Mogadiscio

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Tags : mogadiscio, somalia, africa, esteri

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Mogadiscio

Vista aerea del porto di Mogadiscio

Mogadiscio (in somalo Muqdisho) è la capitale della Somalia, stato dell'Africa orientale (Corno d'Africa). L'origine del nome ufficiale Muqdisho non è chiara; si dice che sia la versione somala dell'arabo maqad shah ossia "trono imperiale dello shah".

Mogadiscio fu colonizzata dagli arabi nel X secolo e ciò incrementò lo sviluppo economico del territorio, che si estese un secolo dopo tra le città Swahili sulle coste dell'Africa orientale.

Secondo una tradizione Maometto avrebbe indicato a Ill, padre di Sab e di Samáli (da cui deriverebbero i Somali) di partire e stabilirsi nel luogo detto poi "Amàr Gegèb", ossia il "paese distrutto".

Nel 1330 la città fu visitata dal viaggiatore marocchino Ibn Battuta che la descrisse come una vsta e fiorente città, importante centro di produzione e commercio di stoffe.

Scavi archeologici hanno restituito monete cinesi delle Dinastie Song, Ming e Qing, cingalesi e della regione vietnamita di Annam (le città stato della civiltà Swahili importavano infatti ceramiche arabe, porcellana cinese e tessuti indiani, mentre esportavano legno, avorio, conchiglie, schiavi e ferro). Ross E. Dunn descrive Mogadiscio e altre città musulmane dell'Africa orientale come "una specie di America medievale, una terra fertile e ben irrigata di opportunità economiche e una terra di salvezza da siccità, carestia, sovrappopolazione e guerre interne".

Nel XVI secolo Mogadiscio fu conquistata dai portoghesi, per poi essere occupata nel 1871 dal sultano di Zanzibar.

Nel 1892 la città fu ceduta all'Italia, che se ne impossessò definitivamente nel 1905.

Il territorio della Somalia fu controllato dagli italiani dal 1910 fino al 1941, quando vi fu l'intervento delle forze britanniche presenti in Kenya durante la Seconda guerra mondiale.

Numerosi coloni italiani si radicarono durante gli anni trenta nella Somalia italiana, specialmente nella capitale Mogadiscio dove gli Italo-somali erano 20.000 (su un totale di 50.000 abitanti) nel 1938.

Nel 1930 c'erano 22.000 Italiani in Somalia, dei quali 10.000 residenti nella capitale Mogadiscio dove vi erano alcune piccole industrie manufatturiere.

Le entrate della colonia somala, anche se non rilevanti, finanziarono un programma di opere pubbliche che permise il completamento della Ferrovia Mogadiscio-Villaggio Duca degli Abruzzi, la risistemazione della rete stradale con la creazione della Strada Imperiale tra Mogadiscio ed Addis Abeba, e la costruzione di una diga funzionale alla realizzazione del porto di Mogadiscio.

Fu inoltre concepito un moderno "Piano urbanistico" per la città di Mogadiscio.

Nel 1934, in occasione della visita del Re Vittorio Emanuele III a Mogadiscio, la città si arricchì di due opere di Carlo Enrico Rava, l’ Arco di Trionfo e l’Albergo “Croce del Sud” (che furono tra i migliori contributi dell’architettura moderna nella Somalia).

L'inizio della seconda guerra mondiale interruppe tutti i progetti mussoliniani per la Somalia e per la sua capitale.

Dal 1941 al 1950 gli inglesi occuparono la città, fino al ritorno degli Italiani in veste di amministratori del protettorato somalo per conto dell'ONU (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia, AFIS).

Nel 1960 la Somalia raggiunse l'indipendenza. Successivamente, il Paese cadde sotto la dittatura di Siad Barre, durata fino al 1990. In quell'anno, i ribelli s'impossessarono della città, costringendo Barre a dimettersi e a fuggire a Lagos (in Nigeria) nel 1991. Furono nominati due presidenti, l'Università nazionale somala fu chiusa e la città cadde preda dei Signori della guerra, che seminarono per anni morte e distruzione, danneggiando molte parti della città (mentre una carestia dovuta alla forte siccità devastava la Somalia rurale).

Il 9 dicembre 1992 ci fu il primo intervento americano e delle Nazioni Unite nel tentativo di istituire un governo di transizione. I somali fedeli a Mohamed Farrah Aidid (uno dei presidenti eletto dai ribelli) uccisero 23 pakistani durante un'imboscata contro i peacekeepers. Nell'ottobre 1993 la battaglia di Mogadiscio causò la morte di 500-1000 Somali (militari e civili), di 18 militari statunitensi e di un Malese. I feriti furono migliaia. Nel 1994 Bill Clinton ritirò l'esercito.

Il 2 luglio 1993 a Mogadiscio in un attentato in perdono la vita tre soldati dell’esercito italiano in missione di pace. Ventitrè sono i feriti.

Nel giugno 1995 Mohamed Farrah Aidid si autodichiarò presidente, ma morì un anno dopo in seguito alle ferite riportate durante una azione di guerriglia locale.

Nell'ottobre 2004 il Parlamento di transizione somalo elesse come presidente Abdullahi Yusuf. Le votazioni si svolsero a Nairobi, a causa della caotica situazione a Mogadiscio. Il governo, riconosciuto dalla gran parte delle nazioni occidentali nonostante la sua debole autorità, non riuscì ad insediarsi nella capitale somala, travagliata da continue guerriglie soprattutto a nord della città, e riparò a Baidoa (245 km a nord ovest di Mogadiscio).

Nel giugno 2006, dopo quattro mesi d'assedio, le milizie delle Corti Islamiche riuscirono a scacciare dalla città i Signori della guerra, che vi imperversavano da anni. Le Corti Islamiche introdussero la legge islamica (Sharia) nella città, restituendole un certo ordine e consentendo la riapertura, dopo 17 anni, di porto ed aeroporto, oltre all'eliminazione dei posti di blocco dalle strade.

Tra il dicembre 2006 ed il gennaio 2007, in seguito all'intervento militare di Etiopia e Stati Uniti, il governo provvisorio di Ali Mohammed Gedi è riuscito ad entrare in Mogadiscio.

La popolazione di Mogadiscio aveva trovato pace e sicurezza con le Corti Islamiche, a prezzo della libertà e del fanatismo religioso. La sicurezza sembrava momentaneamente garantita dalle truppe etiopi, ma nel giro di poche settimane la situazione in città è nuovamente peggiorata. L'intervento etiope ha infatti favorito il ritorno dei Signori della guerra che hanno oppresso la popolazione negli scorsi anni. I miliziani delle Corti Islamiche continuano a combattere ed a resistere al ritorno dell'esercito di transizione e delle truppe etiopi.

Nel marzo 2007, nonostante il rientro ufficiale del governo da Baidoa e l'arrivo in città dei caschi verdi ugandesi (peraltro in forte difficoltà), la situazione in città è peggiorata come non succedeva da 15 anni, con pesanti bombardamenti terrestri ed aerei.

Nel maggio 2007 è stato nominato sindaco Mohamed Omar Habeb Dhere, uno dei signori della guerra più influenti della zona.

Alla fine di luglio 2007, il lieve miglioramento della situazione ha consentito il rientro di 125.000 sfollati, ma dall'autunno del 2007 la situazione è invece andando progressivamente peggiorando fino ad oggi (aprile 2008).

A Mogadiscio (in preda a caos, violenze ed epidemie) si è in piena catastrofe umanitaria. Gli sfollati del solo anno 2007 si stima siano un milione e mezzo. Le truppe etìopi continuano a imperversare ed a scontrarsi con i ribelli armati, mentre il contingente militare ugandese appare incapace di opporre la minima resistenza. Interi quartieri sono deserti, soprattutto nell'area nord (interessata dai maggiori episodi di violenza). I profughi sono fuggiti da parenti o nei campi di accoglienza.

Mogadiscio è un centro commerciale e finanziario attualmente non regolato da tasse (duty-free) a causa dell'effettiva assenza di un governo che possa considerarsi tale a tutti gli effetti; di conseguenza ogni business risulta particolarmente vantaggioso. Le attività principali si svolgono in campo alimentare e tessile.

Le strade collegano tra loro varie località somale, keniote e etiopi. Il vecchio aeroporto internazionale è stato distrutto, ma Mogadiscio è collegata da linee aeree private nei dintorni della città, che resta il maggior centro portuale dell'area nonostante la pirateria continui ad insidiare le coste.

Citata come esempio di anarco-capitalismo, la città è leader in Africa Orientale nelle telecomunicazioni e in internet. Un nuovo network di comunicazioni si è sviluppato includendo un sistema internazionale di connessione satellitare per i cellulari. Grazie all'assenza di tasse, il moderno sistema di comunicazione somalo è tra i più economici in Africa.

La città dispone di molte stazioni radio, due stazioni televisive ed un internet service provider ed è cablata al punto da aver prodotto una comunità online in grado di rivaleggiare con tutte le città dell'Eritrea, del Gibuti e dell'Etiopia.

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Commissariato di Mogadiscio

Italian East Africa.jpg

Il Commissariato di Mogadiscio era uno dei commissariati dell'Africa Orientale Italiana. Istituito nel 1925, faceva parte del Governo della Somalia Italiana.

Confinava a nord con le Regioni dell'Uebi Scebeli, a sud con la Regione del Centro e l' Oceano Indiano, a nord con le Regioni dell'Uebi Scebeli.

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Diocesi di Mogadiscio

La diocesi di Mogadiscio (in latino: Dioecesis Mogadiscensis) è una sede della Chiesa cattolica. Nel 2004 contava 100 battezzati su 6.500.000 abitanti. È attualmente sede vacante.

La diocesi comprende tutta la Somalia con una sola parrocchia.

La sede vescovile è la città di Mogadiscio.

La prefettura apostolica di Benadir fu eretta il 21 gennaio 1904, ricavandone il territorio dal vicariato apostolico di Zanzibar (oggi arcidiocesi di Nairobi).

Il 15 dicembre 1927 la prefettura apostolica fu elevata a vicariato apostolico di Mogadiscio, che il 20 novembre 1975 è stato elevato a diocesi.

Dal 1989, data dell'omicidio del vescovo Salvatore Colombo, la sede è vacante e i pochissimi cattolici somali sono sotto l'amministrazione apostolica del vescovo di Gibuti.

La cattedrale di Mogadiscio, costruita nel peridodo coloniale italiano e famosa per le sue grandi dimensioni e per l'aspetto simile alla cattedrale di Cefalù, già danneggiata durante la guerra civile, è stata rasa al suolo alla fine del Ramadan 2008 da gruppi di integralisti vicini ad al Qaeda.

La diocesi al termine dell'anno 2004 su una popolazione di 6.500.000 persone contava 100 battezzati, corrispondenti a meno dello 0,0001% del totale.

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Battaglia di Mogadiscio

Mappa della battaglia di Mogadiscio

Battaglia di Mogadiscio è il nome che, in paesi diversi, viene attribuito ad un combattimento di estese proporzioni avvenuto durante l'operazione di polizia internazionale Restore Hope in territorio della Repubblica di Somalia, che, iniziata sotto l'egida delle Nazioni Unite, ha visto accadere svariati scontri a fuoco di elevata intensità, che coinvolsero truppe statunitensi, italiane, pachistane, e di ogni nazione partecipante all'operazione.

Tra questi, tre in particolare si elevarono (per intensità e vittime) al di sopra degli altri (che costituivano il quotidiano stillicidio del popolo somalo e di chi aveva cercato di portare loro aiuto); gli ultimi due assursero al ruolo poco felice di vere e proprie battaglie, con il concorso di unità meccanizzate, centinaia di soldati e vari velivoli di appoggio da parte delle forze UNITAF, contro migliaia di miliziani armati di armi automatiche, mitragliatrici e razzi anticarro, oltre che dell'uso strumentale della popolazione civile (come scudo umano).

Nel 1991 la Somalia, ancora oggi scossa da gravissimi scontri interni, ma che sicuramente vedono come spettatori attivi ed interessati varie nazioni e gruppi terroristici, chiudeva il lungo periodo di potere del generale Siad Barre. Questo periodo durava dal 1969, anno nel quale un colpo di stato aveva portato una situazione di stallo politico interno, ma tuttavia anche una organizzazione sociale e statale, anche se sotto l'egida di una dittatura.

Ad essa si sostituiva un periodo di instabilità e di scontri tra varie fazioni armate su base tribale controllate da signori della guerra locali, nessuna delle quali in grado di prevalere sulle altre. Queste fazioni erano armate, spesso anche con mitragliatrici pesanti e lanciarazzi anticarro portatili come l'RPG-7, e comunque dotate di armi automatiche individuali, come il diffusissimo AK-47 Kalashnikov. Le bande si spostavano su mezzi del genere più svariato, ma in particolare su fuoristrada e pick-up ai quali veniva aggiunto un supporto per mitragliatrice o cannone senza rinculo; questi mezzi venivano definiti in gergo dalle forze ONU, tecniche (technical in inglese).

Le Nazioni Unite, con la risoluzione n. 751 del 24 aprile 1992 votata dal Consiglio di Sicurezza, autorizzavano l'operazione UNOSOM I (United Nations Operation in Somalia) con 4000 militari e circa 200 civili al fine di sorvegliare una fragile tregua tra le fazioni e coadiuvare le varie organizzazioni non governative presenti. Il 3 dicembre 1992, con la risoluzione n. 794, il Consiglio di Sicurezza autorizzava l'impiego di una forza multinazionale denominata UNOSOM II, che avrebbe dovuto ripristinare la sicurezza locale e favorire l'eventuale reinsediamento di un governo legittimo; questa operazione è nota sotto il nome di Restore Hope ("Restaurare la Speranza").

Ad essa seguirono vari episodi, tra cui i tre descritti in seguito, che portarono invece le Nazioni Unite a dichiarare fallita la missione e al reimbarco dei contingenti internazionali. Il 16 dicembre 1994, su richiesta delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti accettarono di guidare una forza multinazionale costituta al fine di permettere alle forze dell'UNOSOM ancora presenti sul territorio di raggiungere Mogadiscio e di reimbarcarsi in condizioni di sicurezza.

Il 5 giugno 1993 forze pakistane facenti parte dell'UNOSOM tentarono di occupare la sede della radio di Mogadiscio, utilizzata da una delle fazioni in lotta che faceva capo a Mohamed Farrah Aidid per diffondere proclami inneggianti alla resistenza contro le truppe ONU, descritte come "invasori". La reazione dei guerriglieri somali fu violenta e nello scontro morirono 23 militari pakistani, costringendo i restanti ad asserragliarsi all'interno della Manifattura Tabacchi. Intervenne in aiuto una forza italiana meccanizzata composta da blindati, carabinieri e paracadutisti del 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti Col Moschin; più con la persuasione e con la tattica che con l'uso della forza, gli italiani riuscirono a togliere i militari pakistani dalla spinosa situazione e recuperarono i cadaveri dei pakistani caduti.

Il 2 luglio 1993 forze italiane divise in due colonne meccanizzate effettuarono un rastrellamento del quartiere Haliwaa, a nord di Mogadiscio, verso vari obiettivi vicini all'ex Pastificio distrutto, vicino al quale era stato costituito un check-point denominato appunto Pasta. Secondo alcune fonti il vero scopo dell'operazione doveva essere la cattura di Aidid, ma nessuna conferma ufficiale è mai stata data dalle autorità italiane.

In seguito a gravi disordini scoppiati nella zona, con larga partecipazione da parte della popolazione locale a cui erano mischiati cecchini, la situazione precipitò al punto da richiedere rinforzi alla colonna che si trovava in prossimità del Pastificio. Alcuni mezzi blindati italiani vennero immobilizzati con razzi anticarro e solo l'intervento della colonna di soccorso, dotata di blindo pesanti con cannoni da 105mm (Centauro) e con appoggio di elicotteri, permise ai soldati sotto il fuoco di sganciarsi, con miliziani che sparavano tra la folla vociante facendosi scudo di donne e bambini.

Il conto di questa giornata di combattimenti in quella che doveva essere una missione di pace fu di 3 morti e 36 feriti da parte italiana e un numero imprecisato di miliziani e civili somali morti o feriti.

Data la vastità e la organizzazione della reazione da parte dei miliziani, sono state fatte nel quadro di una analisi approfondita supposizioni relative ad una imboscata orchestrata in seguito ad una fuga di notizie, nata all'esterno del contingente italiano; ovviamente, nessun riscontro ufficiale è disponibile a quella che rimane una illazione, per quanto credibile.

La più nota Battaglia di Mogadiscio è quella svoltasi il 3 ottobre 1993 in un quartiere della città quando un gruppo della Delta Force statunitense inseritosi con elicotteri, appoggiato da oltre 140 Rangers dell'Esercito, tentò, riuscendovi, di catturare degli alti esponenti di una fazione in lotta.

Durante la fase di sganciamento, un elicottero MH60 Black Hawk da trasporto truppe fu abbattuto da un razzo anticarro di tipo RPG-7 (Rocket Propelled Grenade), costringendo gli statunitensi all'invio di una forza di soccorso; inoltre la colonna a terra con i prigionieri veniva attaccata a più riprese lungo il percorso dai miliziani somali.

Nella fase di recupero dell'equipaggio del primo elicottero, un secondo Black Hawk, pilotato dal CWO (Chief Warrant Officer, un grado americano assimilato quasi a quello di ufficiale ma inferiore a quello di O-1 e al corrispondente NATO OF-1) Mike Durant, veniva abbattuto costringendo ad una operazione in grande stile che coinvolgeva anche truppe pakistane e malesi; a difesa dell'equipaggio si offrirono due membri della Delta Force, SFC Randy Shughart e MSG Gary Gordon, (decorati con la Medal of Honor del Congresso degli Stati Uniti alla memoria), che si calarono da uno degli elicotteri in volo e morirono durante i combattimenti mentre Durant venne catturato dai somali. Infine, un terzo Black Hawk con a bordo una squadra di recupero fu colpito e costretto ad un atterraggio di emergenza al Porto Nuovo. Calata la notte, le diverse squadre a terra si trincerarono in diversi edifici della città in attesa dei soccorsi, mentre gli elicotteri pattugliavano il cielo scoraggiando attacchi in massa. Nessun aiuto fu chiesto per l'occasione al contingente italiano, che pure disponeva di carri M60 ed elicotteri d'attacco corazzati A129 Mangusta, forse per le divergenze occorse nelle precedenti operazioni, comprese le polemiche dopo la battaglia del Pastificio. Quando la colonna di soccorso, il giorno dopo, si mosse, sui mezzi non vi era posto per tutti e, anche a causa delle incomprensioni dovute alla lingua, oltre che allo stress dei guidatori, i mezzi si avviarono ad una velocità tale da non consentire alle truppe a piedi di tenere il passo, rendendoli ancora bersaglio dei miliziani somali fino al loro rientro nello stadio, base delle operazioni pachistane e posto di pronto soccorso. Quella che era iniziata come una veloce operazione di incursori divenne una cruenta battaglia campale durata due giorni, alla fine della quale gli statunitensi contarono 18 morti, ed un diciannovesimo soldato che sarebbe deceduto di lì a poco all'ospedale di Ramstein (Germania), e un alto numero di feriti, e sono stimati in oltre un migliaio i morti tra miliziani e civili somali.

Durant, unico supersite dell'equipaggio del secondo elicottero, venne restituito dopo alcuni giorni ai suoi connazionali.

In parte, gli statunitensi affrontarono inizialmente l'operazione con sufficienza; per esempio vennero lasciati al campo base i visori notturni, che invece sarebbero stati utilissimi, ed inoltre gli altri contingenti vennero informati solo ad emergenza avvenuta, anche se ciò potrebbe essere giustificabile come misura contro la fuga di notizie; questo comportò un ritardo nella partenza della colonna blindata pakistana di soccorso; da notare come gli statunitensi non avessero in quella fase, veicoli corazzati in Somalia, per scelta politica. Difficile dare un giudizio definitivo sull'esito dei combattimenti: di certo i guerriglieri somali avevano a loro favore la conoscenza del territorio e un numero soverchiante; le forze americane, d'altra parte, poterono contare su un'incalcolabile superiorità di mezzi e tecnologia.

Di certo l'immagine di professionalità dei reparti speciali USA fu messa a dura prova da quegli eventi: un veloce blitz divenne nei fatti una sanguinosa battaglia urbana con un elevatissimo numero di morti civili. Secondo le fonti ospedaliere locali, la gran parte delle vittime somale furono civili disarmati che affollavano in gran numero le strade della zona.

L'epilogo della vicenda fu scioccante per i Mass Media occidentali: i corpi denudati e straziati di alcuni soldati USA non recuperati dai compagni, furono esibiti per le strade di Mogadiscio e restituiti ai connazionali solo alcuni giorni dopo.

Da questa vicenda è stato tratto il celebre film di Ridley Scott Black Hawk Down, nel quale, per semplicità, a Mike Durant viene dato il grado di tenente.

Le pesanti perdite in vite umane avvenute in questi episodi, oltre a quelle che hanno costellato il resto della missione in Somalia, sono rese ancora più tragiche dal fallimento della missione stessa. L'ONU non è mai realmente riuscito a far raggiungere un accordo tra le parti ad un tavolo negoziale, affidandosi alla presenza di forze sul campo per imporre la pace ad un popolo privo di identità nazionale e quindi troppo facilmente strumentalizzabile da interessi interni ed esterni.

Il risultato è stato, in base a posizioni espresse da varie fonti, quello di minare ancora una volta la credibilità delle Nazioni Unite, tanto più se si considera che durante la durata della missione il Segretario, Boutros Boutros-Ghali, era africano (precisamente egiziano) ed avrebbe dovuto quindi potersi avvalere di un prestigio personale per ovvie ragioni geografiche, oltre che del peso del suo mandato; inoltre i paesi coinvolti nella missione come guida (Stati Uniti ed Italia in testa) sono stati visti più come potenze neo-colonialiste che come soccorritori.

Oltre alle interazioni esterne, il tribalismo africano e i grandissimi interessi dei signori della guerra locali legati al traffico di droga, armi e forse anche rifiuti tossici hanno concorso non poco a generare e mantenere una situazione di instabilità che dura tutt'ora.

L'esito infausto dell'intervento nel suo complesso e, in particolare, l'impressione suscitata nell'opinione pubblica americana dall'abbattimento dell'elicottero e dal massacro dei militari USA, sono stati probabilmente determinanti nell'atteggiamento attendista americano tenuto nei confronti del genocidio in Ruanda cinque mesi dopo.

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Source : Wikipedia