Liegi

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Tags : liegi, belgio, europa, esteri

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Rivoluzione di Liegi

Il Principato di Liegi (in grigio) rinserrato nei Paesi Bassi austriaci (in arancione), alla vigilia della rivoluzione

Con l’espressione Rivoluzione di Liegi (in dialetto vallone Binamêye revolucion, ovvero felice rivoluzione) si definisce un violento rivolgimento politico, che, alla fine del XVIII secolo, preparò la fine del Principato Vescovile di Liegi. Essa ebbe inizio il 18 agosto 1789 e venne definitivamente repressa il 12 gennaio 1791.

Dal 1772 al 1784, il trono episcopale venne occupato dal vescovo de Velbrück. Egli incoraggiò le idee nuove dell'Illuminismo, specie fondando, nel 1779, una 'società di emulazione' (société d'Émulation), per incoraggiare il gusto delle arti e delle lettere e delle scienze. Da essa usciranno alcuni capi della rivoluzione. Alla sua morte, nel 1784, gli successe lo Hoensbroeck. Venne giudicato assai più autoritario e reazionario del suo predecessore. Non solo nel senso che fu meno aperto alle idee nuove, ma anche che non incoraggiò in alcun modo una attenuazione dei poteri, non amplissimi, che la 'costiruzione' del Principato assegnava al Principe Vescovo.

In particolare, da circa un secolo, il dibattito atteneva al cosiddetto Regolamento del 1684, una costituzione politica che Massimiliano Enrico di Baviera, Principe vescovo fra il 1650 ed il 1688, aveva imposto ad emendare la precedente, che lasciava maggior potere al terzo stato (i ceti mercantili ed urbani, in particolare, mai il grosso del terzo stato, sempre ovviamente e come ovunque escluso dai giochi) in materia di elezione dei magistrati cittadini ed amministrazione municipale. Tale Regolamento del 1684 aveva potuto essere imposto, anche perché la famiglia di Baviera ne aveva conquistato l’autorità attraverso la repressione di due insurrezioni: la prima nel 1649, allorché il predecessore Ferdinando di Baviera si era spinto sino ad assediare e bombardare Liegi per reprimere le pretese del 'partito popolare' (detto dei Grignoux, in opposizione ai Chiroux, partigiani del principe), che si era imposto con una rivolta nel 1646; la seconda nel 1684.

Da quel momento il potere politico appartenne, per un secolo e messo, al Principe Vescovo, ai canonici della Cattedrale di Saint-Lambert ed alla aristocrazia (i tréfonciers), che lo esercitavano attraverso una assemblea detta degli 'Stati'. E per circa un secolo e mezzo, la borghesia urbana non ottennero mai di recuperare le loro antiche 'libertà' (o 'privilegi', che dir si voglia).

Occorre insistere, comunque, sulla circostanza che il Regolamento del 1684 interveniva esclusivamente in materia di elezione dei magistrati cittadini ed amministrazione municipale, ma lasciava intatte le antiche carte. Ad esempio gli 'Stati' conservavano pienamente il diritto di votare le tasse. E, quanto alla esclusione dalla loro composizione dei segmenti inferiori del primo (il basso clero), del secondo (la piccola nobiltà) e del terzo stato (il popolo in senso stretto), tale esclusione non faceva certo scandalo nella europa del XVIII secolo dominata, al più, dal principio del dispotismo illuminato. Tanto che anche un polemista radicale come il Mirabeau, che visitò il Principato nel 1787, alla vigilia della rivoluzione, poteva commentare: Noi Francesi cerchiamo di fare una rivoluzione per ottenenere qualcuna delle garanzie che voi di Liegi da secoli possedete.

Fra gli avvenimenti pivotali della crisi, si ricorda la questione delle case da gioco della città termale di Spa: qui, il principe aveva concesso il monopolio del gioco d’azzardo agli abitanti della cittadina che ne gestivano due. Avendo tal Noël Joseph Levoz aprane una terza, nel 1785, il de Hoensbroeck reagì inviando, nel giugno 1787, 200 soldati e due cannoni che imposero la chiusura della casa da gioco 'illegale'. Orbene, la questione divenne politica, in quanto il monopolio era stato concesso dal Principe vescovo di sua sola autorità, mentre la costituzione prevedeva che una legge non potesse essere pubblicata senza il consenso degli 'Stati', ovvero l’assemblea del primo, secondo e terzo stato, che pure sopravviveva. La chiusura della casa da gioco, quindi, divenne l'epifenomeno dell'abuso dei poteri costituzionali che i borghesi attribuivano al principe. Il processo che seguì, quindi, catalizzò i polemisti dell'opposizione.

Il Principato era però una entità politica troppo piccola perché la condotta della politica interna potese prescindere dagli eventi che interessavano le vicine e confinanti potenze. Anzitutto Parigi: con la Presa della Bastiglia e la Notte del 4 agosto 1789, quando l'Assemblea Nazionale Costituente, riunita a Versailles, aveva decretato la soppressione dei diritti feudali, delle decime, contro riscatto e di una infinita serie di prerogative provinciali e municipali ed il sistema delle corporazioni.

Il 18 agosto 1789 il 'partito democratico', incoraggiato da questi eventi esterni, mise in atto un colpo di mano: una 'milia borghese', guidata da Jean-Nicolas Bassenge si portò all’hôtel de ville ove imposero le dimissioni del magistrato in carica, sostituito d'imperio con due borgomastri 'popolari': Jacques-Joseph Fabry et Jean-Remy de Chestret. Non solo, essi si impossessarono anche della cittadella della città, sulla soprastante collina di Sainte-Walburge. E il Principe vescovo venne scortato dalla milizia all'hôtel de ville, ove sanzionò tutto quello che era accaduto nella giornata, ovvero confermò i nuovi magistrati e, soprattutto, rinunciò al tanto contestato Regolamento del 1684. L'indomani, la 'milizia borghese' asistette ad un Te Deum in cattedrale. Eppoi il Principe vescovo passò nel suo castello di Seraing.

Alcuni giorni più tardi, però, de Hoensbroeck poté sfuggire e rifugiarsi a Treviri, in Germania, allora sede di un altro, assai potente, principato vescovile. Il suo Principe vescovo, che era anche elettore dell'Impero, ebbe abbastanza influenza da pretendere che il tribunale imperiale di Wetzlar condannasse l'insurrezione di Liegi ed ordinasse, con decreto del 27 agosto, il ristabilimento del principe nei suoi poteri. Tali avvenimenti incoraggiarono i più radicali fra i democratici a proclamare, a Liegi, la repubblica ed approvare una costituzione piuttosto liberale.

Lì, infatti, l'Imperatore aveva cercato di introdurre delle riforme che avrebbero grandemente aumentato la autorità del sovrano, a danno di quella delle aristocrazie locali, riunite in assemblee detti 'Stati'. La crisi politica si incancrenì, passando attraverso una una rivolta a Bruxelles, il 14 maggio 1787 e lo scioglimento degli Stati del Brabante e dell'Hainaut e del Consiglio del Brabante, il 18 giugno 1789. Al momento, però, gli Imperiali non avevano modo di intervenire direttamente a repirmere la rivoluzione di Liegi, in quanto il grosso dell'esercito era impegnato in oriente alla guerra con il Turco e le poche forze disponibili nei Paesi Bassi, affidate al generale d'Alton, erano impegnate nella repressione militar-poliziesca delle irrequiete proprie province. Tuttavia, delle intenzioni delle autorità imperiali v'era poco da sperare. Cosicché molto v'era da temere dopo che Giuseppe II avesse concluso con successo la guerra col Turco.

Tale prospettiva sembrò avvicinarsi, al giungere della notizia delle due grandi vittorie del von Laudon a Belgrado, l'8 ottobre e del Principe di Coburgo sul fiume Rymnik, il 21 settembre. Fu anche per questo, oltre che per simpatia nazionale, che i rivoluzionari di Liegi stabilirono di fornire il proprio sostegno a quella gran parte della classe dirigente dei Paesi Bassi austraci, che stava tentando una rivalsa. La affinità ideologica giocò, però, un ruolo, come dimostra la circostanza che, mentre gli esuli di parte aristocratica (come il van der Noot e il Van Eupen) avevano scelto di esiliarsi nelle Province Unite, nel territorio di Liegi si concentrarono gli esuli di parte 'popolare' o 'democratica', a partire dal loro leader, il Vonck. Questi passò il confine all'inizio del 1788 e venne ad insediarsi nella città di Hasselt. Qui il governo repubblicano gli giunse a consentirgli di organizzare in banda un considerevole numero di espatriati dai Paesi Bassi austriaci ed esercitarli in evoluzioni militari.

Fu proprio una di queste bande, partita da Breda, nelle Province Unite (che la tolleravano in quanto posta sotto l’egida della opposizione aristocratica del Van der Noot) che, sotto la guida del Vander Mersch effettuò una scorreria nei Paesi Bassi austriaci, il 24 ottobre 1789, conclusa con una inattesa e brillante vittoria alla battaglia di Turnhout. Di seguito, altre colonne di insorti giunsero rapidamente dal territorio di Liegi e dalle Province Unite e, contro ogni previsione, furono capaci di cacciare le truppe imperiali da Gand e Bruxelles, costringendo il generale d'Alton a ripiegare addirittura su Lussemburgo. Sulla compromissione delle autorità di Liegi non v’è alcun dubbio: ad esempio, una delle colonne di insorti, diretta su Namur, giunse il 20 novembre a Liegi e vi venne talmente bene accolta dalle autorità e dalla popolazione da passarvi tre giorni fra i divertimenti.

Mentre i Paesi Bassi austriaci si liberavano dal principe 'straniero', però, quasi contemporaneamente toccò alla repubblica di Liegi subire una occupazione straniera. Era accaduto che, a seguito dell’appello del Principe vescovo in eslio al tribunale imperiale di Wetzlar, questi aveva incaricato il Circolo di Vestfalia (cui il Principato di Liegi apparteneva) di ristabilire la legalità istituzionale. A sua volta, il Circolo di Vestfalia si era rivolto al Re di Prussia, Federico Guglielmo II, che aveva accettato di inviare sue truppe. Queste giunsero del Principato ed occuparoo Liegi e le altre maggiori città e fortezze del Principato.

Formalmente, la loro missione era imporre la restaurazione del Principe vescovo, ma Federico Guglielmo II aveva tutt'altre intenzioni. Così egli prese abbastanza apertamente la parte dei ribelli contro il loro principe e, per salvare la faccia, interpretò le istruzioni della camera imperiale come un mandato a mediare fra i rivoluzionari ed il Circolo di Vestfalia. Una circostanza che risalta chiarissima da due lettere che il Re di Prussia scrisse al de Hoensbroeck (il 31 dicembre 1789 e il 9 marzo 1790), in cui sosteneva di ritenere che i suoi 6'000 soldati, pur padroni della capitale e della citttadella, non avessero forza sufficiente per imporre la esecuzione del decreto della camera imperiale; proponeva di accettare accomodamenti e minacciava, in caso contrario, di sgomberare restituendo ai ribelli il principato di Liegi nello stato in cui lo ho trovato, quando le mie truppe lo hanno occupato. Nel frattempo, le sue truppe davano mostra di essere a Liegi per proteggere i ribelli, piuttosto che per sottometterli . E, per rendere ancor meno equivoche le sue intenzioni, comandava al proprio generale Schœnfeld di accettare il comando dell'esercito dei ribelli del Brabante.

La sola preoccupazione di quel sovrano e del suo ministro von Hertzberg era indebolire gli Asburgo d'Austria, in quel momento impegnati alla guerra col Turco e perciò, per il momento, del tutto impossibilitati a muoversi fuori dalla loro grande fortezza di Lussemburgo. Coerentemente, il von Hertzberg insistette ripetutamente (e senza successo) con i suoi alleati nella Triplice Alleanza (Regno Unito e Province Unite) per un congiunto riconosciumento della indipendenza del Belgio, ribelle alla Casa d'Austria. Una partita che egli sembrò voler giocare sino in fondo, concludendo, il 31 gennaio 1790, una alleanza con il sultano Selim III, che lo impegnava ad entrare in guerra contro San Pietroburgo e, soprattutto, Vienna, nella primavera del 1790. Ciò che obbligò il nuovo Imperatore Leopoldo II a richiamare 100'000 uomini dal Danubio alla Boemia, in attesa della pugnalata alla schiena del Re di Prussia.

In questo contesto, appare del tutto evidente come il destino del Principato di Liegi non avesse alcuna importanza per le potenze. Se non per Vienna, in quanto la repressione della rivoluzione di Liegi avrebbe rappresentato un inevitabile corollario alla sperata repressione della Insurrezione del Brabante. Dunque, sin dall’arrivo del corpo di occupazione prussiano, si può ben dire che i ribelli di Liegi non furono mai liberi e che la loro indipendenza durò, in effetti, solo tre mesi. Per tutto il restante tempo, essi non furono che delle pedine nelle mani della corte di Berlino, senza possedere i mezzi per imporre alcuna soluzione.

Speculare a quella dei ribelli era la posizione del Principe vescovo, il quale ottene un nuovo pronunciamento della camera imperiale, il 2 dicembre 1789, dopo il precedente del 27 agosto, ma non possedeva i mezzi per imporne l’esecuzione. Le sue chance di successo dipendevano interamente dalla eventualità che Leopoldo II potesse recuperare il controllo dei Paesi Bassi austriaci. Ma, anche in questo caso, non era detto che de Hoensbroeck non fosse comunque costretto a non imporre la reintroduzione del 'Regolamento del 1684': non aveva lo stesso Leopoldo II, all'indomani della morte del fratello e predecessore, promesso ai Belgi che avrebbe conservato loro tutti i loro antichi 'privilegi'?

La crisi fra Vienna e Berlino giunse al suo culmine nell’estate 1790, con i due eserciti schierati al confine fra Boemia e Slesia. Fu allora che Leopoldo II rinunciò a pretendere dall'Impero Ottomano, sconfitto sul campo, che dei minimi guadagni territoriali, e Federico Guglielmo II ad ogni guadagno terrioriale in Polonia nonché ad ogni sostegno alle due rivoluzioni di Liegi e del Brabante. L'intesa venne sancita il 27 luglio 1790 alla Conferenza di Reichenbach.

Seguì un congresso diplomatico, aperto all'Aia nel settembre 1790, alla presenza dei ministri dell'Imperatore, di Prussia, Inghilterra e Province Unite. Ma non v’era più nulla da decidere: il 31 ottobre il congresso inviò alle Province Unite del Belgio un ultimatum di venti giorni. Queste, la notte del 21-22 novembre provarono a controproporre di ottenere l'indipendenza in cambio della incoronazione a 'Re del Belgio' dell'Arciduca Carlo, terzo figlio di Leopoldo II.

L’offerta venne portata al feldmaresciallo von Bender, che comandava i 40'000 Imperiali, accampati ai confini delle province ribelli, che la rifiutò sdegnosamente. Anzi, avanzò sulla prima città insorta, Namur, che si arrese il 24. Il 2 dicembre entrò in Bruxelles. In generale, nessuna città fece resistenza. Ma è soprattutto da notare come anche le truppe belghe non ingaggiassero nemmeno combattimento. In effetti, esse erano comandate del prussiano Schœnfeld, a suo tempo inviato da federico Guglielmo II ed è lecito assumere, in questa inazione, la ennesima dimostrazione di come la politica spregiudicata di quello spregiudicato sovrano avesse trasformato i ribelli dei due stati belgi nelle misere pedine del suo grande gioco.

Quanto al Principato, il suo territorio venne violato per permettere il passaggio del corpo di invasione del Bender. Ma la autoproclamata repubblica non venne cessata prima del 12 gennaio 1791, giorno in cui entrò in Liegi, senza trovare opposizione, un distaccamento dell'esercito imperiale. Subito, si procedette ad una repressione che spinse diversi oppositori all’esilio. La maggior parte si rifugiò a Parigi.

Le autorità si sottimisero ai decreti della camera imperiale ed accettarono di ristabilire il potere del Principe vescovo. Tuttavia, il de Hoensbroeck rientrava assicurando il pieno rispetto delle antiche costituzioni. Infatti, pubblicò una legge, che sanzionava il principio consacrato dalla antica Pace di Fexhe, ovvero che le leggi dovevano essere discutate ed accettate dal seno del Paese (par le sens du pays), ovvero con il concorso degli 'Stati'; non solo, il principe impegnava se stesso ed i propri successori a non emanare leggi, anche in materia di polizia, senza prima consultare gli 'Stati'.

Come si vede, si trattava di una sostanziale ritrattazione delle cause che avevano portato all'affare della casa da gioco di Spa ed alla rivoluzione del 1789. In perfetta coerenza con quanto parallelamente avveniva nei Paesi Bassi austriaci, né la coincidenza stupisce considerando che solo alla protezione di Leopoldo II de Hoensbroeck doveva il proprio ritorno sul trono episcopale. Epperò, tale circostanza va sottolineata in quanto dice molto delle grandi affinità che legarono la Rivoluzione del Brabante a quella di Liegi: in effetti, a distinguerle, v'è essenzialmente la diversa natura del partito rivoluzionario al potere durante l'insurrezione: nobiliare nei Paesi Bassi austriaci, democratico-giacobino nel Principato.

Nel 1792 Hoensbroeck morì e gli successe il de Méan. Poco dopo egli dovette fuggire a seguito della battaglia di Jemappes, che permise alle truppe francesi del Dumouriez di assumere il controllo del Principato e dei Paesi Bassi austriaci. Fu questo il momento in cui i giacobini di Liegi, esuli in Francia e rientrati nel Principato al seguito delle truppe del Dumouriez, si resero responsabili della demolizione della Cattedrale di San Lamberto e del plebiscito che, nel 1793, sanzionò la annessione di Liegi alla Francia.

A volte, nella espressione 'Rivoluzione di Liegi' vengono ricompresi anche i successivi avvenimenti, sino alla seconda annessione, nel 1795, del Principato di Liegi da parte della Francia rivoluzionaria. Tale sintesi risponde anzitutto ad esigenze di mera semplicità espositiva. Tuttavia, più spesso, essa nasconde un approccio di tradizione francofila al problema dell' interpretazione delle annesioni del Belgio e della Cisrenania. Ad esempio Hervé Hasquin sostiene che la Rivoluzione di Liegi sia uno specchio della Rivoluzione francese, della quale essa può essere considerata, secondo lui, un segmento.

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Battaglia di Liegi

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La battaglia di Liegi si svolse durante le giornate iniziali della Prima guerra mondiale, quando l'esercito tedesco invase il neutrale Belgio. Si protrasse dal 5 agosto fino al 16, quando si arrese l'ultimo dei forti a protezione della città.

La città belga di Liegi si trova alla confluenza dei fiumi Mosa ed Ourthe, con la foresta delle Ardenne a sud, e la città olandese di Maastricht a nord. La Mosa scorre in questo punto in una profonda valle, costituendo un ostacolo non da poco ad una forza di invasione. Per rafforzare ulteriormente la posizione, nel XIX secolo venne realizzato un anello difensivo di dodici forti, in base ai metodi di fortificazione tedeschi dell'epoca, situati in un raggio di 6-10 chilometri dalla città. I forti si proteggevano reciprocamente con zone di fuoco incrociato, ed erano stati progettati in maniera tale che se uno di essi fosse caduto i due a lato avrebbero potuto comunque colpire una forza che intendesse avanzare attraverso la breccia.

Sei fortezze erano concepite come forti principali, avevano una pianta quadrangolare, ed erano circondate da un fossato con controscarpata e reticolati di filo spinato. La struttura, fuori terra solo in minima parte, era in cemento e sormontata da cupole in acciaio per l'osservazione e l'artiglieria. L'armamento era costituito da cannoni di vario calibro, da 57 a 210 mm, più le mitragliatrici; i pezzi erano montati entro cupole, di cui alcune mobili che venivano posizionate solo per il fuoco e quindi ritratte. I forti erano collegati da gallerie ed ospitavano riserve di munizioni, viveri ed acqua per guarnigioni fino a ottanta uomini. Alternati ai forti principali erano i forti secondari, a pianta triangolare, chiamati fortini; costruiti col medesimo criterio dei forti principali e destinati a difenderli dagli assalti di fanteria, erano armati con pezzi leggeri e mitragliatrici. Linee fortificate campali correvano su tutto il perimetro tra un forte e l'altro.

In totale i pezzi d'artiglieria tra leggeri e pesanti erano circa duecentocinquanta, sebbene ormai antiquati. Altri punti deboli erano la mancanza di pezzi d'artiglieria da campagna nello spazio fra una fortezza e l'altra e la scarsezza di truppe.

Il tenente generale Gérard Mathieu Leman era stato destinato al comando del sistema fortificato di Liegi con l'ordine da parte del sovrano di resistere fino alla fine; aveva a sua disposizione la 3a Divisione che comprendeva: quattro brigate miste, ognuna delle quali di due reggimenti di fanteria, un gruppo di artiglieria da campagna, una compagnia mitraglieri ed un plotone di gendarmi. Le truppe da fortezza erano al comando del maggior generale Janssen, e consistevano in quattro reggimenti di fanteria della riserva, ognuno dei quali su tre battaglioni. La guarnigione di Liegi era costituita da un reggimento di artiglieria, al comando del colonnello Marcin, che contava dodici batterie, una per fortezza, per un totale di 78 pezzi pesanti. Quattro altre batterie della riserva furono formate in seguito alla mobilitazione. La difesa tra fortezza e fortezza era affidata a sei batterie di pezzi da 80 mm, tre di mortai da 87 mm, due di pezzi da 120 mm e tre di pezzi da 150 mm. La difesa della cittadella poggiava su tre batterie da 80 mm. Il colonnello Lemiere comandava un battaglione di genieri, un battaglione di pontieri, una compagnia di telegrafisti e due di minatori. Parte della difesa era pure la guardia civica, per un totale di 27 ufficiali e 463 uomini. Esclusa quest’ultima le truppe da fortezza allineavano 8490 fucili e 180 cannoni pesanti. Il totale dei difensori contava 31.990 fucili, 252 cannoni, 500 cavalieri e 30 mitragliatrici.

In accordo col Piano Schlieffen tre armate tedesche, 1a, 2a e 3a, dovevano attraversare il Belgio e quindi puntare verso sud per accerchiare le forze francesi, facendo perno sulla fortezza di Metz. L'ala destra era costituita dalla 1a Armata del generale von Kluck; avrebbe iniziato la sua marcia ad Aix-la-Chapelle. La 2a Armata, al comando del generale von Bülow, doveva attendere al confine della provincia di Liegi; il suo compito era quello di assicurare le vie di comunicazione. La 3a Armata doveva entrare in Francia attraverso il Lussemburgo. L'avanguardia tedesca, che doveva aprire la via per la 1a e la 2a Armata, fu denominata “Armata della Mosa”, ed era comandata dal generale von Emmich. Comprendeva sei brigate di fanteria ciascuna composta da due reggimenti di fanti, un battaglione di esploratori, uno squadrone di cavalleria, un gruppo d'artiglieria con pezzi da 105 e 77 mm, una compagnia di pionieri. Inoltre l'armata schierava un corpo d'armata di cavalleria, due batterie di mortai da 210 mm, uno squadrone aereo, uno zeppelin da bombardamento. Il totale degli uomini era di 59.800 con 35.000 fucili, 100 mitragliatrici, 100 cannoni e 14.000 cavalleggeri.

Originariamente il Piano Schlieffen per l'invasione della Francia prevedeva l'invasione sia del Belgio che dell'Olanda; il pianeggiante territorio belga avrebbe consentito un comodo passaggio per la fanteria e l'artiglieria, al confronto del difficile e boscoso terreno della zona di confine più a sud, inoltre i tedeschi sapevano che la Francia non temeva un attacco proveniente dal neutrale Belgio, e per questo motivo non ne aveva fortificato la frontiera. Tuttavia von Moltke apportò delle modifiche (in seguito rivelatesi fatali) al piano originale, riducendo le truppe d'invasione per rafforzare i restanti settori del fronte; ciò non consentì di invadere anche l'Olanda, e privò l'avanzata di importanti vie di comunicazione stradale e ferroviaria. La via per le pianure belghe era perciò obbligata a passare per la città fortificata di Liegi.

Nel complesso il sistema fortificato riuscì a far fronte ai costanti assalti e bombardamenti da parte delle truppe tedesche, e contribuì a rallentare l'avanzata. I tedeschi decisero quindi per sbloccare in fretta la situazione di far intervenire l'artiglieria d'assedio, tra cui il mortaio Krupp Morser L/14, o Gamma M, detto Grande Berta, da 420mm, ed alcuni cannoni austriaci Skoda da 305mm. I pezzi arrivarono per ferrovia il giorno 11 ed iniziarono il bombardamento il giorno successivo. I forti vennero bombardati uno ad uno da più direzioni: i forti Pontisse, Embourg, e Chaudfontaine caddero il giorno successivo; Fort Fleron (come pure Fort Liers) cadde il giorno 14, dopo aver ricevuto 3000 colpi in dodici ore. Il giorno 15 si arresero i forti Boncelles, Latin e Loncin, dove lo stesso Leman venne fatto prigioniero. Gli ultimi due forti, Flemalle e Hollogne, si arresero il 16 e il 17.

L'Armata della Mosa fu sciolta ed integrata nelle armate 1a e 2a. Il generale von Emmich prese il comando del X Corpo d'armata. Il giorno 16 fu presa la cittadella di Huy, aprendo ai tedeschi la valle della Mosa sino in Olanda. Von Kluck e Von Bulow furono così in grado di attraversare il Belgio in direzione di Parigi.

La tenace resistenza di Liegi rallentò la tabella di marcia tedesca di alcuni giorni, guadagnando tempo prezioso per gli Alleati: il Corpo di Spedizione Britannico ebbe tempo di sbarcare a Boulogne e concentrarsi a Maubeuge per il giorno 14, la 5a Armata francese mosse a nordovest verso la frontiera belga, mentre due corpi d'armata della 2a Armata venivano richiamati dal Nord Africa. I comandanti tedeschi tuttavia ne sminuirono l'importanza in tal senso, affermando che il loro esercito stava ancora schierandosi. Innegabilmente servì al morale delle forze alleate, e la Francia avrebbe in seguito conferito la Legion d'Onore alla città per il suo valore.

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Principato vescovile di Liegi

Principato vescovile di Liegi - Bandiera

Il Principato vescovile di Liegi era un antico stato ecclesiastico, nell'ambito del Sacro Romano Impero Germanico per circa otto secoli nel territorio dell'attuale Belgio centrale ed orientale. Alla fine del XVIII secolo venne sconvolto da un violento rivolgimento politico interno, noto come 'Rivoluzione di Liegi', che preluse alla successiva annessione alla Francia rivoluzionaria, che lo accorpò ai nuovi dipartimenti già parte dei Paesi Bassi austriaci. Tale stato di cose venne sancito dalla Pace di Lunéville, del febbario 1801.

Il territorio del Principato si stendeva lungo la Mosa belga, con l'eccezione delle regioni di Namur, di Dinant sino al territorio della contea di Looz. In tal modo esso formava una enclave all’interno dei Paesi Bassi meridionali, separando il Ducato del Lussemburgo ed il Ducato del Limburgo, posti a sud, dal resto dei Paesi Bassi meridionali, a nord. Ad esso erano egualmente legati il Ducato di Buglione e la città di Maastricht, 'codiretta' dal principe vescovo, prima con il Ducato del Brabante, poi (a partire dalla Guerra degli ottant'anni) con le Province Unite calviniste.

Il Principato comprendeva 23 'buone città' (in francese Bonnes Villes): Châtelet, Ciney, Couvin, Dinant, Fosses-la-Ville, Huy, Liège, Thuin, Verviers, Visé, Waremme, Beringen, Bilzen, Bree, Hamont, Hasselt, Herk-la-Ville, Looz, Maaseik, Peer, Saint-Trond, Stokkem, Tongres. Liegi era divisa in 15 quartieri. V'erano poi diverse signorie allodiali.

Le origini della diocesi sono molto antiche: è la più antica del Belgio, fondata nel IV secolo da san Servazio che ne fissò le sedi a Tongres e a Maastricht. Agli inizi dell'VIII secolo, Uberto di Liegi spostò la sede a Liegi, la città dove aveva subito il martirio il suo predecessore, Lamberto.

I domini della chiesa di Liegi andarono incrementandosi con le donazioni dei principi locali e delle acquisizioni dei suoi vescovi. Notgero (972–1008), per assicurare alla sua sede l'autorità feudale sulla Contea di Huy ottenne la propria proclamazione a Principe vescovo. Ciò consentì ai suoi sucessori, pur con una giurisdizione temporale meno estesa di quella spirituale, di mantenere la propria indipendenza, pur nel quadro della lasca unità del Sacro Romano Impero. Questa indipendenza virtuale fu dovuta in gran parte all'abilità dei vescovi della diocesi, sotto i quali il principato di Liegi, posto tra Francia e Germania, seppe giocare ruoli importanti nella politica internazionale tra i due stati. Una delle caratteristiche fondamentali del governo di Notgero fu lo sviluppo che riservò all'educazione (a seguito anche delle iniziative già prese da Eraclio): grazie a questi due vescovi ed a Wazo, Liegi riuscì a ricoprire un ruolo fondamentale non solo politicamente, ma anche per quanto riguarda la cultura generale e la letteratura, nello specifico. Balderico di Looz (1008–18), Wolbodo (1018–21), Durando (1021–25), Reginardo (1025–38), Nitardo (1038–42), il già citato Wazo, e Teoduino (1048–75) sostennero valorosamente l'eredità di Notgero. Le scuole riuscirono a formare valenti studenti, e diedero alla Chiesa cattolica papi come Stefano IX e Nicola II.

Sotto la reggenza di Enrico di Verdun (1075–91) venne istituito un tribunale (il cosiddetto tribunal de la paix) per prendere atto e correggere le "...chi infrangeva la legge di Dio". Otbert (1091–1119) estese il territorio del principato ottenendo la Signoria di Bouillon. Egli si pose inoltre sotto la protezione di Enrico IV del Sacro Romano Impero, che morì da lui assistito. Alessandro di Juliers (1128–34) ricevette a Liegi il Papa, l'Imperatore e San Bernardo. Un nuovo periodo di splendore culturale si ebbe quando le scuole di Liegi iniziarono la loro collaborazione con l'Università di Parigi, e la diocesi riuscì a fornire a quell'università molti dei suoi migliori dottori come, ad esempio, Guglielmo di Saint-Thierry, Gerardo di Liegi, Goffredo di Fontaines. Algero di Liegi (1055–1131), conosciuto anche col nome di Algero di Cluny o Algerus Magister, che fu un importante intellettuale del periodo.

Alberone I di Leuven venne eletto vescovo di Liegi nel 1191, ma l'imperatore Enrico VI, con l'espediente che l'elezione era contestabile, diede la sede a Lotario di Hochstadt. L'elezione di Alberone venne confermata dal Papa, ed egli venne consacrato, ma venne assassinato a Reims, nel 1192, da tre cavalieri tedeschi. Il probabile mandante di questo gesto fu con tutta probabilità l'Imperatore, ma la vittima venne infine canonizzata. Nel 1195, Albert de Cuyck (1195–1200) riconobbe formalmente i diritti della popolazione di Liegi. Nel XII secolo, il capitolo della cattedrale assunse una posizione di fondamentale importanza nella relazione con il vescovo, e iniziò a giocare un ruolo importante nella storia del principato.

Gravi furono i contrasti tra nobili e popolo, nei quali il vescovo intervenne di frequente, tra XIII e XIV secolo, per culminare, nel secolo successivo, con la distruzione della città episcopale. Un altro arcidiacono di Liegi, divenne papa con il nome di Gregorio X, e depose l'indegno Enrico di Gueldres (1247–74). La Pace di Fexhe, siglata nel 1316, sotto la reggenza di Adolfo de la Marca (1313–44), regolò le relazioni tra i principi-vescovi e i loro sottoposti; ad ogni modo le discordie interne continuarono, e l'episcopato di Arnaldo di Hornes (1378–89) venne segnato dal trionfo del partito popolare. Nel 1366, la contea di Loon venne annessa al vescovato che includeva quindi gran parte dell'attuale provincia belga del Limburgo.

Dalla morte di Luigi II, conte delle Fiandre, nel 1384, i Paesi Bassi iniziarono la loro unificazione con i Paesi Bassi borgognoni. Anche se il principato rimase nominalmente indipendente, il Duca di Borgogna ebbe una sempre maggiore influenza sul governo del territorio della diocesi di Liegi. Luigi di Borbone (1456–82) venne posto sul trono di Liegi dalle macchinazioni politiche di Filippo il Buono. La Borgogna invase infine il principato. La distruzione di Dinant nel 1466, e di Liegi nel 1468, ad opera di Carlo il Grosso, segnarono la fine dell'ascesa democratica del principato.

Carlo V completò in seguito l'unione delle Diciassette Province negli anni quaranta del XVI secolo, e formalmente controllò anche il principato. Nominò Eberhard von der Mark (1505–38) come reggente della sede episcopale. Erardo fu un illuminato protettore delle arti. Combatté decisamente la riforma protestante, linea che mantennero anche i suoi successori, e nella quale si distinse in particolar modo Gerardo di Groesbeeck (1564–80). Con l'obiettivo di assistere Liegi in questa battaglia, papa Paolo IV, con la bolla Super Universas (12 maggio 1559), riorganizzò le circoscrizioni ecclesiastiche dei Paesi Bassi. Questo cambiamento ebbe notevoli effetti a spese della diocesi di Liegi; molte delle sue parrocchie furono cedute a vantaggio dell'erezione delle diocesi di Roermond, Boscoducale e Namur, e alcune porzioni del suo territorio furono comprese nell'arcidiocesi di Malines e nella diocesi di Anversa, entrambe di nuova erezione. Il numero di diaconati interni alla diocesi di Liegi venne ridotto a tredici.

Gran parte dei vescovi del XVIII secolo erano di origine straniera e molti possedevano diversi vescovati. Le loro frequenti assenze diedero libero sfogo ai feudi di Chiroux e Grignoux ai quali Massimiliano Enrico di Baviera (anche arcivescovo di Colonia, 1650–88) diede un freno con un editto del 1681. A metà del XVIII secolo le idee degli enciclopedisti francesi giunsero a Liegi; il vescovo de Velbruck (1772–84), incoraggiò la loro diffusione.

Il 18 agosto 1789, un violento rivolgimento politico intetno, noto come 'Rivoluzione di Liegi', costrinse all'esilio il vescovo de Hoensbroech (1781–92). Egli venne reinsediato, nel 1790, dagli eserciti dell'Imperatore Loepoldo II, giunti a reprimere la parallela Rivoluzione del Brabante.

Tale reinsediamento, tuttavia, non fu duraturo, in quanto, questi stessi eserciti vennero, pochi anni più tardi, sconfitti da quelli della Francia rivoluzionaria, che annesse il principato e lo accorpò ai nuovi dipartimenti già parte dei Paesi Bassi austriaci. L'ultimo Principe vescovo François-Antoine-Marie de Méan venne esiliato e la diocesi stessa dovette soccombere alla irreligiosità imposta dai vincitori.

La fine del principato venne sancita dai due trattati che seguirono ai trionfi napoleonici alla guerra della seconda coalizione: il Pace di Lunéville, del febbario 1801 ed il Concordato firmato, lo stesso anno, da papa Pio VII.

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Diocesi di Liegi

La cattedrale di san Paolo a Liegi fu la sede della cattedra vescovile sino al 1801

La diocesi di Liegi (in latino: Dioecesis Leodiensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Malines-Bruxelles. Nel 2004 contava 700.000 battezzati su 1.023.506 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Aloysius Jousten.

La diocesi comprende la provincia di Liegi. Il territorio è suddiviso in 525 parrocchie.

È la più antica diocesi del Belgio: fu fondata nel IV secolo da san Servazio che ne fissò le sedi a Tongres e a Maastricht: agli inizi dell'VIII secolo, Uberto di Liegi spostò la sede a Liegi, la città dove aveva subito il martirio il suo predecessore, Lamberto.

A partire dall'XI secolo fu un principato vescovile.

La prima capitale della diocesi fu Tongres, a nord ovest di Liegi. Il suo territorio confinava originariamente con la Diocesi di Treviri, passando poi al confine con Colonia; ma dopo la prima metà del XIV secolo, Tongres ricevette un'organizzazione autonoma. L'estensione amministrativa della Civitas Tungrorum, rimase praticamente immutato sino al 1559: a nord confinava con la diocesi di Utrecht, a est con Colonia, a sud con la diocesi di Treviri e con quella di Reims, ad ovest con il vescovato di Cambrai. La diocesi di Tongres si estese in Francia, acquisendo ben presto Chimay, Stavelot, Aachen, Gladbach e Venlo, dalle rive del Semois sino a Ekeren, presso Anversa, all'isola di Tholen e oltre Moerdijk, includendo popolazioni di lingua romanza e tedesca. Nel 1559, le sue 1636 parrocchie vennero raggruppate in 8 arcidiaconie e ventotto concilii provinciali.

Tracce dei vescovi di Tongres appartengono al I secolo, ma il primo vescovo certo fu san Servazio, insediatosi nella sede episcopale dal 344 o dal 345, il quale assistette al Concilio di Rimini (359–360), e morì nel 384(?). L'invasione del 406 mise in ginocchio la diocesi, e la sua ripresa richiese molto tempo. La conversione dei Franchi iniziò sotto Falco (prima metà del VI secolo) e cotinuò sotto San Domiziano, San Monulfo e San Gondulfo (VI-VII secolo). San Monulfo costruì una sontuosa chiesa sopra la tomba di San Servazio, presso la quale i suoi successori stabilirono la loro residenza. Durante l'intero VII secolo i vescovi dovettero combattere il paganesimo. Sant'Amando (647–650), scoraggiato, abbandonò la sede episcopale e si dedicò alla costruzione di monasteri. San Remaculo (650–660) fece la stessa cosa. San Teodardo (660–669) morì martire.

San Lamberto (669–700) completò la conversione dei pagani; probabilmente attorno al 705 venne assassinato a Liegi (chiamata a quel tempo Vicus Leudicus) per la strenua difesa che aveva dimostrato verso i beni della chiesa contro l'avarizia dei signori vicini, e venne adorato popolarmente come un martire già poco dopo la sua morte. Il suo successore, Sant'Uberto, costruì una basilica per raccogliere le sue reliquie, la quale divenne il primo vero nucleo della città, e la residenza dei vescovi venne fissata definitivamente a Liegi.

Questi vescovi, ad ogni modo, continuarono ad usare il titolo di vescovi di Tongres e di Liegi. Agilberto (768–784) e Gerbaldo (785–810) vennero entrambi destinati a questa sede da Carlo Magno. Hartgar costruì il primo palazzo episcopale. Il Vescovo Franco, che aveva sconfitto i Normanni, venne ceebrato dal poeta irlandese Sedulius Scottus. Stefano (908–920), Riccardo (920–945), Ugo (945–947), Faraberto (947–958) e Ratiero vennero tratti dal locale monastero. Stefano, scrittore e compositore, indebitò la chiesa per le feste, in particolare per quelle dedicata alla Santa Trinità. Rathier fece del vescovato un notevole centro di cultura. Eraclio, che occupò la sede nel 959, costruì quattro nuove chiese, un monastero e due chiese collegiate e inaugurò un periodo di ricchezza e di cultura nella diocesi, dovuto anche all'introduzione dell'arte orafa nel Vescovato.

I domini della chiesa di Liegi andarono incrementandosi con le donazioni dei principi locali e delle acquisizioni dei suoi vescovi. Notgero (972–1008), per assicurare alla sua sede l'autorità feudale sulla contea di Huy venne proclamato egli stesso principe. Questo status venne mantenuto poi anche dai suoi successori sino alla Rivoluzione Francese: da quel momento sino all'VIII secolo il principato vescovile di Liegi, con una giurisdizione temporale meno estesa di quella spirituale, riuscì a mantenere la propria indipendenza, anche se di fatti si trovava ad essere parte del Sacro Romano Impero. Questa indipendenza virtuale fu dovuta in gran parte all'abilità dei vescovi della diocesi, sotto i quali il principato di Liegi, posto tra Francia e Germania, seppe giocare ruoli importanti nella politica internazionale tra i due stati. Notgero, il fondatore del principato, fu inoltre il secondo fondatore della città sotto l'aspetto religioso. Ricostruì la cattedrale di San Lamberto e il palazzo episcopale, terminando la chiesa collegiata di San Paolo, iniziata da Eraclio, aiutando la costruzione delle chiese della santa Croce e di san Dionigi, le altre due chiese collegiate ed erigendo una chiesa a san Giovanni Evangelista. Questo vescovo rafforzò inoltre la suddivisione parrocchiale della città. Fu anche uno dei primi a diffondere l'osservanza del precetto della festività di Ognissanti, che egli autorizzò nella sua diocesi. Ma una delle caratteristiche fondamentali del governo di Notgero fu lo sviluppo che riservò all'educazione (a seguito anche delle iniziative già prese da Eraclio): grazie a questi due vescovi ed a Wazo, Liegi riuscì a ricoprire un ruolo fondamentale non solo politicamente, ma anche per quanto riguarda la cultura generale e la letteratura, nello specifico. Balderico di Looz (1008–18), Wolbodo (1018–21), Durando (1021–25), Reginardo (1025–38), Nitardo (1038–42), il già citato Wazo, e Teoduino (1048–75) sostennero valorosamente l'eredità di Notgero. Le scuole riuscirono a formare valenti studenti, e diedero alla Chiesa cattolica papi come Stefano IX e Nicola II.

Sotto la reggenza di Enrico di Verdun (1075–91) venne istituito un tribunale (il cosiddetto tribunal de la paix) per prendere atto e correggere le "...chi infrangeva la legge di Dio". Otbert (1091–1119) estese il territorio del principato ottenendo la Signoria di Bouillon. Si pose inoltre sotto la protezione di Enrico IV del Sacro Romano Impero, che morì da lui assistito. La violenta morte di Enrico di Namur (1119–21) gli fece guadagnare la venerazione come martire. Alessandro di Juliers (1128–34) ricevette a Liegi il Papa, L'Imperatore e San Bernardo. L'episcopato di Raoul di Zachringen venne contraddistinto dalla presenza del riformatore Lambert le Bègue, che è ritenuto il fondatore delle prime comunità semi-monastiche. Un nuovo periodo di splendore culturale si ebbe quando le scuole di Liegi iniziarono la loro collaborazione con l'Università di Parigi, e la diocesi riuscì a fornire a quell'università molti dei suoi migliori dottori come, ad esempio, Guglielmo di Saint-Thierry, Gerardo di Liegi, Goffredo di Fontaines. Algero di Liegi (1055–1131), conosciuto anche col nome di Algero di Cluny o Algerus Magister, che fu un importante intellettuale del periodo. Fu il primo diacono della chiesa di san Bartolomeo a Liegi. Verso la fine della sua vita si ritirò nel monastero di Cluny.

Alberone I di Leuven venne eletto vescovo di Liegi nel 1191, ma l'imperatore Enrico VI, con l'espediente che l'elezione era contestabile, diede la sede a Lotario di Hochstadt. L'elezione di Alberone venne confermata dal Papa, ed egli venne consacrato, ma venne assassinato a Reims, nel 1192, da tre cavalieri tedeschi. Il probabile mandante di questo gesto fu con tutta probabilità l'Imperatore, ma la vittima venne infine canonizzata. Nel 1195, Albert de Cuyck (1195–1200) riconobbe formalmente i diritti della popolazione di Liegi. Nel XII secolo, il capitolo della cattedrale assunse una posizione di fondamentale importanza nella relazione con il vescovo, e iniziò a giocare un ruolo importante nella storia del principato.

Gravi furono i contrasti tra nobili e popolo, nei quali il vescovo intervenne di frequente, tra XIII e XIV secolo, per culminare, nel secolo successivo, con la distruzione della città episcopale. Durante la reggenza di Roberto di Thourotte, o di Langres (1240–46), San Giuliano — un religioso di Cornillon — si mantenne una visione fortemente religiosa, incrementando il culto per la festa della Santissima Trinità. Il vescovo approvò l'idea della festa, ma la sua morte prevenne lo svolgersi dei festeggiamenti. Il completamento dell'opera venne affidata al priore dei domenicani di Liegi, Ugo di Saint-Cher, che ritornò in città come legato papale. Ugo, nel 1252, svolse le festività. Giovanni di Troyes, che, era stato eletto arcidiacono di Liegi, venne eletto papa col nome di Urbano IV, stabilì la sede della festa nella chiesa di san Tommaso ed estese l'osservanza della festa del Corpus Domini all'intera Chiesa cattolica. Un altro arcidiacono di Liegi, divenne papa con il nome di Gregorio X, e depose l'indegno Enrico di Gueldres (1247–74). Nel 1366, la contea di Loon venne annessa al vescovato che includeva quindi gran parte dell'attuale provincia belga del Limburgo.

Carlo V completò in seguito l'unione delle Diciassette Province negli anni quaranta del XVI secolo, e formalmente egli controllò anche il principato. Nominò Eberhard von der Mark (1505–38) come reggente della sede episcopale. Erardo fu un illuminato protettore delle arti. Combatté decisamente la riforma protestante, linea che mantennero anche i suoi successori, e nella quale si distinse in particolar modo Gerardo di Groesbeeck (1564–80). Con l'obiettivo di assistere Liegi in questa battaglia, papa Paolo IV, con la bolla papale Super Universas (12 maggio 1559), riorganizzò le circoscrizioni ecclesiastiche dei Paesi Bassi. Questo cambiamento ebbe notevoli effetti a spese della diocesi di Liegi; molte delle sue parrocchie furono cedute a vantaggio dell'erezione delle diocesi di Roermond, Boscoducale e Namur, e alcune porzioni del suo territorio furono comprese nell'arcidiocesi di Malines e nella diocesi di Anversa, entrambe di nuova erezione. Il numero di diaconati interni alla diocesi di Liegi venne ridotto a tredici.

Gran parte dei vescovi del XVIII secolo erano di origine straniera e molti possedevano diversi vescovati. Le loro frequenti assenze diedero libero sfogo ai feudi di Chiroux e Grignoux ai quali Massimiliano Enrico di Baviera (anche arcivescovo di Colonia, 1650–88) diede un freno con un editto del 1681. A metà del XVIII secolo le idee degli enciclopedisti francesi giunsero a Liegi; il vescovo de Velbruck (1772–84), incoraggiò la loro diffusione e questo spianò sicuramente la strada alla "Rivoluzione di Liegi", che esplose nella città episcopale il 18 agosto 1789, durante la reggenza del vescovo de Hoensbroech (1781–92).

Infine il territorio del vescovato venne unito alla Francia, seguendo il destino di molte altre province della regione del Belgio. La diocesi stessa scomparve con la Rivoluzione Francese. La fine del principato venne decretata nel 1801 dal Concordato firmato da Napoleone Bonaparte e da papa Pio VII. La nuova diocesi, eretta il 10 aprile 1802, includeva i due dipartimenti dell'Ourte e della Meuse-Inférieure, oltre ad alcune parrocchie della Forêts. Nel 1818, la diocesi perse una parte del proprio territorio, ceduta alla Prussia.

Dopo la nascita del Regno dei Paesi Bassi la diocesi comprese le province di Liegi e del Limburgo. Il 6 maggio 1838, il margravio Van Bommel, divise la Provincia di Liegi in due decanati. Nel 1839, la diocesi perse le parrocchie situate nella regione del Limburgo.

Dal 1920 al 1925, in conseguenza del Trattato di Versailles che assegnava al Belgio un territorio precedentemente tedesco, ebbe vita la diocesi di Malmedy, unita in persona episcopi a Liegi. Nel 1925 la diocesi fu definitivamente soppressa e il suo territorio incorporato nella diocesi di Liegi.

Dal 15 gennaio al 2 marzo 1933 la Vergine apparve ad una bambina undicenne di Banneux. Negli anni seguenti questo villaggio diventerà meta di pellegrinaggi e dopo la Seconda guerra mondiale il santuario mariano più importante del Belgio.

Il 31 maggio 1967, le parrocchie di lingua olandese della diocesi si riunirono nella diocesi di Hasselt. L'attuale diocesi di Liegi, suffraganea dell'arcidiocesi di Malines-Bruxelles, è composta da 525 parrocchie con 543 sacerdoti ed una popolazione di circa 1.023.506 abitanti (secondo dati del 2003), a maggioranza (Valloni) di lingua francese; la minoranza appartiene alla comunità germanofona del Belgio. L'odierno territorio della diocesi coincide con la provincia di Liegi.

La diocesi al termine dell'anno 2004 su una popolazione di 1.023.506 persone contava 700.000 battezzati, corrispondenti al 68,4% del totale.

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Source : Wikipedia