Libano

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Tags : libano, medioriente, esteri

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Libano

Libano - Bandiera

Il Libano (arabo: لبنان, Lubnān; nella forma estesa الجمهورية اللبنانية, al-Jumhūriyya al-Lubnāniyya, ossia "Repubblica libanese") è uno stato del Vicino Oriente che si affaccia sul settore orientale del mar Mediterraneo. Il Libano confina a nord e ad est con la Siria e a sud con Israele. Ad ovest si affaccia sul Mare Mediterraneo.

La superficie del Libano è di 10.452 km quadrati. La capitale è Beirut. Le attività economiche principali sono i servizi bancari e finanziari, tradizionalmente sostenuti da un regime economico libero-scambista e competitivo, e il turismo.

Secondo una ricostruzione etimologica molto diffusa quanto non scientifica, il termine Lubnān sarebbe stato utilizzato a partire dall'ottavo secolo dell'era comune e deriverebbe dalla radice trilittera l-b-n, la stessa della parola laban (ossia "latte"), per via della somiglianza tra i massicci montuosi coperti di neve e il colore del latte.

Il Libano si trova in Asia e più precisamente nell'Asia occidentale o Medio Oriente, di cui è il paese più piccolo per superficie. Lungo 250 km e largo da 25 a 60 km, confina con il Mar Mediterraneo a ovest per una costa lunga 225 km, con la Siria a nord e ad est (per 375 km), con Israele a sud (per 79 km). Il confine nord con la Siria e' segnato in buona parte dal fiume Nahr al-Kabir, mentre a sud il punto più estremo sulla costa e' segnato dal promontorio di Ras Nakura. Il confine con la alture del Golan (de jure in Siria ma occupate da Israele dal 1967) è contestato dal Libano in una piccola area chiamata Shebaa Farms, nonostante il confine sia stato demarcato dalle Nazioni Unite.

Il territorio è prevalentemente montuoso e percorso in direzione NS dalle catene parallele del Libano vicino alla costa e boscoso e del più arido Antilibano verso la Siria. Esse sono retrostanti alla costa, arrivano a 3000 m e sono per lo più soggette a precipitazioni, relativamente abbondanti. La stretta fascia costiera ad ovest del paese è raggiunta da ampi terrazzi digradanti su promontori rocciosi da sempre favorevoli alla portualità. La regione compresa tra le catene montuose è un altopiano che prende il nome di valle del Bekaa, da cui scorrono verso nord l'Oronte e verso sud il Litani. Il versante orientale del paese è occupata dalla parte meno ripida e più discontinua dei suoi rilievi. Nel complesso la presenza di fiumi è tale da consentire l'irrigazione del terreno coltivabile.

Il Libano ha un clima mediterraneo moderato. Sulla costa gli inverni sono freschi e piovosi e le estati calde e umide. A maggiori altitudini, le temperature invernali scendono sotto lo zero con frequenti nevicate, anche abbondanti, mentre le estati sono tiepide e secche. Benché in generale il Libano goda di precipitazioni annue abbastanza elevate in confronto agli aridi paesi circostanti, alcune aree nord-orientali sono più aride perché le cime della catena occidentale bloccano molte nubi nati sul Mediterraneo.

Nell'antichità, il Libano ospitava grandi foreste di cedro del Libano, oggi simbolo nazionale. Tuttavia, millenni di sfruttamento commerciale (per edilizia e cantieri navali) senza alcuna politica di riforestazione hanno fortemente ridotto la loro estensione.

I residenti in Libano sono stati stimati in 3.577.000 nel 2005 (densità: 344 ab/km²) e in 3.925.502 nel luglio 2007.

La popolazione libanese comprende diversi gruppi religiosi. Lo stato riconosce ufficialmente 18 confessioni.

Dal 1932 non si sono più avuti censimenti ufficiali a causa della grande sensibilità dei libanesi nei confronti dei rapporti numerici fra le varie confessioni religiose. Il censimento del 1932, svolto sotto il mandato francese, contò solo i cittadini libanesi residenti in Libano nel 1932, ossia esclude i libanesi emigrati e i residenti non libanesi. Risultarono 785.742 cittadini libanesi residenti: 63% cristiani, in maggioranza maroniti, 35% musulmani e 2% di altre piccole minoranze.

Mentre un tempo i cristiani costituivano la maggioranza, attualmente, secondo le stime del governo statunitense, i musulmani sono all'incirca il 70% della popolazione libanese. Alcuni drusi focalizzano la loro identità in senso lato, dissociandosi dall'essere accomunati classicamente come musulmani. Numerosi cristiani maroniti non si identificano come arabi ma semiti etnicamente discendenti dai fenici e dalla mescolanza di popoli che vivevano in Siria e in Libano prima dell'arrivo degli stessi arabi (principalmente popolazioni di lingua siriaca e bizantini). Successivamente i maroniti si sarebbero mescolati anche con i crociati. Numerosi storici hanno tuttavia contestato o criticato queste tesi. È da sottolineare che, secondo alcune opinioni attuali, è considerato arabo qualsiasi persona avente la lingua araba come lingua madre, a prescindere dai riferimenti genealogici. L'1% dei libanesi è di origine curda, ovvero i Mhallami, mentre i Melchiti greco-cattolici tendono a concentrarsi maggiormente sulle loro origini greche. Si distinguono da altri Cristiani d'Oriente in quanto usano, come lingua liturgica, sia il greco che l'arabo. Esiste anche una comunità ebraica composta attualmente da circa 100 individui; la maggior parte degli ebrei libanesi ha infatti scelto di lasciare il paese a causa della guerra civile. Gli ebrei libanesi vedono loro stessi indistintamente come "arabi giudei" o come "popolo levantino"; ad ogni modo la comunità è tradizionalmente riferita al mondo "mizrahi" (Ebrei d'Oriente). Dal 1 gennaio 2009 è stato istituito il sito ufficiale della comunità ebraica libanese che va ad affiancare il blog di discussione nato nel 2006. Il Libano è una nazione inserita nella Lega Araba anche se - per il suo particolare melting pot "etnico-religioso" - vede contemporaneamente se stessa come nazione levantina o mediterranea.

Sul territorio, gli sciiti sono concentrati soprattutto nel sud del paese, nella periferia meridionale di Beirut e nella Valle della Bekaa, mentre i sunniti soprattutto attorno a Tripoli, Sidone e nella parte ovest di Beirut. I cristiani sono concentrati perlopiù nella zona centrale del Monte Libano e nella parte est di Beirut, mentre i drusi si trovano nel massiccio dello Shuf (a sud-est di Beirut).

Molti milioni di libanesi hanno lasciato la madrepatria per trasferirsi negli Stati Uniti, in Sud America (soprattutto in Argentina e Brasile), in Australia e in Europa, specialmente in Francia. Si calcolano 18 milioni di persone di ascendenza libanese, di cui 8 milioni in Brasile. I libanesi della diaspora sono soprattutto di religione cristiana; si spiega così, insieme al tasso di crescita più elevato presso la popolazione musulmana, il cambiamento nei rapporti numerici, nonché la richiesta dei politici libanesi cristiani di concedere il diritto di voto agli espatriati.

L'importanza degli equilibri religiosi ha fatto sì che ai rifugiati armeni di religione cristiana sia stata concessa la cittadinanza libanese che è invece negata ai profughi palestinesi, richiesta quest'ultima sostenuta dai musulmani sunniti.

La lingua ufficiale è l'arabo standard moderno. Diffuso è l'uso del francese (lingua ufficiale sino al 1943, termine del mandato della Francia). In Libano si pubblicano quattro quotidiani e un settimanale di cinema in francese. Si stima che la metà dei libanesi sia francofona.Inoltre in Libano si trova la più importante università francese all’estero, dopo il Canada. La comunità armena conserva il proprio idioma (affiancato alla lingua araba). L'arabo parlato correntemente dalla popolazione differisce dall'arabo standard utilizzato nella forma scritta e per alcuni costituisce addirittura una lingua "neo-araba" o persino una lingua semitica a sé stante.

I più antichi insediamenti umani in Libano risalgono al 7000 a.C., in particolare a Byblos, la più antica città del mondo abitata con continuità.

Nell'antichità il Libano fu la sede della civiltà dei Fenici, che nel VI secolo a.C. fu incorporata da Ciro il Grande nell'Impero Persiano e due secoli più tardi entrò nell'orbita dei regni ellenistici successori di Alessandro Magno. Nel I secolo a.C. ebbe luogo la conquista romana, che si protrasse (prima nell'ambito di un impero unificato, poi nel seno dell'Impero romano d'Oriente) fino all'invasione araba. Sia in epoca ellenistica che romana, la massima parte del territorio libanese (fra cui la cosiddetta Celesiria) fu considerata, anche sotto il profilo politico, appartenente alla Siria.

La conquista, già nel VII secolo, da parte degli arabi mossi dall'Islam cambiò definitivamente la storia e la civiltà del paese, che pure vide un periodo di dominazione cristiana all'epoca delle crociate (XII e XIII secolo). L'Impero Ottomano dominò anche il Libano, come parte della Grande Siria, dal 1516 fino alla battaglia di Megiddo al termine della prima guerra mondiale (settembre 1918).

Dopo la dissoluzione dell'Impero Ottomano al termine della prima guerra mondiale, di fatto ratificando l'accordo Sykes-Picot fra Gran Bretagna e Francia (16 maggio 1916), la Società delle Nazioni affidò la Grande Siria, comprese le cinque province che oggi costituiscono il Libano, al controllo della Francia con un mandato. Il 26 aprile 1920 la Conferenza di Sanremo definì limiti e compiti di tale protettorato; tali decisioni furono ratificate dalla Società delle Nazioni il 24 luglio 1922 ed entrarono formalmente in vigore il 29 settembre 1923.

Tuttavia, già a partire dal 1 settembre 1920, per decreto dell'alto commissario generale Henri Gouraud, la Francia istituì come indipendente sotto proprio mandato, lo Stato del Grande Libano, una di varie enclavi etniche in Syria, in gran maggioranza cristiana (principalmente Maronita) ma con aree con maggioranze di musulmani e drusi (un'altra minoranza), con capitale Beirut. Il 1 settembre 1926 la Francia istituì la Repubblica Libanese, da ora in poi separata dalla Siria, anche se amministrata sotto lo stesso mandato.

Nel marzo 1922 venne istituito un "consiglio rappresentativo" di 30 deputati eletti a doppio turno in collegi confessionali-territoriali con mandato quadriennale, che fu eletto per la prima volta nel maggio 1922. Tale consiglio ratificò la Costituzione libanese, che fu promulgata il 23 maggio 1926, secondo la quale mutò il proprio nome in "consiglio parlamentare libanese".

Il Libano ottenne l'indipendenza nel 1943, durante la seconda guerra mondiale mentre la Francia era occupata dalla Germania nazista o sotto il regime fantoccio di Vichy, il cui alto commissario mandatario, generale Henri Dentz, spingeva per l'indipendenza. Perciò il Regno Unito, che aveva varie forme di controllo su Sudan, Egitto, Palestina, Giordania e Irak, occupò militarmente Siria e Libano. Subito dopo il generale antinazista francese Charles de Gaulle visitò l'area e il 26 novembre 1941 fece annunciare al generale Georges Catroux che il Libano sarebbe divenuto indipendente. Nell'agosto 1943 si tennero le elezioni, sulla base di un decreto commissariale che stabiliva il principio di 6/5 per il rapporto cristiani/musulmani (rimasto in vigore fino all'accordo di Taif del 1989) e 55 eletti. Mentre il consiglio, riunitosi a partire dal 21 settembre, si era ri-denominato assemblea nazionale, l' 8 novembre 1943 il nuovo governo libanese abolì unilateralmente il mandato: i Francesi imprigionarono i membri del governo ma li rilasciarono il 22 novembre 1943, accettando l'indipendenza del Libano. Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1946 le truppe francesi abbandonarono il paese.

Il Patto Nazionale del 1943, mai formalizzato per iscritto, richiedeva la divisione delle cariche fra i principali gruppi religiosi: il presidente cristiano maronita, il primo ministro musulmano sunnita, il presidente del parlamento musulmano sciita, e altri alti funzionari greco-ortodossi o drusi. Tale patto è ancora considerato valido.

Invece la legge elettorale fu modificata più volte, sempre salvando il principio 6/5, in particolare nel 1953 per riconoscere alle donne il diritto di voto. Le elezioni dal 1960 al 1996 hanno avuto luogo con la legge elettorale del 1960, che prevedeva 99 deputati da eleggere in 26 circoscrizioni. Tuttavia l'accordo di Taif (concluso il 22 ottobre 1989 e pubblicato il 21 settembre 1990) ha modificato l'articolo 24 della Costituzione per istituire la parità parlamentare tra cristiani e musulmani e fissare il 128 il numero dei deputati.

La storia libanese successiva all'indipendenza è stata caratterizzata dall'alternanza di periodi di stabilità politica e di disordini, ai quali si è sovrapposta la prosperità economica, determinata dall'importanza che Beirut riveste nel Medioriente quale centro finanziario e commerciale.

Il 29 novembre 1947, come tutti i paesi arabi, il Libano non accettò la risoluzione 181 dell'ONU che ripartiva il territorio della Palestina mandataria fra uno stato ebraico (Israele) e uno stato arabo (Palestina) a partire dal 1948. Di conseguenza, al termine del mandato britannico (14 maggio 1948) Israele proclamò l'indipendenza e la Lega Araba, incluso il Libano, iniziò la guerra, durante la quale il Libano non invase Israele ma si limitò a dare sostegno logistico all'Esercito di Liberazione Arabo. Sconfitto quest'ultimo nella Operazione Hiram, fu stipulato un armistizio fra Israele e Libano (23 marzo 1949); tuttavia (fino al 2007) non fu firmato alcun trattato di pace.

Dopo l'armistizio del 1949 il Libano non ha più partecipato militarmente ad alcun conflitto arabo-israeliano: non alla crisi di Suez (1956), né alla guerra dei sei giorni (1967), né alla guerra del Kippur (1973). Dopo il conflitto arabo-israeliano del 1948, in Libano giunsero più di 100.000 profughi palestinesi in fuga dopo la proclamazione dello Stato di Israele, mentre le risoluzioni delle Nazioni Unite non venivano applicate (né la 181 sulla partizione approvata il 29 novembre 1947 né la 194 sui profughi approvata nel dicembre 1948). Altri profughi si aggiunsero dopo la guerra del 1967 fra arabi e israeliani e dopo il Settembre nero 1970 in Giordania.

Nel 1982 il Paese subì una invasione israeliana, l'operazione militare "Pace in Galilea", che - scartando le definizioni di parte - più correttamente dovrebbe essere chiamata Prima guerra israelo-libanese. Essa era stata voluta dal governo israeliano per sradicare dal Libano la presenza armata palestinese ma si spinse ben oltre il sud-Libano in cui le unità della resistenza palestinese s'erano insediate, arrivando fino a Beirut dove aveva sede l'OLP. Il neo eletto presidente della Repubblica Bashir Gemayel il 14 settembre 1982, nove giorni prima dell'investitura ufficiale, cadde vittima di un attentato dal parte delle milizie palestinesi, insieme ad altre 25 persone, perdendo la vita in un'esplosione nel quartiere cristiano di Ashrafiyyeh, nella parte orientale di Beirut. L'intervento internazionale consentì di evitare un bagno di sangue e lo sgombero della dirigenza dell'OLP e di molte unità armate palestinesi alla volta dei paesi circonvicini. La dirigenza dell'OLP si rifugiò a Tunisi ma ciò non impedì che si perpetrassero atrocità contro la popolazione civile come la strage di Damour e il massacro nei campi-profughi di Sabra e Shatila a Beirut, operati il primo dai profughi palestinesi del campo di Tell al-Za'tar e il secondo da unità cristiane guidate da Elie Hobeika, sotto lo sguardo distratto delle autorità militari israeliane di stanza nell'area coinvolta. Presidente della Repubblica fu eletto Amin Gemayel, fratello di Bashir. Resterà presidente fino al 1988.

Il 12 luglio 2006, le milizie del gruppo radicale sciita Hezbollah, filo-siriane ed iraniane, attaccarono una pattuglia delle IDF in perlustrazione nei pressi del villaggio di Zar'it, uccidendo tre soldati e catturandone due..

Israele iniziò così un'offensiva militare contro il Libano, diretta a neutralizzare il dispositivo armato di Hezbollah e le sue possibilità offensive. Nei giorni seguenti, i bombardamenti aerei israeliani abbatterono quasi totalmente ciò che il Libano si era impegnato a recuperare in dieci anni di pace: quell'equilibro, quella serenità, le infrastrutture moderne e i ponti che vennero in quel mese distrutti. Altre spedizioni aeree colpirono l'aeroporto di Beirut, i porti, le centrali elettriche e le principali vie di collegamento terrestre con la Siria, i quartieri sciiti della periferia meridionale di Beirut e diversi villaggi nel Libano meridionale, provocando molte vittime civili. Tutto ciò, secondo il governo israeliano, serviva a "disarmare" le forze di Hezbollah. Tuttavia, i bombardamenti israeliani causarono vere o proprie stragi civili, distrussero condomini abitati esclusivamente da civili uccidendo e ferendo gravemente donne e bambini a causa delle loro bombe al fosforo. Questo tipo di bombe è vietato ma, come assicurano prove concrete,sono state inserite anche in giocattoli. Un video mostra la distruzione tramite bombardamento di un edificio civile (pieno di persone innocenti) motivato dal fatto che gli aviatori israeliani che hanno commesso questo "crimine di guerra" videro entrare un camion nel giardino di questo condominio.

L'11 agosto 2006, dopo settimane di stallo in cui la diplomazia non era riuscita a giungere ad una tregua tra le parti per consentire l'apertura di corridoi umanitari in favore della popolazione civile libanese, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite votò all'unanimità la Risoluzione 1701. Il testo della risoluzione chiede l'immediata cessazione delle ostilità tra Israele e Hezbollah, il ritiro delle truppe israeliane dal Libano meridionale, in concomitanza con lo schierarsi nella zona delle truppe regolari libanesi e dell'UNIFIL e prevede la creazione di una zona cuscinetto "libera da ogni personale armato che non sia quello delle Nazioni Unite e delle forze armate regolari libanesi" per dodici miglia tra la frontiera israelo-libanese e il fiume Litani. La risoluzione richiama al rispetto della precedente Risoluzione 1559 del 2004, che aveva richiesto il disarmo delle milizie libanesi, compresa Hezbollah.

Poco prima del 14 agosto ci furono i più pesanti attacchi aerei da parte di Israele sui civili libanesi: ciò era dovuto al fatto che Israele sapeva dell'imminente cessate il fuoco. Il 14 agosto 2006, subito dopo l'annuncio del cessate il fuoco e la fine delle azioni militari, il governo libanese avviò il dispiegamento delle proprie forze armate lungo il confine meridionale. Centinaia di migliaia di civili fecero ritorno ai propri villaggi, in molti casi gravemente danneggiati dal conflitto.

Il 25 agosto 2006, il vertice dell'Unione Europea a Bruxelles stabilì l'invio di circa settemila militari europei per costituire il nucleo centrale della forza multinazionale di interposizione nel Libano meridionale (UNIFIL). Le truppe multinazionali (guidate dalla Francia, a cui è subentrata l'Italia nel febbraio 2007) secondo la Risoluzione 1701 intraprenderanno inoltre ogni azione necessaria per assicurare che la loro area d'operazione non sia utilizzata per attività offensive di ogni genere. Non avranno il compito di disarmare le milizie Hezbollah, che spetterà alle truppe libanesi, assieme alla sorveglianza del confine con la Siria, per impedire il traffico d'armi.

La crisi politica innescata dalle dimissioni dal governo Siniora di cinque ministri legati ai partiti filo siriani Hezbollah e Amal, dovuta alle divergenze riguardanti in parte l'istituzione del Tribunale speciale per il Libano, sull'assassinio di Rafiq al-Hariri e in parte sulla richiesta non accolta di un rimpasto di governo che assegni maggiore potere alla componente sciita, si aggrava ulteriormente dopo l'assassinio del ministro dell'industria Pierre Amin Gemayel, avvenuto il 21 novembre 2006.

Dopo gli scontri avvenuti agli inizi di Maggio 2008, una mediazione internazionale guidata dalla diplomazia del Qatar ha permesso alle fazioni politiche locali di accordarsi per l'elezione del generale Michel Suleiman alla presidenza della repubblica e per la formazione di un governo di unità nazionale, in vista delle elezioni parlamentari previste per la primavera del 2009.

Il Libano è una repubblica parlamentare.

Dal punto di vista costituzionale, il Libano può essere definito una repubblica semipresidenziale perché il presidente della repubblica, per quanto non eletto direttamente dal corpo elettorale, condivide il potere esecutivo con il primo ministro, partecipando alle sedute del Consiglio dei ministri, nominando e revocando il primo ministro. Il presidente della repubblica è eletto ogni sei anni da parte dei deputati.

Il potere legislativo è affidato all'Assemblea dei deputati (Majlis al-Nuwwāb), composta da 128 deputati eletti ogni cinque anni (in precedenza, ogni quattro) mediante suffragio universale diretto. Il diritto di voto si esercita a partire dall'età di ventuno anni.

L'elemento più importante del sistema politico libanese è il confessionalismo, ossia un assetto istituzionale in cui l'appartenenza religiosa di ogni singolo cittadino diventa il principio ordinatore della rappresentanza politica e il cardine del sistema giuridico. Anche gli incarichi amministrativi sono suddivisi tra le differenti confessioni religiose secondo un meccanismo predeterminato di quote riservate, che sono attribuite a ciascun gruppo in funzione del suo peso demografico e sociale.

In base a una convenzione costituzionale risalente al "patto nazionale" (al-mīthāq al-watanī) del 1943, che integra o interpreta la costituzione del 23 maggio 1926, le più alte cariche dello stato sono assegnate ai tre gruppi principali: il presidente della repubblica è maronita, il primo ministro è sunnita, mentre il presidente del parlamento è sciita.

Gli accordi di Tā'if del 1989 non hanno modificato questo sistema, ma si sono limitati a riequilibrare i rapporti di forza tra le confessioni maggiori, facendo in modo che il numero di deputati musulmani fosse pari al numero di deputati cristiani, e aumentando i poteri e le prerogative del primo ministro a scapito del presidente della repubblica.

Per quanto riguarda il Parlamento, i seggi in palio sono attribuiti in base sia ad un criterio geografico sia ad un criterio confessionale, attraverso una minuziosa ripartizione che cerca di riflettere gli equilibri demografici esistenti tanto a livello nazionale quanto a livello locale.

1 protestanti; 2 gruppi minori, cattolici di rito latino; 3 armeno-cattolici.

I seggi sono attribuiti attraverso un sistema proporzionale a preferenze multiple.

In ogni collegio, ciascun elettore, indipendentemente dalla propria affiliazione religiosa, può esprimere tante preferenze quanti sono i seggi da assegnare per ciascun gruppo confessionale. Ad esempio, nel collegio Beirut 2 l'elettore potrà esprimere una preferenza per il seggio sciita, due preferenze per i seggi sunniti, una preferenza per il seggio greco-ortodosso, una preferenza per il seggio armeno-ortodosso e una preferenza per il seggio riservato alle confessioni cristiane più piccole. In questo modo, i candidati in lizza devono cercare di ottenere il consenso non solo dei propri correligionari, ma della maggioranza degli elettori del collegio. Questo sistema, concepito per promuovere gli esponenti più moderati in seno a ciascuna comunità, rischia di penalizzare le confessioni numericamente minoritarie. Negli ultimi anni sono state avanzate richieste di riforma della legge elettorale, introducendo collegi elettorali più piccoli oppure attraverso la costituzione di un collegio unico nazionale con sistema a preferenza unica.

Il sistema politico è dominato da alleanze elettorali ad hoc, costituite mediante negoziazioni e compromessi attorno a figure di notabili locali e personalità influenti di ciascun collegio elettorale. Queste liste non hanno una base ideologica e spesso non risultano nella formazione di gruppi parlamentari ben identificabili.

Anche le formazioni più strutturate, come HizbAllah, Amal, le Forze Libanesi e il Partito Progressista Socialista, evitano di schierare liste di partito, preferendo partecipare a coalizioni allargate.

Nella primavera del 2005, alle elezioni per il XVII parlamento, sulla scia dell'assassinio dell'ex-Primo ministro Rafiq al-Hariri, di numerose manifestazioni di massa di diverso orientamento politico, nonché del ritiro dell'esercito siriano, si è prodotto un sostanziale cambiamento del paesaggio politico libanese. L'opposizione anti-siriana ha ottenuto una solida maggioranza, ottenendo 72 seggi su 128.

Il 25 maggio 2008 il Parlamento ha eletto quasi all'unanimità il generale Michel Suleiman quale nuovo Presidente della Repubblica.

La Repubblica del Libano è divisa in sei governatorati (muhāfaza), a loro volta divisi in 25 distretti (qadā'). L'unita amministrativa minima è il municipio (baladiyya).

Il Libano ha una lunga tradizione di politiche economiche basate sulla concorrenza e il libero scambio, che prevedono una rigorosa applicazione del segreto bancario, anche se recentemente è stato approvato un testo di legge contro il riciclaggio di denaro, e l'assenza di restrizioni riguardanti i movimenti di capitale e gli investimenti diretti dall'estero.

La guerra civile (1975-1990) ha danneggiato seriamente le infrastrutture del paese, ma non ne ha intaccato il ruolo e la reputazione di hub regionale dei servizi bancari, finanziari e assicurativi.

Nella prima metà degli anni novanta la ripresa economica, per quanto eccessivamente focalizzata sulla ricostruzione della capitale e sulle grandi opere, è stata favorita da un settore bancario finanziariamente solido e da un sistema di piccole e medie imprese dotate di grandi capacità di recupero, oltre che dalle rimesse provenienti dai libanesi residenti all'estero.

Tra il 2000 e il 2005 la crescita si è attestata su tassi prossimi allo zero (0.5% nel 2005), mentre il debito pubblico, cresciuto a dismisura negli anni del conflitto, è giunto nel 2005 al 200.7% del PIL. L'indice dei prezzi al consumo è ora sotto controllo, con un livello del 2.4% nel 2005, mentre il tasso di disoccupazione viene stimato intorno al 18% della forza lavoro.

Il governo libanese ha annunciato l'intenzione di procedere nel lungo periodo alla privatizzazione, mediante la vendita di una cospicua parte del proprio pacchetto azionario, della compagnia aerea di bandiera Middle East Airlines, della compagnia elettrica Électricité du Liban, della compagnia di telefonia fissa Liban Telecom e del porto di Beirut. Nelle intenzioni del governo, i ricavi risultanti dalla vendita sul mercato e i risparmi sugli stipendi del personale delle compagnie privatizzate dovranno essere utilizzati per il risanamento dei conti pubblici e per l'appianamento del deficit di bilancio.

Il governo libanese intende inoltre varare un piano di razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica, mentre il programma di riforma del sistema tributario ha mosso i suoi primi passi nel febbraio del 2002 con l'aumento della tassa sugli idrocarburi e l'approvazione dell'imposta sul valore aggiunto. Gli osservatori più scettici sottolineano che non è chiaro quanto questi obiettivi possano essere realizzati in un quadro di instabilità politica e di grande frammentazione sociale, aggravata da un crescente divario tra ricchi e poveri.

La Banca Centrale del Libano ha mantenuto un forte impegno nel preservare la credibilità e la stabilità della lira libanese, evitando di ricorrere a svalutazioni competitive (anche per mantenere sotto controllo il tasso di inflazione) e preservando un tasso di cambio di 1508 lire contro un dollaro americano.

L'Italia è il primo partner commerciale del Libano e contribuisce all'11.2% delle importazioni complessive del Paese.

Il Libano è stato per millenni un punto di incontro tra civiltà differenti ed è abitato da diciassette confessioni religiose, ciascuna dotata di identità distinta, ed offre, di conseguenza, un panorama culturale straordinariamente ricco e stratificato.

L'UNESCO ha riconosciuto cinque siti libanesi come patrimonio mondiale dell'umanità: Anjar, Baalbek, Byblos, Tiro e la valle di Qadisha.

Tra gli scrittori libanesi si ricordano Hoda Barakat, Elias Khuri, Rashid Daif e Samir Kassir.

Numerosi festival sono organizzati durante il periodo estivo, spesso all'interno di monumenti e siti archeologici. Il programma di questi festival comprende generalmente un mix di spettacoli teatrali, opera lirica, musical, concerti di musica classica e musica pop. I festival più importanti si svolgono a Baalbek, Beiteddine e Byblos.

Provengono dal Libano numerosi interpreti della musica araba contemporanea. Oltre ad artisti come Fairouz, celebre per la sua estensione vocale, lo spirito patriottico e le sue canzoni d'amore, e Marcel Khalife, noto per il suo impegno politico e come interprete di oud, uno strumento tradizionale simile al liuto, la nuova generazione dei cantanti di musica pop comprende nomi famosi in tutto il mondo arabo, come Nancy Ajram, Haifa Wehbe,Nawal Al Zoghby, Nawal Al Zoghbi, Elissa, Ragheb Alama e il cantante anglo-libanese Mika.

Il Libano è considerato il paese con la più alta percentuale di alfabetizzazione nel mondo arabo e nella regione del Medio Oriente: l’86% della popolazione. Poiché il Libano non ha risorse naturali, cioè materie prime, le risorse umane sono le più importanti per il paese.

Il governo dedica al sistema scolastico molte risorse, investendo più del 15% delle entrate statali. In particolare, negli ultimi anni è attivo un grande progetto per introdurre le tecnologie dell’informazione nelle scuole pubbliche.

In Libano, l’età dell'obbligo scolastico è ancora 11 anni. Il sistema scolastico era basato sul “baccalauréat” francese, ma vari cambiamenti sono stati adottati. Ci sono due tipi di scuole, quelle private e quelle pubbliche. Lo studente deve imparare la lingua araba come lingua madre e può scegliere di imparare la lingua inglese o la lingua francese come prima lingua straniera. Inoltre, può scegliere una terza lingua come seconda lingua straniera.

Nonostante le similitudini fra i sistemi scolastici libanese ed italiano, l’età dell’obbligo, la struttura scolastica come il calendario scolastico, il sistema dei voti e i temi trattati nei curriculum dei due paesi sono diversi.

Il Libano ospita numerose università, che seguono perlopiù il sistema accademico statunitense e offrono titoli di studio riconosciuti dagli atenei degli Stati Uniti. Tra le università più importanti spiccano, per prestigio, numero di iscritti, varietà di corsi e credibilità accademica, la American University of Beirut, fondata da missionari protestanti americani nell'ottobre 1866, l'Université Saint-Joseph, fondata dai padri gesuiti nel 1875, la Lebanese American University e l'Université Libanaise, che è l'unico ateneo statale del Paese.

Salvo dove altrimenti specificato, i siti seguenti dispongono di pagine in inglese e/o in francese.

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Guerra del Libano (2006)

George W. Bush ha dichiarato che Hezbollah aveva perso la guerra e che si stava "instaurando un nuovo potere nel sud del Libano"[196]

La guerra del Libano del 2006 o terza guerra israelo-libanese, conosciuta in Israele come seconda guerra del Libano (dopo quella del 1978), è stato un conflitto militare durato 34 giorni avvenuto in Libano e nel nord di Israele in seguito a un'operazione militare su vasta scala attuata dall'esercito dell'israeliano in risposta ad attacchi iniziati il 12 luglio 2006 da parte di militanti Hezbollah che si trovavano in Libano. Il conflitto è continuato fino al cessate il fuoco per intermediazione delle Nazioni Unite che ha avuto effetto il 14 agosto 2006, anche se formalmente le operazioni sono terminate l'8 settembre 2006, quando Israele ha rimosso il blocco strategico navale del Libano.

Il conflitto è iniziato nel momento in cui militanti di Hezbollah hanno esploso razzi Katyusha e colpi di mortaio verso alcuni villaggi israeliani di confine, ferendo numerosi civili, come diversivo per tentare di sviare l'attenzione su un'altra unità entrata in Israele per effettuare un attacco a due Humvee che stavano pattugliando il lato israeliano della rete di confine. Dei sette soldati israeliani presenti nei due mezzi colpiti, due sono stati feriti, tre uccisi e due prelevati e portati in Libano (solo il 16 luglio 2008 è stato rivelato che questi ultimi sono morti subito dopo l'evento). Altri cinque soldati sono stati poi uccisi durante un tentativo di salvataggio. Israele ha risposto con pesanti bombardamenti aerei e cannoneggiamento con mezzi d'artiglieria in Libano, danneggiando infrastrutture civili incluso l'aeroporto internazionale di Beirut che, secondo Israele, Hezbollah usava per l'importazione delle armi, con un blocco strategico aereo e navale e con un'invasione via terra del sud del Libano. Hezbollah ha quindi intensificato il lancio di razzi nel nord di Israele e ingaggiato intense operazioni di guerriglia con le Forze di Difesa Israeliane (IDF).

Durante il conflitto sono morte migliaia di persone, la maggior parte delle quali libanesi, e le infrastrutture del Libano sono state gravemente danneggiate. Si stima che i profughi libanesi siano stati tra 800.000 e 1.000.000. In seguito al cessate il fuoco, alcune zone del Libano del sud rimangono inabitabili a causa delle bombe inesplose.

L'11 agosto 2006, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all'unanimità la Risoluzione 1701 in uno sforzo per far cessare le ostilità. La risoluzione, approvata nei giorni seguenti sia dal governo israeliano che da quello libanese, ha richiesto il disarmo di Hezbollah e il ritiro delle truppe israeliane dal Libano, con lo spiegamento di soldati libanesi e di una Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL) nel sud del Libano. L'esercito libanese si è stanziato nel sud del Libano il 17 agosto 2006. Il blocco navale israeliano è terminato l'8 settembre 2006. Il 1 ottobre 2006 il grosso delle forze israeliane ha abbandonato il Libano, anche se le ultime truppe hanno continuato ad occupare il villaggio di confine Ghayar fino al 3 dicembre 2006. Fin dall'entrata in vigore della risoluzione 1701, sia il governo libanese che l'UNIFIL hanno dichiarato che non disarmeranno Hezbollah.

L'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ha effettuato attacchi dal sud del Libano verso Israele attraverso i confini fin dal 1968, e l'area è diventata una base operativa significativa in seguito al conseguimento della leadership dell'OLP da parte della sua componente maggioritaria, il Fath, dopo l'espulsione dalla Giordania. Questa situazione ha dissestato l'equilibrio demografico, così come esso era stato sanzionato dal mai scritto Patto Nazionale libanese del 1943, che a aveva suddiviso i vari poteri governativi tra i diversi gruppi religiosi del paese, portando in parte alla guerra civile libanese (1975-1990). In concomitanza, la Siria iniziò un'occupazione durata 29 anni grazie al suo ingresso militare in Libano sotto l'etichetta di "Forza Araba di Dissuasione" (FAD), in base a un mandato concessole dalla Lega Araba. L'invasione israeliana del Libano del 1978 ha fallito nel fermare gli attacchi palestinesi, ma Israele invade il Libano ancora nel 1982 e con la forza espelle l'OLP. Israele si è ritirato in una zona di sicurezza cuscinetto nel sud del Libano, mantenuta con l'aiuto dei miliziani dell'Esercito del Libano del Sud (ELS). Nel 1985, una milizia libanese sciita si è chiamata Hezbollah (Partito di Dio), impegnandosi nella lotta armata alla fine dell'occupazione israeliana del territorio libanese. Quando la guerra civile libanese è finita e le altre fazioni in guerra hanno accettato il disarmo, Hezbollah e l'ELS si sono rifiutati di riconoscerne la validità. I combattimenti con Hezbollah hanno indebolito la risolutezza di Israele ed hanno portato al collasso dell'ELS e ad un ritiro di Israele nel 2000 dal proprio lato del confine designato dalle Nazioni Unite. Citando il controllo israeliano della regione delle fattorie di Sheba'a e l'incarcerazione di prigionieri libanesi in Israele, Hezbollah ha continuato gli attacchi di confine, ed ha usato con successo la tattica di catturare soldati di Israele come leva per uno scambio di prigionieri nel 2004, sebbene continui anche ad essere accusato di operare per la distruzione di Israele.

Intorno alle 9 del mattino ora locale (06:00 UTC) del 12 luglio 2006, Hezbollah ha lanciato un attacco diversivo con razzi verso posizioni militari israeliane vicino alla costa e nei pressi del villaggio di confine Zar'it, e anche verso la città israeliana di Shlomi ed altri villaggi. Nello stesso momento, un contingente di terra Hezbollah ha attraversato il confine entrando in territorio israeliano ed ha attaccato due Humvee corazzati che stavano pattugliando il lato israeliano del confine israelo-libanese, vicino Zar'it, uccidendo tre soldati, ferendone due e catturandone altri due (Ehud Goldwasser e Eldad Regev). In seguito altri cinque soldati israeliani sono stato uccisi e un carro armato è stato distrutto dal lato libanese del confine durante un infruttoso tentativo di salvare i due soldati presi come ostaggio.

Hezbollah ha chiamato l'attacco "Operazione Giusta Ricompensa" (Just Reward ) dopo la promessa pubblica del leader Hassan Nasrallah fatta l'anno precedente di catturare soldati israeliani al fine di scambiarli con l'assassino già condannato Samir Kuntar, con la spia già condannata Nasim Nisr, con il presunto terrorista Yahya Skaf di cui Hezbollah proclama l'arresto in Israele (Israele ha negato l'accaduto) e Ali Faratan, che viene ritenuto prigioniero per ragioni sconosciute. Nasrallah ha dichiarato che Israele aveva precedentemente rotto un negoziato per il rilascio di questi prigionieri, e poiché la diplomazia aveva fallito, la violenza era l'unica opzione rimasta.

Il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert ha definito la cattura dei soldati come un "atto di guerra" da parte del Libano, dichiarando che "elementi da nord e da sud cercano di minacciare la nostra stabilità. Costoro pagheranno un duro prezzo." ed ha promesso una "risposta molto dolorosa e a largo raggio". Israele ha accusato il governo libanese di essere responsabile del raid, poiché proveniente dal territorio libanese e Hezbollah aveva due ministri che hanno servito il governo libanese in quel periodo.

In risposta, il Primo Ministro libanese Fouad Siniora ha negato di essere a conoscenza dei fatti ed ha condannato l'accaduto. Una riunione d'emergenza del governo libanese ha riaffermato questa posizione. Il presidente libanese filo-siriano Émile Lahoud ha promesso che appoggerà il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah.

Le Forze di Difesa Israeliane hanno attaccato bersagli entro il Libano con artiglieria e bombardamenti aerei ore prima che il governo israeliano si riunisse per discutere una reazione condivisa. Più tardi in quel giorno, il governo decide di autorizzare il Primo Ministro e il Ministro della difesa a portare avanti il piano proposto per l'azione militare in territorio libanese. La decisione ha inoltre enfatizzato la richiesta del Primo Ministro Olmert alla IDF di evitare il più possibile vittime civili. Il Capo di Stato Maggiore di Israele Dan Halutz ha dichiarato che "se i soldati non saranno riconsegnati, riporteremo il Libano indietro di 20 anni", mentre il comandante della regione Nord Udi Adam ha detto che "questo affare è tra Israele e lo Stato del Libano. Dove attaccare? Una volta entro il territorio libanese, ogni cosa è legittimata - non solo il sud del Libano, non solo la linea delle postazioni Hezbollah." Il 12 luglio 2006, il governo israeliano ha promesso che Israele "risponderà aggressivamente e duramente contro coloro che hanno perpetrato, e che sono responsabili, dell'azione di oggi. Il comunicato del governo dichiara, in parte, che "il governo libanese è responsabile dell'azione che ha avuto origine nel suo territorio".

Il 16 luglio, il governo israeliano ha emesso un comunicato in cui spiegava che anche se Israele è impegnato in operazioni militari entro il Libano e che la sua guerra non è contro il governo libanese.

L'operazione militare ha avuto come nome in codice "Giusta Retribuzione", successivamente modificato in "Cambio di direzione" (in inglese: Operation Change of Direction; in ebraico: 'שינוי כיוון').

Durante la campagna, Hezbollah ha sparato tra i 3.970 e i 4.228 razzi. Circa il 95% di questi erano razzi Katyusha da 122 mm, con una testata da 30 kg ed una gittata fino a 30 km Si stima che il 23% di questi razzi abbiano colpiti aree con edifici, principalmente residenziali. Fra le città colpite, Haifa, Hadera, Nazaret, Tiberiade, Nahariya, Safed, Shaghur, Afula, Qiryet Shmona, Beit She'an, Karmiel e Maalot, dozzine di kibbutz, moshav, drusi e villaggi arabi, oltre che il nord della Cisgiordania. Hezbollah ha anche ingaggiato una guerriglia con le IDF, attaccando da posizioni ben fortificate. Questi attacchi perpetrati con piccole unità ben armate hanno causato seri problemi all'IDF, specialmente attraverso l'uso di sofisticati missili anticarro (ATGM) di fabbricazione russa. 52 carri armati Merkava sono stati danneggiati (principalmente da differenti tipi di ATGM), i razzi hanno penetrato 22 carri, ma solo 5 sono stati distrutti. Hezbollah ha causato un numero supplementare di vittime usando gli ATGM per far collassare gli edifici in cui le truppe israeliane si rifugiavano.

Dopo la reazione iniziale di Israele, Hezbollah ha proclamato l'allerta generale. È stato stimato che Hezbollah era in possesso di 13.000 razzi all'inizio del conflitto. Il giornale israeliano Haaretz ha descritto Hezbollah come fanteria addestrata, abile, ben organizzata e altamente motivata che è stata equipaggiata con il top delle armi moderne provenienti dagli arsenali di Siria, Iran, Russia e China. La televisione satellitare libanese al-Manar ha riportato che per gli attacchi sono stati utilizzati razzi Fajr-3 e Ra'ad 1, missili a combustibile liquido sviluppati dall'Iran.

Il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha difeso gli attacchi, dicendo che Hezbollah ha "evitato di colpire i civili, ma potremmo esservi costretti, perché se Israele supera certi limiti, faremo lo stesso" Hezbollah si è scusata per aver versato sangue musulmano, e ha esortato gli arabi della città israeliana di Haifa ad andarsene. Hezbollah ha continuato ad usare razzi non guidati per colpire il nord di Israele.

Durante la campagna, l'aeronautica israeliana ha effettuato più di 12.000 missioni di combattimento, la marina israeliana ha sparato 2.500 missili, e l'esercito israeliano ha sparato oltre 100.000 proiettili. Una larga parte delle infrastrutture civili libanese sono state distrutte, inclusi oltre 600 km di strade, 73 ponti e 31 altri obiettivi come l'aeroporto internazionale di Beirut, porti, impianti di depurazione delle acque, centrali elettriche, 25 stazioni di benzina, 900 strutture commerciali, più di 350 scuole e 2 ospedali, oltre che 15.000 case. Più di 130.000 case sono state danneggiate. Il settore rurale del Libano ha riportato danni per 280 milioni di dollari.

Il Ministro della difesa israeliano Amir Peretz ha ordinato ai comandanti di preparare un piano di difesa per i civili. Un milione di israeliani sono rimasti nei pressi o all'interno di rifugi antiatomici o camere di sicurezza, mentre circa 250.000 civili hanno evacuato il nord di Israele per sistemarsi in altre aree del paese.

Mentre Israele ha inizialmente ritenuto responsabile il governo libanese per gli attacchi di Hezbollah a causa del fallimento nell'applicazione della Risoluzione 1559 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 2004 che imponeva il disarmo di Hezbollah, il Libano ha condannato i raid aerei, dichiarando che il governo del Libano non li avrebbe perdonati, e che anche Israele ha la sua storia di disattenzione verso le risoluzione delle Nazioni Unite.

Il 31 luglio 2006, il presidente libanese Emile Lahoud ha dichiarato il suo pieno supporto ad Hezbollah. In un'intervista con la Australian Broadcasting Corporation dell'11 agosto, ha dichiarato che Hezbollah è "complementare all'esercito ".

Anche se Israele non ha mai dichiarato guerra al Libano, ed ha attaccato solo istituzioni del governo libanese sospettate di essere usate da Hezbollah, il governo libanese ha giocato un ruolo cruciale nello sviluppo del conflitto. Il 14 luglio 2006, l'ufficio del Primo Ministro ha rilasciato una dichiarazione che invitava il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush a fare pressione su Israele per fermare i suoi attacchi in Libano e raggiungere un cessate il fuoco generale. In un comunicato televisivo del giorno dopo, Siniora ha richiesto "un immediato cessate il fuoco sostenuto dalle Nazioni Unite". Una bozza di risoluzione franco-americana che è stata influenzata dal Piano Siniora e che conteneva come condizioni il ritiro di Israele, azioni militari e mutuo rilascio di prigionieri è stato rigettato per inadeguatezza. Molti libanesi hanno accusato il governo degli Stati Uniti di far rimanere in stallo la risoluzione per un cessate il fuoco e di supportare Israele; in un sondaggio condotto nelle prime due settimane del conflitto, l'8% degli interpellati sentivano che gli Stati Uniti avrebbero supportato il Libano, mentre l'87% supportava la lotta di Hezbollah contro Israele. Dopo il bombardamento di Cana, Siniora ha snobbato il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice cancellando un incontro con lei e ringraziando Hezbollah per i suoi "sacrifici per l'indipendenza e la sovranità del Libano". Il 7 agosto 2006 il piano a sette punti è stato esteso per includere l'impiego di 15.000 soldati dell'esercito libanese per colmare il vuoto tra il ritiro delle truppe israeliane e il dispiegamento dell'UNIFIL.

Durante il raid israeliano su Tiro, l'esercito libanese ha informato di alcuni lanci di missili terra-aria verso elicotteri israeliani, con fuoco di reazione e distruzione di un M113 trasporto truppe libanese.

Secondo il diritto internazionale umanitario, le parti in guerra sono obbligate a distinguere tra combattenti e civili, assicurandosi che gli attacchi su legittimi obiettivi militari sia proporzionali, e garantendo che il vantaggio militare di questi attacchi non abbia più peso del possibili danni ai civili. La violazione di queste leggi sono considerate crimini di guerra.

Vari gruppi ed individui sono stati accusati sia da Israele che da Hezbollah di aver violato queste leggi durante il conflitto, e avvisati dei possibili crimini di guerra. Queste dichiarazioni includono attacchi intenzionali contro popolazioni o infrastrutture civili, attacchi sproporzionati o indiscriminati, uso di scudi umani e armi proibite. Nessuna accusa formale è stata formulata contro alcun gruppo.

Amnesty International ha contattato sia Hezbollah che Israele nel tentativo di far cessare gli attacchi ai civili durante il conflitto, ed ha criticato gli attacchi contro villaggi ed infrastrutture civili da parte di Israele. Inoltre, hanno identificato l'uso da parte delle IDF di bombe al fosforo bianco in Libano. La Human Rights Watch ha condannato entrambe le parti in causa per non aver distinto tra civili e combattenti, violando il principio di distinzione, ed accusando entrambe di aver commesso crimini di guerra. Human Rights Watch ha criticato l'uso da parte di Hezbollah di razzi Katyusha non guidati, e l'uso di Israele di inaffidabili bombe cluster anche in zone vicine ad aree civili, suggerendo che abbiano deliberatamente bersagliato i civili. Jan Egeland, capo dei servizi umanitari delle Nazioni Unite, ha dichiarato che la risposta di Israele ha violato il diritto internazionale umanitario, e ha criticato Hezbollah per essersi "codardamente mescolati tra donne e bambini".

Israele si è difeso dichiarando di aver tentato di evitare di colpire i civili, ed ha distribuito volantini invitando i civili residenti ad evacuare, ma che Hezbollah ha sparato da aree civli, rendendo queste aree bersagli legittimi, e che ha usato i civili come scudi umani. Comunque, sia Amnesty International che Human Rights Watch non hanno trovato casi in cui Hezbollah ha usato civili come scudi umani. Israele ha anche sostenuto che le infrastrutture civili sono state usate da Hezbollah per scopi militari, ma Amnesty International ha identificato la distruzione di interi quartieri civili e villaggi da parte delle forze israeliane, attacchi a ponti senza valore strategico, e attacchi a infrastrutture indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, ed ha chiesto se il "vantaggio militare anticipato dalla distruzione" di infrastrutture civili sia stato "misurato contro il probabile effetti sui civili". Amnesty ha inoltre dichiarato che le azioni israeliane hanno suggerito una "politica di punizione sia del governo libanese che della popolazione civile".

Il numero di vittime di Hezbollah è difficile da accertare, con dichiarazioni e stime da parte di diversi gruppi e cifre che vanno da 250 a 1.000 morti. La leadership di Hezbollah ha dichiarato che 250 dei propri guerriglieri sono stati uccisi durante il conflitto, mentre Israele ha stimato che le sue forze hanno ucciso 600 guerriglieri Hezbollah. Inoltre, Israele ha dichiarato di avere i nomi di 532 guerriglieri Hezbollah morti. Una stima ufficiale delle Nazioni Unite rende noto che sono stati uccisi 500 guerrieri Hezbollah, mentre per le stime ufficiali del governo libanese i guerriglieri uccisi sono stati più di 500. Una relazione della Stratfor cita "fonti in Libano" per stimare che i morti Hezbollah siano "più di 700 con molti di più che se ne stanno per andare", mentre lo studioso di storia militare John Keegan stima che la cifra potrebbe essere più di 1.000.

Il numero di vittime civli libanesi è difficile da definire con esattezza, poiché la maggior parte delle cifre pubblicate non distingue tra civli e miliziani, incluse quelle rilasciate dal governo libanese. Inoltre, i guerriglieri Hezbollah possono essere difficili da identificare, poiché molti di essi non vestivano uniformi militari. Ad ogni modo, è stato largamente riportato che la maggior parte dei morti libanese erano civili, e l'UNICEF ha stimato che il 30% di questi erano bambini sotto i 13 anni.

La polizia libanese e il Ministro della salute libanese, citando ospedali, certificati di morte, autorità locali e testimoni oculari, fissa il numero di morti a 1.123 — 37 soldati e ufficiali di polizia, 894 vittime identificate e 192 non identificat. Il Lebanon Higher Relief Council (HRC) ha fissato il numero di morti libanesi a 1.191, citando il ministero della salute e la polizia, ed altre agenzie governative. Il Human Rights Watch, basandosi su investigazioni proprie, ha stimato il numero di morti in 1.119, includendo civili, personale militare e miliziani, mentre l'Associated Press stima che la cifra è di 1.035, Nel febbraio 2007, il Los Angeles Times ha riportato che almeno 800 libanesi sono morti duranti i combattimenti, ed altri articoli hanno stimato che la cifra sia di almeno 850. L'enciclopedia Encarta, nella sua voce su Israele, afferma che "le stime variano da circa 850 a 1.200", mentre dà una cifra di "più di 1.200 nella sua voce sul Libano. Il Lebanon Higher Relief Council ha stimato che il numero di libanesi feriti sia di 4.409, il 15% dei quali permanentemente disabili.

Il numero dei morti stimato non include i libanesi uccisi dopo la fine della guerra da mine terrestri o bombe cluster israeliane inesplose. Finore, questi ordigni hanno ucciso 29 persone e ferite 215 — 90 dei quali bambini.

Le cifre per le truppe uccise delle Forze di Difesa Israeliane variano da 116 a 120. Il ministro degli Affari Esteri israeliano ha dato due differenti cifre: 117 e 119, dove la seconda tiene conto di due morti delle forze armate israeliane avvenute dopo che il cessate il fuoco è entrato in vigore. È stato stimato che 450 soldati israeliani sono stati feriti in Libano.

I razzi Hezbollah hanno ucciso 43 civili israeliani durante il conflitto, inclusi quattro morti causate da attacchi cardiaci durante gli attacchi con razzi. Inoltre, 4.262 civili sono rimasti feriti – 33 in modo grave, 68 moderatamente, 1.388 leggermente e 2.773 sono stati curati per shock e ansia. Secondo l'Human Rights Watch, "queste bombe hanno ucciso "solo" 43 civili, ma questo dice molto circa la disponibilità di sistemi di allerta e rifugi per i bombardamenti nel nord di Israele e l'evacuazione di più di 350.000 persone in seguito alle intenzioni di Hezbollah".

Il 13 luglio 2006, e ancora il 15 luglio 2006, la Heyl Ha'Avir ha bombardato la centrale termoelettrica di Jiyeh, 30 km a sud di Beirut, a seguito del quale si è riversata in mare una grande quantità di petrolio, la più grande mai riversata nel Mar Mediterraneo. I serbatoi di stoccaggio dell'impianto danneggiati hanno riversato tra le 10.000 e le 15.000 tonnellate di greggio nel Mediterraneo orientale. Una chiazza di petrolio larga 10 km ha coperto 170 km di costa, ed ha minacciato le coste di Turchia e Cipro. La chiazza ha ucciso molti pesci, tra cui il Thunnus thynnus, una specie già vicina all'estinzione nel Mediterraneo, ad ha minacciato l'habitat della tartaruga verde marina, in pericolo di estinzione. Ha anche potenzialmente incrementato il rischio di cancro nell'uomo. Altre 25.000 tonnellate di petrolio sono bruciate nella centrale termoelettrica, creando una "nube tossica" da cui poi ha piovuto petrolio. Il governo libanese ha stimato che il tempo necessario per un recupero completo sarà di 10 anni. Le Nazioni Unite hanno stimato il costo per il risanamento iniziale in 64 milioni di dollari.

Gli attacchi con razzi di Hezbollah hanno causato numerosi incendi nelle foreste del nord di Israele, in particolare sulla catena montuosa Naftali vicino Kiryat Shmona. Sono stati distrutti dai razzi di Hezbollah circa 16.500 acri di terra (67 km2), inclusi foreste e pascoli. La Jewish National Fund ha stimato che saranno necessari da 50 a 60 anni per riabilitare le foreste.

Il conflitto ha suscitato preoccupazione in tutto il mondo a causa dei danneggiamenti alle infrastrutture e per il rischio di una escalation della crisi, e ha del pari provocato un insieme di dichiarazioni di sostegno e di critiche sia per Hezbollah, sia per Israele. Il governo di Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Australia, e Canada, hanno affermato il diritto di Israele di autodifendersi. Il governo degli Stati Uniti ha risposto ulteriormente, autorizzando la richiesta israeliana di inviare una spedizione di missili guidati, ma la decisione non è stata annunciata pubblicamente. Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha dichiarato che il conflitto fa parte della guerra al terrorismo.

Tra le vicine nazioni del Vicino Oriente, Iran, Siria e Yemen hanno fortemente appoggiato Hezbollah, mentre la Lega araba, l'Egitto e la Giordania hanno espresso dichiarazioni di condanna per la reazione di Israele. e hanno criticato l'azione di Hezbollah L'Arabia Saudita ha individuato Hezbollah come il solo responsabile.

Molte proteste a livello mondiale e dimostrazioni di piazza hanno chiesto un immediato cessate il fuoco da entrambe le parti ed hanno espresso preoccupazione per le pesanti perdite civili da entrambe le parti. Altre dimostrazioni sono state tenute esclusivamente in favore di Libano o di Israele. Con gli stessi contenuti sono state fatte numerose campagne pubblicitarie sui giornali, sono stati inviate SMS e-mail e sono state presentate petizioni online. Anche Papa Benedetto XVI ha chiesto più volte il cessate il fuoco.

Vari governi stranieri hanno assistito l'evacuazione dei loro cittadini dal Libano. e l'Italia ha inviato C-130 che hanno garantito il reimbarco di cittadini che si trovavano in Libano al momento dell'avvio delle azioni belliche israeliane.

Per fare fronte all'inquinamento del mare e delle coste provocato dal bombardamento della centrale termoelettrica di Jiyeh, il Ministro dell'Ambiente libanese ha richiesto l'intervento degli Stati del Mediterraneo aderenti alla Convenzione di Barcellona, molti dei quali hanno fornito dotazioni e finanziamenti per la bonifica, avvenuta negli ultimi mesi del 2006. L'Italia ha partecipato con un aereo ed un pattugliatore della Guardia Costiera, con un mezzo disinquinante del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e la consulenza scientifica di APAT, ICRAM e diverse ARPA.

Il 20 luglio 2006, il Congresso degli Stati Uniti ha votato all'unanimità il "diritto all'auto-difesa" di Israele.

I termini per un cessate il fuoco sono stati rivisti numerose volte durante il corso del conflitto, poiché sono occorse diverse settimane prima che ci fosse un accordo definitivo tra le due parti. Hezbollah ha mantenuto il desiderio di un cessate il fuoco incondizionato, mentre Israele ha insistito per un cessate il fuoco condizionato. Tra le condizioni, il ritorno dei due soldati presi come ostaggio da Hezbollah. Il Libano si è frequentemente appellato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché si giungesse a un immediato e incondizionato cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah. A differenza delle richieste libanesi a sostegno del cessate il fuoco, gli Stati Uniti e il Regno Unito, sperando che Hezbollah fosse sgominato, hanno ostacolato il processo per il cessate il fuoco. John Bolton ha confermato che USA e Regno Unito, con il sostegno di numerosi leader arabi, hanno ritardato il processo per il cessate il fuoco. Gli ostacoli per il raggiungimento delle ostilità sono cessati solo quando è diventato evidente che Hezbollah non poteva essere facilmente sconfitto.

L'11 agosto 2006, il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite ha approvato all'unanimità la risoluzione 1701 perché cessassero le ostilità. Esso fu accettato dal governo libanese e da Hezbollah il 12 agosto 2006, e dal governo israeliano il 13 agosto 2006. Il cessate il fuoco è entrato in vigore alle 8:00 (5:00 GMT) del 14 agosto 2006.

Prima del cessate il fuoco, i due membri del governo appartenenti a Hezbollah hanno dichiarato che la loro milizia non avrebbe disarmato le aree a sud del fiume Litani, in accordo con un altro membro anziano del governo libanese, mentre un alto ufficiale Hezbollah ha del pari negato qualsiasi intenzione di disarmare nel sud del Libano. Israele ha dichiarato di avere intenzione di bloccare il ritiro dal sud del Libano se le truppe libanesi non fossero state dispiegate in quest'area entro pochi giorni.

In seguito al cessate il fuoco ottenuto con l'intermediazione delle Nazioni Unite ci sono stati vari responsi riguardo chi aveva lucrato maggiormente a causa della guerra. Iran e Siria hanno proclamato la vittoria di Hezbollah, mentre le amministrazioni di Israele e Stati Uniti hanno dichiarato che Hezbollah ha perso il conflitto. Inizialmente, in un sondaggio effettuato da una stazione radio israeliana, gli israeliani sono stati divisi su questo, con la maggioranza che ha creduto in nessuna vittoria da parte di nessuno. Al 25 agosto 2006, il 63% degli israeliani intervistati voleva le dimissioni di Olmert per via della sua gestione della guerra.

Lo storico militare britannico John Keegan ha concluso che l'esito della guerra è stato "mal riportato come una sconfitta di Israele" da pregiudizi anti-israeliani nei media internazionali. Israele ha subito percentualmente meno perdite fra le sue truppe che durante la sua vittoria nella Guerra dei Sei giorni.

Il The Economist ha concluso che, sopravvivendo a questo asimmetrico conflitto militare, Hezbollah è efficacemente emersa da questo conflito con una vittoria politica e militare. Si cita il fatto che Hezbollah è stato in grado di sostenere le sue difese sul suolo del Libano ed infliggere attacchi con razzi su civili israeliani in confronto a campagne punitive aeree e terrestri delle IDF. Inoltre, gli obiettivi dichiarati di Israele all'inizio del conflitto, ovvero il recupero dei due soldati sequestrati e la distruzione della capacità militare di Hezbollah, non sono stati raggiunti. Hezbollah sta conducendo uno sforzo per la ricostruzione del sud di Beirut e del Libano sfruttando un "illimitato" supporto da parte dell'Iran. Comunque, data la reazione delle forze militari israeliane, che ha causato vaste distruzioni del sud del Libano, e data la nuova forza ONU che ha occupato quella che un tempo era l'area controllata da Hezbollah, il conflitto è generalmente visto come una leggera sconfitta di Hezbollah. Khairi Abaza ha scritto nella versione libanese (in inglese) del Daily Star: «la stessa manipolazione strategica dell'opinione pubblica può essere vista nella "vittoria" di Hezbollah contro Israele nell'estate del 2006. Ma cos'era questa vittoria? Una vittoria che ha lasciato sul campo 1.200 vittime libanesi, che ha portato miliardi di dollari di danni e perdite nel settore turistico, e la presenza delle truppe delle Nazioni Unite nel sud del Libano? Con tale bilancio, come può Hezbollah e suoi supporter arabi ingannare il pubblico arabo e proclamare la vittoria...? Si, il segretario generale del partito, Sayyed Hasan Nasrallah, è stato lasciato al suo posto... ma ciò è abbastanza quando le loro nazioni e le loro genti sono state sottoposte a violenze?». Il 27 agosto, Hasan Nasrallah si è scusato con il popolo libanese per l'incidente che ha dato il via alla guerra, dicendo: «Se avessimo saputo che la cattura dei soldati avrebbe portato a questo, certamente non lo avremmo fatto». Questa dichiarazione è stata fatta il giorno prima della visita del Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan in Libano, Il 22 settembre, migliaia di supporter di Hezbollah si sono raccolti a Beirut per una manifestazione di vittoria. Nasrallah ha dichiarato che Hezbollah avrebbe dovuto celebrare la "vittoria divina e strategica".

Il Primo Ministro israeliano Olmert ha ammesso alla Knesset che ci sono stati degli errori nella guerra in Libano, sebbene ha ritenuto la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU un risultato per Israele, che potrebbe riportare a casa i soldati presi in ostaggio, ed ha dichiarato che le operazioni hanno alterato il bilanciamento strategico di Hezbollah nella regione. Il Capo di Stato Maggiore di Israele Dan Halutz ha ammesso di aver fallito nel conflitto. Il 15 agosto, il governo israeliano ed altri membri della Knesset hanno chiesto le dimissioni di Halutz in seguito allo scandalo delle azioni, nel quale Halutz ha ammesso di aver venduto azioni ore prima dell'offensiva israeliana. Halutz ha successivamente rassegnato le dimissioni il 17 gennaio 2007 in seguito alle critiche sulla sua condotta durante la guerra.

Il 21 agosto, un gruppo di soldati israeliani della riserva smobilitati e i genitori dei soldati uccisi in combattimento hanno dato vita ad un movimento di protesta richiedendo le dimissioni di Ehud Olmert e l'insediamento di una commissione d'inchiesta di stato che indagasse sui fatti accaduti. Hanno sistemato un presidio con accampamento di fronte alla Knesset, che è cresciuto fino ad ospitare oltre 2.000 sostenitori il 25 agosto, incluso l'influente Movimento per la qualità del governo. Il 28 agosto, Olmert ha annunciato che non ci sarà alcuna commissione indipendente di stato o di governo, ma solo due ispezioni interne che indagheranno su fatti politici e militari (in particolare sulle azioni delle IDF), più una terza che indagherà sull'Home Front, che sarà annunciata in seguito.. Queste avranno un mandato più limitato e meno autorità di una singola commissione d'inchiesta presieduta da un giudice che si è ritirato. Le commissioni politiche e militari sono state presiedute dall'ex direttore del Mossad Nahum Admoni e dall'ex Capo di Stato Amnon Lipkin-Shahak, rispettivamente. I critici hanno protestato che queste commissioni sono solo un modo per sviare l'attenzione attraverso indagini superficiali, a causa del limitato scopo investigativo, delle auto-designazioni e del fatto che nessuna di esse sarà presieduta da un giudice ritirato.

In seguito a queste pressioni, l'11 ottobre, Admoni è stato sostituito dal giudice fuori servizio Eliyahu Winograd come presidente dell'inchiesta politica, e l'inchiesta stessa è stata elevata a status di commissione governativa con un mandato vicino a quello di una commissione di stato, la Commissione Winograd. Il 12 settembre, l'ex ministro della difesa Moshe Arens ha parlato di "sconfitta di Israele" nella richiesta di una commissione di stato d'indagine. Ha dichiarato che Israele ha perso "un piccolissimo gruppo di persone, 5000 guerriglieri Hezbollah, che non dovrebbero essere molto per le IDF", ed ha affermato che il conflitto avrebbe potuto avere "conseguenze fatali per il futuro". Reso pubblico il suo intento di dimettersi presto, Ilan Harari, l'ufficiale responsabile dell'addestramento delle IDF, ha dichiarato in una conferenza di ufficiali anziani delle IDF che Israele aveva perso la guerra, divenendo il primo ufficiale anziano in attività a rendere nota la sua opinione. Il Maggior Generale delle IDF Yiftah Ron Tal, il 4 ottobre 2006 è diventato il secondo alto ufficiale ad esprimere la sua opinione che le IDF avevano fallito nel raggiungere la vittoria contro Hezbollah, chiedendo contestualmente le dimissioni di Dan Halutz. Ron-Tal è stato successivamente licenziato per aver esposto questo ad altri critici commenti. Hezbollah è stato rapido nell'usare le scoperte del rapporto Winograd e rafforzare la sua dichiarazione di vittoria sull'enorme superiorità militare di Israele e per criticare il governo libanese sulla gestione del conflitto.

Nel marzo 2007, il Comitato ministeriale per i simboli e le cerimonie ha deciso che il conflitto era da definirsi come guerra, in seguito alle pressioni subite dalle famiglie dei soldati uccisi. Due giorni dopo, il Comitato ha deciso di chiamare la guerra "seconda guerra del Libano", decisione che è stata successivamente approvata dal governo israeliano.

In Siria, la guerra ha portato ad una politica più belligerante nei confronti di Israele. Alla fine del 2006 il presidente Bashar al-Asad ha minacciato di colpire Israele se non si fosse ritirato dal Golan, dichiarando: "le tue bombe atomiche non ti proteggeranno".

Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha messo in dubbio le dichiarazioni di vittoria di Hezbollah "quando allo stesso tempo erano al sicuro entro il sud del Libano, ed ora stanno per essere rimpiazzati da un esercito libanense e da una forza internazionale". All'UNIFIL è stato dato un mandato ulteriore, che include la possibilità di usare la forza per assicurare che la propria area d'operazione non venga utilizzata per attività ostili, e per tentare con la forza di prevenire l'impossibilità di espletare i propri doveri.Comunque, nell'aprile del 2007, l'amministrazione Bush ha ridescritto l'esperienza di Israele nella guerra. Ha descritto la Guerra d'estate come una "sconfitta strategica" che non è riuscita a raggiungere gli obiettivi militari, accumulando una diffusa condanna su di essa, e facendo venir meno il "mito dell'invincibilità dell'esercito di Israele". I combattimenti hanno causato un enorme dissesto finanziario per il Libano, con una stima che varia da 7 a 15 miliardi di dollari in costi diretti, mentre il costo per Israele è stimato da 1,6 a 3 miliardi di dollari. Per questo un commentatore del quotidiano arabo al-Sharq al-Awsat (Medio Oriente) ha messo in dubbio le dichiarazioni di vittoria di Hezbollah. Secondo un analista dell'Associated Press, la principale vittima è stata la fragile unità tra i gruppi politici del Libano, anche se un pezzo sull'Asia Times ha puntato sul supporto ad Hezbollah del Movimento Patriottico Libero comandato da Michel Aoun con la fornitura di case per gli spostamenti degli sciiti come un evidente rafforzamento delle relazioni.

Il desiderio libanese di emigrazione è aumentato dall'inizio della guerra. Più di un quinto degli sciiti, un quarto dei sunniti e quasi la metà dei maroniti hanno espresso il desiderio di lasciare il Libano. Circa un terzo dei maroniti ha già richiesto un visto alle ambasciate straniere, ed altri 60.000 cristiani hanno già lasciato il paese, all'aprile 2007. I cristiani libanesi sono preoccupati che la loro influenza sia in declino, temendo l'apparente incremento del fondamentalismo islamico, e preoccupati dalla potenziale rivalità con i sunniti e sciiti.

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Guerra del Libano (1978)

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La Prima invasione israeliana del Libano, avvenuta il 14 marzo 1978, è nota in ambito militare israeliano come "operazione Litani", nome in codice datole da Tzahal (le Forze di Difesa Israeliane).

Il Governo israeliano motivò questo intervento con la necessità di creare una fascia di sicurezza ben all'interno del territorio libanese (sino al fiume Litani appunto), così da tenere i suoi villaggi frontalieri fuori dal raggio d'azione dell'artiglieria, che con attacchi ripetuti causava molte perdite fra i civili.

Il conflitto fra Israele e l'OLP accrebbe le tensioni politiche fra i cristiani maroniti e mussulmani e drusi, cosa che si andò ad aggiungere alle questioni dietro la Guerra civile libanese del 1975-1990.

Il 14 marzo 1978 Israele lanciò l'Operazione Litani, occupando l'area a sud del fiume Litani, eccetto Tiro, con più di 25.000 soldati. Gli obiettivi fissati erano di spingere i gruppi militanti palestinesi, in particolare l'OLP, lontano dal confine con Israele e di aiutare quello che al tempo era un alleato di Israele, l'Esercito del Libano del Sud. Durante l'offensiva di sette giorni, le Forze di Difesa Israeliane prima conquistarono una fascia di terra grande approssimativamente 10 km, ma in seguito proseguirono a nord del fiume Litani. Il governo libanese stimò che ciò aveva causato all'incirca 285.000 profughi (Fisk, p. 130). Si ritiene che 1.100-2.000 Libanesi furono uccisi, quasi tutti civili (Fisk, p. 124). Soldati israeliani furono sottoposti al giudizio della corte marziale dopo che diversi contadini libanesi furono strangolati e dei prigionieri uccisi (Fisk, 131). 20 Israeliani furono uccisi. L'OLP si ritirò a nord del Litani, continuando a sparare sugli Israeliani.

In risposta all'invasione, il Consiglio di sicurezza ONU passò la Risoluzione 425 e la Risoluzione 426 invocando la ritirata delle forze israeliane dal Libano. Fu creata la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL) per rafforzare il mandato e riportare pace e sovranità al Libano. Le forze UNIFIL arrivarono in Libano il 23 marzo 1978, stabilendo il quartier generale a Naqoura.

Le forze israeliane si ritirarono più tardi nel 1978, lasciando le posizioni dentro il Libano al loro alleato, la milizia dell'Esercito del Libano del Sud (ELS) sotto il comando del Maggiore Saad Haddad. Il 19 aprile 1978 l'ELS bombardò il quartier generale dell'UNIFIL, uccidendo 8 soldati dell'ONU (Fisk, 138). Nell'aprile del 1980 due soldati irlandesi dell'ONU furono rapiti e uccisi da killer cristiani nel territorio dell'ELS e ad un soldato israeliano fu sparato da uomini di Haddad. La stampa israeliana all'epoca, in particolare il Jerusalem Post, accusò gli Irlandesi di inclinazioni pro-OLP. (Fisk, 152-154). Comunque, anche fazioni palestinesi attaccarono l'UNIFIL, rapendo un soldato irlandese dell'UNIFIL nel 1981 e continuando a occupare aree nel Libano meridionale.

Nel 2000 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite concluse che, al 16 giugno 2000, Israele aveva ritirato le proprie forze dal Libano in accordo con la Risoluzione 425.

Il Libano non estese il controllo su Libano meridionale, benché fosse stato chiamato a farlo dalla risoluzione ONU 1391 del 2002 e sollecitato dalla Risoluzione ONU 1496. Israele mosse diverse lamentele riguardo la condotta libanese.

L'affermazione libanese che Israele non si fosse completamente ritirato (vedi anche Fattorie di Sheba'a) fu esplicitamente negata dal rapporto del Segretario Generale dell'ONU che portò alla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU 1583. L'Occupazione siriana del Libano portò alla Risoluzione ONU 1559 che chiedeva il ritiro delle rimanenti 14.000 (dalle originali 50.000) truppe siriane e lo smantellamento di Hezbollah e delle milizie palestinesi. Il 26 aprile 2005, dopo 29 anni di presenza militare siriana in Libano, l'ultima delle truppe siriane si ritirò in accordo con la risoluzione.

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Geografia del Libano

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Voce principale: Libano.

Il Libano e' un paese dell Medio oriente che si affaccia sul Mediterraneo fra la Siria a nord e est, ed Israele a sud. Con una superficie di 10.400 chilometri quadrati è uno dei paesi più piccoli del continente asiatico.

Punti estremi: Punto più basso: Mar Mediterraneo 0 m s.l.m. Punto più alto: Qurnat as Sawda' 3.088 m s.l.m.

Il territorio libanese e' caratterizzato dalla presenza di due sistemi montuosi che corrono parallelamente alla costa, la Catena del Monte Libano ad ovest e quella dell'Antilibano a est. Fra le due catene si sviluppa la pianura della Bekaa.

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Source : Wikipedia