Marcello Lippi

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Inviato da amalia 10/03/2009 @ 15:13

Tags : marcello lippi, allenatori, calcio, sport

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Marcello Lippi

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Marcello Lippi (Viareggio, 12 aprile 1948) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Attualmente alla guida della Nazionale italiana.

Rivestì il ruolo di CT della Nazionale italiana dal 2004 al 2006 e la condusse alla vittoria del titolo di Campione del mondo nel 2006, diventando così l'unico allenatore al mondo vincitore della Coppa del Mondo per nazioni (2006) e per club (1996). Il 26 giugno 2008, a seguito dell'allontanamento di Roberto Donadoni, è stato richiamato per condurre la Nazionale ai Mondiali di calcio 2010.

La sua carriera di giocatore inizia nel 1969; ha militato nel Savona, nella Sampdoria e nella Pistoiese ricoprendo a buon livello il ruolo di libero. Nel 1972, durante la partita Sampdoria-Torino, respinge ampiamente dietro la linea di porta un tiro di Aldo Agroppi, ma il gol non viene convalidato per un errore arbitrale: la rete avrebbe sancito il pareggio (e lo scudetto) al Torino.

La carriera di allenatore inizia nel 1982, nella squadra giovanile della Sampdoria. La prima squadra tra i professionisti è invece il Pontedera in Serie C2. L'anno successivo allenò il Siena in Serie C1 e fu esonerato a seguito di una sommossa popolare con tanto di pubblica umiliazione: una macchia per lui e per il Siena.

Poco a poco sale di categoria tra alti e bassi, fino all'approdo alla Serie A nel 1989 alla guida del Cesena. Allena poi la Lucchese (8ª in serie B nel 1991-92) e l'Atalanta (7ª in serie A 1992-93). Viene quindi ingaggiato dal Napoli, prima società blasonata, e con una squadra giovane si mette in luce, raggiungendo il sesto posto in classifica e centrando così la sua prima qualificazione alla successiva edizione della Coppa UEFA.

Nel 1994, con l'arrivo di Luciano Moggi, Lippi diventa allenatore della Juventus. Il cambio di dirigenza della squadra bianconera porta in quell'anno alla cessione di molti giocatori di fama, per motivi di bilancio. Pochi credono nella possibilità di vincere qualcosa e invece la squadra si laurea Campione d'Italia per la ventitreesima volta, riportando lo scudetto a Torino dopo 9 anni.

È l'inizio di un quinquennio ricco di soddisfazioni che si conclude con tre scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa europea, una Coppa Intercontinentale, una finale di Coppa UEFA, persa contro il Parma nel 1995, e due di Champions League, perse per 3-1 contro il Borussia Dortmund nel 1997 e per 1-0 contro il Real Madrid nel 1998. Lascia la guida tecnica dei bianconeri nel febbraio '99, dopo una clamorosa sconfitta interna contro il Parma (2-4, con tripletta di Hernán Crespo) verrà sostituito dall'ex allenatore parmense Carlo Ancelotti.

Dopo 4 stagioni e mezzo alla Juventus, Lippi passa all'Inter, dove non riesce a replicare i successi ottenuti in bianconero. Trova ostile l'ambiente nerazzurro (tra questi c'è sicuramente Roberto Baggio che già ai tempi della Juventus non avevano ben convissuto), abituato a considerarlo un avversario, e alla fine della prima stagione chiede la risoluzione del contratto al presidente Moratti. Questi rifiuta, ma esonera l'allenatore dopo la prima partita di campionato della stagione successiva contro la Reggina persa 2-1 e la precedente eliminazione ai preliminari di Champions League contro l'Helsingborg (1-0 in Svezia e 0-0 a Milano).

Nell'estate del 2001 Lippi torna sulla panchina della Juventus, dove resta per 3 stagioni vincendo 2 scudetti e 2 Supercoppe italiane. Raggiunge anche una finale di Champions League (la quarta della sua carriera), persa ai rigori contro il Milan per 3-2.

Il 16 luglio 2004 viene nominato commissario tecnico della Nazionale italiana. L'esordio non è benaugurante (Azzurri sconfitti in Islanda per 2-0), ma disputa un ottimo cammino di qualificazione e porta la selezione azzurra ai Campionati del Mondo FIFA 2006 in Germania e nel torneo iridato ha portato la Nazionale alla vittoria della Coppa del Mondo il 9 luglio. Durante il periodo Pre-Mondiale scoppia lo scandalo Calciopoli in cui Lippi viene chiamato in causa in quanto suo figlio faceva parte della Gea nei periodi incriminati (accuse dai cui uscì assolto nel 2009) e, per questo motivo, una serie di personaggi tra cui Beppe Grillo, i quotidiani L'Unità, Il manifesto, La Padania e membri politici di DS, PRC, PdCI, Verdi e Lega Nord, polemizzarono chiedendo l'allontanamento del CT insieme a Gianluigi Buffon e Fabio Cannavaro e incitarono la popolazione italiana a boicottare le gare della Nazionale oppure a tifarle contro.

Il 12 luglio 2006 ha annunciato la sua volontà di non rinnovare il contratto con la FIGC, ritenendo esaurito il suo ruolo alla guida della Nazionale.

L'11 dicembre 2006, a seguito del successo conquistato dalla squadra azzurra ai recenti Mondiali di Germania 2006 è stata conferita a Marcello Lippi, la "Speciale Panchina d'oro".

Per l'edizione 2007/2008 della Champions League è stato commentatore dell'emittente SKY.

Il 14 ottobre 2008 annuncia che interpreterà dei passi sulla Shoah per un dvd contro il razzismo da distribuire nelle scuole su iniziativa di Moni Ovadia. Il giorno seguente Lippi fa dietrofront dichiarando che avrebbe dovuto "parlare di nazismo e di fascismo” lamentando il fatto che con Ovadia si era parlato solo di “razzismo”. “Sto nel calcio da quarant’anni e non mi sono mai schierato politicamente né intendo farlo ora: quando avrò smesso con questo mestiere potrà darsi che ci pensi ma finché alleno non mescolo la politica allo sport”.

Il 26 giugno 2008, dopo la fine del rapporto tra Roberto Donadoni e la Nazionale, la FIGC lo richiama ad allenare la squadra azzurra, che Lippi guiderà ai Mondiali di calcio 2010. La presentazione ufficiale è avvenuta il 1º luglio a Roma. Il C.T. campione del mondo ri-debutta sulla panchina azzurra il 20 agosto 2008 in un'amichevole contro l'Austria terminata con un pareggio (2-2). L'era del Lippi-bis a livello ufficiale,invece, inizia il 6 settembre 2008 nella partita di qualificazione ai Mondiali di Sudafrica 2010 contro Cipro.Il match termina 2-1, dopo una partita molto sofferta per i Campioni del Mondo,che riescono ad avere la meglio solo al novantunesimo minuto sulla squadra cipriota grazie a una doppietta di Antonio Di Natale. La seconda partita del girone vede l'Italia impegnata contro la Georgia.La Nazionale azzurra non esprime un buon calcio ma riesce a vincere 2-0 grazie ai gol realizzati da Daniele de Rossi.Nell'Ottobre 2008 l'Italia affronta altre due partite nel proprio girone di qualificazione:la prima in trasferta,contro la Bulgaria viene pareggiata 0-0 dagli Azzurri;la seconda, giocata in casa contro il Montenegro, viene vinta dalla squadra di Lippi 2-1 grazie a una doppietta di Alberto Aquilani.Questa serie di partite permette al C.T. azzurro di eguagliare Vittorio Pozzo in una speciale classifica:infatti solo lui e il mitico allenatore dell'Italia degli anni Trenta sono riusciti a ottenere trenta risultati utili consecutivi alla guida della Nazionale italiana di calcio. Il pareggio per 1-1 (vantaggio iniziale ellenico, pareggio di Luca Toni che non segnava con la Nazionale da nove mesi e mezzo e quasi 700 minuti) di Atene contro la Grecia del 19 novembre 2008 ha consentito a Lippi di centrare il 31esimo risultato utile consecutivo, eguagliando il record mondiale di imbattibilità internazionale di Clemente (Spagna) e Basile (Argentina); mai nessun allenatore aveva fatto altrettanto sulla panchina azzurra. Il record verrà fermato nella partita successiva, l'amichevole Brasile-Italia, finita 2-0 per la formazione verdeoro.

Probabilmente i problemi risalgono alla stagione 1994/95 quando Baggio iniziò a giocare di meno per via della concorrenza dell'allora giovanissimo Alessandro Del Piero, che Lippi inseriva con frequenza in vista delle stagioni successive. Ancora più probabile sembra essere un'altra ipotesi: durante una delle loro prime esperienze lavorative assieme, Baggio e Lippi ebbero modo di scontrarsi perché l'allenatore chiese al suo atleta di "spiare" certi comportamenti (presumibilmente dentro e fuori lo spogliatoio) dei compagni di squadra e a tale richiesta l'altro si oppose. Da qui, l'attrito e i ricatti di Marcello Lippi nei confronti di Roberto Baggio.

Anche con Christian Panucci, del resto, i rapporti non sono mai stati buoni.Con il terzino destro i problemi risalgono ai tempi dell'Inter quando il giocatore rifiutò l'ingresso in campo durante una partita di campionato. Lippi, una volta diventato commissario tecnico della nazionale, non l'ha mai preso in considerazione per i Mondiali del 2006, nonostante venisse considerato dalla maggior parte dei giornalisti la migliore soluzione nel suo ruolo. Lo stesso giocatore chiamò in causa il palermitano Cristian Zaccardo, anche lui difensore laterale destro e titolare in Nazionale: Panucci disse chiaramente di non considerarlo a lui superiore.

Per la parte superiore



Roberto Baggio

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Roberto Baggio (Caldogno, 18 febbraio 1967) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Occupa la 16ª posizione (primo italiano) nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata da World Soccer ed è stato inserito da Pelè nel FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi divulgata il 4 marzo 2004. Pur non avendo mai vinto la classifica dei marcatori, è il quinto realizzatore di sempre del campionato di Serie A con 205 gol, preceduto da Piola, Nordahl, Meazza e Altafini. In Nazionale conta 56 presenze e 27 gol, che lo collocano al quarto posto tra i realizzatori in maglia azzurra. In totale ha giocato 700 partite ufficiali segnando 318 gol.

È inoltre l'unico calciatore italiano ad aver segnato in tre diverse edizioni dei Campionati del mondo (1990, 1994 e 1998).

A livello individuale si è aggiudicato il Pallone d'oro 1993, anno in cui è stato eletto anche FIFA World Player da una giuria composta dai commissari tecnici e dai capitani delle Nazionali di tutti i continenti.

Attaccante o trequartista dotato di una tecnica sopraffina, eccelleva soprattutto nel dribbling. Baggio era un giocatore astuto ed esplosivo, quasi inarrestabile quando partiva palla al piede. Specialista dei calci piazzati e in possesso di un innato fiuto per il gol, oltre che di un'ottima visione del campo e di un tiro potente e preciso.

Dopo aver iniziato nella squadra del suo paese, all'età di 15 anni si trasferì al Vicenza, a quel tempo in Serie C1. Si mise subito in luce, realizzando 46 gol in 48 partite con la squadra primavera. Tale risultato gli permise di debuttare in prima squadra nel 1983. Nella stagione 1984/85 mise a segno 12 gol in 29 partite, consentendo alla sua squadra la risalita in Serie B, ma in una delle ultime partite di campionato, contro il Rimini allenato da Arrigo Sacchi, subì un grave infortunio al ginocchio destro, il primo di una lunga serie, che lo costrinse ad un lunghissimo periodo di assenza dai campi di gioco.

La Fiorentina, che lo aveva già ingaggiato prima dell'infortunio, avrebbe potuto recedere dal contratto, ma Piercesare Baretti decise di credere nel suo recupero. Dopo due anni di calvario, esordì in Serie A il 21 settembre 1986 ed il suo primo gol nella massima divisione arrivò su punizione il 10 maggio 1987 contro il Napoli di Maradona, che proprio in quel giorno festeggiava il primo scudetto della sua storia (la partita finì 1-1).

Nella stagione successiva si presentò a San Siro segnando alla seconda giornata in Milan-Fiorentina 0-2. Negli anni seguenti fu protagonista di primo piano nel panorama calcistico italiano; la Fiorentina navigava nelle zone medio-alte della classifica e raggiunse una finale di Coppa UEFA nel 1990, persa poi contro la Juventus. Alla fine dell'anno ricevette il "Trofeo Bravo", premio assegnato dalla rivista Guerin Sportivo al miglior giovane Under-23 partecipante alle coppe europee, unico ma importante riconoscimento personale vinto con la Fiorentina.

Nel 1988 venne convocato per la prima volta in Nazionale, in occasione del match del 16 novembre contro l'Olanda, nella gara amichevole organizzata in ricorrenza del 90º anniversario dell'istituzione della FIGC. In azzurro segnerà complessivamente 27 gol in 56 partite.

Rimase a Firenze fino al 18 maggio 1990, quando venne acquistato dalla Juventus per la cifra record, a quei tempi, di 18 miliardi di lire. La tifoseria viola, consapevole di perdere il proprio simbolo, scese in piazza protestando contro la dirigenza ed il presidente Pontello.

I disordini causaraono anche diversi feriti ed arrivarono fino a Coverciano, creando non pochi problemi al ritiro degli Azzurri in preparazione per i Mondiali.

Baggio restò per sempre legato a Firenze ed ai colori viola, suscitando non pochi malumori tra i suoi nuovi tifosi. Oltre all'episodio della sciarpa, rimase celebre il rifiuto di calciare un rigore durante un Fiorentina-Juventus (1-0) dell'aprile 1991, andando poi a salutare i suoi ex tifosi raccogliendo una sciarpa viola che gli era stata lanciata dagli spalti, in un'atmosfera surreale di applausi e fischi.

Dopo i mondiali italiani, iniziò la sua storia con la Juventus, che durerà cinque anni (78 i gol segnati in campionato con la maglia bianconera). Furono gli anni della consacrazione a livello mondiale, che lo videro vincitore con i colori bianconeri di uno scudetto, una Coppa Italia ed una Coppa Uefa.

Venne premiato nel 1993 con il Pallone d'Oro e con il Premio "FIFA World Player".

Il primo anno con la Juve di Gigi Maifredi non fu però dei più felici e la stampa lo accusò di essere incostante e di non saper essere un leader per la squadra. A fine campionato la Juve restò fuori dalle posizioni UEFA.

L'anno successivo sulla panchina della Juve torna Trapattoni ed ai suoi ordini maturò e prese per mano la squadra fino a diventarne capitano dalla stagione 92/93. Riuscì così ad entrare nel cuore dei tifosi juventini a suon di gol e grandi giocate, nonostante quelli fossero anni avari di successi per la Vecchia Signora.

In quel periodo infatti imperversa il Milan di Capello ma, nonostante questo, si tolse in Europa le soddisfazioni che non riuscì ad ottenere in campionato e nella stagione 1992/93 segnò 21 gol in campionato e trascinò la Juventus alla conquista della Coppa UEFA.

Memorabili le perle regalate ai tifosi bianconeri in semifinale contro il Paris Saint Germain ed in finale al Borussia Dortmund, battuto all'andata in Germania per 3-1 ed a Torino per 3-0. Tra semifinali e finali realizzò 5 gol e la strepitosa annata gli vale il Pallone d'Oro ed il Premio FIFA World Player.

L'anno successivo la Juventus inseguì ancora il successo in Europa, visto il solito dominio del Milan in campionato, ma venne eliminata ai quarti di finale di Coppa UEFA dal Cagliari e chiuse seconda in Campionato, nella stagione che precedeva i Mondiali americani.

Dopo il mondiale americano la stagione sembrò iniziare nel migliore dei modi, con un buono stato di forma e diversi gol. Il 27 novembre 1994 nella partita Padova-Juventus (1-2), segnò uno splendido gol ma poi si infortunò al ginocchio destro.

La società decise di non farlo sottoporre ad una operazione e rientrò in campo dopo quasi cinque mesi, segnando comunque gol decisivi per la conquista dello scudetto e della Coppa Italia. Il periodo di assenza dal terreno di gioco favorì l'esplosione del giovane Alessandro Del Piero, sul quale la dirigenza bianconera scelse di puntare, e venne ceduto al Milan (sebbene in un primo momento sembrasse destinato all'Inter) nell'estate del 1995, nonostante il parere contrario dei tifosi.

Con il Milan, allenato quell'anno da Fabio Capello, vinse subito lo scudetto, il secondo consecutivo per lui ma, tuttavia, le discussioni sul suo vero ruolo (punta, mezzapunta, rifinitore) e sulla compatibilità con Dejan Savićević si sprecarono, nonostante mostrasse invece un'ottima intesa sia con il montenegrino che con George Weah.

Partì titolare in quasi tutte le partite ed assume anche il ruolo di primo rigorista della squadra, ma viene puntualmente sostituito dal tecnico di Pieris, che non lo riteneva in grado di giocare per tutti e 90 i minuti.

Non venne convocato da Sacchi per gli Europei del 1996, poi finiti in maniera infausta per la squadra italiana.

Nella stagione successiva sulla panchina del Milan arrivò l'allenatore uruguagio Oscar Washington Tabarez, che subito dichiarò di voler puntare su di lui e sull'asso africano George Weah per l'attacco della squadra. Partì infatti titolare nelle prime partite stagionali, esordendo anche in UEFA Champions League nel match casalingo contro il Porto, ma la crisi di risultati della squadra lo relegò in panchina, a favore di Marco Simone.

Tabarez venne infine esonerato ed al suo posto la società chiamò l'ex tecnico Arrigo Sacchi, con il quale non era in buoni rapporti dopo il Mondiale americano e la situazione non cambiò: oltre ad essere sostituito come rigorista da Demetrio Albertini, venne anche relegato nel ruolo di riserva del francese Christophe Dugarry.

In rossonero non trovò più spazio e, sebbene nelle rare occasioni in cui viene impiegato riuscì a lasciare il segno non riuscì a far cambiare idea al tecnico. Tuttavia, il 30 aprile 1997 ritrovò la convocazione in Nazionale, segnando uno splendido gol nella partita giocata al San Paolo di Napoli contro la Polonia valida per le qualificazioni ai Mondiali 1998.

Nell'estate 1997 si presentò al raduno milanista con l'intenzione di restare, ma il rientrante Fabio Capello non mostrò alcuna fiducia in lui. La nuova gestione tecnica lo convinse così ad abbandonare il Milan.

Avendo bisogno di giocare con continuità per guadagnarsi un posto fra i 22 che avrebbero preso parte ai Mondiali francesi, tagliato il celebre "codino" decise di ripartire con una nuova vita, dopo aver raggiunto un accordo di massima col Parma, vanificato all'ultimo momento dall'intercessione negativa dell'allenatore Carlo Ancelotti, scelse Bologna.

Sarà la stagione del record di marcature per lui, con ben 22 gol segnati in 30 partite, tanto da meritarsi la fiducia del nuovo ct della nazionale Cesare Maldini e la convocazione per i Mondiali del 1998.

Anche in questa stagione si verificarono alcune incomprensioni con l'allenatore di turno, Renzo Ulivieri, tanto che lasciò il ritiro della squadra quando il tecnico gli comunicò che non avrebbe giocato dall'inizio nella partita con la Juventus.

Nella sua biografia, pubblicata poco prima dei mondiali del 2002, accusa Ulivieri di essere stato invidioso della sua fama, in quanto la stampa attribuiva le vittorie del Bologna al suo talento, mettendo in ombra il lavoro dell'allenatore.

Dopo i Mondiali, il richiamo dei grandi palcoscenici lo convince ad accettare l'offerta di un grande club. Così, in quella stessa estate, si trasferisce all'Inter, la squadra del cuore quando era bambino, fresca vincitrice della Coppa Uefa e grande favorita in tutte le competizioni, guidata da Gigi Simoni.

È una delle annate più controverse della squadra, tormentata da infortuni celebri (su tutti Ronaldo) e caratterizzata da numerosi cambi d'allenatore (dopo Simoni, arrivano Lucescu, Hodgson e Castellini) che gli impediscono di esprimersi al meglio. Unica grande soddisfazione della stagione, la splendida doppietta realizzata in Champions League il 25 novembre 1998 contro il Real Madrid campione in carica, nei minuti finali della gara.

Nella seconda stagione arriva Marcello Lippi, che lo utilizza col contagocce. Come al solito riesce a sfruttare al meglio i pochi spezzoni di partita che gli vengono concessi mettendo a segno gol importanti in Campionato ed in Coppa Italia. Polemizza apertamente contro Lippi e smentisce pubblicamente le voci infondate sui suoi presunti guai fisici, precisando che viene spesso tenuto fuori per scelte personali. Nella partita con il Verona del 23 gennaio 2000, l'Inter perde 1-0 e Lippi, non avendo altri attaccanti a disposizione, si vede "costretto" a farlo entrare: di tutta risposta, regala l'assist per il pareggio e segna il gol del 2-1 ed a fine partita si presenta dai giornalisti con un cappellino con una polemica scritta in spagnolo: «Matame, si no te sirvo» («Uccidimi se non ti servo»).

A fine stagione, scaduti i due anni di contratto, si congeda dall'Inter nel migliore dei modi e chiude tutte le polemiche lasciando parlare il campo: con una storica doppietta nello spareggio contro il Parma del 23 maggio 2000, due perle che regalano ai neroazzurri l'ammissione ai preliminari di Champions League. La grande prestazione contro il Parma è considerata tra i capolavori della sua carriera, anche per le conseguenze connesse: aveva spiegato che sarebbe rimasto all'Inter soltanto nel caso di un addio di Marcello Lippi ma, dal canto suo, Moratti aveva spiegato che Lippi sarebbe rimasto solo in caso di qualificazione in Champions League quindi, segnando quella doppietta, di fatto segna la propria esclusione dalla squadra neroazzurra.

Nonostante i soliti sprazzi di classe, paga la poca continuità concessagli durante la stagione, ed il CT della Nazionale Dino Zoff, nonostante la solita mobilitazione popolare, lo lascia fuori dalla lista dei 22 convocati per gli Europei in Belgio e Olanda.

Mancata la convocazione in nazionale, decide di ritornare in una squadra provinciale, trasferendosi al Brescia sotto la guida di Carlo Mazzone, di cui diviene il capitano. Rifiuta le offerte di grosse squadre come Arsenal e Real Madrid, ma l'intenzione di restare in Italia ha una motivazione ben specifica: partecipare ai Mondiali del 2002.

Durante la stagione 2000/01 smentisce ancora una volta coloro che lo davano per finito e conduce la sua squadra ad una insperata qualificazione alla Coppa Intertoto, nella quale i lombardi riescono a raggiungere la finale, poi persa contro il Paris Saint-Germain, nonostante un suo gol su rigore nella gara di ritorno che consente di pareggiare ma non di passare il turno. Durante la stagione, nel girone di ritorno, il 1º aprile 2001 in Juventus-Brescia segna uno dei gol più belli: Pirlo lo lancia con un preciso passaggio da centrocampo e lui salta Van der Sar con un delizioso stop a seguire per poi insaccare a porta vuota, dopo un fuorigioco non segnalato dal guardialinee (con conseguenti polemiche), fissando il punteggio sul definitivo 1-1, risultato che allontanerà la Juventus dal vertice della classifica, guidata fino alla fine dalla Roma.

Anche all'estero gli addetti ai lavori notano il suo rendimento straordinario e, nonostante non partecipi con il proprio club alle coppe europee e non venga più convocato in nazionale da anni, viene inserito fra i 50 pretendenti per il Pallone d'oro 2001, giungendo venticinquesimo nella classifica finale, un risultato di rilievo per un giocatore privo della vetrina internazionale.

La stagione decisiva (2001/02) inizia nel migliore dei modi ed addirittura si ritrova capocannoniere con 8 gol dopo 9 giornate. Purtroppo la solita sfortuna interrompe il momento d'oro e, dopo una prima lesione al ginocchio avvenuta a causa di un contrasto duro con Antonio Marasco del Venezia in campionato, si fa male anche con il Parma in Coppa Italia. Stavolta la diagnosi è tremenda: rottura del legamento crociato anteriore e lesione del menisco interno del ginocchio sinistro. Viene operato in Francia e, con una grandissima determinazione, riesce a rientrare in campo a 76 giorni dal giorno dell'infortunio (un record per il tipo d'infortunio subito, non solo per il calcio, ma per tutti gli sport), a tre giornate dalla fine del campionato. Nella partita del rientro, in casa della Fiorentina, segna un gol dopo appena due minuti dal suo ingresso in campo, raddoppiando poco dopo, e le reti vengono accolte da calorosi applausi anche da parte della tifoseria Viola. Nella penultima di campionato riesce a salvare ancora una volta il Brescia dalla retrocessione con un gol decisivo contro il Bologna. La stagione si conclude con un bottino di undici gol segnati in dodici partite, ma tutto questo non basta per convincere commissario tecnico della Nazionale Giovanni Trapattoni a convocarlo,per discutibili motivazioni personali e anche ritenendolo non completamente ristabilito dall'infortunio.

Nelle due stagioni successive continua a giocare nel Brescia e, soprattutto con i suoi gol, fa raggiungere alla squadra la qualificazione per l'Intertoto, ed il 14 marzo 2004, durante il match contro il Parma, mette a segno il suo duecentesimo goal in Serie A (a fine stagione raggiungerà quota 205), soglia raggiunta solo da quattro altri "mostri sacri" del campionato italiano: Silvio Piola, Gunnar Nordahl, Giuseppe Meazza e José Altafini.

Quanto fosse determinante il suo apporto, sebbene a fine carriera, per il Brescia è dimostrato indirettamente da una semplice constatazione: gli anni di Baggio coincidono con il periodo di più lunga permanenza del Brescia in Serie A (5 stagioni) ed alla fine della stagione 2004-2005, successiva al suo ritiro, il Brescia, privo della sua guida ispirata, retrocederà in Serie B.

Disputa l'ultima partita della sua lunga carriera a San Siro il 16 maggio 2004 in Milan-Brescia 4-2, ultima giornata della stagione 2003/04. Alla sua uscita, cinque minuti prima dalla fine dell'incontro, viene abbracciato da Paolo Maldini e tutto lo stadio si alza in piedi per tributargli un lungo applauso.

Al termine della stagione, il Brescia in suo onore ritira la maglia numero 10, da lui indossata per quattro stagioni. Per un pubblico di certo non abituato a grandi campioni come lui, l'avvento di Baggio e soprattutto le sue gesta in quei quattro anni rimangono ricordi indelebili, sia per quanto riguarda il campione in campo, sia la persona al di fuori dallo stadio.

Dopo una convocazione con la rappresentativa Under-21 nel 1987 che non lo vede però scendere in campo, esordisce con la maglia della Nazionale maggiore il 16 novembre 1988 contro l'Olanda. Due anni dopo viene convocato dall'allora commissario tecnico della nazionale Azeglio Vicini per la Coppa del Mondo Italia '90 durante la quale gioca con il numero 15. Sono le notti magiche nel segno di Totò Schillaci.

Nelle prime due partite viene lasciato in panchina da Vicini ma, appena chiamato in causa, non delude ed alla sua prima apparizione nella sfida con la Cecoslovacchia mette a segno un gol memorabile, considerato il più bello del Mondiale, partendo da metà campo e dribblando mezza squadra avversaria. Così nelle successive partite viene schierato titolare al fianco di Schillaci anche se, nella decisiva semifinale di Napoli contro l'Argentina, l'allenatore punta su un poco convincente Vialli, ed entra in campo al posto di Giannini solo al 73' sfiorando il gol su punizione e segnando il suo tiro dal dischetto nella sfortunata serie di rigori che premia l'Argentina, dopo gli errori di Donadoni e Serena.

Nella finale per il terzo posto, disputata a Bari, contro l'Inghilterra, mette a segno un altro gol dopo aver astutamente rubato la palla al portiere inglese Peter Shilton. La partita finisce 2-1 per gli azzurri che si aggiudicano così il terzo posto nel Mondiale casalingo. Da segnalare, nella medesima partita, la sua altruistica scelta di far tirare il calcio di rigore decisivo a Schillaci, in modo da permettergli di vincere la classifica dei marcatori del torneo con 6 gol.

Durante la stagione 1993-1994, fatica ad entrare in forma a causa di piccoli ma fastidiosi acciacchi, eppure il CT italiano Arrigo Sacchi, fa di tutto per recuperarlo fisicamente e psicologicamente, considerandolo "un patrimonio del calcio italiano".

Gli incontri di preparazione ai Mondiali non vanno nel migliore dei modi: sconfitta 1-0 a Napoli con la Francia, e vittoria per 1-0 contro la Svizzera. Inoltre, Arrigo Sacchi, dopo la rinuncia di Roberto Mancini all'azzurro, non sembra aver preso una decisione definitiva né su un preciso modulo di gioco né su una formazione-tipo. Solo Baggio ed alcuni giocatori del Milan (Baresi, Maldini, Costacurta, Donadoni) sembrano titolari inamovibili.

Italia-Irlanda: l'Italia affronta la prima partita con lo schema tattico 4-4-2, nonostante durante tutti gli incontri preparatori Sacchi l'avesse schierata con il 4-3-3. Tenta qualche assist in favore di Signori ma nel complesso la sua partita è piuttosto anonima e l'Italia disputa il peggior match del Mondiale. L'Irlanda si impone 1-0, con gol di Houghton che all'11º del primo tempo beffa Pagliuca con un pallonetto. Oltre alla mancanza di gioco, anche la sua poco convincente prestazione preoccupa i tifosi.

Italia-Norvegia: nel secondo incontro l'Italia non può più sbagliare, deve battere la Norvegia se vuole sperare di qualificarsi agli ottavi. Questa volta, tutto sembra andare per il meglio: L'Italia incomincia la partita con il piglio giusto e lui sembra ispirato.

Tuttavia, in occasione della prima azione norvegese, Pagliuca viene espulso dopo avere toccato il pallone con le mani uscendo oltre l'area di rigore per fermare un avversario lanciato a rete. L'Italia si ritrova in 10 ed un giocatore deve uscire per far posto al secondo portiere Luca Marchegiani: Sacchi, fra lo stupore generale, decide di far uscire proprio lui. Famose le immagini televisive nelle quali si vedono i suoi gesti e la sua espressione e soprattutto il suo labiale «Ma questo è pazzo!». L'episodio segna l'origine del travagliato rapporto futuro tra i due ma, tuttavia, la sostituzione, pur tra polemiche, risulterà indovinata.

L'Italia, ad ogni modo, al termine di un incontro molto tirato, riesce a vincere per 1-0, con un gol di testa di Dino Baggio su assist di un ispirattissimo Giuseppe Signori.

Italia-Messico: in occasione del terzo incontro, Italia e Messico pareggiano 1-1 (gol di Massaro per l'Italia e Bernal per il Messico), ma lui sembra l'ombra di se stesso. L'Italia si qualifica agli ottavi solo grazie al ripescaggio come una delle migliori terze classificate nei gironi. Agli ottavi ci si aspetta di affrontare l'Argentina di Batistuta e di Maradona, ma gli argentini (privati del "pibe de oro", sospeso per doping) perdono contro la Bulgaria. È così la Nigeria a classificarsi prima del suo gruppo e ad affrontare l'Italia.

Italia-Nigeria: a Boston la Nigeria, campione d'Africa in carica, passa in vantaggio al 26' con un gol di Amunike, dopo una carambola in area. L'Italia è costretta a vincere e gioca una prima frazione accettabile, nei limiti consentiti dalle proibitive condizioni climatiche (per esigenze televisive le partite si disputano nel primo pomeriggio di una torrida estate americana). La Nigeria si limita a controllare e, verso la metà del secondo tempo, l'Italia sembra essere fisicamente provata. Inoltre, l'arbitro messicano Brizio Carter espelle incredibilmente Gianfranco Zola, entrato da appena da 10 minuti, per un fallo che il giocatore del Parma non ha in realtà commesso.

A due minuti dalla fine, emulando Paolo Rossi in occasione del Mondiale dell'82, riceve un pallone sul limite dell'area da Roberto Mussi e lascia partire un tiro rasoterra ed angolato che entra alla destra di Rufai, passando fra una selva di gambe e portando l'Italia al pareggio.

Nel primo tempo supplementare Benarrivo lanciato da uno spettacolare passaggio di Baggio, subisce un fallo in area e l'arbitro fischia il calcio di rigore. Spiazza il portiere e segna con l'aiuto del palo. L'Italia vince 2-1. Il giorno dopo, la Gazzetta dello Sport intitola: ITALIA: BAGGIOOOOOOOOOOO!!! In 10 contro 11, l'Italia batte arbitro e Nigeria.

Italia-Spagna: nei quarti di finale l'Italia supera la Spagna ancora per 2-1 con i gol di Dino e Roberto Baggio che segna quasi allo scadere un gol straordinario: Nicola Berti lancia con precisione Beppe Signori, il quale lancia subito per il numero 10 che, involatosi verso l'area spagnola, aggira danzando sul pallone l'uscita di Zubizarreta e tira in porta da posizione impossibile vanificando il recupero alla disperata di un difensore spagnolo.

Italia-Bulgaria: in semifinale, l'Italia batte la Bulgaria di Stoichkov ancora per 2-1, grazie alla sua straordinaria doppietta.

Il primo gol è un altro numero d'alta scuola: ricevuta la palla da Donadoni, si accentra dal vertice sinistro dell'area di rigore e, dopo aver saltato un avversario, batte il portiere con un tiro a giro che si infila vicino al secondo palo. Il secondo gol, quinto del "Pallone d'Oro" nella rassegna iridata, arriva grazie ad un preciso diagonale su lancio millimetrico di Albertini, che entra a fil di palo alla destra del portiere bulgaro Mihailov.

Nel finale di gara rimane vittima di un infortunio muscolare, complici il caldo e la fatica.

Italia-Brasile: si gioca contro il Brasile allo stadio Rose Bowl di Pasadena, sobborgo di Los Angeles, sotto il solito torrido sole. Arrigo Sacchi decide per l'occasione di rischiare sia il capitano Franco Baresi, rientrante dopo l'operazione al menisco, sia il Codino, che non ha recuperato a pieno dopo lo stiramento nella precedente partita.

Nonostante nel primo tempo esibisca una prestazione di alto livello, paga l'infortunio e, pur rendendosi pericoloso dalle parti del portiere verdeoro Claudio Taffarel, non riesce ad essere decisivo come nelle partite precedenti, sforzando stoicamente la gamba malconcia. Il match, difficile e teso, rimane bloccato sullo 0-0 sino alla fine dei tempi supplementari.

I rigori danno la vittoria ai sudamericani per 3-2, con l'ultimo rigore sbagliato proprio da Baggio, che manda alto sopra la traversa, dopo gli errori di Franco Baresi e Daniele Massaro. Sarà il suo sguardo attonito dopo l'errore dal dischetto, l'immagine emblematica della sconfitta azzurra.

Il Mondiale di Francia '98 vivrà tutto sul "dualismo" con Del Piero. Cesare Maldini preferisce infatti puntare sul più giovane attaccante juventino, seppur rientrante da un infortunio rimediato nel finale di stagione, contro il Real Madrid nell'ultimo atto della Champions League.

Con Del Piero ancora convalescente, parte titolare in attacco al fianco di Christian Vieri contro il Cile nella prima partita e dimostra subito di essere uno dei giocatori più in forma tra gli Azzurri: inventa l'assist per il gol di Vieri, si procura e segna il rigore che riporta l'Italia sul pari dopo la rimonta cilena. Memorabile è l'esultanza, quasi liberatoria, dopo il centro dal dischetto, quattro anni dopo quell'infausto rigore che aveva tolto all'Italia il titolo mondiale. Nella seconda partita , vinta 3-0 contro il Camerun, sforna l'assist su calcio d'angolo per il primo gol di Di Biagio e gli annullano un goal per fuorigioco, ma la sua prestazione appare meno brillante rispetto alla gara d'esordio, complici anche alcuni ruvidi interventi a suo carico da parte dei difensori africani e si consuma la prima "staffetta" con Alex Del Piero. Da qui in avanti Maldini lancia definitivamente "Pinturicchio", confinandolo in panchina nelle partite successive e concedendogli solo alcuni spezzoni di fine gara. Tutto ciò crea un mare di polemiche coi tifosi italiani che invece lo sostengono. Contro l'Austria entra nel secondo tempo e crea un ottimo dualismo con Filippo Inzaghi. Infatti Roberto segna su assit di Pippo firmando il momentaneo 2-0. Poi a tempo scaduto, Baggio contraccambia fornendo un assist ad Inzaghi dopo aver superato con agilità due difensori austriaci, ma l'intervento di un altro difensore negherà il gol all'attaccante allora in forza alla Juventus.

Nella partita degli ottavi contro la Norvegia non scende in campo nonostante si sia scaldato per un periodo di tempo della partita. L'eliminazione dell'Italia arriva ai quarti di finale, per mano della Francia, futura Campione del Mondo, ancora una volta ai rigori. Entrato nel corso della partita al posto di un evanescente Alessandro del Piero, offre notevoli giocate e nell'epilogo ai calci di rigore fa il suo dovere segnando il primo tiro dagli 11 metri. Il rimpianto per l'eliminazione è aumentato dallo scampolo di partita concessogli da Maldini infatti, oltre a giocare molto bene, nel secondo tempo supplementare inventa l'unica azione degli Azzurri veramente pericolosa con uno splendido destro al volo che finisce di un niente fuori alla destra di un Barthez ormai battuto.

Grazie alle due marcature di questo mondiale raggiunge il record appartenente a Paolo Rossi a quota 9 gol (il record verrà poi raggiunto anche da Bobo Vieri durante i mondiali del 2002) nella classifica dei bomber italiani ai mondiali e diventa l'unico giocatore italiano ad aver segnato in tre mondiali diversi. Record tuttora imbattuto.

Il 28 aprile 2004 a Genova gioca, a 37 anni, per l'ultima volta in Nazionale, grazie alla convocazione-tributo da parte del ct Trapattoni in occasione di una partita amichevole contro la Spagna (fino a quel momento soltanto Silvio Piola era stato celebrato in questo modo). La partita, terminata 1 a 1, è ricca di suoi numeri e l'affetto degli sportivi italiani è espresso da ovazioni continue ogni qualvolta tocca palla e da una standing ovation quando viene sostituito negli ultimi minuti da Miccoli.

Per via dell'altissimo livello delle sue prestazioni, l'opinione pubblica e la stampa spingono per vederlo in campo prima alle Olimpiadi ed ai seguenti Europei del 2004, ma quella di Genova resterà la sua ultima apparizione in azzurro.

Nonostante i suoi successi ai Mondiali non è mai stato convocato ad un Europeo.

Dopo essersi ritirato dall'attività agonistica, si è preso un lungo periodo di riposo e riflessione.

È proprietario di una azienda agricola in Argentina nella quale si reca spesso per trascorrere dei periodi di relax e per praticare la caccia, uno dei suoi hobby preferiti. Tuttavia, nel corso del 2005 ha dichiarato di voler rientrare nel mondo del calcio in un prossimo futuro, non come allenatore di club ma come dirigente in qualche società.

Il suo nome è stato da più parti accostato ad un possibile ruolo dirigenziale all'interno della Juventus, in particolare per quanto riguarda la carica di vice-presidente, successivamente allo scandalo esploso nelle fasi finali del campionato 2005-2006. Il presidente dell'Inter Massimo Moratti ha inoltre dichiarato che gli affiderebbe volentieri il ruolo di allenatore delle giovanili nerazzurre.

Nel corso del 2006, sebbene lontano dall'attività agonistica da oltre due anni, ha ricevuto un'offerta per tornare in campo con la squadra australiana del Sydney FC e dall'allora allenatore del Livorno Carlo Mazzone. Precedentemente si era parlato di un interessamento del Boca Juniors, che voleva ingaggiare un numero 10 di fama mondiale nell'anno del suo centenario.

Sesto di otto figli, nell'ordine Gianna, Walter, Carla, Giorgio, Anna Maria, Roberto, Nadia ed Eddy, e figlio di Fiorindo e Matilde, si sposa giovanissimo con la compagna di sempre, Andreina, da cui ha tre figli: Valentina, nata il 2 dicembre 1990, Mattia, nato il 12 maggio 1994, e l'ultimo arrivato, Leonardo, nato il 3 marzo 2005. Uno dei fratelli di Roberto, Eddy, è anch'egli giocatore di calcio.

È uno dei 7 calciatori (gli altri sono Giovanni Ferrari, Riccardo Toros, Eraldo Mancin, Alessandro Orlando, Patrick Vieira e Zlatan Ibrahimovic) ad avere vinto due scudetti consecutivi sul campo con due differenti squadre.

È un devoto buddhista aderente alla Soka Gakkai, tanto che ha aperto una sala di riunione a Thiene: diventa praticante durante i suoi anni a Firenze grazie ad un amico. Anche per questo motivo è particolarmente amato in Estremo Oriente, specialmente in Giappone. Dopo aver lasciato l'Inter, nell'estate del 2000 ha ammesso che un'esperienza nel calcio giapponese gli sarebbe piaciuta, desiderio che non si è però concretizzato, nonostante alcune squadre giapponesi abbiano tentato d'ingaggiarlo.

Il 16 ottobre 2002 è stato proclamato ambasciatore della FAO.

Nel 1994 è stato bersaglio di un'imitazione satirica di Corrado Guzzanti che parodiava un suo sketch pubblicitario. Nel 2000 è protagonista di uno spot per una nota compagnia telefonica, ambientato durante il rigore sbagliato a USA 1994: lo spot vede Baggio segnare fortunosamente, abbracciato da Sacchi e dai compagni di squadra.

Possiede un regolare porto d'armi ed è un appassionato cacciatore.

L'8 marzo 2008, partecipa alla grande festa per i 100 anni dell'Inter, entrando in campo al "G. Meazza" dopo il successo per 2 a 0 dei nerazzurri contro la Reggina. Osannato dal pubblico interista, viene definito dal giornalista Maurizio Mosca il più grande giocatore che abbia mai vestito la maglia dell'Inter in cento anni di storia della "Beneamata".

Ha scritto un'autobiografia, pubblicata nel 2001, col titolo Una porta nel cielo (Limina Edizioni, ISBN 88-88551-92-1), nella quale, oltre a raccontare i periodi difficili dopo i gravi infortuni e il suo rapporto con la fede buddhista, descrive ed approfondisce i suoi complicati rapporti con alcuni allenatori, spendendo parole di elogio per molti altri (Giovanni Trapattoni, Carlo Mazzone e Gigi Simoni).

In particolare vengono descritti i contrasti con Marcello Lippi durante la stagione 1999-20000 all'Inter. Lippi, racconta, tenne nei suoi confronti un atteggiamento apertamente ostile ed ingiusto durante tutta la stagione, totalmente in contrasto con gli elogi e le promesse fatte ad inizio stagione. Celebre l'episodio, raccontato nel libro, in cui, durante una partitella al ritiro dell'Inter, fa un lancio smarcante di quaranta metri per Vieri, questi segna, si gira e applaude insieme a Panucci il suo bel lancio. Lippi urla: «Vieri, Panucci, ma che cazzo fate? Credete di essere a teatro? Non siamo qui per farci i complimenti a vicenda, tantomeno al sig. Baggio, siamo qui per lavorare!». Non è l'unica accusa rivolta apertamente a Lippi: nel corso del libro, Baggio accusa Lippi di avergli chiesto, in pratica, di "fare la spia", ossia riportare eventuali voci contro il mister viareggino, quando ad un certo punto della stagione il tecnico ebbe l'impressione che qualcuno remasse contro di lui nello spogliatoio. Dinnanzi al netto rifiuto da parte di Baggio, sarebbe nato l'atteggiamento ostile che poi si estrinsecò attraverso l'episodio del rimprovero a Panucci e Vieri ma anche tantissimi altri episodi che nel testo non sono stati resi noti. Durissima è la risposta da parte di Lippi che, senza mezzi termini, asserisce di non aver mai chiesto aiuto a Baggio "perché è una persona di cui non ho stima e che non reputo importante dal punto di vista umano" (queste le testuali parole del tecnico viareggino). Dopo l'episodio, Lippi ha dato mandato ai suoi avvocati di avviare un'azione legale contro il giocatore, contro quelle che il tecnico ritiene "cattiverie e falsità".

In occasione dei suoi quaranta anni, ha dato vita al suo blog, con la finalità di mettere in comunicazione i suoi ammiratori e tutti gli appassionati al gioco del calcio.

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Serie A

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La Serie A è il massimo livello professionistico del campionato italiano di calcio.

Organizzata dalla Lega Nazionale Professionisti, è uno dei più importanti e seguiti campionati calcistici del mondo, nonché il terzo più competitivo d'Europa secondo l'attuale ranking stilato dall'UEFA.

Vi partecipano attualmente 20 squadre che si affrontano a turno nel girone di andata (orientativamente disputato tra settembre e gennaio) e nel girone di ritorno (tra gennaio e maggio). Per ogni partita sono assegnati tre punti alla squadra vincitrice dell'incontro (a partire dalla stagione 1994-1995) e zero a quella sconfitta. In caso di pareggio è assegnato un punto a entrambe.

Alla fine della stagione la squadra prima classificata vince lo scudetto, un simbolo che fu introdotto per la prima volta nel 1924, e viene premiata con la Coppa campioni d'Italia, il trofeo ufficiale del campionato dalla stagione 1960-1961.

Le tre squadre piazzatesi sul podio accedono direttamente alla Champions League, mentre la quarta classificata acquista il diritto a giocarsi l'ultimo turno preliminare della massima competizione continentale; la quinta, la sesta e - se la vincitrice della Coppa Italia sia eleggibile per la Champions e l'altra finalista si qualifichi in qualsiasi delle due coppe europee, o in ogni caso se la vincitrice della coppa si piazzi in zona UEFA - la settima, disputano la Coppa UEFA, dal 2009 ridenominata UEFA Europa League.

Retrocedono invece in Serie B le ultime tre squadre classificate.

Nel 1958, da un’idea di Umberto Agnelli, fu deciso di assegnare la Stella d’Oro al Merito Sportivo ai club che avessero conquistato il campionato di Serie A per dieci volte. Tale simbolo è composto da una stella dorata a 5 punte la quale è indossata sulle maglie e divise dei club ai quali è stata assegnata. La Juventus, dopo la conquista del suo decimo scudetto nella stagione 1957-1958, fu la prima squadra italiana ed europea a fregiarsi sulla maglia di uno stemma commemorativo di un titolo vinto sul campo. La Vecchia Signora indossò poi una seconda stella dorata dopo la vittoria nel campionato 1981-1982.

Sebbene gli storici parlino di giochi assai simili al calcio risalenti al Medioevo, la storia del pallone moderno in Italia incominciò a fine Ottocento, a seguito degli intensi traffici commerciali con l'Inghilterra. Furono infatti le città portuali che videro nascere i primi Football Clubs, società prevalentemente calcistiche e formate in gran parte da soci britannici.

La più antica formazione italiana di cui si abbia notizia certa è il Genoa, fondato il 7 settembre 1893 (ma attivo gia' da alcuni anni prima ufficiosamente), anche se taluni sostengono che in tale data a Torino fosse già attivo un altro club, l'Internazionale Torino, di cui non si dispone però di un analogo atto fondativo. L'ultimo decennio dell'Ottocento vide poi nascere molte altre squadre: la Torinese nel 1894, l'Udinese nel 1896, la Juventus nel 1897, l'Ascoli e la Vis Pesaro nel 1898, e il Milan nel 1899.

Nonostante i pionieri del nuovo sport fossero diffusi in tutto il Paese, era solo nel Nordovest che si aveva una concentrazione di società tali da poter formare uno stabile torneo. La Federazione Italiana di Football fu fondata a Torino il 16 marzo 1898, e subito organizzò il primo campionato italiano che fu vinto proprio dai genoani.

Sia il primo torneo, chiusosi addirittura in una sola giornata, sia i successivi, erano strutturati su un sistema ad eliminazione diretta sul modello della Coppa d'Inghilterra. A partire dal 1900 a primi turni erano a carattere regionale seguivano, in caso di qualificazione, le semifinali e le finali nazionali, queste ultime congiurate come l'atto conclusivo della manifestazione a cui accedevano due sole squadre. In questo periodo, visto l'esito delle amichevoli, solo tre regioni potevano schierare squadre in grado di combattersi piuttosto equilibratamente: il Piemonte, la Liguria e la Lombardia, mentre le formazioni delle altre regioni anche nelle amichevoli rimediavano sistematicamente pesanti sconfitte da squadre del Nordovest anche non di primo piano.

Il Genoa fu indiscutibilmente la prima Grande del calcio italiano, aggiudicandosi i primi tre tornei. Fu il Milan, capitanato da Herbert Kilpin, la prima avversaria a riuscire a fermare la corsa degli assi genovesi, aggiudicandosi il titolo del 1901. I genoani, che nel frattempo adottarono quella che diverrà la loro classica casacca rossoblù, si rifecero vendicandosi dei rossoneri l'anno successivo, per infilare poi una seconda tripletta tricolore.

Lo svilupparsi del movimento calcistico convinse la FIF, da poco iscrittasi alla FIFA, ad una riforma del campionato a partire dal 1905, sostituendo alle gare secche una serie di gruppi preliminari, i cosiddetti Gironi Eliminatorii Regionali, propedeutici al Girone Finale Nazionale, ed introducendo le partite di andata e ritorno. La nuova formula fece la fortuna della Juventus, triste perdente nelle due precedenti finali, che riuscì a cogliere il suo primo trionfo senza neanche scendere in campo grazie ad un inaspettato scivolone casalingo del Grifone contro la modesta Milanese all'ultima giornata.

Mentre le pionieristiche società avversarie pian piano chiudevano i battenti, rossoblù, rossoneri e bianconeri erano gli autentici pilastri di questo primordiale football italiano. Col passare degli anni, tuttavia, la primigenia matrice inglese cominciò ad attenuarsi, mentre larghissimo piede acquistò la nuova componente formata da giocatori svizzeri tedeschi: fu grazie ad essi che il Milan tornò alla vittoria nel 1906 e nel 1907.

Chiusosi il primo decennio, il calcio italiano andò incontro ad importanti cambiamenti, dovuti alla decisione della FIF di italianizzare a forza il campionato, escludendovi i giocatori stranieri che pure, abbiamo visto, avevano fondato il gioco in Italia. La scelta della Federazione colpì duramente i Football Clubs, e diede largo spazio alle Unioni Sportive e Ginniche che, più deboli in quanto non dirette dai maestri albionici, erano però usualmente formate completamente da atleti italiani, e fino ad allora si erano interessate maggiormente al parallelo campionato organizzato dalla Federazione Ginnica. La reazione dei Clubs classici fu durissima, sfociando addirittura nel ritiro dal torneo. Fu così la debuttante Pro Vercelli ad approfittare della situazione: i nuovi arrivati neutralizzarono i liguri dell'Andrea Doria e i lombardi dell'US Milanese conquistando il loro primo titolo, bissato l'anno successivo. Il nuovo calcio italiano usciva così dalle metropoli: cominciava il periodo d'oro delle provinciali.

I cambiamenti non finirono però qui, poiché in questo periodo nacquero due nuovi clubs frutto di scissioni dalle società originarie. Già nel 1906 soci dissidenti della Juventus si erano riuniti a sportivi orfani delle altre defunte squadre del capoluogo piemontese, fondando il Torino. Anche a Milano nel 1908 il Milan subì un'analoga secessione che diede origine all'Inter.

Nel frattempo la Federazione, ora ridenominata FIGC, fece una parziale marcia indietro riaprendo a quote di stranieri, ma soprattutto decise una drastica riforma del campionato. Sul modello della English League, nella stagione 1909-10 il meccanismo del torneo venne semplificato iscrivendo tutte le nove partecipanti ad un Girone Unico che avrebbe determinato una classifica di cui la squadra che ne avesse guadagnato la testa a fine stagione avrebbe vinto il titolo. Il successo arrise ai giovani nerazzurri dopo un polemicissimo spareggio contro i campioni uscenti vercellesi, che si rifaranno però infilando una tripletta di trionfi nelle tre annate successive.

La Federazione era a questo punto intenzionata ad allargare gli angusti confini del torneo, onde dargli davvero una valenza nazionale, ma il problema era, come si è detto, la nettissima differenza di valore fra le squadre provenienti dalle diverse parti del Paese. Nel 1910, comunque, la FIGC decise di innalzare il campionato veneto, che già si disputava da alcune stagioni, facendolo diventare parte del torneo nazionale col nome di Girone Veneto, ed includendovi anche il Bologna che non aveva alcuna avversaria in Emilia. Nel 1911 il Vicenza e nel 1912 il Venezia sfidarono i campioni occidentali, in entrambi i casi la Pro Vercelli, nella gara conclusiva, rimediando sonore lezioni con cinque gol al passivo per i biancorossi e addirittura tredici per i neroverdi lagunari.Da segnalare nel campionato del 1912/13 la prima retrocessione della Juventus poi ripescata a seguito di una parziale riforma dei gironi.

Per garantire la definitiva patente di nazionalità al titolo, la FIGC aveva però bisogno che il campionato coinvolgesse anche tutto il Centro e il Sud, e non solo la Pianura Padana. A quei tempi le formazioni meridionali disputavano vari tornei regionali inquadrati nella Terza Categoria, livello consono in rapporto alle forza delle squadre del Nord. Per raggiungere l'obiettivo prefissatosi, la Federazione attuò una sfasatura tra l'organizzazione calcistica delle due parti del Paese, elevando d'ufficio i tornei del Sud alla Prima Categoria, pur non essendo tali raggruppamenti minimamente paragonabili a quelli del Nord, ed apparendo dunque tale ricatalogazione puramente fittizia. Dato che contemporaneamente al Nord erano stati ristabiliti i Gironi Eliminatori regionali propedeutici al Girone Finale, gli incontri conclusivi fra i campioni dl Nord e quelli del Sud presero il nome di Girone Finalissimo o, semplicemente, di finalissima.

Il complicato meccanismo testé descritto rese però sempre più lungo ed affollato il campionato anche perché se da un lato si era istituita una Seconda Categoria che metteva in palio una serie di promozioni al massimo torneo, il contrario sistema delle retrocessioni, sperimentato nel 1912-13, fu subito di fatto abbandonato a suon di ripescaggi.

Nel 1914 venne la volta del piccolo Casale, sorprendente formazione del Monferrato mentre il successivo torneo fu bloccato ad un passo dalla conclusione a causa dell'intervento italiano nella Prima guerra mondiale. Per quest'ultima stagione il titolo del Genoa fu riconosciuto solo dopo la fine del conflitto.

Con la ripresa postbellica del 1919 cominciarono intensi dibattiti in vista di una riduzione e razionalizzazione del campionato, discussioni che sfociarono però in un nulla di fatto a causa dell'ostruzionismo delle provinciali che temevano per il proprio futuro all'interno di un eventuale torneo più elitario. L'Inter nel 1920 e la Pro Vercelli nel 1921 si laurearono così campioni dopo una lunghissima serie di gironi e partite, molte delle quali inutili e scontate. L'insofferenza delle società metropolitane giunse al culmine quando un progetto di riforma presentato da Vittorio Pozzo fu respinto dal Consiglio Federale: fu così che 24 squadre, le più forti e rappresentative, abbandonarono la federazione fondando una Confederazione Calcistica Italiana col compito di organizzare un campionato sul sistema del Progetto Pozzo. Nel 1922 si ebbero così due campioni, la sorprendente Novese e una Pro Vercelli giunta al canto del cigno; ma l'insostenibilità della situazione portò le due fazioni a riconciliarsi sulla base del Compromesso Colombo, che consacrava la nuova massima categoria, la Prima Divisione, composta da una Lega Nord a regime di 24 società, più una Lega Sud che invece continuava coi vecchi gironi regionali.

Nel 1923 e nel 1924 il Genoa completò la sua epopea vincendo i suoi due ultimi titoli e facendo in tempo a divenire la prima società a fregiarsi dello scudetto. La riforma del 1922 aveva definitivamente cambiato il calcio italiano, che si avviava verso il professionismo, chiudendo le porte alle provinciali e a molte Grandi di inizio secolo. Nuove forze facevano irruzione nel campionato.

Il 24 luglio 1923 fu una data storica per il calcio italiano, poiché l'elezione di Edoardo Agnelli alla presidenza della Juventus segnò l'ingresso della potentissima famiglia torinese proprietaria della FIAT nelle vicende del campionato. Gli abbondanti capitali di Casa Agnelli fecero rifiorire il sodalizio bianconero, in gravissima crisi dai tempi della scissione che aveva fatto nascere il Torino, e lo portarono nel giro di tre decenni a diventare la più titolata squadra italiana.

Nel frattempo però nacque anche l'astro del Bologna che, protetto dal potente ministro fascista Leandro Arpinati, e sospinto dalle reti del bomber Angelo Schiavio, raggiunse lo scudetto nel 1925 dopo un'interminabile e polemicissima serie di finali contro i genoani, segnate da gravi disordini di ordine pubblico che sfociarono addirittura in scontri con colpi di armi da fuoco.

Con la prima storica Grande del campionato definitivamente avviata sul viale del tramonto, le due nuove Potenze del torneo si ritrovarono a contendersi direttamente fra loro la vittoria l'anno successivo, e stavolta a prevalere furono i bianconeri che si aggiudicarono il loro secondo scudetto a ventun anni di distanza dal primo.

Nell'estate del 1926 con la Carta di Viareggio il governo fascista riorganizzò il campionato abolendo la divisione fra Nord e Sud, inaccettabile dal punto di vista degli ideali nazionalistici del regime, che la consideravano un motivo di divisione per la nazione. Le vecchie Leghe Nord e Sud vennero di conseguenza smantellate: diciassette formazioni provenienti dall'ex Lega Nord e tre formazioni provenienti dall'ex Lega Sud, l'Alba Roma, la Fortitudo Roma e il Napoli, furono iscritte alla nuova Divisione Nazionale che apriva ufficialmente le porte al professionismo.

La nuova formula della manifestazione prevedeva ora, in loco della serie di finali, un raggruppamento conclusivo con le migliori squadre della fase eliminatoria. Il Torino, allestito dal presidente conte Enrico Marone di Cinzano, vinse il proprio girone e, trascinato dal cosiddetto Trio delle Meraviglie composto da Julio Libonatti, Adolfo Baloncieri e Gino Rossetti, spiccò il volo tagliando in testa il traguardo. La gioia dei granata fu però di breve durata, poiché nell'autunno successivo il sodalizio piemontese incappò nello scandalo del Caso Allemandi, in cui venne accusato di aver avvicinato e corrotto il terzino juventino Luigi Allemandi, e che gli costò la revoca dello scudetto. La reazione psicologica alla condanna avvenuta su base indiziaria e non probatoria, fu comunque la molla per il rilancio in classifica dei granata, partiti inizialmente un po' appagati nella nuova stagione. La sorte volle che la nuova annata divenisse quasi la copia della precedente, e il 22 luglio a San Siro il Torino si riaggiudicò nuovamente un titolo che questa volta non gli tolse nessuno.

Il deciso attivismo del presidente federale Leandro Arpinati partorì nell'estate del 1928 una novità che divenne tappa storica per il calcio italiano. Il mondo del pallone tricolore era infatti oramai pronto per dare una svolta che lo portasse ad assumere un'organizzazione simile a quella del campionato inglese, e fu così decisa quella svolta che portò all'introduzione anche in Italia della formula del Girone Unico, tra le proteste dei clubs più piccoli, spaventati all'idea di venire inghiottiti, come puntualmente avvenne, dalle categorie inferiori. Il nuovo campionato sarebbe stato quindi l'ultimo disputato con la formula dei due gironi introdotta nel 1921, mentre dalla stagione successiva le grandi squadre sarebbero state riunite in un nuovo torneo, la Serie A, mentre le escluse avrebbero costituito l'altrettanto inedita Serie B. A tal fine Arpinati decise unilateralmente l'allargamento una tantum dell'ultimo torneo di Divisione Nazionale, includendovi varie squadre cadette nel tentativo di dare maggiore rappresentatività geografica alla manifestazione, e la cui finale vide i granata soccombere al Bologna nello spareggio disputato al Flaminio di Roma.

Nel 1929 la FIGC e Arpinati realizzarono dunque, come negli altri paesi, un campionato nazionale a girone unico. Il progetto iniziale prevedeva una prima categoria composta da sedici squadre, ovvero quelle che si erano classificate tra le prime otto nei due gironi in cui era diviso il campionato precedente. Il protrarsi dello spareggio per l'ottavo posto fra Napoli e Lazio portò ad ammetterle entrambe, e con il ripescaggio della Triestina per motivi patriottici il numero delle squadre fu alzato a 18. Il 6 ottobre 1929 si disputarono dunque le prime 9 partite del campionato 1929-30 che alla fine vide il successo della nuova Ambrosiana di Giuseppe Meazza, una squadra creata dal regime fondendo d'autorità l'Inter con l'Unione Sportiva Milanese.

Nel 1930-31 iniziò l'epopea della Juventus di Edoardo Agnelli, che in estate aveva ingaggiato dall'Alessandria l'allenatore Carlo Carcano e Giovanni Ferrari. I piemontesi partirono lanciatissimi e, nonostante una leggera flessione che li aveva fatti avvicinare dalla Roma di bomber istriano Rodolfo Volk, si aggiudicarono il loro terzo titolo. I bianconeri si ripeterono subito l'anno successivo, superando in rimonta il Bologna dell'ormai maturo Angelo Schiavio.

Nel 1931-1932 il sodalizio torinese ammise in prima squadra il promettente diciottenne nizzardo Felice Borel, che si rivelò un ragazzo prodigio segnando ben 29 reti in ventotto presenze: fu una scommessa vinta che fruttò il terzo scudetto consecutivo. Nel 1932-1933 fu inaugurato lo stadio Mussolini, poi ridenominato Comunale, che ospiterà i bianconeri per 57 anni. Questa volta le Zebre dovettero rincorrere per lungo tempo la lanciatissima Ambrosiana, ma alla fine fu ancora un successo. Da segnalare, nel 1933-1934, la prima retrocessione del glorioso Genoa, che segnava definitivamente la fine del calcio dei pionieri. A questa andrà ad aggiungersi la retrocessione della Pro Vercelli nel 1934-1935, l'altra grande protagonista della fase precedente la nascita del girone unico.

Dopo il successo della Nazionale ai Mondiali 1934, la Juventus operò un discreto rinnovamento della sua formazione. La nuova stagione fu assai emozionante, con una Fiorentina per lunghi tratti capolista, ed inseguita da bianconeri e nerazzurri. Alla lunga i toscani mollarono però la presa, e la lotta si concluse quando i milanesi crollarono a Roma lasciando ai piemontesi il loro settimo scudetto, il quinto consecutivo. Un record che non verrà mai più battuto. Il 15 luglio Edoardo Agnelli moriva improvvisamente a Genova, ucciso dall'elica del suo idrovolante, dopo che questo era caduto in mare.

Nel 1935 le squadre partecipanti alla Serie A erano state ridotte a 16 già da un anno, così come previsto nel progetto originale del 1929. Emerse subito il Bologna che, da quando gli emiliani si erano aggiudicati due edizioni della Coppa Europa, i giornalisti dicevano fosse la squadra che tremare il mondo fa, essendo a quei tempi la Coppa Europa un precursore della moderna Coppa Campioni. I petroniani, sospinti dalla reti di Angelo Schiavio, dovettero guardarsi le spalle dai campioni uscenti e dai loro cugini del Torino, coi granata che ad un certo punto balzarono addirittura in testa alla classifica, e si inserì poi nella contesa anche la Roma; il testa a testa fu molto combattuto e furono infine i rossoblù a conquistare il loro terzo scudetto. E gli emiliani si ripeterono subito l'anno successivo, recuperando in corsa la sorprendente Lazio del bomber Silvio Piola.

Sembrava l'inizio di un nuovo dominio, ma il ritiro di Schiavio penalizzò gli emiliani che nel 1937-1938 cedettero il titolo ad un'Ambrosiana-Inter che seppe tener a bada l'imperioso ritorno primaverile dei bianconeri. Renato Dall'Ara, dopo la deludente stagione, si buttò sul mercato alla ricerca di un nuovo attaccante che sapesse cogliere la pesante eredità di Schiavio; la ricerca fu felice poiché fu ingaggiato l'uruguaiano Hector Puricelli il quale, capitalizzando al meglio i cross dell'ala destra Amedeo Biavati, vinse la classifica dei cannonieri e riportò gli emiliani allo scudetto.

La sfida fra rossoblù e nerazzurri divenne una costante in un'Italia sull'orlo della guerra, e una piccola distrazione da ben più grandi problemi. Se nel 1940 l'Ambrosiana-Inter, dopo un lungo inseguimento, riuscì a riprendere e superare i felsinei, battendoli nel decisivo match dell'Arena Civica, nel 1941 nulla poté di fronte all'inarrestabile fuga dei bolognesi, che colsero il loro sesto titolo.

L'acuirsi del conflitto bellico cominciò ad influire pesantemente sul torneo. La nuova stagione si caratterizzò per l'inedita lotta tra il Torino, il Venezia dei giovani Ezio Loik e Valentino Mazzola, e la Roma. I capitolini, braccati dai veneti, furono superati in primavera dai granata, ma ripresero la testa della classifica nel finale e riuscirono a diventare la prima squadra della vecchia Lega Sud a vincere uno scudetto. Voci maligne tramandarono insinuazioni che tale titolo fosse molto voluto dal duce, ma altre testimonianze parlano di un bel gioco dei giallorossi, che si giovarono delle reti di Amedeo Amadei.

Deluso dall'occasione persa, il presidente granata Ferruccio Novo acquistò Loik e Mazzola dai veneziani. Il salto di qualità fu notevole, e nel nuovo torneo i piemontesi furono protagonisti di un'emozionantissima fuga a due con l'autentica rivelazione del Livorno, contesa che si risolse proprio sul filo di lana coi toscani a piangere l'irripetibile e sfortunata cavalcata. Per il Torino giunse il secondo titolo, che non poté essere difeso l'anno seguente poiché le invasioni americana e tedesca spaccarono l'Italia in due determinando lo stop del campionato per due anni.

In un'Italia dilaniata dalla guerra, il campionato tornò nella stagione 1945-1946 con una formula speciale secondo la quale le squadre furono separate in due gironi geografici con un raggruppamento finale di otto squadre, anche se furono solo le quattro rappresentanti padane a contendersi il titolo che andò d'un soffio ancora al Torino.

Fu nell'annata 1946-1947 che si ricrearono le condizioni per un girone unico: le squadre ammesse furono ben 20, quante rimarranno fino al 1951-52. La Juventus sembrò dapprima poter interrompere l'egemonia dei cugini, ma il superiore tasso tecnico dei granata prevalse ancora permettendo loro di cogliere il quarto scudetto. Il 1947 segnò il risveglio del Milan dopo un letargo durato un'intera generazione. I rossoneri condussero a lungo la classifica, prima di cedere sotto i colpi dell'inesperienza e di lasciare primo posto e titolo ancora al Torino; per i lombardi si trattò comunque del miglior risultato dal 1912. I rossoneri torneranno al successo nel 1950-1951. Il campionato 1947-1948 ebbe una piccola particolarità: fu disputato a 21 club per il ripescaggio, per ragioni politiche, della Triestina.

I granata non avevano più rivali: colonne portanti della Nazionale alla quale fornivano la quasi totalità dell'organico, anche nel 1948-1949 presero ben presto il comando della graduatoria e, nonostante qualche segno d'affanno, mantennero un discreto vantaggio finché il 30 aprile, pareggiando a San Siro contro gli inseguitori dell'Inter, ipotecarono l'ennesimo scudetto. Ma a questo punto, l'epopea del Grande Torino si interruppe improvvisamente. Il 3 maggio la squadra si recò a Lisbona per un'amichevole e, al termine del viaggio di ritorno, a causa del maltempo l'aeroplano che li stava riportando a casa perse la rotta e, anziché puntare sull'aeroporto di Caselle, si schiantò contro il terrapieno della basilica di Superga. Nessuna delle persone a bordo sopravvisse alla tragedia. L'Italia perdeva una delle più forti squadre che abbiano mai partecipato alla Serie A. Agli sportivi torinisti, e agli italiani in generale, non rimase che piangere i giovani campioni prematuramente scomparsi.

La tragedia di Superga fu un passaggio epocale per il calcio italiano, che segnò il tramonto delle vecchie gerarchie e diede inizio a quell'era moderna del campionato tricolore che dura ancora oggi. Al di là delle singole stagioni, il palcoscenico della Serie A fu da quel giorno occupato da tre attori, la Juventus di Casa Agnelli, il ritrovato Milan e i cugini lombardi dell'Inter, che lasceranno a tutte le altre società solo un ruolo da coprimarie o da meteore destinate a brevi e mai stabili passaggi ai vertici delle classifiche.

Il primo campionato del nuovo corso, nel 1949-1950, rimase a Torino, ora però nelle mani dei bianconeri che seppero tener a bada i rossoneri nonostante la pesantissima sconfitta casalinga per 1-7 che i milanesi inflissero loro. Straripante in attacco, dove poteva contare sul trio svedese del Gre-No-Li, con Gunnar Nordahl, ariete di 190 cm, che vinse 5 volte il titolo di capocannoniere, il Milan peccava ancora in difesa: alcuni acquisti di valore tra cui quello di Arturo Silvestri assestarono anche il reparto arretrato cosicché nel 1950-1951, in rimonta sui cugini e dopo 44 anni, i rossoneri tornarono finalmente allo scudetto. Dopo una stagione appannaggio dei piemontesi, e la riduzione del lotto delle partecipanti a 18, venne il turno dei nerazzurri che si affermarono per due anni consecutivamente.

Nel 1954 l'ambizioso editore Andrea Rizzoli comprò il Milan con l'ambizione di portarlo ai massimi livelli sia all'interno sia nelle nascenti competizioni europee. Acquistato il talentuoso centrocampista uruguaiano Juan Alberto Schiaffino, stella del Mondiale svizzero, i rossoneri dominarono un torneo al termine del quale il campionato fu toccato dalla prima grossa serie di scandali dopo quello del 1927, che portarono alla retrocessione a tavolino di Udinese e Catania. Il dominio delle tre Grandi ebbe un momento di pausa nel 1955-1956, quando la rampante Fiorentina ottenne il primo scudetto per la Toscana dopo una lunga ed autorevole fuga, che si concluse con 12 punti di scarto sul Milan, ma riprese subito con un nuovo titolo a testa per il Milan e per la Juventus: per i torinesi significò divenire la prima squadra a fregiarsi della stella d'oro permanente sulle maglie, nonché la più titolata d'Italia superando definitivamente il Genoa.

Mentre i viola, assai sfortunati, ottennero fra il 1956-1957 e il 1959-1960 il poco desiderabile record di quattro secondi posti consecutivi, milanisti e juventini si spartirono gli scudetti del quadriennio fra i Mondiali di Svezia e i Mondiali del Cile, anche grazie a due grandi attaccanti sudamericani, José Altafini ed Omar Sivori. Nel 1960 intanto, in pieno regime commissariale, la FIGC introdusse la novità dell'innalzamento a tre del numero delle retrocessioni, determinando a lungo andare un maggior turn over delle partecipanti al massimo campionato.

Angelo Moratti, presidente dell'Inter dal 1955, nel 1960 aveva affidato la panchina della squadra all'argentino Helenio Herrera, allenatore che rigenerò la rosa dando filo da torcere agli juventini nel 1960-1961 e ai rossoneri nel 1961-1962, i quali dovettero faticare ottenendo i rispettivi scudetti solo in rimonta sugli incostanti interisti. Fu, come spesso accaduto, il Mondiale a scompaginare le carte in tavola e a dar spazio alle formazioni più giovani, come quella di Moratti, che raggiunse il tricolore nel 1962-1963; in più, sull'altra sponda dei Navigli, le dimissioni del presidente Rizzoli, che con la conquista della Coppa dei Campioni 1962-1963 e la costruzione del modernissimo centro sportivo di Milanello considerò concluso il suo apporto alla società di via Turati, chiusero il ciclo rossonero e, con il periodo di transizione in cui versava la Juventus, lasciarono totalmente campo libero alle ambizioni nerazzurre.

L'anno successivo però la corazzata interista, che conquistò la Coppa dei Campioni, trovò in patria un inaspettato ostacolo nel Bologna di Fulvio Bernardini. Nonostante una brutta storia di infondate accuse di doping fra i rossoblù, con il sospetto di una macchinazione orchestrata da ambienti nerazzurri, i felsinei chiusero a pari punti coi milanesi rendendo necessaria, caso unico nella storia del girone unico, la disputa di uno spareggio: a Roma, il 7 giugno 1964 gli emiliani si imposero 2-0, conseguendo il loro settimo ed ultimo scudetto.

Il sodalizio morattiano ebbe modo di rifarsi l'anno successivo, in quella che fu la più memorabile stagione di sempre dell'Inter: mentre conseguivano il titolo europeo e quello mondiale, i nerazzurri riuscirono in una clamorosa rimonta ai danni dei cugini rossoneri, ad un certo punto in vantaggio di addirittura sette punti: allo squadrone di Herrera sfuggì solo, e di un soffio, la Coppa Italia, che andò in finale alla Juventus. Dopo un nuovo titolo intercontinentale, nel 1965-1966 in Italia fu ancora Inter, questa volta mantenendo la vetta della classifica per tutta la stagione: fu il decimo scudetto che valse anche per i lombardi la stella d'oro, otto anni dopo quella bianconera.

Anche le fatiche del Mondiale d'Inghilterra sembrarono non intaccare il predominio morattiano in un torneo dominato per tutta la stagione. A metà di maggio del 1967 per gli interisti, capolisti della Serie A e finalisti in Coppa dei Campioni, sembrò profilarsi una nuova campagna trionfale. Ma avvenne l'imponderabile. Giovedì 25 maggio, a Lisbona, la rimonta dei non irresistibili scozzesi del Celtic fece volar via la Coppa. Tornati in patria per l'ultima giornata di campionato, domenica 28, i nerazzurri persero clamorosamente a Mantova per una papera del portiere Giuliano Sarti su tiro dell'ex nerazzurro Beniamino Di Giacomo, cedendo il titolo alla sorprendente Juventus. A completare l'opera arrivò, il 7 giugno, l'eliminazione in semifinale di Coppa Italia per mano della formazione cadetta del Padova. Per la Grande Inter, che aveva affascinato milioni di tifosi, fu il catastrofico capolinea.

Il 1967 segnò anche il ritorno del torneo a sedici partecipanti. Dopo un quadriennio, il primato sul calcio milanese, e su quello nazionale, passò nelle mani del Milan. Col ritorno in panchina di Nereo Rocco, i rossoneri del giovane presidente Franco Carraro aprirono un ciclo che aveva già fruttato, il giugno precedente, la prima Coppa Italia; trascinato da Gianni Rivera, il Diavolo fece agilmente suo sia lo scudetto che la Coppa delle Coppe 1967-1968, e continuò un cammino che arriverà fino al titolo europeo del Bernabéu contro l'Ajax, sconfitta per 4-1, e a quello mondiale della Bombonera, dopo due partite trasformatesi in vere e proprie battaglie, contro l'Estudiantes de La Plata.

In Campionato, distratto dagli obiettivi internazionali, il Milan non seppe ripetersi l'anno successivo. Fu invece l'incredibile Cagliari a mantenere per molte settimane il comando della graduatoria, ma l'inesperienza dei sardi giocò loro contro, tant'è che alla lunga uscì la forza della Fiorentina: per i viola lo Scudetto 1968-1969 fu il secondo e finora ultimo titolo. Ma i cagliaritani non persero morale. Sempre sostenuti dai gol del varesino Gigi Riva, ripartirono alla testa della classifica, ma quando in inverno furono avvicinati da due potenze come Inter e Juventus, tutti pensarono che non ci sarebbero state speranze per la piccola squadra isolana. Incredibilmente però i sardi riuscirono a tenere a debita distanza le inseguitrici e il 12 aprile 1970 conquistarono lo scudetto tra lo stupore generale. Cagliari, coi suoi centosettantamila abitanti, divenne la più piccola città a vincere la A a girone unico, e scrisse una piccola favola che verrà raccontata nei decenni a seguire.

Il Cagliari sembrò partir bene anche nella nuova stagione agonistica e, dopo la vittoria in casa dell'Inter il 25 ottobre, sognò il secondo trionfo: ma sei giorni dopo a Vienna, durante la partita tra Italia e Austria, un grave infortunio mise fuori gioco Riva, compromettendo in parte la carriera della grande ala, e mandando in frantumi i sogni del club rossoblù. Il campionato tornò dunque ad essere un discorso milanese, coi nerazzurri che recuperarono i cugini rossoneri e colsero il loro 11° titolo.

Nell'estate del 1971 un riassetto societario portò ai vertici della Juventus l'ex capitano Giampiero Boniperti, uomo di fiducia del patron Gianni Agnelli. Imbottendo la rosa di giovani promettenti, e nel quadro di un generale scadimento tecnico del torneo, la nuova dirigenza seppe dar vita ad un ciclo di tre lustri in cui i bianconeri rafforzarono definitivamente il loro primato nell'albo d'oro del campionato, ma lasciando sul sodalizio piemontese una pessima nomèa a causa di presunti ricorrenti favori arbitrali, determinanti nelle lotte per gli scudetti.

Nelle prime stagioni la lotta fu col Milan di Nereo Rocco: già nel 1971-1972 il capitano rossonero Gianni Rivera fu squalificato per 4 giornate (ridotte a 2 in appello) per le sue pesanti accuse al Palazzo, ma nel 1972-1973 le polemiche divennero ancor più aspre. Il torneo consistette in una serrata lotta fra i lombardi, i piemontesi e la sorprendente neopromossa Lazio di Tommaso Maestrelli, coi rossoneri favoriti fino allo scontro diretto dell'Olimpico che li vide uscire sconfitti per la pessima conduzione di gara di Concetto Lo Bello, che annullò un gol regolare di Luciano Chiarugi; le tensioni che ne seguirono compromisero la corsa del Diavolo che vide assottigliarsi il suo vantaggio fino all'ultima giornata che lo vedeva impegnato a Verona: stanco per la vittoriosa trasferta greca a Salonicco che in settimana gli aveva fruttato la Coppa delle Coppe 1972-1973, il Milan crollò clamorosamente al Bentegodi per 3-5, subendo il sorpasso in extremis della Juventus. La Fatal Verona lasciò il segno nella società rossonera, aprendo un'instabilità dirigenziale ultradecennale che si rifletté in scarsi risultati agonistici. Fu invece pronta la risposta della Lazio che, smentendo chi la considerava una meteora, si propose in vetta lungo tutta la stagione successiva e cogliendo il suo primo storico scudetto, anche grazie ai gol del capocannoniere Giorgio Chinaglia.

L'arrivo di Carlo Parola sulla panchina bianconera coincise col pronto riscatto dei piemontesi. Coi biancocelesti distratti dal male che stava divorando il suo sfortunato allenatore, i torinesi non ebbero particolare difficoltà a rimettere le mani sul titolo nel 1974-1975. Assai più emozionante fu il torneo successivo, capofila di un triennio di assoluta centralità della città di Torino nel calcio nostrano. Per i bianconeri, spesso protagonisti di insperati recuperi, fu stavolta il proprio turno di vedersi sfilare di mano uno scudetto già assaporato: la sconfitta fu ancor più bruciante perché avvenuta per mano dei cugini del Torino i quali, trascinati dai Gemelli del gol Pulici e Graziani, tornarono al successo ad un quarto di secolo dalla sciagura di Superga. Ancor più squilibrato fu il successivo campionato che vide le torinesi come dominatrici assolute, distando di ben quindici punti le inseguitrici: la Juventus del neotecnico Giovanni Trapattoni riuscì a vendicarsi dei granata, bruciando al fotofinish i cugini per una sola lunghezza, oltre a vincere la Coppa UEFA, primo trofeo internazionale del club bianconero. E anche nel 1977-1978 il tricolore fu appannaggio dei bianconeri, che distanziarono stavolta più nettamente il Toro e una temibile neopromossa, il Lanerossi Vicenza del giovane Paolo Rossi.

I Mondiali d'Argentina segnarono un momentaneo rimescolamento delle carte e, in una stagione non certo esaltante, portarono ad un'estemporanea resurrezione del Milan il quale, guidato in panchina dalla vecchia gloria Nils Liedholm, grazie ad un accorto schieramento difensivo, riuscì ad assicurarsi quella tanto sospirata Stella d'oro che così beffardamente se ne era volata via sei anni prima; la medaglia d'onore, e quella d'argento, andarono però al Perugia di Ilario Castagner, prima squadra a riuscire a chiudere la stagione imbattuta dai tempi del Genoa del 1923.

I sogni di gloria dei tifosi rossoneri invece svanirono presto, trasformandosi al contrario del peggiore degli incubi. Il campionato 1979-1980 fu l'anno del dodicesimo scudetto dell'Inter, allenata da Eugenio Bersellini, e guidata in campo da Alessandro "Spillo" Altobelli ed Evaristo Beccalossi, ma soprattutto fu la stagione dello scandalo del Totonero: il 23 marzo la Guardia di Finanza fece irruzione negli stadi arrestando quattordici tesserati coinvolti in un giro di scommesse clandestine e compravendite di partite, gettando nell'occhio del ciclone la Lazio e proprio il Milan, che furono retrocesse a tavolino in Serie B, mentre numerose altre società subirono pesanti penalizzazioni. Per i rossoneri fu la prima discesa nella cadetterìa. Nello scandalo furono coinvolti calciatori di primo livello come Enrico Albertosi del Milan, Lionello Manfredonia, Bruno Giordano e Giuseppe Wilson della Lazio, e Paolo Rossi del Lanerossi Vicenza; quest'ultimo fu squalificato per 2 anni e sarà costretto a saltare il campionato d’Europa 1980 giocato pochi mesi dopo proprio in Italia.

La Serie A uscì dallo scandalo assai indebolita, tanto che per correre ai ripari di fronte allo scadimento tecnico del torneo - certificato dal dimezzamento dei posti disponibili per l'Italia in Coppa UEFA - la FIGC decise di abbandonare la linea autarchica degli Anni Settanta autorizzando l'ingaggio di uno straniero per squadra (dalla stagione 1982-1983 diventarono due). Il campionato italiano fu avvicente fino all'ultima giornata: la lotta per il titolo, nell'anno della finora unica apparizione in A della Pistoiese, fra la Juventus, il Napoli, l'Inter e la Roma del Presidente Dino Viola e del tecnico Nils Liedholm si infiammò alla terzultima giornata, il 10 maggio 1981, in occasione dello scontro diretto fra bianconeri e capitolini al Comunale, quando un gol del giallorosso Ramòn Turone, che le moviole dimostrarono regolare, fu annullato dalla terna arbitrale guidata da Paolo Bergamo. Lo Scudetto venne assegnato nell'ultimo turno, il 24 maggio 1981, con la vittoria della Juventus per 1-0 contro la Fiorentina in casa, e con il pareggio romanista per 1-1 in trasferta a Como, ma il gol di Turone, che avrebbe significato il sorpasso dei romani al vertice della classifica a due giornate dalla fine, divenne uno dei più celebri argomenti di coloro che, negli anni a seguire, sostennero l'esistenza di una sudditanza psicologica dei fischietti italiani nei confronti della società di Casa Agnelli. Argomenti che trovarono subito nuova linfa nel 1981-1982, quando il testa a testa fra i bianconeri e la Fiorentina di Giancarlo Antognoni si risolse solo all'ultimo turno, il 16 maggio 1982, in occasione del quale un gol viola in casa di un Cagliari impegnato in una lotta per la salvezza con Genoa e Milan, fu annullato fra mille recriminazioni, mentre a Catanzaro un rigore molto dubbio trasformato da Liam Brady premiava la Juventus, consegnandole il suo 20° Scudetto, quello della Stella d'oro.

I trionfali Mondiali di Spagna lasciarono il segno nella stanca Juventus e fu così che la Roma del presidente Dino Viola, di Nils Liedholm, e degli idoli di casa Agostino Di Bartolomei e Bruno Conti, tornò al titolo a 41 anni da quello del 1941-1942. La lotta fra bianconeri e giallorossi divenne un classico degli Anni Ottanta, vedendo imporsi abbastanza nettamente i primi nel 1983-1984, e sfociando in un esito clamoroso nel 1985-1986.

Nel mezzo, coi piemontesi impegnati in una controversa cavalcata in Coppa dei Campioni, il Campionato 1984-1985 vide concretizzarsi il miracolo di una provinciale: sei decenni dopo i successi della Pro Vercelli, fu il Verona di Osvaldo Bagnoli e della coppia d'attaccanti formata da Elkjær e Galderisi a firmare l'impresa di vincere lo scudetto. In un campionato ricco di fuoriclasse stranieri, come Rummenigge dell'Inter, Boniek e Platini della Juventus, Maradona del Napoli e Zico dell'Udinese, la squadra gialloblù ottenne la matematica vittoria del titolo il 12 maggio 1985 a Bergamo, pareggiando contro l'Atalanta per 1-1. Da ricordare che la stagione 1984-1985 è anche passata alla storia per il numero massimo di spettatori, tra paganti e abbonati, allo stadio nella storia del campionato a girone unico, 38.000 a partita, un record ancora oggi imbattuto. Come anticipato, il torneo 1985-1986 ripropose la lotta fra capitolini e torinesi, e l'esito fu incredibile: quando tutti si aspettavano il trionfo dei giallorossi, la Roma crollò in casa contro il Lecce, già retrocesso ed ultimo in classifica. Fu il nono titolo in quindici anni per la gestione Boniperti, che chiuse così il suo formidabile ciclo dopo aver vinto, l'8 dicembre 1985, la prima Coppa Intercontinentale della sua storia a Tokyo. Già dal 20 febbraio forze nuove, destinate a rivoluzionare gli equilibri del campionato, avevano fatto il loro ingresso nel torneo.

L'inverno del 1985 fu molto tormentato per il Milan. La clamorosa eliminazione dalla Coppa UEFA per mano dei belgi del Waregem scatenò la contestazione dei tifosi contro il presidente Giussy Farina, che fuggì all'estero. Quando la Federazione dispose una ricognizione dei libri contabili, emerse una situazione di gravissimo dissesto finanziario tale da prefigurare un immediato rischio di fallimento, ma fu l'imprenditore televisivo Silvio Berlusconi ad acquistare la società il 24 marzo 1986 e ad impegnarsi nel ripianamento di ogni debito. L'ambizioso magnate milanese entrò prepotentemente nel mercato, mirando ad innalzare la squadra rossonera ai massimi livelli nazionali e mondiali.

La nuova stagione fu però appannaggio del Napoli di Diego Armando Maradona. Gli azzurri, trascinati dalla classe dell'asso argentino, presero rapidamente il comando della graduatoria e colsero il primo scudetto della loro storia. La squadra del presidente Corrado Ferlaino riuscì a prendere il comando il 9 novembre dopo aver battuto la Juventus nello scontro diretto al Comunale di Torino. Da quel momento in poi i partenopei non lasciarono più la testa della classifica, anche se ci furono dei momenti in cui altre squadre si avvicinarono, più in particolare l'Inter. Ma due sconfitte consecutive della squadra milanese allenata da Trapattoni, rispettivamente alla tredicesima e quattordicesima giornata del girone di ritorno, permisero al Napoli di festeggiare il primo storico scudetto della sua storia il 10 maggio dopo il pareggio allo stadio San Paolo contro la Fiorentina. Quella gara è ricordata anche per il primo gol in Serie A segnato dal ventenne attaccante viola Roberto Baggio, che collezionerà 205 gol fino alla stagione 2003-2004.

In estate Berlusconi non lesinò risorse in un mercato che portò a Milanello le due stelle olandesi Ruud Gullit e Marco van Basten, il centrocampista Carlo Ancelotti, e l'allenatore che a Parma aveva stupito per il suo gioco rivoluzionario: Arrigo Sacchi, profeta del gioco a zona e del calcio totale, tecniche assolutamente innovative nel difensivistico calcio italiano. I rossoneri partirono bene, ma alcune discusse decisioni del Giudice Sportivo lanciarono in fuga ancora gli azzurri partenopei. Il successo rossonero nello scontro diretto di San Siro parve un episodio isolato fino a Pasqua, dopo la quale i napoletani accusarono un crollo verticale. Sconfitta anche al San Paolo, la formazione di Maradona si sgretolò, e un pareggio a Como all'ultima giornata consegnò ai lombardi lo scudetto, il primo di una lunga serie di trionfi sotto la dirigenza Berlusconi.

Nella stagione 1988-1989 il campionato tornò a comporsi di 18 partecipanti e aumentò il numero di stranieri da schierare in campo, passando da due a tre. Mentre i rossoneri erano impegnati in una cavalcata che li portò alla conquista della Coppa dei Campioni a Barcellona, i cugini dell'Inter di Giovanni Trapattoni non trovarono ostacoli in Italia e si resero protagonisti di un torneo che riuscirono a dominare in ogni aspetto, cogliendo lo "scudetto dei record". Diversa fu l'annata successiva: la squadra nerazzurra si spense presto, e tornarono protagonisti partenopei e milanisti. Se l'andata fu appannaggio degli azzurri, il ritorno vide una poderosa cavalcata rossonera che fruttò loro la testa della classifica. La compagine sacchiana sembrò in grado di mantenere a distanza gli inseguitori, ma l'8 aprile il Giudice Sportivo assegnò ai partenopei una vittoria a tavolino, che significò l'aggancio in vetta, per una moneta da 100 lire che colpì in testa Alemão nella trasferta di Bergamo. L'entità del danno, apparsa subito dubbia e anni dopo confermata nella sua inesistenza dal presidente Corrado Ferlaino, fu oggetto di polemiche, che trovarono nuova linfa la penultima giornata, allorquando i rossoneri caddero a Verona, in una gara in cui Rosario Lo Bello - figlio di quel Concetto che era costato al Milan lo scudetto del 1973 - espulse tre milanisti più l'allenatore suscitando altre numerose polemiche. Con la sconfitta del Milan a Verona, i napoletani ratificarono lo scudetto la settimana successiva, battendo in casa la Lazio per 1-0.

Per i partenopei fu però il canto del cigno: la stagione successiva Diego Armando Maradona, travolto dalla sua disordinata vita privata, abbandonò la squadra fuggendo in Argentina, e per gli azzurri fu l'inizio di un declino che li porterà, nel giro di poco più di un decennio, in Serie C1. La stagione 1989-1990 è passata alla storia anche per la vittoria delle squadre italiane in tutte le tre competizioni europee organizzate dall'UEFA; il Milan conquistò per il secondo anno consecutivo la Coppa dei Campioni, la Sampdoria conquistò la Coppa delle Coppe e la Juventus si aggiudicò la Coppa UEFA battendo nella doppia finale un'altra squadra italiana, la Fiorentina. La stessa estate fu anche quella dei Mondiali di Italia '90, chiusi al terzo posto dalla Nazionale italiana. Il nuovo campionato vide dapprima una notevole bagarre in vetta, con numerose squadre in lotta tra cui il Milan, l'Inter, la Juventus, la sorprendente Sampdoria e la matricola del Parma. Dopo la pausa natalizia, il gruppone si sgranò ed emersero le due milanesi e i genovesi. Furono gli scontri diretti a sancire il predominio doriano: battendo i rossoneri a Marassi e i nerazzurri a San Siro, i blucerchiati dei bomber Gianluca Vialli e Roberto Mancini, e del presidente Paolo Mantovani, colsero il loro primo e finora unico scudetto. I principali delusi furono i rossoneri, che avevano sì incamerato la loro seconda Coppa Intercontinentale consecutiva (e anche un'altra Supercoppa Europea, vinta curiosamente proprio contro i genovesi), ma erano malamente usciti dalla Coppa dei Campioni in una tribolata notte marsigliese che per giunta era costata ai rossoneri un anno di squalifica dalle coppe europee, ed erano descritti dagli organi di stampa come una formazione giunta alla fine di un ciclo.

Berlusconi seppe invece azzeccare la mossa vincente: lasciato partire Sacchi per la Nazionale, affidò la panchina a Fabio Capello. Il tecnico di Pieris rigenerò lo spogliatoio costruendo una stagione in cui i rossoneri non ebbero rivali: vinsero lo scudetto distanziando nettamente la Juventus di Giovanni Trapattoni, chiusero imbattuti come non capitava ad una squadra da 13 anni (allora fu il Perugia) e ai campioni da 69, segnarono 74 reti con goleade a numerosi avversari, guadagnandosi così l'appellativo di Invincibili. Anche la stagione successiva fu un monologo del Diavolo, che conobbe la sua prima sconfitta, dopo una striscia record di 58 gare, solo il 21 marzo per il successo del Parma a San Siro con una rete di Faustino Asprilla; fu unicamente l'Inter di Osvaldo Bagnoli a tentare un vano inseguimento, fugato dal pareggio firmato Ruud Gullit nel derby della vigilia di Pasqua. La partenza in estate proprio di Gullit verso la Sampdoria, quella di Frank Rijkaard all'Ajax, ed il prematuro ritiro di Marco van Basten, che ad Ancona segnò, contro la squadra locale, matricola in A, la sua ultima rete nella massima serie, sembrarono gettare una pesante ombra sul futuro del Milan, cui Capello seppe cambiare totalmente strategia, e anziché sulle goleade degli anni passati, costruì nuovi successi sull'impenetrabile difesa guidata da Franco Baresi che permise al portiere Sebastiano Rossi di battere il record di imbattibilità della propria porta con 929 minuti. Come due anni prima, la principale inseguitrice fu la Juventus, a cui si aggiunse la Sampdoria, ma ancora la squadra di Capello seppe tener testa agli avversari, cogliendo il terzo scudetto consecutivo, una striscia di successi che non si verificava dai tempi del Grande Torino. A completare il trionfo, giunse anche la vittoria nella finale di Coppa dei Campioni 1993-1994 sul Barcellona per 4-0, che permise ai lombardi di cogliere quell'accoppiata che solo i loro cugini interisti erano riusciti a realizzare nel 1965. Il Milan seppe, quell'anno, sfruttare i gol di un attaccante che il ritiro di Van Basten aveva promosso titolare, Daniele Massaro, e le giocate del montenegrino Dejan Savićević.

Per i campioni d'Italia e d'Europa, e per il calcio italiano in generale, quella tarda primavera del 1994 fu un punto di svolta. La sera stessa della finale di Coppa ad Atene, in Senato, il cavalier Berlusconi, da pochi mesi entrato nell'agone politico, riceveva la nomina a Presidente del Consiglio, e gli impegni istituzionali lo portarono sempre più lontano dal mondo del calcio, affidando la società di via Turati nelle mani del vicepresidente Adriano Galliani. Con una minore spinta propulsiva - e finanziaria - del loro presidente, i rossoneri rallentarono; col materiale umano a loro disposizione, rinforzato dall'attaccante liberiano George Weah, riusciranno a condurre ininterrottamente il campionato 1995-1996 e a conquistare il loro quindicesimo scudetto, ma subito dopo ebbero un crollo verticale. Già dall'estate del 1994, peraltro, il posto lasciato dal Milan era stato preso da una vecchia potenza del calcio tricolore.

Mai nel Dopoguerra erano trascorse ben otto stagioni consecutive senza che la Juventus cogliesse un titolo. Decisi a non allungare ulteriormente la striscia negativa, Gianni e Umberto Agnelli rivoluzionarono l'assetto organizzativo della società, affidandone la gestione al manager Antonio Giraudo, al re del mercato Luciano Moggi, e alla vecchia gloria Roberto Bettega: i tre dirigenti formarono un discusso, ma indubbiamente abilissimo gruppo di amministratori, la Triade, che nel bene e nel male condizionò il calcio italiano per dodici anni.

Sulla panchina bianconera fu chiamato Marcello Lippi, che seppe sfruttare ottimamente la novità regolamentare introdotta dopo i Mondiali USA; seguendo la linea della FIFA tesa a disincentivare i pareggi favorendo lo spettacolo, anche la FIGC introdusse la norma che assegnava tre punti ad ogni vittoria, e non più due (in realtà tale regola ebbe una prima sperimentazione l'anno prima in Serie C). Il torneo vide balzare in testa l'ormai consolidato Parma di Nevio Scala, ma Lippi dimostrò di aver compreso appieno le conseguenze del nuovo sistema di punteggi: schierando la squadra con un inedito ed iperoffensivo schema 4-3-3, che sostituì il classico 4-4-2 che aveva fatto le fortune del Milan, ottenne un alto numero di vittorie, non curandosi di contro delle sette sconfitte stagionali, di cui tre consecutive in casa. Il tridente formato da Gianluca Vialli, Roberto Baggio e Fabrizio Ravanelli, assicurò gol a grappoli in un'annata in cui i bianconeri si trovarono a competere coi gialloblù su tutti i fronti. Se i ducali prevalsero nella finale di Coppa UEFA, la truppa di Lippi si aggiudicò quella di Coppa Italia e, soprattutto, lo scudetto dopo nove anni di attesa. E l'ascesa della Juventus continuò la stagione successiva quando, lasciando spazio in campionato - come già accennato - al Milan, i torinesi riuscirono a conquistare a Roma contro l'Ajax la seconda Coppa dei Campioni della storia bianconera.

Tra il 1996-1997 e il 1997-1998 si susseguirono due stagioni speculari sotto molti aspetti. In entrambe, un Milan alle prese con un difficilissimo ricambio generazionale, conseguì piazzamenti deludentissimi, rimanendo fuori dalle coppe europee e dovendosi anzi guardare le spalle; in entrambe, la Juventus subì le delusioni di perdere la Coppa dei Campioni all'ultimo atto; in entrambe, i bianconeri seppero ben consolarsi cogliendo un duplice scudetto; in entrambe, infine, tali successi maturarono in un clima di sospetti e polemiche. Rafforzatisi con l'acquisto del talentuoso trequartista franco-algerino Zinedine Zidane, i torinesi presero a stento il comando di un campionato mediocre, a novembre guidato dal sorprendente Vicenza di Francesco Guidolin (vincitore nel 1997 del suo primo trofeo nazionale, la Coppa Italia), in cui le inseguitrici stentavano; in inverno venne fuori però il Parma, realtà consolidata e storica, essendo l'unica società nel Dopoguerra che fosse riuscita ad insidiare in maniera non episodica le gerarchie tradizionali del calcio italiano. I gialloblù sembrarono aver grosse chances per cogliere il loro primo scudetto quando sbancarono l'Olimpico di Roma, ma alcuni passi falsi li frenarono finché, nello scontro diretto, il 18 maggio 1997 dello Stadio Delle Alpi, la concessione di un rigore inesistente a favore dei bianconeri vanificò gli sforzi degli emiliani, che persero matematicamente il titolo alla penultima giornata (25 maggio 1997), quando sconfissero in casa il Bologna, dopo che la Juventus pareggiò 1-1 a Bergamo contro l'Atalanta due giorni prima, il 23 maggio (gara anticipata per via della finale Coppa dei Campioni 1996-1997 in programma il 28 maggio): l'episodio di Torino fu solo l'ultimo di una serie di arbitraggi più che discutibili, che avevano tratto d'impaccio i piemontesi in varie gare stagionali. E l'anno successivo le polemiche furono ancor maggiori. Stavolta fu l'Inter di Massimo Moratti e di Luigi Simoni ad impensierire la truppa di Lippi: capolista per gran parte del girone d'andata e vincitrice del primo scontro diretto, la squadra nerazzurra vanificò tutto con alcune clamorose sconfitte tra cui quelle interne contro il Bari e il Bologna (entrambe per 0-1). I lombardi seppero comunque riprendersi, e si presentarono al Delle Alpi, la quart'ultima giornata, con un solo punto di ritardo dai bianconeri; il clima, già tesissimo per le continue sviste arbitrali che avevano salvato la Juventus nella gara contro l'Empoli in toscana la settimana prima (per via di un gol valido non visto dall'arbitro Pasquale Rodomonti che era vicino alla porta), nell'incontro con la Lazio, ed in vari altri incontri, si incendiò quando, in una convulsa fase di gioco, non venne assegnato un rigore ai nerazzurri per uno scontro fra Ronaldo e Mark Iuliano mentre, sul rovesciamento dell'azione, il penalty fu accordato ai bianconeri per un intervento su Alessandro Del Piero, che poi fallì. Le polemiche divamparono violente su tutti i mass-media e persino in parlamento, ma ciò non impedì alla Juventus di cogliere il suo 25° titolo, arrivato il 10 maggio, con un turno di anticipo.

Furono i Mondiali 1998 a rimescolare temporaneamente le carte in tavola. I bianconeri, molti dei quali protagonisti della manifestazione estiva, risentirono in pieno delle stanchezze da essa procurate, come accadde peraltro anche ai loro avversari nerazzurri. Ne originò un campionato anomalo, in cui ad un certo punto salirono le quotazioni della Fiorentina di Giovanni Trapattoni e del bomber Gabriel Batistuta: i viola veleggiarono in testa fino a febbraio, quando l'infortunio della punta argentina (e le assenze del talentuoso Edmundo) compromise i loro sforzi a vantaggio della Lazio di Sven Goran Eriksson, che sembrò a sua volta avviata al titolo quando, inaspettatamente, subì due sconfitte interne consecutive nel derby e contro la Juventus. A questo punto si fece sotto il Milan di Alberto Zaccheroni, allenatore che aveva colto ottimi risultati negli anni precedenti con l'Udiense: i rossoneri, viaggiando a fari spenti e supportati da un buon pizzico di fortuna, riuscirono a sorpassare i biancocelesti nel penultimo turno e, la domenica seguente a Perugia, in una gara tesissima in cui gli umbri si giocavano la salvezza, conseguirono quella vittoria che permise loro di cingere lo scudetto del loro Centenario, forse il più inaspettato di sempre. Nel frattempo la Juve, che aveva sostituito Marcello Lippi con Carlo Ancelotti, perse lo spareggio per la zona UEFA con l'Udinese, chiudendo così al settimo posto della graduatoria e venendo costretta agli straordinari estivi dell'Intertoto: una fatica supplementare che costerà assai cara ai piemontesi.

I biancocelesti cercarono un pronto riscatto nel nuovo campionato, ma dovettero assistere al ritorno in forze della Juventus, che dopo un serrato testa a testa, chiuse in testa il girone d'andata, per poi prendere progressivamente il largo: spentisi alla distanza i rossoneri (che chiuderanno al terzo posto), i bianconeri sembravano veleggiare tranquilli verso il titolo grazie ai loro nove punti di vantaggio sui romani. Ma, improvvisamente, le fatiche dell'Intertoto e della mancata preparazione estiva esplosero fragorosamente: il 26 marzo la Juve cadde a San Siro e subito dopo nello scontro diretto casalingo; i bianconeri dettero la netta sensazione di essere scoppiati, ed infatti arrivò un nuovo tonfo a Verona, riducendo a soli due i punti distanzianti le contendenti. Quando all'ultimo minuto della penultima giornata il difensore del Parma Fabio Cannavaro segnò ai bianconeri una rete del possibile pareggio che avrebbe significato l'aggancio, l'arbitro Massimo De Santis l'annullò senza alcun apparente motivo: in settimana scoppiarono ancora caldissime polemiche sul fronte Juventus-arbitri, cui fecero corollario scontri e disordini a Roma tra la polizia e gli ultras biancocelesti che cercarono di dare l'assalto alla sede della FIGC. Fu in questo clima che, all'ultima giornata, una Lazio con poche speranze e una sola combinazione utile, vinse in casa contro la Reggina, mentre a Perugia la gara della Juventus era stata interrotta per un violentissimo temporale. L'opzione del rinvio era però impraticabile per l'incombente inizio dell'Europeo di calcio 2000 (ma anche per non falsare troppo l'esito del campionato), quindi l'arbitro Pierluigi Collina (scelto volutamente per tale delicatissima situazione) dopo una lunga attesa diede l'ordine di giocare, anche perché il match per i torinesi pareva una formalità, in quanto bastava non perdere: ma, contrariamente alle attese, i perugini giocarono col massimo impegno, anche perché il vulcanico presidente biancorosso Luciano Gaucci, acerrimo nemico della dirigenza torinese, aveva minacciato la propria squadra di mandarla in ritiro, anziché in vacanza, se non avesse battuto i bianconeri. E fu così che, incredibilmente, un gol del perugino Alessandro Calori costò sconfitta e titolo agli juventini, mentre in un Olimpico in surreale attesa, scoppiava l'irrefrenabile festa tricolore, proprio nell'anno del Giubileo che aveva messo la città di Roma sotto gli occhi del mondo intero; inoltre tale titolo suggellò, come nella passata stagione per il Milan, il Centenario dei biancocelesti. L'Anno Santo portò gioia anche all'altra metà della Capitale, visto che nella nuova stagione fu la Roma di Fabio Capello a prendere il largo: i giallorossi mantennero vantaggi rassicuranti sulla Juventus inseguitrice, ma in primavera sembrarono in netto calo; un gol di Vincenzo Montella nello scontro diretto diede però tranquillità ai romani, che colsero il loro terzo scudetto il 17 giugno. Stavolta furono i bianconeri a recriminare, perché la posizione del giocatore romanista Nakata, di nazionalità giapponese, era stata regolarizzata dalla Federazione solo pochi giorni prima del big match dello Stadio Delle Alpi, allargando le norme sul tesseramento dei calciatori extra-comunitari (Nakata aveva comunque giocato alcune stagioni a Perugia).

Nell'estate del 2001 il patron juventino Umberto Agnelli decise di prendere in mano la situazione, e richiamò in panchina Marcello Lippi. La squadra fu fortemente rimaneggiata, con le partenze di Filippo Inzaghi verso il Milan e di Zinedine Zidane al Real, e gli arrivi di Gianluigi Buffon (pagato 100 miliardi), Pavel Nedved e Lilian Thuram. Nella stagione che vide un inedito derby in Serie A, il quinto, quello fra Verona e Chievo, il gruppetto formato dai campioni in carica, dai bianconeri, e dall'Inter di Hector Cuper, si staccò via via dalle inseguitrici. La vittoria dei nerazzurri nello scontro diretto con i giallorossi, sembrò lanciarli verso il titolo, che parve ad un passo ad un minuto dalla fine della terzultima giornata, quando i milanesi godevano di cinque lunghezze di vantaggio: un gol subito dall'Inter a Verona, ed uno fatto dalla Juventus a Piacenza, portò però i torinesi ad un solo punto di distanza, situazione con cui si arrivò all'ultima giornata, il 5 maggio. Decine di migliaia di tifosi nerazzurri invasero lo Stadio Olimpico di Roma, contando nella solida amicizia con i sostenitori della Lazio, mentre i bianconeri si recarono dalla tranquilla Udinese, e i romanisti erano di scena allo Stadio Delle Alpi contro il Torino. Mentre gli juventini risolsero agilmente la loro pratica, come previsto gli interisti si portarono in vantaggio, annullando un primo recupero biancoceleste: ma accadde l'incredibile. Dapprima la Lazio pareggiò, portandosi poi sul doppio vantaggio, quindi anche la Roma trafisse i granata: per la Juventus fu scudetto dopo quattro anni di digiuno, alla Roma andò il secondo posto, mentre la raggelata Inter si ritrovò terza e costretta ai preliminari estivi di Coppa dei Campioni 2002-2003. Lo shock per un obiettivo inseguito da tredici anni e sfumato sulla linea del traguardo lasciò il segno nell'ambiente nerazzurro, da cui fuggì il brasiliano Ronaldo, ex pupillo del presidente Moratti. In quella stagione, grande sorpresa fu il Chievo Verona, che al debutto in A sfiorò la Champions. Sotto la guida di Luigi Delneri e con una squadra cresciuta in provincia, con molti debuttanti, la squadra del piccolo quartiere di Verona, dopo essersi ritrovata in testa alla classifica per buona parte del girone d'andata, sfiorò i preliminari di Champions League, arrivando quinta e in Coppa UEFA.

L'insperato successo diede nuove convinzioni invece alla Juventus, che nel 2003 fu protagonista di una storica lotta col Milan di Carlo Ancelotti, rafforzatosi con l'acquisto del capitano biancoceleste Alessandro Nesta e degli interisti Clarence Seedorf e Dario Simic, oltre che del portiere brasiliano Dida. In campionato i rossoneri, dopo alcune annate grige, partirono determinati, passando in testa il giro di boa, ma alla lunga lasciarono decisamente il passo all'imperioso ritorno dei bianconeri, anche a causa del lungo impegno europeo; i piemontesi si aggiudicarono nuovamente, e più facilmente, il titolo, ma non poterono godere appieno del successo: il 28 maggio a Manchester, proprio il Milan li batté nella prima finale tutta italiana di Coppa dei Campioni. Data l'enorme posta in palio, stavolta fu l'ambiente bianconero ad uscirne destabilizzato. Lippi negli spogliatoi dell'Old Trafford presentò addirittura le dimissioni, respinte, alla società, andando quindi incontro ad un anno di transizione.

Fu così il Milan, sull'onda dell'entusiasmo infuso dal trionfo inglese, a vincere il suo diciassettesimo scudetto nel 2003-2004. In un primo momento i bianconeri sembrarono poter tenere il ritmo di vertice, ma pian piano scivolarono indietro; inizialmente furono invece i giallorossi di Fabio Capello ad accreditarsi come favoriti al titolo, ma le quotazioni dei romani, campioni d'inverno, uscirono fortemente ridimensionate dalla triplice sconfitta - comprese due gare di Coppa Italia - inflitta loro dal Milan tra gennaio e febbraio. I milanesi, trascinati dalla coppia d'assi formata dall'ucraino Andriy Shevchenko e dal neoacquisto brasiliano Kaká, fecero propri entrambi i derby, espugnarono il Delle Alpi e, battendo in casa proprio la Roma il 2 maggio, ottennero il titolo con un largo primato (11 punti), nonostante un team che, esclusi gli arrivi, oltre che di Kaka e dei terzini Cafù e Giuseppe Pancaro, era pressapoco lo stesso dell'anno prima. Dal 2004-2005, in seguito a un compromesso con le squadre della Serie B turbate dal Caso Catania, la Serie A tornò a 20 squadre.

I rossoneri, definitivamente riassestati dopo le annate in altalena successive all'ingresso in politica di Berlusconi, erano gli strafavoriti anche per la nuova stagione, stante la carenza di avversari, ma una clamorosa operazione di calciomercato cambiò le carte in tavola: a fine agosto, la Juventus del neoallenatore Fabio Capello cedette all'Inter il semisconosciuto e panchinaro portiere Fabian Carini, cambiandolo alla pari col difensore e capitano della Nazionale Fabio Cannavaro. La mossa della dirigenza interista, apparsa oltremodo azzardata se non apertamente irrazionale, risolse i problemi difensivi palesati dai bianconeri nel 2004, lanciandoli in testa alla classifica. Il Milan fu costretto ad inseguire, e lo scontro diretto di Torino, in cui i rossoneri dimostrarono uno sterile predominio, fece riaffiorare un clima di polemiche per l'opinabile arbitraggio di Paolo Bertini, dopo che già la settimana prima si era avuto molto da discutere sulla direzione di Tiziano Pieri nella trasferta bianconera di Bologna. Il vantaggio dei torinesi, cresciuto ad otto lunghezze a gennaio, si ridusse clamorosamente a febbraio, fino all'aggancio dei milanesi. A questo punto i due colossi del sistema calcistico italiano, che mai erano stati coinvolti in una sfida diretta per il titolo nazionale, iniziarono un sensazionale testa a testa, funestato però da nuove diatribe sugli arbitraggi dei bianconeri: dopo il prodromo di Cagliari, le discussioni si incentrarono sulle conduzioni di Salvatore Racalbuto a Roma, e soprattutto quella di Gianluca Paparesta a Verona, dove l'arbitro non vide entrare in porta un netto gol del Chievo Verona. Alla fine, furono gli impegni di Champions League a fare la differenza: coi bianconeri già eliminati, i rossoneri faticarono alquanto a mantenersi in lotta sui due fronti, perdendo prima lo scontro diretto casalingo, e conseguentemente il titolo, l'8 maggio, e poi pure la coppa nella terribile finale di Istanbul. Per i torinesi si trattò del ventottesimo scudetto. Decisamente più netto fu il primato della Juventus nella nuova stagione. Gli uomini di Capello staccarono tutte le inseguitrici e guadagnarono distacchi abissali. Un calo di rendimento primaverile, con conseguente scialba uscita dall'Europa, favorì il ritorno prepotente del Milan, ma i bianconeri seppero difendere i loro tre residui punti di vantaggio. Il predominio bianconero sembrava non avere fine, ma il campionato, e l'intera organizzazione del calcio italiano, furono sconvolti, a maggio 2006, dal più grande scandalo nella storia del pallone tricolore: Calciopoli.

A due settimane dall'assegnazione del titolo del 2006, il 2 maggio 2006, la Procura della Repubblica di Napoli iscrisse nel registro degli indagati, con l'ipotesi di frode sportiva, numerosi dirigenti calcistici. Secondo gli inquirenti, basatisi su intercettazioni telefoniche, la società bianconera si sarebbe adoperata per accomodare numerose gare del campionato 2004-2005, tramite minacce e la costruzione di un sistema di potere in grado di condizionare la classe arbitrale: i già menzionati episodi controversi di quel torneo, sarebbero stati parte di una macchinazione ideata da una cupola in grado di influenzare ogni aspetto dell'attività della FIGC. In seguito al coinvolgimento diretto nello scandalo del presidente federale Franco Carraro, dimessosi l'8 maggio 2006, e del suo vice Innocenzo Mazzini, dimessosi il 10 maggio 2006, la Federazione venne commissariata dal CONI a partire dal 16 maggio 2006.Insieme alla Juventus, furono inquisite altre società, accusate di essersi rivolte a Luciano Moggi per ottenere indebiti favori: la Fiorentina, che si sarebbe adoperata per salvarsi in luogo delle due pericolanti emiliane Parma e Bologna, la Lazio, anch'essa impelagata in una traballante posizione di classifica, come pure la Reggina. Rientrarono nell'inchiesta anche le azioni di Leonardo Meani, ristoratore dirigente rossonero, il quale si sarebbe mosso per iniziare a costruire un contro-potere con cui opporsi a quello juventino, avvicinando alcuni guardalinee: se la condotta di Adriano Galliani, vicepresidente rossonero e presidente della Lega Calcio, non fu giudicata irregolare dai carabinieri, il procuratore della FIGC, Stefano Palazzi, ritenne di accusare il dirigente milanista per responsabilità oggettiva, inoltre si scoprì che furono solo tre le partite che il ristoratore avrebbe tentato di truccare. Lo scandalo, battezzato Calciopoli dalla maggior parte della stampa, portò alle sentenze di primo grado del 14 luglio, mitigate, ma comunque pesanti, nell'appello del 25 luglio: la Juventus, privata sia del titolo del 2004-2005 sia, per incompatibilità, di quello del 2005-2006, fu ricollocata all'ultimo posto in classifica e retrocessa in Serie B per la prima volta nella sua storia; la Fiorentina e la Lazio, graziate da analogo provvedimento, furono escluse dalle coppe europee; il Milan fu escluso dalla riassegnazione del titolo e costretto al turno preliminare estivo per rientrare in Coppa dei Campioni 2006-2007; alla Reggina, come a tutte le squadre coinvolte, furono comminate penalizzazioni per la stagione entrante. Tutti i dirigenti coinvolti furono inibiti, mentre Luciano Moggi e Antonio Giraudo furono radiati. La Juventus perse molti campioni; Gianluca Zambrotta, Lilian Thuram, Emerson e Fabio Cannavaro andarono a giocare in Spagna, i primi due al Barcellona, gli altri due al Real Madrid, Patrick Vieira e Zlatan Ibrahimović vennero ceduti all'Inter mentre altri, come Gianluigi Buffon, Alessandro Del Piero, Mauro Germán Camoranesi,David Trezeguet e Pavel Nedvěd decisero di prestare fedeltà alla propria bandiera.

L'estate del 2006, per il calcio italiano, è passata alla storia per due avvenimenti; lo scandalo di Calciopoli e la conquista del 4° titolo di Campione del Mondo della Nazionale italiana al Mondiale 2006 giocato in Germania;gli azzurri, guidati da Marcello Lippi, riuscirono a riportare in Italia la Coppa del Mondo dopo 24 anni d'attesa, sconfiggendo in finale la Francia per 5-3 ai rigori la sera del 9 luglio 2006 a Berlino.

Tornando allo scandalo, la principale beneficiaria fu l'Inter, cui la FIGC il 26 luglio assegnò a tavolino lo scudetto 2006, il primo dopo diciassette anni di digiuno per i nerazzurri, dopo la retrocessione della Juventus (giunta al 1° posto al termine della stagione) e la penalizzazione di 30 punti del Milan (giunto 2°). La posizione della società di Massimo Moratti, non coinvolta nella vicenda nè a livello penale nè a livello sportivo, non fu però esente da critiche a causa di alcune scomode coincidenze: il commissario federale che assegnò il titolo, Guido Rossi, era un ex membro del consiglio di amministrazione dell'Inter; il socio in affari di Moratti, Marco Tronchetti Provera, fino ad aprile 2007 era proprietario della TIM (tra l'altro sponsor del torneo dal 1998-1999), società telefonica appartenente alla stessa holding di Telecom Italia, il principale provider di telefonìa nazionale, nello stesso periodo al centro di un'inchiesta penale per presunte intercettazioni telefoniche ed uso delle stesse a fini privati (le indagini sono ancora in corso); le penalizazioni inflitte a molte delle più temibili avversarie, infine, garantivano ai nerazzurri un cammino probabilmente agevole verso il titolo del 2006-2007. Fu così che Calciopoli, anziché ridare serenità al mondo del calcio italiano, sortì l'effetto contrario di seminare nuovi veleni.

Come previsto, l'Inter vinse facilmente il campionato, che comunque la squadra di Roberto Mancini seppe interpretare al meglio conquistando diversi record, tra cui spiccarono il maggior numero mai fatto di punti (97), e la più lunga striscia di vittorie consecutive (17). Da segnalare, per la stagione 2006-2007, la straordinaria salvezza della Reggina che, penalizzata di 11 punti, riesce comunque a salvarsi con 40 punti (51 escluse le penalità). Decisamente più competitivo si presentava invece il torneo dell'anno dopo, che vede il pronto ritorno in scena della rinnovata Juventus di Claudio Ranieri, oltre al Genoa e al Napoli, entrambe reduci dalla Serie C. Il campionato italiano non sembra finora saper uscire dalla spirale delle polemiche sui favoritismi arbitrali, oggi rivolte in più occasioni all'Inter capolista. L'Inter vince solo all'ultima giornata, battendo 2-0 il Parma e condannandolo alla B dopo 18 anni, staccando di 3 punti la Roma (1-1 a Catania) che pure era stata capace di rimontare diversi punti dopo essere stata anche a -11, e che addirittura era andata all'intervallo dell'ultima giornata con un punto di vantaggio sull'Inter, vincendo 1-0 a Catania mentre i nerazzurri erano ancora fermi sullo 0-0 a Parma.

Nel campionato 2008-2009 alla pausa invernale, come nella precedente stagione, al primo posto c'è l'Inter, mentre all'ultimo il Chievo. La prima classificata della stagione invernale è l' Inter.

Sono 60 le squadre ad aver preso parte ai 77 campionati di Serie A a girone unico che sono stati disputati a partire dal 1929-30 e fino alla stagione 2008-09.

Ecco i migliori piazzamenti delle squadre che hanno preso parte ai 76 campionati a girone unico dal torneo 1929-30 al 2007-08 raffrontate a tutti i piazzamenti nel campionato italiano.

In quattro occasioni una società ha vinto lo scudetto nell'anno del centenario; la prima volta capitò alla Juventus nel 1997, poi al Milan nel 1999, alla Lazio nel 2000 e, infine, all'Inter nel 2008.

In grassetto i giocatori ancora in attività in Serie A.

A partire dalla stagione 1993-1994 le partite di Serie A vengono trasmesse sulla pay-tv; fino al 1999 venivano trasmesse solo su Tele+, tra il 1999 e il 2003 su Tele+ e su Stream, dal 2003 su SKY (per metà stagione 2003-2004 alcune partite di Serie A venivano trasmesse sulla piattaforma satellitare Gioco Calcio, fallita nell'estate 2004).

Dal gennaio 2005 sono trasmesse anche sul digitale terrestre (Mediaset Premium e La7 Cartapiù).

I posticipi della domenica sera iniziarono nel 1993, e gli anticipi del sabato nel 1999.

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Viareggio

Panorama di Viareggio

Viareggio è una città dell'Italia centrale, situata nella Toscana nord-occidentale, sulla costa del mar Tirreno. Con i suoi oltre 63.000 abitanti è il centro principale della Versilia ed è il secondo comune della Provincia di Lucca, il primo dopo il capoluogo.

La città nacque in pratica nella prima metà del XVI secolo quando era l'unica finestra sul mare per la Repubblica di Lucca. A tale periodo risale anche il più antico edificio cittadino, la Torre Matilde, fortificazione difensiva eretta dai Lucchesi nel 1541 per contrastare la costante minaccia di incursioni dei pirati barbareschi.

Viareggio è conosciuta, oltre che come località di turismo balneare, anche per il Carnevale, (nato nel 1873) con i suoi carri allegorici di cartapesta (dal 1925), che sfilano lungo la "Passeggiata a mare". Maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio è Burlamacco, ideato nel 1930 da Uberto Bonetti. Durante la manifestazione di gran rilievo ci sono pure le feste rionali che si svolgono durante i week-end.

Da un punto di vista artistico, Viareggio è conosciuta per le architetture eclettiche, liberty e decò e per essere la città di artisti come Lorenzo Viani, Uberto Bonetti, Alfredo Catarsini, Renato Santini, Mario Marcucci, Inaco Biancalana, Galileo Chini e Alfredo Belluomini.

La città è anche un attivo centro industriale e artigianale, soprattutto nel campo della cantieristica navale, da tempo conosciuta in tutto il mondo, nonché per la pesca e la floricoltura.

Viareggio è sede di molti premi e manifestazioni tra i quali il Premio letterario Viareggio Repaci, istituito nel 1929, il Premio Viareggio Sport istituiti nel 1985 e il Torneo Mondiale Coppa Carnevale di Viareggio, istituito nel 1949.

È inoltre da ricordare il Festival Gaber, in memoria di Giorgio Gaber, al quale partecipano artisti di spicco del panorama musicale italiano (dal 2004).

Da poco meno di dieci anni Viareggio, e soprattutto la frazione di Torre del Lago Puccini, sono anche internazionalmente conosciute per essere diventate una destinazione di turismo LGBT, nell'ambito di Friendly Versilia, con oltre 100.000 turisti omosessuali e transessuali ogni anno. Cosa questa non gradita da tutti e che ha causato qualche tensione tra la comunità gay e il resto dei cittadini, soprattutto quelli residenti a Torre del Lago Puccini.

Viareggio è nota anche in ambito storico-religioso, tra le vicende più significative quelle di Sant'Antonio Maria Pucci e di Clelia Merloni.

La città è inoltre nota per aver dato i natali a Marcello Lippi l'allenatore della nazionale italiana vincitrice del titolo mondiale nel 2006.

Nota la rivalità con la città di Lucca, per la quale i viareggini hanno composto numerose canzoni folkloristiche di sbeffeggiamento verso i lucchesi. Dalla loro parte, i lucchesi rispondono con altri modi di dire scherzosi, ad esempio riferendosi a Viareggio come a "Marina di Lucca".

La città è situata sul mar Ligure, ha 10 km di spiaggia sabbiosa, 6 gestiti dagli stabilimenti balneari e 4 di spiaggia libera (quasi tutta la spiaggia libera fa parte del Parco Naturale Regionale Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli). Confina con i comuni di Camaiore, Massarosa e Vecchiano (Pi).

Il clima viareggino presenta un alto tasso di umidità (tra 60 e 80% di umidità relativa nei mesi estivi) e una piovosità di 900-1000 mm annui, causati dalla vicinanza delle Alpi Apuane alla costa . I venti principali sono quelli spiranti da SE, il Libeccio e il Ponente che battono la costa per due o tre giorni di seguito causando forti mareggiate.

Il territorio comunale è bagnato dal lago di Massaciuccoli e attraversato dai canali Burlamacca, Farabola, Fossa dell'Abate (confine con il comune di Camaiore), Fosso Le Quindici e i molti altri canali delle paludi che circondano il lago di Massaciuccoli.

Il territorio viareggino si estende completamente sulla pianura alluvionale costiera della Versilia.

Tradizionalmente la costa toscana è bagnata dal mar Tirreno, mentre il mar Ligure si trova a nord del fiume Magra e bagna le coste della Liguria. La definizione geografica però è diversa da quella tradizionale e pone il limite del mar Ligure a sud di Livorno. Quindi è probabile che un viareggino dica che il mare che bagna Viareggio è il mar Tirreno, secondo la definizione popolare e tradizionale, mentre un geografo dirà che è il mar Ligure.

Il nome della città deriva dal termine latino "via regis", nome della strada tracciata nel Medioevo che collegava la fortificazione sulla spiaggia a Lucca.

Secondo altri invece deriva da "vicus regius" in quanto in località "Gli Ortacci" esisteva un piccolo nucleo abitato (vicus) in età imperiale ed essendo questo centro di proprietà imperiale era definito "regius".

Lo stemma attuale è quello scelto nel 1848 con piccole modifiche. Quello precedente fu scelto nel 1752 e raffigurava Sant'Antonio da Padova, primo patrono della città.

Nello stemma della città sono presenti: un'ancora con gomena e uno scudo bianco, rosso e verde. Viareggio fu tra i primi comuni ad avere il tricolore nel proprio stemma.

In Versilia, sia sui colli che in pianura, si trovano testimonianze di attive presenze di popolazioni preistoriche.

Nel III secolo a.C. nel territorio montuoso della Versilia imperversarono i Liguri Apuani, popolazione giunta da nord che giunse fino all'Arno, nel 180 a.C. i Romani sconfissero i Liguri Apuani e iniziarono al colonizzazione della Versilia (attuali territori di Massaciuccoli, Camaiore, Pietrasanta). Nel Medioevo si svilupparono i primi villaggi collinari, molti dei quali esistono tuttora. Il futuro territorio di Viareggio era paludoso e non venne abitato. Intorno al 1000 d.C. iniziarono le prime lotte fra Lucca e Pisa per il controllo della costa versiliese, che dall'Alto Medioevo era una selva di proprietà di feudatari (cattani o capitanei) spesso in lotta tra loro.

Al 1169 risale il primo fatto storico riguardante Viareggio: venne costruita una torre di legno a guardia del litorale. Poco più di due anni dopo (1172) fu edificata l'opera militare che prese il nome "Turris de Via Regia", dal nome della via che doveva essere percorsa per accedervi (oggi via Montramito). Il territorio di Viareggio, negli anni successivi, fu conivolto nelle dispute fra Pisa e Lucca per la supremazia e il controllo del territorio litorale. Tale conflitto traeva le sue origini, da una parte, dal desiderio di Lucca di avere uno sbocco sul mare e, dall'altra, da Pisa che temeva la concorrenza economica della rivale. In questi anni i feudatari versiliesi sono costretti ad abdicare per fare spazio alla signoria di Castruccio Castracani. In generale fino al 1400 il territorio su cui si sarebbe sviluppata Viareggio rimase segnato da un susseguirsi di guerre e dispute minori, invasioni di eserciti e saccheggi. Oltre a tali "sciagure" determinate dall'uomo, anche la natura fece il suo corso con la pestilenza che, raccontata anche da Giovanni Boccaccio nel "Decamerone", intereresserà l'Italia intera.

Appellativo dato alla città ai primi del XX secolo, un momento di grande lustro, in cui Viareggio era un centro turistico conosciuto e apprezzato nel mondo.

In questi anni Firenze espanse il proprio controllo sulla Toscana. Lucca riuscì, con grandi sacrifici finanziari, a mantenere l'indipendenza.

Con lodo arbitrale di Leone X, il 10 settembre 1513, Lucca perse il controllo del porto di Motrone. Tale evento avrebbe ineressato direttamente Viareggio che, da quel momento, vide concentrare gli sforzi di Lucca per farlo diventare il centro dei propri commerci. Oltre alla costruzione della nuova torre quadrata (1534) a protezione del porto, si cominciò a costruire i primi insediamenti della futura città.

Con il passare del tempo Viareggio si è guadagnata il titolo di Capitale della Versilia, ma questo appellativo non è del tutto corretto. Infatti la Versilia Storica era composta solo da quattro comuni: Forte dei Marmi, Pietrasanta, Seravezza e Stazzema. Dai tempi di Gabriele D'Annunzio la definizione di Versilia comincia ad allargarsi fino ad arrivare al concetto attuale dove vengono considerate versiliesi anche Viareggio, Camaiore e Massarosa. I confini attuali della Versilia sono oggi rappresentati dal fiume Cinquale (Provincia di Massa-Carrara)a nord e dal comune di Vecchiano (Provincia di Pisa)a sud, coincidendo con i confini della costa amministrata dalla Provincia di Lucca. A est trova invece il suo limite naturale nelle Alpi Apuane. Dei comuni della Versilia, Viareggio è il più popoloso e per molti punti di vista il più importante, ne è la "capitale". Capitale che Cesare Gariboldi (Viareggio 1928, Roma 2004; saggista e critico letterario) definì "abusiva" proprio perché non appartenente alla Versilia Storica.

Questo secolo fu uno dei più difficili per i circa 300 abitanti di Viareggio: la zona era insalubre, malaria e epidemie mortali rendevano la vita dei pescatori e dei contadini molto difficile. Lucca, per contro, cercò in tutti i modi di far migliorare il tenore di vita bonificando le paludi e incoraggiando il trasferimento della popolazione lucchese nel nuovo borgo.

Piano piano Viareggio cambiò volto, furono costruite due chiese e due piccole fabbriche, altre botteghe sorsero intorno, il porto diventò sempre più attivo. Le terre, bonificate, iniziarono ad essere sempre più coltivate.

Nel 1701 Viareggio diventò comune. Nel 1739, grazie all'ingegnere idraulico Bernardino Zendrini la zona paludosa fu finalmente bonificata, il paese diventò una città dove i nobili lucchesi iniziarono a costruire i propri palazzi.

Nel maggio del 1799 Viareggio fu oggetto di una sollevazione popolare contro i giacobini.

Napoleone era imperatore e Lucca, come altre città, fu trasformata in principato la cui sovranità fu assegnata a Felice Baciocchi, anche se il potere era esercitato effettivamente dalla sorella maggiore di Napoleone, Elisa. Il governo di Elisa fu caratterizzato da provvedimenti impopolari come quelli contro il patrimonio ecclesiastico. Anche la politica finanziaria era irregolare ma, per contro, si ebbero anche certi interventi meritori come ad esempio l'adozione del "Codice Napoleone", l'adozione del sistema metrico, l'introduzione, in campo sanitario, della vaccinazione obbligatoria e gratuita contro il vaiolo. Più in generale il governo di Elisa contribuì positivamente a migliorare gli aspetti relativi all'assistenza, alla beneficenza e all'istruzione.

Con la caduta di Napoleone, Viareggio fu teatro di fatti sanguinosi. Nel marzo 1814 dopo la caduta e la fuga dei Baciocchi, i viareggini manifestarono apertamente contro i francesi. La manifestazione, però, sconfinò in atti di puro teppismo.

Viareggio rimase sotto il dominio austriaco fino al 1817 quando il Congresso di Vienna assegnò a Maria Luisa di Borbone-Spagna il nuovo Ducato di Lucca. Gli anni seguenti videro la Restaurazione, quanto di buono era stato fatto sotto l'impero napoleonico venne perduto. Anche il nuovo regno tuttavia contribuì al miglioramento strutturale di Viareggio dove fu costruita la prima darsena. Nel 1820 Viareggio fu dichiarata città.

Dopo la morte della madre (13 marzo 1824) è la volta di Carlo Ludovico di Borbone che contribuì a migliorare la città dotandola di una nuova chiesa, un regio casinò e di due stabilimenti balneari, i primi costruiti a Viareggio.

Il 5 ottobre 1847 Lucca fu ceduta alla Toscana. Viareggio, nella nuova realtà, si sviluppò come centro balneare, non più limitato alla sola Lucca ma esteso a tutta la Toscana. Nel 1848 Viareggio scelse il proprio stemma, che è rimasto tuttora, in cui sono presenti: un'ancora con tanto di gomena e uno scudo bianco, rosso e verde. Il tricolore, simbolo dell'unità d'Italia, è vanto dei Viareggini, unici ad averlo nel proprio stemma. In questi anni Viareggio era meta di esuli risorgimentali tollerati dal potere locale.

In questi anni l'economia di Viareggio era in rapida espansione, infatti all'industria balneare già affermata si aggiunse quella della marineria velica. Iniziarono nel contempo le prime lotte sociali con l'affermarsi di una coscienza di classe. Il lavoratori fondarono le società di mutuo soccorso e successivamente si organizzarono nei primi movimenti politici di varia ispirazione (anarchici, socialisti, cristiani).

Agli inizi del secolo Viareggio vide un notevole sviluppo del litorale e dell'industria balneare che determinò un mutamento su un tratto vasto di costa. Nacque la Passeggiata, con i suoi caffè e negozi. La città fu definita "Perla del Tirreno". Il legno era però il materiale di gran lunga più usato nella costruzioni e nel 1917 questo alimentò un incendio destinato, in una notte, a distruggere gran parte delle costruzioni presenti. Il legno tuttavia restò largamente utilizzato fino al periodo fascista quando si iniziò a costruire con materiali diversi.

Durante la Seconda guerra mondiale Viareggio subì bombardamenti pesantissimi: interi quartieri furono distrutti completamente o quasi.

Nel Dopoguerra iniziò con grande passione la ricostruzione (primo sindaco dopo la Liberazione fu l'Avv. Corrado Ciompi che guido' la Giunta Comunale dal 18/7/44 al 1/4/46); in quel periodo fu avviata la costruzione del "vialone" e si ridette vita al Carnevale (1946). Tra alti e bassi la città ha continuato a crescere e svilupparsi fino ad oggi. Oggi è ancora una nota località turistica balneare, è famosa per il suo carnevale e per la cantieristica navale.

I cantieri navali viareggini, di importanza internazionale, conobbero un periodo di grande importanza nel XIX secolo in cui a Viareggio furono inventati alcune tipologie di imbarcazioni.

Recentemente sono stati pubblicati dei libri che sostengono nuove teorie sulle origini di Viareggio. Queste teorie riguardano ipotetici insediamenti preromani il cui sviluppo storico avrebbe portato alla nascita di Viareggio. Queste teorie sarebbero supportate da ritrovamenti di piccoli reperti (frammenti ceramici...) nell'estrema periferia di Viareggio e nelle località limitrofe e da alcuni documenti antichi che citerebbero questo antico insediamento. Per quanto affascinanti queste teorie si discostano dalla storia tradizionale (molto più verificata) della costa versiliese e, fino ad oggi, non sono supportate da prove sufficienti a ritenerle vere.

Nel 1797 fu costituita da Napoleone la Repubblica Cisalpina. Dopo varie scaramucce, nel 1799 le truppe cisalpine iniziarono l'occupazione della Repubblica di Lucca (il 6 gennaio fu occupata Viareggio). Terminata l'occupazione delle repubblica oligarchica furono indette delle elezioni, ma il risultato modesto per i giacobini li spinse a eliminare il governo lucchese e formarne uno provvisorio. Inizialmente i viareggini non reagirono, ma anzi sembrarono accettare le nuove idee dei francesi. Più tardi però videro invece in questi degli stranieri arroganti, nemici del Cattolicesimo e delle loro tradizioni e che derubavano la città e il 6 maggio insorsero contro la milizia giacobina, aiutati dagli abitanti delle città vicine. Il 7 arrivarono le truppe da Livorno per placare le sommosse e gli insorti si dovettero arrendere.

Il 2 maggio 1920, a seguito dell'uccisione di un tifoso viareggino (Augusto Morganti) da parte di un carabiniere durante una partita di calcio Viareggio-Lucca giocata a Viareggio, scoppiò il malessere sociale dei viareggini. I viareggini insorsero, assediarono il comando dei carabinieri e per tre giorni occuparono la città catturando e disarmando i militari (due feriti) che vennero inviati per placare l'insurrezione. I rivoltosi istituirono, se così si può dire, la "Repubblica di Viareggio", difesa dalle "Guardie Rosse", l'obiettivo finale era quello della rivoluzione. Infine fu inviata una nave da guerra e i ribelli si dovettero arrendere, i capi furono processati e condannati.

Nel 1921 furono uccisi dai fascisti Pietro Nieri ed Enrico Paolini in piazza Grande (oggi piazza Nieri e Paolini) due giovani di estrema sinistra. Le due fazioni si erano accordate per scontrarsi senza armi, ma così non fu. Fu il primo delitto politico di quegli anni tesi, ma non l'ultimo.

Sulla città, a partire da tempi antichi, sono stati fatti molti progetti mai attuati e moltissime sono le proposte di cui si discute da anni.

Viareggio non ha un dialetto, ma un vernacolo. Il Vernacolo Viareggino usa tra l'altro diverse espressioni e modi di dire tipici. Come molti dialetti e vernacoli viene di rado più parlato quotidinamente, ma è ancora piuttosto vitale grazie ai numerosi spettacoli teatrali in vernacolo che vengono organizzati (i più importanti sono le "Canzonette", spettacoli comici in parte cantati organizzati nel periodo di Carnevale di Viareggio) e alla pubblicazione di opere in prosa e in poesia in viareggino. Esistono in commercio raccolte di modi di dire e veri e propri dizionari di vernacolo.

Simpatie per il socialismo, il comunismo e l'anarchia, narrate da Lorenzo Viani e Mario Tobino, nei viareggini hanno convissuto con una radicata religiosità. Le testimonianze storiche ci mostrano una Viareggio dal duplice animo socialista laico e cattolico. Particolarmente sentita tra i marinai era la devozione verso Maria Addolorata, come testimoniano gli ex-voto conservati nelle Basilica di Sant'Andrea, tuttora, restano vecchi marinai devoti a Maria. Più su posizioni laiche o atee i diversi intellettuali ed artisti del territorio viareggino.

Per il notevole movimento di persone, che ha sempre contraddistinto l'attività marinara ed il turismo, i viareggini sono sempre stati affetti da un minore provincialismo, rispetti ad altri centri della zona, che ha favorito, rispetto a questi, una maggiore circolazione di idee, religioni diverse (leggi sotto) ed una secolarizzazione più rapida.

Dal punto di vista storico-religioso la città è nota per conservare le spoglie di Sant'Antonio Maria Pucci, che vi operò lungamente e qui morì.

Il 30 maggio del 1894, la forlivese Clelia Merloni fondò qui la Congregazione delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù, oggi diffusa dall'Italia al Brasile agli Stati Uniti.

All'inizio del XIX secolo si arricchisce di edifici in stile liberty, eclettico e decò progettati e decorati da artisti famosi come Galileo Chini, Alfredo Belluomini e Ugo Giusti. Un gran numero di questi edifici si trova in Passeggiata.

Torre del Lago Puccini è l'unica frazione di Viareggio, il suo territorio corrisponde a quello della Circoscrizione 1- Torre del Lago Puccini di Viareggio e ha circa 11.000 abitanti. Al nome originario di Torre del Lago è stato aggiunto in tempi recenti quello di Puccini per rendere onore al grande compositore Giacomo Puccini che qui visse e compose molte delle sue opere. Ogni anno, nel periodo estivo, in onore di Puccini si tiene il Festival Puccini, nel quale vengono rappresentate opere nel Gran teatro all'aperto che si affaccia sul lago di Massaciuccoli. Torre del Lago è anche famosa per la sua marina, molto frequentata specialmente nel periodo estivo, per la presenza di ristoranti e discoteche, e come località di turismo LGBT (Friendly Versilia). Cosa questa non gradita da tutti e che ha causato qualche tensione tra la comunità gay e il resto dei cittadini.

Viareggio non è una città d'arte nè una città molto antica, quindi non presenta monumenti di grande importanza. Inoltre la città ha perso una parte notevole dei suoi beni storici e artistici durante la Seconda guerra mondiale, a seguito dei pesanti bombardamenti che la colpirono, e più tardi per scelte urbanistiche discutibili. Tuttavia in giro per la città si possono trovare architetture, monumenti o semplici targhe interessanti. Notevoli le architetture liberty, decò ed eclettiche di molti edifici. La zona più monumentale e di maggior pregio artistico della città, per qualità e quantità di edifici di interesse architettonico è la Passeggiata e i Viali a mare. Celebre è il Teatro Politeama che si affaccia sul lungomolo.

Nel 1998 fu fondato il "Centro Studi Cultura Eclettica, Liberty, Decò" dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Viareggio per studiare e promuovere questa parte del patrimonio artistico della città.

Da vedere il lago di Massaciuccoli nel Parco naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli.

Viareggio ha una notevole estensione di verde pubblico grazie alle sue "Pinete".

Si estende per buona parte della lunghezza della parte nord della città. Fu piantata nel 1747 per difendere la zona dalle intemperie e dai venti che dal mare flagellavano la costa. In realtà i pini sono solo una parte degli alberi presenti in questo parco pubblico. All'interno del parco ci sono attività commerciali e ricreative, piste ciclabili, viali e sentieri pedonali, attrezzature sportive, servizi igienici, tavolinetti per pic-nic. Da vedere il Laghetto dei Cigni. Nel periodo primaverile e estivo lungo il viale Capponi, viale pedonale che attraversa la Pineta, vengono organizzati mercatini. La parte più a nord di questa pineta è riservata a parco giochi e quindi non è accessibile 24 ore al giorno.

Vasta area verde che va dal quartiere Darsena fino a Torre del Lago Puccini. Fa parte del Parco Naturale Regionale Migliarino-San Rossore- Massaciuccoli. L'antropizzazione è minore rispetto alla Pineta di Ponente a causa dei vincoli naturalistici che la tutelano. In questa pineta si trova la Villa Borbone.

Un quartiere con molti spazi verdi è l'ex-Campo d'aviazione. Negli ultimi anni è stata data maggior importanza al verde e nell'urbanizzare i nuovi quartieri sono stati spesso previsti dei parchi pubblici. Nei quartieri più antichi non ci sono parchi importanti, a eccezione delle pinete.

Viareggio si trova a circa 25 km da due città d'arte del calibro di Pisa e Lucca e a ridosso di ambienti naturali di notevole valore come le Alpi Apuane (dal 1985, parco naturale regionale delle Alpi Apuane), il lago di Massaciuccoli, il parco naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli e il santuario dei cetacei. Ogni città e paese della Versilia è degno di nota, nelle località collinari dell'entroterra si trovano incredibili testimonianze storiche come le pievi medievali. Viareggio, infine, dista circa 97 km da Firenze.

La cucina viareggina è stata fino a non molto tempo fa poco nota anche a livello locale rispetto ad altre cucine. Ultimamente, invece, si sta un po' riscoprendo. In generale è una cucina abbastanza povera, più di mare che di terra (a causa dell'economia cittadina che nel passato era largamente basata sulla pesca) e che fa abbondante uso di quello che i cuochi chiamano pesce povero.

A Viareggio vengono organizzati numerosi eventi (vedi anche il paragrafo dedicato allo sport). La manifestazione più importante è sicuramente il Carnevale.

Considerato il più importante carnevale d'Italia e d'Europa. Nacque nel 1873, la cartapesta nella costruzione dei carri fu introdotta nel 1925. Maschere ufficiali sono Burlamacco e Ondina, disegnate per la prima volta da Uberto Bonetti nel 1931 (i nomi vennero dati nel 1939) e ritoccate in seguito. Dal 1954 la RAI segue la manifestazione. Dal 2001 i carristi lavorano nella Cittadella del Carnevale, spazio dove vengono organizzati anche manifestazioni ed eventi non legati al carnevale. Nel periodo di carnevale e collegti a questa manifestazione, vengono organizzati molti eventi, sia di interesse locale che nazionale o internazionale come il Torneo Mondiale di calcio "Coppa Carnevale".

EuropaCinema è un festival cinematografico internazionale dedicato esclusivamente al cinema europeo. È stato fondato nel 1984 a Rimini, ma dopo le prime quattro edizioni è approdato a Bari nel 1988, e si è poi trasferito definitivamente a Viareggio dal 1989.

Nella settimana che precede il 25 marzo, festa di Maria Annunziata, patrona della città di Viareggio, viene tuttora organizzata la tradizionale Fiera dei Ciottorini, organizzata dal "Comitato Vecchia Viareggio". I ciottorini sono piccoli oggetti artistici, giocattoli e vasellame in terracotta, quasi sempre non colorata, prodotti artigianalmente. La fiera, di dimensione molto ridotta, si svolge in piazza del Mercato Vecchio e in piazza Ragghianti, un tempo in piazza Grande (oggi piazza Nieri e Paolini). Vi si possono acquistare i "ciottorini", prodotti alimentari tipici, libri di storia locale, oggetti artigianali, e altri oggetti. La locandina dell'evento è disegnato dagli studenti delle scuole medie inferiori, selezionato tramite un concorso.

Come ringraziamento per aver fatto cessare la grave epidemia di colera, che aveva colpito la zona nel luglio del 1854, era tradizione da quell'anno accendere la sera del 7 settembre fuochi nelle piazze dei quartieri. Questa tradizione, dopo qualche incidente, è stata interrotta forzatamente negli anni novanta per volere delle autorità, anche se a volte in alcuni quartieri i cittadini hanno provato ad organizzarle comunque.

Oggi la situazione non è più quella descritta in questo vecchio proverbio.

Emittente cittadina è Radio e Rete Versilia. Il 16 dicembre 2007 è tornato in onda Canale 39, ripristinando il vecchio duopolio televisivo locale. Quotidiani che interessano Viareggio sono: Corriere della Versilia e Il Tirreno e La Nazione negli inserti locali.

A Viareggio sono state girate molte scene di film, tra l'altro i carristi, oltre a dedicarsi al carnevale, producono anche scenografie cinematografiche.

All'inizio dell'XIX secolo gli artigiani viareggini costruivano sulle sponde del Canale Burlamacca solo piccole barche da pesca. Ma nel corso di quel secolo si sviluppò fino a diventare di importanza internazionale la cantieristica. Tutt'oggi questo settore riveste una grande importanza economica, non solo per la città di Viareggio.

Riguarda Torre del Lago Puccini. Il suo recente sviluppo ha compromesso lo sviluppo del tradizionale turismo balneare. Questo fatto, unito ad alcuni incidenti successi negli ultimi anni, al clima di tensione tra la comunità gay e il resto dei cittadini (vedi Friendly Versilia) e al disagio economico di molte attività commerciali di Torre del Lago Puccini (infatti lo sviluppo del turismo gay ha prodotto ricchezza per alcune attività e ha peggiorato l'incasso di altre), ha fatto sì che molti cittadini si siano interrogati e si stiano interrogando sull'opportunità o meno di proseguire su questa strada. Comunque Torre del Lago Puccini è diventata, in questi ultimi anni, una delle località più note in Italia nel settore del turismo gay, anche per il Friendly Versilia (chiamato anche gay pride dai viareggini), organizzato ogni estate.

Un'altra voce del settore terziario è quella del commercio: a Viareggio molti nomi noti della moda hanno una bottega. Notevole il "Centro Commerciale Naturale", "quartiere" che si sviluppa intorno ai Mercati Generali di piazza Cavour con un'elevata concentrazione di attività commerciali.

La località è facilmente raggiungibile dall'interno della Toscana – della quale costituisce uno dei più belli e pittoreschi sbocchi al mare – e dal resto d'Italia con tutti i mezzi.

Nel 1577 furono costruiti due prolungamenti del Canale Burlamacca, il molo. Su queste banchine si svilupparono le prime attività marittime. Nel 1740 l'ingegnere Bernardino Zendrini fece costruire una cateratta sul canale per evitare che l'acqua del mare arrivasse al lago di Massaciuccoli. Nel 1820 Maria Luisa di Borbone-Spagna, duchessa di Lucca fece costruire la prima darsena, la Darsena Lucca, completata nel 1823. Notevole il Moletto Sanità, tuttora esistente, vicino alla Chiesetta dei Pescatori. Dal 1871 al 1873 fu costruita la Darsena Toscana, la Darsena Italia fu costruita dal 1907 al 1911. Nel 1938 fu costruita la Darsena Impero, poi Italia e negli anni settanta la Darsena Viareggio (Darsena Nuova), la Darsena della Madonnina, la diga foranea ("il moletto") e il faro nuovo. L'approdo turistico della Madonnina, recentemente ampliato, può ospitare 500 imbarcazioni. L'area portuale è in sviluppo ed esistono progetti per i prossimi anni.

Viareggio è ben attrezzata per la pratica di molti sport. La Versilia è una località apprezzata per il surf e il windsurf, gli sport di mare e di spiaggia, il ciclismo. Il turismo sportivo è una voce di guadagno non trascurabile per la città. Gli imprenditori stanno inoltre puntando anche sul cosiddetto "wellness" offrendo ai turisti possibilità di rilassarsi e prendersi cura del proprio corpo. Viareggio ha inoltre vaste aree verdi (le Pinete) con aree attrezzate per allenarsi e dei percorsi ciclabili.

È stato proposto di istituire la Provincia della Versilia (Maria Claudia Ioannucci, n. 1333, 24 febbraio 2004) La nuova provincia dovrebbe essere costituita da 7 comuni appartenenti oggi alla Provincia di Lucca. I comuni sono: Camaiore, Forte dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza, Stazzema e Viareggio (circa 165 mila abitanti). La città di Viareggio è stata designata come capoluogo della nuova provincia. Questa proposta segue a una proposta analoga, già valutata e bocciata alla fine degli anni ottanta.

Da anni si parla di unire i comuni versiliesi in un comune unico per dare servizi migliori, evitare sprechi e attuare al meglio una politica territoriale su scale più vasta. Si è parlato molto di questo progetto e di progetti simili, come quello del Comune Unico dell'Alta Versilia o quello di istituire un'autorità sovracomunale, che decidesse su questioni che vanno oltre ai singoli comuni. Si è anche discusso di quali città dovessero far parte di questa nuova istituzione, alcuni ad esempio avrebbero preferito escludere Viareggio. Fino ad ora questa idea è rimasta utopica, infatti sono stati fatti passi avanti nella collaborazione tra i comuni della Versilia, spesso concorrenti, ma l'istituzione di un comune unico sembra ancora lontano.

Pur essendo Viareggio il comune di gran lunga più popoloso della Versilia è anche, dopo Forte dei Marmi, quello con un'estensione minore. Non fu però così fin dall'inizio della sua storia. Nel 1869 fu decretata l'istituzione del comune di Massarosa, prima territorio amministrato da Viareggio, nel 1870 il decreto fu applicato, con grandi polemiche (queste polemiche si risolsero completamente nel 1878).

Torre del Lago Puccini, o meglio una parte dei suoi abitanti, da molti anni aspira a diventare un comune autonomo. Nel 1988 i cittadini della frazione presero parte a un referendum sulla questione, il 27 e 28 giugno. Nonostante l'82,30% dei voti fosse per l'autonomia, questa non fu concessa e la frazione rimase tale. Il 12 e 13 giugno del 2004 fu concesso un nuovo referendum per il quale però, in base alla nuova legge della Regione Toscana, votarono tutti i cittadini del comune e non solo quelli residenti nella frazione. Il centrodestra e la destra si fecero promotori dell'autonomia, il centrosinistra e la sinistra difesero l'unione con il comune capoluogo. Votarono il 66,26% degli aventi diritto, il 59,27% per il no e il 40,73% per il sì (questi dati si riferiscono al totale dei votanti e non solo a quelli residenti nella frazione, nella quale comunque furono più i sì che i no, anche se sensibilmente meno del 1988). Anche questa volta Torre del Lago Puccini rimase frazione di Viareggio, ma ottenne nel suo statuto delle attribuzioni particolari diventando, se così si può dire una circoscrizione "a statuto speciale".

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Luca Toni

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Luca Toni (Pavullo nel Frignano, 26 maggio 1977) è un calciatore italiano, attaccante del Bayern Monaco e della Nazionale italiana. Campione del Mondo con la Nazionale nel 2006. Ha vinto la Scarpa d'oro 2006. È stato il terzo giocatore italiano capace di aggiudicarsi il titolo di capocannoniere in un campionato straniero. Prima di lui erano riusciti nell'impresa solo Marco Negri (con i Glasgow Rangers, nella stagione 1997-1998 del campionato scozzese) e Christian Vieri che nella stagione 1997-1998 realizzò 24 gol in altrettante partite nella Liga spagnola con l'Atletico Madrid.

Centravanti dalla evidente potenza fisica, si trova a suo agio sia in un attacco a due che come punta centrale di un tridente. Partecipa alla fase offensiva difendendo il pallone e facendo salire la squadra. Oltre ad un ottimo senso del gol, Toni possiede anche un ottimo colpo di testa sfruttando l'altezza notevole.

È cresciuto nelle giovanili del Modena dove, a 13 anni, nei "giovanissimi", venne allenato dal campione brasiliano Cinesinho già campione d'Italia con la Juventus.

Ha iniziato la sua carriera professionistica nella squadra emiliana in Serie C1 nella stagione 1994-1995 collezionando 7 partite e 2 gol. Con i modenesi è rimasto anche nella stagione successiva (25 partite, 5 gol), per poi disputare una stagione a testa con Empoli in Serie B (3 partite, 1 gol), Fiorenzuola in C1 (26 partite, 2 gol) e Lodigiani sempre in C1.

Con la squadra romana, allenata dal tecnico Guido Attardi, siglò 15 gol in 31 partite in Serie C1, attirando su di sé l'attenzione del Treviso, con cui disputò una buona stagione in Serie B nell'annata 1999-2000 (35 partite, 15 gol). Gli si sono quindi aperte le porte della Serie A, dove ha esordito quando è stato acquistato dal Vicenza.

L'esordio in Serie A è avvenuto il 1° ottobre 2000, a 23 anni, nella partita persa contro il Milan per 2-0. Nella sua stagione di esordio ha segnato 9 gol in 31 partite, che comunque non sono bastati per salvare la squadra veneta dalla retrocessione. È poi passato al Brescia di Carlo Mazzone per 30 miliardi di lire, l'acquisto più costoso nella storia delle rondinelle. Con i lombardi è rimasto due anni, disputando una buona prima stagione condita da 13 gol mentre la seconda si conclude con un misero bottino di 2 gol ed un lungo infortunio. Il suo bilancio finale è di 15 gol in 44 partite.

Acquistato dal Palermo nel 2003 a 26 anni, ha preso una coraggiosa decisione circa il prosieguo della carriera, scendendo di nuovo di categoria. Scelta premiata in quanto è diventato capocannoniere del campionato cadetto nella stagione 2003-2004, con 30 gol in 45 partite, aiutando la squadra siciliana ad essere promossa nella massima categoria e mettendosi in mostra come uno degli attaccanti più importanti della B insieme a Cristiano Lucarelli.

Con i palermitani ha disputato anche la stagione seguente in Serie A, segnando 20 gol in 35 partite ed aiutando in maniera determinante la squadra a classificarsi al 6° posto e qualificarsi quindi per la Coppa UEFA. In questa stagione è riuscito a confermarsi anche nella massima serie ed entrare nel giro della Nazionale.

Nell'annata 2005-06 Toni passa dal Palermo alla Fiorentina. In campionato nelle prime 11 partite di campionato in cui i viola vanno in rete lui è sempre presente nel tabellino (15 gol); poi è un amaro dicembre, in cui non va mai in rete fino alla doppia marcatura con cui stende il Chievo. I viola arrivano quarti (74 punti), ma dopo la sentenza post Calciopoli terminano noni a 44 punti (-30). Toni realizza 31 gol in campionato e 4 in Coppa Italia, vincendo così la Scarpa d'oro e superando il record di gol in una sola stagione nella Fiorentina di Kurt Hamrin e Gabriel Omar Batistuta che si fermarono a quota 26.

La stagione 2006-2007 si apre con qualche malumore con la società, in quanto vorrebbe passare all'Inter, ma il club viola si impone, confermandolo nella rosa. Inizia il campionato con buoni risultati, segnando una doppietta (inutile ai fini del risultato della gara, persa dalla Fiorentina, per 3-2) nella prima partita di campionato proprio contro l'Inter. Dopo altri due gol nelle partite con Catania (1 ottobre) ed Empoli (15 ottobre), viene colpito da un'infiammazione al metatarso, che lo costringe a saltare diverse partite.

Nonostante ciò conclude il girone d'andata con 9 gol. Finirà la stagione mettendo a segno un totale di 16 gol, un bottino ragguardevole visti gli infortuni.

Dopo tante smentite il 30 maggio 2007 è ufficiale la notizia del suo trasferimento al Bayern Monaco per 11 milioni di euro nelle casse della Fiorentina per avere il campione del mondo. A 30 anni lascia dunque l'Italia e viene presentato alla stampa l'8 giugno, insieme al suo futuro compagno e nuovo acquisto del Bayern Franck Ribéry. Ripaga lo sforzo economico segnando già contro l'Hansa Rostock all'esordio in Bundesliga. Dopo il suo ottimo inizio in campionato esordisce anche nelle coppe europee, giocando in Coppa UEFA. Proprio in questa competizione (10 gol totali) il 19 dicembre 2007 realizza una quadripletta nel 6-0 del Bayern contro l'Aris Salonicco.

Diventa protagonista nella manifestazione europea anche nei quarti di finale, il 10 aprile 2008, allorché con due reti realizzate negli ultimi 5 minuti del secondo tempo supplementare della sfida di ritorno contro il Getafe, fissa il punteggio sul 3-3, che consegna all'ultimo respiro la qualificazione ai bavaresi. Il 19 aprile 2008 segna una doppietta che risulta decisiva nella finale della Coppa di Germania contro il Borussia Dortmund.

Il 4 maggio 2008 arriva il suo primo trofeo importante con una squadra di club: infatti, grazie allo 0-0 contro il Wolfsburg, il suo Bayern si laurea campione di Germania, davanti al Werder Brema. Chiude la stagione laureandosi capocannoniere della Bundesliga 2007-2008 con 24 reti (39 reti totali, tra campionato, coppa UEFA, e coppa di Germania).

Il 25 febbraio 2009 realizza la prima doppietta in Champion's League, nella partita di andata degli ottavi contro lo Sporting Lisbona.

L'esordio con la maglia della Nazionale risale al 18 agosto 2004, a 27 anni, nella partita persa contro l'Islanda per 2-0. Il ct Marcello Lippi lo convocò perché impressionato dai 30 gol segnati la stagione precedente in Serie B. Ha messo a segno la sua prima rete in azzurro nel match successivo contro la Norvegia, disputato il 4 settembre a Palermo e terminato 2-1, realizzando il gol decisivo per la vittoria.

L'11 giugno 2005 è stato il capitano della Nazionale nella partita amichevole Italia-Ecuador (1-1), e nel settembre successivo, segnando una tripletta nel match di qualificazione al mondiale di Germania 2006 contro la Bielorussia a Minsk, terminato 4-1 per l'Italia, diventa il primo giocatore della Fiorentina a segnare tre gol in una sola partita della Nazionale italiana.

Nel maggio del 2006 viene convocato per il Mondiale in Germania, la sua prima volta in una competizione internazionale, dove indossa la maglia numero 9. Già nella partita d'esordio contro il Ghana (vinta 2-0) colpisce la traversa dopo una botta di collo pieno. Mette a segno una doppietta in Italia-Ucraina del 30 giugno e permette l'ingresso all'Italia in semifinale contro la Germania.

Diventa Campione del mondo il 9 luglio 2006, nella partita vinta 5-3 ai rigori contro la Francia. Viene inserito nella squadra All Star Team dei 23 migliori giocatori del mondiale].

Nella finale coi francesi colpisce una traversa con un colpo di testa su calcio d'angolo e sucessivamente, sempre di testa, si vede annullare un gol per fuorigioco molto dubbio.

Dopo il mondiale riceve la fiducia anche del neo commissario tecnico Roberto Donadoni, venendo convocato regolarmente nelle partite valide per le qualificazioni al Campionato europeo di calcio 2008; contro l'Ucraina, si procura prima un calcio di rigore ed in seguito mette a segno il gol che consente alla Nazionale di rimettersi in corsa per la qualificazione al Campionato Europeo, dopo le titubanti prestazioni iniziali.

Segna ancora una doppietta in Italia-Scozia (2-0) del 28 marzo 2007, regalando la vittoria all'Italia. Segna nuovamente alla Scozia nella partita del 17 novembre a Glasgow, vinta dagli azzurri 2-1, che consegna alla Nazionale la qualificazione. Si toglie anche la soddisfazione di segnare un gol a Modena, la sua città, in Italia-Far Oer (3-1).

Risulta il capocannoniere italiano delle qualificazioni a Euro 2008, con 5 gol in 6 partite giocate. Tuttavia durante il torneo non riesce ad esprimersi ai suoi soliti livelli, attirandosi addosso molte critiche e rimanendo a secco di reti anche a causa di un errore arbitrale che gli annulla un gol buono nella sfida contro la Romania.

Trova la conferma in nazionale anche con la seconda gestione di Marcello Lippi anche se nelle prime partite non va a segno. Ritrova finalmente il gol nella partita amichevole del 19 novembre 2008 contro la Grecia dopo un digiuno di 9 partite in meno di 9 mesi.

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Francesco Totti

Francesco Totti con la maglia della Roma.

Francesco Totti (Roma, 27 settembre 1976) è un calciatore italiano, attaccante della Roma. Campione del mondo con la Nazionale italiana nel 2006.

Finora ha sempre giocato nella Roma, squadra della quale è anche capitano. È il maggiore goleador di tutti i tempi e l'uomo con più presenze nell'intera storia giallorossa, sia per quanto riguarda il campionato che per le coppe europee. Nel 2004 è stato incluso nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Lo stesso Pelè lo ha definito il più forte giocatore al mondo in un'intervista del gennaio 2006.

Nel campionato di Serie A 2006-2007 ha vinto la classifica dei marcatori e la Scarpa d'oro come miglior realizzatore di tutti i campionati europei di calcio con 26 gol. Con la maglia della Nazionale ha segnato 9 reti, mentre la 58a e ultima presenza è stata la finale del campionato del mondo 2006, vinta contro la Francia.

Francesco Totti ha ricoperto per gran parte della sua carriera il ruolo di trequartista e quello di seconda punta, ma da alcuni anni viene prevalentemente impiegato nel ruolo di prima punta. Pur essendo finalizzatore, funge da assist-man e da creatore di gioco, il suo ruolo dunque si identifica in maniera più appropriata con quello del centravanti di manovra. Durante il biennio con Zeman, nel 1997 e 1998, Totti ha un notevole miglioramento atletico; infatti decide di eseguire un potenziamento muscolare per adattarsi ai ritmi del calcio moderno, guadagnando in forza fisica e potenza di calcio, a scapito dell'agilità. Dotato di grande tecnica, è considerato uno dei migliori talenti calcistici italiani degli ultimi anni. Possiede inoltre una notevole visione di gioco, un'estrema precisione nei passaggi e un tiro fulmineo, potente e preciso con entrambi i piedi, caratteristiche che lo rendono il punto fermo della Roma da oltre quindici anni.

Francesco è nato il 27 settembre 1976 a Roma nel quartiere Appio Latino, nei pressi di Porta Metronia (da qui il soprannome "Er Pupone de Porta Metronia").

I suoi lo iscrissero alla Scuola Calcio della Fortitudo, squadra del quartiere San Giovanni dove la famiglia Totti vive; successivamente passa alla Smith Trastevere dove disputa il suo primo campionato esordienti passando poi, nel 1986, nelle giovanili della Lodigiani. Totti, richiesto da Roma e Lazio, sceglie la prima spinto anche dalla madre ed entra, nel 1989 a soli 13 anni, nelle giovanili della squadra.

Nel 1993, Francesco conquista il suo primo successo: lo scudetto Allievi. Con Luciano Spinosi, in Primavera, vince una coppa Italia. Dopo tre anni di settore giovanile alla Roma, nella stagione 1992-93 Totti entra nel giro della prima squadra grazie a Vujadin Boskov, che lo fa esordire in Serie A a 16 anni, il 28 marzo 1993 nei minuti finali della partita Brescia-Roma (0-2). L'allenatore Carlo Mazzone si rivela quasi un secondo padre per Totti, in special modo durante il passaggio dalla Primavera alla prima squadra. Mazzone, come si fa con i figli precoci, cerca di proteggerlo dalle curiosità, dalle attenzioni, dalla fama: "So io come farlo crescere", diceva.

Il debutto da titolare avviene il 16 dicembre 1993 in Coppa Italia, partita in cui la Roma vince ma viene eliminata dalla Sampdoria ai calci di rigore. L'esordio da titolare in campionato avviene invece il 27 febbraio 1994 di nuovo contro la Sampdoria.

Nella stagione 1994-1995 Totti segna il suo primo gol in Serie A (4 settembre 1994) nella partita contro il Foggia e nonostante la concorrenza di Balbo e Fonseca, colleziona 21 presenze con la maglia giallorossa, segnando un totale di 4 gol. A partire dalla stagione seguente, Francesco Totti diviene titolare inamovibile della squadra giallorossa.

Nel 1996 arriva il nuovo allenatore, Carlos Bianchi, e per Totti, a causa del pessimo rapporto instauratosi con il nuovo tecnico, inizia un periodo difficile, tanto che si ventila una sua possibile cessione alla Sampdoria o all' Ajax in un possibile scambio con il fantasista Jari Litmanen, voluto fortemente dall'allenatore argentino, ma è lo stesso presidente Franco Sensi a non voler cedere il giocatore che ritiene il futuro della Roma. All'Olimpico, in seguito, si gioca il Torneo Città di Roma, contro l'Ajax. Francesco segna un gol e stravince il confronto con Litmanen. Il successo nel torneo cambia improvvisamente lo scenario: Bianchi mette il presidente difronte ad una scelta: o lui o il giovane Francesco. Sensi sceglie Totti e, anche in seguito agli scarsi risultati ottenuti dalla squadra, esonera l'allenatore Bianchi.

Stagione nuova, vita nuova nel 1997. Si chiude la parentesi Bianchi e arriva il nuovo allenatore Zeman: Totti fa il salto di qualità: lo schema offensivo 4-3-3 del tecnico boemo ne esalta le caratteristiche tecniche e fisiche, tanto che Totti diventa il vero leader e l'uomo simbolo della squadra, titolare fisso con il numero dieci che non abbandonerà mai più. Il rapporto tra Francesco e l'allenatore appare subito ottimo, come dimostra il buon campionato disputato, concluso a quota tredici reti. Zdenek Zeman è artefice anche del grande lavoro fisico effettuato da Totti.

Il 31 ottobre 1998, Aldair gli cede la fascia di capitano. In questa stagione Totti viene nominato Guerin d'oro. L'annata 98-99 è interlocutoria, Zeman siede per l'ultimo anno in panchina. Dopo un'ottima partenza (alla nona giornata vittoria sull'eterna rivale Juventus e seconda in classifica ad un punto dalla vetta), la Roma, capitanata da un Totti in grande forma fisica, inizia a sognare, ma nelle giornate seguenti la squadra molla la presa ma dimostra un grande orgoglio, affossando il Milan futuro campione d'Italia all'Olimpico. In questa stagione, la Roma viene eliminata dolorosamente dalla Coppa Italia dall'Atalanta ai calci di rigore (6-5). L'unica chicca dell'anno è la strepitosa prova di Francesco Totti e la sua squadra contro la Lazio, surclassando i rivali per 3-1 (Delvecchio, Delvecchio e appunto Totti) e vicendo un derby che mancava da quattro anni. Arriva il mercato: via Zeman e dentro Fabio Capello, il quale progetta di costruire una squadra competitiva attorno a Totti; il quale quell'anno prova ennesimamente a trascinare la sua squadra verso la conquista del tricolore scontrandosi in un appassionante "testa a testa" con Lazio e Juve che si protae per tutto il girone d'andata. Ma un solo giocatore non può vincere un campionato. E così, l'AS Roma arriva sesta al termine del campionato, anche se Francesco viene nominato, dall'Associazione Italiana Calciatori, giocatore italiano dell'anno; riceve anche il suo primo Oscar del calcio come migliore giovane 1999. Nel 2000 Totti conquista un altro Oscar del calcio questa volta come migliore calciatore assoluto. Tutto sommato, questa stagione consacra la Roma tra le "sette sorelle" della competizione (dietro alla Lazio Campione D'Italia, un boccone amaro da mandar giù, Juventus, Milan, Inter e Parma), entra in Coppa Uefa e si prepara all'esaltante stagione 2000-01.

All'indomani dello scudetto tinto di biancoceleste, a Trigoria non resta che rimboccarsi le maniche. La società acquista Gabriel Omar Batistuta, che insieme a Marco Delvecchio e lo stesso Totti, anche grazie alla presenza di Vincenzo Montella, spesso partente dalla panchina, formerà un tridente d'attacco micidiale e mattatore del campionato. In questa stagione, il Capitano della Roma si esalta: al debutto in casa contro il Bologna, segna e illumina la sua squadra (2-1), così come in quel di Lecce (0-4, gol su calcio di rigore). Contro l'Inter avviene la prima battuta d'arresto (2-0), alla quarta giornata, qualcuno paventa la crisi, ma Totti e compagni si dimostrano squadra corsara e affossano Brescia (2-4), Reggina in casa e Verona (1-4). La classifica dice 18 punti, le altri grandi sono lontane. Gara da ricordare per Francesco è sicuramente quella contro l'Udinese: il Capitano infatti stecchisce i bianconeri con un micidiale sinistro al volo, da lui stesso considerato come il gol più bello della carriera nell'intervista del dopopartita. La strada al successo è spianata dopo il derby vinto contro la Lazio grazie ad un'autorete di Paolo Negro. L'entusiasmo è alle stelle, la Roma prova a continuare la sua fuga dopo la sosta: ma è solo 1-1 col Bari, gara in cui Totti pareggia su calcio di rigore l'iniziale vantaggio di Mazzarelli. Dopodichè, il Capitano va a segno con la sua prima doppietta a San Siro, autentico tabù per la Roma, ma non basta per centrare i tre punti (3-2 rossonero). Totti conferma il suo straordinario momento di forma segnando al Napoli in casa, dove la Roma batterà i partenopei per 3-0. Tuttavia, gli impegni più importanti sono superati senza perdere punti sulle dirette concorrenti (2-2 con la Lazio e sempre 2-2 con la Juventus). Alla penultima giornata, Totti va a segno a Napoli e sembra consegnare lo scudetto alla sua Roma, ma a dieci minuti dalla fine gli azzurri pareggiano l'1-2 giallorosso. A questo punto bisogna vincere in casa con il Parma, 17 giugno 2001: nella bolgia di un Olimpico stracolmo, la squadra di casa s'impone per 3-1 grazie ai gol di Totti, Montella e Batistuta. Francesco e la sua Roma possono così festeggiare il traguardo sognato da una vita: lo Scudetto. Totti è di nuovo nominato giocatore italiano dell'anno e viene incluso nella lista dei candidati al Pallone d'oro, classificandosi quinto.

Il 19 agosto 2001 Totti trascina la Roma verso un secondo importante traguardo: la conquista della Supercoppa Italiana, la prima della carriera del 25enne romano, battendo la Fiorentina all'Olimpico per 3-0 e segnando il terzo gol.

La stagione successiva, la squadra capitolina non tradisce le attese in seguito alla cavalcata dello scorso anno. Acquista il barese Antonio Cassano e rinforza ulteriormente la rosa. Totti in questa stagione iniziera ad accusare qualche acciacco fisico che lo accompagnerà per tutto il campionato. Ciononostante segna 8 gol, due dei quali destinati a rimanere per sempre nei suoi ricordi: Roma Torino, 1-0: servito da Candela, Francesco scarta il portiere Bucci con la suola della scarpa, finta il tiro ingannando il difensore granata appostato sulla linea di porta e deposita in rete. E poi, nel derby di ritorno del 10 marzo 2002, vinto dalla Roma con un clamoroso 5-1 (nel derby di andata Capitan Totti aveva segnato il 2-0, gol sicurezza per la Roma in seguito al vantaggio firmato Delvecchio). Gran pallonetto da fuori area che sorprende il laziale Peruzzi. I giallorossi concludono il campionato classificandosi secondi (70 punti) dietro alla Juventus (71). In questa stagione Totti segna anche il gol del pareggio in casa del Real Madrid (Real Madrid-Roma 1-1) in Champions League.

L'anno dopo, Totti e la Roma si ritrovano, inaspettatamente, ad affrontare una stagione anonima. Tutto si sarebbero aspettati dopo due anni in cui avevano collezionato ottime figure (Scudetto e secondo posto) meno che vivere una stagione come quella del 2002-03. Totti ricopre per la prima volta il ruolo di centravanti puro, anche se egli nasce trequartista, ma, nonostante la sua vena realizzativa ne risenta positivamente, la squadra incontra diverse difficoltà durante il suo cammino in campionato. In questa stagione Francesco segna la sua prima ed unica tripletta in Serie A, che servirà a battere il Brescia per 3-2 in trasferta. Inoltre, pone la firma decisiva in una giornata difficilmente dimenticabile nella sua memoria, così come in quella di ogni tifoso giallorosso: il 30 ottobre 2002 si gioca al Bernabeu Real Madrid-Roma. I giallorossi vincono 1-0, del Capitano la rete decisiva. Un violento colpo al volo, palla quasi schiacciata e Bernabeu zittito. Uno dei pochi sorrisi in una stagione amara sia in campionato (8° posto) che in Champions League (nonostante la gran notte di Madrid e il trionfo di Valencia, gara in cui Totti va a segno due volte e la Roma vince 3-0, la squadra verrà eliminata al secondo turno collezionando 5 punti in 3 partite). La fotografia del "fallimentare" anno romanista è la finale di Coppa Italia contro il Milan. Nonostante Totti vada a segno tre volte su tre su punizione (una in casa e due a San Siro), la Roma perde 1-4 in casa (appunto di Totti l'unico gol giallorosso) e pareggia 2-2 al Meazza (doppietta del Capitano). Nel 2003 comunque Francesco riceve altri due Oscar del calcio come migliore italiano e come migliore calciatore assoluto.

I tifosi vogliono una reazione dal Presidente Sensi e dalla squadra, chiedendo di tornare a far capolino nella parte alta della classifica. Non vengono delusi. La stagione 2003-04, Totti e la Roma la vivono da protagonisti assoluti. Ormai diventato un giocatore completo, Francesco si carica la squadra sulle spalle ed insieme iniziano la stagione nel migliore dei modi. In casa travolgono il Brescia 5-1 e il Capitano segna una doppietta, con un tiro dal limite e un pallonetto dalla medesima posizione ma a campo invertito. Francesco si pone un ambizioso traguardo personale: il raggiungimento dei 20 gol. Obbiettivo che centrerà a fine stagione. La Roma continua alla grande inanellando vittorie su vittorie, con Totti in condizioni strepitose che colleziona prestazioni di tutto rispetto e gol di pregevole fattura. Inizialmente ne fanno le spese Ancona, Bologna (sconfitto per 0-4 al Dall'Ara, gol-capolavoro al volo di sinistro del giallorosso), Lecce e Chievo. La cavalcata della Roma prosegue senza sosta, sembra ininterrotta anche grazie alle prestazioni finalmente continue di Antonio Cassano e la scoperta del brasiliano Mancini, che firmerà uno storico gol di tacco nel derby di andata. Il Capitano giallorosso punisce il Modena in casa (sua la rete decisiva su calcio di rigore) e in casa dell'Empoli confeziona una prestazione eccellente: rigore trasformato a mezza altezza per lo 0-1 e pallonetto magistrale al limite del vertice alto dell'area di rigore per lo 0-2. I giallorossi sembrano dominare il campionato, il loro ritmo è tenuto solo dal Milan futuro Campione d'Italia. Francesco, di doppietta in doppietta, stende anche la Sampdoria (3-1), firmando gli ultimi due gol della Roma, uno in tuffo di testa e l'altro in un assolo partendo dal cerchio di centrocampo concluso con un dolce pallonetto alle spalle del portere avversario. Esaltazione collettiva, poi, per il 4-0 rifilato ai rivali bianconeri della Juventus, la cosidetta "gara perfetta" della Roma. Francesco castiga Buffon con un rigore di precisione, dopo il vantaggio romanista di Dacourt e la finale doppietta di Antonio Cassano. A questa punto, la squadra capitolina vola e in un primo momento sembra non avere rivali in campionato, ma poi subisce la prepotente rimonta dei rossoneri e scivola al 2° posto. Il bottino di Totti si arricchisce ulteriormente contro Siena (botta al volo da distanza ravvicinata), Parma (punizione rasoterra che gela Frey), Inter (calcio di rigore), Lecce (calcio di rigore). Tutti gol utili per credere nell'impossibile rimonta. Con il tempo, inoltre, Totti abbandona la soluzione "a giro" su punizione, preferendo quella di potenza. Se ne accorge il Modena, abbattuto appunto da una bordata su punizione del Capitano. Il Milan non perde colpi e Francesco nemmeno e va ancora a segno nel derby di recupero dagli 11 metri. I suoi ultimi due gol stagionali, all'Empoli, non bastano per centrare il tricolore, ma consegnano un dignitosissimo secondo posto alla Roma e centra il traguardo delle 20 reti, record per lui. In questa stagione il numero 10 della Roma e della Nazionale riceve il suo secondo Guerin d'oro.

Come due anni fa, la Roma e il suo Capitano sono costretti ad attraversare una stagione da incubo. Uno dei padri di questo anno fallimentare è sicuramente Capello, che passa dai colori giallorossi a quelli bianconeri juventini assieme ad Emerson. Ad allenare la Roma ora è Luigi Del Neri. Dopo un'estate di tensioni e voci di mercato, Totti rimane al suo posto, a Roma, e scarica la sua rabbia a Bologna, firmando l'unico gol romanista nel monologo rossoblu (3-1). Adesso è a meno uno da quota cento. Questo campionato è soprattutto segnato dalle pesanti falle difensive, con Chivu spesso infortunato. Il 3 ottobre 2004, durante Roma-Inter 3-3, uno dei pochi sorrisi della stagione: Totti segna, con una punizione dai 30 metri, il suo gol numero 100 con la Roma. La squadra è uscita sin dalle prime giornate dal girone-scudetto, e anche la lotta per la partecipazione in Coppa Uefa appare disperata. Totti di certo non ripete la brillante stagione 2003-04, ma fa comunque la sua parte, soprattutto a livello personale (infatti, la Roma riuscirà a classificarsi per la Uefa): due mesi dopo il 100° gol, il 19 dicembre 2004, Francesco segna durante Roma-Parma 5-1 il gol numero 107, che gli permette di diventare il miglior cannoniere della storia della Roma superando un attaccante rimasto per sempre nei cuori giallorossi, il bomber Roberto Pruzzo. A fine campionato, la Roma è in classifica-Uefa, piazzamento che salva un'annata da dimenticare (solo a due giornate dalla fine, infatti, la matematica certezza di restare nella massima serie grazie alla vittoria di Bergamo).

La rifondazione è inevitabile: arriva il tecnico Luciano Spalletti a guidare la squadra giallorossa per la nuova stagione, con obbiettivi naturalmente ridimensionati. Nella primavera del 2005 Totti rinnova con la Roma fino al 2010 con un contratto da 5.400.000 € netti a stagione, divenendo, di fatto, l'unico giocatore a superare il tetto di ingaggi di 2.500.000 € stabilito dalla società. In questo modo si è virtualmente legato a vita alla squadra di cui da sempre è tifoso. Nonostante una campagna acquisti non particolarmente esaltante, la Roma conduce un campionato sopra le aspettative, vista ovviamente la conclusione di quello precedente. Spalletti ci mette molto del suo, inventa Perrotta trequartista e il Capitano centravanti atipico. Questa nuova posizione giova alla vena realizzativa di Totti, a segno contro il Parma in casa, nel derby (la sua esultanza simula un parto, infatti sua moglie Ilary Blasi è incinta) e al Meazza. Una sua straordinaria doppietta serve infatti a sbancare un San Siro tinto di nerazzurro, in cui i giallorossi non vincevano da ben 11 anni. Il primo gol è un capolavoro, da lui stesso considerato il più bello della carriera (superato il gol all'Udinese del 2000). Dopo aver saltato Zè Maria e Cambiasso, Francesco a pochi metri dal limite dell'area si inventa un cucchiaio che lascia annichilito Julio Cesar, il secondo gol è la semplice trasformazioe di un calcio di rigore nel secondo tempo. Nel gennaio 2006 a margine del World Economic Forum, tenutosi a Davos, Pelé spende parole di elogio per Totti definendolo senza mezzi termini «il miglior giocatore del mondo». La Roma non è di certo una protagonista del campionato in ambito-scudetto, ma non ripete neanche la terribile stagione passata. E' anzi protagonista di un record mai stabilito fino a quel momento, quello di 11 vittorie consecutive. Ne fanno le spese Chievo (Capitano a segno con una doppietta), Treviso, Milan, Reggina (ancora una doppietta di Totti), Udinese, Livorno (punizione e rigore di Francesco), Parma, Cagliari (due calci di rigori, due perfette esecuzioni del numero 10), Siena, Empoli dove il capitano fu vittima di una terribile distorsione alla caviglia) e Lazio.

Tuttavia, il 19 febbraio, Francesco Totti, al 7° minuto della partita Roma-Empoli, subisce il primo grave infortunio della sua carriera, dopo un intervento scomposto del difensore Vanigli. Le parti interessate sono il perone sinistro e i legamenti della caviglia. Questa è una grave perdita sia per la Roma (che comunque riuscirà a stabilire il record battendo per 2-0 la Lazio, con Totti che segue la gara dalla tribuna e prende parte ai festeggiamenti post-partita) che per la Nazionale, in virtù del fatto che a fine stagione partiranno i Mondiali di Germania 2006. Ma il Capitano, grazie ad una forza di volontà impressionante e ai suoi preparatori, recupera in 3 mesi, al Mondiale c'è, parte sempre titolare, eccetto nella gara contro l'Australia. Casualità, sarà proprio il giallorosso a rilevare Del Piero e segnare, al 95°, il gol della vittoria su calcio di rigore. L'Italia, il 9 luglio 2006, si laureerà Campione Del Mondo battendo la Francia ai calci di rigore. Il bilancio di Totti è di un gol e 4 assist.

Il campionato successivo è sicuramente atipico per molteplici motivi, primo fra tutti l'assenza della Juventus, relegata in serie B dopo lo scandalo di Calciopoli. Ne hanno fatto le spese anche il Milan, la Lazio e la Fiorentina, che partono penalizzate. Questa stagione è praticamente un monologo nerazzurro, che con acquisti del calibro di Ibrahimovic, Vieira e Maicon mette un'ipoteca sul campionato sin dalle prime giornate. La Roma non sta a guardare, ma la rosa è troppo ristretta e non regge il livello dell'Inter. Tutto sommato, Totti dimostra di essere rigenerato dopo l'infortunio. Riesce ad infrangere il suo record del 2003-04 di 21 gol, segnandone 26 in campionato, 31 stagionali, tra Coppa Italia e Champions League. Proprio questa competizione è la più amara per i giallorossi, che si sono ritrovati 4° nel campionato scorso dopo le sentenze di Calciopoli. In effetti, dopo aver superato il girone senza particolari difficoltà (Totti a segno 3 volte), riescono nell'impresa di Lione. Di Totti e Mancini i gol che proiettano la Roma ai quarti dopo il pareggio casalingo a reti bianche contro i francesi. Qui si consuma la sconfitta più catastraofica della competizione per i giallorossi. Nonostante il 2-1 in casa contro i Diavoli Rossi del Manchester, vengono travolti all'Old Trafford per 7-1. Questa è una disfatta che mina profondamente il morale dei romanisti, che tuttavia riescono a tirarsi su vincendo la Coppa Italia contro l'Inter al quarto tentativo di altrettante finali, con un punteggio quasi tennistico: 6-2 all'andata (Totti dopo cinquanta secondi segna l'1-0), 2-1 al ritorno (inutili i gol nerazzurri di Cruz e Crespo). Totti vince così la sua prima Coppa Italia da Capitano. Da annoverare la data 11 febbraio 2007: Francesco ha segnato, durante la partita contro il Parma, il suo 139° gol in Serie A, superando Enrico Chiesa e diventando il miglior marcatore italiano fra i giocatori ancora in attività. Il 27 maggio 2007, segnando una doppietta contro il Messina, Totti si laurea capocannoniere della Serie A con 26 reti. Grazie al suo bottino di gol stagionali il 17 giugno 2007 (a sei anni esatti dallo scudetto del 2001) vince anche la Scarpa d'oro, che premia l'attaccante più prolifico d'Europa, contesa fino all'ultimo con il bomber olandese Van Nistelrooy. Da notare il fatto che nessun giocatore italiano era riuscito a vincere questo trofeo prima del 2006, ma negli ultimi due anni l'hanno fatto due marcatori, Luca Toni e lo stesso Totti.

Il 19 agosto 2007 (a sei anni esatti di distanza dalla prima) Totti vince la seconda Supercoppa Italiana della sua carriera, battendo al Meazza l'Inter per 1-0. Il rigore della vittoria, tirato da De Rossi, viene procurato proprio dal capitano giallorosso impossibilitato a calciarlo a causa del dolore dopo il fallo di Nicolás Burdisso.

Nel 2007 Totti si è posizionato decimo nella classifica finale del Pallone d'oro ottenendo 20 voti.

La stagione che segue è senza dubbio una delle più brillanti della Roma, trascinata da un Totti apparso in grande spolvero. Sin dalle prime giornate si capisce subito che i giallorossi saranno protagonisti: a contendersi lo scudetto ci sono anche la Juventus, tornata nella massima serie, il Milan e ovviamente i Campioni in carica dell'Inter (che vinceranno questo scudetto per merito di un orribile arbitraggio nei loro confronti,infatti si contano circa 8 calci di rigore ingiusti nei confronti dei neroazzurri; tutti comandati in un momento di difficoltà tecnica della squadra, infatti l'inter o perdeva o pareggiava,ma la roma è riuscita comunque a stargli dietro con grande orgolglio). Totti, prima del debutto casalingo contro il Siena, riceve la Scarpa d'oro, mostrandola davanti al suo pubblico. La gara viene vinta dalla Roma 3-0, con Totti che segna la 3° rete e onora così al meglio la conquista del prestigioso trofeo. Il Capitano giallorosso va a segno anche contro Reggina e Juventus (doppietta per il 2-2 finale). La Roma è prima in classifica, ma una sonora caduta interna contro l'Inter (1-4) frena la sua galoppata. Bisogna rialzarsi. Francesco prova a far ragionare la squadra: sigla una doppietta al Tardini, lanciando la Roma per 3-0 ai danni del Parma, segna il momentaneo 1-1 contro il Napoli su calcio di rigore (la gara terminerà con un rocambolesco 4-4),ma durante la gara contro lo Sporting Lisbona in Champions, subisce un infortunio che lo tiene fuori diverse partite. Al suo rientro, la Roma ritrova un perno fondamentale in attacco per continuare la rincorsa all'Inter, che non perde un colpo. Totti arricchisce il suo bottino contro Sampdoria ("cucchiaio" su rigore, tap-in da pochi passi al 90'), Atalanta in trasferta (calcio di punizione che vale il pareggio. La gara finirà 2-1 per la Roma grazie al gol di Mancini). Si arriva allo scontro diretto con la capolista con 9 punti di distanza. Un suo gol al 35' al volo di sinistro illude la Roma di ridurre lo svantaggio a 6 recuperabili punti, ma Javier Zanetti segna al 92' la rete che rimette le cose a posto. Tuttavia la giornata seguente il Napoli batte per 1-0 l'Inter al S.Paolo e la Roma vince la gara interna con il Parma (4-0), in cui Totti segna il 3-0 con una bordata da fuori area. A questo punto, la Roma ci crede e prepara la rincorsa-scudetto, intervallata dagli impegni Champions. I giallorossi compiono l'impresa eliminando il Real Madrid agli ottavi, ma, priva di Totti all'andata e al ritorno, perderà i quarti ancora ad opera del Manchester. In mezzo il successo di Napoli, con il Capitano nuovamente a segno su calcio di rigore. Il 16 gennaio 2008 Totti raggiunge un altro importante obiettivo: nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa Italia (Roma-Torino 4-0), con una doppietta raggiunge quota 200 gol con la maglia della Roma, cui vanno aggiunti i gol segnati con le varie rappresentative Nazionali.

Il 28 gennaio, invece, Totti vince gli Oscar del calcio come migliore calciatore italiano (quinta volta in carriera) e miglior cannoniere. Inoltre Totti è il giocatore ad aver vinto più trofei agli Oscar del calcio, con 11 trofei, dei quali 5 come miglior calciatore italiano, 2 come miglior giocatore assoluto, 1 come capocannoniere del campionato, 1 come miglior giovane, e 2 per il gol più bello.

Il 24 febbraio Totti batte un altro record: raggiunge nella gara interna contro la Fiorentina le 386 presenze in serie A con la maglia giallorossa, eguagliando il primato precedentemente detenuto da Giacomo Losi (capitano romanista degli anni '60). Tale record viene superato il 27 febbraio 2008 nella successiva partita di campionato con l'Inter con la presenza n. 387. Francesco Totti diviene così il giocatore con più presenze in assoluto in Serie A nella storia della Roma.

In Napoli-Roma (0-2) del 9 marzo 2008, Totti ha collezionato la 500a presenza complessiva con la maglia della Roma.

Il 19 aprile subisce nella partita casalinga contro il Livorno (1-1) una lesione al legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Operato, rimarrà lontano dai campi per diversi mesi. La Roma accusa il colpo e pareggia 1-1 la gara che poteva avvicinarla all'Inter. La volata si protae all'ultima giornata. Il distacco è di un solo punto, ma la doppietta di Ibrahimovic spegne i sogni giallorossi che pareggiano a Catania dopo essere passati in vantaggio grazie a Vucinic.

Totti è protagonista di un altro recupero prodigioso e riesce a giocare gli ultimi minuti della finale di Supercoppa Inter-Roma, Il 24 agosto 2008. La sfida, in parità (2-2), si protae fino alla sfida deli 11 metri, dove il Capitano fallisce il quinto e ultimo rigore che avrebbe assegnato alla Roma la Supercoppa Italiana, vinta poi dall'Inter.

Il campionato 2008-09 inizia con l'assenza di Totti tra le file giallorosse, a causa di un pestone ricevuto da Maicon in Supercoppa. La Roma, partita con ben altre ambizioni, si rende protagonista di un avvio da incubo. La squadra riesce parzialmente a rialzarsi grazie alla leadership di De Rossi e Panucci, ma non basta. Il ritorno di Totti, durante Roma-Cluj di Champions, non riesce a deviare le sorti della partita (1-2) e i giallorossi sprofondano in crisi. I tifosi contestano squadra e società, temendo che la stagione 2004-05 possa ripetersi.

Ma con il passare dei turni di campionato, la Roma recupera la sua lunga lista di infortunati, tra cui Capitan Totti, che suona la carica rendendosi protagonista nel derby (assist per il gol decisivo di Julio Baptista), nella trasferta di Lecce (assist per Vucinic e "cucchiaio" che chiude la partita), nella gara interna con la Fiorentina (decisa da un suo gol, botta violenta al limite dell'area al 15' del secondo tempo). Ormai lo scudetto è andato, ma non tutto è perduto per il 4° posto. Anche in Champions la squadra si risolleva: la Roma vince 3-1 contro il Chelsea, 1-3 a Cluj (Totti a segno su punizione) e 2-0 in casa contro il Bordeaux (con cui avevano vinto, senza Francesco, anche all'andata), gara in cui Totti segna il gol-sicurezza. I giallorossi, per la prima volta nella loro storia, chiudono il girone al primo posto.

L' 8 novembre 2008, in Bologna-Roma (1-1), taglia il traguardo delle 400 presenze in Serie A, segnando anche il gol del momentaneo vantaggio giallorosso.

Il 14 dicembre 2008, in Roma-Cagliari (3-2), raggiunge quota 170 gol in Serie A, segnando con un tiro di esterno sinistro da fuori area.

Molto apprezzato sin da giovanissimo, Totti ha indossato la maglia delle varie Nazionali giovanili. Con la Nazionale Under-18, nel luglio 1995, diventa vicecampione europeo, nella finale persa per 4-1 contro la Spagna segna l'unico gol degli azzurrini. L'anno successivo, nella finale del Campionato europeo Under-21, Totti apre le marcature nell'1-1 contro la Spagna, battuta poi ai rigori.

Nel 1997 l'Italia Under-23 conquista l'oro ai Giochi del Mediterraneo. Totti è uno dei migliori giocatori del torneo e nella finale realizza due dei 5 gol della squadra italiana (5 a 1 il risultato finale contro la Turchia).

Nel 1998, nonostante un'ottima stagione che lo aveva consacrato come uno dei più promettenti calciatori italiani, l'allora Commissario tecnico della Nazionale Cesare Maldini decise di non includerlo nella selezione per il Campionato mondiale in Francia. Il debutto nella Nazionale maggiore è, però, solo rinviato ed avviene subito dopo il mondiale transalpino, il 10 ottobre in Italia-Svizzera 2-0, nelle qualificazioni europee. Segna il suo primo gol in azzurro il 26 aprile 2000 in Italia-Portogallo 2-0.

Totti prende parte al Campionato europeo del 2000 svoltosi in Olanda e Belgio. Questa competizione è stata forse l'unica in cui abbia espresso il bellissimo gioco di cui è capace in nazionale: gli ha permesso quindi di farsi conoscere a livello internazionale, segnando anche due gol contro il Belgio e la Romania. Nella semifinale giocata contro l'Olanda padrona di casa, Totti si rende protagonista dell'episodio del "cucchiaio" quando, durante i calci di rigore, colpisce la palla con un tocco morbido da sotto, battendo il portiere olandese Van Der Sar. La Nazionale perderà poi l'Europeo, battuta dalla Francia ai tempi supplementari della finale.

Totti partecipa ai suoi primi Mondiali nel 2002. L'Italia, però, viene eliminata negli ottavi di finale dalla Corea del Sud in una partita arbitrata in modo controverso dal fischietto ecuadoriano Byron Moreno, che espelle proprio il giallorosso per simulazione, alimentando numerose polemiche.

Ad Euro 2004 gioca solo parte della prima partita contro la Danimarca, a causa di uno sputo rivolto al calciatore danese Christian Poulsen: l'episodio non viene rilevato dall'arbitro, ma viene rilevato solo in seguito dalle telecamere che lo avevano ripreso. Con l'uso della prova televisiva, quindi, viene squalificato per le tre partite successive (anche se l'Italia sarà eliminata dopo due).

Realizza la sua prima doppietta in azzurro il 13 ottobre 2004 in Italia-Bielorussia 4-3, valida per le qualificazioni mondiali.

Poco prima dei Mondiali di Germania, riesce a riprendersi dall'infortunio causato da Vanigli, difensore dell'Empoli, in Campionato, che lo aveva tenuto lontano dai campi di gioco per tre mesi. Il CT Marcello Lippi decide comunque di convocarlo, ed alla fine Totti colleziona sette presenze segnando un gol, quello decisivo su rigore negli ottavi di finale contro l'Australia all'ultimo minuto del secondo tempo, e fornendo 4 assist.

Diventa campione del mondo il 9 luglio 2006 all'Olympiastadion di Berlino, dopo aver battuto la Francia in finale. Durante questa partita l'approccio tattico dei francesi prevedeva un raddoppio di marcatura (effettuato da Thuram e Makélélé) proprio ai danni del giocatore italiano, il quale lascia il posto, nel secondo tempo, al compagno di club Daniele De Rossi. Successivamente è stato inserito dalla FIFA nella rosa dei 23 giocatori migliori del Mondiale.

Nei mesi successivi al Mondiale di Germania Totti esprime, di comune accordo con il CT Roberto Donadoni, la volontà di allontanarsi temporaneamente dalla Nazionale, per poter ritrovare una stabile forma fisica dopo l'affrettato recupero pre-mondiale. Il rientrante ct della nazionale Marcello Lippi ha confermato l'esclusione dell'attaccante giallorosso sostenendo che «Totti è una persona intelligente e da persona intelligente non cambierà idea».

Francesco Totti, scegliendo in comune accordo con il medico di non rimuovere la placca nella caviglia, abbandona la nazionale annunciandolo ufficialmente il 20 luglio 2007, con la dichiarazione: «Il mio problema principale è fisico. Con i problemi che ho alla caviglia ed alla schiena non posso giocare contemporaneamente per la Roma e la maglia azzurra. La nazionale richiede un ulteriore impegno e più partite che la mia caviglia non può sopportare. La Roma ha la priorità assoluta». Benché Totti, nella conferenza stampa del 20 luglio in cui ha annunciato il ritiro dalla nazionale avesse dato l'impressione che il discorso nazionale potesse non essere definitivamente chiuso, dopo la qualificazione della nazionale ad Euro 2008 nel novembre 2007 ha fugato ogni dubbio sulle sue intenzioni affermando: «Conosco le regole del gruppo e per rispetto non potrei mai pensare di tornare in azzurro».

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Source : Wikipedia