Maurizio Costanzo

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Inviato da maria 11/03/2009 @ 08:11

Tags : maurizio costanzo, personaggi tv, tv, tempo libero

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Maurizio Costanzo

Maurizio Costanzo (2008)

Maurizio Costanzo (Roma, 28 agosto 1938) è un giornalista, conduttore televisivo, autore televisivo, sceneggiatore e regista italiano.

Nato a Roma (e non a Pescara, come molte biografie erroneamente spesso riportano), di nonni paterni ortonesi, figlio di Ugo, un impiegato statale al Ministero dei Trasporti e di Jole De Toni, una casalinga, frequenta il liceo classico "Giulio Cesare" della stessa capitale. Terminato il liceo e diplomatosi, non si iscrive all'università per continuare i suoi studi e laurearsi, bensì, come era il suo sogno e la sua ambizione, nel 1956 inizia giovanissimo la sua carriera di giornalista e, solo pochi anni più tardi, di autore radiofonico e televisivo di successo.

Si sposa per la prima volta nel 1963 con Lori Sammartino, di quattordici anni più anziana di lui, ma, nel 1973, è già al suo secondo matrimonio con la giornalista Flaminia Morandi, che per lui divorzia dal marito Alberto Michelini, dalla quale avrà due figli, nel 1973, Camilla (che lavora quale sceneggiatrice per la Rai) e nel 1975, Saverio. Dopo una convivenza con Simona Izzo e, nel 1987, dopo un terzo breve matrimonio durato due anni con la conduttrice Marta Flavi, il 28 agosto 1995 (data del suo 57° compleanno) si sposa per la quarta volta con Maria De Filippi, conosciuta circa sei anni prima in una società di consulenza sulla comunicazione presso cui lei lavorava e divenuta poi nota conduttrice e autrice di alcuni popolari spettacoli su Canale 5. Nel 2004, la coppia ha adottato un ragazzo adolescente, Gabriele.

È stato membro della loggia massonica P2 (con la tessera numero 1819).

Cresciuto con il sogno di diventare giornalista, inizia la sua carriera nel 1956, a soli diciotto anni, come cronista nel quotidiano romano Paese Sera. Nel 1957 entra a far parte della redazione del Corriere Mercantile e, pochi anni più tardi, nel 1960, diventa caporedattore della redazione romana del settimanale Grazia.

Nel 1963 debutta come autore radiofonico per uno spettacolo affidatogli da Luciano Rispoli - allora caposervizio del varietà a Radio RAI - dal titolo Canzoni e nuvole, condotto da Nunzio Filogamo.

Nel 1970 conduce la trasmissione radiofonica di successo, Buon pomeriggio con Dina Luce.

A partire dalla fine degli anni settanta, è ideatore e conduttore di numerosi spettacoli televisivi improntati ad un genere allora agli albori, quello del talk-show: Bontà loro (1976/1978), che si può anche considerare a buon diritto il primo esempio di talk-show della televisione italiana, Acquario (1978/1979), Grand'Italia (1979/1980) e Fascination (1984). Queste esperienze lo portano a realizzare il suo spettacolo televisivo più famoso, celebrato e longevo, il Maurizio Costanzo Show (trasmesso dal 1982). Talk-show, registrato al Teatro Parioli di Roma, di cui Costanzo è diventato anche direttore artistico dal 1988.

Il successo di tali programmi è dato anche dalla particolare tecnica d'intervista di Costanzo, che « è un pontefice dell'interruzione. Riesce cioè a far dire, a far seguitare la conversazione e il ragionare, inframmezzandosi al discorso altrui e nello stesso tempo rendendolo possibile. (...) Costanzo è maestro di allusioni, che accenna e lascia sospese, quasi fossero da concludere da parte dell'interlocutore o dell'uditorio ».

Negli anni, dal Maurizio Costanzo Show - che nel frattempo diventa il "salotto mediatico" più importante ed influente della televisione italiana - muovono i loro primi passi nella celebrità televisiva - e non solo - personaggi come Vittorio Sgarbi, attori come Nik Novecento, Valerio Mastandrea e Ricky Memphis, autori satirici e comici come Daniele Luttazzi e Alessandro Bergonzoni, cabarettisti come Giobbe Covatta, Enzo Iacchetti e Dario Vergassola.

Nel 1977 intuisce il grande talento di un allora semi-sconosciuto scrittore Luciano De Crescenzo che, favorito proprio dall'interessamento di Costanzo, diventato padrino della sua opera prima Così parlò Bellavista e grazie alla partecipazione al suo talk show Bontà loro, può decidere di dedicarsi solo alla sua carriera di autore, abbandonando definitivamente la sua precedente professione di ingegnere all'IBM.

Contemporaneamente, nel 1978 Costanzo assume la direzione de La Domenica del Corriere e, nell'autunno del 1979, diventa fondatore e direttore del nuovo giornale scandalistico L'Occhio (edito dalla Rizzoli). La testata, che si fa promotrice di una campagna a favore dell'introduzione della pena di morte in Italia (in seguito al sequestro del magistrato Giovanni D'Urso), è lasciata da Costanzo, nel marzo 1981, a causa dell'insuccesso di vendite, fallendo e venendo chiusa nel dicembre del medesimo anno, per il coinvolgimento di Angelo Rizzoli, l'editore, nello scandalo della Loggia P2 (che vede coinvolto anche lo stesso Costanzo).

Sul network televisivo PIN-Primarete Indipendente, appartenente al medesimo editore Rizzoli, nel 1980, viene incaricato di dirigere quello che è il primo esempio di telegiornale nazionale privato della Tv italiana, Contatto. Finché nel 1981, lo scandalo della Loggia P2 non travolge tutto.

Intorno alla metà degli anni ottanta decide di fondare la propria società di produzione, Fortuna Audiovisivi.

Insieme ad Alberto Silvestri (suo grande amico e co-autore di alcuni dei suoi programmi più importanti), nel 1984, inizia a scrivere ed interpretare personalmente i 52 episodi di quella che si può considerare la prima situation-comedy all'italiana, Orazio, nella quale recita insieme all'allora compagna di vita, Simona Izzo (che viene poi sostituita sul set da Emanuela Giordano quando la loro convivenza entra in crisi). Le musiche sono composte da Paolo Pietrangeli (che è pure il fedele regista di gran parte delle sue trasmissioni televisive) e Luigi Ceccarelli. Gli episodi vengono trasmessi settimanalmete su Canale 5 all’interno del contenitore domenicale Buona Domenica, di cui Costanzo è uno dei conduttori.

La poliedricità di Costanzo si manifesta, infatti, anche in alcune sue trasmissioni televisive a carattere maggiormente "nazional-popolare" come il programma domenicale Buona Domenica, che inizialmente conduce alternandosi con Corrado (dal gennaio 1985) e poi da solo, come conduttore principale, fino all'edizione 1986/1987. Vi fa ritorno nel 1996 e vi ci rimane per i successivi dieci anni come autore-presentatore, alternando alla conduzione le partecipazioni di Fiorello, Paola Barale, Claudio Lippi, Luca Laurenti, Enrico Papi, Laura Freddi e Massimo Lopez. A partire dalle ultime edizioni da lui presiedute però, diventano ospiti fissi soubrettes e personaggi dalle dubbie doti artistiche, protagonisti di reality-show e del gossip: tali presenze saranno confermate e tale filosofia verrà estremizzata, con il passaggio della conduzione del programma a Paola Perego, nel 2006. Anche per questo, alcune trasmissioni televisive di Maurizio Costanzo e della moglie Maria De Filippi, nel corso degli anni duemila, diverranno, secondo i detrattori, l'espressione più tipica della "Tv-Spazzatura".

Dal 1988 comincia ad andare in onda il suo programma Taccuino di Maurizio Costanzo sull'emittente radiofonica romana Radio Dimensione Suono, che interromperà solo sul finire degli anni novanta.

Nel 1995 viene nominato direttore artistico del Festival Città Spettacolo di Benevento. Carica a cui rinuncia nel 1999.

Nel 1997 diviene direttore artistico del Teatro Ciak di Milano, che dirige fino alla stagione 1999. Nel novembre del medesimo anno diventa direttore di Canale 5, la rete ammiraglia di Mediaset, carica che ricopre fino al 1999.

Nel 1999 viene nominato presidente di Mediatrade, la società del gruppo Mediaset preposta ad occuparsi di tutto ciò che riguarda la fiction televisiva.

Nel 2000 fonda insieme all'imprenditore Alessandro Benetton e alla sua banca d'affari, la società Maurizio Costanzo Comunicazione. Il suo scopo dichiarato è incentrato principalmente sul mondo di Internet, proponendosi la consulenza e la gestione di tutto ciò che può riguardare la comunicazione e l'immagine di personaggi pubblici dello star system, di politici e di imprenditori.

Direttore artistico di Canale 5, riveste diverse importanti cariche presso la società Mediaset e intrattiene anche rapporti di consulenza con la rete TV LA7.

Costanzo, frequentemente appellato 'dottore', non si è mai laureato.

Riceverà a breve una laurea magistrale Honoris Causa in Giornalismo, editoria e multimedialità conferita dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano.

Ciò non gli ha impedito di insegnare, a partire dal 1996, alla facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università La Sapienza di Roma (nell'anno accademico 2008-2009 la cattedra di Teoria e applicazioni del linguaggio televisivo e il Laboratorio sui formati e i generi televisivi).

Durante la sua pluridecennale carriera giornalistica può vantare collaborazioni con alcuni dei più importanti quotidiani e settimanali nazionali come Il Corriere della Sera, Il Mattino, La Stampa, Epoca. Fino al novembre 1997 tiene anche rubriche su Gioia e Film tv.

Scrive per il quotidiano Il Messaggero (cura una rubrica quotidiana denominata il Diario), per i settimanali Gente e Panorama. Dal 2007 collabora anche con Il Riformista.

Nel 2004 è uno dei fondatori e collaboratori del quotidiano sportivo Il Romanista, giornale dedicato unicamente alla società calcistica A.S. Roma, di cui Costanzo si dichiara essere tifosissimo e che ritiene uno degli unici punti fermi nella propria vita.

Nel 2004 pubblica un libro edito da Mondadori, Chi mi credo di essere, nel quale si confessa apertamente su svariati temi anche relativi al suo passato, con la collaborazione del giornalista Giancarlo Dotto. Nel 2006 vede la luce il suo libro, E che sarà mai?.

È stato autore di diverse opere teatrali, fra le quali la pièce Cielo, mio marito! (scritta a quattro mani con Marcello Marchesi), che, diretta da Aldo Trionfo, viene interpretata e portata al successo da Gino Bramieri e Ombretta Colli. La sua prima commedia, Il marito adottivo, debutta in scena nel 1970 per la regia di Lucio Ardenzi. Dal 1970 al 1977, vengono rappresentate anche: Con assoluta gratitudine, con la coppia Francesco Mulè e Sandra Mondaini, Un amore impossibile, con l'inossidabile coppia Aroldo Tieri e Giuliana Lojodice, Un coperto in più, recitata dai fratelli Aldo e Carlo Giuffrè, per la prima volta insieme, ed infine, Vecchi vuoti a rendere, con Cecilia Sacchi e Arnoldo Foà, che ne curerà anche la regia nel 1972.

Collaboratore ad un primo progetto scritto del film Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini, Costanzo partecipa alla sceneggiatura di molti altri film, quattro dei quali diretti da Pupi Avati: Bordella (1976), La casa dalle finestre che ridono (1976) - divenuto con il tempo un vero e proprio cult del genere horror - Tutti defunti... tranne i morti (1977) e Zeder (1983). Nel 1977 contribuisce alla stesura della sceneggiatura del film di Ettore Scola, Una giornata particolare, interpretato dalla coppia Marcello Mastroianni e Sofia Loren. Nel 1978 dirige anche un film, l'ironico Melodrammore, ultimo film interpretato da Amedeo Nazzari. E' anche co-ideatore del personaggio Fracchia, creato e impersonato da Paolo Villaggio, che lui stesso nel 1967 aveva scoperto e incoraggiato a debuttare in un cabaret di Roma.

Costanzo è co-autore del testo della celeberrima canzone Se telefonando, scritto insieme a Ghigo De Chiara, con musica di Ennio Morricone e portata al successo da Mina nel 1966.

A febbraio 2005 chiude il Maurizio Costanzo Show per protesta contro lo sforamento dei programmi di prima serata che lo costringevano ad andare in onda a tarda notte. Con il programma mattutino Tutte le mattine, iniziato nel 2004, Costanzo unisce il talk show all'attualità. Il Maurizio Costanzo Show riprende il 16 settembre 2005 sul canale digitale terrestre di Mediaset.

Da settembre 2006 Tutte le mattine si trasforma: diventa pomeridiano, viene introdotto il pubblico e il nome cambia in Buon Pomeriggio, già titolo di un suo fortunato programma radiofonico degli anni settanta condotto in coppia con Dina Luce. Lasciata Buona domenica, Costanzo si riserva la fascia preserale domenicale con Conversando, programma di interviste e attualità. È presente su Italia 1 con Altrove - Liberi di sperare, trasmissione dedicata alla vita nelle carceri. Infine su Rete 4 cura una rubrica intitolata Il grande cinema italiano dove vengono presentate famose pellicole italiane del passato che vengono poi trasmesse.

A gennaio 2007 conclude il programma Conversando per riproporre il Maurizio Costanzo Show, ogni giovedì sempre su Canale 5. Da aprile dello stesso anno conduce su Rai Radio Uno la trasmissione L' uomo della notte dalle 00.20 circa all'una, alternando telefonate, musica e riflessioni su temi d'attualità e dal 2009 introducendo la rubrica Poetando dedicata alla lettura di brevi poesie di autori ancora sconosciuti. Tra questi spesso viene nominato il misterioso "Ugo Straniero"; secondo molti ascoltatori è un poeta inesistente, sarebbe solo uno pseudonimo con cui lo stesso Costanzo firmerebbe le poesie che egli stesso scrive.

Nel 2007 assume la responsabilità di direttore artistico del Teatro Brancaccio di Roma, sostituendo nel ruolo l'attore Gigi Proietti, dopo un suo polemico siluramento.

All'inizio del 2008 accetta di diventare direttore artistico della Fondazione Teatro di Latina.

Nel 2008 sostituisce nel compito di direttore artistico del Todi Arte Festival l'attrice Simona Marchini, a seguito di un altro polemico allontanamento.

Nel 1980, direttore del neonato telegiornale Contatto (primo notiziario nazionale non RAI in onda sull'emittente della Rizzoli PIN - Primarete Indipendente), viene coinvolto nello scandalo del ritrovamento della lista degli aderenti alla loggia massonica P2. La sua tessera è la numero 1819 (il suo fascicolo il numero 626) con la qualifica massonica di maestro. Inizialmente nega con decisione l'appartenenza alla loggia (sebbene solo pochi mesi prima avesse fatto sensazione una sua intervista a Licio Gelli, pubblicata sul Corriere della Sera), poi sostiene di essere stato iscritto a sua insaputa, infine ammette la sua partecipazione in un'intervista televisiva a Giampaolo Pansa.

Nel 1986, nonostante le sue precedenti simpatie per il PCI, si candida per il Partito Radicale.

Nonostante abbia amichevoli rapporti con Silvio Berlusconi, anche recentemente ha affermato di votare per il Partito Democratico di Walter Veltroni.

Amico del giudice Giovanni Falcone, ospite alle sue trasmissioni, Costanzo si impegnò come uomo e giornalista nella lotta alla mafia. In seguito all'omicidio di Libero Grassi, appena un mese dopo Costanzo e Michele Santoro realizzarono una maratona Rai-Fininvest contro la mafia. Memorabile rimase la scena in cui Costanzo bruciò in diretta una maglietta con scritto "Mafia made in Italy".

Proprio questo suo impegno sembra essere la causa, il 14 maggio 1993, di un attentato. Un'utilitaria imbottita di novanta chilogrammi di tritolo esplose in via Ruggiero Fauro (vicino al Teatro Parioli). Al momento dell’esplosione erano in transito due autovetture: una Mercedes blu presa a nolo la mattina dell'attentato condotta da Stefano Degni e dove sedevano Maurizio Costanzo (di ritorno dalle registrazioni del Maurizio Costanzo Show) e la sua compagna Maria De Filippi e, a brevissima distanza, una Lancia Thema con a bordo le guardie del corpo Domenico De Palo (rimasto lievemente ferito) e Aldo Re (che subì lesioni legate allo shock). Fortunatamente non ci furono vittime, e gli occupanti della Mercedes rimasero illesi.

Il fallimento dell'attentato portò una parte degli osservatori a sostenere che l'attentato mirasse solo a spaventare Costanzo, al fine di sostenere una strategia della tensione. Fino a quel momento infatti la mafia aveva dimostrato di riuscire sempre a colpire l'obiettivo: il periodo dell'attentato a Costanzo è quello dell'escalation della mafia degli anni '90: gli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, la bomba a Firenze agli Uffizi. Inoltre, qualche scetticismo sul fatto che Costanzo fosse veramente l'obiettivo dell'attentato fu espresso dall'allora deputato Giuseppe Ayala, ex magistrato del pool antimafia, sostenendo che "un carico di esplosivo così potente si giustifica solo se si vuole colpire un'auto superblindata." Tuttavia secondo gli investigatori dell'epoca, Costanzo era veramente l'obiettivo dell'attentato, ed egli e la scorta furono salvati dal "cono d'ombra" creato dal palo di sostegno di una rete di recinzione, da un albero e da un pezzo di muretto, fortuitamente allineati tra l'esplosione e il veicolo al momento della deflagrazione.

Il giorno dopo l'attentato, Costanzo si recò puntualmente in teatro per la consueta registrazione del Maurizio Costanzo Show, durante la quale affermò che non si sarebbe fatto intimidire dall'accaduto. In realtà, da quel momento in poi il conduttore smise di trattare l'argomento 'Mafia' ed evitò di invitare in trasmissione chiunque fosse schierato contro la criminalità organizzata. Fu solo nel marzo del 2005 che Costanzo riprese il suo impegno antimafia conducendo una serie di speciali su Canale 5 all'interno del programma Diario. dal 2007 presiede inoltre la rassegna teatrale dell'Associazione Culturale Ribalta di Ulisse Marco Patrignani, la cui opera Cantata è dedicata ai bambini morti di mafia.

Costanzo possiede aziende specializzate nella comunicazione e nell'immagine ed opera per conto di aziende e personaggi pubblici (ha curato, tra l'altro, l'immagine dell'ex Presidente della Camera dei Deputati, Irene Pivetti e del politico Massimo D'Alema).

Assieme alla moglie Maria De Filippi ha creato una società di produzione, la Fascino, che produce i programmi della coppia.

Nel 2005 ha dichiarato come reddito imponibile, 4 milioni e 290.152 euro.

Nel giugno del 2007 ha suscitato scalpore la notizia (riferita dal quotidiano Il Giornale) secondo cui al presentatore sono stati versati dalla Telecom ben sette milioni di euro per le sue attività di consulenza. La scoperta, fatta dalla Guardia di Finanza nell'ambito delle indagini condotte sulle spese sostenute dal gruppo telefonico, è stata confermata dallo stesso Costanzo, il quale continua a sostenere l'assoluta regolarità di queste operazioni. Le Fiamme Gialle non hanno tuttavia trovato alcuna traccia delle prestazioni professionali che avrebbero dovuto giustificare simili esborsi.

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Maurizio Costanzo Show

Il Maurizio Costanzo Show è il talk show più longevo della televisione prodotta in Italia, ideato con Alberto Silvestri, e condotto da Maurizio Costanzo prima su Retequattro e poi su Canale 5. In onda dal 1982 dal Teatro Parioli di Roma ha visto passare sul proprio palcoscenico i personaggi più importanti dello spettacolo, della cultura e della politica italiana, premi Nobel, musicisti, scrittori, gente comune. Sul suo palcoscenico hanno trovato o accresciuto la celebrità personaggi come Francesco Baccini, Lello Arena, Enrico Brignano, Gioele Dix, Giobbe Covatta, Enzo Iacchetti, Dario Vergassola, Stefano Nosei, David Riondino, Claudio Bisio, Daniele Luttazzi, Alessandro Bergonzoni, Gianni Fantoni, Nik Novecento, Valerio Mastandrea, Ricky Memphis, Walter Nudo, ], Giampiero Mughini, Vittorio Sgarbi, Willy Pasini, Afef Jnifen e altri.

L'accompagnamento musicale è stato affidato, per molti anni, a Franco Bracardi, sostituito, dopo un periodo di "convivenza" sullo stesso palco, da Demo Morselli e la sua band. Dalla stagione televisiva 2008-2009 il maestro Pino Perris ricopre il ruolo che fu di Bracardi.

Nel 2004 Costanzo decide di chiudere il programma, trasmesso sempre più a tarda notte per il protrarsi dei programmi di prima serata. Ma è un arrivederci e non un addio: già nella stagione 2005-2006 il programma torna in onda sul digitale terrestre Mediaset, senza la presenza del pubblico.

Dall'11 gennaio 2007 il talk-show riprende su Canale 5, tutti i giovedì in seconda serata e, dal 14 aprile 2007, anche al sabato. Nella stagione 2007-2008, il Maurizio Costanzo show è andato in onda tutti i martedì e giovedì in seconda serata fino al 13 dicembre e, a partire dal 14 gennaio 2008, il lunedì e il giovedì.

Il 26 settembre 1991, Maurizio Costanzo propone in prima serata uno speciale della sua trasmissione dedicato alla tragica morte di Libero Grassi. Con Costanzo si alternò Michele Santoro con Samarcanda di Raitre, in cui tale trasmissione ci fu una discussione tra Salvatore Cuffaro che lanciò pesanti frasi contro il Giudice Giovanni Falcone.

Dal 30 settembre 2008 riprende il Maurizio Costanzo Show tutti i martedì e i giovedì. Dal 12 ottobre 2008 il programma si sposta dalla collocazione del giovedì a quella della domenica, prendendo posto del settimanale Terra!, passato nel palinsesto del giovedì.

Da una costola del Maurizio Costanzo Show è nato Conversando, trasmissione televisiva prodotta, ideata e condotta da Maurizio Costanzo in cui il presentatore intervistava i vari ospiti presenti. La trasmissione, che andava in onda su Canale 5 dalle 18:50 alle 20:00 la domenica in diretta dal Teatro 4 degli Studi Elios di Roma, chiudeva programmazione domenicale pomeridiana iniziata con Buona Domenica.

È andata in onda da fine settembre 2006 a gennaio 2007, ed è stata poi sospesa, ufficialmente, per permettere al giornalista di preparare al meglio gli altri suoi due programmi, Buon Pomeriggio (chiuso anche questo per bassi ascolti nell' aprile del 2007) e lo stesso Maurizio Costanzo Show. In realtà, gli ascolti erano continuamente bissati dalla controprogrammazioni della Rai.

Nella trasmissione Costanzo invitava personaggi dello spettacolo e dello sport per raccontarsi, e parlare di attualità e progetti futuri. Tra gli ospiti, Enrico Papi, Amadeus, Vittorio Sgarbi e il cast della fiction Mediaset "I Cesaroni". Da gennaio 2007, ad occupare la fascia che era di Conversando, è arrivato Gerry Scotti, che è andato in onda con il celebre quiz Chi vuol essere milionario.

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P2

Licio Gelli ai tempi dell'esplosione del caso P2

La loggia massonica Propaganda Due, più nota come P2, già appartenente al Grande Oriente d'Italia, è stata una loggia "coperta", cioè segreta, nata per reclutare nuovi adepti alla causa massonica con evidenti fini di sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale italiano.

Questa circostanza, insieme alla caratteristica di riunire in segreto circa mille personalità di primo piano, principalmente della politica e dell'Amministrazione dello Stato italiano, suscitò uno dei più gravi scandali politici nella storia della Repubblica Italiana. Tra i tanti iscritti era presente anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, condannato dalla Corte d'appello di Verona nel 1990 per aver giurato il falso davanti ai giudici a proposito della sua affiliazione alla loggia massonica P2, ma tale reato era stato estinto da un'amnistia del 1989, che, paradossalmente, era stata sostenuta dall'allora Partito Comunista Italiano per cancellare i reati riguardanti le organizzazioni legate al PCI.

La complessità e la vastità delle implicazioni del "caso P2" furono tali che ne scaturirono leggi speciali, emanate allo scopo di arginare le associazioni segrete, nel rispetto dell'articolo 18 della Costituzione della Repubblica Italiana.

La loggia Propaganda, come si chiamava in origine, fu istituita nel 1877 dal Gran maestro Giuseppe Mazzoni, ma fu Adriano Lemmi (Gran maestro dal 1885 al 1895) a darle prestigio, riunendo al suo interno deputati, senatori e banchieri del Regno d'Italia che, in ragione dei loro incarichi, erano costretti a lasciare le loro logge territoriali e stabilirsi a Roma.

Nel 1893 scoppiò lo scandalo della Banca Romana che mise alla luce gravi irregolarità amministrative commesse da numerosi banchieri italiani, molti dei quali legati alla loggia Propaganda. In seguito allo scandalo, questa venne ridimensionata e marginalizzata.

Dopo la prima guerra mondiale, la massoneria italiana sostenne il fascismo – pur disapprovando lo squadrismo – almeno fino al febbraio 1923, quando il Gran Consiglio del Fascismo dichiarò l’incompatibilità tra fascismo e massoneria. Due anni dopo le leggi fasciste abolirono le libertà di stampa e di associazione, costringendo il Gran maestro della loggia Propaganda, Domizio Torrigiani, a firmare il decreto di scioglimento.

La Liberazione sancì la rinascita della loggia Propaganda, che prese il nome "Propaganda 2" per ragioni di numerazione delle logge italiane imposte dal Grande Oriente d'Italia e venne riorganizzata sotto l'influenza della massoneria americana.

La relazione della Commissione parlamentare sulla P2, firmata da Tina Anselmi, mette in luce la persona che mise in stretto legame la massoneria italiana e americana: il reverendo Frank Gigliotti, già agente della sezione italiana dell’OSS, in seguito agente CIA e responsabile, tra gli altri, della riorganizzazione della mafia in Italia.

Nel 1969 fu chiesto all'allora sconosciuto Licio Gelli (che era entrato nella massoneria solo nel 1965) di «operare per la unificazione delle varie comunità massoniche, secondo l'indirizzo ecumenico proprio della gran maestranza di Gamberini, che operava sia per la riunificazione con la comunione di Piazza del Gesù, sia per far cadere le preclusioni esistenti con il mondo cattolico» (dal testo della commissione Anselmi) e, un anno dopo, Lino Salvini (succeduto da poco a Giordano Gamberini come Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia) gli delegò la gestione della Loggia P2, conferendogli altresì la facoltà di iniziare nuovi iscritti, funzione che tradizionalmente fino ad allora era prerogativa solo del Gran Maestro e dei Maestri Venerabili o di chi aveva in passato ricoperto tali cariche. Durante l'ultimo periodo alla guida del GOI, Gamberini fece entrare nell'ordine numerosi militari che gli erano stati segnalati da Gelli.

Gelli, un piccolo imprenditore toscano che in passato si era schierato sia col fascismo (tanto da andare a combattere come volontario nella guerra civile spagnola e da essere poi agente di collegamento con i nazisti durante l'occupazione della Jugoslavia), sia con l'antifascismo (in particolare organizzò la fuga dei partigiani dal carcere delle Ville Sbertoli in collaborazione col partigiano Silvano Fedi), godeva anche di profonde aderenze presso la "corte" del generale argentino Juan Domingo Perón: una famosa fotografia lo ritrae alla Casa Rosada insieme al presidente ed a Giulio Andreotti.

Per ragioni mai del tutto chiarite, la carriera di Licio Gelli all'interno della loggia P2 fu rapidissima. Una volta preso il potere al vertice della Loggia, la trasformò in un punto di raccolta di imprenditori e funzionari statali di ogni livello (fra quelli alti), con una particolare predilezione per gli ambienti militari.

Nel 1970 Licio Gelli e la P2 presero parte al Golpe Borghese, come descritto nel dossier del SID consegnato incompleto da Andreotti nel 1974 alla magistratura romana e reso pubblico nella versione integrale solo nel 1991; le parti cancellate (omesse perché, a detta di Andreotti, avrebbero causato un terremoto politico per via dei nomi implicati) includevano il nome di Giovanni Torrisi, successivamente Capo di Stato Maggiore della Difesa tra il 1980 e il 1981, e i nomi e la compartecipazione della P2 e di Licio Gelli, che si sarebbe dovuto occupare del rapimento dell'allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Il 19 giugno 1971 Salvini pose di fatto Gelli a capo della loggia P2, inizialmente con la carica di "segretario organizzativo". Sempre nel 1971, Salvini decise la fondazione di un'altra loggia coperta, la loggia P1, che doveva essere più elitaria e selettiva della loggia P2 e limitata a persone che fossero impiegate nella gestione dello stato, in cui Gelli dopo poco tempo ricoprì il ruolo di Primo Sorvegliante.

Nel 1973, come nei progetti del precedente Gran maestro Gamberini, si riunificarono le due famiglie massoniche di "Piazza Giustiniani" e quella di "Piazza del Gesù" (quest'ultima nata da una scissione negli anni sessanta avvenuta nella Serenissima Gran Loggia d'Italia), guidata da Francesco Bellantonio, ex funzionario dell'ENI e parente di Michele Sindona.

Come conseguenza di questa riunificazione (che ebbe vita breve, solo 2 anni) la loggia Giustizia e Libertà – loggia "coperta" e quindi anch'essa segreta facente parte del gruppo massonico di "Piazza del Gesù", che contava tra i suoi iscritti politici di tutti gli schieramenti, militari, banchieri (per un breve periodo ne avevano fatto parte personaggi legati al Piano Solo, come il generale Giovanni De Lorenzo e il senatore Cesare Merzagora e risultava iscritto anche Enrico Cuccia) – vide molti dei suoi iscritti passare alla P2.

La commissione parlamentare scoprì, nelle sue indagini e tramite le dichiarazioni rese da diversi massoni, che negli anni vi furono diversi tentativi di ridurre il potere di Gelli all'interno della massoneria, tutti senza esito.

Nel dicembre 1974, al culmine della strategia della tensione, diversi magistrati iniziarono ad occuparsi del "gruppo di Gelli". I Maestri Venerabili riuniti nella Gran Loggia di Napoli decretarono lo scioglimento della Loggia P2, ma la decisione rimase quasi senza conseguenze. In base ai documenti esaminati dalla commissione Anselmi, in quel periodo il gran Maestro Salvini confidò ad un confratello di essere stato informato da Gelli sull'eventualità di possibili soluzioni politiche di tipo autoritario.

In conseguenza della votazione dell'anno precedente si ebbero forti contrasti tra Gelli e Salvini e il primo, in occasione di un'assemblea tenutasi nel marzo 1975, produsse prove (secondo alcune ricostruzioni giornalistiche falsi creati appositamente) su presunti reati finanziari compiuti dal gran maestro, ritirando successivamente le accuse; a seguito di questi fatti, con la mediazione di Gamberini il 12 maggio 1975 venne ricostituita una Loggia P2, ufficialmente non "coperta" e con poche decine di affiliati noti che però non risultavano tra gli iscritti del GOI, con Gelli come Maestro Venerabile, e che venne sciolta, su richiesta dello stesso, poco più di un anno dopo, il 26 luglio 1976, anche per la pressione dei media di sinistra e della magistratura (e grazie ad informazioni fatte filtrare dal gruppo dei "massoni democratici" che si opponeva a Gelli all'interno del GOI). Sempre in quel periodo, divennero sempre più frequenti campagne stampa e indagini che accusavano la loggia e la massoneria di essere legate ad avvenimenti criminali, quali i sequestri di persona, e di avere rapporti con ambienti di estrema destra legati all'eversione nera.

Ufficialmente per il GOI la Loggia P2 era ormai sospesa, ma in pratica questa continuava ad esistere come gruppo gestito direttamente da Gelli, mantenendo comunque rapporti (documentati dalla commissione) con Salvini, Gamberini (che dopo il 1976, nella sua veste di ex Gran Maestro, continuò a celebrare molte iniziazioni per conto della Loggia P2) e gli altri vertici della massoneria.

Sembra invece più ragionevole ritenere che la sospensione decretata nel 1976 rappresentò una più sofisticata forma di copertura, alla quale fu giocoforza ricorrere perché Gelli e la sua loggia costituivano un ingombro non più tollerabile per l'istituzione. Si pervenne così al duplice risultato di salvaguardare nella forma la posizione del Grande Oriente, consentendo nel contempo al Gelli di continuare ad operare in una posizione di segretezza che lo poneva al di fuori di ogni controllo proveniente non solo dall'esterno dell'organizzazione ma altresì da elementi interni. A tal proposito si ricordi che non ultimo vantaggio acquisito era quello di avere eliminato dall'organizzazione il gruppo dei cosiddetti "massoni democratici", avversari di lunga data del Gelli e dei suoi protettori.

Bisogna infatti riconoscere che una spiegazione della Loggia P2, risolta tutta in chiave massonica, non spiega il fenomeno nella sua genesi più profonda e nel suo sorprendente sviluppo successivo. Per rendere esplicita questa affermazione non si può non riconoscere come Licio Gelli appaia, sotto ogni punto di vista, un massone del tutto atipico: egli non si presenta cioè come il naturale ed emblematico esponente di una organizzazione la cui causa ha sposato con convinta adesione, informando le sue azioni, sia pur distorte e censurabili, al fine ultimo della maggior gloria della famiglia; Licio Gelli, in altri termini, non sembra sotto nessun profilo, nella sua contrastata vita massonica, un nuovo Adriano Lemmi, quanto piuttosto un corpo estraneo alla comunione, come iniettato dall'esterno, che con essa stabilisce un rapporto di continua, sorvegliata strumentalizzazione.

Possiamo quindi affermare che tutti gli elementi a nostra disposizione inducono a ritenere come la presenza di Gelli nella comunione di Palazzo Giustiniani appaia come quella di elemento in essa inserito secondo una precisa strategia di infiltrazione, che sembra aver sollevato nel suo momento iniziale non poche perplessità e resistenze nell'organismo ricevente, e che esse vennero superate probabilmente solo grazie all'interessamento dei vertici dell'istituzione i quali, questo è certo, da quel momento in poi appaiono in intrinseco e non usuale rapporto di solidarietà con il nuovo adepto. Questa infiltrazione inoltre fu preordinata e realizzata secondo il fine specifico di portare Licio Gelli direttamente entro la Loggia Propaganda, instaurando un singolare rapporto di identificazione tra il personaggio e l'organismo, il quale ultimo finì per trasformarsi gradualmente in una entità morfologicamente e funzionalmente affatto diversa e nuova, secondo la ricostruzione degli eventi proposta. Quanto detto appare suffragare l'enunciazione dalla quale eravamo partiti, perché il rapporto tra Licio Gelli e la massoneria viene a rovesciarsi in una prospettiva secondo la quale il Venerabile aretino, lungi dal porsi rispetto ad esso in un rapporto di causa ed effetto, come ultimo prodotto di un processo generativo interno di autonomo impulso, assume piuttosto le vesti di elemento indotto, di programmato utilizzatore delle strutture e della immagine pubblicamente conosciuta della comunione, per condurre tramite esse ed al loro riparo quelle operazioni che costituirono l'autentico nucleo di interessi e di attività che la Loggia P2 venne a rappresentare.

Nel periodo del 1976 al 1981 la P2 ebbe la massima espansione ed influenza e cominciò ad operare anche all'estero (pare che abbia tentato proselitismo in Uruguay, Brasile, Venezuela, Argentina e in Romania, paesi nei quali avrebbe, secondo alcuni, tentato di influire sulle rispettive situazioni politiche).

Secondo la commissione, Licio Gelli mantenne fino al primo dopoguerra un atteggiamento ambiguo, permettendogli di legarsi a chiunque avesse avuto le redini del potere in Italia dopo la guerra (fossero i nazifascisti, fossero gli Alleati e i loro gruppi politici di riferimento o fossero i comunisti filo sovietici) e il rapporto "Cominform", che lo denunciava come spia dormiente dei servizi segreti dell'Est (probabilmente posizione frutto di accordi durante questo periodo ambiguo), su cui i servizi non indagarono, sarebbe divenuto una garanzia sulla sua fedeltà che i servizi avrebbero potuto eventualmente usare, denunciandolo come spia filo sovietica e distruggendo quindi la sua figura fortemente anti-comunista che era venuta a crearsi nel tempo.

Circa le motivazioni per le quali personaggi tanto affermati avrebbero aderito alla P2, secondo taluni l'abilità di Licio Gelli sarebbe consistita nel sollecitare il diffuso desiderio di mantenere ed accrescere il proprio potere personale; a costoro, l'iscrizione alla loggia sarebbe apparsa di estrema opportunità per raggiungere posizioni di potere di primaria importanza, anche eventualmente partecipando ad azioni coordinate al fine di assicurarsi il controllo sia pure indiretto del governo e di numerose alte istituzioni pubbliche e private italiane.

Secondo altre interpretazioni, la loggia altro non sarebbe stata che un punto di raccordo fra diverse spinte che già prima andavano organizzandosi per influire sugli andamenti politici dello Stato.

Non va dimenticato che proprio in quegli anni montava la strategia della tensione e che da molte parti della società si auspicava una svolta politica di impronta decisa, capace di sopperire alla perniciosa inefficienza sociale, economica e pratica dell'impianto statale.

A posteriori, la Commissione parlamentare d'inchiesta ricostruì che verso la fine degli anni settanta il rapporto fra Gelli ed i suoi amici-alleati statunitensi e dei servizi segreti si sarebbe incrinato, e sarebbero cominciate a circolare sollecitazioni a farsi da parte, inoltrate anche nella suggestiva forma di fornire al giornalista Mino Pecorelli (poi assassinato) il famoso rapporto "Cominform" perché lo pubblicasse ed avanzasse così il sospetto che Gelli agisse per qualche servizio segreto di paesi comunisti.

Gelli reagì rilasciando un'imprevista intervista, nella quale qualcuno ha supposto che abbia inviato messaggi in codice; ma sembra accertato che, poco dopo, un uomo di fiducia di Michele Sindona abbia fornito ai giudici di Milano elementi sufficienti per interessarsi del capo della loggia.

Il 31 ottobre 1981, sette mesi dopo il rinvenimento delle liste e dello scandalo conseguente, la corte centrale del Grande Oriente d'Italia presieduta dal nuovo Gran Maestro Armando Corona, espulse Gelli dal consesso massonico. Per il Grande Oriente d'Italia la "Loggia di Propaganda 2" aveva sospeso ufficialmente la propria attività all'interno del GOI stesso già nel 1976 e pertanto non poteva essere sciolta, essendo già sospesa. Ciò significava che la P2 di Gelli dal 1976 non agiva più all'interno del consenso massonico, ma autonomamente.

Il 17 marzo 1981 i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell'ambito di una inchiesta sul presunto rapimento dell'avvocato e uomo d'affari siciliano Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli ad Arezzo, "Villa Wanda", e la fabbrica di sua proprietà (la "Giole" a Castiglion Fibocchi presso Arezzo – divisione giovane di "Lebole"); l'operazione, eseguita dalla sezione del colonnello Bianchi della Guardia di Finanza, scoprì fra gli archivi della "Giole" una lista di quasi mille iscritti alla loggia P2, fra i quali il comandante generale dello stesso corpo, Orazio Giannini (tessera n. 832). Lo stesso Michele Sindona comparve nella lista degli iscritti alla P2, confermando le intuizioni dei giudici istruttori.

Il colonnello Bianchi resistette a vari tentativi di intimidazione, in quanto erano ancora al potere gran parte delle persone che ivi erano citate, e pubblicò la lista.

Licio Gelli, per il quale la magistratura spiccò un ordine di cattura il 22 maggio 1981 per violazione dell'art. 257 del codice penale (spionaggio politico o militare – si riteneva che Gelli possedesse copie di alcuni dossier riservati del SIFAR e di altri servizi segreti), si rifugiò temporaneamente in Uruguay.

La commissione parlamentare Anselmi, creata il 9 dicembre 1981, ritenne che la P2 fosse strutturata come due piramidi sovrapposte, con i 972 nomi della lista appartenenti alla piramide in basso, Gelli come punto di congiunzione tra le due piramidi e una piramide superiore composta da nomi che figuravano su un'altra lista composta da personaggi che trasmettevano gli ordini alla piramide inferiore. A detta di alcuni giornalisti, tale lista sarebbe stata portata da Gelli a Montevideo.

Secondo il procuratore di Roma del periodo, gli iscritti delle due liste dovevano essere complessivamente 2000 e in un'intervista rilasciata da Gelli al settimanale L'espresso del 10 luglio 1976 questi affermò che gli iscritti alla Loggia P2 erano allora 2400 (secondo la commissione parlamentare che ebbe modo di leggere alcune corrispondenze tra Gelli e i capigruppo della loggia, intorno al 1979 vi fu una revisione generale degli elenchi degli iscritti, per cui le persone iscritte dopo quella data potevano effettivamente essere in numero minore). Comunque sia, una buona metà dei nomi mancherebbe ancora all'appello ed anche diversi appartenenti alla massoneria ascoltati dalla suddetta commissione affermarono che la lista era veritiera ma incompleta.

Fu immediatamente intuito che i documenti sequestrati testimoniavano dell'esistenza di un'organizzazione che mirava a prendere il possesso delle leve del potere in Italia: il "piano di rinascita democratica", un elaborato a mezza via fra un manifesto ed uno studio di fattibilità sequestrato qualche mese dopo alla figlia di Gelli, conteneva una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato, indicazioni per l'avvio di opere di selezionato proselitismo e, opportunamente, anche un preventivo dei costi per l'acquisizione delle funzioni vitali del potere: «La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo».

A chiare lettere si indicavano come fini primari (il termine "obiettivi" è usato in quel testo in senso militare, per "bersagli" di blandizie) il riordino dello stato in senso istituzionalistico, il ripristino di un'impostazione selettiva (forse classista) dei percorsi sociali, insomma - secondo molti - una svolta autoritaria.

Ma i dettagli del programma non erano di minor interesse. Se da un lato si propugnava la «abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attuasse i precetti della Costituzione)», giustificata dalla carenza di tecnici in tempi di disoccupazione intellettuale, dall'altro lato occorreva «ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive», sempre che la magistratura volesse decidersi a condannarli.

Portare il Consiglio Superiore della Magistratura sotto il controllo dell'esecutivo, separare le carriere dei magistrati, rompere l'unità sindacale e abolire il monopolio della Rai erano altri punti del progetto.

Le persone "da reclutare" nei partiti, dal canto loro, dovevano ottenere addirittura il "predominio" (testuale) sulle proprie organizzazioni (nel piano vengono indicati «per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli»), mentre i giornalisti "reclutati" avrebbero dovuto "simpatizzare" per gli uomini segnalati dalla "loggia". Non si sa se questa parte del piano fosse già stata attuata o meno; una parte dei politici indicati ebbero poi ruoli di primo piano nei loro partiti e nel governo. Si deve però rammentare che questi nomi erano considerati solo "da reclutare", quindi non si sa se furono mai contattati a tale scopo da Gelli.

Il programma non era in realtà che una sorta di memorandum che preannunciava una serie di pressioni e di azioni che avrebbero mirato a conquistare il potere per conferirlo a fidati amici della loggia. Alcuni analisti odierni non mancano di rimarcare che molti degli argomenti trattati in quel programma sarebbero stati poi attuati da governi successivi, o perlomeno indicati come riforme prioritarie ed essenziali da parte di alcuni esponenti politici allora appartenenti ai partiti con cui la P2 aveva cercato contatti (o partiti eredi politici di questi).

Nonostante l'Italia fosse da secoli avvezza alla disinvoltura ed alla spregiudicatezza in politica, tanto da vantarne anche celeberrima letteratura specifica, la sensazione generale fu correttamente definita da molti interpreti del tempo come di "attonito sgomento".

Lo scandalo che seguì la scoperta della lista e dei suoi legami con i casi Sindona e Calvi ebbe al tempo un'ampissima copertura mediatica, paragonabile solo a quello che avrà 10 anni dopo Tangentopoli.

La scoperta del Piano di rinascita democratica ha permesso di comprendere le ragioni dei notevoli cambiamenti all'interno dei mass media italiani alla fine degli anni '70.

La scalata ai media italiani iniziò dall’obiettivo più ambito: il Corriere della Sera, il quotidiano nazionale più diffuso e allo stesso tempo più autorevole. Per questa operazione Licio Gelli fu coadiuvato dal suo braccio destro Umberto Ortolani, dal banchiere Roberto Calvi, dall’imprenditore Eugenio Cefis e dalle casse dello IOR, l’Istituto per le Opere di Religione. Infine era necessario un editore interessato all’acquisto della testata giornalistica più importante d’Italia, e furono individuati i Rizzoli. I due fratelli furono convinti dalle buone maniere e dalle argomentazioni di Ortolani e Gelli ad entrare nella P2, anche se vi si iscrisse solo Angelo, nipote dell’omonimo capostipite.

I Rizzoli, sostenuti finanziariamente da Eugenio Cefis, nel 1974 si decisero quindi per l'acquisto, ma si resero conto ben presto che l'operazione si sarebbe rivelata molto più onerosa di quello che ci si aspettava. Angelo Rizzoli quindi si mise alla ricerca di altri fondi presso le banche italiane, inconsapevole del fatto che molte erano presiedute o dirette da affiliati della P2, e che quindi la decisione di concedergli nuovi liquidi era condizionata dal parere di Gelli. Non vedendo altre vie di uscita, nel luglio del 1977 si appellò al Maestro Venerabile: questi gli concesse nuovi fondi, provenienti dallo IOR, così da rendere i Rizzoli sempre più indebitati nei confronti della loggia ed economicamente deboli. In questo modo non fu difficile far passare il controllo della casa editrice al sistema Gelli-Calvi-IOR.

Nel 1977 la P2 spinse i Rizzoli verso l’acquisizione di molti altri quotidiani: Il Piccolo di Trieste, Il Giornale di Sicilia di Palermo, l'Alto Adige di Bolzano e La Gazzetta dello Sport. Nel 1978 venne pubblicato ex-novo L'Eco di Padova e la casa editrice entrò nella proprietà de Il Lavoro di Genova e finanziò L'Adige di Trento. Nel 1979 la Rizzoli aumentò la propria quota azionaria del periodico TV Sorrisi e Canzoni portandola al 52% e ottenendone il controllo. Infine, nonostante l'opposizione dei Rizzoli, venne fondato L'Occhio, con direttore Maurizio Costanzo.

Secondo il piduista Antonio Buono, magistrato già presidente del tribunale di Forlì, e collaboratore de il Giornale, nel corso di un incontro a Cesena Gelli lo avrebbe informato del progetto di creare un “trust” di testate, nell'ambito della Rizzoli, in funzione antimarxista e anticomunista, e si sarebbe dovuta creare anche, nell'ambito di questo progetto, una agenzia di informazione – alternativa all'ANSA – che avrebbe trasmesso le veline ai vari direttori di questi giornali associati. Nell’occasione, il Venerabile incaricò Buono di reclutare il direttore de il Giornale: «Avevo un grande ascendente su Montanelli, e quindi avrei dovuto persuadere Montanelli, per il Giornale, a entrare».

Sebbene secondo persone vicine a Indro Montanelli in realtà Buono non avesse alcun ascendente su di lui, scrissero per il Giornale almeno due personaggi in contatto con gli ambienti massonici: lo stesso Buono e Michael Ledeen, corrispondente per il quotidiano, legato a CIA, SISMI e alla stessa P2. Inoltre nel 1978, viste le critiche condizioni finanziarie del quotidiano, Silvio Berlusconi entrò con una quota azionaria del 30%.

In quello stesso periodo, nacque Telemilanocavo, fondata da Giacomo Properzj e successivamente rilevato dall'allora piduista Silvio Berlusconi, che la fece poi diventare Telemilano, Telemilano 58 ed infine Canale 5, presumibilmente secondo la strategia seguita da Licio Gelli.

Una volta scoppiato lo scandalo, le ripercussioni sul gruppo Rizzoli furono enormi: il Corriere della Sera ne uscì pesantemente screditato e perse dal 1981 al 1983 100.000 copie, nonché le firme di Enzo Biagi, Alberto Ronchey e Gaetano Scardocchia. Franco Di Bella lasciò la direzione il 13 giugno e venne sostituito da Alberto Cavallari. L'Occhio e il Corriere d'informazione vennero chiusi, Il Piccolo, l'Alto Adige e Il Lavoro ceduti. Nessuna ripercussione si ebbe invece per Canale 5 ed il suo proprietario Silvio Berlusconi, che nello stesso anno dello scandalo acquisì Italia 1 e solo l'anno successivo Rete 4.

La lista degli appartenenti alla P2 fu tenuta riservata per qualche tempo dopo la scoperta, ed i tentennamenti di Arnaldo Forlani nel renderla pubblica gli costarono la carica di presidente del consiglio e il temporaneo allontanamento dal proscenio politico-istituzionale.

Una volta resa pubblica il 21 maggio 1981, divenne presto memorabile. Tra i 932 iscritti (molti dei quali negheranno il loro coinvolgimento nella loggia), spiccavano i nomi di 44 parlamentari, 3 ministri del governo allora in carica, un segretario di partito, 12 generali dei Carabinieri, 5 generali della Guardia di Finanza, 22 generali dell'esercito italiano, 4 dell'aeronautica militare, 8 ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, ma anche di giornalisti, personaggi legati al mondo dello spettacolo ed imprenditori come Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica, tessera n° 1816), Vittorio Emanuele di Savoia, Maurizio Costanzo, Alighiero Noschese (morto suicida più di due anni prima della scoperta della lista) e Claudio Villa; in compagnia di Michele Sindona e Roberto Calvi, Umberto Ortolani e Leonardo Di Donna (presidente dell'ENI), Duilio Poggiolini e il personaggio televisivo professor Fabrizio Trecca, insieme a tutti i capi dei servizi segreti italiani e ai loro principali collaboratori.

Fra i generali, la stampa fece più volte il nome di Carlo Alberto Dalla Chiesa, sebbene risultasse solo un modulo di iscrizione firmato di suo pugno e nessuna prova di un'adesione attiva.

Circa i servizi segreti, si notò che vi erano iscritti non solo i capi, (fra i quali Vito Miceli a capo del SIOS e successivamente direttore del SID, Giuseppe Santovito del SISMI, Walter Pelosi del CESIS e Giulio Grassini del SISDE) che erano di nomina politica, ma anche i funzionari più importanti, di consolidata carriera interna. Fra questi si facevano notare il generale Giovanni Allavena (responsabile dei famigerati "fascicoli" del SIFAR), il colonnello Minerva (gestore fra l'altro dell'intricato caso dell'aereo militare "Argo 16" e considerato uno degli uomini in assoluto più importanti dell'intero Servizio militare del dopoguerra) ed il generale Gian Adelio Maletti, che con il capitano Antonio La Bruna (anch'egli iscritto) fu sospettato di collusioni con le cellule eversive di Franco Freda e per questo processato e condannato per favoreggiamento.

La naturale funzione dei servizi segreti, va osservato, sarebbe effettivamente ben compatibile con la possibile infiltrazione di elementi anche in questa organizzazione, per legittimi motivi di servizio; la concentrazione però di così tanti elementi di elevato grado, non è mai riuscita a volare indenne sopra il sospetto.

Lo stesso Gelli, commentando la presenza di numerosi iscritti alla P2 nei comitati di esperti che si occuparono del rapimento di Aldo Moro (marzo-maggio 1978), ha affermato che la presenza di un elevato numero di affiliati alla loggia in questi era dovuto al fatto che al tempo molte personalità di primo piano erano iscritte, quindi era naturale che in questi se ne trovassero diverse. Gelli affermò che normalmente gli aderenti non erano a conoscenza dell'identità degli altri iscritti, ma che l'esistenza della loggia P2 era comunque nota, avendone parlato anche in diverse interviste ben prima della scoperta della lista.

Fu avanzata l'ipotesi che la lista trovata a Villa Wanda non fosse la lista completa, e che molti altri nomi siano riusciti a non restare coinvolti. Nella ricostruzione della Commissione d'Inchiesta, ai circa mille della lista trovata sarebbero da aggiungere i presunti appartenenti a quel vertice occulto di cui Gelli sarebbe stato l'anello di congiunzione con la loggia. Lo stesso Gelli, come evidenziato anche dalla commissione Anselmi, in un'intervista del 1976, aveva parlato di più di duemilaquattrocento iscritti.

Circa il vertice occulto, poi, è nota la clamorosa accusa formulata dalla vedova di Roberto Calvi, che indicò in Giulio Andreotti il "vero padrone" della loggia, ma di tale affermazione non sono mai stati raccolti riscontri attendibili. È bensì vero che Andreotti aveva sempre smentito di conoscere Gelli, sino alla pubblicazione della citata foto di Buenos Aires.

Lo scandalo conseguente al ritrovamento delle liste della P2 fu senza precedenti.

Il capo del governo in carica, Arnaldo Forlani, fu costretto alle dimissioni nel giugno 1981 perché, più o meno volontariamente, aveva ritardato la conferma del ritrovamento e la pubblicazione delle liste. Al suo posto fu insediato il repubblicano Giovanni Spadolini, che divenne così il primo presidente del consiglio non appartenente alla Democrazia Cristiana della storia repubblicana.

Dalle sinistre si era prontamente levata una violentissima campagna d'accusa, che di fatto non sgradiva un eventuale riconoscimento del coinvolgimento di esponenti dei partiti di governo e del PSI, antica "concorrente" a sinistra del partito di Enrico Berlinguer. Soprattutto i comunisti avevano da recriminare contro un organismo che clandestinamente lavorava per la loro espulsione dalla società civile, e non risparmiarono ai partiti di governo ed ai loro esponenti accuse di golpismo e di prono asservimento ad interessi di potenze straniere.

Altri politici, tra cui Bettino Craxi del PSI e alcuni deputati della DC, attaccarono invece l'operato della magistratura, accusandola di aver dato per scontato la veridicità di tutta la lista che invece, secondo Craxi, mischiava "notori farabutti" (di cui però non faceva i nomi) a "galantuomini" e di aver causato, con le indagini e l'arresto di Roberto Calvi, una crisi della Borsa, che nel luglio 1981 dovette chiudere per una settimana per eccesso di ribasso.

Mentre, intimoriti dal clima arroventato, alcuni personaggi di altro campo come Maurizio Costanzo negavano ogni coinvolgimento (Costanzo fu poi costretto a lasciare la direzione del telegiornale Contatto del network PIN, facente capo al gruppo Rizzoli), altri come Roberto Gervaso erano rimasti a corto di adeguati aforismi oppure, come il deputato socialista Enrico Manca, che fu anche presidente della RAI, già minimizzavano la loro condivisione delle esperienze piduiste.

Si ebbe quindi una sorta di temporanea epurazione, in realtà agevolata dal ridotto desiderio degli interessati di restare sotto i riflettori, e molti piduisti si eclissarono dalle cariche più in vista, o si fecero da parte per poi ripresentarsi qualche tempo dopo.

Un'apposita legge, la numero 17 del 25 gennaio 1982, sciolse la P2 e rese illegale il funzionamento di associazioni segrete con analoghe finalità, del resto in attuazione del secondo comma dell'articolo 18 della Costituzione Italiana, che più genericamente proibisce le associazioni a scopi, anche indirettamente, politici mediante organizzazioni di carattere militare. Il giornalista e politico Massimo Teodori membro della succitata commissione, asserì: «la Loggia P2 non è stata un'organizzazione per delinquere esterna ai partiti ma interna alla classe dirigente. La posta in gioco per la P2 è stata il potere e il suo esercizio illegittimo e occulto con l'uso di ricatti, di rapine su larga scala, di attività eversive e di giganteschi imbrogli finanziari fino al ricorso alla eliminazione fisica». La P2 fu oggetto d'indagine anche della Commissione Stragi per un presunto coinvolgimento in alcune stragi, ma non portò a niente di rilevante. Tuttavia Licio Gelli venne condannato il 23 novembre 2005 in via definitiva per tentativi di depistaggio delle indagini sulla Strage di Bologna.

Nonostante le successive inchieste giudiziarie abbiano (non senza ricevere critiche da più parti) in parte rinnegato le conclusioni della commissione di inchiesta, tendendo a ridimensionare l'influenza della loggia,la scoperta del caso della P2 fece conoscere in Italia l'esistenza, in altri sistemi ed in altri Paesi, del lobbismo, cioè di un'azione di pressione politica sulle cariche detenenti il potere affinché orienti le scelte di conduzione della nazione di appartenenza in direzione favorevole ai lobbisti.

In altri Paesi il lobbismo si applicava e si applica in modo pressoché palese, e nemmeno - d'ordinario - desta scandalo; per l'Italia il fenomeno, almeno in questa forma subdola, illegale e sovversiva e con questa evidenza, era inusitato. In più, la circostanza che l'associazione fosse segreta, ha immediatamente evocato allarmanti spettri che le conclusioni dell'inchiesta della commissione parlamentare non hanno fugato.

Il caso P2 ha certamente sensibilizzato la società italiana sui meccanismi attraverso i quali le scelte ed il potere politico possono venir influenzati dagli interessi di gruppi di potere non eletti e quindi non pienamente legittimati a prender parte al dialogo politico.

Altrettanta attenzione è stata posta, nel tempo, al destino dei piduisti, qualcuno dei quali ha avuto pubblico successo, in politica o nello spettacolo, mentre altri si sono morbidamente confusi nell'anonimato; ad alcuni è stato revocato l'esilio. Tra tutti però, il piduista più noto è Silvio Berlusconi.

E similmente è accaduto ai personaggi politici menzionati nel famoso programma: Bettino Craxi crebbe sino a divenire il più importante esponente del suo partito (del quale ebbe il richiesto "predominio", anche grazie all'appoggio degli USA, che finanziarono il suo partito in chiave anti-PCI, come scriverà poco prima di morire nel suo memoriale consegnato al cognato Paolo Pillitteri, ex sindaco di Milano) e strinse con Andreotti e Forlani un famoso patto di alleanza politica. Ad altri, come Antonio Bisaglia, non andò altrettanto bene.

Nel 2007, Licio Gelli ha 88 anni ed è agli arresti domiciliari nella sua Villa Wanda di Arezzo dove sconta la pena di 12 anni per la bancarotta del Banco Ambrosiano. In un'intervista rilasciata a la Repubblica il 28 settembre 2003, durante il Governo Berlusconi II, ha raccontato: «Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa in 53 punti».

È da notare il capillare radicamento della struttura P2 nel territorio italiano con 2 o 3 iscritti per 35 delle attuali 110 province italiane: Torino, Milano, La Spezia, Roma, Bari, Ravenna, Firenze, Pistoia, Cosenza, Palermo, Cagliari, Siena, Brescia, Ancona, Venezia, Catanzaro, Genova, L'Aquila, Trieste, Potenza, Novara, Arezzo, Bologna, Piacenza, Udine, Messina, Pisa, Reggio Emilia, Reggio Calabria, Forlì, Savona, Brindisi, Trapani, Perugia.

A conferma del radicamento nel territorio la presenza in 16 delle 20 regioni italiane: Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna, Umbria.

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Buona Domenica

Buona Domenica era un programma di intrattenimento domenicale di Canale 5.

Il programma va in onda a partire dal gennaio 1985. Nasce da subito come alternativa a Domenica In: viene infatti chiamato a condurlo l'ideatore stesso della domenica pomeridiana della Rai, Corrado, insieme a Maurizio Costanzo. Dopo la sigla, che unisce i due conduttori sulle note di una canzone di Frank Sinatra, a Costanzo viene affidata la prima parte (dalle 13,30 alle 17), seguita dalla seconda (dalle 17 alle 20,40) in concorrenza con i programmi preserali.

Dal 1987 il programma viene sospeso. Torna nel 1991, questa volta in diretta. Negli anni si succedono vari conduttori, da Marco Columbro e Lorella Cuccarini a Gerry Scotti e Gabriella Carlucci, di nuovo Maurizio Costanzo fino a Paola Perego.

Fra i personaggi del cast si ricordano: Samuel Barletti, il ventriloquo lanciato da Corrado già a Domenica In nel 1979, Roberto Gervaso e Roberto Pregadio.

All'interno di Buona domenica nel 1985 viene inserito uno spazio, Forum, che inizialmente doveva essere condotto da Costanzo e che a breve sarebbe diventato una trasmissione indipendente, condotto da Catherine Spaak insieme al giudice Santi Licheri e alla guardia giurata Pasquale Africano.

All'interno del programma in alcune edizioni vennero inserite anche delle sit-com, a partire da "Orazio" con Costanzo, Simona Izzo e Alessia Fabiani allora bambina.

Negli ultimi anni il programma è diventato una sorta di vetrina per nuovi volti dello spettacolo: vengono infatti ospitati i concorrenti progressivamente eliminati dalla casa del Grande Fratello e da altri reality Mediaset. Nelle scorse edizioni inoltre sono sempre stati presenti come ospiti fissi alcuni concorrenti provenienti dalle varie edizioni del programma Amici, trasmissione di Maria De Filippi, che si esibivano in coreografie e canzoni, oltre a personaggi particolari come Platinette o il Mago di Arcella.

Dal 2006, con il cambio della conduzione (Paola Perego è subentrata a Maurizio Costanzo) il cast viene quasi completamente rinnovato. Unico punto di contatto con le passate edizioni era, per le prime puntate, Claudio Lippi, che però ha poi preferito polemicamente abbandonare il programma, accusando gli autori di non lasciargli abbastanza spazio nella scelta degli argomenti e criticando le linee guida seguite. La trasmissione è stata spesso al centro di polemiche date le scarse doti artistiche di molti tirocinanti della tv presenti e la volgarità all'interno del contenitore.

A maggio 2008 va in onda l'ultima puntata dello storico contenitore domenicale. Dalla stagione successiva il pomeriggio festivo di Canale 5 viene diviso in 3 parti : la puntata domenicale di Amici di Maria De Filippi, seguito da Questa domenica, con Paola Perego e Chi vuol essere milionario? con Gerry Scotti.

Conduce Maurizio Costanzo con Claudio Lippi, Orietta Berti, Luca Laurenti, Laura Freddi, Sandro Mayer, Emanuela Aureli, Antonella Elia, Gipsy Fint, Fanny Cadeo, Platinette e Roberta Capua.

Autori: Maurizio Costanzo, Alberto Tovaglia, Walter Corda, Massimo Dorati, Mauro Monaco, Cecilia Tanturri, Clarita Jalongo.

Autori: Maurizio Costanzo, Alberto Tovaglia, Walter Corda, Massimo Dorati, Mauro Monaco, Cecilia Tanturri, Clarita Jalongo.

In onda dalle 13.35 alle 18.50.

Conducono Corrado e Maurizio Costanzo.

Conduce Maurizio Costanzo con Claudio Lippi, Corrado Tedeschi, Roberta Termali, Marco Columbro e Johnny Dorelli.

Conducono (due prime serate a maggio 1995) Gerry Scotti e Gabriella Carlucci.

Autori: Maurizio Costanzo, Alberto Tovaglia, Walter Corda, Piero Ameli, Salvatore De Pasquale, Marcello Lopez, Giorgio Gambino.

Conduce Maurizio Costanzo con Luca Laurenti, Orietta Berti, Laura Freddi Autori: Maurizio Costanzo, Alberto Tovaglia, Walter Corda, Massimo Dorati, Mauro Monaco, Cecilia Tanturri, Clarita Jalongo.

Autori: Maurizio Costanzo, Alberto Tovaglia, Walter Corda, Massimo Dorati, Mauro Monaco, Cecilia Tanturri, Clarita Jalongo.

Nelle ultime edizioni l'importanza del corpo di ballo della trasmissione è andato via via diminuendo, essendo scomparsi quasi del tutto i balletti che caratterizzavano le edizioni dei primi anni '90. Oltre alle succitate Lorenza Mario, Matilde Brandi e Mia Molinari hanno fatto parte del corpo di ballo della trasmissione anche Rossella Brescia (lanciata dal programma e poi divenuta conduttrice) e l'ex campionessa di ginnastica ritmica Martina Nadalini. Oltre a loro tante altre ballerine molto brave: Alessia Nencini, Sabrina Amato, Marta Angelin, Maria Zaffino, Simona Mastrecchia, Vanessa Negrini e Ombretta Valenti.

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Massimo Bagnato

Massimo Bagnato (Roma, 11 giugno 1972) è un comico e personaggio televisivo italiano.

La sua gavetta inizia nel 1989, al Fellini di Marcello Casco a Roma.

Dal 1993 al 1999 presenta lo spettacolo musicale presso il Talent Scout a Roma dove imita personaggi come Gianni Morandi, Renato Zero e Albano.

La notorietà presso il grande pubblico arriva in seguito alle prime apparizioni al Maurizio Costanzo Show e Libero nel 1999.

Dal 2004 collabora presso Radio Due con Lillo e Greg al programma radiofonico 610.

Nel 2007 è stato presente nei programmi Matinée e Soirée e all'interno di Scorie, varietà condotto da Nicola Savino.

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Alto Gradimento

Alto Gradimento è stata una famosa trasmissione radiofonica, di Gianni Boncompagni e Renzo Arbore, andata in onda negli anni '70 sul secondo canale della RAI. Tra i collaboratori, che prestavano la loro voce e le loro invenzioni per i tanti personaggi creati dalla trasmissione, figurano Mario Marenco, i fratelli Giorgio e Franco Bracardi, Marcello Casco ed altri.

La prima puntata è andata in onda il 7 luglio 1970 e la trasmissione, che andava in onda fra le 12.30 e le 13.30, è proseguita a più riprese fino al 2 ottobre 1976.

Ogni trasmissione procedeva senza un apparente filo logico (infatti la ingegnosa, non banale, mancanza di filo logico era il punto di forza del programma) che si manifestava con frequenti interruzioni dei brani musicali, con battute varie ed interventi ricorrenti assolutamente e volutamente demenziali. Il programma era in netta controtendenza rispetto alle mode di allora, non solo per le trovate comiche e surreali, ma anche dal punto di vista musicale. Con una particolare attenzione al pop italiano e internazionale, venivano ad esempio programmati i Creedence Clearwater Revival e i Mungo Jerry. Il programma ha anche lanciato una delle prime canzoni dei Cugini di Campagna, Il ballo di Peppe, ben lontana dalle successive atmosfere sdolcinate del gruppo.

Si trattava insomma di una trasmissione geniale e irriverente, esplosiva e demenziale, che realizzò indici di ascolto impensabili per la radio dell'epoca, creando tormentoni comici che per anni rimasero nella mente e persino nei modi di dire della gente comune. Il ritmo serrato, le sovrapposizioni di voci e le continue irruzioni di personaggi strampalati e surreali, la spiritosa presentazione dei brani musicali, il clima goliardico, crearono un nuovo stile radiofonico, contrapposto a quello compassato ancora esistente all'epoca, una nuova forma di intrattenimento che fece scuola e fu talvolta imitato e che anzi anticipò lo stile che pochi anni più tardi si sarebbe diffuso con l'avvento delle radio private.

Fra i personaggi proposti in Alto Gradimento si ricordano: ragioniere Affastellati, Anemo Carlone, Bozambo (dileggiava sovente Maurizio Costanzo), Lo chef Léon, la dottoressa Ada Venzolato in De Martiris, federale Romolo Catenacci (ex-gerarca fascista), il professor Aristogitone ("40 anni di insegnamento nella scuola"), lo stilista Jean-Jacques le Baron de la Fiche de la Bagarre, il figlio di Menuel, Max Vinella (un improbabile squinternato giornalista di cronaca nera), Achille (folle di dolore per la perdita di Patroclo di cui ne urlava il nome), Raimundo Navarro (astronauta spagnolo dimenticato in orbita da otto anni), il colonnello Buttiglione, il colonnello Otto Muller (ex-ufficiale nazista), dottor Marsala (che cita i dipendenti della RAI (cognomi ombrati): Ciabattoni, Ruttoni, Tarantolazzi e Gospedale), il dottor Masturbio, il generale Damigiani, Il maestro Benito Cerbottana, Il maestro Torvajanica, il professor Spadone (ardente sostenitore della teoria filosofica: "l'uomo è una bestia!"), la Sgarrambona (impersonava con voce baritonale la donna amata da Gianni Boncompagni), la signorina De Magistris, la signorina dei Grandi Magazzini, la signorina del Radiotaxi, lo Scarpantibus, Mortificazione la cartomante, Pallottino, Pasquale Zambuto, Verzo (studente liceale svogliato e sgrammaticato), Vinicio, Malik Maluk ( lo scalpellino arabo che ripeteva sempre "fangala"). Ai personaggi interpretati da Marenco, Bracardi e gli altri, si aggiungevano frequentemente anche le voci registrate di famosi personaggi dello spettacolo o della politica (Amintore Fanfani, Mike Bongiorno, Vittorio De Sica, e altri) dei quali veniva ripetuta a tormentone una singola frase, simulando, col rumore della porta che si apriva e richiudeva, il loro improvviso ingresso in studio.

Rimasto nell'immaginario degli italiani nati negli anni '50 e '60, di questo programma negli archivi RAI non si trova che qualche spezzone in quanto, come dichiarato dallo stesso Arbore nella trasmissione Viva Radio2 nel maggio 2008, a quei tempi non ritenevano necessario registrare alcunché.

La trasmissione venne brevemente riproposta nel 1998 in sette puntate.

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Source : Wikipedia