Marta

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Inviato da nono 03/03/2009 @ 06:13

Tags : marta, lazio, italia

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Marta Flavi

Marta Flavi, pseudonimo di Marta Fiorentino (Roma, 9 aprile 1957), è una conduttrice televisiva e conduttrice radiofonica italiana.

Marta Flavi inizia la sua carriera su Quinta Rete, dove presenta L'ora dei ragazzi, primo contenitore di cartoni animati giapponesi tra cui ricordiamo Candy Candy, Jeeg Robot d'acciaio e Bia, la sfida della magia.

Il 7 giugno 1987 sposa il presentatore e giornalista Maurizio Costanzo. Il rapporto tra i due è breve e termina con un divorzio nel dicembre 1990.

Il programma che le da maggiore fama è Agenzia matrimoniale, condotto su Canale 5 per ben sette anni, dal 1989 al 1996. Lo show è prodotto da Maurizio Costanzo con la "Fortuna Audiovisivi". Il talk show si svolge in un salotto accogliente e intimo dove la conduttrice ascolta "cuori solitari" in cerca di un'anima gemella, dispensando buoni consigli con uno stile pacato e dolce. Il successo della trasmissione è determinato da buoni dati di ascolto. Inoltre ogni giorno alla redazione del programma arrivano tante richieste di partecipazione. L’esito positivo porterà alla nascita di uno "spin off", Ti amo...parliamone, in onda a seguito di Agenzia matrimoniale sempre con Marta Flavi, dove l’ospite trasmette un appello via tv alla persona amata. Nel 1995, un calo di ascolti porta il programma su Rete 4. L’anno successivo però lo show cessa di essere registrato e così termina l’esperienza Mediaset della conduttrice.

In Rai conduce Alle cinque della sera, programma di approfondimento centrato su temi di attualità con la partecipazione del pubblico in studio. Inoltre partecipa a vari programmi di intrattenimento e in particolare è spesso ospite nella trasmissione L'Italia sul due su Rai 2. Nel 2007 presenta la trasmissione radio La mezzanotte di Radio 2, alternata ad altri conduttori.

Nel 1998 appare in un "cameo" nel film "Laura non c'è", diretto da Antonio Bonifacio.

Conduttrice radiofonica a La Mezzanotte di Radio2 "Streghe, Fate e Regina" con le sue interviste a 15 donne importanti dello spettacolo: Patty Pravo, Valeria Marini, Lilli Gruber, Katia Ricciarelli, Vladimir Luxuria.

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Marta Ramos

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Marta Ramos è uno dei personaggi della serie televisiva spagnola Paso Adelante, ideata da Daniel Ecija ed Ernesto Pozuello e trasmessa in Italia su Italia 1. Il personaggio è stato interpretato da Dafne Fernández, e doppiata in italiano da Alessia Amendola.

Marta Ramos è una eccellente ballerina di danza classica, sorella di Adela Ramos, insegnante di danza nella scuola di Carmen Arranz. Entra in scena nel primo episodio della seconda serie, facendo parte della nuova classe della scuola.

Marta fin dal principio cerca un rapporto con la sorella, che abbandonò la propria famiglia anni addietro, quando Marta era ancora piccola. Inizialmente per una serie di ragioni, soprattutto legate al rapporto conflittuale fra Adela ed i propri genitori, la donna tende ad evitare un rapporto con l'affettuosa sorella minore. Tuttavia man mano che la serie procede, Marta ed Adela giungeranno ad avere un bellissimo rapporto, e Marta contribuirà anche a mettere pace fra Adela e la famiglia.

Appena entrata nella scuola, Marta si innamorerà di Pedro Salvador, con la quale rimarrà per un certo periodo legata, con grande dispiacere di Lola. Le cose in seguito andranno a rotoli, quando Pedro avrà una storia proprio con Adela. In seguito Marta stringerà una forte amicizia con Rober, che sfocerà ben presto in una storia d'amore, che proseguirà fino alla fine della serie.

Marta ha avuto problemi di anoressia e bulimia, che riuscirà a superare grazie all'aiuto della sorella. Nell'ultima stagione però la ragazza si scoprirà essere anche cardiopatica, anche se, per non fare preoccupare Rober, non glielo dirà, e i due si lasciano,perchè Marta non lo sopporta più, dopo un lungo periodo. Dopo una delicata operazione, Marta riesce a risolvere i propri problemi e ritorna, seppur con molta fatica, a danzare.

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Marta Abba

Marta Abba (Milano, 25 giugno 1900 – Milano, 24 giugno 1988) fu una celebre attrice teatrale e attrice cinematografica italiana.

Musa ispiratrice del grande scrittore e commediografo Luigi Pirandello, una delle più grandi interpreti del Novecento, era la primogenita del commerciante Pompeo Abba e di Giuseppina Trabucchi, nonché sorella maggiore di Cele. Dopo aver studiato recitazione presso l'Accademia dei Filodrammatici esordì nel 1922 nel dramma Il gabbiano di Anton Cechov diretta da Virgilio Talli. Si fece immediatamente notare come attrice impetuosa e passionale, dalla recitazione istintuale ed esuberante. Nel 1925 avvenne la svolta decisiva della carriera: Luigi Pirandello, dopo avere letto una critica di Marco Praga che ne esaltava le qualità sceniche, la scritturò immediatamente come prima attrice del suo Teatro d'Arte di Roma (il contratto, firmato il 25 febbraio, prevedeva una paga di 170 lire giornaliere, 10 in più del già famoso primo attore Lamberto Picasso); da allora, divenne la musa e l'interprete fedele del drammaturgo siciliano, dedicandosi esclusivamente ai suoi lavori drammatici come Diana e la Tuda, L'amica delle mogli, Trovarsi e Come tu mi vuoi.

Con Pirandello scambiò anche un famoso epistolario, portato avanti fino alla morte del drammaturgo nel 1936. Si tratta di un carteggio di circa 560 lettere scritte dallo scrittore, alle quali l'attrice rispose per 280 volte, poi donato all'Università di Princeton nel New Jersey e pubblicato integralmente soltanto nel 1994. Si è molto discusso, a tal proposito, su una presunta storia d'amore tra l'attrice e il commediografo, soprattutto per la celebrità raggiunta da quest'ultimo, notoriamente sposato, dopo che fu insignito del premio Nobel. È vero, ad ogni modo, che la loro collaborazione ha fruttato pagine memorabili alla storia del teatro italiano.

L'esperienza con il Teatro d'Arte durò fino all'estate del 1928. Dalla stagione 1928-1929 formò una propria Compagnia teatrale, con un repertorio allargato anche a George Bernard Shaw, Gabriele d'Annunzio e Carlo Goldoni, sotto la direzione di prestigiosi registi teatrali come Max Reinhardt e Guido Salvini; in ogni caso la critica l'acclamò sempre come la massima interprete del teatro pirandelliano. Effettuò fortunate tournée all'estero e, due anni dopo la morte di Pirandello, nel gennaio 1938 sposò negli Stati Uniti un industriale della potente famiglia Millikin e si stabilì a Cleveland fino al 1952, anno della separazione e del conseguente divorzio. Al suo ritorno in Italia riprese a calcare le scene, ma solo saltuariamente. L'ultima sua apparizione sul palcoscenico risale alle recite pirandelliane del 1953. Già alla metà degli anni cinquanta la sua carriera sul palcoscenico poteva considerarsi finita. Pubblicò inoltre la sua autobiografia, La mia vita di attrice.

Martedì 21 febbraio 1933, la Abba debutta davanti ad un microfono della radiofonia EIAR, alle ore 13,15 da Radio Roma, con un breve programma di prosa, negli anni successivi sarà presente ad altre trasmissioni di radiodrammi e commedie.

Col grande schermo non ebbe una frequentazione altrettanto importante; fu protagonista in due soli film nel biennio 1933-1934, peraltro dignitosi, diretti da Alessandro Blasetti e Guido Brignone. Una curiosità: Il caso Haller, del 1933, è l'unico film nel quale Marta recitò insieme alla sorella Cele, che aveva voluto a tutti costi insieme a lei anche sui palcoscenici teatrali dal 1927. In seguito si ammalò gravemente di paresi e si ridusse sulla sedia a rotelle. Gli ultimi anni li trascorse a San Pellegrino Terme, per curarsi, completamente lontana dal mondo dello spettacolo. Si spense nella sua città natale, presso la clinica Santa Rita, il giorno prima di compiere 88 anni.

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Marta Domachowska

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Marta Domachowska (Varsavia, 16 gennaio 1986) è una tennista polacca.

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Omicidio di Marta Russo

Targa in ricordo di Marta Russo all'Università La Sapienza di Roma

L'omicidio di Marta Russo, una studentessa italiana di Giurisprudenza, uccisa accidentalmente da un colpo di pistola all'interno dell'Università La Sapienza di Roma, fu un delitto ed un caso giudiziario che sollevò una grande attenzione mediatica alla fine degli anni Novanta.

Il 9 maggio 1997, alle 11,35 un proiettile raggiunse Marta Russo (1975 - 1997) che al momento si trovava, insieme ad un'amica, all'interno della Città Universitaria, in un vialetto situato tra le facoltà di Scienze Statistiche, Giurisprudenza e Scienze Politiche. La ragazza fu trasportata al vicino Policlinico Umberto I, ma morì il 13 maggio. I genitori e la sorella decisero di donare gli organi della sfortunata giovane.

Il delitto causò ondate di emozione sia per il luogo in cui era stato consumato (l'Università), sia per la via via sempre più chiara evidenza della mancanza di un movente che potesse renderlo spiegabile; fu oggetto di una copertura giornalistica intensa.

A causa della complessità della scena del delitto, per ricostruire la dinamica degli eventi si dovette ricreare virtualmente il cortile dell'università con una videocamera laser tridimensionale unica in Italia, in possesso della Facoltà di Architettura dell'Università di Ferrara ed in uso ai tecnici del NubLab / DIAPREM . Gli scanner 3D utilizzati abitualmente per rilevare l'architettura storica, in funzione del restauro, permisero in questo caso di realizzare un modello estremamente preciso e completo come base per le perizie .

Fu individuata la finestra dalla quale era stato esploso il colpo, negli uffici dell'istituto di filosofia del diritto, e si cominciò a raccogliere qualche testimonianza; dopo poco, fu arrestato il professor Bruno Romano, direttore dell'istituto e noto filosofo egli stesso.

Infine si giunse all'incriminazione dei due assistenti universitari Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, i quali si proclamarono sempre innocenti. In primo grado la lista degli imputati comprendeva anche molti altri individui poi pian piano prosciolti.

Il processo di primo grado si è svolto non senza colpi di scena. In particolare, significativa fu l'udienza in cui fu proiettato il video dell'interrogatorio della teste Gabriella Alletto, condotto dai pubblici ministeri Carlo Lasperanza e Italo Ormanni l'11 giugno 1997, durato quattro ore, nel corso del quale la stessa ripetutamente affermava di non essersi trovata sul luogo del delitto, e fu sottoposta dai magistrati a un duro interrogatorio, comprendente anche la minaccia, secondo alcuni eccessiva, di incarcerarla con l'accusa di complicità in omicidio. La proiezione del video in aula e la condotta tenuta nel corso dell'interrogatorio dai pubblici ministeri (definita "gravissima" dall'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi) spostarono sensibilmente l'opinione pubblica - sino a quel punto fortemente "colpevolista" nei confronti di Scattone e Ferraro - verso la tesi "innocentista".

Il dibattimento di primo grado si concluse con la condanna di Giovanni Scattone per omicidio colposo (escludendo quindi il dolo), e di Salvatore Ferraro per favoreggiamento, e con la legittimazione dell'operato dei pubblici ministeri nel corso dell'interrogatorio della Alletto. In secondo grado la condanna fu confermata (con un lieve aumento delle pene per Scattone, accusato anche di detenzione illegale di arma da fuoco, e con la condanna di Liparota per favoreggiamento). In cassazione, il 6 dicembre 2001, su richiesta anche del Procuratore Generale, la condanna fu annullata. Il successivo processo d'appello "bis" confermò le condanne, ma con pene più miti (sei anni a Scattone, quattro a Ferraro, due a Liparota).

Il 15 dicembre 2003 la V Sezione Penale della Corte di Cassazione, nell'assolvere l'usciere Francesco Liparota, ha condannato in via definitiva Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro che quindi, secondo la segretaria Gabriella Alletto, avrebbero accidentalmente esploso un colpo nei pressi della finestra dell'aula 6. La finestra era stata individuata attraverso il ritrovamento di alcune particelle di piombo e bario che sono compatibili con uno sparo ma "non esclusivamente con uno sparo", come hanno poi sottolineato i periti nominati dalla corte d'assise. In particolare, secondo le norme vigenti in Italia, soltanto quando sono ritrovate particelle di piombo, bario e antimonio si può parlare con certezza di un colpo di arma da fuoco. Quando le particelle sono soltanto due su tre la prova viene "declassata" a indizio e può essere valutata sia positivamente sia negativamente dal giudice.

La condanna è stata oggetto di molte contestazioni e questo caso è da parecchi ritenuto un errore giudiziario.

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Source : Wikipedia