Maglie

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Tags : maglie, puglia, italia

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Maglie

Panorama di Maglie

Maglie è una città di 15.022 abitanti del Salento, situata nella parte centro-meridionale della provincia di Lecce, in Puglia.

La sua posizione geografica e le sue peculiarità hanno reso Maglie un importante nodo stradale e ferroviario, terminale economico e culturale di una vasta area geografica che comprende tutti i paesi del Capo di Leuca e punto di smistamento stradale e ferroviario del flusso turistico verso le località di Otranto, Santa Cesarea Terme e Castro (ad est), Tricase e Santa Maria di Leuca (a sud), Casarano e Gallipoli (ad ovest). Dista 28 km dal capoluogo Lecce, 16 km da Otranto e circa 40 da Santa Maria di Leuca, punto più meridionale della penisola salentina.

Lo stemma di Maglie è formato da tre anelli d'argento su fondo azzurro, sormontati da una cerchia di mura, con torri d'argento e guardiola in oro.

Il disegno dello stemma ha alimentato la leggenda (attribuita a Luigi Tarelli, monaco di Casarano), che la città abbia avuto origine da tre masserie, denominate San Basilio, Sant'Egidio e San Vito che, unite insieme come le maglie di una catena, avrebbero formato il primo nucleo abitato.

Emilio Panarese, storico e studioso del posto, richiama invece ed integra precedenti interpretazioni di eminenti storici passati. Secondo Panarese il nome deriva da un toponimo di origine messapica e quindi illirica mal, notevolmente diffuso in tutta l'area mediterranea (e non solo nel Salento). Il significato del toponimo, in contrasto con pianura su cui è adagiata la città, ma concorde con la fantasia degli abitanti (che vedevano un monte per ogni piccola sopraelevazione), è quindi quello di altura, cima, monte. La forma latinizzata (Malliae) corrisponde perfettamente a Mallia, toponimo dell'isola di Siro, nelle Cicladi, ed a ta Mallia, antica città dell'isola di Creta.

Le prime testimonianze di insediamenti umani sul luogo appartengono all'età del bronzo (o anche alla prima età del ferro). I primi abitanti furono presumibilmente discendenti delle popolazioni eneolitiche e neolitiche capaci di costruire villaggi, allevare e domare buoi e cavalli, innalzare monumenti (specchie, dolmen, menhir), ed utilizzare con profitto l'agricoltura. La zona circostante ospita numerose testimonianze del megalitico (in contrada Policarita, si erge il dolmen con caratteristiche arcaiche denominato Chianca; gli altri dolmen sono: i due Caramauli nella località omonima, Canali a Muntarrune piccinnu, Grotta, Pino e Specchia a San Sidero. Analogamente, abbondano i menhir: Calamauri, Crocemozza o Franite, Sprunu. La più importante testimonianza di presenza umana sul posto è comunque il giacimento di materiale manufatto nel fondo Cattie scoperto nel 1980: circa 12.000 strumenti e schegge e 800 reperti di ossa, (compresa una falange umana fossile, probabilmente appartenente ad un uomo appartenente alla specie di Neanderthal).

Tra il 1200 ed il 1800, il casale di Maglie cominciò a svilupparsi intorno al Castello (all'epoca residenza dei primi feudatari), presumibilmente costruito al tempo degli Angioini e successivamente rinforzato e ristrutturato da Andriolo Lubello (che fu barone di Maglie sotto il regno di Alfonso I di Aragona). La costruzione rimase pressoché immutata per secoli fino a quando don Ascanio Filomarino (divenuto feudatario del luogo), decise di ammodernarla e ristrutturarla, costruendo una facciata elegante dalle proporzioni armoniose che sostituisse la grave e austera mole della fortezza militare. Tale palazzo fu poi impreziosito con un portale in stile barocco, sormontato dallo scudo araldico dei Capece, succeduti ai Filomarino nel possesso del casale.

Nella piazza antistante il municipio sorge il monumento a Francesca Capece, di Antonio Bortone (scultore di Ruffano), assai noto scultore dell'epoca. La statua è in marmo bianco di Carrara ed è dedicata a Francesca Capece (Maglie, 1769 – 1848), ultima feudataria di Maglie, che alla morte del marito Antonio Lopez y Royo dei duchi di Taurisano lasciò tutti i suoi beni alla città di Maglie. A lei è intitolato anche il vicino liceo.

Il monumento fu inaugurato il 29 luglio 1900. Rappresenta la Capece seduta su una poltrona accanto a un ragazzino, che tiene nella mano destra una croce, simbolo della fede, e un libro, simbolo della conoscenza, e nella mano sinistra uno scudo.

Il Monumento ai Caduti della Grande Guerra fu inaugurato nel 1925 dall’onorevole Carlo Delcroix, medaglia d’argento al valor militare e tra i fondatori dell’Associazione Mutilati ed Invalidi di Guerra.

Nel 1998 fu inaugurata una statua dedicata ad Aldo Moro (il più illustre cittadino magliese) nella piazzetta limitrofa alla sua casa natale, alla presenza dell'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Lo statista è ritratto con aspetto pensieroso e con in mano una copia del quotidiano l'Unità, a ricordare come egli sempre credette nella necessità del dialogo tra il suo partito (Democrazia Cristiana) e il Partito Comunista, tradizionalmente contrapposti.

La Colonna in pietra leccese, a fusto liscio, alta 15 metri venne eretta tra il 1684-1687, committente la Confraternita della Natività detta anche Congregazione della Madonna delle Grazie. Mancano documenti da cui rilevare il nome dell'artefice ma la tipologia rispecchia quella della colonna marmorea di Sant'Oronzo a Lecce dello Zimbalo. Sul basamento quadrangolare sono collocate ai lati le statue dei quattro protettori di Maglie: S. Nicola, S. Oronzo, Sant'Antonio da Padova e San Leonardo. In cima, su di un capitello corinzio svetta la statua della Vergine. Alla fine del 1900 un fulmine danneggiò in modo irreparabile la statua e parte del capitello. Fu così che per ben 17 anni la colonna rimase decapitata. Nel 1926 la Confraternita decise di affidare allo scultore magliese Luigi De Pascalis la realizzazione della nuova statua. Il busto della statua seicentesca della Vergine, caduta nel 1900, è attualmente collocata nel Largo Madonna delle Grazie. Questa colonna è stata resa celebre dallo schizzo del pittore francese Jean Louis Despréz (1778) conservato all'Accademia di Belle Arti di Stoccolma, che servì come guida per la bellissima incisione che lo stesso autore fornì il 1781 per le pagine del Voyage pittoresque, ou description des Royames de Naples et de Sicile (Parigi 1771-1786), opera dell'abate C. Richard de Saint-Non.

E' la principale chiesa della città e mantiene la denominazione alla greca di Chiesa Grande. Sorge sul luogo di due precedenti edifici, rispettivamente del XIV e XVI secolo. Nonostante la mancanza di fonti e di documenti è possibile comunque, fissarne la costruzione alla fine del XVIII secolo.

La facciata si presenta di grandi proporzioni con un andamento mistilineo. Le estremità laterali prima di flettersi all'indietro, accennano ad un motivo a mezzaluna dove è concentrata una sezione decorativa estremamente elaborata.

L'interno, a croce latina, presenta tre navate con copertura alla leccese ed impostate su solidi pilastri. Di rilevante importanza artistica sono i due altari delle testate del transetto ed il Maggiore, tutti scolpiti in pietra leccese da Emanuele Orfano e dipinti mano. Il Maggiore è sormontato dalla statua della Madonna della Misericordia e da quelle degli apostoli Pietro e Paolo; nel presbiterio sono situati inoltre il coro ligneo a 80 stalli e un organo a canne , tutte opere settecentesche.

Alto circa 48 metri è il più alto campanile della provincia, dopo quello della cattedrale di Lecce, e realizzato, molto probabilmente, tra il 1686 e il 1690. È in pietra leccese a cinque piani, di cui i primi quattro a sezione quadrata composti architettonicamente negli ordini dorico, ionico, corinzio e tuscanico e l'ultimo ottagonale con il cupolino maiolicato con una croce sommitale. Ogni livello è sottolineato da una balaustra a giorno, nelle quali le colonnette si alternano a pilastrini con la faccia scolpita con elementi vegetali. Sono attribuiti all'architetto leccese Giuseppe Zimbalo i quattro ordini superiori, dopo un primo intervento basamentale ad opera del "veneto" Giovanni Larducci.

La Chiesa dell'Addolorata, eretta tra il 1722 ed il 1725, divenne santuario mariano nel 1988.

La facciata, slanciata verso l'alto, è divisa in due ordini: quello inferiore presenta un portale costituito da due colonne e da una trabeazione arricchita da due ricci di timpano e da una croce su volute; ai lati due nicchie riccamente ornate sormontate da altrettanti cartigli. Il secondo ordine è arricchito da un finestrone centrale su cui è posizionato lo stemma cittadino.

L'interno, a navata unica, presenta un altare maggiore e sei altari laterali ricavati attraverso un sistema di archi sorretti da colonne con capitello ionico. E' possibile ammirare inoltre alcuni pregievoli dipinti di De Simone e Mangionello e un armadio ligneo eseguito nel 1913 dai fratelli Micolano in cui è conservata la statua settecentesca in cartapesta dell'Addolorata, opera della locale Scuola d'Arte e Mestieri fondata da Egidio Lanoce.

A lato della chiesa vi è un calvario in pietra leccese realizzato nel 1964 su progetto del pittore magliese Antonio Montefusco.

La Chiesa intitolata a Santa Maria della Scala, sorge sul luogo dove era situata una chiesetta di rito greco. Infatti l'attuale edificio sacro, conserva all'interno alcuni elementi architettonici medioevali: un rosone, una finestra ed una porta.

Già nel 1522 aveva il titolo di S.te Marie de la Scala. Nel 1585 fu concessa ai Francescani conventuali che rimasero a Maglie fino al 1806. Questi ricostruirono la chiesa in vari periodi, secondo le disponibilità economiche, ed è per questo che appaiono diversità stilistiche nella struttura. La navata centrale, il presbiterio e il coro furono costruiti nel Seicento, mentre le navate laterali un secolo dopo.

La facciata della chiesa, ben decorata da svariati motivi, è del XVIII secolo. Del 1610 è il robusto portale. L'interno a tre navate è completamente decorato da stucchi di epoca settecentesca. Imponenti sono gli altari del transetto, rispettivamente dedicati alla Vergine del Rosario e alla Madonna della Scala. Interessanti sono la tela dell'Annunciazione e quella di Sant'Antonio da Padova e l'affresco della Madonna della Scala.

Al magliese Giuseppe Mangionello si deve il ritratto a rilievo marmoreo di Michela Tamborino Frisari, fondatrice dell'ospedale cittadino, posto sull'altare maggiore dove si trova la lapide che custodisce le ossa della benefattrice.

La Chiesa della Madonna di Costantinopoli, venne ricostruita nel 1884 sulle rovine della chiesa più antica. La chiesa fu completata nel 1895. All'interno sono presenti un quadro a rilievo raffigurante la Vergine e la stauta di Sant'Antonio da Padova eseguite dal leccese Giuseppe Manzo.

Nel 1939 venne annesso il convento dei frati Cappuccini.

È probabile che, nato dapprima in età angioina come modesto organismo difensivo, sia stato poi, verso la metà del XV secolo, rimaneggiato e rinforzato dai Lubello (baroni di Maglie sotto il regno di Alfonso I° d'Aragona). Il castello era circondato da un fossato. Certamente subì seri danni nei primi tempi dell'assedio di Otranto (1/2 agosto 1480) quando squadre di cavalieri turchi correvano selvaggiamente verso i paesi costieri e dell'interno, depredando, bruciando, saccheggiando, imprigionando o tagliando a pezzi gli abitanti. Otranto non fu la sola a subire la violenza ottomana.

Nel XVIII secolo il feudo di Maglie fu acquisito dal duca Ascanio Filomarino il quale decise di demolire il castello, in quanto fatiscente e in rovina, per trasformarlo in un signorile palazzo dalle linee architettoniche misurate ed eleganti. Del vecchio castello non restarono che le fondamenta, le scuderie, i magazzini di deposito, la casamatta (adibita, probabilmente, a deposito di munizioni) e il tardo-cinquecentesco portale interno dell'atrio a grosse bugne sfaccettate, che un po' più in alto della chiave di volta dell'arco incastona, in araldico scudo, il leone lapideo dei Capece, ultimi feudatari, e precedentemente incastonò le imprese delle altre famiglie feudatarie. Il portale, sormontato da araldico scudo (il leone rampante dei Capece, che volge il dorso all'incoronata bicipite aquila dei Castriota-Scandeberg), da due maestose colonne e da un'elegante balaustra, fu voluto da don Giuseppe Pasquale Capece Castriota, signore di Maglie nel 1749, e fu realizzato dal noto architetto salentino Emanuele Manieri.

Recenti lavori di ristrutturazione hanno portato alla luce i graffiti seicenteschi dell'ambiente destinato a carcere criminale. Su tre pareti sono incisi nomi e cognomi dei reclusi magliesi e dei casali vicini del periodo compreso dal 1601 al 1669. Del 21 luglio 1629 è l'iscrizione che ricorda due scomunicati che invano si erano rifugiati nel convento dei Francescani.

La struttura ospita attualmente il Liceo Classico, intitolato a Francesca Capece, che donò l'edificio al Comune nei primi anni del XIX secolo.

Palazzo Garzia, realizzato nella prima metà dell'ottocento è situato di fronte al palazzo baronale.

Sull'angolo sud-est della facciata insiste ancora una garitta circolare la cui esistenza è legata alla tradizione "degli spioni", personaggi che spiavano, senza essere visti, tutti i movimenti che avvenivano nella centralissima piazza di Maglie.

Il Palazzo del Municipio sorge in Piazza Aldo Moro, di fronte al monumento a Francesca Capece.

La sua costruzione risale agli anni quaranta dell'ottocento. Il progetto originario comprendeva un pianterreno con un porticato a cinque arcate per il mercato settimanale, due stanze a sinistra per gli Uffici del Conciliatore, una camera a destra per il Capo di guardia dell'urbano, due camere per prigioni ed un altro locale sul primo ballatoio della scala, pure destinato a prigione. Al primo piano erano previsti sei locali per il Regio giudicato e cinque vani per l'Amministrazione comunale. Al centro dell'edificio nella parte superiore fu ricavata la macchina dell'orologio pubblico.

Maglie ebbe la sua sede comunale nel 1843. Prima i decurioni (consiglieri) e il sindaco si adunavano nelle proprie rispettive abitazioni.

Villa Tamborino fu progettata da Tommaso Pispico per il senatore Achille Tamborino. Venne ultimata nel 1874 come giardino privato dell'antistante Palazzo Tamborino. Fisicamente separato dalla residenza da una piazza pubblica, il parco si apre con un padiglione d'ingresso di gusto neoclassico scolpito con ghirlande e cornucopie.

Il lungo viale si conclude con un elegantissimo belvedere ottagonale, di gusto orientaleggiante, che ricorda i panneggi di una tenda turca. Al di sotto del belvedere è possibile ammirare una delle più grandi grotte artificiali del parco con pareti affrescate da scene marine datate 1881.

Le grotte presenti sono state rivestite con pietre naturali, conchiglie, stalattiti e stalagmiti provenienti da alcune grotte della costa salentina e cocci di ceramica. Il parco si ispira ai caratteristici giardini all'inglese caratterizzati dalla presenza di numerose specie vegetali.

L'8 e il 9 maggio si tiene la grande fiera di San Nicola di Bari, santo patrono della cittadina.

Ad agosto di ogni anno si svolge il Mercatino del Gusto, le vie dei sapori e dei saperi tra Corti, Piazze e Giardini che coinvolge tutta la città con le vie dell'olio, della gastronomia e dell'ortofrutta, la piazza del vino e poi i laboratori del gusto, le cene a villa Tamborino e il caffè letterario. L'evento gode anche della collaborazione di Slow Food, che porta in fiera I Presidi del Gusto di Puglia.

A giugno di ogni anno si tiene inoltre la Salento Fiera del Fumetto.

Il giorno del venerdì santo si svolge l'importante e caratteristica Processione dei Misteri.

Maglie è ottimamente collegata al territorio circostante: da nord (Lecce e nord Salento) si giunge agevolmente con la strada SS 16, che prosegue ad est fino ad Otranto.

La SS 275 collega invece Maglie con il sud Salento, fino a Santa Maria di Leuca.

È inoltre servita dalle Ferrovie del Sud Est con una stazione che funge da snodo ferroviario, che la collega a nord con Lecce, ad est con Otranto e a sud con Gagliano del Capo.

Maglie ha una tradizione sportiva di tutto rispetto. Il calcio, il tennis e le bocce sono gli sport che maggiormente hanno visto la partecipazione della città ai diversi campionati non solo regionali ma anche nazionali. Inoltre, gli impianti sportivi della città hanno ospitato manifestazioni di livello nazionale ed internazionale.

La squadra di calcio Toma Maglie ha militato nelle diverse categorie sfiorando, dopo aver vinto il campionato di Serie C nel 1951-1952, la promozione in serie B sfumata con gli spareggi tra le squadre vincitrici dei rispettivi gironi nazionali di serie C. Memorabili furono gli spareggi finali con il Cagliari, il Piacenza e il Vigevano che sancirono la promozione in serie B del Cagliari.

In seguito l’U.S.A. Toma Maglie ha partecipato ai diversi campionati semiprofessionistici ottenendo ottimi piazzamenti e sfiorando più volte il ritorno in Serie C nelle stagioni 1982-1983, 1993-1994 e 1995-1996. Attualmente la squadra milita nel Campionato di Promozione Pugliese.

Il Circolo Tennis Maglie milita nel campionato nazionale di serie B maschile. Il CT Maglie, uno tra i più attrezzati della Puglia, è una realtà a livello nazionale. Negli impianti di Via Madonna di Leuca si svolgono importanti manifestazioni tennistiche nazionali ed internazionali.

La Magliese è la squadra di bocce della Città di Maglie, team che milita nel campionato italiano di serie A. La squadra disputa i suoi incontri nel modernissimo bocciodromo ritenuto uno dei più grandi in Italia. L'impianto con i sei campi sintetici e una capienza di 500 posti è provvisto di moderni servizi ed ospita tornei nazionali ed internazionali.

Per la parte superiore



Unione Sportiva Antonio Toma Maglie

L'Unione Sportiva Antonio Toma Maglie, nota come Toma Maglie, è la società calcistica della città di Maglie, provincia di Lecce.

Negli anni Quaranta esistevano a Maglie diverse squadre non professionistiche che prendevano il nome da alcuni rioni della città: "Zone", "Santi Medici", "Policarita", "Stazione Piattaforma", "San Martino". Dopo la seconda guerra mondiale, i giocatori del rione "Zone" cambiarono la denominazione della loro squadra in "Unione Sportiva Antonio Toma", per ricordare un loro amico caduto in guerra. Nel 1943, le società calcistiche regolarmente iscritte alla federazione erano quattro: l' U.S. A. Toma, l' U.S. Ausonia, la Polisportiva Magliese e l' U.S. Mario Tau, i cui presidenti erano Ernesto Toma, Giovanni Munafò, Amilcare Toma e Maglio.

Il 23 settembre 1945 le quattro società si fusero e diedero vita all'U.S. A. Toma Maglie. In un primo momento il colore sociale fu il bianco, ma successivamente fu stabilito che i colori sociali fossero il giallo e il rosso. Attualmente lo stemma della squadra è uno scudetto rosso con una colomba che sorregge i tre anelli, simbolo della città di Maglie. Il primo allenatore dell' U.S. A. Toma fu Luigi Moro, ex portiere del Pro Italia Galatina subito sostituito da Ernesto Toma, giocatore e capitano della squadra. La prima manifestazione ufficiale alla quale partecipò la squadra fu la "Coppa del Salento", torneo provinciale vinto proprio dalla società magliese.

Nella stagione 1946-1947 l' U.S. A.Toma fu ammessa a disputare il campionato di Prima Divisione (grazie ai meriti sportivi in precedenza acquisiti dalla Polisportiva Magliese).

Dal 1950 al 1954 la Toma Maglie partecipò al Campionato Professionistico di Serie C. Furono anni entusiasmanti che regalarono al pubblico magliese, e non solo, momenti di grande calcio e soddisfazioni. Del resto, il fatto che una cittadina come Maglie potesse vantare una squadra nel campionato professionistico rappresentò per tutti un momento di orgoglio e di sano campanilismo che si concretizzava nelle gare interne con una considerevole affluenza di pubblico.

Nell’arco di questo periodo d’oro il Maglie, oltre a vincere il campionato di serie C 1951-1952, raggiunse l’ottimo decimo posto nel campionato 1952-1953 affrontando squadre che annoveravano una grande tradizione calcistica e quindi abituate da sempre ad interpretare un ruolo da protagonista. Società come l’Alessandria, il Pavia, il Venezia, il Bari, il Livorno, il Pisa, solo per indicarne alcune, offrirono uno scenario di gioco esaltante nel quale confrontarsi e dal quale il Maglie seppe uscirne con onorevoli prestazioni e spesso con risultati di prestigio.

Il campionato 1949-1950 fu per la Toma Maglie un anno importante in quanto sancì, per la prima volta nella sua storia, l’accesso ai campionati professionistici. Quell’anno la Toma Maglie partecipò alla seconda edizione del campionato di promozione interregionale che da due anni rappresentava il torneo di calcio di quarto livello a carattere interregionale. Un regolamento avvincente ma nello stesso tempo estenuante per l’impegno che dovettero profondere la squadre partecipanti, metteva in lizza 12 posti per l’ammissione al campionato di Serie C da assegnare alle sei società vincitrici dei gironi della lega Nord e alle sei società vincitrici dei gironi della Lega Centro-Sud. La Toma Maglie disputò il campionato nel girone N della lega Sud e si classificò prima con 35 punti.

L’essersi classificata prima non garantì, però, l’accesso diretto al campionato di serie C in quanto il Maglie dovette disputare un ulteriore mini torneo confrontandosi con le squadre vincitrici dei gironi M (Casertana) e O (Nissena). Le finali promozioni si svolsero in campo neutro e videro, addirittura, un prolungamento della fase finale in quanto sia la prima serie di gare sia la seconda, istituita per determinare la squadra vincitrice, non sortirono un verdetto finale considerato che tutte e tre le squadre finaliste si classificarono a pari merito. Permanendo la situazione di parità, per stabilire le due squadre da promuovere in Serie C venne effettuato un sorteggio che premiò Maglie e Nissena. La Federazione decise successivamente di ammettere d'ufficio anche la Casertana.

Essendosi le tre finaliste classificate tutte alla pari, si rese necessario una seconda serie di spareggi.

Nel campionato 1951-1952, a distanza di due anni dalla storica promozione in serie C, la Toma Maglie si classificò ancora primo nel proprio girone davanti a squadre ben più blasonate e costruite per la promozione nella categoria superiore. L’aver vinto il campionato di serie C non garantì, però, la promozione diretta in serie B. Nel destino del Maglie si ripresentarono ancora una volta, come accadde nella stagione 1949-1950, gli spareggi con le squadre vincitrici degli altri gironi per proclamare l’unica squadra che avrebbe dovuto prendere parte al campionato di serie B.

Il 1951-1952 fu l’anno di Aldo Checchetti, Giuseppe Giorgino, di Natale Colla, Luigi Scarascia, di Gaetano Conti, Tarantelli ed altri ancora, tutti atleti che vestirono negli anni avvenire casacche gloriose nelle categorie superiori o addirittura che avevano indossato la maglia della Nazionale come Adone Stellin.

A differenza degli anni precedenti nei quali le squadre vincitrici dei propri gironi facevano il grande salto direttamente alla categoria superiore, proprio dal 1952 la serie C subì un cambiamento storico uniformandosi ai campionati di serie A e serie B, divenendo anch'essa un campionato a Girone Unico Nazionale. Alla nuova serie C avrebbero partecipato solo tredici squadre del vecchio torneo mentre le escluse avrebbero preso parte al campionato di Quarta Serie anch'esso riformato in senso elitario. Per l’ammissione in Serie B si dovette, invece, procedere ad un mini torneo tra le squadre vincitrici del girone A (Vigevano), girone B (Piacenza), girone C (Cagliari), girone D (Toma Maglie). Purtroppo il Maglie non riuscì nel grande salto di categoria classificandosi al terzo posto alle spalle di Cagliari e Piacenza.

La riforma che aveva portato nel 1952 la Serie C ad uniformarsi alle due categorie superiori, divenendo anch'essa a carattere nazionale e professionistico, vedeva la Toma Maglie impegnata in una competizione nella quale partecipavano squadre blasonate e appartenenti a grandi città del nord Italia.

Nel campionato 1952-1953 la Toma Maglie, quindi, per la prima volta nella sua storia calcistica percorreva in lungo e in largo l’intera penisola per disputare incontri con squadre abituate a confronti con società di categorie superiori. La Toma Maglie, nonostante tutto, seppe ben figurare per tutto l’intero torneo suscitando l’ammirazioni e la simpatia delle squadre avversarie. Al termine della competizione il Maglie si classificò all’undicesimo posto togliendosi non poche soddisfazioni. In quella squadra allenata da Carlo Alberto Quario, lo stesso che aveva allenato il Maglie nel campionato 1951-1952, militavano giocatori del calibro di Gianni Seghedoni, Giuseppe Giorgino, Danelutti, Carmine Jacovazzo, Mandich, Martire, Aldo Checchetti, Gaetano Conti, Luciano Giusti, solo per ricordarne alcuni.

Il campionato 1953-1954 fu l’ultimo che la Toma Maglie disputò in serie C. La squadra, nonostante gli sforzi agonistici e gli impegni societari profusi, giunse solo ad un passo da una storica salvezza lasciandosi alle spalle squadre ben più blasonate come Pisa, Lucchese e Mantova. Tutto ciò, comunque, non gli valse la permanenza nel campionato professionistico retrocedendo in serie D dopo quattro anni intrisi di grosse soddisfazioni. Di quella squadra allenata da Dino Bovoli ricordiamo solo alcuni nomi come Giovanni Veglianetti, Tresoldi, Dino Lucianetti, Tarantelli, Spagnolo, Roccheggiani, Folli, Giuseppe Giorgino.

Gli anni della Serie C sono anche ricordati per gli avvincenti derby che suscitarono emozioni e grande passione nell’intera tifoseria. I confronti sarebbero continuati anche in seguito, nelle categorie minori, ma assunsero un significato particolare in quegli anni di calcio professionistico. Si ricordano in special modo i derby con il Bari, il Foggia, il Molfetta, il Brindisi e, soprattutto, quelli con il Taranto e il Lecce.

La retrocessione in IV serie, nel campionato 1954-1955, fece ripiombare la squadra in una realtà diversa da quella della Serie C. Il nuovo assetto societario, inoltre, prevedeva strategie ed ambizioni minori che non lasciavano intravvedere risultati importanti se non quelli, onorevoli, di un torneo di transizione. Nonostante qualche difficoltà, la squadra, allenata da Dino Bovoli, si comportò dignitosamente piazzandosi al 12° posto a soli tre punti dall’Ascoli, quartultima classificata e prima delle squadre retrocesse. Di quella squadra ricordiamo il difensore Claudio Da Valle, che vestì la casacca magliese per due stagioni prima di passare al Lecce con il quale disputò ben sei campionati, De Falco, Tosi, Conforti, Passon e l'attaccante Livio Noè. Il rischio sventato della retrocessione si materializzò nel campionato 1955-1956 dove questa volta fu il Maglie a classificarsi al quartultimo posto, a solo tre distanze dal Campobasso, retrocedendo nei campionati minori di Promozione. Iniziò così un lungo periodo di alterni risultati fino ad arrivare alla vittoria del campionato 1962-1963 che sancì il meritato ritorno della squadra in Serie D.

Vinto nella stagione 1962-1963 il campionato di Prima Categoria, il Maglie affrontò i primi anni, dei sette di permanenza in Serie D, in modo decoroso. Specialmente i primi campionati furono contraddistinti da ottimi piazzamenti come dimostra, fra tutti, il sorprendente quarto posto nella stagione 1964-1965. I tornei successivi furono all’insegna di posizioni di media e bassa classifica, con salvezze agevoli ed altre raggiunte con non poche preoccupazioni, come quella del campionato 1966-1967 quando la squadra si classificò al quartultimo posto a tre distanze dal Gloria Chieti (c’è da dire, ad onor di cronaca, che quell’anno non erano previste retrocessioni per l’allargamento dei quadri di serie D), o come quella del campionato 1968-1969 quando, a parimerito con altre tre formazioni, il Maglie si classificò a due punti dal Bisceglie, prima delle retrocesse. Tutti questi segnali preoccupanti ebbero come epilogo la retrocessione della Toma Maglie nel campionato 1969-1970. Una stagione disastrosa durante la quale la squadra, con soli 23 punti e ad una sola distanza dall’ultima posizione occupata dal Giovinazzo, si congedò dal campionato di serie D per ritornare nei campionati minori.

Furono gli anni della ripresa dopo un lungo periodo non proprio esaltante durante il quale la squadra, verso la fine degli anni settanta, precipitò addirittura nei tornei di Prima Categoria. La vittoria del campionato di Promozione nella stagione 1980-1981, sotto la presidenza di Giorgio Anastasia, e il conseguente ritorno nel Campionato Interregionale, rappresentò, quindi, il degno traguardo e la giusta collocazione per una squadra blasonata e dalle antiche tradizioni. I successivi campionati disputati dal Maglie furono costellati da buoni piazzamenti, tutti meritevoli di essere ricordati. Un riferimento particolare va fatto, però, alla stagione 1981-1982, quando la squadra si classificò al terzo posto alle spalle del Nardò e della corazzata Gioventù Brindisi e, soprattutto, alla stagione 1982-1983, quando il Maglie, in un torneo entusiasmante ed equilibrato fino all'ultima giornata, si classificò al secondo posto a sole due distanze dalla Pro Italia Galatina, vedendo così sfumare la promozione in serie C2.

Il nuovo decennio si aprì con la retrocessione, nella stagione 1990-1991, della Toma Maglie nel Campionato di Promozione Regionale. Un campionato difficilissimo che prevedeva, addirittura, la retrocessione di sei squadre per girone e la promozione alla categoria superiore dopo uno spareggio con le vincitrici degli altri gironi. Un campionato, quindi, complicato già in partenza durante il quale il Maglie disputò, comunque, un torneo deludente classificandosi al penultimo posto. L’immediato riscatto arrivò nel 1992-1993 con la promozione nel Campionato Nazionale Dilettanti. Il salto nella categoria superiore fu l’inizio di un ciclo, per certi aspetti irripetibile, durante il quale la squadra sfiorò più volte il ritorno in serie C. Dei sette anni di Campionato Nazionale Dilettanti disputati dal 1993 al 2000, senza dubbio riecheggia ancora, nella memoria dei tifosi, sia il rocambolesco secondo posto del 1995-1996, quando il Maglie si classificò alle spalle dell’Altamura, sia l’ottimo piazzamento raggiunto nella stagione 1993-1994, quando la squadra, arrivando seconda a parimerito con la Nocerina, rimase lungamente in lizza per il ripescaggio in serie C2, poi assegnato, per decisione degli organi federali, alla compagine campana. L’avventura nei Campionati Nazionali Dilettanti si concluse nella disastrosa stagione 1999-2000 quando la squadra si classificò all’ultimo posto, con soli 8 punti, raggiungendo, probabilmente, il peggior risultato mai ottenuto nella sua gloriosa storia.

Il 2000-2001 vide il Maglie gareggiare nel campionato di Eccellenza Pugliese. Un torneo avvincente sia per le compagini che vi presero parte sia per gli ottimi risultati conseguiti dalla squadra. Il quarto posto raggiunto (a soli quattro punti di distacco dalla capolista Grottaglie), così come il terzo posto conquistato nel campionato 2001-2002 (capolista il Trani) fecero sperare che la permanenza in Eccellenza fosse solo una breve parentesi, una fase di transizione per un immediato ritorno nella categoria superiore. Le cose, purtroppo, non andarono così. I campionati successivi furono, infatti, all’insegna di posizioni di media classifica nonostante gli sforzi societari e i reiterati buoni intenti.

Nel campionato 2004-2005 si presentarono al nastro di partenza squadroni come il Brindisi, l’Altamura, il Monopoli, l’Ostuni, tanto da far pensare ad una sorta di Serie D allargata. Al promettente inizio della squadra, allenata da Mario Ruberti, seguirono delle prestazioni negative tanto da indurre la dirigenza a cambiare più volte guida tecnica. Difatti, ci fu prima l’esonero di Ruberti sostituito da Antonio Giracì a sua volta rimpiazzato, dopo qualche giornata, da Giuseppe Puzzovio. Tra alti e bassi il campionato del Maglie si concluse al 10° posto, una posizione di tutto rispetto da cui partire per un pronto riscatto nel campionato successivo. All’orizzonte si profilava, però, una crisi societaria per le intenzioni del patron Corvaglia di abbandonare la società. L’anno 2004-2005 va inoltre ricordato per il 60° anniversario di vita dell’U.S. Toma Maglie, una gloriosa società che in 60 anni ha saputo dimostrare le sue grandi capacità sportive. Con una manifestazione voluta dal presidente Corvaglia, il 22 dicembre 2004, presso l’auditorium “Cezzi”, si festeggiò l’anniversario alla presenza di quanti contribuirono a fare la storia della società.

Il campionato 2005-2006 presentò delle novità rispetto agli anni passati, infatti la FIGC decise di introdurre i Play Off e i Play Out adeguandosi ai campionati superiori. Superata la crisi societaria, con la decisone del patron giallorosso Corvaglia e Urso di restare in società, la Toma Maglie, allenata da Gianni Colonna, si accinse a disputare il suo sesto campionato di Eccellenza. La squadra, a causa delle vicissitudini societarie, partì con un certo ritardo nella fase di programmazione e poi c’era il problema del campo di gioco non ancora disponibile per i lavori di ristrutturazione. Nonostante tutto, il Maglie si presentò puntuale ai nastri di partenza con l’obiettivo, visto come si erano messe le cose, di disputare un campionato tranquillo e raggiungere quanto prima la permanenza anticipata in Eccellenza. La prima vittoria arrivò alla terza giornata nella gara interna con il San Pancrazio, dopodiché i giallorossi inanellarono tre successi di fila (Ostuni, Cerignola, Fasano) portandosi a ridosso delle prime. Alla decima giornata la squadra si trovava a tre punti di distacco dalla capolista Barletta e Francavilla (per la cronaca, il match con il Francavilla pareggiato in extremis dal Maglie, coincise con il ritorno della squadra sul proprio terreno di gioco dopo i lavori di rifacimento del manto erboso). Il rendimento della squadra fino ad allora era stato ottimo ed in molti avanzava l’idea che si potesse puntare a posizioni diverse da quelle preventivate ad inizio torneo. A metà campionato, però, il Maglie con sette punti in meno rispetto al ruolino di marcia del girone di andata, vide allontanarsi, dopo un periodo di gioco non proprio esaltante (una vittoria, due pareggi e tre sconfitte), la zona play-off che non avrebbe più raggiunto nonostante la squadra avesse ripreso a marciare ad un ritmo sostenuto (nelle ultime sei partite del girone di ritorno ottenne tre vittorie, due pareggi e una sfortunata sconfitta con il Locorotondo che incise negativamente ai fini della classifica finale). Si concluse così un campionato entusiasmante lasciando in tutto l’ambiente il rammarico per una qualificazione ai play-off non raggiunta per un soffio, essendosi la Toma Maglie classificata a soli due lunghezze dal Victoria Locorotondo, ultima delle quattro squadre ad accedere agli spareggi.

Nel campionato 2006-2007 l’obiettivo principale della Toma Maglie era quello di conquistare i punti necessari per evitare brutte sorprese e migliorare, possibilmente, il piazzamento della passata stagione. Le tre vittorie di fila con il Francavilla, il Cerignola e il derby con il Copertino riportarono nell’ambiente un rinnovato ottimismo. Ai primi risultati sorprendenti si contrapposero ben presto delle prestazioni fatte di luci ed ombre che smorzarono gli entusiasmi della tifoseria. Infatti, i quattro pareggi consecutivi con Massafra, Locorotondo, Altamura e Bisceglie, la prima sconfitta stagionale con il Lucera e, soprattutto, il passivo pesantissimo rimediato a Noci, misero a nudo i veri problemi della squadra che passarono momentaneamente in secondo piano dopo le esternazioni dei dirigenti di rivedere i propri programmi. Tale decisione era da attribuirsi agli spiacevoli episodi verificatisi durante il derby con il Galatina e alle intemperanze manifestate da una frangia della tifoseria in alcune partite casalinghe. Il successivo cammino del Maglie, con una sola vittoria, 10 pareggi e 5 sconfitte, non poteva comunque ritenersi soddisfacente e indusse la dirigenza ad esonerare il tecnico Colonna sostituendolo con il trainer della formazione juniores Carlo Costa. Lo scossone non diede risultati immediati e la squadra si trovò pericolosamente in zona retrocessione dopo la sconfitta con il Capurso. Da questo momento in poi, però, ci fu una inversione positiva nel rendimento della squadra che, con sei risultati utili consecutivi, raggiunse matematicamente la salvezza con una giornata di anticipo vincendo sul campo dell’Ostuni.

Il Maglie dovette ridimensionare le proprie ambizioni iniziali quando vide ridursi la partecipazione di alcuni soci che determinò la revisione dei programmi precedentemente definiti. Al nuovo trainer Sandro Morello la società affidò l’incarico di allestire un organico in grado di affrontare dignitosamente un campionato difficile come quello di Eccellenza. Un compito arduo non solo perché la squadra era in netto ritardo di preparazione rispetto alle altre compagini, ma soprattutto perché la rosa di giocatori non era ancora definita. La prima uscita ufficiale della squadra, persa contro il Sogliano e valevole per la prima fase di Coppa Italia, mise in evidenza nella compagine magliese tutti i problemi che si ripresentarono, puntualmente, nella prima giornata di campionato quando il Maglie fu sconfitto dal Lucera. Le due vittorie con il Cerignola e l’Altamura fecero sperare in un cambio di rotta, ma le quattro sconfitte consecutive con il Liberty Bari, il Massafra, il Nardò e il Locorotondo riproposero le gravi lacune tecniche della squadra e spinsero la dirigenza ad esonerare Sandro Morello. La squadra fu affidata a Pedro Pablo Pasculli il quale, però, non seppe dare l’impulso necessario per raddrizzare una situazione di classifica che continuava ad essere deficitaria soprattutto per le continue sconfitte, alcune immeritate, sia in casa che fuori. Le dimissioni di Pasculli, a dieci giornate dalla fine del campionato, rappresentarono la naturale conseguenza di una stagione da dimenticare, con equilibri saltati sia all’interno della squadra che della società. Una condizione negativa dalla quale sembrava difficile venirne fuori nonostante ci fosse il tempo necessario per raggiungere una miracolosa salvezza. Invece, le ricorrenti sconfitte, tema dominante non solo della fase finale del torneo ma di tutto il campionato, portarono la squadra agli spareggi play-out con il Mesagne, ultimo atto per cercare di salvare il salvabile. Lo spareggio sancì la retrocessione della Toma Maglie nel campionato di Promozione dopo anni di militanza tra serie D ed Eccellenza. Si ritornava, così, nei campionati minori dopo un anno di tribolazioni, di errori e di occasioni mancate.

Nelle stagioni 1946-1947 e 1947-1948, la Toma Maglie partecipò al campionato di Prima Divisione che rappresentava il IV° livello nella scala gerarchica del campionato italiano. Fu nel campionato 1948-1949, con la denominazione di Promozione Interregionale, che il IV° livello assunse la fisionomia di Campionato Interregionale. Pertanto, nel computo dei campionati disputati dalla Toma Maglie in un torneo di serie D, organizzato a carattere Interregionale, non sono stati inseriti i due campionati disputati in Prima Divisione.

Il campionato 1937-1938 di Seconda Divisione fu disputato dalla Polisportiva Magliese che vinse il torneo e acquisì il diritto a partecipare al campionato di Prima Divisione che però non fu disputato per motivi bellici. In seguito, la Polisportiva Magliese, insieme ad altre squadre cittadine, si fuse alla Toma Maglie trasferendo a quest’ultima i meriti sportivi conseguiti nella stagione 1937-1938. In virtù di tale trasferimento, la Toma Maglie disputò il suo primo campionato di Prima Divisione nella stagione 1946-1947.

L'Unione Sportiva Toma Maglie gioca le partite casalinghe nello Stadio Comunale “Antonio Tamborino Frisari”. Lo stadio ha ospitato nel giugno del 2007 alcune partite della fase finale del campionato Nazionale Allievi Professionisti.

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Metodo delle maglie

Si definisce Metodo delle maglie o più propriamente Metodo delle correnti di anello il procedimento risolutivo per circuiti di bipoli, sia in regime stazionario che sinusoidale, per determinare tutte le correnti di maglia, e di lato poi.

Avendo a mente la seconda delle LKC scomponiamo il circuito in maglie ed assegnamo ad ognuna una corrente fissando un riferimento comune, in quanto è opportuno che tutte le correnti abbiano lo stesso verso.

In tal modo possiamo determinare le correnti di lato per differenza delle due correnti di maglia che hanno il lato in comune.

Si considera adesso le reti lineari in regime stazionario in cui siano presenti solo generatori di tensione.

Il sistema costituisce il metodo delle maglie: una volta risolto il sistema abbiamo le correnti di maglia dalle quali possiamo prima ricavare le correnti di lato e poi le tensioni mediante le equazioni di bipolo.

Si considera adesso le reti lineari in regime stazionario in cui siano presenti sia generatori di tensione che generatori di corrente.

È da notare che mediante il metodo dei nodi la soluzione dell'esercizio è ancora più semplice dovendo imporre solo un'equazione che permette di conoscere la tensione ai nodi 2 e 4 tramite il Teorema di Millman.

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HC Lugano (Archivio storico delle maglie)

Archivio storico delle maglie utilizzate dall'Hockey Club Lugano.

Maglia nera indossata il 13 gennaio 2007 a San Pietroburgo per la partita contro l'AK Bars Kazan.

Maglia vintage indossata il 18 febbraio 2001 in regular season contro l'HC Davos in occasione dei festeggiamenti del sessantesimo della società.

Maglia vintage indossata il 30 agosto 2003 per celebrare la fine della carriera hockeystica di Sandro Bertaggia.

Maglia di colore argento indossata il 12 agosto 2006 per l'amichevole contro l'EHC Coira durante l'annuale festa di presentazione della squadra ai tifosi.

Maglia celebrativa indossata nel pre-stagione 2003/04.

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Source : Wikipedia