Marsala

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Tags : marsala, sicilia, italia

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Riserva naturale regionale delle Isole dello Stagnone di Marsala

Stagnone.jpg

La Riserva naturale regionale delle Isole dello Stagnone di Marsala è una riserva naturale della Sicilia, creata nel 1984 presso Marsala in provincia di Trapani.

Si estende sulla costa occidentale della Sicilia nel territorio del comune di Marsala, nel tratto di mare compreso tra capo San Teodoro e capo Boeo o Lilibeo.

La riserva prende il nome dallo "Stagnone" una laguna, la più vasta della Sicilia, caratterizzata da acque basse (1-2 m e spesso non più di 50 cm) e compresa tra le quattro isole di San Pantaleo (Mozia), Isola Grande, Schola e Santa Maria. La laguna si è formata in tempi relativamente recenti (non esisteva all'epoca della colonizzazione fenicia di Mozia) in seguito ai movimenti della sabbia dovuti alle correnti sottomarine che hanno creato l'Isola Grande intorno a due originari isolotti. La nascita dell'isola ha chiuso una parte di mare in origine aperta e qui, non essendoci correnti necessarie al ricambio, l'acqua è divenuta stagnante, con una temperatura al di sopra del normale.

L'attività principale dello Stagnone era quella delle saline che si esercitava facendo evaporare l'acqua incanalata in speciali laghetti, per poi raccogliere il sale. Il pompaggio dell'acqua e la macinazione del sale erano svolte per mezzo di mulini, alcuni ancora conservati.

La vegetazione della riserva è caratterizzata dalla presenza di specie xerofile adattate all'alto grado di salinità tra cui vanno ricordate la suaeda (Suaeda maritima), l'atriplice (Atriplex halimus), la salicornia glauca (Arthrocnemum glaucum) e la salicornia strobilacea (Halocnemum strobilaceum), la logliarella ricurva (Parapholis incurva), varie specie di limonio (Limonium serotinum, Limonium ferulaceum), l'erba cristallina (Mesembryanthemum nodiflorum), il giglio di mare (Pancratium maritimum) e l'eringio marino (Eryngium maritimum). Meritano inoltre un cenno la Calendula maritima, un raro endemismo di questo tratto della costa della Sicilia occidentale, e l'Anemone palmata, una ranunculacea che cresce su substrato sabbioso, presente in Italia esclusivamente in Sicilia occidentale e Sardegna .

All'imboccatura sud dello Stagnone, venne costruito per la Regia Aeronautica un importante idroscalo militare di primaria importanza specialmente durante il secondo conflitto mondiale. Le strutture dell'aeroporto sono perfettamente visibili nel tratto di strada litoranea che conduce verso la città di Marsala. Di particolare rilevanza sono le grandi aviorimesse in cemento armato, progettate dal noto ingegnere Pier Luigi Nervi e per questo note appunto come "Hangar Nervi", del tutto innovative nel panorama architettonico dell'epoca per l'uso esclusivo del cemento armato.

A guardia dello specchio di mare antistante l'aeroporto è presente una curiosa casamatta edificata nelle basse acque della laguna, dove era posta una sentinella del Genio Pontieri a costante vigilanza dell'area.

L'idroscalo, ancora di proprietà dell'Aeronautica Militare ma non più attivo, è interessato da diversi progetti che intendono sfruttare il complesso, tra cui quello di destinarlo a nuova sede dell'Istituto Tecnico Commerciale di Marsala, oppure di farne un circolo velico internazionale.

L'Isola Grande costituiva anticamente un feudo degli Altavilla, da cui traeva il secondo nome di Isola di Altavilla. È stata proprietà, nell'ultimo secolo della ricchezza del sale, della famiglia Adragna, una delle famiglie che fecero di Trapani, grazie al sale, uno dei più ricchi poli agroalimentari del Mediterraneo. Le immense saline dell'isola furono teatro di una pellicola sulla vita in salina cui partecipò Claudia Cardinale. L'ultimo barone, Girolamo Adragna, vide l'attività salinanara declinare, e il mutamento delle falde uccidere i vigneti da cui si ricavava prezioso vino destinato agli opifici di Marsala. Ospite di Girolamo Adragna, trascorse due notti tra i ruderi dell'antico splendore delle saline e della villa che aveva ospitato l'aristocrazia palermitana uno scrittore che, a ricordo delle notti tra gli spettri del passato, scrisse la più colorita rievocazione.

Per la parte superiore



Marsala (vino)

Il Marsala è un vino liquoroso a Denominazione di Origine Controllata (DOC) prodotto in Sicilia, nel comune di Marsala e nell'intera provincia di Trapani, con esclusione dei comuni di Pantelleria, Favignana ed Alcamo.

La versione più accreditata sulla nascita del Marsala come vino liquoroso è incentrata sulla figura del commerciante inglese John Woodhouse il quale nel 1773 approdò con la nave su cui viaggiava nel porto di Marsala. Secondo la tradizione, durante la sosta lui ed il resto dell’equipaggio ebbero modo di gustare il vino prodotto nella zona, che veniva invecchiato in botti di legno assumendo un gusto analogo ai vini spagnoli e portoghesi molto diffusi in quel periodo in Inghilterra. In realtà gli inglesi ben conoscevano i vini dell'agro marsalese, in quanto da decenni si fermavano nello specchio d'acqua antistante il porto di Marsala per caricare con l'ausilio di apposite barche a basso pescaggio, detti schifazzi, varie vettovaglie, acqua, viveri e, per l'appunto, i vini. È doveroso ricordare che all'epoca il mediterraneo era assai frequentato da imbarcazioni inglesi, spagnole e francesi, che si contendevano il predominio di Mare Nostrum: Malta diventò terra inglese nel 1800. Il metodo di invecchiamento utilizzato dalla gente del luogo, denominato in perpetuum, consisteva nel rabboccare le botti che contenevano una parte del vino consumato durante l’anno con il vino di nuova produzione, in maniera da conservarne le caratteristiche. Il vino così trattato piacque a tal punto che Woodhouse decise di imbarcarne una cinquantina di barili, addizionandolo però con acquavite di vino, al fine di elevarne il tenore alcolico e di preservarne le caratteristiche durante il lungo viaggio in mare. Quel vino siciliano poco costoso riscosse in Inghilterra un grande successo, tanto che Woodhouse decise di ritornare in Sicilia e di iniziarne la produzione e la commercializzazione, utilizzando per l’affinamento il metodo soleras. Il metodo soleras, già conosciuto in Portogallo ed in Spagna per la produzione rispettivamente del Porto e dello Sherry, consisteva nel disporre delle botti di rovere su alcune file sovrapposte, iniziando a riempire di vino solo le botti più in alto; dopo un anno una parte del vino veniva travasato nelle botti che si trovavano al livello inferiore, e quelle superiori venivano riempite con il nuovo vino, ed il procedimento si ripeteva di anno in anno; in tale maniera il vino che si trovava nelle botti alla base, pronto per il consumo, risultava composto da uve di annate diverse, e di anno in anno si arricchiva di particolari sapori. Nel 1833 l'imprenditore siciliano Vincenzo Florio, iniziò a Marsala la produzione di Marsala in concorrenza con le aziende inglesi, fondando le Cantine Florio.

Il Marsala viene prodotto mediante vinificazione in bianco di uve da vitigni Grillo, Inzolia, Cataratto ed altri autorizzati dal disciplinare. Durante la fermentazione si effettuano i travasi che favoriscono l’ossidazione del vino; alla fine della fermentazione si procede all’aggiunta di alcol etilico di origine vitivinicola ovvero di acquavite di vino, al fine di elevare il tenore alcolico. Se non vengono effettuate altre aggiunte di componenti, se il vino è stato ottenuto utilizzando solo uve a bacca bianca, e se si sottopone ad un invecchiamento di almeno 5 anni il Marsala si definisce vergine. Se si effettua l’aggiunta della cosiddetta concia, miscele caratteristiche di ogni produttore, composte principalmente da mosto cotto, mosto concentrato o mistella (mosto al quale è stata bloccata la fermentazione mediante l’aggiunta di alcol) al fine di accrescere le componenti aromatiche e la dolcezza del prodotto finale, il Marsala si definisce conciato.

Il disciplinare di produzione (DPR 2 aprile 1969) prevede la possibilità di aggiungere in etichetta alcune sigle derivanti dalle antiche denominazioni dei vari prodotti. Il Marsala Fine può riportare la sigla I.P. (Italia Particolare). Il Marsala Superiore può riportare le sigle S.O.M. (Superiore Old Marsala), L.P. (London Particular), G.D o Garibaldi Dolce. Quest'ultima denominazione risale ad una visita allo stabilimento Florio di Marsala che effettuò il Generale dei Due Mondi nel 1862, dopo l'unificazione dell'Italia. Egli, appassionato di buoni vini ma non particolarmente competente, fu particolarmente colpito da un vino molto dolce ancora in lavorazione e destinato a successivi tagli: in suo onore questo vino entrò in produzione e prese il nome di Garibaldi Dolce.

Si narra che Woodhouse, dopo aver scoperto la bontà del vino autoprodotto dai marsalesi, prelevò un piccolo quantitativo che in Inghilterra non fu apprezzato poiché presentato come un vino povero e di basso rango. L'imprenditore (che ha anche avviato gli scavi archeologici a Marsala e a Mozia), successivamente, lo fece riassaporare agli inglesi, stavolta presentandolo come un grande prodotto. Gli Inglesi rimasero sbalorditi dalla bontà del Vino Marsala, finanziandone così la produzione.

La produzione del Vino a Marsala avviò nel XIX e XX secolo un business miliardiario, tant'è che nacquero in Sicilia almeno duecento "bagli" (aziende vinicole) che esportarono il vino Marsala in tutto il mondo. Questo business che fece della Città Lilybetana una delle città più ricche dell'Isola, oggi si è molto affievolito anche a causa delle mode e a produrre vini Marsala oggi non sono più di una ventina di cantine.

Un altro imprenditore inglese, Ingham, ha costruito nella seconda metà dell'Ottocento una residenza. Una villa con porticati bellissimi, marmi pregiati, verande con colonne, pregiati affreschi sui muri. La Villa Ingham è stata abbandonata per 60 anni (fino al 1940 era un deposito) e oggi è sul punto di crollare. Nonostante questo il suo fascino rimane innato. All'interno si trovavano innumerevoli documenti, bottiglie ed etichette della Florio degli anni 30-40-50: oggi pare non ci sia più nulla di questi arredi ed effetti di famiglia.

Il vino Marsala è stato il primo vino DOC della storia vinicola italiana, tutelato nel suo disciplinare sin dal 1932 nientemeno che dal Parlamento che legiferava tutte le variazioni che si rendevano opportune.

Per la parte superiore



Marsala (TP)

Panorama di Marsala (TP)

Marsala (Maissàla in siciliano) è una città italiana di 82.390 abitanti della Provincia di Trapani, sulla costa occidentale della Sicilia. Marsala è il quinto comune siciliano per numero di abitanti , la 63esima città più grande d'Italia. Il suo nome deriva dall'arabo "Marsa Allah", letteralmente "Porto di Dio". È famosa soprattutto perché nelle sue terre avviene la produzione dell'omonimo vino liquoroso ma deve molto della sua fama anche allo sbarco di Garibaldi, avvenuto qui nel maggio 1860 durante la Spedizione dei Mille. Marsala è per numero di abitanti la quinta città della Sicilia (dopo Palermo, Catania, Messina e Siracusa), nonché la 63a città più grande d'Italia, è inoltre il maggior centro agricolo, industriale e commerciale della provincia di Trapani, per tali motivi aspira da quasi cento anni a diventare capoluogo di provincia. È Città del Vino dal 1987.

Nei suoi 250 km quadrati di estensione ha un ricco patrimonio culturale e paesaggistico, nel suo territorio comprende, ad esempio, la riserva naturale regionale delle Isole dello Stagnone di Marsala.

Sorge sulle rovine dell'antica città punica di Lilibeo, dal cui nome deriva l'appellativo di "lilibetani" per i suoi abitanti.

La sua fondazione è strettamente legata a quella di Mozia, una delle isole dell'arcipelago, fondata nel VIII a.C., che è stata un'importante città fenicio-punica. Rappresenta la Capitale mondiale dell'Archeologia Navale, poiché nel Museo del Baglio Anselmi vi sono custoditi i resti di una nave punica, unico reperto archeologico al mondo di imbarcazione da combattimento; risalente al 241 a.C., anno delle guerre puniche combattute davanti al mare di Lilybeo. Durante la prima delle tre guerre puniche, fu assediata dai romani, e difesa dal comandante punico Imilcone. Da qui lo storico assedio di Lilibeo, di cui ebbero la meglio proprio i romani.

Attualmente, dopo decenni di edilizia selvaggia e di amministrazioni incuranti del patrimonio, è in corso la realizzazione del parco archeologico, ovvero lo scavo di una vasta area della città, da sempre custodita dalle istituzioni ma mai scavata, ovvero l'area dove sorgeva l'antica città cartaginese prima, e romana poi, di Lilibeo. Gli scavi erano cominciati negli anni 70 con il rinvenimento dell'insula romana. Gli anni 2000 stanno segnando una svolta: non ultime le scoperte del decumano massimo, della Venere Callipige del II secolo e di innumerevoli tracce di civiltà antiche (camere mortuarie, pavimentazioni, utensili, resti di abitazioni e di strade). In particolare, nel 2007, nello scavo di San Giovanni, è stata rinvenuta la pavimentazione cinquecentesca dell'omonima chiesa, e nello scavo adiacente ad essa, una colonna crollata su una pavimentazione in marmo bianco. In tutti gli scavi dell'area, gli strati di terra visibili sono un mix di terra e pezzi di terracotta, anfore, monete, e vari segni dell'antica civiltà. Nel mese di luglio del 2008, è stata scoperta una statua di Iside, e diverse scritture che anticipano la presenza di un tempio di Ercole nella zona archeologica di Porta Nuova, destinata ad occupare una posizione centrale nel contesto delle città puniche della Sicilia (Mozia e Lilibeo, due delle quattro città puniche della Sicilia insieme a Solunto e Palermo, si trovano a Marsala).

Il suo attuale sindaco è Lorenzo Carini, il primo sindaco di centro-destra della città sin dalla costituzione della Repubblica italiana; Marsala, infatti, è sempre stata governata dalla sinistra, in particolare dai socialisti negli anni settanta e ottanta. Per questo motivo, è stata da sempre considerata una roccaforte della sinistra.

Punta estrema occidentale della Sicilia la città sorge su Capo Boeo, con vista sulle isole Egadi e sulle isole dello Stagnone (queste ultime fanno parte del territorio comunale). Proprio l'arcipelago dello Stagnone è una delle zone più suggestive della città, essendo riserva naturale e avendo un ricco patrimonio storico. Mothia (una delle isole) infatti fu insediamento fenicio che diede origine alla attuale città. Quando infatti i siracusani riuscirono a espugnare Mothia dopo innumerevoli e vani assedi la distrussero. I sopravvissuti fondarono, insieme ai nuovi padroni romani, Lilybaeum proprio dove oggi sorge Marsala.

Il Comune è stato insignito nel 1961 della Medaglia d’oro al valor civile.

Marsala conserva ancora oggi l'articolazione originale dell'asse viario, sviluppato secondo un disegno tipico dell'età ellenistica (per strigas, vie parallele e ortogonali, in contrapposizione con il modello romano per cardi e decumani).

Questo quadrilatero, delimitato anticamente da una cinta muraria della quale restano quattro cinquecenteschi bastioni (via Colocasio,via G.A.Omodei/via Amendola,via E. Alagna N.65,via Sibilla(baluardo Velasco), che a causa dell'incuria dei governi cittadini ne hanno permesso, in passato, la demolizione parziale e la costruzione di palazzi),racchiude il centro storico con il cinquecentesco quartiere spagnolo, che oggi ospita gli uffici del comune; Palazzo VII aprile, costruito tra il ‘500 e il ‘600 dove in precedenza si trovava la Loggia dei Pisani, oggi sede del consiglio comunale; la chiesa madre, con la maestosa facciata barocca (incompleta), ricostruita, a partire dal 1600, sull'impianto normanno del 1176 e dedicata a San Tommaso di Canterbury; il monastero cinquecentesco di San Pietro, nell'antico quartiere ebraico; il medievale convento del Carmine e molte altre chiese, conventi, palazzi gentilizi di notevole valore storico, artistico e architettonico, costruiti in gran parte tra il XVI e il XVIII secolo (molte di queste testimonianze storiche oggi sono in uno stato di semi abbandono).

Nell'angolo occidentale della città di Marsala, nel quartiere dell'Annunziata, i Carmelitani costruirono la chiesa ed il convento. L'area prescelta corrisponde alla piazza denominata del Carmine (dove si trova anche il barocco palazzo Grignani) che è in realtà uno slargo pressoché rettangolare che amplia notevolmente una strada dell'antico tracciato urbanistico di Lilibeo.

Non si hanno notizie certe in merito all'arrivo in Marsala dei frati dell'ortine carmelitano. Da più parti si asserisce che essi giunsero in Sicilia abbastanza precocemente al seguito della Regina Adelaide, andata in sposa nel 1113 del re Baldovino di Gerusalemme e rientrata l'anno successivo, portando con sè alcuni frati dell'ordine. Alla fine del XIII secolo, i frati erano certamente in Sicilia occidentale, dove sembra siano giunti nel 1224 e dove a partire dal 1315 realizzarono la chiesa e il loro convento fuori le mura, divenuto polo di attrazione e meta di pellegrinaggi in onore della Madonna detta di Trapani, opera di Nino Pisano del XIV secolo. A Marsala non resta alcuna traccia della chiesa e del monastero carmelitano, dove i frati si insediarono al loro arrivo. Le poche notizie sull'ordine vengono riportate dagli storici, ma essi concordano solo su una data piuttosto dubbia, quale il 1154/1155 o il 1200 circa. Il complesso carmelitano che è giunto fino a noi è composto da tre parti significative: la chiesa, il convento e la torre campanaria.

In Sicilia Occidentale non si hanno molti casi di campanili isolati dal complesso monumentale di cui fanno parte. Il campanile era abbastanza famoso nei secoli passati, una tra le meraviglie artistiche da non perdere della città di Marsala che erano, come asserisce il Villabianca nel capitolo "Delle anticaglie medie e cose più notabili della lilibetana città di Marsala": « li meravigliosi monumenti, che dai cittadini conosconsi sotto i titoli volgarmente detti selle sei lettere C, che voglion dire C della Casa cumana, del Campanile, Cona cancherata, Cristo Crocifisso della battaglia, Cava cavata e del C del Collegio concavo». Il campanile ottagonale della chiesa del Carmine, che presenta una bella e centrale scala elicoidale in pietra calcarenitica, quando suonava "a mortorio" si muoveva, terrorizzando chi si trovava al suo interno. Questo campanile, una delle meraviglie del mondo per il suo moto oscillatorio, era considerato fino a non molti anni or sono, secondo la tradizione riferica dal Genna, una delle torri di guardia di Lilibeo. Ma le scoperte degli ultimi anni hanno consentito di verificare con buona approsimazione l'ampiezza dell'antica città punica, il cui perimetro murario era ubicato molto più a sud della torre in esame, e fanno escludere, per forma e posizione, l'eventualità di un riuso di una antica struttura punico-romana. Il Villabianca sostiene che nel 1490 il padre Ludovico Petrulla, provinciale dell'ordine carmelitano, lodato maestro di Filosofia e dottore in Teologia che insegnò Scienze a Parigi, acquistò con il contributo del nipote Niccolò, nobile marsalese, il campanile ed alcune case adiacenti alla chiesa, per ampliare e rifondare il complesso. La torre del Carmine sarebbe stata realizzata secondo il Villabianca sull'antica torre nel 1513 dallo stesso Petrulla, morto in realtà nel 1504 come attesa la lapide funeraria originariamente al Carmine e oggi nella Cattedrale.

Ma la data di fondazione della torre, nonostante l'evidente malinteso sull'autore-committente, è perfettamente corretta. La torre, giunta fino a noi nella versione settecentesca, è stilisticamente pertinente il linee generali alla incompiuta torre campanaria della chiesa di S. Domenico a Trapani, anch'essa di impianto ottagonale. Ma già nel 1684 la torre campanaria fu restaurata con il rifacimento delle fondazioni. Non si possono però attribuire alla fabbrica comprata in precedenza i limiti statici manifestati dalla torre campanaria, poiché se la torre acquistata fosse stata tutt'al più una casa torre, un genere di abitazione di tipo fortificato abbastanza diffuso in Sicilia occidentale, come la torre De Ballis ad Alcamo, essa sarebbe stata molto solida. Torri del genere sono del tutto scomparse a Marsala, quasi certamente fagocinate in ristrutturazioni barocche.

La chiesa dell'annunziata venne rinnovata dopo il 1490. La chiesa più antica divenne sacrestia della nuova, e le case vennero trasformate in cappelle. Una di esse, dedicata a sant'Onofrio, con una ormai perduta statua marmorea divenne la sepoltura dei Petrulla e della sua famiglia. Ancora nel 1500, il Petrulla innalzò una cappella per la famiglia Grignani nella quale venne sistemata la statua della Madonna del Popolo, opera di Domenico Gagini del 1490, oggi conservata nella cattedrale di Marsala.

La chiesa venne dotata di un portico antistante l'ingresso, originariamente coperto con solaio ligneo, con tre fornici e l'arco centrale più ampio degli altri due. Solo in un secondo tempo il portico venne sopraelevato e il solaio sostituito da volte a crociera, quando il rifacimento del convento comportò una ridefinizione dei prospetti. Il portale di accesso è però l'unico a rispondere appieno ai dettami rinascimentali, sebbene il suo spigolo conformato a sottile colonna presenti ancora un attardamento di tipo quattrocentesco; il portico, con colonne in pietra calcarenitica, presenta negli spigoli dei piedritti lo stesso motivo a bastone quattrocentesco, mentre è pienamente rinascimentale nell'uso dell'arco a tutto sesto. Rinascimentale è anche il motivo delle finestre del primo piano, sovrastanti portico e portale di accesso al convento, datato 1650, simili a quelle che adornano tutto il primo piano del Quartiere militare. Le discrete condizioni economiche dell'ordine carmelitano portarono ad un forte rimaneggiamento della chiesa in età barocca: l'impianto venne ridisegnato in una navata unica, coperta da un dammuso lunettato, con alte finestre sugli arconi laterali che individuavano le cappelle. La chiesa fu quindi sopraelevata, come dimostra il tetto a due falde che sovrasta in modo poco elegante portico e piano attico sovrastante (cantoria?).

La chiesa, con eccezione dell'ex cappella della Madonna del Popolo, al suo interno è ormai una larva del suo passato. Numerose lapidi rombali ne decoravano pavimenti e pareti, e raffinati sarcofagi dei Requisens e della famiglia Grignani, che aveva eletto la chiesa a proprio mausoleo, facevano dell'Annunziata uno dei monumenti rinascimentali più importanti della città. Il crollo del tetto della chiesa tardobarocca e la distruzione di gran parte dei suppellettili a seguito dei bombardamenti, fanno dell'insieme un monumento fortemente compromesso anche da un restauro che mostra ormai pesantemente il segno del mutamento della disciplina del tempo. Oggi l'ambiente della chiesa è freddo, glaciale, non aiutato dalla bianca pavimentazione in marmo, da una scala a chiocciola in ferro nell'aula e dalle coperture rimaste a vista (non è stata ricostruita la finta volta che chiudeva il soffitto).

Negli ultimi anni la chiesa è stata adibita a biblioteca comunale, cui si aggiunsero nel 1979 i ritrovati documenti dell'archivio storico. Completati i lavori di restauro del monastero di San Pietro, nel luglio 1996, la biblioteca è stata riportata nella sede originaria, mentre l'archivio storico comunale è rimasto nella chiesa dell'Annunziata.

Il convento, è uno dei momumenti di maggior rilievo. Gli elementi più antichi del convento risalgono al tre-quattrocento. La presenza di affreschi, di difficile identificazione, data l'estrema frammentarietà e precarietà del ritrovamento, getta tuttavia nuova luce sulla presenza di decori artistici negli ambienti religiosi, in specie conventuali, della città di Marsala. Innanzitutto, la qualità artistica abbastanza alta denota la presenza di una scuola pittorica marsalese la cui produzione di opere ad affresco con temi religiosi risale al XII secolo almeno, escludendo, solo per prudenza, una continuità con il periodo tardo antico. In considerazione del fatto che tali affreschi potrebbero scendere fino ai secoli XV-XVI inoltrati, la scoperta dimostra che anche a Marsala perdura uno stile ben noto in Sicilia Orientale, molto presente anche nel complesso (oggi completamente abbandonato) della chiesa della Madonna della Grotta, correntemente definito "Bizantino". Stile quasi introvabile in altri centri della Sicilia Occidentale. Gli affreschi adornano gli ingrottati e le chiese fin dal medioevo e che si attarda fino alle soglie del rinascimento. Ciò dimostra che tale tradizione culturale e al contempo religiosa era molto diffusa nell'ambiente cittadino, ancora nel pieno Rinascimento, come nel caso della chiesa della Cava, e questa consapevolezza permetterà in futuro di guardare positivamente e con più attenzione ai restauri degli edifici medievali della città, che relativamente a questo periodo storico attende ancora di essere rilevata.

1862 il convento venne acquisito al demanio e divenne proprietà dell'Intendenza di Finanza che, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del secolo XIX, lo concesse all'Arma dei Carabinieri a cavallo. Dopo la guerra, i Carabinieri lasciarono il convento e così il monumento cominciò a patire il dramma dell'abbandono che produsse un crollo parziale del complesso, seguito dall'abbattimento del piano superiore per tutelare la pubblica incolumità. Ciò trasformò il convento in una selva boschiva densa di macerie vecchie e nuove.

I lavori di restauro degli anni novanta, riaprendo gli intercolumni hanno ripristinato l'ariosità del chiostro; al suo interno sono conservati alcuni frammenti ed una intera colonna ritrovati nei reinterri della corte porticata. Quasi al centro, la traccia di un pozzo e di una vasca mostrano i segni di ambienti sotterranei dall'uso incerto, che si auspica in futuro possano essere indagati. Essi, data la tradizione dell'architettura lilibetana, caratterizzata da ambienti cultuali ipogeici di origine paleocristiana o da ambienti utilitaristici, quali cisterne o possibilmente da cripte di età imperiale non del tutto peregrini in tale zona della città, potrebbero essere forieri di nuove ed interessanti scoperte.

Oggi, il Complesso del Carmine è sede dell'Ente Mostra di Pittura Contemporanea Città di Marsala, e recentemente ha ospitato le opere del pittore milanese Fabrizio Clerici.

La cosiddetta "Grotta della Sibilla", che la tradizione collega quale sepolcro o quale dimora alla Sibilla Cumana o alla Sibilla Sicula, si trova proprio sotto la chiesa di San Giovanni Battista costruita nel 1555 dai Gesuiti sul Capo Boeo, in prossimita della costa. Tale chiesa, però, non fu la prima eretta sul luogo, bensì, come illustri viaggiatori e studiosi riferiscono, faceva parte, insieme alla chiesa di S.Maria della Grotta, dell'antica abbazzia dei Padei Basiliani. Nel corso dei secoli la "Grotta" divenne parte integrante dell'edificio di culto sub divo con essa comunicante. La Grotta, che si trova a -4,80 m, è costituita sostanzialmente da un vano centrale, di forma circolare, connesso con due ambienti, uno orientato a Nord, l'altro ad Ovest. Il vano centrale, scavato nella roccia fino ad una certa altezza, è coperto da una cupola bassa, costruita in muratura, con lucernario collegato con il pavimento della chiesa. Il centro dell'ambiente è occupato da una vasca quadrata, non molto profonda, servita d'acqua. L'ambiente settentrionale, interamente scavato nella roccia, presenta uan forma semicircolare ed è absidato. A livello del pavimento, sgorga una sorgente che alimenta la vasca dell'ambiente centrale. Davanti alla cavità si erge una grande altare di pietra con una immagine di marmo di san Giovanni Battista di altissimo rilievo, databile nel secolo XV. L'ambiente occidentale, pure scavato nella roccia, di forma irregolare, venne probabilmente ricavato in parte da un pozzo di cui si osserva il taglio sulla destra della parete absidata (su tale incavo su favoleggiò in passato ritenendolo addirittura il lettuccio della Sibilla Cumana). Il soffitto, piano, presenta due lunghi mensoloni di sostegno, risparmiati nella roccia. Data la presenza della fonte, la leggenda narra che qui Ulisse sia venuto a dissetarsi, data anche la prossimità del sito al mare; e la presenza di una Sibilla Cumana, che qui vi abitava. All'interno della grotta si trova un giaciglio, che sembra quasi scavato con le mani nella roccia, dove la Sibilla riposava. Altre remote leggende del dopo guerra narrano che la Sibilla fosse in realtà una sposa che era caduta all'interno del pozzo, della fonte, ed era rimasta imprigionata sotto la chiesa, e quindi si era scavata un giaciglio per dormire.

Nell'angolo orientale della città, dove i due bracci del fossato punico si incontrano, in posizione elevata rispetto al pendio degradante cittadino, con un grande piano antistante libero da costruzioni rivolto verso la città, sorse il castello medievale. Fondato forse solo come recinto fortificato in età normanna (ma non si può escludeer che in tal punti vi fosse una fortezza bizantina), venne rinforzato in età sveva, come attestano l'impianto pseudo-trapezoidale ed alcuni elementi stilistici, quali i costoloni di un ambiente della torre circolare, tipici dell'architettura federiciana. Una lettera del 1239 inviata da Lodi da Federico II di Svevia, dove si invita il giustiziere ultra Salsum (al di là sel Salso) a non effettuare alcuna ristrutturazione nei castelli di Trapani, Marsala, Mazara e Sciacca, e ad affidare a cittadini fidelibus nostris la manutenzione degli stessi per impedirne la rovina, dimostra l'esistenza del Castello agli inizi del secolo XIII.

Il piano del castello era una estesa piazza verso cui confluivano due vie che lambivano le mura orientali ed altre tre vie che si inserivano nel tessuto urbano della città medievale, congingendosi con il tessuto antico. Una di queste, a sud-ovest, l'attuale via Punica, collegava il piano con la sede dell'antica cattedrale. Prospiciente quest'ultima via era visibile fino a pochi anni fa, nell'angolo opposto al cantonale dell'abside della chiesa di San Matteo, un'apertura con mostra di bottega quattro-cinquecentesca - oggi nascosta dall'intonaco e forse non ancora manomessa - a dimostrare la vocazione mercantile della zona intorno alla cattedrale. Dal Castello, oggi occupato da costruzioni ottocentesce lungo il fossato punico, era parte integrante l'odierna piazzetta Sant'Oliva. Tale nome deriva dalla tradizionale ubicazione della prigione in cui la santa, venerata anche dagli Arabi, fu rinchiusa prima della sua riduzione in cattività a Tunisi, dove venne martirizzata e sepolta forse nel luogo ove sorge la Grande Moschea (Djamaa ez Zitouma-La moschea dell'ulivo). Ciò confermerebbe la presenza nella zona del castello di una fortezza oggi scomparsa o riorganizzata in età bizantina e/o normanno-sveva.

Tuttavia è bene sottolineare che i dati dello scavo di vico Infermeria, sebbene parziali e limitati alla superficie, hanno evidenziato, in questa zona, in un periodo definito "altomedievale", la presenza di aree industriali all'aperto, cui fece seguito la costruzione di alcuni ambienti utilitaristici relativi ad abitazioni povere, addossate al muro di cinta lungo il fossato, databili a partire dalla seconda metà del secolo XII. Una di esse poteva essere una bottega artigiana che fabbricava lucerne, rimasta in uso almeno fino all'inizio del XIII secolo, quando, forse per ragioni di sicurezza, vengono abbandonate o abbattute le costruzioni addossate al muro cittadino, creando così di fatto quel vuoto intorno alla fortificazione medievale rimasto invariato almeno fino alla metà del XVIII o agli inizi del XIX.

Oggi, il castello medievale lilybetano ospita la casa circondariale di Marsala, dove nel 1979 venne rinchiuso Roberto Vecchioni, accusato di spaccio di sostanze stupefacenti dal giudice istruttore di Marsala; l'accusa si riferiva ad un episodio avvenuto durante una serata alla Festa dell'Unità di Marsala, nel 1977, quando il cantautore avrebbe offerto uno spinello ad un ragazzo quattordicenne; a seguito delle ammissioni del ragazzo, Vecchioni venne arrestato e rilasciato dopo alcuni giorni. Il ragazzo in seguito ritrattò ma il processo proseguì per concludersi con la sua assoluzione; da questa vicenda personale trasse poi l'ispirazione per scrivere le canzoni "Lettera da Marsala" e "Signor giudice".

È il maggior museo marsalese secondo importanza e numero di reperti. È stato istituito ad hoc per ospitare un reperto tra le maggiori attrazioni di Marsala, ovvero la nave punica, una nave ritrovata presso punta alga, sul litorale nord. Fu usata durante la Battaglia delle Isole Egadi , che concluse la Prima guerra punica, ed è un unico esemplare al mondo, importantissimo per lo studio della tecnica navale Fenicia.

Oltre ad essa si trovano numerosi reperti ritrovati nel territorio marsalese e documentazioni su alcune case romane sparse per la città, prova dell'intensa attività edilizia che interessò la cittadina durante l'età romana imperiale.

Situato nel versante est della città, sulla via Salemi, sorge il Museo dell'Agricoltura situato all'interno del Baglio Biesina, un antico caseggiato circondato da un bel giardino tipicamente siciliano, ricco di palme. Al suo interno gli attrezzi e gli utensili usati dai contadini, alcuni risalenti anche ai primi dell'800'.

Negli ultimi anni il centro storico di Marsala è stato oggetto di un'opera di recupero e valorizzazione che ha restituito alla città gran parte dell'antico splendore e la fruibilità di importanti edifici come il complesso monumentale San Pietro, divenuto sede del Museo garibaldino con preziosi reperti risorgimentali e di un centro culturale polivalente, e il Convento del Carmine che oggi ospita la Pinacoteca comunale.

Gl interventi hanno permesso di riaprire anche il Regio Teatro comunale, costruito all'inizio dell'800 su iniziativa di alcuni nobili marsalesi. Il teatro, un piccolo gioiello con 300 posti tra platea, palchi e loggione, è stato riaperto nel 1994 ed intitolato al compositore Eliodoro Sollima.

È una zona esterna all'originario abitato, occupata da macchia mediterranea.

Proprio in questa zona, la più occidentale della città, sono presenti i resti di una vecchia casa patrizia romana, chiamata "Insula romana", databile tarda era romana imperiale (IV secolo a.C.).Venuta alla luce grazie a svariati scavi effettuatisi dal 1939 a oggi, presenta ricche decorazioni a mosaico di pavimenti, raffiguranti scene di lotta fra animali selvatici e figure mitologiche. È presente anche un ambiente termale. Attualmente sono in corso i lavori per la realizzazione del suddetto parco archeologico. È possibile ottenere maggiori informazioni visitando le voci su Lilibeo e Mothia.

Di grande attrazione è la "riserva dello Stagnone" dove sorgono le saline e i Mulini, nonché l'arcipelago delle isole tra cui Mothia.

Lo Stagnone è una laguna diventata riserva naturale perché habitat ideale di riproduzione e di ristoro per tantissime specie animali; tra queste i fenicotteri rosa che sempre più spesso - e in gruppi sempre piu numerosi - scelgono lo stagnone ed in particolare l'Isola Grande (comunemente conosciuta come Isola Lunga) come luogo di riposo. Un luogo magico che però è messo a rischio, oltre che dal traffico di natanti a motore che nel periodo estivo (nonostante sia riserva naturale) sfrecciano per le sue acque - col consenso più o meno esplicito degli enti preposti al controllo e alla salvaguardia di ecosistema unico al mondo - anche da un complesso alberghiero, di proprietà del Presidente della Provincia Antonio D'Alì, costruito proprio sull'Isola Grande. Tale struttura, se mai dovesse entrare in funzione, recherebbe grave disturbo a tutte le specie animali e marine sia a causa della presenza costante dell'uomo sull'isola ma anche per i rifiuti che verrebbero prodotti sull'isola e il cui smaltimento risulterebbe molto problematico (questo vale sia per i rifiuti solidi che, a maggior ragione, per i liquami che verrebbero quasi sicuramente smaltiti in mare). Lo stagnone è uno dei pochissimi habitat naturali al mondo per la Posidonia, una rara qualità di alga marina, simile all'erbetta da giardino. Nei momenti di bassa marea, lo stagnone si trasforma in una immensa praterica, quasi come un campo di calcio in mezzo al mare. L'Isola Lunga è raggiungibile a piedi dal promontorio di Birgi, esattamente dall'antica torre di avvistamento. Sull'isola lunga è presente, oltre a una varietà di saline e mulini tipici della zona, una villa in stile romanico abbandonata. Da diversi anni il litorale nord di Marsala, quello che comprende lo stagnone, è diventato il luogo d'incontro per eccellenza degli amanti del kite surf, sport acquatico; sono tantissimi gli sportivi provenienti da ogni parte del pianeta per esercitare questo sport sfruttando al meglio il vento e le onde. Di conseguenza sono sorte diverse scuole di Surf, Kite Surf, Wind Surf e in generale di tutti gli sport acquatici, proprio sul litorale nord della città. Riguardo alle informazioni sulla millenaria Mozia, vi rimandiamo all'apposita pagina su questa enciclopedia. L'arcipelago delle isolette di fronte la città di Marsala è completato dalle Schole, un'isoletta piccolissima dove si trovano due caseggiati, in passato utilizzati come lazzaretto della città colpita dalla peste in epoca medievale.

La produzione del vino su scala industriale fu introdotta in città nel 1773 dall'inglese John Woodhouse di cui esiste ancora lo stabilimento. Molti gli stabilimenti importanti tra cui quelli di Ingham-Whitaker, Florio,Martinez, Pellegrino, Rallo, Mineo, Bianchi, Baglio Hopps, Donnafugata, Alagna, Caruso e Minini. Numerose anche le cantine modernissime, fre le molte Alcesti, De Bartoli, Fina, Vinci, Birgi, Mothia e Poalini. Cantine marsalesi oggi famose per la produzione di vini non solo da dessert ma anche bianchi e rossi di alta qualità. La visita agli impianti è molto interessante.

Nel 397 a.C. la colonia fenicio-punica di Mozia, fiorita 8 secoli prima di Cristo sull'isola di San Pantaleo, a poche miglia dalla costa della Sicilia sud-occidentale, fu invasa e distrutta dal tiranno di Siracusa Dionisio I.

I superstiti si rifugiarono sulla costa siciliana e fondarono un nuovo insediamento a cui diedero il nome di Lylibeo, ossia "la città che guarda la Lybia", perché, appunto, Lybia veniva chiamata allora tutta la costa settentrionale dell'Africa.

La Lylibeo cartaginese passò in mano ai romani nel 241 a.C. per divenire uno dei centri più importanti della Provincia siciliana: nucleo di scambi e commerci, sede del pretore e del questore, fu arricchita di ville ed edifici pubblici, tanto da meritarsi l'appellativo di splendidissima urbs datole da Cicerone, questore tra il 76 e il 75 a.C.

Devastata dai Vandali all'inizio del V secolo d.C., fu annessa nel VI all'impero di Giustiniano e visse secoli bui, segnati dal disinteresse di Bisanzio e dalle incursioni dei pirati. L'arrivo degli arabi, nel IX secolo, segnò anche la ripresa dei traffici commerciali e l'inizio della rinascita della città, che fu ribattezzata Marsa ʿAlī "Porto di ʿAlī" ovvero "Porto Grande" ("Alì", nome del cognato e genero del profeta Maometto, era ed è usato in arabo come sinonimo dell'aggettivo "grande") data la grandezza dell'antico porto sito presso Punta d'Alga (meno probabile Marsa Allah, cioè "porto di Dio), donde poi il nome attuale. La crescita economica e demografica portò ad un importante sviluppo urbanistico, improntato al modello arabo.

Tuttavia esistono tuttora dei compromessi per quanto riguarda l'origine dell'attuale nome della città. Oltre alle ipotesi succitate, esiste anche una terza secondo la quale Marsala derivi da mare salis, ovvero "saline al mare" per la presenza delle saline nella costa settentrionale.

A partire dalla fine dell'XI secolo si susseguirono le dominazioni normanna, sveva, angioina e aragonese. Sotto la dominazione della casa spagnola, Marsala poté godere di un periodo di sviluppo e benessere, grazie al porto e alla coltivazione del fertile entroterra. La città visse una nuova fase di espansione e divenne una delle più importanti piazzeforti siciliane.

Ma l'interramento del grande porto di Punta d'Alga, disposta nel 1575 dall'imperatore Carlo V per fermare le incursioni saracene, segnò la fine di questa fioritura.

Da questo momento bisogna aspettare due secoli per avere un'altra svolta nella storia della città. Alla fine del '700, fu ancora una volta un arrivo dal mare a cambiarne le sorti: l'approdo dell'inglese John Woodhouse che "inventò" il vino marsala impiantando vitigni del vino Madera ma ottenendo un vino abbastanza diverso a causa della diversa natura del terreno e della diversa temperatura. Trovando il vino così prodotto comunque di alta qualità ed eccellente, in grado di affrontare vittoriosamente, con la sua variante secca, il confronto col Madera e col Porto, egli ne avviò l'esportazione, annoverando tra i suoi più illustri clienti l'ammiraglio Nelson e la flotta britannica. Si deve ai Woodhouse l'esplosione dell'economia marsalese e la messa in opera con propri fondi di numerose opere infrastrutturali tra cui il nuovo porto di Margitello.

Proprio in quel porto avvenne un altro sbarco importante per la storia della città: quello di Giuseppe Garibaldi che, sbarcando a Marsala l'11 maggio 1860 con i suoi leggendari Mille, decise di iniziare proprio da qui l'unificazione dell'Italia.

Nella storia di Marsala vi è però anche un altro 11 maggio, un triste ricordo per la cittadinanza, quello del 1943: un bombardamento britannico sul centro abitato causò numerose vittime tra i civili e sfregiò perennemente il centro storico barocco della città. Proprio per il sacrificio di numerose vite umane a Marsala è valsa la medaglia d'oro al valor civile.

L'economia della città è ancora oggi fortemente legata alle attività vitivinicole, soprattutto nella produzione del famoso vino Marsala; altre importanti produzioni sono quelle di Caffè, poiché nel territorio lilybetano ubicano due importanti aziende di importanza nazionale.

Si producono anche mezzi per la raccolta dei rifiuti; vi trova luogo infatti un'azienda che rifornisce mezza Italia di questi particolari Camion. Importanti sono anche le produzioni meccaniche per industrie tedesche, di bottiglie di vetro, e di gruppi elettrogeni: è marsalese l'azienda che produce le stazioni mobili della RAI.

Nell'ambito agricolo, è impressionante il numero dei vigneti presenti. Nel mese di settembre, la Vendemmia diventa uno stile di vita: sono tantissimi i giovani che partono verso le campagne per raccogliere i grappoli. È un lavoro molto pesante ma ben retribuito, anche se negli ultimi anni, questo settore ha conosciuto una crisi senza precedenti. Altre importanti produzioni agricole sono quelle di Pomodoro e soprattutto di Fragola ("Marsalina", famosa in tutto il mondo).

Tuttavia, il turismo, ormai da anni, è diventato una fonte di reddito molto importante per la città. Con i suoi 14 Km di costa con spiagge di sabbia bianca e finissima, il suo mare cristallino, i facili collegamenti con le splendide Isole Egadi e dello Stagnone, e le bellezze naturalistiche dello stagnone, Marsala rappresenta una delle località turistiche più belle della Sicilia. La città lilybetana è forse unica nel suo genere turistico; è, infatti, un mix perfetto di attrazione turistica di tipo storico-culturale, e di attrazione vacanziera di primaria importanza per le note attività di tipo balneare. L'aria che si respira per le vie della città è quella di un museo a cielo aperto, in cui è vistosa la presenza di tutte le culture che a Marsala hanno lasciato un segno. Partendo dai Fenici e finendo con spagnoli e fascisti, senza dimenticare l'importanza degli Arabi e dei Normanni.

Marsala è servita dall'Aeroporto Vincenzo Florio di Trapani-Birgi (ubicato in contrada Birgi), con collegamenti giornalieri con Roma, Milano, Pisa, Barcellona, Dusseldorf, Brema, Dublino, Stoccolma e altre città sia Italiane che Europee, distante c.a. 10 km dal centro cittadino. È sede dell'azienda di trasporti su autobus che serve tutta la provincia, e risulta essere il capolinea di ogni corsa da qualsiasi città della provincia a Palermo, quindi con ripetuti collegamenti con il capoluogo. Traghetti anche per le isole Egadi, facilmente raggiungibili anche con imbarcazioni private, dopo avere assaporato l'essenza dello Stagnone. Sulla chiave moderna dei trasporti, Marsala è molto ben servita, data la presenza dell'aeroporto e dei traghetti per le Egadi; questo lato positivo è però ben colmato dalla pessima linea ferroviaria che attraversa la città, che non ha una Stazione dei Treni degna della sua grandezza. Proprio accanto alla Stazione sorge un'area inutilizzata, sempre sulla linea ferroviaria, dove un tempo si pensava di costruire la Stazione Centrale. Diverse sono comunque le fermate dei treni all'interno del territorio marsalese: Mozia-Birgi nel versante nord, Terrenove-Bambina in quello sud.

Marsala è costituita dal punto di vista urbanistico da centri abitativi eterogenei e difformi diffusi in tutto il suo territorio tale da definirlo l'unico esempio di Città-territorio in Sicilia. Si distinguono: - il centro storico, racchiuso nel perimetro della città medioevale (di cui sopra), dove sono localizzate quasi tutte le strutture monumentali,culturali e amministrative. - il centro urbano, cresciuto attorno all'antico centro storico , che si estende a sud fino alla contrada Casabianca (sulla statale per Mazara del Vallo), a nord fino alla contrada Santa Venera, ad est fino alla c.da S.Silvestro(sulla statale per Salemi).

Una caratteristica molto particolare del centro storico della città lilybetana sta nel fatto che la città, nel corso dei secoli e delle varie dominazioni, ha cambiato molte volte "faccia". Questa considerazione vale anche per gli anni tra il 1965 e il 1985, anni di un vero e proprio "boom" edilizio, specie nella zona del tribunale, dove sono stati costruti nuovi quartieri sulle necropoli punico-romane e su altri importantissimi siti archeologici che oggi, tra asfalto e cemento, timidamente compaiono tra un palazzo e l'altro. Questa "moda" marsalese ha radici antichissime. Come dimostrato dalla scoperta di un'abitazione romana sotto le basi della chiesa del monastero dell'area di San Girolamo (apertura degli scavi molto recente), la città, nel corso dei secoli, si rigenerava e si costituiva sulle abitazioni del passato. Edifici normanni venivano "ritoccati" dagli spagnoli e via dicendo. Tuttavia, è importantissimo sottolineare il fatto che la città, nonostante i tanti cambiamenti dovuti ad altrettante dominazioni, non ha mai perso la sua struttura urbanistica. Il Cassero rappresenta da sempre (migliaia di anni) l'antico decumano massimo della città, fin delle prime insediazioni civili. La via Garraffa in antichità era il secondo decumano della città. Oggi questa strada è tristemente asfaltata, così come buona parte del centro storico, ma è comunque ricca di paesaggi archeologici (famosa la barocca piazza del Purgatorio, con fontana e chiesa, o anche la stessa area di San Girolamo). È triste sottolineare come i due più importanti edifici di stile arabo siano praticamente quasi inaccessibili ai visitatori. La maestosa villa araba di cui nessuno parla, poiché di proprietà di un privato, è diventata da qualche anno la caserma dei Carabinieri. La chiesa di San Matteo, con tanto di giardino tipicamente arabo, ricco di palme, è invece ubicata di fronte al castello medievale della città, che da tantissimi anni è sede del carcere di Marsala, dove in passato è stato anche rinchiuso il famoso cantante italiano Roberto Vecchioni.

Le origini delle contrade invece risalgono alla fine dell'Ottocento-primi del Novecento e traggono origine dalla spiccata attività agricola del territorio; molti contadini risiedevano nel centro città ma i poderi agricoli distavano anche ore di strada percorribile con carretti o asini(da cui l'appellativo di città degli asinelli) e ciò costituiva un problema logistico non indifferente nei periodi di intensa attività(vendemmia, mietitura ecc.); l'esigenza di soggiornare nel luogo di attività per lunghi periodi diede avvio all'origine del "chianu", luogo abitativo temporaneo e successivamente definitivo da cui originano le attuali contrade. - le circoscrizioni, nascono nel 1978 per la necessità di gestire l'amministrazione ed i servizi in maniera capillare su un territorio molto articolato. Il comune viene suddiviso in 7 quartieri urbani e in 7 borgate extraurbane, ridotte successivamente a 5 e attualmente in via di ridefinizione, ognuna costituita da un numero consistente di contrade: San Leonardo-Birgi Paolini-Bosco, Strasatti, Terrenove-Ciavolotto, Amabilina-Ciancio.

In periferia, verso Salemi, sorgono alcune contrade per lo più disabitate nelle aperte campagne: Chitarra, Mamuna, Zizza, Nasco, Buttagana, Capofeto, S.Nicola, Bellusa, Pozzillo, Rinazzo, Rassameli, Roccazzello, Falconiera, Abbadessa, Porcello, S.Ambrogio, Messinello, Giammabella, Pellegrino, Giaccatello, Alfaraggio, Rampingallotto. Ci sono numerosi bagli e impianti vinicoli.

La città di Marsala è stata sempre ben rappresentata nelle discipline sportive.

La squadra calcistica cittadina, lo Sport Club Marsala 1912, ha sempre disputato campionati professionistici, tanto che fino al 2000 giocava nel girone B della Serie C/1, ha annoverato tra le proprie file calciatori del calibro del campione del mondo Marco Materazzi, Patrice Evra e diversi altri. Risultati storici da menzionare: 19.09.1993 CND-Gir.I Messina-Marsala 0-1, 11.02.1996 C/2-Gir.C Catania-Marsala 1-2,21.03.1999 C/1-Gir.B Palermo-Marsala 1-1 (goal dubbio del Palermo a tempo scaduto assegnato dall'arbitro Mazzoleni di Bergamo). Dall'ultimo fallimento del 2000, la squadra non si è ancora ripresa, e attualmente milita nel campionato di promozione, nonostante in Eccellenza giochi una squadra omonima ma ignorata da gran parte della città.

Il basket nasce negli anni '60 con la Fiamma Marsala. La Pallacanestro Marsala nel 1992-1993 ha preso parte al campionato di Serie A2. Era sponsorizzata dalla Medinform. Neopromossa, si è classificata al 16° posto della Serie A2 ed è retrocessa in Serie B d'Eccellenza. Quell'anno è rimasto negli annali della storia del basket professionistico italiano perché è stato stabilito il record di punteggio più alto in una partita della Serie A2, tutt'ora imbattuto: 27 settembre 1992 Medinform Marsala - Teorematour Arese Milano 133-135. Oggi la società cestistica milita in C-2.

Marsala ha una grande tradizione nella pallamano: due squadre maschili in A-2, la Giovinetto e l'Handbaal, mentre la femminile, la Venus Marsala, gioca da diversi anni in A-2.

In passato la massima categoria è stata conosciuta nelle discipline di Rugby e Pallavolo (Pasta Primeluci Marsala) mentre per il Calcio Femminile solo la serie B. La pallavolo, tuttavia, comprende diverse formazioni, maschili e femminili, facenti parte del Marsala Volley Project di cui la maggiore, la femminile, milita in serie B, e attualmente rappresenta la formazione sportivamente più competitiva della città.

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Source : Wikipedia