Massimo Troisi

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Tags : massimo troisi, attori e attrici, cinema, cultura

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Massimo Troisi

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Massimo Troisi (San Giorgio a Cremano, 19 febbraio 1953 – Ostia, 4 giugno 1994) è stato un attore, regista e sceneggiatore italiano. Candidato all'Oscar 1996 come miglior attore protagonista nel film Il postino.

Ha saputo esplorare le tradizioni napoletane seguendo le orme linguistiche ed artistiche di Eduardo De Filippo e Totò, ma rinnovandole con contenuti e capacità recitative del tutto originali.

Scompare prematuramente, a 41 anni, per un fatale attacco cardiaco, conseguente a febbri reumatiche di cui soffriva sin dall'età di 12 anni.

Ad oggi è sicuramente uno degli attori più ricordati ed amati di sempre. Alla sua figura è legata la spontanietà naturale, mostrata sempre davanti la macchina da presa. Dopo il primo anno della sua morte,a San Giorgio a Cremano è stato istituito un premio in sua memoria, il Premio Massimo Troisi.

Nasce a San Giorgio a Cremano, città confinante con Napoli. Figlio di Alfredo, un macchinista ferroviario, e di Elena Andinolfi, cresce in una famiglia molto numerosa; abita infatti nella stessa casa con i genitori, cinque fratelli, due nonni, gli zii ed i loro cinque figli. Dell'atmosfera familiare, Troisi lascia alcune testimonianze anche nei suoi primi due film, Ricomincio da tre e Scusate il ritardo.

Dopo aver ottenuto il diploma di geometra nel 1977 all'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri "Eugenio Pantaleo" di Torre del Greco, scrive poesie per diletto ispirandosi a Pasolini, il suo autore preferito, e inizia a recitare, dal 1969 nel teatro parrocchiale della Chiesa di Sant'Anna insieme ad alcuni amici d'infanzia (tra cui Lello Arena, Nico Mucci, Valeria Pezza), con i quali passa parecchio tempo a giocare a pallone. Nel 1971 la madre muore improvvisamente.

Nel 1972 gli viene diagnosticata un'anomalia cardiaca che lo obbliga, nel 1976, a recarsi negli Stati Uniti per un intervento alla valvola mitralica; alle spese del viaggio contribuisce una colletta organizzata, tra gli altri, dal quotidiano di Napoli Il Mattino.

Nel 1972 il gruppo si stabilisce all'interno di un garage nella città natale di Troisi, si chiama Centro Teatro Spazio e inizia con recite pulcinellesche tipiche della tradizione teatrale napoletana. Due anni dopo entra nel gruppo il chitarrista Vincenzo Purcaro, che assume il nome d'arte Enzo Decaro. Nel 1976 il trio Troisi-Arena-Decaro viene chiamato I Saraceni, l'anno seguente diventa La Smorfia.

In teatro ottengono subito successo, dapprima a livello locale, poi anche nazionale (approdano al cabaret romano La Chanson e in locali del Nord Italia). La radio rende famoso il terzetto nella trasmissione Cordialmente insieme dove propongono i famosi sketch dell'Arca di Noè, Annunciazione, Soldati, San Gennaro e tanti altri. La celebrità arriva con le trasmissioni televisive Non Stop (1977) - sarà qui che stringerà due amicizie fondamentali e durature: quella con Marco Messeri e l'altra con Anna Pavignano - La Sberla (1978) e Luna Park (1979) diretti dai registi televisivi Enzo Trapani ed Eros Macchi. L'ultimo spettacolo teatrale del trio è Così è (se vi piace), citazione del Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello .

Troisi diventa il leader del trio, proiettato al ruolo di nuovo interprete della tradizione partenopea. Con la sua gestualità e mimica facciale e col suo linguaggio farfugliante e afasico, a tratti quasi incomprensibile - che ricorda certi monologhi interminabili di Eduardo De Filippo - esprime un'ironica critica nei confronti dei vecchi stilemi napoletani e dei luoghi comuni della società.

Il primo film, di cui Troisi è regista, sceneggiatore e attore protagonista è Ricomincio da tre. Nel film la napoletanità è presente soprattutto nei riti familiari, nelle scaramanzie e nell'inerzia di un mondo immutato e immutabile, al quale il protagonista reagisce cercando nuovi stimoli con un viaggio a Firenze dove, seguito da un amico invadente e fastidioso (Lello Arena), Gaetano (Troisi) conosce Marta, una ragazza presso cui trova ospitalità e con la quale avvia una relazione sentimentale. Dopo un rientro forzato a Napoli per il matrimonio della sorella, torna a Firenze e riprende il rapporto interrotto con Marta che gli confida di essere incinta, ma di non essere sicura della paternità del nascituro (Ciro), che alla fine Gaetano - pur tormentato da dubbi sia personali che atavici - decide di riconoscere. Ricomincio da tre ottiene due Nastri d'Argento (miglior regia esordiente e miglior soggetto) e due David di Donatello (miglior film e miglior attore) e si piazza al secondo posto nella classifica della stagione cinematografica 1980-1981. Un cinema della capitale lo tenne in cartellone per piu' di un anno. Di particolare effetto è la colonna sonora composta da Pino Daniele.

L'anno seguente accetta di dirigere uno speciale televisivo trasmesso da Raitre per la serie Che fai, ridi? dedicato ai nuovi comici italiani di inizio anni Ottanta, Morto Troisi, viva Troisi!, con Marco Messeri, Roberto Benigni, Lello Arena e Carlo Verdone.

Sempre nel 1982, recita insieme a Lello Arena nel film No grazie, il caffè mi rende nervoso nel quale un fanatico ed invasato difensore delle tradizioni napoletane (pizza, canzoni e mandolino), cercando in tutti i modi di impedire lo svolgimento del "Primo Festival Nuova Napoli", simbolo della novità usurpatrice della tradizione, finisce col provocare la morte di Troisi, in un vicolo, dentro un organetto e con la pizza in bocca. Di questo film sono da ricordare in particolare i monologhi di Troisi nell'albergo, al commissariato e dal giornalaio.

La seconda tappa della carriera cinematografica è del 1983, con Scusate il ritardo, nel quale il protagonista è simile nei caratteri al Gaetano del film precedente, ma più timido e impacciato; è incapace di consolare un suo amico in crisi affettiva ma è a sua volta incapace di amare la sua donna...

Altro grande successo di pubblico (ma non di critica) lo ottiene nel 1984 con Non ci resta che piangere, unico film a fianco di Roberto Benigni, da lui molto lontano per lingua e gestualità. Il film - basato su una trama elementare - è ricco di citazioni storiche e rimane comunque nell'immaginario collettivo per le invenzioni e le gag di Troisi e Benigni. Mario (Troisi) e Saverio (Benigni), trovato chiuso un passaggio a livello, passano la notte in una locanda, ma la mattina scoprono di essersi risvegliati a "Frittole", nel 1492. Devono adeguarsi alla vita dell'epoca pur sperando di rientrare nel loro mondo. Fra le tante gag è da menzionare la scena della scrittura di una lettera a Girolamo Savonarola, chiara citazione dell'analoga scena interpretata da Totò e Peppino de Filippo in Totò, Peppino e... la malafemmina.

Nel 1986 Troisi ha un piccolo ruolo nel film diretto da Cinzia Torrini. Con Hotel Colonial, girato in Colombia, tenta la carta del cast internazionale. Troisi interpreta un traghettatore napoletano emigrato in Sudamerica che aiuta il protagonista nella ricerca del fratello.

Nel 1987 è attore e regista di Le vie del Signore sono finite, ambientato durante il periodo fascista; interpreta il ruolo di Camillo Pianese, un invalido "psicosomatico", assistito dal fratello Leone (l'inseparabile amico di sempre Marco Messeri), lasciato dalla sua donna e che si trova a consolare un suo amico, malato autentico ed innamorato della stessa donna senza essere ricambiato. Il film vince il Nastro d'Argento per la migliore sceneggiatura.

Nel triennio seguente collabora come attore con Ettore Scola e con Marcello Mastroianni in tre film: Splendor (1988) in cui è proiezionista di un cinema prossimo alla chiusura; Che ora è? (1989), sui rapporti conflittuali tra padre e figlio, per il quale è premiato con la Coppa Volpi, ex aequo con Mastroianni, alla Mostra del Cinema di Venezia; e Il viaggio di Capitan Fracassa (1990) dove interpreta Pulcinella.

L'ultima regia di Troisi è quella di Pensavo fosse amore, invece era un calesse, del 1991, di cui è anche sceneggiatore e protagonista con Francesca Neri e Marco Messeri. All'inizio del 1994 Troisi, recatosi ancora una volta negli Stati Uniti per dei controlli cardiaci, apprende che deve sottoporsi con urgenza a un nuovo intervento chirurgico, ma decide di non rimandare le riprese del suo nuovo film.

Il postino (1994), girato a Procida e Salina (anche a Ischia, Pantelleria) e diretto da Michael Radford, liberamente tratto dal romanzo Il postino di Neruda di Antonio Skármeta, tratta dell'amicizia tra un umile portalettere e Pablo Neruda (Philippe Noiret) durante l'esilio del poeta cileno in Italia. Troisi, riesce a terminare il grande capolavoro cinematografico con enorme fatica e con il cuore stremato, ma consapevole di avere un destino segnato, non pensò mai di rimandare le riprese per il trapianto di cui aveva urgente bisogno.

Due anni dopo la morte di Troisi, il film viene candidato a cinque Premi Oscar (tra cui Troisi come miglior attore, il quarto di sempre a ricevere una nomination per l'Oscar postumo), ma delle cinque nomination si concretizza solo quella per la migliore colonna sonora (scritta da Luis Bacalov).

Troisi muore nel sonno, nella casa della sorella Annamaria, a Ostia, per attacco cardiaco, il 4 giugno 1994, 12 ore dopo aver terminato le riprese de il Postino e lascia un vuoto incolmabile nella cinematografia italiana. Amici e conoscenti, nel citarlo più e più volte, hanno sempre messo in luce l'intelligenza, l'esclusività di un personaggio, che pur nella sua indolenza, nel suo modo di esprimere la napoletanità, è sempre rimasto naturalmente umano. La spiccata attenzione verso la realtà non gli hanno mai fatto perdere la modestia. In una intervista di Gigi Marzullo alla domanda "Come si fa a rimanere semplici dopo avere avuto tanto successo?" Troisi risponde "Ci si nasce. Il successo è solo una cassa amplificatrice. Se eri imbecille prima di avere successo diventi imbecillissimo, se eri umano diventi umanissimo. Il successo è la lente d'ingrandimento per capire com'eri prima".

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Premio Massimo Troisi

Il Premio Massimo Troisi è un premio dedicato allo spettacolo giovanile nel campo comico teatrale.

La prima edizione fu istituita ad un anno esatto dalla scomparsa del grande attore e regista napoletano.

Il Premio Massimo Troisi è dedicato ad attori comici e ad opere di genere comico o di commedia realizzate da autori italiani e stranieri. Sono ammessi alla partecipazione tutti i cittadini che abbiano residenza o domicilio in Italia e che non abbiano superato l’età di 40 anni.

La partecipazione al Premio è gratuita. Al vincitore del Premio Massimo Troisi verrà corrisposto un premio di Euro 5.000.

Nel 2001 si esibisce anche un rutilante Beppe Grillo che da il via ai grandi spettacoli di happening musicali. Da lì si susseguono gli spettacoli di Renzo Arbore, Lucio Dalla ed Eduardo De Crescenzo e infine nel 2004, Tiziano Ferro. Di enorme successo furono le mostre cinematografiche dedicate alle selle del cinema italiano, con filmati riguadanti, Vittorio De Sica, Ugo Tognazzi, Peppino De Filippo, Nino Taranto e Tina Pica.

Una grande festa di commozione fu in occasione del decimo anno del film " Il Postino ", fra gli ospiti, Nathalie Caldonazzo, Maria Grazia Cucinotta, Lello Arena, Enzo Decaro e in collegamento dalla Francia anche Philippe Noiret ed è stata una serata nel segno della commezzione, nel ricordo di Massimo Troisi.

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Napoli

Panorama di Napoli

Nàpoli (IPA: ; in greco: Νεάπολις; in napoletano: Napule, IPA: oppure ) è una città italiana capoluogo dell'omonima provincia e della regione Campania.

La città di Napoli è situata in posizione pressoché centrale sull'omonimo golfo, tra il Vesuvio, e l'area vulcanica dei Campi Flegrei in uno scenario definito "tra i più celebrati e incantevoli al mondo". Il suo vasto patrimonio artistico ed architettonico è tutelato dall'UNESCO, le cui commissioni hanno incluso dal 1995 il centro storico di Napoli tra i siti del patrimonio mondiale dell'umanità.

Nel suo primo insediamento di Partenope sulla collina di Pizzofalcone, fu fondata tra il IX e l'VIII secolo a.C. da coloni greci; successivamente rifondata come Neapolis nella zona bassa tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C., essa viene annoverata tra le principali città della Magna Grecia .

Nel corso della sua storia quasi trimillenaria Napoli vedrà il susseguirsi di lunghe e numerose dominazioni straniere, rivestendo una posizione di rilievo in Italia e in Europa.

Dopo l'impero romano, nel VII secolo la città formò un ducato autonomo, indipendente dall'Impero bizantino; in seguito, dal XIII secolo e per circa seicento anni fu capitale del più grande stato italiano preunitario, che comprendeva tutta l'Italia meridionale peninsulare e, in alcuni periodi, anche la Sicilia. Da Napoli, Ladislao I di Durazzo, agli inizi del XV secolo tentò di riunificare tutta la penisola italiana mentre, successivamente, la città divenne il centro politico dell'Impero Aragonese .

Per motivi storici, artistici, politici ed ambientali fu, dal basso medioevo fino all'Unità, tra i principali centri di riferimento culturale, al pari delle altre principali capitali del continente .

Con l'annessione al Regno d'Italia la città e, in generale, tutto il meridione d'Italia, caddero in un relativo declino socio-economico ; la Napoli contemporanea rimane tuttavia tra le più grandi e popolose metropoli italiane e mediterranee , conservando ancora la sua storica vocazione di importante centro culturale, scientifico e universitario di livello internazionale. La città di Napoli si è aggiudicata l'organizzazione del Forum Universale delle Culture 2013 . A Napoli si trova Villa Rosebery, una delle tre residenze ufficiali della Presidenza della Repubblica.

Nel mondo esistono infine oltre 20 città e/o villaggi che si chiamano Napoli (o Naples, Nàpoles, Neapolis).

Napoli sorge al centro dell'omonimo golfo, dominato dal massiccio vulcanico del Vesuvio e delimitato ad est dalla penisola sorrentina con Punta Campanella, ad ovest dal golfo di Pozzuoli con Capo Miseno, a settentrione dalle appendici dell'Appenino Campano.

La città storica è andata sviluppandosi preminentemente sulla costa; il primo nucleo della città fu costituito dall'isolotto di Megaride, ove coloni greci diedero avvio al primo emporio commerciale che comportò lo sviluppo della città odierna. Il territorio di Napoli è composto prevalentemente da colline (molti di questi rilievi superano i 150 metri d'altezza per giungere fino ai 452 m della Collina dei Camaldoli) sulle quali sono nati veri e propri quartieri e/o rioni storici, ma anche da isole, insenature e penisole a strapiombo sul Mar Tirreno.

L'intero territorio ha una storia geologicamente complessa: il substrato recente è composto perlopiù da detriti di varia natura vulcanica.

Per quanto riguarda il rischio sismico è classificata nella zona 2 (sismicità medio alta) dall'Ordinanza P.C.M. n. 3274 del 20/03/2003 .

Napoli gode di un clima tipicamente mediterraneo, con inverni miti e piovosi e estati calde e secche, ma comunque rinfrescate dalla brezza marina che raramente manca sul suo golfo. Il sole splende mediamente per 250 giorni l'anno . La Classificazione climatica di Napoli inserisce la città nella zona climatica "C". La particolare conformazione morfologica del territorio del capoluogo comunque obbliga in questa sede ad aggiungere che la città possiede al suo interno differenti microclimi con la possibilità così di incontrare variazioni climatiche anche significative spostandosi di pochi chilometri (più continentale rispetto al centro della città, ad esempio, risulta essere la zona di Capodichino, dove è situato l'unico aeroporto cittadino, al pari della maggior parte dei quartieri della zona nord del capoluogo, come Poggioreale o Secondigliano). Anche la zona dei Camaldoli, a causa della maggiore altitudine, si caratterizza per un clima leggermente più freddo nei mesi invernali, ed un clima meno afoso in quelli estivi. Non sono mancati però anche episodi di gelo: restano infatti celebri le nevicate su Napoli del febbraio 1956, del gennaio 1963, del marzo 1971, del gennaio 1985, del febbraio 1986, del 16 dicembre 1988 e del 26 gennaio e 1 marzo del 2005, dove vi furono accumuli fino a 10 cm anche lungo la costa.

Capoluogo della provincia omonima e della regione Campania, è il terzo comune d'Italia per numero di abitanti: dati ISTAT dell'ultima stima (30/09/2008) rilevano una popolazione di 966.209 abitanti, pari a oltre un sesto dell'intera popolazione regionale e quasi un terzo di quella della sua provincia. Attualmente il comune di Napoli è 18° in Europa per popolazione.

La città vera e propria si estende tuttavia ben oltre la superficie comunale, sebbene non possa essere univoca una definizione dei suoi confini. Dati ONU del 2005 assegnano all'intero agglomerato urbano napoletano una popolazione di circa 2.200.000 abitanti , ma va ricordato che vi sono dati di diverse fonti che appaiono anche estremamente discordanti a seconda del metodo di calcolo utilizzato (non solo per l'agglomerato urbano ma anche soprattutto per la definizione dei confini dell'area metropolitana). L'area metropolitana di Napoli secondo le stime dell'OCSE giungerebbe a circa 3.100.000 abitanti, dietro Milano e Roma . Da altre fonti risulta essere la seconda area metropolitana d'Italia per popolazione dopo Milano, solo per citarne alcune: per l' U.S. Census Bureau and Times Atlas of the World ne stima una popolazione di circa 3 milioni di abitanti ,dati Eurostat ne contano circa 4 milioni mentre fonti SVIMEZ ne attribuiscono 4.434.136 distribuiti su un'area di 2.300 km², facendone la seconda area metropolitana italiana per popolazione .

L'area metropolitana risulta, ad ogni modo, una delle più popolose e densamente popolate dell'Unione Europea (al 2007 risulta ottava in Europa e 86° al mondo) : è prossima inoltre l'istituzione della città metropolitana che dovrebbe andare a sostituire la Provincia di Napoli. Gli urbanisti chiamano l'intero territorio urbanizzato "la grande Napoli"; la crescita della città è riuscita infatti ad integrare a sé comuni della provincia di Salerno e Caserta quasi senza soluzione di continuità. La costa metropolitana si estende ininterrottamente da Capo Miseno a Castellammare di Stabia.

La popolazione dell'intero agglomerato urbano napoletano è alquanto giovane, soprattutto se si considerano gli abitanti della stessa città e quelli della sua provincia; infatti, il ben 19% della popolazione risulta sotto i 14 anni, mentre, il 13% ha più di 65 anni, in netta contrapposizione alla media nazionale del 14% e del 19%, rispettivamente.

Il comune è composto dalla "città storica" (corrispondente ai quartieri di Avvocata, Chiaia, Mercato, Montecalvario, Pendino, Porto, Posillipo, San Carlo all'Arena, San Giuseppe, San Lorenzo, Stella, Vicaria), da alcune frazioni fuse con la città in varie fasi già dall'epoca di Gioacchino Murat (Arenella, Bagnoli, Miano, Piscinola, Fuorigrotta, Vomero) e dai comuni aggregati infine durante il ventennio fascista (attualmente suddivisi nei quartieri di Barra, Chiaiano, Pianura, Soccavo, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, San Pietro a Patierno, Secondigliano e Scampìa).

Napoli, attualmente, ha un tasso di natalità più elevato rispetto ad altre parti del paese, con 10,46 nascite ogni 1000 abitanti; mentre, la media italiana è di 9,45 nascite.

I quartieri più popolosi sono appunto quelli corrispondenti al territorio dei comuni aggregati durante il ventennio. La sovrappopolazione di tali zone, che hanno da sole i due terzi della popolazione della città, è dovuta principalmente alla scelta politica - poi rivelatasi fallimentare - di individuare in quei luoghi le aree in cui realizzare gli agglomerati ex legge 167/1962 (edilizia residenziale pubblica) e legge 219/1981 (edilizia residenziale pubblica per i terremotati del 1980).

A differenza di molte città italiane del nord vi sono molti meno immigrati a Napoli, soprattutto se si considera il comune: il 98,5% delle persone sono italiane. Nel 2006, ci sono stati 19.188 stranieri, la maggioranza dei quali proveniva da Ucraina e Polonia, ma anche dall'Est asiatico. Le statistiche mostrano che la stragrande maggioranza degli immigrati sono di sesso femminile; questo è dovuto al fatto che i lavoratori di sesso maschile tendono a trasferirsi prevalentemente al Nord del paese.

Alcune tombe risalenti all'epoca eneolitica (fine III millennio a.C.) rinvenute nel quartiere di Materdei, da attribure alla antichissima Cultura del Gaudo provano che l'area cittadina fu abitata già prima dell'arrivo dei coloni greci.

La città fu probabilmente fondata dagli abitanti della colonia greca di Cuma tra il IX e l'VIII secolo a.C., con il nome di Partenope, sull'attuale Monte Echia. Tale insediamento venne successivamente chiamato Palaepolis ("città vecchia"), quando la città fu rifondata a poca distanza nel V secolo a.C., con il nuovo nome di Neapolis, ("città nuova"). Nel 326 a.C., a seguito delle guerre sannitiche, i Romani conquistarono definitivamente la città, che conservò però la lingua greca almeno fino al II secolo d.C. Nei secoli seguenti Napoli ospitò molti patrizi ed imperatori romani che trascorsero qui pause di governo. Augusto la scelse come sede dei giochi Isolimpici, una specie di giochi Olimpici italici poiché era la città più "greca d'Italia" . Nel 476 d.C. l'ultimo imperatore romano d'occidente Romolo Augusto fu imprigionato nel Castel dell'Ovo.

Nel 536 Napoli fu conquistata dai Bizantini durante la guerra gotica e rimase saldamente in mano all'Impero anche durante la susseguente invasione longobarda, divenendo in seguito ducato autonomo, retto dagli esponenti di spicco delle cosiddette "famiglie magnatizie". La vita del ducato fu caratterizzata da continue guerre, principalmente difensive, contro i potenti principati longobardi vicini ed i pirati Saraceni. Attorno al 990, pochi anni dopo l'istituzione dell'arcidiocesi di Capua, Sergio fu il primo arcivescovo della città, quando la sua diocesi fu elevata a provincia ecclesiastica dal Papa, poco dopo che Leone III l'Isaurico, a seguito delle dispute teologiche sorte attorno al movimento iconoclasta, passò le diocesi dell'Italia bizantina sotto l'autorità del patriarcato di Costantinopoli. Nel 1137 i normanni di Ruggero II conquistarono la città, ponendo fine al ducato: Napoli entrò così a far parte del territorio del Principato di Capua, nel neonato Regno di Sicilia, con capitale Palermo; ciononostante la città conservò la sede dell'arcidiocesi. Dopo la dominazione sveva, durante la quale fu compresa nel giustizierato di Terra di Lavoro, nel 1266 gli Angioini occuparono il Mezzogiorno e, non avendo conquistato la Sicilia, insediarono la capitale a Napoli durante il regno di Carlo II, trasformando da allora quella che era stata una delle tante città marinare del Tirreno (Amalfi, Gaeta, Sorrento) in uno dei più importanti centri di potere della penisola italiana. L'ultima grande impresa degli angioini napoletani fu la spedizione militare di Ladislao I di Napoli, il primo tentativo di riunificazione politica d'Italia, agli inizi del XV secolo.

Nel 1442 anche Napoli cadde in mano aragonese, diventando una delle città più influenti del dominio Aragonese e ospitando stabilmente, durante il regno di Alfonso il Magnanimo (1442-1458), il re e la corte di questo grande stato mediterraneo. Nel 1501, nell'ambito delle guerre d'Italia, il Regno di Napoli fu conquistato dagli spagnoli e, per oltre due secoli, governato da un viceré, per conto di Madrid. Nel XVII secolo la città vide la famosa rivolta di Masaniello e la nascita di una effimera repubblica indipendente.

Nel corso della guerra di successione spagnola l'Austria conquistò Napoli (1707) e la tenne fino al 1734, anno in cui il regno fu occupato da Carlo di Borbone, che vi ricostituì uno stato indipendente. Sotto la dinastia dei Borbone Napoli rafforzò il suo ruolo di una tra le principali capitali europee. Con la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, Napoli vide prima la nascita di una repubblica giacobina e poi la conseguente restaurazione borbonica. Nel 1806 fu nuovamente conquistata dalle truppe francesi condotte da Napoleone Bonaparte che affidò il regno a suo fratello Giuseppe e quindi, in seguito, a Gioacchino Murat. Nel 1815 con la definitiva sconfitta di Napoleone e il Congresso di Vienna Napoli ritornò nuovamente ai Borbone.

Nel 1860 il Regno delle Due Sicilie fu conquistato dai Mille di Garibaldi e annesso al Regno d'Italia capeggiato dal Piemontese Cavour.

Durante la seconda guerra mondiale Napoli vide, dopo l'8 settembre, la rivolta popolare contro l'occupante tedesco comunemente detta delle Quattro giornate di Napoli.

Sono state elaborate diverse teorie sulle origini dello stemma della città, tra queste la più interessante è forse quella che spiega come questi furono i colori con i quali vennero accolti in città l'imperatore Costantino I e sua madre Elena (324). Altre ipotesi vogliono che i due colori siano il simbolo e la rappresentazione dell'antico culto della popolazione locale per il sole e la luna, o l'emblema della generosa nobiltà della città di Napoli, oppure che fossero ispirati a vittoriose battaglie combattute all'epoca del Ducato indipendente (755-1027). Queste ultime due tesi sono state smentite però dallo storico Bartolomeo Capasso.

In altre epoche sono state adottate forme o simboli diversi per rappresentare lo stemma. Durante la repubblica di Masaniello (1647) nel centro dello scudo fu posta una lettera P, quale simbolo della supremazia del popolo, che poi divenne una C in richiamo alla parola civitas. Nel 1866 fu abbandonato l'uso, risalente alle prime dinastie nobiliari napoletane, di sovrapporre allo stemma una corona ducale, per sostituirla con una corona turrita, simbolo araldico di «volontà di libertà e di indipendenza municipale».

Durante il fascismo allo stemma, seguendo i Regi Decreti del tempo, nel 1928 fu affiancato lateralmente un fascio littorio, mentre nel 1933 il fascio fu posto "in capo" allo scudo dello stemma, sino alla caduta del regime mussoliniano.

Lo stemma si compone di uno scudo sannitico diviso in due parti orizzontali di uguale altezza, quella superiore colorata d'oro e l'altra di rosso («troncato d'oro e di rosso»), sormontato da una corona turrita con cinque bastioni merlati visibili, di cui solo uno, quello centrale, dotato di porta d'ingresso.

Il gonfalone riprende i due colori dello stemma, oro e rosso, che occupano rispettivamente la metà superiore e la metà inferiore dell'intero drappo («troncato»), riprendendo simmetricamente la disposizione dei colori dello scudo araldico cittadino.

Napoli è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione; è stata infatti la prima città a liberarsi con le sue sole forze dall'occupazione nazista e quindi insignita della medaglia d'oro al valor militare per i sacrifici della popolazione e per le attività nella lotta partigiana durante la rivolta detta delle Quattro giornate di Napoli.

L'economia cittadina, dall'Unità d'Italia ad oggi, ha visto sempre l'alternarsi di periodi di relativa crescita a periodi di decadimento, senza avere tuttavia mai un reale decollo.

Un primo impulso allo sviluppo industriale si ebbe a Napoli con la legge speciale del 1904, quando furono create le due zone industriali, rispettivamente a oriente e a occidente della città. Questo, più o meno coincise con il rafforzamento della funzione commerciale che fu provocato dall'intensificazione dell'attività portuale, a sua volta derivante dalla grande ondata migratoria dell'ultimo decennio dell' '800 e del primo decennio del' '900. Il commercio trasse poi vantaggi dalle ambizioni coloniali, manifestatesi tra alterne vicende dagli anni delle sconfitte crispine a quelli delle sconfitte mussoliniane. Di effettivo avvio all'industrializzazione nel retroterra napoletano si può parlare solamente fra la seconda metà degli anni '50 e la prima metà degli anni '60. Ma a interromperlo, quando se ne cominciavano a intravedere gli effetti positivi e altri ne andavano maturando, è sopravvenuta la crisi dello sviluppo in Italia; e di qui anche le difficoltà non solo di creare nuovi stabilimenti, ma anche di far vivere e prosperare quelli che si erano creati dopo la legge del 1904 (si pensi alla siderurgia di Bagnoli) o, più ancora, negli ultimi anni (si pensi alle fibre di Casoria). Così i risultati di qualificazione terziaria, e quindi metropolitana, che sembrava lecito attendersi a Napoli negli anni '70, come conseguenza dell'avviata industrializzazione del retroterra provinciale e regionale, sono stati in buona parte frustrati. Napoli non ha mai vissuto pienamente una fase industriale completa. Come accaduto in quasi tutto il sud, a partire dalla metà degli anni '50 del secolo scorso, ci sono stati dei tentativi che non hanno determinato grossi successi. Nel secondo dopoguerra e durante il periodo del boom economico (spesso grazie agli investimenti della cassa per il Mezzogiorno), in città ebbe un altro forte impulso il comparto industriale, con nuovi impianti nel campo della siderurgia, dell'industria metalmeccanica e petrolchimica, in particolare nella periferia orientale e settentrionale della città: alla fine degli anni 70 Napoli poteva essere considerata una città in cui il settore industriale aveva un posto preminente.

Nei decenni successivi tuttavia, la crisi irreversibile dell'industria di stato, unita ad un generale processo di deindustrializzazione, nonché alla concorrenza dei mercati emergenti ha di fatto mutato radicalmente questa situazione, portando alla chiusura o, nei casi migliori, alla riconversione di un grande numero di aziende (emblematico, anche se non isolato, il caso dell'Italsider di Bagnoli, o la riconversione dell'ex Olivetti di Pozzuoli). L'ultimo grande polo produttivo dell'area metropolitana sopravvissuto alla crisi industriale è quello di Pomigliano d'Arco, sviluppatosi attorno agli stabilimenti Fiat e Alenia, con un indotto che fa sentire i suoi effetti fin dentro la città di Napoli.

Rimangono comunque presenti ancora numerose attività industriali nel campo siderurgico, metalmeccanico e petrolchimico, accanto alle quali sono fiorite diverse piccole e dinamiche realtà di società di servizi alle imprese, progettazione e consulenza (con un'alta concentrazione in particolare nel Centro Direzionale di Napoli) che sfruttano sia ai mercati industriali presenti sul territorio che quelli tradizionali del nord Italia. Rilevante anche il settore dell'industria alimentare, meccanico ed elettrotecnico.

Nonostante questi brevi periodi di miglioramenti l'occupazione non ha mai raggiunto un livello stabile o adeguato alle necessità cittadine: oggi uno dei motivi è la presenza di infiltrazioni camorristiche che rendono difficile la nascita di nuove imprese e quindi di attrarre investimenti; tuttavia le attività illegali napoletane hanno un'ingente ripercussione sull'economia nazionale, anche grazie agli scambi commerciali con la Cina (in particolare, con Shanghai) , non senza ripercussioni negative sulle strutture sociali e ambientali cittadine: per contrastare questo fenomeno vengono attuati maggiori controlli, soprattutto nell'area portuale .

La mancanza di un vero e proprio sviluppo industriale ha determinato l'affermarsi di punti di forza differenti che hanno configurato la città come importante centro del terziario, soprattutto nei campi: commerciale, amministrativo, finanziario, oltre a quello culturale, sempre storicamente rilevante, nonché quello editoriale. Il porto della città è uno dei principali scali marini d'Italia, nonché un'importante voce di reddito per la città (il secondo al mondo dopo quello di Hong Kong per scalo passeggeri, con circa 9 milioni di presenze all'anno ).

Oltre ad ospitare fra centro e agglomerato urbano un importante nodo ferroviario e stradale (Napoli è il capolinea dell'Autostrada del Sole), la città, nell'ultimo decennio, ha investito anche su un ambizioso programma di lavori pubblici molto articolato, che ha posto le basi del sistema metropolitano su scala cittadina e regionale.

L'immenso patrimonio artistico della città dovrebbe essere il volano di partenza per accogliere i turisti provenienti da tutto il mondo. Infatti, il turismo, nonostante la vastità dell'offerta monumentale e museale di cui la città dispone non trova sufficiente valorizzazione economica: i problemi d'immagine della città di Napoli legati al problema della criminalità organizzata, nonché l'insufficienza di strutture ricettive di medio-basso livello sono il principale ostacolo al decollo di un'efficiente promozione alberghiera. Il flusso turistico è essenzialmente di passaggio, diretto verso località periferiche Pompei (in cui si registra una media di 3 milioni di turisti l'anno), o le isole del golfo (Capri e Ischia), la costiera sorrentina e quella amalfitana, dove la qualità ambientale e l'offerta ricettiva raggiunge livelli di prestigio internazionale. Negli ultimi anni si è riscontrata nel porto di Napoli una notevole crescita nel settore croceristico.

Di discreto interesse turistico è anche la tradizione artigianale napoletana, specializzata e promossa in apposite mostre, nell'arte presepiale e nella lavorazione di ceramiche e porcellane; infine, un importante settore industriale cittadino è occupato dalle produzioni tessile e dell'abbigliamento.

Napoli è una delle città mondiali a maggior densità di risorse culturali e monumenti che ne testimoniano la sua evoluzione storico-artistica; il centro storico, annoverato dall'UNESCO tra i patrimoni dell'umanità, è il risultato di sovrapposizioni di stili architettonici, a racchiudere circa 2.800 anni di storia e a testimonianza delle varie civiltà che vi hanno soggiornato; su un territorio relativamente poco esteso sono presenti, tra gli altri, un grande numero di castelli, residenze reali, palazzi monumentali, chiese storiche e resti dell'età classica. L'eredità di questa storia millenaria si può comunque ammirare anche in tutta la città e nei suoi dintorni.

Tuttavia, la scarsa valorizzazione e la mancanza di fondi per eventuali restauri, fa sì che parte di tale patrimonio versi a volte in rovina o in stato di degrado (sono più di 160 le chiese che solo nel centro storico hanno gravi problemi strutturali, altrettanti i palazzi; ma anche fontane, obelischi, architetture antiche ed altri beni culturali di valore). Per far fronte a questa emergenza, varie organizzazioni e comitati cittadini, stanno cercando di far intervenire l'UNESCO . Inoltre, malgrado il costante impegno delle associazioni per la tutela del patrimonio partenopeo, che puntualmente segnalano agli organi competenti le situazioni più critiche, i fenomeni di degrado coinvolgono anche diversi beni posti al di fuori del centro di Napoli.

L' ossatura dell'assetto urbano di Napoli era di fatto già definita in epoca greca; basti pensare che l'attuale forma del Centro antico, rispecchia ancora la rielaborazione degli antichi tracciati (infatti ancora oggi sono visibili gli antichi decumani). Nel tempo, le trasformazioni urbane che hanno interessato il primo nucleo della città si sono concentrate per lo più sull'allargamento delle mura e sulla creazione di nuovi rioni. Ciò avvenne almeno sino al XVIII secolo, in quanto nel secolo successivo, con il cosiddetto risanamento, ci furono dei veri e propri sventramenti che interessarono anche il centro storico.

Sotto la "civiltà-madre" greca, Napoli non era una città votata all'attività guerriera ed il suo sviluppo andò affermandosi preminentemente in ambito commerciale. Infatti, in concomitanza con il calo dell'influenza ateniese, il porto della città divenne tra i più importanti scali del Mediterraneo. Notevole l'importanza, per la città, della sfera politico-religiosa nonché di quella culturale (la cultura greca di Napoli, sarà essenziale per la società romana ). La Napoli greca ci ha lasciato varie testimonianze del suo passato: dalle mura alle antiche torri di difesa, resti della necropoli, resti di templi, il foro e le innumerevoli architetture antiche poste nel suo sottosuolo.

Con l'avvento della civiltà romana, la città diviene una rinomata residenza estiva dell'impero, in cui imperatori ed altri politici, amavano soggiornare per lunghi periodi (in città sono tutt'oggi riscontrabili vari impianti di ville romane); come già accennato, la polis divenne anche un celebre luogo di cultura (Nerone si esibirà numerose volte nel teatro che oggi è sottostante la città moderna e Virgilio vi scriverà l'Eneide).

Nel II-III secolo d.C. Puteoli e Miseno eclissarono Napoli nei settori commerciale e militare ed iniziò un periodo di decadenza anche a seguito dell'eruzione del 79 d.C., ma la città, con i suoi 30.000 abitanti rimase un crocevia di razze e culture differenti; fiorirono le comunità orientali e la venerazione del Dio Mitra (oggi a rappresentanza di questo periodo vi è in particolare la statua del Dio Nilo nell'omonima piazzetta). A testimonianza della Napoli romana troviamo anche acquedotti, terme, mura, resti di templi, domus, ipogei.

Infine, come testimonianza della Napoli antica, vi sono anche le opere funerarie, le più famose sono le catacombe cristiane, anche se ne esistono esempi legati al periodo greco e preellenico.

La Napoli antica che aveva a lungo goduto di un'eccellente protezione da parte della capitale dell'Impero romano (anche grazie alla vicinanza con quest'ultima), al passaggio dall'età classica al medioevo, dovette presto ritornare a difendersi da sola. Città di mare e senza difese naturali nell'entroterra, (ma anche destinata ad assumere un ruolo di rilievo), fu protagonista di numerosi assedi che dovette subire soprattutto nel periodo del Ducato autonomo; in questo periodo la città si ritrovò in una continua e quasi ininterrotta sequenza di guerre, prevalentemente difensive, contro i principati longobardi di Benevento, di Salerno e di Capua, gli imperatori bizantini, i pontefici ed infine i Normanni che la riuscirono ad espugnare definitivamente nel 1137.

I castelli difensivi giunti sino a noi intatti nella struttura sono sei, cinque nel centro storico (Maschio Angioino o Castel Nuovo, Castel Capuano, Castel Sant'Elmo, Castel dell'Ovo e la Caserma Garibaldi, costruita appunto a mo' di castello fortificato), e l'altro in zona periferica, il Castello di Nisida di epoca tardo-angioina che oggi ospita la Colonia di Redenzione per Minorenni. Vanno inoltre menzionati i resti di altri due castelli: il Forte di Vigliena e il Castello del Carmine. Altre strutture della città hanno forme ed aspetto di castelli (Castello Aselmeyer), il cui interesse storico è limitato al significato artistico e decorativo della struttura.

I primi castelli di Napoli ebbero per lo più la funzione di residenze reali: Carlo I d'Angiò decise di erigere il Castel Nuovo principalmente come sua residenza. La dinastia Aragonese rimaneggiò le sue strutture, ma del nuovo rifacimento nulla rimane, a parte la Cappella di Santa Barbara. Cinque imponenti torri di piperno e tufo ne delimitano le spesse mura; il notevole arco di trionfo in marmo, fra le torri di Mezzo e di Guardia, fu costruito alla metà del Quattrocento da Francesco Laurana e celebra l'entrata di Alfonso I d'Aragona in Napoli il 26 febbraio 1443. La monumentale Sala dei Baroni, che oggi ospita le riunioni del Consiglio comunale, era la sala centrale del castello. Fu così chiamata perché nel 1487 vi furono arrestati i baroni che congiurarono contro Ferrante I d'Aragona, ivi riuniti dal sovrano per celebrare le nozze della nipote. Oggi l'edificio ospita l'omonimo Museo Civico. Nella sua Sala centrale, Pietro da Morrone, salito al Soglio come Celestino V, nel dicembre 1294 -come ricorda Dante - «fece per viltade il gran rifiuto» aprendo la strada all'ascesa di Bonifacio VIII, dopo un conclave tenutosi nello stesso locale.

Il Castel dell'Ovo, a funzione prettamente difensiva delle coste cittadine, fu così chiamato perché secondo la leggenda Virgilio nascose nelle sue segrete un uovo, a reggere tutta la struttura dell'edificio che, nel momento in cui fosse stato rotto avrebbe fatto crollare il castello e portato alla distruzione della città. Il castello sorge sull'isolotto di Megaride, dove nel VII secolo a.C. sbarcarono i Cumani che fondarono Partenope. Dopo alterne vicende, nel XII secolo fu ricostruito dai Normanni e poi ristrutturato dagli Aragonesi. Attualmente vi si svolgono mostre e convegni ed è liberamente visitabile.

Castel Capuano aveva la funzione di proteggere l'entroterra di Napoli e fu costruito nel 1153 da Guglielmo I di Sicilia, come residenza reale normanna. Con l'avvento degli Svevi, Federico II soggiornò spesso a Napoli e curò in particolare la fortificazione del castello, strategicamente posizionato sulla principale via d'accesso alla città da terra. Fino all'avvento della dinastia aragonese, la Porta Capuana era posizionata proprio dinanzi al Castel Capuano. Quella che si può ammirare oggi, d'epoca rinascimentale, fu fatta edificare poco discosto da Ferrante d'Aragona ad opera di Giuliano da Maiano. Sotto il viceré spagnolo Don Pedro di Toledo, al castello furono riuniti i Tribunali del Regno. Per i successivi cinquecento anni, Castel Capuano è stato sinonimo di Tribunali da poco trasferiti nei moderni edifici del Centro direzionale.

Il Castel Sant'Elmo, all'epoca chiamato Belforte, è stato sempre un possedimento molto ambito per la sua favorevole posizione in altura che ne assegnava una funzione di controllo della città; determinante è stato il suo ruolo nei fatti d'armi della Repubblica partenopea. Fu edificato sulla cima della collina del Vomero verso il 1275 da Carlo I d'Angiò e ristrutturato tra il 1538 e il 1546 dal viceré Don Pedro de Toledo, assumendo l'attuale pianta a stella. Il castello è attualmente raggiungibile attraverso l'antica via Bonito.

La città di Napoli ha due vere e proprie residenze reali, nonostante altre ville o palazzi siano state abitate da sovrani (come Villa Rosebery).

Il Palazzo Reale si affaccia su Piazza del Plebiscito ed ha le forme tipiche di una reggia europea. Fu costruito a partire dal XVII secolo, e rimase ufficiale residenza reale anche sotto la monarchia sabauda, sino al 1946.

Le stanze del palazzo riassumono svariati stili architettonici ed artistici; di particolare rilievo monumentale sono lo scalone d'onore in marmo e il giardino esotico del 1841. La facciata risale al XIX secolo, ed è ornata da una serie di statue rappresentanti i monarchi più influenti e importanti che hanno governato direttamente o indirettamente la città: Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò, Alfonso I d'Aragona, Carlo V d'Asburgo, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat, Vittorio Emanuele II di Savoia.

Carlo III di Borbone, insieme allo storico palazzo reale, nel progetto di risistemare la funzionalità urbana di Napoli e del circondario, fece erigere una seconda residenza regia, la Reggia di Capodimonte. Il palazzo, che oggi ospita una celebre pinacoteca, fu progettato e costruito in uno spazio che divenne poi un'importante zona verde della città, nel tentativo di orientare una pianificazione urbanistica coerente con i principi dell'illuminismo.

La residenza fu abitata anche da Ferdinando IV e da Gioacchino Murat, infine nel 1950 fu adibita a sede dell'omonimo Museo Nazionale. Le opere d'arte raccolte nella pinacoteca comprendono collezioni di porcellane e importanti dipinti, fino alle tele dell'Impressionismo francese.

In linea con le pianificazioni urbanistiche della capitale, Carlo III di Borbone estese il progetto di modernizzazione territoriale alla Terra di Lavoro, dove concentrò le spese statali nel tentativo di costituire una moderna corte reale sul modello di quella francese di Versailles, disponendo la costruzione a Caserta dell'omonima reggia: il progetto, fortemente dispendioso, fu poi seguito da Ferdinando IV di Napoli che in Terra di Lavoro favorì l'insediamento dei primi sistemi industriali moderni del regno di Napoli.

Un'altra reggia periferica, di minor peso urbanistico, è la Reggia di Portici.

L'edilizia civile in epoca medievale risentì ampiamente delle numerose guerre e dell'incertezza politica del periodo, molto più dell'architettura religiosa; poco o nulla resta in città dei palazzi edificati nel periodo ducale e vescovile. Successivamente, la classe di feudatari che si andò costituendo con l'instaurarsi della monarchia, e che andò a trasferirsi progressivamente in città dopo l'avvento della dinastia angioina, iniziò ad edificare dimore e palazzi nobiliari anche con l'intento di prender parte più strettamente alla vita di corte. Nel periodo dell'Umanesimo numerose furono le testimonianze di palazzi lasciate in città, in particolare da artisti catalani e, a partire dal XV secolo più marcata fu invece l'impronta toscana caratteristica dell'edilizia civile rinascimentale. Numerose e di valore sono anche le testimonianze artistiche di epoca barocca e neoclassica.

Sono diverse centinaia i palazzi di valore artistico monumentale della città, molti dei quali in rovina (come nel caso del rinascimentale Palazzo Penne, importante esempio di architettura civile quattrocentesca). Altri palazzi mostrano il proprio originario splendore: tra questi spiccano per importanza storico-architettonica il Palazzo Gravina, a tipico modello tosco-romano, il Palazzo Casamassima ai Banchi Nuovi, il Palazzo Cellamare a Chiaia, il Palazzo Carafa di Maddaloni nel suo imponente stile barocco. Di rilevo per la ottima conservazione degli ambienti interni vanno segnalati invece il Palazzo Doria d'Angri nei pressi di Piazza Dante e il Palazzo Corigliano in Piazza San Domenico Maggiore. Altri edifici civili di interesse, nonostante siano quotidianamente visitati, difettano di un periodico piano di restauro e di salvaguardia, come ad esempio nel caso del rococò Palazzo Tarsia.

I palazzi ai numeri 20 e al 22 di via Nilo rappresentano, anche se molto rimaneggiati con le sopraelevazioni e le nuove decorazioni, esempi di architettura quattrocentesca in cui è evidente il passaggio tra lo stile catalano del numero 22 e quello rinascimentale al 20.

Le numerose catacombe cristiane che sorsero fuori le mura, testimoniano sì l'arte, la storia e l'architettura della primissima Napoli cristiana, ma rappresentano anche l'inizio di un'accentuata fede nella nuova dottrina, che per secoli ha caratterizzato la vita socio-religiosa della città; allo stesso modo può essere valutato l'eccessivo numero di luoghi sacri (tra basiliche, chiese, monasteri, ritiri, conventi, ecc..). Per spiegare ciò, vi è da tener conto non solo di questa "predisposizione", ma anche di fondamentali riferimenti storici.

Le varie dominazioni straniere che hanno caratterizzato la storia di Napoli, influenzarono notevolmente anche la religiosità della città: come nel caso dei regnanti Angioini ed Aragonesi (dinastie anch'esse cristiane che diedero maggior credito alla già latente devozione al cattolicesimo); mentre, per i secoli successivi la città fu ancora saldamente nel campo della controriforma, direttamente sotto il dominio degli Asburgo di Spagna .

Questi, dunque, furono tra i principali motivi che forgiarono l'etica religiosa della città e giustificano le numerose costruzioni di edifici di culto: nel XVIII secolo Napoli raggiunse il numero record di 100 fra conventi e monasteri, e 500 chiese, tanto che le valse il soprannome di città dalle 500 cupole. In epoca più moderna, il periodo del Risanamento, i terremoti e soprattutto i 181 bombardamenti della seconda guerra mondiale, hanno sottratto alla città partenopea più di 60 chiese; ma, nonostante tutto, Napoli continua a possedere il maggior numero al mondo, di chiese, di conventi ed altre strutture di culto . Anche se si considerano solo le chiese storiche, il numero è particolarmente elevato; esse raggiungono infatti le 448 unità .

Molte sono le chiese proibite, dalle porte sbarrate da secoli o abbandonate senza custode ma che spesso contengono anche opere di alto valore artistico (come ad esempio la chiesa di Santa Maria della Sapienza su Via Costantinopoli che contiene tele di Luca Giordano ed un ricco interno barocco) . Le chiese napoletane sono testimonianze artistiche, storiche ed architettoniche formatesi nell'arco di diciassette secoli; ad esse, seppur in maniera indiretta, sono legate per lo più le vicende artistiche ed architettoniche della città, nonché i suoi repentini cambiamenti.

Le prime chiese cristiane, a Napoli, risalgono a poco dopo l'editto di tolleranza costantiniano di Milano del 313. In città vi si trovano differenti tipi di "tracce" paleocristiane, le più eclatanti sono: quelle in cui resti absidali, affreschi e quant'altro, sono locati ad esempio negli ipogei delle ben più recenti barocche; oppure, quelle in cui l'architettura paleocristiana si è fusa con le successive correnti artistiche (un mescolamento che ha poi dato vita a delle vere e proprie chiese "ibride"). Tuttavia, esempi di chiese paleocristiane "pure" e/o pressoché integre, sono riscontrabili invece in alcune catacombe. Tra le più antiche chiese paleocristiane vi è sicuramente la basilica di San Pietro ad Aram; l'edificio, seppur rifatto secondo altri stilemi, possiede ancora marcate origini paleocristiane, come testimoniato soprattutto dai suoi grandi sotterranei che hanno conservato rigorosamente arte ed architettura paleocristiana. Molto simile al caso precedente è la chiesa di San Giorgio Maggiore che possiede al suo interno, un raro esempio di abside antica completa .

Per quanto riguarda le chiese gotiche ricordiamo la basilica di Santa Chiara che con il suo elegante gotico provenzale e la sua navata lunga circa 130 metri ed alta 45, è la maggiore opera gotica cittadina: al suo interno, inoltre, vi sono vari monumenti sepolcrali di varie dinastie o famiglie nobiliari dell'epoca oltre ad altri riferimenti artistici e/o architettonici. Altro punto di riferimento è la chiesa di San Domenico Maggiore, eretta secondo i classici canoni del gotico; venne rimaneggiata nel Rinascimento (a causa soprattutto dei terremoti e incendi che imperversarono in questo periodo), successivamente, fu rimaneggiata anche secondo gli stilemi del barocco. Altro esempio gotico è la San Pietro a Majella, la cui struttura ha conservato l'aspetto sfoglio originario, ad eccezione del soffitto barocco. La chiesa di San Lorenzo Maggiore, invece, rappresenta una pregevole mescolanza in stile gotico francese con quello francescano; anch'essa, subì poi dei ritocchi barocchi.

Il Rinascimento si impose grazie alla presenza di Alfonso d'Aragona, il quale trasformò Napoli in una delle principali città rinascimentali del tempo . In realtà i legami artistici e culturali con Firenze avevano già prodotto un parziale mutamento nel contesto architettonico della città; lo dimostra soprattutto la chiesa del Gesù Nuovo che con la sua classica facciata a punta di diamante, rispecchia i primi esempi e/o elementi rinascimentali della città. Altro esempio rilevante di questa corrente è Sant'Anna dei Lombardi che attraverso le sue grandi cappelle a pianta centrale fa intuire chiaramente come sia stata influenzata dalle analoghe costruzioni fiorentine. Con l'avvento del manierismo, infine, il rinascimento a Napoli è in piena caduta ma ciò nonostante, l'ultimo cinquantennio produce la notevole chiesa rinascimentale di Santa Maria la Nova.

Le chiese monumentali di Napoli si presentano per lo più sotto una veste barocca. La loro pittura, soprattutto quella del XVII secolo, è stata influenzata direttamente o indirettamente da Caravaggio ; mentre, l'architettura ha rispettato i canoni del barocco romano solo per trent'anni circa. In seguito, saranno riconoscibili le sgargianti decorazioni marmoree e di stucchi, tipiche del barocco napoletano.

La certosa di San Martino, tra i maggiori complessi monumentali e religiosi di Napoli, costituisce in assoluto, uno dei maggiori esempi di questa corrente. Un altro importante esempio barocco della città e non, è la Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro della cattedrale di Napoli: uno dei gioielli universali dell’arte, ricca di marmi, affreschi, dipinti e altre opere d’arte dei migliori artisti dell’epoca è sicuramente uno dei monumenti più importanti del barocco napoletano seicentesco, per l’insieme di decorazioni che videro la partecipazione di artisti di eccezionale levatura.

Tra le più "recenti" chiese monumentali della città, vi sono quelle partorite dal neoclassicismo; queste, si possono dividere in due categorie distinte, ovvero: nella prima appartengono le chiese che sono ancora vicine al tardo barocco, conservando ancora un'impronta tipica di quest'ultimo periodo; mentre, nella seconda tipologia appartengono le chiese caratterizzate da interni e/o da facciate severe, che preludono al neoclassico puro. La maggiore opera inerente a questo periodo, nonché uno dei monumenti più celebri della città è la basilica di San Francesco di Paola realizzata da Pietro Bianchi, il quale mostrò nella realizzazione della nuova chiesa grandi qualità ingegneristiche, attestate dalla solidità dell'opera e dall'intelligenza delle soluzioni tecniche .

Le fontane di Napoli venivano costruite anzitutto allo scopo di distribuire le acque (provenienti da acquedotti ed acque sorgive) al popolo; l'altro motivo è invece prettamente politico: i sovrani succeduti al trono, molto spesso, "regalavano" al popolo nuove e maestose fontane, a dimostrazione della loro generosità o simbolo del loro potere. Napoli sul finire del XVIII secolo, possedeva un gran numero di fontane; nel tempo, molte di queste, sono state spostate, modificate o nel peggiore dei casi, razziate. Oggi, il loro numero è comunque elevato, ma, molte di quelle visibili, versano in stato di degrado; mentre, altre ancora, sono rinchiuse nei depositi comunali del Chiatamone, in attesa di restauro e di visibilità .

Napoli, nel corso della sua storia, per la sua felice posizione e il suo clima mite, è stata più volte scelta anche come luogo di villeggiatura.

Secondo gli esami storici, i primi a "scoprirla" sotto questo punto di vista furono i romani (anche se alcune ricerche archeologiche hanno fatto intuire che zone della città furono individuate come "zone di ozio" anche dai greci); successivamente, anche tutte le altre dominazioni straniere videro in Napoli un luogo di vacanza, incrementando l'edificazione di sontuose ville entro e fuori le mura.

Ricordiamo che queste architetture hanno assunto anche una "veste reale" (come Villa Rosebery che fu residenza dei Borboni, o Villa Pignatelli che dapprima di proprietà di Ferdinando IV di Borbone, ne fece dono alla sua seconda moglie). Le ville napoletane rappresentano pregevoli ed importanti testimonianze architettoniche; esse spaziano dal periodo romano (ruderi) ai primi del XX secolo; sono più di cento le ville entro il territorio di Napoli e sono situate maggiormente in zone panoramiche o nelle immediate vicinanze della costa.

Le costruzioni più rilevanti si ebbero nel 700 e nell'800; infatti, in questo periodo, le famiglie nobiliari napoletane si appellarono ai migliori architetti ed artisti provenienti dal resto d'Italia e non solo, affinché venissero costruite le loro residenze estive e non. Le ville napoletane del miglio d'oro, molte delle quali volute anche da stranieri residenti in città, sono riconducibili proprio a questo lasso di tempo. Nel XX secolo, invece, si susseguirono in gran numero le costruzioni di ville in stile Liberty; mentre, in seguito, con le speculazioni edilizie e le demolizioni di massa degli anni cinquanta, il numero di queste strutture subì un brusco calo.

Generalmente, molte delle ville in questione versano in assoluto degrado, mentre, altre sono visitabili o sono in fase di restauro .

La città possiede numerose aree cimiteriali monumentali, quelle più vaste e quelle che rappresentano meglio il "culto dei morti" in città, sono: Il Cimitero delle Fontanelle ed il Cimitero di Poggioreale.

Realizzato in una cavità ubicata all'interno del Rione Sanità, il Cimitero delle Fontanelle fu per secoli oggetto di culto da parte del popolo napoletano. All'interno vi sono depositati migliaia di resti di ossa umane delle persone decedute a causa dell'epidemia di colera che investì Napoli nel XVII secolo (circa quarantamila teschi che venivano venerati, adottati, curati con l'auspicio di ottenerne delle grazie). Questo culto venne interrotto a causa del naturale contrasto della Chiesa verso i riti pagani, intorno agli inizi degli anni settanta. Dopo 20 anni di chiusura il cimitero è stato restaurato e recentemente riaperto al pubblico.

Il cimitero di Poggioreale consta di diverse parti distaccate che si arrampicano sulle colline partenopee da Poggioreale fino a San Carlo all'Arena. La parte principale è il cimitero monumentale che data la ricchezza di statue, lapidi, chiese e cappelle è da considerarsi un museo a cielo aperto e sicuramente uno dei posti meno conosciuti artisticamente (Il cimitero contiene circa 1.000 statue). Uno dei posti più interessanti è il Quadrato degli uomini illustri dove riposano tutte le personalità che hanno dato lustro alla città: Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Raffaele Viviani, E. A. Mario, Vincenzo Gemito, Saverio Mercadante, Luigi Giura, Tito Angelini, Gilda Mignonette e tanti altri. Un'altra parte importante da segnalare è quella della chiesa di Santa Maria del Pianto dalla quale diparte un vialetto a zig zag che scende dalla collina e dove si possono incontrare le cappelle di private di Antonio de Curtis ed Enrico Caruso. Recandosi di persona alla cappella privata di Totò, si può notare che quest'ultimo riceve tutt'ora, inserite all'interno della cappella, lettere da ammiratori che recano in molti casi l'intestazione "Antonio De Curtis - Cimitero di Napoli".

Napoli sotterranea ha quasi la stessa estensione della città che è sorta in superficie e rappresenta un'importante testimonianza archeologica e storica; è possibile effettuare visite guidate nel sottosuolo che mostrano la stratificazione del territorio della città nel corso della storia. È un percorso guidato attraverso vecchie cisterne sotterranee, risalenti in gran parte all'epoca greco-romana e che furono attive fino all'Ottocento: Napoli era l'unica grande città europea ad avere l'acqua potabile nelle case, attraverso un sistema di pozzi collegati direttamente alle cisterne dell'acquedotto sotterraneo. Tali cisterne sono state ricavate mediante scavi nel sottosuolo di tufo, la tipica roccia vulcanica sulla quale e con la quale la città è stata costruita.

L'esame delle cavità, alcune di gigantesche proporzioni, ha permesso di stabilire che il tufo per costruzione è stato estratto sin dai primordi della città (è presente dello stucco greco lungo le pareti che serviva come impermeabilizzante). In pratica si può dire che gli edifici venivano costruiti con materiale estratto sotto gli stessi. Circa un chilometro di gallerie, delle decine presenti sotto la città, è visitabile. In diversi luoghi della città e dei dintorni sono presenti anche diverse catacombe.

Tra le arterie principali di Napoli vi è di certo Via Toledo, (denominata "Via Roma" durante il ventennio fascista) voluta dal viceré Pedro de Toledo che la edificò nel 1536. Grazie alla pedonalizzazione, la lunga strada è ora il fulcro dello shopping cittadino con i suoi numerosi negozi (soprattutto di abbigliamento) e del turismo con i suoi palazzi storici che vi si affacciano: il Banco di Napoli, Palazzo Doria d'Angri, palazzo Colonna di Stigliano, la la chiesa Spirito Santo, Piazzetta Augusteo, l'accesso est della Galleria Umberto I. Sfocia su Piazza Trieste e Trento dove è presente la San Ferdinando e su Piazza del Plebiscito.

Tra le piazze maggiori di Napoli vi è Piazza del Plebiscito. Su di essa si affacciano due importanti monumenti : il Palazzo Reale e la basilica di San Francesco di Paola, che con il suo colonnato forma un'ellisse nei cui fuochi sono poste due statue equestri in bronzo: una di Antonio Canova raffigurante Carlo III e l'altra di Antonio Calì raffigurante Ferdinando IV. Sono da segnalare le statue dei leoni sul basamento ai lati del colonnato: nel cuore della piazza ogni anno nel periodo natalizio vengono realizzate opere d'arte contemporanea da artisti internazionali, concerti ed eventi di grande richiamo come il Concorso ippico internazionale di Napoli. Quest'ultimo concorso si è svolto nelle più grandi piazze del mondo fin quando la produzione dello stesso ha deciso di rendere Napoli il luogo fisso in cui svolgerlo.

Più antica è Piazza Dante: tra il Cinquecento e il Seicento era detto "Mercatello" perché vi si tenevano i mercati 'periferici', ma tra il 1757 e il 1765 fu completamente ricostruita sotto Carlo III da Luigi Vanvitelli, che edificò l'emiciclo sulla cui sommità eresse ventisei statue raffiguranti le virtù del sovrano. Al centro della piazza la statua equestre di Carlo non fu mai posta poiché venne occupata dall'albero della libertà durante la Repubblica napoletana e poi dalla statua di Napoleone Bonaparte durante il regno di Murat. L'attuale statua di Dante Alighieri che dà il nome alla piazza fu posta dopo l'unità d'Italia. Al lato nord vi è Port'Alba col suo mercato dei libri e al lato sud la chiesa di San Michele. Nel 2002 è stata ristrutturata su progetto dell'architetto Gae Aulenti e resa ancora più spaziosa per ospitare l'omonima fermata della metropolitana. L'edificio vanvitelliano ospita il Convitto e Liceo Vittorio Emanuele.

La zona di San Gregorio Armeno è nota ai più poiché vi si tiene il mercato del presepe, una grande tradizione natalizia napoletana. Le botteghe espongono i modelli più raffinati e più singolari di pastori, santi, Gesù bambini e altre amenità (come i personaggi dell'anno o personalità legate a Napoli come Totò, Massimo Troisi o Eduardo de Filippo. La via prende il nome dalla chiesa di San Gregorio Armeno, costruita tra il 1574 e il 1580 affrescata all'interno da Luca Giordano. Ogni martedì vi si tiene il miracolo della liquefazione del sangue del dente di Santa Patrizia.

Da Piazza del Gesù Nuovo a Piazza San Domenico si distende Via Benedetto Croce tratto centrale della cosiddetta Spaccanapoli, il Decumano inferiore della Napoli greco-romana, che nel suo sviluppo assume diverse denominazioni. Su Piazza del Gesù Nuovo si affaccia la chiesa del Gesù Nuovo mentre al centro si erge un obelisco, noto come Guglia dell'Immacolata, alto 34 metri sulla cui cima è posta la statua bronzea della Madonna Immacolata eretta nel 1747. L'8 dicembre di ogni anno vi si tiene una cerimonia che consiste nella posa di una corona di fiori sulla statua in cima alla colonna. Via Benedetto Croce, invece, prende invece il nome dall'omonimo filosofo napoletano d'origini abruzzesi che in quella strada - e precisamente a Palazzo Filomarino - abitò per gran parte della sua vita e fondò l'Istituto Italiano per gli Studi Storici.

Il lungomare di Napoli prende il nome di Via Caracciolo, in onore dell'ammiraglio Francesco Caracciolo fatto impiccare da Orazio Nelson sulla nave Minerva (già da lui comandata) nel golfo della città, per la sua adesione alla Repubblica Napoletana. La strada in realtà è recente, risale alla fine dell'Ottocento quando sostituì l'arenile che la Villa Reale (con l'Unità, Villa Comunale) separava dalla Riviera di Chiaia. Il lungomare si snoda per chilometri di passeggiata con vista e, dopo Castel dell'Ovo prende il nome di Via Partenope, strada realizzata con riempimenti a mare. Negli ultimi anni sono state rese balneabili le sottili spiagge vicino alle scogliere artificiali.

Napoli possiede 33 giardini storici e parchi aperti al pubblico: la Villa Comunale di Napoli (prima dell'Unità denominata "Villa Reale") fu fatta realizzare da Ferdinando IV su disegno del Vanvitelli nel 1780 per dare alla nobiltà napoletana un'oasi di gran ricercatezza sull'allora lungomare, impreziosendola di statue, fontane e alberi esotici ma proibita al popolo. Al suo interno di primaria importanza è la Stazione Zoologica Anton Dohrn, aperta al pubblico nel 1874, istituzione scientifica e di ricerca sita in un edificio neoclassico e ospitante, fra l'altro, l'acquario cittadino: il più antico del mondo (fu aperto al pubblico il 12 gennaio 1874).

Una estesa vista su Napoli e le sue coste a nord e a sud si può osservare dalla Collina dei Camaldoli e dal Parco del Poggio.

Oltre al già citato parco di Capodimonte, la cui pianta odierna fu realizzata dal tedesco Friedrich Dehnhardt nel 1833, è da citare la Villa Floridiana. Il parco prende il nome da Lucia Migliaccio duchessa di Floridia, moglie morganatica di Ferdinando IV, che appunto abitò in questa villa del Vomero il cui parco fu realizzato nel 1817 da Dehnhardt e Antonio Niccolini in stile neoclassico con statue, finte rovine, boschetti, anfratti e un teatrino di verzura all'aperto. Nella villa attualmente ha sede il Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina e la zona panoramica sul golfo.

Le coste settentrionali della Provincia di Napoli ospitano il Parco sommerso di Baia e di Gaiola, esempi unici nel Mediterraneo di Parchi archeologici sommersi. Il Parco sommerso di Gaiola (istituito congiuntamente dai Ministeri dell'Ambiente e dei Beni Culturali), localizzato all'apice del promontorio di Posillipo intorno agli isolotti della Gaiola incorpora considerevoli valori ambientali a reperti archeologici di età Romana, sommersi nel corso dei secoli da un fenomeno di bradisismo negativo che ha causato l'affondamento della costa di circa 6/8 metri. Più periferica è l'Oasi degli Astroni, diretta dal WWF, che si trova in una grande conca vulcanica risalente a 3.700 anni fa nei Campi Flegrei. Riserva di caccia aragonese, poi di Carlo III, fu arricchita di alcune torri e casini di caccia ancora esistenti. Immersa completamente nel verde, l'oasi si distingue per il grande lago, la ricca flora e la presenza di numerose specie di uccelli oltre che piccoli animali.

L'aspetto meno noto del panorama dell'architettura partenopea è la nuova concezione architettonica novecentesca, nata dopo la maniera del Liberty e dell'eclettismo.

In questo periodo, gli architetti napoletani si schierano tra i Razionalisti e tra i Monumentalisti mentre, la presenza di architetti venuti da fuori, progettano importanti edifici: come ad esempio Marcello Piacentini che progetterà la sede del Banco di Napoli in Via Toledo e Armando Brasini che opererà nella zona del rione Carità-San Giuseppe; o ancora, Giuseppe Vaccaro e Gino Franzi che vinceranno il concorso per il nuovo Palazzo delle Poste. Quest'ultimo edificio in particolare, si presenterà come un vero e proprio manifesto dell'architettura funzionalista e razionalista della città.

Altre opere sono invece affidate a valenti architetti che lavorano alle dipendenze della propaganda fascista come Marcello Canino, Ferdinando Chiaromonte e Camillo Guerra mentre, i razionalisti, progettano anche dei complessi periferici; i più noti sono Giulio De Luca, Carlo Cocchia e Luigi Cosenza; quest'ultimo, sarà il più attivo dei tre nel periodo antecedente la guerra. Cosenza progetterà sia edifici pubblici che privati: le sue ville a Posillipo sono soltanto un esempio, mentre, un'altra sua pregevole opera razionalista è il Mercato Ittico nella zona del porto.

Cocchia e De Luca saranno i realizzatori della Mostra d'Oltremare: l'enorme complesso di 720.000 m² comprendente edifici, padiglioni espositivi, teatri, fontane e giardini; la struttura monumentale verrà inaugurata nel 1940 e ripristinata negli anni cinquanta dagli stessi progettisti. Ricordiamo che, nel 1959, l'architetto Cocchia progetterà anche lo Stadio San Paolo, che in seguito sarà deturpato dall'aggiunta di una copertura in ferro durante i Mondiali del 1990.

Luigi Cosenza, sarà anch'egli attivo nel dopoguerra, che lo vedrà impegnato in un piano particolareggiato per l'area industriale e commerciale, situata nella zona compresa tra Fuorigrotta e Bagnoli. Viene di nuovo ricostruita la Mostra d'Oltremare e i complessi industriali di Bagnoli e, con i progetti INA-Casa e IACP viene impiegato, per la ricostruzione delle periferie, un'ingente numero di architetti razionalisti. In questo periodo verranno progettati i migliori esempi di architettura razionale, quelli intervenuti sono: Franz Di Salvo, Eirene Sbrizolo, Alfredo Sbrizolo, Gerardo Mazziotti, Elio Lo Cicero, ecc. sono solo alcuni tra i realizzatori in questione.

Durante la speculazione edilizia di Achille Lauro vengono saccheggiate molte aree agricole destinate a diventare grossi quartieri satelliti dell'estrema periferia di Napoli; i progetti urbanistici vengono redatti dagli architetti sopracitati, che lavorano sempre in gruppo e suddividendo la progettazione in lotti.

Negli anni settanta vengono avviati i nuovi cantieri della metropolitana che, alla sua realizzazione, parteciparono sia ingegneri che architetti. In principio le stazioni dei Colli Aminei, Medaglie d'Oro e Vanvitelli vennero affidate a Michele Capobianco mentre, oggi, i lavori e gli ampliamenti sono affidati ad architetti di fama internazionale.

Inoltre, ricordiamo che negli anni ottanta, nella zona orientale della città, viene realizzato il Centro Direzionale su progetto urbanistico di Kenzo Tange; il resto è invece opera di architetti napoletani della nuova generazione come Massimo Pica Ciamarra, Nicola Pagliara, Alberto Izzo e altri, nel CDN c'è anche un edificio di Renzo Piano e il grattacielo più alto d'Italia: la Torre Telecom Italia.

Da non sottovalutare anche la Zona ospedaliera dove sono riuniti i principali complessi sanitari della metropoli. L'ospedale Cardarelli e il Monaldi rappresentano un'esuberante accademismo degli anni trenta, mentre, il Cutugno di Giulio De Luca è un pregevole esempio di architettura organica. Infine, il Nuovo Policlinico di Carlo Cocchia e aiuti rappresenta un esempio di architettura brutalista.

Il tempo libero ha un polo di grande attrattiva nel quartiere di Fuorigrotta. Qui sorge lo Stadio San Paolo inaugurato nel 1959 che ospita le partite di calcio del Napoli ed è stato ristrutturato per i mondiali di calcio del 1990, questo stadio è stata la casa del più celebre giocatore del Napoli: Diego Armando Maradona; la Mostra d'Oltremare realizzata nel 1940 dal fascismo per ospitare i prodotti delle colonie e diventata area espositiva di 750.000 metri quadri con 9 padiglioni per mostre e fiere, 30 sale congressuali fino a 2.000 posti, teatro al chiuso e all'aperto per complessivi 3.000 posti, due piscine, quattro campi da tennis, e che ospita numerosi eventi di portata nazionale e internazionale; il parco dei divertimenti Edenlandia più "antico" d'Italia, fondato nel 1965; il Giardino Zoologico altrimenti detto Zoo di Napoli; in più la zona ospita un bowling, un multicinema con 11 sale, fast food, sale giochi, campi di calcio, calcetto e tennis, nonché la Piscina Scandone, olimpionica, utilizzata per le gare di pallanuoto delle squadre napoletane ed utilizzata precedentemente per i Giochi del Mediterraneo del 1964. Nella zona era anche sito il Palazzetto dello Sport "Mario Argento" destinato in particolare alla pallacanestro, abbattuto nel 2005 ed in corso di ricostruzione. Le attività della pallacanestro di vertice si svolgono ora nel PalaBarbuto (5500 posti) costruito di fronte al vecchio palazzetto per permettere alle squadre napoletane di affrontare il massimo campionato e le competizioni europee. A Bagnoli, ha sede dal 1993 la Città della Scienza (museo scientifico sui generis primo in Europa), mentre nei pressi di Piazza Carlo III è presente il Real Albergo dei Poveri - che diverrà Città dei Giovani. Arterie di shopping principali nella città sono, oltre le già citate, quelle che fanno capo a Piazza dei Martiri (Via Chiaja, Via dei Mille, Via Calabritto e Via Carlo Poerio) che insieme formano la zona dello shopping con le più note firme mondiali. Altre vie dello shopping più popolari sono quelle al Vomero di Via Scarlatti, Via Luca Giordano e Via Cilea, e a Soccavo quella di Via Epomeo.

L'Università degli Studi di Napoli Federico II è la principale della città. Nata come espressione della cultura ghibellina contrapposta a quella guelfa di Bologna, fu fondata da Federico II nel 1224, ed è la terza in Italia. L'Ateneo Federiciano, che ha assunto il nome del suo fondatore con decreto del 7 settembre 1987, è comunque la più antica università statale e laica del mondo , ed è considerato uno degli atenei più prestigiosi per gli studi ingegneristici, giuridici e letterari. Fra gli altri vi ha insegnato il celebre grecista Marcello Gigante, massimo esperto dei papiri rinvenuti a Ercolano.

L'Università degli studi di Napoli "Parthenope" (IUN, o Istituto Universitario Navale sino al 2001), fu istituita nel 1920 come Regio Istituto Superiore Navale, originariamente specializzato per gli studi economici, con una particolare attenzione agli scambi commerciali internazionali. L'ateneo attualmente è composto dalle facoltà di Economia, Ingegneria, Giurisprudenza, Scienze Tecnologiche e Scienze Motorie. Per quanto riguarda le sedi ve ne sono numerose e disparate in varie zone del territorio: la centrale di Via Acton, Villa Doria, la nuova sede che si trova nel Centro direzionale con le facoltà di Scienze e Tecnologie ed Ingegneria, la sede d'ingegneria gestionale ad Afragola, la sede di Giurisprudenza di Nola, la sede di Torre Annunziata e la sede di Potenza.

La Seconda Università degli Studi di Napoli è stata istituita nel 1989 per decongestionare quella federiciana; è articolata in poli omogenei situati nelle città di Aversa, Capua, Caserta, Santa Maria Capua Vetere, mentre ha operativa in città una Facoltà di Medicina e Chirurgia (quella che prima del decongestionamento era la I facoltà di medicina dell' università di Napoli) che comprende le lauree specialistiche e gli altri corsi dell'area sanitaria. La facoltà ha strutture di notevole interesse storico-culturale (il complesso di Santa Patrizia contiene anche un museo di anatomia). Le strutture assistenziali e didattiche sono suddivise tra il policlinico vecchio (nel centro storico) ed il nuovo Policlinico nella zona collinare (quest'ultimo è però in massima parte occupato da strutture dell'università Federico II). La sede amministrativa, tuttavia, è a Caserta e così come le facoltà, che sono nella provincia, per cui ha legami con Napoli solo per il nome e per una facoltà, anche se importante. Di fatto è università di Terra di Lavoro.

L'Università degli studi di Napoli "L'Orientale" (fino al 2002 "Istituto Universitario Orientale" o IUO, oggi UNIOR) è la più antica università di orientalistica e sinologia del continente, fu fondata nel '700 dal padre missionario Matteo Ripa come "Collegio dei Cinesi" e oggi è tra le maggiori istituzioni europee per gli studi filologici e linguistici sulle aree extra-europee. È composta dalle facoltà di lettere e filosofia, lingue e letterature straniere, Studi arabo-islamici e del Mediterraneo, scienze politiche (con un occhio di riguardo alle relazioni internazionali). Vi si insegnano numerose lingue antiche ed oltre 140 lingue moderne.

L'Università degli studi Suor Orsola Benincasa (ex Istituto Universitario omonimo, oggi UNISOB), è un libero ateneo fondato dalla religiosa Orsola Benincasa, pensatrice molto in vista nei salotti intellettuali napoletani del periodo della controriforma (inizi XVII secolo), nato come istituto superiore di magistero e tuttora specializzato negli studi umanistici e sociali, con un particolare riguardo alla tradizione educativa introdotta dalla pedagogista suor Orsola.

Napoli è inoltre sede della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale che vi opera attraverso la Sezione San Tommaso d'Aquino e la Sezione San Luigi la prima delle quali è legata al seminario arcivescovile e trae origine dalla facoltà teologica già presente nel primo ordinamento dell'ateneo federiciano nel 1224 e la seconda alla Compagnia di Gesù (gesuiti). La facoltà teologica è nata nel 1969 riunendo e lasciando distinte le due scuole.

Nel 1804 fu aperta al pubblico la Reale Biblioteca di Napoli nel Palazzo degli Studi, attualmente sede del Museo Archeologico Nazionale. Le collezioni librarie ivi ubicate erano state trasferite dalla Reggia di Capodimonte per volontà reale. Divenuta Reale Biblioteca Borbonica nel 1816, nel 1860 con l'unità d'Italia fu poi denominata Biblioteca Nazionale. Nel 1910 fu arricchita con la collezione di papiri ercolanensi ritrovati negli scavi della città vesuviana. Nel 1922 la sede dopo lungo dibattito e su suggerimento di Benedetto Croce fu spostata all'odierna sede nel Palazzo Reale in Piazza Plebiscito. Subì molti problemi durante la guerra sia per l'occupazione nazista che per quella alleata, ma i testi più preziosi furono trasferiti in località più sicure fino alla riapertura nel 1945. Oggi la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III contiene quasi due milioni di volumi, circa 20.000 manoscritti, più di 8.000 periodici, 4.500 incunaboli e 1.800 papiri ercolanensi ed è la terza in Italia per dimensioni dopo quelle centrali di Firenze e Roma. Ricca di preziosi volumi orientali (Napoli è anche sede dell'Istituto Orientale), è qui che Bernardo Bertolucci si è documentato sulle culture dell'Estremo Oriente, per poter dirigere poi il film L'ultimo imperatore, del 1987.

Oltre alle già citate Città della Scienza e all'Acquario Dohrn, di particolare interesse sono altri siti scientifici.

Il Real Orto Botanico fu voluto dai Borbone e approvato da Giuseppe Bonaparte nel 1807 durante il governo napoleonico e realizzato dagli architetti De Fazio e Paoletti. Caduto in degrado per i danni della seconda guerra mondiale, fu rimaneggiato e arricchito tra gli anni sessanta e ottanta dal direttore Aldo Merolla. Attualmente i 12 ettari di terreno ospitano 25.000 esemplari di piante di ogni genere disposte in collezioni all'aperto o in serre.

Per gli astrofili è da citare l'Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Voluto da Gioacchino Murat nel 1812, fu inaugurato nel 1819. Situato a 150 metri dal livello del mare sulla collina di Capodimonte, è impegnato nell'osservazione del Sole, delle stelle e della galassie grazie anche all'accesso ai più grandi telescopi ottici del pianeta e a quelli in orbita.

Presso la sede universitaria di Monte Sant'Angelo ha sede la Sezione di Napoli, dell'INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare).

E' presente, presso la Seconda Università di Napoli, il museo di anatomia umana.

Napoli ha sempre avuto un ruolo centrale nell'arte italiana e più in generale nell'arte e l'architettura europea. Lo dimostrano le numerosissime testimonianze già citate di chiese, castelli e palazzi di epoca medievale, rinascimentale e soprattutto barocca. Nel XVIII secolo Napoli genera il neoclassicismo: in città, vennero promosse spedizioni speleologiche che comportarono il ritrovamento di Ercolano e poi di Pompei; molti di questi ritrovamenti vennero esposti a Napoli dove accorsero studiosi, curiosi ed artisti da tutto il vecchio continente.

L'Accademia di Belle Arti, fondata da Carlo III di Borbone nel 1752 come "Real Accademia di Disegno", è stata il centro dell'attività della Scuola di Posillipo nell'Ottocento ed è stata diretta da personalità quali Domenico Morelli, Francesco Saverio Altamura, Gioacchino Toma. Molte delle loro opere sono esposte nella collezione d'arte ospitata dall'Accademia. Vi si tengono oggi corsi di pittura, decorazione, scultura, scenografia, restauro, arredo urbano, e una scuola di nudo.

Storica è la tradizione del Conservatorio di Musica "San Pietro a Majella", nel cuore della città, fondato nel 1826 da Francesco I di Borbone come "Regio conservatorio di musica", e dove oggi si tengono insegnamenti per tutti gli strumenti musicali ed è ospitato un notevole museo della musica. Infine da segnalare l'offerta di teatri, una tradizione tra le più antiche d'Europa (il San Carlo risale al Settecento), che oggi annovera dodici teatri principali.

Sicuramente è anche da menzionare la tradizione artistica della Porcellana di Capodimonte. Nel 1743 Carlo di Borbone fondò la Real Fabbrica di Capodimonte dando inizio alla produzione artistica di opere conservate nel Museo di Capodimonte nella zona collinare di Napoli. Tale tradizione è ancor oggi tenuta viva grazie all'impegno di diverse fabbriche napoletane nate nella metà del 1800 e ancora operanti.

Sebbene ricca di testimonianze del passato, Napoli è anche un laboratorio e una importante vetrina internazionale dell'arte contemporanea.

Molto attivi sono i due musei di arte contemporanea della città: il PAN (Palazzo delle arti Napoli) ed il MADRE (Museo d'arte Donna Regina). Il primo, inaugurato nel 2005 nel settecentesco Palazzo Roccella in via dei Mille, è adibito ad ospitare opere ed eventi artistici di ogni tendenza. Il secondo, che ha sede nell'antico convento di Donna Regina, ristrutturato su progetto di Alvaro Siza, ospita invece una collezione permanente.

Diverse peculiarità rendono Napoli un importante laboratorio di arte contemporanea: il Metrò dell'arte, in cui le stazioni della metropolitana non vengono concepite come semplici luoghi di transito, ma come un vero e proprio spazio espositivo con opere di artisti di fama internazionale (tra questi: Joseph Kosuth, Mimmo Rotella, Mario Merz) o di artisti emergenti; inoltre ogni anno è ormai tradizione ospitare, durante il periodo natalizio in Piazza del Plebiscito, istallazioni di artisti di fama internazionale; tra questi Mimmo Paladino, Richard Serra, Rebecca Horn, Luciano Fabro ed altri.

Napoli è sede infine di altri eventi internazionali, uno fra tutti la Biennale dei giovani artisti dell'Europa e del Medirerraneo, svoltasi nel 2005 che ha visto partecipare 700 giovani artisti da paesi europei e mediterranei.

Tra le molte correnti pittoriche napoletane che si sono succedute nei secoli, di particolare rilevanza e pregio artistico sono risultate quelle del Seicento e dell'Ottocento.

Alla prima appartengono Carlo Sellitto, Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, Bernardo Cavallino, Mattia Preti e Luca Giordano. Della seconda (la scuola di Posillipo) si ricordano invece in particolare Anton Sminck van Pitloo, Giacinto Gigante e Domenico Morelli.

La vita musicale napoletana fu molto intensa già a partire dal XV fino al XVII secolo nell'ambito della polifonia sacra e profana. Dal XVII e soprattutto nel XVIII secolo la Scuola Musicale Napoletana assunse un ruolo preminente nel campo della musica sacra e operistica con musicisti come Alessandro Scarlatti, Giovan Battista Pergolesi, Nicola Porpora.

La canzone classica napoletana, assurta a fenomeno storico nel corso delle annuali feste di Piedigrotta tra l'Ottocento e la prima metà del Novecento e con i successivi Festival della Canzone Napoletana, è oggi un patrimonio tutelato. È attivo da vari anni, presso la sede RAI di Napoli, l'Archivio Sonoro della Canzone Napoletana. Altro fenomeno musicale di particolare interesse è la cosiddetta Sceneggiata che si fonda sulla sceneggiatura di un intero spettacolo teatrale partendo da una canzone di argomento popolare, protagonista indiscusso di quest'arte fu Mario Merola.

Dagli anni '50 si diffusero i cantautori cosiddetti "Melodici" che mettevano in musica testi originali quando non poesie tradizionali in lingua napoletana, come i capolavori di Salvatore Di Giacomo. L'interprete assoluto di questo periodo della canzone napoletana è Roberto Murolo.

È comunque vasta la schiera di cantautori e musicisti che in modo moderno hanno dato e danno il loro contributo alla continuazione della tradizione musicale partenopea. Padre della nuova Napoli fu Renato Carosone, innovatore e precursore dei cambiamenti, il quale cominciò ad arricchire la melodia classica con suoni arabi, attingendo anche al miglior jazz americano. Pino Daniele, Edoardo Bennato ed Eugenio Bennato,Enzo Gragnaniello, 24 grana, Tullio De Piscopo, James Senese e i Napoli Centrale, Rino Zurzolo, Enzo Avitabile, Tony Esposito e il violinista Lino Cannavacciuolo, sono solo alcuni dei musicisti "moderni" più famosi e apprezzati.

Dagli anni '80 si è affermato, tuttavia come fenomeno locale, il genere "neomelodico", la maggior parte delle canzoni trattano storie d'amore ambientate nella Napoli moderna.

Napoli è inoltre esportatrice di techno in Europa, con una scuola definita appunto "Naples Techno", fatta di artisti napoletani emigrati in paesi come l'Inghilterra e la Spagna, che lì hanno affermato il proprio stile. Molti di questi dj hanno ultimamente conosciuto il successo anche in terra natia grazie al crescente interesse del pubblico napoletano verso la techno, in particolar modo per la corrente minimal. Dalla fine degli '80 Napoli ha dato luogo a massicce produzioni di musica elettronica, trip-hop e rock alternativo. Ricordiamo il trip-hop "napoletano" degli Almamegretta, i 99 Posse, i particolari Le Loup Garou, l'industrial dei Narcolexia, la rock-dance-psichedelica dei Planet Funk il rock tribal-elettroncico dei Desideria e tantissimi altri.

Napoli è, insieme a Roma e Venezia, una delle città italiane più rappresentate nella cinematografia nazionale e internazionale: grandi registi si sono succeduti negli anni, a partire dai Fratelli Lumiere che nel 1898 effettuarono alcune delle loro prime riprese sul lungomare di Napoli (rendendola di fatto una delle città con la testimonianza cinematografica più antica), passando attraverso gli anni sessanta e settanta con i film di Mario Monicelli, Pier Paolo Pasolini, Lina Wertmuller, Vittorio de Sica, Ettore Scola, Dino Risi, Mario Mattoli, Melville Shavelson fino ad arrivare ai giorni nostri con Massimo Troisi, Mario Martone, Vincenzo Salemme, Paul Greengrass, Giuseppe Tornatore, Nanni Loy, Wes Anderson, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone.

Ambientati e girati a Napoli sono alcuni dei film storici del cinema italiano, tra i quali L'oro di Napoli, Matrimonio all'italiana e Ieri, Oggi, Domani di Vittorio De Sica e con protagonisti come Totò, Eduardo De Filippo, Sophia Loren e Marcello Mastroianni.

La città di Napoli è inoltre protagonista di diverse fiction e soap opera come Un posto al sole (la prima soap prodotta in Italia, in onda da più di dieci anni e prodotta nel Centro Rai di Napoli), La squadra, La nuova squadra, Assunta Spina, Il coraggio di Angela, Giuseppe Moscati, 'O professore e altre che si sono susseguite dagli anni ottanta in poi.

Il teatro napoletano è una delle più antiche e conosciute tradizioni artistiche della città. Tra i suoi principali esponenti si citano Antonio Petito, Raffaele Viviani, Roberto Bracco, Eduardo Scarpetta, Eduardo De Filippo e la sua compagnia composta fra l'altro dai fratelli Titina De Filippo e Peppino De Filippo, questi ultimi a loro volta autori teatrali.

Eduardo intraprese una originale attività di scrittura e recitazione teatrale, volta a portare sul palcoscenico l'anima di Napoli e dei suoi abitanti, la "napoletanità" considerata come cartina di tornasole, attraverso cui evidenziare i caratteri fondamentali dell'umanità e della società contemporanea. Tra le sue commedie più importanti ricordiamo Napoli milionaria!, Il sindaco del rione Sanità, Natale in casa Cupiello, Filumena Marturano, Uomo e galantuomo e Questi fantasmi! (tra l'altro riportata con successo sui palcoscenici di New York nel 2004, dall'attore e regista cinematografico John Turturro).

Tra gli autori contemporanei ricordiamo Roberto De Simone e Annibale Ruccello, prematuramente scomparso, cui si devono i drammi Le cinque rose di Jennifer e Ferdinando, il trio comico cabarettistico de La Smorfia composto da Enzo Decaro, Lello Arena e Massimo Troisi (quest'ultimo anche regista e sceneggiatore). Spicca inoltre il nome di Vincenzo Salemme, tra i suoi scritti Lo strano caso di Felice C., ...E fuori nevica e Premiata pasticceria Bellavista. Tradizionale maschera napoletana è inoltre la figura di Pulcinella, che, secondo Benedetto Croce, nacque nella Napoli del Seicento da un certo Puccio d'Aniello.

Il teatro massimo della città è il Teatro di San Carlo (il più capiente d'Italia con 3.000 posti ed il più antico d'Europa in attività), mentre il teatro stabile della città è il Teatro Mercadante. Altri noti palcoscenici sono il Diana, il San Ferdinando, l'Augusteo, il Sannazaro, il Bracco, il Bellini.

Grazie a questa secolare e duratura tradizione teatrale e al numero da record di teatri rispetto alle altre città italiane, la città di Napoli è stata scelta dal governo come sede delle prime tre edizioni del Festival Nazionale del Teatro che si terrà nel triennio 2007-2009.

A Napoli è nata la camorra, forma locale di criminalità organizzata, che tende a deprimere lo sviluppo delle attività commerciali e imprenditoriali cittadine.

L'origine della camorra sembra risalire ai tempi della dominazione spagnola a Napoli nel XVI secolo. La camorra nasce però ufficialmente nel 1820 col nome di Bella Società Riformata (=confederata) con una struttura più gerarchica rispetto a quella attuale. Negli anni più recenti il periodo più cupo risale forse ai decenni tra il 1970 e il 1980 quando a Napoli spadroneggiava la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo che sarà poi infine sconfitta. Tra il 2004 e il 2005 la guerra tra il clan Di Lauro e gli Scissionisti per il controllo del traffico di droga nei quartieri di Scampia e Secondigliano ha prodotto più di sessanta morti (la cosiddetta "faida di Scampia"). I principali leader camorristici coinvolti sono stati assicurati alla giustizia. Appare però evidente che nella città continua a rimanere forte il controllo, quartiere per quartiere, di famiglie camorriste sempre meno in grado, e forse meno interessate di un tempo, di gestire il controllo della microcriminalità dilagante, dedite essenzialmente allo spaccio di droga e a rendere difficile lo sviluppo economico attraverso il racket o il controllo diretto delle imprese, a volte acquisite anche con la forza.

A causa della criminalità organizzata, nella città c'è uno dei tassi di omicidi più alti d'Italia (nel 2005, secondo l'Istituto Meridionale di Scienze Forensi, con 88 omicidi la provincia di Napoli è stata la più colpita ). Il tasso di rapimenti è altresì uno dei più elevati al mondo (nella sola città durante l’estate del 2006 sono stati riportati più di 750 rapimenti a scopo estorsivo). Il racket e le estorsioni sono capillarmente diffusi, fino ad emergere alla luce del giorno con il fenomeno dei parcheggiatori abusivi che controllano gran parte delle aree di parcheggio pubbliche, e che è ben tollerato ed accettato come normale dalla grande maggioranza della popolazione.

Il problema dei rifiuti è presente nella regione Campania (e dunque anche a Napoli) dal 1992. Periodicamente vi sono nella città eccedenze di rifiuti non raccolti imputabili al fatto che le discariche campane sono state usate fino alla loro saturazione, mentre si attendeva la costruzione di inceneritori. Il Decreto Legge n. 61/2007, prevede l'apertura di 5 inceneritori. I siti scelti dal governo sono Serre (Salerno), Lo Uttaro (Caserta, già in funzione), Terzigno (nel Parco nazionale del Vesuvio, Provincia di Napoli), Savignano Irpino (Avellino), e Sant'Arcangelo Trimonte (Benevento): gli abitanti della zona hanno risposto con tumulti e dimostrazioni impedendo con la forza la costruzione dell'impianto.

La raccolta differenziata nella città di Napoli si attesta su percentuali estremamente basse, nonostante ci siano cassonetti appositi nella maggior parte dei quartieri, e non è stato ancora attuato un piano concreto di raccolta porta a porta dei rifiuti, già presente anche in alcune città del Sud. La questione dei rifiuti rimane tutt'ora in attesa di soluzione ed è sotto la diretta responsabilità del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Emergenza rifiuti di Napoli Guido Bertolaso, capo della protezione civile italiana. L'emergenza rifiuti è di estrema gravità per la vivibilità e la salute dei cittadini.

A ciò si aggiunge il degrado e l'incuria visibile in diverse infrastrutture cittadine. Questo è in parte dovuto alla mancanza di manutenzione ordinaria dei manufatti cittadini da parte del Comune, in parte ad una forma di inciviltà diffusa della cittadinanza che va dall'abitudine di abbandonare cartacce ed immondizia varia per strada, al vero e proprio vandalismo, che causano in breve tempo la rovina delle opere di manutenzione straordinaria e di arredo urbano (panchine, fontane pubbliche, aree giochi per bambini, ecc.) che periodicamente vengono fatte dal Comune.

Molti nuovi progetti sono paralizzati da impedimenti dovuti ad infiltrazioni camorristiche e malavitose; l'area dismessa dell'Italsider a Bagnoli, ad esempio, o l'area delle dismesse industrie petrolchimiche nella zona orientale della città, o la mancanza di nuove infrastrutture nei quartieri periferici, come Secondigliano, Soccavo, Pianura ed altri. Il piano regolatore in vigore, per la cui approvazione sono stati necessari oltre venti anni, è stato additato da taluni osservatori come inadeguato ai bisogni abitativi della città (critica proposta dal noto architetto Aldo Loris Rossi che ipotizzerebbe un'azione di "rottamazione" degli edifici più fatiscenti).

Altri problemi riguardano la difficoltà di integrare in maniera globale i flussi migratori all'interno del suo tessuto urbano e sociale.

In viale Marconi a Fuorigrotta ha sede un Centro di produzione RAI, in cui vengono prodotti diversi programmi televisivi come la fiction La squadra, La nuova squadra e la soap opera Un posto al sole. Nel Centro di produzione di Fuorigrotta, inoltre, hanno avuto luogo le riprese di programmi comici e di intrattenimento come il Pippo Chennedy Show, L'ottavo nano o Furore.

A ciò va aggiunto il gran numero di canali televisivi regionali che hanno la propria sede nella città o nelle immediate vicinanze. Questi network sono spesso stati veri e propri trampolini di lancio per artisti divenuti poi famosi a livello nazionale. Solo per fare alcuni nomi, tra questi possiamo annoverare Biagio Izzo, Rosalia Porcaro, Alessandro Siani, Antonio e Michele. I canali regionali in Campania e a Napoli si differenziano da quelli di altre regioni italiane per una produzione fatta in maggior parte da veri e propri programmi televisivi di ogni genere. È proprio con programmi come questi (Telegaribaldi, Avanzi Popolo e Pirati, per citare i più famosi) che gli attori citati in precedenza hanno raggiunto il successo e si sono fatti notare dai produttori nazionali.

Due sono i giornali più antichi e noti di Napoli: il Roma, fondato nel 1862, e Il Mattino, fondato nel 1892 da Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao, tra i primi in città per numero di copie e diffusione dei lettori (dati ADS).

Oltre ai canali televisi privati, a Napoli hanno sede anche un ingente quantitativo di radio spesso conosciute anche a livello nazionale.

Napoli vanta una lunga tradizione sportiva che spesso ha portato a grandi successi nazionali e internazionali.

Nel calcio la massima espressione cittadina è il Napoli Calcio. Napoli aveva bisogno di qualcuno che potesse portare la squadra ai vertici del calcio italiano e mondiale, e il Napoli Calcio ha trovato un campione ideale in Diego Armando Maradona. La sua importanza sociale fu enorme: nessuna squadra del sud aveva mai vinto uno scudetto e il Napoli fu la prima squadra a battere le ricche società del nord come Juventus, Milan e Inter. Diventò l'idolo della gente, molte persone che vivevano in condizioni di povertà trovarono in lui un modo per non pensare sempre alla realtà. Con lui il Napoli calcio ha vinto due campionati (1987 e 1990), una Coppa Italia (1987), una Coppa Uefa (1989) ed una Supercoppa Italiana (1990), prima di conoscere una fase molto critica dalla quale solo ultimamente sembra essersi ripresa. La squadra ha vantato, soprattutto nel periodo aureo degli ultimi anni ottanta, la militanza nelle sue file di grandi campioni fra i quali Diego Armando Maradona, Antonio Careca, Bruno Giordano, Alemão, Ciro Ferrara, Gianfranco Zola, Fabio Cannavaro, e ai tempi d'oggi Ezequiel Ivan Lavezzi e Marek Hamsik.

Negli ultimi anni è aumentato il seguito del Napoli Basket, che nel 2006 è riuscito anche a conquistare la Coppa Italia e si è qualificato per la prima volta per l'Eurolega. Il Napoli Basket raccoglie idealmente l'eredità della Partenope Napoli, che nel 1968 conquistò la Coppa Italia e nel 1970 la Coppa delle Coppe. Purtroppo per vari problemi societari la squadra, nel Settembre del 2008, è stata condannata dalla giustizia sportiva a ripartire dalle leghe inferiori.

Nella pallacanestro femminile, la Phard Napoli ha conquistato nel 2007 il suo primo scudetto. Lo scudetto del 2007 non è però il primo della pallacanestro napoletana: nel 1941 infatti si aggiudicò il titolo la GUF Napoli.

Lunghissima la serie di successi della squadre di pallanuoto cittadine. La Rari Nantes Napoli, la Canottieri Napoli ed il Posillipo in momenti diversi hanno dominato la scena nazionale ed europea contribuendo anche, con giocatori napoletani, ai successi della nazionale.

Meritano inoltre di essere ricordati i due scudetti consecutivi della Polisportiva Partenope Rugby nel 1965 e 1966, anche se il rugby napoletano manca ormai da anni dalla massima serie.

Nella pallamano, l'Italdrink Napoli San Giorgio milita in serie B.

Nella pallavolo femminile c'è l'A.S. Orion Volley Napoli che milita in serie B2.

Nel football americano è da ricordare la Briganti Napoli che milita in Superbowl League da qualche anno.

Nel tiro a segno la Sezione di Napoli è la più titolata d'Italia e ha stabilito un primato difficilmente raggiungibile da altre società di tiro a segno, vincendo per 12 anni consecutivi (dal 1996 al 2007) il campionato italiano .

In questa tabella sono riportate le maggiori società sportive di Napoli ed i relativi trofei nazionali ed internazionali.

Folta anche la schiera di atleti napoletani che hanno regalato all'Italia titoli mondiali e olimpici. Fra i tanti nativi della provincia ricordiamo i fratelli Giuseppe e Carmine Abbagnale (campioni del canottaggio, sette titoli mondiali e due ori olimpici, originari di Castellammare di Stabia), il pugile Patrizio Oliva (tre titoli europei, uno mondiale e medaglia d'oro a Mosca), il judoka Giuseppe Maddaloni (medaglia d'oro a Sidney), lo schermidore Sandro Cuomo (medaglia d'oro ad Atlanta)e il nuotatore Massimiliano Rosolino (un titolo mondiale e medaglia d'oro a Sidney); anche un'altra giovanissima nuotatrice, Caterina Giacchetti, campionessa a livello europeo (quarta nei 200 m farfalla ai Mondiali di nuoto di Montreal nel 2005) si avvia a risultati di livello olimpico. Napoli, tra l'altro, ha ospitato nel 2006 i mondiali di nuoto in acque libere. La città vanta anche un' ottima tradizione nella scherma, tanto che la finale dei mondiali del 1998 fu giocata tra due napoletani: Raffaello Caserta e Luigi Tarantino: al secondo andò l'oro ma poi i due atleti divisero in parti uguali i premi in denaro, da buoni amici.

Fra le manifestazioni sportive fisse ricordiamo la maratona di nuoto Capri - Napoli, il Gran Premio Lotteria di Agnano di Trotto all'Ippodromo di Agnano ed il Giro Ciclistico della Campania.

Pizza, Vesuvio e mandolino: sono le tre famose parole magiche che si associano a Napoli nella mentalità collettiva; forse anche più note dei suoi monumenti e della sua storia. Queste espressioni della napoletanità (tra cui anche il suo territorio o i suoi paesaggi tipici) sono annoverate e riconosciute tra i più classici simboli dell'Italia nell'immaginario collettivo internazionale.

Le tradizioni napoletane sono risapute, celebrate - e a volte caricaturizzate - in tutto il mondo. Anche Pulcinella, che è una maschera napoletana, fa parte del folklore partenopeo. Non molti però conoscono la figura de o' Munaciello, allegro e dispettoso folletto, agile come un gatto, le cui intenzioni si possono dedurre dalla scazzetta nera o rossa; o ancora, la Bella M'briana, spirito del focolare domestico.

La pizza, prodotto culinario napoletano per eccellenza, si diffonde in città tra il Seicento e il Settecento senza avere tuttavia le caratteristiche attuali. Si tratta infatti inizialmente di una variante della focaccia, arricchita con basilico o strutto o alici e più tardi con pomodoro e mozzarella di bufala campana o fior di latte. Solo nell'Ottocento inizia la moda dei buongustai di pizza e la prima vera pizzeria della quale si conosce il nome fu aperta nel 1830 nella zona di Port'Alba. La ricetta classica più nota risale invece al 1889. L'Associazione "Verace Pizza Napoletana" fondata nel 1984 dai più antichi maestri pizzaioli diffonde d'allora la metodologia di produzione e degustazione della verace pizza napoletana artigianale, associando le pizzerie nel mondo che utilizzano i prodotti previsti e la corretta metodologia. Ogni anno a Napoli a settembre si svolge il Pizzafest nella sede della Mostra d'Oltremare dove si può degustare una pizza scegliendo tra le dozzine di pizzerie all'aperto.

Non si ferma certo alla pizza il vasto campionario della cucina napoletana. Necessario citare infatti almeno gli spaghetti: l'immagine tipica dell'affamato Pulcinella che s'ingozza con un piatto di spaghetti al pomodoro è tipica dell'iconografia napoletana, ed è stata ripresa anche da Totò nel suo Miseria e nobiltà. Tra i modi più tipici di cucinare gli spaghetti (o anche vermicelli) a Napoli vi è quello di condirli con le vongole. Gli spaghetti alle vongole possono essere o in bianco o col pomodoro e possono essere conditi o con vongole veraci o con lupini. Altra tradizione è quella del ragù, tipico piatto domenicale. Probabilmente derivante dal ragôut francese, il ragù napoletano (o rraù in dialetto, celebrato in una poesia di De Filippo) è una salsa di lunga ed elaborata preparazione (cinque-sei ore di cottura) fatta con pomodoro e carne di vitello o di maiale, soprattutto nel periodo di Carnevale, e va servita su pasta col buco, in particolare i tradizionali ziti.

Celeberrima è anche la tradizione dolciaria napoletana, che ha beneficiato degli influssi delle diverse corti (e rispettivi cuochi ufficiali) che si sono succedute nella città. Tra le diverse specialità la più nota è probabilmente la sfogliatella, che può essere "riccia" o "frolla" a seconda della preparazione della pasta sfoglia che la compone: realizzata nel Settecento nel monastero di Santa Rosa situato a Conca dei Marini, nei pressi di Amalfi, il ripieno è a base di crema di ricotta, semolino, vaniglia, cedro scorzette di arancia candite. Vi è poi il babà, forse di origini polacche, dolcetto fatto con pasta morbida imbevuto di sciroppo a base di limone e rum e che poi può essere ricoperto in superficie con crema pasticciera e frutta fresca. Le zeppole mangiate il giorno di San Giuseppe - e che per questo a volte sono confuse con le zeppole di San Giuseppe (bignè alla crema) - sono a Napoli morbide ciambelline ricoperte di zucchero candito.

Ci sono poi dolci legati a festività, come la pastiera che si mangia a Pasqua, fatta con pasta frolla e grano cotto nonché con ricotta, cedro, arancia e zucca candita. A Natale ci sono gli struffoli, piccole sferette fritte ricoperte di diavolilli (confettini colorati), canditi e miele, che si suppone siano stati portati dagli antichi greci (stroungolous è una parola che significa arrotondato). A Carnevale, infine, ci sono le chiacchiere, fritte e ricoperte di zucchero a velo, il migliaccio, fatto con semola, latte e ricotta, ed infine il sanguinaccio, crema in origine fatta di sangue di maiale e oggi di cioccolata aromatizzata con la cannella.

Sebbene la leggenda ritenga che il primo presepe fu realizzato da Francesco d'Assisi nel 1223, questa tradizione è tipicamente napoletana. Tra il XVII e XVIII secolo l'arte del presepe raggiunge le più alte punte artistiche. Molti esemplari sono visibili oggi nel Museo di San Martino. La tradizione è ancora viva per molti napoletani che allestiscono il presepe nelle loro case nel periodo natalizio, acquistando le statuette nella celebre Via San Gregorio Armeno dove si trovano le botteghe dei pastorai.

Benché il gioco del lotto abbia avuto origine in Italia intorno al 1539 a Genova, esso è fortemente legato alla città di Napoli, dove venne introdotto relativamente tardi, nel 1682. La forte religiosità del popolo napoletano provocò dei "problemi di morale" giacché la Chiesa lo aveva proibito, e dopo un terremoto nel 1688 fu abolito perché considerato causa della punizione divina. La passione del gioco tuttavia ebbe la meglio, il lotto fu reintrodotto e la monarchia credette opportuno regolamentarlo per trarne i dovuti profitti. Ogni sabato le estrazioni si tenevano dinanzi alla Gran Corte dei Conti e con due testimoni del popolo al Palazzo della Vicaria. Il lotto, ufficiale e non, provocò la reazione degli intellettuali, tra cui Matilde Serao che nel suo Il ventre di Napoli criticò in due capitoli appositi la degradazione apportata dal gioco al popolino. Rimane tuttavia legata a Napoli la tradizione della smorfia. Il termine, derivante da "Morfeo", il dio greco dei sogni, si riferisce all'abitudine di giocare numeri "ricevuti" in sogno. Questi numeri non sono quasi mai ricevuti esplicitamente, ma elaborati in base a un sistema che affonda le sue origini nella Cabala ebraica e che stabilisce che per ogni evento, azione o personaggio sognato corrisponde un numero. Numerosi sono i libri che permettono di stabilire questa corrispondenza. Oggi i numeri più celebri sono quelli legati alla tombola, sorta di lotto casalingo giocato soprattutto nel periodo natalizio, e da cui ha preso tra l'altro ispirazione l'attuale gioco del Bingo.

Legato alla smorfia è il Munaciello, lo spirito demoniaco ma a volte anche benigno che ha dominato le storie e le leggende napoletane per secoli, e che ancora oggi è temuto e rispettato dai napoletani più tradizionalisti. A volte il munaciello dà a colui che ha avuto la casa infestata dalla sua presenza i numeri da giocare al lotto, ma bisogna tenere il segreto e non confidarlo ad altri. A volte si limita a fare dispetti, ma altre volte ancora porta la gente alla follia e alla morte. Matilde Serao racconta la leggenda sull'origine di questo essere: sembra sia stato il frutto di una relazione tra una giovane della borghesia aragonese (tale Catarinella Frezza) e un popolano, Stefano Mariconda. La relazione, osteggiata dalla famiglia di lei, portò all'uccisione di Stefano e alla chiusura in convento di Catarinella, che ebbe però un figlio, storpio, che le monache vestirono da frate per nasconderne le deformità. Sarebbe dunque questo 'o munaciello. Altri dicono che il munaciello era l'amministratore dei pozzi della città, le cui acque spesso avvelenava. La popolarità di questo personaggio ha portato De Filippo a scrivere uno dei suoi capolavori teatrali Questi fantasmi, e sull'argomento sono stati scritti altri spettacoli.

Numerose altre leggende napoletane sono comunque raccolte dalla Serao nel suo Leggende napoletane e nel volume di Benedetto Croce Storie e leggende napoletane.

Il folclore napoletano è fortemente legato alla religiosità popolare, in particolare domina il culto dei santi e della Madonna, cui viene attribuito di volta in volta un suffisso diverso a seconda della particolare statua, icona o chiesa cui il fedele si riferisce. Numerose sono le edicole votive nei vicoli del centro storico. Ad una di queste edicole è legata la tradizione della Madonna dell'Arco, nome che deriva da un'edicola votiva di Sant'Anastasia che rappresenta una Madonna detta "dell'arco" perché questo borgo alle porte di Napoli era contraddistinto dalle arcate di un antico acquedotto romano. Il lunedì di Pasqua del 1450, a quanto si racconta, un giovane che giocava a palla-maglio scagliò irato la palla contro l'immagine della Madonna, che iniziò a sanguinare. In seguito, si è ripetuto un numero enorme di miracoli aventi come protagonista quell'immagine della Madonna (nel 1849 fu visitata da papa Pio IX) e ogni anno nelle vicinanze di Pasqua si tengono cortei di supplicanti e adoranti che culmina il lunedì di Pasqua dinanzi all'immagine della Madonna, dove i cosiddetti fujenti ("coloro che corrono" in napoletano) implorano in modo colorito l'immagine. Uno dei santi più amati è poi Giuseppe Moscati, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987: giovane e valente medico dell' Ospedale degli Incurabili, Moscati fu stimato da tutti i poveri e i miserabili che si recavano a casa sua per farsi visitare privatamente spesso senza retribuzione. Medico e ricercatore illustre, fu dominato da un'incrollabile fede che trasfuse anche a colleghi quali Pietro Castellino e Leonardo Bianchi.

Infine discorso a parte va fatto per San Gennaro, il santo patrono della città (il cui vero nome era Ianuario, perché appartenente alla Gens Ianuaria), martirizzato nel 305 sotto Diocleziano. Il suo sangue fu raccolto in un'ampolla, e nel 431 a quanto sembra per la prima volta si sciolse improvvisamente per poi ricoagularsi. Questo avvenimento è stato testimoniato storicamente nel 1389 per la prima volta, e si è ripetuto fino ad oggi, salvo alcune "interruzioni" che secondo la tradizione corrispondono a gravi sciagure per la città. Oggi il miracolo si compie tre volte l'anno: in primo luogo il 19 settembre, giorno del martirio; poi la vigilia della prima domenica di maggio (quando le sue spoglie furono traslate da Benevento a Napoli), ed infine il 16 dicembre, anniversario del suo più famoso miracolo, avvenuto nel 1631, quando i Napoletani condussero la statua del santo al Ponte della Maddalena e la lava del Vesuvio in eruzione si fermò salvando la città. Il miracolo del sangue è stato oggetto di varie contestazioni in ambiente scientifico secondo le quali il sangue sarebbe un liquido simile a gel, dotato cioè di proprietà tissotropiche, che lo porta quindi a sciogliersi se mosso meccanicamente. Il popolo rimane però ancora legato al miracolo e al santo, e resta celebre la frase comparsa sui muri della città quando il Concilio Vaticano II decretò culto di ambito unicamente locale quello del santo: San Genna', futtatenne! (San Gennaro, fregatene!).

Il tessuto urbano e la particolare morfologia della città, con le sue vie spesso strette e le numerose zone crateriche e collinari hanno sempre reso il problema dei trasporti di scottante attualità. Inoltre la colpevole mancanza di parcheggi pubblici (sia di superficie sia, soprattutto, sotterranei) e un diffuso atteggiamento di irrispettosità del codice stradale da parte della gran parte degli abitanti della città, rendono la mobilità dei veicoli su gomma piuttosto caotica e difficoltosa, oltre che lenta e inquinante.

Dalla città si dipartono l'autostrada del Sole verso Nord, la A3 verso Sud (in corso di ampliamento nel suo tratto più vicino a Napoli) e la A16 verso l'Adriatico.

La Tangenziale di Napoli (250.000 transiti in media al giorno) decorre lungo la parte esterna della città attraversandone le colline con varie gallerie. Essa è una società per azioni privata; per l'attraversamento di essa è richiesto un pedaggio. Attraversa quasi tutti quartieri tranne il centro storico, Posillipo, Chiaia e San Ferdinando, e vi sono presenti 7 stazioni di servizio con punti ristoro e carburante. Si autodefinisce "la prima autostrada urbana in Italia" nonché, per la sua panoramicità (in alcuni punti arriva fino a 400 metri d'altezza) fu definita dalla rivista "Quattroruote" la "tangenziale più panoramica d'Italia". La Tangenziale di Napoli consta di 14 uscite su entrambi i lati anche se in alcuni casi all'uscita vera e propria, seguono 2 o 3 diramazioni o raccordi sempre facenti parte della tangenziale. Fornisce ai cittadini, tramite un sito, la condizione attuale del traffico in tempo reale, grazie a tredici telecamere installate vicino ad ogni uscita/entrata e con i suoi numerosi segnali luminosi, display che indicano traffico, incidenti o lavori ad ogni entrata, piazzole di emergenza e stazioni di servizio può essere considerata un asse viario all'avanguardia.

Nella città sono presenti vari raccordi che collegano le parti basse a quelle collinari che altrimenti sarebbero troppo complicate da raggiungere tramite i normali assi viari. Inoltre esistono ottimi collegamenti con la periferia come l'Asse mediano, l"asse di supporto" e la Circonvallazione esterna. Quest'ultima è una strada provinciale che circonda la città sul suo bordo più esterno ed è costellata di raccordi per tangenziale, autostrade e comuni limitrofi.

Il porto di Napoli (di cui fa parte il molo Beverello) è uno dei più importanti della penisola, primo in assoluto per numero di passeggeri totali (oltre 9.000.000 di passeggeri nel 2006 , secondo dopo Civitavecchia per numero di croceristi previsti per il 2007 (1.250.000) insieme a Venezia, tra i maggiori anche come traffico merci con oltre 22 milioni di tonnellate di merci e circa 440.000 container nel 2005 .

L'aeroporto di Napoli-Capodichino, sebbene limitato nel suo sviluppo dall'eccessiva vicinanza alla città, è stato nel 2005 il sesto d'Italia per numero di passeggeri dopo Fiumicino, i due scali milanesi, Venezia e Catania .

La stazione ferroviaria di Napoli Centrale sbocca su Piazza Garibaldi. Altre due stazioni, Mergellina e Campi Flegrei rispettivamente nel quartiere Chiaia e Fuorigrotta sono usate per le ferrovie nazionali, ma verranno presto dismesse da questo uso e attraversate esclusivamente dai treni della metropolitana.

Negli ultimi anni si è individuata la metropolitana come unica soluzione possibile al traffico cittadino. In ciò Napoli ha potuto ricollegarsi ad un'antica e solida tradizione: la città fu infatti la prima in Italia a dotarsi di una ferrovia: la Napoli-Portici del 1839, primo tratto della Napoli - Nocera mentre con il passante ferroviario del 1925 (attuale linea 2) si trovò ad essere la prima città italiana dotata di un servizio ferroviario sotterraneo di tipo metropolitano, anche se dal 1889 era già in funzione la Ferrovia Cumana, anch'essa sotterranea ed espletante un servizio per certi versi metropolitano. Attualmente sono in avanzata fase di completamento otto linee di metropolitana regionale (con altre due in corso di approvazione) che porteranno Napoli, entro il 2011 ad avere una rete di trasporti metropolitani su ferro di 10 linee (4 di metropolitane urbane e 6 di ferrovie regionali viaggianti sulle reti della Ferrovia Cumana, Circumflegrea, Circumvesuviana, Alifana (oggi MetroCampania Nord-Est), interconnesse tra loro e con le quattro funicolari, con parcheggi di interscambio nelle zone periferiche e comprensiva di più di 100 stazioni (al momento 60) su tutta la superficie comunale . La Linea 1 (anche detta Metrò dell'Arte) è caratterizzata dalla presenza, in numerose stazioni, di opere d'arte contemporanea, copie a grandezza naturale di statue classiche, marmoree della collezione Farnese e altre in bronzo (stazione Museo). Entro il 2009 verrà completata la stazione Municipio (realizzata da Alvaro Siza), che ingloberà al suo interno una nave romana ritrovata durante gli scavi per la sua costruzione. È in corso inoltre la ristrutturazione della stazione centrale di Piazza Garibaldi e della stessa piazza (su progetto di Dominique Perrault) ed è in fase di ultimazione quella della stazione di Montesanto, capolinea delle linee Cumana e Circumflegrea (progettata da Silvio D'Ascia).

Oltre alla rete metropolitana, sono presenti quattro funicolari.

La città ha da sempre avuto una lunga tradizione per quanto riguarda i tram. Ultimamente i vecchi tram sono stati tutti sostituiti con mezzi più moderni e all'avanguardia su modello di quelli francesi: tra le caratteristiche vi sono porte larghe e pianale ribassato, cose che permettono una maggiore accessibilità oltre che salite e discese più rapide alle fermate. Riguardo i bus, a causa della particolare morfologia cittadina, si sono dovute sviluppare soluzioni alternative come mini-bus che riescono agevolmente ad accedere nei vicoli e nelle strade più strette, e bus con un punto di snodo al centro, capaci di portare il doppio dei passeggeri senza andare incontro a ostacoli dovuti all'eccessiva lunghezza del mezzo. In effetti a partire dagli anni novanta il parco vetture dell'ANM, l'azienda napoletana di mobilità e di altre aziende di trasporto operanti in Campania è oggetto di un continuo rinnovamento: sono stati acquistati in particolare autobus a metano, elettrici e filobus che hanno sostituito le vetture in uso dagli anni sessanta. Anche le linee sono oggetto di continue modifiche che seguono la realizzazione delle linee di metropolitana, in virtù della partecipazione dell'Anm, insieme ad altre aziende di trasporto operanti in Campania, al Consorzio Unicocampania che gestisce l'integrazione tariffaria e intermodale in Campania: molte delle vecchie linee su cui erano impiegati bus ingombranti che attraversavano strade anguste, tortuose e ripide sono state sostituite da linee più brevi con mezzi più agili le quali gravitano, per lo più, intorno alle stazioni delle metropolitane: a queste ultime è affidata in pratica la lunga percorrenza. In alcune fermate dei bus e dei tram è presente una pensilina illuminata in vetro e acciaio (di recente progettazione) con informazioni generiche e mappa della città. Inoltre sono presenti display che indicano l'orario di arrivo di ogni mezzo e le ultime notizie Ansa.

Fino al 2005, Napoli era suddivisa in 30 quartieri, che formavano 21 circoscrizioni. Con una serie di deliberazioni del consiglio comunale, la città è stata poi suddivisa in 10 municipalità di circa centomila abitanti, con un presidente eletto direttamente dal corpo elettorale, una giunta ed un consiglio della municipalità di 31 consiglieri.

Le prime elezioni per i Presidenti e i consigli delle nuove Municipalità si sono svolte il 28 e il 29 maggio 2006, contestualmente all'elezione del Sindaco e del consiglio comunale.

Tutti i codici di avviamento postale di Napoli suddivisi per quartieri e zone (il CAP generico è 80100).

La città è inoltre sede di numerosi consolati concentrati per la maggior parte nei quartieri Chiaia, Posillipo e Porto. Una nota particolare riguarda il "consolato" degli Stati Uniti d'America che in realtà espleta funzioni di ambasciata civile e militare.

Ingresso della Galleria Principe di Napoli.

Per la parte superiore



Che ora è?

Che ora è ? è un film di Ettore Scola del 1989 interpretato da Marcello Mastroianni e Massimo Troisi.

Michele (Massimo Troisi) è un giovane napoletano, laureato in lettere, che a Civitavecchia sta per terminare il suo servizio di leva. Nella città laziale Michele ha costruito un piccolo mondo di relazioni e di rapporti che ha abbracciato ed accolto la sua tendenza esistenziale alquanto schiva e riservata e comunque non incline alla ricerca della affermazione, della visibilità e del successo personale.

A Civitavecchia piomba per una visita fugace il padre di Michele, Marcello (Marcello Mastroianni), un facoltoso avvocato romano che cerca, dopo molto tempo, di ricongiungersi al figlio, dal quale lo ha separato il fallimento del proprio matrimonio.

I due si sono a lungo ignorati ed è alquanto poco cio' che l'uno conosce dell'altro.

Marcello cerca a suo modo di colmare i lunghi anni di assenza tentando di ingraziarsi le attenzioni del figlio e ostentando in maniera irritante i regali lussuosi che a Roma, per Michele, ha già predisposto (una auto sportiva e un appartamento privato) ma trasforma in irritazione la sua premura quando si avvede che le sue attenzioni e i suoi regali sono solo fonte di imbarazzo per il giovane militare. È invece un vecchio orologio d'argento il dono che Michele mostra di gradire, un orologio che apparteneva al nonno ferroviere e che al ragazzo rammenta momenti di calore familiare, di semplici gestualità vissute in età infantile.

Nelle lunghe ore dell'incontro padre e figlio, condizionati dalle reciproche incomprensioni, litigano spesso per poi riavvicinarsi. I tentativi affettuosi e paterni da parte di Marcello di conoscere suo figlio e di prodigarsi per lui diventano davvero invadenti e patetici quando i due si recano a casa di Loredana, una ragazza del luogo con la quale Michele intrattiene un debole ed incerto legame sentimentale ma che viene invece sottoposta ad un fitto interrogatorio parentale da parte del genitore.

Le tensioni tra i due sfogano inevitabilmente nello scontro quando Marcello comprende finalmente e con rabbia che le proprie aspettative di padre nei confronti di un figlio sconosciuto sono ben distanti dalla realtà del giovane che, seppur con lentezza e incertezza, è avviato autonomamente in direzioni completamente opposte. La rabbia sfocia presto nella gelosia verso la moglie tanto che Marcello confida i motivi che lo hanno costretto ad abbandonare la famiglia, rivelando a Michele un sospetto tradimento subito dalla madre. Il giovane comprende la manovra maldestra del padre, rimane indignato e lo abbandona alla stazione, dove il genitore è in attesa del treno per Roma.

L'anziano avvocato è solo quando viene nuovamente raggiunto sul treno da Michele. I due, nella scena finale, sciolgono finalmente le difficolta' dell'incontro e si abbandonano sereni ad un gioco infantile nel quale Michele, imitando i gesti del nonno paterno, estrae l'orologio d'argento dalla giacca e risponde orgoglioso ed impettito alla domanda: Che ora è?

Dopo essersi ripetutamente misurato con la storia italiana del secondo dopo-guerra in una serie di opere cinematografiche importanti prodotte a partire dagli anni 70, Ettore Scola, sul finire degli anni 80 tenta un esperimento dal chiaro sapore intimista e minimale, dirigendo una pellicola essenziale, giocata sulle interpretazioni di due tra gli attori preferiti dal regista romano: Marcello Mastroianni e Massimo Troisi.

Dedicato alla incomunicabilità generazionale, il film vive un rapporto incontro padre-figlio strutturato sull'arco di una sola giornata riprendendo quella che era stata l'idea di un precente opera di Scola: Una giornata particolare.

Rimane deluso chi si avvicina al film per cercarvi una indagine sulla crisi che il rapporto parentale vive nella società italiana contemporanea poiché il film non è un'opera sociologica e il ritmo che il regista si è imposto non consente di delineare tratti psicologici troppo approfonditi.

In collegamento stretto con il titolo, il film è quasi una elegia del tempo, un tempo che scorre lentissimo ed incantato in una pregevole ricostruzione fotografica che, con lo sfondo di una Civitavecchia portuale, immobile, feriale e piovigginosa, sostiene con grande effetto le inquadrature del regista.

Padre e figlio sono quasi costretti a vivere questo tempo reciprocamente e il film narra gli sforzi che entrambi mettono in atto, a volte pateticamente, per superare l'abisso personale che li divide.

Grande cura viene posta nel raccontare per immagini questo tempo che scorre all'interno di una giornata immobile: variano i luoghi e gli ambienti ma si percepisce intatta la unità dello spazio intorno ai protagonisti che sembrano muoversi quasi all'interno di una stanza chiusa. Le riprese sono spesso incollate sui volti degli attori che il più delle volte condividono la stessa inquadratura, sono quasi assenti i controcampo e curatissime le tonalità e le intensità delle luci che descrivono molto bene l'arco diurno.

Con lo sfondo di questo orologio cinematografico che batte un tempo inesorabile ma rassicurante e familiare per lo spettatore, si consuma il piccolo dramma psicologico dei protagonisti.

Alcune critiche si sono soffermate sulla leggerezza con la quale viene affrontato il conflitto generazionale dei protagonisti, sottolineando la superficialita' della introspezione, testimoniata anche dallo stesso Massimo Troisi che secondo alcuni non riesce a superare il proprio repertorio di gestualita' e di spontaneismo teatrale sottraendo così del vissuto importante al personaggio. Ma, secondo altri, è proprio la presenza e la caratterizzazione dell'attore napoletano, raccordata alla prova eccellente di Marcello Mastroianni, che svolge il film in chiave comportamentale, riempiendo quei vuoti comunicativi padre-figlio che la regia vuole colmare.

La positività della maschera troisiana si sposa perfettamente alla bonarietà paterna di un Mastroianni patetico ed umano, appannato dalla colpa di una assenza da colmare con affanno. Al termine della proiezione rimane ben percepito nello spettatore il valore assoluto dell'incontro, un valore che scioglie ogni conflitto in una estatica contemplazione di un orologio che segna l'ora, l'ora del legame, l'ora bambina, l'ora di un nonno ferroviere, l'ora di un padre lontano, l'ora di tutti e di sempre.

Per la loro interpretazione i due protagonisti del film riceveranno la Coppa Volpi ex-aequo come migliori interpreti maschili nella edizione 1989 della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

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Il postino

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Il postino è un film diretto dal regista Michael Radford. Ultima interpretazione di Massimo Troisi, scomparso solo 12 ore dopo la fine delle riprese.

Nell'estate del 1952, Mario Ruoppolo (Massimo Troisi), un disoccupato figlio di pescatori, vive in un isola che da poco ha dato asilo politico al grande poeta cileno Pablo Neruda (Philippe Noiret). E proprio in occasione di ciò, Mario viene assunto in qualità di postino, proprio per consegnare la posta al poeta. Il resto della popolazione è in gran parte analfabeta, quindi fino ad allora non c'era stato bisogno di postini.

Cosi Mario inizia il suo lavoro, consegnando la posta al poeta tutti i giorni, e meravigliandosi del gran numero di donne che gli scrivono e di quanta ammirazione hanno per lui. Giorno dopo giorno, Mario rimane sempre più affascinato dal poeta, tanto da comprare un suo libro di poesie. Poi timidamente se lo fa autografare.

Un giorno Mario entra in osteria e s innamora di Beatrice (Maria Grazia Cucinotta), figlia della proprietaria. Mario si avvicina, e comincia a giocare a biliardo con lei fissandola, senza dire niente. A questo punto corre in fretta da Don Pablo chiedendogli di aiutarlo nella conquista di Beatrice. Così, il giorno dopo Mario porta la posta a Neruda, e lui gli regala un libro per scrivere le sue poesie e lo accompagna all' osteria, perchè il poeta vuole vedere Beatrice da vicino scrive una frase sul libro di Mario, dimostrando cosi di essere amici.

I giorni seguenti Mario inizia a corteggiare Beatrice, con le parole, o meglio, con le poesie di Neruda, e inizia a fare breccia nel suo cuore. La madre di lei, vedendola stranita le chiede spiegazioni, preoccupandosi della figlia. Poi Mario esagera, dando a Beatrice una poesia un pò pesante, dal titolo Nuda.

La madre gliela prende e la porta subito dal prete per farsela leggere, quando ne sente il contenuto, si dirige immediatamente da Neruda, per lamentarsi di tutto ciò, e per far dire a Mario che sarebbe stato lontano dall figlia, senza più vederla. La sera stessa Beatrice scappa e va a trovare Mario, dove sboccia la passione. Cosi, decidono di sposarsi, e Neruda gli fa da testimone. Durante la cerimonia, il poeta riceve una lettera dal Cile, che gli annuncia che il mandato d'arresto nei suoi confronti è stato revocato, e che quindi tornerà a casa.

Il giorno dopo Mario gli consegna l'ultima posta, Neruda vorrebbe dargli dei soldi ma Mario rifiuta, si abbracciano e si salutano. Da quel giorno Mario inizia a scrivere poesie, e ad interessarsi di comunismo, contribuendo naturalmente al lavoro in osteria. La vita scorre, Neruda viaggia da un capo all'altro del mondo per premi, conferenze ecc. e Mario ne segue tutte le gesta, sperando che passando dall'Italia, possa tornare a trovarlo. Beatrice annuncia che sta aspettando un bambino, e Mario vorrebbe chiamarlo Pablito in onore del poeta, anche se lei non è molto concorde.

Un giorno riceve posta, che in realtà si rivela essere stata scitta da qualcun altro, per conto del poeta che chiede di spedire degli oggetti personali rimasti nella sua vecchia dimora: Mario ci rimane male. Cosi, gli spedisce la roba, ma decide di registrare tutti i suoni dell'isola, per far rivivere al poeta tutti i momenti vissuti con lui.

Passa qualche anno e Neruda e sua moglie, tornano nell'isola, entrano nell'osteria e vengono accolti da un bambino che gioca, dall'altra stanza c'è sua madre, Beatrice, che lo chiama: "Pablito". Mario purtroppo non c'è più, è morto prima che suo figlio nascesse, in una manifestazione comunista.

Ed il poeta, che ora ascolta quella registrazione che non ha mai ricevuto, passeggia sulla spiaggia, ricordando l'amico al quale, pur inconsapevolmente, aveva cambiato la vita.

Tratto dal romanzo Ardiente paciencia (1986) del cileno Antonio Skármeta che lo ridusse anche per il teatro (messo in scena al Festival di Asti 1989 con la regia di Luigi Pistilli). Michael Radford, dopo la direzione di "Orwell" del 1984 con Richard Burton e di "Misfatto Bianco", del 1987, fu richiamato da Massimo Troisi che gli affidò la direzione de "Il Postino", dopo qualche anno di inattività dal mondo del cinema.

Pur diretto dallo scozzese Michael Radford, la regia viene anche attribuita a Massimo Troisi che, gravemente malato di cuore, morì alla fine delle riprese.

Il film è ambientato in un isola del Mediterraneo, con un cast di eccezzione, Troisi e Philippe Noiret e Maria Grazia Cucinotta, lanciata nel mondo del cinema appunto con questo film. Ricordato per essere stato il film-testamento di Troisi, il film esce il 1 settembre e nelle sale americane il 14 giugno 1994 ottenendo il primo posto agli incassi italiani e un ottima percentuale di critiche.

Il film, ambientato nel 1952 tratta il periodo dall'esilio di Neruda alla sua partenza, incentrata in un piccolo isolotto dell'italia, abitato da comuni pescatori analfabeti intenti nel loro mestiere. La storia ritrae perfettamente il romanzo di Skármeta e tutti i suoi personaggi, con un grande Troisi che fedelmente apprezzato dalla critica.

In questo contesto, lo scrittore è riuscito a mettere in risalto la figura immaginaria di Mario Ruoppolo, il postino di Neruda, che con quest'ultimo riesce ad ottenere un legame di amicizia molto forte e unito.

Dopo aver letto il romanzo di Antonio Skàrmeta, Troisi decide di trasportare nel mondo della celluloide questa originale e poetica favola moderna, aggiungendoci un tocco della sua tipica malinconia. Non per nulla Troisi è chiamato il comico dei sentimenti; e qui, in questo film mantiene fede al suo soprannome.

Inoltre, Troisi riesce a dare voce e anima al postino Mario, facendogli creare metafore, parola che prima lo spaventava al solo suono, e arrivando a dare consigli a Neruda come quando definisce "tristi" le reti dei pescatori.

L'ultimo film dell'attore napoletano ha toccato in poche settimane, una somma di circa 22 milioni di dollari, superando di 10 in in piu' di quelli guadagnati da "Nuovo Cinema Paradiso" di Giuseppe Tornatore. Negli incassi mondiali ha raggiunto gli 80 milioni di dollari.

Fino al 1994 "Il Postino" ha mantenuto il record del maggiore incasso di sempre, in tutto il mondo, per un film italiano.

Il film è stato candidato agli Oscar 1996 con 5 candidature. Quella come miglior film, miglior attore protagonista (Massimo Troisi), miglior regia (Michael Radford), miglior sceneggiatura non originale e miglior colonna sonora drammatica. Solo l'ultima viene considerata.

Ottiene, invece, un BAFTA al miglior regista e un BAFTA alla migliore colonna sonora e altri ambiti premi, tra cui un Broadcast Film Critics Association Awards al miglio film straniero, il David di Donatello per il miglior montatore e un Nastro d'Argento per la miglior musica.

Come per la maggior parte dei film di Troisi, il film fu un successo di critica. Persino attori del calibro di Sean Connery, il James Bond della serie 007, e Roberto Benigni hanno giudicato il film come uno dei migliori generi italiani ed europei.

Benigni: Fu amore a prima vista. Stavamo sempre insieme. Vedendolo nel Postino ho pianto. Era come un volo senza ali, il suo corpo smagrito fluttuava sopra lo schermo, magicamente.

Dal "Washington Times": "Il Postino" rappresenta quel trionfo internazionale che Troisi sperava di avere e che non ha fatto in tempo a godersi.

Dal "New York Times": Troisi dà al suo personaggio una verità e una semplicità che significa tutto.

La colonna sonora è di Luis Bacalov che vinse appunto l'Oscar per questo.

Nel 2005 è uscita in Italia un'autorevole edizione in DVD, con un'intervista, il making of in Inglese con sottotitoli, il dietro le quinte (con scene di prova inedite), il trailer originale statunitense, una galleria fotografica, e il cast completo con biografia e filmografia dettagliata.

E' uscito il DVD negli Stati Uniti d'America, nella versione sottotitolata e in quella doppiata in inglese.

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Source : Wikipedia