Michele Placido

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Inviato da david 10/04/2009 @ 20:09

Tags : michele placido, attori e attrici, cinema, cultura

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Michele Placido

Michele Placido e Federica Vincenti

Michele Placido (Ascoli Satriano, 19 maggio 1946) è un attore e regista italiano.

Michele è il terzogenito di 8 figli (in ordine di nascita): Enzo (che segue la carriera legale), Rita,(Michele), Gerardo, Donato (giornalista, ex conduttore del tg2), Alessandro, Virginia ed AnnaMaria. Suo padre Beniamino Placido è originario di Rionero in Vulture (PZ) mentre sua madre Maria Iazzetti proviene dalla provincia di Foggia. Dalla parte paterna, Michele è discendente del famoso brigante Carmine Crocco. L'attore ha 3 zii, padre Alessandro dell'Ordine Redentorista, Cosimo (maestro elementare) ed Antonio (commerciante di tessuti), tutti di parte materna dato che Beniamino era figlio unico. Intraprese gli studi teatrali presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica e fa il suo esordio a teatro nel 1970 col regista Luca Ronconi, nella trasposizione dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Quattro anni più tardi, dopo il successo televisivo de Il Picciotto, entra anche nel mondo del cinema interpretando accanto a Ugo Tognazzi e Ornella Muti Romanzo popolare di Mario Monicelli, cui seguono Mio Dio come sono caduta in basso di Luigi Comencini (sempre del 1974) e Marcia trionfale (1976) di Marco Bellocchio. Placido ha pertanto l'opportunità di essere diretto da importanti registi e questo lo aiuta a crescere e a migliorarsi. Nel 1983 interpreta il commissario di Polizia Corrado Cattani nel telefilm La Piovra di Damiano Damiani. Questo personaggio, che ricopre fino al quarto capitolo, lo rende ulteriormente famoso e lo fa conoscere alle nuove generazioni, sebbene egli avesse già dato prova di grandi capacità recitative in ruoli drammatici praticamente sconosciuti, come nel caso del film Un uomo in ginocchio dello stesso Damiani, al fianco di Giuliano Gemma nel 1979. Film quest'ultimo, precursore dell'epopea televisva dei successivi anni.

Successo e popolarità vedono un'ulteriore forte spinta nel 1989, anno in cui Placido interpreta l'eroico insegnante protagonista di Mery per sempre, di Marco Risi. Sarà lui ad interpretare poi Giovanni Falcone, magistrato ucciso dalla mafia nella strage di Capaci, nell'omonimo film di Giuseppe Ferrara. Negli anni '90 ha interpretato anche Lamerica (1994) di Gianni Amelio, Padre e figlio (1994) di Pasquale Pozzessere, La lupa (1996) di Gabriele Lavia, Un uomo perbene (1999) di Maurizio Zaccaro e Liberate i pesci (1999) di Cristina Comencini. Tra le sue ultime prove d'attore, L'odore del sangue (2004) di Mario Martone, Arrivederci amore, ciao di Michele Soavi e Le rose del deserto di Mario Monicelli (2006), Piano, solo di Riccardo Milani e 2061 - Un anno eccezionale di Carlo Vanzina (2007).

Nel 1990 presenta al Festival di Cannes la sua prima opera come regista, Pummarò, sul problema degli extra-comunitari, con buoni risultati. Seguono Le amiche del cuore (1992), Un eroe borghese (1995), Del perduto amore (1998), Un viaggio chiamato amore (2002), il fallimentare Ovunque sei (2004), Romanzo criminale (2005), storia della banda della Magliana tratta dall'omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo (che, come Placido, fa un cammeo nel film), grande successo in Italia e ottimamente accolto anche alla Berlinale 2006, e Il grande sogno (2009), film sul '68 in fase di post-produzione.

Michele Placido ha cinque figli. Con l'ex moglie Simonetta Stefanelli, dalla quale ha divorziato nel 1994, ha avuto nel 1976 Violante Placido, attrice e cantante, nel 1990 Michelangelo Placido e nel 1991 Brenno Placido, attore. Nel 1988 ha avuto un figlio extraconiugale, Inigo, con Virginie Alexandre. Dall'attuale compagna Federica Vincenti ha avuto nel 2006 Gabriele.

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Il sangue dei vinti (film)

Il sangue dei vinti è un film del 2008 diretto da Michele Soavi.

Ambientato durante la seconda guerra mondiale e tratto dall'omonimo romanzo di Giampaolo Pansa, il film è stato presentato fuori concorso alla Festa del Cinema di Roma il 26 ottobre 2008. Una versione per la televisione dovrebbe essere trasmessa in due puntate su Raiuno nel 2009.

Il commissario di polizia Francesco Dogliani (Michele Placido) deve indagare sull'omicidio di una donna e sui misteri di sua sorella gemella (Barbora Bobulova); ossessionato da questa ricerca vive il difficile e controverso periodo della fine della seconda guerra mondiale senza schierarsi come fanno invece i suoi fratelli Ettore (Alessandro Preziosi), partigiano, e Lucia (Alina Nedelea) che si arruola con l'esercito della Rsi.

Il film è stato girato a Saluzzo in provincia di Cuneo a partire dal 9 luglio 2008 ed è costato 9 milioni di euro di cui 45.000 finanziati dalla Regione Piemonte.

Il film è stato presentato fuori concorso alla Festa del Cinema di Roma ed è stato proiettato il 26 ottobre 2008. La proiezione è stata seguita da un dibattito a cui hanno partecipato Giampaolo Pansa, autore del libro che ha ispirato il film, insieme allo sceneggiatore Massimo Sebastiani, al protagonista Michele Placido, al senatore del PDL Maurizio Gasparri, al deputato e sindacalista della CISL Savino Pezzotta e alla politica e giornalista dell'Unità Miriam Mafai e alcuni rappresentanti di associazioni partigiane. In precedenza il film era stato rifiutato dal Festival del Cinema di Venezia. Inoltre il 7 febbraio 2009 è stato presentato all'European Film Market di Berlino.

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Non si interrompe un'emozione

Non si interrompe un'emozione è un celebre slogan coniato dal regista cinematografico Federico Fellini per contestare l'abuso delle interruzioni pubblicitarie sulle tv private a partire dagli anni Ottanta specialmente durante la trasmissione dei film, che Fellini considerava opere d'arte e non semplici prodotti commerciali.

Questo slogan fu poi ripreso a partire dal 1989 dal Partito Comunista, poi Partito Democratico della Sinistra nella campagna per il referendum sulla pubblicità televisiva del 1995, volto a impedire l'interruzione delle trasmissioni di film e partite di calcio con le inserzioni pubblicitarie. L'iniziativa del PCI/PDS fu da molti giudicata troppo ideologica e velleitaria e accusata di avere scatenato una campagna personale contro Silvio Berlusconi ledendo nella pubblicità gli unici mezzi di sostentamento delle tv private.

Fra i testimonial che si schierarono a fianco delle tv private, sicuramente l'attore e regista Michele Placido fu quello che, secondo gli opinionisti dei mass media, maggiormente spiazzò l'elettorato più ideologizzato della sinistra che dava in qualche modo per scontata una sorta di vicinanza ideologica di attori e registi con la battaglia referendaria.

Alla fine, l'iniziativa referendaria anti-spot ottenne il favore di quasi 12 milioni di italiani (44,3% dell'elettorato): più di 15 milioni (55,7%) invece non vollero cambiare la legislazione corrente in materia e pertanto la consultazione non ebbe per i promotori dello slogan i risultati sperati.

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Umberto Contarello

Umberto Contarello (Padova, 1958) è uno sceneggiatore italiano contemporaneo.

Ha collaborato con Gabriele Salvatores, Gianni Amelio, Giuseppe Piccioni, Carlo Mazzacurati, Fabrizio Bentivoglio, Michele Placido.

La sceneggiatura del suo primo film importante Marrakech Express, di Salvatores, è stata scritta nel 1989 insieme ad Enzo Monteleone e a Carlo Mazzacurati. Quando quest'ultimo passa alla regia la collaborazione prosegue con Il toro (1994), con Vesna va veloce (1996), che affronta il tema dell'immigrazione est-europea, e con La lingua del santo (2000), riproposizione della commedia all'italiana. Collabora ancora con Giuseppe Piccioni (Luce dei miei occhi, 2001), con Michele Placido (Ovunque sei, 2004) e con Fabrizio Bentivoglio, tornato alla regia, per Lascia perdere, Johnny! (2007), romanzo di formazione ambientato nel sottobosco musicale della provincia campana degli anni '70.

Ha lavorato anche in televisione, per la sceneggiatura di La piovra 7 e il soggetto di La piovra 8, di L'ispettore Coliandro e soprattutto di Rino Gaetano - Ma il cielo è sempre più blu. Dal suo romanzo (Una questione di cuore), viene tratto un film di Francesca Archibugi.

Ha recitato in piccole parti in Caro diario (1993) di Nanni Moretti, in un cameo in cui interpreta il traduttore dei medici cinesi - e in Il Divo (2008) di Paolo Sorrentino, in cui interpreta un veemente politico in parlamento.

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La Piovra 4

La Piovra 4 è la quarta miniserie televisiva della più celebre saga della fiction televisiva italiana, La Piovra.

Miniserie in sei puntate per la regia di Luigi Perelli, è stata trasmessa per la prima volta in italia dal 5 marzo 1989 su Raiuno, di domenica e lunedì alle 20,30. Tra gli interpreti Michele Placido, Simona Cavallari, Patricia Millardet, Remo Girone, Mario Adorf, Jean-Luc Bideau, Adriano Pappalardo, Bruno Cremer, Claude Rich, Francois Marthouret, Vanessa Gravina e Luigi Diberti.

La media degli ascolti della prima TV italiana è stata superiore ai 14 milioni di telespettatori (51,37 % di share). L'ultima puntata in particolare è stata seguita da 17 milioni di telespettatori.

Il commissario Corrado Cattani (Michele Placido) indaga sull'omicidio di Antonio Tindari, proprietario di un casinò. Le prove accumulate portano tutte a Salvatore Frolo (Mario Adorf) che qualche anno prima ha perso moglie e figlia per mano di Tindari. Intanto Tano Cariddi (Remo Girone), un uomo d'affari in collusione con la mafia, cerca di ottenere il controllo di un'importante compagnia di assicurazioni e vuole assicurarsi l'intoccabilità sposando Ester Rasi (Simona Cavallari), la figlia dell'onesto presidente della compagnia. Cattani cerca di convincere Esther a non farlo, ma la ragazza, dopo il suicidio di suo padre in seguito al ricatto di Cariddi, decide di sposare quello che considera l'assassino del padre per scoprirne i segreti e potersi vendicare. Cattani ha in mano le prove, ma il sistema sta per chiudersi intorno a lui. E nella sesta e ultima puntata, il 20 marzo 1989, viene ucciso. Il giudice Silvia Conti (Patricia Millardet) raccoglierà la sua eredità. La sera prima del suo omicidio Cattani si era recato nella villa del faccendiere Antonio Espinosa (Bruno Cremer) per arrestarlo, visto che lo stesso Espinosa era uno dei destinatari dei mandati di cattura causati dal pentimento del vecchio boss mafioso soprannominato "Il Puparo". In quel momento Espinosa sta per espatriare e c'è un elicottero, pronto al decollo, nel giardino della villa, con i motori già accesi. Tra Cattani ed Espinosa si instaura un sinistro dialogo che lascia presagire l'ormai imminente omicidio di Cattani, anche se poi nelle serie successive si scoprirà che Espinosa non c'entra niente con l'omicidio di Cattani. Quando Espinosa dice a Cattani: "Signor Commissario, lei si è spinto troppo avanti con le sue indagini, non le sarà consentito di andare oltre", Cattani risponde con una semplicissima domanda: "Mi farà uccidere?", ed Espinosa, più che prontamente, ribatte con sei, altrettanto semplicissime, parole: "NON IO, NON ADESSO, NON QUI", poi Espinosa si dirige nel giardino, sta per salire nell'elicottero, quando Cattani che gli era corso dietro gli urla, facendo voltare lo stesso Espinosa: "Espinosa, si ricordi che dovunque andrà io la seguirò, finche potrò io le starò dietro", al chè Espinosa chiuse la conversazione dicendo più o meno "Arrivederci Commissario", accompagnando queste due parole con un normalissimo gesto di saluto, ma accompagnando il tutto con uno sguardo che più che Arrivederci voleva dire Addio. Mitica, infine, rimase la frase che disse Cattani, quando, vistosi in trappola, e non avendo speranze, pochi secondi prima che i sei killer cominciassero a sparare, lui disse, rassegnato: "SONO QUA".

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Romanzo criminale (film)

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Romanzo criminale è un film di Michele Placido del 2005, tratto dall'omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo del 2002.

Il film si è aggiudicato 8 David di Donatello 2006, 5 Nastri d'argento 2006, e 2 Ioma 2006.

I fatti e i nomi dei personaggi narrati nel libro e nel film sono stati riadattati per esigenze di narrazione, ma rispecchiano comunque fatti realmente accaduti.

La vicenda è ispirata alla storia della Banda della Magliana, nome attribuito dal giornalismo italiano a quella che è considerata la più potente organizzazione criminale che abbia mai operato a Roma, cui vennero attribuiti legami con diversi tipi di organizzazioni quali Cosa nostra, Camorra, 'Ndrangheta, ma anche con esponenti del mondo della politica come Licio Gelli e Loggia P2, nonché estrema destra eversiva e servizi segreti.

Roma, anni settanta. Il film inizia con alcuni ragazzini poveri che rubano un'auto e ad un posto di blocco investono un agente ma riescono a scappare. Nel loro rifugio, una roulotte vicino alla spiaggia, decidono i loro soprannomi (ed il loro destino): si chiameranno Il Libanese, Il Dandi, Il Freddo ed Andreino. Ma arriva la polizia, fuggono e vengono presi: il Libanese si ferisce alla gamba, il Dandi scappa ed Andreino muore per le ferite riportate durante la corsa spericolata con l'auto rubata. Alcuni anni dopo il Libanese (Pierfrancesco Favino) attende il Freddo (Kim Rossi Stuart) all'uscita del carcere ed, insieme al Dandi (Claudio Santamaria), a Bufalo (Francesco Venditti), ai fratelli Ciro ed Aldo Buffoni (Antonello Fassari e Roberto Brunetti) ed altri piccoli criminali della malavita romana, organizzano un sequestro di persona: reclutato il Nero (Riccardo Scamarcio), uno spietato neonazista esperto in arti marziali, il loro primo atto è il sequestro del Barone Rosellini (Franco Interlenghi), un ricco possidente, poi ucciso non prima di aver ottenuto un congruo riscatto.

Invece di spartire subito i soldi, il Libanese propone a tutti i componenti del gruppo di formare una banda, e di investire nel traffico dell'eroina, mettendo in piedi una vera organizzazione criminale che riesce in poco tempo ad assumere il controllo assoluto del traffico di droga a Roma, estromettendo - o eliminando fisicamente - i vecchi boss. Presto le loro mire si espandono verso altri campi, come quello della prostituzione e del gioco d'azzardo, e si alleano con la mafia siciliana tramite un boss chiamato Zio Carlo (Gigi Angelillo), oltre ad ottenere la protezione degli "uomini senza volto", a cui lo Stato, nella persona del misterioso Dottor Carenza (Gianmarco Tognazzi) e de Il Vecchio (Toni Bertorelli), affida lavori segreti e sporchi. Grazie all'approvazione di Zio Carlo, il Freddo e Il Libanese uccideranno Il Terribile (Massimo Popolizio), boss che controllava la droga che circolava a Roma e che li ha denunciati per riprendersi il potere sulla città.

Nasce così la leggenda della Banda della Magliana, che metterà a ferro e fuoco la città, le cui vicende si intrecceranno con gli avvenimenti più misteriosi della storia d'Italia per oltre 25 anni, tra cui l'omicidio di Aldo Moro e la strage di Bologna.

L'unico a intuire lo strapotere del gruppo criminale è il commissario Scialoja (Stefano Accorsi), osteggiato, però, dai superiori. Nelle sue indagini intreccia un'ambigua relazione con Patrizia (Anna Mouglalis), una prostituta, donna del Dandi.

Con il rafforzarsi della banda cresce anche l'ambizione di Libano, che spinge il gruppo ad osare sempre di più. Contemporaneamente Freddo si innamora dell'innocente Roberta (Jasmine Trinca), con la quale vorrebbe ritirarsi, disgustato dalla connivenza con la mafia e i politici. Libano, preoccupato e sotto pressione, viene accoltellato da Gemito, uno dei suoi scagnozzi, per un debito di gioco non onorato.

Guidata da Freddo e Dandi, la banda ritrova la sua unità per vendicare la morte dell'amico e boss, ma la morte del capo carismatico segna comunque l'inizio della fine: incastrata da un delatore, il Sorcio (Elio Germano), tutta la banda viene arrestata e condannata, meno Dandi, protetto dalle alte amicizie.

Freddo, pur di evadere e rivedere Roberta, si inietta del sangue infetto di un malato di AIDS fornito da un medico cocainomane amico del Dandi. Il sangue, in ogni modo, lo avrebbe condotto alla morte nel giro di poco tempo, sebbene la sua fine sia dipesa da un regolamento di conti da parte dei servizi segreti, poiché egli, spinto dalla morte di Roberta (uccisa dallo scoppio di un'autobomba per una vendetta trasversale contro Il Freddo), dalla malattia e dal disgusto, decide di confessare tutto quanto sa della banda e delle losche protezioni di cui è beneficiaria. La banda è ormai divisa ed iniziano i regolamenti di conti interni che porteranno ad un lungo bagno di sangue. Uno ad uno i componenti scompariranno, inghiottiti dagli stessi pericolosi giochi di potere di cui erano stati creatori. Sul finire del film un accenno piuttosto marcato all'implicazione dei servizi segreti e di altre forze statali nell'ambito di tutta la vicenda, e quasi una sorda compassione nei riguardi di quelli che furono sì carnefici, ma vittime al tempo stesso.

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Il grande sogno (film)

Il grande sogno è un film del 2009 diretto da Michele Placido.

Al momento il film è in fase di preparazione. Le riprese sono iniziate il 9 giugno 2008 e si svolgeranno a Roma e nel Salento. Il film rievocherà le storie di studenti borghesi in lotta con i padri e di giovani lavoratori di estrazione proletaria, con uno sfondo classico di amicizie e amori.

Il protagonista è Andrea (interpretato da Michele Placido in età adulta e Marco Iermanò da giovane), scrittore, che un giorno, ad una mostra in ricordo del '68, scorge il suo volto e quello della sorella (interpretata da Jasmine Trinca) in una vecchia foto. Nicola è un giovane poliziotto (interpretato da Riccardo Scamarcio), mentre la sorella Laura è una brava ragazza di estrazione cattolica che prende parte alla contestazione e alle marce per la pace. Altro personaggio di spicco è Libero, operaio della Fiat di Torino, interpretato da Luca Argentero.

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Source : Wikipedia