Modugno

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Inviato da david 28/02/2009 @ 19:00

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Storia di Modugno

La chiesa di Santa Maria di Modugno. Intorno a questa chiesa si sviluppò il primo nucleo della città di Modugno

Voce principale: Modugno.

La storia di Modugno ha origine antiche. Il territorio comunale ha accolto insediamenti abitativi sin dalla Preistoria. La città, fondata probabilmente nell’Alto Medioevo, in periodo bizantino, subì le dominazioni normanna e sveva sotto le quali il Sud Italia conobbe un periodo di sviluppo. Modugno faceva parte del feudo concesso agli arcivescovi di Bari. Venne parzialmente distrutta e poi ricostruita nel periodo angioino. Nella seconda metà del XIV secolo era un feudo sotto i re aragonesi i quali concessero la città di Modugno, con Palo del Colle e Bari, agli Sforza. Durante il periodo in cui era ducato sforzesco (ed, in particolar modo, durante il governo di Isabella d'Aragona e Bona Sforza), Modugno visse uno dei periodi di suo massimo spendore. Dopo di che si ebbe una rapida decadenza dovuta alla dominazione spagnola durante la quale, tuttavia, la città seppe dimostrare il proprio orgoglio affrancandosi dal giogo feudale tramite il pagamento di un riscatto. La situazione di crisi continuò anche durante le successive dominazioni austriaca e spagnola. La Rivoluzione Francese fece sentire i propri effetti anche nel Sud Italia e Modugno venne assediata da un’orda di sanfedisti. Per un decennio, si instaurò un governo filonapoleonico, dopo di che venne restaurato il regno borbonico che rimase in piedi sino all’Unità d'Italia.

Il territorio comunale era abitato sin dall' età preistorica. Confermano questa notizia i ritrovamenti archeologici, degli anni Ottanta, di un villaggio neolitico risalente al VI-V millennio a.C., nelle vicinanze del casale di Balsignano, a sud-est nel territorio comunale, in direzione di Bitritto. In contrada Cappuccini, nella zona est, in direzione del quartiere Carbonara di Bari, sono stati ritrovati i resti di una necropoli peuceta risalente al VII-VI secolo a.C.

Dopo la caduta dell’Impero Romano nel 476, la penisola italiana fu preda delle invasioni dei barbari e di continue guerre fra questi e i Bizantini. Nell’841 Bari e i territori limitrofi vennero conquistati dai Saraceni, in espansione verso Roma, che crearono un emirato da cui potevano partire per le loro incursioni. I Saraceni erano contrastati dai Franchi e dai Longobardi che, nell’871, riuscirono a riconquistare Bari. Nell’876 l’imperatore bizantino rientrò in possesso della Puglia e della Calabria. I Saraceni tornarono all'assalto nel 992, quando saccheggiarono diverse località del barese tra cui Balsignano, e nel 1002 quando assediarono Bari per sei mesi: solo l’intervento del Doge di Venezia, Pietro II Orseolo, consentì ai baresi di resistere.

Risalenti al periodo tardo romano ed altomediovale sono i resti di un casale e di una necropoli, nella zona Lama Misciano, oggi nell'area industriale. Questo casale era situato lungo la via Traiana, nel tratto tra Bari e Bitonto. Non è certo se qui sorse il primo nucleo cittadino di quella che sarebbe diventata Modugno, perché non si possiedono notizie documentate dell'epoca. Sempre all’età tardo romana o alto medioevale risalgono i così detti menhir che in origine erano nove, il più noto dei quali viene detto "Il Monaco".

È opinione diffusa che Modugno sia sorta durante il periodo della dominazione bizantina, ma la certezza della sua esistenza la si ha solo a partire dal 1025. In quell’anno la città viene nominata tra le sedi vescovili in una bolla pontificia di Giovanni XIX. Successivamente, venne nominata anche nelle bolle di Alessandro II (1062) e Urbano II (1089), che citano Modugno sempre come sede vescovile suffraganea di Bari. Se la città nel 1025 era già un centro degno di essere eletto a sede vescovile, è ipotizzabile che il primo insediamento sia sorto almeno due o tre secoli prima.

Nell’XI secolo la Puglia era sotto il controllo dei Bizantini e le Chiese pugliesi erano sotto la giurisdizione dei Patriarchi di Costantinopoli i quali crearono in Terra di Bari molte sedi vescovili suffraganee. Con la conquista normanna le chiese pugliesi passarono, soprattutto per calcolo politico, sotto il controllo dei Papi di Roma. Infatti Modugno viene nominata in una bolla di Alessandro III del 1171 fra i paesi appartenenti alla giurisdizione della diocesi di Bari. I Papi, tuttavia, per non dispiacere le popolazioni locali, riconobbero le sedi vescovili create da Costantinopoli e ne confermarono i privilegi riconoscendo il titolo di Metropolita anche agli arcivescovi di Bari. A ricordo dell’antica dignità vescovile, Modugno conserva il privilegio di poter celebrare Messa solenne con un rito - chiamato messa a nove preti- che prevede, secondo il pontificale greco, la presenza di sei sacerdoti, del celebrante e di due ministri.

Certamente il punto dal quale si è sviluppato l’attuale città di Modugno è stato il castello della Motta. Tuttavia, è opinione comune che il primo nucleo dell’antico borgo di Modugno sia sorto intorno alla Chiesa di Santa Maria di Modugno, dedicata alla Vergine Assunta. Una conferma di tale ipotesi si avrebbe dal ritrovamento, durante gli scavi effettuati nella zona nel 1968, di alcune monete bizantine. Questo antico borgo potrebbe essere stato distrutto durante le incursioni dei Saraceni durante il IX secolo, anche se non ci sono documenti che confermano tale supposizione. Gli abitanti del borgo sfuggiti ai massacri e alla cattura dei saraceni, si rifugiarono nel castello della Motta, presidiato da una guarnigione bizantina. Attorno al quel castello sorse il nuovo borgo di Modugno.

Intorno all’anno Mille il borgo raggiunse una dimensione di un certo rilievo e si decise che la lontana Chiesa di Santa Maria di Modugno non era più adatta per le esigenze della comunità. Pertanto, venne edificata una nuova chiesa dedicata all’Annunziata: l’attuale Chiesa Matrice. Essa venne restaurata nel 1347 ad opera dell’arcivescovo Bartolomeo Carafa e nei primi decenni del Cinquecento ad opera del capitolo di Modugno e col contributo della regina Bona Sforza. Nel XVII secolo la chiesa venne ampliata incorporando la vecchia costruzione: il presbiterio e l’inizio della navata appartengono quasi sicuramente alla vecchia struttura. Il prolungamento della navata ha l’asse leggermente spostato verso nord-ovest.

All’inizio dell’XI secolo la Puglia era governata dai Bizantini, mal sopportati dalla popolazione in quanto ritenevano l’Italia una terra di conquista. Tutto il Sud Italia era terreno di scontri tra Bizantini, Saraceni e Longobardi. Da questa situazione trasse profitto il normanno Guglielmo d'Altavilla detto Braccio di Ferro. Chiamato in Italia dai Bizantini contro i Saraceni, iniziò una lotta contro gli stessi Bizantini e il fratello, Roberto il Guiscardo nel 1068 assediò Bari fino a conquistarla, tre anni dopo, il 15 aprile 1071. Successivamente, i Normanni conquistarono tutto il Sud Italia ponendo fine alla loro fase espansionistica nel 1078.

I Normanni impostarono il sistema feudale che compensava la mancanza di libertà dei comuni con un interesse del potere centrale per lo sviluppo del commercio e della cultura. La rallentata evoluzione dal feudalesimo sarà una delle cause fondamentali della decadenza del Sud Italia. Per Modugno, il periodo feudale durò fino al 1582 quando l’Università (il corrispondente dell'attuale amministrazione comunale) riscattò la propria libertà alla Corona di Spagna.

Fino alla conquista normanna la città era feudo della famiglia Loffredi. Secondo alcune fonti lo rimase sino alla morte di Guglielmo il Malo nel 1166. Stando ad altre fonti , invece, Modugno fu donata in feudo a Ursone (o Orso) vescovo di Rapolla da Roberto il Guiscardo, nel 1078, quando fu trasferito da Rapolla a Bari. Dopo la morte di Roberto il Guiscardo, la Puglia venne divisa tra i suoi due figli Ruggero e Boemondo. Questi partecipò alla prima crociata ma Modugno, in quanto appartenente al feudo dell’Arcivescovo di Bari, era esente dal servizio feudale e dal contingente per la spedizione in Terra Santa.

Alla morte di Boemondo si scatenarono delle lotte che videro prevalere Ruggero II cui successe Guglielmo I, detto “il Malo” per la sua spietatezza. Nel 1156 fece radere al suolo Bari (lasciando in piedi solo la Cattedrale di San Sabino e la Basilica di San Nicola) rea di essersi schierata con i suoi oppositori. Sino alla sua morte la popolazione barese rimase dispersa ed è probabile che parte di essa si sia rifugiata nella vicina Modugno. Bari venne ricostruita solo quando salì al trono il figlio Guglielmo I, Guglielmo II detto “il Buono”.

Con la morte senza eredi di Guglielmo II nel 1189, la dinastia normanna si estinse nella Casa sveva degli Hohenstaufen tramite il matrimonio di Enrico VI con l’ultima erede del regno normanno:Costanza d'Altavilla.

Il figlio di Enrico VI e Costanza, Federico II di Svevia, pose l’Italia Meridionale al centro del suo impero e vi costruì un gran numero di castelli, promosse le arti e le lettere e creò una nuova legislazione (Costituzione di Melfi).

Nel 1207 venne eletto arcivescovo di Bari Berardo Costa, ex consigliere di Federico II che, nel 1212, gli concesse Modugno in feudo. Nel 1214, Costa venne trasferito a Palermo e venne eletto arcivescovo di Bari Andrea III Testa. Questi nel 1223 subentrò nel feudo. Successivamente Federico II concesse le terre di Bari a Roberto Chyurlia. Solo nel 1269, sotto il regno di Carlo d’Angiò, il feudo ritornò nelle mani dell’arcivescovo Giovanni VI.

A Federico II successe il figlio Corrado IV ed a questi Corradino, sotto la tutela del fratello di Corrado IV, Manfredi il quale nel 1258 si impossessò illegittimamente della corona delle Due Sicilie. Per contrastarlo, Papa Urbano IV chiamò Carlo d'Angiò. Il 26 febbraio 1266 Carlo d’Angiò sconfisse Manfredi a Benevento. Corradino tentò di riconquistare il trono ma venne sconfitto. Secondo le cronache storiche di Nicola Trentadue junior , Modugno era tra le città pugliesi che parteggiarono per Corradino, ma tale eventualità sembra da escludersi perché in quell’epoca Modugno era feudo della famiglia Chyurlia, fedele alla casa d’Angiò.

Carlo I d'Angiò fece condannare a morte il suo avversario, Corradino, e concesse feudi agli avventurieri francesi che lo seguirono nella sua spedizione per la conquista del Regno di Napoli. Questi ultimi, desiderosi di guadagno, si mostrarono molto esosi con le popolazioni. Sotto il governo dell’angioino, anche i commerci subirono una forte penalizzazione in quanto Carlo, vicario imperiale di Toscana, preferì favorire i commercianti e i banchieri fiorentini.

Fu in questo clima che, il 30 marzo 1282, scoppiò in Sicilia la rivolta (“Vespri Siciliani”) che scacciò i francesi dall’isola anche grazie all’aiuto al re spagnolo Pietro III d'Aragona che annesse l'isola al regno spagnolo degli Aragonesi.

In quel periodo Modugno era governata da Roberto Chyurlia. Quando Carlo salì al trono, l’arcivescovo Giovanni VI denunciò quella che riteneva un’espropriazione e, nel 1269, riottenne il feudo di Modugno col diploma “Instrumentum possessionis Medunei iuxta sententiam Caroli regis”. Alla morte di Giovanni VI, nel 1280 i baroni locali approfittarono del vuoto di potere per impossessarsi della città della Terra di Bari. Nel 1281 Modugno è controllata dal marchese Francesco Loffredi che si vendicò delle popolazioni, dimostratesi ostili e la città «fu assai dagli usurpatori oltraggiata» . Nel 1282 il Papa Martino IV elesse il nuovo arcivescovo, Romualdo Grisone, che non ottenendo la restituzione dei territori che gli spettavano, ricorse alle armi per conquistare i feudi della sede vescovile; vi riuscì e fece ricostruire Modugno.

Dopo Carlo I, salirono sul trono di Napoli Carlo II lo Zoppo, Roberto d'Angiò e, nel 1343, Giovanna dei Quattro mariti, nipote di Roberto d’Angiò, all’età di diciassette anni. Era sposata col fratello di re Luigi I d'Ungheria, Andrea. La notte del 18 settembre 1345 venne assassinato, e la moglie Giovanna fu accusata di complicità con gli assassini, tanto che si risposò poco dopo.

Il re d’Ungheria Luigi nel novembre 1347 arrivò nel Regno di Napoli col proprio esercito occupandone la capitale senza molti problemi (Giovanna era fuggita in Provenza). Dopo di che si diresse in Puglia dove poteva contare sull’appoggio di diverse città, ma nel 1348 dovette far ritorno in patria a causa dello scoppio di una pestilenza: lasciò in Puglia parte delle sue truppe e nominò suo vicario in Puglia il barone Corrado Lupo. A quel tempo era signore di Modugno l’arcivescovo di Bari, Bartolomeo Carafa, che temendo le scorribande degli Ungheresi, fece fortificare la città di Modugno.

Infatti, da quel momento sino al ritorno di re Luigi in Ungheria, si aprì un periodo di violenti scontri che funestarono soprattutto la Puglia, tra le città che parteggiavano per lui e quelle che erano dalla parte di Giovanna d’Angiò. Gli Ungheresi, dopo aver raso al suolo la borgata di Auricarro, tentato senza successo l’assedio di Palo del Colle e saccheggiato Grumo, Toritto e Binetto, si diressero verso Modugno, ma i suoi abitanti avevano preferito rifugiarsi a Bari, nonostante le nuove mura fatte costruire dall’arcivescovo Bartolomeo Carafa. È ipotizzabile che gli Ungheresi si siano dati al saccheggio e si siano accampati nella città. Gli abitanti di Balsignano (una borgata vicina a Modugno) avvisarono gli ungheresi dell'avvicinarsi delle truppe di Giovanna. Assalendoli di sorpresa, gli Ungheresi respinsero l’avanzata dei nemici che ripararono nel castello di Loseto. Gli Ungheresi tornarono a Modugno da dove, verso la fine di agosto, partirono per assediare Bari con la partecipazione di cittadini di Ceglie del Campo. Non ebbero successo e si diressero verso altre città. I Baresi, approfittando della momentanea lontananza degli Ungheresi, contrattaccarono; devastarono Ceglie e aggredirono Balsignano imprigionandone i capi e ponendovi un nuovo governatore.

Questa caotica situazione ebbe termine solo col ritorno, nella primavera del 1351, del re Luigi d’Ungheria, che assediò con successo Bari e conquistò in poco tempo tutta la Puglia. Giovanna I non ebbe altra scelta che cercare di riconciliarsi col suo avversario: nel 1352 venne nuovamente incoronata regina di Napoli.

Dopo il regno di Giovanna, Modugno non fu più feudo degli arcivescovi di Bari. Non si conosce con certezza quale sia stato il monarca a togliere loro il feudo e quale sia stato l’ultimo arcivescovo a esserne possessore, si suppone sia stato Bartolomeo Carafa . All’inizio del XV secolo Modugno dipendeva dal Governatore di Bari e sarà così fino al 1440 quando venne in possesso di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, principe di Taranto.

A Giovanna successe Carlo di Durazzo e a costui, il figlio Ladislao I d'Angiò e poi la sorella Giovanna II che dovette lottare contro gli Aragonesi i quali cercavano di conquistare il Regno di Napoli partendo dalla Sicilia. La contesa tra Angioini e Aragonesi proseguì anche sotto il regno di Renato d'Angiò e vide fronteggiarsi in Puglia il principe di Taranto Gian Antonio del Balzo Orsini dalla parte degli Aragonesi e, dalla parte degli Angioini, il Capitano di ventura Giacomo Caldora nominato feudatario di Bari e Bitonto.

Modugno parteggiava per gli Aragonesi e Giacomo Caldora la pose sotto assedio, ma non ebbe successo e si accontentò di devastare le compagne circostanti. Scontri e ritorsioni tra le città che parteggiavano per le due fazioni ebbero termine solo quando Alfonso d’Aragona riuscì ad impossessarsi del trono di Napoli nel 1442 con l’aiuto di Filippo Maria Visconti.

Alfonso d’Aragona riconfermò al fedele principe di Taranto tutti i possedimenti che aveva conquistato nelle lotte appena concluse: Modugno era feudo di Gian Antonio Orsini e vi rimase per tredici anni, odiato dalla popolazione per il suo fare tirannico.

Il 4 febbraio 1459 venne incoronato a Barletta il nuovo monarca di Napoli, Ferdinado I, che si mostrò subito intenzionato a limitare lo strapotere dei baroni. Questo atteggiamento provocò la congiura dei baroni che volevano il ritorno degli Angioini. La congiura venne sventata grazie all'aiuto di Francesco Sforza e dell'Orsini che nel 1462 vide riconfermati tutti i suoi possedimenti, tra cui il feudo di Modugno.

Per cementare l’amicizia con il Duca di Milano, vennero stipulate due promesse di matrimonio e nel 1462 Ferdinando promise di concedere Rossano in feudo al futuro genero Sforza Maria. Alla morte del principe di Taranto, accaduta il 13 novembre 1463 ad Altamura, le popolazioni manifestarono il loro odio: i Baresi assediarono ed espulsero dalla città la guarnigione di soldati del principe. I suoi possedimenti, tra cui Modugno, tornarono al Demanio, ovvero al re di Napoli. Questi, con grande generosità concesse, tra l’altro, l’esenzione dai dazi sull’esportazione dell’olio e sul mercato domenicale. Questa libertà dal giogo feudale, seppur di breve durata, avrà un ruolo importante per le rivendicazioni di libertà che i modugnesi attueranno nei secoli successivi.

Nel 1464 Ferdinando propose di sostituire il feudo di Rossano con quello di Bari. Francesco Sforza accettò la proposta chiedendo anche altri possedimenti e fu accontentato ricevendo anche Modugno e Palo del Colle. In questa maniera venne creato il Ducato di Bari, Modugno e Palo. L’incremento dei commerci con il florido Ducato di Milano portò notevoli vantaggi per le città del ducato pugliese. Questo periodo, che durerà circa un secolo, sarà uno dei momenti di massimo splendore politico ed economico per Modugno.

Il governo del ducato di Bari, Modugno e Palo venne tenuto da Francesco Sforza e poi da sua moglie Bianca Maria Visconti, in quanto il figlio, Sforza Maria, era minorenne. Il re di Napoli concesse al Duca di Bari anche il diritto di riscuotere le tasse (il c.d. focatico) in base ai “fuochi” (alle famiglie) e di prelevare gratuitamente il sale dalle saline del Governo di Napoli.

Nel 1465 Sforza Maria sarebbe dovuto entrare in possesso del ducato ma, venendo a conoscenza di alcuni episodi di peste che si erano verificati in Puglia, decise di affidare il governo ad Azzo Visconti che il 12 ottobre 1465 prese possesso del ducato in suo nome durante una solenne celebrazione nella Basilica di San Nicola di Bari.

Azzo Visconti fu amato dalla popolazione e il suo governo fu giusto ed equilibrato: quando affidò al barese Domenico de Afflicti la carica di Capitano di Modugno (il Capitano era il rappresentante dell’autorità locale ed era sempre forestiero) la popolazione fece ad Azzo le proprie rimostranze per una disputa relativa al pagamento delle collette, in corso tra Bari e Modugno. Visconti accolse la richiesta dei modugnesi e rimosse Domenico de Afflcti dal suo incarico. Il duca Sforza Maria Sforza lodò la sua rettitudine e la sua fedeltà alla Casa Sforza e lo riconfermò nel suo ruolo nel 1467. Quando Azzo lasciò il suo ufficio due anni dopo, lo Sforza nominò governatore il figlio, Gaspare Visconti.

Alla morte di Francesco Sforza gli subentrò il suo primogenito Galeazzo Maria Sforza. Galeazzo Sforza venne assassinato il 26 dicembre 1476 e Gian Galeazzo, di appena otto anni, divenne il nuovo duca di Milano, con la reggenza della madre Bona di Savoia che si avvaleva dell’aiuto del cancelliere Cicco Simonetta. I fratelli di Gian Galeazzo (Sforza Maria, Ludovico, Ascanio e Ottaviano) dopo un tentativo fallito di cacciare Cicco Simoetta e prendere la reggenza, vennero cacciati da Milano: Maria Sforza venne mandato a Bari, nel proprio ducato, dove si dedicò ad allevare rinomate razze di cavalli. Morì senza eredi il 29 luglio 1479 ed il ducato tornò al re di Napoli. Il 14 agosto il re Ferdinando I di Napoli concesse il ducato al fratello di Sforza Maria, Ludovico il Moro.

Ludovico il Moro non andò mai nel proprio ducato che fu amministrato da governatori: nel 1482 è governato da Benedetto Castiglione, due anni dopo da sua sorella Ippolita, moglie di Alfonso II. Si ricordano anche i nomi dei governatori Giovanni Ermenziano e Paduano Macedonio.

Ludovico mirava al Ducato di Milano e, facendo dichiarare Gian Galeazzo maggiorenne all’età di 11 anni, riuscì a persuadere la reggente Bona di Savoia ad allontanare Cicco Simonetta impossessandosi del governo effettivo del ducato. Inoltre, conduceva una politica che oscillava tra la Repubblica di Venezia e il Regno di Napoli. Tutto ciò impensieriva i napoletani ed in particolar modo l’erede al trono, Alfonso II, padre di Isabella promessa a Gian Galeazzo. Il re Ferdinando I di Napoli, era occupato con i Saraceni che nel 1480 erano sbarcati ad Otranto e con una rivolta dei Baroni. Ludovico il Moro aiutò re Ferdinando a sopprimere la ribellione e perciò, nel 1487, vide riconfermato il ducato di Bari ottenendo, inoltre, il principato di Rossano e la contea di Burello (vicino Palmi), Rossano e Longobucco, tolte ai baroni ribelli.

Nel 1488 venne celebrato il matrimonio tra Gian Galeazzo Sforza, di 19 anni e Isabella d’Aragona di 18. Isabella, a Milano, non sopportava lo strapotere del Moro che usurpava a suo marito il titolo di Duca. Nel 1493 scrisse al padre Alfonso II per denunciare la situazione ma la reazione voluta da Alfonso II fu frenata dalla prudenza del re Ferdinando I.

Quando nel 1494 Alfonso II salì al trono di Napoli dichiarò subito guerra al Moro e come primo segno di ostilità fece occupare i ducati di Bari e di Rossano. L’esercito aragonese, comandato dal giovane Ferrandino, entrò in Romagna nel momento in cui Carlo VIII di Francia venne accolto da Ludovico il Moro che lo aveva chiamato in proprio aiuto. Il 22 ottobre 1494 Gian Galeazzo moriva a Pavia all’età di 25 anni e il giorno successivo Ludovico si fece proclamare Duca di Milano.

Carlo VIII entro in Napoli il 22 febbraio 1495 e inviò Macedonio Paduano, a suo tempo governatore di Bari, ad occupare il ducato e i territori calabresi per conto del Moro. I cittadini di Bari, Modugno e Palo si mostrarono felici di tornare sotto la guida degli Sforza che avevano sempre condotto un governo giusto e portato sviluppo economico. Il 20 luglio 1498 giunse a Bari il nuovo Governatore, Giacomo dei Marchesi Pallavicini de’ Scipione.

Più tardi Ludovico il Moro si spostò nella parte avversa ai Francesi alleandosi con la Repubblica di Venezia, lo Stato della Chiesa, Ferdinando il Cattolico e l’imperatore d’Austria. Carlo VIII dovette tornare in Francia nel giugno 1495 e Ferdinando II fece ritorno sul trono di Napoli. Egli e il suo successore Federico confermarono al Moro il possesso del ducato. Ludovico il Moro designò il primogenito Massimiliano Sforza quale suo erede al ducato di Milano ed affidò al secondogenito Francesco, di soli 2 anni, il ducato di Bari e i feudi in Calabria, conservando per sé l’usufrutto.

Il successore di Carlo VIII, Luigi XII, scese in Italia con l’intento di conquistare il Regno di Napoli, e il ducato di Milano, sul quale vantava dei diritti di successione quale discendente dei Visconti da parte materna.

Ludovico il Moro, prima di fuggire presso l'Imperatore Massimiliano d'Austria, per impedire che in sua assenza venisse eletto duca il figlio di Isabella d’Aragona, Francesco, cercò di portarlo con sé in Germania. Per l’opposizione di Isabella e della popolazione milanese, adottò un altro stratagemma: concesse ad Isabella i feudi in Puglia e in Calabria, a patto che vi si recasse di persona (successivamente, avrebbe potuto far dichiarare invalida tale concessione perché il Moro era solo usufruttuario di quei territori, mentre il Duca risultava essere suo figlio).

Isabella temporeggiava in attesa di Luigi XII nella speranza che questi facesse eleggere Duca suo figlio. Inviò un suo parente, Alessandro Pagano, a prendere possesso dei territori nel Sud Italia ma gli ufficiali di Ludovico si rifiutarono di consegnare i poteri avendo ricevuto direttive di cedere le terre esclusivamente ad Isabella. Nel Ducato di Bari si venne a creare una situazione complessa che durò sino alla sconfitta di Ludovico il Moro, l’8 aprile 1500. L'unica persona che avrebbe potuto risolverla, il re di Napoli Federico, tergiversava in attesa degli eventi.

All’arrivo di Luigi XII a Milano, il piccolo figlio di Isabella, Francesco, venne mandato in un’abbazia in Francia. Isabella d’Aragona dovette far ritorno a Napoli, con le figlie Bona Sforza e Ippolita, perché era arrivata nel ducato la notizia dell’imminente ritorno di Ludovico aiutato dall’Imperatore e da mercenari svizzeri. Ludovico entrò a Milano il 5 febbraio 1500 e Federico di Napoli fu costretto -sull'onda di questi successi- a riconoscere al Moro il possesso dei territori in Puglia e Calabria, a discapito di sua nipote Isabella.

Il 9 aprile, tuttavia, Ludovico venne definitivamente sconfitto a Novara. Il 24 maggio Federico concesse finalmente i territori contesi ad Isabella d’Aragona. Luigi XII, conquistato il ducato di Milano, prese di mira il regno di Napoli. Venne stipulato un accordo segreto con Ferdinando il Cattolico col quale si stabiliva la spartizione del regno. Gli eserciti Francese e Spagnolo invasero il regno di Napoli nel luglio 1501 e Federico dovette consegnarsi ai suoi avversari. Ebbe così temine la Dominazione Aragonese durata 59 anni.

La posizione di Isabella d’Aragona quale duchessa di Bari, Modugno e Palo del Colle era precaria. La donazione del Moro era illegale in quanto il Duca di Bari risultava essere il figlio di Ludovico, Francesco Sforza; la conferma della donazione era stata fatta dal re Federico quando era già stato spodestato apponendo una data precedente; inoltre, i nuovi padroni del Sud Italia erano nemici della sua famiglia. Isabella dovette fare atto di sottomissione agli Spagnoli che le concessero il permesso di prendere possesso del ducato e degli altri territori in Calabria. Isabella arrivò a Bari nel settembre 1501, con sua figlia Bona e si stabilì nel Castello Normanno-Svevo di Bari che fece modificare per adeguarlo con le più moderne tecniche di difesa dalle armi da fuoco.

Diverse famiglie lombarde, fedeli alla duchessa, la seguirono in Puglia. Già altre famiglie forestiere si erano stabilite nelle tre città del ducato nei precedenti governi degli Sforza, per occuparsi di commerci o per rivestire cariche di potere. Tra le famiglie che si stabilirono a Modugno in questo periodo si ricordano i Cornale, i Cesena, i Capitaneo e gli Scarli. Isabella incoraggiò l’integrazione di queste nuove famiglie con la popolazione locale attuando una politica di promozione dei matrimoni.

Il Trattato di Granata che aveva unito Francesi e Spagnoli per la conquista del Regno di Napoli, stabiliva la divisione del regno tra le due potenze ma, dopo la conquista, esse iniziarono una disputa per contendersi i territori del Sud Italia. I primi scontri si verificarono il 19 luglio 1502. In quel contesto ebbe luogo la celebre Disfida di Barletta, il 13 febbraio 1503.

Il quartier generale degli Spagnoli era a Barletta e le conseguenze del conflitto si fecero sentire anche nel ducato barese. Isabella aiutò gli Spagnoli inviando loro truppe e inviando rifornimenti al porto di Barletta. Quando i Francesi occuparono la vicina Bitonto dovettero decidere se porre l’assedio a Bari, ma vi rinunciarono ritenendo «ignobile e molto vergognoso a uomini forti (combattere) una femina» .

Il conflitto si risolse in favore degli Spagnoli che sconfissero definitivamente i Francesi nella battaglia di Cerignola nel 1504. Iniziò così il dominio spagnolo che durò fino al 1713. Gli Spagnoli confermarono ad Isabella il possesso del Ducato.

Isabella d'Aragona introdusse nel suo piccolo ducato lo spirito di rinnovamento e la capacità di investire in opere pubbliche caratteristiche del ducato di Milano. Col suo governo, autoritario ma illuminato, incrementò la prosperità del suo feudo; cercò di incrementare il commercio allargando i privilegi concessi ai milanesi anche ai commercianti provenienti da altre città. Attuò diverse iniziative a favore del popolo: sorvegliò i pubblici ufficiali in modo che non commettessero soprusi sulla popolazione; difese il privilegio di accedere alle saline del Regno di Napoli; difese i cittadini del ducato nei contenziosi con le città vicine; esentò i contadini dal pagamento dei dazi sulla macinazione delle olive. Favorì la pubblica istruzione ottenendo che ogni convento affidasse a due frati il compito di insegnare alla popolazione; concesse agevolazioni agli insegnanti come l’aumento di stipendio, l’esenzione dalle franchigie e l’alloggio gratuito.

Amò circondarsi di artisti e letterati; chiamò a corte lo scrittore modugnese Amedeo Cornale. In questo periodo risale il primo libro stampato a Bari. Tra le opere pubbliche create a Bari da Isabella d’Aragona si ricordano il rifacimento del molo, la ristrutturazione del castello (le successive modifiche hanno sostituito gli elementi introdotti dalla duchessa) e il progetto di circondare la città con un canale per migliorarne la difesa.

Viene rimproverata ad Isabella la sua politica fiscale oppressiva promossa dal suo ministro Giosuè De Ruggiero (che, peraltro, riuscì a comprarsi nel 1511 il feudo di Binetto e che venne cacciato alla morte della duchessa). L’asprezza fiscale venne incrementata in occasione del matrimonio della figlia Bona Sforza con il re Sigismondo I di Polonia.

I cittadini modugnesi lamentarono anche i soprusi del proprio arcivescovo Gian Antonio De Ruggiero (eletto arcivescovo per intercessione del potente fratello Giosuè) il quale approfittava della propria posizione per arricchirsi. Le vessazioni continuarono anche quando Gian Antonio De Ruggiero divenne Vescovo di Ostuni nel 1517 (nel 1507 Isabella d’Aragona era entrata in possesso del feudo di quella città al posto delle due cittadine calabresi di Burello e Rosarno) e mantenne i benefici delle chiese modugnesi. Il popolo, esasperato, scrisse una lettera nel 1527 alla Duchessa Bona, che successe alla madre Isabella denunciando con toni molto duri la situazione e, successivamente, chiesero che non venisse eletto nessun altro arciprete che non fosse di Modugno. Non si ricorda nessun altro arciprete straniero fino al 1826 quando venne eletto Nicola Affatani di Gioia del Colle.

Con la perdita dei figli (le era rimasta solo Bona), Isabella d’Aragona vedeva affievolirsi le speranze di riacquisire il ducato di Milano. Isabella tentò di concedere la figlia in marito a Massimiliano Sforza, primogenito di Ludovico il Moro che nel 1513 era diventato duca di Milano. Nel 1515, però, il nuovo re di Francia Francesco I ritornò in possesso del ducato.

A quel punto, dopo diversi contatti, ci si orientò verso l’attempato re di Polonia, Sigismono Iagellone. Bona portò in dote il ducato di Bari (che avrebbe ricevuto alla morte di Isabella) e 500.000 ducati. Per la dote e per le spese del matrimonio, come si è visto, vennero imposte nuove tasse. Il Capitolo di Modugno contribuì con la somma di 300 ducati.

Al recepere di questa vi preghiamo vogliate ordinare ad tucti li Sacerdoti di questa nostra terra che ogni Lunedì incomenzando dal primo prossimo che vene, vogliano celebrare la Missa de Spiritu Santo et ad orar al nostro Signore Iddio ne faza contento de quello desideramo.

Il matrimonio venne celebrato con grande sfarzo a Napoli, il 6 dicembre 1517 e i festeggiamenti durarono dieci giorni. Il 3 febbraio 1518 Bona partì verso la Polonia dalla quale amministrerà il suo ducato dalla morte della madre sino al 1556 quando vi fece ritorno.

In diverse occasioni Isabella si propose di raggiungere la figlia in Polonia, ma dovette sempre rinunciare. Nell’ottobre del 1519, per la nascita del primogenito di Bona, si mise in viaggio ma in Polonia scoppiò una guerra e dovette fermarsi a Roma dove fu accolta da Papa Giulio II.

Mentre Isabella era a Napoli, scoppiò nel Meridione un'epidemia di peste. La duchessa contrasse il morbo e nonostante la malattia, voleva recarsi nel suo ducato per dirigerne la successione alla propria figlia. Morì a Napoli, in Castel Capuano, il 12 febbraio 1524 all’età di 54 anni.

Bona Sforza successe a sua madre Isabella nella guida del Ducato di Bari. Il 24 maggio 1524 designò come Governatore il barese Ludovico Alifio il quale dovette fare i conti con una insurrezione popolare che cacciò dalla città il ministro De Ruggiero. Forse questa insurrezione era stata fomentata anche da Francesco II Sforza che voleva tornare in possesso del ducato.

Infatti Francesco II chiese il riconoscimento del proprio diritto (la concessione del ducato era stata effettuata dal Moro quando era usufruttuario e non duca) a Carlo V, il quale, volendo il ritorno del piccolo ducato al demanio, preferì assecondare la richiesta di Francesco II (di salute malferma e senza eredi) piuttosto che quella di Bona (che aveva già un erede). Venne aperto un dibattito processuale nelle cui more fu concesso a Bona di proseguire nel governo del Ducato.

Le prospettive di Bona peggiorarono quando la sua controparte divenne l’imperatore in persona: Francesco II Sforza e Carlo V erano alleati contro Francesco I di Francia. Quando questi venne sconfitto nella decisiva battaglia di Pavia, Carlo V concesse a Francesco II il titolo di Duca di Milano. Francesco II per ringraziamento regalò all’imperatore i (contestati) territori di Puglia e Calabria.

La situazione di Bona sembrò ulteriormente e del tutto compromessa quando l’8 gennaio 1528 fece la propria deposizione al tribunale Vito Pisanelli, ex segretario di Federico I di Napoli. Pisanelli dichiarò che il documento con cui il re concedeva il ducato a Isabella portava una data antecedente a quando effettivamente era stato compilato (25 luglio 1501), quando il re era già stato detronizzato. Carlo V preferì soprassedere e lasciare il ducato a Bona Sforza. La motivazione di tale gesto deve essere ricercata negli avvenimenti del conflitto Franco-Spagnolo.

Francesco I di Francia, dopo la prima sconfitta si fece promotore della Lega di Cognac (1526) per riprendere la lotta col suo rivale Carlo V il quale chiamo i Lanzichenecchi che saccheggiarono Roma. Francesco I inviò in Italia l’esercito comandato dal generale Lautrec che combatté i Lanzichenecchi nel Sud Italia e nel gennaio 1528 arrivò in Puglia, dai cui porti poteva ricevere i rifornimenti dall’alleata Repubblica di Venezia.

Bona Sforza, nonostante l’avanzata dei Francesi dichiarò la propria lealtà agli Spagnoli. Le truppe di Lautrec assaltarono la torre di Sant’Andrea, che era lungo la strada tra Modugno e Bari, venendo respinti dalla guarnigione della torre. La guerra continuò con devastazione da parte dei Francesi e degli Spagnoli e, probabilmente, in questo periodo venne distrutta la borgata di Balsignano. Negli eventi della guerra prese il sopravvento la fazione francese e anche a Bari venne issata dai loro sostenitori la bandiera francese (nel castello rimase i presidio Spagnolo), ma il conflitto si concluse a favore di Carlo V con la pace di Cambrai il 5 agosto 1529.

La duchessa Bona venne ricompensata col riconoscimento del suo ducato mentre ai sostenitori dei Francesi venne imposta un’ammenda di 10.000 ducati.

Bona, fino al 1556, amministrò il suo ducato dalla Polonia. Il suo governo fu severo e autoritario, ma anche magnanimo e benevolo con i suoi sudditi. Dalla Polonia diresse molti interventi nel suo ducato effettuando donazioni in favore di Modugno. Nel 1518 (quando era ancora Duchessa Isabella) concesse al Capitolo di Modugno 425 lire per restaurare la Chiesa Maria Santissima Annunziata, concesse la creazione di un mercato di otto giorni a favore della Chiesa di Sant’Eligio (ora Chiesa di San Giuseppe delle Monacelle), fece costruire un ospedale per i poveri vicino la stessa chiesa. Inoltre, fece costruire lungo la via che conduceva a Carbonara un pozzo profondo 60 metri che rimase visibile fino al 1960.

Bona cercò di alleviare le sofferenze della popolazione del ducato che spesso soffriva di siccità facendo costruire diversi pozzi. Uno di essi è presente ancora oggi a Bari alle spalle della Cattedrale di San Sabino e riporta l’iscrizione in latino (tradotta in italiano): “Venite o poveri, con letizia e bevete senza spese l’acqua che vi fornì Bona regina di Polonia”. Fece realizzare un canale lungo le mura di Modugno per evitare che le acque reflue ristagnassero per le strade e provocassero malattie.

La regina Bona, portò con se alla corte di Sigismondo I diversi letterati e uomini di cultura che fece suoi ministri. Fra questi si ricordano i modugnesi Scipione Scolaro, Girolamo Cornale (fratello di Amedeo) e Vito Pascale, tanto stimato a corte che, quando questi chiese di tornare in patria, il giovane Sigismondo II di Polonia gli chiese di rimanere nominandolo Cancelliere.

È possibile, ma non si hanno notizie certe a riguardo, che la regina possedesse a Modugno un proprio Palazzo nel quale si recava quando era in visita in città. Esso è individuato in una costruzione che sorge ancora oggi nei pressi della Chiesa del Carmine. È certo che Bona possedeva a Modugno scuderia di cavalli nei pressi della Chiesa Matrice.

Bona cercò anche di ampliare il proprio ducato: nel 1536 acquistò la città di Capurso e nel 1542 acquistò anche la contea di Noia e Triggiano. Per raggiungere la cifra necessaria all’acquisto della contea (68.000 ducati) impose nei suoi feudi delle nuove tasse, e in questa occasione l’Università di Bari (amministazione comunale) si lamenta presso la regina del fatto che Modugno sia “laudata e amata più di questa città (Bari) dalla M.V. (maestà vostra)” .

Dopo la morte del marito con conseguente ascesa al trono del figlio Sigismondo Augusto, l’orgogliosa Bona Sforza iniziò a meditare il suo ritorno in Italia. Successivamente, il figlio prese come moglie in seconde nozze Barbara Radziwl, figlia del barone Giorgio Radziwl, aderente al Luteranesimo. Bona non riuscì a sopportare il fatto che diventasse regina di Polonia una sua suddita figlia, per giunta, di un eretico. La sua opposizione a Barbara fu tale che, quando essa morì, Bona venne accusata di aver commissionato il suo omicidio.

Non potendo sopportare tale clima di sospetto, decise di tornare in Puglia dicendo che aveva bisogno di un clima più salubre e che sarebbe presto ritornata. Ciò nonostante, i figli, il senato e la popolazione polacca cercarono di opporsi alla partenza di Bona riconoscendo in lei la causa del progresso senza precedenti della Polonia.

Prima di partire volle sistemare la situazione relativa all’attribuzione del ducato, che nel 1528 Carlo V le aveva concesso solo in attesa della conclusione del processo in corso. Per garantirsene il possesso, Bona propose a Carlo V di rinunciare ad ogni diritto di successione per i suoi possedimenti in Sud Italia a patto di poterli tenere sino alla sua morte. Carlo V accettò.

Dalla Polonia si recò nella Repubblica di Venezia. Qui venne accolta con grandi cerimonie e venne scortata con sei galee fino a Bari dove giunse il 12 gennaio 1556 accolta dalla popolazione festante. Bona si stabilì nel Castello da dove si occupò del governo del proprio ducato. Chiamò alla sua corte artisti e letterati come aveva fatto a Varsavia.

Dopo la regina, tornarono in Puglia anche i suoi consiglieri modugnesi Scipione Scolaro e Vito Pascale. Quest'ultimo quando era ancora in Polonia, il 5 dicembre 1550 aveva avuto in dono dall’Università di Modugno un terreno prospiciente la piazza principale dove venne costruito il Palazzo Pascale-Scarli).

Nel novembre 1557 la regina Bona Sforza morì per una misteriosa malattia nel castello di Bari. Venne trovato un testamento col quale lasciava i ducati di Bari e di Rossano al re di Spagna Filippo II, le città di Triggiano, Capurso e Noia al potente ministro Gian Lorenzo Pappacoda e diverse donazioni ai poveri e alle chiese del ducato. Il suo corpo giace nella Basilica di San Nicola di Bari.

Filippo II acquisì i territori appartenuti alla regina, ma Sigismondo Augusto protestò dicendo che il testamento era stato fatto compilare dal ministro Pappacoda quando era malata. La questione venne posta al giudizio dell’Imperatore Ferdinando, che decise in favore di Filippo II. Modugno passò in mano alla corona di Spagna ma, avendo Filippo II bisogno di denaro, vendette nel 1558 il feudo al viceré di Sicilia Don Garzia di Toledo per 44.000 ducati.

Dal 1529 la Spagna era in possesso della Lombardia, del Regno delle Due Sicilie, della Sardegna e dello Stato dei Presidi. La Spagna governava questi territori per mezzo di viceré e considerava l’Italia come colonia da sfruttare economicamente e come territorio di frontiera a difesa dai Turchi.

In questo periodo, la storia del Sud Italia non è come quella degli altri popoli, un misto di sventure e di fortune, bensì solo un susseguirsi di sventure.

Nel primo periodo della dominazione spagnola, Modugno ebbe la fortuna di essere un ducato sotto la diligente cura di Isabella d’Aragona e Bona Sforza, ma con il passaggio alla Corona di Spagna subirà le conseguenze del suo malgoverno che la porterà ad una grave decadenza economica, politica e sociale.

Una delle caratteristiche del dominio spagnolo fu un incremento della pressione fiscale che si concentrava maggiormente sui poveri dato che i grandi feudatari ed il clero erano esenti. Le numerose guerre, i matrimoni reali, i vari avvenimenti di corte e la formazione di nuovi eserciti richiedevano un'enorme quantità di denaro ed il Governo spagnolo era costretto ad utilizzare ogni mezzo per incrementare le entrate: tasse, prestiti, arredamenti (vendita dei diritti di riscossione tributaria), emissione di moneta svalutata, cessione di feudi, vendita di privilegi e di titoli nobiliari. Per avere un’idea di quanto fosse aumentata la pressione fiscale basti ricordare che all’inizio della dominazione spagnola le entrate erano di 2 milioni di ducati, alla metà del XVII secolo erano di 116 milioni. Di questo denaro, poco o nulla venne speso a favore delle popolazioni o per lo sviluppo del commercio e delle infrastrutture.

Da un registro intitolato “Libro di tutti i Capitoli delle gabelle ed imposizioni della Magnifica Università di Modugno” si apprende che vi era tassata ogni attività commerciale ed ogni bene: c’erano tasse sulla farina (era vietato macinare il grano al di fuori del territorio comunale), sul pane, sulla molitura delle olive, sul mosto, sul vino (la tassa ammontava a un quarto del prezzo di vendita del vino), sull’uva, sulle mandorle, sui latticini, sui pesci freschi e salati, sul possesso di animali e sulla macellazione delle carni, sull’introduzione in città di merci, sull’occupazione di suolo pubblico, ecc.

Molto severe erano le pene per chi non osservava questi regolamenti e chi non poteva pagare era sottoposto a pene corporali. Gli esattori fiscali trattenevano per se circa la metà di quanto raccoglievano e molto di quanto davano al fisco non arrivava nelle casse dello Stato ma si perdeva nella rete di amministratori avidi e corrotti. Il viceré di Napoli Monderei impose tasse per 49 milioni di ducati, ma ne versò allo Stato solo 17 e quando, finito il suo incarico tornò in Spagna, fece caricare 40 navi di arredi preziosi e di oggetti d’oro e d’argento.

Tutte le vessazioni economiche causarono la caduta in miseria di quattro quinti della popolazione e l’incuria del governo per le condizioni igieniche provocò il diffondersi di epidemie: la maggior parte delle pestilenze si verificò durante il periodo della dominazione spagnola. Le frequenti carestie decimavano la popolazione dato il diffuso stato di malnutrizione degli abitanti del Sud Italia.

La miseria indusse molte persone ad entrare nella criminalità e ad ingrandire il fenomeno del brigantaggio, temuto ma appoggiato dalle popolazioni in quanto rappresentava una forma di lotta allo strapotere dei dominatori.

In Puglia, inoltre, permaneva il pericolo di incursioni da parte dei pirati Turchi. Nel 1647 venne inviato a Bari il Governatore Giorgio Sguerra de Rozas per contrastare un’eventuale sbarco di Turchi ed alcune compagnie spagnole alloggiarono anche a Modugno. Le città che ospitavano presidi militari erano obbligate a provvedere al sostentamento delle truppe con spese molto elevate per le casse comunali. Era considerato un privilegio non ospitare una guarnigione spagnola, privilegio che si doveva pagare. La città nel 1619, contrasse un mutuo di 2500 ducati per provvedere al mantenimento di alcune compagnie di soldati.

I soldati, inoltre, compivano ogni sorta di sopruso sulle popolazioni che rispondevano di quando in quando con rivolte. Queste spesso si ritorcevano contro la stessa popolazione dato che non avevano alcuna possibilità di cambiare la situazione (durante le rivolte si acclamava alla Spagna e al Re). La rivolta iniziata a Napoli da Masaniello nel 1647 si allargò anche in Puglia ed a Bari i tumulti furono capeggiati da Paolo Ribecco.

Gli Spagnoli, al loro insediarsi in Italia Meridionale, dovettero fare i conti con lo strapotere dei Baroni che influivano pesantemente nelle decisioni del governo centrale. Per ovviare a questo grande problema il vicereame spagnolo di Napoli utilizzò due metodi.

Come si è visto, alla morte di Bona Sforza, il territori di Bari, Modugno e Palo del Colle tornarono alla Corona di Spagna. L’anno seguente Modugno e Palo vennero dati in feudo a Don Garcia Toledo con la proibizione di rivendere il feudo. In questa maniera, alla morte del viceré di Sicilia, i territori tornarono al Demanio. Nel 1580 Filippo II vendette nuovamente Modugno per 40.000 ducati al genovese Ansaldo Grimaldi, suo consigliere. Palo venne venduta per 50.000 ducati alla suocera di Grimaldi, Brigida de Mari. Queste vendite non prevedevano clausole.

Il marchese Ansaldo Grimaldi prese possesso del suo feudo il 12 novembre 1581, ma l’anno seguente la città di Modugno riuscì a raccogliere i 40.000 ducati (6.000 dei quali dati dal Capitolo di Modugno e i rimanenti dall’Università) necessari per rimborsare Grimaldi e acquisire la libertà dal giogo feudale. Il re diede il proprio assenso al riscatto con decreto del 22 marzo 1585. Anche Palo era riuscita a riscattarsi ma si rivendette al figlio di Don Garcia, Don Pietro di Toledo, il quale rimborsò l’Università di Palo dei 50.000 ducati pagati per il riscatto e, nel 1582, rivendette il feudo allo zio Don Luigi di Toledo per 54.000 ducati. Palo non riacquisì più la libertà e da allora ebbe inizio “il primo triste e doloroso periodo della storia palese, durante il quale ogni sopruso fu lecito, ogni angheria permessa, ogni usurpazione consentita” .

Acquisire e mantenere la libertà demaniale era un notevole privilegio: delle oltre 1400 città e terre del Regno di Napoli, solo 58 erano libere dal legame feudale; 18 di esse erano in Puglia: Bari, Lecce, Barletta, Trani, Foggia, Taranto, Vieste, Gallipoli, Bisceglie, Modugno, Otranto, Cisternino, Ariano, Bitonto e Monopoli. Lo stemma comunale del cardo selvatico non a caso venne scelto quale emblema di fierezza e di indipendenza.

Il Governo spagnolo, per non perdere i tributi dovuti dal feudatario al re (l’adoa, tassa che sostituì l’obbligo di aiuto militare al monarca, e il rilevio, una tassa di successione che si pagava per consentire all’erede di prendere possesso del feudo), impose a Modugno di nominare un finto barone che venisse riconosciuto titolare delle rendite cittadine. Il finto barone, a sua volta, rigirava le rendite all’Università. Questa usanza rimase in vigore fino all’inizio del XIX secolo, nonostante il tentativo fatto nel 1781 dall’Università di Modugno di chiedere alla Regia Camera di evitare questo sistema che comportava un giro vizioso delle entrate cittadine (dal popolo al finto barone, da questo all’Università e, infine, al Viceré).

Il primo finto barone fu Andrea Novo. L’Università di Modugno teneva alla dignità del proprio finto barone e assegnava alla sua famiglia un vitalizio. L’ultimo finto barone fu Pietro Martire Ruccia. Alla sua morte gli sarebbe dovuto succedere il primogenito, ancora minorenne. Nel 1803, nell’attesa della maggiore età del nuovo finto barone, la Regia Camera fece pressioni minacciando il raddoppio della tassa dovuta se avesse dovuto attendere il rilevio al compimento della maggiore età del nuovo finto barone. Allora, ci si affrettò a raccogliere quanto dovuto con una imposta straordinaria il cui ricavato venne conservato in una cassaforte del monastero delle Clarisse di Santa Maria della Purità (Monacelle). Tuttavia, il 2 agosto 1806, Giuseppe Bonaparte dichiarò abolito il sistema feudale e il figlio di Pietro Ruccia non fece in tempo ad essere eletto nuovo barone.

Quando una Università non riusciva a far fronte alle richieste del Governo, si indebitava chiedendo prestiti a mercanti o a ricchi possidenti terrieri che richiedevano un interesse che si aggirava intorno all’8%. Le Università, per sdebitarsi concedevano ai propri creditori gli appalti della riscossione delle tasse. In questa maniera, i creditori acquisivano a poco prezzo i diritti di riscossione delle tasse e lucravano sulle esazioni. Nello stesso tempo, le Università perdevano delle entrate immettendosi in un circolo che portava al rapido esaurimento di tutte le risorse. A quel punto, l’Università era costretta a dichiarare il fallimento e ad essere “dedotta in patrimonio” (la Regia Camera Sommaria affidava l’amministrazione delle finanze del comune a un Commissario e prendeva le entrate cittadine).

Anche l’Università di Modugno si trovò in una serie di crisi finanziarie. Nel 1537 chiese al Capitolo cittadino di impegnare le proprie argenterie. Nel 1619 dovette chiedere un prestito per il mantenimento delle truppe spagnole. Nel 1642 venne applicata un’ulteriore imposta sulla farina il cui diritto di riscossione fu veduto a Donato Olimpo, ex sindaco, e al marchese Flaminio Carafa. Le angherie degli esattori si fecero talmente insopportabili che molti cittadini abbandonarono la città.

Nel 1666 l’Università di Modugno dichiarò fallimento venendo conseguentemente “dedotta in patrimonio”. Nell’archivio del Comune abbondano le istanze risalenti a questo periodo, inoltrate dai creditori che volevano essere risarciti. Lo stato fallimentare dell’Università si protrasse per tutto il secolo successivo, anche sotto il governo degli Austriaci e dei Borboni, cosicché nel 1776 il sindaco Nicolò Lo Bianco, essendo la città “dedotta in patrimonio”, non poté disporre la riparazione urgente della mura cittadine e lo stesso avvenne nel 1799 nell’imminente attacco dei Sanfedisti.

Nel 1783 Modugno chiese al Governo la liberazione del proprio patrimonio dalla riduzione nella Reale Camera Sommaria, essendo migliorata la situazione finanziaria. La richiesta, però, venne respinta e la città continuò ad essere dedotta in patrimonio fino all’inizio del XIX secolo quando Giuseppe Bonaparte dichiarò prescritti i debiti dell’Università.

Il dominio della Casa d'Asburgo in Spagna e nel Regno di Napoli attraverso il vicereame durò da Carlo V a Carlo II. Essendo quest’ultimo senza erede nominò come suo successore Filippo Borbone. Le grandi potenze europee temendo l’improvviso allargamento dell'influenza della Casa Borbone (che regnava anche in Francia con Luigi XIV) si confederarono dando vita ad un conflitto, la Guerra della Grande Alleanza che duro per 13 anni con alterne vicende. In questo contesto nel 1707 un esercito austriaco scese nel Sud Italia conquistando senza difficoltà il Regno di Napoli occupandone la capitale. Dopo, si diresse verso la Puglia.

Con l’ascesa al trono imperiale di Carlo VI, le potenze europee vedendo in lui il pericoloso risorgere della Casa d’Asburgo, preferirono abbandonare la lotta concludendo la pace con Luigi XVI e Filippo di Borbone. Carlo VI continuò da solo il conflitto fino a ché si concluse nel 1714 con il Trattato di Radstrad con cui Filippo V rinunciò a unire le corone di Francia e Spagna e Carlo VI otteneva Lombardia, Regno di Napoli, Sardegna (che darà al Regno di Savoia ottenendo la Sicilia) e Stato dei Presidi.

Le popolazioni interessate a questi cambiamenti si aspettavano una ripresa economica e un nuovo governo più saggio, ma vennero presto fortemente deluse. Non cambiò nulla nella gestione del Vicereame e persino gli atti ufficiali continuarono ad essere redatti in lingua spagnola.

In questo periodo, Modugno fu tenuta in grande conto presso la corte austriaca grazie all’operato del ministro dell’impero Conte Rocco Stella, che intercesse presso Imperatore per far ottenere alla propria città natia il titolo di "città", la conferma della fiera del Crocifisso, la concessione di franchigie doganali ed esenzioni sui dazi.

Nel contesto della Guerra di successione polacca, la battaglia di Bitonto combattuta il 25 maggio 1734 fu decisiva per la sorte del Regno di Napoli. Dopo di essa il Vicereame Austriaco divenne regno autonomo sotto gli Spagnoli di Borbone. Il nuovo Regno delle Due Sicilie venne riconosciuto a re Carlo III nella pace di Vienna che nel 1738 mise fine alla Guerra di successione polacca. Due anni dopo, durante la Guerra di successione austriaca, gli austriaci tentarono di rientrare in possesso del Sud Italia ma dovettero rinunciare dopo la sconfitta di Velletri nel 1744.

Nel Settecento si diffuse dalla Francia in tutta Europa il pensiero illuminista. Anche a Napoli, una serie di scrittori e di intellettuali come Tommaso Campanella, Giambattista Vico, Pietro Giannone, Gaetano Filangeri, promossero un cambiamento. In quest’epoca i sovrani che si dicevano illuminati attuavano delle riforme nello stato anche se l’intento non era tanto di sollevare le condizioni popolari quanto quello di garantire un maggiore consenso e una migliore stabilità alla monarchia assoluta.

Alla sua ascesa al trono di Napoli, Carlo III di Borbone dovette anch'egli fronteggiare baroni che opprimevano il popolo con i loro privilegi, le finanze del regno erano in piena crisi, le strade erano dissestate ed i commerci erano limitati, le terre erano coltivate con metodi antiquati, la corruzione era diffusa a tutti i livelli dell’amministrazione. Con il valido contributo del ministro Bernardo Tanucci vennero varate molte riforme che però, per la brevità del regno, portarono pochi risultati.

Medico di corte di Carlo III fu il modugnese Francesco Struggibinetti, noto per la sua produzione trattatistica. Tra l’altro, scrisse l’opera “Dell’abuso delle fascie” in occasione del parto della regina.

A Carlo III successe il figlio Ferdinando che continuò l’opera di rinnovamento del regno ispirato dai principi illuministici, con l’aiuto del ministro Edoardo Acton. Però, allo scoppio della Rivoluzione Francese, rimase fortemente impressionato dal furore delle masse e iniziò a condannare le iniziative riformistiche.

Nell’esercito di Ferdinando si distinse il modugnese Eusebio Capitaneo che nel 1803 divenne tenente-colonnello meritandosi gli encomi e gli onori del re. Il ministro Acton ostacolò la sua promozione a Generale. Alla sua morte nel 1808 il re gli fece costruire un mausoleo nella cattedrale di L'Aquila. Nello stesso periodo visse anche Vitangelo Maffei Junior ricordato per aver scritto la prima monografia riguardante Modugno.

A Modugno venne ambientata l’opera del celebre compositore tarantino Giovanni Paisiello, “Il Socrate Immaginario”.

Dopo l’ascesa al potere di Napoleone Bonaparte e la sua vittoria di Marengo, nel trattato di pace di Luneville del 5 febbraio 1801 Ferdinando conservò il proprio regno ma gli venne imposto di ospitare e mantenere a proprie spese una divisione francese di 13.000 uomini in Puglia, ponte di collegamento verso l’Egitto. Alcune di queste truppe alloggiarono anche a Modugno. Nelle disposizioni decurionali dell’epoca si legge infatti che l’Università è indebitata a causa dell’“Anarchia” (gli avvenimenti del 1799) e del “soggiorno che fece in Modugno il distaccamento delle truppe francesi”. I soldati francesi compirono ogni sorta di violenza e di sopruso nei confronti delle popolazioni, tanto che quando nel 1802, dopo la pace tra Francia e Inghilterra, lasciarono la Puglia si festeggiò con fuochi artificiali e luminarie.

L’anno successivo, però, Napoleone riprese le ostilità con l’Inghilterra ed impose al re di Napoli di mantenere presidi francesi nel proprio regno. Questa volta Modugno riuscì ad evitare l’alloggiamento di truppe francesi che stazionarono in Puglia per tre anni angariando le popolazioni in maniera sempre peggiore.

Nell’ottobre 1805 si formò la Terza Coalizione Antinapoleonica e Napoleone richiamò le sue truppe dal Regno delle Due Sicilie per impiegarle sul fronte austriaco. Ferdinando di Borbone colse l’occasione per aderire alla coalizione prescrivendo l’arruolamento in ogni Comune (anche Modugno partecipò). Napoleone sconfisse i suoi nemici a Ulma e ad Austerlitz e Ferdinando fu costretto a fuggire in Sicilia.

Le truppe francesi invasero il regno di Napoli e Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, venne eletto re nel 1806. Al suo arrivo a Napoli venne accolto dall’entusiasmo dei sostenitori dei principi rivoluzionari, anche Modugno inviò i propri rappresentanti nella capitale per porgere l’omaggio al nuovo re.

Giuseppe Bonaparte iniziò ben presto con l’attuazione di riforme radicali come la citata abolizione del regime feudale il 2 agosto 1806 (a Modugno venne posta fine alla farsesca elezione del falso barone), l’abolizione di molti ordini religiosi con la messa al bando dei Gesuiti dal regno e la confisca di beni monastici (a Modugno gli agostiniani dovettero lasciare la loro chiesa e i Domenicani il convento), l’inizio di una riforma agraria per combattere il latifondo, la riforma tributaria con l’eliminazione delle tasse che gravavano sul consumo dei beni necessaria alla sussistenza delle povere famiglie, l’adozione del sistema metrico decimale che, tuttavia, non venne sempre adoperato dal popolo, la creazione di scuole in ogni comune (l’1 ottobre 1806 a Modugno venne creata la prima scuola che constava in due sezioni: quella maschile affidata al frate Domenico Carroccia e che faceva lezione nei locali della Chiesa del Purgatorio; e la sezione femminile affidata alla donzella Morena Anastasia che svolgeva le lezioni in un locale preso in fitto dalla famiglia Scarli). Giuseppe Bonaparte abolì il sistema elettorale che prevedeva l’elezione in base al ceto sociale, introducendo il diritto di voto basato sul reddito e il nuovo Decurionato della città venne creato a Modugno il 27 novembre 1806.

Il napoleonide volle rendersi conto di persona delle condizioni delle popolazioni in un viaggio nelle varie regioni del regno, passando per la Puglia nel 1807. Il 28 marzo arrivò a Barletta dove ricevette l’omaggio dei rappresentanti delle città pugliesi; per Modugno erano presenti il sindaco Francesco Santoro e il decurione Francesco Scura. La successiva tappa del suo viaggio era Bari. Il re doveva pertanto attraversare la parte costiera del territorio (in località Palese, ora facente parte di Bari). Per questa occasione vennero spesi 56 ducati e 15 grani.

Giuseppe Bonaparte impose il servizio militare obbligatorio che prevedeva l’arruolamento di una persona ogni mille abitanti. Modugno, constando all’epoca di una popolazione di circa 5.000 abitanti dovette fornire all’esercito del re 5 uomini. Le diserzioni ed i sotterfugi per sfuggire alla leva erano diffusi tanto che dei 47 modugnesi fra i quali si dovevano estrarre coloro i quali sarebbero diventati soldati, solo 5 si presentarono così non fu necessario procedere col sorteggio. Ma anche questi cinque ben presto si dettero alla macchia e dovettero essere sostituiti. Per uno di loro si dovette procedere ad almeno sei rimpiazzi, infatti, chi veniva chiamato come sostituto era ritenuto inabile o disertava a sua volta.

Tuttavia, in questo periodo, non si fanno notizie di soprusi dei soldati francesi ed il loro mantenimento non gravava più sui bilanci comunali: il Governo risarcì il Decurionato di Modugno per le spese sostenute durante lo stanziamento nel gennaio e nel febbraio 1808 di un distaccamento di Cacciatori a cavallo.

Il governo di Giuseppe Bonaparte a Napoli durò solo due anni. Dopo la conquista francese della Spagna ne fu nominato re. Il suo posto fu preso dal cognato di Napoleone, Gioacchino Murat. Questi entrò a Napoli il 10 giugno 1808. Continuò la politica di riforme iniziata dal predecessore e in soli sette anni riuscì a trasformare il Regno di Napoli in uno stato moderno.

Modificò il sistema legislativo adottando il Codice Napoleonico e diede un forte impulso alle comunicazioni e al commercio realizzando nuove strade e ripristinando i mercati e le fiere che erano state abolite durante le dominazioni precedenti. Modugno chiese il ripristino del mercato domenicale, della fiera del Crocifisso e di quella dedicata a San Pietro Martire; inoltre, propose la realizzazione di tre nuove fiere da realizzarsi durante il 10 marzo, e le feste di San Nicola da Tolentino di San Rocco. Murat accolse tutte le richieste.

La sua politica interna si scontrò con le necessità di Napoleone; il malcontento iniziò a diffondersi a causa della forte pressione fiscale necessaria alle spese belliche e per la leva militare.

Dopo la disfatta nella Campagna di Russia, i guerriglieri filoborbonici ed i briganti acquisirono forza e iniziarono a creare focolai di rivolta contro il re. Murat affrontò la situazione sopprimendo le rivolte e aggraziandosi le simpatie della popolazione con un viaggio nelle regioni del suo regno. Giunse a Bari il 24 aprile 1813 e vi rimase anche il giorno successivo quando diede il via alla costruzione del nuovo quartiere al di fuori delle antiche mura cittadine. Il 25 aprile, Murat firmò il decreto che trasferiva l’ospedale di Modugno dalla Chiesa di San Vito ai locali del soppresso convento degli Agostiniani.

Con la definitiva caduta di Napoleone, dopo aver cercato un accordo con l'Austria, dopo il famoso "Proclama di Rimini" e dopo un ultimo e sfortunato colpo di mano in Calabria, Murat, arrestato e condannato a morte, esce definitivamente di scena. Il 9 giugno 1815 sul trono di Napoli tornò Ferdinando di Borbone.

Nel Congresso di Vienna venne deciso, tra l’altro, il ritorno di re Ferdinando a Napoli e il 7 dicembre 1816 Ferdinando IV di Napoli, assunse il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie.

Nel dicembre 1815 scoppiò a Noja (l’Attuale Noicattaro) una pestilenza portata da una nave proveniente dalla Grecia. La città venne circondata e isolata per evitare il diffondersi del morbo. Venne creato anche un cordone marittimo per evitare l’arrivo di altre navi con equipaggio infetto provenienti dalla costa opposta dell’Adriatico. Le misure adottate raggiunsero gli effetti voluti, ma il Decurionato di Modugno spese 327 ducati e 62 grani che non riuscì a farsi rimborsare dal Governo.

Le mura di Modugno erano da tempo degradate e pericolose per le abitazioni vicine causa di ristagno di acque reflue; già dall'assedio del 1799 si erano rivelate inadatte ad una efficace difesa e lasciate senza manutenzione e nuovi quartieri erano sorti all'esterno. Il 3 dicembre 1820 ne venne deciso l'abbattimento e per non gravare sul povero bilancio cittadino venne stabilito che chi possedeva abitazioni nei pressi delle mura stesse dovesse provvedere a proprie spese.

Ferdinando continuò con la politica di costruzione di nuove strade avviata dai suoi predecessori. Nel 1816 venne progettata una strada che collegasse Bari ad Altamura. Questo progetto prevedeva l’attraversamento di Modugno entrando dalla Porta di Bari e uscendo dalla Porta dell’Aja. Ma, con l’abbattimento delle mura cittadine, venne proposta la variazione del progetto in modo tale che la strada lambisse e non attraversasse l’abitato. Così il tratto modugnese della Bari-Altamura venne realizzato tra il 1821 e il 1822 con un’ampia carreggiata che corrisponde alle attuali via Roma e Corso Vittorio Emanuele. La strada venne chiamata dalla popolazione “via nova” con riferimento sia alla sua recente creazione, sia per la concezione con la quale venne realizza: rettilinea e larga, mentre si era abituati a mulattiere strette e tortuose. Lo sviluppo delle infrastrutture viarie che si registra in questo periodo fu facilitato dalla possibilità che avevano i comuni di anticipare le spese chiedendone poi il rimborso allo Stato. In questo periodo venne costruita anche la Modugno-Bitonto, come raccordo tra le preesistenti Bari-Altamura e Bitonto-Canosa. Tra il 1876 e il 1880 venne realizzata la Modugno-Bitritto.

Iniziata nel periodo napoleonico, continuò l'opera di riforma delle istituzioni del regno per mezzo dei “Regolamenti di Polizia Urbana”. Il primo di essi per quanto riguarda Modugno è datato 1818. Interessanti le norme riguardanti l’igiene pubblica: non si può accumulare letame davanti alle abitazioni o nei pressi del centro abitato, è vietato gettare le acque reflue dalla finestre ma è consentito farlo dalla porta, non si possono gettare cocci o vetri per la strada, ogni cittadino deve provvedere alla pulizia del tratto di strada antistante la propria abitazione, non si possono smaltire nel pressi della città i rifiuti della lavorazione delle olive, non si possono uccidere animali da macello in città, ecc. Altri regolamenti riguardavano frodi commerciali, il decoro del paese, l’ordine pubblico e la tranquillità della vita cittadina.

Le idee rivoluzionarie portate in Italia da Napoleone fecero sorgere anche rivendicazioni di libertà costituzionale e di unità nazionale. Esse si concretizzarono nelle associazioni segrete carbonare, che si diffusero anche nel Regno di Napoli coinvolgendo esponenti della borghesia, del clero e delle nobiltà. Una prima forma di carboneria esisteva già ai tempi di Gioacchino Murat che in un primo tempo la assecondò ma poi la vietò. Ferdinando di Borbone che dall'esilio aveva approfittato del veto per cercare le simpatie dei patrioti, quando tornò sul trono largheggiò in repressioni per mezzo della polizia, incaricata di compilare le liste coi nomi dei carbonari. Da queste liste apprendiamo i nomi dei modugnesi appartenenti alla carboneria e che Gran Maestro della sezione modugnese (detta vendita Santo Spirito) era Pietro Capitaneo. La Carboneria controllava l’amministrazione comunale modugnese: diversi sindaci e decurioni erano iscritti alla carboneria.

Durante i moti del 1820 avviati da Michele Morelli e Giuseppe Silvati si tennero a Modugno riunioni segrete nella casa di Lorenzo Minielli. Quando a seguito di quei moti venne proclamata la costituzione, nei festeggiamenti dove si distinsero Nicola Russo e Gaetano Cesena che sventolavano il tricolore della carboneria, il sacerdote Nicola Priore con fascia tricolore sul petto e il sacerdote Luigi Loiacono che gridava “Viva la Costituzione” agitando il crocifisso. Il proprietario terriero Pietro Maranta e il cappuccino Luigi da Palo tennero dei discorsi.

Quando al Congresso di Lubiana fu deciso di intervenire in Sud Italia per reprimere la rivolta, molti carbonari si arruolarono volontari per respingere, sotto i comando del generale Guglielmo Pepe, le truppe austriache. Molti furono i modugnesi che si arruolarono con grande entusiasmo nella legione di Bari, comandata dal colonnello Carlo Nicolai di Canneto. Però, dopo le notizie delle prime sconfitte del generale Pepe, l’entusiasmo iniziale calò rapidamente e si verificarono diserzioni tanto che la legione non raggiunse il generale che combatteva in Abruzzo. Il 24 marzo 1821 gli Austriaci entrarono a Napoli ristabilendo la situazione iniziale e iniziarono una feroce repressione. Il Decurionato di Modugno protesse i patrioti affermando che nessun modugnese si era arruolato volontariamente contro gli Austriaci. I cospiratori che si erano maggiormente esposti, però, subirono le ritorsioni della polizia borbonica. Queste continuarono anche durante il regno di Francesco I e Ferdinando II che represse nel sangue l’insurrezione di Cosenza che, nel 1844, vide il sacrificio dei fratelli Bandiera.

Il tramare in segreto delle associazioni carbonare emerse nel 1848 nei moti in tutta Europa. I moti che partirono dalla Sicilia scaturirono nella concessione delle costituzione, il 12 gennaio. Le elezioni per eleggere i rappresentanti del neoformato parlamento si svolsero a Modugno nella Chiesa del Purgatorio. Sull’esempio della concessione di Ferdinando II anche Pio IX, Carlo Alberto e il Granduca di Toscana Leopoldo II concessero la carta costituzionale. Nello stesso anno scoppiò la Prima guerra d'Indipendenza alla quale Ferdinando II contribuì con un’armata di 12000 uomini guidati dal generale Guglielmo Pepe. Il Decurionato modugnese stanziò 40 ducati per le famiglie bisognose dei soldati.

La grande miseria della popolazione ed i nuovi cambiamenti che andavano ad esclusivo vantaggio della borghesia causarono un malcontento che prese corpo nelle manifestazioni e sommosse che il 30 aprile 1848 si verificarono anche a Modugno e si esaurirono solo dopo l’intervento della forza pubblica.

Nello stesso tempo, Ferdinando II che mal volentieri aveva concesso la costituzione e aveva partecipato alla guerra d’Indipendenza, iniziò a limitare le libertà accordate. Alle proteste dei patrioti napoletani rispose con la forza sciogliendo il Parlamento e convocando nuove elezioni. Il 15 giugno i modugnesi, in segno di protesta, inserirono nell’urna di voto la scheda che diceva: “Mi niego all’elezione del Presidente dei Segretari dei Deputati ritenendo esistente legalmente e nella pienezza dei suoi poteri la nostra rappresentanza che non può dirsi legalmente sciolta” .

Il 2 luglio si tenne nel capoluogo la Dieta di Bari dove si doveva decidere il da farsi e Giuseppe Capitaneo fu il rappresentante di Modugno. La Dieta, tuttavia, non raggiunse il suo scopo perché la sconfitta nella prima guerra d’Indipendenza fu accompagnata da un’ondata di repressioni. Tutti coloro che avevano partecipato alla Dieta di Bari vennero processati, ma le testimonianze dell’arciprete, del sindaco e di altri cittadini servirono a salvare Giuseppe Capitaneo.

Ferdinando II volle unire alle repressioni un viaggio nelle terre del suo regno per accattivarsi la simpatia della popolazione. Nel gennaio 1859 in Puglia fu accolto da grandi accalmazioni della popolazione. In questo viaggio Ferdinando II sentì i primi sintomi della malattia che lo condusse alla morte. Quando si trovava a Bari vennero convocati i migliori medici della provincia, tra cui Nicola Longo di Modugno. Nel maggio 1859 Ferdinando II morì a Napoli e gli successe il figlio Francesco II. Il poeta modugnese Marcello Maffei venne invitato nella capitale per commemorare il sovrano scomparso. Durante il regno di Ferdinando II si distinse il modugnese Giuseppe Mario Arpino che fu ambasciatore a Londra, capo della Tesoreria del Regno e capo del Dipartimento a Palermo.

Con l’inizio della Seconda guerra d'indipendenza si riaccesero i fermenti patriottici anche nel Sud Italia e venne costituito un “Comitato provinciale di insurrezione”: Modugno faceva parte con Bari, Valenzano, Triggiano e Sannicandro di Bari della terza sezione. Con lo sbarco dei Mille a Marsala i comitati di Puglia e di Lucania volevano insorgere, ma il comitato centrale di Napoli invitò a non spargere sangue inutilmente. A Modugno, come in altri comuni, venne istituita la Giunta Insurrezionale di cui faceva parte, tra gli altri, Nicola Longo che ospitò nella propria casa il quartiere generale dei cospiratori. A settembre arrivo in terra di Bari il colonnello Liborio Romano, inviato da Garibaldi con l’intento di far insorgere la Puglia. Arrivò a Modugno e lì accolse il sindaco di Bari.

Francesco II lasciò il trono di Napoli il 13 febbraio 1861.

In città, sugli edifici pubblici gli stemmi borbonici vennero sostituiti con quelli sabaudi. Cambiò l’ordinamento amministrativo e venne abolito il Decurionato sostituito dalla Giunta Municipale e dal Consiglio Comunale. Il nuovo governo, per aumentare i posti di lavoro, investì in opere pubbliche: il Municipio di Modugno ebbe 452 ducati che utilizzò per lavori stradali e per il rifacimento della Piazza Sedile. Il 3 novembre 1861 vennero cambiati i nomi ad alcune strade e piazze cittadine intitolandole Piazza del Plebiscito, Corso Vittorio Emanuele, Piazza Garibaldi, Strada Cavur. Durante la Terza guerra d'indipendenza sostò a Modugno un battaglione di volontari italiani.

I primi anni dopo l’unità d’Italia furono molto difficili soprattutto nel Sud dove gran parte della popolazione, della nobiltà e del clero avversavano la monarchia sabauda. Ebbe un forte impulso il brigantaggio che, per sua natura antigovernativo, veniva incoraggiato e aiutato dalle popolazioni. La reazione del governo italiano fu molto dura: venne inviato nel Mezzogiorno l’esercito e vi furono 1000 fucilati, 3000 imprigionati ed oltre 2500 uccisi in conflitti. A Modugno non si registrano frequenti atti di brigantaggio a causa della vicinanza al capoluogo e dell’assenza di boschi dove potersi nascondere. Nel maggio 1862, la giunta comunale venne a conoscenza dell’imminente arrivo nel territorio di Palese di due briganti: venne allertata la Guardia Nazionale che catturò uno di loro. Il 1 gennaio 1863 venne aperta una sottoscrizione per combattere il brigantaggio nel Meridione e Modugno partecipò con 400 lire.

Pian piano, si andò accrescendo anche nelle popolazioni del Sud il sentimento di appartenenza alla nazione italiana e le ricorrenze importanti dello Stato. L’ingresso di Garibaldi a Napoli, il Plebiscito, la concessione dello Statuto, venivano festeggiate da tutti con luminarie e fuochi d’artificio. Alla morte di Vittorio Emanuele II venne progettato a Roma un grande monumento in memoria del re scomparso per la realizzazione del quale Modugno donò 200 lire. Nel venticinquesimo anniversario della Presa di Roma ci furono a Modugno grandi festeggianti e “Via La Marina” venne rinominata “Via XX Settembre”. In seguito all’attentato a Umberto I vennero celebrati nella Chiesa Matrice i funerali solenni, la Giunta Municipale espose il lutto per un mese e venne apposta una lapide sulla facciata della Sala del Sedile dei Nobili.

Nel 1836 si verificò un'epidemia di colera durante la quale si distinse il medico modugnese Nicola Longo che, nominato presidente del consiglio sanitario provinciale, si recò nei luoghi dove il morbo era più violento per dare il proprio aiuto in prima persona.

In quegli stessi anni si verificò in Italia una grave crisi economica con un rapido incremento dei prezzi. La Giunta Municipale il 19 aprile 1898, per aiutare la cittadinanza, decise di fissare il prezzo delle farine a 42 centesimi rimborsando i fornai per l'eccedenza. Questo non bastò; nel pomeriggio del 27 aprile, avuta la notizia dei tumulti di Bari, iniziò una protesta che provocò l’abbassamento del prezzo delle farine a 30 centesimi e quello del pane a 25. Venne chiamato un reparto di fanteria che nella notte del 28 aprile arrestò una cinquantina di modugnesi che si erano messi in evidenza nelle manifestazioni. Le truppe lasciarono la città a maggio. Per tentare di risolvere la situazione, l’Amministrazione Comunale tentò, senza riuscirci, di contrarre un debito di 10.000 lire. I membri della Giunta decisero allora di pagare di tasca loro quanto era necessario alla popolazione.

Durante il Primo conflitto mondiale Bari subì diversi bombardamenti, uno dei più disastrosi si verificò l’11 agosto 1918 come rappresaglia dopo il volo propagandistico di D'Annunzio su Vienna. Modugno non subì direttamente i bombardamenti ma i viveri vennero razionati e nell’Ex Convento dei Domenicani alloggiarono alcuni reparti. Dopo la disfatta nella battaglia di Caporetto la cittadinanza modugnese accolse diverse famiglie di profughi.

Molti modugnesi furono arruolati nella “Brigata Regina” (decorata con medaglia d’oro al valore dal Generale Luigi Cadorna) e nella “Brigata Bari”. Nel conflitto perirono 130 soldati modugnesi. Sigismondo Pantaleo morì a causa del sabotaggio della nave Benedetto Brin, una lapide sulla facciata della Sala del Sedile ricorda il suo sacrificio. Giuseppe Loiacono venne promosso da sergente a sottotenente e meritò due medaglie d’argento, una di bronzo e la croce di cavaliere della Corona d’Italia. Diversi altri modugnesi si distinsero per valore e merito.

Nel 1918 si diffuse anche a Modugno l’epidemia di influenza spagnola che causò un centinaio di morti.

Il 28 ottobre 1922, alla Marcia su Roma partecipò anche il sacerdote modugnese Pietro Stea che in seguito non parteciperà a nessuna iniziativa del fascismo. Tra il 1924 e il 1926 si verificarono anche a Modugno gravi atti di violenza da parte degli squadristi.

Nei comuni venne istituita la figura del segretario politico e Pietro Capitaneo ricoprì per primo questa carica a Modugno. Nella Sala del Sedile si insediò il Comando del Fascio. Nel 1927 venne creata la figura del Podestà come sostituto del Sindaco. Il primo podestà modugnese fu Alfredo Crispo. Nel 1931 venne iniziata la costruzione di una delle prime industrie nel territorio di Modugno: la cementeria dell’Italcementi.

In seguito all’ingresso dell’Italia nel Secondo conflitto mondiale e l’invasione della Grecia, la Puglia fu esposta a bombardamenti aerei da parte degli alleati. Molte famiglie si trasferirono da Bari a Modugno. Nel 1941 si aprì il fronte orientale dove persero la vita 10 modugnesi. Il nuovo edificio scolastico (ora dedicato a De Amicis) venne adibito a ospedale della Croce Rossa. La cittadinanza dovette donare, dopo l’oro necessario per pagare le sanzioni in seguito alla guerra d'Etiopia, il bronzo degli edifici pubblici (tra cui le campane delle chiese e quelle della torre dell’orologio). Con l’ingresso in guerra degli Stati Uniti si intensificarono i bombardamenti e la città era frequentemente sorvolata da bombardieri nemici che sganciarono le loro bombe il 16 luglio e il 23 agosto 1943 causando due morti.

Il 24 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo sfiduciò Benito Mussolini consegnando i poteri al Generale Pietro Badoglio. Vennero smantellate sugli edifici pubblici tutte le insegne fasciste e vennero ripristinati i vecchi nomi delle strade, modificati durante il fascismo: Piazza Sedile era stata chiamata Piazza Impero. Nel momento in cui si verificava lo sbarco in Sicilia degli alleati, alcuni reparti di soldati tedeschi in ritirata sostarono a Modugno parcheggiando i loro carri armati nella Villa Comunale con grande ansia della popolazione che temeva volessero stabilirsi a Modugno per la difesa di Bari. Ma i soldati tedeschi partirono il 6 settembre e alla città furono risparmiate le loro rappresaglie derivanti dall'Armistizio di Cassibile di due giorni dopo. Peraltro, sempre a causa dell'Armistizio, diversi cittadini perirono sotto il fuoco tedesco in Grecia.

Pochi giorni dopo la partenza dei Tedeschi giunsero gli Alleati che assunsero un atteggiamento a metà strada fra gli amici liberatori ed i conquistatori. Alcuni soldati alloggiarono nel Boschetto causando gravi danni; altri soldati occuparono il pian terreno del Municipio. Gli ufficiali inglesi si stabilirono in Palazzo Crispo e Palazzo Russo evacuandone gli abitanti. Durante l’attacco aereo tedesco nel porto di Bari del 2 dicembre 1943 vennero distrutte venti navi e molte persone persero la vita; l’esplosione delle navi causò uno spostamento d’aria che ruppe le vetrate della Chiesa Matrice di Modugno. Un episodio di analoga gravità si ripeté il 19 aprile 1945. Nella seconda guerra mondiale persero la vita 92 soldati modugnesi.

Mentre nel Nord Italia si costituiva la Repubblica di Salò, nel Sud si formavano i primi partiti liberi: a Modugno sorsero la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Comunista, il Partito Liberale e venne costituito il locale Comitato di Liberazione Nazionale che evitò rappresaglie contro gli ex dirigenti fascisti.

Il Referendum istituzionale del 1946 decise l’adozione della forma di governo repubblicana, con grande sorpresa delle popolazioni del Sud Italia che avevano largamente votato per la permanenza della monarchia. A Modugno si contarono 5469 voti per la monarchia e solo 932 per la repubblica. I monarchici si organizzarono in un partito autonomo guidato, in città, da Giuseppe Abruzzese di Bitetto che crebbe di consenso sino a raggiungere la maggioranza nelle elezioni amministrative del 1952. Pochi anni dopo, tuttavia, iniziò un rapido declino.

Con la grave crisi che accompagnò la fine della seconda guerra mondiale molti italiani decisero di migrare all’estero in cerca di lavoro. Già ai primi del novecento si erano formate delle piccole colonie di modugnesi a New York e in Canada, ma da questo periodo iniziò un flusso migratorio molto vasto che interessò tra gli anni ’50 e ’60 intere famiglie. A Toronto si creò una comunità di 3.000 modugnesi ed una più piccola a Montreal. La comunità di Toronto mantiene vive le tradizioni modugnesi in Canada ed ha un comitato permanente per celebrare San Rocco e l’Addolorata.

Nella ricostruzione post-bellica Modugno conobbe un grande sviluppo industriale con notevoli miglioramenti nella condizione economica della popolazione, rapidamente trasformata da rurale ad industriale.

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Modugno

Modugno - Stemma

Modugno è un comune di 38.135 abitanti della provincia di Bari, che sorge ai margini sudoccidentali del capoluogo. A vocazione agricola fino agli anni Sessanta, con la costruzione della zona industriale di Bari nella zona nord del territorio modugnese, ha conosciuto un rapido sviluppo economico e demografico. Importante centro agricolo, industriale e commerciale, la città mantiene viva la lunga tradizione d'artigianato.

Modugno è situata nell'immediato entroterra barese, nel territorio detto anche conca di Bari. La città sorge pochi chilometri a sud-ovest del capoluogo pugliese. Il suo territorio è prevalentemente pianeggiante ma caratterizzato da una continua e leggera pendenza in ascesa verso la Murgia. Molto interessante è il fenomeno carsico delle lame.

Modugno ha una storia che risale a tempi remoti, in quanto il territorio comunale è stato abitato sin dalla Preistoria. La città, fondata probabilmente nell’Alto Medioevo, in periodo bizantino, subì le dominazioni normanna e sveva sotto le quali il Sud Italia conobbe un periodo di sviluppo. Modugno faceva parte del feudo concesso agli arcivescovi di Bari. Venne parzialmente distrutta e poi ricostruita nel periodo angioino. Nella seconda metà del XIV secolo era un feudo sotto i re aragonesi i quali concessero la città di Modugno, con Palo del Colle e Bari, agli Sforza. Durante il periodo in cui era ducato sforzesco (e in particolar modo durante il governo di Isabella d'Aragona e Bona Sforza), Modugno visse uno dei periodi di suo massimo splendore. Dopo di che si ebbe una rapida decadenza dovuta alla dominazione spagnola durante la quale, tuttavia, la città seppe dimostrare il proprio orgoglio affrancandosi dal giogo feudale tramite il pagamento di un riscatto. La situazione di crisi continuò anche durante le successive dominazioni austriaca e spagnola. La Rivoluzione Francese fece sentire i propri effetti anche nel Sud Italia e Modugno venne assediata da un’orda di sanfedisti. Per un decennio, si instaurò un governo filonapoleonico, dopo di che venne restaurato il regno borbonico che rimase in piedi sino all’Unità d'Italia del 1861 (anche se Modugno, con tutto il Regno delle Due Sicilie, fu unita al Regno di Sardegna fin dalla Spedizione dei Mille del 1860.

Il primo documento dove si trova il nome di Modugno risale al maggio 1021. Si tratta di un contratto con il quale un tale Traccoguda "de loco Medunio" dava in prestito otto soldi a Giovanni e Mele di Bitetto, ricevendo in pegno una vigna che si trovava "in ipso loco Medunio". L'ipotesi maggiormente accreditata sull'origine del nome "Modugno" è quella che lo farebbe derivare da "Medunium", ovvero "in medio", a metà strada tra Bari e Bitonto. Nella centuriazione (divisione dell'agro) romana, il primo nucleo di Modugno doveva, infatti, trovarsi al confine tra l' ager bitontinus e l' ager varinus. Un'altra ipotesi sull'etimologia del termine Modugno, è legata al nome della piccola altura dove sorse il primo borgo modugnese: la motta. In questo caso "Metu-genus" o "Mottu-genus" significherebbe "sorto sulla motta". Esiste ancora un'altra ipotesi, ma ritenuta poco affidabile, secondo la quale il nome di Modugno deriverebbe dalla città greca di Medon o da quella di Modon: i colonizzatori greci usavano dare il nome delle proprie città di origine alle nuove colonie. Ma ciò presupporrebbe che l'origine di Modugno sia di molto precedente a quella che si ritiene comunemente.

Nel XIII secolo, sotto la dominazione angioina, è possibile ricavare dai documenti dell'epoca un'indicazione sulla popolazione modugnese. In un dato del 1276 Modugno è registrata per un'oncia corrispondente a quattro fuochi (nuclei familiari). Pure aggiungendo le autorità civili, militari ed ecclesiastiche, non incluse in questo censimento effettuato ai soli fini fiscali (per l'imposizione del c.d. focatico), è facile notare come all'epoca la popolazione modugnese fosse piuttosto esigua.

Durante il periodo del ducato di Bona Sforza, Modugno visse un periodo particolarmente fiorente che si accompagnò ad una forte crescita demografica. Nel 1595 la popolazione superò i 1400 fuochi e nella città fecero il loro ingresso nuove famiglie che avrebbero ricoperto ruoli di prestigio e avrebbero deciso le sorti economiche e politiche modugnesi.

Sotto la dominazione spagnola nel Regno di Napoli iniziò un periodo di declino che si manifestò anche con la riduzione della popolazione: dai 10.000 abitanti che alcune fonti contano sul finire del XVI secolo, si arriva ai circa 5.000 della fine del XVIII secolo.

Con lo sviluppo della zona industriale, negli ultimi decenni, la popolazione di Modugno è aumentata notevolmente triplicandosi dagli anni Sessanta agli anni Novanta. Una larga fetta della popolazione modugnese (più di 5000 persone) risiede in contrada Santa Cecilia, nel centro residenziale C.E.P., contigua al quartiere San Paolo di Bari.

Si registra una forte presenza di cittadini immigrati da paesi extracomunitari: i cittadini stranieri presenti sul territorio comunale sono praticamente raddoppiati in soli due anni passando dai 380 individui nel 2002 ai 680 nel 2004. Essi rappresentano il 2% della popolazione modugnese. Le etnie maggiormente presenti sono quella albanese (218 unità), cinese (132 unità), indiana (117 unità) e senegalese (95 unità). Inoltre, sono presenti 93 cittadini provenienti da altri stati dell'Unione Europea.

I gruppi di vocali che caratterizzano il dialetto “du soine e naune”, rendendolo più forte, sono eu, oi, au.

Esiste poi una semiconsonante, la lettera j, che ha vari usi: in principio di parola, come jidde (lui), jatte (gatto); tra due vocali, come moje (adesso), mangiaje (cibo); nei suoni liquidi –glje -cchje -gghje, come battagjie (battaglia), jacchje (trovi), pagghje (paglia).

Si può incontrare, infine, la lettera K come variante del c duro e del ch, come in kapeche (scelgo), kièche (piega).

Il santuario di Santa Maria della Grotta sorge sul ciglio della lama Lamasinata, a tre chilometri da Modugno, sulla strada provinciale per il quartiere barese di Carbonara . Caratteristico è il viale fiorito che conduce al santuario. Dalle terrazze del santuario si domina una bella fetta di territorio dove si possono vedere cipressi, salici ed eucalipti; alle spalle del santuario sorge una pineta. Molto particolare è il campanile che ha una base molto possente, che ricorda quasi una torre a scopo militare, sulla quale si erge un torrino con merlature e colonnine in netto contrasto con la parte sottostante.

Non si conosce con precisione la data dell’insediamento religioso, ma le sue origini sono molto antiche: nel VIII secolo era una chiesa rupestre, chiamata Santa Maria in Gryptam, che diede rifugio ai monaci basiliani che sfuggivano alle repressioni iconoclastiche. Sembra che su questo insediamento sia sorta nel XI secolo un’abbazia benedettina. Grazie alla sua posizione, nel Medioevo è stata meta di pellegrinaggi e punto di transito per Crociati che si dirigevano verso la Terrasanta o di ritorno da essa: dal 1139 l’abbazia ospitò fino alla sua morte nel 1155, San Corrado di Baviera. Nel 1313 Roberto d'Angiò soppresse il convento per motivi politici. Escluso qualche breve periodo, da allora in poi il culto venne progressivamente abbandonato e nel XIX secolo il complesso venne acquisito da Luigi Loiacono che lo trasformò in una villa per la sua famiglia.

Nel XX secolo l'insediamento fu abbandonato al degrado fino al 1974 quando i Padri Rogazionisti diedero il via ad una serie di restauri che hanno riportato il santuario all'antico culto di Maria. Durante i restauri sono venute alla luce una serie di testimonianze del culto anticamente praticato in questi luoghi come la grotta dove visse San Corrado, un frammento di mosaico, degli affreschi e una statuetta in pietra calcarea raffigurante la Pietà.

Il santuario è meta, per i modugnesi, della tradizionale gita fuori porta in occasione di Pasquetta.

Nel territorio di Modugno, a sud-est in direzione di Bitritto, a poca distanza dal centro abitato si trova il Casale fortificato di Balsignano, le cui prime notizie storiche sono datate 962: in un documento viene nominato un castrum in "loco basiliano". Il nome potrebbe derivare dai monaci seguaci di san Basilio che si sarebbero insediati nelle vicinanze. Nel 988 fu distrutto dai Saraceni durante le loro azioni in Terra di Bari. Venne subito ricostruito e, nel 1092, donato all'abbazia benedettina di Aversa; dal XIII secolo fu posseduto da diversi feudatari. Nel 1349 fu teatro di uno scontro fra esercito filoangiono e quello filoungherese, nel quadro degli scontri per la successione al Regno di Napoli. Nel 1526 venne distrutto durante lo scontro tra francesi e spagnoli che combattevano per il possesso dell'Italia meridionale. Attualmente il Casale fortificato di Balsignano è soggetto ad una serie di restauri promossi dal comune di Modugno e dall'Associazione Nuovi Orientamenti. Si conserva la struttura perimetrale realizzata a secco, una costruzione a due livelli con due torri a base rettangolare, la corte con la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e, all'esterno, la chiesa di San Felice in Balsignano.

La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli risale al XIV secolo ed è formata da due costruzioni affiancate di base rettangolare, con volta a botte ogivale. Sono presenti degli affreschi di scuola senese molto deteriorati. La chiesa di San Felice (erroneamente attribuita in passato a san Pietro) costituisce un meraviglioso esempio dell'arte romanico-pugliese dell'XI secolo. Fonde elementi architettonici d'oltralpe, bizantini ed arabi: ha pianta a croce e cupola a tamburo ottagonale.

Presso il Casale di Balsignano, negli anni Novanta, in seguito agli scavi archeologici finanziati dall'Amministrazione Comunale, sono stati rinvenuti 10.000 reperti che mostrano l'esistenza di un insediamento neolitico del VI-V millennio a.C.; il sito archeologico, che si estende per circa due ettari, è considerato il più antico della Bassa Murgia.

La chiesa Maria Santissima Annunziata, fondata intorno all’anno Mille, è la chiesa madre di Modugno, ma in origine il titolo era attribuito alla Chiesa di Santa Maria di Modugno. Nell'XI secolo viene citata come sede vescovile, ma il secolo successivo viene ridotta alle dipendenze degli arcivescovi di Bari, feudatari di Modugno. Fu restaurata nel 1347 dall'arcivescovo Bartolomeo Carafa e nel 1518 a spese del Capitolo di Modugno con il contributo della regina Bona Sforza.

La sua struttura odierna risale al 1626 quando finirono i lavori che seguirono il progetto dell'architetto Bartolomeo Amendola di Monopoli. La copertura del tetto venne ultimata nel 1698 e il campanile è del 1615. Nel 1642 è stato aggiunto un cappellone laterale. La struttura seicentesca a navata unica, lunga 45 metri e larga 14, inglobava la precedente chiesa a tre navate. Il campanile è in stile romanico-pugliese, come quello che caratterizza la cattedrale di Bari e di Palo del Colle. È alto più di 60 metri ed è impreziosito da bifore, trifore e quadriforme. La facciata, in stile tardo rinascimentale, è preceduta da un ampio sagrato ed è realizzata in pietra calcarea. Di importante valore artistico è il portale con architrave riccamente decorato e con due colonne corinzie sormontate dalle sculture a tutto tondo della Vergine Maria inginocchiata e dell'arcangelo Gabriele. Il portale è sormontato da un bassorilievo che rappresenta lo Spirito Santo sotto forma di colomba. Il cappellone e il presbiterio sono sormontate da cupole ottagonali con lanterna finale. All'interno sono presenti sette altari laterali, due di legno e gli altri di marmo; un tempo erano dedicati alle famiglie nobili modugnesi e fungevano da sepolcri gentilizi come è intuibile dagli stemmi familiari che li sormontano. Il presbiterio è separato dalla navata da una balaustra di marmo intarsiato.

Le decorazioni degli interni sono state affidate a diversi artisti esponenti del barocco napoletano del Seicento. Le famiglie modugnesi furono particolarmente generose nelle commissioni: i quadri sono di Carlo Rosa, Nicola Gliri di Bitonto si occupò del Cappellone e Domenico Scura di Modugno dipinse il magnifico soffitto ligneo che sovrasta la navata. Particolarmente armonici risultano, nell'insieme, tutte le decorazioni nell'interno della Chiesa. È considerato un capolavoro la tavola di Bartolomeo Vivarini, del 1472, raffigurante l'Annunziata. Nel 2002 è tornata nella Chiesa dopo circa 60 anni d'assenza. La chiesa Matrice di Modugno conserva anche tele provenienti dalla chiesa delle Monacelle, fra cui quelle di Gaspar Hovic, di Giuseppe e Nicola Porta della scuola di Corrado Giaquinto (XVIII secolo).

La pala d'altare dipinta dall'artista veneziano Bartolomeo Vivarini è uno degli elementi pittorici di maggior interesse storico-artistico di Modugno. L'opera risale al 1472 ed era originariamente la parte centrale di un polittico. Nel XIII e nel XIV secolo la Repubblica marinara di Venezia aveva stretti rapporti commerciali con molte città costiere pugliesi, influenzandone la politica ma anche il gusto artistico delle classi più agiate: ciò spiega la commissione di tale lavoro all'artista muranese da parte del clero modugnese.

In principio, la pala lignea era collocata nel catino absidale della chiesa Maria SS.ma Annunziata. Vi rimase fino al 1929 quando l'arciprete Francesco Bux ne autorizzò il trasferimento momentaneo nella Pinacoteca provinciale di Bari; vi rimase fino al 2002 quando tornò nella sua attuale collocazione in una teca protettiva nei pressi dell'altare.

Di particolare interesse è la prospettiva della stanza in cui si svolge la scena dell'Annunciazione. Notevole attenzione meritano i particolari dell'opera: una finestra che lascia spaziare lo sguardo sino alle montagne sullo sfondo, il giglio tenuto nelle mani dell'angelo de il breviario in quelle della vergine, il vaso e il cuscino che si intravede dietro la tenda. L'uso di colori morbidi e sfumati, abbinati ai contorni ben definiti delle figure comunicano un senso di serenità.

La Piazza Sedile è situata ad est del centro storico e trae il proprio nome dal "Seggio dei Nobili", luogo in cui l'aristocrazia modugnese eleggeva i propri rappresentanti e prendeva le proprie decisioni per l'indirizzo politico della comunità. Infatti, la piazza è di origine Settecentesca, fortemente voluta da quelle famiglie trasferitesi a Modugno quando era ducato sforzesco, soprattutto dal Ducato di Milano, e che volevano mostrare il loro potere e la loro ricchezza frutto dei commerci. Il palazzo, forse, più rappresentativo della piazza è la Sala del Sedile dei Nobili, frutto di un restauro Settecentesco che aggiunse alla fabbrica preesistente la torre dell'orologio caratterizzato da merlatura alla guelfa e sormontato da un’elegante struttura in ferro battuto che contiene due campane: una che segna lo scandire del tempo, l'altra che avvisava i nobili dell'inizio delle assemblee. L'orologio funziona grazie a un sistema di caricamento a contrappesi. Il recente restauro del 2005 ha mostrato il profilo dell'originale portale del Seicento. L'emblema comunale del cardo selvatico è presente sulla facciata, sia nella parte superiore alla finestra che sormonta l'architrave, sia nella ringhiera di ferro battuto, a voler sottolineare il ruolo istituzionale che il palazzo aveva. Dal 1998 è sede della Pro Loco. Nel lato opposto della piazza si può vedere il Palazzo Scarli, datato 1601, al cui facciata è impreziosita da un'elegante balaustra. Il Palazzo fu fatto costruire dalla famiglia Scarli, trasferitasi a Modugno da Novara nella prima metà del XVI secolo.

Sino all'abbattimento delle mura cittadine nel 1821, la Piazza era chiamata Largo Purgatorio, dal nome dell'omonima chiesa presente al culmine della piazza. La successiva creazione della strada consolare Bari-Altamura (oggi via Roma e Corso Vittorio Emanuele) definì i limiti attuali della piazza che venne sistemata tra il 1863 e il 1879. La Chiesa di Santa Maria del Suffragio (o del Purgatorio) fu costruita dal 1639 al 1766. Il sagrato è sopraelevo costituisce la cima di una cisterna pubblica sistemata nel 1860. Un portico in pietra levigata di stile neoclassico precede la facciata in tufo. La parte destra della chiesa è collegata alle abitazioni vicine tramite archi, sulla parte sinistra sono presenti cinque monofore e un ingresso secondario, sormontato da un bassorilievo. L'interno, a navata unica, conserva un pavimento maiolicato del 1720, una cantoria seicentesca in legno dorato e intarsiato, impreziosita dalla tela della Madonna del Suffragio e da due piccoli organi simmetrici del Settecento. Ci sono sue altari laterali con statue lignee e un pulpito di legno dorato e intarsiato. Si contano ben 46 dipinti appartenenti alla scuola napoletana seicentesca, una trentina dei quali sono attribuiti al bitontino Carlo Rosa. La Chiesa viene comunemente detta del Purgatorio dalla confraternita che vi opera, fondata nel 1632 dall'arcivescovo Ascanio Gesualdo e insediata nella chiesa dal 1651. Nel 1877 venne rifondata, col regio consenso, trasformandosi in Opera Pia dedita al sostentamento e all'educazione di povere ragazze orfane.

I palazzi Ottocenteschi che circondano la Piazza sono in armonica con le strutture del secolo precedente. Palazzo Crispo, realizzato tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo seguendo il progetto del bitontino Vincenzo Castellucci, segue uno stile tardo neoclassico. Interessanti sono il coronamento della facciata con traforo floreale e il torrino con merlatura alla ghibellina in evidente contrasto con quella della torre dell'orologio: il generale sardo Alberto Crispo, voleva simboleggiare la rottura tra i Savoia e lo Stato della Chiesa. Gli interni del palazzo conservano la struttura, gli affreschi con motivi vegetali e animali mitologici, e gli arredamenti originari. La famiglia Crispo abita il palazzo ancora oggi. Sul lato opposto della piazza c'è l'ottocentesco Palazzo Zanchi-Giampaolo, in stile neoclassico, del quale non si hanno notizie storiche approfondite.

Piazza Sedile, continua ad avere ancora oggi un'importanza fondamentale nella vita della comunità modugnese, qui hanno sede diversi circoli ricreativi cittadini e molte manifestazioni culturali si svolgono proprio nella piazza principale.

Le dinamiche culturali che contribuiscono a definire l'identità di una comunità, nel caso modugnese, hanno avuto una serie di sconvolgimenti dovuti alla metamorfosi subita da Modugno: da piccolo centro agricolo a grande realtà industriale. Questi sconvolgimenti culturali che si sono verificati a Modugno hanno comportato una serie di conseguenze, come la perdita di importanti contenitori culturali come il cinema e il teatro. Nonostante queste perdite, la cultura modugnese ha visto un proliferare di iniziative portate avanti grazie all'iniziativa dei singoli o di associazioni.

Modugno conta tre circoli scolastici che coordinano le scuole materne ed elementari cittadine. Ci sono poi tre scuole medie inferiori chiamate "F. Casavola", "Dante Alighieri" e "Francesco d'Assisi". Infine, l'unica scuola media superiore modugnese è l'Istituto Tecnico Commerciale "T. Fiore".

Dall'anno scolastico 2003-04 è attiva una collaborazione tra ente locale e privato sociale con l'obiettivo di creare progetti extrascolastici e di ampliare l'offerta formativa. I progetti riguardano disabilità, dispersione scolastica, educazione alla convivenza civile, beni culturali, educazione alla salute, educazione espressiva artistica e artigianale, attività ludico sportiva, ecc. Sono stati coinvolti 6 dirigenti scolastici, 39 docenti ed oltre 3500 alunni di scuole materne, elementari e medie.

Le profonde trasformazioni che hanno caratterizzato la struttura sociale modugnese dal passaggio da una cultura rurale ad una realtà industriale, si sono sommate ai mutamenti che anno caratterizzato la vita sociale italiana e ai forti fenomeni di immigrazione che hanno interessato la Puglia dagli anni Ottanta e Novanta. L'accoglienza della popolazione modugnese ha consentito un rapido allargamento della popolazione del centro abitato con l'ingresso di immigrati stranieri, e, prima ancora, con la venuta di lavoratori che da tutta Italia cercavano occupazione nelle aziende della zona industriale.

Accanto all'opera delle Caritas parrocchiali, si sono recentemente intensificate le iniziative delle associazioni di volontariato e operanti nel terzo settore.

Nel 2004 le aziende attive a Modugno erano 2.592, registrando un lieve incremento rispetto all'anno precedente. Sul territorio comunale modugnese sono presenti circa il 2% delle aziende operanti nella Provincia di Bari, e sono generalmente realtà economiche di medie-piccole dimensioni. Il settore del commercio, all'ingrosso e al dettaglio, è al primo posto con 1029 aziende, segue il settore industriale e manifatturiero con 487 aziende e dal settore edilizio (294). Fanno registrare un forte incremento il settore dell'informatica, quello immobiliare e quello dei trasporti. Si registra, di contro, un'inflessione nel settore agricolo, della ristorazione, della mediazione finanziaria e monetaria, dei servizi.

La Confartigianato locale, che associa 320 imprenditori, offre diversi servizi ed è molto attiva nella promozione della produzione modugnese. La C.A.G. (Cooperatica Artigiana di Garanzia di Modugno) conta 720 imprese associate e svolge il compito di creare convenzioni con istituti di credito, per agevolare i tassi d'interesse. Il Consorzio Coima è nato con l'obiettivo di creare l'Area Artigianale; ora si occupa di fornire servizi alle imprese artigiane modugnesi. La Confcommercio modugnese conta oltre 900 iscritti fornendo servizi di formazione professionale, assistenza sindacale e previdenziale, convenzioni con istituti di credito e di servizi. Il Consorzio per lo Sviluppo Industriale (ASI) nasce nel 1960 per promuovere la creazione di nuove realtà industriali, artigianali e terziarie. Ne fanno parte Bari, Adelfia, Bitonto, Bitritto, Capurso, Giovinazzo, Modugno, Mola di Bari, Molfetta, Noicattaro, Valenzano, Terlizzi, Triggiano.

Da centro a vocazione agricola, Modugno ha subito una forte e rapida metamorfosi a favore dell'industria e dell'artigianato. Dagli anni Sessanta questo settore ha sottratto all'agricoltura superficie e manodopera. L'espansione urbanistica che ne è conseguita ha contribuito notevolmente alla riduzione di tale area. La superficie agricola modugnese è di 1381 ettari, al 43° posto fra i 48 comuni della Provincia di Bari.

Ciò nonostante, oggi si assiste ad una ripresa del settore agricolo che conta circa 30 aziende. Esse operano nella coltura di prodotti ortofrutticoli, della pregiata ciliegia "Ferrovia", dell'uva da tavola (di cui la Puglia è prima produttrice in Italia), di mandorle e soprattutto di olive per la produzione dell'olio extravergine. Modugno è al quarto posto nella coltivazione provinciale di piante aromatiche e medicinali.

Le varietà di olive maggiormente coltivate nel territorio modugnese sono l'Ogliarola (o Cima di Bitonto) e la Coratina. Dalla sintesi delle caratteristiche della dolce ogliarola e della piccante coratina deriva una pregevole qualità d'olio Extravergine d'oliva dal leggero retrogusto mandorlato derivante dalla vicinanza di colture di mandorlo.

A Modugno sono operanti tre frantoi, il più importante dei quali è il frantoio sociale che raccoglie il 90% della produzione locale (circa 20.000 quintali) e rappresenta un punto di riferimento anche per i paesi limitrofi. Questo frantoio è affiliato all'ASSO.PRO.OLI. (Associazione dei Produttori Olivicoli) che controlla e certifica tutte le fasi della trasformazione dell'oliva in olio extravergine.

Una quantità dell'olio prodotto è destinato al consumo locale, ma la parte più grande è destinata al centro di imbottigliamento di Andria, dove viene accuratamente controllato, imbottigliato e commercializzato in tutto il mondo con marchio D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta).

Altri tradizionali prodotti agricoli modugnesi, le mandorle e l'uva, trovano largo utilizzo nella cucina tipica locale.

Il settore dell’artigianato modugnese è molto variegato ed è composto prevalentemente da aziende di piccola dimensione. Recentemente, il Consorzio ASI ha promosso la realizzazione di un polo artigianale, sulla provinciale Modugno-Bari, a ridosso del centro abitato, che ha contribuito alla nascita di molte nuove realtà produttive. La Zona Artigianale conta 119 lotti, ma è ancora in espansione. Denominata "Cittadella dell'Artigianato" è il vanto dell'artigianato modugnese. Nel 2004 risultavano attive, presso la Camera di Commercio di Bari, 718 imprese artigiane. Il settore è fortemente cresciuto dal 2000 quando si contavano 585 imprese. Crescono le imprese costituite in forma societaria, anche se rimangono molto più numerose (80%) le attività artigiane costituite su base individuale.

Nell'ultimo quarantennio la storia e l'evoluzione di Modugno sono state fortemente condizionale dall'espansione dell'area industriale di Bari che si estende per 1509 ettari, circa metà dei quali in territorio di Modugno. Si tratta di un'area in cui convivono aziende piccole e piccolissime con grandi realtà produttive di rilevanza nazionale e internazionale che superano anche le 1000 unità lavorative. Esse operano nei settori più disparati. La zona industriale costituisce un forte motore di sviluppo per Bari e l'hinterland, con le sue oltre 600 imprese che danno lavoro a più di 20.000 persone.

Lo sviluppo dell’industria ha fortemente influenzato il settore commerciale che ne ha trato una notevole spinta propulsiva. Da un commercio che prima riguardava prevalentemente i prodotti agricoli si è passati in un breve lasso di tempo ad un settore che vanta un'offerta molto differenziata e che conta più di 1200 attività.

Il mercato giornaliero, dal 2005, si svolge presso la nuova struttura del mercato coperto in via X marzo e conta 38 operatori economici titolari. Ogni venerdì si svolge un mercato settimanale con vendita di abbigliamento e varie merci; sono presenti 180 operatori economici titolari. È presente un centro commerciale, composto da un ipermercato di 15.000 m2 e da una Galleria Commerciale di 8.000 m2 che ospita 24 esercizi commerciali. Le strutture classificate come Medie Strutture di vendita coprono circa un terzo della superficie globale di vendita pur contando 26 esercizi. Modugno conta 428 esercizi servizi di vicinato e di vendita di prodotti, alimentari e non, al dettaglio.

Il borgo antico è caratterizzato da vie molto strette ed intricate con abitazioni di dimensioni molto ridotte, generalmente composte da un solo ambiente. Sono presenti diversi palazzi storici caratterizzati per lo più da uno stile tardo-rinascimentale. La Strada Statale 96 tagliava dal resto del centro urbano i due quartieri di Porto Torres e di Piscina dei Preti. Solo recentemente, con la realizzazione del sottovia stradale per la Statale 96, lo sviluppo dei due quartieri li sta avvicinando al centro e dotando di nuove infrastrutture e servizi, come il nuovo Ufficio Postale.

La città ha avuto un'evoluzione urbanistica disordinata e caotica. Nonostante la redazione di un piano regolatore, approvato negli anni '80, i danni prodotti dalla mancanza di uno strumento organico precedente che ne regolasse lo sviluppo, sono ormai irrimediabili. I quartieri più recenti si sono sviluppati anch'essi in maniera disordinata. Risultato di questo sviluppo incontrollato è il pessimo sistema viario, la mancanza quasi totale di aree verdi di una certa consistenza, e la enorme speculazione edilizia che ha arrecato danni incalcolabili al tessuto urbano.

Lontano circa 4 km dal centro cittadino, sorge, in contrada Santa Cecilia, nei pressi del quartiere San Paolo di Bari, un nucleo di abitazioni che rimane tutt'oggi distante e poco agevolmente raggiungibile dal centro cittadino, anche se, recentemente, è stato istituito un servizio di trasporto urbano, tuttavia poco utilizzato dai residenti di quel quartiere, abitato, perlopiù, da cittadini baresi per nulla integrati con la comunità del centro cittadino modugnese.

Modugno è uno dei più brutti paesi della provincia; si aggiunga a ciò un centro storico inconsistente e deturpato da interventi di ristrutturazione incontrollati che lo hanno reso di scarsissimo valore.

Va dato atto, però, che alcuni professionisti modugnesi, tra cui l'Arch. Francesco Mancini, stanno tentando di ripensare lo sviluppo architettonico del centro urbano progettando costruzioni anche di pregevole gusto.

Il centro storico modugnese è composto dal borgo antico e dal suburbio. Il primo è sorto e si è sviluppato intorno alla fortezza della Motta. È possibile ipotizzare l'esistenza di un'antica cinta muraria di epoca normanna che circondava il borgo antico. Nella espansione urbana di Modugno, il borgo antico si ingrandì col suburbio. Nel XIV secolo la città aveva una cinta di mura con almeno quattro porte difese da torri.

A oriente si apriva la Porta di Bari (piazza del Popolo); la Porta Bitonto immetteva sulla strada che conduceva alla sede vescovile; a ovest si apriva il Portello (via Portello), in direzione di Palo del Colle, che vide accresciuta la sua importanza nel periodo del Ducato sforzesco; a sud c'era la Porta del Suburbio (via Donato Olimpio). Con l'inglobamento, nel Cinquecento, del Suburbio entro le mura cittadine, questa porta perse d'importanza e rimpiazzata con la Porta la Staccata (fine di via Conte Rocco Stella). Nel Seicento venne sposta la Porta di Bari (in via Porta di Bari) e venne aggiunta la Porta delle Beccherie (a nord-est di Piazza Sedile).

La porta del Suburbio è l'unica di cui si conserva ancora oggi traccia, anche se in un rifacimento più recente. Degli ingressi cittadini scomparsi rimangono solo le croci lignee che erano apposte sulle porte e benedette annualmente.

Nel XVIII secolo le mura non coprivano l'intero perimetro cittadino o, perlomeno, non assolvevano un'adeguata funzione difensiva: durante l'assedio del 10 marzo 1799, Giambattista Saliani, nella sua cronaca degli eventi, parla di "borgo non murato". Le mura cittadine, o quel che ne rimaneva, caddero in stato di abbandono e nel 1821 vennero abbattute definitivamente.

La villa comunale di Piazza Garibaldi è stata realizzata nel 1910 nello spazio denominato "votàno" in quanto era lo spazio vuoto dinanzi alla parte occidentale delle mura cittadine. Lì c'era una depressione naturale del suolo dove si raccoglievano le acque piovane, ma il luogo era acquitrinoso e malsano. Nel 1855 venne costruito in quello spazio una grande cisterna: il cisternone o "pizzacara" (che in dialetto modugnese vuol dire pescheria). Ciò con lo scopo di aiutare la popolazione nei non rari periodi di siccità in una terra cronicamente povera d'acqua come la Puglia. L'iniziativa fu del ricco proprietario terriero Vito Michele Loiacono che la fece realizzare a proprie spese spendendo 1500 ducati. La grande cisterna è ricoperta da una piattaforma di pietre lisce con quattro pozzi per attingere l'acqua; in fondo ad essa si erge una piccola costruzione per il custode che riporta sulla facciata un’iscrizione che ricorda il benefattore.

Nella villa comunale è presente il Monumento ai Caduti, formato da un alto piedistallo in pietra (che è ciò che rimane del monumento commemorativo dei caduti del Primo Conflitto Mondiale realizzato nel 1922) e dalla parte in bronzo (realizzata nel 1960 su progetto dell'artista barese Vitantonio De Bellis). Esso rappresenta una donna che ha sacrificato alla patria le persone a lei più care: il soldato colpito a morte e il reduce.

Nel 2000 è stata trasformata radicalmente con un intervento di dubbio gusto, cambiando la posizione degli alberi, delle palme e del Monumento ai Caduti. Durante i lavori è stato realizzato un anfiteatro semicircolare di pessimo gusto architettonico, di fronte al cisternone, che ora accoglie manifestazioni di carattere culturale.

È una piccola fetta di macchia mediterranea in una vallata creata da una ramificazione della Lama Lamasinata. Il portale d'ingresso è affiancato da due alti cipressi e, all'interno del Boschetto, c'è un grande caseggiato, detto "la Torre" costruito dalla famiglia Loiacono nel 1800 e utilizzato come luogo di villeggiatura: erano presenti viali, siepi, fontane e piscine. Il soggiorno di tedeschi e inglesi durante la seconda guerra mondiale ha danneggiato notevolmente il Boschetto.

Oggi il Boschetto è un'oasi di salvaguardia floro-faunistica dove è possibile ammirare esemplari imponenti di quercia e pino, begli arbusti di biancospino e lentisco, e fiori di croco e iris. Si possono anche scorgere merli, fagiani, capinere, passeri e diverse varietà di insetti. Il luogo è precluso alla caccia dal 1980.

Lo sviluppo industriale che ha caratterizzato gli ultimi decenni della vita modugnese, è stato portato avanti senza tenere in dovuto conto le conseguenze ambientali che ne sarebbero derivate. L'inquinamento dovuto agli smaltimenti industriali si andava a sommare ad una scarsa valorizzazione del patrimonio ambientale e paesaggistico: le lame erano non di rado utilizzate come discariche a cielo aperto dove venivano abbandonati anche rifiuti pericolosi per le falde acquifere nel sottosuolo. Solo ultimamente ci si è resi conto dell'importanza di una adeguata salvaguardia ambientale e cittadinanza modugnese è molto attiva nella tutela del proprio territorio e contrasta con diverse iniziative i progetti che vorrebbero far sorgere in territorio comunale una nuova centrale elettrica e un inceneritore.

Il primo patrono di Modugno fu San Pietro martire, domenicano vissuto nel XIII secolo e noto per la lotta contro le eresie. Venne martirizzato dai suoi avversari. Il suo culto si diffuse a Modugno dal 1401 con la venuta dei Domenicani. Il 29 aprile, giorno della sua commemorazione liturgica, venivano benedetti rami d'olivo. La chiesa Matrice conserva un suo quadro.

La festa popolare delle celebrazioni patronali in onore di San Rocco e San Nicola da Tolentino si festeggia la quarta domenica di settembre, mentre il venerdì, il sabato precedenti e la domenica stessa tre processioni accompagnano la statua di San Rocco per le strade del centro cittadino e delle periferie. Il lunedì si festeggia San Nicola. La lunga processione si ferma in Piazza Sedile dove il Sindaco, a nome della comunità modugnese, consegna le chiavi della città al Santo. Durante la manifestazione, festose luminarie rischiarano a giorno le vie principali e la Piazza Sedile, bande locali eseguono concerti, fuochi pirotecnici colorano il cielo ed un grandioso Luna Park allietano le serate.

San Rocco è il protettore di Modugno. La sua statua di legno che viene portata in processione durante le celebrazioni della festa patronale risale al 1522, quando fu invocato l'intervento del santo a protezione dalla peste e nominato patrono minore della città. I gambali e il cappello d'argento furono donato, nel 1836, dal canonico Luigi Loiacono, come ringraziamento per lo scampato pericolo dell'epidemia di colera che aveva colpito tutta la regione. Nel 1907 la statua del santo venne spostata in un altare della chiesa Matrice.

Secondo la tradizione, San Nicola da Tolentino fu concepito a Modugno dai suoi genitori in ritorno dal viaggio votivo presso la tomba di San Nicola di Bari. Invocato, insieme alla Madonna Addolorata, come protettore dalla peste del 1656, venne proclamato l'anno successivo Patrono di Modugno. Inizialmente, la sua festa era il 10 settembre. Venne perdendo di popolarità, fino al 1930 quando la Confraternita di San Nicola da Tolentino riprese gli originari fasti nei festeggiamenti. Dal 1952 i festeggiamenti di San Nicola vennero abbinati a quelli di San Rocco.

Nel 2001 Modugno ha ospitato le reliquie del Santo che uscivano per la prima volta dalla Basilica di Tolentino.

La venerazione della figura di Maria a Modugno ha inizio con la fondazione della città: infatti, il primo nucleo cittadino sembra sia nato intorno alla chiesa di Santa Maria di Modugno, e moltissime sono le chiese dedicate alla Madonna (la quasi totalità delle chiese modugnesi: SS.ma Maria Annunziata, Assunta, S. Maria del Carmine, S. Maria della Croce, Immacolata, S. Maria delle Grazie, S. Maria dei Martiri, ecc.). Numerose sono le edicole sacre, le immagini venerate e le manifestazioni in onore della vergine promosse dalle Confraternite modugnesi.

Molto forte è la devozione verso la Madonna Addolorata che trae origine nel XVII secolo quando venne invocato il suo aiuto contro la pestilenza del 1656. I modugnesi, come segno di ringraziamento, costruirono la Chiesa della Madonna dello Spasimo e ogni terza domenica di settembre veniva celebrata una festa in cui si facevano opere di beneficenza, e il lunedì seguente veniva offerto da mangiare ai poveri. Nel 1691 venne nuovamente invocato l'aiuto della Madonna a protezione dalla nuova epidemia di peste. Nel 1722 il culto della Madonna venne trasferito nella chiesa Madre, per ragioni di spazio, e venne sistemata sull'altare dell'Addolorata una nuova statua.

Alla Madonna Addolorata vennero indirizzate le preghiere dei modugnesi durante gli avvenimenti del 10 marzo del 1799. Quel giorno una massa di sanfedisti filoborbonici dei paesi limitrofi si riunì per saccheggiare Modugno. In quell'occasione diversi testimoni assistettero all'apparizione di una donna di bianco vestita, con un fazzoletto in mano, sul tetto di un palazzo al limite sud del paese. Si ritenne un miracoloso intervento della Madonna Addolorata apparsa sui tetti modugnesi per proteggerla dagli assalitori. Da quel momento, la festa della Madonna Addolorata venne spostata da ottobre al X marzo e celebrata con grande solennità. Nel 1876 venne proclamata patrona di Modugno.

Dal 1990 riprende vita questa festa religiosa dopo anni di oblio causati scarso interesse dei comitati feste religiose; unisce manifestazioni di carattere religioso, con iniziative di carattere culturale e solidale. I festeggiamenti iniziano il primo giorno di giugno nella chiesa di Sant'Antonio e trovano il loro apice i giorni 12 e 13 di giugno. Il 12 giugno c'è la benedizione del pane che viene distribuito ai modugnesi, l'immagine del Santo viene spostata dalla chiesa di Sant'Antonio alla Matrice, poi alla Chiesa di Sant'Anna e infine in Piazza Sedile. Il giorno successivo ci sono celebrazioni religiose.

La fiera del Crocifisso si svolge la seconda e la terza domenica di novembre. Nasce nel 1622 per celebrare un evento giudicato miracoloso: un fulmine caduto sulla chiesa Matrice uccise alcuni sacerdoti e bruciò l'asta del Crocifisso, lasciando intatta la figura del Cristo. Questa figura del Cristo in croce è conservata ancora oggi nella stessa chiesa ed è posta in una nicchia sovrastante la cappella della Madonna Addolorata. A partire dal 1656, la fiera acquisì una forte importanza per la popolazione in quanto la peste che colpì Modugno quell'anno terminò i primi giorni di novembre, poco prima dell'inizio della fiera.

In origine la fiera durava otto giorni, per tutto il periodo compreso tra la seconda e la terza domenica di novembre. Nei primi secoli, la fiera vendeva quasi esclusivamente prodotti agricoli e animali; col tempo si è evoluta allargandosi anche al settore dell'artigianato locale, ai mezzi per lavorare la terra, ai tessuti, ai vestiti, alle piante e a diversi generi alimentari.

Questa fiera ha sempre attratto persone dai paesi vicini e richiama espositori e venditori da tutta Italia: è una delle più importanti della provincia. Oggi è possibile trovare ogni genere di prodotti: la fiera è un'occasione per fare acquisti a prezzi vantaggiosi o semplicemente per godersi il piacere di una passeggiata all'aperto. Negli ultimi anni, in concomitanza con la fiera, vengono organizzate manifestazioni culturali collaterali.

Il 19 marzo si festeggia il padre putativo di Gesù con l'allestimento di falò, la preparazione delle zeppole e di pane che viene benedetto e distribuito alla cittadinanza. I festeggiamenti di San Giuseppe, trovandosi alla fine dell'inverno, si sovrappongono ai riti pagani che celebravano l'inizio della primavera e il rifiorire dei germogli. Nei falò che vengono accesi ai margini delle piazze della città (e in quello più grande che viene allestito nella piazza principale) si bruciano grandi cataste di legna e nei campi si incendiano i residui del raccolto precedente. Al fuoco del falò venivano arrostite le rape e si consumavano taralli, ceci abbrustoliti nella cenere ("le cìcere a la rena" nel dialetto modugnese) e il calzone di cipolla. Per questa ragione, alla festa di San Giuseppe è abbinata la Sagra del Calzone.

La Sagra del Calzone consiste nella vendita del calzone di cipolla e di altri prodotti tipici modugnesi nella Piazza principale, accanto al grande falò. La serata è animata da canti popolari, danze e spettacoli di vario genere. Il connubio tra falò e calzone di cipolla ha le proprie origini in un episodio glorioso della storia modugnse, quando, sull'onda degli sconvolgimenti della Rivoluzione Francese, Modugno aveva aderito alla Repubblica partenopea erigendo in città l'"albero della libertà ". Quando, il 10 marzo 1799, le truppe filoborboniche, provenienti da Carbonara, Ceglie e Loseto, assediarono senza successo la città, gli assalitori fecero razzia di quanto trovarono nei campi e negli orti delle case fuori le mura cittadine, soprattutto cipolle e rape, e le arrostirono sui dei fuochi preparati fuori le mura. In quell'occasione si registra l'evento ritenuto miracoloso dell'apparizione della Madonna Addolorata.

Dal 1995 i parrocchiani della chiesa Immacolata, organizzano un presepe vivente. Nella suggestiva cornice del giardino interno dell'ex convento dei Cappuccini, figuranti in costume animano un museo degli antichi mestieri. L'iniziativa culmina il 6 gennaio con l'arrivo di figuranti negli abiti dei Re Magi e si accompagna alla degustazione di pettole e fagiolata. Il presepe vivente di Modugno attrae ogni anno un gran numero di visitatori, anche dai paesi vicini.

Sempre nel periodo di Natale, la locale Pro Loco organizza un concorso per premiare i più bel presepe di Modugno. Il concorso prevede diverse categorie in base alla grandezza del presepe e all'età dei partecipanti.

La Pro Loco di Modugno è attiva nell'organizzazione di diverse iniziative. La Biodomenica è una giornata dedicata in cui viene allestita una fiera mercato di prodotti biologici, con lo scopo di sensibilizzare ai problemi dell'ambiente e promuovere l'agricoltura biologica. In Piazza Sedile diversi produttori di prodotti biologici della provincia espongono i loro prodotti illustrando le tecniche ecocompatibili utilizzate.

Il Concerto per Modugno è sorto in collaborazione con l'UPSA-Confartigianato di Modugno e raccoglie una serie di brani classici e contemporanei a tema natalizio, fornendo una guida all'ascolto. L'iniziativa permette di allietare la cittadinanza e di valorizzare le realtà musicali del territorio.

Modugno in bicicletta è una passeggiata non competitiva che consente di percorrere in bicicletta le vie della città e quelle fuori del centro abitato lungo un percorso di circa 10 Km che segue la pista ciclabile inaugurata dal Comune qualche anno fa. Alla manifestazione partecipano diversi gruppi come i Bersaglieri in bicicletta o rappresentanti di organizzazioni con finalità sociale come l'UNITALSI. La chiusura al traffico delle strade consente le iniziative legate alla "giornata ecologica".

La Pro Arte è una mostra pittorica e di arti visive che permette agli artisti, soci della Pro Loco, di esporre le loro opere e di far conoscere la propria arte.

Le Rioniadi sono una competizione giocosa tra ragazzi, in costume, divisi in squadre rappresentanti le sei contrade storiche modugnesi. Le squadre della Motta, dei Cappuccini, della Marina, del Lago, di Gammarola e di Cecilia, si affrontano in diversi giochi che ricordano tempi passati. Essi sono (da pronunciarsi rigorosamente in dialetto): "Cors iind o sacc" (corsa nel sacco), "Cors a tre iamme" (corsa a tre gambe), "U fazzuett" (il fazzoletto), "La pall d'pezz" (la palla di pezza), "Tir a la zoche" (tiro alla fune).

Ritmika è un festival musica a carattere nazionale nato nel 2000. Riveste un importante ruolo promozionale per giovani talenti che hanno l'opportunità di farsi conoscere dal pubblico e dagli addetti ai lavori. Lo stesso festival è anche un'opportunità di confronto e di crescita per le band e coinvolge gruppi musicali di tutta Italia.

La sede modugnese dell'Archeoclub d'Italia si pone lo scopo di diffondere tra i cittadini l'interesse per i beni culturali di Modugno e di favorirne la tutela. Fondata nel 1994 ha sede nel complesso monumentale di Santa Maria di Modugno che apre ai visitatori nelle domeniche della bella stagione e in occasioni particolari come la fiera del Crocifisso. L'Archoclub di Modugno organizza diversi convegni, concerti e manifestazioni, la più importante delle quali è "Chiese aperte"che permette l'apertura al pubblico di antichi luoghi di culto, fornendo guide e materiale illustrativo. Nell'occasione vengono organizzati, in alcune chiese, dei concerti di musica classica.

La cucina tradizionale modugnese fa largo uso di prodotti agricoli come l'olio e le olive, ortaggi (zucchine e melanzane), legumi (fave, fagioli, lenticchie, ceci, piselli), verdura (rape, cavolfiori, carciofi, cardi), frutta (mandorle, fichi, ciliegie, uva) e alcune erbe selvatiche usate per insalate (perchjazze, recquasce, sporchja). Nei giorni feriali, i pasti erano generalmente costituiti da un piatti unici molto poveri. La carne (di solito coniglio) e il pesce venivano consumati soli nei giorni di festa.

Caratteristica della gastronomia modugnese è una particolare varietà di uva bianca da tavola, dall'acino di forma allungata, detta uva còrnola (in dialetto "ciuarèdde"). Viene coltivata in pergolati in cortili o terrazzi e produce frutti da agosto a dicembre.

Fiore all'occhiello dello sport modugnese sono la squadra di Calcio a 5 che gioca nel campionato di serie A-2 Girone B; la squadra di calcio Soccer Modugno che milita nel girone A del campionato di promozione e il campione di pugilato, Michele Piccirillo.

Lo stemma di Modugno rappresenta un cardo selvatico con tre fiori, radici esposte e quattro foglie, dominante in campo azzurro su scudo sormontato da corona merlata.

Il cardo selvatico è una pianta restia a farsi soffocare dalle altre piante e capace di rispuntare anche dopo incendi. Il significato simbolico del cardo selvatico allude al carattere fiero ed autonomo dei modugnesi, capaci di resistere anche ai tentativi di oppressione e alle avversità. Questo carattere è ben documentato nella storia di Modugno: in diverse occasioni i modugnesi si sono autotassati per raccogliere il denaro necessario per comprare ai feudatari il territorio ed acquisire la libertà.

La testimonianza più antica giunta sino a noi dello stemma del cardo selvatico è del 1568 è si può vedere sulla facciata del Palazzo della Regia Corte. La versione attuale dello stemma cittadino, adottata nel 1946, riprende lo stemma litico, risalente al 1639, presente in Piazza del Popolo nell'angolo esterno della facciata della Chiesa di S. Maria della Croce. Lo stesso stemma comunale in pietra è presente anche in cima all'ingresso del palazzo municipale (ex convento di S. Maria della Croce), in chiave di volta della Porta del Suburbio e sulla facciata della Sede del Sedile dei Nobili, dove lo stemma comunale è presente anche sulla ringhiera in ferro battuto.

Il territorio comunale di Modugno, sebbene molto vicino all'abitato di Bari, ha sempre mantenuto la propria autonomia. Altri centri abitati ben più distanti dal centro del capoluogo, come Santo Spirito, ne sono quartieri. Sino al 1928 il territorio di Modugno aveva sbocco al mare nella località di Palese, che da quel momento divenne parte del territorio comunale di Bari. Nel 1953 il Comune chiese, senza successo, l'allargamento dei confini del territorio comunale ritenuto troppo esiguo per la crescente popolazione modugnese.

Per la parte superiore



Domenico Modugno

Domenico Modugno nel 1967

Domenico Modugno (Polignano a Mare, 9 gennaio 1928 – Lampedusa, 6 agosto 1994) è stato un cantautore, compositore, chitarrista, attore e regista italiano.

È considerato il padre dei Cantautori Italiani e uno dei più prolifici artisti in generale, avendo scritto e inciso circa 230 canzoni, interpretato 38 film per il cinema e 7 per la televisione, recitato in 13 spettacoli teatrali, condotto alcuni programmi televisivi, ed essendo apparso numerose volte, sia in televisione che dal vivo, davanti alle platee. È molto noto al grande pubblico per le sue quattro vittorie al Festival di Sanremo, in particolar modo per quella del 1958 con la canzone Nel blu dipinto di blu, scritta con Franco Migliacci e universalmente nota come Volare, destinata a diventare una delle più conosciute canzoni italiane nel mondo.

Oggi come allora è considerato uno dei padri dei cantautori italiani (è stato il primo che si è affermato nel dopoguerra, essendo Odoardo Spadaro e Armando Gill di epoca precedente), e come autore e interprete è tra i più grandi d'Europa, uno dei pochi europei a vincere nello stesso anno (il 1958) tre Premi Grammy (fu inoltre per molti anni l'unico italiano ad aver vinto): uno come disco dell'anno, uno come canzone dell'anno ed uno come miglior interprete del 1958.

Domenico Modugno nasce il 9 gennaio 1928 a Polignano a Mare (dove ora gli è stata dedicato un Lungomare con annesso bassorilievo in memoria), in provincia di Bari, a piazza Minerva 5 (oggi piazza Caduti di via Fani), da Vito Cosimo Modugno, brigadiere dei carabinieri, e Pasqua Lorusso; ha due fratelli maschi, Vito Antonio detto Tonino e Giovanni detto Giannino, ed una sorella, Teresa, e sin da piccolo in famiglia viene chiamato Mimì.

Nel 1935 il padre è trasferito a San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi (dove verranno sepolti i genitori di Modugno): Mimmo a 7 anni inizia ad andare a scuola e si ambienta nella sua nuova residenza,impara il dialetto vernacolo sanpietrano (facente parte dell'area del Dialetto salentino), che può ricordare il siciliano; in questo dialetto scrive le sue prime canzoni.

Nell'adolescenza impara a suonare la chitarra sotto gli insegnamenti del padre Vito Cosimo e la fisarmonica, mentre nel 1945 compone le sue due prime canzoni, che tuttavia non inciderà mai: E la luna fra le nubi che sorride al mio dolore e Il treno che fischia. Scrive anche alcune poesie, che fa stampare dal padre del suo amico Guglielmo Centonze, che è tipografo. Successivamente le sue canzoni saranno scritte tutte nel dialetto del suo paese cioè San Pietro.

Nel frattempo frequenta l'Istituto di Ragioneria a Lecce. Nel 1947 si trasferisce (all'insaputa del padre) a Torino per cercare fortuna, e lavora prima come cameriere e poi come apprendista gommista alloggiando in una baracca in affitto. Gli rimase nell'anima il freddo patito a Torino, che all'epoca era la capitale del cinema italiano.

Nel 1949, dopo il servizio militare effettuato a Bologna ritorna a San Pietro e si lascia crescere i baffi. In questo periodo inizia ad esibirsi come suonatore di fisarmonica nei festini di paese,improvvisando serenate alle giovani ragazze con il suo gruppo storico di amici conquistandosi la fama di fimminaru sciupafemmine per via del suo aspetto fisico e delle sue doti artistiche straordinarie.

Nonostante a San Pietro Vernotico la sua attività teatrale sotto la guida del Maestro Rolomir Piccinno fosse instancabile, la vita di paese comincia ad andargli stretta, e decide perciò di ritornare prima a Torino, poi si sposta a Roma, dove i primi tempi alloggia presso il convento dei frati camaldolesi al Celio; si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia, alla scuola per attori, riuscendo anche a vincere una borsa di studio da cinquantamila lire al mese. Qui conosce una giovane aspirante attrice siciliana, Franca Gandolfi, che diventerà poi sua moglie il 26 giugno 1955. La sera inizia ad esibirsi al Circolo Artistico di via Margutta, con un repertorio di canzoni in dialetto salentino di sua composizione (come Musciu niuru, gatto nero, e Sciccareddu 'mbriacu, asinello ubriaco) e di brani popolari.

La sua prima comparsa la effettua nel 1949 nel film I pompieri di Viggiù; nel 1951 appare in Filumena Marturano. Nel 1952 è attore giovane in teatro ne Il borghese gentiluomo di Molière (Compagnia Tatiana Pavlova) e prende parte ai film Anni facili di Luigi Zampa (1953) e all'episodio La giara con Turi Pandolfini e Franca Gandolfi, del film di Giorgio Pàstina Questa è la vita (1954). Ottenuto l'attestato del Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1953, continua a fare la comparsa in alcuni film: il suo sogno è recitare, anche se continua ad esibirsi come musicista.

Nel film Carica eroica di Francesco De Robertis, dovendo interpretare il ruolo di un soldato siciliano che deve far dormire un bambino, Modugno canta una canzone popolare di San Pietro Vernotico, Ninna nanna meglio conosciuta come Ulìe ci tene ulìe. Proprio questo brano gli apre le porte della radio, poiché viene chiamato alla trasmissione Trampolino per presentarla; l'esibizione è apprezzata dal direttore del secondo canale, Fulvio Palmieri, il quale gli propone di ideare e condurre una trasmissione musicale in quattro puntate.

Modugno coinvolge la Gandolfi e così, all'inizio del 1953, conduce Amuri...amuri..., trasmesso dal secondo canale radiofonico alle 22, in cui esegue una canzone in ogni puntata, proponendo brani che inciderà in seguito, come La cicoria o La barchetta dell'amore.

Nasce in quei giorni la leggenda del Modugno siciliano: infatti molti scambiano il dialetto salentino di questa e di altre canzoni come siculo-calabrese, ed il cantautore, almeno in quel periodo, non smentisce, attirandosi l'astio dei compaesani di San Pietro per aver sentito lo stesso Modugno dichiarare di essere siciliano (lui affermò d'averlo fatto perché costretto dai dirigenti Rai e dai Discografici).

Nel maggio 1953 Frank Sinatra è ospite di una puntata di Radioscrigno, programma radiofonico condotto da Guido Notari, durante il quale Modugno esegue Ninna nanna, canzone che venne molto apprezzata da Sinatra, che chiese una registrazione della canzone. Sinatra poi non incise quella canzone, ma a Modugno servì per raccogliere l'interesse dei dirigenti radiofonici della TV di Stato. L'ultima apparizione cinematografica prima del successo nel mondo della musica fu nel 1955 ne Il Mantello Rosso di Giuseppe Maria Scotese; continua tuttavia a recitare anche successivamente.

Alla fine del 1953 Modugno ottiene un contratto discografico con l'RCA Italiana, per cui inizia a pubblicare i primi dischi a 78 e a 45 giri, con canzoni composte in dialetto salentino e siciliano.

Per questi primi brani si ispira al folklore di queste due regioni, evidenziando un particolare amore per gli animali: minatori,personaggi pittoreschi di San Pietro come nella canzone 'Lu Frasulinu', pescatori, storie d'amore di pesci spada innamorati, fedeli fino alla morte nel massacro della tonnara, di cavalli diventati ciechi e spinti a morire nel gran sole rovente dopo il buio delle miniere.

Il primo disco pubblicato nel 1954 è un 78 giri: La cicoria/Ninna nanna (la prima cantata con la Gandolfi); entrambi i brani erano stati presentati nella trasmissione condotta da Walter Chiari "Controcorrente".

I genitori si separano in quello stesso anno, poiché il padre era da tempo di fatto legato ad un'altra persona: la madre abbandona la Puglia e viene a Roma con il fratello Vito Antonio, il quale inizia a fargli da manager; l'altro fratello Giannino resta a San Pietro Vernotico aprenedo il primo autosalone del paese (morirà nel 2000; a San Pietro risiedono ancora i nipoti del cantautore e il fratello maggiore Tonino, mentre il padre morì suicida nel 1960, sparandosi quando gli viene diagnosticato un male incurabile.

In questo periodo Domenico Modugno pubblica altri dischi per la RCA con brani che verranno riscoperti in seguito, come La donna riccia, La sveglietta, Lu pisci spada e Vecchio frack, una delle due canzoni in italiano di questo periodo e forse la sua canzone più riuscita (anche se quando venne incisa nel 1955 passò inosservata). Vecchio frack gli procura il primo problema con la censura: infatti il verso «Ad un attimo d'amore, che mai più ritornerà» gli venne fatto cambiare in «Ad un abito da sposa, primo ed ultimo suo amor» in quanto all'epoca parole che alludevano a contatti fisici erano considerate immorali.

Come lo stesso Modugno ha raccontato più volte, questa canzone è ispirata alla vicenda del principe Raimondo Lanza di Trabia (marito dell'attrice Olga Villi), che si era suicidato nel novembre del 1954, all'età di trent'anni, gettandosi dalla finestra del suo palazzo in via Sistina a Roma.

Racconta peraltro un amico fraterno di Modugno, il poeta e scrittore Giovanni Bruno, che la canzone ebbe anche una seconda fonte di ispirazione in un racconto di spettri che la madre fece al cantante quando era bambino: la leggenda di un fantasma che usciva di notte dagli spalti del Castello di Conversano (BA) e vagava per la città .

In quel periodo vengono pubblicati i primi LP: l'album di debutto è I successi di Domenico Modugno I uscito nel 1955, che include alcuni brani già editi come 78 giri, seguito da I successi di Domenico Modugno II.

Spesso le canzoni di questo periodo si rifanno alla tradizione popolare e dei cantastorie, che furono del resto la sua prima esperienza musicale, come egli stesso ha dichiarato: «Una notte, quando avevo tre anni, a Polignano a mare, fui svegliato da un suono bellissimo, che solo in seguito decifrai come il canto di un carrettiere: fu la mia prima esperienza musicale, quella per me fu la "musica" per molto tempo. Per questo ho iniziato a cantare con quelle canzoni: il cantastorie stava dentro di me, non era una scelta precisa».

Nel 1956, con il cambio di casa discografica ed il passaggio alla Fonit Cetra, riesce a debuttare come autore al Festival di Sanremo, la sua Musetto, già incisa in precedenza dall'autore, viene infatti presentata alla manifestazione da Gianni Marzocchi e si classifica all'ottavo posto. Dello stesso anno è Io, mammeta e tu, che contribuisce a far circolare il nome del cantautore. Sempre in quello stesso anno decide di fare alcune tournèè in Francia traducendo alcune sue canzoni come Vecchio Frack o Io, mammeta e tu in francese, anche se i francesi non le apprezzarono molto.

Nello stesso tempo escono altri 33 giri come Domenico Modugno e la sua chitarra - Un poeta un pittore un musicista e Domenico Modugno e la sua chitarra n° 2 - Un poeta un pittore un musicista che raccolgono anche reincisioni di vecchie canzoni. Sempre in quel periodo comincia a scrivere canzoni in napoletano con testi scritti da un amico conosciuto al Centro Sperimentale di Cinematografia: Riccardo Pazzaglia.

Nel 1957 partecipa al Festival di Napoli in coppia con Aurelio Fierro, con Lazzarella, scritta insieme a Pazzaglia, che riscuote un buon successo come del resto la canzone inserita sul retro del disco, Strada 'nfosa, che gli viene ispirata da un venditore ambulante parigino in una giornata di pioggia; mentre il brano sul lato A è spensierato ed allegro, quest'ultima canzone (che racconta la fine di un amore) ha una melodia triste ed accorata.

Alla fine dell'anno Modugno ha un altro problema con la censura: infatti alcuni versi del testo della sua Resta cu' mme vengono giudicati scandalosi, ed il cantautore deve così cambiare «Nu' me 'mporta dô passato, nu' me 'mporta 'e chi t'ha avuto» in «Nu' me 'mporta si 'o passato, sulo lagreme m'ha dato» ma, a parte questa disavventura, l'anno è stato positivo, ed ha preparato il terreno per l'esplosione del 1958.

Diviene uno dei protagonisti della musica leggera italiana ed internazionale quando, con Nel blu dipinto di blu, trionfa al Festival di Sanremo del 1958 insieme a Johnny Dorelli.

Il testo di questa canzone fu scritto insieme a Franco Migliacci, con il quale cooperò in molti momenti della carriera, giungendo ad altri risultati di successo come Addio... addio....

I racconti sulla nascita del testo da parte degli autori sono contrastanti e variano a seconda della ricostruzione del momento: Gianni Borgna li ha raccolti, e così si scopre che i primi tempi Modugno sosteneva che l'idea del ritornello Volare, oh oh gli era venuta una mattina osservando il cielo azzurro dalla finestra della sua casa di piazza Consalvo a Roma, mentre Migliacci invece affermava che l'idea era venuta a lui, osservando il quadro Le coq rouge di Marc Chagall, e che solo in seguito ne aveva parlato al cantautore pugliese. In seguito, poi, Modugno affermò che, trovandosi a passeggiare nei pressi di Ponte Milvio, uno dei due avrebbe pronunciato il verso «Di blu m'ero dipinto» e da lì si sarebbe poi sviluppato il resto del testo.

Ultimamente, però, Migliacci ha cambiato versione, sostenendo che la canzone sia nata dopo un incubo notturno, la storia era questa, Migliacci una giornata sarebbe dovuto andare al mare con Modugno, ma quest'ultimo non veniva a prenderlo. Allora Migliacci disse addio alla giornata del mare, si richiude in casa, un po' per il caldo si addormenta, sognando lui che vola nel cielo e si dipinge di blu è evidente che è quasi impossibile capire quale sia la verità sulla nascita del testo, ma sulla musica, scritta dal solo Modugno, tutti sono d'accordo nel riconoscerne la carica innovativa e di novità, almeno col senno di poi, visto che, subito dopo l'esibizione sanremese alcuni musicisti non esitarono a criticarne la melodia (Gorni Kramer, ad esempio, affermò: «Ma che pazzia è questa canzone? Non ha stile, non esiste!»).

In generale, però i pareri dei critici musicali sono unanimi: «Quella di Modugno è senza dubbio la canzone più nuova, più originale e più estrosa di questo Festival: estrosa nella musica, dove la caratteristica vera e propria è data dalla frase iniziale del refrain, ed estrosa nel soggetto»; «La vittoria di Modugno può significare finalmente una rottura di quel clima di artificio nel quale naviga, grazie agli interessi delle case discografiche ed editrici, ed alla scarsa preparazione di buona parte di autori e cantanti, la canzone italiana: Modugno ha dimostrato che una bella canzone, cantata bene, può essere apprezzata dal pubblico, ed ha dimostrato che due cantanti seri e preparati come lui e il giovane Johnny Dorelli hanno la possibilità di imporsi sui "divi" costruiti e artificiosi, dai milioni in banca e dalle lacrime nel fazzoletto».

La fortuna della canzone è dovuta, comunque, anche ad altri aspetti, non solo al testo o alla melodia: in particolare è da citare l'arrangiamento, opera di Alberto Semprini, e l'interpretazione di Modugno che, durante l'esibizione a Sanremo, accompagna con la mimica la sua voce per arrivare, nel celebre ritornello, ad una liberatoria apertura delle braccia.

Dopo Sanremo, la canzone arrivò terza all'Eurofestival e vinse nel 1958 tre Premi Grammy (fu per molti anni l'unico a vincere un tal premio per una canzone italiana), uno come disco dell'anno, uno come canzone dell'anno ed uno come miglior interprete del 1958. Anche il Cash Box Bilboard gli conferì l'Oscar per la migliore canzone dell'anno e ricevette in dono dalle industrie musicali tre dischi d'oro, uno per il migliore cantante, uno per la migliore canzone e uno per il disco più venduto.

Si esibisce all'Ed Sullivan Show, il programma televisivo più popolare degli Stati Uniti, e poi comincia un lungo tour che tocca, tra le tante città, Boston, Buffalo, Los Angeles e New York dove, il 18 settembre, suona alla Carnegie Hall: è proprio durante la tournée che la moglie dà alla luce con qualche settimana di anticipo il suo primogenito, ma Modugno non può ritornare in Italia a causa delle forti penali previste nel contratto (ben 100.000 dollari di danni).

È in questo periodo che gli americani lo soprannominano Mr. Volare, ed anche la sua canzone diventa nota con questo titolo, il 45 giri rimane primo nell'hit parade americana per ben tredici settimane consecutive, record tuttora ineguagliato per un disco italiano.

L'eco di questi successi arriva anche in Italia: L'espresso nell'agosto del 1958 può così scrivere nei titoli in copertina: Modugno ha conquistato l'America; ed a fine anno i dati di vendita sono esaltanti, battendo ogni record per un disco italiano fino a quel momento: ben 800.000 copie in Italia e oltre 22 milioni nel mondo.

Secondo i dati riportati dalla Siae, Nel blu dipinto di blu è stata la canzone italiana più eseguita al mondo dal 1958 ad oggi.

Modugno ha attraversato l'atlantico circa 60 volte, tutti gli stati del nord e sud America lo hanno sentito dalla viva voce, a Caracas durante uno spettacolo si tenne la massima presenza di 121.000 persone. Nel 2008, a cinquant'anni dalla presentazione di Volare, gli è stato dedicato un francobollo celebrativo presentato dal Comune di Sanremo e dal Comune di Polignano a mare. Polignano a mare ha avviato le "Celebrazioni Ufficiali per i 50 anni di Volare" che vedranno numerosi artisti rendere omaggio a Mr. Volare. È in preparazione anche una statua in bronzo di 3 metri, realizzata dallo scultore argentino Hermann Mejer, con Modugno nel celebre gesto delle braccia aperte.

Il 1958 è per il cantautore un anno frenetico: passa dal piccolo successo italiano alla grande popolarità internazionale, con tournée negli Stati Uniti ed in America Latina, incisioni discografiche estere, apparizioni in vari programmi televisivi.

Tornato in Italia, cerca di coinvolgere Migliacci nella scrittura di una nuova canzone: mentre era in attesa che il suo treno partisse, alla stazione di Pittsburgh, in Pennsylvania, in un giorno di pioggia, osservando l'addio di due fidanzati sotto la pioggia, si era annotato questi versi: «Ciao ciao bambina, un bacio ancora / e poi per sempre ti perderò; / vorrei trovare parole nuove / ma piove, piove sul nostro amor».

Poiché il paroliere non è interessato, Modugno coinvolge Dino Verde, con cui ha già collaborato nella scrittura di Resta cu' mme, e compone una musica che per certi versi ripete lo schema di Nel blu dipinto di blu: un'introduzione lenta (accompagnata dall'organo hammond, suonato da Mario Migliardi), che poi si apre con un ritornello arioso. E vi è un'altra cosa che accomuna i due brani: il primo è conosciuto nel mondo con la parola del ritornello, Volare, e non con il suo titolo, e lo stesso accade con il secondo, Piove, molto più conosciuto come Ciao ciao bambina.

Ed anche questa canzone ripete il trionfo della precedente, vincendo il Festival di Sanremo 1959 e diventando una delle canzoni più note del cantautore (incisa anche da Caterina Valente, Xavier Cugat, Franck Pourcel, Fred Buscaglione e molti altri), anche se le vendite complessive non raggiungono quelle di Nel blu dipinto di blu: 500.000 copie in Italia e quasi 15 milioni nel mondo.

Molti anni dopo verrà anche citata da Carmen Consoli nella sua L'ultimo bacio, segno della sua intramontabilità.

Modugno ha partecipato a 11 Festival di Sanremo vincendo quattro volte (record che detiene assieme a Claudio Villa): come già ricordato, nel 1958 con Nel blu dipinto di blu, nel 1959 con Piove sempre in coppia con Johnny Dorelli, nel 1962 in coppia con Claudio Villa con Addio... addio... e nel 1966 con Dio, come ti amo assieme a Gigliola Cinquetti.

Ha partecipato a tre edizioni dell'Eurofestival (1958, 1959 e 1966, cantante italiano più presente) classificandosi, con le stesse canzoni portate a Sanremo, rispettivamente terzo, sesto e diciassettesimo (ultimo). Nel 1964 ha vinto il Festival di Napoli con Ornella Vanoni con la canzone Tu si' 'na cosa grande, anche questa considerata uno dei suoi classici.

Inoltre ha partecipato a molte edizioni di Canzonissima, senza però aggiudicarsi la vittoria. Nel 1974 vinse la prima edizione del Premio Tenco, la rassegna della canzone d'autore di Sanremo.

Nel 1961 dopo qualche mese di inattività dovuto ad una frattura della gamba avuta durante le prove in teatro, debuttò come protagonista nella commedia musicale Rinaldo in campo di Garinei e Giovannini, di cui compose anche tutte le musiche e che fu definito: "Il più grosso successo teatrale di tutti i tempi avvenuto in Italia", registrando record d'incassi mai raggiunti in questo campo.

Lo spettacolo, il cui debutto avviene al teatro Alfieri di Torino il 12 settembre 1961, è entrato nella storia del teatro italiano: nato per celebrare i cent'anni dell'Unità nazionale (per questo motivo venne scelta Torino per il debutto), racconta le vicende del brigante siciliano Rinaldo Dragonera, una sorta di Robin Hood che ruba ai ricchi per aiutare i diseredati, di cui si innamora Angelica (interpretata da Delia Scala), una nobildonna siciliana che sostiene la causa di Garibaldi, e che alla fine lo convincerà ad unirsi ai garibaldini per liberare la Sicilia dai Borboni; il braccio destro di Rinaldo, Chiericuzzu, è interpretato da Paolo Panelli (che, pur essendo un comico, dà una grandissima prova di attore anche drammatico nel momento della morte del suo personaggio).

Modugno compone anche le musiche dello spettacolo, pubblicate nell'album omonimo, in cui, oltre a Delia Scala, cantano gli altri componenti del cast, come i comici siciliani Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, chiamati da Garinei e Giovannini su suggerimento dello stesso Modugno.

Rinaldo in campo viene anche trasmessa dalla televisione, e la regia è curata da Carla Ragionieri: questa versione è stata pubblicata in DVD nel 2007 dalla Fabbri editore (tra gli extra presenti un'interessante intervista alla Gandolfi), nel 1988, infine, è stata riproposta in teatro, con Massimo Ranieri nella parte di Dragonera.

Il successo italiano porta la commedia (e con essa le belle musiche di Modugno) in tutto il mondo: in Francia viene rappresentata per settimane al Théatre des Nations di Parigi, e persino in Unione Sovietica viene rappresentata tradotta e con il titolo cambiato in Rinaldo Rinaldini; Modugno, però, non partecipa alle rappresentazioni all'estero, perché occupato in altri progetti.

Come attore teatrale recitò anche in molti altri spettacoli, tra cui ricordiamo Tommaso d'Amalfi di Eduardo De Filippo, per cui Modugno scrisse anche le musiche: le canzoni, con i testi scritti da Eduardo de Filippo, non furono pubblicate però in un album, ma uscirono nel corso degli anni in varie emissioni. Recitò anche (insieme a Silvano Spadaccino) in Liolà, tratta dalla celebre opera di Luigi Pirandello, componendo anche alcune musiche per lo spettacolo rimaste però inedite dal punto di vista discografico. Nel 1969 aveva invece recitato insieme a Mimmo Craig, Paola Quattrini ed Enrica Bonaccorti nella commedia musicale Mi è caduta un ragazza nel piatto.

Il 1971 avrebbe dovuto essere l'anno di Alleluja brava gente, nuovamente in collaborazione con Garinei e Giovannini, di cui Modugno scrive tutte le musiche: deve interpretare la parte di Ademar ma, a causa ufficialmente di problemi di salute, il cantautore dà forfait, ed è sostituito con successo da Gigi Proietti; in realtà pare che all'origine dell'abbandono di Modugno ci siano dei contrasti sorti con il coprotagonista dello spettacolo, Renato Rascel.

Il cantautore inciderà una sola canzone di Alleluia brava gente, Amaro fiore mio. Dal 1973 al 1976 fu Mackie Messer ne L'Opera da tre soldi di Bertolt Brecht e Kurt Weill, diretta da Giorgio Strehler.

Per il cinema realizzò come autore-attore il film autobiografico Tutto è musica (1963).

Per la televisione recitò nel 1965 nello sceneggiato Scaramouche di Daniele D'Anza, insieme a Carla Gravina, la sigla di questo telefilm, L'avventura, divenne una delle sue canzoni più celebri.

Modugno infine fu molto amico di Eugenio Montale, con cui però non ebbe collaborazioni professionali.

Dopo il periodo trascorso alla Fonit passò alla Curci nel 1964: i dischi di questo periodo però, esclusa qualche eccezione come L'avventura o Dio, come ti amo non ebbero un grande riscontro di pubblico.

Nel 1968 ritornò alla RCA Italiana, la casa in cui aveva esordito, ma anche qui i nuovi dischi ebbero all'inizio scarso seguito: la situazione iniziò a cambiare con l'incisione di Come hai fatto, nel 1969, che segnò il suo ritorno in hit parade.

Con Ricordando con tenerezza partecipa nello stesso anno alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia: il bel brano racconta lo struggente addio alla propria madre di un giovane emigrante, ed il ritorno, anni dopo, alla casa natia, quando ormai la madre non c'è più, e vende discretamente.

Entrano in classifica anche La gabbia (sempre nel 1970), Come stai e Tuta blu (nel 1971) e Un calcio alla città (nel 1972).

Proprio a questo periodo risalgono album come Con l'affetto della memoria e Il mio cavallo bianco (che contiene una delle sue canzoni più belle, Cavallo bianco, canzone basata sulla chitarra con un testo metaforico sulla morte) ed una famosa raccolta in sei dischi, Tutto Modugno del 1972, con alcuni inediti e reincisioni di vecchi brani.

Nel 1974 divorziò nuovamente dal questa etichetta e tornò alla Curci, nel frattempo trasformata in Carosello, con cui incise 11 singoli e 3 album; alcuni successi di questo periodo, come Piange...il telefono(1974) cover di una canzone francese di Claude François) e Il maestro di violino del 1976 (la cui musica è scritta dal maestro Pippo Caruso), vengono attaccati da molti critici e considerati una concessione agli effetti facili e strappalacrime (anche i due film ispirati alle canzoni subiranno le stesse critiche).

Nel 1976 pubblicherà però una delle sue canzoni più celebri, Malarazza, ispirata ad un canto popolare siciliano rielaborato insieme alla cantautrice siciliana Emma Muzzi Loffredo, che verrà rieseguito anche da molti altri artisti: Roy Paci & Aretuska. Carmen Consoli, Ginevra Di Marco e i Lautari.

Famoso nel 1977 il suo concerto a Viareggio davanti a più di 5.000 spettatori, da cui verrà tratto l'album Dal vivo alla Bussoladomani.

Nel 1978 Modugno torna a teatro con lo spettacolo musicale Cyrano, per la regia di Daniele D'Anza, insieme a Catherine Spaak (che interpreta Rossana, ed è sostituita poi da Alida Chelli per degli impegni dell'attrice belga): le canzoni, molto belle, vengono racchiuse nell'album omonimo, Cyrano, che però non riscuote molto successo, ed è l'ultimo inciso per la Carosello.

Dallo spettacolo viene comunque tratto anche uno sceneggiato televisivo (con la Spaak), sempre con la regia di D'Anza.

A questo periodo, nel 1981, risale un episodio in cui Modugno è coinvolto nelle vicende politiche di un'altra nazione: infatti viene ingaggiato dalla televisione di stato cilena per partecipare al programma Vamos A Ver (programma al quale partecipò anche Lucia Bosè); il contratto inoltre include la partecipazione di sette suoi accompagnatori, ma proprio mentre si accinge a prendere l'aereo a Roma, è avvisato telefonicamente da Santiago, da parte dell'impresario Edgardo Marcel, di sospendere il viaggio perché le autorità di Santiago non gli consentono di entrare in Cile.

Il divieto è dovuto alle dichiarazioni di carattere negativo che lo stesso Modugno fece in precedenza sulla situazione politica cilena e sulla dittatura di Augusto Pinochet; l'artista in seguito darà istruzioni al suo legale per far causa alla televisione cilena.

Nel 1983 passa alla Panarecord: questo sodalizio, però, non durerà molto, a causa dei problemi di salute che lo colpiranno in breve tempo.

Domenico Modugno fu colpito da un ictus nel marzo del 1984 durante le prove della trasmissione di Canale 5 La Luna del Pozzo, che veniva registrata a Roma negli studi televisivi De Paolis sulla via Tiburtina. Il medico di servizio non si accorse della gravità delle sue condizioni, e gli disse di prendere un'aspirina e tornare a casa. Nella notte le sue condizioni si aggravarono e venne ricoverato d'urgenza in ospedale, dove nonostante le cure a cui fu sottoposto rimase con un lato del corpo paralizzato e con difficoltà ad articolare la parola, cosa che lo costrinse a lasciare l'attività artistica, e solo attorno al settembre di quello stesso anno riuscì a riprendere, solo in parte, l'attività motoria.

A seguito di questo episodio Modugno citò in giudizio la Mediaset, ma scoraggiato dai tempi lunghi con cui si svolgeva la causa in tribunale accettò di concludere un accordo extragiudiziale in cui riceveva 500 milioni di lire a titolo di risarcimento danni in cambio del ritiro della querela.

Già molto tempo prima di questo incidente Domenico Modugno aveva dato prova del suo impegno sociale, simpatizzando apertamente per le campagne progressiste del Partito Socialista Italiano, al quale aveva donato i diritti d'autore della canzone L'anniversario, composta nel 1973 in occasione della campagna per il referendum sull'abrogazione della legge Fortuna - Baslini che nel 1971 aveva introdotto il divorzio nella legislazione italiana.

Nel 1986, impressionato dall'attività a favore dei disabili del Fronte Radicale Invalidi iniziò ad interessarsi alle iniziative del Partito Radicale, per il quale fu candidato alle elezioni politiche del 1987, venendo eletto alla Camera tra i deputati della X legislatura, dalla quale si dimise il 18 aprile del 1990 in ossequio allo statuto del partito. In seguito alle dimissioni dal Senato di Gianfranco Spadaccia gli subentra nel suo seggio a Palazzo Madama, dove siederà fino al termine della legislatura. Durante la sua permanenza in Parlamento, Modugno si impegnò a fondo sui temi dei diritti delle persone disabili e sulle norme a tutela degli artisti.

Domenico Modugno fece poi una vera e propria battaglia per l'ospedale psichiatrico di Agrigento, in cui i malati vivevano in condizioni disumane, riuscendo nel 1988 a far chiudere l'ospedale, e dedicando ai ricoverati un concerto che fu il primo tenuto dopo la malattia.

Ed è stato più volte ospite del Centro Culturale Pier Paolo Pasolini, accolto con grande simpatia ed affetto, e che ha lasciato un ricordo indimenticabile di grande stima per il Centro Culturale.

Nel 1990 fu eletto, sempre ad Agrigento, consigliere comunale.

Nel 1991 tenne un concerto alle Terme di Caracalla e, appoggiandosi ad un bastone, cantò le sue canzoni più famose: sul palcoscenico i segni della malattia scomparvero.

Poco tempo dopo cantò a Torino, in un concerto gratuito in piazza San Carlo, gremita di persone, restando seduto per buona parte dell'esibizione ed alzandosi in piedi nei bis: la voce era comunque ritornata ferma e convincente, e l'appoggio del pubblico gli fece capire di essere ancora molto amato, al punto che il cantante si commosse per l'accoglienza ricevuta.

Sempre in quegli anni ritornò per l'ultima volta negli Stati Uniti dove fece altre tournée.

Il 26 agosto 1993 tenne a Polignano a Mare, sua città d'origine, l'ultimo grande concerto della carriera, alla presenza di 70.000 persone in occasione della "riappacificazione con i polignanesi" per essersi sempre dichiarato siciliano. La manifestazione dei tre giorni chiamata Modugno torna a casa, ideata e diretta dal regista Gianni Torres, vide Mr. Volare sfilare lungo la costa di Polignano a bordo di una barca (come si fa il 15 giugno di ogni anno per San Vito, patrono locale), alla testa di tante altre piccole barchette, attraversare il paese baciando bambini e stringendo mani a bordo della famosa Lancia Aurelia del film "Il sorpasso" di Dino Risi, e per terminare, il concerto nel quale dichiarò davanti a tutti: «Chiedo scusa, ma per la fame avrei anche detto di essere giapponese!». Si trattò del più importante evento nazional-popolare del 1993 e Domenico Modugno, un po' appartatosi per via della malattia, tornò sulla scena da leone, proprio ripartendo dal suo paese natale come accadde tanti anni prima. Nel 1993 incise la sua ultima canzone intitolata Delfini (Sai che c'è) con suo figlio Massimo Modugno, anch'esso divenuto cantante.

Morì il 6 agosto 1994 nella sua casa di Lampedusa situata davanti l'isola dei conigli stroncato da un infarto. Oggi riposa al Cimitero Flaminio di Roma.

Un critico disse: «Modugno ha voluto morire da vero meridionale, sotto il sole d'estate, vicino al mare, di blu in blu, dopo aver beffato la morte per un decennio».

Delle sue canzoni più celebri vengono di continuo eseguite delle cover e tante raccolte si trovano sul mercato, sia in Italia che all'estero.

Nell'estate del 1995, a Polignano a Mare, si è tenuto il primo grande omaggio ad un anno dalla scomparsa. La manifestazione, ideata e diretta da Gianni Torres, aveva per titolo "VOLARE INSIEME - Napoli rende omaggio a Modugno" e si caratterizzava perché per la prima volta nella storia, una folta rappresentanza di artisti napoletani si spostava altrove per rendere omaggio ad un artista. Partecipò Riccardo Pazzaglia, Roberto Murolo, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Enzo Gragnaniello, James Senese, Irene Fargo ed altri.

Il Presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro inviò all'organizzazione un pubblico telegramma per esprimere soddisfazione e rallegramenti per l'iniziativa.

Negli anni 2000 si assiste ad una vera e propria riscoperta dell'attualità dell'artista Modugno.

Spiccano Mina e Roberto Murolo: Mina ha pubblicato nel 2001 un album di nome Sconcerto, contenente cover di 11 canzoni di successo di Domenico Modugno con arrangiamenti propri.

Roberto Murolo ha pubblicato nell'anno 2002 altresì un album interamente dedicato all'artista defunto. È intitolato Tu si' 'na cosa grande: Tributo e contiene 11 brani tutti in napoletano.

Nel 2004, Polignano a Mare lo ricorda a 10 anni dalla scomparsa. La manifestazione, sotto la direzione artistica di Rudi Assuntino e Gianni Torres, vide sfilare tanti amici e collaboratori di Mr. Volare: Franco Migliacci, Riccardo Pazzaglia, Gigliola Cinquetti, Maria Pia Fusco. Una mostra celebrativa, a cura di M. Carta, rievocò i grandi momenti artistici dell'artista pugliese. Gennaro Cannavacciuolo tenne uno spettacolo in una piazza gremita. Partners della manifestazione, la Cineteca Nazionale, Il Centro Sperimentale di Cinematografia, Rai Teche.

Nel 2006 i Radiodervish, cogliendone il respiro mediterraneo, impostano un suggestivo spettacolo con l'attore Giuseppe Battiston affrontando i temi delle migrazioni fisiche e spirituali. Lo spettacolo è raccolto in Amara Terra Mia (2006 - RadioFandango, distribuito Edel) e contiene due versioni inedite di 2 classici di Modugno, la registrazione live dello spettacolo con Giuseppe Battiston ed il video di "Amara Terra Mia" di Franco Battiato.

Nello stesso anno la Warner Music Italia pubblica un cd che raccoglie dodici versioni di Nel blu dipinto di blu, a partire dalle incisioni di Modugno e Dorelli per proseguire con Fred Buscaglione, Claudio Villa, Alberto Semprini, Natalino Otto ed altri artisti.

Sempre nel 2006 Ginevra Di Marco incide due canzoni di Modugno, Amara terra mia e Malarazza; quest'ultima viene anche incisa da Roy Paci.

Mercoledì 14 novembre 2007 a Moncalieri debutta lo spettacolo Uomini in frac, in cui gli Avion Travel (in quest'occasione accompagnati da altri musicisti: Danilo Rea, Javier Girotto, Furio Di Castri, Gianluca Petrella e Cristiano Carcagnile) eseguono alcune canzoni del cantautore; lo spettacolo continuerà anche nel 2008 ed è stato allestito per festeggiare i cinquant'anni di Nel blu dipinto di blu.

Dando uno sguardo all'estero: il francese Karl Zéro ha incluso nel 2001 una sua versione di Io, mammeta e tu nel suo album Songs for cabriolets and otros tipos de vehiculos (cantata in napoletano ma con un esilarante accento francese). Negli Stati Uniti questa versione di Io, mammeta e tu è stata inserita nella serie televisiva X Files, nell'episodio della nona stagione (2001- 2002) intitolato Improbable, su idea dello stesso Chris Carter.

Nel 2005, all'interno del programma dedicato all'Eurofestival Congratulations, Volare conquista il secondo posto tra le 10 più belle della competizione.

Nel 2008 il gruppo Negramaro propongono una loro versione di Meraviglioso nel loro disco dal vivo Negramaro San Siro Live divenuta nel 2009 la colonna sonora del film di Giovanni Veronesi Italians.

Le canzoni di Domenico Modugno sono state spesso reincise, ad esempio in ogni passaggio ad una nuova casa discografica, per poter usufruire di canzoni sulle quali non si potevano esercitare i diritti di riproduzione, ed includerle quindi su 45 o 33 giri, o, a volte, per reinterpretare in italiano canzoni incise in origine in dialetto; a ciò si aggiunga che le case discografiche ripubblicavano spesso la stessa canzone successivamente, e capitava che un brano di successo l'anno dopo venisse riutilizzato come lato B di una nuova canzone. Nella sezione della discografia riguardante i 45 giri si segnala se si tratta di reincisioni o ripubblicazioni.

La discografia di Domenico Modugno tra 78, 45 e 33 giri è davvero immensa.

I primi 33 giri dell'artista furono pubblicati in formato 22 cm, cioè leggermente più piccoli dei normali LP, vennero pubblicati nel seguente formato i primi due per la RCA, e i seguenti della Fonit, LP 200, LP 201, LP 260, LP 261 e LP 278.

I CD riportati nella lista sotto non sono quelli antologici ma solo quelli contenenti (almeno in parte) materiale inedito, sia in studio che dal vivo.

Le produzioni discografiche estere di Modugno sono tante, quelle riportate sono le più diffuse.

Le versioni di canzoni scritte da Modugno e interpretate da altri artisti sono innumerevoli; qui si elencano quelle più conosciute e di più facile reperibilità, ordinate alfabeticamente. Sono elencate anche quelle (come ad esempio Lazzarella) scritte in origine per altri autori e poi successivamente cantate anche da Modugno.

Per il cinema Modugno interpretò ben 46 film, di cui però due solo come compositore, quindi come attore ne interpretò 44, ma in molti di questi film spesso firmava un cameo o svolgeva un ruolo di secondo piano, soprattutto nei primi film. I film che vedono quindi Modugno protagonista assoluto sono dieci.

Modugno non fu molto profilico in televisione, ma vi si affacciò molto presto con uno sceneggiato del 1955, e in uno vi appare solo come compositore, quindi interpretò in totale sei film TV.

Modugno fu profilico in teatro, e si può dire che vi inizio da giovanissimo, prima di debuttare come cantante. Interpretò in totale 13 spettacoli di cui cinque anche come compositore.

Egli ha fatto, per la diffusione della nostra lingua, un'opera degna di Dante Alighieri: Ciao, ciao bambina è un'espressione largamente usata ovunque: e potete immaginare come, questo efficace esperanto, possa facilitare i rapporti tra i popoli. ....Signori, dobbiamo non poco a Modugno. Tutto ciò che egli fa è poi tanto italiano: italiano è il suo aspetto, italiana la sua ispirazione. Chioma e sospiri sono italiani, gesti e sgomenti sono italiani: esasperati, scatenati, eccessivi, dilaganti.

Fu l'uomo della rivoluzione, con lui saltarono gli schemi e gli altri non poterono far altro che adeguarsi. ...Mimmo rappresentava il sentimento più alto dell'uomo del Sud.

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Source : Wikipedia