Maradona

3.382286995497 (892)
Inviato da gort 02/04/2009 @ 20:09

Tags : maradona, calciatori, calcio, sport

ultime notizie
Buenos Aires, 00:10 CALCIO, ARGENTINA: MARADONA CONVOCA CARRIZO MA ... - La Repubblica
Non c'è il nome dell'attaccante della Lazio, grande protagonista di questo finale di stagione in Italia, nella lista dei 26 convocati del ct dell'Argentina Diego Armando Maradona per le partite del 6 e del 10 giugno contro Colombia ed Ecuador,...
Maradona e Tyson volano a... Mosca - Affaritaliani.it
“Maradona” film di Emir Kusturica e “Tyson” pellicola di James Toback inaugureranno il “7th Krasnogorski International FICTS Festival” fase del Circuito Internazionale del “World FICTS Challenge” che avrà luogo a Mosca dal 28 maggio al 2 giugno....
MARADONA LASCIA A CASA LAVEZZI E DENIS - NapoliSport.net
Diego Armando Maradona ha diramato le convocazioni per le prossime due sfide valide per le qualificazioni ai mondiali in programma il 6 e del 10 giugno contro Colombia ed Ecuador. Nell'elenco dei 26 giocatori non c'è Lavezzi, nè, tantomeno, Denis....
'Il Napoli vuole Merino': al San Paolo sbarca il nuovo Maradona - Calciomercato.com
Il Napoli fa sul serio e stringe i tempi per portare, al San Paolo, il nuovo Diego Armando Maradona: Roberto Merino Ramirez. La formazione partenopea è fortemente interessata al calciatore peruviano naturalizzato spagnolo, oggi alla Salernitana....
Cassano: “Ve lo dico io chi è il più forte!”. Maradona, Pelè, Van ... - Goal.com
Cassano ha quindi continuato: “Non ho mai visto nessuno giocare come gioca lui alla sua età. Spero che il Barcellona vinca la Champions e che Messi vinca il Pallone d'Oro”. “Maradona – ha concluso il giocatore – ha fatto la storia ma Messi è il più...
Argentina: Maradona fa esordire De Federico, il piccolo Messi - Tutto Mercato Web
La nazionale argentina dei debuttanti scenderà in campo stasera sotto lo sguardo attento del Ct Diego Maradona. Tanti i volti nuovi di questi giovani convocati che militano solo in squadre del Paese sudamericano e che stasera alle ore 19 locali...
Drogba al Milan? Prima o poi chissà: "E' una delle mie squadre ... - Goal.com
"Mi sono innamorato del calcio quando ho visto i Mondiali del 1986, con Maradona che festeggiava indossando la maglia dell'Argentina. In quel periodo pensavo solo al calcio, provavo anche ad imitare Maradona giocando col sinistro,...
Genoa, si apre la pista Quaresma - Città di Genova
Con l'inizio della settimana, sull'asse Genova-Milano, sarà definito anche il destino di Viviano, Motta, Acquafresca e di Milito, che nel frattempo è stato convocato da Maradona per le gare della nazionale argentina contro Ecuador e Colombia,...
Zarate: «Spero che Maradona mi convochi» - Corriere dello Sport.it
ROMA, 14 maggio - La magia di ieri sera di Zarate, nella notte che ha regalato la Coppa Italia alla sua Lazio, ha fatto il giro del mondo. Ne parlano anche in Argentina. E tutti lo cercano. Olè lo ha intervistato: «Se mi vedo vicino alla nazionale?...
Amichevole, Argentina- Panama 3- 1 - ANSA
Il ct Maradona ha schierato solo calciatori che giocano in Argentina.La Seleccion e' passata in vantaggio al 27' con De Federico, ma soltanto due minuti dopo Panama ha pareggiato con Barahona. Al 39' Argentina di nuovo in vantaggio con Bergessio,...

Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona con la Coppa del Mondo Juniores

Diego Armando Maradona (Lanús, 30 ottobre 1960) è un ex calciatore e allenatore di calcio argentino, Campione del Mondo con la Nazionale argentina nel 1986, attuale C.T. dell'Argentina.

Noto anche come El Pibe de Oro ("Il Ragazzo d'Oro"), alla fine del 2000 è stato eletto da un sondaggio popolare della FIFA su internet miglior calciatore del secolo, quinto nella classifica sui migliori calciatori del XX secolo pubblicata da IFFHS.

Figlio di Diego, detto Chitoro, e Dalma Salvadora Franco, detta la Tota, Diego Armando nacque il 30 ottobre 1960 nel Policlínico Evita di Lanús, un comune della provincia di Buenos Aires. Crebbe a Villa Fiorito - (una villa miseria situata a sud della Grande Buenos Aires) - in una famiglia trasferitasi da Corrientes. Maradona era il quinto di otto fratelli: oltre a Diego la famiglia era composta dalle sorelle maggiori Ana, Rita (Kity), Elsa (Lili) e María Rosa (Mary),dai due fratelli minori, Hugo e Raul, detto "Lalo", entrambi divenuti poi calciatori professionisti e dalla sorella minore Claudia (Cali).

Maradona iniziò a giocare a calcio nella squadra del padre, l'Estrella Roja, di cui Diego era il talento più apprezzato. L'antagonista più acerrima era la squadra del miglior amico di Maradona: Goyo Carrizo. Fu proprio questi a farlo partecipare ad una selezione nelle giovanili dell'Argentinos Juniors di Buenos Aires. Entrò così a far parte delle Cebollitas (Cipolline), la squadra giovanile dell'Argentinos. Il suo primo allenatore fu Francisco Cornejo.

Maradona iniziò la sua carriera professionistica nell'Argentinos Juniors nel 1976, debuttando il 20 ottobre nella partita contro il Talleres, dieci giorni prima di compiere sedici anni. Iniziò così a giocare spezzoni di partite fino a diventare titolare fisso. I primi gol nell'Argentinos arrivarono il 14 novembre: una doppietta al San Lorenzo; pochi mesi dopo il debutto in campionato arrivò anche il debutto internazionale: il 27 febbraio 1977 l'allora allenatore della Nazionale Cesar Luis Menotti lo convocò per un'amichevole contro l'Ungheria allo stadio La Bombonera di Buenos Aires.

Diventato capocannoniere del campionato argentino, sembrò destinato a far parte dei convocati per i Mondiali del 1978, ma non venne inserito nella rosa della Selección (che divenne Campione del Mondo per la prima volta nella sua storia) in quanto Menotti lo ritenne troppo giovane per affrontare un torneo di vitale importanza per l'Argentina, sia dal punto di vista sportivo che politico (i campionati del mondo dovevano costituire per il regime militare golpista presieduto da Videla l'occasione di rivalutazione dell'immagine internazionale della Nazione).

Subito dopo la vittoria mondiale, Maradona divenne titolare della Nazionale e giocò importanti partite che riscattarono la sua mancata convocazione. Tra queste un'amichevole fra Argentina e Resto del Mondo allo stadio Monumental di Buenos Aires, il 25 giugno 1979, finita 2-1 per gli avversari, ma con l'unico gol degli argentini segnato da Maradona. Contemporaneamente continuò a giocare con la Nazionale Juniores, vincendo nello stesso anno i Mondiali di calcio giovanili in Giappone (finale vinta contro l'URSS 3-1 in cui segnò un gol).

Nel 1979 e nel 1980 vinse il Pallone d'Oro sudamericano, il premio che spetta al miglior giocatore del continente.

Rifiutata un'offerta del River Plate, si trasferì al Boca Juniors coronando il sogno di giocare nella squadra del cuore del padre. Qui incontrò un ambiente ostile, i dirigenti gli erano contro e l'allenatore Silvio Marzolini puntualizzò subito che per Maradona non ci sarebbe stato alcun tipo di "favoritismo". Per il passaggio alla nuova squadra fu organizzata un'amichevole con l'Argentinos, il 20 febbraio 1981. Maradona giocò il primo tempo con i vecchi compagni e la ripresa con Boca, davanti a venticinquemila spettatori. L'amichevole finì 3-2 per l'Argentinos, con un gol di Maradona. Due giorni dopo il debutto ufficiale alla Bombonera, il Boca vinse contro il Talleres per 4-1, con doppietta di Maradona. Un infortunio lo fermò per quattro giornate, ma al suo rientro diventò l'idolo dei tifosi segnando ventotto gol in quaranta partite e guidando il Boca alla vittoria del Campionato Metropolitano di Apertura 1981.

La squadra argentina organizzò una tournée di amichevoli imponente: otto partite in ventuno giorni in giro per il mondo, Los Angeles, Hong Kong, Malesia, Messico, Guatemala e Giappone. A causa di problemi economici il Boca dovette privarsi di Maradona, non essendo in grado di pagare il suo trasferimento definitivo (Maradona era arrivato in prestito). Si fece quindi avanti il Barcellona, con l'offerta record di una cifra pari a dodici miliardi di lire. L'ufficializzazione poté arrivare solo dopo i Mondiali del 1982, disputati proprio in Spagna e per i quali Maradona - al contrario di quattro anni prima - venne convocato godendo ormai della fama di giocatore di primissimo livello internazionale.

Nel primo turno a gironi, l'Argentina, campione uscente, perse l'incontro d'esordio del campionato del mondo 1982 per 1-0 contro il Belgio. Due vittorie contro l'Ungheria e contro il debole El Salvador diedero ai sudamericani l'accesso alla seconda fase, in un gruppo che comprendeva Brasile e Italia, destinata a succedere agli argentini nella conquista della Coppa del Mondo.

L'incontro con gli italiani fu perso dagli argentini per 1-2, e Maradona soffrì la marcatura particolarmente attenta e aggressiva di Claudio Gentile. Contro i brasiliani la sconfitta fu più pesante: 1-3. Complessivamente Maradona ebbe cinque presenze e fece due gol (entrambi nel 4-1 inflitto all'Ungheria), più un'espulsione contro il Brasile all'85°, per fallaccio di reazione su Joao Batista da Silva, con cui concluse senza gloria il suo primo mondiale.

Dopo i mondiali Maradona giocò la sua prima stagione con la maglia del Barça dell'allora presidente Nuñez, deludendo però le aspettative; rimediò diversi infortuni sino a che un'epatite lo allontanò dai campi per oltre tre mesi. Il campionato del Barça procedeva in maniera deludente e anche le speranze di vincere la Coppa delle Coppe svanirono presto: i catalani furono eliminati ai quarti di finale dall'Austria Vienna, e Maradona poté giocare solo la partita di ritorno allo stadio Camp Nou di Barcellona a causa dell'epatite che ancora lo debilitava. La delusione, a fine annata, fu quasi totale con il Barça solo quarto nel campionato spagnolo, nonostante Maradona avesse trascinato i blaugrana alle vittorie della Coppa del Re, sconfiggendo il 4 giugno 1983 in finale i rivali storici del Real Madrid allenato da Alfredo Di Stefano e della Copa de la Liga nella doppia finale sempre contro il Real Madrid (2-2 all'andata il 26 giugno 1983 e 2-1 al ritorno il 29 giugno 1983), con un gol di Maradona in entrambe le partite.

La stagione 1983-1984, con Menotti in panchina del Barça cominciò meglio: a settembre, alla prima partita di Coppa delle Coppe contro la squadra tedesca dell'FC Magdeburgo, Maradona segnò una tripletta e la partita terminò 5-1. Maradona si stava finalmente mettendo in mostra nel Barça, ma tutto si fermò alla quarta giornata di campionato durante l'incontro fra Barcellona ed Athletic Bilbao. Mentre la partita era sul 3-0 a favore del Barça, Maradona subì un grave infortunio (che gli causerà per sempre la perdita del 30% della mobilità della caviglia) per un fallo di frustrazione decisamente violento del difensore dell'Athletic Andoni Goikoetxea Olaskoaga. Durante il suo infortunio il Barça vinse la Supercoppa spagnola nella doppia finale con l'Athletic Bilbao (1-3 all'andata il 26 ottobre 1983 e 0-1 al ritorno il 30 novembre 1983).

Rientrato a tempo di record all'inizio del 1984, grazie alle cure del suo medico di fiducia Ruben Dario Oliva, Maradona trascinò il Barcellona a sei risultati utili consecutivi, fino a quando una sconfitta di 2-1 contro il Real Madrid fermò i blaugrana. Intanto a marzo riprese la Coppa delle Coppe. Il Barcellona contro il Manchester United vinse 2-0 la gara d'andata, ma il 3-0 del ritorno per gli inglesi lo condannò all'eliminazione.

I trionfi non arrivavano però in campionato e Maradona incominciò a subirne le conseguenze: i tifosi erano contro di lui e nascevano contrasti con lo stesso presidente Nuñez. La stagione 1983-84 vide di nuovo il Barça lontano dal primo posto nella Liga. Maradona giocò solo sedici partite in cui segnò comunque undici gol. Dopo il campionato rimaneva comunque la Coppa del Re. A maggio si tenne la finale fra Barça e Athletic Club, gara che segnava l'occasione per Maradona di reincontrare Goikoetxea. Sebbene fossero passati mesi, la questione dell'infortunio di Maradona non era ancora risolta; alla fine della partita (fra l'altro vinta dal Bilbao per 1-0), Maradona si avventò contro il giocatore basco, innescando una memorabile e plateale rissa tra le due squadre. In seguito si scusò personalmente in un incontro ufficiale con il re di Spagna Juan Carlos, ma l'episodio segnò la fine della sua esperienza spagnola.

I rapporti con il Barcellona e il suo presidente Nuñez erano ormai deteriorati, e Maradona, ripresosi completamente dall'incidente, fu clamorosamente ingaggiato, dopo un mese di difficili trattative, dal Napoli per la cifra record di tredici miliardi e mezzo di lire. Il contratto fu firmato senza che il Napoli disponesse della liquidità per regolarizzare l'acquisto; il denaro venne versato solo in un secondo momento. Si racconta che l'allora presidente del Napoli Corrado Ferlaino abbia depositato in federazione una busta vuota, facendo credere che contenesse il contratto firmato dal giocatore. In questo modo guadagnò il tempo necessario per concludere la trattativa, sostituendo poi la busta vuota con quella regolare.

Il 5 luglio 1984 Maradona venne presentato ufficialmente allo Stadio San Paolo e fu accolto da ben settantamila persone, che pagarono la quota simbolica di mille lire per vederlo. Bastarono un palleggio ed un tiro verso la porta sotto la curva B e l'entusiasmo si trasformò già in tripudio.

Nella prima stagione, però, le aspettative furono in grande parte disattese. Mal supportato da una squadra di mediocre valore Maradona dimostrò quasi esclusivamente le proprie doti di funambolo, ma il suo contributo non poté essere utile per raggiungere grandi traguardi. Il Napoli disputò un brutto girone di andata e solo nel finale riuscì a raggiungere una tranquilla posizione di centro classifica.

Era chiaro che da solo Maradona non avrebbe portato il Napoli a grandi risultati e la società dovette subito correre ai ripari. L'anno successivo arrivarono in azzurro grandi rinforzi del calibro di Bruno Giordano, Claudio Garella, Alessandro Renica e rinforzi dalle giovanili del Napoli, tra i quali Ciro Ferrara che debuttò in prima squadra proprio nel 1985-86. Quella stagione finì col Napoli al terzo posto, ma era solo un anticipo del vero trionfo.

Il culmine della carriera di Maradona fu senza dubbio la vittoria nel campionato del mondo 1986 in Messico, al termine di un torneo nel quale fu, nel bene e nel male, il protagonista: nel bene, per i suoi cinque gol e cinque assist nelle sette partite giocate nel torneo (tutte vinte, tranne l'1-1 contro l'Italia nella prima fase a gironi) e per il gol nei quarti di finale segnato contro l'Inghilterra, dopo aver dribblato tutti gli avversari che provarono ad ostacolarlo nella sua corsa dalla linea di centrocampo alla porta difesa da Peter Shilton. Nel male, per le polemiche seguite al celeberrimo gol di mano nella stessa partita contro l'Inghilterra che ruppe l'equilibrio dell'incontro e fu erroneamente convalidato dall'arbitro tunisino Ali Bennaceur. Maradona rivendicò la legittimità di quel gol come atto di giustizia a seguito della Guerra delle Falkland del 1982 (a segnare, secondo Maradona, fu la Mano de Dios), ma in effetti l'unico risultato pratico che ebbe fu quello di indurre la FIFA a escludere di fatto gli arbitri provenienti da federazioni "calcisticamente ancora in via di sviluppo" dalle fasi finali ad eliminazione diretta.

Indipendentemente da ciò, la segnatura al termine di quello slalom (che fu quella del provvisorio 2-0, alla fine l'Argentina vinse per 2-1) risultò essere il Gol del Secolo secondo un sondaggio indetto dalla FIFA nel 2002.

Due gol al Belgio in semifinale valsero la finale contro la Germania Ovest. Ai goal argentini di Brown e Valdano risposero quasi in finale di partita Rummenigge e Völler, ma quando la gara stava per avviarsi ai tempi supplementari, Maradona pescò un corridoio sulla destra per Burruchaga, che batté Toni Schumacher per il 3-2 che diede all'Argentina il suo secondo titolo mondiale, il primo e unico di Maradona.

In maglia azzurra Maradona raggiunse l'apice della celebrità, portando il Napoli ai vertici del calcio italiano ed europeo. Grazie ad un'ottima squadra e alla sua guida, il Napoli vinse il suo primo scudetto nel campionato 1986/87 (allenatore Ottavio Bianchi), stagione memorabile anche perché dopo ben trentadue anni il Napoli riuscì a battere di nuovo la Juventus al "Comunale" di Torino.

Il 10 maggio 1987 il Napoli pareggiò per 1 a 1 la partita casalinga con la Fiorentina conquistando matematicamente il suo primo scudetto. La città intera si abbandonò all'euforia ed alla festa. Maradona fu protagonista assoluto dell'impresa e coronò il sogno di vincere un titolo fino ad allora solo immaginato da tifosi e addetti ai lavori.

Il Napoli vinse anche la sua terza Coppa Italia, vincendo tutte le 13 gare, comprese le due finali disputate contro l'Atalanta. L'accoppiata scudetto/coppa fu un'impresa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino ed alla Juventus. Bruno Giordano fu il capocannoniere della manifestazione con 10 reti.

Nella stagione (1987/88) il Napoli partecipò per la prima volta alla Coppa dei Campioni, ma uno sfortunato sorteggio mise contro gli azzurri il Real Madrid: i partenopei uscirono battuti dal Bernabeu per 2-0 (con lo stadio surrealmente vuoto per via di un provvedimento disciplinare), e pareggiarono per 1-1 la gara di ritorno abbandonando subito le ambizioni europee. In campionato il Napoli dominò fino alla ventesima giornata mantenendo cinque punti di vantaggio sulla seconda, ma inaspettatamente gli azzurri crollarono facendosi superare (perdipiù in casa) dal Milan di Sacchi.Il clamoroso crollo della squadra partenopea diede adito a qualche sospetto di "combine" mai però provato. Maradona fu comunque capocannoniere del torneo con 15 reti all'attivo.

Nel 1989 il Napoli concluse il campionato ancora al secondo posto, dietro l'Inter dei record, ma vinse la Coppa Uefa (primo titolo internazionale) dopo aver battuto nella doppia finale lo Stoccarda (2-1 all'andata e 3-3 al ritorno) e dopo aver superato avversari blasonati come la Juventus e il Bayern Monaco (che sei mesi prima aveva clamorosamente eliminato l' Inter) ed anche in quel torneo l'apporto di Maradona fu determinante, soprattutto nelle gare più importanti con assist, goal e invenzioni spesso decisivi.

Nella stagione 1989/90 a Bianchi subentrò Albertino Bigon. Maradona non giocò le prime partite della stagione e venne sostituito da Gianfranco Zola, ma rientrò ben presto in squadra ritrovando l'amore dei tifosi. Il campionato fu riconquistato dal Napoli con Maradona pronto a presentarsi ai Mondiali fregiandosi del titolo di campione d'Italia.

Maradona capitanò l'Argentina anche nei Campionati del Mondo 1990, svoltisi in Italia. Un infortunio alla caviglia pregiudicò le sue prestazioni, ma comunque fu uno dei protagonisti dei Mondiali.

Negli ottavi di finale contro il Brasile, Maradona fu autore dell'assist a Claudio Caniggia per il gol vincente. Nei quarti di finale l'Argentina affrontò la Jugoslavia che superò ai rigori nonostante l' errore di Maradona (e di Troglio).

Si giunse così alla partita successiva contro l'Italia, padrona di casa, e per giunta nella "tana" di Maradona, quello Stadio San Paolo da lui amato. La gara, soffertissima dagli azzurri, si risolse anch'essa ai rigori dopo un 1-1; questa volta Maradona segnò un tiro dal dischetto e l'Argentina si qualificò per la finale.

Nella gara decisiva, a Roma, l'Argentina perse contro la Germania per 1-0 con un rigore segnato da Andreas Brehme all'85° minuto a seguito di un fallo assai dubbio di Burruchaga su Rudolph Voeller. In quest'occasione, Maradona si rese protagonista di due episodi extra-calcistici. Prima della partita, il pubblico dell'Olimpico fischiò l'intera esecuzione dell'inno nazionale argentino e Maradona, ripreso dalle telecamere, rispose con il famigerato "hijos de puta" rivolto al pubblico. Dopo la gara, in lacrime per la finale persa, accusò l'arbitro e la FIFA di aver fatto perdere la gara ai sudamericani.

Nella stagione 1990/91, la rosa del Napoli era di poco diversa da quella laureatasi campione d'Italia. La stagione cominciò con la vittoria nella Supercoppa Italiana del (1990) ottenuta battendo la Juventus allenata da Maifredi per 5-1. Il campionato, invece, cominciò male: nelle prime tre partite la squadra ottiene solo un punto.

In Coppa dei Campioni, dopo un inizio favorevole con una convincente doppia vittoria sugli ungheresi dello Újpesti Dózsa, al secondo turno il Napoli incontrò lo Spartak Mosca; l'andata al San Paolo finì 0-0, ma alla partita di ritorno in Russia Maradona non partì con la squadra, noleggiò un aereo privato ed arrivò a Mosca solo la sera successiva, il caso fu ampiamente affrontato dalla stampa italiana, che tra l'altro riportò alcune dichiarazioni di Luciano Moggi (allora dirigente del Napoli) e Albertino Bigon. Maradona entrò in campo solo nel secondo tempo, l'incontro finì 0-0 anche dopo i supplementari e i russi vinsero la partita ai rigori (nonostante Maradona avesse siglato il suo).

Iniziò il lento declino dell'esperienza italiana di Maradona che finì il 17 marzo 1991 dopo un controllo antidoping effettuato al termine della partita di campionato Napoli-Bari che diede il responso di positività alla cocaina. Il Napoli chiuse la stagione all'ottavo posto.

Nel 2000 il Napoli, in onore ed in memoria della straordinaria e irripetibile carriera al Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia col numero dieci appartenuto a Maradona. Nel 2004, a causa del fallimento e della successiva iscrizione al campionato di serie C1 e per il regolamento della numerazione delle maglie di quest'ultima, il Napoli fu costretto a ristampare la maglia con quel numero, fino al nuovo ritiro nel 2006, grazie alla promozione in serie B.

Dopo un anno e mezzo di squalifica per doping, nel 1992, la carriera di Maradona riprese nel Siviglia. Dei sette milioni e mezzo di dollari dovuti al Napoli dalla squadra spagnola, la società italiana ne ricevette solo tre, stranamente, infatti, la FIFA autorizzò il Siviglia a non completare il pagamento.

Al Siviglia, Maradona reincontrò Carlos Bilardo, l'allenatore dell'Argentina ai mondiali del 1986. Maradona debuttò il 28 settembre contro il Bayern Monaco ed il 4 ottobre giocò la sua prima partita nella Liga in cui il Siviglia fu sconfitto dall'Athletic Club per 2-1. Il campionato continuò fra alti e bassi, con Maradona sempre più contestato dai tifosi. Tornato anche nella Nazionale argentina come capitano, vinse la Coppa Artemio Franchi contro la Danimarca e fu anche eletto dalla Federcalcio argentina miglior giocatore di tutti i tempi.

Se in Argentina andava bene, in Spagna la situazione precipitò. Il Siviglia fallì la qualificazione per la Coppa Uefa, in 25 partite Maradona segnò solo 4 gol e dopo una sola stagione, l'esperienza sivigliana di Maradona finì.

Maradona tornò a giocare in Argentina nel Newell's Old Boys; il 31 ottobre 1993, un giorno dopo il suo compleanno, ritornò a giocare con la nazionale, a Sydney, contro l'Australia per gli spareggi di qualificazione ai Mondiali USA 1994. La partita finì 1-1 e la rete argentina di Abel Balbo fu propiziata da un cross di Maradona. Nel ritorno del 17 novembre al Monumental l'Argentina vinse 1-0 qualificandosi per i Mondiali.

In seguito all'andamento mediocre in campionato e per via alcuni problemi fisici che lo costrinsero a giocare solo sette partite, dopo la partita contro l'Huracán, il 12 febbraio 1994, Maradona sciolse il contratto con il Newell's, recependo un milione e mezzo di dollari, la metà di quanto previsto dal contratto.

In attesa dei mondiali per alcuni mesi Maradona si ritirò dalle competizioni di club e tornò a giocare il 20 aprile, in un'amichevole tra Argentina e Marocco che terminò 3-1 per l'Argentina, con una rete di Maradona su rigore (dopo un'"astinenza da gol" durata ben 1.255 minuti di gioco).

Maradona non avrebbe potuto partecipare alla prevista tournée pre-mondiale in Giappone in quanto gli fu negato il visto di ingresso a causa dei precedenti con la droga. La Nazionale argentina decise di non recarsi in Giappone senza Maradona, cambiò quindi il programma di incontri sfidando Israele (3-0), Ecuador (1-0) e Croazia (0-0).

Ai Mondiali, iniziati a metà giugno, l'Argentina vinse 4-0 la prima partita a Boston contro la Grecia, in cui Maradona realizzò lo splendido 3° gol, dopo il quale esultò col famoso urlo ripreso in primo piano dalla telecamera di bordocampo. Gli argentini vinsero (2-1) anche la seconda partita contro la Nigeria.

L'Argentina e Maradona sembravano inarrestabili quando, ancora una volta, l'esito positivo di un controllo antidoping fermò la carriera di Maradona, che fu trovato positivo all'efedrina, sostanza stimolante proibita. La FIFA lo espulse dal campionato e l'Argentina fu eliminata agli ottavi contro la Romania di Gheorghe Hagi.

Maradona si è sempre difeso affermando che la positività al test era dovuta all'ingerimento di una bevanda energetica, la Ripped Fuel, datagli dal suo allenatore personale in sostituzione della Ripped Fast, che in Argentina usava regolarmente e che era permessa dalla FIFA, a differenza della versione statunitense della bevanda, la Ripped Fuel appunto, che, all'insaputa dell'allenatore, disse, conteneva invece efedrina. Maradona accusò pesantemente i vertici della FIFA di averlo voluto far fuori servendosi di un pretesto quale quello dell'efedrina.

Maradona provò quindi a lavorare come allenatore in due brevi periodi, guidando il Deportivo Mandiyú di Corrientes (1993) e il Racing Club Avellaneda (1995), ma senza molto successo.

Nel 1995 gli venne assegnato il Pallone d'Oro alla carriera. In attività non poté concorrere all'assegnazione del premio perché i calciatori non europei erano allora esclusi dalla competizione.

Il 7 ottobre dello stesso anno tornò a giocare con la maglia del Boca Juniors nella partita contro il Colón (1-0). Rimase nel Boca per due anni prima di ritirarsi dal calcio, il 30 ottobre 1997, giorno del suo trentasettesimo compleanno.

Nel 2000 Maradona pubblicò la sua autobiografia, intitolata Yo Soy El Diego (Io sono il Diego), che in Argentina divenne subito un bestseller.

Alla fine dello stesso anno, in base ad un sondaggio eseguito dalla FIFA su internet, Maradona fu eletto "miglior calciatore del secolo", col 53.6% dei voti.

Nel 2001 l'Asociación del Fútbol Argentino (AFA) chiese alla FIFA l'autorizzazione di ritirare la maglia numero 10 dell'Argentina in onore di Maradona, ma la FIFA respinse la richiesta.

Nel 2002 il suo secondo gol contro l'Inghilterra nei Mondiali del 1986 fu nominato "Gol del Secolo" da un altro sondaggio della FIFA.

Il 26 dicembre 2003, l'Argentinos Juniors rinominò il suo stadio Estadio Diego Armando Maradona, in onore al campione argentino.

Il 27 aprile 2005 fu nominato direttore sportivo del Boca Juniors.

Il 9 giugno 2005, in occasione dell'addio al calcio di Ciro Ferrara a Napoli, Maradona, dopo quattordici anni di assenza, fece ritorno nella città partenopea, dove il pubblico del San Paolo, anche a distanza di anni, gli riservò un'accoglienza di eccezionale calore ed entusiasmo.

Il 22 giugno 2005 Maradona tornò al Boca Juniors come vicepresidente, dopo una deludente stagione del Boca, coincisa con il centenario della squadra. Il contratto iniziò il 1 agosto 2005 e tra le sue prime decisioni assunse Alfio Basile come nuovo allenatore. Nel 2005 il Boca vinse i titoli: Apertura, Clausura, la Copa Sudamericana, la Copa Libertadores e la Recopa Sudamericana.

Il 6 giugno 2006, in occasione della manifestazione di beneficenza "Giugliano Cuore", nell'omonima cittadina a nord di Napoli, fu coinvolto in una spiacevole situazione: fermato e accompagnato in caserma dalla Guardia di Finanza, gli furono pignorati due Rolex d'oro a seguito di un suo vecchio contenzioso con il fisco italiano (risultava infatti evasore fiscale per circa 31 milioni di euro).

Il 26 agosto 2006 abbandonò la carica di vicepresidente del Boca per disaccordi con l'AFA, che scelse Basile come nuovo allenatore della Nazionale argentina.

Nel 2006, in occasione degli ottanta anni del Napoli Calcio, gli fu consegnato da Gennaro Montuori, detto "Palummella", il Pallone d'Oro come miglior giocatore della storia partenopea. L'ambito premio gli è stato assegnato in seguito ad un sondaggio che ha visto partecipare tutti i tifosi napoletani. Il Boca Juniors ha voluto inoltre onorare Maradona con un statua posta all'interno dello stadio Bombonera.

Nel luglio 2007, il narcotrafficante colombiano Hernando Gómez Bustamante, uno dei capi del Cartello 'Norte del Valle', poco prima di essere estradato oggi negli Stati Uniti, ha assicurato che, quand'era agli arresti a Cuba, dove è stato catturato nel 2004, ha dato 50.000 dollari a Diego Maradona affinché influisse sul governo de L'Avana per evitare che fosse deportato in patria.

Verso la fine del 2007 Maradona torna a far parlare di se come calciatore: sponsorizza e partecipa in prima persona, in Sudamerica, ad incontri amichevoli di Showbol tra ex stelle del calcio, che riscuotono un buon successo.

Nel gennaio del 2008 il quotidiano britannico The Sun ha annunciato che Maradona, dopo quasi ventidue anni, ha chiesto scusa agli inglesi per il goal di mano segnato durante i Mondiali del 1986. Notizia poi smentita dallo stesso Maradona che protestò per un errore di traduzione da parte del giornalista che lo aveva intervistato. Nello stesso mese Maradona ha donato la sua maglia numero 10 al leader iraniano Mahmud Ahmadinejad, scatenando le polemiche della comunità ebraica in Argentina.

Il 28 ottobre 2008 viene nominato nuovo C.T. dell'Argentina, dandone l'annuncio di persona, in sostituzione del dimissionario Alfio Basile. Come suoi collaboratori vengono nominati Carlos Bilardo, tecnico dell'albiceleste ai Mondiali 1986, e Pedro Troglio, ex giocatore di Lazio, Verona e Ascoli. La prima partita della sua gestione è stata giocata il 19 novembre del 2008 a Glasgow contro la Scozia e vinta per 1-0. La seconda partita è stata giocata l'11 febbraio del 2009 a Marsiglia contro la Francia e vinta per 2-0. Il 1 aprile 2009 l'Argentina subisce però la sconfitta più pesante nella storia delle qualificazioni mondiali, crollando 6-1 con la Bolivia, penultima in classifica.

Pur nella modesta statura, Maradona faceva del proprio fisico uno dei suoi punti di forza: il baricentro basso gli garantiva grande equilibrio negli allunghi, aveva uno scatto bruciante ed era agilissimo negli spazi stretti. Le sue caratteristiche fisiche unite ad una tecnica praticamente perfetta ne facevano un calciatore incontenibile palla al piede: quasi esclusivamente mancino, possedeva uno straordinario controllo di palla, un temibile tiro dalla distanza e un precisissimo dribbling, sia negli spazi stretti, sia lanciato in corsa. Nei suoi numeri figuravano sia i calci di punizione, sia i calci di rigore. Alle qualità da marcatore si aggiungevano quelle da decisivo uomo assist: in ogni partita assicurava numerosi triangolazioni, verticalizzazioni e cross di grande efficacia. Non eccelleva nel colpo di testa, ma all'occorrenza compensava con un'ottima elevazione. Per le sue caratteristiche poteva svariare su tutto il fronte d'attacco (posizionandosi soprattutto da trequartista o seconda punta) e di norma godeva di massima libertà tattica, agendo sia in funzione della squadra, sia direttamente per cercare il gol.

Jorge Cyterszpiller, suo amico d'infanzia, fu il primo procuratore di Maradona. Cyterszpiller fondò la Maradona Producciones, che non ottenne grossi introiti col merchandising, poiché tutti i prodotti venivano velocemente imitati dai falsificatori. Su suo consiglio, Maradona iniziò a farsi pagare per le interviste, una mossa che generò alcune controversie.

A Cyterszpiller successe Guillermo Coppola, un bancario che iniziò la carriera di procuratore sportivo come hobby e che si era affermato già nella metà degli anni ottanta. Coppola seguì i più importanti contratti della carriera di Maradona, ma fu anche coinvolto nello scandalo della droga dei primi anni novanta. Il rapporto tra Maradona e Coppola si concluse non serenamente: per entrambi la fine del loro rapporto è tutt'ora una "ferita aperta".

Maradona sposò Claudia Villafañe il 7 novembre 1989, a Buenos Aires, dopo la nascita delle loro figlie, Dalma Nerea (nata nel 1987) e Giannina Dinorah (nata nel 1989). Nella sua autobiografia Maradona ha ammesso che non è sempre stato fedele a Claudia, benché la definisca "l'amore della sua vita". I due sono stati visti insieme in diverse occasioni, come ad esempio durante la Coppa del Mondo 2006.

Durante le fasi di divorzio da Claudia, Maradona ammise di essere il padre di Diego Maradona jr., nato nel 1986 a Napoli in seguito ad un suo rapporto con Cristiana Sinagra.

Dopo il divorzio Claudia intraprese la carriera di produttore di teatro, mentre Dalma, aspirando a diventare attrice vorrebbe frequentare l'Actor's Studio di Los Angeles. L'altra figlia Giannina, invece, è legata sentimentalmente al giocatore dell'Atletico Madrid Sergio Agüero, da cui ha avuto un figlio, Benjamin.

Dopo il ritiro Maradona ha continuato ad avere problemi di salute: sin dagli anni '90 ha combattuto contro la tossicodipendenza, curandosi in cliniche svizzere e cubane. Tra il 2002 e il 2005, passò la maggior parte del tempo proprio a Cuba.

Il 18 aprile 2004 subì un infarto da overdose di cocaina e fu ricoverato in terapia intensiva in un ospedale a Buenos Aires. Numerosi fan si riunirono intorno alla clinica. Giorni dopo l'attacco di cuore, un'infermiera, sorpresa a fotografare Maradona con un telefono cellulare, fu licenziata. Gli fu staccato il respiratore il 23 aprile e rimase in terapia intensiva per alcuni giorni prima di essere dimesso, il 29 aprile. Ritornò a Cuba a maggio.

La vita sregolata di Maradona gli comportò anche gravi problemi di obesità, sin dalla fine della sua carriera calcistica. Il 6 marzo 2005, in una clinica di Cartagena (Colombia), gli è stato applicato un bypass gastrico che gli ha permesso di perdere peso. Il 29 marzo 2007 è stato nuovamente ricoverato all'ospedale Güemes di Buenos Aires a causa di un malore, dovuto ad un nuovo aumento di peso, ad un abuso di sigari cubani (da calciatore Maradona aveva sempre evitato di fumare) ma soprattutto all'eccessivo abuso di alcol. I giornalisti scrissero che Maradona rischia la fine dell'ex campione del Manchester United George Best se continua a bere alcol in quantità eccessive e rischia addiritura la cirrosi epatica poiché il suo fegato è stato distrutto in parte proprio dalla cocaina e dalle altre droghe di cui Diego abusava. Il malore fu ritenuto dai medici "non preoccupante", ma ha costretto Maradona ad una degenza di una ventina giorni. Il suo medico personale, Alfredo Cahe, dichiarò: quello che mi preoccupa è il suo entourage, perché tutti quelli che gli si avvicinano lo fanno per approfittarsi di lui. E da quando ha cominciato con il cosiddetto showbol (il calcio al chiuso) mangia e beve in quantità eccessive. Due giorni dopo essere stato dimesso (e dopo aver "ripudiato" il suo medico personale, "reo" di avergli consigliato di prolungare la degenza), Maradona avvertì un nuovo malore che lo costrinse ad un nuovo ricovero in una clinica privata.

Durante gli anni '90 Maradona sostenne il presidente argentino Carlos Menem, neoliberista. Negli anni più recenti Maradona ha mostrato maggiore affinità con le ideologie di sinistra. È diventato amico di Fidel Castro nel periodo di convalescenza a Cuba. Ha un'immagine di Castro tatuata sulla gamba sinistra ed una di Che Guevara sul braccio destro.

Nel 2005 si recò in Venezuela per incontrare il presidente Hugo Chávez, che lo ricevette a Miraflores. Dopo questo incontro Maradona affermò di essere andato in Venezuela per "incontrare un grande uomo", ma di avere invece "incontrato un gigante".

Ha dichiarato più volte la sua avversione per l'imperialismo neoliberale, specie durante il Summit delle Americhe del 2005 a Mar del Plata dove protestò contro la presenza di George W. Bush in Argentina, vestendo una t-shirt con la scritta Stop Bush e riferendosi al presidente degli Stati Uniti come "immondizia umana".

Per la parte superiore



Hugo Maradona

Hugo Hernán Maradona, soprannominato El Turco (Lanús, 9 maggio 1969), è un ex calciatore e allenatore di calcio argentino. È uno dei due fratelli di Diego Maradona. Fu come Diego un calciatore che giocò in Giappone, in Italia, in Spagna, in Austria e in Argentina.

Nel 1987 fu acquistato dall'Ascoli che allora militava in Serie A. Giocò con la squadra marchigiana appena 13 partite senza segnare reti e venne venduto alla fine della stagione al Rayo Vallecano in Spagna. Nel 1989 fu acquistato dal Rapid Vienna, e dopo quest'esperienza tornò in Argentina. Giocò in J-League (campionato giapponese) dal 1995 al 1998.

Dopo essersi ritirato Maradona visse una vita relativamente quieta in Argentina. Nella stagione 2004-05 ha allenato il Puerto Rico Islanders.

Per la parte superiore



Maradona di Kusturica

Maradona di kusturica.jpg

Maradona di Kusturica (t.o. Maradona by Kusturica) è un film documentario del 2008 diretto da Emir Kusturica, presentato il 20 maggio 2008 fuori concorso al 61° Festival di Cannes.

Originariamente il titolo avrebbe dovuto essere Maradona - El pibe de oro.

Il film è stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 30 maggio 2008.

Il film narra le gesta del pibe de oro, creando spesso dei parallelismi con i personaggi che hanno reso celebri i film di Emir Kusturica. Il film si sviluppa nei luoghi dove Diego Armando Maradona ha vissuto e vengono rivisitati dal campione argentino insieme al regista serbo in occasione del documentario: Buenos Aires, Napoli e Cuba, dalle umili origini nel ghetto della capitale argentina al suo esordio nell'Argentinos Juniors, i passi della carriera calcistica, i momenti alti (lo scudetto col Napoli, il mondiale vinto con la nazionale argentina) e quelli bassi (la positività ai Mondiali di calcio 1994 per efedrina) e ancora il declino inesorabile e la lenta risalita.

A parte l'aspetto documentaristico sulla vita del calciatore, il film si sofferma abilmente sul pensiero del Maradona-uomo:la droga, la famiglia, il calcio di oggi e le idee politiche a favore degli ultimi e contro il sistema neo-liberista nordamericano. Memorabile la rivisitazione e la metafora creata dal regista sul gol più bello della storia del calcio, segnata proprio dal campione argentino contro l'Inghilterra ai mondiali del 1986.

Per la parte superiore



Storia della Società Sportiva Calcio Napoli

Diego Armando Maradona

Questa pagina tratta la storia della Società Sportiva Calcio Napoli dal 1926 ai nostri giorni.

Il 1º agosto 1926 il FBC Internaples cambia nome in AC Napoli. La nuova squadra viene subito ammessa al campionato di Divisione Nazionale (il campionato di Massima Serie) in virtù del secondo posto dell'Internaples nel torneo di Prima Divisione Lega Sud 1925-26. Per la prima volta le squadre del nord e le squadre del sud giocano nello stesso torneo (prima c'erano due tornei, uno del nord e uno del sud, le cui vincenti si affrontavano nella finalissima nazionale).

Il primo campionato del Napoli fu disastroso: su diciotto partite ne pareggiò una (contro il Brescia in casa) e ne perse diciassette, segnò sette reti e ne subì sessantuno. Gli azzurri sarebbero dovuti retrocedere in Prima Divisione ma la Federazione decise di graziare le tre squadre del sud iscritte al torneo (tutte e tre retrocesse) ripescando tutte le squadre inizialmente retrocesse.

Il Napoli si rinforzò per evitare un'altra retrocessione ma disputò un girone d'andata veramente disastroso alla fine del quale era in zona retrocessione con soli 4 punti e all'8° giornata perse contro l'Alessandria 11-1. Per fortuna, nel girone di ritorno, il Napoli si riprese, sconfisse squadre prestigiose (2-0 contro la Pro Vercelli, 2-1 contro il Genoa) e riuscì a salvarsi arrivando terzultimo con 15 punti.

La Federazione decise di riformare il campionato ammettendo trentadue squadre (sedici per girone); si sarebbero qualificate al primo campionato di Serie A a girone unico solo le prime otto di ogni girone. Il Napoli quindi dovette rinforzarsi in modo da essere tra le migliori otto del proprio girone, alla fine arrivò ottavo a pari merito con la Lazio e si dovette giocare uno spareggio fra le due compagini. La partita finì 2-2 e si sarebbe dovuto giocare una seconda gara di spareggio, ma la FIGC decise di allargare il campionato a diciotto squadre riammettendo alla Serie A Napoli, Lazio e Triestina, nona nell'altro girone. Capocannoniere della squadra fu Attila Sallustro che segnò ben ventidue reti.

Per evitare un altro campionato sofferto il Napoli si rinforzò acquistando dalla Juventus il bomber Antonio Vojak che aveva vinto uno scudetto con la maglia bianconera nel 1925-26 segnando anche il gol della vittoria nella finale Lega Nord contro il Bologna. In panchina fu chiamato William Garbutt, che aveva vinto due scudetti con il Genoa. Il primo campionato di Serie A, reagalò al Napoli un ottimo quanto inatteso quinto posto.

Il Napoli partì subito forte in campionato concludendo il Girone d'Andata al secondo posto dietro la Juventus. Poi la defezione del bomber Sallustro, partito per fare il servizio militare, penalizzò la squadra che arrivò soltanto sesta.

La stagione successiva invece non fu certo esaltante. Vennero comprati giocatori di secondo piano come l'ala Benatti dal Lecce, il mediano Boltri dal Casale, l'attaccante Bonivento dalla Pro Patria e il mediano Volante dal San Lorenzo. Alla fine il Napoli ottenne un deludente nono posto, che servì a far capire alla società che la squadra andava rinnovata.

In vista del campionato 1932-33 venne rinforzato l'attacco con l'acquisto di Pietro Ferraris. Il campionato 1932/33 passerà alla storia come il primo in cui gli azzurri sfiorano lo scudetto. Formidabile fu la coppia d'attacco: Sallustro segnò diciannove reti e Vojak ventidue; Il Napoli arrivò terzo a pari merito col Bologna mancando l'accesso alla Coppa Europa per peggior quoziente reti rispetto ai felsinei.

In vista della stagione 1933-34 il Napoli si rinforzò con gli acquisti dell'attaccante Rossetti (uno dei più forti attaccanti degli anni 20, vincitore di uno scudetto con il Torino (un altro venne revocato)) e il centrocampista Rivolta. La squadra azzura lottò ancora per lo scudetto arivando di nuovo terza e qualificandosi per la Coppa Europa, la massima competizione europea di quei tempi.

Il Napoli, in virtù del terzo posto in campionato conquistato l'anno precedente, partecipò per la prima volta alla Coppa Europa (o Mitropa Cup), la massima competizione europea di quei tempi. Al primo turno gli Azzurri affrontarono gli austriaci dell'Admira Vienna. Gli azzurri riuscirono nell'impresa di pareggiare 0-0 nella gara d'andata in trasferta, ma sprecarono il doppio vantaggio iniziale nella gara di ritorno a Napoli facendosi rimontare dagli avversari (risultato finale 2-2) e nella bella vennero travolti per 5-0.

Nonostante gli acquisti di Sentimenti II e del Campione del Mondo 1930 Stabile in campionato la squadra deluse arrivando soltanto settima. Il mister Garbutt se ne andò.

Nel 1936 la società fu rilevata da Achille Lauro che, per risanare il bilancio, svendette subito tutti i giocatori più importanti. Sallustro da un paio di campionati segna sempre meno reti, e molti trovano la causa della sua improvvisa scarsa vena realizzativa, nella sua frequentazione con Lucy D'Albert, famosa soubrette dell'epoca, che poi diventerà sua moglie. Al termine del campionato 1936/37 il Napoli cede Sallustro alla Salernitana. In vista della stagione 1938/39 Lauro acquistò l'attaccante Italo Romagnoli, il mediano Piccinni e la mezz'ala Gramaglia. L'allenatore Payer fu sostituito da Iodice che condusse gli azzurri al quinto posto in classifica. Nella stagione successiva la squadra partenopea allenata da Adolfo Baloncieri giocò un pessimo campionato e la retrocessione in B fu evitata solo grazie a un miglior quoziente reti rispetto al Liguria. Lauro al termine della stagione si dimise e Gaetano Del Pezzo diventò presidente della Società.

Nella stagione 1940/41 il Napoli si classificò settimo a parimerito col Torino. Senza più campioni il Napoli retrocesse in Serie B al termine del campionato 1941/42.

Nella stagione 1942/43 il Napoli arrivò terzo in serie B ma questo non bastò per tornare in Serie A.

A causa delle difficoltà incontrate durante lo svolgersi degli eventi bellici la società fu costretta a cessare le attività nel 1943. L'anno successivo allo scioglimento, nel 1944, nacquero due distinte società: la Società Sportiva Napoli, promossa dal giornalista Arturo Collana, e la Società Polisportiva Napoli, fondata dal dott. Gigino Scuotto, dalla cui fusione nel gennaio 1945 si costituì l'Associazione Polisportiva Napoli, con presidente Pasquale Russo. La società riprese finalmente la denominazione di A.C. Napoli nel 1947.

Nel 1945 con la fine della seconda guerra mondiale riprese il campionato di Serie A che venne suddiviso in due gironi: al primo parteciparono le squadre di Serie A del Nord e nel secondo le squadre di Serie A e B del centro/sud. Il Napoli, nonostante fosse una squadra di Serie B riuscì a vincere il proprio girone a pari merito col Bari qualificandosi per il girone finale a otto squadre in cui arrivò quinto alle spalle di Torino, Juventus, Milan e Inter.

In quel Napoli militava l'attaccante albanese Riza Lushta che ebbe un periodo di appannamento durante il quale si diffuse in città il detto: "Quanno segna Lushta se ne care 'o stadio" (Quando segnerà Lushta cadrà lo stadio). Si narra che quando Lushta interruppe il suo digiuno una parte di tribuna ebbe un cedimento, per fortuna senza gravi conseguenze.

Nella stagione successiva il campionato di Serie A tornò al girone unico e il Napoli venne ripescato insieme al Bari in serie A in quanto le due formazioni, nonostante fossero squadre di Serie B, erano riuscite a qualificarsi al girone finale. Il Napoli tornò così nella massima serie. Vennero acquistati Dante Di Benedetti, ex giocatore della Roma che, poi in seguito a un infortunio occorsogli in vista della convocazione in nazionale venne trasferito al Bari, e vari giocatori di secondo piano come Spartano, Nespolo e Santamaria. Il Napoli ottenne un buon ottavo posto.

Nella stagione successiva vennero ingaggiati Naim Krieziu, ala albanese campione d'Italia con la Roma nel 1942 e pagato ben 16 milioni, e Roberto La Paz, il primo giocatore nero a giocare in Serie A.

Nonostante le prodezze di La Paz il Napoli disputò un campionato disastroso in cui arrivò solo quartultimo retrocedendo in B. Ad aggravare ulteriormente la situazione fu la scoperta da parte della federazione di un tentativo di combine nella partita contro il Bologna. Risultato: Napoli declassato all'ultimo posto in classifica del campionato 1947/48 e retrocesso in Serie B.

Ci vorranno due anni per risalire la china. Nella stagione 1949/50 gli azzurri allenati da Eraldo Monzeglio vinsero il campionato di Serie B venendo promossi in A.

Il Napoli in vista della stagione 1950/51 si rinforzò prelevando dalla Roma Amedeo Amadei che militò in maglia azzurra per sei stagioni segnando in tutto quarantasette reti. Nelle due successive stagioni il Napoli arrivò per due volte sesto in classifica. Lauro in vista della stagione 1952/53 acquistò dall'Atalanta il centroavanti svedese Hasse Jeppson.

Jeppson si era messo in mostra ai mondiali del 1950 svolti in Brasile, pareva dovesse finire all'Inter, ma per l'allora stratosferica cifra di centocinque milioni di lire fu ingaggiato dal Napoli col quale disputò quattro campionati; I tifosi coniarono per lui il soprannome di "'o Banco 'e Napule".

Un altro indimenticabile campione di quei tempi fu il "petisso" Pesaola che anche come allenatore, in tempi successivi, ha lasciato una traccia indelebile nella storia della società.

Jeppson divenne velocemente il goleador simbolo della squadra partenopea, e in tre anni il Napoli otterrà un quarto (1952/53), un quinto (1953/54) e un terzo posto (1954/55).

Nel 1955 arrivò dal Brasile, via Lazio, Luis Vinicio ('o Lione) che affiancando Jeppson in attacco diede vita alla coppia "H-V" che fu schierata per la prima volta in campo nella partita contro la Pro Patria vinta per 8-1 dagli azzurri con tripletta di Vinicio e doppietta di Jeppson. Questo binomio non diede al Napoli i frutti sperati, anche perché poche furono le occasioni nelle quali i due campioni vennero schierati insieme in formazione. Il Napoli in quella stagione deluse arrivando solo quattordicesimo in classifica.

La stagione 1956/57 vede la fine definitiva del tandem Jeppson-Vinicio. Il primo viene infatti ceduto al Torino. In campionato i miglioramenti rispetto alla stagione precedente fruttano solo un undicesimo posto.

In questa stagione il Napoli batte per due volte la Juventus: all' andata a Torino finì 3-1 per il Napoli grazie alle parate fenomenali di Bugatti, sceso in campo con trentotto gradi di febbre. Charles dopo la partita disse "Ci fosse stato un altro portiere al posto di Bugatti, fra i pali della porta del Napoli, avremmo vinto 7-3". Al ritorno, comunque, il Napoli vinse 4-3. In quella stagione gli azzurri arrivarono quarti in campionato dietro a Juventus, Fiorentina e Padova.

Per la stagione 1958/59 fu ingaggiato per far coppia con Vinicio il brasiliano Del Vecchio. Neanche questa coppia, come quella Jeppson-Vinicio, funzionò. Del Vecchio marcò tredici gol, Vinicio sette: il Napoli arrivò al nono posto.

Nella stagione successiva il Napoli lascia l'ormai angusto stadio del Vomero e inaugura il nuovo stadio S. Paolo di Fuorigrotta davanti a ottantamila tifosi. È il 6 dicembre del 1959, la partita oppone gli azzurri alla Juventus e finisce con un incredibile vittoria del Napoli per 2 a 1.

Questo è però l’unico avvenimento di notevole importanza in quell’anno, poiché il resto della stagione della compagine partenopea fu poco più che anonimo e il risultato finale fu solo un quattordicesimo posto. A giugno lasciano la squadra Vinicio e Pesaola, la crisi non sembra fermarsi.

Nel 1960 quando Vinicio sembrava a fine carriera ed ormai in decadenza, il Napoli cedette il brasiliano al Bologna; a smentire quella "decadenza" ci pensò Vinicio stesso, vincendo la classifica dei marcatori, ben 6 anni dopo, con la maglia del Vicenza. Nella stagione 1960/61 dopo un buon avvio - (8 punti in 5 partite) - il Napoli crolla e retrocede nuovamente in serie B.

Per ritornare in A, Lauro pretese di costruire una formazione in grado di competere con le migliori: "un grande Napoli per una grande Napoli" fu il suo slogan, ma il campo gli diede torto; la squadra non sembrava essere in grado di raggiungere la meta della promozione, e alla fine del girone di andata annaspa negli ultimi posti, rischiando la C, fino a quando fu chiamato ad allenarla Bruno Pesaola, allora allenatore della Scafatese in terza serie, che lasciò subito per tornare da allenatore nella città che l'aveva visto protagonista da calciatore, che da "Mister" rimase famoso anche per il suo immancabile cappotto di cammello e per l’inimitabile sagacia tattica. Con lui in panchina il Napoli risalì la china fino a raggiungere la promozione.

La stagione si chiuse trionfalmente con la conquista della Coppa Italia ottenuta battendo in finale la SPAL. Il Napoli passò subito in vantaggio con Gianni Corelli al 12°; la Spal pareggiò al 15° con Micheli ma Pierluigi Ronzon al 79° portò definitivamente in vantaggio gli azzurri regalandogli così il loro primo trofeo. Il Napoli resta l’unica squadra nella storia del calcio italiano ad aver vinto la Coppa Italia militando in serie B.

Nel 1962/63 il Napoli della Coppa Italia è confermato quasi in blocco, con il solo innesto di Faustino Jarbas Canè, prelevato dall' Olaria di Rio de Janeiro. In campionato la squadra non ingrana ma in Coppa delle Coppe elimina sia i gallesi del Bangor City che l'Újpesti TE (Ungheria) qualificandosi così ai quarti di finale. Intanto, dopo la gara di San Siro contro il Milan, ben quattro azzurri (Pontel, Molino, Rivellino e Tomeazzi) furono squalificati per un mese causa doping. In Coppa alla bella contro l'OFK Belgrado debutta Antonio Juliano, giovanissimo centrocampista che per i successivi diciotto anni sarà l’indiscussa bandiera del Napoli, ma nulla eviterà il 3-1 e l'eliminazione. In campionato le cose non vanno meglio: al temine della partita persa 0-2 contro il Modena sugli spalti del San Paolo si scatena la rabbia dei sostenitori azzurri, adirati per una nuova retrocessione.

Nella stagione successiva il Napoli, sotto la guida di Roberto Lerici, non ottenne grandi successi. A nulla servì la sostituzione del tecnico con il suo secondo Molino: alla fine fu solo ottavo posto. Il 1964 va invece ricordato per la trasformazione dell’A.C. Napoli in Società Sportiva Calcio Napoli, tuttora titolo sportivo ufficiale della squadra partenopea.

Per il campionato 1964/65 tornò in panchina Pesaola, il tecnico della Coppa Italia. La stagione è quantomeno strana: in casa il Napoli non rende, mentre in trasferta dilaga, Canè si trasforma in goleador e gli azzurri tornano in A.

Per lo spregiudicato armatore Achille Lauro il Napoli era un fiore all’occhiello da mostrare con orgoglio, specie in periodo elettorale; per costruire una buona squadra in vista del campionato di A 1965/66 prelevò Omar Sivori della Juventus e Josè Altafini dal Milan; al loro fianco cominciò a mettersi in evidenza Juliano, che aveva debuttato quando la squadra era ancora in Serie B.

I risultati sono lusinghieri: in campionato il Napoli arriva terzo, con Altafini capocannoniere della squadra con quattordici gol, mentre in estate la squadra si aggiudica la Coppa delle Alpi.

Nel 1966/67 il Napoli ripeté gli ottimi risultati dell'anno passato, arrivando quarto con Altafini di nuovo mattatore, questa volta con sedici reti. Nello stesso anno la squadra partenopea partecipò alla sua prima Coppa delle Fiere: venne eliminato agli ottavi di finale dal Burnley FC.

Alla vigilia del campionato 1967/68 arrivò dal Mantova il portiere Dino Zoff, subito soprannominato l'angelo azzurro. Nonostante la società attraversasse un periodo di crisi economica, in campionato i partenopei arrivarono vicinissimi allo scudetto. Nella sfida decisiva di San Siro contro il Milan la corsa si arrestò al termine di una gara segnata dalle polemiche. L'impegno dei giocatori azzurri fruttò solo un amaro secondo posto con nove punti di distacco dal Milan: il titolo di Campioni d’Italia restò, ancora una volta, solo un sogno nel cassetto.

A conti fatti, ad eccezione della Coppa Italia del 1962 e la Coppa delle Alpi del 1966, gli anni della presidenza di Lauro avevano regalato ai tifosi più illusioni e delusioni che risultati degni di nota.

Il periodo di potere della famiglia Lauro era ormai al termine, nel 1969, con grande abilità e poca spesa Corrado Ferlaino assunse la presidenza della società ridotta però sull’orlo del dissesto finanziario. Nei suoi primi anni di dirigenza, pur dimostrando carattere e testardaggine fuori dal comune, Ferlaino non poté garantire al Napoli la possibilità di lottare per grandi traguardi badando nei primi anni di presidenza in fase di calciomercato alla cessione di pezzi pregiati come Zoff, Altafini e Claudio Sala (ceduto senza aver potuto dimostrare pienamente il proprio valore, ad appena un anno dal suo acquisto), e all'acquisto di giocatori di prima scelta ma sul viale del tramonto come Nielsen, Hamrin, Sormani e Clerici.

Nel campionato 1969-70 il Napoli arrivò solo sesto in classifica.

Nel 1970/71 arrivò a Napoli il brasiliano Angelo Benedicto Sormani soprannominato il Pelé bianco. Sulla panchina della compagine partenopea rimase Beppe Chiappella, arrivato due anni prima. Sormani formò con Altafini un attacco solidissimo ed il Napoli giunse a giocarsi lo scudetto con Inter e Milan, ma a fine campionato il bottino fu solo un terzo posto avvelenato da roventi polemiche.

La stagione successiva vede una piccola crisi del Napoli, dovuta ad alcuni problemi societari. La compagine partenopea arriverà soltanto all'ottavo posto. Ferlaino decide quindi di svecchiare la squadra (pensando comunque anche al bilancio). La cessione di giocatori del calibro di Zoff ed Altafini alla Juventus fu accolta malamente dai tifosi e ben pochi videro di buon occhio il nuovo assetto della squadra.

L'acquisto che rivoluziona positivamente l'ambiente azzurro, è però legato al leone Luis Vinicio, che ritorna a Napoli in veste di allenatore.

All'arrivo del nuovo tecnico la società cominciò ad investire acquistando giocatori di ottimo livello (come gli attaccanti Sergio Clerici e Giorgio Braglia), mantenendo campioni come Juliano e valorizzando poi alcuni giovani talenti (Bruscolotti, Vavassori, La Palma, Salvatore Esposito ed altri). Vinicio, primo in Italia, volle sperimentare una squadra in grado di giocare il calcio totale proposto dagli olandesi ai Mondiali del 1974. La squadra fu rivoluzionata e, per il valore assoluto del gioco espresso fu, a detta di molti, il più bel Napoli della storia e comunque quello che giocò il più bel calcio visto sino ad allora. I risultati non si fecero attendere, e infatti la stagione si chiuse con un meritato terzo posto alle spalle della Lazio di Chinaglia e della Juventus.

Il Napoli, acquistato dall'Inter il vicecampione del mondo ai mondiali 1970 Burghnich dall'Inter, partì subito forte proiettandosi nelle zone alte della classifica e candidandosi come possibile vincitore dello scudetto. Nello scontro diretto contro la Juventus al San Paolo gli azzurri vennero però travolti inaspettattamente per 6-2.

I partenopei comunque non si arresero e lottarono fino all'ultimo per lo scudetto. La partita decisiva si giocò alla 25° giornata a Torino: Juventus-Napoli. I partenopei tentarono di tutto per vincere la partita ma persero per 2-1 (il gol della vittoria juventina venne segnato dall'ex azzuro Altafini (soprannominato proprio per questo dai tifosi partenopei core 'ngrato): oltre al danno, pure la beffa).

I partenopei poi tentarono una disperata rimonta ottenendo nelle ultime giornate quattro vittorie e un pareggio, ma non ci fu niente da fare: il Napoli chiuse il campionato al secondo posto (41 punti) due punti dietro la Juve (43). Decisivi per la sconfitta azzurra furono gli scontri diretti (2 sconfitte) e la mancanza di concretezza in trasferta (1 vittoria, 12 pareggi e 2 sconfitte).

Il colpo di mercato che ingigantì le speranze di gloria dei tifosi azzurri arrivò nell'estate del 1975 quando per l’allora stratosferica cifra di due miliardi di lire fu ingaggiato dal Bologna il centravanti Beppe Savoldi detto BeppeGoal o anche mister due miliardi.

La squadra, reduce dall'amaro secondo posto, non fece meglio nella stagione successiva, arrivando solo al quinto posto. Però riuscì a conquistare la sua seconda Coppa Italia battendo in finale per 4 a 0 l’Hellas Verona nella finale dell'Olimpico; poi, battendo il Southampton, il Napoli si aggiudicò anche la Coppa di Lega Italo-Inglese.

SOUTHAMPTON: Boulton, Rodrigues, Mills; Williams, Waldron, Blyth; Fisher, Channon, McDougall, McCalliog, Gilchrist.

SOUTHAMPTON: Turner (46' Middleton) Mills; Peach, Earles, Waldron; Masters, Williams, Stokes, McDougall, McCalliog, Fisher.

Nella stagione successiva l'obiettivo del raggiungimento della finale di Coppa delle Coppe (allenatore Pesaola) fallì dopo un’immeritata sconfitta per 2-0 nella semifinale di ritorno contro l'Anderlecht in una gara pilotata letteralmente a senso unico dall'arbitro Matthewson (che successivamente si scopri essere dipendente dell'azienda di proprietà del presidente della squadra belga). La gara d’andata era finita 1-0 per il Napoli grazie a una rete di Bruscolotti. In campionato gli azzurri raggiungono un modesto settimo posto e subiscono anche la penalizzazione di un punto in classifica per cumulo di squalifiche del campo.

Dopo un doppio sesto posto nelle stagioni 1977/78 e 1978/79, Savoldi lascia il Napoli che precipita all'undicesimo posto nel 1980; la sostituzione del ritrovato Vinicio con Sormani non riesce a fermare la crisi.

Gli anni settanta si chiusero così senza sussulti né grandi soddisfazioni. La parola "Scudetto" continuava ad essere solo una chimera per i sostenitori azzurri ma il decennio successivo li avrebbe appagati con trionfi tutt'ora irripetibili.

All’inizio degli anni ottanta, con la riapertura delle frontiere ai giocatori stranieri, giunsero in Italia fior di campioni (ed anche qualche "bidone").

Il Napoli, tradizionalmente, aveva avuto nelle sue file ottimi giocatori non italiani (Sallustro, Sivori, Jeppson, Hamrin, Cané, Clerici); per mantenere viva la tradizione fu ingaggiato dal Vancouver Ruud Krol.

Già campione d’Europa con l’Ajax e pilastro difensivo della grande Olanda dei primi anni settanta, Krol era un libero sopraffino capace di aprire il gioco con lanci lunghissimi e di estrema precisione. La sua classe era degna dei migliori calciatori che avessero calcato l'erba dello stadio San Paolo.

L’entusiasmo attorno alla squadra portò nuovamente i tifosi a sognare la "grande impresa". Nella stagione 1980/81, in un'annata resa drammatica dal sisma che il 23 novembre 1980 scosse la città, la squadra sfiorò il titolo conquistando il terzo posto finale. Dopo la vittoria sul Torino al Comunale, a cinque giornate dal termine, il Napoli si portò in testa alla classifica insieme alla Juventus e con la prospettiva di usufruire di un calendario favorevole. Incredibilmente, però, il Perugia - ultimo in classifica - nella successiva gara interna passò al San Paolo 0-1 con autogol di Ferrario nei primi minuti. Per tutto il resto della gara, gli azzurri si gettarono generosamente all'attacco, ma pali, traverse e le miracolose parate del portiere Malizia, sbarrarono al Napoli ogni possibilità di giungere quantomeno al pareggio.

Nonostante tutto, la squadra affrontò l'incontro decisivo con la Juventus primatista con due soli punti di svantaggio e con la teorica possibilità di sfruttare il turno casalingo per riagguantare la vetta a una giornata dal termine. Ma ancora una volta un'autorete (Guidetti) condanna gli azzurri alla sconfitta e a dare l'addio ai sogni tricolore. Restò l'amarezza per un'occasione sfumata e la consapevolezza di aver trovato in Krol uno dei migliori campioni che abbiano vestito la maglia azzurra.

A parte il già citato terzo posto nella stagione 1980/81 (allenatore Rino Marchesi) e il quarto posto nella stagione successiva, lo Scudetto restò lontano da Napoli nonostante Krol e Claudio Pellegrini, capocannoniere del Napoli in entrambe le stagioni, e con la stessa quota di gol: undici.

Nonostante l’arrivo di altri stranieri di valore quali Ramon Diaz prima e José Dirceu poi, i due campionati successivi furono coronati da "batoste" e delusioni e la serie B fu evitata in modo quasi rocambolesco.

Nella stagione 1984-85 viene ingaggiato Daniel Bertoni, argentino e campione del mondo che prende uno dei due posti riservati agli stranieri e lasciati liberi da Krol e Dirceu. Intanto sta maturando il vero colpo di mercato che verrà definito l'affare del secolo.

Il 27 maggio del 1984 la prima pagina della Gazzetta dello Sport mandò in visibilio i supporters azzurri: "Maradona, sì al Napoli". Da quel giorno, i tifosi azzurri attesero con ansia l'ufficializzazione dell'acquisto, che avvenne un mese dopo: Diego Armando Maradona era ufficialmente del Napoli ed il 5 luglio del 1984 fu presentato allo stadio San Paolo, gremito in ogni ordine posti. Quell’entusiamo popolare fu più forte della valanga di polemiche suscitata dalla cifra allora enorme che fu sborsata dal Napoli per avere in squadra il campione argentino, cifra che si aggirava attorno ai tredici miliardi di lire).

Nella prima stagione di Maradona, però, il Napoli stentava a decollare: mal supportato da una squadra di mediocre valore, Maradona dimostrò le sue indubbie doti di funambolo ma il suo contributo non poté essere utile per raggiungere grandi traguardi. Dopo un girone di andata mediocre, il Napoli riuscì a raggiungere una tranquilla posizione di centro classifica solo alle ultime giornate di campionato.

Era chiaro che da solo Maradona non avrebbe portato il Napoli a grandi risultati e la società dovette subito correre ai ripari. L’anno successivo arrivarono in azzurro rinforzi del calibro di Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella, Alessandro Renica ed altri giocatori che in pochi anni diventarono i beniamini dei tifosi. Ma anche dal vivaio emergevano giovani talenti: uno su tutti fu Ciro Ferrara, che debuttò in prima squadra proprio nel 1985-86. Quella stagione finì col Napoli al terzo posto, ma in continua crescita sotto il profilo del gioco.

Marcatori: Renica (N) al 67', Muro (N) 71', Bagni (N) al 77'.

NAPOLI: Garella, Ferrara, Volpecina (88' Bigliardi), Bagni, Ferrario, Renica, Sola (59' Muro), Romano, Giordano, Maradona, Carnevale (81' Caffarelli) Allenatore: Bianchi.

NAPOLI: Garella, Ferrara, Volpecina, (46' Bruscolotti), Bagni, Bigliardi, Ferrario, Carnevale (60' Muro), De Napoli (75' Caffarelli), Giordano, Maradona, F. Romano. Allenatore: Bianchi.

Ai nastri di partenza della stagione 1986/87, il Napoli non è tra le favorite, sebbene siano arrivati nuovi innesti, come l'attaccante Andrea Carnevale, che va a formare in tridente definito Ma.Gi.Ca. (dalle sillabe iniziali dei tre attaccanti azzurri: Maradona-Giordano-Carnevale). Intanto, Maradona è appena tornato dal trionfale mondiale messicano con la casacca della Selección, e tutti gli occhi sono puntati su di lui, ormai una delle stelle del calcio mondiale.

Dopo poche giornate, tuttavia, il Napoli è già in crisi: eliminato ai calci di rigore dalla Coppa Uefa del 1987, per mano dei francesi del Tolosa (con Maradona che sbaglia il rigore decisivo), ed appena una vittoria e due pareggi nelle prime tre giornate di campionato. La panchina di Ottavio Bianchi sembra in pericolo; ma una buona serie di risultati utili (tra cui le vittorie esterne contro Roma e Sampdoria) portano il Napoli ad agganciare la Juventus proprio alla vigilia dello scontro diretto di Torino. In una gara che sarà l'emblema della stagione, il Napoli chiude il primo tempo sotto di una rete; ma nel secondo, grazie alle reti di Moreno Ferrario, Bruno Giordano e Giuseppe Volpecina, gli azzurri espugnano Torino e cominciano la corsa verso il tricolore.

Lo scudetto arriva alla penultima giornata: il 10 maggio 1987 al San Paolo è di scena la Fiorentina, che riesce a pareggiare la rete di Andrea Carnevale con una magistrale punizione di Roberto Baggio, al primo goal in Serie A. Il pari permette comunque al Napoli di conquistare matematicamente lo scudetto, ed inizia così la grande festa per la vittoria del tricolore.

Il Napoli festeggia nel mese successivo anche la vittoria della Coppa Italia 1987, conquistata vincendo tutte le tredici gare disputate, comprese le due finali contro l'Atalanta. L'accoppiata scudetto/coppa è un'impresa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino ed alla Juventus.

In vista degli impegni di campionato e Coppa dei Campioni, viene ingaggiato Antonio Careca, il centravanti della Seleçao, che conquisterà i tifosi a suon di goal e prodezze tecniche. Il Napoli punta decisamente a riconfermare la propria leadership in campionato, ma nessuno nasconde le ambizioni legate alla Coppa dei Campioni, competizione cui gli azzurri accedono per la prima volta Il sorteggio oppone subito gli azzurri al Real Madrid, una delle favorite d'obbligo della vigilia, che nella gara d'andata - a porte chiuse - al Bernabeu, si impone per 2-0, spezzando così le speranze partenopee. La gara di ritorno si disputa al San Paolo, pieno come mai prima. Un goal di Francini dopo undici minuti di gioco ed il primo tempo dominato quasi interamente dagli azzurri lasciano sperare in una clamorosa impresa, ma il goal di Butragueño, a pochi minuti dal riposo, smorza le illusioni e l'uno a uno finale qualifica gli spagnoli lasciando l'amaro in bocca agli azzurri. In campionato il Napoli dimostra il proprio strapotere fino a poche giornate dal termine ma in primavera, quando già sembra tutto pronto per la festa del secondo scudetto, la squadra rallenta vistosamente e giunge allo scontro decisivo col Milan stanca e sfiduciata. La squadra di Sacchi passa al San Paolo e supera in classifica i partenopei andando a vincere il tricolore fra le infinite polemiche scatenate dall'inspiegabile debacle azzurra.

Ci furono dei sospetti, confermati dalle dichiarazioni di un pentito , che ad aiutare il Milan a conquistare lo scudetto fosse intervenuta la camorra, allora molto attiva nelle scomesse clandestine; se il Napoli avesse vinto lo scudetto la camorra ci avrebbe rimesso miliardi di lire e di conseguenza, secondo questa teoria, avrebbe fatto in modo di far perdere al Napoli le ultime quattro partite in modo da far vincere lo scudetto ai rossoneri.

NAPOLI: Giuliani; Renica, Ferrara, Francini, Corradini (Crippa 46); Alemao, Fusi, De Napoli; Careca, Maradona, Carnevale. Allenatore: Bianchi.

NAPOLI: Giuliani; Renica, Ferrara, Francini, Corradini (Crippa 46); Alemao, Fusi, De Napoli; Careca, Maradona, Carnevale. Allenatore: Bianchi.

Finita in modo burrascoso la stagione 1987-88, per quella successiva la squadra cambia radicalmente: per sostituire i giocatori allontanati, il Napoli ricorre a diversi acquisti, tra cui quello di Giuliano Giuliani, di Luca Fusi e del forte centrocampista brasiliano Alemão, già compagno di Careca nella Seleçao. Entrano a far parte della dirigenza azzurra, Luciano Moggi e Giorgio Perinetti.

Il campionato 1988/89 regala belle soddisfazioni al Napoli, come il 5-3 esterno alla Juventus, il 4-1 al Milan ed il clamoroso 8-2 al Pescara. Ma lo scudetto di quell'anno và all'Inter detta "dei record", forse la compagine nerazzurra più forte mai esistita. Che il campionato diventi monopolio dell'Inter lo si capisce subito, e così le altre squadre puntano alle competizioni europee.

In Coppa Uefa, gli azzurri partono subito col piede giusto, eliminando i greci del Paok Salonicco (1-0 ed 1-1), i tedeschi del Lokomotive Lipsia (2-0 ed 1-1) ed i francesi del Bordeaux (0-0 e 0-1). Le sfide più interessanti cominciano però dai quarti di finale, con il Napoli che si trova di fronte alla Juventus: dopo lo 0-2 subito nella gara d'andata a Torino, un secco 3-0 al ritorno ribalta il risultato a favore del Napoli, che passa così in semifinale, dove affronta i tedeschi del Bayern Monaco. In uno Stadio San Paolo da tutto esaurito, il Napoli vince per 2-0, con gol di Careca e Carnevale ed ipoteca la finale. Al ritorno, una doppietta di Careca (2-2 il finale) spiana la strada per la finalissima contro un'altra tedesca, lo Stoccarda di Jürgen Klinsmann.

Nella gara d'andata, i tedeschi gelano il San Paolo con la rete di Maurizio Gaudino (per ironia della sorte, un napoletano nato in Germania), ma le reti di Maradona prima e di Careca (allo scadere) poi, fissano il punteggio sul 2-1. Il ritorno a Stoccarda, con oltre 30.000 tifosi azzurri al seguito, è un trionfo: segna Alemão, pareggia Klinsmann, poi Ciro Ferrara e Careca mettono la parola fine alla partita. Finisce 3-3 e grazie alla vittoria per 2-1 all'andata il Napoli vince così la Coppa Uefa 1989.

La stagione 1989/90 si apre subito con una notizia clamorosa: Ottavio Bianchi va via dalla panchina azzurra, sostituito da Albertino Bigon. Maradona, invece, è in Argentina, e non rientra in tempo utile per giocare le prime partite di campionato; ma sembra che in realtà stesse cominciando ad avere problemi con la società, a cui aveva chiesto di essere ceduto: voci però subito smentite ma mai in modo del tutto convincente. La squadra intanto acquista nuovi giocatori, come Massimo Mauro dalla Juventus, e mette in prima squadra un giovanotto sardo preso dalla Serie C1: Gianfranco Zola.

In campionato, il Napoli parte subito col piede giusto: 16 risultati utili consecutivi nelle prime 16 gare. La sconfitta arriva solo all'ultima d'andata, ma non preoccupa nessuno. Un piccolo calo di rendimento avvicina l'Inter ed il Milan, ma la squadra gestisce bene il vantaggio di due punti, fino allo scontro diretto: a San Siro i rossoneri vincono 3-0 ed il Napoli viene raggiunto in testa. Due settimane dopo, gli azzurri perdono di nuovo a San Siro, stavolta contro l'Inter (3-1), e si ritrovano due punti sotto. Molti cominciano a temere il ritorno degli "spettri" del 1988, e diversi giornali parlano già di scudetto al Milan; il Napoli invece non demorde, e recupera prima un punto (Milan sconfitto a Torino dalla Juventus ed azzurri che pareggiano a Lecce), poi però si fanno battere dalla Sampdoria (2-1 al 90°) mentre il Milan perde il derby contro l'Inter. Quando i giochi, a poche giornate dalla fine, sembrano ormai fatti, avviene il famoso caso della monetina di Bergamo: sul punteggio di 0-0 tra Atalanta e Napoli, una monetina lanciata dai tifosi nerazzurri colpisce alla testa Alemão, costringendolo ad abbandonare il campo. Il giudice sportivo assegnerà il 2-0 a tavolino al Napoli, mentre il Milan viene bloccato sullo 0-0 dal Bologna, e viene raggiunto così dal Napoli a tre giornate dalla fine. Alla penultima, il definitivo sorpasso: rossoneri sconfitti a Verona per 2-1 e Napoli vittorioso 4-2 sul campo a Bologna, permettendosi così di farsi bastare il pareggio all'ultima giornata, contro la Lazio: tuttavia un gol di Marco Baroni dopo appena sette minuti chiude in fretta la partita e regala al Napoli il secondo scudetto.

Non mancarono la polemiche da parte milanista per il trattamento di favore ricevuto dal Napoli dopo la monetina di Bergamo e la susseguente vittoria a tavolino concessa al Napoli nonché per l' arbitraggio di Rosario Lo Bello che forse avallò la sconfitta del Milan a Verona e, una settimana dopo, la vittoria del secondo scudetto napoletano. In proposito, l' 11 settembre 2003, in un'intervista ad un noto quotidiano sportivo, l' allora presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, rilasciò le seguenti dichiarazioni: "Allacciai buoni rapporti con il designatore Gussoni. Il campionato si decise il 22 aprile: il Milan giocava a Verona, e Gussoni designò Rosario Lo Bello per quella partita; successe di tutto, espulsioni, milanisti arrabbiati che scaraventarono le magliette a terra: il Milan perse 2-1. Noi vincemmo serenamente a Bologna per 4-2 e mettemmo in tasca tre quarti di scudetto. A Bergamo Alemao fu colpito e forse ingigantimmo l'episodio ma la partita comunque era già vinta a tavolino. Facemmo un pò di scena. L'idea fu del massaggiatore Carmando. Alemao all'inizio non capì, lo portammo di corsa all'ospedale, gli feci visita e quando uscii dichiarai addolorato ai giornalisti: 'Non mi ha riconosciuto'. Subito dopo scoppiai a ridere da solo, perché Alemao era bello e vigile nel suo lettino" .

NAPOLI: Galli; Ferrara, Francini, Crippa (Rizzardi 35 st); Baroni, Corradini, De Napoli, Alemao ; Careca, Maradona, Silenzi (Mauro 25 st). Allenatore: Bigon.

Nella stagione 1990/91, la rosa del Napoli è di poco diversa da quella laureatasi campione d'Italia. La stagione comincia con la vittoria nella Supercoppa Italiana ottenuta battendo la Juventus allenata da Maifredi per 5-1. Il campionato, invece, comincia male: nelle prime tre partite la squadra ottiene solo un punto. L'inizio in Coppa dei Campioni sembra favorevole al Napoli, che ottiene una convincente doppia vittoria sugli ungheresi dello Újpesti Dózsa, squadra che aveva già incontrato nella Coppa delle Coppe del '63, quando si chiamava Újpesti TE. Al secondo turno però gli azzurri vengono eliminati dallo Spartak Mosca, implacabile ai rigori, dopo un doppio 0-0. La crisi continua per tutto l'anno, e il Napoli chiude la stagione con un modesto settimo posto.

Si chiude così il primo importante ciclo del Napoli in coincidenza con il declino di Maradona a seguito delle vicende personali che lo costrinsero a lasciare Napoli e l'Italia in modo amaro. Dal 1991, dopo che Maradona lasciò Napoli la squadra si avviò verso un lento ma costante declino.

Inizialmente, con il nuovo tecnico Claudio Ranieri e grazie all'apporto di giocatori del calibro di Zola, Ferrara, Careca e il nuovo arrivato Laurent Blanc, ottiene un discreto quarto posto nella stagione 1991/92.

Ranieri viene confermato, e il Napoli sembra aver riacquistato la sua competività. La campagna acquisti porta in azzurro giocatori come Daniel Fonseca e Roberto Policano. In Coppa Uefa si comincia piuttosto bene, con un 5-1 esterno contro il Valencia con Fonseca autore di tutti e cinque gol del Napoli. Il Paris Saint Germain ferma però i partenopei al turno successivo; è George Weah, con una doppietta, a condannare il Napoli all'eliminazione. In campionato la squadra va in crisi e dopo un 1-5 contro il Milan, Ranieri viene licenziato. Al suo posto ritorna Ottavio Bianchi, che non può far altro che portare la squadra verso la salvezza senza grandi risultati.

La squadra viene quindi svecchiata e subisce molti cambiamenti: Bianchi diventa General Manager e sceglie come tecnico Marcello Lippi. Pilastri della squadra come Careca e Gianfranco Zola lasciano la squadra mentre molti giovani promettenti, come Fabio Cannavaro e Fabio Pecchia, diventano protagonisti. Dopo un primo periodo di crisi, Lippi decide di puntare tutto sulle forze fresche e la stagione 1993/94 finisce con un buon sesto posto e la soddisfazione di aver sconfitto il Milan, prossimo a laurearsi campione d'Italia e d'Europa, grazie ad una rete di Paolo Di Canio elemento giunto in prestito dalla Juventus che realizza anche il gol all'ultima giornata che vale la qualificazione alla Coppa UEFA.

Lippi a fine stagione lascia il Napoli con destinazione Juventus, e con lui anche Ciro Ferrara, bandiera e capitano del Napoli. Al posto dell'allenatore viareggino arriva Vincenzo Guerini e il Napoli in campo si affida ad Andrè Cruz, Alain Boghossian e all'ex numero dieci del Torino Benito Carbone, arrivato via Roma con Grossi e ben 18 miliardi, nell'affare che porta in terra capitolina Daniel Fonseca. Ma la stagione comincia male: Guerini viene licenziato dopo un 5-1 subito contro la Lazio ed al suo posto arriva Vujadin Boskov. L'eccentrico allenatore slavo porta i partenopei al settimo posto, sfiorando la qualificazione alla Coppa Uefa.

A partire dal 1995 con la cessione di giocatori come Benito Carbone (all'Inter) e di Fabio Cannavaro (al Parma), inizia il declino. La retrocessione è sfiorata e il Napoli si salva solo alla terz'ultima giornata, vincendo contro la Sampdoria 1-0, grazie ad un rigore nei minuti finali di Arturo Di Napoli. Boskov lascia la squadra a fine anno.

Nella stagione 1996/97 la formazione azzurra allenata da Gigi Simoni è la vera rivelazione del campionato e alla sosta di Natale è addirittura al secondo posto a pari merito con il Vicenza e dietro alla Juventus; nel girone di ritorno, tuttavia, la squadra crolla (3 vittorie in 17 gare) ed evita la retrocessione per un soffio. Nella stessa stagione il Napoli è autore di un’ottima prestazione nella Coppa Italia. Eliminati il Monza, il Pescara (entrambe per 0-1), la Lazio (1-0 ed 1-1) e l'Inter (1-1 ed 1-1, gli azzurri vincono ai rigori), il Napoli arriva in finale contro il Vicenza. All'andata, il Napoli vince 1-0 al San Paolo, ma nella gara di ritorno al Romeo Menti di Vicenza, gli azzurri perdono 1-0 nei minuti regolamentari e, complice l'espulsione di Nicola Caccia, subiscono negli ultimi tre minuti due gol che impediscono di arrivare a giocarsi la coppa ai rigori consegnando al Vicenza il titolo e l'accesso alle coppe europee.

Il Napoli, reduce dalla discreta annata '96/'97 nella quale ha sfiorato la vittoria della sua quarta Coppa Italia, si appresta ad affrontare la nuova stagione con la speranza di continuare a vivere il buon periodo che seppur non ai massimi livelli, ha sempre visto gli azzurri fra i protagonisti della massima serie. La squadra subisce molte modifiche, a cominciare dall'allenatore che sarà Bortolo Mutti; la mancata vittoria della Coppa Italia e l'esclusione dalle coppe europee precludono al Napoli la possibilità di poter contare su nuovi sponsor e l'ingaggio di giocatori di alto livello; la crisi inizia ad essere avvertita pesantemente e porta alla cessione di giocatori considerati fra i migliori dell'organico quali Boghossian e Fabio Pecchia. Arrivano in maglia azzurra il francese William Prunier e José Luis Calderón; le loro prestazioni men che mediocri aumentano il pessimismo della tifoseria e mettono in luce - in modo sempre più evidente - l'approssimazione con cui la società affronta il periodo negativo. Nel corso del campionato dopo l'esonero di Mutti la panchina viene affidata a Carlo Mazzone. Il tecnico porta in maglia azzurra Giannini e chiede alla società rinforzi difensivi che però non gli vengono forniti. Dopo alcune buone prestazioni il tecnico romano si arrende all'evidenza ed abbandona la panchina di una squadra ormai destinata ad una stagione disastrosa. A Mazzone subentra Giovanni Galeone che tenta di adeguare la squadra ai propri moduli spregiudicati, i risultati non cambiano e - ove possibile - peggiorano fino all'esonero di Galeone sostituito da Vincenzo Montefusco, allenatore della Primavera chiamato a reggere la panchina azzurra in attesa dell'inevitabile retrocessione. La stagione si chiude con un'impressionante "collezione" di record negativi: quattordici punti all'attivo; due vittorie, otto pareggi, ventiquattro sconfitte, la differenza reti attestata a -51. Queste cifre rendono pienamente l'aspetto della stagione più nera della storia del Napoli.

Il primo anno in cadetteria è mediocre, la squadra allenata da Renzo Ulivieri annovera nell'organico giocatori sul viale del tramonto, come Igor Shalimov e non riuscirà mai ad inserirsi in competizione con le altre squadre in lotta per la promozione. A gennaio arriva l'attaccante Stefan Schwoch, ma è ormai troppo tardi e il Napoli resta in Serie B.

Il ritorno in A avverrà solo l'anno dopo, grazie all'oculata gestione del nuovo allenatore Novellino e alle ottime prestazioni di Schwoch, che è sempre presente in ogni fase della manovra azzurra ma soprattutto segna ventidue goal eguagliando così il record di reti siglate in una stagione con la maglia azzurra, detenuto fino a quel momento da Vojak. Quell'anno il Napoli ha nel proprio organico elementi di sicuro avvenire, come Massimo Oddo, Matuzalem, Luciano Galletti ed altri giocatori di buon livello che però vengono lasciati andar via per pochi spiccioli.

Il Napoli, dopo l'entusiasmante stagione che lo ha riportato in Serie A, si prepara alla nuova sfida rivoluzionando totalmente la squadra, a partire dalla guida tecnica: viene inspiegabilmente esonerato il tecnico della promozione Walter Novellino per far posto al boemo Zdenek Zeman. La rosa viene rinfoltita con numerosi calciatori ritenuti di buon profilo fra i quali Fresi, Francesco Moriero, David Sesa e Abdelilah Saber; l'ambizione della società è quella di raggiungere subito un piazzamento di rilievo e la qualificazione alla Coppa Uefa, ma il campo smentisce tutte le aspettative della vigilia. All'esordio casalingo il Napoli perde contro la Juventus per 1-2 nonostante il primo tempo chiuso in vantaggio con gol di Roberto Stellone e questo sarà solo il preludio di una stagione disastrosa. La squadra non adatta agli schemi Zeman e, dopo soli 2 punti raccolti nelle prime 6 partite, il tecnico boemo viene esonerato e sostituito da Emiliano Mondonico. Il tecnico bergamasco schiera la squadra con un 3-5-2 che inizialmente porta a buoni risultati, fra i quali un 6-2 contro la Reggina e a metà campionato, abbandonate le velleità iniziali, parve possibile raggiungere quantomeno l'obiettivo della salvezza. Il mercato di riparazione di gennaio avrebbe dovuto portare in maglia azzurra elementi in grado di garantire alla squadra un netto salto di qualità; pareva certo l'ingaggio dell'attaccante argentino Martin Palermo, ma Ferlaino riuscì a portare in azzurro solo "'o Animal" Edmundo: il centravanti brasiliano fu accolto dai tifosi con grandi speranze che furono però deluse dalle scarse prestazioni fornite. Il 10 giugno del 2001 la Roma di Capello affronta il Napoli al San Paolo; entrambe le squadre cercano la vittoria: i giallo-rossi per garantirsi la conquista dello scudetto, gli azzurri per continuare a sperare nella salvezza. il discusso pareggio finale suggellerà la retrocessione del Napoli ed a nulla varrà la vittoria dell'ultima giornata in casa della Fiorentina.

Il Napoli, dopo la dolorosa retrocessione, sogna di riapprodare al più presto al campionato di Serie A, per poi impostare un ambizioso progetto di valorizzazione del marchio ad opera del futuro presidente-socio "Toto" Naldi. Nel mercato estivo vengono ceduti molti dei calciatori protagonisti della stagione; fra questi anche giocatori di qualità come Matuzalem, Quiroga e un giovane Amauri che di li a poco sarebbe esploso diventando oggetto del desiderio di numerosi grandi club europei. Al loro posto arrivano giocatori di minor valore, mentre i guadagni delle cessioni servono per rimpinguare le casse della società devastate da anni di gestioni poco accorte. Tra gli arrivi si segnala anche quello di Gigi De Canio, allenatore che subentra a Mondonico e al quale viene affidato il compito di riportare nella massima serie il club del ciucciariello. Gli inizi però non sono quelli delle aspettative: la squadra fatica a tenere il passo delle prime 4, che hanno un ritmo molto elevato. I ragazzi di De Canio riescono comunque a ritagliarsi un posto di tranquilla media classifica, ma è troppo poco per una piazza che è stanca di calcare palcoscenici ad essa non congeniali. A gennaio si cerca di intervenire sul mercato per dare i giusti rinforzi a De Canio: viene imbastita una trattativa per Denis Godeas , giovane bomber del campionato; tuttavia i soliti problemi economici bloccano il mercato dei partenopei. Esiste l'impellente necessità di monetizzare e così si dice addio ad un altro giovane talento: Marek Jankulovski, ceduto all' Udinese del DG Pierpaolo Marino in cambio di contropartite tecniche che rappresenteranno cocenti delusioni, il terzino Esteban Lopez e l'impalpabile honduregno Carlos Alberto Pavón. Jankulovski rimane fino a giugno, e mentre la società tra ricapitalizzaioni e polemica cerca di trascinarsi avanti, la squadra - nonostante il livello tecnico non elevatissimo - guidata da De Canio cerca di piazzare la zampata decisiva per la corsa alla promozione. Inizia un importante striscia di vittorie che porterà il Napoli al quinto posto, mentre il 22 febbraio Naldi diventa comproprietario al 50% della SSC Napoli. Poco dopo òe difficoltà societarie emergono in tutta la loro gravità: scatta l'arresto per il presidente Giorgio Corbelli, con l'accusa di "associazione a delinquere" per questioni legate alla sua azienda Telemarket, mentre il Tribunale di Napoli impone l' amministrazione controllata alla società, con l'arrivo del prof. Gustavo Minervini con il compito di fare "l'ultimo tentativo" per cercare di salvare il club dal fallimento. In questo clima pesante - condito anche dallo scandalo-doping dell' Empoli - è difficile pensare al calcio giocato, ma la squadra di De Canio ormai è decisa a regalare la promozione alla città: tutto si può decidere il 22 aprile nella partita Napoli-Reggina, quarta classificata, uno scontro diretto che potrebbe regalare al Napoli la possibilità di inserirsi tra le prime 4 piazze per il rush finale del campionato. Davanti ad uno stadio S.Paolo stracolmo e pieno di speranza, la squadra tenta in ogni modo di vincere. l'avversaria tuttavia alza un efficace barricata per cercare di strappare via almeno un pareggio che gli permetterebbe di tenere a debita distanza gli azzurri. Sarà il portoghese Vidigal a sbloccare il risultato, con un gol di testa su calcio d'angolo, ma i calabresi riescono ad agguantare il pareggio con Savoldi. A nulla serve l'assedio azzurro alla porta della Reggina: la partita termina 1-1, risultato che sancisce la fine delle speranze azzurre.

Le premesse La crisi sportiva è concatenata ad una grande crisi economica iniziata già anni prima e mai sanata. Anni di spese scelerate avevano minato definitivamente i bilanci della società Dopo appena un anno di convivenza, nel 2002 Ferlaino lascia la dirigenza, ed il Napoli passa interamente all'imprenditore lombardo Giorgio Corbelli, che a sua volta decide di condividere la presidenza con l'imprenditore alberghiero Salvatore Naldi, che annuncia piani di risanamento e riscatto.

L'era Naldi Le strategie di Naldi per il futuro lasciavano ben sperare per il futuro della società: Nuovo stadio di proprietà con annesse strtture intrattenitive, nuovo centro tecnico, e soprattutto l'obbiettivo di riportare la squadra ai vertici del calcio. Ben presto però, Naldi si scontra con la dura realtà: il Napoli si ritrova in una situazione finanziaria estremamente pesante, alcune indagini giornalistiche di quei tempi rivelano buchi di bilancio ben più grandi di quelli effettivamente dichiarati e nascosti all'interno di un intricato gioco di società controllate e "scatole cinesi".

Naldi perde l'appoggio di Corbelli, che gli vende le sue quote, e prova sia a cercare ricchi partner sia a tamponare la crisi con operazioni azzardate: sono anni in cui il Napoli vive sul filo del rasoio, e per due volte la società viene messa in regime di amministrazione controllata, mentre gli inquirenti portano avanti indagini su una presunta bancarotta fraudolenta. Tutto questo, unito a una serie di investimenti errati, porta alla fine della Società Sportiva Calcio Napoli: nel giugno 2004, Naldi si dimette dalla carica di presidente (nominando Paolo Bellamio amministratore unico), e pochi giorni dopo arriva la sentenza della fallimentare: la SSC Napoli viene dichiarata fallita, e non ammessa dunque al prossimo campionato.

L'estate calda Nelle settimane successive, l'imprenditore Luciano Gaucci tenta l'acquisto del titolo sportivo tramite la società "Napoli Sportiva" e con la forumla del fitto di ramo d'azienda, per riuscire così a far ripartire il Napoli dalla serie B e con una spesa contenuta; ma questa operazione viene negata e l'unico modo riconosciuto dalla FIGC per ottenere la guida dl Napoli è quello di acquisire il titolo sportivo ed accedere al cosiddetto Lodo Petrucci una legge creata ad hoc per fronteggiare la crisi di molte società italiane con lo scopo di salvaguardarne i "titoli". Il Lodo Petrucci avrebbe permesso di far ripartire il Napoli nella categoria direttamente inferiore rispetto a quella a cui avrebbe dovuto partecipare (e quindi la Serie C1): Gaucci rifiutò questa strada cercando un "muro contro muro" che avrebbe prodotto una lunga e snervante guerra di tribunali e carte bollate. Il mondo politico locale, che si mobilitò per cercare altri investitori, non si riuscì a trovare nessun altro acquirente determinando - di fatto - la fine definitiva della Società Sportiva Calcio Napoli.

La rinascita Negli ultimi giorni decisivi per aderire al Lodo Petrucci (scaduto questo termine, la società sarebbe dovuta ripartire dalla Terza Categoria), il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis fonda il Napoli Soccer e, per circa trentadue milioni di euro, acquista il titolo sportivo ed iscrive la nuova società al campionato di Serie C1 chiudendo di fatto il capitolo più nero della storia del Napoli.

Dopo il fallimento della SSC Napoli, i consueti tira e molla estivi densi di ricorsi e false notizie, la FIGC si accorda con il Tribunale Fallimentare di Napoli per fare in modo che il nuovo Napoli possa ripartire dalla Serie C1. L'imprenditore che propone l'offerta più importante e convincente è il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis, che così ottiene la possibilità di iscrivere la neonata Società Napoli Soccer, in extremis, alla Serie C1. Il mercato giè chiuso impone in tempi ristrettissimi al nuovo Direttore Generale, Pierpaolo Marino, una campagna acquisti nella quale il Napoli ha la possibilità di acquistare solo elementi di secondo piano o in esubero. Gli azzurri, guidati in panchina da Giampiero Ventura, cominciano il campionato in ritardo, con una preparazione atletica approssimativa e con una Rosa di calciatori inadeguata per aspirare ai primissimi posti. La squadra ha subito delle grandi difficoltà, riuscendo a collocarsi in una posizione a ridosso della zona Play-off e punta sul mercato di gennaio per compiere gli aggiustamenti necessari. Con gli acquisti di calciatori di buon livello tra cui spiccano Calaiò, Fontana, Piá e Capparella e con l'esonero di Ventura, sostituito da Edy Reja all'inizio del girone di ritorno. Si spera di agguantare la zona Playoff, e così avviene, grazie ad una striscia di risultati che decreta il Napoli come squadra con più punti nella seconda metà del campionato. I Partenopei con il terzo posto in graduatoria superano in semifinale la Sambenedettese, ma perdono la finale Play-off contro l'Avellino, pareggiando 0-0 in casa e perdendo 2-1 in Irpinia.

Dopo la delusione causata dalla sconfitta contro l'Avellino, per tutta l'estate il Napoli confida ugualmente nell'accesso in Serie B tramite il ripescaggio. A fine luglio l'ipotesi sembra realizzarsi dopo la bocciatura del Messina da parte del Consiglio Federale; ma il TAR riabilita i peloritani, chiudendo di fatto ogni possibilità di ripescaggio. Ad agosto sembrano essere il Pescara prima ed il Torino poi a fare posto al Napoli in B, ma alla fine tutto restà com'è, ed il Napoli si prepara al nuovo anno di C1. Nel frattempo la Società provvede ad inserire nell'organico alcuni elementi di buon valore come Iezzo, Maldonado e Bogliacino e l'ottimo avvio in Coppa Italia lo conferma. In agosto elimina tre squadre di categoria superiore (Pescara, Reggina e Piacenza) e la sua corsa si ferma solo nel turno successivo, disputato tra dicembre e gennaio, nel doppio confronto contro la Roma. Anche in Campionato il Napoli parte benissimo facendo subito il vuoto dietro di sé. Inizialmente gli resiste solo la Sangiovannese, ma a metà novembre i toscani vengono sonoramente sconfitti al San Paolo. Il Napoli si sente già in Serie B e tra dicembre e febbraio rallenta il suo cammino, alternando quattro vittorie consecutive in casa ad altrettante sconfitte in trasferta. Dopo la fase calante, il Napoli riprende speditamente la marcia verso la Serie B, e la promozione diventa matematica a quattro turni dalla fine, con la vittoria per 2-0 sul Perugia (16 aprile). Nell'ultimo atto stagionale, la Supercoppa di Serie C1 giocata contro lo Spezia, il Napoli scende in campo più per le statistiche che per vincere. Domina comunque entrambe le gare, ma la scarsa precisione sotto porta gli costerà cara: l'uno a uno (dopo lo zero a zero della gara d'andata), nel San Paolo vuoto per il disinteresse del pubblico azzurro verso questa competizione, permettono allo Spezia di aggiudicarsi la coppa. La stagione si chiude con l'annuncio del presidente Aurelio De Laurentiis della riacquisizione del vecchio titolo sportivo, Società Sportiva Calcio Napoli. È un evento con il quale il sodalizio partenopeo celebra sia la promozione che l'ottantesimo anniversario della fondazione del Calcio Napoli.

Dopo l'agevole promozione in Serie B, il Napoli, appena tornato alla storica denominazione Società Sportiva Calcio, punta ad un campionato da protagonista. Ne sono testimonianza gli importanti acquisti del mercato estivo (P. Cannavaro, Domizzi, Dalla Bona, Bucchi e De Zerbi) e l'entusiasmo della tifoseria trascinata dall'ottimo avvio della stagione, con tre turni di Coppa Italia superati non senza faticare (Ascoli battuto ai supplementari e Juventus sconfitta ai rigori). In Campionato le difficoltà sono maggiori e l'allenatore Reja è ben presto costretto a rinunciare ad uno schieramento troppo offensivo e alcuni dei nuovi acquisti finiscono in panchina. Il Napoli non entusiasma nel gioco e questo attira feroci critiche verso l'allenatore, tuttavia la squadra macina ottimi risultati (come un striscia di imbattibilità durata 18 partite) e rimane sempre nei primi posti della classifica ed a fine novembre raggiunge anche il primo posto (la Juventus penalizzata è in rimonta, ma ancora distante). A dicembre il Napoli esce dalla Coppa Italia per mano del Parma, così può concentrarsi interamente sul campionato, con l'obbiettivo dichiarato dei Playoff, ma con il sogno della promozione diretta. Il girone di ritorno si apre non senza difficoltà e con un calendario falsato dalle conseguenze della morte dell'Ispettore Raciti in quel di Catania (2 febbraio) che causerà anche per due mesi la chiusura ai tifosi dello stadio San Paolo, prima in modo totale e poi in maniera parziale fino alla riapertura completa di aprile. Il Napoli entra in un periodo molto difficile: i risultati a cavallo tra febbraio e marzo mettono in dubbio le possibilità di promozione diretta, con i pareggi casalinghi (al termine di gare non brillanti) contro Bari e Vicenza, la sconfitta sul campo del Crotone fanno perdere alla squadra il treno delle prime due posizioni, tra le polemiche di pubblico e critica. Ma arriva aprile, il mese dove il Napoli cambia marcia e consegue una serie di importanti vittorie, specialmente in trasferta. L'inizio del ciclo è con il Bologna in una gara dove il Napoli in vantaggio di tre reti, pur soffrendo, riesce ad evitare la rimonta felsinea. Con la Juventus già sicura della prima piazza, il Napoli lotta con il Genoa per il secondo posto utile per la promozione diretta, ma poi si fa sempre più concreta la possibilità di accedere entrambe direttamente in massima serie grazie alla regola che premia la terza in classifica nell'ipotesi in cui ci siano almeno 10 punti di vantaggio sulla quarta squadra in graduatoria. Tutto si decide all'ultima giornata: Napoli e Genoa sono reduci da una straordinaria chiusura di campionato, ma per evitare i playoff una delle due dovrà battere l'altra, oppure pareggiare sperando nel risultato (peraltro ritenuto poco probabile) positivo della Triestina ai danni del Piacenza, quarto classificato. La partita viene vissuta come una vera finale, con le due tifoserie legate da un lungo gemellaggio, nella prima ora di gioco le emozioni si susseguono, ed al 90° azzurri e rossoblù pareggiano a reti bianche. I partenopei mantengono la 2^ posizione e tornano in Serie A dopo 6 anni, venendo accompagnati dai liguri che approfittano della mancata vittoria del Piacenza, conservando così i 10 punti di vantaggio sui quarti classificati. La grande festa allo Stadio Ferraris dei tifosi genoani e napoletani che poi avrà il suo culmine per le strade delle due città ha così inizio.

Nell'estate 2007, il Napoli si prepara ad affrontare la sua prima stagione di Serie A del "nuovo corso". Il direttore generale, Marino, lavora ad un programma a lungo termine e la nuova stagione dovrà anzitutto servire a consolidare e rafforzare un gruppo ricco di giovani. Vengono ingaggiati subito Marek Hamsik, Ezequiel Lavezzi, e, al termine di una lunga trattativa, anche Walter Gargano. Tutti e tre sono giovani talenti nelle mire di numerosi club importanti Ma la tifoseria non pare entusiasta dai nuovi innesti, i quali non soddisfano la voglia di vedere in azzurro calciatori di fama ed in grado di formare subito un gruppo altamente competitivo e neanche gli ingaggi del difensore del Parma Matteo Contini, di Blasi e Zalayeta (provenienti dalla Juventus) sembrano soddisfare le aspettative dei supporters partenopei. La squadra comunque ha un buon avvio: in Coppa Italia supera brillantemente Cesena, Pisa e Livorno ed in campionato - dopo un esordio casalingo infausto (0-2 contro il Cagliari) - gli azzurri iniziano a mostrare una buona intesa di gruppo ed un gioco piacevole che gli permettono di cogliere successi sia in termini di risultati che di critica mantenendosi stabilmente fra le prime otto formazioni della classifica e ben oltre le aspettative - non lusinghiere - della vigilia. In questo periodo la squadra disputerà partite che verranno ricordate negli anni, come lo 0-5 in casa dell'Udinese, il rocambolesco pareggio per 4-4 all'Olimpico contro la Roma, e la storica vittoria in casa contro la Juventus dopo 17 anni dall'ultima volta; risultati che spengono le polemiche e riportano l'entusiasmo in città dopo anni di apprensioni e sofferenze. Tuttavia i "limiti di gioventù" della squadra vengono subito prepotentemente a galla: la squadra pur dimostrando ottime qualità tecniche e corali, riconosciute unanimemente dalla critica, non è sufficientemente concreta. Oltre ai successi quindi, giungono anche sconfitte brucianti: su tutti il 5-1 subito a Bergamo contro l'Atalanta, che segnerà psicologicamente la squadra. Tuttavia i ragazzi di Reja riescono nell'obbiettivo insperato alla vigilia di arrivare alla pausa natalizia con un piazzamento in zona UEFA.

Dopo un 2007 di grandi risultati, si apre un 2008 alquanto critico. Il primo impegno della stagione a S.Siro è contro il Milan fresco campione del mondo. Dopo un primo tempo ben combattuto, la seconda frazione di gioco determina una pesante sconfitta: 5-2 per i rossoneri e grande delusione all'ombra del Vesuvio. Tre giorni dopo la squadra cerca il riscatto in Coppa Italia dove vuole giungere ai quarti di finale; ma nonostante l'impegno profuso, la Lazio pareggia per 1-1 e passa il turno. il presidente De Laurentiis sarà molto critico con i suoi uomini Marino e Reja con il quale, dopo il secondo pareggio in campionato con la Lazio giunto nella domenica successiva, avrà un furibondo litigio che porta Reja a un passo dalle dimissioni . Dopo aver chiarito le incomprensioni lo stesso Marino, sollecitato da De Laurentiis, opererà sul mercato nelle settimane successive per rinforzare la squadra: arrivano dal Brescia Daniele Mannini e l'under 21 Fabiano Santacroce, il centrocampista della Fiorentina Pazienza e, a sopresa, anche il giovane portiere Navarro, acquisto resosi necessario in quanto il titolare Iezzo avrebbe rischiato un'operazione al ginocchio. Nonostante tutti gli sforzi però non si riesce a far evitare al Napoli un periodo di profonda crisi. nelle prime 6 giornate del girone di ritorno raccoglie ben 4 sconfitte e 2 sole vittorie, portando la squadra ai margini della lotta per la salvezza. Il giovane gruppo non riesce a dare continuità alla propria determinazione, la forma fisica scarseggia e in città ci sono grandi preoccupazioni per il ciclo terribile che si sarebbe aperto con la temibile corazzata dell' Inter, imbattuta da un anno. Ma la squadra è pronta a sfidare a testa alta i nerazzurri e, giocando una delle sue migliori partite, si impone con il risultato di 1-0, scrivendo un altro momento storico della stagione. Da quel momento il Napoli riesce ad innalzare il suo ritmo e nelle 5 partite successive raggiunge quota 40 punti, ritenuta dalla società sufficiente a garantirsi la salvezza, obiettivo minimo stagionale. Lo stato di forma della squadra risulta essere smagliante e, dopo aver centrato questo già importante risultato, il Napoli rimonta fino a tornare, in seguito alla vittoria per 3-1 sui rivali storici del Milan, all' ottavo posto, accedendo dunque alla Coppa Intertoto e ritornando in Europa dopo ben quattordici anni di astinenza.

La stagione si apre nel mese di giugno con gli acquisti del difensore Leandro Rinaudo e con l'arrivo dell'esterno destro Christian Maggio dalla Sampdoria, con l'acquisto a titolo definitivo del cartellino di Manuele Blasi e con il rinnovo della comproprietà di Marcelo Zalayeta con la Juventus, oltre che con la conferma per la quarta stagione consecutiva di Edy Reja come tecnico. La mossa successiva di Pierpaolo Marino è stata l'acquisto di Germán Denis, centravanti della nazionale argentina dall'Independiente, con contratto depositato in data 27 giugno 2008. A questi acquisti si aggiungono anche quelli del baby Andrea Russotto e, nell'ultimo giorno utile di mercato, del difensore Salvatore Aronica in sostituzione del partente Maurizio Domizzi, accasatosi all'Udinese dopo 2 ottimi anni all'ombra del Vesuvio. Vengono inoltre ceduti, in compartecipazione, Calaiò al Siena e Garics all'Atalanta. Con il piazzamento nel precedente campionato, la squadra si aggiudica la possibilità di tornare a disputare una competizione europea dopo 14 anni di assenza dal palcoscenico internazionale, a dimostrazione della rapida crescita del club in questa sua nuova era. La stagione ufficiale degli azzurri si apre quindi il 20 luglio, nell'Intertoto, con la vittoria ad Atene per 1-0 sul Panionios con rete di Bogliacino. Nella gara di ritorno sarà invece un gol di Marek Hamšík a chiudere i giochi e sancire il ritorno del Napoli in Coppa UEFA, precisamente nel secondo turno preliminare. Il sorteggio per gli azzurri è benevolo: l'urna di Nyon assegna ai partenopei il Vllaznia. Il Napoli supera agevolmente il turno, vincendo per 3-0 in Albania e 5-0 nel ritorno al San Paolo. Meno fortunato è il sorteggio per il Primo Turno che oppone agli azzurri i gloriosi e blasonati portoghesi del Benfica, che insieme alla compilazione dei calendari di Serie A compone un ciclo iniziale di partite davvero durissimo. Il Napoli, tuttavia, si fa trovare pronto, battendo i portoghesi all'andata per 3-2 e guadagnando 5 punti nelle prime 3 partite contro Roma, Fiorentina e Udinese. Strepitoso l'avvio dello slovacco Marek Hamšík: tre gol nelle prime tre partite di campionato. Nella trasferta a Bologna, alla quinta giornata, arriva la prima vittoria in trasferta e il primo gol in campionato di Germán Denis. Sul fronte europeo l'avventura finisce presto: il 2 ottobre, a Lisbona, il Benfica si impone per 2-0 e per gli azzurri il sogno UEFA termina qui. Tre giorni dopo, arriva la prima sconfitta in campionato sul campo del Genoa. Dopo la sosta per le Nazionali, il Napoli si ripresenta in campionato con rinnovato vigore: due prestigiose vittorie - 2-1 al San Paolo contro la Juventus e 1-0 sul campo della Lazio - proiettano il Napoli in testa alla classifica in compagnia di Inter e Udinese: gli azzurri ci erano riusciti l'ultima volta nella stagione 1991-92, sesta giornata di campionato, con Claudio Ranieri in panchina; in quell'occasione i partenopei, che chiuderanno la stagione al quarto posto, condividevano la prima posizione con il Milan.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia