Minoranze

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Tags : minoranze, società

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Minoranze linguistiche (Italia)

Le minoranza linguistiche della Repubblica Italiana sono le comunità che parlano una lingua diversa rispetto alla lingua italiana.

La legge 482/1999 riconosce l'esistenza di dodici minoranze linguistiche definite "storiche" e ne ammette a tutela le rispettive lingue. Alcune delle lingue minoritarie riconosciute dalla legge 482/1999 avevano già ricevuto in precedenza riconoscimenti mediante leggi statali (la lingua tedesca e la lingua ladina in Trentino-Alto Adige, la lingua slovena in Friuli-Venezia Giulia, la lingua francese in Valle d'Aosta) o leggi regionali (la lingua friulana in Friuli-Venezia Giulia, la lingua sarda in Sardegna).

La distribuzione territoriale delle lingue minoritarie è estremamente complessa. Di seguito si riporta un elenco delle lingue minoritarie riconosciute e un'indicazione non dettagliata dei territori in cui sono parlate. Le informazioni dettagliate sulla distribuzione geografica di ciascuna lingua sono approfondibili nelle rispettive voci enciclopediche.

Il veneto e il piemontese hanno tuttavia forme di tutela a livello regionale.

Non gode inoltre di alcuna forma di tutela a livello nazionale la lingua rom (romanì) parlata da secoli in Italia dai numerosi gruppi zingari appartenenti ai popoli rom e sinti, per la quale esistono comunque provvedimenti di tutela a livello regionale.

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Minoranze del Molise

Voce principale: Molise.

Nel territorio molisano sono presenti alcune minoranze linguistiche, site tutte nella Provincia di Campobasso. Le principali sono quelle croate, parlate in particolare nei comuni di Montemitro, Acquaviva Collecroce e San Felice del Molise, e albanese, parlate soprattutto a Campomarino, Ururi, Portocannone e Montecilfone.

Con la conquista di Costantinopoli, avvenuta nel 1453, i Turchi iniziarono l’espansione verso i territori settentrionali, abitati da popolazioni slave. E, com’era accaduto alle popolazioni albanesi qualche decennio prima, sin dal XVI secolo le nuove migrazioni furono originate dalle invasioni turche. La Repubblica di Venezia e il Regno di Napoli agevolarono gli insediamenti lungo le coste adriatiche per ripopolare le terre che, in quegli anni, erano rimaste abbandonate a seguito del vastissimo terremoto del 1456 e della pestilenza del 1495.

La debolezza veneziana permise agli Aragonesi, presenti già nel Regno di Napoli, di estendere la loro influenza anche sull’altra sponda adriatica, ma nello stesso tempo favorì l’espansione turca. L’avanzata inarrestabile dei Turchi trasformò in vero e proprio esodo quella che era cadenzata emigrazione. Per favorire l’insediamento dei transadriatici, e in considerazione della loro povertà, i re aragonesi concessero agli immigrati del Regno di Napoli alcuni privilegi, come il dimezzamento dei tributi, per un periodo di circa cinquant’anni. Sebbene, in mancanza di documentazione d’archivio, non sia possibile definire con esattezza la datazione della venuta dei profughi slavi in Molise, gli studiosi prendono in considerazione la fine del XV secolo con delle motivazioni sia linguistiche sia numismatiche. Infatti, mentre si conservano nel Molise quasi tutti i termini in croato per indicare i frutti dell’agricoltura, mancano completamente le denominazioni slave per alcuni prodotti alimentari diffusisi velocemente in Europa dopo la scoperta dell’America (come le patate, i pomodori, il granturco, etc.). Inoltre si nota che nei tre paesi l’unità base della moneta è detta "puh", che in croato letteralmente significa "ghiro" evidentemente perché i primi profughi provenienti dalla Dalmazia avevano scambiato per un ghiro quell’ermellino raffigurato sulla più comune moneta d’argento coniata. La minoranza croata quasi sempre si trovò a riedificare e ripopolare antichi borghi, abbandonati a causa di terremoti e pestilenze. È il caso di Acquaviva Collecroce che - se pure esistita nello stesso posto già alla fine del secolo XIII - dovrebbe essersi spopolata in seguito ad eventi diversi e, poi, sarebbe stata ripopolata da profughi croati, tra il XV ed il XVI secolo, provenienti sia direttamente dalla Dalmazia sia dalla vicina località di Cerritello, dove convivevano già coloni slavi ed albanesi, con le rispettive chiese cattoliche di rito latino e greco.

Tra gli altri paesi già slavi, Palata, ormai italianizzata nella parlata ma i cui abitanti hanno conservato i cognomi chiaramente di origine croata, è forse l’unico abitato che aveva una testimonianza lapidea con una data precisa. Da più fonti infatti era riportata la seguente scritta, incisa sull’architrave della porta d’ingresso alla Chiesa parrocchiale di Santa Maria la Nova: HOC PRIMUM DALMATIAE GENTES INCOLU E RE CASTRUM AC A FUNDAMENTIS EREX E RE TEMPLU ANNO DOMINI MDXXXI (Le genti della Dalmazia abitarono in questa prima località - ed eressero la Chiesa dalle fondamenta Nell’anno del Signore 1531).

È comprensibile, perciò, che sino ad allora la comunità minoritaria sia riuscita a mantenere integra la propria identità linguistica e culturale.

Più consistente è la presenza Arbëreshë, popolazione di lingua albanese, in paesi situati prevalentemente nel basso Molise.

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Provincia autonoma di Trento

Provincia autonoma di Trento-Stemma.png

La Provincia autonoma di Trento è una provincia del Trentino-Alto Adige di oltre 500 mila abitanti.

Corrisponde alla regione storico-geografica del Trentino, già Stato semi-indipendente ai tempi del Principato Vescovile di Trento entro il Sacro Romano Impero di Germania (secoli XI-XIX), quindi per circa e solo un secolo (1816-1918) parte meridionale italofona del Tirolo austro-ungarico.

Confina a nord con la Provincia autonoma di Bolzano, a est e a sud con il Veneto (Provincia di Belluno, Provincia di Vicenza e Provincia di Verona), a ovest con la Lombardia (Provincia di Brescia e Provincia di Sondrio).

In Trentino si parla l'italiano, ma è largamente diffuso per cultura e tradizione il dialetto trentino, parlato nei centri principali e nelle valli (dove si possono riscontrare varianti dalle differenze anche piuttosto marcate). Sul territorio sono poi presenti minoranze linguistiche germanofone (valle dei Mocheni, altopiano di Luserna) e ladine (val di Fassa).

Il cambiamento del clima circa 10.000 anni fa, resosi più mite e meno rigido, permise l'insediamento di popolazioni sedentarie nel territorio del Trentino, in particolare in prossimità di corsi d'acqua e piccoli laghi.

All'Età del Bronzo risalgono alcune importanti strutture abitative in legno (palafitte), edificate su pali in legno in prossimità di ambienti lacustri. Scavi archeologici realizzati negli anni 30 nei pressi della sponda meridionale del lago di Ledro, in comune di Molina di Ledro, hanno portato alla luce un importante insediamento che viene fatto risalire a circa 2000 anni prima di Cristo.

Attorno al VI secolo a.C. si insediò nel territorio provinciale, come del resto in buona parte dell'arco alpino centrale ed orientale, la popolazione dei Reti, che si stabilì nelle diverse vallate e in particolare nel Trentino occidentale (reperti importanti sono stati rinvenuti ad esempio a Sanzeno in Val di Non, nell'altopiano della Paganella, a Stenico nelle Giudicarie esteriori).

I primi contatti fra Reti e Romani risalgono al III secolo a.C., ma solo nel I secolo iniziò l'espansione romana verso nord. Nel 49 a.C. Tridentum divenne municipium romano e assunse i caratteri del più importante centro economico, commerciale e politico della Regione.

In parallelo alla crisi dell'Impero Romano, ormai evidente tra il IV e il V secolo d.C., si assistette a un'ampia opera di evangelizzazione delle vallate del Trentino, in particolare dovuta alla dedizione di San Vigilio, terzo vescovo di Trento e poi patrono della città, e dei missionari anatolici evangelizzatori dell'Anaunia, Sisinio, Martirio e Alessandro.

Dopo le incursioni dei Goti, una buona parte del Trentino venne inclusa nel Ducato longobardo di Trento retto per primo dal duca Evino († 595), per alcuni aspetti il primo vero fondatore dell'unità territoriale trentina, e poi dal cattolico Gaidoaldo. In seguito il ducato venne conquistato da Carlo Magno (774) assieme al restante regno longobardo. Infine il Trentino venne integrato nel Sacro Romano Impero nel corso del IX secolo per opera degli Ottoni.

L'origine del Principato Vescovile di Trento risale al 1027 (secondo alcuni storici al 1004), quando l'imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II il Salico decise di affidare il potere temporale sull'area geografica trentina al vescovo di Trento, creando il Principato Vescovile di Trento. Questa istituzione politica resistette per otto secoli e garantì autonomia di governo al Trentino rispetto al Sacro Romano Impero Germanico.

Il principe vescovo di Trento era infatti dotato di potere politico e aveva pari dignità rispetto a tutti gli altri principi dell'Impero. La parziale indipendenza politica che derivò da questo tipo di istituzione non godette però sempre del sostegno dei Duchi d'Austria, che più volte tentarono di diminuire il margine di libertà del Principato.

Un accordo (1339) con il re di Boemia permise al vescovo Nicolò da Bruna, già cancelliere reale, di riorganizzare l'esercito del Principato e di dotarsi dello stemma raffigurante l'aquila di San Venceslao, tuttora simbolo della Provincia, saldando i legami fra il Trentino e la Boemia.

Seguirono periodi piuttosto turbolenti, con interventi militari tirolesi e rivolte contadine che misero in discussione l'autorità del vescovo.

L'esercizio del potere temporale da parte del vescovo era limitato per il fatto che a questi non era concesso esercitare direttamente le pene capitali (Ecclesia non sitit sanguinem) nè occuparsi direttamente di questioni militari (der Pfaffe ist nicht wehrhaf). Per queste incombenze, importanti nel Medioevo e imprescindibili per un'autentica sovranità, il vescovo doveva dunque ricorrere ad altri, chiamando (ad vocare) un feudatario di sua fiducia. È in questo momento che i conti di Tirolo (conti venostani - dal toponimo Tirolo, vicino a Merano) entrano a far parte della storia del principato vescovile tridentino, riuscendo gradualmente ad assumere (spesso mediante usurpazioni violente) il controllo militare delle regioni che corrispondono oggi a Trentino-Alto Adige e Tirolo del Nord e a mettere in discussione l'autorità politica del vescovo. Nel corso del XIV secolo si assistette infatti ad una serie di tensioni tra il vescovo trentino e i conti tirolesi: questi ultimi tentarono in molti modi di imporre la loro autorità, cercando di limitare i poteri vescovili e di subordinare il principato alla politica tirolese, in cambio di protezione militare del territorio. Ma tra il Principato trentino e la Casa di Boemia si era instaurato un rapporto di fedeltà e fiducia: Carlo di Boemia, figlio del re Giovanni, aveva portato con sé in Trentino il cancelliere Nicolò da Bruna che nel 1337 venne eletto vescovo principe di Trento grazie al sostegno del re boemo. Sempre più minacciato dai tentativi di secolarizzazione e inglobamento da parte dei conti del Tirolo, Nicolò si rivolse al re Giovanni di Boemia ottenendone l'appoggio politico necessario per riuscire a conservare l'indipendenza.

Il "rifondatore" del Principato tridentino è considerato il cardinale Bernardo Clesio (1514-1539), principe sensibile alla cultura umanistica, protagonista di una riqualificazione architettonica di Trento e uno dei più importanti organizzatori del Concilio di Trento (1545-1563). A Clesio succedettero al vertice della Chiesa tridentina quattro membri della potente famiglia Madruzzo (i cardinali Cristoforo, Ludovico e Carlo Gaudenzio e il vescovo Carlo Emanuele), che mantennero il Principato al centro degli equilibri della Regione per più di un secolo (1539-1658).

Nel XVIII secolo il Principato perse gran parte della propria autonomia a favore del Tirolo. Durante il periodo napoleonico, il trattato di Lunéville (9 febbraio 1801) stabilì la secolarizzazione degli stati ecclesiastici. Tra il 1803 e il 1810 il Trentino fece dunque parte del filo-napoleonico Regno di Baviera. Nel 1810 Napoleone decise l'annessione, rivelatasi molto breve, di Trento e Bolzano al Regno d'Italia (dipartimento dell'Alto Adige). Terminata l'esperienza dell'occupazione franco-bavarese (1815), alla quale gli abitanti delle valli trentine si opposero partecipando attivamente alla resistenza guidata dal patriota tirolese Andreas Hofer, il Principato Vescovile venne sciolto e il Trentino cessò di godere di una propria autonomia, entrando a far parte della Contea del Tirolo, abitata in maggioranza da popolazioni di lingua tedesca. Pur essendo il Trentino nel complesso ben amministrato e avendo propri rappresentati alle Diete di Innsbruck e Vienna, nella seconda metà dell'Ottocento si formò un movimento filo-italiano (Irredentismo) (anche come risposta al centralismo austriaco e ai tentativi di germanizzazione), costituito soprattutto da intellettuali (come Cesare Battisti) e poco sentito dalla popolazione rurale, che sosteneva l'annessione della Provincia al Regno d'Italia.

Prima dell'avvento della Grande guerra le autorità austriache allestirono una linea di fortificazioni per la difesa dei confini meridionali dell'Impero. Esempi ne sono la Fortezza di Trento, la Festung Trient, con i suoi innumerevoli forti che circondano la città, e le fortezze degli altipiani trentini, come il Forte Campo Luserna. Il territorio del Trentino divenne uno dei principali teatri di guerra nel corso del primo conflitto mondiale (1915-1918) tra Regno d'Italia e Austria-Ungheria, che causò distruzioni enormi. Dall'ordine di mobilitazione emanato dall'Imperatore Francesco Giuseppe il 31 luglio 1914, oltre 60.000 trentini combatterono nell'esercito austro-ungarico, prima sul fronte orientale contro russi e serbi (1914-1917) e dal 1915 anche sul fronte meridionale, contro gli italiani. I soldati trentini pagarono un tributo pesantissimo: circa 10.500 caduti ed altre migliaia di feriti e prigionieri. Decine di migliaia poi i civili, abitanti dei paesi a ridosso del fronte, che furono costretti ad abbandonare le proprie case ed evacuati in campi profughi.

Con il Trattato di Versailles (1919) il Trentino venne annesso all'Italia e con la neocostituita provincia di Bolzano entrò a far parte della regione della Venezia Tridentina.

Nel secondo dopoguerra, in base all'accordo (1948) fra il ministro degli esteri italiano (il trentino Alcide Degasperi, che seppe abilmente far estendere al Trentino, sebbene abitato quasi esclusivamente da italiani, l'autonomia concessa alla minoranza tedesca dell'Alto Adige ) e quello austriaco (Karl Gruber), venne costituita la Regione Autonoma Trentino Alto Adige. Nel 1972, a causa dell'insoddisfazione altoatesina nei confronti dell'istituto regionale, percepito come centralista e poco attento alla diversità della minoranza tedesca, gran parte delle deleghe venne attribuite alle due province, che divennero autonome, mentre la regione divenne un semplice organo di raccordo fra le politiche del Trentino e quelle dell'Alto Adige.

Il Trentino è situato nel versante meridionale della catena delle Alpi, a contatto con la pianure padana e veneta.

Il territorio della Provincia, che si estende per 6207 km², è quasi interamente montuoso. Esso non presenta però caratteri di omogeneità, ma assume invece una certa varietà di forme, nonché di condizioni climatiche ed ambientali.

Il Trentino è formato infatti da diverse vallate prettamente alpine (ad esempio le valli di Sole, Valle di Primiero e di Fassa), che si aprono ai piedi complessi montuosi più importanti, segnate da un clima piuttosto rigido, dalla presenza di ghiacciai e dall'abbondanza di acque, ma anche da vallate subalpine, altopiani e piccole pianure dal clima submediterraneo, dove è possibile anche la coltivazione dell'olivo (come ad esempio la riviera settentrionale del lago di Garda o la bassa valle del fiume Sarca).

Dal punto di vista geologico la Provincia di Trento presenta complessi montuosi di origine diversa. Nel lembo occidentale del Trentino, a confine con la Lombardia, dominano per la loro struttura massiccia, la presenza di nevi perenni (tra le più estese d'Italia) e le loro elevazioni il Gruppo dell'Adamello e il Gruppo della Presanella, formati da diorite tonilica. Attraversando la valle del fiume Noce, si arriva nel settore dominato dal gruppo dell'Ortles-Cevedale. Esso è costituito soprattutto da scisti cristallini ed è caratterizzato da ampi ghiacciai.

In Trentino sono poi presenti diversi gruppi dolomitici, costituiti cioè da dolomia, doppio carbonato di calcio e magnesio. Nella parte occidentale della Provincia, le Dolomiti di Brenta rappresentano l'unico complesso dolomitico situato a ovest del fiume Adige.

Nella parte orientale della Provincia si estendono poi altri gruppi dolomitici, spesso in continuità con il Veneto e il vicino Alto Adige. Fra questi, basti ricordare la Regina delle Dolomiti, la Marmolada, l'estrema varietà di forme, paesaggi e guglie delle Pale di San Martino (gruppi condivisi con la provincia di Belluno); il massiccio castello del Gruppo del Sella (condiviso con le province di Belluno e Bolzano); i pinnacoli e i campanili del Latemàr e le inconfondibili forme del Sassolungo e del Catinaccio (situati fra Trentino e Alto Adige).

Nel Trentino orientale sono presenti poi l'ampia catena montuosa del Lagorai e il massiccio granitico della Cima d'Asta, che rappresentano i territori più incontaminati e selvaggi della Provincia.

Infine, meno elevate ma non meno importanti sono le vette della Paganella e del Monte Bondone, non lontani dal capoluogo, nonché le porzioni trentine delle Prealpi venete, costituite dai settori settentrionali del Monte Baldo, dei Monti Lessini, delle Piccole Dolomiti e del Pasubio, al confine meridionale con il Veneto.

Il Trentino è caratterizzato da una valle che ne solca la lunghezza, la Valle dell'Adige, da Ala a Salorno, rappresentando quasi una spina dorsale del territorio.

Su essa si innestano diverse valli minori, formate da affluenti dell'Adige (come le valli dell'Avisio, Fiemme e Fassa e Cembra, e del Noce, Non e Sole). Ci sono poi altri fiumi che attraversano valli trentine: il Cismòn nella valle di Primiero, il Brenta nella Valsugana, il Sarca nella valle omonima, il Chiese nelle Giudicarie, il Fersina nella Valle dei Mocheni, il Leno nelle valli del Leno (Vallarsa e valle di Terragnolo) e il Vanoi nella valle omonima.

Appartengono alla provincia la punta settentrionale del Lago di Garda e numerosi laghi alpini: tra di essi si possono ricordare i laghi di Levico e Caldonazzo in Valsugana, di Toblino, Cavedine e Terlago nella Valle dei Laghi, di Molveno nell'altopiano della Paganella, di Tovel nella Val di Tovel, della Serraia nell'altopiano di Piné.

Il dislivello fra le valli solcate dai corsi d'acqua minori e le valli principali provoca spesso la formazione di salti, cioè cascate. Molte delle cascate del Trentino presentano questa origine. Fra le principali, le cascate di Nardis e del Làres e in Val di Genova, di Lert e del Ribor in Val di Daone, del Regagnolo in Val di Rabbi, di Fedaia ai piedi della Marmolada, di Sardagna e di Ponte Alto a Trento.

Il clima del Trentino può essere definito di transizione tra il clima semicontinentale e quello alpino. Pur presentando gran parte del proprio territorio ad una altitudine media piuttosto elevata (circa il 77% al di sopra dei 1000 m s.l.m., poco meno del 20% al di sopra dei 2000 m s.l.m.), esso non presenta quei caratteri di rigidità propri di altre aree alpine.

Una caratteristica peculiare del clima trentino è l'assenza assoluta di nebbia e una debole umidità atmosferica, che assicurano un clima sostanzialmente asciutto.

Alcuni fattori, come la densità di popolazione relativamente bassa della Provincia, la presenza di vasti ambienti isolati e ad altimetria piuttosto elevata, l'istituzione di diverse aree naturali protette, un certo grado di rispetto degli abitanti per i luoghi naturali (seppur in pochi casi compromessi da infrastrutture e costruzioni), hanno permesso la conservazione di numerose specie animali e vegetali.

Tra la popolazione faunistica del Trentino, estremamente varia, si possono ricordare alcune specie particolarmente numerose: gli ungulati (cervi, caprioli, camosci, e in misura minore stambecchi), lepri, volpi, scoiattoli, marmotte, galli cedroni.

Il territorio del Trentino è ricoperto per circa il 50% da boschi (circa 300.000 ettari). Nei versanti più elevati esso è composto soprattutto da conifere, ma sono presenti anche faggi, aceri, frassini e sorbi.

Tra le iniziative ambientali più importanti portate avanti dalla Provincia autonoma di Trento, va segnalato il Progetto Life Ursus, volto al ripopolamento nel Trentino dell'orso bruno (ursus arctos), il più grande e significativo mammifero delle Alpi.

Agli orsi autoctoni trentini, prossimi all'estinzione, sono stati affiancati una serie di esemplari provenienti dalle foreste della Slovenia. Gli orsi, inseriti in un primo momento nell'area del Parco Adamello Brenta, si sono spostati anche nei territori limitrofi del Trentino occidentale, sconfinando anche in Alto Adige, Austria e Germania.

In Consiglio provinciale sono state inoltre avanzate alcune proposte di istituzione di diversi nuovi parchi provinciali, mentre recentemente è stata approvata la legge (legge 11/2007) che prevede il riassetto dei parchi trentini la futura istituzione di parchi locali la cui organizzazione può essere determinata dalle nascenti comunità di valle. Le aree individuate come possibili zone per le nuove aree protette provinciali o locali sono il Cadria-Tenno, il Lagorai-Cima d'Asta, il Latemar, il Monte Baldo-Garda trentino, il Monte Bondone e i territori del Pasubio-Piccole Dolomiti-Lessini.

Alla fine del 2006 si contavano 502.478 abitanti, di cui 33.280 stranieri (6,6%). Nello stesso anno i nati vivi sono stati 5.193 (10,3‰), i morti 4.565 (9,1‰), con un incremento naturale di 628 unità (1,2‰). Le famiglie contano in media 2,4 componenenti, mentre la nuzialità nel 2005 era di 3,6 matrimoni ogni mille abitanti, dei quali il 57,4% si è svolto con rito religioso.

Nonostante le caratteristiche del territorio, prevalentemente montano, il settore agricolo è piuttosto rilevante. Al contrario del vicino Alto Adige, le aziende agricole non sono indipendenti fra loro (struttura del maso chiuso, che pure ha impedito in provincia di Bolzano un eccessivo frazionamento delle proprietà), ma spesso inserite in un'ampia rete di cooperative agricole.

Uno dei comparti agricoli più importanti è quello frutticolo. La produzione numericamente più rilevante è relativa alle mele (assieme all'Alto Adige viene raggiunta circa il 60% della produzione nazionale), in particolare della varietà Golden Delicious.

La coltivazione dei piccoli frutti (fragole, lamponi, mirtilli e more) è significativa, nonostante sia necessariamente quantitativamente limitata, e peculiare di alcune zone specifiche del Trentino, in particolare la Valle dei Mocheni/Bersntol.

Alcune aree, come la Val di Gresta, sono interessate dalla coltivazione degli ortaggi (patata, carota, cavolo cappuccio, zucchina, radicchio, sedano, cipolla, ecc.). Importante (anche se in termini nazionali quantitativamente modesta) la produzione di uva, da cui si ricavano spumanti e grappe di alta qualità.

Storicamente molto significativo l'allevamento, in passato uno dei mezzi di sostentamento più importanti nelle vallate alpine. Testimonianza di ciò è la presenza in quasi tutto il territorio provinciale di malghe e ricoveri estivi per il bestiame, in parte tuttora utilizzati per la pratica dell'alpeggio. Il settore zootecnico più rilevante è relativo al bestiame da latte, da cui si ricava una grande varietà di prodotti caseari tipici.

La Provincia, in ambito agricolo, è sempre stata sensibile al tema della produzione sostenibile e naturale e, già dal 2003, ha istituito il Centro di ricerca SafeCrop, Centro per la ricerca e lo sviluppo di sistemi per la protezione delle piante a basso impatto sull'ambiente e sulla salute del consumatore.

L'industria occupa circa il 33% della popolazione attiva della Provincia, contribuendo per circa un terzo alla ricchezza complessiva prodotta.

Le industrie sono concentrate nella Valle dell'Adige, in Vallagarina e nella Valsugana e sono spesso di piccole-medie dimensioni. Sono attive nei settori tessile, edilizio, della meccanica, del legno e della carta. Un ambito industriale particolarmente importante è relativo alla lavorazione del porfido, principalmente in Val di Cembra e nelle zone limitrofe (comuni di Albiano, Fornace, Civezzano, Lona-Lases, Baselga di Pinè).

Molto importante per qualità, immagine, storia e tradizione, è il settore alimentare con numerose cantine (vino) e distillerie tradizionali. Alcune grosse realtà cooperative (come Cavit o Mezzocorona) e altre piccole o medie realtà private (come Marzadro, Ferrari, Villa de Varda, Zeni, Endrizzi, Poier) collaborano e contribuiscono per espandere sempre più la tradizione trentina del "bere bene". Altre leccornie degne di nota del settore alimentare sono la farina di granoturco di Storo, le mele della Val di Non, il TrentinGrana e le produzioni locali di miele e funghi.

L'abbondanza d'acqua, l'orografia del territorio e la presenza di dislivelli molto ampi hanno favorito la produzione di energia idroelettrica (il Trentino detiene una quota tra l'8% e il 10% dell'intera produzione nazionale).

Piuttosto numeroso è il numero di dipendenti pubblici, principalmente impiegati presso la Provincia autonoma di Trento, che esplica numerosi servizi solitamente gestiti dallo stato o dalle regioni, in base alle competenze stabilite dallo statuto del Trentino-Alto Adige.

Una delle attività economiche più importanti è il turismo, sia invernale che estivo, caratterizzato da una notevole varietà e ampiezza nell'offerta turistica.

Secondo le statistiche del 2005, in Provincia sono presenti 1.570 strutture alberghiere, per un totale di 94.162 posti letto; includendo alloggi privati, seconde case e esercizi complementari il Trentino conta 69.737 strutture per 460.235 posti letto complessivi.

Le principali località turistiche sono centri a carattere montano, caratterizzate dalla presenza di numerosi impianti di risalita, spesso parte di ampi caroselli sciistici, e di strutture per la pratica degli sport invernali.

Il centro più mondano della Provincia è Madonna di Campiglio, adagiata a 1.550 metri, sorta in una conca tra le Dolomiti di Brenta e le nevi perenni del Gruppo dell'Adamello e del Gruppo della Presanella, antica sede di un ospizio medievale dedicato a Santa Maria. A Campiglio (pista 3-Tre) vengono spesso disputate gare di slalom speciale della Coppa del Mondo di sci alpino. Accomunato dalla stessa origine, nel Trentino orientale si è sviluppato San Martino di Castrozza, attorniato dai prati un tempo custoditi dall'antico monastero di San Martino e Giuliano e dalle vette del più esteso fra i gruppi dolomitici, le Pale di San Martino. La località, situata nel Primiero, è cosiderata da molti la zona più bella delle Dolomiti. Sempre nella Valle di Primiero è presente un altro borgo storico ricco di fascino, Fiera di Primiero, situato proprio ai piedi del summenzionato massiccio delle Pale.

Da San Martino, valicando il Passo Rolle si giunge in Val di Fiemme (fra i centri maggiori, Cavalese, Predazzo e Tesero), vallata ricca di foreste e nota come importante centro sportivo, soprattutto per lo sci nordico, del quale ha organizzato due mondiali (1991 e 2003); a nord di Fiemme si estende la terra dei Ladini, la Val di Fassa, formata da diversi piccoli centri (i più grandi e forse i più conosciuti sono Moena e Canazei) e scolpita da alcuni fra i più rilevanti gruppi delle Dolomiti (Marmolada, Sella, Catinaccio).

Numerose sono le frazioni adagiate sugli altopiani di Folgaria e Lavarone, antiche comunità di origine cimbra e importanti centri turistici sia estivi che invernali, non lontano dal confine con il Veneto.

Nel Trentino occidentale, le due stazioni di Folgarida e Marilleva, unite al comprensorio del Passo del Tonale e al paese di Peio rappresentano i maggiori centri sciistici della Val di Sole. Infine, località turitiche di primo piano sono i paesi (Andalo, Molveno e Fai) adagiati tra le pendici della Paganella e il cuore del Gruppo dolomitico del Brenta.

Altre zone interessate da impianti di risalita per la pratica dello sci sono l'altopiano di Brentonico, il Passo Brocon, la Panarotta e il Monte Bondone.

Altre mete frequentate sono le stazioni climatiche sorte nei pressi dei diversi laghi della Provincia, apprezzate in particolare dai turisti stranieri. Fra queste, si possono ricordare Riva del Garda e Torbole sulla sponda settentrionale del lago di Garda e i diversi centri della Valsugana nei pressi dei laghi di Levico e Caldonazzo.

Infine, importante è il turismo termale: i centri termali più importanti del Trentino sono Comano, ai piedi del settore meridonale delle Dolomiti di Brenta, Levico e Vetriolo in alta Valsugana, Peio e Rabbi nelle due vallate laterali della Val di Sole. Nel 2007 è stata scoperta un'ulteriore sorgente termale situata a Torbole sul Garda nel territorio del municipio di Arco. Attualmente lo sfruttamento di tale sorgente è ancora in fase di pianificazione ma si prevede comunque la creazione di un polo termale.

Il Trentino è terra di attraversamento tra l'area germanica e l'Italia settentrionale. Gli assi principali di comunicazione stradale sono l'Autostrada A22 del Brennero e la Strada Statale 12 dell'Abetone e del Brennero, che si sviluppano lungo la Valle dell'Adige. La direzione della società Autostrada del Brennero s.p.a. si trova a Trento, in quanto i principali azionisti della Società sono la Regione Trentino-Alto Adige e le due province di Bolzano e Trento.

Poiché l'autostrada si caratterizza per un grande traffico di mezzi pesanti, è obiettivo primario della Provincia e della Regione diminuire pesantemente il traffico su gomma, spostando i veicoli pesanti sulla ferrovia, in futuro potenziata dal tunnel del Brennero tra Alto Adige e Tirolo.

È stata proposta più volte la costruzione sul territorio di un'altra autostrada, l' Autostrada A31 (detta Valdastico o PiRuBi), che collegherebbe Trento a Vicenza e Rovigo. La realizzazione di questa infrastruttura è fortemente appoggiata dalla Regione Veneto, dalla Provincia di Vicenza e dall'ANAS, nonché sostenuta da una buona parte degli abitanti della Valsugana (per decongestionare, sostengono, l'arteria che attraversa la valle). Tuttavia è forte la contrarietà di forze importanti della Giunta provinciale trentina, assolutamente contrarie a creare nuove infrastrutture autostradali nel territorio provinciale. Per giustificare l'opposizione alla PiRuBi si sostiene di solito che avrebbe effetti negativi sull'ambiente, che la creazione di una nuova autostrada comporterebbe un consistente aumento di traffico su quella del Brennero, e che i costi dell'opera sarebbero molto elevati . Secondo altri la storica avversione per quest'opera dipende dalla volontà della Provincia di non realizzare progetti sostenuti e calati dall'esterno, cioè da Roma o dalla Regione Veneto.

La linea ferroviaria principale è la Ferrovia del Brennero, che collega il Trentino a sud verso la Pianura Padana e a nord verso i Paesi Germanici.

In Trentino esistono altre due linee ferroviarie: la Ferrovia della Valsugana, che collega Trento a Venezia, e la regionale Ferrovia Trento-Malè-Marilleva, che mette in comunicazione il capoluogo con le valli del Noce, Non e Sole, ed è in gestione alla società Trentino trasporti.

Nel passato esistevano inoltre diverse altre ferrovie, attivate in era asburgica e poi dismesse: la Ferrovia della Val di Fiemme, che collegava Ora a Predazzo, la Ferrovia dell'Alta Anaunia (Dermulo-Fondo-Mendola), ramificazione della Trento-Malè che raggiungeva il Passo della Mendola, e la Ferrovia Rovereto-Arco-Riva (RAR), di cui ora si sta discutendo una possibile e difficoltosa riattivazione.

Il trasporto pubblico su gomma in tutto il Trentino, urbano a Trento e Rovereto, suburbano ed extraurbano in tutte le valli della provincia è affidato alla società Trentino trasporti, nata dalla fusione delle precedenti aziende Atesina e Ferrovia Trento-Malè.La societa svolge un importantissimo servizio pubblico impensabile fino a pochi anni fa tanto che tal servizio raggiunge anche i paesi più piccoli e isolati dell' intera regione. La stessa società è concessionaria della linea ferroviaria Trento-Malè-Marilleva. La linea ferroviaria della Valsugana è invece gestita da Trenitalia, benché si discuta da tempo di una sua possibile provincializzazione. La Provincia autonoma di Trento, benché non proprietaria dell'infrastruttura, ha acquistato diversi treni minuetto per questa linea, affidandoli in gestione a Trentitalia.

A Trento è presente l'Università di Trento, istituita per volontà del presidente provinciale Bruno Kessler nel 1962, di piccole dimensioni (circa quindicimila studenti), ma molto attiva a livello internazionale. Sono presenti le facoltà di Economia, Giurisprudenza, Lettere e filosofia, Ingegneria, Sociologia, Scienze matematiche, fisiche e naturali, Scienze cognitive (nella sede di Rovereto).

Fu la prima università italiana a istituire corsi di laurea in sociologia. Secondo l'indagine Censis-la Repubblica del 2007 è seconda per qualità nella classifica degli atenei italiani di medie dimensioni .

La Provincia ha dato vita anche negli anni sessanta ad un importante istituto di ricerca scientifica ed umanistica: l'Istituto Trentino di Cultura (divenuto nel 2007 Fondazione Bruno Kessler), strutturato in: Istituto per la ricerca scientifica e tecnologica (ITC-irst), Istituto per gli studi storici italo-germanici (ITC-isig), Istituto per le scienze religiose (ITC-isr).

A Trento hanno sede infine il Centre for Computational and Systems Biology, centro di eccellenza di carattere scientifico nato dall'accordo siglato tra il governo italiano, la Provincia autonoma di Trento, l'Università di Trento e la Microsoft e il Centro di Ecologia Alpina (presso le Viote del Monte Bondone), confluito dal 1 gennaio 2008 nella Fondazione Edmund Mach, che raccoglie l'eredità storica dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, istituto di istruzione secondaria, ricerca e assistenza tecnica in agricoltura.

Da segnalare inoltre gli istituti di cultura e i musei dedicati alla tre minoranze della Provincia, l'Istitut cultural Ladin "majon di fascegn" in Val di Fassa e il Kulturinstitut Bersntol - Lusérn per la valorizzazione delle minoranze germanofone mòchene e cimbre.

Un importante soggetto culturale operante in Trentino è la Società Alpinisti Tridentini (SAT), fondata in età asburgica (2 settembre 1872). Essa si pone l'obiettivo di promuovere la conoscenza dell'ambiente montano trentino, di mantenere integro il patrimonio naturalistico, di conservare la rete di sentieri e la presenza dei rifugi alpini, di svolgere attività editoriale a carattere scientifico e commemorativo.

Nel 1750 fu fondata l'Accademia Roveretana degli Agiati, con sede nel capoluogo della Vallagarina. Questa istituzione culturale, riconosciuta dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria nel 1753, ha aggregato nel corso della storia numerosi studiosi locali e nazionali.

In Trentino è molto radicata la tradizione della musica corale. Sono presenti 181 cori (popolari, polifonici e infantili), riuniti nella Federazione Cori del Trentino. Uno fra i più celebri cori maschili italiani è il prestigioso Coro della SAT diretto dal maestro Pedrotti.

Il Trentino, nonostante le piccole dimensioni del suo territorio, è storicamente caratterizzato da una discreta pluralità di pubblicazioni e di mezzi di comunicazione locali.

Nel primo dopoguerra venivano pubblicati tre quotidiani: Il nuovo Trentino, giornale cattolico a lungo diretto da Alcide Degasperi, La Libertà, di ispirazione liberale, e Il Brennero, foglio fascista.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale vengono invece pubblicati due quotidiani, L'Adige e il Trentino (quest'ultimo del Gruppo editoriale L'Espresso); a questi si affianca il Corriere del Trentino, edizione locale del Corriere della Sera. La diffusione di quotidiani è decisamente superiore alla media nazionale.

Fra i periodici locali, Vita trentina è il settimanale edito dall'Arcidiocesi di Trento, mentre QuestoTrentino è un quindicinale d'informazione indipendente.

La Provincia ha inoltre supportato la nascita nel 2000 dell'Osservatorio sui Balcani, con sede a Rovereto, una delle testate giornalistiche italiane più attente all'area dei Balcani e dell'Europa sud-orientale.

Sono presenti numerose reti radiofoniche a carattere regionale (Radio Dolomiti, RTT, Radio Studio Sette) o a dimensione valligiana e comunitaria. Due infine sono le emittenti televisive private: RTTR e TCA, che affiancano la sede regionale della RAI di Trento.

Diverse influenze esterne (principalmente venete e lombarde orientali, ma anche tirolesi e ladine) hanno determinato la diffusione in Trentino di dialetti con alcuni caratteri diversi. I dialetti trentini sono sostanzialmente raggruppabili in un'area centrale, un'area occidentale (a influenza lombarda) e un'area orientale (a influenza veneta).

Secondo la partizione linguistica proposta da Cesare Battisti nel 1915, è possibile infatti distinguere l'area trentina propriamente detta, che comprende il capoluogo, la Valle dell'Adige, la Valle dei Laghi, le Giudicarie Esteriori, l'altopiano di Pinè e il Perginese; l'area trentina a sostrato ladino, sia nel Trentino occidentale (Valli di Sole e di Non) che in quello orientale (il medio corso dell'Avisio, cioè le valli di Fiemme e Cembra); l'area ad influenza veneta, con una fase feltrina nel Primiero, una fase vicentina nella Valsugana e una fase veronese nella Vallagarina; l'area a influenza lombarda (Giudicarie Interiori e Val di Ledro).

Nella Provincia sono presenti inoltre tre minoranze linguistiche, tutelate dallo statuto di autonomia regionale (art. 102) e da leggi nazionali e provinciali.

Lo stemma ufficiale della Provincia raffigura l'aquila fiammeggiante di San Venceslao, antico simbolo donato dal re di Boemia Giovanni I al vescovo trentino Niccolò da Bruna come stendardo ufficiale del piccolo esercito del Principato Vescovile di Trento nel 1339.

In base allo statuto di autonomia della regione Trentino Alto Adige entrato in vigore nel 1972 (art.3), la Provincia autonoma di Trento ha anche un gonfalone ufficiale, uguale alla bandiera ma più stretto e più lungo, esposta nei locali pubblici accanto alla bandiera italiana e a quella europea (esso sostituisce la bandiera regionale del Trentino-Alto Adige, usata raramente).

La bandiera è composta da tre strisce orizzontali della stessa dimensione (drappo interzato in fascia), le due più esterne porpora e la centrale bianca, con al centro lo stemma.

L'autonomia della provincia consiste nel potere di legiferare, previsto da legge costituzionale e dallo statuto regionale: mentre tutte le altre province italiane hanno mere funzioni amministrative, le province autonome di Trento e Bolzano hanno potere legislativo in molte materie normalmente di competenza statale o regionale.

Particolarmente importanti sono le deleghe in materia di sanità, scuola, formazione, lavoro, trasporti e viabilità. Il finanziamento della provincia deriva principalmente dalla restituzione da parte dello Stato della quasi totalità dei tributi raccolti nel territorio provinciale. La Provincia può inoltre istituire nuovi tributi.

La funzione legislativa spetta al Consiglio provinciale, formato da 35 membri (34 più il presidente della provincia), di cui 1 spettante alla minoranza ladina. L'elezione del Consiglio provinciale avviene con sistema maggioritario e con premio di maggioranza. Il Consiglio della Provincia autonoma di Trento unito al Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano forma il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige. I consiglieri provinciali sono dunque anche consiglieri regionali.

La funzione esecutiva spetta alla Giunta provinciale, composta dal presidente e da otto assessori, scelti dal presidente fra i consiglieri eletti. Il presidente della Giunta può inoltre nominare personalità non elette in consiglio come assessori esterni.

Il presidente della provincia assume inoltre nel corso della legislatura, a rotazione con il collega altoatesino, il ruolo di presidente del Trentino-Alto Adige.

L'unità amministrativa dei comprensori fu istituita dalla giunta di Bruno Kessler negli anni '70, al fine di garantire una maggiore efficienza nell'amministrazione del territorio provinciale, frazionato in ben 223 comuni, a volte di piccole o piccolissime dimensioni. Non sempre i confini dei comprensori rispettavano una tradizione di collaborazione fra comunità vicine e infatti si sono rivelati spesso strumenti poco efficaci, tranne nei casi in cui includessero una comunità di valle ben definita (Val di Fiemme, Primiero, Val di Sole, Val di Fassa). Inoltre la giunta comprensoriale non era eletta direttamente, ma nominata dalle giunte dei diversi comuni.

È stata approvata una riforma che prevede l'istituzione di un consiglio delle autonomie e il passaggio nel 2007 all'istituto giuridico delle comunità di valle, più omogenee rispetto ai comprensori.

Le nuove comunità di valle avranno più poteri rispetto ai vecchi comprensori: la Provincia infatti ha devoluto ad esse la competenza in diverse materie come le infrastrutture d'interesse locale, determinati servizi pubblici, urbanistica, assistenza ed edilizia scolastica, distribuzione dell'energia, trasporto locale, servizi socio-assistenziali, gestione del ciclo dell'acqua e dei rifiuti .

Rispetto ai vecchi comprensori, le variazioni territoriali più significative sono l'istituzione di enti autonomi per comunità unite da vincoli storici e geografici come la Val di Cembra, la Valle dei Laghi, l'Altopiano di Folgaria, Lavarone e Luserna, l'Altopiano della Paganella e la Piana Rotaliana, prima parte di comprensori più ampi.

In provincia di Trento (come anche in provincia di Bolzano) sono presenti in ogni comune i Vigili del Fuoco volontari. Essi, in alcuni comuni, sono presenti da più di cento anni e, grazie alla L.R. del 20 agosto 1954 n.24 ogni comune del Trentino-Alto Adige deve "dotarsi" di uno o più Corpi di Vigili del Fuoco volontari. In Trentino esistono 239 Corpi di Vigili del Fuoco volontari distribuiti su 223 comuni (solo il comune di Trento ha 13 Corpi VV.F. Volontari). I Volontari, come dice la parola stessa, prestano la loro opera gratuitamente; i comuni sono tenuti solamente ad acquistare (anche con contributi da parte della Provincia) gli equipaggiamenti e le attrezzature necessari ai Vigili del Fuoco per svolgere i loro compiti. Grazie alla presenza capillare dei Vigili del Fuoco in Trentino passano pochi minuti dalla richiesta di soccorso all'arrivo delle squadre sul posto. I Vigili del Fuoco Volontari sono raggruppati in 13 distretti e fanno parte della Federazione dei Vigili del Fuoco Volontari della Provincia Autonoma di Trento.

Questo è un elenco di alcune personalità che per nascita o per la loro storia personale hanno instaurato un solido legame con il territorio trentino. I personaggi sono raccolti in categorie, e all'interno di queste sono menzionati in ordine alfabetico. L'elenco comprende personaggi attivi nei più diversi settori: arte, cultura e scienza, sport, politica, religione.

Per la parte superiore



Omosessualità e leggi antidiscriminatorie

Le leggi antidiscriminatorie tutelano i cittadini appartenenti a minoranze o gruppi contro possibili discriminazioni violenze, persecuzioni o delitti motivati da odio.

Molti trattati internazionali contengono indicazioni come queste, che non menzionano esplicitamente "l'orientamento sessuale". Tale lacuna è stata colmata da numerosi Paesi che hanno legiferato, in modo diverso come, per prevedere anche l'orientamento sessuale, o specificatamente l'omosessualità, tra i gruppi oggetto di tutela.

Il Comitato per i Diritti umani delle Nazioni Unite, nel 1994, ha equiparato, nel caso "Nicholas Toonen vs. Australia", la menzione a "sesso" a quella di "orientamento sessuale".

Nel caso particolare di omosessuali, bisessuali o transessuali il divieto di discriminazioni fondate su «condizioni personali» sembrerebbe costituzionalmente sancito.

La legge di riferimento per la tutela dalla discriminazioni in Italia è la cosìdetta legge Mancino n. 205 del 1993, detta "antinaziskin" che assicura protezione contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose. L'orientamento sessuale, dopo un lungo dibattito, fu però deliberatamente lasciato fuori dalla formulazione, nonostante le proteste della militanza omosessuale.

La legislazione italiana tutela le persone discriminate sul posto di lavoro, per motivi legati all'orientamento sessuale, con l'emanazione del Decreto Legislativo n. 216 del 9 luglio 2003, in attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

Il testo di legge italiano peraltro recepisce la normativa dell'Unione europea ribaltandone parzialmente il senso, in quanto introduce per la prima volta nell'ordinamento italiano alcune eccezioni, riguardanti il personale delle Forze armate, di quelle di Polizia e dei servizi di soccorso (VV.FF, ecc.), stabilendo così di fatto i casi nei quali è lecito discriminare sul lavoro le persone omosessuali.

In ciò l'Italia si discosta sensibilmente da quanto avviene in buona parte dei Paesi europei, in cui l'omosessualità non è motivo di esclusione dall'arruolamento militare e di polizia (Regno Unito, Germania, Francia, ecc.).

Nel corso della XIV legislatura l'on. Franco Grillini ha presentato un disegno di legge dal titolo Norme contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale, ora decaduto.

Il 10 novembre 2004 la Regione Toscana ha approvato la legge titolata Norme contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere, la prima del genere in Italia, che è stata impugnata dinanzi la Corte Costituzionale dal governo della XIV legislatura. Il testo riconosce a tutti il diritto alla libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, stabilendo precise norme anti-discriminazione e mettendo in cantiere specifiche azioni in campo formativo, lavorativo, sociale e nei servizi turistici e commerciali.

Il 26 settembre 2000 la stessa Assemblea ha approvato, con la maggioranza del 77 per cento, una nuova raccomandazione (n. 1474) a tutti gli Stati membri ad introdurre una completa legislazione antidiscriminatoria (oltre che a riconoscere la parità di diritti per le coppie omosessuali e ad includere un divieto esplicito di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali). Tale voto seguiva quello del 6 giugno, quando la stessa Assemblea parlamentare aveva approvato un’analoga raccomandazione, con cui si invitavano gli Stati membri a includere la persecuzione degli omosessuali fra le cause di riconoscimento del diritto di asilo nel proprio territorio e a garantire il diritto di immigrazione per i partner di coppie dello stesso sesso binazionali. Infine, un esplicito divieto di discriminazioni fondate, tra l’altro, sull’orientamento sessuale è stato inserito nell’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea approvata dal Parlamento europeo il 14 novembre 2000 (anche qui la locuzione «orientamento sessuale», che compare nelle altre lingue, è resa in italiano con l’eccentrica traduzione «tendenze sessuali»).

Le norme qui proposte, oltre a colmare una lacuna che solo a fatica e parzialmente comincia ad essere affrontata dalla giurisprudenza (del tutto disarmata, peraltro, in materia penale), intendono mettere l’Italia al passo con le legislazioni antidiscriminatorie già vigenti da anni, in misura più o meno ampia, in molti Paesi democratici (Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Svezia, Svizzera, Slovenia, Canada, Israele, Sudafrica, numerosi Lander tedeschi e Stati degli USA e dell’Australia).

Molti Stati europei hanno adottato iniziative per allinearsi alle due direttive UE del 2000: la direttiva sull’uguaglianza razziale (2000/43/CE), che vieta, nella vita di tutti i giorni, la discriminazione fondata sulla razza o sull’origine etnica, e la direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione (2000/78/CE), che vieta la discriminazione, in materia di occupazione e formazione, fondata sulla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale. Questo include i dieci nuovi Stati membri che sono entrati nell’UE nel mese di maggio 2004.

Il 26 maggio 2004 l'Austria ha adottato la Legge sul trattamento equo che interviene contro le discriminazioni sul luogo di lavoro legate all’appartenenza etnica, all’età, la religione, il sesso della persona o al suo orientamento sessuale.

Il governo federale del Belgio ha adottato all’inizio del 2003 una legislazione destinata ad attuare le direttive sull’uguaglianza razziale e sulla parità di trattamento in materia di occupazione.

Con la legge n. 58(I) del 2004 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro Cipro prevede la non discriminazione per razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, l’età e l’orientamento sessuale.

La Danimarca si è dotata di una legge antidiscriminatoria generale (legge 9 giugno 1971, n. 289) emendata il 3 giugno 1987 con la legge n. 357 che prevede la non discriminazione per "orientamento sessuale" "seksuelle orientering". L'articolo 266b del codice penale, inoltre, punisce l'incitamento all'odio anche nei confronti degli omosessuali.

Il codice penale finlandese vieta (e punisce) ogni forma di discriminazione nei settori dell’occupazione e dell’accesso al lavoro. In particolare l'art. 11, § 3 (come modificato dalla legge del 21 aprile 1995, n. 578) fa espresso riferimento all'orientamento sessuale ("sukupuolinen suuntautuminen"). Il tribunale amministrativo di Vaasa ha recentemente annullato una decisione della chiesa evangelica luterana che aveva dichiarato inammissibile la candidatura di una donna a diventare cappellano perché convivente con un’altra donna e decisa a registrare ufficialmente l’unione. La cosa contravveniva alla legge sulla non discriminazione fondata, fra l’altro, sull’orientamento sessuale o su «altri motivi riguardanti la persona»: si è giunti alla conclusione che convivere in un’unione con una persona dello stesso sesso faceva parte di questi «altri motivi».

Il 23 giugno 2004 il consiglio dei Ministri francese ha approvato una proposta di legge contro l'omofobia. Chi insulta gay e lesbiche rischia un anno di carcere e fino a 45.000 euro di multa. Il 22 dicembre il Senato francese ha approvato in via definitiva la legge con la quale viene istituita anche «l'Alta autorità per la lotta contro la discriminazione e per l'uguaglianza» (Halde).

La Sassonia si è dotata il 22 dicembre 1997 di una Legge per la riduzione della discriminazione contro lesbiche e omosessuali" (Gesetz zum Abbau von Benachteiligungen von Lesben und Schwulen).

Il 27 gennaio 2005 la Grecia si è dotata di una legge sull’applicazione del principio della parità di trattamento indipendentemente da razza o origine etnica, convinzioni personali o religiose, disabilità, età o orientamento sessuale.

In Irlanda la non discriminazione per orientamento sessuale è stata aggiunta nel 1993 all'Equal Status Act del 2000 (No. 8, s. 3(2)(d)) che riguarda beni e servizi, educazione e alloggio. Le norme vietano la discriminazione diretta ed indiretta, nei settori pubblico e privato, per quanto concerne l’occupazione e orientamento e formazione professionale.

Il codice penale islandese prevede, dal 1996, pene per la discriminazione per orientamento sessuale (General Penal Code, No. 19/1940, s. 180, come emendato dalla legge n. 135/1996, s. 1).

Il codice penale del Lussemburgo vieta (artt. 454, 457 aggiunti con la legge del 19 luglio 1997) la discriminazione diretta per quanto riguarda assunzione, avanzamento di carriera e licenziamento anche per orientamento sessuale "orientation sexuelle" e costumi "moeurs". È prevista la possibilità per i gruppi portatori di interessi legittimi di intervenire in giudizio.

La Norvegia è stato il primo paese al mondo ad includere gli omosessuali nella sua legislazione anti-discriminazione nel 1981 con un articolo del codice penale (Codice Penale, art. 349a come emendato dalla legge dell'8 maggio 1981, n. 14) che rende perseguibile penalmente colui che "in attività economiche o similari" rifiuta bei o servizi ad una persona per la sua "disposizione, stile di vita o tendenza all'omosessualità" ("homofile legning, leveform eller orientering"). La pena è una multa o il carcere fino a sei mesi. Un altro emendamento del 1991 ad un altro articolo del Codice Penale (S.135a) stabilisce che è illegale incitare all'odio o alla persecuzione una persona per la sua "disposizione, stile di vita o tendenza all'omosessualità". La pena è una multa o il carcere fino a due anni. La legge è stata applicata una sola volta per perseguire un ministro di culto che aveva pubblicamente offeso gli omosessuali, ma il suo valore simbolico, indiscutibilmente ha portato una ventata di tolleranza nel Paese tanto che un'indagine condotta tra la popolazione, nel 1968, mostrò che il 76% degli intervistati fosse d’accordo nel sostenere che gli omosessuali dovessee contrastare la loro tendenza. Nel 1983 il 33% della popolazione era assestato su questa posizione e nel 1989 il dato si assestava al 25% (The Norwegian Act on Registered Partnerships for homosexual couples, Ministry of children and family affaire publication, Oslo 1993). In un emendamento all’Atto sull’Ambiente del Lavoro, è stato inserito un nuovo capitolo che riguarda la parità di trattamento sul posto di lavoro e il divieto a ogni tipo di differenza che si basi su orientamenti di natura sessuale. Questo capitolo è entrato in vigore il 1 maggio 2004. Negli ultimi anni il governo ha intrapreso numerosi azioni mirate a modificare i modi di pensare e a creare condizioni di vita migliori per gli omosessuali e le lesbiche che vivono nella società norvegese. Questi sforzi si sono basati sulla Relazione n.25 (2000-2001) presentata al Parlamento sulle condizioni e sulla qualità della vita in Norvegia di omosessuali e lesbiche, ma anche sulle decisioni prese successivamente dal governo come risposta a questa relazione. A seguito di ciò, sono stati stanziati più di 20 milioni di corone norvegesi (euro ) per mettere in atto misure di vario genere che aiutino a prevenire ogni forma di discriminazione contro gli omosessuali e le lesbiche residenti in Norvegia, e a favorire la loro accettazione.

La corte di primo grado olandese candannò, il 7 ottobre 1998, il deputato Van Dijke, per ingiurie agli omosessuali, che aveva paragonato, in un articolo pubblicato da un quotidiano, ai truffatori.

Ancora, nel 1999, la Commissione olandese per le pari opportunità ha stabilito che le scuole private possono rifiutare allievi omosessuali, ma solo se dimostrano che l'allievo è impossibilitato a perseguire la missione della scuola e non semplicemente in ragione della sua omosessualità.

Legge per l'adozione di un'ordinanza governativa d'emergenza No. 89/2001, pubblicata nella gazzetta ufficiale della Romania, part I no. 65/30.01.2002 ("orientarii sexuale").

Il codice penale sloveno prevede dal 1994 (art. 141 della legge del 29 settembre 1994 pubblicata il 13 ottobre 1994) la non discriminazione per orientamento sessuale ("spolni usmerjenosti").

In Spagna la legge 51/2003, del 2 dicembre 2003, sulle pari opportunità, la non discriminazione e l’accesso universale alle persone disabili prevede anche la non discriminazione per orientamento sessuale. Alcuni articoli del codice penale del 23 novembre 1995 (art. 314, 511-12 e 22(4), 510, 515(5)) prevedono la non discriminazione per "orientación sexual".

L'art. 8 della Costituzione federale svizzera, adottata il 18 aprile 1999 sanziona la discriminazione per "stile di vita" ("Lebensform"), perifrasi che include l'orientamento sessuale, e nelle clausole di non discriminazione include l’orientamento sessuale.

Il codice penale svedese al capitolo 16 paragrafo 9, prevede per le offese ai danni di omosessuali sul posto di lavoro, una pena fino ad un anno di carcere. La Svezia si è dotata di norme che vietano la discriminazione diretta ed indiretta a causa dell'orientamento sessuale (legge che vieta le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale in materia di lavoro (1999:133), modificate dalla legge 2003:310), nel settore lavorativo pubblico e privato e ha istituito una autorità, l’Ombudsman, preposta alla lotta alla discriminazione con il ruolo di mediatore e con poteri d’indagine nel caso di controversia contro le discriminazioni sull’orientamento sessuale.

Il 16 novembre 2002 il parlamento svedese ha deciso di includere omosessuali e bisessuali nella legge costituzionale contro l'incitamento all'odio razziale.

Il colpevole di minacce o dell'espressione di disprezzo verso gli omosessuali può essere condannato da 6 mesi a 4 anni di carcere. La prima sentenza è stata commiatata il 29 giugno 2004 ad un pastore della chiesa luterana svedese, Åke Green, che durante una predica aveva attaccato il matrimonio omosessuale definendo gli omosessuali "perversi" e "un cancro nel corpo della società". La sentenza è stata poi annullata dlla Corte Suprema il 29 novembre 2005.

Nel gennaio 2005 è entrata in vigore in Svezia la legislazione contro la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale in materia di sicurezza sociale.

Il Regno unito si è dotato nel 2003 di regolamenti sull’uguaglianza in materia di occupazione e contro la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale.

Nel gennaio 2005 è stato rilevato il primo caso di violazione ai regolamenti del 2003. In particolare il tribunale del lavoro di Stratford (Londra) ha inflitto ad un dirigente dell'azienda Cleanaway una multa di 35 345 sterline (circa 51 300 euro) per licenziamento senza giusta causa, molestie e discriminazione di un omosessuale.

L'Equal opportunity Act del 1984 prevede protezione dalla discriminazione sul lavoro, in ambito educativo per omosessuali, bisessuali e transessuali.

L'Anti-Discrimination Act del 1998 prevede la menzione dell'"orientamento sessuale" tra le categorie protette dalle discriminazioni e proibisce l'incitamento all'odio.

L'Articolo 10.3 della Costituzione del 1989 prevede esplicitamente la protezione contro la discriminazione per "orientamento sessuale".

L'Articolo 3.2 della Costituziuone del 1989 prevede esplicitamente la protezione contro la discriminazione per "orientamento sessuale".

La Carta dei Diritti riconosce il divieto di discriminazione per razza, origini etniche o nazionalità, colore, religione, sesso, età o disabilità fisica o mentale. La Corte suprema ha riconosciuto nel caso Egan v. Canada che anche l'orientamento sessuale è protetto allo stesso grado. Nel 1996 l'Human Rights Act ha riconosciuto il divieto di discriminazione per orientamento sessuale.

La Corte Costituzionale ha giudicato discriminatoria una legge del 1979 che imponeva le dimissioni agli insegnanti omosessuali.

La Legge 7771, art. 48 protegge dalle discriminazioni per razza, nazionalità, genere, età, scelte politiche, orientamento sessuale, posizione sociale, situazione economica, stato civile e malattia.

La non discriminazione per orientamento sessuale è garantita dall'articolo 23 della Costituzione del 1998. L' articolo dice: La igualdad ante la ley. Todas las personas serán consideradas iguales y gozarán de los mismos derechos, libertades y oportunidades, sin discriminación en razón de nacimiento, edad, sexo, etnia, color, origen social, idioma; religión, filiación política, posición económica, orientación sexual; estado de salud, discapacidad, o diferencia de cualquier otra índole.

L’art. 38.2 della Costituzione, con un emendamento del 1997, ha introdotto il divieto di discriminazione per orientamento sessuale nel 1997.

L'Equal opportunities in Employment act del 1992 proibisce le discriminazioni relative all'orientamento sessuale sul lavoro.

La discriminazione sul posto di lavoro per orientamento sessuale, secondo la Civil Rights laws è proibita.

Un ordine esecutivo intitolato Further Amendament to Executive order 11478 firmato dall'ex presidente Bill Clinton nel 1998 proibiva la discriminazione bastata sull'orientamento sessuale per i lavoratori del Governo.

La Costituzione del Sudafrica vieta dal 1996 la discriminazione sulla base delle scelte sessuali.

In particolare, l’art. 9, c. 3, dispone che lo Stato non può discriminare direttamente o indirettamente ciascuno sulla base della razza, genere, sesso, stato di gravidanza, stato civile, origine etnica o sociale, colore, età, handicap fisici e mentali, religione, coscienza, credo, cultura, lingua, nascita e orientamento sessuale.

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Source : Wikipedia