Lucio Battisti

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Inviato da maria 04/03/2009 @ 01:14

Tags : lucio battisti, musica italiana, musica, cultura

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Lucio Battisti

Lucio Battisti quando aveva ancora i capelli corti

Lucio Battisti (Poggio Bustone, 5 marzo 1943 – Milano, 9 settembre 1998) è stato un musicista e cantante italiano. È considerato uno dei massimi autori ed interpreti nella storia della musica leggera italiana sia come interprete della sua musica, sia come autore per altri artisti.

La sua produzione ha rappresentato una svolta decisiva nel pop e nel rock italiani: da un punto di vista strettamente musicale, Lucio Battisti ha personalizzato e innovato in ogni senso la forma della canzone tradizionale e melodica (intesa come susseguirsi di strofa - ritornello - strofa - inciso - finale).

Grazie ai testi scritti da Mogol, Battisti ha rilanciato temi ritenuti esauriti o difficilmente innovabili, quali il coinvolgimento sentimentale e i piccoli avvenimenti della vita quotidiana, ma ha saputo esplorare anche argomenti del tutto nuovi e inusuali, a volte controversi, spingendosi fino al limite della sperimentazione pura, sia su testi di Mogol sia nel successivo periodo di collaborazione con Pasquale Panella.

Lucio Battisti nacque il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone, secondo figlio di Alfiero (1913-2008) e Dea Battisti (1918-1983). Il loro primogenito, anch'egli di nome Lucio, morì nel 1942 a soli 2 anni di età. L'atto di nascita del cantautore non esiste perché, durante la seconda guerra mondiale, un bombardamento colpì il palazzo comunale, distruggendo anche i registri dello stato civile, ma venne ricostruito nel 1976. La sorella Albarita nacque nel 1946 e morì nel 2003, a causa di un tumore.

Il giovane Lucio muove i primi passi nel mondo della musica imparando a suonare la chitarra da autodidatta. Si trasferisce con i genitori a Roma nel 1947, e dopo il diploma in elettrotecnica nel 1962 e un periodo di gavetta a Napoli con I Mattatori e successivamente con I Satiri, si trasferisce a Milano, dove si unisce a I Campioni, il gruppo che accompagna Tony Dallara, capitanato da Roby Matano. Battisti vivrà tutto il resto della sua vita a Milano, prima nel quartiere popolare del Giambellino, poi nella zona di città studi esattamente in una villetta in Largo Rio de Janeiro, per trasferirsi negli ultimi anni della sua vita in una villa a Molteno, in Brianza.

È proprio Matano, che ha più volte rivendicato una sorta di "primogenitura" nella scoperta del talento di Lucio, a spronarlo a scrivere canzoni. Ne nacquero alcuni pezzi, come Se rimani con me, i cui testi erano stati scritti da Matano (ma depositati a nome di Lucio perché l'amico non era iscritto alla SIAE), che rimasero perlopiù o sconosciuti o addirittura mai pubblicati. Tuttavia, alcuni di questi pezzi furono successivamente rimaneggiati da Lucio sulla base di nuovi testi di Mogol, come Non chiederò la carità, che diverrà Mi ritorni in mente.

Il 14 febbraio del 1965 Battisti riesce ad avere un appuntamento con Franco Crepax: durante il provino viene notato da Christine Leroux, una discografica di origine francese arrivata a Milano negli anni '60, contitolare delle edizioni El & Chris. Cacciatrice di talenti per la casa discografica Ricordi, fu lei una delle prime a credere nel talento di Battisti, e fu lei a procurargli il "fatale" appuntamento col paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol.

Riguardo a questo primo incontro con Battisti, Mogol ha raccontato di non essere rimasto particolarmente impressionato dalle canzoni che Lucio gli aveva proposto, ma di aver comunque deciso di collaborare con lui per la sua umiltà nell'ammettere i propri limiti e la voglia di fare e di migliorarsi.

Nel 1966, fu lo stesso Mogol a insistere con Battisti, scettico egli stesso circa le proprie doti vocali, perché cantasse in prima persona le sue canzoni, anziché limitarsi ad affidarle ad altri artisti. Mogol dovette superare non poche resistenze presso la Ricordi, la loro casa discografica, ma alla fine l'ebbe vinta.

Lucio esordì quindi come solista con il 45 giri che includeva Per una lira e Dolce di giorno, con modesti risultati di vendite, tanto che oggi il disco gode di grande considerazione nel circuito collezionistico. Le due canzoni vennero poi portate al successo rispettivamente dai Ribelli capitanati da Demetrio Stratos e dai Dik Dik. Nel circuito degli "addetti ai lavori", Per una lira si fece notare come brano fortemente innovativo nel testo e nella scrittura musicale.

Nel 1967 Mogol e Battisti sono gli autori di 29 settembre, interpretata dall'Equipe 84, un clamoroso successo che arriva al primo posto della hit parade grazie alla trasmissione radiofonica Bandiera gialla. Sempre in quell'anno scrivono un altro grande successo per l'ex Camaleonte Riki Maiocchi, la celebre Uno in più, considerata una canzone-manifesto della cosiddetta linea verde con cui Mogol intendeva perseguire un rinnovamento della tradizione musicale italiana, lavorando con giovani cantanti e autori quali Battisti. Sempre nel 1967 suona la chitarra ne La ballata di Pickwick, sigla iniziale e finale, mai pubblicata su disco, dello sceneggiato di Ugo Gregoretti Il Circolo Pickwick; la canzone è cantata da Gigi Proietti, che in seguito ricorderà il suo unico incontro con Battisti.

Nel 1968 produce Luisa Rossi, il suo secondo singolo da interprete; un blando Rhythm and Blues che non riscuoterà grande successo (sul lato B è incisa Era, una delicata canzone dalle atmosfere quasi medievali).

Nello stesso anno Battisti incide Prigioniero del mondo, una canzone scritta dall'eccellente musicista Carlo Donida con testo di Mogol, che doveva essere originariamente interpretata da Gianni Morandi, e che Battisti porta con scarso successo alla manifestazione Un disco per l'estate 1968. Di questo brano esiste anche un raro videoclip girato su pellicola in bianco e nero, che è anche il primo filmato assoluto nel quale si vede il cantante, girato sulle montagne del Veneto e proposto in televisione su Raidue nel settembre 2004 in una trasmissione commemorativa a sei anni dalla scomparsa. Sul retro Balla Linda, una canzone melodica ma già "sperimentale" per i canoni musicali dell'epoca, in cui Battisti rifiuta la convenzione delle rime baciate per i testi, d'accordo con Mogol.

Con Balla Linda partecipa al Cantagiro, dove si classifica al quarto posto, entrando per la prima volta, con una canzone da lui interpretata, in hit parade; la canzone, in una versione in inglese intitolata Bella Linda, otterrà, eseguita dai Grassroots, un notevole successo negli Stati Uniti, piazzandosi al numero 28 della classifica di Billboard. In quell'occasione alcune affermazioni del cantante ("quando voi non sarete più popolari, io sarò ancora famoso") finiscono per irritare critica e concorrenti, accusandolo di presunzione ingiustificata, sebbene Lucio intendesse dimostrare più che superiorità, una ripagata consapevolezza.

Nel 1969 Lucio debutta come cantante al Festival di Sanremo con la canzone Un'avventura, dopo due "bocciature" come autore (nel 1967 con Non prego per me eseguita da Mino Reitano e dagli Hollies e nel 1968 con La farfalla impazzita per Johnny Dorelli); in questa canzone Battisti riesce a conciliare la melodia italiana con le atmosfere e i suoni del Rhythm and blues, in particolare con una caratteristica e vigorosa sezione fiati; non a caso l'interprete straniero che viene affiancato a Dorelli è Wilson Pickett, un "mostro sacro" di quel genere musicale. Il brano entra in finale e si piazza a metà classifica, ma sarà solo l'inizio di un anno veramente straordinario.

Dopo aver attirato l'attenzione anche con Non è Francesca - delicata canzone inserita sul lato B di Un'avventura e dotata di una lunga ed interessante "coda" strumentale - Battisti pubblica il brano Acqua azzurra, acqua chiara con cui spopolerà al Festivalbar ottenendo il primo premio, dopo aver già guadagnato il terzo posto al Cantagiro. A proposito di questo brano Renzo Arbore, in un'intervista televisiva del settembre 2008, ha ricordato il giorno in cui Lucio gli portò ad ascoltare la lacca di prova del 45 giri (circostanza a quanto pare non insolita, poiché all'epoca i due erano dirimpettai): Arbore racconta che Lucio avrebbe voluto come lato A del disco Dieci ragazze, perché a suo giudizio il testo aveva più appeal commerciale; ma dopo che ebbero ascoltato Acqua azzurra... fu proprio il disc-jockey ad insistere, non senza lungimiranza, affinché Lucio assolutamente "promuovesse" la canzone a brano di punta del singolo. Sigla di chiusura della finale del Festivalbar era un'altra canzone scritta insieme a Mogol: Questo folle sentimento, canzone dall'atmosfera vagamente psichedelica e giudicata ardita per gli schemi musicali tradizionali, affidata alla Formula Tre, il gruppo fondato dal chitarrista Alberto Radius insieme a Tony Cicco e Gabriele Lorenzi.

Nello stesso periodo, una vecchia canzone scritta da Mogol e Battisti, Il paradiso della vita - già affidata in Italia alla Ragazza 77 (pseudonimo di Ambra Borelli) senza successo - viene ripresa dal gruppo inglese degli Amen Corner, col titolo (If Paradise Is) Half as Nice, raggiungendo il primo posto delle classifiche di vendita britanniche. La canzone sarà quindi riproposta nel nostro paese da Patty Pravo col titolo Il paradiso. Alla cantante veneziana, oramai diventata una diva a tutti gli effetti, Battisti regalerà poi Per te, interpretata dalla Pravo in ogni show cui partecipava. Nell'album Di vero in fondo, del 1971, Patty offre a Lucio un'intensa interpretazione di Emozioni.

Verso la fine del 1969, a coronamento di un anno gratificante, Lucio Battisti pubblica il brano Mi ritorni in mente, felice sintesi musicale tra atmosfere blues e un'orchestrazione che la critica definirà addirittura "pucciniana". Sempre alla fine dell'anno esce il suo primo album, intitolato semplicemente "Lucio Battisti", nel quale sono raccolti i singoli di maggior successo incisi da Lucio fino ad allora, assieme a quelle canzoni scritte da lui e già portate al successo da altri cantanti e gruppi, stavolta re-interpretate dallo stesso Battisti. Il retro della copertina dell'album reca le fotografie di Mogol, di Maurizio Vandelli, leader degli Equipe 84, e dei componenti del gruppo Dik Dik, come ringraziamento per aver contribuito al suo successo.

Dello stesso anno è un altro avvenimento, fondamentale per la vita privata di Lucio: l'incontro con Grazia Letizia Veronese. Grazia, nata a Limbiate nel 1943, era attiva verso la fine degli anni sessanta come segretaria del clan di Adriano Celentano. La Veronese fu compagna di vita di Battisti dal 1969 fino alla morte, gli diede il figlio Luca e perfezionò con Lucio l'unione nel 1976 col matrimonio civile. Con lo pseudonimo di "Velezia", è stata autrice dei testi dell'album di Battisti "E già", del 1982.

Gli anni settanta, in particolar modo nella prima metà, sono gli anni in cui Lucio Battisti arriva al culmine della popolarità e successo. I suoi album sono costantemente ai primi posti nelle classifiche di vendita degli anni 1971, 1972, 1973, 1975, 1976, 1977, 1978 e 1980. Nel 1973, caso raro nella storia discografica italiana, riesce a conquistare il primo ed il secondo posto in classifica (con Il mio canto libero e Il nostro caro angelo), distanziando opere di respiro e successo internazionali come The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd (3°) e Don't Shoot Me I'm Only the Piano Player di Elton John (4°).

Nel 1970 Battisti vince per la seconda volta consecutiva il Festivalbar con la canzone Fiori rosa fiori di pesco, in cui la sua tensione interpretativa raggiunge alti livelli. Nello stesso anno inizia la sua proficua collaborazione artistica con Mina, per la quale scrive la canzone Insieme, che nonostante l'iniziale scetticismo della cantante diverrà il singolo più venduto dell'anno. Insieme si contende il primato con il 45 giri di uno dei capolavori in assoluto di Battisti, la delicata Emozioni, divenuta una vera e propria canzone-manifesto del modo di fare musica di Lucio, e che darà il nome al suo secondo album (Emozioni).

Il suo look è inconfondibile, apparentemente trasandato e al tempo stesso originale: lunghi capelli ricci, giacchette beat, abiti poco costosi con una certa predilezione per le camicie indiane. Lucio si mostra così anche nelle non frequenti apparizioni televisive, scandalizzando taluni "benpensanti" ma suscitando un moto di identificazione nei giovani. Ben presto, nonostante le critiche di alcuni critici tradizionalisti che ne biasimano soprattutto il modo di cantare, Lucio Battisti diventerà una figura popolare e apprezzata anche presso un pubblico non strettamente giovanile.

Il modo di cantare di "sentimenti" da parte di Battisti, grazie ai testi di Mogol, è rivoluzionario rispetto alla tradizione, spesso melensa e scontata: la vita di coppia viene analizzata in ogni sua sfaccettatura, soffermandosi sulle fragilità sia maschili sia femminili con un lirismo che talora ricorda da vicino il romanticismo letterario; il tutto scandito da Battisti con una voce sempre capace di seguire col canto gli alti e bassi emozionali dei testi, quasi all'unisono con gli stessi. In un'epoca in cui il cantare d'amore e di sentimenti appariva destinato al declino a favore del diretto impegno politico di cantanti e cantautori, Battisti va in controtendenza, conquistando a queste tematiche un pubblico che saprà riscoprire, tra le righe dei testi delle sue canzoni, una quotidianità della vita di coppia trascurata dalla canzone d'amore tradizionale.

In quest'anno, matura la decisione di non effettuare più esibizioni pubbliche, rifiutandosi di partecipare al Festival di Sanremo e a Canzonissima, manifestazioni da lui ritenute non adatte a un discorso artistico di qualità, tanto è vero che non vi porterà più sue canzoni neanche come autore (anche se perdurano i dubbi sulla paternità delle canzoni La spada nel cuore e La folle corsa).

Quanto ai concerti, dopo un breve tour con la Formula Tre che pure ebbe notevole successo, deciderà di non farne più, manifestando l'intenzione di ritagliarsi uno spazio per la propria vita privata e per la propria ricerca artistica, che a suo dire sarebbe stato sacrificato altrimenti al correre "tra un aereo e l'altro". Non si lascerà più fotografare - se non dal fotografo della Numero Uno Cesare Montalbetti e quasi esclusivamente per le copertine dei dischi - e svilupperà sempre più una sinergia artistica e umana con Mogol, che da allora fino al 1980 non scriverà più testi per altri interpreti.

I due amici prenderanno casa nello stesso luogo, a Dosso di Coroldo, nella quiete della campagna brianzola, coltiveranno le tematiche ecologiche e intraprenderanno un famoso viaggio a cavallo da Milano a Roma. Si impegneranno inoltre nel segno della solidarietà con i concerti annuali che Lucio, accompagnato da Mogol e senza alcuna pubblicità, soleva dedicare solamente ai giovani ammalati dell'Istituto dei Tumori di Milano.

Nel 1971, timorosi che le scelte aziendali della Ricordi limitassero la loro creatività, Battisti e Mogol (che coinvolgerà nell'avventura anche il padre, Mariano Rapetti, alto dirigente della casa discografica) attueranno una vera e propria scissione passando alla nuova etichetta, al vero fondata da Mogol già nel 1969, dallo spirito altamente innovativo, la Numero Uno. In quest'avventura trascineranno, oltre ai fedeli amici della Formula Tre e della Premiata Forneria Marconi, gli autori più giovani e promettenti della Ricordi, quali Mario Lavezzi e Oscar Prudente, nonché nomi già affermati della musica italiana come Tony Renis e Bruno Lauzi. La separazione dalla Ricordi non sarà economicamente indolore, poiché la casa discografica pretenderà, come buonuscita, oltre a una certa somma di denaro, la pubblicazione di un certo numero di singoli ed album di Battisti.

Spesso sotto l'egida di un Battisti autore e produttore, la Numero Uno terrà a battesimo moltissimi nuovi talenti quali Mia Martini, Adriano Pappalardo, Edoardo Bennato, Eugenio Finardi e Gianna Nannini (per un certo tempo componente del gruppo Flora Fauna & Cemento capitanato da Mario Lavezzi). Vero e proprio manifesto della nuova casa discografica sarà il programma televisivo "Tutti insieme", andato in onda su Rai Due, nel quale tutti gli artisti della nuova "scuderia" si avvicendano - rigorosamente dal vivo - in performances dei loro successi (accompagnandosi spesso a vicenda) e danno luogo a jam sessions improvvisate; in una di esse, Battisti dà buona prova anche come batterista non sfigurando al fianco di talenti come Franz Di Cioccio e Tony Cicco. Memorabile l'accenno a Let The Sunshine In dalla commedia musicale Hair, introdotta per voce e chitarra dal solo Battisti, cui man mano si affiancano, chi alla voce chi alla chitarra, tutti i protagonisti della serata.

Nel maggio dello stesso anno esce un altro dei suoi capolavori, Pensieri e Parole, per cinque settimane al primo posto della classifica dei singoli più venduti; nel brano a due voci in contrappunto Battisti fa ricorso a una soluzione inedita per l'epoca e canta, sovraincidendole, entrambe le linee melodiche.

La Ricordi cerca di sfruttare al massimo il materiale di Lucio Battisti che ha diritto di pubblicare, e nel luglio 1971 pubblica finalmente il disco Amore e non amore, registrato l'anno precedente. Si tratta di un'opera ardita, composta per metà di brani di atmosfera decisamente rock e per l'altra metà di strumentali dal raffinatissimo arrangiamento, per la realizzazione della quale Battisti si è avvalso di musicisti di prim'ordine come Dario Baldan Bembo, tastierista e pianista, futuro autore dei più grandi successi di Mia Martini, e Franz Di Cioccio, batterista e leader della Premiata Forneria Marconi. Lucio, in precedenza, aveva protestato per i ritardi nella pubblicazione del disco, ritenuto forse troppo "avanzato" dalla casa discografica. Ma credeva fortemente nella portata innovativa di questo suo album: durante una intervista radiofonica a cui prese parte con Mogol, il conduttore, parlando di questo album e paragonandolo con il successivo, disse testualmente: "A mio modesto parere, non è che sia riuscito benissimo...". Lucio non la mandò a dire, replicando: "Beh, è molto modesto il tuo parere!".

Contemporaneamente viene pubblicato il 45 giri Dio mio no, con sul retro la riproposizione di Era; il singolo, articolato su un solo accordo, verrà censurato dalla RAI per i supposti significati erotici. Lucio in TV poteva limitarsi solo ad accennarne l'introduzione strumentale alla chitarra.

Ancora la Ricordi pubblica il 45 giri "Le tre verità", con un lato A inedito ma un lato B ancora una volta già pubblicato, Supermarket, un singolare rock and roll già incluso nell'album Amore e non amore. La canzone Le tre verità non otterrà grande successo di vendite, ma sarà notata dalla critica per gli echi internazionali, in particolare dei Led Zeppelin, e l'incredibile versatilità vocale di cui Lucio dà prova, nell'interpretare i tre personaggi della vicenda cantata.

Intanto la coppia Mogol-Battisti domina le classifiche in veste di "coppia d'autore" grazie ad un trio di successi come Amor mio, cantata da Mina, Amore caro amore bello, eseguita da Bruno Lauzi (in entrambi questi brani, Lucio suona personalmente la chitarra acustica col suo stile inconfondibile), e Eppur mi son scordato di te, successo dei Formula Tre.

A quest'ultima canzone è legato un aneddoto significativo del valore artistico di Lucio Battisti: dovendosi recare a Roma negli studi Rai per eseguirla nella trasmissione Teatro 10, ed essendosi dimenticato di portare con sé una chitarra, ne acquistò all'ultimo momento una da pochi soldi alla stazione Termini; con quel piccolo strumento, peraltro dall'accordatura incerta, accompagnò l'esecuzione di Eppur mi son scordato di te e fece vere e proprie meraviglie, mandando in visibilio il pubblico).

Verso la fine del 1971, la Ricordi compie una nuova operazione commerciale pubblicando "Lucio Battisti Vol. 4", dove sono rimasterizzati i suoi brani più celebri, salvo l'inserimento di Pensieri e parole. L'album non riscuote molto successo, oscurato dalla dirompente esplosione di vendite del 45 giri che Battisti fa uscire a novembre, La canzone del sole, sul cui retro è incisa Anche per te. Il brano imprime un marchio indelebile nella storia della musica italiana e diventa icona dell'immagine stessa del duo Battisti-Mogol. Emblematico per la solarità e per la semplicità della realizzazione musicale, pur senza scadere nel banale, diverrà la canzone "d'assaggio" per eccellenza per chiunque si appresterà a imparare a suonare la chitarra.

Evidentemente turbata dal successo de La canzone del sole, la Ricordi nel marzo del 1972 compie un ultimo tentativo commerciale pubblicando il 45 giri Elena no, un ritmato pezzo rock con una sezione centrale più lenta e blues: le scarse vendite del disco (poche migliaia di copie) segnano definitivamente la resa della casa discografica di fronte alla concorrenza della Numero Uno.

In un anno straordinario per produzione discografica e successo di vendite riscosso (forse l'anno in cui Battisti raggiunge l'apice della popolarità), Lucio pubblica nuovamente un album di inediti, "Umanamente uomo: il sogno". che contiene due tra i pochi brani unicamente strumentali della carriera di Battisti, quello omonimo e Il fuoco. L'LP, insieme al singolo I giardini di marzo (sul retro Comunque bella), otterrà un enorme successo, dimostrando definitivamente la piena maturità artistica di Battisti, capace di articolarsi sul discorso complessivo di un album e non più solamente su singoli destinati a LP antologici. Tra i brani, oltre a quelli del singolo, la maliziosa Innocenti evasioni, la divertente Il leone e la gallina, il suggestivo strumentale e "fischiettato" Umanamente uomo, l'ipnotica Sognando e risognando (poi interpretata anche dalla Formula Tre) e poi un altro brano che diventò un evergreen: ... E penso a te. Quest'ultima canzone, inizialmente posta sul retro di un 45 giri di Bruno Lauzi (che aveva sul lato A Mary oh Mary) e passata inosservata, ripresa da Lucio ottenne un grande successo, tanto da essere riproposta negli anni in innumerevoli cover, tra cui anche una versione in inglese di Tanita Tikaram col titolo And I think of you.

Appare evidente ormai come i dischi di Lucio Battisti siano frutto di un lavoro lungo e meticoloso dove nulla è lasciato al caso, nemmeno le copertine, per anni realizzate dallo stesso fotografo, Cesare Montalbetti, in arte Caesar Monti, fratello del leader dei Dik Dik Pietruccio Montalbetti e grande amico di Lucio. Battisti cura ogni aspetto degli arrangiamenti, senza delegare niente, suonando personalmente la chitarra acustica, talora le tastiere, e persino il basso e la batteria.

Ancor più del precedente, si tratta di un disco ricco di canzoni che sembrano voler commentare in modo marcato diversi aspetti della società contemporanea: dall'avversione per la pubblicità e il consumismo di Ma è un canto brasileiro al tema dell'omosessualità affrontato in Ma io gli ho detto no, al rifiuto delle convenzioni palesato in La collina dei ciliegi e in Le allettanti promesse. L'album riscuote un successo notevole e risulta il secondo più venduto del 1973.

Nello stesso anno, inoltre, Battisti compare per la prima e unica volta nella locandina di un film, per la colonna sonora del film di Ermanno Olmi La circostanza; tuttora non è certo che i brani presenti nel film fossero già stati pubblicati in precedenza, o se si tratti di musiche composte per l'occasione.

Alla fine del 1974, ispirato da un viaggio in Sudamerica con Mogol, Battisti pubblica "Anima latina": probabilmente il suo disco più ambizioso, complesso e sfaccettato, originale tentativo di fusione delle sonorità latine con alcune delle modalità espressive tipiche del progressive (brani lunghi, dall'orchestrazione e strumentazione estremamente composita e stratificata; ampio uso di sintetizzatori). È un disco che, come dirà lo stesso Battisti, è votato alla valorizzazione del ritmo, reso a tratti ossessivo nelle sezioni per fiati, cori e percussioni; i testi si fanno sempre più criptici, quasi esoterici, in controtendenza col modo di scrivere di Mogol, tradizionalmente ispirato alla quotidianità; ed il canto di Lucio è soffuso e volutamente tenuto a volume basso nel missaggio, alla pari con gli altri strumenti, tanto da essere talvolta quasi impercettibile.

Tra i brani che ottengono maggior riscontro, la stessa Anima latina, con un testo che Mogol ritenne essere il più bello da lui mai scritto; Due mondi, una frenetica ballata in crescendo a metà strada tra il genere salsa e la tradizione sudamericana, in cui duetta con la brava cantante monzese Mara Cubeddu; Anonimo, una canzone che parla delicatamente dell'iniziazione di un fanciullo ai rapporti sessuali e che reca in coda una singolare citazione de I giardini di marzo; e Macchina del tempo, giustapposizione di più linee melodiche che formano il brano musicalmente più complesso dell'album, incentrato sulle estreme conseguenze dell'alienazione per sofferenza amorosa. Nonostante l'osticità della proposta (nessuna canzone è davvero rimasta nella memoria collettiva), il disco ottiene vendite eccezionali, rimanendo in classifica per 65 settimane (a tutt'oggi il record per un disco di Battisti).

Segue un anno, il 1975, in cui non viene pubblicato nessun disco nuovo. Complici forse anche talune clausole degli accordi tra la Numero Uno e la RCA Italiana, la multinazionale del disco che concederà aiuto finanziario alla giovane casa discografica, imponendo certi "obblighi di produttività", la creatività di Battisti e Mogol conoscerà un evidente affievolimento.

Nel 1976 il nuovo album, Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera, viene accolto molto calorosamente. Fortunato in termini di vendite (e in un certo senso rivincita "popolare" sull'album precedente), viene inciso ad Anzano del Parco (vicino a Como) e tra i musicisti figura l'allora giovane chitarrista Ivan Graziani, che si affermerà poi come cantautore.

La canzone trainante del disco (da cui segue anche un 45 giri) è Ancora tu. Il disco ha un successo talmente grande che viene pubblicato anche oltralpe: la canzone è incisa dallo stesso Battisti in inglese (col titolo Baby it's you) in un 45 giri poco fortunato, ma il maggior successo lo otterrà nella versione spagnola col titolo De nuevo tu. In quell'anno il duo Mogol/Battisti offre a Patty Pravo Io ti venderei, azzeccatissima per il personaggio ma soprattutto per far entrare il brano nelle grazie delle femministe, allora in rivolta per le piazze italiane. Sull'onda del successo la canzone viene incisa anche da Lucio.

Il 1976 si conclude con due notizie choc: Battisti si sposa con la sua compagna e, coincidente con questo annuncio, viene dichiarato il suo definitivo ritiro dalla scena pubblica italiana. L'ultima tournée è con i Formula Tre, al termine della quale il cantante annuncia in un'intervista: "Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare con il pubblico solo per mezzo del suo lavoro".

Un nuovo successo viene composto nel 1977, "Io tu noi tutti": otto brani preparati in Italia ma definiti e registrati negli studi RCA di Los Angeles. Spicca il singolo Amarsi un po' sul cui retro è inciso il pezzo più celebre dell'album, Sì, viaggiare.

In quelle stesse sessioni di registrazione nasce anche un album in lingua inglese, Images, che contiene pezzi di "Io tu noi tutti" e di album precedenti e che verrà pubblicato anche in Italia su etichetta RCA. Il pubblico oltreoceano accoglie l'album con indifferenza: la RCA statunitense si era impegnata a promuovere l'album, ma in realtà vi si dedica pochissimo. Altri verosimili motivi dell'insuccesso sono la stentata pronuncia inglese di Battisti e la difficoltà di rendere il significato dei testi di Mogol in quella lingua.

Il 1978 segna la riscoperta della vena creativa della coppia Mogol-Battisti e allo stesso tempo l'inizio del suo inesorabile declino, che porterà due anni dopo allo scioglimento di un sodalizio artistico e anche umano che era parso inossidabile.

Viene registrato il nuovo album "Una donna per amico", stavolta in Inghilterra, con la produzione di Geoff Westley, già collaboratore dei Bee Gees, che imprimerà alle sonorità del disco una svolta definitivamente anglosassone e "internazionale". Contrariamente alle sue passate abitudini, Battisti ormai sceglie di affidarsi per la realizzazione degli arrangiamenti a produttori esterni, di cui si limita a valutare il lavoro "a cose fatte".

Una donna per amico, in un'epoca di profonda crisi per la musica italiana da cui sembravano salvarsi solo i cantautori, è il più venduto in assoluto tra i dischi firmati Mogol-Battisti (oltre un milione di copie), e ne è estratto un singolo che rimane in testa alle classifiche per quattordici settimane: l'omonima Una donna per amico sul cui retro è inciso Nessun dolore (riportata a un certo successo negli anni novanta nella versione di Giorgia). Fra gli altri notevoli brani dell'album Prendila così, Aver paura d'innamorarsi troppo e Perché no.

Gli anni ottanta si aprono con uno scenario abbastanza drammatico per la carriera del cantante: il suo indissolubile legame con il suo fidato paroliere Mogol comincia a vacillare. Battisti, che in questo periodo preferisce vivere nella sua Roma, ormai spedisce i provini delle sue canzoni a Mogol per posta, e questi con lo stesso mezzo gli consegna i testi. Gli effetti si sentono: verrà a mancare la carica "emozionale" propria dei lavori che i due realizzavano un tempo a stretto contatto di gomito, quasi costituendo, come qualche critico ha affermato, "un unico cantautore", e i testi paiono rispondere più ad esigenze metriche che ad una reale traduzione "in parole" delle impressioni ed emozioni delle melodie battistiane. I brani, pur curatissimi negli arrangiamenti, assumeranno un sapore di "costruito", e pur conquistando i gusti del pubblico più attento alle tendenze internazionali (in particolare alla disco music e al funky, generi allora imperanti), faranno storcere il naso agli appassionati del Battisti più fresco e immediato di Mi ritorni in mente e La canzone del sole.

Nel febbraio del 1980 esce Una giornata uggiosa, l'ultimo disco del cantante in collaborazione con Mogol, siglato sempre con la Numero Uno. Il disco, vendutissimo come il precedente, soffre forse della sopraffazione sulle melodie battistiane degli arrangiamenti curati dal produttore inglese Geoff Westley, secondo gusti musicali puramente d'oltremanica che concedono meno del solito a quella felice sintesi tra sonorità internazionali e "nostrane" che era sempre stato tra i punti di forza di Lucio. I testi di Mogol, in "Una giornata uggiosa", poco hanno dell'immediatezza che li aveva resi così efficaci e popolari, apparendo difficilmente comprensibili.

Il singolo omonimo, ultimo pezzo in assoluto in cui Lucio suona personalmente la chitarra acustica, non raggiunge il primo posto delle classifiche(cosa rara per Battisti), tuttavia l'album va incontro ai favori del pubblico grazie a canzoni interessanti quali Orgoglio e dignità, Una vita viva, Il monolocale (in cui affronta il problema della casa) e soprattutto Con il nastro rosa. Quest'ultima canzone, lato B del singolo e brano di chiusura dell'album, diverrà l'ultimo grande evergreen di Lucio, con numerosissime cover e molto successo anche in discoteca nella versione dance. Il contributo al brano di Phil Palmer alla chitarra solista è in assoluto fra i migliori nella discografia italiana del decennio.

Di questo album è sicuramente da ricordare anche Amore mio di provincia perché è l'ultimo brano cantato da Battisti alla televisione svizzera TSI, in playback ripreso in camicia stile hawaiano con lo sfondo di palme esotiche. Meritano certamente un cenno i non pochi videoclip a colori di Battisti, dei quali il più noto è sicuramente quello per Sì, viaggiare, in una scenografia di una sala d'aspetto di una stazione ferroviaria. L'ultimo ritrovamento avvenne nel 2004, negli archivi della televisione tedesca: un filmato di Il mio canto libero (Unser freies Lied) nel quale Lucio si cimenta con il tedesco.

Dopo la registrazione di "Una giornata uggiosa", Lucio Battisti scioglie per sempre il proprio sodalizio artistico con Mogol, per cause non del tutto chiare anche a causa delle molte leggende metropolitane sorte sul fatto. Tra le molte cause ci furono dei dissensi sulla ripartizione dei cospicui diritti d'autore: gli introiti infatti andavano per i 6/24 a Battisti e 6/24 a Mogol mentre il rimanente spettava alla casa editrice, la Acqua azzurra srl. Il problema era che all'interno di essa Battisti aveva una quota del 40% mentre Mogol controllava appena il 10%. Mogol non era d'accordo con tale ripartizione e voleva cambiare le quote azionarie della società, ma da Battisti ricevette solo il silenzio. Si parlò anche di banali liti di condominio (i due abitavano nello stesso complesso residenziale, a Dosso di Coroldo, in Brianza) per quanto riguarda la divisione di un piccolo pezzo di terreno, ma in realtà questa questione nacque quando la separazione artistica era già avvenuta da molti anni. Forse più di tutte le altre cause fu determinante la divergenza artistica tra i due, tra un Mogol ancorato a un universo poetico dai ben saldi punti fermi e un Battisti perennemente impegnato a innovare, a sperimentare, e a superare se stesso.

Mentre Mogol inizierà una collaborazione con Riccardo Cocciante, per il quale continuerà a scrivere testi simili a quelli che scriveva per Battisti secondo il suo consueto stile alato e sognatore, Lucio continuò la sua strada con Velezia prima e con Pasquale Panella poi, soddisfacendo il suo bisogno di eslporare nuove mete, nuovi orizzonti, nuove esperienze musicali.

Dopo essersi liberato del rapporto con Mogol, che stava diventando pesante e insostenibile, Battisti attraversò un periodo felice e spensierato durante il quale si dedicò ad hobby come il windsurf (praticato assieme all'amico Adriano Pappalardo).

Nel settembre 1982 pubblica l'album "E già", lavoro che lascia spiazzato il suo pubblico: si tratta infatti di un disco fortemente sperimentale e composto di melodie brevi, all'apparenza perfino affrettate, su arrangiamenti completamente elettronici, dove gli unici strumenti sono i sintetizzatori e archi e chitarre sono totalmente assenti.

I testi di "E già" sono scritti dalla moglie di Lucio, Grazia Letizia Veronese, sotto lo pseudonimo Velezia; tuttavia, i numerosi spunti autobiografici presenti nei testi (come la passione per il Windsurf, la gioia di fare e di ascoltare musica, ecc.) fanno ritenere da parte della critica che autore o almeno coautore dei medesimi sia lo stesso Battisti. Nella canzone Mistero c'è da rilevare un verso tranciante: "io mi ero lasciato entusiasmare da quel tipo intellettuale appariscente che in fondo in fondo non valeva niente", nel quale alcuni individuano un riferimento, neppure troppo velato, a Mogol; effettivamente la tensione tra i due perdurerà per alcuni anni, tanto che Mogol, nel 1990, affermò di non ascoltare più da anni i dischi di Battisti.

Il disco, pur conquistando il primo posto in classifica, non ebbe il riscontro di vendita dei precedenti, complici l'assoluta mancanza di promozione (alla quale Battisti era strenuamente contrario) e caratteristiche eccessivamente "avanzate" per il mercato musicale italiano, come le sonorità elettroniche, cui molti musicisti anglosassoni peraltro facevano già ampiamente ricorso.

E già non viene ricordato principalmente per il suo valore musicale (sebbene sia comunque alto) ma soprattutto per il messaggio che Battisti volle comunicare: era avvenuto un cambiamento radicale, e nulla sarebbe più rimasto come prima.

Nel 1986, dopo ben quattro anni di silenzio, assicuratasi la collaborazione di Pasquale Panella, poeta che aveva già un'esperienza di paroliere (i due avevano già collaborato per il disco di Adriano Pappalardo Oh! Era ora, uscito nel settembre 1983, dove Panella si firmava con lo pseudonimo di Vanera e Battisti aveva curato gli arrangiamenti e suonato le chitarre e i sintetizzatori, e anche il basso nella canzone eponima), Battisti torna sul mercato discografico con l'album "Don Giovanni", per il quale impone la singolare scelta di non farlo uscire in versione CD (darà l'autorizzazione solamente otto anni dopo).

Il disco, quanto alla parte musicale, avrà un effetto rassicurante per il tradizionale pubblico battistiano, proponendo melodie più classiche e complete, con arrangiamenti che stavolta coniugavano le sonorità più avanzate con quelle tradizionali, non senza richiami jazz. Davvero misteriosi appaiono invece i testi di Panella, apparentemente privi di senso compiuto, densi di doppi sensi e di giochi di parole, che sembrano raccontare storie ai limiti del "Teatro dell'assurdo" di Samuel Beckett. L'abbinamento dei testi di Panella alle melodie battistiane susciterà un effetto surreale, che incuriosirà il pubblico e stupirà la critica. Don Giovanni ottiene grande successo di vendite (è il terzo album più venduto dell'anno), e la canzone Le cose che pensano si inserisce fra i classici di Battisti.

A partire da quest'anno Lucio pubblicherà con regolarità un disco ogni due anni. Nel 1988 esce l'album L'apparenza, più complesso del precedente, dato che i testi di Panella rimangono surreali e impalpabili, e le melodie si fanno spesso impervie, contenenti numerosissimi temi musicali (come la canzone A portata di mano che contiene circa quattro melodie diverse), ardue da memorizzare. Anche se il giudizio della critica sarà perlopiù positivo, le conseguenze si faranno sentire in termini di vendite: "L'apparenza", pur raggiungendo anch'esso il primo posto in classifica, vende molto meno di "Don Giovanni" e incomparabilmente meno rispetto al periodo d'oro di Battisti con Mogol.

La produzione di Lucio Battisti non muterà indirizzo nei successivi lavori: il cantautore proseguirà infatti sulla strada della costruzione di melodie assai complesse, inasprendo il carattere elettronico degli arrangiamenti (spesso molto vicini alla techno music) e continuando ad avvalersi dei surreali testi di Panella, sulla base dei quali compone le musiche. Il risultato sarà il dividersi della critica e il disorientamento del pubblico e degli "addetti ai lavori".

Nel 1990 Battisti cambia etichetta, abbandonando la "Numero Uno" fondata insieme a Mogol, a favore della CBS per la quale registra "La sposa occidentale". Questo è il primo disco dal lontano 1972 col quale non riesce a raggiungere il primo posto in classifica, a conferma del fatto che la sua difficile ricerca musicale non viene compresa dalla maggior parte del suo pubblico; tutto ciò nonostante l'album non sia privo di brani gradevoli quali I ritorni, Potrebbe essere sera e la title track La sposa occidentale. Battisti, con apparente presunzione, ma a ragion veduta, si limitava a commentare con gli amici che ogni innovazione musicale da lui introdotta nei suoi dischi veniva poi puntualmente recepita da tutta la musica italiana anni dopo.

Il 1992 è l'anno dell'album intitolato "Cosa succederà alla ragazza", stavolta sotto l'etichetta della Sony/Columbia. Battisti persevera sulla strada intrapresa e in particolare in questo disco, quello di minor successo in assoluto, fa ricorso a ritmiche ed arrangiamenti dal suono piuttosto "duro", ormai totalmente orientati verso la techno music.

Nel 1994 esce il suo ultimo album, intitolato "Hegel". Quest'album non è mai uscito come LP, ma al momento della confezione del cofanetto dedicato all'artista, sarà edita una versione in vinile dall'alto valore collezionistico. Anche questo disco è deludente sul piano del successo commerciale, e la critica, nonostante rimanga colpita dai richiami filosofici dei testi di Panella (oltre a Hegel, vi è un'evocativa canzone dedicata alla città tedesca di Tubinga), biasima il ripetersi dell'eccessivo ricorso a sonorità computerizzate e il modo di cantare ormai "freddo" di Battisti.

Negli anni trascorsi dall'uscita del suo ultimo disco al fatale 1998, si parlerà con insistenza di un riavvicinamento artistico tra Lucio e Mogol, ma tali voci non troveranno mai conferma e, comunque, non si concretizzeranno.

Il 30 marzo 1998 Franco Zanetti, pubblicò sul sito www.rockol.it una notizia che destò scalpore: Lucio Battisti, a causa di problemi nel trovare una casa discografica, pubblicava il suo nuovo disco (chiamato L'asola) su Internet, nel neonato sito www.luciobattisti.com. Numerosissimi giornali riportarono la notizia (come il Corriere della Sera, La Repubblica e altre importanti testate nazionali) spesso senza nemmeno riportare la fonte, dimostrando la superficialità dei giornalisti nel riportare le notizie. Il giorno successivo un altro articolo sullo stesso sito dichiarava che si era trattato solo di un pesce d'aprile messo in scena dalla stessa redazione del sito; anche il sito www.luciobattisti.com era stato realizzato da Zannetti. Come spiegato nell'articolo c'erano degli indizi che dovevano far capire che si trattava di uno scherzo: il titolo dell'album (Sola in dialetto romano significa bufala), l'acronimo formato dai titoli dei brani (il risultato è pescedaprile), ecc.

Dopo una lunga malattia, forse motivo del suo progressivo allontanamento dalla vita pubblica, Lucio Battisti muore nell'ospedale San Paolo di Milano il 9 settembre 1998 all'età di 55 anni; ai funerali, celebratisi a Molteno, dove è sepolto, furono ammesse appena 20 persone, tra le quali Mogol, a riconferma della ricomposizione almeno umana del sodalizio. La sua tomba, molto semplice, rimane una costante meta di pellegrinaggi.

Dalla scomparsa ad oggi si sono moltiplicati gli omaggi, i tributi, le manifestazioni, le pubblicazioni e le raccolte sul cantautore, spesso bloccate e contestate dalla vedova Grazia Letizia Veronese che ha deciso di continuare la politica protezionistica del marito, non senza sollevare polemiche e dibattiti tra chi considera ciò una giusta protezione contro chi specula sull'arte di un grande musicista e chi invece critica questo continuo annullare manifestazioni (come per esempio accadde nel 2006, quando la vedova presentò ricorso al comune di Molteno per una manifestazione locale).

La scomparsa di Lucio Battisti ha suscitato notevole cordoglio e, al tempo stesso, ridestato un vero e proprio "culto" per l'artista e per la sua musica; culto che sembra non avere mai fine e che ricorda da vicino quanto già constatato per grandi artisti stranieri quali Elvis Presley, o i Beatles dopo il loro scioglimento.

Nonostante la nota riservatezza di Battisti e dei suoi familiari, e talune perplessità destate dalla sua ultima produzione, l'artista di Poggio Bustone ha mantenuto nel tempo uno sterminato numero di fans assolutamente "trasversali", di ogni età, che ben lungi dal diminuire è casomai aumentato con la sua morte. Sono innumerevoli, oltre alle ristampe in CD dei dischi del passato, le raccolte celebrative sia di brani originali di Battisti, sia di sue canzoni interpretate da altri artisti, ed è impossibile enumerare i programmi televisivi e i concerti che in tutta l'Italia celebrano e commemorano l'artista di Poggio Bustone dando spazio alla sua musica.

Alcune canzoni di Lucio Battisti, come Un'avventura, Acqua azzurra, acqua chiara, Fiori rosa, fiori di pesco, Emozioni, Mi ritorni in mente, Il mio canto libero, La canzone del sole, E penso a te, Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi , hanno guadagnato in Italia la stessa celebrità e "solennità" dei più importanti successi internazionali della musica rock anglo-americana.

In particolare, Il mio canto libero è costante oggetto di cover da parte di svariati soggetti e per i più svariati fini, prevalentemente benefici (da ricordare l'iniziativa dei calciatori della Juventus a favore dei bambini dell'ospedale Gaslini di Genova, e l'esecuzione in occasione dei grandi eventi religiosi come le giornate dei giovani che si tenevano alla presenza dell'ex pontefice Giovanni Paolo II). Nel 1978 un frammento di Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi fu inserito in un comunicato delle Brigate Rosse durante gli angosciosi giorni del sequestro Moro.

L'imponenza del fenomeno, da ultimo, ha indotto a uscire dalla sua proverbiale riservatezza perfino l'ultranovantenne padre di Lucio Battisti, Alfiero, che ha accettato di parlare del figlio in alcune interviste a giornali e reti televisive.

Al di là della sua pur vasta produzione, sia in brani da lui direttamente incisi, sia in canzoni affidate ad altri artisti, Lucio Battisti è un artista che ha lasciato un'impronta significativa nella musica italiana contemporanea.

Lo stile compositivo di Battisti, contraddistintosi per aver saputo sapientemente coniugare la tradizione italiana con le più avanzate sonorità d'oltreoceano (da quelle Rhythm & Blues da lui predilette, sino alla disco music), insieme al particolare uso della voce, una "voce afona" (come definita dal critico musicale Gianfranco Manfredi) usata quasi come uno strumento da parte di un artista che ha sempre umilmente riconosciuto i propri limiti vocali, ha impresso una svolta al panorama della canzone italiana.

Le sonorità innovative degli ultimi dischi di Battisti, in particolare da La sposa occidentale in poi, sono divenute, sia pure in contesti spesso più melodici e tradizionali, patrimonio comune degli arrangiamenti delle canzoni di moltissimi artisti italiani, avverando la "profezia" del cantautore. A Battisti, anticipatore di simili sonorità fin dai tempi di Ancora tu, è tributaria la stessa dance all'italiana.

Durante i primi anni della sua carriera Battisti non interpretava le proprie canzoni ma le affidava ad altri cantanti o gruppi. Dopo il suo debutto come interprete, continuò sporadicamente a scrivere per altri interpreti fino al 1976.

A partire dalla seconda metà degli anni Novanta sono stati rinvenuti e quindi divulgati al pubblico, sia attraverso la radio e la televisione, sia (forse in modo non sempre regolare) attraverso la distribuzione peer2peer (Napster, Winmx, eMule, ecc.), numerosi brani inediti o versioni alternative che il grande artista di Poggio Bustone aveva accumulato durante la sua carriera scartandoli, modificandoli o riscrivendone ora il testo, ora l'arrangiamento.

Lucio Battisti scrisse anche molti brani destinati ad essere interpretati da altri cantanti o gruppi. In molti casi Battisti lasciò all'interprete del brano anche la registrazione di una sua versione da usare come linea guida.

Infine esistono dei brani che non furono pubblicati in alcun modo e di cui non esiste alcuna versione edita.

A partire dal 1998 si iniziarono a diffondere delle voci sulla presunta esistenza di un ultimo album a cui Battisti stava lavorando prima della sua scomparsa e che la moglie, Grazia Letizia Veronese, avrebbe preferito lasciare inedito dopo la morte del marito.

Ad alimentare i rumor, a dicembre di quell'anno ci fu anche l'uscita di LB - Lucio Battisti, un cofanetto a tiratura limitata che contiene i 19 album della discografia ufficiale, 2 singoli e un misterioso spazio vuoto che molti hanno interpretato come l'alloggiamento per il fantomatico postumo. I mass media diedero per scontata l'imminente pubblicazione del disco per Natale; invece ad oggi (dicembre 2008) non si hanno ancora notizie certe sul disco, tanto che molti pensano che non sia mai esistito.

A differenza di quanto è accaduto negli anni sessanta e settanta per la gran parte dei cantautori italiani, nelle canzoni di Lucio Battisti non c'è stato alcun impegno politico e Battisti stesso ha dichiarato più volte di non avere interesse nella politica. Battisti fu anzi all'epoca spesso criticato per la scelta di parlare solamente di sentimenti, o delle piccole cose del quotidiano, ritenuta espressione di un approccio "piccolo-borghese". Addirittura, non mancò chi lo indicava apertamente come fascista, in contrapposizione al gran numero di cantautori emergenti dell'epoca vicini alla sinistra o a movimenti anarchici. Tutto questo non senza dare corpo a voci, mai provate, secondo cui Battisti avrebbe anche finanziato organizzazioni di estrema destra.

Pierangelo Bertoli dichiarò come "negli anni settanta si sapeva che Battisti stava a destra e che era vicino al MSI. Non c'era bisogno di prove, lo si sapeva e basta".

La tesi fu alimentata anche dalle discutibili interpretazioni di alcuni versi dei suoi più celebri pezzi: il celebre "o mare nero, mare nero" in La canzone del sole, o il "planando sopra boschi di braccia tese" da La collina dei ciliegi, secondo alcuni avrebbero un significato strettamente politico, chiaramente da riferirsi al mondo fascista; persino la canzone Il mio canto libero fu ritenuta a suo tempo una metafora dell'innalzarsi dell'ideologia di destra. Altre canzoni, come La luce dell'est, furono accusate di essere apertamente anticomuniste e antisovietiche.

In ogni caso Battisti si disinteressò sempre della politica attiva. Il solo ideale che egli sosteneva con costanza, come del resto Mogol, pareva essere appunto quello ecologico, in curiosa sinergia peraltro con Adriano Celentano, precursore assoluto della "canzone ecologica". Mogol non mancò più volte di dichiarare come lui e Battisti fossero stati etichettati come fascisti con il preciso scopo di renderli antipatici ad una grossa fetta del pubblico giovane, all'epoca particolarmente politicizzato. I due furono poi accusati di maschilismo per alcune canzoni, fra cui Innocenti evasioni, Il tempo di morire, Dio mio no, Comunque bella, e La canzone della terra, che secondo il movimento femminista proponevano un ideale di donna datato e tradizionalista.

Con il passare degli anni, mutò gradualmente a sinistra la considerazione verso l'opera battistiana da parte dei media, tanto che i dischi pubblicati da Battisti nel periodo del sodalizio con Panella ebbero un'accoglienza entusiastica da parte di Michele Serra in veste di critico per il quotidiano l'Unità. Il risultato fu che in occasione della morte del cantante nel 1998, nei commenti e nelle interviste pubblicate dai mass media italiani Battisti fu avvicinato un po' a tutte le parti politiche, a dimostrazione di quanto controversa fosse ancora la questione.

Mogol dal canto suo ha sempre smentito e ha messo la parola fine alla leggenda metropolitana del Battisti fascista in un'intervista al Corriere della Sera del 28 giugno 2005: secondo il paroliere l'origine dell'equivoco ebbe luogo durante un concerto, quando il braccio levato di Battisti per incitare il pubblico a cantare fu scambiato per un saluto romano. Secondo quanto riferisce Mogol, a Battisti non interessava la politica e non andava neanche a votare alle elezioni.

L'unica occasione in cui l'opera musicale di Battisti poté essere messa in relazione con l'impegno politico fu nel corso del programma Tutti insieme, ideato da Mogol e realizzato dalla struttura tecnica della RAI che lo trasmise il 23 settembre 1971, sul secondo canale in prima serata. Durante la fase iniziale dello spettacolo, Battisti uscì dalle quinte raggiungendo il centro della scena e iniziò ad intonare Let the sunshine in, accompagnandosi con la sola chitarra. Mano a mano, venne raggiunto da un nutrito gruppo di cantanti e musicisti, tra i quali Mario Totaro, Sergio Panno, Pietro Montalbetti, Erminio Salvaderi e Giancarlo Sbriziolo dei Dik Dik, Franz Di Cioccio, Mauro Pagani, Giorgio Piazza, Flavio Premoli e Franco Mussida della Premiata Forneria Marconi, Tony Cicco, Gabriele Lorenzi e Alberto Radius della Formula Tre, Ciro Dammicco, Damiano Dattoli, Babelle Douglas, Mario Lavezzi e Barbara Michelin dei Flora, Fauna & Cemento, John Kongos, Mia Martini, Edoardo Bennato, Lally Stott e Bruno Lauzi. La valenza indubbiamente politica del brano, assurto a simbolo mondiale di opposizione all'intervento militare statunitense in Vietnam, suscitò un subitaneo clamore cui, tuttavia, non fece seguito alcuna dichiarazione di Battisti o di Mogol.

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Lucio Battisti (album)

Lucio Battisti è il primo album di Lucio Battisti, pubblicato per la Ricordi nel marzo 1969.

Il primo LP di Lucio Battisti esce nel 1969, a tre anni dal suo debutto come interprete con Per una lira. Il 33 giri contiene 12 brani, tra cui canzoni precedentemente cedute ad altri cantanti ora reinterpretate da Battisti (è il caso di 29 settembre, interpretata già nel 1967 dall'Equipe 84) e canzoni già uscite nei singoli pubblicati dal 1966 in poi (come Un'avventura del gennaio 1969 e Balla Linda del 1968). L'unica differenza di queste ultime rispetto alla versione edita su 45 giri è il fatto che qui la registrazione sia stereofonica mentre i singoli erano monofonici; inoltre la versione di Per una lira contenuta in questo album differisce nell'arrangiamento da quella pubblicata nel 1966.

Prigioniero del mondo è una delle tre canzoni incise ufficialmente da Battisti ma non scritte da lui (il testo è di Mogol e la musica di Carlo Donida) insieme a Adesso sì di Sergio Endrigo e La compagnia di Donida - Mogol.

Arrangiamenti: Lucio Battisti, Gianpiero Reverberi, Mariano Detto. Direzione d'orchestra: Gianpiero Reverberi (Un'avventura, Non è Francesca) e Mariano Detto (La mia canzone per Maria, Balla Linda, Prigioniero del mondo, Io vivrò (senza te)).

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Images (Lucio Battisti)

Images è l'undicesimo disco di Lucio Battisti e venne inciso espressamente per il mercato statunitense. Non conteneva brani inediti ma cinque versioni in lingua inglese di canzoni tratte da Io tu noi tutti (Amarsi un po', Ho un anno di più, Sì, viaggiare, Neanche un minuto di "non amore" e Soli) e le riprese, sempre in inglese, di due "classici" (Il mio canto libero e La canzone del sole).

Il gradimento dell'album fu molto basso. Secondo i critici di allora si trattava di un lavoro troppo "all'italiana" (sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista dell'accento di Battisti) che sicuramente non coincideva con i gusti del mercato statunitense. Fu ritirato dal mercato italiano dopo pochi giorni dalla sua uscita.

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Lucio Battisti Vol. 4

Lucio Battisti Vol. 4 è il quarto album di Battisti e rappresenta un tentativo fallimentare della Dischi Ricordi di sfruttare l'immagine dell'artista che aveva appena perso nel passaggio alla Numero Uno, raccogliendo gli ultimi 45 giri insieme a brani già presenti negli altri album. Il disco, nonostante raccogliesse alcuni brani molto popolari di Battisti, visse all'ombra del dilagante successo del 45 giri confezionato dal duo sotto l'altra etichetta nello stesso periodo, La canzone del sole, e pertanto ottenne minori risultati, arrivando al terzo posto in hit parade.

Nell'album si trova una cover di Sergio Endrigo, Adesso sì, pubblicata nel 1966 in una compilation di artisti della Ricordi dedicata alle canzoni del Festival di Sanremo di quell'anno, e qui ripubblicata (vista anche la rarità dell'incisione originale). Del disco esistono due tirature, una con cartoncino sagomato a rilievo, l'altra, più rara, a lucido.

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Source : Wikipedia