbe neppure esistita.

Pontevigodarzere (Quartiere 2 Nord) è situata in corrispondenza dei due ponti che collegano la zona a nord di Padova con la città stessa, deve il nome al primo comune limitrofo, Vigodarzere appunto. Inizialmente zona rurale, si è velocemente espansa nel periodo della ricostruzione dopo essere stata quasi rasa al suolo dai bombardamenti degli alleati nel tentativo di fermare la ritirata tedesca. Dista circa 1,5 km dal centro cittadino, è una zona in fase di riqualificazione grazie al completamento della tangenziale nord che permette al traffico di raggiungere la nuova strada "del Santo" senza passare per via Pontevigodarzere. Fa parte del quartiere 2-Nord che comprende anche Arcella e San Carlo. È sede della principale moschea di Padova, che sorge proprio a fianco della parrocchia di S. Giovanni Battista.

La zona industriale di Padova è nata nel 1946 nell'area orientale della città, e da allora si è continuamente espansa ed articolata. Si tratta di una delle più grandi zone industriali d'Europa, con una superficie di 10 milioni e 500 mila mq. All'interno di essa si trovano oltre 1.300 imprese, con una notevole diversificazione produttiva ed industriale, e vi operano più di 50.000 persone provenienti da tutto il Veneto. Al suo interno si trova un grande Interporto multimodale d'Italia e uno dei più importanti in Europa, infatti, quasi tutte le merci da e per l'Europa transitano per Padova dove vengono smistate in tutto il mondo, attraverso cui transitano ogni giorno enormi quantità di materiali. L'area in questione è servita da diverse infrastrutture, ma soprattutto, è collegata tramite una linea ferroviaria dedicata (Padova Interporto - Padova) alla stazione Centrale di Padova.

Nell'immediato futuro prenderanno vita alcuni progetti determinanti per lo sviluppo della città, alcuni dei quali sono già in fase di attuazione, mentre per altri si sta per iniziare la fase di costruzione.

Inoltre Padova è circondata da un anello di tangenziali (Grande Raccordo Anulare di Padova). Per l'80 per cento del percorso è composta da quattro corsie principali più due corsia di emergenza, in prossimità di Padova Est le corsie diventano sei più due. Il progetto già approvato prevede ora di dare in gestione l'intero sistema di tangenziali cittadino all'Autostrada Brescia-Padova. La lunghezza dell'anello è di più di 30 km.

Il sistema del trasporto pubblico della città è in continua evoluzione ed espansione; è in corso di studio un sistema che prevede il biglietto unico per tutti questi sistemi . Attualmente la tariffazione prevede la divisione in cinque zone tariffarie: due urbane e tre suburbane per le tratte che terminano nella zona termale.

Padova è dotata di varie stazioni ferroviarie, che servono soprattutto l'area metropolitana. La più importante è la stazione di Padova, 12 binari), che è la più grande della città e la quattordicesima stazione per numero di passeggeri in Italia.Ha un traffico di circa 450 treni al giorno con un incremento di 150 treni previsto per il 2010. Altre stazioni interne alla città sono: Ponte di Brenta, Padova Campo di Marte e Padova Interporto. Le altre stazioni sono relativamente piccole, ma servono quartieri e centri abitati di altri comuni che ormai, con l'espansione urbana, si sono fusi alla città creando una vera e propria conurbazione, come "Abano", "Terme Euganee-Abano-Montegrotto" e "Vigodarzere".

È in fase di costruzione una nuova fermata "Padova San Lazzaro" che servirà, appunto, il quartiere di San Lazzaro, in forte espansione dato che verrà realizzato un nuovo quartiere (Quadrante est) in prossimità della Torre Net. Contestualmente verrà chiusa la stazione di "Ponte di Brenta" che verrà spostata più ad Est ed avrà una nuova denominazione. Padova dispone anche di un centro intermodale delle Ferrovie Federali Svizzere "SBB-CFF-FFS" presso la stazione di Padova Interporto È in fase di progetto anche la realizzazione di una linea ferroviaria fino a Piove di Sacco, e un'altra linea ferroviaria "circolare", che percorrerà i territori di Ponte San Nicolò ed Albignasego. È in progettazione la nuova stazione di Padova AV che verrà realizzata sotto la stazione esistente e la stazione di Padova SFMR per il servizio ferroviario metropolitano, accanto alla stazione Centrale.

Tra le altre cose, Padova è dotata di un collegamento ad alta velocità/alta capacità fino a Mestre che segue la vecchia linea storica Padova-Mestre. Un treno veloce, facente parte degli Eurostar Italia in servizio sulla ferrovia Milano-Venezia, serve la città fino a Milano non effettuando nessuna fermata intermedia, cioè collegando la città veneta con il capoluogo lombardo in 1 ora e 51 minuti. Inoltre dal 18 febbraio 2008 è attivo un altro collegamento AV, effettuato con un Eurostar AV per Napoli Centrale.

Dalla città veneta partono collegamenti per Milano ogni mezz'ora circa, per Roma ogni ora e mezza, per Napoli ogni 2 ore, la stazione Centrale riceve treni internazionali che collegano Zurigo, Basilea, Ginevra, Schaffhausen, Monaco di Baviera, Amburgo, Bruxelles, Vienna, Parigi, Nizza. Altri treni diretti vanno da Padova in tutto il Veneto, a Lecco, Palermo, Siracusa, Lecce, Pescara, Bari, Trieste, Udine, Genova, Firenze, Torino.

Padova dispone di una linea tramviaria translohr in esercizio che serve il centro storico della città ed i suoi principali monumenti. La linea "Sir 1" è stata inaugurata il 24 marzo 2007, dopo una progettazione lunga 15 anni. Attualmente il servizio viene svolto tra le 6 e l'1, con 9 mezzi in servizio ed una frequenza a pieno regime di 8 minuti.

Le prime stazioni ad essere realizzate saranno quelle di San Lazzaro e di Busa di Vigonza, le altre di seguito a seconda dei finanziamenti della regione per il SFMR. Presso la stazione centrale verranno realizzati quattro nuovi binari di testa per il servizio metropolitano regionale (che interessa anche parte delle province di Treviso e Venezia).

Tutte le stazioni dell'ambito urbano di Padova potranno entrare in funzione dal 2009/2010.

L'amministrazione del comune di Padova ha predisposto un ufficio apposito per la mobilità ciclabile con gli obiettivi di migliorare la viabilità, ridurre l'inquinamento e migliorare la salute dei cittadini.

A questo scopo negli ultimi anni sono stati realizzati 40 km di nuovi percorsi ciclabili, per arrivare ad una rete di circa 115 km. Lo sviluppo di questa rete permette ai cittadini di raggiungere punti strategici della città e rendono possibile l'utilizzo della bicicletta per percorsi estesi, e dunque anche per recarsi a scuola o al lavoro.

Attulmente Padova risulta la città con più piste ciclabili in Italia.

All'interno della città, più precisamente alle Porte Contarine sono state realizzate tre banchine per l'ormeggio di piccole imbarcazioni ad uso privato/turistico. Fino a poco tempo fa, l'Aps Azienda Padova Servizi gestiva una linea di trasporto pubblico fluviale dalle Porte Contarine alla zona degli ospedali, tuttavia era sottoutilizzata e quindi venne soppressa dopo una breve attività. Persistono tuttora delle linee di navigazione turistiche che ogni sera espletano servizio all'interno della cerchia dei canali.

La città di Padova possiede anche un aeroporto: il Gino Allegri, che attualmente non è servito da voli di linea regolari, come fu un tempo. È principalmente utilizzato dall'aviazione generale e, soprattutto, per i voli sanitari a supporto dell'attività del policlinico cittadino. Alcuni progetti di potenziamento dello scalo sono stati contrastati dagli abitanti delle zone circostanti, in quanto la struttura si trova pienamente integrata nel centro urbano, e l'implementazione di voli creerebbe non pochi problemi per la vivibilità dei quartieri interessati; anzi, vi sono dei comitati che si battono per la chiusura completa dello scalo e la sua riconversione in parco. Esisterebbero alcuni progetti per l'istituzione di voli di linea dallo scalo, ma un analogo esperimento effettuato all'aeroporto Dal Molin di Vicenza non ha sortito il successo sperato, dato che gli aeroporti dedicati al traffico commerciale nella zona soddisfano ampiamente la domanda: in primis i vicini aeroporti di Venezia e Treviso per le linee low cost ma anche gli aeroporti di Verona Villafranca e di Bologna più lontani ma facilmente raggiungibili, sono utilizzati dagli abitanti della città.

Nei pressi di Padova (per l'esattezza ad Abano Terme) opera uno dei più grandi e importanti Area Control Center d'Italia. Quello di Padova è deputato al controllo delle seguenti regioni: Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana settentrionale, Marche settentrionali, Lombardia Orientale, nonché al controllo del Mar Adriatico nella zona di competenza. L'ACC di Padova confina con quelli di Zurigo, Milano, Monaco di Baviera, Brindisi, Zagabria, Roma, Vienna e Ljubljana.

Questo centro di controllo si occupa di raccogliere i voli in partenza/arrivo da e per gli aeroporti di Verona Villafranca, Bologna Marconi, Brescia Montichiari, Treviso Sant'Angelo, Forlì, Trieste Ronchi dei Legionari, Rimini Fellini, Ancona Falconara, Venezia Marco Polo e Bolzano, Padova Allegri oltre che agli aeroporti minori di Trento e Asiago.

Sempre all'interno dell' ACC di Padova è presente anche l'SCC/AM Padova ovvero il Servizio Coordinamento e Controllo dell'Aeronautica Militare deputato al controllo del traffico aereo militare nelle zone controllate dall'ACC di Padova.

È inserito nel contesto dell'idrovia Padova-Venezia progettata all'inizio degli anni '60. Essa parte dall'interporto, attraversa il fiume Brenta e quindi il Novissimo, per arrivare alla conca Gusso, l'unica di tutto il canale; quindi, dopo un ulteriore breve tratto in terraferma supera l'argine di conterminazione lagunare e raggiunge il canale di grande navigazione Malamocco Marghera. Il percorso totale è di 27,575 km.

Il porto fluviale non è ancora in attività, anche se sono già state realizzate 400 metri di banchine e un terminal container di RFI per il trasbordo dei container da nave a treno.

Il Corpo di Polizia Municipale di Padova è l'organo amministrativo che svolge il servizio di Polizia municipale nell'ambito del Comune di Padova. È stato fondato il 21 novembre 1868.

Di prossima apertura sono i consolati di Cina e Romania.

Il Calcio Padova è la storica compagine calcistica di Padova. La squadra, fondata nel 1910, ha militato per 16 stagioni in serie A (di cui 14 tra 1929 e 1962 e le ultime due tra il 1994 e il 1996) annoverando tra le sue file giocatori come Kurt Hamrin e allenatori come Nereo Rocco. Il miglior risultato di questa formazione è stato il terzo posto in serie A nella stagione 1957/58. Molto importante per il Padova è anche il derby che si disputa contro l'altra squadra di Padova (in senso ampio), il Cittadella.

Attiva negli anni dieci e anni venti a Padova c'era un'altra compagine calcistica, il Petrarca Padova F.B.C., squadra che nei primissimi anni venti addirittura rubò ai biancoscudati lo scettro di regina cittadina. Nel campionato del 1922 arrivò persino vicino a vincere lo scudetto. Fu infatti eliminato dalla Novese che aggiudicandosi il primato nel Girone A di semifinale disputò la finale sconfiggendo la Sampierdarenese e laureandosi così Campione d'Italia.

Attiva negli anni 70 e anni 80 a Padova c'era una squadra di calcio femminile, il Gamma 3 Padova, che ha vinto lo scudetto nel 1972 e nel 1973 e una Coppa Italia nel 1975.

Un ruolo importante ricopre la squadra di rugby del Petrarca, squadra vincitrice di 11 scudetti nazionali fra il 1970 ed il 1987, e 2 coppe Italia; altri 5 scudetti, fra 1958 e 1968, e 4 coppe Italia, furono vinti dalle Fiamme Oro Padova, oggi non più presenti in città. Altre squadre cittadine, iscritte alla serie B, sono il CUS Padova Rugby (con trascorsi nella massima serie) ed il Valsugana, nonché la seconda squadra del Petrarca; nella medesima serie giocano anche squadre della provincia, l'U.S. Roccia Rugby Rubano e l'Ercole Monselice.

La città di Padova ha anche una squadra di football americano che si chiama Saints Padova vincitrice di un Silverbowl nel 1992 e che attualmente milita nella Serie B del campionato italiano di football americano.

Nella stagione sportiva 2005-06 la città di Padova è l'unica a essere rappresentata nel massimo campionato, quello di A1, nel volley maschile e femminile, dal Sempre Volley e dal Volley Club Padova. In particolare nella squadra femminile giocano elementi di primissimo livello (di cui ben 3 campionesse del mondo nel 2002, Manuela Leggeri, Darina Mifkova e Rachele Sangiuliano) oltre a giocatrici provenienti da tutta Europa, la tedesca Hanka Pachale, la serba Jelena Nikolic e la ceca Katerina Buckova.

Nella pallanuoto, Padova è rappresentata dalla squadra maschile Baxi-Bozzola Plebiscito in Serie A-1 e dalla squadra femminile Beauty Star Plebiscito PD sempre in serie A1.

A Padova ha sede anche un'importante squadra di hockey in line. I Ghosts Padova, fondati nel 1998, nel loro palmares contano uno scudetto (2003), una seconda posizione nella prima edizione della Champions League del 2003, una Coppa Italia (2006) e 2 secondi piazzamenti nei playoff campionato (2006) e nella Supercoppa Italiana (2006).

Tra gli avvenimenti sportivi annuali più rilevanti c'è la celebre Maratona di Sant'Antonio, un evento che si tiene solitamente in aprile, con partenza da Vedelago (TV) ed arrivo in Prato della Valle.

Nell'ambito dello sport a Padova va ricordata la scherma. L'antica Accademia Comini, il Petrarca Scherma e il Cus Padova hanno formato atleti capaci di vincere Olimpiadi e Campionati del Mondo. La squadra italiana di sciabola giunta seconda alle Olimpiadi di Londra 1948 era interamente composta da atleti padovani, allenati dal grande Maestro Guido Comini. In tempi più recenti la fiorettista padovana Francesca Bortolozzi ha conquistato ori olimpici e mondiali (Barcellona 1992 ed Essen 1993), gli sciabolatori Marco Marin e Gianfranco dalla Barba hanno conquistato titoli olimpici e mondiali (Los Angeles 1984, L'Aia 1995) e la sciabolatrice Anna Ferraro è stata campionessa del mondo a squadre (Seoul 1999). Il Trofeo Luxardo, che nel 2007 vedrà la sua 50a edizione, è l'unica prova di Coppa del Mondo di sciabola che si disputa in Italia.

Tra le glorie dello sport patavino è giusto ricordare Riccardo Patrese, nato nel 1954, che ha appena ceduto a Rubens Barrichello il primato del maggior numero di gare (il suo era di 256) da pilota di Formula 1. Nella sua lunga carriera, il pilota risultò vincitore di sei Gran Premi. E' anche da ricordare Giorgio Pantano vincitore del campionato della GP2, e con qualche GranPremio in F1 alle spalle.

Importante è anche il canottaggio, con le due società cittadine del Padovacanottaggio (nata nel 1993 dalle ceneri del CUS Padova) e della Canottieri Padova; a quest'ultima appartiene il pluridecorato canottiere Rossano Galtarossa.

Il 23 maggio 2000 la 10^ tappa del Giro d'Italia 2000 si è conclusa a Padova con la vittoria di Ivan Quaranta.

L'astista ucraino Sergey Bubka il 30 agosto 1992 a Padova realizzò il suo terz'ultimo record del mondo (6.12) nel meeting della città veneta.

Lo Stadio Euganeo per calcio e atletica leggera, con circa 32,000 posti; lo Stadio Plebiscito per il rugby, 9,000; il PalaNet, già San Lazzaro, palazzetto per pallavolo e pallacanestro da circa 5,000 posti; l'ippodromo Breda - Le Padovanelle per le corse dei cavalli; l'impianto per l'atletica Colbachini, in cui nel 1992 Sergej Bubka realizzò uno dei suoi record del mondo di salto con l'asta. Il vecchio e glorioso Stadio Appiani, già teatro del Padova di Nereo Rocco, la cui capienza era già stata ridotta vent'anni fa da 25,000 a 10,000 spettatori per motivi di sicurezza, è oggi usato solo da squadre dei campionati regionali.

A Padova giungono persone da tutta Italia ed Europa per motivi sanitari.

Il Comune e la Provincia stanno progettando un nuovo ospedale in zona Padova Ovest.

Il "Centro Gallucci" presso il Policlinico di Padova occupa un posto rilevante in Italia per i trapianti e la cura delle malattie cardiache; presso questo centro sono stati stabiliti record a livello mondiale. A Padova, ad esempio, è stato eseguito il primo impianto di cuore artificiale in Italia (10 dicembre 2007, dall' equipe del Professor Gino Gerosa ).

Su, su, su, chi vol la gatta, venga innanti del bastione, dove in cima de un lanzone la vedrete star legata, su, su, su, chi vol la gatta?

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Ernesto Aloia

Ernesto Aloia

Ernesto Aloia (Belluno, 1965), è uno scrittore italiano.

Laureato in lettere, vive a Torino. Il suo primo racconto, dal titolo Nel cortile in un angolo d'ombra, è stato pubblicato nel 1995 su Maltese Narrazioni.

Per minimum fax ha pubblicato nel 2003 Chi si ricorda di Peter Szoke?, una raccolta di cinque racconti (Le notti cieche, Pavel, Concentrazione, Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo, Giorni di un uomo sottile); nel 2006, per lo stesso editore, pubblica Sacra fame dell'oro, una raccolta di altri quattro racconti (La situazione, Missilistica per dilettanti, Punto di domanda, Locuste), vincitrice della XX edizione del premio letterario "Montà d'Alba - C. Cocito". Il racconto La situazione è stato pubblicato in precedenza nella raccolta La qualità dell'aria. Storie di questo tempo (2004), a cura di Nicola Lagioia e Christian Raimo.

Nel 2007 esce il suo primo romanzo, I compagni del fuoco (Rizzoli).

Altri suoi scritti sono in Piersandro Pallavicini, Riviste anni '90: l'altro spazio della nuova narrativa, Fernandel (1999) e in Aa. Vv., Castel del Rio 1944: tra la Linea Gotica e Monte Battaglia, La mandragora (2003).

È stato redattore nella rivista letteraria Maltese Narrazioni, uscita dal 1989 al 2007, su cui ha anche pubblicato diversi racconti. Lavora come bibliotecario, occupandosi di catalogazione e reference, nella Biblioteca "Giovanni Tabacco" del Dipartimento di Storia dell'Università di Torino.

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Località di Bogliasco

Vista del paese.

Voce principale: Bogliasco.

Il comune di Bogliasco è diviso - oltre alle tre frazioni di Poggio, San Bernardo e Sessarego - in numerose località e zone storiche del borgo ligure.

È la zona di confine tra Genova Nervi e Bogliasco. La parola liggia significa dirupo, frana di sassi. Effettivamente la strada in quel punto è proprio a picco sul mare. Da questo punto si può osservare il Cappello do Carabiniè (trad. Cappello del Carabiniere), uno scoglio triangolare dal quale i ragazzi si tuffano durante la stagione balneare. Un altro scoglio noto ai tuffatori è La Torretta; questo si trova sotto le ville andando verso Bogliasco.

Il passaggio della Liggia è comunque recente, risale alla costruzione della strada Provinciale negli anni 1815-1817. Prima la strada scendeva dalla Spriscioa, oppure dalla Crêuza di lampi, da dove oggi proviene la strada pedonale dal quartiere genovese di Sant'Ilario. In questa località, proprio al confine, c'è via Bogliasco, una volta via Liggia, che si congiunge con via San'Ilario. Passato il confine c'è una fonte sull'Aurelia dove si facevano abbeverare i cavalli.

In località Cannæ, è l'attuale via Adelina.

Dalla Giusterna, seguendo via Fritallo si arriva in questa zona, dove si può decidere se salire verso Sessarego o andare verso Lo Câdò.

In via Armanna, da Fritallo si arriva in questa zona. Proseguendo verso Ponente si arriva a Sant'Ilario.

È la zona di via Armanna alta. Il nome deriva da Cosola, dal latino casula, ossia piccola casa.

Cian da Signoa Dalla Coxola si arriva a questa piana dove c'è una bellissima vista sul Golfo Paradiso.

La località Cannæ si trova in via Pontiroli. È uno dei terzieri storici di Bogliasco insieme al Borgo e al Rissêu. Il nucleo di abitazioni, oggi parzialmente distrutto, rappresentava la parte ricca del paese. I censimenti parrocchiali dell'Ottocento ci testimoniano il formarsi a Bogliasco, in quel secolo, di una piccola «élite» di famiglie benestanti, alcune originarie del paese, altre provenienti da Genova o da altre città del Nord d'Italia, che costruiscono, soprattutto nella zona di Cannæ, dimore confacenti al loro stato.

Nel 1895 Status Animarum elenca almeno diciotto famiglie il cui capo è indicato come benestante o proprietario, mentre poco meno di sessant'anni prima, nel 1833, solo un paio di capifamiglia erano indicati come tali. Alcune di queste ville sono rimaste a testimoniare, o a continuare, gli antichi splendori; altre sono state demolite (per esempio Villa Bombrini demolita negli anni Sessanta del Novecento e risalente al XVIII secolo) altre ancora le ritroviamo trasformate in eleganti condomini.

La località deve il suo nome forse alla presenza di canneti o di canalizzazione d'acqua (esiste ancora oggi via o vico Cannone) oppure anche al cognome dell'antichissima famiglia dei Canneto, che nei secoli scorsi era molto comune in Bogliasco.

Il ciassâ è il passaggio a livello. Subito dopo c'è la casa do Burchi.

Il Canto è una delle tre località storiche di Bogliasco. Deve il suo nome probabilmente all’angolo quasi retto che la strada anticamente faceva tra il Pâxo (Via Paraso) e Via Mazzini. Stando alla definizione che ne dà il «Casaccia», invece il termine dialettale «canto» sta a indicare un «capo di strada». Il termine potrebbe pertanto adattarsi all'attuale viabilità, essendo appunto la zona del «Canto» l'inizio, occidentale, della via Mazzini; un po' meno si adatta ai secoli scorsi, quando questa località era già così definita ma la strada provinciale (oggi via Mazzini), non attraversata dal passaggio a livello e dalla via Aurelia, proseguiva verso «Cannæ» senza interru­zioni. L'attuale via Mazzini si chiamava inizialmente via Provinciale, per poi diventa­re via Aurelia, quindi via Etiopia. Il suo tratto iniziale, che poi svoltava a gomito sul piazzale della Chiesa. La Villa Avanzini, poi Bombrini, già monumento nazionale, posta accanto al passaggio a livello, è stata demolita negli anni Sessanta: resta un solo tratto di muro perimetrale e l'antico portale. Nei primi anni del 900 accanto alla stazione c’era la casa dove viveva il musicista russo Alexander Skrjabin, demolita nel 1916 per permettere il raddoppio della linea ferroviaria.

È la piazza della chiesa, un tempo Umberto I, oggi XXV aprile. Un tempo qui si trovava l’ostaia do Sissi, un siciliano trapiantato a Bogliasco dopo aver sposato una donna di Sessarego che faceva giungere il vino con i leudi dalla Sicilia. C’era anche il fondo del Balin, il magazzino che vendeva legna e carbone.

È la spiaggia sotto la chiesa. Sul mare, nel lato verso ponente, c’è uno scoglio noto con il nome di Cascea.

È la passeggiata a mare, oggi si chiama via Bettolo, un tempo era via della Marina. All’inizio un tempo c’era il negozio di commestibili Silin.

Oggi è via Paraso, la via che dal Castello risale verso il Canto. Il Pâxo per i liguri è il palazzo del doge, o il palazzo comunale, o un palazzo imponente che si distingue da tutti gli altri. Le ipotesi su quale fosse il Pâxo di Bogliasco sono due, o l’attuale civico 1 o il civico 9 di via Paraso.

È il borgo antico nonché il centro del paese. Si sviluppa intorno al Castello, sul golfo. Ne fanno parte il ponte medievale e i resti dell’ospedale di San Bartolomeno. Lungo la spiaggia, nella zona della foce, le donne stendevano i panni che lavavano sul torrente Bogliasco. Sono famose la Caladda, la Casa da Gianca (una casetta che si trovava sulla spiaggia accanto agli allora bagni Fran, distrutta dai tedeschi nel 1943) e il Vortin (l’ingresso del ponte romano a levante) o Bordigotto.

È la zona del borgo dove si trovava l’ospizio dei pellegrini. La si incontra dopo aver attraversato il ponte medievale, oppure discendendo dalla zona del Ponte verso il Castello.

È la zona che si trova sotto il ponte della ferrovia vicino alla Croce Verde. La Montà è la salita che dal fiume porta al Canto.

Con la copertura del torrente (fine anni Sessanta) è scomparso O gìo do Ponte, la netta curva che faceva via Mazzini nell'attraversare il torrente, e uno stradone, formato dalle attuali via Cavour e dei Mille. Questa zona collegava Buggi al mare.

Oggi questa zona non è particolarmente bella a causa del Fondovalle della discarica, ma in passato era molto affascinate, era possibile passeggiare lungo il torrente circondati dalla natura. C’era anche un vecchio mulino alimentato ad acqua dove si frangevano le olive: il mulino di Natâ. Una ruota di questo mulino è oggi in vicolo Mulino, accanto all’altro mulino del torrente, quello della famiglia Celle, in località Præ Domoin. Sempre della zona c’è la Presa, una piccola cascata che portava l’acqua all’acquedotto, per poi portarla all’altro mulino a fondovalle e ai troeggi dove le donne lavavano i panni (oggi ne restano alcune rovine). Buggi era la meta romantica delle coppiette di un tempo: dove nasceva il torrente Bogliasco (dalla confluenza dei due torrenti Poggio e Burchi) c’era una lunga serie di castagni d’India, oggi scomparsa per lasciare il posto alla strada. Le coperture però hanno avuto anche risultati positivi: le piene autunnali dovute alle piogge un tempo creavano numerosi problemi alle case intorno al Bogliasco, ma oggi, grazie allo sbarramento della discarica, vengono controllate. Dal 1970 in questa località c’è lo stadio del nuoto.

La Giusterna, che prende il nome da un'antica e ancora esistente cisterna, era la località attraversata dalla mulattiera che dal paese saliva a Sessare­go; oggi è una zona densamente popolata, trasformatasi dopo la costruzione di via De Marchi e l'ampliamento di via Sessarego. Si trovava in questa zona l’antica osteria del Sole.

Lungo la strada che porta a Sessarego, dove si trova l’edicola della Madonna della Guardia, si trova il Pontin (precisamente all’inizio di Via Canezza). È interessante notare che se si guarda verso il rio si vede ancora un vecchio ponte ormai inutilizzabile e coperto dai rovi. Questo era la continuazione della creuza che discende da Sessarego.

Da Buggi, salendo verso Sessarego, si arriva in questa zona. Prende il nome dal torrente.

È la zona alta dell’attuale via Figari.

Nel dialetto volgare Pantalinn-a significa vulva. È la zona dove oggi dalla passerella di via Favaro si risale dall’Oióu verso San Bernardo.

È la zona di via Marconi.

In questa zona oggi si trova il cimitero di Bogliasco.

Nella zona di levante di Bogliasco si trova il Rissêu. Questa zona prende il nome dal tipico ciottolato genovese, co­stituito da pietre levigate dal mare, con il quale era evidentemente pavimentata la strada in epoca antica. Oppure era lastricata a rissuolo (pietre bianche e nere disposte a mosaico) la piazzetta in cui si allargava la strada. Sul Rissuolo sorge il Santuario della Madonna delle Grazie, ricostruito nel 1925, ma già esistente nel XVII sec. Un’istituzione del Rissuolo è il Bar Peruzzi, un’antica gelateria. Nello specchio di mare antistante il Rissuolo si disputarono negli Anni Venti le prime partite di Pallanuoto, in uno spazio delimitato da una catena di galleg­gianti ed in una coreografica cornice di barche.

È l’attuale via Colombo, lungo la quale si raggiunge il borgo dal comune verso il ponte romano.

A metà del Ciappaiêu c’è un violetto che arriva fino alla zona Ponte: vicolo Mulino (prende il nome dal mulino della famiglia Celle che si trovava un tempo sul Bogliasco proprio in questa zona). Lungo il vicolo buio e stretto è interessante vedere quanti orticelli nascosti ci sono ancora a Bogliasco. Da notare anche che si potrà vedere una ruota di mulino, ma non ritratta, questa proviene dal mulino di Natâ, ormai scomparso sotto la discarica, nella zona Buggi.

Salendo In sciô Cian si arriva alla Contrada che procede parallela, ma in ribasso, all’Aurelia. È l’attuale via del Piano.

Si tratta di via Consigliere che risale dal rissuolo verso l’Aurelia.

Questa zona comincia in via Fratelli Ferrari, al confine con il Salto dell'uomo e prosegue lungo il primo tratto di via Favaro, la creuza che porta verso San Bernardo e più precisamente con la zona In ta Cassa. Nelle fasce sono ancora presenti numerosi olivi, da cui il nome Oeiuo (oliveto). Fino agli anni sessanta molte di queste fasce appartenevano a Francesco Solimano (Fran). Come la Liggia con Nervi e Pontetto con Pieve, parte della località si trova sul territorio di Pieve Ligure (in via Campodonico).

È la zona dove oggi si trova il camping, ci si può arrivare risalendo via Favaro in direzione San Bernardo.

La piana è la zona pianeggiante che unisce il Rissuolo a Santa Chiara. Qui si trova anche il Municipio (Casa Rosada).

È la salita che parte dalla via antica Romana e sale lungo via Piano.

È la spiaggia sotto la piana. Ria Verde è lo strapiombo sul mare nella zona di Santa Chiara.

È la zona intorno all’Oratorio di Santa Chiara. ne fa parte anche il palazzo comunale (municipio).

La cappella di San Rocco è andata distrutta, ne rimane un ricordo in un quadro, che si trova nel piccolo locale a destra dell’Oratorio di Santa Chiara. Il quadro datato 1759 rappresenta in alto il Santo Pellegrino fra San Pantaleo e una Santa Martire (qualcuno ha pensato di ravvisarla in Santa Ferma); in basso è raffigurato un paesaggio con l’Oratorio, la Cappella di San Rocco e quella antica della Madonna delle Grazie sulla strada romana. Dell'esistenza di una cappella dedicata a San Rocco in Bogliasco si ha la prima documentazione in un atto datato 26 giugno 1528. La sua ubicazione era sul lato occidentale dell'attuale piazza Trento e Trieste prospiciente al mare. Tra l’ottocento34 e l’ottocento35, accanto alla cappella era stato costruito il primo cimitero di Bogliasco (sulla base della legge piemontese del 1832 che imponeva di portare i cimiteri fuori dell’abitato). Riguardo a questa Cappella, dalle scarse notizie che rimangono possiamo dir che ha avuto un'esistenza travagliata. Nel 1797 e nel 1799 è stata chiusa al culto ed è servita per le adunanze consiliari: è stata la prima sede del municipio. In seguito si era cercato di adibirla a uso di forno, finché è stata riconsacrata e benedetta il 23 aprile 1840. In fine dopo tante vicende è stata demolita nel 1916 e il quadro del Santo Protettore è stato destinato all' Oratorio.

Si tratta del passaggio stretto che scende al mare fino alla fontana.

È la località della scogliera del Rissuolo. Prende il nome da una fonte che si trova nella zona.

O Pontetto era il piccolo ponte sul quale, in località Sâto de l'ommo, ossia il salto dell’uomo, la vecchia strada attraversava il rio che segna il confine con il comune di Pieve. Il ruscello che varca il confine e sfocia nel mare della scogliera di questa zona si chiama Pontetto (il nome spesso risulta essere Rio Favaro, del resto anche il Bogliasco viene chiamato da alcuni Poggio, da altri Buggi); proviene dal monte di Santa Croce. Accanto al passaggio a livello c’è un vecchio lavatoio che prende l’acqua dal Pontetto. Questa località in comune con Pieve comincia in via Campodonico (Pieve) e termina al confine Rissêu e comprende la scogliera di Pontetto. Il Salto dell'uomo più precisamente è la zona che comincia in via Pale (alcuni infatti chiamavano la località Pale) e confina con L’Oióu (via Fratelli fErrari e la parte alta di Via Campodonico a Pieve). Del Sâto de l'ommo se ne parla già in una carta del XVIII secolo. Il nome deriva dalla leggenda di un malfattore in fuga che è caduto mentre saltava il fossato. È però più probabile che il nome della località derivi dal latino medievale “saltus” che indicava un podere o un territorio selvoso (per esempio il paese Salto). Da notare che in questa zona c’è la piccola stazione di Pontetto. Presumibilmente è stata voluta a inizio secolo dalle famiglie nobili del luogo, numerose soprattutto nel versante pievese (anche la stazione di Pieve è stata spostata nell’attuale posizione a causa dell’insistenza delle famiglie ricche che la volevano lì).

Dopo Sessarego c’è il Cian di Brughetto, e la Pineta, tutte zone note alla gente di Sessarego. Come del resto il Campo e la Grotta, (non sono altro che piccoli spiazzi dove un tempo probabilmente c’erano abbeveratoi per le bestie) che si incontrano lungo la strada che porta da Sessarego a Sant’Ilario. Seguendo i percorsi si può arrivare alle Case Becco e sul monte Bado. Da San Bernardo andando verso Santa Croce in direzione del Monte Castelli c’è la località Ciappedie. Il nome deriva dalle pietre della zona, ossia pietre con impronte simili a quelle dei polpastrelli delle dita. Queste pietre in realtà racchiudono delle tracce fossili dette Emiltoidi. A lasciarle sono stati degli animali di cui sappiamo ben poco: presumibilmente erano simili ai lombrichi e si spostavano sui fondali marini. Da Ciappedie una volta esisteva il sentiero che portava lungo la carrozzabile Uscio – Apparizione, ma oggi i rovi hanno cancellato il sentiero. Sempre salendo verso Santa Croce si può osservare lo scheugio do belin: una teoria tutt’altro che dimostrata dice che queste rocce non sono altro che un menhir risalente a qualche millennio A.C. L’iposi parte dal fatto che le rocce formano un triangolo equilatero con una caverna e una sorgente d’acqua. La località bogliaschina, da cui passa la strada che collega la Val Fontanabuona con la costa, a poco più di 700 metri sul livello del mare sulle pendici del monte Cordona (quello della pineta. Da notare che la pineta risale al ventennio fascista, in precedenza il monte era brullo), si chiama Nasoni. È nota per alcuni ritrovamenti preistorici. Andando invece verso Sant’Ilario da via Armanna si arriva in località Musanega dove c’è una piccola cava arenaria ormai dimessa. Da questa l’uomo estraeva materiale di scarsa qualità con cui costruiva abitazioni, ecc.

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Luca Ricci

Luca Ricci (Pisa, 1974) è uno scrittore e drammaturgo italiano.

Nel 2000 l'esordio con Duepigrecoerre d'amore (Addictions), a cui seguono Il piede nel letto (Alacràn, premio Cocito Montà d'Alba 2005) e L'amore e altre forme d'odio (Einaudi, Premio letterario Piero Chiara 2007). Del 2007 l'esordio teatrale con Piccola certezza, rielaborazione drammaturgica da alcuni racconti de Il piede nel letto. Nel 2008 esce il suo primo romanzo, La persecuzione del rigorista. Porta nelle scuole di scrittura creativa la lezione "I dieci comandamenti del racconto breve" e nelle librerie il reading "Nessuna enfasi".

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Source : Wikipedia