Medio Evo

3.376537369918 (1057)
Inviato da gort 11/04/2009 @ 23:08

Tags : medio evo, storia, scienze umane e sociali, scienza

ultime notizie
Turchia, il Medio Evo dei delitti d'onore: a un'adultera mozzati ... - il Giornale
Ma stavolta YA, come la chiamano i giornali turchi, è viva e la pena inflittale dai familiari del marito l'ha trasformata nell'icona dell'orrore, nel simbolo di quel medioevo che la Turchia si cova nel seno. Ed allora l'orrore fa discutere,...
Quattro Castella come nel Medioevo - Telereggio
Quattro giornate per rivivere le atmosfere medioevali. A Quattro Castella arriveranno da tutta Europa e da giovedì migliaia di persone rigorosamente in costume animeranno le vie del paese. Perchè negli anni il Corteo e ciò che gli sta intorno è...
Un tuffo nel Medioevo: basta salire a Lusernetta - L'Eco del Chisone
LUSERNETTA - Hanno lavorato di fantasia, i promotori della Fiera di primavera di Lusernetta. Amministrazione comunale, Pro loco e Comitato pro restauro della cappella di S. Bernardino sono riusciti ad allestire ben tre giorni di manifestazioni,...
I Montecchi ei Capuleti si ritrovano nella Sicilia «seducente» di ... - il Giornale
L'ambientazione non è più quella fuori dal tempo di un improbabile Medioevo. Ora i Capuleti ei Montecchi sono due famiglie costrette a dimenticare una tragedia collettiva (la seconda guerra mondiale) prima di vivere un dramma tutto personale....
Giuseppe Pederiali parla del suo ultimo romanzo La vergine napoletana - Wuz. Cultura&Spettacolo
Si tratta di un piccolo “scoop” scaturito dalle mie indagini sul medioevo, il massacro degli ebrei voluto nel 1293 dagli Angioini, forse il primo pogrom nell'Europa mediterranea. Oggi rimosso, ma fino agli anni '20 del Novecento esisteva a Napoli una...
La matematica nel Medioevo: l'Ipssar ospita il concorso - L'altra Molfetta
Il primo premio è stato assegnato alla scuola secondaria di primo grado "Teodoro Croci" di Paderno Dugnano (MI) per un racconto originale sull'uso della matematica nel Medioevo. In diverse prove sono emerse le mitiche figure di Federico II di Svevia e...
Salerno: per il ciclo "I mercoledì archeologici" conferenza del ... - cilento.it
E' stato Direttore del Dipartimento di Latinità e Medioevo ed è responsabile del Laboratorio "N. Cilento" per l'Archeologia Medioevale. -Scavi archeologici diretti a Capaccio Vecchia (SA) dal 1978 al 1985. -Su richiesta della Soprintendenza ai Beni...
TERRA: RISCHIO RITORNO AL MEDIOEVO. SI TEME GRANDE TEMPESTA SOLARE ... - UnoNotizie.it
Tra circa tre anni la Terra potrebbe essere investita da una tempesta solare di inaudita violenza, in grado di distruggere le reti elettriche e di riportare il mondo, almeno per una ventina d'anni, all'età del Medio Evo. Questo è quanto riportato su un...
Roberto Giacobbo di Voyager al museo Grandi Fiumi - NotiziarioItaliano.IT
... LA METALLURGIA DEL MEDIOEVO a cura di Francesco Pavan L'archeotecnico, esperto nel conio delle monete e nella riproduzione di gioielli medievali, mostrerà la catena operativa per la produzione di bolli e sigilli dal Medio Oriente a Venezia....
Ritorno al Medioevo a Barasso - Varese News
Sembra un ritorno alle "città-stato" del Medioevo; solo che siamo nel 2009 e non nel 1009. A questo punto sarebbe una idea carina far pagare ai cittadini di Barasso un pedaggio quando transitano su territori limitrofi al loro comune....

Medio Evo inglese (V-XVI secolo)

L'elmo di Sutton Hoo

Il Medio Evo inglese è quel periodo che va dal V al XVI secolo. Inizia tradizionalmente con la partenza delle legioni romane dalla Britannia e l’invasione degli Anglosassoni (agli inizi del V secolo) e termina con Enrico VIII e la riforma di John Knox in Scozia (XVI secolo).

All'interno del Medioevo inglese, i secoli V e VI (quelli della conquista anglosassone) sono conosciuti coi nomi di periodo sub-romano o secoli bui, a cui seguì il periodo noto come eptarchia anglosassone. Sul finire dell'VIII secolo giunsero invece i Vichinghi, che provocarono molti cambiamenti nell'isola. Da tutto ciò nacquero importanti contatti con l'Europa, che portarono alla "fine" dell'Inghilterra anglosassone (che tradizionalmente termina con la conquista normanna). Il processo di sostituzione del potere celtico con quello germanico continuò, in maniera frammentaria nelle diverse aree britanniche, fino al X secolo. Una frattura all’interno del Medioevo inglese si ebbe appunto con la conquista normanna del 1066, che rappresentò un vero e proprio spartiacque.

Quando i Romani lasciarono l’isola, i popoli che vivevano a nord del Vallo di Adriano (Pitti, Scoti e Caledoni) iniziarono a penetrare nelle fertili pianure meridionali dell'isola. Per difendersi dai loro attacchi, i Britanni chiesero aiuto alle tribù germaniche d'Europa degli Juti, dei Sassoni e degli Angli, che iniziarono così a penetrare in Britannia. Nel giro di pochi anni si giunse alla creazione di diversi regni: Kent, Sussex, Wessex, Essex, Northumbria, Anglia orientale e Mercia. I Britanni, divisi tra di loro in una miriade di regni e potentati, si difesero con tenacia da questa invasione.

Si è a lungo creduto che la migrazione anglosassone in Britannia fosse stata caratterizzata da un vasto movimento di genti che, nei secoli V e VI, avrebbero sommerso i Britanni, spingendoli nelle zone montuose e meno accessibili del Galles e della Scozia. La pensa così, ad esempio, lo storico Frank Stenton, secondo cui la maggior parte dell'Inghilterra meridionale fu conquistata molto presto. Questa interpretazione è basata sulle fonti scritte (soprattutto su Gildas ma non solo), che descrivono l'arrivo degli Anglosassoni come un evento violento. Quest'interpretazione sarebbe supportata anche dalla toponomastica e dalla linguistica, che dimostrerebbero la sopravvivenza di pochi toponimi britannici nell'Inghilterra orientale e la presenza di poche parole celtiche nell'antico inglese. Questa visione dei fatti è ancora oggi accettata da alcuni storici quali James Lawrence, che ha scritto che l'Inghilterra "è stata sommersa da una corrente anglosassone che ha spazzato via la popolazione romano-britannica".

Oggi, però, questa interpretazione dei fatti è poco seguita. Invece, viene seguita un'altra basata su una nuova stima numerica degli Anglosassoni giunti in Inghilterra in questo periodo e secondo la quale gli invasori sarebbero stati di meno di quanto si pensasse in passato. Quindi, la scarsità di toponimi e parole celtiche potrebbe essere spiegata con il fatto che i nuovi venuti furono così politicamente e socialmente dominanti nel sud e nell'est della Britannia che anche la loro lingua e la loro cultura sarebbero divenuti tali. Quindi, a differenza di quanto si pensò in passato, i Britanni sarebbero rimasti anche nelle regioni centro-meridionali dell'isola colonizzate dagli Anglosassoni.

Del resto, una recente ricerca genetica condotta dall’University College di Londra ha smontato l'idea che gli Inglesi fossero composti essenzialmente da Anglosassoni. È infatti stato dimostrato come la diffusione dei geni anglosassoni sarebbe minore di quanto pensato fino a oggi.

Esistono invece alcune prove archeologiche del fatto che gli invasori e i Britanni abbiano vissuto insieme. Ad esempio, nel cimitero di Wasperton, nella contea del Warwickshire, è possibile vedere una famiglia autoctona adottare la cultura anglosassone per un periodo lungo. Quindi, alcuni Britanni adottarono la cultura anglosassone, identificandosi con gli invasori, mentre altri vissero in comunità separate, sotto il dominio anglosassone. Una testimonianza del genere appare chiaramente nel codice di re Ine del Wessex, realizzato tra la fine del VII secolo e gli inizi dell'VIII.

Tuttavia, non si può misconoscere la violenza che dominò questo periodo, come dicono le fonti scritte, e che, probabilmente, portò alla morte di un considerevole numero di Britanni. Va anche detto che nelle fonti ci sono riferimenti a delle pestilenze che colpirono in ugual modo sia gli invasori sia i popoli autoctoni. È infatti evidente una diminuzione di produttività, che potrebbe essere connessa a un decremento di popolazione. Inoltre, è anche stata dimostrata l'esistenza, nel corso del V e VI secolo, di un cambiamento di clima, divenuto più freddo e umido. Si sa anche di migrazioni britanniche in Bretagna (Gallia nord-occidentale) e in Galizia (parte nord-occidentale della Penisola iberica).

Intanto, in Britannia nascono i regni anglosassoni, che vengono per la prima volta menzionati da Gildas nel De Excidio Britanniae. Alcuni insediamenti urbani romani, come Wroxeter, continuarono a essere occupati forse grazie alla presenza della Chiesa. In questo periodo, inoltre, sarebbe stato attivo re Artù che, secondo alcuni studiosi, sarebbe un personaggio storico realmente esistito, un romano-britanno che in questa fase avrebbe conquistato un considerevole potere. L’esistenza di questo personaggio, per alcuni, potrebbe essere testimoniata dalla costruzione di luoghi come Tintagel o Wansdyke. Non si tratterebbe, dunque, di una figura leggendaria.

È davvero difficile stabilire con precisione cronologica gli eventi compresi tra la partenza dei romani dalla Britannia e la nascita dei regni Anglosassoni. La storia del ritiro delle legioni romane è narrata nella Historia Regum Britanniae di Geoffredo di Monmouth, opera che però è notoriamente poco credibile e in molte parti leggendaria. L'archeologia mostra innegabili segni di decadenza nell'ultimo periodo della dominazione romana nell'isola. La Britannia romana ebbe effettivamente fine quando nel 407 Costantino III fu eletto Imperatore dalle truppe britanniche, attaversando la Manica con l'esercito e lasciando l'isola senza difese. Costantino III alla fine fu ucciso in battaglia. Nel 410, l'imperatore romano d'Occidente, Onorio, disse ai Romano-Britanni che dovevano pensare da soli alla propria difesa. Ma ancora nel tardo V secolo i Romano-Britanni chiesero al console romano Flavio Ezio di soccorrerli contro gli invasori (vedi I lamenti dei Britanni).

Dalle evidenze archeologiche sembrerebbe di poter dedurre che ci fu una commistione tra i nuovi venuti e le popolazioni autoctone. Comunque, ci furono anche romano-britanni che emigrarono in Armorica, che diventerà la Bretagna (Francia), e nella Spagna. Sembra che la battaglia del Monte Badon (vinta dai britannici) abbia segnato una battuta d'arresto dell'invasione anglosassone dell'Inghilterra, che rallentò per un certo periodo. In seguito riprese, portando alla formazione della cosiddetta eptarchia anglosassone, cioè la formazione dei sette regni anglosassoni: Northumbria, Mercia, Kent, Anglia orientale, Essex, Sussex e Wessex. Tuttavia, studiosi moderni hanno mostrato che altri regno sorsero in questo periodo: Hwicce, Magonsete, Lindsey e Middle Anglia. A questi regni anglosassoni si opponevano inoltre quelli britannici, come lo Strathclyde, il Reghed, l'Elmet e i diversi regni del Galles.

La cristianizzazione dell'Inghilterra anglosassone iniziò attorno al 600, per influenza del cristianesimo celtico e del cristianesimo romano. Infatti, il Cristianesimo, che era quasi scomparso nell'isola, riprese vigore e gli invasori pagani iniziarono a convertirsi. Il primo arcivescovo di Canterbury, Agostino assunse questo ufficio nel 597 e nel 601 battezzò il primo sovrano anglosassone Ethelbert del Kent. La completa cristianizzazione dell'isola fu operata dai monaci celti di Lindisfarne nel VII secolo. L'ultimo grande sovrano pagano degli anglosassoni fu re Penda di Mercia, che morì nel 655. Sempre nella seconda metà del VII secolo, il cristianesimo celtico entrò in conflitto con il cattolicesimo romano sulla data della celebrazione della Pasqua, questione che in Northumbria aveva diviso il paese. I Celti cristiani volevano che venisse fissata una data precisa, mentre da Roma si voleva mantenere l'usanza della data variabile. Nel 644 la controversia si risolse a favore della chiesa di Roma, ragion per cui tutta la Britannia entrò sempre a più stretto contatto con la tradizione romana e con l'Europa. I primi missionari britannici partirono per il continente nell'VIII secolo. Per influenza dei benedettini e del clero secolare, sin dal VII secolo la Britannia fu suddivisa in diocesi vescovili.

Nel corso dei secoli VII e VIII, i diversi regni della cosiddetta eptarchia anglosassone conobbero vicende alterne, con i diversi reami impegnati nel tentativo di conquistare la supremazia gli uni sugli altri. Potente fu il regno di Northumbria, nato dall'unione dei due regni minori di Bernicia e di Deira. Ma il suo potere andò in frantumi nella seconda metà del VII secolo, a seguito delle sconfitte militari inflitte dalla Mercia (battaglia del Trent nel 679) e dai Pitti (battaglia di Dunnichen nel 685).

Nell'VIII secolo si ebbe la supremazia della Mercia, tant'è che re Offa fu riconosciuto come sovrano di tutta la Britannia del sud da Carlo Magno. Ma la crescente potenza del regno del Kent e i problemi creati dai regni minori, portò alla fine del dominio marciano attorno alla fine di quello stesso secolo.

La Cronaca anglosassone data al 793 il primo attacco dei vichinghi in Britannia, sferrato contro il monastero di Lindisfarne, anche se è probabile che dall'insediamento dei vichinghi nelle Orkney e nelle Shetland ci furono altre incursioni. Nel 794 avvenne il primo attacco a Iona. L'arrivo dei nuovi invasori, in particolare della loro Grande armata, squassarono profondamente l'assetto geografico, politico e sociale dell'Inghilterra (provocando la riduzione e la scomparsa di alcuni regni anglosassoni) come anche in Irlanda, tra i Pitti e gli Scoti (e in seguito anche nel Galles). È infatti ai Vichinghi che si attribuisce una parte di responsabilità per la nascita del regno di Alba, che poi diventerà la Scozia.

Dopo un periodo fatto di raid e razzie, i vichinghi si insediarono in Inghilterra: un centro importante fu York (Jorvik in vichingo), sede di un regno che strinse e ruppe diverse alleanze con quello vichingo di Dublino. Questi insediamenti ebbero un impatto forte, tanto da lasciare tracce significative nella lingua inglese, tanto che alcune importanti parole di questa lingua derivano dall'antico norvegese. E tracce si trovano anche nella toponomastica: ad esempio il Sutherland. Un evento importante del IX secolo fu l'espansione del regno anglosassone del Wessex, che, grazie ad Alfredo il Grande, arrivò ad estendere il suo dominio su altri reami anglosassoni e sulla Cornovaglia.

Re Alfredo il Grande del Wessex morì nel 899 e a lui successe il figlio Edoardo il Vecchio, che, insieme al cognato Ethelred di Mercia, diede vita a un programma di espansione basato sulla costruzione di città e fortilizi. Alla morte di Ethelred, sua moglie Ethelfleda (cioè la sorella di Edoardo) regnò come Signora dei merciani, continuando l'espansione. Alla morte di Edoardo, il figlio Atelstano salì sul trono di Mercia e, in seguito, anche sul Wessex.

Atelstano continuò il programma d'espansione dei suoi parenti, arrivando a essere il primo vero sovrano di quella che ora è chiamata Inghilterra. Nel corso delle sue guerre di conquista, sconfisse un'armata di scozzesi e vichinghi nella battaglia di Brunanburh, scontro che fu uno delle tappe più importanti per la formazione dell'Inghilterra. Tuttavia, con i successori di Atelstano, Edmondo, Eadred e Edwy, il regno andò in frantumi. Tuttavia, Edgar, che alla fine regnò sullo stesso territorio di Atelstano, sembra aver consolidato il regno, mentre al tempo del regno del figlio Aethelred, l'Inghilterra appare come un'entità sicura e consolidata.

Sul finire del X secolo si ebbe un rinnovato interesse degli scandinavi nei confronti dell'Inghilterra. Aethelred perdette il suo regno a opera di Sweyn di Danimarca, riprendendoselo però alla morte di quest'ultimo. Il figlio di Aethelred, Edmondo II morì poco dopo, permettendo così al figlio di Sweyn, Canuto, di salire sul trono d'Inghilterra.

Il potere supremo sull'Inghilterra fluttuò tra i discendenti di Aethelred e quelli di Canuto fino alla prima metà dell'XI secolo. Nel 1066, sul trono salì Harold Godwinson, che fu però sconfitto e ucciso combattendo a Hastings contro i normanni di Guglielmo il Conquistatore, discendente di Aethelred e della moglie di Canuto, Emma. Guglielmo fu incoronato il giorno di Natale di quello stesso anno. Il suo regno fu però segnato da molti problemi. Molti sassoni dopo la battaglia di Hastings andarono ad arruolarsi nella guardia imperiale dell'Impero bizantino, per poter combattere contro i normanni di Sicilia per vendicare quanto era successo in Inghilterra.

La sconfitta di Harold da parte di Guglielmo, che salì sul trono inglese, e la conseguente conquista normanna dell'Inghilterra segnò una frattura nella storia di questa terra, portando con sé molti cambiamenti. Il nuovo sovrano ordinò la compilazione del Libro di Domesday, in cui erano registrati popolazioni e proprietà da tassare nel suo territorio. Col dominio normanno andarono formandosi anche una classe dirigente e una popolazione anglo-normanna.

Durante questo periodo l'Inghilterra conobbe la guerra civile, le insurrezioni, gli intrighi di corte e fece molte guerre fuori dai suoi confini. Ebbe un'economia basata sulla produzione e l'esportazione di lana verso l'Europa, dove veniva lavorata. Solo nel XV secolo, infatti, l'Inghilterra sviluppò una propria industria tessile.

Enrico lavorò duramente per riformare il paese e ridargli stabilità, ma la sua opera fu compromessa dalla morte del figlio Guglielmo nel novembre 1120, aprendo problemi di successione, che gettarono un'ombra sulla storia dell'Inghilterra.

Durante il debole regno di Stefano I (1135 - 1154), la situazione dell'Inghilterra andò precipitando, oscillando tra la guerra civile e il potere feudale dei baroni. A questa instabilità si aggiunsero scorrerie di razziatori scozzesi e gallesi. Stefano entrò anche in contrasto con la cugina, l'Imperatrice Matilda, per ragioni dinastiche, che, dalla Francia, nell'autunno del 1139 invase l'Inghilterra insieme al marito Goffredo di Angiò e al fratellastro Roberto di Gloucester, catturando Stefano e ponendo fine al suo governo.

Matilda divenne regina, ma entrata in contrasto coi suoi sudditi fu espulsa da Londra. Ne derivò un periodo di instabilità e guerra civile terminò nel 1148, quando Matilda tornò in Francia. Stefano tornò sul trono, regnando fino alla morte (1154). Dopo la morte dei suoi eredi, Stefano si accordò proprio con Matilda, riconoscendone il figlio, Enrico di Angiò, il futuro Enrico II, il cui regno segnò un ritorno al centralismo monarchico, a scapito del potere feudale dei baroni e di quello legislativo della Chiesa.

Il successore di Enrico, Riccardo I "Cuor di Leone", fu impegnato in guerre all'estero, partecipando alla Terza crociata e difendendo i suoi possedimenti francesi dagli attacchi di re Filippo II di Francia.

Il suo successore, il fratello più giovane Giovanni, perdette molti territori in Francia e non riuscì a far fronte ai nobili e alla chiesa e fu alla fine costretto a firmare la Magna Carta, che impose grossi limiti al potere personale del sovrano. Suo figlio, Enrico III, salì sul trono a soli 9 anni. Il suo regno fu caratterizzato da molte rivolte (tra cui quella guidata da Simone de Montfort) e guerre civili, spesso provocate dall'incompetenza e dal cattivo governo del potere centrale.

Il regno riprese vigore con re Edoardo I (sul trono dal 1272 al 1307), che ridiede potere al governo centrale, conquistò il Galles e tentò di porre sotto il suo controllo la Scozia. Più disastrosi i regni del figlio Edoardo II e quello di Edoardo III, che fu costretto a concedere terre alle famiglie nobiliari, accrescendo così il loro potere.

Intanto, nel 1349 in Inghilterra giunse un'epidemia di peste bubbonica, che stava devastando tutta l'Europa. La morte nera uccise 1/3 della popolazione dell'isola. Il regno fu anche impegnato in guerre contro i gallesi, gli irlandesi, gli abitanti della Cornovaglia e contro la Francia, alleata con la Scozia, nella Guerra dei Cent'anni, durante la quale l'Inghilterra vinse alcune importanti battaglie, tra cui quelle di Crécy e di Agincourt. Inoltre, la definitiva soppressione da parte del futuro re Enrico V d'Inghilterra della rivolta guidata dal principe gallese Owain Glyndŵr (1412), segnò la fine delle grandi ribellioni gallesi contro il dominio inglese.

Fu infatti in questo periodo che il potere dei nobili andò accrescendosi ancora una volta, così da creare nuovi problemi alla Corona, con molti pretendenti che si fecero avanti dalle file della nobiltà. La situazione precipitò durante il debole regno (dal 1422) di Enrico VI, che aveva problemi di instabilità mentale: scoppiò infatti una guerra civile conosciuta col nome di Guerra delle due rose che indebolì enormemente il potere della Corona, che fu almeno in parte restaurato da Edoardo IV.

La Guerra delle due Rose terminò con la vittoria, nella battaglia di Bosworth Field (1485), di Enrico Tudor, che salì sul trono col nome di Enrico VII. Durante il suo regno, si fecero avanti due nuovi pretendenti al trono. Il primo fu Lambert Simnel, sconfitto nella battaglia di Stoke (che per alcuni segnò davvero la fine della Guerra delle due Rose e che fu l'ultima volta in cui un re inglese combatté contro un pretendente al trono), mentre il secondo fu Perkin Warbeck, giustiziato nel 1499.

Nel 1509 sul trono d'Inghilterra salì Enrico VIII, che entrò in conflitto con la Chiesa cattolica perché voleva divorziare dalla moglie, Caterina d'Aragona. Enrico non era un convinto protestante, ma per ragioni politiche diede vita a uno scisma, che portò alla nascita della Chiesa anglicana. Intanto, anche in Scozia la chiesa fu investita dalla Riforma protestante per opera di John Knox. Questi due eventi segnano per gli storici la fine del Medio Evo inglese.

Per la parte superiore



Istituto Storico Italiano per il Medio Evo

L'Istituto storico italiano per il Medio Evo (I.S.I.M.E.) è stato fondato nel 1883 a Roma e ha sede nel Palazzo Borromini. L'istituto comprende una vasta biblioteca in cui sono raccolti circa centomila volumi riguardanti la storia medievale e un archivio dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenza archivistica per il Lazio nel 1992. Inoltre l'istituto svolge anche attività di casa editrice.

Per la parte superiore



Frank Stenton

Sir Frank Merry Stenton (1880 – 15 settembre 1967) è stato uno storico britannico.

Insegnò storia all'Università di Reading dal 1926 al 1946 e poi vice-rettore dal 1946 al 1950. Fu autore del volume Inghilterra anglosassone della Oxford History of England, pubblicato nel 1943 e ampiamente considerato un classico. Sua moglie Doris Mary Stenton scrisse la prefazione alla terza edizione, pubblicata postuma. Lei fu una storica che scrisse la Società inglese nell'Alto Medio Evo per la Pelican History of England.

Per la parte superiore



Medioevo

Evoluzione della situazione politico-militare della Penisola iberica durante il Medioevo

Secondo la periodizzazione tradizionale della Storia d'Europa, che prevede quattro epoche, classica, medievale, moderna e contemporanea, il medioevo è il periodo il cui inizio viene collocato, per l'intera Europa, nel 476, cioè nell'anno che corrisponde alla deposizione dell'ultimo imperatore romano Romolo Augusto, e che segna la fine dell'Impero romano d'Occidente.

La sua conclusione viene collocata in ciascun paese in date diverse, che coincidono con la nascita delle rispettive monarchie nazionali ed il periodo rinascimentale. Alcune date comunemente utilizzate sono il 1453, con la fine della guerra dei cent'anni tra Inghilterra e Francia e la presa di Costantinopoli da parte dei Turchi Ottomani; il 1492, con la conquista dell'ultimo baluardo islamico in Spagna e la scoperta delle Americhe da parte del genovese Cristoforo Colombo, ed il 1517, con la Riforma protestante.

Nacque inizialmente come vocabolo del profetismo semieretico, dove si indicava l'epoca di allora (il XIII secolo) come un'epoca intermedia tra il regno dell'Antica Legge e il futuro Regno di Dio. Tale termine fu usato in senso di periodo storico per la prima volta nell'opera Historiarum ab inclinatione romanorum imperii decades, dell'umanista Flavio Biondo, scritta verso il 1450 e pubblicata nel 1483. Secondo Flavio Biondo, in polemica con la cultura del XIV secolo (che oggi consideriamo la crisi del Medio Evo), l'epoca è come una lunga parentesi storica, caratterizzata da una stasi culturale che si colloca tra la grandezza dell'età classica e la rinascita umanistico-rinascimentale della civiltà che ad essa si ispira. Questa visione negativa del Medioevo è poi stata superata (anche se ancora oggi permane una visione negativa di questa età).

Secondo l'impostazione della storiografia marxista, condivisa anche da alcuni storici non marxisti, il Medioevo si concluderebbe con la fine del feudalesimo e l'avvento dell'industrializzazione nel XVIII secolo.

Tra questi due periodi la più recente storiografia ha inserito il periodo del Medio medioevo o secoli centrali del medioevo (XI-XII sec).

In Europa si segue in genere la stessa periodizzazione tranne che in Germania dove si individua un Frühmittelalter (V-VIII), un Hochmittelalter (IX-XI) e un Spätmittelalter (XII-XV).

Esistono inoltre altri periodi chiamati "medioevo", applicati per esempio alla storia greca (il "medioevo ellenico") o giapponese.

I pareri sull'inizio e sulla fine del medioevo sono discordanti. Alcuni storici danno come inizio del medioevo la fine dell'unità cristiana d'Europa, cioè l'arrivo degli Arabi e la loro conquista (VII secolo). Altri danno come inizio la calata dei Longobardi e l'effettiva fine dei domini imperiali in occidente (nel 568). Altri ancora danno l'anno mille come inizio, visto che la società europea cominciò a dare segni di rinascita in tutti i campi. Per alcuni studiosi inglesi è questo l'inizio del medioevo, etichettando l'epoca che va dalla fine dell'impero romano d'occidente all'anno mille come "i secoli bui".

Per la fine molti studiosi concordano che la data sia il 1453, cioè la caduta di Costantinopoli, che avrebbe portato la società europea a cercare nuove vie per l'oriente, visto che il Bosforo e il levante erano sotto dominio turco.

Dal punto di vista sociale, dopo il collasso dell'Impero Romano d'Occidente, si assistette ad una prima fase con la lotta tra le popolazioni del nord e dell'est europeo per la ricostruzione a livello locale dell'organizzazione amministrativa, militare, economica e giuridica; questa fase fu poi seguita, verso la fine del medioevo, da una nuova fase di accentramento dei poteri a livello nazionale.

Cruciale in questa organizzazione fu la struttura feudale che, se da un lato permetteva una certa stabilità grazie all'organizzazione continentale del sistema, non fu mai sufficientemente forte da togliere completamente autonomia alle realtà locali, che così poterono gestire la transizione tra l'uniformità dell'Impero romano e la nascita degli stati nazionali.

Contemporaneamente allo sforzo per la creazione di stati nazionali, nell'Italia centrosettentrionale e in alcuni centri commerciali d'Europa si assiste invece all'emancipazione dall'Impero romano tramite i comuni, città o paesi indipendenti, a regime repubblicano, che si contrappongono al concetto in formazione di monarchia nazionale, sino alla loro trasformazione, in Italia, in signorie cittadine e poi in stati regionali, ambienti in cui nascerà il Rinascimento.

Una realtà in grado di dare uniformità al panorama europeo fu la comune radice religiosa basata sul cristianesimo, ereditata dall'ultimo periodo romano e proseguita fino all'XI secolo con la separazione della Chiesa ortodossa dalla Chiesa cattolica nel 1054.

Questa radice comune portò da un lato ad una commistione tra potere temporale e religioso che permise dei momenti di identità come nel caso delle crociate e proseguì, non senza conflitti, anche nella Riforma protestante.

Filosoficamente, il Medio Evo si caratterizza per una grande fiducia nella ragione umana, che si esprime nella corrente della scolastica, il cui maggior esponente è Tommaso d'Aquino.

La crisi di questa corrente filosofica, nel XIV secolo con autori come Duns Scoto e soprattutto Guglielmo di Ockham, fu segnata da un crollo di fiducia nella ragione e da un conseguente crescente fideismo, portò alla fine del pensiero medioevale ed alla nascita del pensiero moderno.

L'Umanesimo ed il Rinascimento furono dei poderosi tentativi di rispondere a tale crisi, proponendo dei modelli, gli "antichi", come risposta al crollo di fiducia nella ragione umana. Come è stato ben spiegato da storici, come Régine Pernoud, gli Umanisti finirono per attribuire all'intero Medioevo quei caratteri di debolezza della ragione e di fideismo che ne caratterizzarono, al contrario, proprio la crisi.

Sebbene il termine tarda antichità implichi tradizionalmente una valenza negativa e tra i secoli dal III al V l'area europea e del bacino del Mediterraneo subirono senz'altro un periodo di crisi, le trasformazioni in quest'epoca furono alla base per la nascità dell'identità europea. Si registrò in quest'epoca il definitivo tramonto del sistema romano, con rivoluzioni sociali, economiche, culturali e religiose in larga scala.

Si diffuse il cristianesimo, inizialmente perseguitato e poi religione di Stato dal 380 (editto di Tessalonica). Un altro grande stravolgimento fu quello delle cosiddette invasioni barbariche (nella storiografia di matrice tedesca più prudentemente chiamate migrazioni di popoli), che portarono una serie di popolazioni asiatiche e nord-europee a premere verso occidente e verso sud, arrivando gradualmente ad occupare aree sempre più vaste dell'Impero Romano d'Occidente, fino a decretarne anche la fine formale con la deposizione dell'imperatore Romolo Augusto da parte di Odoacre Re degli Eruli nel 476.

In realtà il Medioevo non ebbe inizio con una data, anche se convenzionalmente è il 476, ma si avviò nell'arco di tre secoli, dal IV al VII. Il periodo successivo alla deposizione dell'ultimo imperatore non si risolse, come è convinzione diffusa, nella fine di una civiltà, ma nella sua fusione con quella di altre popolazioni, che determinò il sorgere di una nuova civiltà latino-germanica. I regni romano-barbarici in tutta l'Europa occidentale venivano via via riconosciuti da Bisanzio, dall'unico imperatore rimasto, il quale non era interessato al governo sostanziale di quell'area ormai impoverita e decentata che era l'Occidente, ma gli era sufficiente che i nuovi re si sottomettessero formalmente al suo comando, in cambio della legittimazione. Fecero così i regni dei visigoti, degli ostrogoti, degli eruli, ecc.

Un'eccezione fu il regno dei Franchi, che con la dinastia dei Merovingi, fu il primo a riconoscere l'autorità, invece che del basileus bizantino, del papato romano, che in quell'epoca stava cercando di far valere il suo primato sulle altre Chiese in base proprio al primato di san Pietro tra gli apostoli. Il regno dei Franchi fu quindi il "figlio primogenito della Chiesa romana", ed al suo esempio si adeguarono gradualmente anche altri stati romano barbarici, come quello anglosassone o quello longobardo.

Storicamente, le crociate furono una serie di campagne militari, bandite e avallate dal papato, che si svolsero dall'XI al XIII secolo. In origine furono tentativi da parte della Chiesa Cattolica Romana di riconquistare la Terra Santa ai Musulmani. Alcune vennero dirette contro altri Cristiani, come la quarta crociata contro Costantinopoli e la crociata albigense contro i Catari della Francia Meridionale.

La crociata, quando viene rivolta contro i musulmani di Spagna, i pagani dell'Europa orientale (Vendi), gli eretici della Linguadoca e gli avversari politici del papato in Italia, è una semplice guerra investita di sacralità, per la quale il papato si serve appunto di un concetto che risulta efficace al fine di mobilitare grandi masse di fedeli, ma che porta anche alla degenerazione dello stesso concetto.

Nel 710/711, dopo aver concluso la conquista del Maghreb, un corpo di spedizione arabo-berbero guidato da Tariq ibn Ziyad, governatore di Tangeri, superò il breve braccio di mare che divide l'Africa e la Penisola iberica. Il regno visigoto, che all'epoca occupava la penisola e parte della odierna Francia meridionale, fu nel giro di pochi mesi travolto dagli invasori musulmani. La Penisola iberica sottomessa ai maomettani divenne una provincia dell'Impero Arabo: al-Andalus.

Mentre gli Arabi organizzavano questo loro dominio occidentale, i cristiani, per conto loro, diedero vita a organismi politico-statuali; il maggiore, e più importante storicamente, fu il Regno delle Asturie. Di fatto questa monarchia fu quella che si accollò il peso maggiore della lotta contro i musulmani. I suoi regnanti ben presto assunsero l'onere e l'onore di raccogliere l'eredità visigota, in virtù della loro discendenza da don Pelayo, eroe di Covadonga e, pare, parente dei monarchi visigoti.

Lentamente, con alterne fortune, l'opera di riconquista procedette tra VIII e XI secolo (importanti, in tal senso, sono i regni di Ferdinando I e Alfonso VI di Castiglia). La Battaglia di Las Navas de Tolosa (1212) segna uno spartiacque nella storia della Reconquista: dopo questa brillante vittoria l'impero Almohade si disgregò in nuove taifas; le principali città more (Cordova, Siviglia e in genere tutta la valle del Guadalquivir) furono conquistate dai cristiani. Ciò che rimaneva del Bilad al-Andalus si riorganizzò attorno alla taifa di Granada.

Il Trecento iberico si caratterizzò da una battuta d'arresto del processo di riconquista cristiana. I motivi di ciò sono molteplici: con il Trattato d'Almizra (1244), solo la Castiglia restò l'unico regno interessato ad una espansione territoriale ai danni dei musulmani; questo regno è sconvolto da una guerra dinastica che portò al trono Enrico II di Trastamara (1369). La macchia d'illegittimità dei Trastamara pesò sui re di questo casato finché Enrico III l'Infermo sposò Eleonora di Lancaster nipote di Pietro il Crudele (fratellastro sconfitto da Enrico di Trastamara).

Sotto Enrico l'Infermo riprese la guerra con i musulmani battendoli a Collejares; i successori del sovrano si dimostrarono troppo deboli e poco interessati alla Reconquista. Il primo Quattrocento castigliano da questo punto di vista non segnò grandi novità, anzi per la debolezza politica dei re si assistette a frequenti atti d'insubordinazione dei nobili Castigliani.

Per una decisa ripresa della secolare guerra all'occupazione islamica si dovette attendere la salita al trono d'Isabella la Cattolica. Le sue armate, congiuntamente con quelle del marito Ferdinando il Cattolico, il 2 gennaio 1492 entrarono a Granada dopo un lungo assedio. Questo atto segnò la fine della Reconquista ma anche l'inizio di un'epoca caratterizzata dall'intolleranza religiosa (nello stesso giorno in cui entrarono a Granada i Re Cattolici firmarono il decreto d'espulsione degli Ebrei dalla Spagna).

Il nome stesso del "medioevo", inteso come età di mezzo, fase di transizione tra due stadi, implica già una visione negativa, che affonda le sue radici nel giudizio che ne diedero gli umanisti, già a partire dal Petrarca nel XIV secolo.

Vi era una volontà di descrivere come avvilente e pericolosa la quotidianità nell'età storica appena trascorsa, influenzati dalle recenti carestie e dall'arresto demografico dovuto alle epidemie. In realtà è storicamente accertato come, soprattutto dopo l'anno Mille, non mancarono importanti innovazioni e conquiste.

Nei secoli XVI e XVII la visione negativa del medioevo continuò, per raggiungere il suo culmine nell'epoca dell'Illuminismo, quando prevaleva la visione dei secoli del medioevo come epoca della "prigionia dello spirito", intesa come fanatismo religioso che relegava l'uso della ragione e dell'arbitrio. I caratteri di rozzezza e oscurità davano però una visione deformata e semplificata, che ancora oggi non è definitivamente tramontata. I mille anni di Medioevo, così ricchi di eventi e trasformazioni, hanno continuato ad essere riproposti come tenebra, barbarie, violenza, perdita d'identità, sterilità e carestia.

Per quanto numerosi si possano elencare i lati negativi attribuibili al Medioevo, limitandosi a quelli non fondati su chiacchiere o supposizioni, ma dimostrabili dalla schiettezza di certe fonti storiografiche, non si può davvero accettare che tali aspetti negativi vengano assunti a linee guida per la descrizione della realtà plurisecolare dell'Europa medievale e dei gruppi umani limitrofi.

Il Medioevo, dal canto suo, è riuscito nell'impresa che era fallita nell'epoca antica, quella cioè di fondere il mondo latino-romano con quello germanico creando per la prima volta uno spirito propriamente europeo accomunato dalla comune religione. Il cristianesimo non fu quindi, come sostengono alcuni storiografi, un ostacolo, ma anzi fu il fattore che permise la convivenza tra due mondi un tempo inconciliabili. Chiaramente questa fusione fu alquanto instabile e ci vollero secoli prima di un equilibrio. Un equilibrio che però portò, sempre in età medievale, ad apici di cultura e spiritualità altissimi. Basti pensare, non solo alle innovazioni tecnologiche, ma alla fioritura delle università come luoghi non solo di diffusione, ma di ricerca del sapere. Della capacità tecnica medioevale sono testimoni sia le opere edilizie come le cattedrali sia il fatto che anche in città medio-piccole si svolsero ad esempio importanti lavori di ingegneria idraulica, come nella Forlì dell'XI secolo.

La cultura non era, a dire il vero, scomparsa neppure nei secoli più travagliati. Prima con i monasteri cluniacensi, poi con quelli cistercensi, la cultura era stata gelosamente custodita dai monaci e dalle diocesi della Chiesa. A sfatare la diceria illuminista di un Medioevo come età oscura e oscurantista c'è da ricordare che i monasteri medievali (oltre alle università più tardi) si impegnarono a custodire il sapere di ogni tipo, dalla letteratura pagana (classici greci e latini) ai testi arabi di filosofia, matematica e medicina. È anche grazie alla lungimiranza dei medievali che sono potuti fiorire i secoli dell'età moderna, che non hanno forse saputo ringraziare a sufficienza i loro predecessori.

Lo studio del medioevo ebbe una rivalutazione molto forte durante il periodo del romanticismo, anche se non fu certo una rivalutazione "filologica", ma piuttosto una distorsione in chiave contemporanea di un'idea di medioevo. In particolare interessavano aspetti legati alla fede, alla purezza, all'etica cavalleresca e soprattutto legati alla nascita delle nazioni e delle indipendenze comunali, che venivano usate come fondamento delle rivendicazioni indipendentiste dei movimenti rivoluzionari.

Per esempio gli storiografi francesi vi potevano leggere le fondazioni delle proprie forme di governo, attraverso la prima trasformazione politico-sociale del territorio francese che innescò il lungo processo che dai Merovingi porta, attraverso assetti di governo sempre più evoluti, fino all'attuale Repubblica. Correnti tipicamente ottocentesche sono l'architettura neogotica, il romanzo storico di ambientazione medievale, la pittura di soggetti del passato.

Anche oggi, per il medioevo come per qualsiasi altra epoca storica, gli studi storici non possono essere immuni dalle deformazioni del proprio modo di pensare e delle influenze della società contemporanea. Per esempio negli anni '60 e '70 del Novecento alcuni avvenimenti del medioevo venivano di volta in volta selezionati da studiosi politicizzati: un medioevo "di destra", legato al reazionarismo, e un medioevo "di sinistra", legato per esempio alle prime lotte di classe (come il tumulto dei Ciompi).

Grande importanza nella nostra società ha il cosiddetto medievalismo, riassumibile nella suggestione legata al medioevo che porta a creare nuove opere derivate o ambientate nel medioevo: si pensi al successo duraturo di saghe come quella de Il Signore degli Anelli di Tolkien, alle sagre di ispirazione medievale o ai numerosi film storici su questa epoca. Il medievalismo, fino a poco tempo fa snobbato dalla storiografia accademica, ha iniziato ad essere preso in considerazione (si pensi per esempio alla pubblicazione di riviste sul medioevo con un approccio divulgativo, curate da studiosi).

Per la parte superiore



Source : Wikipedia