Lugano

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Inviato da maria 10/04/2009 @ 06:10

Tags : lugano, svizzera, europa, esteri

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Lugano

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Lugano (Lügann in insubre), è un Comune del Canton Ticino di 56.719 abitanti (130.000 abitanti nell'agglomerato), nona città svizzera per popolazione e principale centro urbano del Cantone. Situata nella Svizzera meridionale, al confine con l'Italia, si estende su circa 48,74 km2 ad un'altezza di 273 m s.l.m sulla sponda settentrionale del lago di Lugano.

Località turistica molto frequentata, Lugano si è inoltre affermata mondialmente come piazza bancaria internazionale di primo piano, al terzo rango in Svizzera dopo Zurigo e Ginevra.

Sul significato della sigla LVGA e della grafica dello stemma esistono molteplici ipotesi, ma non esistono interpretazioni ufficiali. La testimonianza più antica a colori dello stemma della città (sfondo rosso e la croce argentata con la sigla LVGA) risale al 1588 e la si trova su un attestato di benservito rilasciato dalla città al balivo (capitano reggente o landfogto) Sebastiano von Beroldingen, originario del Canton Uri: documento visibile al museo di Altdorf.

L'uso della V in luogo della U, secondo l'uso delle iscrizioni romane, fa credere che l'origine sia romana, quasi ad indicare effettivamente una legione. Un'altra interpretazione faceta indicherebbe che la sigla LVGA sia l'acronimo di "La Vera Giustizia Antica.

La versione corrente dell'Amministrazione comunale, comprovata da alcune copie di documenti datati 1208 e 1209 (gli originali sono andati persi) depositati nell'Archivio della Diocesi di Lugano, è che la sigla LVGA non sia nient'altro che l'abbreviazione del nome della città stessa: Lugano.

Lugano, oltre che sul turismo, basa le sue risorse sulle numerose banche e sul settore finanziario in generale che non cessa di accrescersi. La capitale finanziaria luganese ospita anche altre industrie quali, ad esempio, le fabbriche di macchinari, l'industria tessile, i resti di quella che era una florida industria di lavorazione del tabacco, la fabbricazione di cioccolata. Merita di essere segnalata anche la produzione di carta. Lugano è inoltre azionista di maggioranza del Casinò cittadino, sala da grandi giochi con ristorante.

I primi documenti indicanti l'esistenza della città sono datati 875. Già nel 724 però il borgo di Lugano veniva nominato nella donazione che re Liutprando fece a San Carpoforo di Como.

Nel medioevo, per secoli, Lugano come le altre terre dell'attuale Cantone Ticino seguirono le vicende dei vicini Comuni lombardi di Como e Milano, i cui conflitti ebbero spesso come campo di battaglia proprio la regione che costituisce ora la Svizzera italiana.

Del secolo XIV sono i primi Statuti, a noi solo in parte noti, redatti sulla falsariga di quelli di Como del 1335. Ci sono invece pervenuti integralmente gli statutari luganesi del 1441 basati su quelli anteriori. Nel 1449, quando il borgo ricadde per breve tempo sotto la signoria di Como, quest'ultima si affrettò tuttavia ad imporre nuovamente la propria legislazione particolare .

Tali contese si chiusero con l'avvento del definitivo predominio di Milano, sotto la signoria dei Visconti, attorno alla seconda metà del XIV secolo. La città fu occupata prima dai soldati francesi del Mondragon, poi dagli Svizzeri nel 1512. Dunque, dopo più di cento anni di dominio da parte della potente città lombarda, in concomitanza con la perdita dell'indipendenza del Ducato di Milano e con le invasioni straniere in Italia, s'instaurò il quasi trisecolare governo dei Confederati (1521-1798).

La città era fortificata e dove oggi sorgono il "Palacongressi" e Villa Ciani si poteva scorgere un castello costruito dai comaschi nel 1286, ricostruito da Ludovico il Moro nel 1498 e consegnato dai francesi ai confederati il 26 gennaio 1513 dopo un assedio durato sei mesi. La costruzione fu definitivamente abbattuta dagli svizzeri (prevalentemente per motivi di costi di manutenzione) dopo la conquista del territorio luganese.

A tale lungo periodo, durante il quale la città di Lugano era un baliaggio dei 13 Cantoni dell'allora Confederazione elvetica pose fine l'invasione napoleonica, in particolare fu significativa per il Ticino l'entrata di Napoleone Bonaparte in Lombardia nel maggio del 1796 e la creazione nella vicina Lombardia della Repubblica Cisalpina.

La mattina del 15 febbraio 1798, infatti, i Cisalpini sbarcarono a Lugano. Essi incontrarono però la resistenza dei Volontari del Borgo, una guardia costituita fra la popolazione locale su iniziativa dei rappresentanti dei Cantoni Sovrani. Seguì una convulsa giornata di scontri, al termine della quale i Cisalpini, malgrado un iniziale successo, furono respinti. Gli elementi più aperti della borghesia luganese approfittarono tuttavia degli eventi per realizzare la sospirata indipendenza del borgo al motto di "liberi e svizzeri".

A determinare la svolta verso l'adesione alla Repubblica Elvetica piuttosto che alla Repubblica Cisalpina contribuirono sia l'affrancazione dei baliaggi decretata dal Canton Basilea, rapidamente imitato da altri Cantoni, sia la nuova costituzione della Repubblica Elvetica. Quest'ultima, costituendo sull'intero territorio dell'attuale Canton Ticino i due Cantoni di Lugano e Bellinzona, troncò le resistenze dei Cantoni confederati meno disposti a concedere la libertà ai territori d'oltralpe.

Il periodo della Repubblica Elvetica fu per Lugano, come per il resto del paese, un'epoca di continui rivolgimenti e sommosse popolari, causati principalmente dal malcontento delle popolazioni rurali per la politica del nuovo Stato unitario. Lo stesso Napoleone dovette prenderne atto e con l'Atto di Mediazione del 1803 sanzionò la nascita del Canton Ticino come Repubblica formalmente sovrana e indipendente all'interno della riformata Confederazione Svizzera.

Con la caduta di Napoleone nel 1815 il Congresso di Vienna confermò l'indipendenza dei nuovi Cantoni e nacque così la Svizzera dei 22 Cantoni. Per il Canton Ticino la nuova Costituzione - di tendenza restauratrice - risolse in modo salomonico la questione del capoluogo cantonale con l'alternanza ogni sei anni dei borghi di Bellinzona, Locarno e Lugano; quest'ultima, quindi, nel XIX secolo funse anche da capitale cantonale.

Nel XIX secolo Lugano svolse un ruolo rilevante nelle vicende del Risorgimento italiano, in quanto sulle rive del Ceresio soggiornarono molti e importanti esuli italiani.

Vi ha vissuto Carlo Cattaneo, precisamente a Castagnola, dove si era ritirato dopo il fallimento della rivolta delle Cinque Giornate di Milano. Qui morì il 16 febbraio 1869.

A Villa Tanzina ha soggiornato Giuseppe Mazzini per diversi anni, ospite di Sara Nathan sul Dizionario storico della Svizzera, amica carissima anche del Cattaneo. Qui si era trasferito anche il patriota Abbondio Chialiva dopo aver fatto fortuna nelle Americhe, e qui aveva acquistato la villa dove ospitava patrioti italiani e intratteneva rapporti con diversi intellettuali italiani.

A Lugano aveva riparato anche Maurizio Quadrio che aveva qui organizzato l'insurrezione della Val d'Intelvi insieme al Mazzini nel 1848.

La città e la sua architettura hanno un carattere prettamente lombardo.

Tra gli edifici notevoli la Cattedrale di San Lorenzo della seconda metà del XI secolo, si erge su un arioso sagrato in parte artificiale dominante la città; ricostruita e voltata di 180° all'inizio del Cinquecento, con facciata rinascimentale progettata nel 1510 circa e terminata (con i soli elementi decorativi dei tre portali) nel 1517. Di fondazione sicuramente protomedievale, viene denominata come parrocchiale già nel 818 dopo Cristo e collegiata nel 1078. Cattedrale dal 1888.

Accanto al lato meridionale, nel Borghetto, sorgono la Casa dei canonici e il Palazzo vescovile che ospita il prezioso Archivio diocesano aperto agli studiosi; nell'annessa Cappella si ammirano le vetrate di Emilio Ferrazzini (1895-1975) di Lugano.

Scendendo lungo la via San Gottardo, sulla destra, si situa il Convento della Santissima Trinità dei frati Minori Cappuccini, circondato dal vigneto. Fondato nel 1646, i frati provenienti da Sorengo vi si trasferirono nel 1653. Nei corridoi si ammirano gli affreschi dei fratelli Giuseppe Antonio Maria e Giovanni Antonio Torricelli di Lugano, della seconda metà del secolo XVIII, sulla scala che porta al dormitorio: Immacolata Concezione; nel refettorio: Cristo servito da angeli e una preziosa serie di incisioni di Marco Pitteri su disegno di Giovanni Battista Piazzetta (Venezia, 1683-1754), raffiguranti gli Apostoli con Dio Padre, Gesù e la Madonna; nel corridoio al pianterreno: San Francesco d'Assisi orante; collocato nel 1909 al piano superiore, San Francesco d'Assisi che riceve le stimmate (già sulla precedente facciata della chiesa conventuale), attribuito a Giuseppe Antonio Petrini (1677-1759) di Carona . A sud del chiostrino quadrilatero interno vi è la Biblioteca conventuale dei Cappuccini, progettata negli anni 1975-1979 dall'architetto Mario Botta (n. 1943), completamente interrata, illuminata da un grande lucernario che sovrasta la sala di lettura, aperta al pubblico.

Sul lato meridionale del convento sta la chiesa conventuale della Santissima Trinità, un'aula rettangolare rivolta a nord, eretta secondo il modello italiano delle chiese francescane, con tre cappelle laterali a ovest, presbiterio e coro dei frati separato, dietro l'altare maggiore. Consacrata nel 1654.

Nel cuore della città vecchia in Via Pietro Peri troviamo la chiesa di Santa Maria Immacolata, fatti pochi passi sulla via San Gottardo al margine nord del centro storico, ai piedi della collina col convento dei Cappuccini, si situa il Monastero di San Giuseppe, fondato nel 1747 dal vescovo di Como Agostino Maria Neuroni di Lugano, grazie alla liberalità della famiglia Conti che donò alle monache Clarisse cappuccine un suo palazzo con terreno adiacente. Esse vi tennero un istituto per le fanciulle del borgo. Nel 1748 iniziarono i lavori di ampliamento dell'edificio, in parte secondo il progetto dell'architetto Giambattista Casasopra di Gentilino; si aggiusero negli anni 1770-1777 un'ala nuova e alcune costruzioni di servizio.

L'elegante facciata ha un portale ornato di mascherone e ghirlande di frutta. Il piccolo cortile interno porticato, decorato da pitture a soggetto biblico, è coperto a una vetrata all'inizio del Novecento. Le sale sono coperte da soffitti lignei dipinti e volte a schifo, decorate d'affreschi illusionistici. Nei corridoi dall'ala est: affreschi dei fratelli Giovanni Antonio e Giuseppe Antonio Maria Torricelli di Lugano, raffiguranti la Sacra Famiglia, la Lavanda dei piedi, l'Orazione di Gesù nell'orto del Getsemani e le stazioni della Via Crucis, eseguiti nel 1774, e San Francesco d'Assisi nel 1761. Restauro e ristrutturazione diretti negli anni 1987-1990 dall'architetto Giampiero Camponovo.

L'annessa chiesa di San Giuseppe, fu edificata negli anni 1758-1759 su progetto dell'architetto Giambattista Casasopra (1720-<1773) di Gentilino. Invece andando verso il centro storico, in piazza Dante la chiesa di Sant'Antonio abate, edificio orientato a sud, costruito sul posto di quella dei religiosi Umiliati del sec. XIII, ordine che nel 1571 fu sciolto dal Papa San Pio V.

Agli inizi della via Nassa, ma più vicina al centro cittadino da vedere è la chiesa di San Carlo Borromeo, barocca, per decisione dell'omonima Confraternita fondata nel 1619 fu eretta negli anni 1640-1642, progettata da Giovanni Angelo Galassini (noto dal 1616 al 1644) cui subentrò nel 1641 Antonio Castelli.

Al termine sud della via, celebre per i suoi negozi di articoli di gran lusso, troviamo la notissima chiesa di Santa Maria degli Angioli con meravigliosi affreschi cinquecenteschi di Bernardino Luini, (della famiglia Scappi di Dumenza).

Situata più ad oriente, sulla Via Cànova che porta verso il Parco Ciani s'incontra la chiesa di San Rocco eretta al posto della precedente dedicata a San Biagio. Lungo il viale Carlo Cattaneo la chiesa evangelica è una costruzione storicistica del sec. XX, edificata dagli architetti Otto Pfleghard e Max Haefeli.

A Cassarate al margine meridionale del parco dell'albergo Villa Castagnola il medioevale oratorio di San Pietro delle Erbette conserva un notevole affresco luinesco. Sul fianco del Monte Brè le case dell'antico comune di Castagnola sono sovrastate dall'antica chiesa di San Giorgio, ricca di tesori artistici e in posizione panoramica.

Oltre la valletta del riale Tassino, su un poggio sorge la chiesa di Santa Maria di Loreto, eretta nel 1524 dai Francescani. Dal centro verso nord si dirige il Corso Elvezia che porta nel popoloso quartiere di Molino Nuovo, a nord del centro storico, qui sorge la chiesa parrocchiale del Sacro Cuore, un edificio neoromanico a croce latina realizzato negli anni 1922-1927.

Proseguendo a settentrione si incontra la chiesa di Santa Maria dello Stradone, edificio del 1725. Il Campus dell'Università della Svizzera Italiana comprende il palazzo del vecchio Ospedale civico, costruito dal 1905 al 1908 da Giuseppe Ferla (1859-1916). I nuovi edifici sorti dal 1998 al 2002 s'inseriscono nel parco secondo le direttive dell'arch. Aurelio Galfetti (nato nel 1936) e Jachen Könz, progettisti dell'aula polivalente. Le altre costruzioni sono state assegnate per concorso; l'edificio delle aule agli architetti Bruno-Fioretti-Marquez-Martini; i laboratori a Sandra Giraudi (n. 1962) e Felix Wettstein (n. 1962); la biblioteca (corpo aggiunto al vecchio ospizio per i poveri, eretto nel 1891) a Giorgio (n. 1957) e Michele Tognola (n. 1959), la facoltà di teologia a Michele Christen.

La chiesa parrocchiale del Cristo Risorto edificata da Rino Tami (1908-1994) di Mugena dal 1974 al 1976; la chiesa, in calcestruzzo armato a vista, è impostata secondo il triangolo equilatero e si qualifica in particolare per lo spazio interno disegnato dalla differente intensità della luce naturale. Tra gli arredi liturgici, notevole è il Gruppo scultoreo ligneo della Pietà, dell'inizio del secolo XIX, il tabernacolo di Albert Schilling; all'ingresso il Crocifisso e gli Evangelisti di Remo Rossi (1909-1982) di Locarno; sulla parte di fondo la composizione allegorica della Resurrezione è di Rino Tami. L'organo è moderno. Le pareti esterne corrose dall'inquinamento furono risanate, non senza dissensi, nel 2002.

Salendo sulla collina che a ovest spazia sulla città e sullo stadio di Cornaredo, a Rovello, in posizione elevata e tranquilla, il complesso di San Maurizio è formato dalla masseria, l'oratorio e il cimitero. Già di proprietà degli Umiliati, fu acquistato dall'industriale dello zucchero Emilio Maraini nel 1906. La masseria, che si sviluppa attorno ad una corte di forma triangolare ha forse origini tardomedievali come rivelano i poderosi contrafforti del settore nord-est.

Qui l'Oratorio di San Maurizio, documentato per la prima volta nel 1203, è un'aula trapezoidale con abside semicircolare all'esterno. All'interno è coperto da una volta a crociera costolonata a capriate scoperte.

L'attiguo cimiterino voluto alla contessa Carolina Maraini per accogliere le spoglie del marito, fu progettato da Mario Chiattone (1891-1957) nel 1935.

A nord-ovest della stazione ferroviaria si sale nel quartiere di Besso ove negli anni 1949-1950 fu edificata la chiesa parrocchiale di San Nicolao della Flüe fu eretta come chiesa votiva negli anni 1943-1950.

Ancora in territorio di Lugano, nella località di Pazzallo, l'Oratorio di San Barnaba è documentato dal 1523 e subì interventi barocchi nei secoli XVII e XVIII; la piccola aula rettangolare con coro; la navata è voltata a vela e, sul coro, a botte; il bell'altare in stucco del secondo quarto del Seicento reca una pala pure seicentesca del Santo patrono davanti il Crocefisso; l'olio su tela della Natività è della prima metà del secolo XVII.

Sopra il quartiere di Cassarate l'Oratorio di San Michele nel parco omonimo sul poggio dove sorgeva un castello attestato nel secolo XII è una piccola aula conclusa da un coro rettangolare forse del secolo XVII, con un campaniletto a vela sul lato sud.

Nella località di Cavallino sulla riva del golfo opposta a quella di Lugano l'Oratorio di San Carlo Borromeo è un'aula settecentesca conclusa da un coro rettangolare; l'altare in stucco reca un olio su tela con la Madonna venerata dal Santo titolare.

Nell'ex Comune di Viganello, ora quartiere di Lugano, in via alla Chiesa, sorge la chiesa parrocchiale di Santa Teresa di Lisieux, edificio inaugurato nel 1937, dapprima rettoria sotto la parrocchia di Pregassona, eretta definitivamente in parrocchia nel 1970. L'aspetto attuale della facciata è il frutto delle modifiche apportate dai Padri Redentoristi che vi hanno vissuto per circa 50 anni.

Nell'ex Comune di Pregassona, ora quartiere di Lugano, sul colle di Pazzalino sopra le case di Viganello, spicca la chiesa parrocchiale di Santa Maria, notevole edificio rettangolare orientato, già documentata nel 1222, eretta in parrocchia nel 1468. L'aspetto attuale è il frutto delle trasformazioni realizzate tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento.

Nella frazione di Rolino l'Oratorio dei Santi Pietro e Paolo è un'aula rettangolare rivolta a nord-est con abside semicircolare all'esterno e trapezoidale all'interno. Eretta nel secolo XIV, fu rinnovata nel 1915 (data in facciata). Restauro negli anni 1983-1984.

Nella frazione di Terzerina la chiesa dei Santi Giovanni Battista e Massimiliano Kolbe fu edificata nel 1995 da Alberto Finzi. Sul lato sud è preceduta da un porticato quadrilatero recante sulle pareti le stazioni della Via Crucis in monocromo, opera significativa di Michele Tamagni.

All'interno l'aula è illuminata da piccole vetrate multicolori ideate da fra' Roberto Pasotti. Il presbiterio sopraelevato di alcuni gradini presenta l'altare e il leggio in granito lucido sovrastati dal Crocifisso. Sulla sinistra si apre la cappella della Madonna con la statua della Vergine. L'organo moderno è coevo.

Nella frazione Bozzoreda l'Oratorio della Madonna di Fatima è un'aula rettangolare preceduta da un portico e caratterizzata da facciate in pietra a vista, opera di Giacomo Alberti di Bedigliora.

Nell'ex Comune di Cureggia la chiesa di San Gottardo è un edificio documentato dal 1565, originariamente rivolto a nord, fu ricostruito nel 1591 con un giro d'asse verso est e ampliamento nel 1934 su progetto di Giacomo Alberti di Bedigliora. Restauri negli anni 1976 e 1998.

Nella frazione di Davesco dell'ex Comune di Davesco-Soragno la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo è documentata dal 1366, lavori di trasformazione nel 1814 e radicale ristrutturazione nel 1969.

Sotto il portico di una casa nel nucleo abitato del villaggio: affresco con Sant'Antonio abate, San Rocco, San Sebastiano e San Cristoforo, opera ascrivibile alla bottega dei Seregnesi con iscrizione contenente il nome del committente e la data 1485.

Nella frazione di Soragno l'Oratorio di San Giuseppe è un'aula rivolta ad ovest con volta a botte ribassata e coro rettangolare eretta negli anni 1812-1815 e ampliata nel 1820. Il campaniletto si erge sul fianco destro. All'interno l'altare in stucco reca un olio su tela del secolo XVIII con la figura del Santo titolare.

Nella località di Cossio la Cappella di Santa Maria del Soccorso, fondata nel 1575 è una piccola aula quadrata (con la data 1936 in facciata) decorata con affreschi ridipinti. Nell'antistante portico con tetto a due falde si aprono tre nicchie vuote.

Nell'ex Comune di Gandria annesso ora a quello di Lugano la chiesa parrocchiale di San Vigilio ricevette i diritti parrocchiali nel 1463. L'edificio rettangolare orientato, di stile barocco, termina con un coro. Restauro parziale negli anni 1985-1986.

L'Oratorio di San Rocco, accanto al cimitero, è un'aula rettangolare voltata a botte, con coro, eretta nel 1645 e ampliata negli anni 1740-1745.

Nell'ex Comune di Breganzona, nella frazione di Biogno, sulla collina sorge la chiesa parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta, preceduta da un viale d'accesso affiancato dalle cappelle della Via Crucis creata nel 1713.

Nel nucleo abitato di Breganzona l'oratorio di San Sebastiano fu consacrato nel 1595. La costruzione rettangolare ha un coro allineato e due piccole cappelle laterali; ampliata a trasformata in stile barocco nel 1643 e rimaneggiata nel 1719 (data sul muro esterno nord-ovest). Restauro e ristrutturazione negli anni 1960-1961.

Il cimitero è dominato dall'imponente edicola funeraria della famiglia Polar, con notevoli busti attribuiti ad Alessandro Rossi (1820-1891). Pure notevole la tomba con busto marmoreo di Carlo Frasca (1803-1868), già sindaco di Lugano, opera del 1869 di Vincenzo Vela di Ligornetto.

Nel quartiere di Pambio-Noranco, posta inferiormente al nucleo abitato, la chiesa parrocchiale di San Pietro è documentata dal 1335, ottenne i diritti parrocchiali nel 1468 staccandosi dalla collegiata di San Lorenzo di Lugano.

Nel villaggio l'Oratorio di San Rocco è un'aula rettangolare con coro, eretta nel secolo XVI e trasformata in epoca barocca; all'interno: olio su tela raffigurante l'Assunta coi Santi Giovanni Battista, Francesco d'Assisi e Rocco, assai ridipinta.

Ad Aldesago l'Oratorio del Cuore Immacolato di Maria era un edificio menzionato nel 1636 dedicato all'Immacolata, eretto nel nucleo abitato; fu demolito nel 1941 e ricostruito nel 1943 nei pressi della strada cantonale. L'aula rettangolare è preceduta da un portico cui si accede per un'ampia scalinata; i dipinti murali sono di Luigi Taddei di Brè.

Nell'ex Comune di Brè la chiesa parrocchiale dei Santi Simone e Fedele al margine ovest del nucleo, basilica originariamente rivolta a est è documentata solamente dal 1591, ma forse risale al medioevo; subì trasformazioni nei secoli XVII-XVIII con un giro d'asse di 180° e un prolungamento verso est forse durante i lavori di trasformazione degli anni 1831-1834.

Sulla vetta del Monte Brè l'Oratorio di Santa Maria Assunta fu realizzato negli anni 1913-1914 da Giuseppe Bordonzotti (1877-1932) di Croglio; l'altare è di Pietro Andreoletti (1860-1933).

Tra gli edifici civili spicca per antichità la Piccionaia, raro esempio nel Luganese d'architettura del secolo XV. Più abbondanti invece i palazzi barocchi quali il Palazzo della Banca della Svizzera Italiana, già dei Conti Riva; l'altro Palazzo Riva in via Pretorio; il Palazzo Primavesi già Riva, in piazza Cioccaro, tutti del secolo XVIII. Costruita tra il 1816 e il 1818 la Palazzina Albertolli in via Cànova è di stile neoclassico; il Palazzo civico in Piazza della Riforma è stato eretto tra il 1840 e il 1844 dall'architetto neoclassico milanese Giacomo Moraglia. In fondo al viale Carlo Cattaneo al numero 4 sorgono il Palazzo degli Studi, opera del 1904 degli architetti Augusto Guidini e Otto Maraini, e la Biblioteca cantonale eretta tra il 1940 e il 1941 dagli architetti Carlo Tami e Rino Tami.

Nell'ex Comune di Breganzona tra gli edifici civili in via Polar n. 52 la Villa Censi è una residenza signorile neoclassica circondata a un parco, edificata dall'architetto Carlo Frasca nel 1850 circa. All'interno: locali con arredi e decorazioni pittoriche coeve. Sul soffitto del salone: affresco raffigurante il Tempo che scopre la Verità e vedute luganesi di Giuseppe Piattini. In via Camara la Scuola elementare (Centro civico), progettata da Mario Chiattone (1891-1957) nel 1952, è affiancata ad un edificio scolastico del primo Novecento e mescola elementi architettonici razionalisti ad altri desunti dalla tradizione locale. Al n. 59 la Scuola media è un sobrio edificio costruito negli anni 1991-1999 da Claudio Negrini e Alvaro Bühring. Al n. 63 la Scuola dell'infanzia, realizzata da Dolf Schnebli (n. 1928) e associati nel 1972 è costituita da corpi volumetricamente diversi disposti attorno al cortile. In via Lucino n. 82 la casa unifamiliare realizzata da Mario Campi (nato nel 1936) e Franco Pessina (nato nel 1933) negli anni 1984-1986 presenta un impianto a corte. In via Visano n. 7 la casa unifamiliare è una reinterpretazione della casa rurale realizzata da Cino Chiesa (1905-1971) nel 1941 circa. Sul prospetto ovest: pannello centrale dellaffresco Vita ticinese, eseguito da Pietro Chiesa (1876-1959) per l'Esposizione nazionale svizzera di Zurigo nel 1939. In via dei Panora n. 2 casa unifamiliare costruita negli anni 1986-1988 da Mario Botta (nato nel 1943); l'abitazione è caratterizzata dall'intersecarsi dei volumi e dell'enfatizzazione della situazione d'angolo segnata dal corpo concluso dal belvedere con copertura vetrata.

Lugano è stata in passato sede di importanti ville grazie al suo clima mite. Alcune di esse ancora rimangono oggi. Ricordiamo Villa Saroli, Villa Florida, Villa Malpensata, Villa Ciani, la Villa ex Giambonini e Villa Favorita.

La Villa Saroli si trova al centro di Lugano e il suo giardino è oggi sede di un parco pubblico. Venne costruita nel 1904 dall'architetto Giuseppe Pagani per la famiglia Enderlin. Lo stile è neogotico con spunti decorativi Liberty. È proprietà del Comune dal 1961 e negli anni settanta ha visto alcune migliorie ad opera dell'architetto Willy Neukom con l'area di giochi per bambini e con la creazione di un'orangerie. Oggi è sede del Museo storico della città.

Nel meridionale quartiere di Loreto troviamo la Villa Florida, con un giardino degli anni venti costruito su due livelli. Il parco è stato realizzato nel 1985, unendo due parchi confinanti acquistati dal comune di Lugano. Il parco ha elementi recuperati dai precedenti insediamenti come finte grotte, fontane, e belvederi. Precedentemente vi avevano sede villa Florida, abbattuta nel 1977 lasciando intatti solo la casa del custode e alcuni elementi del parco, e la villa Mazzini, abbattuta nel 1985.

Nella Villa Malpensata, sul lungolago, ha sede il Museo d'arte moderna.

È possibile rinvenire nell'archivio privato G. C. A dell'ex Comune di Castagnola, ora frazione della città, un fatto interessante: la Villa Wesphal a Cassarate è stato uno dei punti d'appoggio dei servizi segreti americani in Ticino durante la seconda guerra mondiale.

Sul Viale Castagnola al n. 4 la Piscina coperta comunale fu edificata da Rino Tami negli anni 1977-1978. Al n. 27 la Villa ex Giambonini è un significativo esempio di costruzione in stile 'lombardo' realizzata da Bernardo Ramelli (1873-1930) nel 1909 circa, con facciate in finto mattone, finestre ispirate al primo rinascimento e torre angolare. Al n. 31 lHotel Villa Castagnola aperto nel 1885 da Charlotte Schnyder von Wartensee-Zeiger, più volte ingrandito, è un vasto complesso su pianta angolare all'interno di un parco. In via Lido lo stabilimento balneare realizzato da Americo Marazzi (1879-1963) nel 1928 è formato da un edificio principale con terrazza-ristorante semicircolare coperta; i corpi laterali comprendono le cabine in legno; la spiaggia di sabbia ha una fontana: raro esempio di lido d'epoca, poi trasformato parzialmente.

In Viale dei faggi al n. 9 si nota la Casa d'appartamenti edificata da Aurelio Galfetti (nato nel 1936) e Antonio Antorini (nato nel 1936) negli anni 1988-1989 avente il quadrato come modulo compositivo sia nell'impostazione planimetrica che nel disegno delle facciate. In Via maggio n. 1 ledificio amministrativo Caimato della fiduciaria Fidinam è una vasta costruzione a U, in laterizio, con bracci a testate oblique e corte interna eretto da Mario Botta negli anni 1986-1993. In Via delle scuole la Casa d'appartamenti La Torre è un piccolo grattacielo realizzato da Rino Tami negli anni 1956-1957, presenta una struttura portante a lame in calcestruzzo armato poste obliquamente in modo da offrire la vista sul lago a tutti gli appartamenti. In Via Concordia l'edificio della scuola elementare, progettato nel 1927 da Mario Chiattone, presenta un risalto centrale con pilastri ionici; nello stesso anno progetta in via Riviera n. 1 la Casa d'appartamenti con elementi art déco.

In magnifica posizione sul lago la Villa Favorita fu costruita forse nel 1687 per Karl Konrad von Beroldingen (1624-1706), i cui famigliari ricoprivano la carica di landscriba (segretario di concetto) nel baliaggio di Lugano. Nel 1732 passò alla famiglia dei conti Riva che fece eseguire dei lavoro di rinnovo, e nel 1919 al principe di Prussia Frederick Leopold Hohenzollern (1865-1931). Nel 1926 ampliò l'edificio mediante l'aggiunta di due ali laterali e un corpo a tre piani a monte, al di sopra del cortile a forma di esedra già esistente. Al posto di un terrazzamento ornato di statue, fu inoltre edificata ad ovest una galleria di collegamento all'edificio el 1692 denominato Glorietta. Nel1932 la proprietà fu acquistata dal barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza de Kászon (1875-1947) che vi trasferì la sua celebre collezione di quadri del castello di Rohoncz per cui fu costruita la pinacoteca su progetto di Giovanni Geiser; (dopo la sua vendita la collezione dal 1992 si trova a Madrid) al Museo del Prado.

La villa è inserita in un parco impostato nel 1919 con il lungo viale fiancheggiato da cipressi e pregiata e rara vegetazione, in cui sorgono diverse case e ville (trasformate in edifici accessori), limoniere, darsene, statue e fontane. All'entrata ovest del parco e davanti la villa in corrispondenza della scala a due rampe che conduce al lago, vi sono due bei portali del secolo XVIII con cancelli in ferro battuto e pilastri sormontati da vasi e leoni. La villa a tre piani con facciata a cinque assi è caratterizzata da un portico su colonne binate a pianterreno e balcone dalla ringhiera in ferro battuto con lo stemma dei Riva; decorazione pittorica neoseicentesca sui prospetti esterni eseguita nel 1926.

Al n. 18 la Villa Helios è una dimora signorile realizzata da Otto Maraini (1863-1944) per Rosa Lepori negli anni 1901-1902; eretta su un terreno terrazzato, l'edificio alla volumetria articolata è caratterizzata da elementi architettonici e decorativi neobarocchi e dalla torre belvedere poligonale. Al n. 34 altra Villa del 1901 contraddistinta da un esuberante eclettismo. In Via Cortivo n. 24 la Villa Heleneum (ora Museo delle culture, proprietà del Comune di Lugano) è una residenza signorile classicheggiante con giardino e terrazze a scalea verso il lago, costruita per Héléne Biber su progetto del berlinese Hugo Dunkel negli anni 1930-1934. In Via San Michele la Casa Tettamanti unifamiliare progettata da Franco Ponti (1921-1984) e Milo Navone (nato nel 1933) negli anni 1969-1972, il tetto assume la forma di una cupola che sovrasta gli spazi di soggiorno, giocando con le forme del circolo e del quadrato.

Nella frazione di Aldesago nel nucleo spicca Casa Gianini, un edificio seicentesco con arcate su colonne e loggia. Sul Sentiero Trona la unifamiliare Casa Cattaneo progettata da Carlo Ponti e Milo Navone negli anni 1974-1975, in legno e pietra, assume il camino come fulcro della vita domestica intorno cui ruotano gli ambienti.

Nell'ex Comune di Brè, villaggio elevato sul versante nord del monte omonimo presenta nel nucleo abitato un percorso artistico con opere di noti artisti contemporanei tra cui spiccano quelle del locale pittore e scultore Marco Prati.

Nel Cimitero si segnalano il rilievo La dea della pace, concepito per la tomba della famiglia Guggenheim dall'artista locale Pasquale Gilardi detto Lelèn (nel 1916) e la tomba del pittore Wilhelm Schmid (1892-1971), vissuto a Brè, con il mosaico l'Ultima cena, da lui ideato.

Sulla vetta giunge la funicolare progettata dagli ingegneri E. Straub e Hans Heinrich Peter (1875-1931) fu inaugurata nel 1912; la stazione intermedia a Suvigliana e la stazione sommitale sono ispirati allo Heimatstil e all'architettura del châlet. Sullo sperone sud-ovest: ristorante con torre angolare e terrazza panoramica del 1912 circa.

Nella località di Caprino situata sulla riva sud-ovest del Ceresio sotto il Monte Caprino in faccia a Lugano è nota soprattutto per le sue cantine ricavate nella roccia fin dal secolo XVII da famiglie patrizie luganesi ed ora in gran parte riattate. Due case di vacanza sono state realizzate da Peppo Brivio (nato nel 1923) negli anni 1962-1963.

A Ligaino frazione dell'ex Comune di Pregassona, la Casa Pedrozzi è la dimora natale dello stuccatore Giovanni Battista Pedrozzi, attivo in Baviera, Turingia e Sassonia, ha un portale murato con l'affresco del secolo XVII raffigurante l'Annunciazione; all'esterno e in numerosi vani sono conservasti stucchi figurativi e ornamentali, in parte attribuiti al citato artista, della metà del secolo XVIII; sulle pareti della loggia dell'ala ovest, la più antica, è dipinta una serie di figure mitologiche, la Vergine, Santi, filosofi e altri personaggi, eseguiti forse dopo il 1779. Nella facciata di una casa vicina si conserva un portale murato sovrastato da un affresco tardocinquecentesco detto della Madonna della tenda verde.

Il Parco Ciani è il polmone verde della città, esso circonda l'omonima Villa Ciani (ora Museo di Belle Arti), una delle più belle residenze ticinesi ottocentesche, eretta per Giacomo Ciani e Filippo Ciani dall'architetto Luigi Clericetti nel 1840. I fratelli Ciani, durante le lotte per il Risorgimento italiano, diedero ospitalità a parecchi fuoriusciti tra cui Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo. Questi si accasò definitivamente a Castagnola nel villino di caccia di Pietro Peri. Il Parco Tassino, posto in prossimità della stazione ferroviaria in posizione panoramica. Nel punto più alto c'è la Torre Enderlin, dipinta di rosa. Grazie alla posizione, vi crescono piante come magnolie e rose a cespuglio, e vi è anche una colonia di daini e mufloni. Infatti il parco era in passato una piccola riserva di caccia della famiglia Enderlin. Passato poi ad alberghi come il Métropole e il Majestic, diventa proprietà delle Ferrovie Federali Svizzere che poi lo vendono alla Città di Lugano nel 1970.

Il Parco San Michele Situato a Castagnola, sopra Lugano, si adagia sui pendii del Monte Brè come una terrazza panoramica in posizione privilegiata e può essere raggiunto partendo da Cassarate. I suoi romantici sentieri, coperti di fronde di palme e fiancheggiati da cipressi, da fontane e da sculture di pietra grigia, conducono nel cuore di una flora tipicamente meridionale, ricca di glicini, di ibischi e oleandri che costituiscono il parco vero e proprio, ampio 12.000 m2, nel quale sorge la cappella dedicata a San Michele. Dietro la Cappella si estende la terrazza principale del parco, quella panoramica, dalla quale si gode una vista notevole; vi si trovano anche quattro colonne che rappresentano, sotto forma di figure sedute, modellate in sabbia rossa, quattro dei nostri sensi: l'udito, la vista, il tatto e il gusto. E proprio come in questa rappresentazione delle statue, il visitatore, attraverso la varietà e la bellezza della natura, ha la percezione concreta dei propri sensi. La Città sottostante e il suo traffico paiono cosa insignificante a confronto degli orizzonti e delle attitudini che lo sguardo può abbracciare.

Il golfo di Lugano, con i suoi porticciuoli, il Lido e l'arcuato lungolago si offrono da qui alla vista nella loro interezza: lo scenario è chiuso dal Monte San Salvatore che da questa angolazione rivela tutta la sua imponenza. In lontananza emergono le cime delle catene alpine in una fantasmagorìa di forme e di colori che al tramonto si fanno incandescenti. Sulla sinistra l'occhio può spaziare fino alla pianura padana dopo aver accarezzato le località di Melide, Campione d'Italia, Bissone, gli approdi sulla riva opposta ed i fianchi del Monte San Giorgio e della Sighignola. La sensazione che se ne trae è suggestiva: si è di fronte ad un angolo di terra privilegiata ammirabile da una delle più fortunate terrazze panoramiche che è preludio alle montagne più soleggiate d'Europa. Nel 1963 il parco fu acquistato dall'ex Comune di Castagnola che non era ancora unito a quello della Città di Lugano; l'aggregazione risale al 1972.

Per quanto riguarda l'architettura contemporanea, degni di nota sono: la Biblioteca cantonale, eretta dall'architetto Rino Tami (1940-41), autore della Chiesa di Cristo Risorto (1976) con moderne concezioni spaziali; il Palazzo dei Congressi, opera dell'architetto Rolf Otto (1965-1975); molteplici sono le costruzioni dell'architetto Mario Botta (1943, vivente): ricordiamo la Biblioteca del convento della Santissima Trinità, la Banca del Gottardo (1988) e Palazzo Ransila in pieno centro città, la pensilina della stazione degli autobus, nonché alcuni palazzi amministrativi o commerciali.

A Lugano ha sede l'Università della Svizzera Italiana con le facoltà di Scienze della comunicazione, Scienze economiche e Scienze informatiche. Nello stesso campus - anche se amministrativamente separata dall'Università della Svizzera Italiana - si trova la facoltà di teologia. Lugano è anche sede della SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) che propone il modello formativo delle University of Applied Sciences e rappresenta l'unica università di questo tipo in lingua italiana al mondo.

Nei pressi di Lugano (Manno) ha pure sede il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico, un'organizzazione nazionale con il compito di mettere a disposizione della comunità accademica - come pure della ricerca e del settore industriale - soluzioni tecnologiche avanzate nell'ambito del calcolo ad alte prestazioni. Il Centro, amministrativamente affiliato al Politecnico federale di Zurigo, sarà trasferito a Lugano (quartiere di Cornaredo) per il 2013.

Nonostante la folta presenza a Lugano di diversi artisti e magnati, la città non sempre ha seguito una politica culturale brillante. Infatti ha perso diversi pezzi artistici importanti come la Collezione Thyssen-Bornemisza che è stata trasferita a Madrid nel Museo del Prado, e destino simile hanno rischiato in passato altre collezioni.

Negli ultimi periodi si sta cercando di recuperare il patrimonio artistico come la stessa Villa Favorita, che in passato conteneva la collezione Thyssen (Swissinfo: Il risveglio di Villa Favorita).

Per alcuni anni, nell'ex comune di Viganello, presso la sede in disuso dei Molini Bernasconi, aveva trovato sede il CSOA il Molino, che ha proposto attività sociali e culturali nel quartiere. La presenza del centro è stata osteggiata da una parte della popolazione per questioni legate all'ordine pubblico. Contro la presenza del centro è stata fondata l'associazione ARDOS. Nel giugno del 1997 un incendio doloso brucia la struttura e sulle sue ceneri nel 2006 verrà edificato il nuovo centro commerciale Coop. Il centro sociale trova oggi spazio dentro le strutture dell'ex macello comunale.

Nell'attuale scena, composita dal profilo sia organizzativo che stilistico (teatro di prosa, teatro di marionette, teatro-danza, teatro-multimediale) si possono ricordare: I Teatranti di Pietro Ajani, il Teatro Pan, il Teatro Sunil, Luganoteatro, la Markus Zohner Theater Compagnie, il Teatro delle Radici, il Teatrodanza Margit Huber, ecc.

Ogni autunno Lugano propone la tradizionale festa d'autunno - festa della vendemmia (prima settimana di ottobre).

A Lugano, che è anche sede del Conservatorio della Svizzera italiana, vi sono diverse manifestazioni musicali quali "Estival Jazz" (prime settimane di luglio), "Blues To Bob" (tra agosto e settembre) il "Progetto Martha Argerich", la "Primavera Concertistica" o "Palco ai giovani". L'Auditorio Stelio Molo (della RSI) offre durante l'anno una lunga serie di concerti (soprattutto jazz, musica classica e musica da camera ma non solo). Numerosi sono i gruppi ticinesi che spaziano in diversi generi musicali. Si può dire che la scena musicale non manca certo di componenti anche se molti musicisti, ormai da anni, rivendicano maggiori spazi in cui potersi esibire.

A Lugano ebbe luogo, nel 1956, la prima edizione del primo Eurofestival.

Lugano è storicamente una città sportiva le cui formazioni, nonostante il numero di abitanti piuttosto modesto, hanno sempre primeggiato a livello nazionale.

L'Hockey Club Lugano (HCL), si è laureato campione svizzero sette volte: nel 1986, 1987, 1988, 1990, 1999, 2003 e 2006. A livello europeo, l'HCL è giunto due volte terzo nella Continental Cup, una volta quarto nella European Hockey League ed ha partecipato due volte alla fase finale della Coppa dei Campioni. La squadra femminile ha vinto il titolo svizzero nel 2006, nel 2007 e nel 2009.

L'Associazione Calcio Lugano (AC Lugano), nasce all'inizio del 2003 dal settore giovanile del FC Lugano fallita dopo alcune traversie economiche e dopo aver militato per diversi anni nella serie maggiore, sfiorando la vittoria dello scudetto e partecipando a diverse coppe europee.

La nuova squadra del Lugano partecipa nel 2003 al campionato di 2° Lega Interregionale. Sempre lo stesso anno, a giugno, un'altra formazione luganese, il Malcantone-Agno viene promossa in LNB svizzera, ora Challenge League. Le due società a metà del 2004 si uniscono con l'intento di riportare nel campionato Super League svizzera la squadra della città.

Il 20 giugno 1954 lo stadio di Cornaredo ha ospitato una partita dei Campionati Mondiali di Calcio (Italia-Belgio 4-1).

A Lugano ha sede la squadra del Lugano Tigers, campione svizzero nel 2006.

Vi ha sede la squadra della Pallavolo Lugano che milita nella massima serie.

Vi ha sede la squadra della Pallanuoto Lugano, campione svizzero nel 2006.

A Lugano si disputa un importante torneo ATP Challenger Series a livello mondiale. Ha vinto il premio come miglior Challenger ed è stato premiato da Marat Safin.

Dal 11 al 14 settembre 1997 si è disputata la Finale di Coppa del Mondo di Tiro a segno. Tutte le discipline Olimpiche erano rappresentate (pistola e carabina) alle distanze di 10, 25 e 50 m. Alla manifestazione erano qualificati diversi campioni olimpici.

Il 30 gennaio 2006 la fiaccola olimpica, sulla strada dei Giochi olimpici invernali di Torino è transitata da Lugano con una manifestazione seguita da un grande pubblico. Tedofori famosi hanno portato la fiaccola: una tra i tanti Michela Figini, vincitrice della medaglia d'oro nella discesa libera alle Olimpiadi invernali di Sarajevo del 1984.

Nel 1953 e nell'ottobre del 1996 a Lugano si sono svolti i Campionati del mondo di ciclismo su strada.

Il 6 giugno 1998 la 21a tappa del Giro d'Italia 1998, una cronometro individuale, si è conclusa a Lugano con la vittoria dell'ucraino Serhiy Honchar.

Nel 2003 Lugano ha ospitato il Campionato del mondo di mountain bike, sulla pendici del monte Tamaro. Dopo il Gran Premio Insubria vinto dal toscano Francesco Ginanni il 28 febbraio, il 1° marzo 2009 si è tenuto il Gran Premio di Lugano per professionisti, - vinto da Remi Pauriol, - quale prologo al Campionato mondiale di ciclismo su strada 2009 che si terrà sul circuito di Mendrisio.

L'Ospedale regionale di Lugano si suddivide in due sedi, ubicate in zone diverse della città: l'Ospedale Civico e l'Ospedale italiano. Il nosocomio ha il compito di assicurare al distretto di Lugano l'assistenza ospedaliera di base e una serie di servizi specialistici di dimensione regionale e cantonale.

A Lugano ha inoltre sede il Cardiocentro Ticino, uno dei più importanti centri specializzati a livello svizzero e internazionale. Gestito da una fondazione privata, ma integrato nel servizio sanitario cantonale, il Cardiocentro Ticino è una struttura all'avanguardia nelle specializzazioni di Cardiologia, Cardiochirurgia e Cardioanestesia. È un ospedale acuto, cioè garantisce cure di primissimo intervento, ma dispone anche di un servizio di Day Hospital. La Fondazione non ha scopo di lucro ed è stata espressamente concepita per fini di pubblica utilità, in particolare a favore dei pazienti ticinesi.

I trasporti pubblici cittadini sono garantiti dalla TPL SA che offre linee di bus in città. ARL SA gestisce la rete di bus per i comuni del Luganese e i collegamenti con il resto del cantone sono assicurati dal sistema ferroviario suburbano ticinese. Le relazioni internazionali con l'Italia e oltre-Gottardo sono garantite dalle Ferrovie Federali Svizzere e da Cisalpino.

Una volta c'erano quattro ferrovie nella regione: la Ferrovia Lugano-Ponte Tresa, che è l'unica ancora in servizio, la Ferrovia Lugano-Cadro-Dino (LCD), la Ferrovia Lugano-Tesserete (LT) e il tram di Lugano. Tra il 1954 e il 1959 il tram è stato gradualmente sostituito da filobus, il quale a sua volta, dopo essere stato trascurato e dopo che alcuni veicoli avevano addirittura perso il diritto a circolare, è stato tolto dal servizio il 30 giugno 2001 e sostituito da bus a benzina.

A ovest di Lugano si trova l'aeroporto di Lugano-Agno.

Lugano è stata ed è meta di soggiorno di diversi uomini illustri.

Sotto la guida dei Padri Somaschi presso l'Istituto scolastico Sant'Antonio, che si trovava dove sorge tuttora la chiesa dedicata all'omonimo santo, studiò dal 1796 al 1798 Alessandro Manzoni.

Nel 1946 si stabilì a Brè l'artista Joseph Birò che lavorò tantissimo anche nella locale Chiesa di San Fedele. Rimase qui fino al 1974. Si trasferì in seguito a Lugano, dove morì nel 1975.

Vi ha soggiornato per un giorno (18 agosto 1832) François-René de Chateaubriand in Villa Tanzina. Tuttavia è stato un soggiorno molto intenso che aveva colpito molto il poeta e scrittore che vi aveva dedicato un intero capitolo nelle sue "Mémoires d'outre-tombe". Lo aveva colpito l'atmosfera molto vicina all'anima del Romanticismo, e aveva avuto anche l'intenzione di crearvi una stamperia.

A Lugano aveva soggiornato anche Friedrich Nietzsche a causa del suo cattivo stato di salute. Era stato un soggiorno durato dal 16 febbraio 1871 all'Hôtel du Parc, fino al 2 aprile 1871.

La cantante Mina ha scelto Lugano come luogo nel quale vivere, così come aveva fatto Giorgio Strehler, che qui è morto. Vi risiede anche Megan Gale.

Qui è morto anche il pianista italiano Arturo Benedetti Michelangeli nel 1995.

Attualmente vi ha sede lo studio dell'architetto Mario Botta.

A Montagnola, già comune residenziale della immediata periferia Luganese ed oggi frazione di Collina d'Oro, hanno soggiornato per lunghi periodi sia lo scrittore Hermann Hesse che George Harrison e il direttore d'orchestra Bruno Walter.

Tra il 1957 e il 1967, l'attore comico italiano Antonio De Curtis, in arte Totò, visitò spesso Lugano, prendendo anche in affitto un'abitazione in Riva Caccia.

Lugano è anche stata luogo di rifugio o di esilio per molti personaggi nell'800 e '900.

Dapprima ospitò i repubblicani, fra cui i fratelli Ciani, Giuseppe Mazzini, poi i comunardi o internazionalisti Benoît Malon, Michail Bakunin (che nel 1874 acquistò Villa Besso nel quartiere omonimo alla periferia di Lugano), indi i socialisti Enrico Bignami, Angelo Oliviero Olivetti, Alceste De Ambris. Nel 1894 vi si rifugiò il poeta anarchico Pietro Gori e l'anno dopo, per la sua cattura e l'espulsione da Lugano, compose i versi Addio a Lugano.

Inoltre Eugenio Montale pubblicò la raccolta di poesie Finisterre nel 1943 a Lugano dato che in Italia vi era la dittatura fascista.

Ricordiamo anche il pilota automobilistico tedesco Rudolf Caracciola.

Per la parte superiore



Hockey Club Lugano

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L'Hockey Club Lugano, è una squadra di hockey su ghiaccio con sede a Lugano (Svizzera), e compete nel campionato svizzero di hockey su ghiaccio nella massima serie.

L'Hockey Club Lugano è oggi uno dei club sportivi più affermati e vincenti dell'hockey svizzero. Dalla stagione 1985/86 (anno di introduzione dei playoff) ha infatti conquistato sette titoli svizzeri (1986, 1987, 1988, 1990, 1999, 2003 e nel 2006), altre cinque finali dei playoff, due partecipazioni al turno finale della Coppa Campioni, un Top Four Final di Eurolega, un atto conclusivo della Coppa Spengler, due terzi posti nella Superfinal della IIHF Continental Cup e un terzo posto alla IIHF European Champions Cup (Super Six).

Fondato ufficialmente l'11 febbraio 1941, ha festeggiato nella stagione 2000/2001 i suoi sessant'anni di vita (giocando per l'occasione una partita casalinga indossando una maglia vintage).

L'entusiasmo e la passione popolare che i colori bianconeri sanno suscitare sono stati davanti agli occhi di tutti in occasione dei festeggiamenti alla pista della Resega e in Piazza della Riforma, il cuore dei luganesi, nel mese di aprile del 1999, quando più di ottomila persone hanno accolto trionfalmente gli eroi del campionato 1998/1999 conquistato alla Valascia contro i cugini-rivali dell’Hockey Club Ambrì-Piotta.

A prescindere dal risultato della sua prima squadra, che funge evidentemente da veicolo trainante, l'Hockey Club Lugano costituisce una significativa realtà della regione a sud del Monte Ceneri, profondamente radicata nel tessuto luganese, ticinese e svizzero. Basti pensare che la campagna per la sottoscrizione popolare delle azioni della Hockey Club Lugano SA ha saputo coinvolgere quasi mille diversi azionisti tra tifosi, enti pubblici e privati. In questo senso la funzione sociale svolta in particolare dalla Sezione Giovanile dell'Hockey Club Lugano, che conta oggi oltre trecento iscritti nelle diverse categorie di età e sette allenatori professionisti, è riconosciuta e apprezzata.

La società HC Lugano comprende le sezioni giovanili, il Ladies Team che gioca nella massima lega femminile e l'HC Lugano-Ceresio che milita in prima lega.

Il partner team è l'EHC Basel , che milita nella Lega Nazionale B.

La storia dell'HC Lugano, dalle sue origini fino ai giorni nostri .

L'Hockey Club Lugano viene costituito nel corso della stagione 1940/1941 quando, sul laghetto di Muzzano si giocavano le prime partite contro i "cugini" di Ambrì e le squadre improvvisate di Muzzano, Massagno e Paradiso. La costituzione vera e propria del club ha luogo durante la seduta dell'11 febbraio 1941 nella saletta del Ristorante Apollo. Tra i soci fondatori ci sono Antonio Caslani, i fratelli Arrigo, Ivo Badaracco, Bruno Soldini, Dino Bernardoni, Ivo Molina, Renato Crivelli, Guido Keller, Tullio Visani, Pepi Paulon, Livio Balmelli, Renato Paganetti, Kurt Tritten, Ezio Bernasconi, Bobo Trachsel e Alfonso Weber. Proprio quest'ultimo viene eletto presidente anche perché, giocando nel FC Lugano, può assicurare alla squadra le maglie. Sette anni dopo la fondazione, il club abbandona il lago di Muzzano per andare nel quartiere di Loreto. Il cambiamento porta indubbiamente beneficio, facendo conoscere pian piano il gioco dell'hockey ai rioni cittadini.

A Loreto si svolgono le prime vere partite di disco su ghiaccio con esibizioni, tra l'altro, di quelli che sarebbero diventati i campioni del mondo: i canadesi del Mercury. Malgrado il gioco dell'hockey prenda sempre più piede, le autorità cittadine continuano a considerare Lugano città sostanzialmente calcistica.

A nulla servono in particolare gli sforzi dell'allora presidente Luigi Bellasi nella ricerca di un sostegno della politica locale, con conseguente sfratto anche da Loreto.

Nel 1955, dopo mille peripezie, il Lugano gioca alcune partite su quello che d'estate era il campo da tennis della pasticceria Münger di Paradiso. Il tutto grazie a due grandi animatori della famiglia bianconera: Cuccio Viglezio e Guido Keller. Sempre nel 1955 Albino Mangili mette in funzione l'impianto di Noranco.

E proprio a Noranco approda il primo vero acquisto della storia bianconera: il grigionese Beat Rüedi.

Con Rüedi arriva il primo vero esempio da seguire: oltre a giocare e allenare, Rüedi si muove abilmente a tutto campo per poter realizzare quello che a Lugano era considerato un vero sogno: la pista artificiale. Nei tre anni trascorsi a Noranco il Lugano disputa i suoi primi campionati ufficiali e nel 1956 festeggia la sua prima promozione in prima divisione. Presidente è sempre Luigi Bellasi, mentre in comitato entrano l'onnipresente Cuccio Viglezio e Antonio Bariffi, già giocatore e che sarebbe divenuto in seguito il primo ticinese a rivestire la carica di presidente della Lega Nazionale. Durante l'ultima stagione a Noranco, il Lugano trova anche il suo primo acquisto canadese: Bob Mitchell, difensore prelevato dai Diavoli di Milano che per primo mostrerà a Lugano il significato del termine slapshot, ovvero il potente tiro dalla distanza della linea blu.

Il 1° dicembre del 1957 viene inaugurata la prima pista artificiale che porterà il nome di Resega.

Fra i presenti quel giorno anche colui che trent'anni anni dopo avrebbe portato il Lugano ai vertici dell'hockey svizzero e internazionale: Geo Mantegazza. Ingegnere di professione, proprio facendo i calcoli statici della Resega ha il primo contatto con il club bianconero. L'appuntamento più importante vissuto nei primi anni della Resega è ai quei tempi la Coppa Pedrolini, dal cognome della famiglia allora proprietaria dell'impianto, che ospita le più forti compagini europee come lo Stoccolma, i Wembley Lions, il Parigi e i Diavoli di Milano.

La stagione inaugurale della Resega coincide con il primo professionista che indossa la maglia bianconera: Gene Miller, seguito a breve dal funambolico sino-canadese Larry Kwong. Alla fine degli anni 50 passa da Lugano pure un giovane svizzero di nome Gérald Rigolet che in seguito, con il Villars e lo Chaux-de-Fonds si sarebbe rivelato uno dei più grandi portieri della storia dell'hockey svizzero. Nella stagione 1963/1964 l'HCL raggiunge finalmente l'agognata promozione in LNB grazie all'ingaggio del difensore Elwyn Friedrich e dell'ala Roland Bernasconi, entrambi nazionali e già campioni svizzeri con il Villars. In quella stagione si affaccia sul ghiaccio della Resega un grande talento che avrebbe fatto storia a Lugano: Alfio Molina.

Ed è proprio il quindicenne Alfio Molina a trascinare la squadra bianconera verso la serie B che viene conquistata per la precisione il 29 febbraio del 1964 sulla pista di Rapperswil. Grande è poi lo choc per i sostenitori dell'Ambrì quando il Lugano supera i rivali in Coppa Svizzera: la partita si decide ai supplementari con una rete di Moretti. La vendetta dell'Ambri in campionato è comunque terribile: 13 a 2! A tutt'oggi l'affermazione più netta nella lunga storia dei derby. Ecco alcuni tra i nomi dei giocatori che hanno segnato i primi anni della storia bianconera alla Resega: Friedrich, Faoro, Moretti, Stephani, Hochstrasser, Mazzola, Brambilla, Molina, Rezzonico, Corti, Giudici, Bernardoni. Nelle varie formazioni di quegli anni s'inseriscono anche tre leventinesi: Silvio Baldi, Ennio e Danny Tenconi.

Riserva di Molina è Roger Corpataux. Nella stagione 1970/1971, con gli acquisti di Arturo Baldi dall'Ambri, Marzio Agustoni, un bellinzonese messosi in luce nel Grasshopers, di Bernard Côté e del cecoslovacco Karel Blazek, protagonista di una vera fuga in Svizzera durante un torneo a Lugano, i bianconeri festeggiano la promozione in LNA.

L'incontro chiave della stagione è Lugano-Losanna disputato alla Resega davanti a 6000 spettatori e vinto dai bianconeri per 3 a 1! La squadra comprende ben otto giocatori del vivaio: Molina, Corti, Rezzonico, Giudici, Brambilla, Bernardoni, Bernasconi e Cereghetti. A trent'anni dalla sua fondazione, la società vede così il sogno diventare realtà! Dopo il Vallese il Ticino è il secondo Cantone a vantare due club nella massima categoria. Molina corona la sua straordinaria carriera quando, ai mondiali di Praga, risulta il secondo miglior estremo difensore in assoluto mentre l'avventura dei bianconeri in LNA dura solo due stagioni dopo la retrocessione in LNB nella stagione 72/73.

Il Lugano si appresta così a trascorrere nove anni nella serie cadetta, tra risultati altalenanti, anche se con diversi giocatori che negli anni 70 infiammano la Resega come i finnici Juha Pekka Rantasila e Henry Leppä e lo statunitense Tom Vanelli.

Nel 1975 il club bianconero fa le valige e si trasferisce nella prima pista coperta di Lugano: quella di Mezzovico-Vira.

I bianconeri vi giocheranno due campionati, il tempo necessario per coprire definitivamente anche la Resega. Nel 1978 nella storia del Lugano e dell'hockey svizzero entra colui che nel giro di pochi anni diventerà un grande personaggio: Geo Mantegazza. Con lui si materializza anche quello che molte volte sarà il settimo giocatore sul ghiaccio: la Curva Nord! Il nuovo staff dirigenziale formato da Geo Mantegazza, Severo Antonini e Fausto Senni conquista subito due risultati storici: per la prima volta il Lugano si classifica davanti all'Ambri, per la prima volta, il 23 ottobre 1979, viene espugnata la Valascia (5-2). L'uomo in più è nell'occasione Jim Koleff che diventa l'idolo della Nord. Vestirà i colori bianconeri per due stagioni.

Nella stagione 1979/1980 ritorna a Lugano dopo l'esperienza a Losanna anche un giocatore che resterà legato ai colori bianconeri per molto tempo: Fabio Gaggini.

Due grandi nomi approdano nel 1980 sulle rive del Ceresio. Freschi della straordinaria medaglia d'oro conquistata con la nazionale statunitense alle olimpiadi di Lake Placid, arrivano infatti Mark Pavelich e John Harrington. Ma i due deludono tifosi e società e si fermano a Lugano solo un campionato. Pavelich passerà poi ai New York Rangers risultando uno dei migliori.

La Resega vive comunque in quegli anni uno dei suoi campionati più affollati facendo registrare una media di quasi 8.000 spettatori a partita! Così, nella stagione 1981/1982 Lugano decide di investire parecchio nella campagna acquisti, regalandosi ben otto nuovi giocatori. Fra tutti spicca il nome del capitano della nazionale svizzera Aldo Zenhäusern. Gli stranieri sono Réal Vincent e Bernard Gagnon.

Altri due importanti arrivi sono quelli di Claude Domeniconi, arcigno difensore che negli anni successivi darà molto al club e Bruno Rogger, dei primi svizzeri d'America. Fino a dicembre però la squadra non rende come ci si aspetta, l'allenatore-giocatore Vincent decide allora di dedicarsi esclusivamente al ruolo di coach, abbandonando quello di difensore: al suo posto inserisce Rogger, fino a lì attaccante, mentre in attacco viene ingaggiato un nuovo straniero: Bob Sirois.

La mossa risulta vincente e il Lugano torna in LNA unitamente ai cugini leventinesi dopo un'entusiasmante poule di promozione, trionfatore anche su piste prestigiose come l'Allmend di Berna e l'Hallenstadion di Zurigo. Per l'avventura in serie A, il Lugano ingaggia un difensore americano, Bob Hess, oltre 300 partite in NHL e la capacità di infiammare i tifosi con discese spettacolari anche se non sempre redditizie. Altri giocatori di esperienza rinforzano i colori bianconeri: Giovanni Conte, Daniel Blaser e Jean-Claude Courvosier.

Ma il vero acquisto è la grande promessa dell'hockey svizzero: l'appenzellese Jörg Eberle. Il campionato dei bianconeri non è comunque memorabile con il sesto posto finale. A fine stagione un artefice della scalata bianconera in LNA appende definitivamente i pattini al chiodo: Alfio Molina.

Eberle lascia invece Lugano per trasferirsi a Davos. Per dare una scossa a tutto l'ambiente il presidente Mantegazza avvia allora una vera rivoluzione tecnica, chiamando un nuovo allenatore dalla Svezia: si tratta di John Slettvoll. Con lui, inflessibile dentro e fuori dal ghiaccio, arriva un giocatore destinato a diventare il beniamino della Resega: Kent Johansson!

Lo scattante no. 25 ha qualche problema di ambientamento, ma dopo Natale ecco la sua esplosione! Al suo fianco, un finlandese che non sempre si dimostra l'ala adatta per Johansson: Häkan Hjerpe.

L'entusiasmo per l'hockey a Lugano cresce e altri giocatori importanti completano una rosa sempre più competitiva, ossia Beat Kaufmann e Arnold Lörtscher.

La stagione 1983/84 è molto regolare: la squadra si classifica al 4. posto. Per affrontare la stagione 1984/85, il Lugano di Slettvoll si rinforza ulteriormente con due pedine fondamentali: Mats Waltin e Fredy Lüthi.

Il primo è un vero pilastro della nazionale svedese: con Ingemar Stenmark e Björn Borg fa parte dei miti dello sport svedese. Con loro arriva anche un altro giocatore che trascorrerà diverse stagioni in bianconero: Beat Eggimann.

Tra le partenze da notare quelle di Aldo Zenhäusern e Martin Lötscher mentre Fabio Gaggini chiude la carriera agonistica. Lo squadrone bianconero insegue i campioni del Davos per tutta la stagione ma non gli riesce di strappare l'ennesimo titolo ai grigionesi. Conclude comunque quella che fino a lì è la miglior stagione della sua storia con la conquista del secondo posto. Gran mattatore tra i bianconeri è il folletto Johansson.

Slettvoll prepara la stagione 1985/1986 consapevole che potrebbe essere davvero la stagione più importante della storia del club bianconero. La campagna acquisti porta a Lugano due altre pedine di belle speranze: Sandro Bertaggia e Andy Ton mentre ritorna da Davos, reduce da due titoli nazionali, Jörg Eberle. Con loro arriva anche un grigionese talentuoso: Roberto Triulzi da St. Moritz.

Una stagione, quella 1985/1986, da incorniciare che finisce con il premio più ambito, cioè la consegna a capitan Kaufmann della coppa dei primi playoff svizzeri vinta sulla bellissima pista di Davos. Il Lugano è campione svizzero. Mattatore della serata e del campionato intero ancora una volta Kenta Johansson con ben quattro reti nella gara decisiva che rovesciano il punteggio da 2-4 a 7-5! La pista di Davos è tinta totalmente di bianconero con più di 3000 tifosi a seguire la squadra. E quella sera comincia quella che sarebbe diventata l'era del "Grande Lugano". Seguendo il detto "squadra che vince non si cambia" Slettvoll affronta la sua prima stagione da campione in carica con gli stessi giocatori dell'anno precedente. Da notare infatti solo l'arrivo del portiere Urs Räber, destinato a fare staffetta con Thierry Andrey.

Durante la stagione 1986/1987 che vede sempre il Lugano in testa alla classifica, passa da Lugano per qualche partita anche l'artefice di quella che sarebbe risultata la più grossa bagarre nella storia del derby ticinese: Mats Hallin. L'86/87 è anche la stagione che lancia il Lugano in Europa. Vittoriosi dapprima a Berlino Est, i bianconeri eliminano quella che era considerata a quel momento la squadra occidentale più forte in assoluto: il Colonia! Nessuna squadra svizzera era mai riuscita a raggiungere il traguardo della fase finale della Coppa Europa. In campionato il Lugano si ripete alla grande, conquistando il suo secondo titolo nazionale in finale dei playoff contro il Kloten. A fine stagione diverse pedine fondamentali lasciano però il Lugano: Waltin, Lörtscher, Kaufmann, Triulzi e Von Gunten.

Per rimpiazzare le diverse partenze, dovute soprattutto al ritiro delle competizioni, sono chiamati per la stagione 1987/1988: il finlandese Kari Pekka Eloranta, Peter Jaks, Thomas Vrabec, Didier Massy e Remo Walder. Malgrado Slettvoll abbia una squadra da costruire, il Lugano si conferma padrone del campionato. Dopo il dominio nella regular season, nei playoff si aggiudica infatti il suo terzo titolo consecutivo, ancora a spese del Kloten.

I bianconeri s'impongono nella finale in tre partite vincendo l'ultima gara alla Resega con una rete di Vrabec al tempo supplementare sotto una Curva Nord letteralmente in delirio! Nota di riguardo anche per la Coppa Europa svoltasi in una Resega entusiasta. Gli ospiti d'onore sono CSKA Mosca, allora grande leader mondiale con le leggende Larionov, Makarov, Krutov e Fetisov!, il Färjestad e il Kosice.

Nulla può tuttavia il Lugano contro questi mostri sacri dell'hockey europeo. Il Lugano di John Slettvoll e Geo Mantegazza conquista il primo posto anche nella regular season 1988/1989. Quando però si avvicina la primavera, gli orsi bernesi si svegliano dal letargo e gli uomini della capitale federale soffiano al Lugano il titolo!

La sfida infinita si conclude dopo cinque battaglie alla Resega, sotto gli occhi increduli dei tifosi bianconeri.

Per la prima volta dall'introduzione dei playoff il Lugano lascia il titolo nazionale ad un avversario. La grande delusione porta alla sofferta separazione del pubblico dal suo grande idolo: Kenta Johansson. Con lui ritorna nel suo Ambri anche Peter Jaks e lascia Lugano anche Thierry Andrey.

A rilanciare il Lugano nella stagione 1989/1990 sono così chiamati il portiere Markus Bachschmied, il difensore Patrice Brasey e lo sconosciuto statunitense Lane Mc Donald. L'americano a campionato inoltrato, deve dire addio all'hockey per un grave problema ad un occhio. Il Lugano si trova costretto a cercare un nuovo straniero e ingaggia il ceco Dusan Pasek. Squalificato quest'ultimo dopo una violenta bagarre contro l'Ambrì, il "Mago" Slettvoll decide di chiamare a Lugano per i playoff un piccolo nippo-canadese di nome Steve Tsujiura. Questo piccolo grande uomo sarà all'origine del quarto titolo nazionale dei bianconeri, formando con Ton e Eberle una linea terribile! In finale il Lugano si prende la rivincita per la precedente stagione vincendo in quattro partite e conquistando il titolo nell'impressionante pista dell'Allmend gremita di tifosi bianconeri. Il Lugano scrive ancora una volta il suo nome nell'albo d'oro dell'hockey svizzero. Un successo che in pratica chiude l'era del grande Lugano e con essa l'era di un presidente amatissimo dal pubblico, quella di Geo Mantegazza. Il Presidentissimo lascia infatti la squadra nelle mani di un altro beniamino della Resega: Fabio Gaggini.

Gaggini e Slettvoll si affidano per la stagione 1990/1991 a due stelle svedesi: Magnus Svensson, difensore potente e dal gran tiro e Mats Näslund, una star della NHL. Con loro approda a Lugano dall'Ajoie anche il portiere Wahl.

La stagione si chiude con il secondo posto in regular season e la sconfitta nella finale dei playoff contro il solito Berna in quattro partite. Il Lugano corona comunque l'annata con una nuova partecipazione al turno finale di Coppa Europa a Düsseldorf dove sfiora l'exploit con i campioni finlandesi del Turku.

Siamo all'inverno 1991/1992, uno dei più difficili. Il Lugano affronta la stagione con diversi nuovi acquisti. Per Näslund e Svensson, arrivano Gingras e Thibaudeau. Partono anche gli svizzeri Brasey, Fontana e Bachschmied e giungono sulle rive del Ceresio Doug Honegger, André Rötheli, Patrick Sutter, JJ Aeschlimann e John Fritsche.

Alla nona stagione alla guida del Lugano come allenatore, il "Mago" Slettvoll entra in crisi e con lui il suo Lugano.

Una stagione tribolata con il secondo rango nella regular season e, subito dopo i Giochi Olimpici, la cocente eliminazione ai quarti di finale dei playoff ad opera dello Zurigo di Arno del Curto. Per la prima volta nella storia dei playoff, il Lugano non è presente in finale. L'impresa della stagione resta comunque la qualificazione dei bianconeri alla finale della Coppa Spengler dove il Lugano stravince contro il Mannheim, batte il Malmö al supplementare, perde di misura dal Team Canada e batte ai rigori il CSKA Mosca! Il giorno successivo, nell'atto conclusivo, i maestri russi s'impongono per 5 a 2. Separatosi a fine stagione da John Slettvoll, il Lugano cerca una nuova filosofia di gioco e un nuovo stile di società.

Alla guida della squadra per la stagione 1992/93 viene ingaggiato il canadese Andy Murray, uomo dalla squisita gentilezza. Con lui arriva a Lugano un mito, colui che ha formato per anni un quintetto imbattibile nella nazionale russa e nel CSKA di Mosca: Igor Larionov.

Ad affiancare questa stella di prima grandezza dell'hockey mondiale, il ceco Petr Rosol. A Lugano atterrano da Berna anche due nazionali: Sven Leuenberger e Patrick Howald, oltre allo svizzero-canadese Mark Astley.

Sulla carta fortissimo, il Lugano non riesce però a prendere quota. Murray fatica ad adattarsi alla mentalità europea e a dicembre il club si vede costretto dalla situazione interna allo spogliatoio ad allontanarlo per richiamare Slettvoll. In aiuto arriva anche il canadese Brian Propp che con un Larionov finalmente ristabilitosi dopo una lunga pubalgia, formerà un duetto pericolosissimo. Tutto questo non basta però ad andare oltre la semifinale dei playoff. I bianconeri vengono infatti eliminati ai rigori dal Kloten alla Resega.

Larionov lascia Lugano e torna nella NHL dove vincerà per due anni di fila la Stanley Cup con i Detroit Red Wings. Con lui partono Massy, Lüthi, Propp, Rosol ed Eggimann.

La stagione 1993/94 porta allora sulle rive del Ceresio altri due svedesi: Jan Larsson e Pär Djoos, oltre a Sami Balmer e due novellini destinati a diventare beniamini del pubblico bianconero: Lars Weibel e Marcel Jenni, scovati da John Slettvoll nella nazionale Under 18 da lui diretta.

La novità più grande della stagione 1993/1994 è tuttavia la pista provvisoria chiamata Reseghina.

La vecchia Resega è infatti in fase di demolizione in attesa della costruzione di un impianto nuovo e moderno.

Terzo in regular season, il Lugano di Slettvoll viene eliminato nelle semifinali dei playoff una volta ancora ad opera del Kloten guidato da Michael Johansson, il fratello di Kenta.

John Slettvoll cambia ruolo e diviene il direttore sportivo dei bianconeri con il finlandese Timo Lahtinen ad occupare la panchina. I rinforzi per il campionato 1994/1995 si chiamano Tommy Sjödin, Pat Schafhauser e Peter Kobel.

Il campionato 1994/95 porta il Lugano alla conquista del 2. posto nella regular season alle spalle dello Zugo.

Ma i playoff, ancora una volta, tradiscono i bianconeri, eliminati nei quarti di finale dal solito Kloten che si impone alla Reseghina alla quinta sfida. Corroborata dal buon spettacolo offerto, la società rinnova la fiducia a Lahtinen e chiama a Lugano, per dargli una mano, un fresco vincitore della Stanley Cup, il franco-canadese Stephane Lebeau, oltre a due vecchie volpi dei cugini biancoblu, Keith Fair e Rick Tschumi. Il campionato 1995/96 si apre con un avvenimento che passerà alla storia: l'inaugurazione della tanto desiderata nuova pista della Resega, avvenuta il 25 settembre 1995 con la prima di campionato fra Lugano e Losanna. Dopo l'indimenticabile festa però iniziano i tempi duri e a ottobre il club si separa per mancanza di risultati da Lahtinen. John Slettvoll torna allora in panchina ma l'arma non si rivela vincente.

Il Lugano conclude il campionato solo al 7. rango e nei playoff viene subito eliminato, guarda caso ancora dal Kloten. Oltre che per l'inaugurazione della Resega, la stagione 1995/1996 sarà ricordata per il triste destino toccato al difensore bianconero Pat Schafhauser che la sera del 5 dicembre 1995, sulla pista di Davos, va a sbattere violentemente contro la balaustra procurandosi una lesione del midollo spinale che lo costringe sulla sedia a rotelle. Dopo questo triste incidente viene costituita su iniziativa del Lugano la Fondazione Pat Schafhauser, ideata allo scopo di creare un fondo per eventuali incidenti di gioco. La Fondazione organizza ogni anno il famoso All Star Game.

Per la stagione 1996/1997 occorrono nuovi stimoli e il Lugano chiama alla transenna una vecchia conoscenza dell'hockey bianconero: Mats Waltin, reduce da due stagioni alla guida del Davos. Con lui arriva un altro grande svedese, Michael Nylander che lascia i Calgary Flames (NHL) per indossare la maglia bianconera.

Parte invece per motivi professionali colui che con Kenta resterà per sempre nel cuore dei tifosi luganesi, ovvero Jörg Eberle. Con lui lascia il club anche il nazionale Sutter.

La stagione 96/97 è abbastanza deludente nella prima fase. Poi la squadra cresce, ispirata da Nylander e rinforzata dal russo Pavel Torgaev, sconfigge finalmente lo spauracchio Kloten prima di essere battuta nella semifinale dei playoff dal Berna di Gaetano Orlando.

La tifoseria ha fame di vittorie e la società appronta una campagna acquisti da protagonista. Oltre ai promettenti giurassiani Julien e Geoffrey Vauclair, arrivano il nazionale Patrick Fischer, Andy Näser, il canadese Todd Elik, croce e delizia dentro e fuori dal ghiaccio, lo svedese pluri-campione Peter Andersson, Trevor Meier, Rolf Ziegler e ritorna dal Canada lo svizzero-canadese Mark Astley.

Fra le partenze da notare quelle dei tre stranieri Lebeau, Torgaev e Nylander. La stagione comincia però male e a novembre Waltin viene sostituito da Jim Koleff che era venuto a Lugano in qualità di direttore sportivo.

Jim riporta la squadra nelle prime posizioni della classifica ma non riesce a salvare la stagione con la squadra bianconera eliminata al primo turno dei playoff dal Davos, ancora una volta dopo i tiri di rigori alla Resega.

Grande soddisfazione invece per Julien Vauclair, draftato addirittura dai prestigiosi Ottawa Senators.

A Lugano si vuole tornare a vincere e per farlo Jim Koleff chiama due uomini di grande esperienza a lui ben noti: Gaetano Orlando e Misko Antisin: da Berna arrivano anche Régis Fuchs e Gaetan Voisard. Per aiutare il reparto difensivo e Lars Weibel, ecco anche il primo portiere straniero della storia bianconera: Cristobal Huet, un giovane francese pronto ad esplodere. In previsione del futuro ottenimento del passaporto rossocrociato il Lugano fa suo inoltre Igor Fedulov, capocannoniere della LNB. Fra le partenze quella di Sjödin, per anni anima della difesa bianconera. La regular season è all'insegna dell'incostanza anche per gli infortuni alla mano che colpiscono Orlando, sostituito da Bill Mc Dougall.

All'inizio dei playoff l'organico è però al completo e in grande forma. Il Lugano soffre con il Davos, elimina alla grande e con una difesa e un portiere quasi insuperabili i campioni in carica dello Zugo e si prepara ad affrontare in finale l'Ambrì, protagonista di una regular season da record. Il Ticino è in fibrillazione e l'aria del derby si sente in ogni parte. Grazie alla maggior freschezza ed esperienza, il Lugano edizione 1998/1999 conquista il suo quinto titolo nazionale il 5 aprile 1999 alla Valascia, superando i cugini in cinque partite e andando a vincere in valle ben 3 incontri su 3! Protagonisti di questa impresa tutti i giocatori, ma un gradino più in alto troviamo sicuramente il portiere Huet, il difensore e capitano Andersson e l'indistruttibile Orlando che a 36 anni chiude la sua strepitosa carriera.

La stagione 1999/2000 offre ai tifosi bianconeri serate memorabili e di grande spettacolo hockeystico. Il Lugano domina in lungo e in largo la regular season, chiusa con 68 punti all'attivo e ben undici di vantaggio sul secondo classificato. Ma la vera impresa la squadra bianconera, rafforzatasi in particolare con Philippe Bozon, Christian Dubé, già prima scelta dei New York Rangers nel 1996, Oliver Keller e dopo Natale anche Wes Walz la compie in Eurolega dove, dopo aver sconfitto alla Resega per 3-1 la Dynamo Mosca e ai rigori gli Ice Tigers di Norimberga approda al Semifinal Round.

Gli uomini di Koleff vincono la sfida casalinga con lo Slovan Bratislava e, in una partita dalle mille emozioni, espugnano al ritorno anche la pista dei campioni slovacchi per 6-5. La serietà e la professionalità del club portano a Lugano il Top Four Final, il girone finale a quattro per laureare la squadra campione d'Europa e, in una Resega in fibrillazione davanti a 24'000 spettatori in quattro partite, i russi del Metallurg Magnitogorsk capitanati da Gomoljako fanno il bis battendo in finale lo Sparta Praga. Proprio i campioni cechi avevano fatto svanire la sera prima all'overtime il sogno bianconero. Una partita fantastica risolta dal ceco Vujtek dopo che il Lugano aveva più volte sfiorato il gol della vittoria.

La straordinaria avventura europea lascia però il segno nelle gambe e nella mente dei giocatori.

I playoff si aprono con i facili successi su Friburgo e Ambrì ma in finale con gli ZSC Lions il Lugano cala vistosamente.

Le partite sono tiratissime, Andersson è a letto con l'angina e nonostante gli spunti di Dubé e Bozon, il Lugano s'inchina all'Hallenstadion in "gara 6" quando a 10 secondi dalla sirena Plavsic insacca il gol del 4-3.

Zurigo campione svizzero e Lugano protagonista di un'annata splendida pur senza titoli da aggiungere in bacheca.

La stagione 2000/2001, quella del 60° compleanno dell'HCL, ricalca per certi versi quella precedente. I bianconeri chiudono infatti la regular season al comando, sempre davanti agli ZSC Lions.

In questa stagione entra per la prima volta nello staff tecnico del Lugano come video-coach della prima squadra e come assistente degli Juniori Elite un italiano, Alessandro Benin.

In occasione dei festeggiamenti del 60°, una partita casalinga contro il Davos viene giocata indoassando una maglia vintage.

Quarti di finale e semifinali dei playoff sono assai sofferti e i successi contro rispettivamente Friburgo e Berna giungono grazie soprattutto al carattere e all'esperienza che consentono diverse vittorie all'overtime e soprattutto ai rigori dove, tra l'altro, l'implacabile JJ Aeschlimann chiude all'Allmend la grande carriera di Renato Tosio con la sua arma più famosa: "la finta JJ".

La finalissima con lo Zurigo è intensissima, spesso scorretta a tratti polemica. Il Lugano si porta sul tre a uno nella serie ma in "gara 5" alla Resega non chiude il conto. "Gara 7" del famoso 7 aprile 2001 è allora palpitante: segna Dubé ma Zeiter pareggia al 51'. Si va ai supplementari dove Morgan Samuelsson fulmina Huet e gela il sangue dei tifosi bianconeri. Malauguratamente, non gela però il sangue di una trentina di delinquenti, protagonisti di gravi atti d'inciviltà durante la premiazione.

Nella stagione 2001/2002 viene costituita la Hockey Club Lugano SA, la società anonima che gestisce l'attività della prima squadra e della squadra Juniori Elite.

La gloriosa Associazione HCL resta in vita quale azionista di maggioranza della HCL SA e quale società cappello per il settore giovanile, la Sezione Femminile del Club e la squadra veterani. Primo presidente del CdA della HCL SA diventa Beat Kaufmann, mentre Fabio Gaggini resta al vertice dell'Associazione HCL.

Il campionato inizia con la partita Lugano-Rapperswil che sarà ricordata come la prima (e si spera l'ultima) giocata a porte chiuse per gli incidenti durante la finale della stagione precedente. Sulla panchina del Lugano arriva un ex giocatore della "Grande Russia": Zinetoula Biljaletdinov.

Con lui raggiunge Lugano un giocatore già noto e apprezzato in Svizzera: Petteri Nummelin.

Inoltre fanno ritorno sulle sponde del Ceresio gli inseparabili André Rötheli e Patrick Sutter, mentre da Ambrì arriva Ryan Gardner. Parte Philippe Bozon, sostituito da Mike Maneluk.

Il Lugano ha un ottimo inizio di stagione ma gradualmente perde lucidità e gioco, fino all'eliminazione dalla Continental Cup ad opera dei Vipers Milano, cosicché la dirigenza bianconera si vede costretta a prendere la drastica decisione di allontanare l'allenatore in carica.

Al suo posto ritorna sulla panchina Jim Koleff che fino ad allora ricopriva il ruolo di Direttore Sportivo.

Prima dei playoff e dopo una storica tournée in Giappone, vengono acquistati due nuovi giocatori per rinforzare le file bianconere: Noël Guyaz da Coira e Ronnie Rüeger da Zugo.

Quest'ultimo prenderà il posto tra i pali di Cristobal Huet, che in estate lascerà poi Lugano per approdare alla corte dei Los Angeles Kings nella NHL, per permettere al Lugano di giocare con tre stranieri di movimento. Arrivano quindi l'attaccante Bob Lachance e il difensore Greg Andrusak.

Al termine della regular season i bianconeri si ritrovano al secondo posto dietro al solo Davos, ma i playoff non regalano grandi soddisfazioni con la nuova eliminazione da parte dei soliti Lions dopo aver superato lo Zugo nei quarti. Campione Svizzero risulterà la compagine grigionese, grande dominatrice dell'intera stagione.

Nella stagione 2002/2003 si apre il ciclo del "dopo Dubé" e del "dopo Huet", due giocatori che a Lugano hanno lasciato il segno.

Per sopperire alla partenza del forte giocatore numero 96 viene chiamato un talento dell'hockey svizzero Adrian Wichser che risulterà, al termine della regular season, il giocatore di DNA con il maggior numero di reti segnate. Portiere titolare è Ronnie Rüeger.

Jimmy Koleff chiama ad affiancare il duo straniero Maneluk-Nummelin, una vecchia conoscenza dell'hockey svizzero, l'americano Corey Millen, già apprezzata pedina dell'HCAP, che delude tuttavia le aspettative.

Sulle rive del Ceresio fa ritorno anche Krister Cantoni, cresciuto nelle giovanili bianconere, che negli anni passati lontano dalla Resega ha maturato una buona esperienza.

Il Lugano stenta però a ingranare e ha difficoltà nel trovare il proprio gioco. Koleff decide di acquistare un altro giocatore canadese: Brandon Convery.

La mossa non dà tuttavia i frutti sperati e, dopo l'ennesima sconfitta (ad opera del Berna dell'"ex" Dubé) i vertici luganesi si trovano alle corde e decidono di separarsi definitivamente da Koleff il cui rapporto con i tifosi e con i mass-media appare ormai logoro. Si chiude così bruscamente un'epoca.

Alla transenna arriva Larry "Harry Potter" Huras che infonde fiducia e grinta partita dopo partita, rendendo nuovamente grande il Lugano che, come per magia, torna capace di imporre il suo gioco migliore e di divertire il pubblico.

Al termine di una regular season molto equilibrata il Lugano è quarto. Lo precedono nella graduatoria Davos, ZSC, e Berna.

La serie dei playoff inizia contro il Kloten, che si rivela come sempre avversario ostico, ma il ritrovato Lugano riesce a dettare ritmi e tempi, aggiudicandosi la qualificazione alla semifinale.

Nel frattempo, a rinforzo della linea difensiva priva temporaneamente di Nummelin infortunato, arriva anche il solidissimo e affidabile terzino americano Barry Richter.

L'avversario da affrontare in semifinale è ancora una volta lo Zurigo Lions.

Quest'anno però finalmente la tendenza s'inverte e grazie a due convincenti vittorie all'Hallenstadion, i bianconeri s'impongono con il parziale di 4-1 grazie anche alla buona vena realizzativa di Convery e Maneluk e al grande lavoro difensivo di tutta la squadra.

Ad attendere il Lugano in finale, il Davos di Arno Del Curto, campione in carica.

Le prime due partite vengono vinte dai grigionesi, che sembrano riuscire nell'impresa di respingere gli attacchi luganesi al trofeo nazionale, ma il Lugano non molla, mette in pista tutta la sua grinta e a partire da Gara 3, con un carattere da far invidia ai più grandi gladiatori e sospinto dal famoso "Non mollare mai" intonato della Curva Nord, si aggiudicherà le rimanenti quattro partite.

Un'impresa firmata dalla squadra come tale più che dalle individualità, ad immagine di Rüeger, dell'infaticabile Keith Fair, dell'utilissimo Murovic, del geniale Nummelin, dell'ispiratissimo Rötheli.

Gara-6, che conta quale match point, viene nettamente dominata da Capitan Fuchs e compagni davanti ad una Resega gremita in ogni ordine di posti, con un perentorio 4-0 scaturito da una prestazione collettiva d'eccellenza.

La formazione bianconera strappa così la coppa dalle mani di un delusissimo Reto Von Arx e porta il sesto titolo della storia bianconera sulle rive del Ceresio.

Un titolo che tutti i tifosi luganesi ricorderanno come l'ultimo vinto dal grandissimo Sandro Bertaggia in qualità di giocatore. Sandro, indomito mastino, grande uomo e giocatore esemplare, decide infatti di ritirarsi e appendere i pattini al chiodo, al termine di una fantastica carriera durata ben 18 stagioni con più di 800 presenze in LNA e 6 titoli di campione svizzero con la maglia del Lugano! Quella maglia Numero 2 che nessun altro bianconero potrà più indossare.

La rosa bianconera degli svizzeri per la stagione 2003/2004 presenta solo qualche piccolo ritocco: in sostituzione del grande Sandro Bertaggia, arriva a Lugano da Langnau il talentuoso e giovane difensore Steve Hirschi, classe 1981.

Durante l'estate si parla molto del possibile arrivo di Oleg Petrov in sostituzione di Maneluk ma poi, per volere di tutti (società e Curva Nord in primis) si decide di tenere Iron Mike al quale è affiancata un'icona dell'hockey finlandese, quel Ville Peltonen, già campione del mondo con una sua tripletta in finale, che a gennaio aveva alzato proprio alla Resega, in qualità di capitano dello Jokerit, il trofeo di vincitore della Continental Cup. Terzo straniero è l'intoccabile Petteri Nummelin che riceverà, tra l'altro, anche il premio come MVP per la stagione precedente. Da notare con orgoglio e piacere l'inserimento di due giovani nella rosa della prima squadra: Mattia Bianchi (classe 1984) e Roman Botta (pure classe 1984).

Il campionato comincia e prosegue nel migliore dei modi con i bianconeri che, sospinti soprattutto dalla straordinaria vena offensiva degli stranieri, concludono la regular season davanti al Berna in testa alla classifica con il record di punti mai registrati: 74 punti in 48 partite giocate! In questa stagione viene anche occasionalmente utilizzata una terza maglia di colore giallo.

Ad inizio gennaio la squadra, accompagnata da oltre cento tifosi, vive l'esperienza sportiva e di vita di Gomel, nella poverissima Bielorussia. Sportivamente, resta una certa delusione per la nuova medaglia di bronzo nel Superfinal della Continental Cup. Dopo la vittoria sul Rouen, il Lugano perde di misura con i padroni casa (3-2), prima di vincere la finalina giocando una bellissima partita contro i vice campioni russi in carica del Severstal Cherepovets.

Il 22 febbraio 2004 la Resega vive un pomeriggio di profonda emozione. In un ambiente di grande partecipazione collettiva vengono ufficialmente ritirate le maglie no. 1 di Alfio Molina, no. 2 di Sandro Bertaggia e no. 4 di Pat Schafhauser con quest'ultimo collegato "live" via satellite ed estremamente commosso da Minneapolis sui nuovi schermi giganti.

Nel primo turno dei playoff i bianconeri affrontano il Friburgo che eliminano in quattro partite. In semifinale riecco spuntare i fantasmi degli ZSC Lions. Il Lugano vince nettamente la prima gara casalinga ma perde le tre successive di cui una all'overtime alla Resega e una ai rigori in trasferta! I bianconeri annullano il primo matchball zurighese alla Resega, il secondo all'Hallenstadion grazie ad un'incredibile rimonta negli ultimi istanti di gioco (con Rüeger in panchina e rete di Peltonen a pochi secondi dal termine) e un gol all'overtime di Maneluk ed il terzo ancora alla Resega. Incredibile ma vero... il Lugano elimina i Lions e si trova in finale!

A giocarsi la finale per il titolo di Campioni Svizzeri saranno quindi gli uomini di Huras ed il Berna e per la finale si svolgerà "best of five". Si inizia alla Resega ed il Lugano appare in affanno per le energie psicofisiche spese in semifinale sino a due giorni prima, perdendo così subito il vantaggio casalingo. La seconda partita giocata alla BernArena viene vinta 2-1 ancora dagli orsi e, come con lo ZSC, ora il Lugano non può più perdere! Alla Resega la squadra scende sul ghiaccio giocando una partita perfetta e portando quindi il Berna alla quarta partita. Davanti ad un pubblico incredibile, impazzito per la squadra della capitale, ecco ancora una volta i bianconeri rimontare e segnare, grazie ad un guizzo geniale di Nummelin, il gol della vittoria a soli tre minuti dalla fine.

L'assegnazione del titolo si decide quindi alla quinta ed ultima partita davanti ad una Resega esaurita in ogni ordine di posto e dopo una memorabile caccia al biglietto. L'incontro è equilibrato fino alla fine, quando, a soli 32 secondi (!) dall'ultima sirena, Maneluk (con il Lugano ancora senza Rüeger in porta) pareggia con una saetta al volo e rimanda il tutto ai supplementari. Ma ormai le energie sono venute meno ed il Berna riesce a meritarsi la vittoria al 14.20 dell'overtime con una rete di Marc Weber al cospetto di un pubblico esemplarmente sportivo anche al momento della consegna della coppa. Un playoff davvero indimenticabile e che rimarrà nella storia come il playoff più bello mai giocato in Svizzera!

La stagione 2004/2005 resterà negli annali come una tra le più interessanti nella storia dell'hockey svizzero e una tra le più curiose nella storia dell'Hockey Club Lugano. I motivi sono presto detti: il lockout della NHL, che arricchisce il nostro campionato con star mondiali quali Joe Thornton, Rick Nash, Niklas Hagmann, Dan Brière e Martin St. Louis e la prematura eliminazione dei bianconeri nei quarti di finale dei playoff ad opera dei campioni uscenti del Berna, poi sconfitti in semifinale dai futuri trionfatori del Davos. Tutto questo dopo che la squadra di Huras ha ancora una volta chiuso la regular season saldamente al comando, forte soprattutto delle prestazioni dei suoi due portieri e degli stranieri finlandesi: Petteri Nummelin e Ville Peltonen. Eh sì, perché, approfittando per l'appunto del lockout della NHL, l'HCL ingaggia l'estremo difensore dei Colorado Avalanche di origine friburghese David Äbischer. Quest'ultimo stimola Rüeger ad una grande regular season, tanto che alla prova dei fatti, complice la spada di Damocle della possibile ripresa in ogni momento oltre Atlantico, sarà proprio Ronnie a difendere la gabbia bianconera per un numero maggiore di incontri.

L'inverno dell'HCL è contrassegnato da una lunga trafila di infortuni tra cui i problemi agli adduttori che limitano il rendimento di Maneluk e due commozioni cerebrali che colpiscono in breve successione Benoit Gratton, il centro canadese voluto dallo staff tecnico per dare più peso all'attacco ma, in realtà, raramente all'altezza delle aspettative. Nonostante ciò, il Lugano si mantiene costantemente al vertice. Dalla Resega transitano provvisoriamente diversi giocatori stranieri di provenienza NHL come Kimmo Timonen, Jason Blake ma soprattutto Alex Tanguay, 24enne quebecois dalla classe cristallina ma sfortunatissimo dapprima per il riacutizzarsi di un vecchio dolore ad un'anca poi, al rientro dopo due mesi, per lo stiramento di un legamento di un ginocchio. Tanguay deve quindi gettare la spugna e per i playoff, cui i bianconeri si presentano con il ruolo scomodo di favoriti, viene scelto Martin Gelinas (oltre 1000 presenze nella NHL, due Stanley Cup vinte e un'intera stagione alle spalle in LNB con il Forward Morges). Inoltre, proprio alla vigilia dei playoff, Paul Di Pietro, in forza al partner-team Coira per tutto il campionato, acquisisce la cittadinanza elvetica e può quindi rinfoltire la rosa luganese.

Per il secondo anno consecutivo, il Berna, reduce da un'annata tribolatissima e qualificatosi ai playoff per il rotto della cuffia, si rivela ostacolo insormontabile con un gioco difensivo efficace e maggior concretezza nei momenti topici. La serie si chiude complessivamente sul 4-1 con il suggello finale firmato dal giovane Furrer nell'ennesimo overtime perso nei playoff alla Resega. Per il club e i tifosi uno schiaffo difficile da digerire anche perché dopo quanto visto in regular season si ambiva decisamente più in alto. Un velo di tristezza anche per JJ Aeschlimann che, dopo 14 stagioni giocate in bianconero, lascia il club per chiudere a 38 anni la sua carriera agonistica a Losanna.

Parte il campionato 2005/2006. Il Lugano vince con regolarità. E spesso convince pure il suo pubblico esigente, nonostante i mugugni iniziali per la cessione di Maneluk. A Glen Metropolit, canadese tutto estro e concretezza proveniente dallo Jokerit Helsinki, che sarà capocannoniere della regular season, bastano poche settimane per far capire che, con il suo arrivo, la squadra ha compiuto un salto di qualità. Jason York, oltre 700 partite in carriera nella NHL, puntella la difesa. Si veleggia a lungo in testa alla classifica.

Qualche volta però la squadra assume un atteggiamento minimalista, tende a sedersi sul talento, a pavoneggiarsi, a guardarsi allo specchio.

Prima di Natale, il club annuncia, urbi et orbi, che Larry Huras non sarà il tecnico del futuro. Una notizia, francamente, non inattesa ma che alimenta polemiche perché parecchi uomini chiave accusano nelle settimane seguenti una flessione di rendimento. Un paio di vittorie pesanti ad Ambrì e a Davos danno comunque l'illusione che volere è potere. Ma quando cominciano i giochi che contano, dopo le intense emozioni olimpiche di Torino 2006 cui sette bianconeri hanno contribuito con anima e corpo all'argento della Finlandia di Nummelin, Peltonen e Hentunen e agli exploit dei rossocrociati contro Canada e Cechia, affiorano fragilità di nervi e scarsa incisività. Un Ambrì che sfrutta appieno le sue risorse spinge la squadra sull'orlo del baratro di un insopportabile smacco. I vertici societari reagiscono con l'esonero notturno del tecnico. La tifoseria è imbufalita e qualcuno sconfina ignobilmente nell'aggressione verbale, altri, per fortuna di fede incrollabile, inondano i giocatori di messaggi d'incitamento: nulla è impossibile!

I nuovi condottieri Kreis (un'icona dell'hockey tedesco, head-coach in stagione al partnerteam Coira) e Ivano Zanatta ridistribuiscono le responsabilità, chiedono cervello, cuore e coglioni. E con l'arma dei poveri, l'umiltà, il gruppo, ormai senza più alibi, si compatta. Il gol rocambolesco di Vauclair alla Valascia è un segno del destino. Lo spogliatoio diventa granitico. Impermeabile ad ogni tentativo di destabilizzazione. Ogni giocatore è consapevole che solo immolandosi alla causa, il miracolo potrà avvenire. E l'impresa di recuperare dallo 0-3 nella serie, mai riuscita a nessuno in Europa e solo due volte nella storia della NHL, si concretizza il 19 marzo 2006. L'angoscia di perdere con i cugini svanisce, adesso per i tifosi bianconeri arriva il bello.

Sullo slancio il Lugano abbatte (4-1) quel Kloten, giustiziere del capolista Berna, mordace ma acerbo e getta il guanto di sfida al campione in carica, il Davos. Non c'è partita. Il Lugano sfiora la perfezione agonistica ed estetica, viaggia come un treno in accelerazione che travolge tutto e tutti. Ogni giocatore sublima le sue peculiarità. Gli eroi non sono i singoli, il folletto Nummelin, il bombardiere Hentunen, il terminator Gardner, il gladiatore Sannitz, il satanasso Metropolit, il capitano Peltonen. A trionfare è la squadra, la sua unità d'intenti cementata nelle difficoltà.

E, quando alla Resega, il 13 aprile 2006, squilla la sirena finale che decreta il successo in "gara 5", il popolo bianconero sale al settimo cielo. È la gioia più autentica, viscerale, quella che per provare bisogna aver tanto sofferto prima, il piacer figlio d'affanno, come scrive il Leopardi.

Ma è anche l'orgoglio per una squadra che ha insegnato al Ticino e alla Svizzera cosa significhi davvero onorare la maglia dell'Hockey Club Lugano.

Il 2005/2006 è anche l'anno del primo titolo di campionesse svizzere per il Ladies Team. Un "double" storico.

Al termine del campionato 2005/2006, Dopo essere stati proiettati al settimo cielo, la società e i tifosi bianconeri vivono mesi molto difficili. La società viene a trovarsi al centro di un'inchiesta giudiziaria. Tale inchiesta, non ancora conclusasi, è stata avviata a seguito di una serie di accertamenti di natura fiscale dai quali sarebbe emerso che, nel corso degli ultimi anni, gli stipendi di alcuni allenatori e di al­cuni giocatori stranieri della squadra sarebbero stati versati, almeno parzialmente, «in nero» il che configurerebbe un illecito fiscale per mancata sottoposizione di tali somme all’imposizione fiscale ed ai contributi alle assicurazioni sociali. Secondo quanto indicato dalla procura si tratterebbe di mancati pagamenti per oltre 400 mila franchi l'anno sull'arco di 10 anni. La Lega ha incaricato il giudice unico di rivedere la procedura per l'ottenimento della licenza. Le possibili punizioni vanno dal semplice ammonimento fino alla revoca della licenza stessa. Uno "tsunami" anche mediatico che sfocia nel rimpasto dell'assemblea generale del 29 novembre 2006 con le dimissioni di Beat Kaufmann e Fabio Gaggini dai rispettivi incarichi, l'elezione di Fausto Gianini a presidente dell'associazione e soprattutto quella di un nuovo Consiglio d'Amministrazione della società anonima, presieduto e trascinato dal nuovo uomo forte del club, Paolo Rossi.

Come se non bastasse, la National Hockey League bussa alla porta di Metropolit e, in poche ore a metà giugno, anche di Nummelin, Peltonen e York. Un colpo durissimo sul piano sportivo. Mai un club svizzero aveva visto partire in un batter d'occhio quattro suoi giocatori per il palcoscenico più prestigioso.

Sul piano tecnico l'head-coach Ivano Zanatta e l'assistant coach Glen Williamson si ritrovano tra le mani ad agosto una squadra da plasmare e rifondare nelle sue gerarchie interne e nella suddivisione delle responsabilità. Tra i pali, dopo la partenza di Ronnie Rüeger per la natìa Kloten, viene data piena fiducia al giovane Simon Züger. In difesa vengono ingaggiati lo svedese Dick Tärnström, MVP dei Mondiali 2004 e fresco finalista della Stanley Cup e Jason Strudwick, solido lavoratore con una lunga esperienza in NHL. In attacco, i nuovi stranieri sono l'incostante scorer statunitense Landon Wilson e un altro svedese, il playmaker Rickard Wallin.

Impermeabile alle turbolenze esterne, il gruppo cresce sull'arco della regular season. È una squadra che ama definirsi operaia e che il popolo bianconero ama per questo. Sessanta minuti d'impegno costante, cambio dopo cambio, secondo i dettami di Ivano. Nonostante i pesanti infortuni di Hirschi e Conne, capitan Jeannin e compagni disputano una stagione regolare addirittura superiore alle aspettative, lottando persino per il primo posto fino a tre giornate dalla fine e chiudendo al quarto rango.

Nel frattempo a gennaio 2007, la famiglia bianconera vive un'altra indimenticabile esperienza internazionale. Oltre duecento tifosi seguono l'HCL a San Pietroburgo nel Super Six con i campioni nazionali delle sei più forti nazioni europee. Il Lugano sul podio superando per 3-0 il Färjestad prima di inchinarsi con lo stesso punteggio all'Ak Bars Kazan, compagine russa dal potenziale finanziario degno della National Hockey League. Cinque giorni indimenticabili per chi li ha vissuti che rafforzano il calore e l'affetto verso i giocatori e verso il club, teso dal canto suo a dare di sé un'immagine più dinamica e istintiva come testimoniato dall'entrata gratuita offerta a tutti in occasione di una gara con il Basilea seguita da 6283 persone.

Si arriva così ai playoff dove l'avversario nei quarti è il Kloten di Eldebrink e Hollenstein in panchina e di Rintanen, Pittis e Hamr in pista. Il Lugano offre su un piatto d'argento all'avversario il vantaggio della prima partita in casa, perdendo "gara 1" con un inopinato crollo alla distanza. Espugnare la Schluefweg diventa così d'obbligo. L'impresa viene sfiorata nella prima rivincita, ma gli aviatori s'impongono dopo pochi secondi di overtime. Un roboante 8-1 rilancia le ambizioni bianconere, ma gli aviatori, grazie soprattutto al loro powerplay implacabile, allungano di nuovo. Dopo il nuovo successo ticinese alla Resega, è "gara 6" a decretare l'eliminazione. Il colpo di grazia giunge, con una discutibile gestione arbitrale di Prugger che fischia, con il puck ancora in movimento, proprio mentre Jeannin lo sta infilando in rete a 32 secondi dalla sirena finale per quello che sarebbe stato il gol del 2-2. Un epilogo che lascia l'amaro in bocca per una stagione comunque costruttiva in ottica futura. Da sottolineare anche il bis del Ladies Team, nuovamente campione nazionale e la promozione in prima lega del Ceresio-Lugano, compagine formata soprattutto da elementi degli Juniores Elite HCL e da ex giocatori del vivaio bianconero.

L'approccio alla stagione 2007/2008 è positivo e gli addetti ai lavori indicano il Lugano come una tra le squadre da battere. Le partenze in difesa di Tärnström e Strudwick, entrambi tornati in NHL, sembrano compensate sulla carta dall'arrivo dell'esperto difensore canadese Yannick Tremblay e dal ritorno in Svizzera, dopo alcuni anni in Nordamerica, dell'aitante Timo Helbling. In attacco, con Ryan Gardner ammaliato dalle sirene finanziarie degli ZSC Lions, il reparto perde uno dei suoi leader e cecchini, sostituito nelle aspettative dal nazionale Thierry Paterlini e dagli atletici Kostovic e Knoepfli. Per occupare il ruolo di primo centro al posto di Rickard Wallin, ritenuto dallo staff tecnico privo della necessaria personalità, viene ingaggiato il piccolo playmaker canadese Marty Murray, già vincitore della Calder Cup in AHL.

Il campionato inizia discretamente, anche se s'intuisce che la squadra appare poco creativa in fase offensiva. Il 18 ottobre 2007 Jukka Hentunen, top scorer dei bianconeri, lascia il Lugano confrontato con l'imperdibile opportunità di un contratto superlucrativo in Russia con la maglia dell'Ak Bars Kazan. L'addio improvviso del finlandese si rivela più pesante di quanto ci si potesse aspettare. La forza d'urto dell'attacco cala paurosamente, Tremblay e soprattutto Murray non riescono a trascinare i compagni al pari dell'acciaccato Wilson e degli svizzeri più blasonati, l'insicurezza serpeggia anche in retrovia, non da ultimo per il prolungarsi dell'assenza del convalescente Hirschi e per l'incostanza di rendimento del portiere Züger. A metà novembre, dirigenza e tifoseria s'illudono di aver trovato la soluzione. L'ex stella NHL (674 partite, 421 punti), il colored Anson Carter, noto anche per aver realizzato il gol fantasma che regalò al Canada i Mondiali 2003, atterra ad Agno ed esordisce con il botto, siglando tre reti in tre partite e destando immediata simpatia per il suo atteggiamento verso l'hockey e la vita. Tra infortuni ripetuti, ritardo di condizione fisica e qualche dubbio sulla sua reale motivazione, Carter sparirà tuttavia ben presto dal palcoscenico.

La società investe quanto ricavato dalla cessione di Hentunen riportando alla Resega con un accordo quadriennale David Aebischer, il primo svizzero ad aver sfondato in NHL (214 presenze), già vincitore della Stanley Cup, portiere di grande talento, relegato tuttavia nel frattempo ai margini della scena nordamericana. Simon Züger viene ceduto al Basilea. A cavallo tra novembre e dicembre il Lugano entra però in una crisi nera. 209 minuti senza reti, una fragilità psicologica e un'incapacità di reagire agli episodi negativi che, il 5 dicembre 2007, costano la panchina a Ivano Zanatta. Per dare una scossa viene chiamato Kent Ruhnke, con la reputazione del sergente di ferro e del motivatore. La mossa non sortisce tuttavia gli effetti desiderati. Ruhnke non riesce a trovare il feeling con i giocatori, non riesce ad imporre il suo credo di hockey aggressivo, fatica ad essere accettato da capitan Jeannin e compagni.

Dopo undici gare consecutive senza aver realizzato più di due reti, un'imbarazzante 0-5 casalingo contro i Langnau Tigers e con la linea dei playoff sempre più lontana, ecco allora, il 9 gennaio 2008, il clamoroso ritorno di John Slettvoll alla transenna. Per provare a salvare un'annata quasi compromessa irrimediabilmente, il club tocca le corde dell'emozione, si affida al carisma e alla psicologia di colui che, unanimemente all'interno e all'esterno dell'HCL, incarna la gloriosa storia dell'Hockey Club Lugano. Mancano tredici gare alla fine della regular season e il compito del 63enne tecnico di Umea è improbo: ricostruire il morale e restituire la voglia di giocare e di divertirsi ad un gruppo allo sbando, fortemente criticato dai tifosi e dai media con l'eccezione di pochi singoli tra cui spiccano l'instancabile Julien Vauclair e il fratello Tristan, le uniche due vere note liete della stagione.

John, venuto ad aiutare il club del suo cuore, si getta anima e corpo nell'impresa. Per completare il contingente degli stranieri vengono integrati il navigato scorer svedese Jonas Höglund e il centro finlandese Toni Häppölä. Ma la rincorsa ai playoff, partita con una striscia di quattro successi, resta incompiuta e, per la prima volta dopo ventidue anni, il Lugano si trova a disputare i playout. Playout che, come prevedibile, si rivelano un'esperienza da incubo. L'ansia di dover vincere, la paura di perdere al cospetto di una squadra più debole come il Basilea, gli infortuni a catena, trasformano cinque partite in sofferenza pura per gli oltre duemila tifosi che sono rimasti fedeli alla squadra e al club. Alla fine il Lugano ce la fa, grazie anche ad una rete pesantissima del giovane Chiesa in terra renana e alla ritrovata vena realizzativa di Landon Wilson. I pensieri più cupi svaniscono e l'ultima serata si chiude persino in letizia con John Slettvoll acclamato dal pubblico della Resega come un eroe a firmare autografi e a stringere mani che trasudano gratitudine. Una stagione che resta comunque un vero bagno d'umiltà a tutti i livelli. Una stagione da cui trarre i giusti insegnamenti per impostare il futuro.

Nell'estate del 2006 la società ha presentato il restyling del proprio marchio. In futuro si affiancano pertanto due versioni del logo HCL: una versione istituzionale e una versione sportiva. Il logo che rappresenta l'HCL in ambito istituzionale resta sostanzialmente simile al precedente scudo, che riportava una figura che si prestava a molteplici interpretazioni, senza tuttavia le stellette. Il cambiamento più importante concerne il logo sportivo e pertanto le tenute per le partite nonché il merchandising. A partire dalla stagione 2006-07, tale figura è definitivamente e inequivocabilmente svelata in una pantera. Nulla è cambiato dal punto di vista della ragione sociale, del nome della squadra e dei colori sociali. Nel comunicato stampa della società viene spiegato anche il motivo della scelta della pantera quale simbolo del club. Secondo lo stesso, la pantera esplicita i valori che vengono riconosciuti alla squadra dell'Hockey Club Lugano: forza, classe, agilità, astuzia, velocità, aggressività, eleganza, bellezza, grinta. Con il nuovo logo è stata anche introdotta la mascotte ufficiale della squadra: la simpatica pantera "Giazzy".

La Resega è una pista di hockey su ghiaccio, situata nel quartiere di Cornaredo a Porza, nelle vicinanze di Lugano.

Dopo 3 anni di costruzione, la pista attuale è stata inaugurata nel 1995, dopo la demolizione della precedente.

La Resega contiene due piste di ghiaccio, ha una capienza di 8000 persone (5500 seduti e 2500 in piedi), 9 spogliatoi, una decina di buvettes, un ristorante-pizzeria, due fan-shops, due Vip Lounges e una sala riunioni. Dalla stagione 2007/08 la pista è dotata di una tribuna disabili all'avanguardia. È l'unica pista in Svizzera ad essersi dotata di una simile struttura ubicata alla stessa altezza delle tribune normali. In precedenza, infatti, i disabili erano costretti a seguire le partite ad altezza balaustra, ed in condizioni disagiate. La nuova tribuna offre tutte le comodità (accesso facilitato, servizi dedicati, ristorante) che un tifoso disabile necessita.

Nell'attuale Resega, l'HC Lugano ha vinto due titoli di campione svizzero (2003, 2006) e perso due finali (2001, 2004).

Sotto la volta della Resega sono appesi i 7 stendardi di campione svizzero, i 2 stendardi di campionesse svizzere del Ladies Team e le 3 maglie ritirate.

L'area in cui sorge la pista della Resega sarà fortemente modificata dall'importante progetto urbanistico del Nuovo Quartiere di Cornaredo, che nel corso dei prossimi anni (2010-2015) cambierà radicalmente il volto di quella zona della città, facendo di essa un'aera fieristica e di svago. Inoltre, la zona in questione sarà direttamente collegata all'autostrada Milano-Zurigo tramite una nuova galleria stradale (galleria Vedeggio-Cassarate).

Il 22 febbraio 2004 la Resega vive un pomeriggio di profonda emozione. In un ambiente di grande partecipazione collettiva vengono ufficialmente ritirate le maglie no. 1 di Alfio Molina, no. 2 di Sandro Bertaggia e no. 4 di Pat Schafhauser con quest'ultimo collegato "live" via satellite e visibilmente commosso.

Tabella riassuntiva dei migliori giocatori della storia dell'HC Lugano.

Tabella riassuntiva di tutti i record detenuti dalla società bianconera nella National League A.

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FC Rapid Lugano

L'FC Rapid Lugano è una società di calcio di Lugano (Svizzera), attiva nelle leghe amatoriali ed affiliata alla Federazione ticinese di calcio. Gli attivi militano attualmente in Terza Lega.

La squadra è stata fondata nel 1949 da Renato Fontana e Dante Scala. Durante la stagione 1955-1956 partecipò al campionato svizzero di Lega Nazionale B raggiungendo questo traguardo dopo 4 anni di promozioni ininterrotte. I limitati mezzi finanziari portarono il Rapid ad una retrocessione in Prima Lega dove militò per 7 anni sino al termine della stagione 1963-1964.

Il Rapid dispone attualmente di 15 compagini giovanili e di una scuola calcio che accoglie circa 150 "pulcini". Lo spirito di lavoro della società, che si riassume nel motto per i giovani e per la città, ha finalità sportive, agonistiche, educative e di aggregazione. Il club, inoltre, ha sempre rappresentato un serbatoio di talenti importanti che venivano formati nel Rapid per passare poi spesso e volentieri al più blasonato FC Lugano.

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Addio a Lugano

Addio a Lugano (conosciuta anche come Addio Lugano bella) è una popolare canzone anarchica scritta da Pietro Gori nel 1895.

Esiste un'omonima romanza del 1830. Anch’essa canta di un esilio politico in Svizzera.

La musica è mutuata da una canzone popolare toscana Addio a Sanremo di cui non si conosce l'autore. L'aria è piuttosto orecchiabile in chiave di sol con un tempo di 6/8. Si tratta di 16 battute per ogni strofa.

Pietro Gori, anarchico italiano, venne accusato da una parte della stampa di essere l'ispiratore dell'omicidio del Presidente francese, Sadi Carnot, in quanto amico e avvocato difensore dell'omicida, Sante Caserio. Per evitare una condanna fuggì a Lugano. Lì sfuggì ad un attentato nel gennaio 1895. Nello stesso mese venne arrestato ed espulso dalla Svizzera assieme ad altri esuli.

In carcere, secondo alcuni, o dopo l'espulsione, secondo altri, compose due poesie, una delle quali era intitolata Il canto degli anarchici espulsi. Quest'ultima divenne poi Addio a Lugano e venne poi diffusa con alcune differenze sia nel testo che nella disposizione delle strofe.

La canzone divenne estremamente popolare all'inizio del XX secolo grazie alla publicazione di numerose edizioni de Il Canzoniere dei Ribelli che la conteneva.

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Source : Wikipedia