Medioriente

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Inviato da david 02/03/2009 @ 23:07

Tags : medioriente, esteri

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Graham Hancock

Graham Hancock (Edimburgo, 1950) è un giornalista, sociologo e scrittore scozzese. Corrispondente negli anni ottanta per The Economist per tutta l'area dell'Africa medio orientale, ha curato numerose pubblicazioni di carattere naturalistico e scientifico.

Dopo una serie di libri sulla storia del medioriente nel 1992 pubblica Il mistero del Sacro Graal, un diario di 9 anni di ricerche tra Etiopia, Egitto ed Israele sulle tracce del'Arca dell'alleanza e del Sacro Graal.

Hanno fatto seguito Impronte degli dei, Custode della Genesi e L'enigma di Marte questi due in collaborazione con Robert Bauval.

La serie è continuata con Lo specchio del cielo assieme alla fotografa Santha Faiia sua moglie, Civiltà sommerse e, nel 2004, sempre con R. Bauval, ha pubblicato Talismano (le città sacre e la fede segreta).

I suoi libri hanno intrigato ed appassionato milioni di lettori nel mondo, ma i suoi metodi e le sue conclusioni hanno trovato poco sostegno da parte del mondo accademico, e Hancock è stato criticato come "pseudoarcheologo".

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Yehoshafat Harkabi

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Yehoshafat Harkabi il 1° gennaio 1955.

Yehoshafat Harkabi (1921 – 1994) è stato un militare e scrittore israeliano, capo dell'intelligence dal 1955 al 1959.

È conosciuto soprattutto per il suo graduale cambiamento da intransigente sostenitore della linea dura a sostenitore dello stato palestinese e per il riconoscimento dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina come partner dei negoziati. In seguito alla sua carriera militare insegnò come professore esterno all'Università di Princeton e divenne uno studioso ospite del Brooklings Institute. È stato professore di Maurice Hexter e direttore del Leonard Davis Institute of International Relations and Middle East Studies dell'Università Ebraica di Gerusalemme.

Secondo Yoel Ben-Porat, ex membro dell'intelligence, Harkabi era l'unico comandantead avere una buona conoscenza della lingua araba, in aggiunta ad una conoscenza professionale della storia e civilizzazione araba e dell'Islam.

In quella che è forse la sua opera più conosciuta, Israel's Fateful Hour, Harkabi descrive se stesso come un "Machiavelli pacifista" che cercava "una politica con la quale Israele potesse ottenere la miglior risoluzione del conflitto in medioriente", una politica che includeva un sionismo "di qualità e non di superficie".

Shahak, I. (1991). The Israeli Myth of Omniscience: Nuclear Deterrence and Intelligence, Middle East Policy, Primavera, Numero 36.

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Pasta fillo

Baklava preparato con pasta fillo

La pasta fillo o phyllo, dal greco con il significato di "foglia", è una varietà di pasta sfoglia preparata in sottilissimi fogli separati. La tecnica artigianale è quanto mai coreografica.

Caratterizzata da tempi di cottura ridottissimi, si utilizza in forno o fritta per preparare i più variegati piatti di alta cucina sostituendo anche l'involucro di svariati involtini in varie cucine del mondo. Per la sua estrema versatilità ha trovato innovativo e svariato impiego anche nella cucina italiana. È prodotta senza aggiunta di grassi a differenza delle comuni paste sfoglie, il gusto è neutro per garantirne l'uso sia nella preparazione di dolci, che di piatti salati.

Tradizionalmente e storicamente è utilizzata in tutto il medioriente per i dolci ripieni di noci e pistacchi e immersi in uno sciroppo di zucchero come il baklava.

Si trova in commercio surgelata, già pronta in rotoli.

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Ugolino e Vadino Vivaldi

Dopo la caduta di San Giovanni d'Acri e delle ultime piazzeforti cristiane in Medioriente le vie terrestri per il commercio delle spezie erano divenute impraticabili e si avvertiva l'esigenza di aprire una via commerciale alternativa. Diversi mercanti e patrizi genovesi, tra cui Tedisio Doria finanziarono dunque una spedizione che avrebbe dovuto giungere "ad partes Indiae per mare oceanum (ossia arrivare in India dopo aver circumnavigato l'Africa).

Nel 1291 i due fratelli salparono da Genova con due galee (l'Allegranza e la Sant'Antonio) e 300 marinai; la spedizione era accompagnata anche da due frati francescani. Tuttavia dopo aver passato lo stretto di Gibilterra e aver iniziato la discesa lungo le coste africane, della spedizione si persero le tracce dopo capo Juby, ai confini meridionali del Marocco e nessuno fece mai ritorno.

Furono formulate diverse ipotesi sulla sorte dei navigatori. Le galee, a remi e con scafo basso e sottile non erano del resto navi adatte per la navigazione sull'oceano; inoltre non era ancora utilizzata la bussola e la navigazione poteva solo avvenire lungo la costa, con frequenti approdi. È possibile che la spedizione toccasse le isole Canarie e forse fece naufragio alla foce del fiume Senegal.

Secondo i racconti leggendari che si svilupparono dopo il fallimento della spedizione, i due fratelli genovesi avrebbero effettivamente circumnavigato l'Africa e sarebbero giunti in Etiopia, dove sarebbero stati catturati dal Prete Gianni, un leggendario re cristiano. Non molti anni dopo Dante Alighieri era forse a conoscenza del fallimento della spedizione quando compose nel XXVI canto del suo Inferno la storia del viaggio di Ulisse oltre le Colonne d'Ercole.

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Decapoli

Il caratteristico foro ovale e cardo a Gerasa (Jerash)

Decapoli (dal greco antico: Δὲκαπὸλἰς, dieci città) era la denominazione adottata per un territorio del medioriente composto da un gruppo di dieci città collocate presso la frontiera orientale dell'Impero Romano, fra le attuali Giordania, Siria e Palestina.

Le dieci città non erano una lega ufficiale e non costituivano un corpo politico unitario, ma erano comunemente raggruppate sotto la denominazione di Decapoli per le loro affinità linguistiche, culturale e politiche. Erano tutti centri di cultura Greca e romana in un territorio principalmente semitico (Nabatei, Aramaici, ed Ebrei). Eccezion fatta per Damasco, la Decapoli si estendeva nell'attuale Giordania, e in parte del moderno Israele (ad ovest del fiume Giordano). Ogni città godeva di particolari privilegi che garantivano una certa autonomia ed indipendenza dall'impero.

In altre fonti sono considerate anche altre città di cultura greco-romana come parte integrante della Decapoli.

Le città della Decapoli (salvo Damasco) furono fondate durante il periodo ellenistico, fra il 323 a.C., data della morte di Alessandro Magno, e il 63 a.C quando i romani conquistarono la Siria e la Giudea: alcune risalgono alla dinastia tolemaica che regnò in Giudea fino al 198 a.C., altre durante il dominio dei Seleucidi, come Antiochia o Seleucia. Tutte furono pianificate secondo i modelli greco-romani (polis).

Le condizioni storiche ed urbanistiche si tradussero culturalmente nell'inatteso incontro fra le civilità dei greci colonizzatori e degli indigeni semiti causando spesso molti conflitti. La popolazione greca biasimò da subito la pratica semitica della circoncisione mentre i semiti nativi riprovavano la tolleranza dei greci per la nudità integrale e per alcune abitudini sessuali come l'omosessualità . Ciononostante le città della Decapoli furono la base della diffusione della cultura greca in medioriente, tanto da esservi spesso una mediazione culturale anche fra le religioni: molte delle divinità semitiche indigene iniziarono ad esser chiamate Zeus come il padre degli dei ellenico, perdendo però nelle stesse città greche l'appellativo di Olimpio. Allo stesso tempo si diffuse anche fra i coloni il culto di divinità fenice o nabatee come Dushara (Dusares), attestato da diverse iscrizioni e lapidi.

Il generale romano Pompeo conquistà la Giudea nel 63 a.C.. Gli abitanti della Decapoli accolsero i romani come dei liberatori contro il dominio ebraico degli Asmonei che aveva soggiogato la maggiorparte dell'area, tanto da adottare il 63 a.C. come anno 0 del loro calendario detto Era Pompeiana.

Da allora il territorio delle dieci città inizia ad essere denominato Decapoli (Decapolis).

Il governo romano mirò ad incentivare lo sviluppo delle città della Decapoli per favorire l'adozione della cultura romana nelle regioni più lontane dell'impero, fra cui la Palestina orientale dove garantì sempre l'autonomia per le città filo-imperiali. La Decapoli era quindi strutturata in città stato, ciascuna con un circondario amministrativo e facoltà di emettere moneta propria.

I romani lasciarono fortemente il segno del loro dominio culturale su tuttle le città: ognuna fu ricostruita secondo la pianificazione romana a cardo e decumano, arricchita da numerosi templi ed edifici pubblici in uno stile fortemente celebrativo, tanto da trasgredire spesso i dettami dell'armonia classica. Ebbe molta forutna il culto dell'imperatore, tanto da contrassegnare ogni città: il Kalybe (Καλύβη), un particolare tipo di tempio dedicato all'imperatore, è uno degli elementi caratteristici ed unici della regione.

Le città dovevano aver avuto anche forti legami commerciali, incoraggiati dal sistema viario delle nuove strade romane. Simile ad una moderna confederazione o federazione, la Decapoli non fu mai una unione politica o mercantile ufficiale. I vangeli di Matteo, Marco e Luca narrano del ministero di Gesù nella Decapoli, in particolare come luogo confronto con i gentili (popolazione non ebrea).

Il termine Decapoli fu abbandonato dopo che l'imperatore Traiano nel II sec. istituì la provincia romana dell'Arabia che si estendeva immediatamente ad est della Palestina. Alcune città della Decapoli vi furono incluse, altre comprese nella Siria e nella Palestina Secunda. Tutte però conservarono una forte identità romana ed ellenica, nonché il calendario Pompeiano, tanto che oggi gli storici e gli archeologi continuano a denominare la stessa regione Decapoli anche nei periodi successivi allo smembramento.

Durante l'Impero Bizantino il territorio della Decapoli fu influenzato e progressivamente convertito al Cristianesimo, in alcune città più facilmente che in altre. Pella fu base di cristianizzazione per molti dei primi capi della chiesa (Eusebio di Cesarea tramanda che gli apostoli vi migrarono per fuggire alla prima guerra giudaica). Altre città invece conservarono culti pagani durante tutto il dominio bizantino, pur ospitando la maggior parte delle città una sede vescovile cristiana.

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Diaspora africana

Una mappa della Underground Railroad.

La diaspora africana è la migrazione dei popoli africani e dei loro discendenti prevalentemente verso le Americhe, e successivamente in Europa, medioriente ed altri luoghi in tutto il mondo. Gran parte degli appartenenti alla diaspora africana discendono dalle persone che erano state ridotte in schiavitù durante la tratta atlantica degli schiavi, ed una gran parte di essi vivono in Brasile. La popolazione subsahariana è scesa a 799,83 milioni di persone nel 2007, e rappresenta circa il 12 percento della popolazione mondiale.

Basandosi sulla genetica umana, è opinione diffusa che le popolazioni preistoriche africane che lasciarono il continente negli ultimi centomila anni siano gli antenati di tutti gli umani non africani. Ma con la formazione delle prime comunità, specialmente in Egitto e in medioriente, queste migrazioni si ridussero perché l'unico passaggio per uscire dal continente africano via terra era la penisola del Sinai. Con lo sviluppo della civiltà e la scoperta della vela, i neri africani viaggiarono verso il medioriente, l'Europa e l'Asia con diverse occupazioni. Molti di loro si stabilirono in Europa e Asia ed ovviamente ebbero discendenti dalle popolazioni locali. Oggi le ricerche sulla genetica umana suggeriscono che il DNA mitocondriale e gli aplotipi del cromosoma Y negli europei e negli asiatici hanno un'ascendenza africana.

Queste prime migrazioni sono minime se confrontate con la tratta atlantica degli schiavi e con quella araba.

Gran parte della diaspora africana si è dispersa in Europa, Asia e nelle Americhe durante la tratta atlantica e araba degli schiavi. A partire dal IX secolo gli schiavi africani venivano presi dall'Africa del nord e dell'est e portati in medioriente e Asia. A cominciare dal XV secolo gli africani vennero presi anche dal resto del continente, specialmente dall'Africa occidentale, e condotti prima in Europa e poi nelle Americhe. Sia la tratta atlantica che quella araba finirono nel XIX secolo.

La dispersione attraverso la tratta degli schiavi rappresenta una delle più grandi migrazioni della storia umana. Gli effetti economici sul continente africano furono devastanti. Alcune comunità create dai discendenti degli schiavi neri africani in Europa ed Asia sono sopravvissute fino ad oggi, ma in altri casi la popolazione nera ebbe discendenti dalla popolazione locale, i quali si dispersero a loro volta nella popolazione. Nelle Americhe la confluenza di vari gruppi etnici da molte parti del mondo ha creato un vero e proprio miscuglio di diverse etnie. In America Centrale e America del Sud gran parte della popolazione ha antenati europei, nativi americani ed africani. In Brasile, dove nel 1888 quasi metà della popolazione discendeva dagli schiavi africani, le variazioni somatiche si estendono per una vasta gamma. Negli Stati Uniti, le leggi di Jim Crow e quelle che impedivano matrimoni misti diedero inizio alla segregazione razziale e mantennero una distinzione tra gruppi etnici.

Sebbene il commercio degli schiavi venne bandito in molti paesi nella prima metà del XIX secolo, il traffico illegale di schiavi continuò attraverso l'Atlantico fino alla fine del secolo. Una delle testimonianze conservate sull'intercettazione di una nave di schiavi durante questo periodo è un fascicolo dell'Ammiragliato britannico contenente rare fotografie delle condizioni di vita durante la traversata.

Fin dalla comparsa delle prime attività spagnole nelle Americhe, gli africani erano presenti sia come volontari nel corpo di spedizione che come coloni involontari. Juan Garrido fu uno dei conquistadores neri. Attraversò l'Oceano Atlantico come liberto negli anni 1510 e partecipò all'assedio di Tenochtitlán.

L'immigrazione africana è diventata la principale forza della moderna diaspora. È stato stimato che la popolazione corrente di africani immigrati nei soli Stati Uniti è di 600,000 individui. I paesi con più immigrati negli Stati Uniti sono: Nigeria, Ghana, Etiopia, Eritrea, Egitto, Sierra Leone, Somalia e Sudafrica. Altri sono immigrati da: Angola, Capo Verde, Mozambico, Guinea equatoriale, Kenya e Camerun. Solitamente gli immigrati si concentrano nelle aree urbane, spostandosi poi nelle aree suburbane.

Un significativo numero di africani sono immigrati in molti altri paesi come Regno Unito e Francia.

L'Unione Africana definisce la diaspora africana come un movimento «costituito da persone di origini africane che vivono al di fuori del continente, a prescindere dalla loro nazionalità e cittadinanza, e che desiderano contribuire allo sviluppo di un continente e alla costruzione dell'Unione Africana». Il suo atto costitutivo «invita ed incoraggia la piena partecipazione alla diaspora africana come una parte importante del nostro continente, nella costruzione dell'Unione Africana».

Tra il 1500 e il 1900, approssimativamente quattro milioni di neri africani vennero schiavizzati e portati nelle piantagioni nelle isole dell'Oceano Indiano, circa otto milioni vennero portati nei paesi mediterranei, e circa undici milioni sopravvissero al viaggio verso il nuovo mondo. I loro discendenti ora si trovano in tutto il mondo. A causa dei matrimoni misti e all'assimlazione genetica, non è del tutto evidente chi discenda dalla diaspora africana.

Le statistiche provengono da diverse fonti e i paesi usano metodi di valutazione molto diversi per definire una "razza", etnia, o nazionale o genetica degli individui, metodi che vanno dall'osservazione per caratteristiche somatiche, al chiedere direttamente alle persone di scegliere tra alcune opzioni predefinite, a volte con l'opzione "Altra categoria", e a volte a risposta libera, così che differenti popolazioni nazionali tendono a scegliere in diversi modi. Colore della pelle e caratteristiche somatiche non sono considerati attendibili per determinare l'appartenenza generica ad una razza in antropologia, così i dati non riflettono realisticamente le attuali popolazioni africane nel nel mondo.

Molte ondate migratorie verso le Americhe, così come gli spostamenti all'interno del continente stesso, hanno portato le persone di discendenza africana in America del Nord. Secondo il Schomburg Center for Research in Black Culture, le prime popolazioni africane arrivarono in Nordamerica nel XVI secolo attraverso il Messico e i Caraibi diretti nelle colonie spagnole della Florida, Texas ed in generale nel sud degli attuali Stati Uniti. Su 12 milioni di persone che vennero portate nelle americhe durante la tratta atlantica degli schiavi, 645.000 sbarcarono nelle colonie britanniche sul continente americano e negli Stati Uniti, 1.840.000 arrivarono in altre colonie britanniche, principalmente nelle Indie Occidentali. Nell'interpretazione della diaspora africana la tratta atlantica degli schiavi è spesso considerata come un elemento fondamentale, ma ci furono altri undici flussi migratori dall'Africa verso l'America settentrionale a partire dal XVI secolo, molti dei quali erano composti da immigranti volontari, sebbene diretti in un territorio ostile ed economicamente basato sullo sfruttamento.

Negli anni 1860, africani dell'Africa subsahariana, soprattutto dall'Africa occidentale e da Capo Verde, emigrarono volontariamente per cercare lavoro come balenieri in Massachussets. Questa migrazione continuò fino alle leggi restrittive che vennero approvate nel 1921 con lo scopo di impedire l'immigrazione di popolazioni non europee, ma in questo periodo i discendenti degli immigrati africani erano in numero maggiore nell'industria baleniera del New England, e di conseguenza marinai, maniscalchi, costruttori navali, ufficiali e armatori afroamericani spostarono le loro attività in California. 1.7 milioni di persone negli Stati Uniti discendono degli immigrati volontari dell'africa subsahariana. Gli immigrati africani rappresentano il 6% di tutti gli immigrati negli Stati Uniti e quasi il 5% della comunità afroamericana dell'intera nazione. Circa il 57% sono immigrati tra il 1990 e il 2000. Gli immigrati nati in Africa costituiscono l'1,6% della popolazione di colore. Gli appartenenti alla diaspora africana degli immigrati sono stati per la maggior parte educati negli Stati Uniti, la metà di loro ha una laurea o una laurea specialistica, rispetto al 23% degli afroamericani nati nel Paese. La più numerosa comunità di afroamericani negli Stati Uniti di trova nello stato di New York, seguito da California, Texas e Maryland. Gli stati con la più alta percentuale di africani sono Washington, seguito da Mississippi e Louisiana. I rifugiati rappresentano una minoranza.

L'U.S. Boreau of the Census categorizza la popolazione in base alla razza su autoidentificazione, e non prevede un'identità multietnica, anche se dal 2000 gli intervistati possono scegliere diverse etnie di appartenenza.

Nel 2000 gli afroamericani erano il 12,1 percento della popolazione totale negli Stati Uniti, e costituiscono la più numerosa minoranza etnica del Paese; sono concentrati nelle aree urbane, soprattutto negli stati del sud.

Gran parte dei primi afro-canadesi emigrarono dagli Stati Uniti, compresi quegli afroamericani che arrivarono come lealisti o fuggitivi lungo la Underground Railroad, una serie di itinerari segreti dai quali gli emigranti neri arrivarono in Nuova Scozia e Ontario. La schiavitù iniziò ad essere fuori legge nel Nord America Britannico dall'inizio del 1793. Più tardi i flussi migratori verso il Canada arrivavano principalmente dai Caraibi, così oggi il 70% degli afro-canadesi ha origini caraibiche.

Come conseguenza della maggior immigrazione dai Caraibi, il termine afro-canadese, benché a volte utilizzato per riferirsi alla minoranza di neri canadesi aventi una diretta discendenza africana o afroamericana, non è normalmente usato per definire i neri canadesi. I neri dei Caraibi sono solitamente definiti come canadesi delle Indie Occidentali, canadesi caraibici o più raramente afro-caraibici canadesi, ma il termine più usato resta neri canadesi, che include sia le comunità africane che caraibiche del Canada.

Ad un livello intermedio, sia in America latina che nelle ex piantagioni dell'Oceano Indiano e dei suoi dintorni è difficile stabilire quali siano i discendenti degli schiavi africani perché gran parte della popolazione si è mescolata con gli schiavi originari del posto. In luoghi dove sono stati importati relativamente meno schiavi (come Argentina e Cile) pochi di loro sono considerati neri oggi, mentre al contrario dove sono stati importati molti schiavi (come in Brasile o in Repubblica Dominicana) il numero dei neri è maggiore, ma molti hanno un'ascendenza mista.

2 milioni (senza includere i britannici di etnia mista) sono gli afro-britannici, che si dividono tra africani e afro-caraibici.

Si stima che in Francia vivano fra i 3 e i 5 milioni di discendenti africani, anche se un quarto di essi risiedono nei territori d'oltremare.

In Olanda circa 300.000 sono originari del Suriname e delle Antille Olandesi. Gran parte vivono nelle isole di Aruba, Bonaire, Curacao e Saint Martin, ma molti afro-olandesi vivono anche in Olanda.

I primi neri in arrivarono in Russia con la tratta degli schiavi dell'Impero Ottomano e i loro discendenti continuano a vivere nelle coste del Mar Nero. Allo zar Pietro il Grande venne consigliato dal suo amico Lefort di importare gli africani in Russia e affidargli i lavori pesanti. Alexander Pushkin era il discendente dello schiavo africano Abram Petrovich Ganniball, protetto di Pietro il Grande, che divenne ingegnere militare in Francia e alla fine generale capo, responsabile per la costruzione di fortificazioni marine e canali in Russia.

Durante gli anni '30 quindici famiglie afroamericane si trasferirono in Unione Sovietica come esperti di agraria. Quando gli stati africani divennero indipendenti negli anni sessanta, l'Unione Sovietica offrì loro la possibilità di studiare in Russia. In quarant'anni 400.000 africani divennero studenti in Unione Sovietica, e molti si stabilirono lì.

Si noti che anche qui i non africani all'interno dell'ex Unione Sovietica si riferiscono colloquialmente agli afro-russi come "neri" ("chernye"). Della stessa categoria sono considerati anche rom, georgiani e tartari.

Gli afro-turchi, stimati in 2 milioni di persone di ascendenza africana anche parziale vivono nel litorale tra la provincia di Antalya e Istambul.

Alcuni panafricanisti considerano anche altri popoli africoidi come parte della diaspora africana, come, tra gli altri, i pigmei asiatici, come nel caso di gruppi della penisola malese (Orang Asli),, Nuova Guinea (papuani), andamanesi, alcune popolazioni del subcontinente indiano, tra cui i vedda, dràvida, tamili e le popolazioni aborigene della Melanesia e Micronesia.

Molte di queste teorie sono però considerate dagli etnologi come pseusoscienza e pseudoantropologia ideologicamente motivata dall'africocentrismo irredentista, ed accettate principalmente da alcuni estremisti negli Stati Uniti, i quali non riflettono il pensiero generale della comunità afroamericana. La maggior parte degli antropologi pensano che gli andamanesi ed altri popoli siano parte di una rete gruppi etnici di proto-australoidi e paleometditerranei presenti in Asia meridionale le cui origini genetiche sono riconducibili ai flussi migratori che culminarono negli aborigeni australiani, piuttosto che alle popolazioni africane (benché indirettamente siano discendenti di alcuni gruppi preistorici che emigrarono dall'Africa, come tutti gli esseri umani).

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Cristo

Cristo (dal greco Χριστός, Christòs) è aggettivo sostantivato e deriva dal verbo χρίω (chrìō), ungere: significa sostanzialmente "unto". Corrisponde letteralmente all'ebraico מָשִׁיחַ (mašíaḥ, cioè "unto"), dal quale deriva l'italiano messia.

Il significato di questo titolo onorifico deriva dal fatto che nell'antico medioriente re, sacerdoti e profeti venivano solitamente scelti e consacrati tramite l'unzione con oli aromatici.

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Source : Wikipedia