Lodi

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Tags : lodi, lombardia, italia

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Lodi

Panorama di Lodi

Lodi (IPA: , Lod in dialetto lodigiano) è un comune italiano di 43.424 abitanti della Lombardia centro-meridionale. Sito in bassa Val Padana e lungo il fiume Adda, è capoluogo dell'omonima provincia, istituita nel 1992.

Lodi è situata nella parte centromeridionale della Lombardia, lungo il fiume Adda; parte del centro storico sorge sul colle Eghezzone.

La Protezione Civile indica per il territorio lodigiano la classificazione sismica zona 4 ("sismicità irrilevante").

La classificazione climatica del comune di Lodi colloca il territorio in zona E con 2592 gradi giorno.

Il clima dell'area lodigiana presenta caratteri riconducibili al clima continentale: le estati sono spesso molto calde con le massime che superano i 35 °C, ma con il quasi costante fenomeno dell'afa, che talvolta fa percepire temperature che sfiorano i +38/+40 °C, e molto frequenti sono forti temporali, anche con grandine; invece gli inverni sono spesso molto freddi, con minime che raggiungono anche i -8/-10 °C, per le masse d'aria d'origine siberiana che investono spesso la Pianura Padana, e sono diffuse nevicate (non sempre di grossa portata). Fenomeno molto diffuso è la nebbia, che talvolta può persistere per giorni. L'autunno e la primavera sono le stagioni in cui si registrano le maggiori precipitazioni.

Lodi lega le sue origini alla distruzione di Laus Pompeia (in latino "Lode a Pompeo"), antico borgo dei Celti Boi ribattezzato nell'89 a.C. in onore del console romano Gneo Pompeo Strabone: corrisponde all'odierna Lodi Vecchio. Passata in seguito sotto il controllo longobardo, il 24 maggio 1111 Laus Pompeia fu rasa al suolo dai milanesi dopo un periodo d'assedio. Gli accordi di pace prevedevano il divieto di ricostruire gli edifici distrutti.

Quasi cinquant'anni dopo, il 3 agosto 1158, Lodi venne rifondata dall'imperatore Federico I detto "Barbarossa" non sulle rovine di Laus Pompeia ma lungo le rive dell'Adda, per consentirle una posizione di maggior controllo sul territorio. L'imperatore accordò a Lodi straordinari privilegi, fra cui quello di costruire ponti su tutti i corsi d'acqua del territorio e di navigare per tutta la Lombardia con piena esenzione delle tasse.

Durante il Sinodo di Lodi, tenutosi nel 1161, Federico Barbarossa nominò arcivescovo di Magonza Corrado di Wittelsbach, per porre fine a uno scisma tra Rodolfo di Zähringen e Cristiano di Buch in quella sede. Nello stesso concilio, il Barbarossa nominò Vittore IV antipapa, in opposizione a papa Alessandro III. Nonostante i privilegi la nuova Lodi crebbe stentatamente e nel 1167 fu obbligata dai milanesi ad aderire alla Lega Lombarda e nel 1176 partecipò alla battaglia di Legnano.

In seguito Lodi continuò a crescere anche grazie a Federico II. Dal 1251 si susseguirono le signorie dei Vistarini, Torriani, Visconti, Fissiraga e Vignati (che unirono Lodi a Piacenza), finché nel XIV secolo Lodi si legò al Ducato di Milano, inizialmente sotto i Visconti che fecero costruire il maestoso castello di Porta Regale (1370) e in seguito sotto gli Sforza che, con Francesco, ampliarono e consolidarono il sistema difensivo con la costruzione di due fortificazioni ai capi del ponte sull'Adda. In seguito a ciò, Lodi risentì delle guerre con la vicina Repubblica di Venezia.

In età rinascimentale vi si svolsero importanti avvenimenti storici: nel 1413 l'antipapa Giovanni XXIII e l'imperatore Sigismondo convocarono dal duomo di Lodi il Concilio di Costanza, che avrebbe poi risolto lo Scisma d'Occidente.

Il 9 aprile 1454, presso il castello di Porta Regale, sede locale della corte di Francesco Sforza, gli Stati regionali italiani firmarono la Pace di Lodi, che garantì quarant'anni di stabilità politica. Questo segnò anche uno dei periodi più felici della storia lodigiana dal punto di vista artistico e culturale, soprattutto sotto il vescovato di Carlo Pallavicino (1456-1497).

Nelle età successive Lodi fu sotto il dominio spagnolo, austriaco e francese. Questo corrispose ad un periodo di declino e di rallentamento della crescita demografica, soprattutto in epoca spagnola, quando la città fu ridotta ad una vera e propria fortezza. Il governo di Maria Teresa d'Austria segnò l'avvio della ripresa economica, specie grazie alla moltiplicazione e alla riorganizzazione razionale dei terreni coltivabili nel circondario. Il dominio austriaco terminò il 10 maggio 1796, quando Napoleone sconfisse il maresciallo austriaco Beaulieu nella celebre battaglia del ponte di Lodi, aprendosi la strada per la conquista di Milano. Questo importante avvenimento giustifica la presenza in molte città, francesi e non solo, di strade e piazze dedicate al Ponte di Lodi (per esempio nel VI arrondissement di Parigi, si trova la "Rue du Pont de Lodi").

Alla fine del XIX secolo Lodi era ancora racchiusa entro le antiche mura medievali. Fu in questi anni che si verificò lo sviluppo dell'abitato lungo direttrici esterne dovuto alla crescita demografica che ebbe luogo in seguito all'apertura della linea ferroviaria Milano-Piacenza nel 1861 e all'insediamento delle prime industrie (tra cui il Lanificio Varesi-Lombardo nel 1868, il Linificio Canapificio Nazionale e la Polenghi Lombardo nel 1870).

Denominata Piazza Maggiore fino al 1924, rappresenta il cuore della città: su di essa si affacciano, in particolare, la Basilica Cattedrale della Vergine Assunta ed il Palazzo Municipale (Palazzo Broletto). Caratterizzata da una pianta romboidale quadrata, è un raro esempio di piazza porticata su tutti i quattro lati. Tale singolare peculiarità, unita all'eleganza dei palazzi che vi si affacciano (molto vari per colori e dimensioni) la rende un luogo particolarmente suggestivo e scenografico. Piazza della Vittoria, infatti, è stata spesso scelta per ospitare eventi di interesse nazionale e registrazioni di spot pubblicitari per la televisione; il Touring Club Italiano, inoltre, l'ha inserita nel 2004 nella lista delle piazze più belle d'Italia. La selciatura della piazza, nel tipico "ricciato lombardo" costituito da ciottoli di fiume, risalirebbe al 1471. Nella prima metà dell'Ottocento, il centro del quadrilatero era occupato da un'imponente statua equestre di Napoleone Bonaparte, fatta erigere dallo stesso generale francese per celebrare la sua vittoria nella battaglia di Lodi. Attualmente la piazza è adibita ad area pedonale. Nei giorni di martedì e giovedì si tiene il tradizionale mercato ambulante.

Di dimensioni ridotte, è una piazza di forma trapezoidale, chiusa tra i portici di Palazzo Broletto (sede comunale) e il fianco sinistro del Duomo. In epoca medievale essa rappresentava il fulcro della vita pubblica cittadina, ora è sede dell'autorità municipale. Al centro è collocata una fontana in marmo rosa di Carrara, ricavata dal fonte battesimale della Cattedrale e risalente al XIV secolo. È un'area pedonale.

È una piazza di forma rettangolare, anch'essa pavimentata con il tipico ricciato, su cui si affacciano l'abside del Duomo, un'ala secondaria di Palazzo Broletto, il Palazzo del Governo (o della Prefettura) ed il Palazzo Vescovile. È adibita a parcheggio pubblico ad eccezione dei giorni di sabato e domenica nei quali si tiene, come da tradizione, il mercato ambulante (in mattinata).

Si tratta di una piazza di dimensioni piuttosto ampie, adibita ad area pedonale ad eccezione della fascia centrale che è aperta al traffico veicolare; prende il nome dal Castello Visconteo che vi si affaccia. Spicca inoltre una statua dedicata a Vittorio Emanuele II, celebrativa dell'unità d'Italia. Piazza Castello confina con il Parco dell'Isola Carolina ed è tradizionalmente il punto di ritrovo prediletto dai giovani lodigiani.

Chiamata comunemente Piazza San Francesco, è un luogo molto caro ai cittadini lodigiani, anche perché è cantata in molte opere della poetessa Ada Negri. La suggestione di questa piazza rettangolare, anch'essa pavimentata con il ricciato ed adibita ad area pedonale, deriva dalla presenza dell'originale ed importante Chiesa di San Francesco e della facciata dell'Ospedale Maggiore; vi si trova inoltre una statua raffigurante Paolo Gorini.

Si tratta di una piazza molto piccola, quasi nascosta tra un intrico di vie strette e tortuose tipiche del centro storico medievale di Lodi; la sua atmosfera raccolta ma luminosa ricorda un campiello veneziano. La piazza prende il nome dall'omonima chiesa che vi si affaccia ed è anch'essa un'area pedonale.

Ha origine da Piazza della Vittoria ed è molto frequentato in virtù delle numerose attività commerciali. Analogamente ad altre vie del centro cittadino, offre quale principale motivo di interesse la presenza dei palazzi in stile liberty e dei suggestivi cortili interni delle abitazioni signorili.

Si tratta del monumento più antico ed importante di Lodi; in stile romanico, è una delle chiese più vaste dell'intera Lombardia.

Conosciuto anche con il nome di Santuario dell'Incoronata e collocato in una caratteristica via molto stretta nei pressi di Piazza della Vittoria, è uno dei capolavori indiscussi del Rinascimento lombardo e rappresenta senza dubbio il monumento più prestigioso della città sotto il profilo artistico.

Costruita tra il 1280 e il 1307, è l'edificio sacro più originale della città. La facciata in cotto, rimasta incompiuta poco sopra il rosone marmoreo, è caratterizzata da un alto protiro e da una peculiarità tipica dell'architettura gotica lombarda: si tratta di due bifore a sesto acuto e "a cielo aperto". L'interno, a tre navate e a croce latina, è impreziosito da numerosissimi affreschi trecenteschi; la chiesa ospita le spoglie dei lodigiani illustri tra cui la poetessa Ada Negri ed il naturalista Agostino Bassi.

Si tratta della chiesa più antica di Lodi dopo la Cattedrale. Nell'interno, a tre navate, sono conservate notevoli opere d'arte, tra cui due affreschi di Callisto Piazza.

Situata nei pressi del fiume Adda, in una posizione leggermente decentrata rispetto al cuore del centro storico medievale, rappresenta il miglior esempio di edificio barocco in città.

In stile gotico lombardo del XIV secolo, è tornata agli antichi splendori grazie ad un laborioso intervento di restauro terminato nel 2006. Conserva un importante opera d'arte: il Polittico Galliani realizzato nel 1520 da Alberto Piazza. È degno di nota anche il rosone decorato con maiolica policroma. Accanto alla chiesa sorge l'antico convento dal chiostro scandito da archi a sesto acuto, trasformato nel corso del XIX secolo in sontuosa residenza oggi suddivisa in esclusivi appartamenti privati.

Tra le più eleganti e raffinate chiese della Lombardia, la chiesa di San Filippo, in stile rococò, venne costruita di fronte allo sbocco di una lunga via, in ossequio al gusto scenografico dell'epoca.

Edificato in epoca medievale e rinnovato nel corso del Settecento dall'architetto pavese Veneroni (in collaborazione con i fratelli Sartorio), è caratterizzato da una struttura massiccia ed austera. Degno di nota è il cortile interno con colonne binate. L'interno elegante presenta alcuni ambienti decorati nel XVIII secolo. Da segnalare la ex cappella vescovile (ora visibile all'interno del percorso del Museo diocesano) e gli affreschi di Carlo Innocenzo Carloni. Papa Giovanni Paolo II vi soggiornò nel 1992 in occasione di una sua visita in Lombardia.

A croce greca, venne edificata nel 1655 per ospitare una sacra immagine della Vergine, ritenuta miracolosa. La facciata è stata rielaborata agli inizi del XX secolo; l'interno è completamente decorato da affreschi, tele e stucchi. Da segnalare nel presbiterio i deliziosi affreschi con le Storie della Vergine dipinte dall'artista valtellinese Parravicino (o Parravicini detto il Gianolo). Nel piccolo tempio religioso vi è la tomba neoclassica di Maria Cosway, intima amica del presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson, conosciuta alla corte di Versailles e benefattrice della città di Lodi dove fondò un Collegio femminile.

Sconsacrata e riaperta al pubblico nel 2006 dopo un lungo restauro, è un ambiente di dimensioni raccolte che ospita notevoli testimonianze artistiche. Si trova in una via molto stretta, tipica della Lodi medievale. Il piccolo edificio è costituito da due corpi di fabbrica ben distinti, uno romanico e l'altro barocchetto.

Opera dell'architetto milanese Pellegrino Tibaldi e attualmente sconsacrata, ha ospitato nel 1989 una grande mostra dedicata alla famiglia dei pittori Piazza da Lodi e più recentemente una rassegna sull'opera grafica dell'artista americano Andy Warhol.

In stile neoclassico, venne edificata in un'area periferica nel 1835, in occasione della visita dell'imperatore d'Austria Ferdinando I. L'edificio conserva le reliquie del santo lodigiano cui è dedicato.

Edificato nel 1284 a fianco della Cattedrale, dopo numerosi rimaneggiamenti si presenta in forme neoclassiche, come risulta evidente dal porticato e dalla loggia superiore (su cui si affaccia la prestigiosa Sala del Consiglio Comunale). Ai due lati del portico sono collocati il busto di Gneo Pompeo Strabone (a sinistra), che attribuì il titolo di municipium a Laus Pompeia, e quello di Federico Barbarossa (a destra), fondatore di Laus Nova.

Si tratta di un tipico castello medievale, andato in buona parte distrutto; il suo alto e massiccio Torrione è uno dei simboli più noti della città. Secondo alcuni storici, proprio nel Castello sarebbe stata firmata la pace di Lodi; altri esperti, invece, ritengono più probabile l'ipotesi legata al Convento di San Cristoforo. L'edificio non può essere visitato poiché è occupato dagli uffici della Questura di Lodi.

Il nucleo più antico dell'edificio risale al XIV secolo; la struttura venne successivamente ampliata e trasformata in ospedale. La facciata in stile neoclassico venne realizzata alla fine del Settecento su disegno di Giuseppe Piermarini, lo stesso architetto del Teatro alla Scala di Milano. All'interno si trova un chiostro con portico, loggiato e decorazioni in cotto del Quattrocento.

Sorto nella seconda metà del XV secolo nei pressi di Piazza Ospitale, è il migliore esempio di dimora patrizia lodigiana. La facciata è caratterizzata dalla presenza di una vistosa fascia marcapiano in terracotta, decorata con corone floreali e figure della mitologia marina (tritoni e naiadi); il portale è adornato da medaglioni che raffigurano Gian Galeazzo Visconti, Isabella d'Aragona, Francesco e Bianca Maria Sforza. L'insieme architettonico con l'eleganza delle proporzioni sembra accostarsi ai modi dell'Amadeo. Il piano superiore è ricco di affreschi e decorazioni. Secondo lo storico Giovanni Agnelli, vi soggiornò Francesco I re di Francia durante l'estate del 1509.

Si tratta di uno degli edifici più eleganti della città; è un palazzo di notevoli dimensioni che occupa un intero isolato alle spalle del Palazzo Municipale e si affaccia su Piazza del Mercato. Dal 1996 è sede della Prefettura di Lodi.

Dopo un lungo restauro terminato nel 2004, è adibito a sede centrale della Provincia di Lodi; degno di nota è l'ampio chiostro interno.

Progettato da Renzo Piano e sorto nei pressi della stazione ferroviaria a pochi passi dal centro storico, è una struttura di grandi dimensioni che rappresenta la costruzione più interessante della città sotto il profilo architettonico tra quelle della seconda metà del Novecento.

Il complesso si sviluppa su oltre tremila metri quadrati e comprende diversi edifici che ospitano, oltre alla sede centrale della Banca, spazi sociali (come l'auditorium), negozi e bar.

L'edificio principale presenta una facciata di oltre 250 metri di larghezza con pannelli modulari in cotto. Lo spazio interno è in parte coperto da una tensostruttura in vetro e cavi d'acciaio, che si estende dall'edificio principale all'auditorium (una struttura circolare con circa 800 posti); al centro è ospitata una fontana in movimento perenne creata dal giapponese Susumu Shingu.

Tra il 2005 e il 2006 il complesso ha ospitato un'importante mostra con opere di Tiziano, il Guercino, Lorenzo Lotto, Giorgio De Chirico e Andy Warhol. È stato inoltre scelto come ambientazione per alcuni spot pubblicitari.

Situato a ridosso del centro storico, nelle immediate vicinanze di Piazza della Vittoria e di Piazza Castello, venne realizzato a metà del secolo scorso grazie ad un finanziamento personale di Enrico Mattei che volle in questo modo "ringraziare" la città presso la quale erano stati scoperti degli importanti giacimenti di gas naturale. Mattei non badò a spese e fece piantumare delle essenze di notevole interesse botanico che sono presenti ancora oggi.

Sono collocati quasi nel cuore del centro cittadino: hanno infatti origine da Piazza Castello. Il loro nucleo originario risale al 1835, anno della visita alla città da parte dell'imperatore Ferdinando I d'Austria. Durante gli anni Trenta del Novecento i giardini vennero ampliati e sistemati grazie all'ambizioso progetto dell'architetto locale Giovanni Fugazza. Nel corso del biennio 2008-2009, l'area è stata oggetto di una profonda riqualificazione.

Permette di passeggiare nei pressi del fiume Adda, a contatto con la vegetazione fluviale; era uno dei luoghi prediletti dal poeta Giosuè Carducci quando visitava Lodi.

Si tratta di una piccola oasi naturalistica situata sulle rive dell'Adda, al confine con il territorio di Montanaso Lombardo; dall'area hanno inoltre origine numerosi sentieri che permettono di visitare i boschi circostanti. Durante l'estate si trasforma anche in centro ricreativo grazie alla presenza di una piscina gestita dal Comune di Lodi. Vi è inoltre attivo un centro F.I.C.K. che organizza corsi di avviamento alla pratica della canoa.

È un'area di notevole interesse naturalistico, realizzata a cura della Provincia di Lodi grazie a fondi della Regione Lombardia. Situata nelle vicinanze del centro abitato, può essere visitata grazie alla presenza di percorsi ciclo-pedonali. Si tratta di un rimboschimento realizzato con specie arboree ed arbustive autoctone, con destinazione giuridica permanente a bosco.

Ospitato nell'ex-convento adiacente alla Chiesa di San Filippo, conserva numerose opere del lodigiano Callisto Piazza, ma anche due importanti dipinti di Francesco Hayez. È presente inoltre una sezione archeologica che custodisce numerosi reperti provenienti da Laus Pompeia, una sezione risorgimentale e l'importante sezione della ceramica, elemento classico dell'artigianato locale.

Lodi è famosa in tutta Italia per la sua ceramica di prestigio, riconosciuta come Ceramica Artistica Lodigiana "Vecchia Lodi". La ceramica prodotta in questi laboratori è certificata con il marchio Denominazione di Origine Controllata (D.O.C.) .

Dal 1999 ha luogo presso il Teatro alle Vigne il Lodi Città Film Festival.

Dal 2003 Lodi ospita annualmente il Trompe-l'œil Festival, una manifestazione che accoglie opere di esponenti internazionali della tecnica del trompe-l'œil .

Fontana, Olmo, Riolo, San Grato.

La città di Lodi ha una lunga tradizione nell'industria agroalimentare e artigianale, in particolare nei settori della ceramica e della cosmesi. Nell'ultimo secolo la città ha avuto una crescita notevole grazie agli scambi commerciali, alla rivisitazione del sistema di tangenziali, allo sviluppo di tecnologie per l'ambiente (grazie alla quantità di rifiuti riciclati che i lodigiani producono e alla tecnologia del teleriscaldamento).

Lodi ha una notevole attività bancaria: la Banca Popolare di Lodi (ora del Gruppo Banco Popolare) è stata la prima banca popolare sorta in Italia, fondata dal lodigiano Tiziano Zalli. Un'altra banca che si distingue nella provincia è il Credito Cooperativo Laudense.

Nel 1945 si cominciò ad estrarre il gas metano (dai pozzi della vicina Caviaga) e a sperimentarne le applicazioni nel locale centro studi dell'AGIP. Lodi fu la prima città in Italia a servirsi del metano per usi domestici e industriali.

Inoltre Lodi è stata una delle prime città ad essere cablata con la fibra ottica, inizialmente per la trasmissione di TV via cavo, poi per il progetto Socrate di Telecom Italia e infine per la trasmissione di dati.

Lodi è la sede dell'Istituto Sperimentale per le Colture Foraggere, retto dal 1948 al 1976 dall'illustre agronomo Giovanni Haussmann.

Lodi è un nodo stradale di importanza regionale: la città è raggiunta dalla strada statale Via Emilia e da numerose strade provinciali tra cui la ex SS 235 Pavia-Brescia e la ex SS 472 Treviglio-Lodi. Le strade convergenti sulla città sono raccordate dalle tangenziali Sud ed Est, che formano un semi-anello (interrotto nel settore nord-ovest) con caratteristiche di superstrada.

Nelle vicinanze transita inoltre l'Autostrada del Sole ; l'uscita Lodi, posta nel territorio comunale di Pieve Fissiraga, si trova 6 km a sud-ovest della città.

La stazione di Lodi è posta sulla ferrovia Milano-Bologna ed appartiene al circuito Centostazioni; è servita principalmente da treni regionali (linee Milano-Piacenza-Parma e Milano-Cremona-Mantova) e da alcuni treni a lunga percorrenza. Il traffico è prevalentemente pendolare verso il capoluogo lombardo; la stazione serve un ampio bacino d'utenza proveniente dai paesi limitrofi e dal Cremasco.

Entro il 2009 è in programma un forte potenziamento del servizio, con il prolungamento da Milano Rogoredo a Lodi della linea S1 del servizio ferroviario suburbano di Milano.

Da Lodi si possono facilmente raggiungere gli scali di Milano-Linate (36 km), Bergamo-Orio al Serio (51 km) e Milano-Malpensa (89 km).

Nel 2009 un'associazione privata ha proposto la costruzione di un aeroporto internazionale nel territorio lodigiano, ma non esiste ancora nessun indirizzo ufficiale in merito.

La maggioranza in consiglio comunale è costituita dai gruppi: Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Circolo "Ettore Archinti"-SDI, Verdi per la Pace e Comunisti Italiani.

L'opposizione è invece composta dai gruppi: Forza Italia, Lega Nord, UDC e Alleanza Nazionale.

Riservato esclusivamente al gioco del calcio, è uno stadio in stile inglese recentemente ristrutturato e ampliato, che ospita la squadra del Fanfulla.

Con una capienza di 4000 spettatori circa, ha ospitato gli Europei del 1990 ed i Mondiali del 1993 di hockey su pista. Ospita le partite casalinghe dell'Amatori Lodi e dell'Unione Cestistica Casalpusterlengo.

Dispone di tribuna coperta e di dotazioni omologate per gare nazionali di atletica leggera; si trova in località Faustina unitamente ad altri impianti sportivi.

È dotato di tre palestre: la "Ghisio" (per basket e pallavolo), la "Fraschini" (dedicata a ginnastica artistica, ginnastica ritmica e arti marziali) e la "Grignani" (risevata alla boxe).

Per la parte superiore



Storia di Lodi

L'interno del Duomo di Lodi

Voce principale: Lodi.

La storia di Lodi trae le sue origini dalla distruzione del municipium romano di Laus Pompeia (in latino "Lode a Pompeo", in onore del console romano Gneo Pompeo Strabone) fondato dai Celti Boi in un territorio abitato fin dal neolitico dai primi agricoltori nomadi. La città fu rifondata per volere dell'imperatore Federico Barbarossa il 3 agosto 1158 e conobbe un periodo di grande splendore, soprattutto nella seconda metà del XV secolo. In seguito subì per secoli le occupazioni straniere.

L'antica Laus Pompeia si trovava in una posizione strategica in corrispondenza dell'odierna Lodi Vecchio, a circa 7 km dal luogo in cui sorge la città attuale; il borgo era situato sulla confluenza delle strade che da Placentia (Piacenza) e da Acerrae (Pizzighettone) portavano a Mediolanum (Milano), e nel punto di incrocio con la strada che da Ticinum (Pavia) proseguiva fino a Brixia (Brescia).

Plinio il Vecchio afferma che fu fondata dai Celti Boi, sebbene storicamente quel territorio fu sempre occupato dagli Insubri. In ogni caso non ci è stato tramandato il toponimo gallico dell'antico borgo. I romani vi giunsero tra il 223 a.C. e il 222 a.C., anni in cui i consoli (Publio Furio Filone e Gaio Flaminio Nepote prima, Marco Claudio Marcello e Gneo Cornelio Scipione poi) attaccarono e sconfissero gli Insubri. Questa prima occupazione durò poco in quanto gli Insubri, approfittando della discesa di Annibale, si ripresero la loro indipendenza e la mantennero per un paio di decenni. Solo nel 195 a.C. la resistenza degli Insubri fu definitivamente estirpata; da allora fino al 49 a.C., Laus fece parte della provincia della Gallia Cisalpina.

Nell'89 a.C. il borgo assunse finalmente il nome di Laus Pompeia in onore del console romano Gneo Pompeo Strabone che proprio quell'anno aveva concesso il diritto latino agli abitanti delle comunità in Transpadana. Questo provocò una trasformazione radicale, sia sotto il profilo giuridico dei cittadini, ma anche e soprattutto sotto quello culturale (il latino divenne lingua ufficiale) e urbanistico (l'abitato venne riedificato in forma rettangolare).

Nel 49 a.C., Laus divenne municipio di cittadini romani, e iniziò ad essere retta da un quattuorvirato. Da allora smise di far parte della Gallia Cisalpina.

Tra l'agosto del 14 d.C. e il luglio del 23 d.C. fu collocata su una porta di Laus l'epigrafe: «Tiberio Cesare Augusto, figlio di Augusto, e Druso Cesare, figlio di Augusto, fecero costruire questa porta». Evidentemente quindi doveva esistere una cinta muraria.

Sul territorio laudense, il culto più vasto fu quello di Ercole, che nella tarda romanità, assunse addirittura il valore di simbolo del potere dello stato e quello della civiltà che sconfigge la barbarie. In realtà, probabilmente, questa grande diffusione fu dovuta all'identificazione con un precedente dio celtico: Ogmios. Il Tempio di Ercole sorgeva fuori città, sulla riva destra dell'Adda, dove oggi, a Lodi Nuova, si trova la chiesa della Maddalena. Come in qualsiasi altro luogo dell'Impero Romano, fu vivissimo il culto dei defunti.

Fin dal III secolo si hanno notizie dell'esistenza di una comunità cristiana (il 12 luglio 303 vi furono decapitati San Felice e San Nabore) ma l'organizzazione di essa in diocesi avvenne solo con San Bassiano Vescovo, verso la fine del IV secolo. Un'epistola di Sant'Ambrogio afferma che nel novembre 387, Bassiano invitò Felice Vescovo di Como e lo stesso Ambrogio alla cerimonia di consacrazione di una Basilica dei Dodici Apostoli, situata nel suburbio di Laus Pompeia.

Come già detto, Laus era attraversata da strade di grande importanza, le quali, nel III secolo iniziarono ad essere percorse dai barbari invasori: nel 271 Iutungi e Alamanni scesero in Transpadana, occupando e devastando le campagne fra Milano e Piacenza.

Le invasioni ripresero agli inizi del V secolo: il 18 novembre 401 Alarico oltrepassò le Alpi, puntando su Milano e seminando terrore e devastazione nelle campagne indifese; nel febbraio 402 la strada che conduceva da Milano a Piacenza era impercorribile, tanto che Quinto Aurelio Simmaco, per recarsi a Milano ad incontrare l'imperatore Onorio, una volta arrivato a Piacenza, dovette passare per Pavia.

Nel 452 gli Unni di Attila penetrarono in Italia, puntando nuovamente su Milano e colpendo direttamente Laus Pompeia.

Le campagne laudensi furono sicuramente interessate anche dagli scontri fra Flavio Oreste ed Odoacre, re degli Eruli, e fra quest'ultimo e Teodorico, re dei Goti. Lo stesso vale per la guerra ventennale che Giustiniano condusse contro i Goti d'Italia.

Nel 568 fu la volta dei Longobardi, che scesero nell'Italia settentrionale. Il 3 agosto 569 entrarono in Milano, ma occuparono Laus solo nel 575, dopo la resa di Pavia. Questo può significare che non ci fu una guerra combattuta, ma un arretramento volontario del fronte, dovuto al fatto che la zona di Laus era forse diventata indifendibile. Poco si sa di ciò che avvenne nei secoli successivi, se non che iniziarono a diffondersi le prime culture sul territorio (viti, prati, cerreti, castagneti, sebbene fossero abbondantissime le paludi) e le prime attività commerciali importanti: in una concessione del re Liutprando nel 715 si legge che il commercio fluviale da e per l'Adriatico era garantito a Laus ed al suo territorio da due porti fluviali, posti alla confluenza dell'Adda e del Lambro nel Po.

Nel 774 ebbe inizio la dominazione dei Franchi e la città costituì un comitatus.

Tra la fine del IX secolo e l'inizio del X secolo, in pieno periodo di anarchia feudale, vi furono due invasioni degli Ungari alle quali seguì un periodo di stasi, grazie agli accordi stretti con loro dal re Berengario. Tuttavia, queste incursioni diffusero un sentimento di paura collettiva che spinse alla costruzioni di castelli nel basso lodigiano.

Il 24 novembre 975, con un diploma dell'imperatore Ottone II, il Vescovo di Lodi Andrea ottenne per la prima volta il riconoscimento del potere temporale sui territori laudensi; l'imperatore concedeva i possessi terrieri, le famiglie di servi della gleba, i mercati, le gabelle e le dogane. Queste concessioni furono ulteriormente ampliate nel luglio 981 con un nuovo diploma con il quale il Vescovo potè presiedere i processi. La figura del vescovo Andrea fu quindi fondamentale per la storia di Laus, in quanto egli pose le basi per la futura autonomia cittadina in forma di vassallaggio diretto al sovrano.

All'inizio dell'XI secolo il territorio laudense costituiva la chiave del commercio milanese per via fluviale, specialmente mediante il corso del Lambro che la metteva in contatto con il Po e l'Adriatico; Laus richiedeva dei pedaggi alle navi che risalivano il fiume, e quindi impadronirsi della città avrebbe significato espandere notevolmente la propria potenza politica e commerciale.

Quando nel 1027 morì il Vescovo Notker, l'Arcivescovo di Milano Ariberto da Intimiano ne approfittò, sfruttando un diritto concessogli dall'imperatore a Costanza, occupò il lodigiano, assediando la città. Capendo di non avere possibilità di resistere, i cittadini firmarono un accordo di pace, accentando il Vescovo Ambrogio II, imposto da Ariberto. Nei decenni successivi scoppiarono rivolte in tutte le città assoggettate all'Arcivescovo di Milano scoppiarono rivolte e tumulti, sempre seguite da razzie e devastazioni. Questo continuo stato di tensione sfociò nel 1107 allo scoppio di una guerra quadriennale che portò alla distruzione della città il 24 maggio 1111.

Le ostilità iniziarono quando Laus alleata con Pavia e Cremona, partecipò all'assedio di Tortona, alleata di Milano. In questo periodo le difese cittadine erano rappresentate sostanzialmente dalle cerchia di mura romane, risalenti al I secolo d.C.; non si trattava quindi di un ostacolo invalicabile. Inoltre la città si era allargata notevolmente oltre la cerchia con una serie di borghi, attorno ai quali era stato scavato un fossato.

La presa di Laus fu ritardata solo dall'imperatore Enrico V che, tra la fine del 1110 e l'inizio del 1111, scese in Italia per farsi incoronare imperatore dal papa Pasquale II. I milanesi non aspettarono neanche che l'imperatore valicasse il Brennero: il 22 maggio il sovrano si trovava a Verona ed il 24 maggio Laus Pompeia fu rasa al suolo. Per prima cosa furono distrutte le mura, con una veemenza tale che oggi, nonostante le ricerche, non è stato possibile trovarne traccia; quindi i milanesi passarono al saccheggio delle case e alla distruzione e all'incendio di tutto ciò che stava all'interno dell'antica cerchia muraria.

Gli accordi di pace imposti ai lodigiani, prevedevano il divieto di ricostruire gli edifici distrutti, e il giuramento di "fedeltà perpetua" alla città di Milano. Un'altra clausola prevedeva il trasferimento del mercato settimanale che si teneva ogni martedì, a cui partecipavano i mercanti di tutta la Lombardia, costituendo un'enorme fonte di guadagno per i cittadini. In questi anni i laudensi dovettero sottostare a Milano senza alcuna ombra di autonomia; lo testimonia anche il fatto che furono costretti ad inviare un contributo di 200 fanti durante l'assedio di Como nel 1126.

Nonostante questo, Laus riuscì in parte a riprendersi: lo storico lodigiano Ottone Morena, testimone oculare, racconta che i cittadini, dopo aver abbandonato gli edifici distrutti, «cominciarono ad abitare in sei borghi nuovi». Inoltre i luoghi di culto, risparmiati dalla distruzione, continuarono a funzionare, in particolare la Cattedrale. Vi fu un generale, seppur lentissimo rifiorire dell'economia.

Nel 1152, appena eletto, Federico I detto il "Barbarossa" convocò una dieta a Costanza, per occuparsi, fra l'altro, dei problemi italiani. Nel marzo 1153, due commercianti laudensi (Albernando Alamanno ed Omobono Maestro) che si trovavano lì per caso, chiesero udienza al re, per parlare del torto subito (l'abolizione del mercato) ad opera dei milanesi. I due, dopo aver riferito i fatti del 1111, chiesero ufficialmente al sovrano di scrivere una lettera a Milano, imponendole di restituire ai laudensi il loro mercato.

In effetti il Barbarossa agì in questo modo, ma non appena i due commercianti rientrarono in patria, furono duramente rimproverati dai concittadini che temevano la potenza militare milanese e vedevano il re troppo lontano per poter costituire una difesa. Pregarono il messo regio di non compiere la sua missione, ma non ascoltandoli, Sicherio di recò dai consoli di Milano che lo coprirono di minacce, costringendolo a fuggire. Nell'anno seguente, il "Barbarossa" discese in Italia per farsi incoronare imperatore del Sacro Romano Impero Germanico e convocò una dieta a Roncaglia, dove arrivò il 30 novembre 1154. Qui ascoltò le lamentele rivolte a Milano dai consoli di Lodi, Pavia e Como, oltre che l'autodifesa dei consoli milanesi che proposero al re un'enorme somma di denaro pur di ottenere mano libera su Como e Laus. Il 15 dicembre i milanesi vennero dal sovrano per consegnare il loro denaro, ma Federico lo rifiutò, chiedendo loro di «sottomettersi tutti a lui, senza condizione alcuna». In ogni caso pare che i cittadini di Laus ottennero la riapertura del mercato cittadino, che permise in parte all'economia laudense di rifiorire.

I milanesi dovettero quindi aspettare che l'imperatore tornasse in patria per colpire i loro principali nemici singolarmente: prima Cremona (estate 1157), poi Pavia (inverno 1157-1158), e quindi Laus. I consoli milanesi stabilirono una serie di ritorsioni che di fatto impedivano ai laudensi di vendere le proprie terre per sottrarsi alle imposizioni di Milano, inasprirono le tasse, ed imposero che tutti i maschi giurassero sottomissione al comune di Milano, e di obbedire a tutto ciò che gli venisse ordinato (cosa che non avrebbero mai fatto, per non tradire la fedeltà giurata all'imperatore solo tre anni prima). Il 15 aprile 1158 i milanesi passarono ai fatti e concedettero un lasso di tempo di dieci giorni affinché i laudensi prestassero il giuramento; non aspettando neanche il termine dell'ultimatum, il 23 aprile giunsero a Laus, vi entrarono e la saccheggiarono, sotto gli occhi dei cittadini che non opposero alcuna resistenza. Nei due giorni successivi la città e il territorio circostante fu completamente bruciato e distrutto; i profughi si diressero soprattutto verso Pizzighettone.

L'8 giugno dello stesso anno, Federico Barbarossa tornò in Italia. Accampatosi a sud di Milano, ricevette una processione di esuli laudensi che chiedevano giustizia. Il 3 agosto 1158, Lodi venne rifondata dall'imperatore. Si racconta che quello stesso giorno la pioggia, come segno propiziatore, ruppe il sereno di quella domenica d'estate. Il sito prescelto non fu quello delle rovine di Laus, ma sul Monte Guzzone, lungo le rive dell'Adda, nei pressi dell'antico tempio di Ercole, dove già sorgeva un porto fluviale ed un ponte detto del Fanzago. Questa nuova posizione fu scelta per consentire una posizione di maggior controllo sul territorio ed una più facile difesa; adesso infatti la città poteva essere attaccata su un solo lato. Si suppone anche questa posizione fu scelta anche per un altro motivo: spostandosi dal Lambro all'Adda, fiume su cui Milano non aveva pretese, si evitava una delle più gravi ragioni di attrito che la divideva con la rivale.

Una volta sconfitti i milanesi, il Barbarossa convocò una seconda dieta a Roncaglia per regolare una volta per tutte la questione dei diritti feudali nell'Italia settentrionale. L'imperatore accordò a Lodi straordinari privilegi, fra cui quello di costruire ponti su tutti i corsi d'acqua del territorio e di navigare per tutta la Lombardia con piena esenzione delle tasse.

Durante il Sinodo di Lodi, tenutosi nel 1161, Federico Barbarossa nominò arcivescovo di Magonza Corrado di Wittelsbach, per porre fine a uno scisma tra Rodolfo di Zähringen e Cristiano di Buch in quella sede. Nello stesso concilio, il Barbarossa nominò Vittore IV antipapa, in opposizione a papa Alessandro III. Questo provocò la scomunica dell'imperatore da parte di Alessandro III; le città ribelli si sentirono quindi sciolte dall'obbedienza e passarono al contrattacco: il 12 marzo 1160 anche il Vescovo di Lodi Alberico da Merlino fu colpito da scomunica (in quanto sostenitore dell'antipapa Vittore IV) e già il 22 marzo i milanesi cinsero d'assedio Lodi. Questo attacco e quello successivo di luglio furono respinti, ma già dal 3 agosto dello stesso anno si iniziò la costruzione delle mura di Lodi, volute e finanziate da Federico I. Le operazioni militari si conclusero nella primavera del 1162, quando i milanesi, stremati da un blocco durato un inverno, chiesero di trattare; il Barbarossa impose la resa a discrezione: la distruzione di Milano iniziò il 27 marzo 1162 e vi parteciparono anche i fanti lodigiani.

Durante la sua terza discesa in Italia, l'imperatore si fermò di nuovo a Lodi (il 2 novembre 1163) e per l'occasione furono trasferite le reliquie di San Bassiano nella nuova Cattedrale, la costruzione della quale fu in parte finanziata dalla coppia imperiale (furono offerte in totale 35 libbre d'oro). Una volta tornato in Germania però, iniziò una serie di abusi da parte dei messi imperiali, che fecero crescere il malcontento generale per una situazione che sembrava ormai anacronistica. Anche durante la quarta discesa in Italia del Barbarossa (novembre 1166), le lamentele dei Comuni lombardi non furono ascoltate e anche per questo il 7 aprile del 1167, questi giurarono nel monastero cluniacense di Pontida, di far fronte comune e di ricostruire Milano. Nonostante i ripetuti tentativi diplomatici per convincere i lodigiani a far parte della Lega Lombarda, questi continuarono a rifiutarsi e così, il 12 maggio 1167 la città fu cinta d'assedio, capitolando il 22 maggio. Fra le condizioni di resa, figurava l'impegno della Lega a costruire una cerchia di mura spesse due braccia e alte dodici (circa un metro per sei).

L'assenza di Federico I dall'Italia durò sette anni, durante i quali la Lega Lombarda si consolidò ulteriormente. Quando l'imperatore tornò in Lombardia per la quinta volta, cinquanta milites lodigiani parteciparono alla battaglia di Legnano, dove fu definitivamente sconfitto il 29 maggio 1176.

Alla morte del Barbarossa sembrò riaprirsi il contrasto con Milano, a causa del fatto che il nuovo sovrano Enrico VI aveva confermato ai lodigiani il libero uso delle acque del Lambro. Vi furono nuovi scontri tra i due Comuni nel 1193, e si giunse alla pace solo nel 1198: Lodi cedeva ai milanesi i diritti sulle acque del Lambro e in cambio otteneva garanzie commerciali e doganali, oltre il riconoscimento dell'autorità sul proprio territorio e l'esclusiva del porto sull'Adda.

Nel XIII secolo Lodi continuò a crescere. Nel 1220 si iniziò la costruzione del canale Muzza, alla quale contribuirono sia proprietari lodigiani, sia capitali milanesi. Questa opera idraulica, per secoli contribuì alla floridezza dell'agricoltura del territorio. Iniziarono inoltre a formarsi una serie di fazioni interne, soprattutto a causa dell'affermarsi della borghesia artigiana. In questo periodo la fazione dei nobili è capeggiata dalla famiglia degli Overgnaghi, mentre quella del ceto emergente dai Sommariva.

Intanto, la tregua fra i comuni della Lega Lombarda e il nuovo imperatore Federico II diventava sempre più precaria; il 27 novembre 1237 si arrivò allo scontro presso Cortenuova, con esito disastroso per la Lega. Lodi si arrese e il sovrano vi fece solenne ingresso il 12 dicembre. Federico fece rafforzare le fortificazioni e costruì un castello a fianco di porta Cremonese, sopra la palude di Selvagreca. Lodi tornò ad essere un punto strategico nelle operazioni contro ai milanesi. In questi anni, oltre alle divisioni politiche, si aggiunsero le divisioni religiose. Si arrivò ad un punto tale che il papa Gregorio IX, sdegnato per la messa al rogo di un frate francescano, colpì la città con l'interdetto, privandola della dignità vescovile. Nel 1250 con la morte di Federico II, il nuovo papa Innocenzo IV entrò trionfalmente in Milano, incitando a distruggere la fortezza ghibellina di Lodi. Si giunse alla pace nell'anno seguente, e il governo fu affidato per dieci anni a Sozzo Vistarini, uno dei più ricchi capi nobili che però aveva abbandonato la fazione degli Overgnaghi mettendosi a capo del "popolo". Nel 1252 il papa restituì a Lodi la dignità vescovile.

Il potere straordinario concesso a Sozzo Vistarini è il chiaro segno di un mutamento del regime cittadino, con l'inizio dell'età signorile: formalmente contuarono ad eleggersi i consoli, ma nella pratica il governo era tenuto da una famiglia, impersonata dal proprio capo. Ai Vistarini successero i Torriani di Milano con Martino (dal 1259 al 1263), Filippo (fino al 1265) e quindi Napo. Nei decenni successivi ci furono una serie di tumulti tra gli Overgnaghi e i Vistarini da un lato e i Sommariva dall'altro, finchè nel 1292 ebbe la meglio il partito guelfo, capeggiato da Antonio Fissiraga.

In questi anni intanto la città vide una forte espansione, con il rifacimento e l'ampliamento della cerchia muraria e l'inzio della costruzione delle chiese di San Francesco e di San Domenico. Attorno al 1300 si diffuse la leggenda del drago Tarantasio che avrebbe infestato le paludi dell'Adda e che sarebbe morto per intercessione di San Cristoforo; per questo fu ampliata la chiesa in suo onore, all'interno della quale pare fosse appesa una mascella fossile di un cetaceo, scomparsa dopo la profanazione del tempio.

Nel 1301 ripresero le ostilità coi Visconti di Milano. Il Fissiraga strinse alleanze con i signori di Pavia e di Piacenza, radunando le forze antiviscontee nella primavera del 1302. L'esercito si diresse verso Milano, affrontando Matteo Visconti, ma a causa di una rivolta scoppiata nella città, Matteo è costretto a trattare ancor prima di combattere. In questi trattati stipulati il 14 giugno 1302, i Torriani rientrarono a Milano, affidando il ruolo di podestà proprio ad Antonio Fissiraga.

La situazione mutò nel 1311 con la discesa in Italia dell'imperatore Enrico VII che occupò Lodi, permettendo il ritorno dei Vistarini e degli altri ghibellini esiliati, ed esigendo che i rappresentanti del comune giurassero sulle reliquie di San Bassiano che gli sarebbero rimasti fedeli, osservando le clausole di pacificazione. La guida del partito ghibellino a Lodi era Bassiano Vistarini che, con l'aiuto di Matteo Visconti, nel 1321 si fece proclamare signore di Lodi; a lui succedettero i figli Giacomo e Sozzo i quali tennero il potere fino al 1328.

Dopo una parentesi guelfa guidata dall'ex mugnaio Temacoldo, durante la quale furono consegnate al papa Giovanni XXII le chiavi della città, il 31 agosto 1335, dopo un lungo assedio, Lodi cadde sotto i colpi di Azzone Visconti. Da questo momento la storia di Lodi fu strettamente legata a quella di Milano. In questo periodo fu ristabilita la pace fra le famiglie lodigiane in lotta e furono iniziati i lavori per la costruzione del maestoso castello di Porta Regale (concluso nel 1370).

Con la morte di Gian Galeazzo Visconti, avvenuta il 3 settembre 1402, Lodi fu assegnata a Giovanni Maria, erede al titolo ducale. La debolezza di quest'ultimo causò la disgregazione dello stato: a Lodi, Luigi Vistarini si proclamò rettore della città, ma i Fissiraga reagirono provocando tumulti. Fu acclamato signore Antonio II Fissiraga; la sua politica a favore dei Visconti però generò il malcontento e presto fu costretto ad asserragliarsi dentro il suo palazzo. A questo punto Giovanni Vignati, discendente da nobile famiglia guelfa del contado, con un piccolo esercito prese il castello entro il quale si era rifugiato Antonio Fissiraga e dove probabilmente fu ucciso. Nominato signore il 23 novembre 1403, Giovanni Vignati condusse una politica di stacco netto dai Visconti. Radunò tutte le forze ostili ai Visconti ed organizzò un'azione contro Milano nel 1404, che però, dopo una serie di attacchi e contrattacchi, si risolse in un nulla di fatto.

Il 7 novembre 1406, Giovanni Vignati ricevette l'ambito titolo di patrizio veneto; la Repubblica di Venezia, infatti, vedeva di buon occhio le piccole signorie nate dalla debolezza dei Visconti. Altri scontri nel 1409 e 1410 permisero al Vignati di conquistare Melegnano e Piacenza. Il 16 settembre 1412 il nuovo duca Filippo Maria firmò un accordo nel quale riconosceva Giovanni come signore di Lodi e di Piacenza, ma lo obbligava all'assistenza politica e militare. Questo patto si rivelò l'inizio del declino di Giovanni Vignati.

Il 9 dicembre 1413, dal Duomo di Lodi, l'imperatore Sigismondo del Lussemburgo e l'antipapa Giovanni XXIII convocarono il Concilio di Costanza, che avrebbe poi risolto lo Scisma d'Occidente. La città fu sede di ambascerie da ogni parte d'Italia e Giovanni Vignati fu insignito del titolo ereditario di conte di Lodi.

Nell'agosto 1415 il duca di Milano catturò Giacomo, uno dei figli del Vignati. Questi venne a patti, e dovette dichiararsi vassallo del duca, prestando giuramento di fedeltà. Recatosi a Milano per ottenere la liberazione del figlio prevista dai patti, fu arrestato a sorpresa con l'accusa di tradimento. Intanto Francesco Bussone, detto il Carmagnola, occupava Lodi (20 agosto) e uccideva Ludovico, l'altro figlio del Vignati. Dopo aver ucciso anche Giovanni, i due cadaveri furono trascinati per le strade di Milano ed esposti per tre mesi nel rione Vigentino. D'ora in poi la storia di Lodi si identificherà completamente con quella del Ducato di Milano.

Nel 1419 divenne vescovo di Lodi Gerardo Landriani, grande cultore degli studi letterari e in rapporto con i più noti umanisti del tempo. Nello stesso periodo operò Maffeo Vegio, considerato uno dei migliori poeti in latino del XV secolo.

Dopo la morte di Filippo Maria Visconti, lo stato cadde nel caos. A Milano fu proclamata la Repubblica Ambrosiana e a Lodi i cittadini proclamarono la loro appartenenza alla Repubblica di Venezia, che accettò il 12 ottobre 1447. La situazione cambiò quando Francesco Sforza assunse il comando delle truppe della Repubblica Ambrosiana; dopo la sconfitta di Caravaggio, Venezia cedette Lodi a Milano, evitandole almeno il saccheggio; la città fu comunque assediata e devastata dai soldati del Piccinino. Seguirono una serie di rivolte, guerre e devastazioni, dopo le quali l'11 settembre 1449 si giunse alla proclamazione di Francesco Sforza signore di Lodi e duca di Milano. Per la sua posizione di confine, il territorio lodigiano fu più volte percorso dagli eserciti milanesi e veneti, in guerra fra loro, ma già l'anno seguente iniziarono le trattative di pace che prevedevano che il confine veneto fosse stabilito poco oltre l'Adda. Il 9 aprile 1454, presso il castello di Porta Regale, sede locale della corte di Francesco Sforza, gli Stati regionali italiani firmarono la Pace di Lodi, che garantì quarant'anni di stabilità politica.

Questo periodo, e soprattutto il vescovato di Carlo Pallavicino (1456-1497), è ricordato come uno dei più felici della storia lodigiana dal punto di vista artistico e culturale; in questo periodo opereranno il già citato Maffeo Vegio oltre che Franchino Gaffurio e Giovanni Battagio, e vedranno la luce opere come l'Ospedale Maggiore, il Tempio Civico dell'Incoronata, palazzo Mozzanica e il Tesoro di San Bassiano. Inoltre il duca Francesco Sforza fece ricostruire il ponte sull'Adda con due fortificazioni ai capi, ed inoltre consolidò il sistema difensivo con la sistemazione del Rivellino ottagonale e la fortificazione della Rocchetta. Negli anni settanta inizia la ristrutturazione del Duomo con la costruzione della sagrestia e delle vetrate; nel 1487 si verificarono i prodigi che daranno il via alla fabbrica dell'Incoronata, commissionata a Giovanni Battagio nell'anno seguente.

Questo periodo di pace cessò nel 1494, anno in cui il re Carlo VIII di Francia scese in Italia. Da questo momento, per almeno un ventennio si susseguirono una serie di passaggi di eserciti, con il loro seguito di scorrerie e di saccheggi che devastarono il territorio lodigiano. All'interno della guerra fra Francia e Spagna è da collocare l'episodio della Disfida di Barletta (13 febbraio 1503), alla quale partecipò Fanfulla da Lodi, capitano di ventura al servizio degli spagnoli. Nel 1508, nel nord infuriava la guerra della Lega di Cambrai; la città fu occupata più volte: inizialmente dai francesi (giugno 1509), poi dagli svizzeri (settembre 1512) e quindi dai veneti (settembre 1515) che però la abbandonarono quasi immediatamente. La pace di Noyon del 1516 assegnò il ducato di Milano ai francesi.

Dopo pochi anni però, il nuovo imperatore Carlo V, entrato in conflitto con Francesco I, inviò un corpo di mercenari svizzeri ad occupare il ducato; questi entrarono in Lodi, saccheggiandola nel maggio 1522. Da allora la città divenne il quartier generale del comandande supremo spagnolo Ferrante d'Avalos; proprio a Lodi si riunirono le truppe imperiali che il 24 febbraio 1525 catturarono Francesco I in battaglia. Nonostante un tentato colpo di mano ad opera di Ludovico Vistarini avvenuto il 24 giugno 1526, Lodi rimase in mano all'imperatore.

In base alle clausole della pace di Cambrai (1529), il ducato di Milano rimase nelle mani di Francesco II Sforza; alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel novembre 1535, Carlo V e Francesco I entrarono di nuovo in guerra per il possesso del ducato. Ebbero la meglio gli spagnoli e nel 1540 fu nominato duca di Milano l'infante Filippo II. Il 20 agosto 1541, l'imperatore Carlo V visitò Lodi per la seconda volta, dove ricevette un'accoglienza grandiosa e fu ospitato in casa Vistarini.

Lodi non fu toccata dalle successive guerre fra Spagna e Francia, e questo periodo di stabilità permise la costruzione del campanile del duomo, iniziato nel 1539 su progetto di Callisto Piazza e terminato nel 1555. In questi anni fu particolarmente attiva l'Inquisizione, con una serie di punizioni esemplari in piazza della Vittoria. La pace di Cateau-Cambrésis (1559), sancì una volta per tutte l'inizio della dominazione spagnola sul territorio.

Nella seconda metà del secolo, Lodi si arricchì di edifici insigni, come la chiesa di San Cristoforo, opera di Pellegrino Tibaldi e il chiostro di San Vincenzo. Nella Cattedrale furono inoltre realizzati degli affreschi, andati perduti, da Antonio Campi. Furono infine attuate una serie di riforme religiose, in attuazione delle disposizioni del concilio tridentino, soprattutto sotto l'egida dell'arcivescovo Carlo Borromeo; nel 1571 fu istituito il Seminario.

Nelle corso del XVII secolo Lodi non fu toccata dalle guerre, ma nonostante questo le autorità spagnole si preoccuparono di potenziare le fortificazioni, trasformando la città in una vera e propria fortezza; i lavori per il rifacimento della vetusta cinta muraria iniziarono nel 1635. Questo clima di tensione, oltre che la continua richiesta di tasse produssero una depressione economica, accentuata dalla famosa peste del 1630, portata in città dal passaggio dei Lanzichenecchi. Il Lazzaretto fu allestito fuori Porta Cremonese. Alla fine dell'epidemia, il bilancio non è chiaro: le vittime variano da 127 a 500, su una popolazione totale di circa 10.200 persone; a Lodi dunque, la peste avrebbe avuto conseguenze meno disastrose che da altre parti.

L'economia in questa epoca è tipicamente agricola e i prodotti principali sono costituiti dal latte, i formaggi e le carni; si produceva inoltre il lino e la ceramica. Dal punto di vista artistico fu rifinito il campanile del Duomo e costruito il portico di piazza Mercato; la facciata del municipio fu sistemata, con l'aggiunta delle iscrizioni dedicate a Pompeo Strabone e al Barbarossa. Nel 1679 vide la luce il primo teatro, con due ordini di palchi e il loggione, anche se rimase riservato ai nobili. La vita culturale si svolge nelle accademie, che hanno visto operare un poeta come Francesco De Lemene e il padre della storiografia lodigiana, Defendente Lodi. Nel 1622 la Congregazione dell'Oratorio, detta dei Filippini, pose le basi per la raccolta che formerà la futura biblioteca civica.

Questo secolo fu segnato da una serie di festeggiamenti molto sontuosi, che paiono fare a pugni con il periodo di ristrettezza economica; in particolare si ricordano i festeggiamenti per il passaggio dell'arciduchessa Margherita d'Austria nel 1598 che andava a sposarsi con Filippo III; quelli per la nascita di un principe (il 4 maggio 1605 fu inscenata la presa di un castello di legno, costruito apposta in piazza maggiore); la festa per l'elezione di Ferdinando III a Re dei Romani; le feste per i passaggi dell'arciduchessa Maria Anna d'Austria (1649) e della duchessa di Savoia (1651), ed infine per le nozze del re si organizzò una grande festa in maschera, cui partecipò anche il governatore spagnolo.

La guerra di successione spagnola determinò il passaggio alla dominazione austriaca, sancita in particolare dai trattati di Utrecht (1713) e di Rastatt (1714). Nel 1721 fu smantellato il corpo di guardia di legno usato dagli spagnoli in piazza Maggiore, e nel 1724, a capo del ponte, fu collocata una statua di San Giovanni Nepomuceno, un santo "guardaponti", molto caro ai soldati tedeschi.

Nella prima metà del XVIII secolo, il regime austriaco non fu molto apprezzato dalla popolazione, ma soprattutto con il governo di Maria Teresa d'Austria (1740-1780), arrivarono le riforme che segnarono l'avvio della ripresa economica, specie grazie alla moltiplicazione e alla riorganizzazione razionale dei terreni coltivabili nel circondario; fu inoltre introdotta la coltivazione del riso. Altre riforme riguardarono la polizia cimiteriale (furono vietate le sepolture nelle chiese e sui sagrati) l'organizzazione delle amministrazioni locali, con l'abolizione dei feudi da parte di Giuseppe II che istituì, in Lombardia, otto province governate da funzionari statali, tra cui quella di Lodi (istituita il 16 novembre 1786).

Nel corso del secolo ci fu un forte sviluppo edilizio che trasformò il volto della città nel segno dell'architettura tardo-barocca: sorsero le nuove chiese di Santa Maria del Sole (1715), Santa Maria Maddalena (1743), San Filippo Neri (1750) e la cappella di Santa Chiara Nuova; furono inoltre ristrutturati l'interno del Duomo e i conventi di Santa Chiara Vecchia e delle benedettine. Per quanto riguarda l'edilizia privata, sorsero il palazzo Barni, il palazzo Modegnani, il palazzo Pittoletti e il palazzo vescovile. Nel 1778 fu rifatta la loggia del palazzo comunale, fu ampliato l'Ospedale Maggiore e fu costruito un nuovo teatro, dopo l'incendio del precedente. Dal 1784 iniziò lo smantellamento della cerchia fortificata; nel 1790 l'antica Porta Cremonese fu sostituita da un nuovo arco monumentale.

Il Secolo dei Lumi si fece sentire anche a Lodi: i Barnabiti seguivano lo sviluppo del sapere nelle scuole superiori di San Giovanni alle Vigne, e nel 1776 si aprirono i primi corsi elementari pubblici. Nel 1784 saliva in cielo la prima mongolfiera e l'8 novembre 1792 fu aperta al pubblico la ricca biblioteca dei Filippini. Intanto si stava formando la prima raccolta di lapidi romane che avrebbe formato la sezione archeologica del Museo Civico.

Nel 1792 l'impero austriaco entrò di nuovo in guerra con la Francia. Nel 1796 il Direttorio decide di portare la guerra in Italia, per alleggerire lo sforzo sul fronte tedesco. Nel marzo, il giovane Napoleone Bonaparte assume il comando dell'armata d'Italia; dopo aver sconfitto in sole tre settimane il re di Sardegna, prosegue la sua marcia a sud del Po, attraversandolo presso Piacenza il 7 maggio. Colti alla sprovvista, gli austriaci, guidati dal maresciallo Beaulieu, ripiegarono su Lodi, attestandosi al di là dell'Adda. Il 10 maggio 1796, le avanguardie francesi entrarono in città scontrandosi coi nemici nella famosa battaglia del ponte di Lodi. La chiese di San Rocco, San Cristoforo e San Domenico furono trasformate in ospedali e tutta la città subì danni notevoli. Il 12 maggio, Cristoforo Saliceti, commissario del Direttorio, sequestrò il Tesoro di San Bassiano.

Questa vittoria fu comunque importantissima per la carriera di Napoleone che il 15 maggio entra trionfante in Milano. L'importanza di questo avvenimento giustifica la presenza in molte città, francesi e non solo, di strade e piazze dedicate al Ponte di Lodi (per esempio nel VI arrondissement di Parigi, si trova la "Rue du Pont de Lodi").

Già dal 1789 era presente a Lodi un club giacobino segreto, che si riuniva presso l'Osteria del Gallo per iniziativa di Andrea Terzi. Con l'arrivo dei francesi, ci furono grandi festeggiamenti, ovunque si piantarono alberi della libertà (persino nel Seminario) e spuntarono coccarde bianche, rosse e blu.

Il 9 luglio 1797 viene proclamata la Repubblica Cisalpina, ed inizia la distruzione degli stemmi gentilizi e la soppressione degli enti religiosi di Sant'Agnese, San Cristoforo, San Domenico e Sant'Antonio. Dopo una brevissima parentesi in cui gli austro-russi occuparono Lodi (28 aprile 1799), il 9 novembre, divenuto console con un colpo di stato, Napoleone rioccupa la Lombardia, rientrando a Lodi nel giugno 1800. Il Dipartimento dell'Adda viene inglobato con quello dell'Alto Po, con capoluogo a Cremona; Lodi rimane capoluogo di un distretto, suddiviso a sua volta in sei cantoni. Il 13 maggio 1809 fu collocato nella piazza Maggiore un monumento a ricordo della battaglia del ponte.

Dopo l'incoronazione di Napoleone ad imperatore dei francesi, l'Italia divenne un regno (19 marzo 1805), con a capo Napoleone stesso. Il conte Francesco Melzi d'Eril venne nominato duca di Lodi, mentre il vescovo Gianantonio Della Beretta ricevette il titolo di barone del regno il 28 marzo 1811.

Il dominio francese terminò con la disfatta di Lipsia del 1813: il 26 aprile 1814 gli austriaci tornarono a Milano e tre mesi dopo la folla fa a pezzi il monumento napoleonico in piazza Maggiore; il 7 aprile 1815, in base alle decisioni del Congresso di Vienna, si costituisce ufficialmente il Regno Lombardo-Veneto. Dopo due settimane, Lodi ottiene il titolo di Città Regia; il 24 gennaio 1816 si vengono ristabilite 9 province lombarde, tra le quali è presente anche quella di Lodi, in unione con Crema.

Durante questi anni di restaurazione Lodi si sviluppa soprattutto sotto due fronti: dal punto di vista culturale nascono tre testate giornalistiche, si apre il liceo comunale (ottobre 1821), che annovera tra i concorrenti a cattedre Giacomo Leopardi e numerose istituzioni culturali come il collegio Cosway (1830) e quello dei barnabiti (1832), il cui ritorno fu permesso dal vescovo Alessandro Maria Pagani; dal punto di vista urbanistico, nel 1819 viene introdotta l'illuminazione ad olio, nel 1835 la piazza Maggiore viene pavimentata con ciottoli ed in occasione della visita dell'imperatore Ferdinando I (17 settembre 1838) vengono smantellate le fortificazioni di porta Regale e porta Cremonese; al loro posto fu aperto un passeggio alberato, con un obelisco recante epigrafi latine.

I moti insurrezionali del 1821 e del 1831 passarono inavvertiti, negli anni 40 però la situazione cambiò; l'ambiente politicamente più attivo era il Liceo comunale dove, soprattutto tra il corpo docente, c'è un gruppo fortemente anti-austriaco, guidato dall'abate Luigi Anelli, docente di filosofia che nutre sentimenti repubblicani, esprimendoli in una introduzione a Demostene; anche Paolo Gorini esprime le sue idee nazionali durante le lezioni di fisica e nel 1847 si iscrive il bresciano Tito Speri. Si trattava comunque di piccole minoranze, tant'è che durante le cinque giornate di Milano, solo pochissimi accorsero per partecipare ai combattimenti. Il 23 marzo 1848 tuttavia, alla notizia della vittoria milanese, scoppia un tumulto, subito sedato. Il giorno seguente le truppe di Radetzky in ritirata, passano per la città. I liberali possono così uscire allo scoperto, costituendo un governo provvisorio. Il 30 marzo arrivano i piemontesi; da Lodi partono volontari 31 giovani (tra cui un diciottenne Tiziano Zalli) guidati da Eusebio Oehl, per arruolarsi nel "Battaglione Studenti". Ne moriranno 9 in battaglia.

Nell'estate le sorti della guerra volsero a favore degli austriaci del maresciallo Radetzky, che rioccupò Lodi il 3 agosto: l'abate Luigi Anelli e Cesare Vignati (che nel marzo aveva emesso un proclama a favore della libertà) furono licenziati dal liceo; il medico Francesco Rossetti, reo di cospirazione mazziniana, fu arrestato il 16 ottobre 1852. Furono anni di rappresaglie in cui si viveva un clima di "caccia all'uomo"; tuttavia, l'1 luglio 1859 il vescovo Gaetano Benaglia, disponibile alle novità e sensibile alle esigenze del nuovo ceto operaio, prese posizione a favore del regime sabaudo. All'inizio dello stesso anno, 34 volontari partirono per arruolarsi con Garibaldi, anche se furono poi dirottati nell'esercito regolare; 15 di loro moriranno in battaglia.

Dopo le sconfitte di Magenta (4 giugno 1859) e di Melegnano (8 giugno), gli austriaci lasciarono Lodi, dopo aver bruciato il ponte il 10 giugno. Il 20 settembre Vittorio Emanuele II visita Lodi ed un mese dopo uscirà la legge che abolirà la provincia di Lodi-Crema. La pace di Zurigo (10 novembre) sancì il passaggio della Lombardia al regno di Sardegna, tramite la Francia.

Il 5 maggio 1860 due lodigiani (Luigi Martignoni e Luigi Bay) partirono da Quarto con la spedizione dei Mille; contando quelli che si aggiunsero in seguito, in vari scaglioni, in totale furono 234 i giovani che vi parteciparono, distinguendosi soprattutto nell'attacco a Milazzo e negli scontri di Pizzo Calabro.

Rientrato a metà dicembre l'ultimo scaglione di volontari, la vita in città tornò alla normalità. Il 17 marzo 1861 il parlamento proclamò il regno d'Italia con la partecipazione del deputato del collegio di Lodi. Un anno dopo Garibaldi vi inaugurò il tiro a segno.

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Provincia di Lodi

Il chiostro di Palazzo San Cristoforo, sede della Provincia di Lodi

La Provincia di Lodi è una provincia della Lombardia di 222.537 abitanti, con capoluogo a Lodi. Confina a nord con la Provincia di Milano, ad est con la Provincia di Cremona, a sud con l'Emilia-Romagna (Provincia di Piacenza), ad ovest con la Provincia di Pavia e l'exclave di San Colombano al Lambro (MI).

Fu istituita il 6 marzo 1992, a seguito dello scorporo di 61 comuni dalla provincia di Milano.

Il territorio lodigiano si estende per circa 780 km2 ed è quasi interamente delimitato dalla riva destra dell'Adda, dalla sponda sinistra del Lambro e dalla riva sinistra del Po. Gli elementi tipici sono proprio i corsi d'acqua naturali e artificiali, e una regolare pianura inclinata leggermente da Nord a Sud-Est(declivio circa dell'1.5 per mille). Unica eccezione, il limitato rilievo delle colline di San Colombano al Lambro, che raggiungono l'elevazione massima di 144 metri sul livello del mare. Il terreno è tipicamente alluvionale, generalmente composto di arena o siliceo calcarea, o argilloso silicea e calcarea che unita a strato di calce carbonata, mista spesso ad allumina, forma la crosta vegetale o arabile.

Sebbene istituita di recente, le origini storiche di questa provincia ben inserita in una tipologia ambientale omogenea di bassa pianura e delimitata da grandi fiumi, risalgono almeno a 2 millenni fa. Il suo riconoscimento giuridico si ebbe nell'89 a.C. con Gneo Pompeo Strabone e nel 49 a.C. con Giulio Cesare che concesse la cittadinanza romana.

La Diocesi di Lodi sorgerà nel 374, garantendo anche nei tempi più calamitosi la coesione di tutto il territorio.

Nel Basso medioevo ci fu un'eccezionale opera di bonifica dei vasti luoghi paludosi del territorio attraverso uno splendido lavoro di ingegneria idraulica, che rese il Lodigiano una delle terre più fertili d'Europa.

Nei secoli successivi all'età dei Comuni, al territorio venne riconosciuta dai vari dominatori una certa libertà amministrativa. Fu però con l'avvento degli austriaci nel XVIII secolo che si ebbe il riconoscimento pieno del Lodigiano; il territorio infatti assunse forma di Provincia nel 1757 e poi, in maniera più precisa e definitiva, nel 1786 con la riforma di Giuseppe II.

Dopo la tumultuosa parentesi napoleonica, fu ripristinata la Provincia che acquisisce anche il Territorio Cremasco e prende il nome di Provincia di Lodi e Crema.

La Provincia venne abolita con evidente precipitevolezza nel settembre 1859 dal governo del regno di Sardegna, dopo soli tre mesi dalla conquista della Lombardia. Da allora furono avanzate richieste al Governo per la ricostruzione della Provincia, ma il tutto inutilmente.

Nel dopoguerra il Lodigiano, che nel ventennio fascista aveva subito un periodo di stasi, cerca di recuperare le tradizioni: alla fine degli anni 40 sorge l'ATSIL, associazione di tutela e sviluppo del Lodigiano. Nel 1959 si prende la decisione di far nascere un consorzio tra i Comuni lodigiani pur nell'ambito della Provincia di Milano; questo consorzio verrà costituito il 4 maggio 1965 con decreto prefettizio.

L'ipotesi di una maggiore autonomia si ebbe a partire dal 1970, quando vengono istituite le regioni.

Il 6 marzo 1975 viene istituito il Circondario di Lodi da parte della Regione Lombardia. È il riconoscimento di fatto che, per la Regione, il territorio lodigiano ha i requisiti del livello provinciale.

Tra il 15 gennaio e il 16 gennaio 1992 la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica esprimono parere favorevole all’istituzione della Provincia di Lodi. Il 27 febbraio 1992 il Consiglio dei Ministri ne delibera l’approvazione. Il giorno dopo arriva anche il consenso della Regione Lombardia.

Con decreto legislativo del 6 marzo 1992 il Presidente della Repubblica istituisce ufficialmente la Provincia di Lodi.

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Source : Wikipedia