Malta

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Tags : malta, europa, esteri

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Malta

Malta - Bandiera

Malta, ufficialmente Repubblica di Malta (in maltese Repubblika ta' Malta, in inglese Republic of Malta) è uno Stato dell'Europa meridionale.

Il territorio della Repubblica di Malta, situato nel Mediterraneo, nel Canale di Malta, tra la Sicilia e la Libia, e compreso nella regione fisica italiana, è composto da un arcipelago di 316 km² che comprende, oltre all'isola di Malta, l'isola con estensione territoriale maggiore, le isole di Gozo, Comino, Cominotto e Filfola.

Lingue ufficiali sono il maltese e l'inglese (fino al 1934 l'italiano era la lingua ufficiale).

Dal 1° maggio 2004 è Stato membro dell'Unione europea e dal 1° gennaio 2008 ha adottato l'euro come moneta.

Alcuni storici ritengono che il nome originale dell'isola fosse stato Iperia, ma secondo altri con quel nome fu invece chiamata una città della Sicilia, che prese in seguito il nome di Camerina.

I Greci la chiamarono Melita nel 822 a.C. e gli arabi Malta. Venne così chiamata dai Greci per la sua grande quantità di api, dato che melisse o melitte in greco significa ape. Altri sono dell'opinione invece che venne così chiamata in onore della ninfa Melite, una delle Naiadi, figlia di Nereo e di Doride.

Secondo un'altra ipotesi etimologica invece, la parola Malta andrebbe letta al contrario, come in molte lingue orientali. In questo caso la parola si leggerebbe Atlam ossia Atlas, dato che in greco la lettera m si converte facilmente in s. Malta potrebbe quindi trarre il suo nome dal fatto di essere una rimanenza del gran monte Atlante, esistito in passato.

Pare altresì probabile comunque che il toponimo possa derivare dall'ebraico Malet, il cui significato è rifugio, ricovero, asilo e che, vista la posizione geografica dell'isola, sembrerebbe un nome appropriato.

Il territorio di Malta emerge dalla piattaforma continentale sottomarina sicula. La porzione sommitale è costituita da rocce sedimentarie. Nella parte occidentale e meridionale dell’isola di Malta le coste sono alte e accidentate (le scogliere di Dingli s’innalzano a più di 240 m sul livello del mare), perlopiù prive di approdi. Nella parte orientale e settentrionale la costa è accessibile: si aprono ampie spiagge sabbiose o rocciose e numerose sono le insenature, solchi vallivi simili a rías. A est le baie più ampie e profonde sono quelle di Mellieha, Saint Paul’s, Saint Julian’s, Marsamxett e Grand Harbour (tra queste ultime due, separate dal promontorio di Mount Sceberras, sorge il porto della Valletta), a sud vi è la baia di Marsaxlokk.

Il suolo è roccioso e povero, anche se coltivato, grazie al sistema dei terrazzamenti con muretti a secco. Il rilievo, costituito da altipiani calcarei, è poco elevato (Nadur Tower, 258 m), ed è caratterizzato da formazioni di origine carsica, come campi carreggiati, caverne e grotte. Tra queste ultime, le più note nell’isola di Malta sono la Grotta Azzurra, il Ghar Dalam (Caverna Oscura) – in cui furono rinvenuti resti di specie risalenti a 170 mila anni fa e ormai estinte, come elefanti e ippopotami nani – e nell’isola di Gozo la grotta di Calipso.

La popolazione nel 2007 ha raggiunto i 410.290 abitanti; tuttavia l'esiguità del territorio è tale che la densità demografica è di ben 1.297 abitanti per km², una delle più alte d'Europa. La maggior parte dei cognomi dei cittadini è di origine italiana, con una forte prevalenza comune alla Sicilia.

I maltesi sono per la stragrande maggioranza cattolici e l'influenza della Chiesa è fortissima: il divorzio, l'eutanasia e l'aborto sono tuttora proibiti, sebbene ve ne siano stati alcuni casi. Il Cattolicesimo è la religione di stato, ma viene comunque lasciata libertà di culto; si stima che la popolazione sia cattolica al 98%, facendone una delle nazioni a più alta percentuale di Cattolici del mondo, sebbene solo il 52.6% pratichi attivamente la religione.

Circa il 22% della popolazione è attiva in qualche gruppo, movimento o comunità ecclesiastica. Malta ha anche la densità più alta di membri del Cammino Neocatecumenale nel mondo.

Ci sono religioni con percentuali minori, tra cui qualche centinaio di testimoni di Geova, 1500 musulmani e altre chiese protestanti, come la Chiesa Anglicana, Metodista e Presbiteriana.

Il maltese è una lingua semitica. L’alfabeto maltese è basato su quello romano con l’aggiunta delle lettere ż (usata anche in polacco), ċ, ġ, ħ , e għ. Anche se la maggior parte dei vocaboli è di origine semitica, più del 40% delle parole Maltesi hanno origine latina; risultato, questo, delle forti influenze siciliane.

Il maltese, secondo l'articolo 5 della Costituzione, è la lingua ufficiale della Repubblica di Malta e dal 2004 una delle lingue ufficiali dell'Unione Europea. La legge può disporre che maltese, inglese e altra lingua siano ufficiali e possano essere utilizzati da e nei confronti dell'amministrazione. Nei processi la lingua è il maltese, ma è possibile prevedere in alcuni casi l'uso dell'inglese. Tocca poi alla Camera dei Rappresentanti determinare quale sia la lingua da usare nei lavori parlamentari. La legge sulle lingue approvata nel 2005 ribadisce, infine, che il maltese è un fondamentale elemento di identità nazionale.

L'italiano fu lingua ufficiale di Malta fino al 1934, tuttavia grazie alla televisione i maltesi ricevono i canali italiani (specialmente siciliani) e soprattutto tra i giovani si sta riscoprendo l'uso della lingua italiana.

Malta venne abitata fin dal 5200 a.C. circa: si crede infatti sia esistita una cultura preistorica significativa già un millennio prima delle Piramidi di Giza. I Fenici colonizzarono l'isola solo intorno al 1000 a.C., usandola come avamposto per la loro espansione e i loro commerci nel Mar Mediterraneo. In seguito, nel 736 a.C. venne occupata dai Greci che la chiamarono Melita.

Dopo un periodo di dominio Bizantino dal IV secolo al IX secolo e un saccheggio probabilmente da parte dei Vandali l'isola venne conquistata dagli Arabi nel 870 d.C. Gli Arabi, che in generale tollerarono la parte Cristiana della popolazione, introdussero la coltivazione del cedro e del cotone, costruirono un sistema di irrigazione e, in particolare, la lingua araba, che la maggior parte della popolazione adottò come lingua madre. La sua influenza nel maltese moderno è facilmente riscontrabile, così come anche la presenza di parole di origine latina e dell'alfabeto latino.

Il periodo di dominazione Araba finì nel 1091 quando l'isola venne conquistata dai Normanni provenienti dalla Sicilia. In seguito gli Angioini, gli Hohenstaufen e gli Aragonesi (1287) si succedettero nel dominio dell'isola. Furono Signori di Malta i Conti di Modica, Manfredi III Chiaramonte alla fine del Trecento, e Bernat Cabrera nei primi decenni del Quattrocento. La nobiltà Maltese venne istituita in quest'ultimo periodo; circa 32 titoli nobiliari permangono tuttora, il più vecchio dei quali è il Baronato di Djar il Bniet and Buqana.

Nel 1530 l'isola venne data in affitto perenne dal Regno di Sicilia ai Cavalieri Ospitalieri. Questi cavalieri, un ordine monastico militare conosciuto come Cavalieri di Malta, resistettero all'assedio di Malta nel 1565 da parte dei Turchi, considerati come la maggior potenza militare non europea. Dopo questo assedio i Cavalieri decisero di fortificare l'isola, e per la progettazione si affidarono all'architetto militare copertinese Evangelista Menga, in particolare la zona del porto dove venne costruita la città di La Valletta.

Questo regno finì quando Malta venne presa da Napoleone che si stava dirigendo verso la campagna d'Egitto nel 1798. Napoleone chiese un porto sicuro per rifornire le sue navi, e subito dopo prese la città di La Valletta. Il Grande Maestro dei Cavalieri Ospitalieri Ferdinand von Hompesch zu Bolheim capitolò (i Cavalieri non potevano per statuto prendere le armi contro altri cristiani) e Napoleone si stabilì per pochi giorni sull'isola, saccheggiando i beni dell'Ordine e instaurando un'amministrazione a lui fedele. Infine partì alla volta dell'Egitto, lasciando una guarnigione sul posto. Gli occupanti francesi erano impopolari, soprattutto per la loro antipatia nei confronti della religione. I Maltesi si ribellarono e costrinsero i francesi a ritirarsi nelle loro fortificazioni; la Gran Bretagna e il Regno di Napoli mandarono munizioni e aiuti ai ribelli, assieme alla Royal Navy che istituì l'embargo dell'isola, facendo sì che nel 1800 i francesi si arrendessero. L'isola divenne così un protettorato inglese.

Nel 1814 Malta divenne parte dell'Impero Inglese e venne utilizzata come base di scambio e come quartier generale per la flotta, soprattutto per via della sua vicinanza al Canale di Suez.

A Malta si sviluppò agli inizi del Novecento un forte irredentismo maltese in favore dell'unione dell'isola al Regno d'Italia, che fu ostacolato dagli inglesi specialmente durante il Fascismo. Nel 1930, per via della vicinanza culturale e geografica all'Italia la Flotta Mediterranea Inglese venne spostata ad Alessandria d'Egitto. Malta giocò un ruolo importante durante la Seconda guerra mondiale per via della sua vicinanza all'Asse; per via del loro coraggio Malta venne insignita della George Cross, ora visibile sulla Bandiera maltese.

Dal 1934, l' italiano non è più la lingua ufficiale dello stato, a causa delle sanzioni economiche che in quell'anno vennero promosse dalla Gran Bretagna nei confronti dell'Italia. Fatto quest'ultimo che comportò un processo di deitalianizzazione da parte degli inglesi, nell'intero arcipelago maltese, che culminò nell'esecuzione dell'irredentista Carmelo Borg Pisani durante la seconda guerra mondiale.

Dopo la guerra, seguita da un breve periodo di instabilità politica, Malta ottenne l'indipendenza dalla Gran Bretagna il 21 settembre 1964. Nella costituzione Malta mantenne il monarca britannico come proprio capo dello Stato, con un Governatore che deteneva i poteri esecutivi.

Il 13 dicembre 1974, Malta divenne parte del Commonwealth con il Presidente a capo dello stato.

L'8 marzo 2003 un referendum approvò, con il 53,65% dei consensi, l'adesione all'Unione Europea. Malta è il più piccolo stato dell'Unione Europea, in termini di dimensioni. Nel gennaio 2008 ha adottato l'euro come moneta nazionale.

Malta è una repubblica parlamentare fondato sulla democrazia rappresentativa, il cui sistema parlamentare e di amministrazione pubblica è modellato sulla base del sistema Westminster.

La Camera dei Deputati, assemblea legislativa monocamerale composta da 65 membri, conosciuta come il-Kamra tad-Deputati, viene eletta a suffragio universale tramite voto singolo trasferibile ogni 5 anni. Può essere sciolta prima della scadenza della legislatura solo dal Presidente, su consiglio del Primo Ministro. Se il partito che ha la maggioranza dei voti non ottiene anche la maggioranza assoluta dei seggi, riceve seggi aggiuntivi attribuiti ai migliori perdenti. Il partito che conquista la maggioranza forma il governo.

Secondo la Costituzione maltese il Presidente nomina il Primo Ministro, che è in genere il leader del partito che forma il gabinetto.

Il Presidente della Repubblica viene eletto ogni 5 anni dalla Camera dei Deputati.

La magistratura è indipendente, secondo il modello anglosassone.

Dalla riforma del 30 giugno 1993, Malta è stata suddivisa in 68 "Consigli locali" (in maltese: Kunsilli Lokali), raggruppati in tre regioni.

La Valletta fondata nel 1566 è la capitale di Malta sebbene abbia solo 6.315 abitanti. Ha il titolo di Città Umilissima.

Mdina, conosciuta anche come Città Silenziosa fu l'antica capitale. Oggi vi abitano solo 258 persone, per lo più nobili ed ecclesiastici. Ha il titolo di Città Notabile.

Cottonera è in realtà l'unione di Tre città: Birgu anche detta Vittoriosa (2.691 abitanti); Bormla anche detta Cospicua (5.642 abitanti); Senglea anche detta Invicta (3.500 abitanti).

Birkinkara con 21.258 abitanti è la città più popolosa di Malta.

I principali partiti politici sono il Partito Nazionalista (Partit Nazzjonalista, di ispirazione democristiana e pro-europea) e il Partito Laburista (Partit Laburista, d'ispirazione socialista e neutralista).

Fino al 1800 Malta aveva ben poche attività produttive, fatta eccezione per la coltivazione e lavorazione del cotone e del tabacco e per l'industria navale. I cantieri navali vennero poi utilizzati dagli Inglesi per scopi militari. Durante la guerra l'economia di Malta prosperò particolarmente per via della sua posizione strategica.

Nel 1869 l'apertura del Canale di Suez dette una notevole spinta all'economia, per via del gran numero di navi che attraccavano nei porti.

Alla fine del XIX secolo l'economia iniziò però a declinare e verso gli anni quaranta cadde in una profonda crisi, per via di grandi navi che non necessitavano di rifornimento.

Ai nostri giorni le maggiori risorse di Malta sono il calcare, una posizione geografica favorevole e una forza lavoro molto produttiva. Malta produce circa il 20% del proprio fabbisogno, ha risorse idriche d'acqua potabile limitate e nessuna fonte di energia domestica. L'economia dipende degli scambi con l'estero, dal settore manifatturiero (in particolare tessile ed elettronico) e dal turismo. Quest'ultimo è aumentato in maniera vertiginosa negli anni e ha portato alla costruzione di numerose strutture turistiche sull'isola.

Malta ha recentemente privatizzato alcune società statali e liberalizzato i mercati in modo da prepararsi per l'accesso nella Unione Europea, a cui ha avuto accesso il 1° maggio 2004.

E' membro del trattato Schengen dal 21 dicembre 2007; dal 1° gennaio 2008 Malta ha adottato l'euro, moneta unica europea, insieme a Cipro: si è trattato del secondo allargamento della zona euro a partire dalla sua nascita nel 2002 (il primo allargamento è stato nel 2007, con l'ingresso della Slovenia nella zona euro) molti (79%) emigrano verso gli USA o altro.

L'Aeroporto Internazionale di Malta (IATA: MLA, ICAO: LMML) è l'unico aeroporto dell'arcipelago maltese, e serve perciò tutto il piccolo Paese, interamente compreso nella regione fisica italiana. Trovandosi nel territorio di Luqa (Lucca Maltese), è a volte chiamato Aeroporto di Luqa o anche Aeroporto della Valletta, dato che dista solo 8 km dalla capitale La Valletta.

Il baseball è particolarmente sviluppato, al massimo campionato partecipano 4 squadre e nel campionato di seconda divisione partecipano 3 squadre. Nel 2009 verranno tutte incorporate nel campionato italiano di baseball.

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Air Malta

Un Airbus A319-100.

Air Malta è la compagnia aerea di bandiera dell'isola di Malta e collega diverse destinazioni tra Europa e Nordafrica. La sua base principale è l'aeroporto di Malta a Luqa.

Per molti anni i maltesi hanno viaggiato via mare o usando compagnie aeree straniere, soprattutto britanniche; quando Malta ottenne l'indipendenza il nuovo governo decise di creare un nuovo mezzo di trasporto nazionale. La compagnia fu fondata il 21 marzo 1973 come azienda a responsabilità limitata e con il diritto di operare voli internazionali da Malta. Le operazioni iniziarono il 1 aprile 1974 con due Boeing 720 in leasing sulle rotte per Roma, Tripoli, Londra, Manchester, Francoforte e Parigi. Nel 1982 la compagnia firmò un contratto per 3 nuovi Boeing 737 che vennero poi consegnati nei primi mesi del 1983. Nel 1986 vennero ordinati due nuovi Boeing 737 e nel 1987 venne ordinato il primo Airbus A320. A quel punti i due vecchi Boeing 720 vennero venduti. Nel 1989 venne firmata un'opzione per altri due Airbus A320 e nel 1992 altri due Boeing 737 vennero ordinati. In quell'anno furono ordinati anche quattro Avro RJ70 da utilizzare nelle rotte per Catania e Palermo e su nuove destinazioni come la Tunisia. Dopo l'apertura del nuovo aeroporto internazionale del 1992, la Air Malta avviò il servizio CargoSystems che prevede il trasporto di merci a bordo degli aerei della flotta. Nel 1994 venne inaugurato un centro merci all'aeroporto. Il 9 giugno 1997 il volo Air Malta KM 830 fu dirottato. Nel luglio del 2002 la compagnia annunciò che tutti gli aerei della nuova flotta sarebbero stati dell'azienda europea Airbus. La nuova flotta comprende Airbus A319 e A320. L'ultimo esemplare è stato consegnato nel 2007. La compagnia conta circa 1.763 dipendenti. L'azionista di maggioranza è il governo maltese (98%) più altri investitori privati (2%). L'Air Malta possiede anche il 25% di Medavia.

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Assedio di Malta

L'assedio di Malta dipinto da Matteo Perez d'Aleccio

L'assedio di Malta del 1565, anche noto come il grande assedio di Malta, fu un assedio stretto dall'Impero Ottomano, deciso a conquistare Malta, per eliminare l'Ordine ospedaliero di San Giovanni; la strenua difesa dei cavalieri e dei Maltesi permise loro di obbligare gli Ottomani a desistere dopo quattro mesi.

Malta è situata a sud della Sicilia e quasi equidistante dalle coste della Libia e dalle coste tunisine. Oltre a controllare il commercio tra le rotte occidentali e orientali del Mediterraneo, era dotata di eccellenti porti naturali che facevano dell'isola una roccaforte di notevole importanza strategica. Nel il XVI secolo infatti, il Mediterraneo era diventato ormai un lago islamico, soprattutto dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 e la sconfitta di Djerba. I pirati barbereschi, guidati dai loro capitani Dragut e Occhialì, compivano razzie e depredavano i convogli navali con ingenti danni per i cristiani che non trovavano accordi con l'Impero ottomano che, in quel periodo, era guidato da Solimano il magnifico. La caduta dell'isola, ultimo baluardo di difesa della Cristianità, avrebbe avuto conseguenze disastrose per tutta l'Europa, data la debolezza e la litigiosità delle potenze europee.

L'assedio è considerato uno dei più grandi e di maggior successo per i difensori nella storia militare. Tuttavia, non dovrebbe essere visto come un evento isolato, ma come il picco di una escalation delle ostilità tra Spagnoli e l'Impero ottomano per il controllo del Mediterraneo.

L'Ordine dei Cavalieri ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme nel 1530 cambiò il nome in Ordine di Malta quando, il 26 ottobre dello stesso anno, frà Philippe Villiers de L'Isle-Adam, Gran Maestro dell'Ordine, insieme con suoi cavalieri, giunse a Malta per prendere possesso dell'isola, ceduta in prestito dall'imperatore Carlo V.

Sette anni prima, alla fine del 1522, i Cavalieri erano stati cacciati dalla loro base a Rodi, dal sultano ottomano Solimano il Magnifico, dopo un assedio durato sei mesi. Tra il 1523 e il 1530 i Cavalieri non ebbero alcuna base, fino a quando l'imperatore d'Asburgo offrì loro le isole di Malta e di Gozo. In cambio pretese un tributo annuale che consisteva in un falco, da inviare al viceré di Sicilia e in una Messa da celebrare in onore di tutti i Santi. Fu inoltre consegnata Tripoli, città situata in un territorio ostile, che l'imperatore destinò per tenere a bada i pirati della Barberia, alleati degli ottomani.

Il corsaro Dragut, infatti, cominciava a essere una seria minaccia per le nazioni cristiane del Mediterraneo, anche se la permanenza dell'Ordine di Malta sull'isola fu un ostacolo per le sue finalità. Infatti i cavalieri effettuavano azioni di anti-pirateria liberando i convogli cristiani catturati, oppure attaccando le navi cariche d'oro e di seta del Gran Turco. Nel 1551, Dragut e l'ammiraglio turco Sinán decisero di attaccare le isole e, con 10.000 uomini, aggredirono la vicina Gozo. Il bombardamento della città durò per diversi giorni fino a quando il governatore dei Cavalieri, considerando inutile opporre altra resistenza, consegnò la cittadella. I corsari presero in ostaggio quasi tutta la popolazione (circa 5.000 abitanti) e poi si recarono a Tripoli, dove cacciarono via facilmente i Cavalieri della guarnigione.

Di fronte a questi attacchi, il Gran Maestro dell'Ordine, frà Juan de Homedes, decise di rafforzare le difese del Forte Sant'Angelo in Birgu (cittadella oggi chiamata Vittoriosa), e di costruire due nuovi forti, di San Miguel nel promontorio di Senglea, e di Sant'Elmo, sulle pendici della penisola del Monte Sceberras (oggi, centro urbano di La Valletta). I due nuovi fortini furono ultimati in soli sei mesi nell'anno 1552, e furono di importanza cruciale per l'esito del Grande assedio. In particolare Sant'Elmo fu commissionato ad un architetto italiano che lo progettò in un modo oggi conosciuto come fortificazione alla moderna.

Gli anni successivi furono particolarmente tranquilli per l'isola. Nel 1557 frà Jean de la Valette, cavaliere dell'ordine di Malta, fu eletto 49° Gran Maestro dell'Ordine, e da subito incoraggiò attacchi contro le navi non cristiane.

Essendo un periodo relativamente tranquillo Dragut, nel 1559 decise (d'accordo con i Mori) di attaccare la costa orientale della Spagna. Ciò indusse Filippo II a organizzare una spedizione navale per cacciare i corsari dalla loro base a Tripoli. L'Ordine aderì alla spedizione, composta di circa 54 navi e 14.000 uomini. La campagna si concluse però con un disastro: la flotta cristiana fu sorpresa vicino l'isola di Djerba dalle forze dell'Ammiraglio Piyale Paşa, nel maggio 1560. Gli Ottomani catturarono o affondarono la metà della flotta. Questo evento segnò l'apice della dominazione ottomana nelle acque mediterranee.

Dopo l'episodio di Djerba, le possibilità per gli Ottomani di attaccare Malta aumentarono notevolmente. Ma, nonostante sapessero che nel mese di agosto 1560 Jean de la Valette aveva richiamato a Malta tutti gli appartenenti all'Ordine per recare aiuto, i turchi commisero il grave errore di non attaccare immediatamente l'isola, lasciando il tempo alla Spagna di ricostruire le proprie armate.

A metà 1564, Romegas, uno dei più notevoli ammiragli dell'Ordine, si impossessò di alcuni vascelli turchi (appartenenti all'eunuco capo del serraglio Kustir-Arga) sui quali viaggiavano alti personaggi della "Sublime Porta", compresa la vecchia balia della figlia prediletta del sultano e il governatore del Cairo. Il successo dei corsari di Romegas diede ai turchi un plausibile casus belli alla fine del 1564.

Nei primi mesi del 1565, il Gran Maestro ricevette un rapporto, dalle spie genovesi a Costantinopoli, che preannunciava un'invasione imminente. Jean de la Valette si occupò delle più elementari misure di difesa: reclutamento di soldati in Italia, accumulo di cibo, e accelerazione dei lavori di riparazione e ristrutturazione delle fortezze di San Angelo, San Miguel e Sant'Elmo, evacuazione dei civili e la realizzazione della "tattica della terra bruciata" a Malta e Gozo. Tuttavia attese del tempo prima di cominciare i preparativi a causa del costo delle operazioni ed essendo convinto che il nemico non sarebbe arrivato prima di giugno, quando in realtà si presentò il 18 maggio dello stesso anno.

Il Gran turco, al massimo del suo potere, portò a Malta una delle più grandi armate mai viste fino ad allora. Secondo la registrazione di Giacomo Bosio, storico ufficiale dell'Ordine, la flotta era composta da 193 navi, delle quali 131 galere, 7 galeotte (piccole galee) e 6 galeazze (grandi galee, meno agili ma con più potenza di fuoco), 8 mahon (grandi navi da trasporto), 11 barche a vela con rifornimenti e altre 3 per i cavalli. Le navi trasportavano anche un discreto equipaggiamento d’assedio che comprendeva 64 pezzi d'artiglieria (tra cui una dozzina di colubrine e un enorme basilisco capace di scagliare proiettili di ferro da un quintale). Per quanto riguarda la fanteria, oltre al numeroso reparto di miliziani poco addestrati e pirati, figuravano nell'esercito turco alcuni corpi d'elite come: gli spahi (cavalleria pesante) che erano la punta di forza della cavalleria ottomana; i giannizzeri che erano ormai diventati una casta militare e politica molto influente. Questo reparto era uno dei più potenti dell'epoca: ogni giannizzero era dotato di un archibugio (nel caso dell'assedio di malta, furono usati archibugi tedeschi a canna lunga), un arco, fino a 10 scimitarre e poi mazze e asce. In particolare i giannizzeri avevano il privilegio di poter essere aiutati e curati durante una battaglia. Infine vi era la guardia del corpo di Dragut: un gruppo di 1.500 matasiete. Si trattava di guerrieri fanatici vestiti con di pelle di leone e armati di scimitarre. Il loro nome - che derivava dallo spagnolo matar, "ammazzare", e siete che significa "sei" (non deriva dallo spagnolo), oppure "molti" - verrà poi italianizzato in "ammazzasette".

Tuttavia le cifre indicate da Balbi non sono del tutto affidabili. Il cavaliere Hipólito Sans, in un registro meno conosciuto, cita 48.000 invasori, anche se non è chiaro se la sua storia sia davvero indipendente degli scritti del mercenario italo-spagnolo. Altri autori contemporanei diedero cifre più basse; proprio La Valette, in una lettera a Filippo II durante quarto giorno d'assedio, fa notare che «il numero di soldati che è sbarcato è tra i 15.000 e i 16.000, compresi 7.000 archibugieri, 3.000 giannizzeri e 4.000 Spahi».

Inoltre, un mese dopo l'assedio, egli stesso ha scritto al priore dell'ordine di Malta queste parole: «Questa flotta consisteva di 250 navi, trireme, bireme e altre imbarcazioni; crediamo che il nemico sono abbia circa 40.000 uomini in armi». Il fatto che La Valette diede un numero di 250 navi e 40.000 uomini mostra che lo stesso Gran Maestro non è stato estraneo alla esagerazione delle gesta, alla quale erano abituati i cronisti cristiani.

Infatti, il capitano Vincenzo Anastagi afferma che le forze nemiche arrivarono solamente a 22.000 uomini, una cifra simile a quella di molti altri scritti di quelle date. Da parte sua, Bosio parla di circa 30.000 uomini, numero simile ai 28.500 di Balbi.

Tuttavia, considerando che una galera del XVI secolo aveva la capacità di trasportare tra i 70 e 150 uomini, sembra chiaro che le cifre di Balbi sono alquanto esagerate, mentre Anastagi, siccome cercava di convincere il viceré di Sicilia che una vittoria era possibile se egli avesse contribuito con l'invio di truppe, probabilmente diminuì la cifra. Alla luce del fatto che gli storici offrono un totale di poco meno di 30.000 uomini (più 6.000 pirati, provenienti da Barberia), si può concludere che la cifra reale non dovesse variare di molto.

Da parte dei difensori, i numeri di Balbi probabilmente sono eccessivamente bassi, in quanto dà una cifra di soli 550 cavalieri sull'isola, mentre Bosio parlava di un totale di 8.500 difensori. Anche se gran parte di questo reparto maltese era senza addestramento militare, la cifra di 550 maltesi sembra ancora un pò inverosimile. Probabilmente i cavalieri furono 700 appoggiati da 7.500 miliziani locali.

L'imponente flotta turca, che partì da Costantinopoli nel mese di marzo, fu avvistata a Malta all'alba di Venerdì 18 maggio, ma non sbarcò immediatamente; costeggiò l'isola ed infine approdò nel porto Marsaxlokk (Marsa Scirocco), a circa 10 km dal Gran Porto. Secondo la maggior parte delle storie, in particolare quella di Balbi, tra il capo delle forze terrestri, il visir Lala Mustafà Pasha e l'ammiraglio Piyale Paşa, ci furono alcuni dissensi. Piale voleva mettere al sicuro la sua flotta dai venti del Mediterraneo nel Grande Porto, e perciò proponeva di attaccare la base fortificata. Da parte sua, Mustafa preferiva tentare l'attacco alla vecchia capitale, Mdina, che era situata al centro dell'isola, per poi attaccare via terra i forti San Michele e Sant'Angelo. Alla fine la spuntò Piale, convincendo i suoi compagni che i cavalieri a Sant'Elmo avrebbero resistito solamente un paio di giorni. Così, il giorno 24 maggio posizionò, intorno al piccolo forte, 21 batterie di cannoni per cominciare subito i bombardamenti.

Certamente Solimano commise un grave errore a distribuire il comando tra Piale e Mustafà, anche se il comando generale spettava a Dragut che però arrivò a operazioni già iniziate poiché la sua nave era incappata in una tempesta. Egli, non appena giunse a Malta, disapprovò la scelta di Piale, ma ritenne disonorevole interrompere l'attacco già iniziato.

Il forte Sant'Elmo era difeso da circa 100 cavalieri e 500 miliziani ai quali la Valette aveva ordinato di lottare fino alla fine, cercando di resistere fino a quando non sarebbero arrivati i rinforzi promessi dal Marchese di Villafranca, viceré di Sicilia.

Il pesante bombardamento ridusse il forte in macerie in meno di una settimana, ma La Valette, e i cavalieri degli altri due forti, rimpiazzavano i feriti con truppe fresche e riparavano la fortezza di notte passando per un sentiero nascosto. Il forte, nonostante gli incessanti bombardamenti, continuava a resistere con i cavalieri annidati tra le macerie.

La mattina del 3 giugno i giannizzeri si scagliarono in un attacco contro le mura, urlando e sparando all'impazzata anche favoriti dalle massicce dosi di hashish che venivano distribuite prima della battaglia ai soldati ottomani. Per scalare le mura vennero utilizzate scale e corde mentre i cavalieri rovesciavano il fuoco greco sugli assalitori che in pochi istanti si trasformavano in torce umane. I superstiti che raggiungevano la cima si trovavano davanti i cavalieri dell'ordine. Uomini interamente ricoperti di ferro, armati di spade e lance, che avevano dedicato la loro vita, oltre che alla preghiera, all'addestramento militare. Il monaco dell'ordine infatti, indossava una corazza di 70 chili che permetteva una impenetrabile difesa ma anche una notevole agilità, essendo il peso ben distribuito e l'armatura costruita su misura. Né i fendenti di scimitarra, né le frecce, penetravano la corazza; solamente un colpo di archibugio sparato a bruciapelo poteva provocare danni. Ma i turchi avevano pochi archibugi; infatti, a parte i giannizzeri, i soldati ottomani erano equipaggiati alla leggera, armati di scimitarra e arco, e con indosso un corpetto corazzato. A mezzogiorno i turchi si ritirarono lasciando sul campo 2.000 morti; i cavalieri che persero la vita in questo scontro furono solamente 10 e 70 miliziani.

La vera arma segreta degli assediati però fu la superiore tecnologia; oltre al fuoco greco, erano diffuse le "pignatte", rudimentali bombe a mano riempite del potente composto, accese mediante una corta miccia, avevano un utilizzo simile a quello delle moderne molotov. Non solo bombe ma anche lanciafiamme: "la tromba", un lungo tubo che sputava fuoco sui nemici. Ma senza dubbio, l'arma che maggiormente impressionò i soldati turchi, fu il "cerchio". Quest'arma, usata per la prima volta proprio a Sant'Elmo, era formata dall'anello ricavato dalle botti, rivestito di un tessuto imbevuto di pece. Il cerchio veniva acceso e fatto rotolare giù dalle mura contro i nemici con effetti devastanti.

I bombardamenti continuarono per giorni, alternati da massicci assalti dei giannizzeri sempre respinti. I soldati dei rispettivi eserciti si massacravano a vicenda, convinti che se la morte li avesse colti durante la battaglia avrebbero ottenuto la ricompensa: sia gli ottomani ai quali era promesso il paradiso delle huri, sia i cavalieri che ricevettero l'indulgenza plenaria da papa Paolo IV.

L'8 giugno i cavalieri, stremati dagli incessanti bombardamenti (6.000 palle di cannone sparate al giorno), inviarono un messaggio al Gran Maestro che chiedeva l'autorizzazione di morire con la spada in mano facendo una sortita nel campo nemico. In risposta il Gran Maestro disse che se i Cavalieri dovevano morire allora era meglio che morissero nel modo che lui aveva ordinato: «sacrificando le nostre vite una ad una, faremo guadagnare tempo all'Europa e alla Cristianità». Anche se ridotta allo stremo, la guarnigione resisteva, respingendo numerosi assalti del nemico e ritardando la caduta della fortezza. Il 13 giugno anche gli assalitori utilizzarono la loro arma segreta: si trattava dei cosiddetti "sacchetti". Questi erano piccoli involucri, attaccati alle frecce, riempiti di sostanze incendiarie e appiccicose, che si attaccavano alle corazze condannando il cavaliere colpito a bruciare vivo se non avesse avuto a disposizione acqua per spegnere il fuoco.

Il 18 giugno, Sant'Elmo era ormai un cumulo di macerie, e Mustafà e Dragut si spinsero su una collina per assistere all'ennesimo assalto. Ma quel giorno accadde l'imprevedibile. L'artigliere piemontese Antonio Grugno, attirato dai colori sgargianti dei comandanti, prese il suo cannone, mirò e fece fuoco sul gruppetto. La palla di cannone centrò in pieno il comandante dei giannizzeri e una scheggia si infilò nell'occhio destro di Dragut. Il vecchio pirata morirà cinque giorni dopo, appena saputo della caduta del forte.

Il 23 giugno, i turchi riuscirono a prendere ciò che era rimasto del forte di Sant'Elmo, vendicandosi sui prigionieri: massacrarono i cavalieri catturati, crocifissero i loro corpi a tavole di legno e li spinsero sulle acque del porto verso le posizioni dei cavalieri degli altri due forti. La Valette ordinò una risposta dello stesso tenore: tutti i prigionieri turchi furono decapitati e le loro teste sparate dai cannoni verso il campo nemico.

Ora che i turchi avevano vinto, la flotta di Piale poteva gettare l'ancora nel porto. L'assedio del forte Sant'Elmo per la parte turca non ebbe meno di 6.000 vittime, tra cui la metà dei suoi migliori soldati: i giannizzeri. Piale stesso era stato ferito alla testa.

Mustafà comprese il suo errore strategico, il forte Sant'Elmo era stato conquistato ad un prezzo troppo caro. Guardando verso il forte Sant'Angelo ancora intatto con i cannoni tuonanti, gridò: «Allah! Se un figlio così piccolo è costato tanto caro, quale prezzo dovremo pagare per un padre così grande?».

Intanto la notizia dell'assedio si era diffusa nel continente provocando il panico. Non vi era alcun dubbio che il risultato dell'assedio di Malta sarebbe stato drammatico e che il suo esito avrebbe potuto decidere la lotta tra l'Impero Ottomano e l'Europa cristiana. Una volta presa l'isola, i turchi avrebbero invaso l'italia da sud pur continuando la conquista dell'Ungheria e della penisola balcanica: l'Europa occidentale si sarebbe ritrovata in una morsa letale.

Per questo motivo si decise di organizzare una spedizione di salvataggio, il Gran Soccorso, capitanata dal genovese Gianandrea Doria, che comprendeva galee di tutti gli stati mediterranei ad eccezione di Francia e Venezia che non parteciparono per paura di guastare i loro rapporti con l'impero ottomano. Tuttavia Filippo II aveva esplicitamente ordinato al viceré di Sicilia, don Garcia, di non impegnare le sue galee: il ricordo della sconfitta a Djerba era ancora vivo nel "re prudente". Tuttavia Garcia era angosciato da un terribile dilemma: il suo spirito di soldato lo spingeva a partire immediatamente con le sue galee alla volta di Malta (anche perché suo figlio militava tra le truppe maltesi), ma gli ordini di Madrid lo trattenevano.

Così alcuni ardimentosi cominciarono a violare il blocco navale turco per portare viveri e rinforzi agli assediati.

In pieno giorno, una barca a remi diretta verso il Gran Porto, fu colpita da una cannonata di una nave turca e, un comandante dell'Ordine, un tale Salvago, e il capitano spagnolo Miranda, raggiunsero la costa a nuoto e si unirono agli assediati. In un'altra occasione una galera siciliana riuscì a scappare da sette galee nemiche mentre cercava di approdare.

Un rinforzo di 600 uomini comandati da Enrique de la Valette, nipote del Gran Maestro, non riuscì a raggiungere la costa e fu costretta a fuggire. Dopo altri due tentativi falliti, il 28 giugno raggiunse Malta un consistente numero di rinforzi: circa 600 uomini sotto il comando di Juan de Cardona, in quattro galere inviate dal viceré di Sicilia. Ciò provocò un enorme aumento del morale. Questa piccola guarnigione comprendeva una compagnia spagnola d'élite, 150 cavalieri e molti volontari, compresi i fratelli del duca di Infantado e il Conte di Monteagudo, comandati da don Melchor de Robles. Il successo si deve ad un singolo soldato, Juan Martinez di Luvenia, che appena sbarcato si occupò di segnalare la presenza o l'assenza delle navi nemiche con un falò.

Infine partecipò ai rinforzi anche il Ducato di Savoia che organizzò una spedizione, chiamata "piccolo soccorso", guidata dal genovese Andrea Provana. Il gruppetto di galee riuscì avventurosamente a superare il blocco navale e a sbarcare un gruppo di volontari e alcune casse di viveri prima di riprendere il largo.

Con Piale ferito, Mustafà suddivise le forze in tre gruppi: uno avrebbe attaccato Birgu e Mdina (i due borghi dell'isola), e gli altri due i forti rimanenti. Furono costruite 100 piccole imbarcazioni nel Gran Porto, con l'intenzione di lanciare un attacco anfibio contro il promontorio di Senglea, mentre i pirati attaccavano il Forte San Michele. Fortunatamente per i maltesi, un disertore turco mise in guardia La Valette sulla imminente operazione e il Gran Maestro ebbe il tempo di costruire un recinto, e sbarramenti sottomarini. L'attacco ebbe luogo il 15 luglio, alcune navi turche si schiantarono contro le palizzate e mentre altre finirono intrappolate nelle catene disseminate lungo la riva. Quando i turchi tentarono di distruggere le difese in mare furono aggrediti dai nuotatori maltesi che ingaggiarono un violento corpo a corpo. Quel giorno non furono fatti prigionieri e ai turchi che si arrendevano veniva tagliata la gola al grido di «Per vendicare Sant'Elmo!». L'assalto contro Senglea si rivelò un fallimento. Anche l'azione dei pirati fallì. Infatti una decina di vascelli carichi di gianizzeri arrivarono a portata della una batteria di canoni del comandante de Guiral, ai piedi del forte Sant'Angelo. Dopo poche salve nove barche affondarono trascinando con sé gli equipaggi.

Nel frattempo, i turchi avevano circondato Birgu e Mdina e, con i loro 64 pezzi d'assedio, il 2 agosto le città furono oggetto del più duro bombardamento che aveva mai avuto luogo nella storia (Balbi assicura che furono sparati oltre 130.000 proiettili di archibugio nel corso dell'assedio). Venne quindi lanciato il segnale d'attacco e gli assedianti si scagliarono contro ciò che rimaneva delle mura; lo scontro durò per 6 ore ma alla fine furono respinti.

I cavalieri piombarono nello schieramento turco interamente ricoperti di ferro, menando colpi con il pesante spadone a due mani. Nugoli di frecce si infrangevano sulle loro corazze mentre l'esercito nemico preso di sorpresa non riusciva ad organizzare una difesa efficace. Lo scontro infuriò per nove ore fin quando i turchi non si ritirarono. A questo punto Mustafà, pensando che i cavalieri avessero ricevuto rinforzi, decise che da quel momento in poi avrebbe affidato il compito di continuare l'assedio alle sue artiglierie.

Dopo l'attacco del 7 agosto i Turchi ripresero, senza interruzione, il loro bombardamento contro San Michele e Birgu alternando sporadiche sortite di giannizzeri e spaish dove si aprivano delle brecce nelle mura. Come avvenne il 18 agosto, quando una mina aprì una breccia nella quale si riversarono gli assedianti, lo stesso Gran Maestro fu costretto ad intervenire gettandosi nella mischia. Il suo gesto fu d’esempio per i difensori che si precipitarono verso le mura dando vita ad un violento corpo a corpo. L’assalto fu respinto ma La Vallette rimase ferito ad una gamba da una granata.

Intanto a Messina la preparazione della flotta del Gran Soccorso andava per le lunghe. Il 26 agosto le navi, cariche di volontari salparono ma furono subito costrette a tornare indietro a causa di una violenta tempesta. Ciò ritardò di molto le operazioni e la spedizione poté riprendere il largo solo il 5 settembre. Arrivarono nella baia di Mellieha, tra Malta e Gozo, due giorni dopo. L'arrivo dei rinforzi fu il colpo di grazia per i turchi. Il combattimento decisivo avvenne sulla piana di Pietranera alla quale parteciparono anche i cavalieri usciti in massa dai forti. Dopo 5 ore di combattimento i turchi si ritirarono e s'imbarcarono sulle loro navi. Il 12 settembre la flotta di Piale lasciò l'isola; dovette però abbandonare parte delle navi, che furono date alle fiamme per non lasciarle al nemico: non vi erano più uomini sufficienti per manovrarle.

Le perdite registrate da Balbi furono: 31.000 turchi, 239 cavalieri di Malta, 7.000 cittadini Maltesi (donne e bambini), 2.500 fanti di tutte le nazionalità.

Quando la notizia della vittoria di Malta si diffuse nel continente, in tutte le Chiese ci furono funzioni di ringraziamento. Giunsero a Malta doni da tutta Europa. Filippo II inviò a Malta circa 6.000 uomini di rinforzo, una ingente somma di denaro e regalò a La Vallette una spada e un pugnale con incise queste parole: PLUS QUAM VALOR VALET LA VALLETTE. Tuttavia il viceré d'Italia, don Garcia, fu destituito per aver disubbidito agli ordini. Il papa Pio IV offrì a La Vallette di diventare cardinale ma questi rifiutò: l'anziano cavaliere voleva vivere i suoi ultimi anni sulla sua isola. Egli infatti morì il 21 agosto 1568 e a lui fu dedicata la nuova capitale di Malta: La Valletta.

Per l'impero ottomano, al contrario, la sconfitta di Malta fu un grave colpo anche sul piano finanziario, poiché l'economia turca si reggeva principalmente sulle razzie e sul bottino di guerra: per la prima volta la loro moneta fu svalutata, e i turchi conobbero l'inflazione. Meno di un terzo dell'esercito ritornò a Costantinopoli e la flotta fu guidata nel porto in piena notte per evitare che il popolo si rendesse conto dei danni subiti. Solimano intendeva ripetere l'attacco l'anno successivo, e questa volta certamente Malta, ormai semidistrutta, non avrebbe potuto resistere; ma durante l'inverno, agenti segreti dell'Ordine di Malta riuscirono ad entrare nell'Arsenale di Istanbul e a far esplodere il deposito delle polveri, distruggendo parte della flotta turca che era ormeggiata nei bacini. Il sultano cambiò i suoi piani e nel 1566 diresse i suoi sforzi bellici verso l'Ungheria, ma durante questa campagna trovò la morte. Gli Ottomani non attaccarono mai più Malta.

L'eroica resistenza dei Cavalieri di Malta dimostrò all'Europa che era possibile sconfiggere l'impero Ottomano e si diffuse un sentimento di fiducia e di rivalsa. Molti volontari furono arruolati nelle flotte che erano in costruzione in tutti gli arsenali europei poiché, per la prima volta, la "sublime porta" era stata sconfitta.

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