Liguria

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Inviato da maria 27/02/2009 @ 00:00

Tags : liguria, italia

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Liguria

Liguria - Bandiera

La Liguria è una regione italiana di 1.609.552 abitanti (dati ISTAT al 31-10-2007) situata nel Nord-Ovest della penisola e avente come capoluogo la città di Genova. Confina a sud con il Mar Ligure, a ovest con la Francia (regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra), a nord con il Piemonte e con l'Emilia-Romagna, a est con la Toscana. La regione Liguria fa parte dell'Euroregione Alpi-Mediterraneo.

Stretta tra le catene montuose delle Alpi e dell'Appennino e il mare, la regione viene convenzionalmente considerata suddivisa in due parti delimitate all'incirca dal capoluogo: la Riviera di ponente e la Riviera di levante.

Il suo nome deriva dall'antica popolazione dei Liguri, anche se in realtà i confini della Liguria antica erano ben più estesi di quelli dell'attuale regione ed includevano tutta la pianura piemontese a sud del Po, l'attuale Lombardia sud-occidentale dall'Oltrepò pavese fino alla confluenza del Ticino nel Po, le zone collinari e montuose del Piacentino, l'attuale Lunigiana e il Nizzardo fino al fiume Var; gli attuali confini amministrativi, definiti solo nel 1923, coincidono in gran parte con quelli della storica Repubblica di Genova. Fino al 1861 la circoscrizione amministrativa della Liguria comprendeva la Provincia di Nizza Marittima, ceduta poi alla Francia con l'eccezione del circondario di Sanremo e di quello di Oneglia, entrati a far parte del Regno d'Italia.

La Liguria comprende ampie porzioni di territorio tributarie del bacino del Po a nord del crinale alpino-appenninico (circa il 28% della superficie regionale appartiene al bacino padano) e quasi tutto il retroterra marittimo, il lungo tratto di litorale compreso tra gli storici confini con la Francia (Rio San Luigi presso Grimaldi di Ventimiglia) e la bassa valle del Magra nei dintorni di Sarzana e Aulla (MS): questo confine orientale appare tuttavia meno definito, poiché coincide solo in parte con il basso corso del fiume Magra e include parte della piana litoranea di Luni.

A questo criterio amministrativo (secondo cui è amministrativamente ligure tutto ciò che è posto a sud del crinale alpino-appenninico nel tratto Grimaldi-Mortola/Passo del Bracco) si sottraggono alcune aree marginali del territorio della Liguria "fisica", che per ragioni storico-politiche appartengono ad altre amministrazioni regionali o statali; è il caso della media e alta Val Roia (a lungo contesa tra Repubblica di Genova, Ducato di Provenza e Ducato di Savoia e ora amministrativamente francese, dopo essere stata ligure e piemontese) e delle alte valli dei torrenti Pennavaire e Neva (con i borghi di Alto, Caprauna e Cerisola che, pur rimanendo nella sfera di influenza economico-commerciale della città di Albenga, sono stati lungamente controllati dal Ducato di Savoia e poi inclusi nella Provincia di Cuneo).

Alla Liguria va poi sottratta gran parte della regione storica della Lunigiana, che, pur possedendo peculiarità culturali assolutamente proprie e una storia autonoma, rappresenta il retroterra naturale delle città della Spezia e Sarzana.

La Liguria è una regione di grande richiamo turistico per le sue bellezze antropiche e naturali, tra le quali spiccano - a ponente - la Riviera dei Fiori e - a levante - Portofino, le Cinque Terre e Porto Venere.

Con i suoi 5.421 km² la Liguria è una delle regioni più piccole d'Italia, dopo Valle d'Aosta e Molise, ma è una delle più densamente popolate in quanto ospita oltre 1.600.000 abitanti per una densità di 297 ab/km², molto al di sopra della media nazionale, collocandosi al quarto posto, dopo Campania, Lombardia e Lazio, nel rapporto tra numero di abitanti e superficie territoriale. Considerando l'orografia del territorio e il fatto che le foreste ne ricoprono oltre il 70%, appare tuttavia evidente come vi siano notevoli differenze fra la densità di abitanti dell'entroterra (in cui peraltro si sono verificati fenomeni di spopolamento e di migrazione verso le città costiere) e quella del litorale, che sfiora i 1000 ab/km2.

La regione è compresa tra le Alpi marittime e l'Appennino a nord e il Mar ligure a sud, con una catena ininterrotta che costituisce una vera e propria dorsale che si presenta continua nel suo sviluppo (orientato secondo due assi: SW/NE e NW/SE che si incontrano alcuni chilometri ad ovest del centro di Genova), ma discontinua nella sua morfologia, con tratti in cui la dorsale alpino/appenninica si presenta estremamente compatta ed elevata allineando gruppi montuosi molto elevati (alle spalle di Ventimiglia, una serie di massicci, oggi amministrativamente francesi, si innalza fino a quote altimetriche di 2700-3000 m) mentre in altri tratti (ad esempio nell'entroterra di Savona e di Genova) la barriera montuosa è poco elevata e profondamente incisa da brevi valli trasversali e da valichi che non arrivano ai 500 m di altitudine sul livello del mare (Bocchetta di Altare, Passo dei Giovi, Crocetta d'Orero).

Il Mar Ligure, di fronte alla Liguria, è un braccio di Mar Mediterraneo ed il Golfo di Genova ne costituisce una parte importante, mentre il secondo golfo più grande è quello della Spezia. Tra i due grandi golfi si trova il Golfo del Tigullio, da Portofino a Sestri Levante.

Le coste sono in genere alte, rocciose, frastagliate, soprattutto nella Riviera di levante, mentre a ponente sono mediamente più basse, talvolta sabbiose. Le coste sono talvolta interrotte da estuari di piccoli fiumi, spesso a carattere torrentizio, i quali solcano il territorio perpendicolarmente alla costa sul fondo di profonde vallate.

La Liguria gode di un clima mediterraneo ma non uniformemente: essa risente infatti della morfologia accidentata del suo territorio per gran parte montuoso, aperto su un mare decisamente caldo in rapporto alla sua latitudine relativamente elevata. I fattori morfologici principali sono infatti due: la forma ad arco aperto verso mezzogiorno della regione e la dorsale montuosa che si sviluppa tra il confine francese e quello toscano e costituisce la displuviale tra il versante tributario del Mar Ligure e quello padano-adriatico Quando d'inverno si forma un'area di bassa pressione sul Golfo Ligure, la zona intorno a Genova viene investita dalla Tramontana, apportatrice di pioggia e neve a quote basse, che a volte può scendere fino al livello del mare, specialmente in alcune aree della costa genovese e del Savonese orientale. L'estate è moderatamente calda ma piuttosto afosa (a Genova Sestri le medie del mese di luglio sono comprese tra i +20,8 °C della minima e i +27,2 °C della massima). Normalmente le temperature diurne superano i 30 °C solo 3-4 volte nell'arco dell'intero mese di luglio, ma spesso l'umidità relativa atmosferica si mantiene alta anche nel pomeriggio, amplificando la sensazione di calura, che è mitigata solo dalle brezze marittime. Nell'entroterra il clima è semi-continentale e più rigido, con valori medi invernali decisamente bassi, specie in alcune conche del versante padano della regione (media giornaliera di gennaio di +1,8 °C a Cairo Montenotte, +1,4 °C a Sassello, +2,2 °C a Busalla). Le minime medie di queste località sono comprese tra -2 e -4 °C, i valori minimi stagionali attesi, durante l'inverno, sono attorno ai -10 °C anche se le temperature notturne possono scendere ben al di sotto di questo valore durante i periodi di gelo più intenso; viceversa le giornate estive sono calde, ma le medie giornaliere durante il trimestre estivo sono condizionate dalla forte escursione termica giornaliera e dalle temperature notturne piuttosto fresche (a Cairo Montenotte, 338 metri s.l.m., gli estremi minimi e massimi del mese di luglio sono compresi tra +15,0 °C della minima notturna e i +27,7 °C della massima diurna).

Gli antichi Liguri si sistemarono sul litorale mediterraneo dal Rodano all'Arno, ma successivamente le migrazioni celtiche, come pure le colonizzazioni di Fenici, Greci e cartaginesi, rimpiazzarono i Liguri a partire dal IV secolo a.C.

La Liguria costiera è sottomessa ufficialmente dai romani soltanto durante il II secolo a.C., con varie sacche autonome che, date le caratteristiche del territorio, resisteranno al diretto controllo centrale ancora per qualche decennio.

La parola Ligure / Liguria fu assegnata a questo popolo prima dai Greci, poi dai romani e ha il significato di luogo paludoso o acquitrino. In età classica centri importanti sono Genua, Savo, Vada, Albium Intemelium, Albium Ingaunum, Lunae, quest'ultima nota ai giorni nostri con il nome di Luni perderà via via d'importanza sino al definitivo abbandono nel XIII secolo.

Il periodo storico più importante per la regione è il basso medioevo, con apice dalla metà del XIII secolo alla metà del XIV secolo (è possibile individuare l'inizio di una lunga decadenza al 1340, inquadrandola in ambito internazionale, con gli avvenimenti anatolici e la crisi delle vie commerciali asiatiche per via della fine della pax Mongolica e altresì dell'arrivo dei Ming nel Catai).

La storia ligure in età medioevale va ricercata al di fuori della terraferma, piuttosto marginale per una comprensione ed uno studio d'insieme. In sintesi, la storia medioevale dei Liguri va cercata fuori dalla Liguria.

Essa si sviluppa, a partire dalla prima crociata, attorno alle attività - esplorative prima e commerciali poi - delle famiglie e degli alberghi per lo più genovesi, interessando comunque la vita degli individui di tutto il territorio regionale.

La forza economica della Repubblica marinara si manifesta con un impero coloniale ante litteram in senso fortemente e strettamente economico, con basi politiche fatte da una fitta rete di accordi politico-commerciali in tutto il mar Mediterraneo ed il mar Nero; dense sono le presenze mercantili liguri da Gibilterra sino all'Asia centrale, con testimonianze documentate in una miriade di porti e crocevia commerciali.

Come ha scritto Roberto Sabatino Lopez, gli albori delle marinerie reali inglese, spagnola e soprattutto francese hanno radici nella scuola ligure, con la chiamata di maestranze dalle Riviere atte a formare maestri d'ascia e arsenali indipendenti. La Liguria si è distinta altresì in epoca mercantile e tardo medioevale per i suoi esploratori (come i fratelli Vivaldi, Leon Pancaldo, Lanzerotto Malocello, Antoniotto Usodimare, secondo recenti studi Giovanni Caboto, oltre ovviamente al più noto Cristoforo Colombo) e ammiragli (in primis Benedetto Zaccaria, poi Ansaldo De Mari, Oberto Doria, Oberto Spinola, sino ad Andrea Doria).

Sulla terraferma Genova prende gradualmente il controllo della maggior parte della Liguria, fino alla caduta dell'ultima città rimasta formalmente libera, Savona, nel 1528. Con la fine del mondo coloniale concomitante all'avanzata ottomana (caduta di Bisanzio nel 1453 e di Caffa nel 1475), inizia una nuova era. Il periodo che va da Carlo V / Andrea Doria sino agli inizi del XVII secolo, El siglo de los Genoeses, è caratterizzato dal potere finanziario dei banchieri genovesi e dai prestiti alla Corona di Spagna. A Seicento inoltrato inizierà un una nuova e diversa lunga decadenza che si protrarrà per tutto il Settecento, sino al periodo napoleonico e alla Rivoluzione industriale, momento della rinascita.

A seguito dell'invasione francese delle truppe di Napoleone nel 1797, la Repubblica di Genova diventa Repubblica Ligure e poi viene annessa al territorio francese. La caduta del Bonaparte coinciderà con la fine dell'indipendenza della regione: dopo l'effimera Repubblica Genovese, del 1814, il Congresso di Vienna decreterà, malgrado i disperati tentativi diplomatici del Senato di salvare l'indipendenza e malgrado la ferma contrarietà popolare, l'annessione all'inviso Regno di Sardegna, da sempre in conflitto con il potere dogale. L'annessione ai Savoia, sancita dal Congresso di Vienna e diventata operativa il 7 gennaio 1815, fu illegittima perché avvenuta in violazione dello stesso scopo per il quale fu convocato il Congresso, ovvero ristabilire le sovranità esistenti prima dell'anno 1797 e per la ferma contrarietà del legittimo e sovrano governo della Repubblica di Genova. Tale illegalità non fu mai sanata da alcun plebiscito di annessione né al Regno di Sardegna né al Regno d'Italia, plebisciti che, invece, furono fatti votare alle altre regioni italiane. Nessuna inutile quanto irresponsabile azione politico/militare verrà intrapresa a seguito di questa decisione, per la palese mancanza di uomini e mezzi della disarmata Repubblica di fronte alle potenzialità belliche dei piemontesi e delle forze internazionali presenti a Vienna.

Ciò che può fare per i diritti e la restaurazione de’ suoi popoli un Governo non d’altro fornito che di giustizia e ragione, tutto, e la nostra coscienza lo attesta e le Corti più remote lo sanno, tutto fu tentato da noi senza riserva e senza esitazione. Nulla più dunque ci avanza se non raccomandare alle Autorità Municipali, Amministrative e Giudiziarie l’interino esercizio delle loro funzioni, al successivo Governo la cura delle truppe che avevamo cominciato a formare, e degl’impiegati che han lealmente servito: a tutti i Popoli del Genovesato la tranquillità, della quale non è alcun bene più necessario alle Nazioni. Riportiamo nel nostro ritiro un dolce sentimento di riconoscenza verso l’Illustre Generale che conobbe i confini della vittoria, e una intatta fiducia nella provvidenza Divina che non abbandonerà mai i Genovesi.

Termina così una storia millenaria di autonomo governo repubblicano. In età risorgimentale l'apporto dei liguri (Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Goffredo Mameli, per non citarne che alcuni) sarà determinante per la formazione del Regno d'Italia.

La Liguria è una terra ricca di bellezze naturali in cui il connubio tra terra e mare rende particolarmente eterogenea la varietà di ecosistemi presenti nel suo territorio. Infatti sono presenti un parco nazionale, otto parchi regionali, tre riserve naturali e una nazionale ed infine diciannove comunità montane con cui la Liguria protegge pertanto il 12% del suo territorio, per una superficie complessiva di circa sessanta mila ettari.

A queste istituzioni si deve aggiungere la celebre e antica Alta Via dei Monti Liguri (AVML), un itinerario escursionistico lungo circa 440 km che percorre tutta la linea dorsale dell'Appennino Ligure partendo da Ventimiglia, al confine con la Francia, e arrivando a Ceparana, nella piana di Sarzana al confine con la Toscana. Attualmente sono in fase di istituzione i due grandi parchi delle Alpi liguri e del Finalese.

La tutela del mare è affidata a due aree marine protette e al celebre Santuario dei Cetacei, quest'ultimo a salvaguardia di un tratto di mare compreso tra il territorio francese (Costa Azzurra e Corsica) e il tratto italiano (Liguria e Toscana).

Nella Riviera Ligure di Levante è presente una riserva naturale in provincia di Genova. Nei confini territoriali del Parco naturale regionale dell'Aveto si trova la Riserva naturale statale Agoraie di Sopra e Moggetto a 1.330 metri di altitudine e ubicata presso l'Appennino ligure emiliano. Estesa per 16 ettari è caratterizzata da quattro laghetti perenni del gruppo dei laghi delle Agoraie di Sopra. La vegetazione della riserva è caratterizzata da faggi e abeti, grazie al clima fresco e umido. Qui sono presenti numerose specie di anfibi come il tritone crestato e la rana temporaria.

Occorre sottolineare che il Mar Ligure è fa anche parte del Santuario dei Cetacei.

La Liguria ha una superficie boschiva pari al 69% del proprio territorio, la più alta tra tutte le regioni italiane, la cui media è del 21%; l'alta percentuale causa però che questa regione subisca incendi boschivi frequentemente, appiccato con dolo nel 71% dei casi.

I più grandi patrimoni forestali sono ubicati nell'entroterra ligure. Imponenti sono le faggete che coprono i versanti appenninici più umidi, a partire dalla val di Vara, con le pregiate foreste del monte Gottero. Le foreste demaniali del monte Penna e delle Agoraie, ubicate nel Parco naturale regionale dell'Aveto, presentano l'associazione tra il faggio e l'abete bianco, tipica delle antiche foreste dell'Appennino Ligure.

La faggeta del Colle del Melogno, vicino a Savona, è stata da alcuni anni riconverta all'alto fusto così come l'abetina di Gouta ad Imperia. Le foreste alpine nell'alta val Tanarello, Imperia, vede associare nelle quote inferiori il pino silvestre con il faggio, il larice alle pendici del monte Saccarello.

La flora ligure è di tipo mediterraneo, ma specie nel ponente ha accolto diverse associazione alpine alle quote più elevate simili ai territori provenzali o dei Pirenei. Molte specie sono state introdotte nei secoli dall'uomo come l'olivo, il castagno e il pino domestico, nella zona collinare prospiciente il mare le colture comprendono vite, olivo e alberi da frutta, nella fascia litoranea sono sporadicamente coltivati anche gli agrumi, soprattutto il limone. Nella Riviera dei Fiori sono celebri e conosciute le coltivazioni floricole all'aperto o in serra, attività che ancora oggi alimenta l'economia della zona.

Lungo la costa, la macchia mediterranea comprende specie quali la ginestra, l'alaterno, il lentisco, il mirto, il corbezzolo e il leccio, albero che in passato formava estese foreste, in gran parte della regione, ad altitudini comprese tra il livello del mare e i 600-700 m, associazioni vegetali più rare e limitate alle zone più calde e aride delle due riviere sono quelle formate dall'olivastro, dal carrubo, cui talvolta si associa l'euforbia arborea; tra gli arbusti aromatici presenti nella regione vi sono il timo, l'alloro e il rosmarino. Nelle zone più ventose, su suoli poco evoluti è presente la gariga formata da arbusti bassi e legnosi. Nella fascia marittima e in quella collinare sono prevalenti pinete di pino marittimo e, più raramente, di pino d'Aleppo.

Dalla media collina sublitoranea fino a quote montane sono presenti vasti boschi di conifere, in gran parte di origine silvicolturale; si tratta di alberi come il pino nero (Pinus nigra) e l'abete rosso (Picea abies) che non appartengono alla flora ligure ma che sono stati introdotti in virtù della buona resa colturale e del pregio del legname e che ora, seppur naturalizzati, presentano problemi di adattamento al clima dei rilievi liguri (in genere troppo umido e soggetto a veloci e improvvisi sbalzi termici).

In altri casi, come avvenuto per il pinastro (Pinus pinaster) nelle aree collinari di tutta la regione e per il larice (Larix decidua) nelle zone alpine, si tratta certamente di specie appartenenti al dominio floristico ligure, ma che, favorite con tagli selettivi e forzate ben oltre il loro "climax vegetativo", crescono oggi anche in zone che, per caratteristiche pedologiche e microclimatiche appaiono molto lontane dai loro contesti di diffusione originaria, che sarebbero la fascia collinare submediterranea delle due riviere, su substrati acidi (rari in regione) per il pinastro e il piano subalpino dei rilievi elevati delle Alpi liguri, in genere in esposizione settentrionale, nel caso del larice. Da ciò deriva quindi la marcata fragilità di molti ecosistemi forestali tipici dell'interno montuoso della regione.

Nelle località turistiche della costa - a partire dal XIX secolo - furono piantati alberi decorativi, per lo più originarie del nord Africa e delle regioni subtropicali dell'America del Nord, dell'Asia orientale e dell'Oceania, come molte specie di palme, oggi diventate il simbolo della Riviera specie nel ponente ligure (Riviera delle Palme). Dalla regione asiatica provengono invece le piante di magnolia, anch'essa presente nei giardini della fascia costiera.

Il clima ligure ha favorito l'acclimatazione di tali specie, sostituendo a volte le piante mediterranee autoctone. Uno dei luoghi più esemplificativi sono i Giardini di Villa Hambury vicino a Ventimiglia, creati da una famiglia originaria dell'Inghilterra nell'Ottocento. Furono introdotte quasi 5800 specie, ad oggi ridotte a circa duemila. Tra le palme che ornano molte passeggiate a mare, la specie più comune è la Phoenix canariensis (dal fusto grande e tozzo), seguita dalla Phoenix dactlifera o Palma dei datteri dal fusto alto e sottile.

La fauna della regione è particolarmente interessante per la presenza di rari endemiti, specie adattate sul territorio o rimaste isolate per la frammentazione della loro area di distribuzione. Nel complesso le specie faunistiche sono quelle tipiche dell'area mediterranea risentendo molto la vicinanza con la regione francese della Provenza o della Toscana; annovera anche specie di più lontana origine, che dimostrano gli antichi e storici collegamenti con aree oggi distanti e separate dal mare, come il Marocco, la Sardegna e la Corsica.

Nell'estrema Riviera di Ponente sono presenti alcuni endemiti quali il colubro lacertino, il più grande serpente europeo, diffuso nell'Imperiese e nel Nizzardo, e della lucertola ocellata, un sauro dalla caratteristica livrea verde picchiettata a strie nere e con macchie rotonde azzurre sui fianchi detti ocelli. Nell'entroterra di Ventimiglia vi è la presenza del gallo forcello, mentre sulle rupi del monte Toraggio vi si possono trovare alcuni esemplari di camosci. Sul monte Saccarello tra Liguria e Francia è presente la marmotta.

Tra gli uccelli si segnalano il passero solitario, l'occhiocotto, la sterpazzolina, il picchio rosso maggiore, il torcicollo, il cuculo e il codirossone; massiccia la presenza del merlo, del fringuello, dello zigolo e del pettirosso.

Folta la presenza dei rapaci nottuni e diurni quali l'assiolo, la civetta, il barbagianni, l'allocco, il gufo comune e quello reale; della famiglia dei rapaci diurni si segnalano il biancone, la poiana, il gheppio, il nibbio bruno, il falco pecchiaiolo. Nelle zone tipicamente rocciose nidifica qualche rara coppia di aquila reale e del falco pellegrino (specie nelle coste del levante ligure), mentre nei fitti boschi cacciano l'astore e lo sparviero. Tra i rettili vi è possibile ammirare il biacco, la coronella girondica e la vipera. Tra gli anfibi la salamandra nera sostituisce, dopo la quota di 1800 metri, la salamandra pezzata; alcuni di questi anfibi urodeli popolano diverse grotte della regione.

Anticamente vi era una massiccia presenza del lupo, oggi specie animale quasi del tutto scomparsa. I boschi sono ora popolati da numerose famiglie di cinghiali che talvolta si spingono, per la ricerca di cibo, nei centri abitati. Recentemente alcuni abitanti del Parco naturale regionale di Portofino hanno segnalato all'ente gestore e all'autorità competente il problema che questi animali comportano alle coltivazioni. Non è raro infatti che essi riescano ad entrare in proprietà private, danneggiando orti e mangiando tutto il raccolto. Curioso pochi anni fa la segnalazione di un'intera famiglia di cinghiali raggirarsi nel letto del torrente Polcevera, a pochi metri dal centro abitato di Genova.

La popolazione ligure è concentrata principalmente nei medi e grandi centri costieri, distribuiti su entrambe le riviere. Una buona parte della popolazione, però, vive in medi e piccoli comuni dell'entroterra. Questa regione si caratterizza per la presenza di rilievi e l'assenza di vaste vallate che favoriscano l'insediamento. I centri si arroccano su colline e montagne e mediamente hanno poche centinaia di abitanti. Densità maggiori si hanno invece nelle due vallate che dal mare arrivano rispettivamente a Ronco Scrivia e a Cairo Montenotte (quest'ultimo il centro più popolato dell'interno). Per quanto riguarda i servizi, i comuni di queste regioni fanno ovviamente riferimento ai grandi centri costieri, ma talvolta anche alle città piemontesi.

Da diversi anni la Liguria, come noto, ha il primato nazionale dell'indice di invecchiamento. I decessi superano nettamente le nascite, causando gravi conseguenze sul piano sociale. Nemmeno il notevole flusso migratorio degli ultimi decenni (comunque più limitato rispetto alle altre regioni del nord) è riuscito a ribaltare la situazione che comunque è in miglioramento (seppur minimo) rispetto ad alcuni anni fa.

Nel 2007 i nati sono stati 12.156 (7,6‰), i morti 20.999 (13,1‰) con un incremento naturale di -8.843 unità rispetto al 2005 (-5,5‰). Il 31 dicembre 2006, su una popolazione di 1.607.878 abitanti, si contavano 80.735 stranieri (5,0%). Le famiglie contano in media 2,1 componenti.

Dal secondo dopoguerra terra di immigrazione, prima dall'Italia meridionale, oggi dall'estero, la Liguria in passato fu una regione depressa dal punto di vista economico e nel XIX e nel XX secolo migliaia di persone si spostarono verso le Americhe dove tutt'oggi sono presenti consistenti comunità liguri (Cile e Argentina soprattutto). Probabilmente il fenomeno fu favorito dalla presenza del porto di Genova, punto d'imbarco per gli emigranti del Norditalia.

Con il boom del dopoguerra la situazione si invertì e la regione, con il porto di Genova, divenne uno dei vertici del triangolo industriale. Notevole fu allora lo sviluppo edilizio lungo la costa che spesso deturpa l'ambiente e il paesaggio. La città che forse meglio rappresenta questo grave problema è Rapallo, nel Tigullio, dove la grande espansione edilizia ha stravolto molte zone periferiche della cittadina, non prevedendo, tra l'altro, i problemi legati al traffico. Il caso porterà i media a coniare il verbo rapallizzare, ossia costruire in modo anomalo e senza controllo. Anche la stessa Genova fu coinvolta nel fenomeno negli anni sessanta e settanta. Alcuni studiosi hanno affermato che il diminuire della popolazione può essere addirittura vantaggioso per risolvere la forte pressione antropica sul territorio.

Se in passato la tendenza era quella di abbandonare il piccolo comune natio per recarsi, sempre per il problema lavorativo, ad un centro maggiore come i comuni costieri, oggi si sta verificando l'effetto contrario, cosa per altro tipica delle grandi aree metropolitane di tutto il mondo occidentale. Sono sempre più le famiglie che lasciano le grandi città, talvolta congestionate per l'intensa urbanizzazione, per trasferirsi nei comuni del circondario.

Il linea generale l'economia della Liguria è basata su aspetti particolare dei tre settori produttivi, generalmente correlati tra loro. Il settore primario si basa sostanzialmente su un'agricoltura di qualità, con la produzione di prodotti specifici e con garanzie di controllo particolari, ma anche su attività di allevamento (nell'entroterra) e di pesca lungo le coste.

L'industria ligure è generalmente associata ai grandi poli produttivi che sorgono nelle periferie dei maggiori centri urbani come i capoluoghi di provincia. Questo aspetto ha senz'altro contribuito allo sviluppo dall'attività degli importanti porti di Genova, La Spezia e Savona, che hanno dato impulso al commercio marittimo, all'attività cantieristica navale e anche al turismo. L'importazione di materie prime attraverso i porti ha sviluppato quindi l'industria siderurgica, petrolchimica, chimica e metalmeccanica.

Il confronto tra il dato regionale e il dato nazionale, espressi in termini percentuali, permette di apprezzare come l'economia ligure sia pienamente entrata in una fase post-industriale, dove l'industria pesa sul dato regionale ormai la metà del dato nazionale, essendosi spostato il peso economico sul settore dei servizi, commercio e turismo in primis.

La morfologia territoriale ligure condiziona pesantemente la natura delle produzioni agricole e quindi l'utilizzo stesso della terra, limitato alla costa e poche regioni dell'entroterra.

Un caso tipico è quello delle Cinque Terre, dove si è sviluppata l'arte di costruzione dei muri a secco, grazie ai quali si è costituito il tipico terrazzamento ligure, base delle coltivazioni rivierasche.

Si producono frutta, olive, e soprattutto fiori. La coltivazione floreale (più sviluppata nella Riviera di Ponente) corrisponde a circa metà dell'intera produzione nazionale; a questo si deve il fatto che l'A10 sia stata battezzata "Autostrada dei fiori".

L'agricoltura prevede per la maggior parte una produzione ortofrutticola (tradizionale), viticoltura (Moscato bianco, il Ciliegiolo , la Bianchetta Genovese e Vermentino), olivicoltura (specie nelle zone di Leivi, Lavagna e Sestri Levante) e alberi da frutta (limoni, pesche, albicocche).

Significativo è l'esempio che fornisce il distretto della Val di Vara, in cui si è potenziata la pratica di agricoltura biologica, fino a divenire la quasi totalità della produzione locale, tanto da conferire l'appellativo di "Valle del Biologico". Qui è molto fiorente la zootecnia, allevamento bovino al pascolo sia da carne che da latte.

Nella provincia spezzina si concentra la maggior parte di produzioni vinicola, e tra i principali vitigni vi sono viticoltura (sangiovese, ciliegiolo e canaiolo nero pollera nera per le uve nere, bosco, albarola, trebbiano e vermentino per le uve bianche).

Naturalmente alla presenza di tali centri produttivi consegue una miriade di attività imprenditoriali ed artigianali dell'indotto cantieristico e meccanico.

Tuttavia le criticità economiche liguri sono da addebitarsi principalmente al fatto che il comparto industriale, tradizionalmente a partecipazione pubblica, che aveva dominato l'economia ligure fino agli anni settanta, è entrato in crisi, lasciando al contempo una significativa eredità negativa in termini di impatto ambientale.

I settori industriali ad alta tecnologia sono una delle poche realtà emergenti dell'economia della regione. In tal senso è stato costituito alla Spezia il distretto nautico, una realtà settoriale in espansione, che ha visto la necessità di aggregare in un unico distretto le realtà produttive in materia di nautica da diporto.

Nei comuni montani, maggiormente in Val Fontanabuona, è molto fiorente e redditizia l'estrazione e la lavorazione dell'ardesia, chiamata la pietra nera, esportando prodotti (tra i più richiesti i biliardi) in tutta Italia ed in Europa conquistando quasi interamente il settore ardesiaco. Altre attività presenti nelle vallate genovesi sono dedite alle lavorazioni della plastica, del legno e della carta. Ad Albissola Marina e Albisola Superiore, caratteristica e tipica è la lavorazione della ceramica, dove piccole e medie attività locali adempiono alla produzione e alla vendita diretta di tali oggetti della pregiata e antica materia.

Tra le regioni la Liguria è al 19° posto in Italia per produzione lorda di energia idroelettica (187,2 GWh), all'11° posto per la produzione di energia termoelettrica (11.227,5 GWh), al 9° da energia eolica (8,4 GWh) ed al 17° posto da biomasse (45,4 GWh).

Sul Golfo della Spezia si affaccia l'unico impianto di rigassificazione del gas naturale liquefatto (GNL) attualmente attivo in Italia, il rigassificatore di Panigaglia. L'impianto spezzino, di proprietà della GNL Italia, ha capacità di 2 Gm³/anno ed è situato in una baia sulla costa ponentina del golfo, nel territorio comunale di Porto Venere.

La proprietà, nel giugno 2007, ha presentato un progetto di riammodernamento dell'impianto che prevede, tra l'altro, di aumentare la capacità produttiva dell'impianto stesso più del doppio della capacità attuale, sollevando enormi polemiche sul territorio e manifestazioni degli abitanti. Al settembre 2007, tutti i comuni del golfo spezzino (Lerici, La Spezia e Porto Venere) si sono dichiarati contrari a qualsiasi ipotesi di ampliamento dell'impianto.

Il turismo è una delle attività economicamente più rilevanti per la Liguria. Il clima mite, i paesaggi rinomati come Portofino, le Cinque Terre o Porto Venere, la diversificazione delle offerte e la qualità dei servizi attirano turisti sia dall'Italia che dall'estero.

La maggior parte dei flussi turistici avvengono nella stagione estiva in cui è possibile usufruire e godere degli innumerevoli chilometri di spiagge e di servizi balneari.

Il turismo di massa ha portato analoghi danni ambientali, con la cementificazione delle coste (un fenomeno noto in Liguria come Rapallizzazione, da Rapallo, uno dei luoghi turistici tradizionali). Gli spazi ristretti rendono difficile l'espansione dei porti. La scarsità numerica della popolazione contribuisce alle difficoltà legate alla ripresa. Infine, sebbene la regione possa vantare una ricchezza diffusa abbastanza importante, molti capitali sono oggi dirottati su rendite o trasferiti nel vicino Principato di Monaco.

Esse sono collegate alle tangenziali e alle circonvallazioni dei principali centri urbani della regione, costituite da delimitate tratte autostradali, da superstrade, o da alcuni segmenti di strade statali o provinciali.

La Liguria presenta nelle due riviere di ponente e levante numerosi porti turistici. Alcuni di questi, specie nel levante ligure, presentano un buon livello di posti barca e ormeggi, premiati ogni anno con la Bandiera Blu.

Tra i principali scali della Riviera di Ponente si trovano in provincia di Imperia i porti turistici di Ventimiglia, Bordighera (250 posti), Sanremo (903 posti), Arma di Taggia (204 posti), Riva Ligure (120 posti), Santo Stefano al Mare (Marina degli Aregai 974 posti), San Lorenzo al Mare (100 posti), Imperia (651 posti), Diano Marina (270 posti) e San Bartolomeo al Mare (170 posti).

In provincia di Savona sono i maggiori quelli di Andora (Marina di Andora 800 posti), Alassio (400 posti), Loano (474 posti), Finale Ligure (550 posti), Vado Ligure, Celle Ligure (80 posti) e Varazze (800 posti).

Nella provincia genovese quelli di Arenzano (186 posti), Camogli, Portofino (270 posti), Santa Margherita Ligure (350 posti), Rapallo (401 posti), Chiavari (459 posti), Lavagna (1600 posti) e Sestri Levante (20 posti). Il porto di Lavagna si conferma il maggiore porto turistico della Liguria e d'Italia, e nuovi lavori di ampliamento completati nel 2007 hanno permesso che il porto sia classificato come uno dei maggiori del mar Mediterraneo per posti barca.

Ad est della regione, in provincia della Spezia, i maggiori sono quelli di Levanto (80 posti), Monterosso al Mare (53 posti), Vernazza, Porto Venere (Marina del Fezzano 263 posti), Bocca di Magra (230 posti) e Sarzana (150 posti).

Il più importante d'Italia e uno dei maggiori in Europa è quello di Genova, forte motore dell'attività economica e commerciale del capoluogo ligure. Il porto è situato in un'ansa protetta del mar Ligure, occupando all'incirca cinquecento ettari di superficie a terra e altrettanti nello specchio mare antistante.

Si estende per un totale di oltre venticinque chilometri lungo una fascia costiera che partendo dalla delegazione genovese di Voltri, arriva nel cuore del Porto Antico. Nella zona portuale è situata la celebre Lanterna di Genova, costituita da un'alta torre quadrangolare a due piani, con terrazzi di colore grigio; l'altro è a Punta Vagno, posizionato su una torre cilindrica bianca.

Lo scalo portuale permette di ospitare oltre duecento navi, favorendo i traffici e gli scambi commerciali, tanto da essere classificato come uno dei maggiori scali marittimi del mar Mediterraneo e al vertice per volumi di traffico merci. Poco oltre il bacino petrolifero di Pegli è ubicato sul mare il moderno aeroporto Cristoforo Colombo. Ai terminal destinati esclusivamente al trasporto delle merci, bisogna aggiungere all'immensa area portuale il rinnovato terminal crociere - presso lo storico e celebre Ponte dei Mille - e il terminal traghetti di recente costruzione.

Il porto comprende nel complesso due bacini, uno a Savona e l'altro nella vicina Vado Ligure distanziati tra loro circa quattro chilometri. Importante punto di snodo per i mercati del Sud Europa si colloca, grazie alla costante crescita negli ultimi anni, tra i primi dieci scali portuali italiani per volume di traffico.

In passato fu un'importante scalo marittimo per il Piemonte e per il Ducato di Savoia, alleanza che porterà la Repubblica di Genova ad interrarne il porto più volte, ha una lunga tradizione nel settore dell'acciaio e dei prodotti forestali - molte infatti nel territorio provinciale le industrie e le vaste aree boschive - nonché un'importante scalo per i traffici di autovetture.

L'inaugurazione nel 2003 del nuovo Palacrociere ha permesso di registrare annualmente una media di circa 700.000 turisti dalle grandi navi da crociera Costa Crociere. Il vicino porto di Vado Ligure, oramai inglobato assieme a quello savonese, è un punto di riferimento nel mar Mediterraneo per i traffici ortofrutticoli. Situato nell'angolo nord-est del golfo, il porto mercantile ha una superficie acque complessiva di circa 400.000 metri quadrati.

Grazie alla sua particolare posizione, all'estremità di un profondo golfo, ricco di insenature minori e orientato a nord-ovest/sud-est, il capoluogo provinciale della Spezia ha un vero e proprio porto naturale.

Al centro dell'arco costiero che va da Genova a Livorno, il porto è protetto da una catena di monti e riparato dai venti di libeccio grazie al promontorio di Porto Venere e alle isole Palmaria e Tino.

La diga foranea di circa 2.200 metri rende tranquilla la rada, facilitando pertanto le manovre di ancoraggio, di accosto alle banchine, di ormeggio della navi praticamente in tutte le stagioni.

L'aeroporto principale della regione è indubbiamente l'internazionale "Cristoforo Colombo" di Sestri Ponente. Si tratta di uno scalo situato a circa 9 km ad ovest dal centro di Genova a cui è collegato con l'autostrada dei Fiori e sviluppato su una penisola artificiale realizzata con il riempimento di un tratto di mare.

Inaugurato nel 1962, inizialmente era dotato di una pista di 2285 metri che attualmente è lunga 3065 metri e di un'aerostazione provvisoria costituita dal alcuni prefabbricati. Invece di essere temporanei, i prefabbricati sopravvissero a lungo e la nuova, definitiva aerostazione vide la luce solamente nel 1986.

Lo scalo viene talvolta utilizzato come scalo di supporto per gli aeroporti del nord Italia quando questi sono chiusi per nebbia. L'aeroporto genovese riveste un ruolo importante per il supporto fornito alle strutture e al personale del porto mercantile, che costituisce il principale bacino d'utenza, insieme alle industrie manufatturiere e alle strutture fieristiche.

Aeroporti minori si trovano ad Albenga (Aeroporto internazionale "Clemente Panero") e a Luni (Aeroporto "Bartolomeo Arrigoni", scalo militare e aeroclub).

Questi sono, per quanto concerne la Regione Liguria , i siti di rilevante importanza in ambito CEE riferiti alla regione biogeografica mediterranea. Le località - definite Siti di Interesse Comunitario, e spesso indicate con l'acronimo SIC - sono state proposte sulla base del Decreto 25/3/2005 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 157 dell'8 luglio 2005 - predisposto dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ai sensi della direttiva 92/43/CEE .

Nel capoluogo esistono diversi istituti di studi superiori (sia pubblici che privati), tra i quali spiccano per eccellenza l'Università degli Studi di Genova e l'Istituto Italiano di Tecnologia. Oltre all'Università che raccoglie undici facoltà, gli altri istituti sono perlopiù monofacoltà, e rispettivamente sono: gastronomico, architettonico, astronomico, tecnologico, idrografico, linguistico, medico, della Marina Mercantile, artistico, musicale, danza accademica. A questi si affiancano numerose accademie, sparse in tutta la regione.

L'Università di Genova con sedi didattiche anche a Imperia, Pietra Ligure, Savona, Chiavari e La Spezia e che conta undici facoltà, per un totale di 125 corsi di studi di primo livello e oltre 90 di laurea specialistica. Nell'anno accademico 2002/2003 vi risultavano 40mila iscritti.

Nella regione sono collocati 36 istituti e 18 scuole private di lingue.

La Liguria ha mantenuto nei secoli molte manifestazioni folcloristiche della cultura locale, dalle ricorrenze religiose - talvolta ereditate da antiche tradizioni pagane - alle feste profane.

La vigilia di Natale nei comuni di Genova, Savona e Pietra Ligure si celebra la tradizionale cerimonia medievale del Confuoco - detto in lingua ligure O Confeugo - nel corso della quale le autorità locali vengono omaggiate con un tronco d'alloro, bruciato nella pubblica piazza per trarre, come vuole la leggenda locale, gli auspici per il nuovo anno. Nello Spezzino, alla veglia del ceppo natalizio segue la conservazione dei resti del pasto, quale rimedio per le malattie degli animali durante il periodo invernale.

La notte di Natale nei borghi storici di Pigna, Carpasio e Montalto Ligure sopravvive ancora oggi la tradizionale offerta dell'agnello da parte dei pastori locali. Tipici e famosi sono i presepi (celebre il Presepe genovese) con i classici costumi liguri allestiti a Genova, Bargone (Casarza Ligure), Lavagna, Rapallo e Zoagli. La domenica più vicina al 20 gennaio - ricorrenza di san Sebastiano - a Dolceacqua e a Camporosso in val Nervia, la processione viene aperta da un grande albero di alloro - dove secondo la tradizione il santo fu legato - decorato con ostie colorate, i cui rami vengono in seguiti tagliati e distribuiti ai presenti.

A Taggia la notte precedente la festa di san Benedetto - prima metà di febbraio - viene celebrata con un gran falò derivante il lancio di piccoli razzi, detti i fùrgari; in tale ricorrenza si celebra inoltre il ricordo dello scampato pericolo nel 1625 durante la guerra tra la Repubblica di Genova e il Ducato di Savoia.

Il periodo pasquale, specie il Venerdì santo, viene ricordato solennemente con le tradizionali processioni delle confraternite - dette anche Casacce - dai ricchi abiti e dagli enormi crocifissi ricoperti di finissime decorazioni floreali in argento. I crocifissi, ricordanti appunto la Crocifissione di Gesù, possono arrivare ad un peso complessivo fino a 150 chilogrammi e vengono portati in processione da un uomo solo (esiste un'apposita tecnica per sopportare meglio il peso) con la figura di Gesù rivolta all'indietro verso il corteo. Secondo alcune fonti storiche codesta tradizione è risalente dopo la battaglia di Lepanto del 1571, quando i crocifissi furono rivolti a poppa nella navi dei Genovesi, evitando così l'oltraggio degli infedeli.

Curioso il Venerdì santo che si celebra a Ceriana dove le quattro confraternite locali animano con le loro processioni la notte e il giorno seguente, cantando durante la lunga cerimonia antichi miserere. A Savona, invece, tale ricorrenza pasquale si tiene durante gli anni pari nella quale le confraternite, in abiti caratteristici, portano in processione preziose casse di legno scolpite dal celebre scultore Anton Maria Maragliano e conservate nelle chiese cittadine, oltre alla reliquia della croce di Gesù.

A Bajardo nel giorno di Pentecoste si celebra la storica Festa della Barca, per ricordare la tragica fine della figlia del conte locale, mandata a morte dal padre insieme all'amato, un capitano della flotta navale di Pisa giunto nel comune per tagliare un albero per la pripria nave. Ogni anno nella piazza principale viene innalzato un grande albero, attorno al quale la popolazione danza in circolo tenendosi per mano e cantando una celebre ballata rievocando così la storia della giovane.

A Sassello nelle manifestazione de il Cantu de ove alcune uova dal guscio dipinto vengono scambiate con un ramoscello fiorito di pesco o di mandorlo; stessa tradizione si svolge nell'alta val Bormida dove la ricorrenza prevede una schermaglia fra il gruppo dei cantori locali e gli ospiti.

A Varazze il 30 Aprile si festeggia Santa Caterina da Siena, in onore dell'ononima Santa che si fermò a Varazze e la guarì dalla peste. Durante la festa è possibile ammirare la processione di Cristi tra le più famose in Italia. Assieme alla processione viene figurato un corteo storico che ripercorre la vita della Santa (il corteo negli ultimi viene fatto la Domenica precedente alla festa).

Nel borgo marinaro di Camogli la seconda domenica di maggio si festeggia san Fortunato, patrono dei pescatori. La processione avviene il sabato sera dove la cassa con la statua del santo, pesante circa quattro quintali, viene portata a braccia da otto volontari lungo le vie cittadine. Al rientro del santo nella Basilica di Santa Maria Assunta inizia lo spettacolo pirotecnico culminate con l'incendio del campanile. Il giorno seguente viene allestita la celebre Sagra del pesce dove un grosso padellone permette la cottura nell'olio di quintali di pesce, serviti poi ai partecipanti alla sagra.

Il Corpus Domini viene celebrato a Diano Marina, Civezza, Sassello e a Brugnato con spettacolari infiorate, ossia grandi decorazioni delle principali strade cittadine con petali di fiori che raffigurano personaggi e scene sacre.

Nella notte del 24 giugno, solennità di san Giovanni Battista, a Triora si accendono falò sulle alture per segnalare la salita all'alpeggio delle greggi transumanti. Il 22 luglio si svolge a Taggia la Festa della Maddalena, festività culminante con l'originale Danza della morte, eseguita da due uomini travestiti accompagnati dalla banda musicale cittadina che alterna una tarantella a una danza funebre.

A Dolceacqua, durante la Festa della Michetta, la mattina del 15 agosto un semplice dolce locale viene offerto dai giovani alle ragazze del borgo; la ricorrenza trae ricordo dalla ribellione popolare del 1364 contro il jus primae noctis. In luglio e agosto si svolgono palii e rievocazioni storiche. A Giustenice, in luglio, si assiste alla rievocazione dell'assalto al castello, episodio che fa riferimento ad un fatto realmente accaduto tra il 1448 e il 1452 tra il Marchesato di Finale e la Repubblica di Genova; la domenica successiva ricorre il Palio dei Carri.

A Camogli, la prima domenica d'agosto, si svolge la processione di barche della Stella Maris; a Ventimiglia, la domenica precedente il Ferragosto, si organizza un corteo storico in costume e una gara di tiro alla balestra. A Lavagna, il 14 agosto, vi si celebra la Torta dei Fieschi, una festa in costume che rievoca il fastoso matrimonio del conte Opizzo Fieschi con Bianca dei Bianchi nel 1230; per l'occasione viene preparata una gigantesca torta. Verso settembre celebre è la Sagra del Fuoco di Recco, festa patronale della cittadina recchese in onore alla sua santa patrona.

Tra le maggiori manifestazioni si ricordano: il Festival della canzone italiana di Sanremo, il Salone Nautico Internazionale di Genova, l'esposizione floreale de l'Euroflora di Genova, l'Expo di Savona, il Festival teatrale di Borgio Verezzi, il Festival di poesia di Genova, il Festival della Mente a Sarzana, la Festa dell'Inquietudine a Finale Ligure e il Palio del Golfo alla Spezia ed il Mondomare Festival una rassegna legata al mare organizzata in quattro località del territorio regionale in rappresentanza delle quattro province.

La cucina ligure prende spunto per la maggior parte delle sue ricette dalla dieta mediterranea, unione culinaria tra i piatti di mare con i prodotti della terra, tuttavia piatti apparentemente semplici sono esaltati nei loro sapori dall'uso delle numerose erbe aromatiche come rosmarino, timo, ecc., che crescono spontaneamente su tutto il territorio, tipiche della macchia mediterranea.

In provincia di Genova la tradizione vinicola è confermata soprattutto nella zona di Sestri Levante e nel Tigullio, con principali produzioni vinicole di Bianchetta Genovese, di Moscato bianco, di Vermentino e di Ciliegiolo. Maggiormente diffusi tra il confine della Riviera di Ponente con la Riviera di Levante sono il Pigato e il Rossese.

Nella provincia savonese hanno ottenuto il riconoscimento D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata) sono il Pigato di Ortovero, il Vermentino e il Rossese di Campochiesa. Altri vini, che hanno diritto alla dicitura I.G.T. (Indicazione Geografica Tipica) sono il Lumassina, il Buzzetto, la Granaccia di Quiliano, il Bianco di Calice Ligure, il Mataosso e il Dolcetto delle Langhe Liguri.

Nello spezzino le principali produzioni vinicole della provincia sono lo Sciachetrà, eccellente e famoso vino liquoroso prodotto nelle Cinque Terre, il DOC delle Cinque Terre, il Levanto e la Vernaccia, provenienti dalla Riviera spezzina e il Vermentino delle colline di Luni e di Arcola.

Caratteristica di questa regione è la lingua ligure (si veda l'omonima pagina per maggiori informazioni), parlata anche nelle regioni confinanti (Piemonte, Emilia Romagna) e nell'Isola di San Pietro (Carloforte e Calasetta) in Sardegna. La lingua ligure, seppur sia parlata sempre meno, è ancora molto utilizzata, sia per le opere letterarie di cui è stata protagonista, sia per la "ridiffusione" degli ultimi anni, attuata ad esempio da Gilberto Govi o da gruppi musicali come i Buio Pesto, oltre che, come è noto, da Fabrizio de André.

La Liguria ha dato i natali a personalità di alto livello: attori del calibro di Paolo Villaggio, Vittorio Gassman o Giancarlo Giannini, registi come Pietro Germi, musicisti come Niccolò Paganini, Luciano Berio, cantautori come Fabrizio De André, Ivano Fossati, Max Manfredi, Umberto Bindi, scienziati come Giulio Natta, letterati come Edmondo De Amicis, Eugenio Montale, Edoardo Sanguineti, critici del calibro di Carlo Bo, politici come Palmiro Togliatti, Giuseppe Dossetti, Alessandro Natta o Sandro Pertini, e l'architetto Renzo Piano.

Non mancano personalità liguri che hanno segnato la storia dell'Italia e non solo, come Goffredo Mameli, Giuseppe Mazzini, Cristoforo Colombo.

In Liguria vengono praticati molti sport, grazie ad un discreto numero di impianti sportivi polivalenti.

In campo professionistico vi sono due società sportive che militano nelle maggiori competizioni nazionali: il Genoa e la Sampdoria, che danno vita allo storico Derby della Lanterna.

Molte squadre liguri militano nella serie dilettantistiche: in Serie D giocano Lavagnese, Sarzanese, Savona, Sestrese, Sestri Levante, Spezia e Virtus Entella.

Un altro sport di squadra molto seguito e praticato ad altissimi livelli è senz'altro la pallanuoto, con società del calibro del Pro Recco, Rari Nantes Savona, Rari Nantes Camogli, Rari Nantes Bogliasco e Rari Nantes Sori.

Nella pallacanestro spicca il nome del Basket Spezia Club, società cestistica femminile che milita in A1.

In Liguria molte sono le istituzioni insignite di alte onorificenze, soprattutto in virtù dei sacrifici della popolazione locale durante la seconda guerra mondiale e soprattutto durante il periodo della Resistenza antifascista.

Calice al Cornoviglio, Genova, La Spezia, Provincia di Imperia, Provincia della Spezia, Recco, Ronco Scrivia, Savona, Zignago, Zoagli.

Il 18 maggio 2007 il presidente del piemonte Mercedes Bresso, ha ipotizzato una possibile futura unione delle due istituzioni regionali della Regione Piemonte e della Regione Liguria secondo il modello del Trentino Alto Adige.

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Storia della Liguria

Voce principale: Liguria.

La Storia della Liguria riguarda le vicende storiche relative alla Liguria, regione dell'Italia.

I Liguri sono nominati per la prima volta in un frammento di Esiodo riportato da Strabone ne "La Geografia VII 3,7", come i più antichi abitanti dell’Occidente: “Etiopi, Liguri e Sciti allevatori di cavalli”. Altri autori (Diodoro Siculo, Virgilio, Livio, Cicerone) riportano come i Liguri ancora nel II secolo a.C. vivessero in condizioni primitive e ci consegnano l’immagine di un popolo semiselvaggio, ferino, i cui guerrirei incutono timore solo con il loro aspetto. Nel contempo vengono però sottolineate le qualità di solidarietà e onestà di una popolazione agricola e pastorale non ancora divisa in classi e in cui le donne affrontano le stesse fatiche degli uomini in una terra definita sassosa, sterile, aspra, o coperta di alberi da abbattere. Non tutti gli autori antichi esprimono giudizi positivi, ad esempio Marco Porcio Catone definisce i Liguri ignoranti e bugiardi, un popolo che ha perso memoria delle proprie origini. Tutti questi elementi ci fanno capire come i Liguri, popolo antichissimo la cui diffusione in tempi remoti interessò gran parte del Mediterraneo Occidentale, furono assogettati non senza difficoltà dai Romani, nei confronti dei quali la mancanza di una cultura, di tradizioni radicate, di una identità, di un’unità politica e di una classe nobiliare con potere decisionale, furono motivo di debolezza non sufficientemente bilanciata dal vigoroso temperamento che li caratterizzava.

Le testimonianze della presenza dell'uomo in Liguria sono da ricercarsi fin dalla preistoria. Presso il porto di Nizza, a Terra Amata, sono state ritrovate le tracce delle più antiche capanne costruite da cacciatori nomadi, circa 300.000 anni fa. La stratigrafia ha mostrato diversi periodi insediativi, con resti di capanne ovali a focolare centrale, ciottoli scheggiati, raschiatoi e animali catturati quali cinghiali, tartarughe, rinoceronti di Merk, elefanti meridionali, uri, uccelli vari. Vicino a Loano sono state trovate tracce dell'Uomo di Neandertal. Nelle grotte di Toirano sono visibili segni di frequentazioni riconducibili alla fine del Paleolitico Superiore. Nella grotta dei Balzi Rossi di Ventimiglia sono apparsi resti che ricordano l'Uomo di Cro-Magnon. Alle Arene Candide si trovano testimonianze del Neolitico e strati epigravettiani databili tra i 20.000 e i 18.700 anni fa, mentre nelle grotte lungo il torrente pennavarie, nella valle omonima in territorio ingauno, sono stati ritrovati reperti umani risalenti fino al 7.000 a.C..

A partire dal II millennio a.C. (neolitico) si hanno notizie della presenza dei liguri su un territorio molto vasto, corrispondente alla maggior parte dell'Italia settentrionale.

Comunemente si pensa che gli antichi Liguri si sistemarono sul litorale mediterraneo dal Rodano all'Arno (così ci tramanda Polibio) spingendo la propria presenza fino alla costa mediterranea spagnola ad occidente ed al Tevere verso Sud-Est, colonizzando le principali isole come la Corsica, la Sardegna e la Sicilia. Poteva essere una popolazione di circa 200.000 persone, suddivise in varie tribù. Di loro ci restano numerosi reperti ceramici.

Successivamente le migrazioni celtiche (che parlavano il leponzio o lepontico), come pure le colonizzazioni di fenici, greci e cartaginesi, hanno rimpiazzato i Liguri a partire dal IV secolo a.C..

Con la prima guerra punica (II secolo AC) i Liguri si divisero tra alleati di Cartagine e alleati di Roma. Fu quando i Romani conquistarono questo territorio, con l'aiuto dei loro federati Genuates, che lo si chiamò Liguria, corrispondente alla IX Regio dell'Impero romano, la quale si estendeva dalle Alpi Marittime e Cozie, al Po, al Trebbia e al Magra. Questa regione era più ridotta rispetto all'originale area occupata dai Liguri in epoca preistorica. Probabilmente era in questa provincia che si conservava ancora l'ethnos ligure più puro, mentre in Lunigiana e nelle regioni transalpine le popolazioni si erano ormai mischiate con altre tribù. Infatti Ecateo di Mileto nel VI secolo a.C. ci tramanda che Monaco e Marsiglia erano città liguri e gli Elisici, popolo stanziato tra Rodano e Pirenei, erano un misto di Liguri e Iberi. Nel Trecento Dante, prendendo in considerazione soprattutto l'aspetto linguistico-dialettale, parlerà della Liguria come di una regione compresa tra il Trofeo di Augusto, Lerici e lo spartiacque alpino-appenninico. Nonostante ciò, la consapevolezza di una unicità etnica antica più ampia sopravvive ancora a lungo. Il concetto di una regione estesa tra il Varo e l'Arno è ancora ripreso da Jacopo Bracelli, cancelliere della Repubblica di Genova dal 1419, nella sua Descrizione della Riviera.

Nel 180 a.C. i Romani, per poter disporre della Liguria nella loro conquista della Gallia, dovettero deportare 47.000 Liguri Apuani, irriducibili ribelli, confinandoli nell'area Sannitica compresa tra Avellino e Benevento.

L'Alto Medio Evo è un periodo importante per Genova e la sua regione. Infatti, fatta salva per la puntata dei Longobardi di Rotari, la parte di regione protetta dagli Appennini resta salva dalle invasioni e viene, per così dire, ristretta sulla fascia costiera, perdendo tutto l'oltregiogo e quindi "obbligata" al mare. In tal modo si delinea il suo futuro. Ad un ormai formale governo bizantino, viene sostituita la diluizione nelle tre marche Aleramica, Arduinica ed Obertenga, che originano il primissimo ceto nobiliare viscontile, e la successiva assegnazione alla Marca Marittima, con compiti di contenimento e vigilanza sull'alto tirreno da quello che era nel frattempo diventato un grande problema per la cristianità postcarolingia: i mori islamici.

Il contatto, più spesso lo scontro, con questo problema fu per la Liguria e per Genova, le cui storie da ora in poi sono identificate, un evento ricchissimo di conseguenze. Certo, prima di tutto significò sangue e lacrime per le popolazioni, vittime di ripetute e terribili scorrerie ed abbandonate in prima linea. Ma con gli arabi arrivò, e fu magistralmente acquisito dai genovesi, una nuova e straordinaria dimensione culturale, fatta di conoscenza, tecniche ed esperienze di navigazione e di commerci, contatti mercantili con il resto di un Mediterraneo che diventava improvvisamente piccolo, che proiettò in meno di un secolo la città dalla pigra e lontano periferia di un impero in crisi al centro delle vicende di una cristianità in espansione. Furono infatti le crociate che riconobbero di fatto a Genova il ruolo di protagonista marittima che la accompagnerà nei secoli successivi.

Questo evento porta i genovesi nel centro del mondo, dove sono decisivi nella conquista di Gerusalemme (Præpotens Genuensium præsidium), dove acquisiscono colonie e mercati, dove incassano ricchezze straordinarie. Dopo le vittorie della Meloria su Pisa e, successivamente, della Curzola su Venezia, il Mar Nero è un lago genovese, la Croce di San Giorgio domina sul Mar Mediterraneo, ed il Banco di San Giorgio arriverà a gestire un patrimonio superiore a quello delle più importanti dinastie europee, che al Banco ricorreranno per avere credito ed appoggi.

Saldamente attestata sui valichi montani alle sue spalle e lungo le due Riviere ai suoi lati, tra Monaco e Portovenere, Genova dà al suo dominio di terra la forma della Regione che conosciamo oggi. Le sue colonie, i suoi contatti cosmopoliti, le sue rotte mercantili le danno quelle ricchezze e quelle competenze che rimarranno nella sua storia fino ad oggi.

Le vicende storiche internazionali e la ricerca di nuovi sbocchi commerciali portano i genovesi fuori dai limiti casalinghi del Mediterraneo. Sono in Cina alla corte mongola, sono alle Canarie ed a Capo Verde, costeggiano l'Africa verso Sud: soprattutto sono in Spagna, da dove il più famoso di loro partirà per cercare una nuova rotta per le Indie e tornerà con la rotta per un Mondo Nuovo.

I rapporti fra Genova e la Penisola Iberica hanno una tradizione consolidata, che inizia con la liberazione di Tortosa dai Mori da parte dei genovesi, passa attraverso i rapporti con il Portogallo di Enrico, in particolare con la famiglia genovese Pessagno, ed arriva a quello che viene definito "el siglo de los genoveses"; compreso il feroce conflitto che vide prevalere gli Aragonesi nel dominio del Mediterraneo Occidentale ed in Sardegna. Non è quindi un caso che Cristoforo Colombo fosse in Spagna.

E non è un caso che i genovesi, più di un terzo dei quali aveva residenza in Spagna, da queste loro basi, da Siviglia in particolare, gestissero i ricchissimi traffici provenienti dai nuovi terrori che gli spagnoli andavano conquistando. Perduto il Mar Nero e le loro colonie nel Levante a causa dei Turchi, i genovesi capirono che era necessario spostare di 180° il loro asse commerciale, girare lo sguardo dall'oriente all'occidente come aveva fatto Colombo, sostituendo le ricchezze delle spezie con quelle dell'argento che, si diceva infatti, nascesse in America, splendesse a Siviglia ma venisse seppellito a Genova.

Il simbolo di questo processo ha il nome di Andrea Doria, sorta di padre della patria genovese, uomo di fiducia di Carlo V, che giocando su questo ingente flusso economico, seppe dare alla Repubblica risorse economiche e strutture politiche che durarono fino a Napoleone Bonaparte.

La Liguria, inadeguata a giocare una propria politica estera, vive inserita nell'orbita spagnola, gestendone di fatto le finanze per un lungo periodo: sostanzialmente finché c'e qualcosa da amministrare. Ma le ricchezze spagnole, come la sua potenza, vanno in esaurimento, e per l'impero iberico, sotto attacco l'inglese ed olandese, Genova diventa sempre più marginale.

La tutela si allenta, la Repubblica Oligarchica si ritrova isolata, asfittica ed esclusa dai traffici importanti; tenterà una spedizione in Indonesia alla ricerca del proprio futuro, ma l'iniziativa verrà annientata dagli olandesi. Nel Mediterraneo la presenza dei Barbareschi e l'incapacità di contrapporvisi efficacemente, la bassa redditività dei traffici rispetto a quelli oceanici, la povertà dei mercati partecipano ad un quadro dove la presenza genovese è l'ombra del protagonismo di un tempo. In più, la Liguria deve fare i conti con gli appetiti dei francesi, ai quali è costretta a cedere la Corsica, e dei piemontesi, per i quali la Regione diventa sempre di più un irrinunciabile sbocco al mare.

La Repubblica di San Giorgio, incapace di rinnovarsi, trascorre malinconicamente gli ultimi tempi della propria storia a difendere la propria indipendenza dai Savoia, combattendo per brandelli della propria terra dai nomi altisonanti di marchesati e principati ma poveri e piccoli come fazzoletti. Poco significano gli scatti d'orgoglio che si consumano in episodi come quello di Balilla. Finché Napoleone ne formalizza la cancellazione, trasformandola prima in Repubblica Ligure, di fatto satellite francese, per poi annetterla tout court.

Ironia della storia, a cancellare l'ultima delle Repubbliche Marinare italiane fu un suo figlio mancato; infatti la Corsica fu presa ai genovesi dai francesi un anno prima che il Napoleone vi nascesse francese anziché genovese.

Quella che uscì dalle grandi bufere napoleoniche era un'Europa diversa, con nuovi protagonisti e senza spazi per stati piccoli, deboli e non finalizzati agli interessi dei Grandi. Nonostante gli impegni presi ed i disperati tentativi operati a Vienna dai pochi genovesi ammessi, la Repubblica inerme viene regalata ai Savoia, che la trasformano in Ducato aggregandolo al Regno di Sardegna. Da notare che la Liguria, a differenza di tutte le altre regioni italiane, non hai mai approvato l'annessione allo stato sabaudo prima e al Regno d'Italia poi con plebisciti o altre forme di democrazia.

Chi volesse visitare i forti costruiti dai Savoia a "difesa" di Genova, potrà notare le cannoniere rivolte non verso l'esterno delle mura ma verso l'interno, verso la città. Comunque, dopo un primo periodo di profonde incomprensioni fra gli ex nemici, culminato con gravi scontri urbani e la calata dei bersaglieri a Genova, le complementarità territoriali, sociali ed economiche danno i loro frutti, e le reciproche convenienze emergono evidenti a fondere liguri e piemontesi nella nascente prospettiva risorgimentale ed in seguito nella visione unitaria. Notevole ed articolato il contributo della Liguria alla causa unitaria: solo i nomi più noti sono Mazzini, Goffredo Mameli, Giuseppe Garibaldi, Nino Bixio, e più avanti, il Partito Socialista Italiano nascerà a Genova.

Notevoli sono i vantaggi che la Liguria acquisisce nel processo, e solo il sogno della singola Genova città-stato sotto l'egida inglese, vagheggiato nella Superba a Vienna, li può mettere in discussione rispetto al pigro e decadente periodo di indipendenza repubblicana precedente. La realtà regala alla città il ruolo di "Manchester Italiana", la sua Borsa è una delle più importanti d'Europa ed il suo porto rinasce, specialmente dopo l'apertura del Canale di Suez.

Il passaggio da Regno di Sardegna a Regno d'Italia si rivela un percorso molto difficile e complesso, al quale molte strutture neo-nazionali si rivelano inadeguate. Nelle mille problematiche amministrative ed istituzionali qualcuno trova il tempo per sottrarre gli ultimi lembi di terreno alla Liguria per assegnarli al Piemonte, come se si fosse ancora nel settecento. Comunque la regione, Genova, in particolare, gode di una consistente presenza di imprenditori e di capitali esteri, inglesi prima (che qui fonderanno nel 1893 il Genoa CFC, prima squadra di calcio italiana) e tedeschi poi, che, combinata con le notevoli risorse proprie che la città si era costruita nel tempo, in qualche misura le danno una marcia in più rispetto ad altre zone del Paese.

Questo non la salva dal pagare un alto tributo ai problemi del paese con l'emigrazione, rivolta principalmente verso l'Argentina. La Prima Guerra Mondiale porta alla Liguria, a Genova e La Spezia dove avevano sede le grandi industrie belliche pesanti, una opportunità economica molto consistente.

Il dopoguerra e la profonda crisi che porta alla gestazione del fascismo non risparmia il capoluogo, che vede il suo patrimonio industriale cooptato dall'IRI, che sbarca pesantemente in città con il più grande progetto siderurgico nazionale, realizzato poi dopo la guerra. La struttura territoriale ed amministrativa della città è ormai inadeguata al peso della sua dimensione economica, e Genova si allarga inglobando nei propri confini amministrativi alcuni paesi limitrofi: il litorale urbano è ora lungo 35 km e la città cresce all'ombra delle Partecipazioni Statali.

Dall'illusione tutta italiana di una guerra breve e "conveniente" Genova si risveglia bruscamente una mattinata di febbraio: la flotta inglese colpisce indisturbata per ore, ed i micidiali pezzi da marina squarciano il suo centro antico con ferite irrimediabili. Pesanti e ripetuti sono i bombardamenti aerei che tutta la città e la regione subiscono durante il conflitto, pagando un prezzo tra i più alti in Italia di sangue e rovine. Nelle montagne dell'Appennino alle sue spalle si organizzano i Resistenti, che insieme ai piemontesi da una parte ed agli emiliani dall'altra, combattono per un'Italia diversa. Il 25 aprile la storia si ripete e la memoria di Balilla guida Genova all'insurrezione.

La città ottiene, unica fra le città italiane, la resa degli occupanti alle forze della Resistenza, liberandosi da sola. Terminata la guerra, la regione ripara rapidamente i danni e si inserisce a pieno regime nella ripresa economica che vedrà nascere il "Miracolo Italiano" degli anni sessanta. La regione diventa la capitale nazionale delle PP.SS. Genova uno dei poli del "Triangolo industriale" e meta di una consistente immigrazione dall'Italia meridionale. Genova rimane anche uno dei poli della Resistenza e quando i neofascisti tenteranno di radunarsi provocatoriamente in città per il loro congresso, ancora una volta Genova insorgerà liberandosi. Durante gli "anni di piombo" la città è vittima di numerosi episodi di terrorismo, che vede Genova come una sorta di laboratorio e vi mantiene una forte attività.

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Coop Liguria

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Coop Liguria è una delle 9 grandi cooperative di consumo del sistema Coop, e come tale aderisce all'ANCC della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue e al consorzio cooperativo Coop Italia.

Insieme alle grandi cooperative Coop Lombardia e Novacoop, alle medie cooperative Coop Alto Milanese, Coop Como Consumo e Coop Unione Trezzo e a circa 29 piccole cooperative, soprattutto lombarde, aderisce al Distretto del Nord-Ovest.

Il primo nucleo di Coop Liguria è stata la Cooperativa Comunale di consumo fra i lavoratori di Savona, che si è costituita il 21 marzo 1945 a Savona da 27 soci fondatori.

Rapidamente la cooperativa aprì nuovi spacci, anche fuori dal comune di Savona, e prese in gestione altre cooperative, tra cui quella di Varazze e lo spaccio savonese dell'Ilva.

Il 5 giugno 1949 si decise di cambiare la ragione sociale, che diventa Alleanza Cooperativa Savonese, e si decise l'adesione all'Alleanza Italiana Cooperative di Consumo, che divenne poi l'attuale Coop Italia.

Iniziarono le prime difficoltà: l'Acs aveva troppi spacci di piccole dimensioni, e i gestori non sempre avevano le competenze adeguate a svolgere questo lavoro. Così nel 1954 venne introdotta la figura del Consigliere delegato, il quale doveva gestire a tempo pieno la cooperativa. Il primo fu Adolfo Santarelli, che nell'anno successivo divenne presidente.

Nel 1961 partì un nuovo piano di sviluppo: nel quartiere savonese di Lavagnola aprì un nuovo magazzino, e l'anno successivo iniziarono nuove fusioni, soprattutto nella zona della Val Bormida. Iniziò anche una prima ristrutturazione della rete, con la chiusura dei negozi più piccoli e la ristrutturazione degli altri, tuttavia il bilancio rimaneva in perdita.

Nel 1967 si decise un ulteriore fusione con l'Alleanza Cooperativa Genovese, che permise lo sbarco a Genova e che portò la cooperativa da 27 a 58 punti vendita. L'anno successivo l'Acs cambiò ragione sociale in Coop Liguria.

La nuova Coop Liguria lanciò un piano per ulteriori fusioni: nel 1968 venne incorporata la cooperativa "Grande Genova", quindi nel 1970 quella di Sestri Levante e l'Alleanza Provinciale Spezzina. Tre anni dopo ci fu una ristrutturazione della rete con la chiusura di alcuni piccoli spacci, che portò il numero dei negozi da 115 a 41. Nonostante le chiusure ci fu una forte crisi economica, dovuta anche alla crisi petrolifera e all'inflazione, con forti perdite nei bilanci del 1974 e del 1975. Da un lato i soci sostennero la cooperativa con il prestito sociale, dall'altra cambiò il management. Coop Italia e l'ANCC svilupparono un piano industriale che permise di uscire dalla crisi nel 1981.

Partì un forte piano di sviluppo: da un lato ci fu qualche apertura nella provincia di Alessandria e in quella di Imperia (in quest'ultimo caso non con molto successo), dall'altro ci furono altre fusioni: nel 1984 venne incorporata la Coop "A. Negro" di Genova (porto) e nel 1990 la Scasa di Genova Rivarolo.

Si iniziò un progetto per gli ipermercati, che portò alla costituzione del consorzio Iper Liguria con alcune piccole cooperative.

Nel 1990 aprì il cantiere del primo ipermercato, a Sarzana (SP), che aprì nel 1992, successivamente ne apriranno altri: Savona nel 1996, Genova Bolzaneto nel 1999, Carasco (GE) nel 2002 e Mondovì (CN) nel 2007.

Nella seconda metà degli anni '90 si decise un ulteriore modernizzazione della rete di vendita, con la sostituzione di diverse superette: si iniziò con il punto vendita ex "A. Negro", trasferito nel Terminal Traghetti di Genova, poi Busalla, quindi La Spezia nel centro commerciale "Il Faro", poi Cogoleto, Varazze e Genova Marassi (2003), Arenzano e Ovada (2004), Genova Pegli e Sestri Levante (2008). Altri punti vendita di piccole dimensioni sono stati trasformati in discount Dico, nello specifico quello di Novi Ligure nel 2004 e quelli di Genova via Paggi e La Spezia via Leopardi a gennaio 2008. Il negozio di Cairo Montenotte è invece passato alla Cooperativa dei Lavoratori di Alba.

Si pensò anche a nuove aperture in zone dove prima Coop non era presente, cosicché nel 2006 aprì il supermercato di Genova Corso Europa, e inoltre nello stesso anno si tornò nella città di Imperia (dopo trent'anni di assenza), con un superstore di 2.200 m². Sempre nella stessa logica, il 7 novembre 2007 ha aperto il già citato Ipercoop di Mondovì, nel centro commerciale "Mondovicino" che è parte integrante dell'omonimo parco commerciale, che dispone anche di un outlet e, a regime, di diverse altre attività.

In questi anni la crescita è stata continua: se nel 1976 i ricavi furono di 11,083 milioni di euro, nel 2007 si arrivò a 704,99 milioni di euro, e i soci passarono da 40.062 del 1976 a 468.407 del 2007.

Inoltre agli inizi del terzo millenio si stabilì un accordo con altre cooperative, ovvero Coop Lombardia, Coop Consumatori Nordest e Coop Adriatica, per aprire ipermercati in Sicilia: nel 2004 venne costituita la società Ipercoop Sicilia S.p.A. con sede a Palermo, e nel maggio del 2007 aprì il primo dei 7 Ipercoop previsti, a Ragusa, seguito nel marzo 2008 da quello di Milazzo.

Coop Liguria si sta riposizionando anche sulle piccole strutture di vicinato, adottando da maggio 2008 l'insegna "InCoop" per le piccole superfici.

Al 31 dicembre 2007 i soci erano 468.407.

I soci sono organizzati in 36 Sezioni Soci territoriali.

I soci prestatori, ovvero titolari di libretto di prestito sociale erano 84.211.

Coop Liguria nel 2006 ha effettuato il 65,50% delle vendite ai suoi soci.

Coop Liguria ha una sua edizione della rivista "Consumatori" (utilizzata, con edizioni locali, anche dalle altre grandi Coop del distretto Adriatico e del Nord-Ovest), che viene inviata gratuitamente a tutti i soci, inoltre c'è un'altra rivista, "Noi Coop" che è riservata ai dipendenti.

Coop Liguria conta attualmente 38 punti vendita, divisi tra minimercati, supermercati e superstore a insegna Coop e InCoop (33) e ipermercati a insegna Ipercoop (5).

Da maggio 2008 Coop Liguria ha adottato ufficialmente l'insegna InCoop e il nuovo layout di Coop Italia per le piccole strutture, cominciando con l'avvenuta ristrutturazione del negozio di Albisola Superiore, quello di Genova Sturla, quello di Genova Pra' e quello di Genova Largo San Francesco da Paola. I supermercati più grandi adottano la dicitura "Superstore" sotto l'insegna Coop, primo passo di un'ulteriore diversificazione del canale supermercati.

Le prossime aperture sono improntate soprattutto sui grandi supermercati e sugli Ipercoop: nei supermercati sono previsti due punti vendita, a Recco e a Vado Ligure, che sostituiranno gli attuali negozi; negli ipermercati è prevista una futura apertura alla Spezia e la trasformazione in Ipercoop dell'attuale superstore di Albenga.

Sezione di Coop Liguria sul portale E-Coop.

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Source : Wikipedia