Lione

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Tags : lione, francia, europa, esteri

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Metropolitana di Lione

Pianta della Metropolitana di Lione

La metropolitana di Lione è una rete metropolitana di trasporto di Lione, Francia e di parte della sua agglomerazione. Si parla del 1978 come anno di nascita del servizio, ma già nel 1974 aveva iniziato a operare la prima linea (linea C). Oggi le quattro linee della rete, chiamate con le prime quattro lettere dell'alfabeto (A, B, C e D) contano quarantadue stazioni su una lunghezza totale di 30,5 km, trasportando ogni giorno circa 704.000 passeggeri .

Secondo la definizione di "metropolitana" come "ferrovia a trazione elettrica, parzialmente o totalmente sotterranea, che svolge il servizio in una grande agglomerazione urbana" - Lione può vantare la presenza della prima ferrovia di questo genere al mondo, con la funicolare di rue Terme, aperta nel 1862, sei mesi prima della prima linea della metropolitana di Londra.

Bisogna aspettare il 1885 per veder apparire il primo progetto di metropolitana.

Al successo dell'incontro organizzato il 30 maggio 1963 dall'Union des Comités d'Intérêts Locaux (UCIL) e dalla Jeune Chambre Economique (JCE) seguì una prima discussione relativa al progetto di una metropolitana nel Consiglio municipale del 22 luglio.

Fu dunque in quell'anno che iniziarono i primi studi, realizzati principalmente da René Waldmann, allora ingegnere al Service Ordinaire des Ponts et Chaussées (SOPC) del dipartimento del Rodano.

Solo nel 1968 fu creata la Société d'Etudes du Métro de l'Agglomération Lyonnaise (SEMALY), guidata dallo stesso Waldmann. I lavori delle linee A e B iniziarono nel 1973. Un anno dopo venne aperta la linea C (« Métro Croix-Rousse »).

La rete metropolitana ha quattro linee, identificate da lettere e caratterizzate per colore.

La Linea C ha la particolarità di essere la sola metropolitana a cremagliera al mondo. Vecchia funicolare, fu convertita nel 1974 e integrata alla metropolitana nel 1978, prima di essere estesa nel 1984. È la linea più corta della rete, che tuttavia assicura il servizio nella parte nord della città.

La Linea D, ultima nata nella rete (inaugurata nel 1991), è anche la più frequentata, davanti alla Linea A. Si tratta di una linea a pilota automatico integrale dal 31 agosto 1992.

La metropolitana, così come gli autobus, trolleybus, funicolari e tram di Lione sono gestiti da Keolis Lyon, ex-Société lyonnaise de transports en commun (SLTC), filiale del gruppo Keolis, sotto il marchio TCL (Transports en commun lyonnais), per conto del Syndicat des transports pour le Rhône et l'agglomération lyonnaise (SYTRAL).

La metropolitana lionese circola a sinistra, come i treni francesi, mentre le altre metropolitane circolano generalmente a destra. Questa particolarità è il risultato del progetto, mai realizzato, di far circolare la metropolitana in periferia sui binari della SNCF.

La larghezza del profilo della metropolitana di Lione, 2,90 m, è maggiore (metropolitana pesante) della media delle metropolitane europee, è per questo che l linea D è stata la prima linea automatica a materiale pesante, mentre a Lilla c'è stata la prima metropolitana francese a dotarsi di un sistema automatico leggero (VAL).

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Lione

Lione (Francia)

Lione (in francese Lyon) è la terza città più grande della Francia dopo Parigi e Marsiglia ma la seconda area metropolitana ed è il capoluogo della regione Rodano-Alpi. La città sorge alla confluenza del Rodano e della Saona ed è composta da un centro storico (Vieux Lyon, Fourvière, Saint Jean) e da un centro più commerciale con la Place des terreaux, Place Bellecour e la Rue de la République sulla penisola tra Rodano e Saona.

I suoi abitanti si chiamano Lionesi (in francese Lyonnais). Il motto della città è Avant, Avant, Lion le Melhor, in arpitano Avanti, avanti, Lione la migliore.

Secondo la leggenda, Lione fu fondata dal re Atepomaro e dal druido Momoro. Gli scavi realizzati nel quartiere di Vaise hanno dimostrato che il sito era occupato ben prima della fondazione della città romana: nel VI secolo a.C. un insediamento gallico si trovava sulle colline ad ovest del fiume Saona, e commerciava con il mondo mediterraneo.

La città romana fu fondata nel 43 a.C., dal luogotenente di Giulio Cesare, Lucio Munazio Planco, sulla collina di Fourvière (Forum Vetus), con il nome di Lugdunum, ossia "fortezza del dio Lúg", la suprema divinità dei Galli, probabilmente sul luogo di un precedente accampamento militare che era servito di base alla spedizione gallica di Cesare.

Lo sviluppo della città fu favorito dalla sua posizione, sulla via di accesso dall'Italia, alla confluenza della Saona (Arar) e del Rodano e dal suo statuto di colonia. In occasione della divisione del territorio gallico in tre province in aggiunta alla già esistente Gallia Narbonese, nel 27 a.C., Lione divenne capitale della "Gallia Lugdunense". Sulle pendici della collina di Croix-Rousse si innalzò il santuario federale delle tre province galliche, dove ogni anno si radunavano i delegati delle tribù galliche per celebrare i culto di Roma e dell'imperatore regnante.

Nacquero a Lugdunum gli imperatori Claudio, nel 10 a.C., e Caracalla, nel 188.

Nel 58 Lugdunum, in un solo giorno, venne pressoché distrutta dalle fiamme. L'imperatore Nerone decretò l'immediato invio di soccorsi e di cospicui sussidi. Probabilmente a causa dei mancati effetti di tali sussidi e sospettando che fossero finiti nelle borse di avidi potentati, Nerone decise di effettuare un censimento della provincia per migliorare l'imposizione fiscale e riequilibrare le sorti della popolazione. Lione dimostrò sempre una grande devozione nei confronti di Nerone, inviando un contributo di quattro milioni di sesterzi in occasione del grande incendio di Roma del 64 e rifiutandosi nel 68 di unirsi alla rivolta aristocratica contro l'imperatore.

La cristianizzazione avvenne precocemente: san Potino e santa Blandina, martirizzati nel 177, sotto Marco Aurelio, figurano tra i primi martiri della città. Sant'Ireneo successe a san Potino e fu uno dei primi teologi cristiani. Lione era un importante centro culturale cristiano e nel VI secolo vi nacque Sidonio Apollinare.

Dei Burgundi scampati alla distruzione di Worms da parte degli Unni nel 437 si installarono nella città guidati dal capo Aezio e nel 461 i Burgundi ne fecero la loro capitale.

Occupata da Carlo Martello nel 732, dopo la morte di Carlo Magno passò a Lotario insieme al territorio ad est della Saona. Appartenne alla Lotaringia e al Sacro Romano Impero fino al XIV secolo, quando fu inserita nel regno di Francia e i re francesi ne fecero il centro delle loro attività rivolte verso l'Italia.

La città restava di grandezza modesta, ma si distinse in campo religioso, tanto che il suo vescovo fu elevato al rango di primate di Gallia da papa Gregorio VII nel 1078. Nel XIII secolo vi si tennero due concili.

Lo sviluppo economico maggiore si ebbe a partire dal XVI secolo, con l'arrivo dei banchieri fiorentini e di mercanti, attirati dalle franchige rege e dalle fiere che vi si tenevano quattro volte l'anno. Vi si sviluppò in particolare il commercio della seta. Di quest'epoca restano numerosi immobili di stile rinascimentale, che testimoniano la ricchezza della città.

Il periodo di maggiore prosperità terminò con le guerre di religione: Lione risentì in modo particolare dei massacri della notte di San Bartolomeo nel 1572 e della spedizione del barone des Adrets. La città riuscì a riprendersi, ma senza raggiungere più il prestigio del periodo precedente.

Il XVII secolo fu comunque un'epoca tranquilla e di grande fasto: regnava la tolleranza e la città si abbellì con la costruzione del nuovo municipio (Hôtel de Ville). La sua fedeltà alla corona durante la Fronda le valse le elargizioni reali. Alla fine del secolo l'industria della seta ne aveva assorbito gran parte delle forze economiche, mentre commercio ed attività bancarie erano state lasciate ai ginevrini e agli svizzeri.

Nel XVIII secolo proseguì il periodo di tranquillità e si videro altre importanti costruzioni, come quelle di Soufflot (Hôtel Dieu e Loggia del Cambio).

Durante la Rivoluzione francese, nel 1793 Lione prese posizione a favore dei girondini e si sollevò contro la Convenzione: subì prima di arrendersi un assedio di più di due mesi e una feroce repressione: la città prese il titolo di "Città liberata" e circa 2000 persone furono fucilate o ghigliottinate, mentre diverse residenze private furono distrutte, soprattutto presso piazza Bellecour.

La presa di potere da parte di Napoleone Bonaparte fu salutata con favore, come fine del periodo oscuro e ritorno alla pace civile. Ma sotto l'impero napoleonico si accentuò ancor più il centralismo.

Grazie alle competenze ereditate dall'industria della seta, la città partecipò alla rivoluzione industriale con le sue manifatture tessili e nel XIX secolo era un importante centro industriale. La meccanizzazione comportò grandi lotte sociali, con insurrezioni come la "rivolta dei canuts" (operai setaioli), nel 1831. Nel 1832 fu collegata per mezzo di una delle più antiche ferrovie alla vicina città di Saint-Étienne.

Durante la Seconda guerra mondiale, essendo situata in una delle zone non occupate fino al 1943, accolse inizialmente molti rifugiati. Dopo l'occupazione divenne un centro della Resistenza, favorita in questo dai molti passaggi coperti interni agli edifici (traboules), che permettevano di sfuggire più facilmente agli occupanti tedeschi. Il "Museo della Resistenza", collocato nell'antica sede della Gestapo vicino alla sponda del fiume Rodano e accanto al quartiere universitario, rende oggi omaggio a questo passato. Un museo davvero interessante sia dal punto di vista della cronologia degli eventi della seconda guerra mondiale, sia in quanto riporta accurate informazioni sulla resistenza francese, sia sulle terribili atrocità antisemite avvenute in questo sito. Nel museo si può anche vedere il video del processo integrale svolto nei confronti del Comandante della Gestapo Klaus Barbie.

La città venne bombardata dall'aviazione alleata il 26 maggio del 1944, poco prima della sua liberazione.

Negli anni 1960 come nel resto della Francia, crebbe grandemente il numero degli abitanti e furono costruiti nuovi quartieri di abitazione in periferia: La Duchère per accogliere i rimpatriati dall'Algeria (Pieds-Noirs, Mermoz, Rillieux).

La modernizzazione venne attuata con grandi lavori urbanistici, come la costruzione di un quartiere affaristico a Part-Dieu (oggi secondo CBD della Francia, dietro a Parigi La Defense), il tunnel che oltrepassa la collina di Fourvière, la costruzione della metropolitana (inaugurata nel 1978).

Per canalizzare l'espansione urbana fu decisa nel 1970 la creazione di una nuova città a L'Isle-d'Abeau, che attualmente raggiunge più di 40.000 abitanti e raggruppa cinque comuni. Nel 1975 fu costruito l'aeroporto internazionale Lyon Saint-Exupéry (Satolas).

500 ettari di Lione sono stati classificati dall'UNESCO nel 1998 patrimonio mondiale dell'umanità. Si tratta della più grande superficie al mondo ad avere questo privilegio. La città è membro dell'organizzazione delle città del patrimonio mondiale.

Lione è divise in nove zone comunali chiamati arrondissement, creati a partire da 1852 (da non confondere con l'arrondissement dipartimentale di Lione). L'organizzazione amministrativa della città è comparabile a quella di Parigi e di Marsiglia. La maggior parte delle zone, in passato, era identificata dal loro nome piuttosto che dal loro numero di zona.

Lione e la sua regione costituiscono un polo di sviluppo a livello europeo. La sua posizione di centro di comunicazione favorisce la sua attrazione e la sua irradiazione. La regione di Lione ha una lunga tradizione di iniziative economiche e tecnologiche. Durante il Rinascimento era un grande centro bancario e editoriale, poi è diventata famosa nell'ingegneria meccanica e nella ricerca scientifica in medicina, fisica, virologia.

Tutti i settori industriali sono qui rappresentati, ma si possono mettere in evidenza molti settori nei quali Lione ha una reputazione internazionale: la meccanica, il tessile, la chimica, la farmacia e la salute. La città di Lione lavora in partenariato con gli attori pubblici locali, in particolare con la ADERLY (camera di commercio e d'industria di Lione), per facilitare la creazione e l'impianto delle imprese sul suo territorio.

Nel dicembre 2006 è stata inaugurata una terza linea di tram, con percorso che va da Part-Dieu a Meyzieu.

I fiumi Saona e Rodano a valle di Lione sono vie navigabili. Il porto fluviale di Lione, denominato Port Édouard Herriot, è situato nella zona di Gerland.

La messa in servizio del TGV nel 1981 ha gradualmente cambiato le comunicazioni interregionali. Dopo il successo della nuova linea verso il Nord e la capitale, e della linea verso il Mar Mediterraneo si è decisa la costruzione della linea TGV tra Lione e Torino, che dovrebbe facilitare il superamento delle Alpi. La linea di TGV Reno-Rodano è in progetto da molti anni, ma il suo finanziamento non è fissato.

L'aeroporto internazionale di Lione, a lungo chiamato Lyon-Satolas, porta da alcuni anni il nome di Lyon-Saint-Exupéry. È un importante scalo di coincidenze e dispone di una stazione per treni TGV.

Lione è la sede di EuroNews TV paneuropea d’informazione multilingue che si è imposta come l’emittente all news leader in Europa.

L'8 dicembre si celebra la Festa delle Luci (Fête des Lumières). Gli abitanti mettono delle lanterne alle finestre delle loro abitazioni. Inoltre artisti provenienti da tutto il mondo, con spettacolari giochi di luce, illuminano il centro storico e i monumenti più famosi della città.

L'Olympique Lyonnais è una delle squadre più forti d'Europa. Dalla stagione 2001-2002 ha vinto consecutivamente sette campionati di Ligue 1, stabilendo un record europeo e negli ultimi anni si è affermata a livello continentale partecipando da protagonista alla UEFA Champions League. Ha vinto anche 4 Coppe di Francia. I colori sociali sono il rosso e il blu.

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Valdo di Lione

La cattedrale di Lione

Valdo di Lione (ca. 1130 – ca. 1217) ispirò lo sviluppo della Chiesa evangelica valdese.

Il fondatore del valdismo, nella sua Professione di fede del 1180, chiama se stesso, in latino, Valdesius, e tale nome è confermato, circa dieci anni dopo, nel Liber antiheresis dell'allievo Durando d'Osca. Walter Map, altro scrittore che conobbe, se non Valdo in persona, almeno i suoi allievi a Roma sentendone pronunciare il nome durante il Concilio Lateranense III del 1179, lo cita in latino come Valdes, che corrisponde al volgare francese Valdès, mentre Alano di Lilla, nel suo Contra haereticos (1195), lo chiama Valdius.

Goffredo d'Auxerre, che vide Valdo al sinodo provinciale di Lione, nel 1180, lo chiama invece, nel suo Super Apocalypsim del 1187, Waudesius, aggiungendo, unico fra i contemporanei, che il nome deriva «dal suo luogo di nascita» e il latino Waudesius sembra la forma Vaudès in lingua d’oc dell’equivalente Valdès in lingua d’oïl. Il corrispondente nome italiano di Valdès si è affermato in Valdo quando, per la prima volta, nel 1587 così lo tradusse il primo storico valdese, Gerolamo Miolo, nella sua Historia breve e vera de gl'affari de i Valdesi delle Valli.

Riguardo al frequente uso di premettere a Valdo anche il nome di Pietro, occorre ricordare che tale prenome apparve per la prima volta nel valdese Liber electorum, risalente al primi decenni del XIV secolo, un testo che intende ricostruire la storia del cristianesimo, attribuendo a Valdo il ruolo di rifondatore della comunità cristiana: di qui l’attribuzione del nome di Pietro, che ha pertanto una chiara funzione ideologica e nessun fondamento storico-biografico.

La nota di Goffredo d'Auxerre introduce il problema dell’effettivo luogo di nascita di Valdo. Se s'intende che fosse originario della regione del Vaud, occorre dire che l'allora contea imperiale, che comprendeva l'odierno Cantone svizzero, era effettivamente denominata Comitatus waldensis o anche vualdensis; ma si può intendere che il suo nome provenisse da una delle tante cittadine o villaggi a nome Vaud o Vaux o simili, che si rintracciano in tutto il Delfinato; in particolare, si è spesso fatto riferimento a Vaulx-en-Vélin, oggi inglobato nella città di Lione, come suo luogo di nascita. Ma il nome Valdo potrebbe anche derivare da vauda, termine che indicava, genericamente, la campagna.

Esiste anche la tarda attestazione dell’arcivescovo di Embrun, Jean Bayle, la cui Origo Valdensium et processus contra eos facti, scritta nel XVI secolo, indica che «Valdeo, cittadino lionese, abitava in un luogo detto popolarmente Val grant»: la tradizione popolare indicava la strada in cui Valdo abitava a Lione, nel quartiere di Saint-Nizier, come rue Vendrant o Vandran, che poi, dopo la cacciata dei valdesi dalla città nel 1183, fu chiamata rue Maudicte (maledetta).

Allo stato attuale delle conoscenze si può dunque solo dire che Valdo, proveniente dalla provincia, si era stabilito a Lione; l'essersi qui fatta un’importante posizione – tanto da essere divenuto uno dei notabili della città - e l’aver già qui acquisito la notorietà che lo ha reso un personaggio storico di tale rilevanza, giustifica pertanto il suo nome di Valdo di Lione.

Quanto alla sua data di nascita, che non è conosciuta con certezza, anche trascurando la nota del tardo Liber electorum, che lo fa nascere esattamente 800 anni dopo la morte di Costantino I e dunque nel 1137, è certo che egli nel 1174 aveva due figlie appena adolescenti. Non si è probabilmente lontani dalla verità indicando una data di nascita intorno a una quarantina di anni prima, ossia poco dopo il 1130.

La notizia dovette essere recata dallo stesso arcivescovo di Lione, Guichard, durante la sua visita a Chiaravalle nel 1174. Viene così sostanzialmente confermata la data indicata dall'anonima Chronica – la fonte più ricca d'informazioni sulla "conversione" di Valdo - scritta da un monaco del convento di Santa Maria di Laon, risalente al 1220 e che è relativa agli anni dal 1152 al 1219, la quale pone la donazione dei beni di Valdo e la svolta data alla sua vita, al 1173.

È tradizione comune che Valdo fosse un importante mercante di tessuti; la Chronica afferma che Valdo «aveva accumulato molto denaro per sé mediante l’iniquità del prestito a interesse» (foeneris), che possedeva terre, vigne, case, mulini e forni e che, come la moglie, era in famigliarità con l’arcivescovo Guichard.

L'inquisitore domenicano Stefano di Borbone, nel suo trattato Sui sette doni dello Spirito Santo, scritto verso il 1250, scrive che il ricco mercante Valdo avrebbe incaricato il prete Stefano d'Anse, dietro compenso di un forno di sua proprietà, di tradurre dal latino in volgare un'ampia scelta di libri della Bibbia, assumendo come copista il giovane Bernardo Ydros. Stefano di Borbone, che conobbe sia Stefano d'Asne che Bernardo Ydros, divenuto poi canonico della cattedrale di Lione, scrive che «essi tradussero per Valdo parecchi libri della Bibbia ed estratti dei Padri della Chiesa raccolti sotto il titolo di Sentenze: leggendole e rileggendole Valdo finì per impararle a memoria».

Dopo questo particolare interesse mostrato da Valdo per lo studio della Bibbia si sarebbe verificato – secondo l’anonima Chronica di Laon – l’episodio nel quale, seguendo la consolidata tradizione delle narrazioni edificanti, si somma l’esempio della vita esemplare di un santo all’esortazione di un ecclesiastico: nella primavera del 1173 Valdo, ascoltando un giullare cantare la Légende de saint Alexis - un poema in langue d’oil del 1080 di Tedbaldo di Vernon, tratto da un’antica leggenda greca del V secolo - il punto in cui Alessio comunica alla moglie la sua decisione di vivere in povertà e castità avrebbe convinto Valdo a fare altrettanto. Il giorno dopo Valdo chiese consiglio a un maestro di teologia, che lo esortò a dare ai poveri tutti i suoi beni e a seguire una vita perfettamente cristiana.

I beni immobili furono lasciati alla moglie mentre il denaro venne in parte donato ai poveri e alle vittime della sua usura e in parte andò a costituire la dote delle due figlie destinate al convento di Fontevraud, fondato non a caso da Roberto d'Arbrissel, che fu un predicatore itinerante che Valdo probabilmente considerava consentaneo con la propria visione della vita religiosa.

Già nel 1177, secondo la Chronica, «iniziò ad avere compagni che, seguendo il suo esempio, elargendo ogni loro proprietà ai poveri, professarono spontaneamente la povertà. Poi, poco a poco, iniziarono a confessare, con ammonizioni pubbliche e private, i propri e gli altrui peccati». È da rilevare come la Chronica guardi con simpatia e con approvazione alla scelta pauperistica di Valdo, almeno fino alla sconfessione del movimento valdese, mentre Stefano di Borbone, scrivendo dopo l'apertura del conflitto fra la Chiesa e i valdesi, rileva come in quell'inizio di confessione dei propri e altrui peccati e in quelle ammonizioni, Valdo «usurpò l'ufficio degli apostoli, predicando i Vangeli e quel che aveva imparato per le vie e per le piazze; riunì intorno a sé molti uomini e donne perché facessero lo stesso, istruendoli sui Vangeli. E li mandava a predicare nelle città vicine, pur essendo quelli di condizione sociale modestissima».

L'inquisitore Stefano rileva, con evidente riprovazione, la modesta condizione dei predicatori causa, secondo lui, di probabili errori di dottrina. In ogni caso, in questi primi anni, i predicatori non creano problemi alle istituzioni ecclesiastiche, non entrano in polemica con queste e anzi, sembrano godere dell'appoggio dell'arcivescovo di Lione, Guichard di Pontigny.

Arcivescovo di Lione dal 1165, grazie all'appoggio di Thomas Becket e papa Alessandro III, ma in carica effettiva solo due anni dopo, il cistercense Guichard si propose una profonda riforma nella comunità ecclesiastica: il suo obiettivo è di costringere i canonici del Capitolo, di origine nobiliare, che sfruttano la loro carica per arricchirsi, a tornare ad adempiere ai loro doveri liturgici, promulgando a questo scopo, nel 1175, gli Statuti della chiesa lionese, nei quali si propose di porre termine agli abusi, appoggiandosi ai semplici chierici - tra i quali Stefano d'Anse e Bernardo Ydros - e ai laici più sensibili ai temi del rinnovamento delle istituzioni ecclesiastiche, cercando di coinvolgerli in alcuni dei compiti trascurati dal clero.

Non era però possibile che le aperture del Guichard nei confronti dei laici, e di Valdo in particolare, potessero spingersi fino all'autorizzazione, riservata al clero regolare, a predicare pubblicamente: questi, portando a esempio la loro scelta pauperistica, si sarebbero inevitabilmente posti, direttamente o indirettamente, in modo palesemente critico nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche, formate da ricchi nobili che godevano di prebende e privilegi che da tempo suonavano offesa agli occhi di masse per lo più diseredate. La loro scelta di vita era apprezzata fintantoché rimaneva circoscritta nella sfera individuale ma diveniva pericolosa se pubblicamente esibita come un esempio che dovesse essere seguito da tutti.

Con la pace conclusa con il Barbarossa e la fine dello scisma che gli aveva contrapposto ben tre antipapi, Alessandro III volle indire a Roma un Concilio che discutesse della riforma ecclesiastica e della predicazione catara che da anni si estendeva in Francia. Per Valdo e i suoi seguaci il Concilio costituiva la migliore occasione per presentare di fronte alla maggiore assise ecclesiale le loro richieste di partecipazione attiva alla vita religiosa.

Il Terzo Concilio ecumenico lateranense si aprì a Roma il 5 marzo 1179; sono presenti anche Valdo e alcuni seguaci per chiedere l'approvazione della loro confraternita - che fu concessa - e il permesso di predicare. Attesta infatti Walter Map nel suo De nugis curialium, scritto circa dieci anni dopo l'episodio, che i valdesi presenti al concilio «presentarono al signor papa un libro scritto in lingua gallica in cui erano contenuti il testo e la glossa del Salterio e di molti altri libri dei due Testamenti. Costoro chiedevano, con molta insistenza, che fosse loro confermata l'autorizzazione alla predicazione, perché si credevano degli esperti mentre erano a mala pena dei saccenti, simili a uccelli che, non vedendo la trappola, s'immaginano sempre di poter prendere il volo».

Sottoposti ad una sorta di esame dottrinale, due valdesi - il Map non ne cita il nome, né fa in particolare il nome di Valdo - caddero infatti in un tranello teso dal canonico inglese, rispondendo di credere tanto nelle tre persone divine che «nella madre di Cristo», non è chiaro se commettendo l'errore di equiparare di fatto, con questa risposta, Maria alla Trinità o se ignorassero che si sarebbe dovuto parlare, secondo correttezza dottrinale, di «madre di Dio».

Se la Bibbia tradotta in francese non sollevò censure nel Concilio, l'autorizzazione alla predicazione non fu concessa a tutti i valdesi, ma Moneta da Cremona (ca 1238) scrive che Valdo, nel Concilio, dopo aver promesso di mantenere (servare) la dottrina di quattro Dottori della Chiesa - non citati espressamente, ma dovrebbe trattarsi dei primi quattro Padri della Chiesa occidentale, san Gerolamo, sant'Ambrogio, sant'Agostino e san Gregorio Magno - «ricevette dal papa il diritto (officium) di predicare, della qual cosa si può trovare facilmente la documentazione (testimonium)». Non si sa con esattezza a quale documento Moneta si riferisca ma si ritiene che sia la Professione di fede firmata da Valdo l'anno dopo, nel corso del Sinodo vescovile tenuto a Lione. Se così fosse, il testo di Moneta indurrebbe a credere che nel 1179 Valdo avrebbe ricevuto oralmente dal papa il permesso di predicare, a condizione di firmare nel 1180 a Lione un atto formale di obbedienza e di ortodossia alle gerarchie, come avvenne nel caso di Francesco d'Assisi, al quale papa Innocenzo III nel 1210 concesse oralmente tale permesso, facendo ad esso séguito un successivo atto formale di obbedienza.

La Chronica anonima di Laon parla invece del divieto di predicazione stabilito dal Concilio, «salvo che lo richiedano i sacerdoti», affermazione che contraddice quella di Moneta e riafferma la tradizione della necessità di uno stretto controllo ecclesiastico sulle iniziative, prese da laici, in materia di religione. Non vi sono nei Canoni del Concilio, concluso dopo tre sessioni il 19 marzo 1179, riferimenti alla Fraternità valdese: il Concilio prese decisioni soltanto a riguardo dell'elezione del papa, per la quale stabilì la norma della maggioranza dei due terzi e la condanna degli "eretici" diffusi in Francia, «chiamati da alcuni catari, da altri patarini, da altri ancora pubblicani».

Il Liber electorum valdese, scritto verso il 1340, sostiene che, sulla via del ritorno a Lione, Valdo predicò comunque, facendo discepoli nell'Italia settentrionale.

L'anno successivo alla conclusione del Concilio lateranense, il legato pontificio Enrico di Marcy presiede un Sinodo provinciale nella cattedrale di Saint-Jean-et-Saint-Étienne a Lione. Il legato era stato mandato in Francia appositamente per stroncare l'eresia catara, particolarmente pericolosa agli occhi della Chiesa perché, appoggiata da nobili, come il conte di Tolosa e il visconte di Carcassonne, si era data una struttura ecclesiastica, nominando vescovi, organizzando concili e radicandosi nei territori del sud della Francia con un crescente potere politico ed economico.

L'intento del legato pontificio è quello di far riaffermare a Valdo l'ortodossia cattolica, distinguendo il suo movimento da quello catarino ma senza concedere alcun riconoscimento esplicito a un ministero itinerante di predicazione che era invece l'essenziale obbiettivo di Valdo.

Davanti a un'assemblea di nobili e di ecclesiastici, fra i quali erano l'arcivescovo Guicherd e l'abate di Hautecombe, Goffredo d'Auxerre, Enrico di Marcy presentò a Valdo e ai suoi seguaci il tradizionale documento - risalente al V secolo - utilizzato nella consacrazione dei vescovi ma modificato per essere adattato a questa particolare occasione, che è passato alla storia come la Professione di fede di Valdo.

Gli articoli di fede professati erano sottoscrivibili senza problemi da Valdo: la Trinità, la creazione, l'incarnazione e la resurrezione di Cristo, l'ultimo giudizio. Nella Professione viene poi ribadita che la vera Chiesa è una sola e immacolata, che non vi è salvezza al di fuori di essa, che i sacramenti sono validi anche se il prete è un peccatore - una precisazione antidonatista - il matrimonio è legittimo, anche se la castità è benedetta, e Cristo è presente realmente nell'eucaristia mentre il diavolo non è malvagio per natura ma per sua scelta - una precisazione antimanichea e anticàtara in particolare.

Ci siamo proposti di osservare i consigli evangelici come precetti. Ma affermiamo e crediamo che coloro che restano nel mondo e possiedono beni materiali se, con i loro mezzi, fanno elemosine e altre opere buone e osservano i comandamenti del Signore, si salveranno sicuramente.

Nella tradizione della Chiesa, i precetti valgono per tutti i cristiani, mentre i consigli, sommati ai precetti, sono riservati a coloro che intendono seguire una morale più rigorosa in virtù della scelta di una vita di perfezione. Anche i valdesi s'impegnano a intraprendere un cammino di perfezione, assimilando i consigli ai precetti, ma è inteso che una tale scelta impegna loro soltanto ed essi non devono pretendere che coloro che posseggono beni vi rinuncino, perché potranno salvarsi ugualmente. Chi pretendesse questo, non potrà far parte della comunità valdese, non sarà riconosciuto né da Valdo né dalla Chiesa che quella confraternita approvava a queste condizioni.

Sottoscrivendo la Professione di fede di Enrico di Marcy, Valdo aveva, se ne fosse reso conto o meno, approvato il mondo com'era e come si voleva che fosse, con i suoi molti poveri e i suoi pochi ricchi, con la sua doppia morale e i suoi compromessi. Il diritto di Valdo a predicare, di cui nella Professione non vi è per altro alcuna traccia di riconoscimento, non avrebbe comunque dovuto mutare nulla di questa realtà consolidata e riaffermata: se lo avesse fatto, doveva sapere che si sarebbe posto contro la Chiesa.

Il movimento di Valdo, che si è storicamente imposto col nome di "Poveri di Lione" e, più tardi, di valdesi, era propriamente di "Pauperes spiritu" - poveri nello spirito - secondo l'espressione contenuta nel Sermone del monte (Matteo, 5, 3); per alcuni anni dopo la Professione di fede non vi sono notizie sulla loro attività: nel 1181 muoiono tanto Alessandro III - al quale succede papa Lucio III - che l'arcivescovo Guichard, la cui successione avrà soluzione con l'elezione nell'ottobre 1182, e l'insediamento a Lione soltanto nell'aprile 1183, di Giovanni Bellemani.

Durante il convegno di Verona con l'imperatore Federico Barbarossa, nel quale erano presenti anche Giovanni Bellemani ed Enrico di Marcy, papa Lucio III promulgò dalla Basilica di San Zeno, il 4 novembre 1184, la costituzione Ad abolendam diversarum haeresium pravitatem che si occupa dei mezzi da adottare per condurre a fondo la lotta contro le eresie. Si fa obbligo al vescovo di intervenire dove vi siano sospetti di eresia e di far giurare alle autorità civili di denunciarli, quando ne abbiano notizia, irrogando loro le punizioni adeguate, che vanno dalla dichiarazione di infamia al sequestro dei beni e all'esilio.

Nella costituzione si indirizza l'anatema contro i movimenti ereticali già noti - «Decretiamo dunque che siano colpiti da anatema perpetuo innanzi tutto i Catari e i Patarini e coloro che, con falso nome, affermano mentendo di essere Umiliati o Poveri di Lione, Passagini, Giuseppini, Arnaldisti» - e in generale contro coloro che professino dottrine non autorizzate sui sacramenti e che predichino senza essere stati autorizzati. L'anatema comporta l'esclusione dalla chiesa e, a differenza della semplice scomunica, li considera scismatici e destinati alla dannazione eterna.

Quell'anatema non si indirizza dunque contro i Poveri di Lione, ma contro coloro che si spacciassero per tali, segno che vi erano movimenti di predicatori il cui messaggio era molto vicino a quello contenuto nelle predicazione valdese. Ma l'esplicita necessità di ottenere l'autorizzazione alla predicazione dovettero compromettere i rapporti fra i Poveri di Lione e l'arcivescovo Bellemani: il movimento di Valdo continuò nella predicazione e fra loro si videro predicare anche le donne, come sostiene Goffredo d'Auxerre: insieme con la critica alle ricchezze a all'immoralità del clero, l'esistenza di un movimento che non intendeva lasciarsi integrare nella tradizione ecclesiastica doveva apparire particolarmente intollerabile a un vescovo della durezza di Giovanni. Stefano di Borbone riferisce del divieto di predicazione intimato nel palazzo arcivescovile di Lione a Valdo, che rifiutò, vantando il dovere di obbedire a Dio prima che agli uomini.

Così, scrive Stefano,«i valdesi dalla presunzione e dall'usurpazione dell'ufficio apostolico caddero nella disubbidienza, poi nella contumacia e poi nella sentenza di scomunica». Infine, l'arcivescovo decretò la loro espulsione dalla diocesi di Lione.

Di Valdo non si hanno più notizie e l'anno in cui si pone la sua morte, il 1206, è una pura congettura. Del tutto fantasiosa è la tradizione che lo vorrebbe emigrato in Boemia, leggenda che evidentemente vuole stabilire un legame fra lui e Jan Hus. Valdo «disparve senza chiasso come tanti suoi compagni dai quali non aveva mai pensato di distinguersi, come uno sconosciuto soldato del combattimento secolare, della protesta che egli stesso aveva avviato, umile discepolo di Gesù Cristo come volle essere e restare fino alla morte. Nessuna leggenda potrebbe rendere più suggestiva una morte così pura».

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Trattato di Lione

Il Trattato di Lione del 17 gennaio 1601 siglò la pace tra Enrico IV di Francia e Carlo Emanuele I di Savoia.

Naturale approdo dopo le proteste francesi sorte in seguito al trattato di Vervins del 1598, che riportava la geografia di Francia e Spagna ai confini che avevano dopo il Trattato di Cateau-Cambrésis, il Trattato di Lione fu voluto dal duca di Savoia Carlo Emanuele I, che ne affidò l'arbitrato a Clemente VIII. Le contese con la Francia riguardavano il Marchesato di Saluzzo, che era stato affidato, dopo il trattato di Vervins, al Piemonte.

Il papa avrebbe dovuto pronunziarsi entro un anno, ma si vide impossibilitato ad evitare di scontentare uno dei contendenti, e nel 1600 incominciò la guerra tra Enrico IV e i Savoia, che vedeva già da subito l'esercito piemontese in difficoltà. Preoccupato dagli sviluppi politici, Clemente VIII inviò in Francia il suo legato Pietro Aldobrandini, per iniziare a siglare i trattati di pace.

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Source : Wikipedia