Lewis Carroll

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Inviato da maria 20/04/2009 @ 05:13

Tags : lewis carroll, fotografia, cultura

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Lewis Carroll

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Lewis Carroll - pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson - (Daresbury, 27 gennaio 1832 – Guildford, 14 gennaio 1898) è stato uno scrittore, matematico, fotografo e logico britannico. È celebre soprattutto per i due libri Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, opere che sono state apprezzate da una straordinaria varietà di lettori, dai bambini a grandi scienziati e pensatori. Fra gli autori che hanno apertamente dichiarato di considerare Alice una fonte di ispirazione per le loro opere si possono ricordare James Joyce, Jorge Luis Borges e John Lennon. In molti paesi del mondo esistono club e società di estimatori di Carroll. A Lewis Carroll è dedicato un importante premio per la letteratura per ragazzi, il Lewis Carroll Shelf Award.

La famiglia di Charles Dodgson era del nord dell'Inghilterra, con una percentuale di sangue irlandese. Anglicana e conservatrice, la maggior parte dei Dodgson apparteneva a una delle due professioni tipiche della borghesia medio-alta dell'epoca: l'esercito e la chiesa. Suo bisnonno, anch'egli di nome Charles Dodgson, aveva fatto carriera fino alla carica di vescovo; suo nonno (ancora Charles) era stato capitano nell'esercito, ed era morto in battaglia nel 1803, lasciando due figli molto piccoli. Il maggiore dei due (l'ennesimo Charles) prese gli ordini religiosi e andò alla scuola di Westminster e poi alla Christ Church di Oxford, rivelandosi estremamente dotato in matematica. Nel 1827, tuttavia, rinunciò alla carriera accademica e sposò una cugina, ritirandosi nell'oscurità di una vita da curato protestante di campagna.

Il quarto Charles Dodgson della discendenza nacque a Daresbury nel Cheshire, terzo di undici fratelli (sette femmine e quattro maschi) che, cosa rara in quell'epoca, sopravvissero tutti. Quando Charles aveva 11 anni, la famiglia si trasferì nello Yorkshire del nord, dove rimasero per 25 anni.

Il padre di Charles fece una moderata carriera nella Chiesa; pubblicò alcuni sermoni, tradusse Tertulliano, divenne un arcidiacono della Cattedrale di Ripon, e partecipò (talvolta in modo influente) alle intense dispute religiose che all'epoca dividevano la chiesa anglicana. Personalmente era incline all'anglocattolicesimo e ammiratore di John Henry Newman e del movimento di Oxford.

Nei primi anni della sua vita, Charles studiò a casa, con un precettore. Il registro delle sue letture, conservato dalla famiglia, testimonia quanto il bambino fosse precoce; all'età di soli sette anni lesse il romanzo allegorico religioso Il viaggio del pellegrino (The Pilgrim's Process, 1678) di John Bunyan. Si è talvolta sostenuto che fosse mancino e che sia stato costretto a contrastare questa tendenza, subendone un trauma; ma non vi sono prove documentarie di questo fatto. Si sa invece che soffriva di balbuzie, problema che a più riprese ebbe effetti negativi sulla sua vita sociale.

La natura dei "disturbi notturni" a cui Dodgson allude non è nota, ma si è ipotizzato che si tratti di un delicato riferimento a qualche forma di molestia sessuale. Da un punto di vista scolastico, tuttavia, Charles primeggiava senza alcuna difficoltà. L'insegnante di matematica, in particolare, tale R.B. Mayor, ebbe a dire che non aveva mai avuto un allievo così promettente in tutta la sua carriera.

Dodgson lasciò la scuola di Rugby nel 1850, iscrivendosi nel gennaio successivo alla vecchia scuola di suo padre, la Christ Church di Oxford. Vi era entrato da appena due giorni quando ricevette la notizia che sua madre era morta di "infiammazione del cervello" (forse meningite o un ictus).

Qualsiasi fossero i sentimenti di Dodgson per la morte della madre, non lasciò che lo distraessero dagli studi. Era eccezionalmente dotato, e ricevette numerosi riconoscimenti formali per i suoi notevoli risultati. La sua carriera accademica, però, rimase sempre in un curioso equilibrio fra brillanti risultati e annoiata pigrizia. Gli fu conferita una cattedra in matematica, che tenne per quasi tutta la vita (26 anni); ma è noto che trovasse l'insegnamento privo di stimoli, e che nelle sue lezioni regnasse l'apatia.

A Oxford gli fu anche diagnosticata una forma di epilessia, problema che all'epoca era un notevole fardello sul piano sociale. Recentemente, John Hughes, direttore della clinica di epilessia dell'Università dell'Illinois, ha sostenuto che la diagnosi fatta a Oxford era probabilmente sbagliata. Carroll soffriva probabilmente di una forma emicranica detta emicrania con aura, sindrome dove il dolore emicranico è preceduto da particolari sintomi neurologici simili per certi versi all'epilessia (peridita parziale del campo visivo, visione di luci a zig zag). Molti sostengono che questa sintomatologia abbia ispirato alcuni elementi delle sue opere.

Nel 1856, Dodgson iniziò a interessarsi alla neonata arte della fotografia, alla quale fu introdotto dapprima da uno zio, e più tardi da Reginald Southey (un amico alla Oxford) e il famoso pioniere della fotografia Oscar Rejlander.

La fotografia si rivelò uno strumento ideale per esprimere la sua filosofia personale, centrata sull'idea della divinità di ciò che Dodgson chiamava "bellezza": uno stato di grazia, di perfezione morale, estetica e fisica. Dodgson trovava questa bellezza nel teatro, nella poesia, nelle formule matematiche e soprattutto nella figura umana. In seguito, giunse a identificare questa idea di bellezza con il recupero dell'innocenza perduta dell'Eden. Come ebbe a notare il suo biografo Morton Cohen, con questa visione decisamente poco vittoriana Dodgson "rifiutava il principio calvinista del peccato originale, sostituendolo con il concetto opposto di divinità innata".

La visione artistica e filosofica di Dodgson domina il suo approccio alla fotografia. Dal saggio Lewis Carroll, Photographer di Roger Taylor (2002), che contiene tutte le foto di Dodgson ancora in nostro possesso, risulta che oltre la metà dei suoi lavori erano ritratti di bambine. La maggior parte delle ragazze ritratte scrivevano il proprio nome in un angolo della stampa, per cui i loro nomi sono quasi tutti noti. La sua modella preferita era Alexandra Kitchin ("Xie"); Dodgson la ritrasse circa cinquanta volte fra i 5 e i 16 anni. Nel 1880 cercò di ottenere il permesso di fotografare la sedicenne Xie in costume da bagno, senza riuscirvi.

Si pensa che Dodgson abbia distrutto, o restituito alle famiglie, le fotografie di nudo; tuttavia, almeno sei stampe son sopravvissute e quattro di esse sono state date alle stampe. Il fatto che Dodgson fotografasse o disegnasse ragazzine nude ha contribuito alla tesi che fosse un pedofilo (vedi sotto). Uno degli obiettivi evidenti della fotografia di Dodgson è quello di liberarsi del pesante fardello della simbologia vittoriana, ritraendo le sue giovani modelle più come fate, libere creature dei boschi, che come beneducate damigelle della buona società inglese.

Dodgson utilizzò la fotografia anche per introdursi nei circoli sociali più esclusivi. Fece ritratti per personaggi di spicco del suo tempo come John Everett Millais, Ellen Terry, Dante Gabriel Rossetti, Julia Margaret Cameron e Alfred Tennyson. Si dedicò anche a qualche paesaggio e qualche studio di anatomia. Smise improvvisamente di fotografare nel 1880, dopo 24 anni di attività e oltre 3000 foto. Meno di un terzo di queste immagini sono sopravvissute; alcune sono state deliberatamente distrutte dallo stesso autore. È andato perduto anche il diario in cui Dodgson annotava minuziosamente le condizioni in cui aveva realizzato ciascuno scatto.

Dimenticato dal 1920 al 1960 a causa dell'avvento del modernismo, Carroll/Dodgson viene oggi considerato uno dei più grandi fotografi dell'epoca vittoriana, e certamente uno di quelli che ha maggiormente influito sulla fotografia artistica moderna.

Il giovane Dodgson era alto circa 1,80 m, magro, aveva i capelli ricci e gli occhi azzurri. A diciassette anni ebbe un attacco insolitamente tardivo di pertosse che compromise l'udito del suo orecchio destro e probabilmente contribuì ai problemi al sistema respiratorio che lo afflissero per tutta la vita. Inoltre, continuò per tutta la vita a soffrire di quella che chiamava la sua "esitazione", una forma di balbuzie.

La balbuzie è stata oggetto di numerose speculazioni. Una componente importante dei miti su Lewis Carroll è la teoria secondo cui egli balbettava in presenza di adulti, mentre con i bambini si sentiva libero e parlava fluentemente. Non vi è alcuna evidenza che ciò sia vero; al contrario, ci sono testimonianze di bambini che sentirono balbettare Dodgson e di adulti che, pur frequentandolo, non si accorsero mai di questo difetto. Il problema aveva probabilmente un proprio corso di alti e bassi, ma non pare che vi fosse alcun particolare legame con la situazione sociale in cui Dodgson si trovava. In generale, sembra che Carroll fosse più consapevole e preoccupato della propria balbuzie di quanto lo fossero le persone che incontrava; in ogni caso, riuscì sempre a impedire che le sue preoccupazioni al riguardo (talvolta ossessioni) oscurassero le qualità che lo rendevano tanto popolare in società.

Dodgson era certamente una creatura gregaria, e cercava l'attenzione e ammirazione del prossimo. In un'epoca in cui la capacità di cantare e persino recitare erano requisiti importanti in società, si trovava discretamente a suo agio. Cantava abbastanza bene e non aveva paura di esibirsi in pubblico. Era bravo a raccontare storie ed era noto per la sua abilità nell'intrattenere con arguti indovinelli e sciarade.

Era anche socialmente ambizioso, e voleva a tutti i costi fare qualcosa per cui essere ricordato, inizialmente come scrittore o come pittore. La fotografia fu forse, per lo meno all'inizio, un ripiego rispetto alla pittura, nella quale Dodgson pensava di non essere sufficientemente dotato.

Nel periodo che intercorse fra le sue prime pubblicazioni e il successo di Alice, Dodgson mosse qualche passo nel circolo dei preraffaelliti. Nel 1857 divenne buon amico di John Ruskin e Dante Gabriel Rossetti, e conobbe anche William Holman Hunt, John Everett Millais e Arthur Hughes. Fu in questo circolo che conobbe anche lo scrittore di fiabe George MacDonald. In seguito, sarebbe stato l'entusiasmo delle figlie di MacDonald per Alice a convincere Dodgson a tentarne la pubblicazione.

Diversi anni prima di Alice iniziò a pensare come realizzare libri per bambini che potessero vendere bene; fra i suoi progetti comparivano libri di Natale e manuali pratici per la costruzione di marionette.

Nel 1856 pubblicò con lo pseudonimo "Lewis Carroll" una poesia romantica non particolarmente originale dal titolo Solitude, pubblicata su The Train. Il nome Lewis Carroll era una deformazione giocosa del suo vero nome: Lewis è infatti la versione inglese di Ludovicus, da cui deriva Lutwidge; Carroll è l'anglicizzazione di Carolus, il latino per Charles.

Nello stesso anno giunse alla Christ Church un nuovo rettore, Henry Liddell. Dodgson divenne ottimo amico di famiglia di Liddell e in particolare della signora e dei figli. Con le tre figlie Ina, Alice e Edith era solito fare giri in barca e pic-nic, arrivando fino a Godstow e Nuneham. Fu durante una di queste gite, nel 1862, che Dodgson inventò le linee generali di una storia fantastica per divertire le tre bambine. Alice Liddell lo pregò di metterla per iscritto. Ne nacque un manoscritto intitolato Alice's Adventures Under Ground ("Le avventure di Alice sotto la terra"), che si trova oggi nella British Library (sebbene sia naturale ritenere che la Alice del titolo sia Alice Liddell, pare che ciò sia stato smentito da Dodgson). In seguito Dodgson si decise a sottoporre il libro all'editore MacMillan, che lo apprezzò molto. Furono necessarie diverse revisioni (fra i titoli alternativi che furono considerati ci sono Alice Among the Fairies, "Alice tra le fate" e Alice's Golden Hour, "L'ora dorata di Alice"), finché nel 1865 vide finalmente la luce Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie (Alice in Wonderland), firmato da "Lewis Carroll" (lo pseudonimo usato nove anni prima per Solitude), con illustrazioni di John Tenniel.

Il libro ebbe un successo immediato e travolgente, e "Lewis Carroll" divenne presto un amatissimo e famosissimo personaggio pubblico, quasi un alter ego che conduceva una vita propria, parallela a quella di Dodgson. Al nome "Lewis Carroll" vennero associati gradualmente una serie di miti, incentrati sull'idea che si trattasse di un personaggio bizzarro, quasi venuto da un mondo fatato fatto di bambine e magia. Dodgson continuò a insegnare (fino al 1881) e rimase alla Christ Church fino alla morte, conducendo la sua solita vita; ma Carroll continuò a scrivere. Nel 1872 pubblicò Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (Through the Looking-Glass and what Alice Found There); nel 1876 Caccia allo Snark (The Hunting of the Snark), un breve poema epico nonsense dedicato a un'altra bambina, Gertrude Chataway; nel 1889 e nel 1893 i due volumi del suo ultimo romanzo, Sylvie e Bruno (Sylvie and Bruno).

Produzione meno nota è, certamente, quella che riguarda la sua passione per la logica e per la matematica. Con il suo vero nome fece pubblicare una serie di trattati di logica di cui si ricordano, tra gli altri, Euclide ed i suoi rivali moderni (1879), Il gioco della logica (1887), Che cosa disse la tartaruga ad Achille (1894) e La logica simbolica, pubblicato nel 1894.

L'intelligenza fuori dal comune di Dodgson è dimostrata anche da alcune sue invenzioni. Nel 1891 creò un sistema di scrittura detto nyctografia che consentiva di scrivere al buio, usando un codice di segni su una griglia rettangolare dotata di buchi quadrati. Inventò anche un gioco di carta e matita, il word ladder (la "scala delle parole"). Sebbene pochissimi conoscano l'inventore e l'origine di questo gioco, esso è piuttosto diffuso in tutto il mondo.

Morì a Guildford, nel Surrey, cinque anni dopo la pubblicazione di Sylvie e Bruno, di bronchite.

La passione di Dodgson per le ragazze e le bambine (e in particolare per Alice Liddell), la sua collezione di foto di bambine di Oscar Rejlander, le foto che lo stesso Dodgson scattò e altri elementi della sua biografia hanno da lungo tempo portato alla nascita di teorie sulla sua presunta pedofilia, sebbene pochissimi siano arrivati a suggerire che Dodgson abbia mai oltrepassato i confini dell'amore platonico per le sue giovani amiche.

L'argomento è controverso. Tra l'altro, le fotografie di bambini nudi non erano rare all'epoca; altri fotografi vittoriani che si sono cimentati in questo tipo di opere sono per esempio Julia Margaret Cameron, Francis Meadow Sutcliffe e Oscar Rejlander.

Il cosiddetto "mito di Carroll" (e di Carroll come pedofilo) iniziò, secondo le ricerche condotte da Karoline Leach, con alcune affermazioni che si trovavano nel saggio The Life of Lewis Carroll di Langford Reed (1932). Senza alludere in effetti alla pedofilia, Reed osservò che le amicizie di Carroll con le ragazze terminavano quando queste raggiungevano la pubertà. Questa nota fu raccolta da altri biografi che ne trassero le ragionevoli conseguenze.

Non possiamo sapere fino a che punto la preferenza di Charles per i bambini nei disegni e nelle fotografie nasconda un desiderio sessuale. Lui stesso sostenne che tale preferenza aveva motivi strettamente estetici. Ma dato il suo attaccamento emotivo ai bambini e il suo apprezzamento estetico per le loro forme, l'affermazione che il suo interesse fosse strettamente estetico è ingenua. Probabilmente sentiva più di quanto volesse ammettere, anche a sé stesso. Certamente, cercò sempre di avere un altro adulto presente quando soggetti prepubescenti posavano per lui.

Secondo Cohen, Dodgson chiedeva sempre alle madri delle bambine di essere presenti quando si accingeva a ritrarre le loro figlie, sebbene anche in questo caso possa porsi il dubbio se questa scelta non fosse un atto di autodisciplina. Quello che anche secondo Cohen è certo è che Dodgson, in qualche modo, ispirava fiducia alle famiglie. L'unico caso noto di attrito fra lui e i genitori delle bambine è quello che avvenne nel 1879, ovvero una "improvvisa rottura dell'amicizia" di Dodgson con la famiglia Mayhew dopo che questi gli ebbero rifiutato il permesso di fotografare nude le loro tre figlie maggiori (6, 11 e 13 anni).

Recentemente, il dibattito sulla pedofilia e sugli altri elementi del mito di Carroll si è arricchito di un contributo completamente diverso. Nel libro In the Shadow of the Dreamchild (1999), Karoline Leach sostiene che il sospetto di pedofilia nei confronti di Carroll sia conseguenza di una errata interpretazione della morale vittoriana e dei rapporti dell'autore con gli adulti. La Leach porta, tra l'altro, numerose prove che Dodgson abbia avuto molte relazioni con donne adulte, sia sposate che nubili, come Catherine Lloyd, Constance Burch, Edith Shute e Gertrude Thomson. Il libro della Leach è stato attaccato da molti recensori, tra cui Donald Rackin; molti altri autori, tuttavia, lo considerano un progresso importante nella comprensione della biografia di Carroll.

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James Joyce

James Joyce passeggia fittiziamente  per O'Connell Street

James Augustine Aloysius Joyce (Dublino, 2 febbraio 1882 – Zurigo, 13 gennaio 1941) è stato un poeta e scrittore irlandese. Benché la sua produzione letteraria non sia molto vasta è stato di fondamentale importanza per lo sviluppo della letteratura del ventesimo secolo, in particolare della corrente modernista. Il suo romanzo più noto, Ulisse, è una vera e propria rivoluzione rispetto alla letteratura dell'ottocento, e il successivo e controverso Finnegans Wake ne è l'estremizzazione.

Il suo carattere anticonformista e critico verso la società irlandese e la Chiesa cattolica traspare in opere come Gente di Dublino - palesato dalle famose epifanie - e soprattutto in Ritratto dell'artista da giovane.

Durante la sua vita intraprese molti viaggi attraverso l'Europa, ma l'ambientazione delle sue opere, così saldamente legata a Dublino, lo fece diventare uno dei più cosmopoliti e allo stesso tempo più locali scrittori irlandesi.

James Joyce nacque a Rathgar, un elegante sobborgo di Dublino, il 2 febbraio 1882, in una famiglia profondamente cattolica, primogenito di Mary Jane Murray e John Stanislaus Joyce. Nel 1887, lasciato il lavoro di doganiere, John Joyce viene nominato esattore delle tasse dalla Dublin Corporation e la famiglia si trasferisce a Bray, una cittadina venti chilometri a sud di Dublino.

Qui Joyce venne morso da un cane, episodio all'origine della sua fobia. Aveva anche paura dei temporali perché una zia molto religiosa gli disse che erano un segno dell'ira di Dio. Le paure avrebbero sempre fatto parte dell'identità di Joyce e sebbene avesse il potere di superarle, non lo fece mai.

Nel 1891 James Joyce scrive la sua prima opera, un pamphlet accusatorio nei confronti di Timothy Healy, reo di aver abbandonato nel mezzo di uno scandalo il leader del partito autonomista, Charles Stewart Parnell, che si suicidò nel 1891. Con la morte di Parnell l'autonomia irlandese era più lontana e John Joyce, autonomista convinto, era infuriato per questa vicenda tanto da far stampare alcune copie dell'opera prima di Joyce e spedirne una addirittura alla Biblioteca Vaticana. Tutte le copie sono andate perdute.

Nel novembre dello stesso anno John Joyce venne sospeso dal lavoro e non riusci più a pagare la retta del prestigioso Clongowes Wood College, che James frequentava dal 1888. James studia per qualche tempo a casa, poi brevemente alla scuola dei Fratelli Cristiani fino a quando grazie agli ottimi voti viene accolto gratuitamente al Belvedere College, un collegio gesuita, anche con la speranza di una vocazione. A sedici anni Joyce ha già sviluppato il carattere anticonformista e ribelle che lo contraddistinguerà anche in futuro e rifiuta il cristianesimo, anche se la filosofia di San Tommaso d'Aquino avrà una forte influenza sulla sua vita. Al Belvedere College ottiene ottimi risultati e vince più di una competizione accademica.

Nel 1893 la situazione economica già precaria si aggrava quando John Joyce, per pagare un debito, è costretto a vendere le sue proprietà a Cork. L'alcolismo di John e la cattiva gestione delle finanze porteranno al declino della famiglia.

Joyce si iscrisse all'University College di Dublino nel 1898 dove studiò lingue moderne, in particolare inglese, francese e italiano. Manifesta ben presto il suo carattere anticonformista rifiutando di sottoscrivere una protesta contro La contessa Cathleen, un dramma di William Butler Yeats, per alcuni diffamatorio nei confronti dell'Irlanda. In risposta ad alcune provocazioni contro Ibsen (un autore al tempo considerato immorale), in una delle riunioni del Literaly and Historical Society, un circolo storico-letterario di cui Joyce faceva parte, il 20 gennaio 1900 Joyce tenne un discorso pubblico sul tema Teatro e vita proponendo proprio Ibsen come modello di riferimento, un autore che per Joyce fu una vera scoperta. Dello stesso autore pubblicherà poco dopo sulla rivista Fortinghly Review una recensione di Quando noi morti ci destiamo per la quale ricevette una lettera di ringraziamento dal drammaturgo norvegese.

Col compenso per la recensione si recò brevemente a Londra con suo padre e ritornato in Irlanda si trasferì a Mullingar, dove cominciò la traduzione di alcune opere del drammaturgo tedesco Gerhart Hauptmann con la speranza che l'Irish Theatre accettasse di rappresentarle, ma la proposta venne declinata perché Hauptmann non era un autore irlandese. Da quest'esperienza Joyce trae spunto per scrivere il pamphlet Il giorno del Volgo, denuncia del provincialismo della cultura irlandese.

Il 31 ottobre 1902 Joyce consegue la laurea. Durante l'università scrisse anche altri articoli e almeno due commedie che sono andati perduti. Sono anche gli anni delle sperimentazioni letterarie cui Joyce stesso diede il nome di epifanie che ritroveremo poi in Gente di Dublino.

Un mese dopo si trasferisce a Parigi. L'idea è quella di diventare un medico e si iscrive alla Sorbona, ma nonostante sia aiutato dalla famiglia e scriva recensioni per il Daily Express vive in povertà. Dopo quattro mesi la madre si ammala di tumore e Joyce è costretto a far ritorno in Irlanda.

Il breve periodo passato a Parigi termina qui, ma nonostante le apparenze non è un completo fallimento. In una stazione ferroviaria fa un'importante scoperta, il romanzo Les Laurieres son coupèes di Édouard Dujardin, in cui l'autore fa uso della tecnica del flusso di coscienza, ampiamente usata nei romanzi più importanti di Joyce.

Nel letto di morte la madre, Mary Jane, preoccupata per l'empietà del figlio, cerca di convincerlo a fare la comunione e a confessarsi, ma Joyce si rifiuta. Quando la madre muore il 13 agosto dopo essere entrata in coma Joyce si rifiuta di inginocchiarsi per pregare al suo capezzale con gli altri membri della famiglia.

Dopo la morte della madre la situazione familiare peggiora ulteriormente nonostante Joyce riesca a racimolare qualcosa scrivendo recensioni per il Daily Express, insegnando privatamente e cantando. L'abilità del canto, ereditata dal padre, gli valse la medaglia di bronzo al Feis Ceoil del 1904. Era un apprezzato tenore, tanto che pensò di dedicarsi al canto come attività principale della sua vita.

Il 1904 è l'anno decisivo per la vita di Joyce. Il 7 gennaio la rivista Dana rifiuta la prima versione del Ritratto dell'artista da giovane, che Joyce trasformerà in un romanzo dal titolo Stefano eroe, completando così il nucleo del Ritratto dell'artista da giovane che verrà pubblicato nel 1916. Lo stesso anno in Nassau Street incontra Nora Barnacle, una cameriera di Galway che diventerà sua compagna per tutta la vita. La data del loro primo appuntamento, il 16 giugno 1904, è la medesima in cui si svolge l'Ulisse. Lo stesso anno esce The Holy Office, una raccolta di poesie.

A metà estate scrive i versi che faranno parte di Musica da camera e la rivista The Irish Homestead pubblica Le sorelle, un racconto che farà poi parte di Gente di Dublino, e nei mesi successivi anche Eveline e Dopo la gara.

In quel periodo Joyce beveva molto e una sera, mentre ritorna a casa ubriaco, partecipa ad una rissa con un uomo a Phoenix Park dopo la quale viene aiutato da Alfred H. Hunter e Oliver St John Gogarty, un amico studente di medicina. Questi due uomini avranno grande importanza nella vita di Joyce, il primo, infatti, era un ebreo vittima di pettegolezzi perché tradito dalla moglie, diventò il prototipo per Leopold Bloom, il protagonista dell'Ulisse, mentre il secondo è il prototipo di Buck Mulligan, un altro personaggio del romanzo il quale alloggia in una torre Martello, proprio come Gogarty a Sandycove.

Joyce soggiorna convalescente nella torre Martello di Gogarty per sei giorni, finché Gogarty, coinvolto in una lite, spara a dei tegami sopra il letto di Joyce, il quale raggiunge la notte stessa la famiglia a Dublino. Il 3 ottobre 1904 Joyce e Nora partono per l'esilio auto-imposto che li terrà lontani dall'Irlanda per la maggior parte della loro vita.

Joyce riuscì ad ottenere un posto come insegnante alla Berlitz School di Zurigo attraverso delle conoscenze, ma una volta a Zurigo scopre di essere stato truffato e il direttore lo manda a Trieste, che allora faceva parte dell'impero Austro-Ungarico. Neanche a Trieste però c'è un posto disponibile e con l'aiuto di Almidano Artifoni, il direttore della Berlitz di Trieste, si assicura un posto nella base navale di Pola. Vi insegnò fino al marzo 1905, quando il vicedirettore della Berlitz riesce a far trasferire Joyce a Trieste. Nonostante il periodo travagliato, Joyce riesce a scrivere e porta a termine alcuni racconti che faranno poi parte di Gente di Dublino e la seconda stesura di Musica da camera.

Dopo la nascita di Giorgio, il primogenito di Joyce e Nora, la famiglia ha bisogno di più soldi e con la scusa della nostalgia e l'offerta di un posto come insegnante, Joyce invita a Trieste suo fratello Stanislaus, il quale accetta. La loro convivenza però non fu semplice perché la frivolezza con cui Joyce spendeva i soldi e le sue abitudini di bevitore non piacevano a Stanislaus.

Alla fine del 1906 il desiderio di viaggiare portò Nora e Joyce a Roma, dove trovò un posto da impiegato alla Nast, Kolb & Shumacher Bank, ma ben presto, delusi dalla città, ritornarono a Trieste.

Nel 1907 scrisse qualche articolo per Il piccolo della sera e si offrì come inviato in Irlanda per il Corriere della sera, un'offerta che venne declinata. Nei primi di maggio dello stesso anno viene pubblicato Musica da camera Subito dopo la pubblicazione la salute di Joyce subì un colpo. Oltre ai problemi di cuore, agli incubi e l'irite, contrasse una forma di febbre reumatica che lo debilitò per molti mesi, riducendolo inizialmente quasi alla paralisi. Il 27 luglio nacque Lucia, la seconda figlia di Joyce e Nora.

A Trieste Joyce tenne spesso lezioni private durante le quali frequentò i figli della nobiltà del luogo e conobbe Italo Svevo, un altro prototipo di Leopold Bloom, tanto che molti dettagli sull'ebraismo inclusi in Ulisse gli sono stati riferiti proprio da Svevo.

Nell'agosto del 1908 persero il terzo figlio in seguito ad un aborto. Nello stesso periodo Joyce prese lezioni di canto al Conservatorio di Musica di Trieste e l'anno successivo prese parte all'opera I maestri cantori di Norimberga di Richard Wagner.

Nel 1909 Joyce ritorna brevemente a Dublino per far conoscere Giorgio alla famiglia, lavorare alla pubblicazione di Gente di Dublino e conoscere la famiglia di Nora. Il mese dopo era nuovamente a Dublino per conto di un proprietario di sale cinematografiche con lo scopo di aprire un cinema a Dublino. Riuscirà nell'intento, ma quello che all'inizio è un successo si rivelerà un fallimento. Ritornò a Trieste con la sorella Eileen, che passò il resto della vita nel continente.

Nell'aprile del 1912 si recò a Padova per sostenere gli esami di abilitazione all'insegnamento nelle scuole italiane, ma nonostante il buon esito il suo titolo di studio non fu riconosciuto in Italia. Nell'estate dello stesso anno ritornò a Dublino ancora una volta per la pubblicazione di Gente di Dublino, ma non ottenne i risultati sperati. Nonostante i ripetuti inviti di William Butler Yeats, fu l'ultima volta che mise piede in Irlanda.

L'anno successivo conosce Ezra Pound grazie al quale pubblica a puntate Ritratto dell'artista da giovane sulla rivista The Egoist. Nel 1914 escono in volume i racconti di Gente di Dublino e inizia a lavorare ad Ulisse e ad Esuli, l'unico dramma di Joyce che vedrà la luce nel 1918.

In quel periodo, Joyce inizia a frequentare assiduamente gli ambienti culturali della città: fra l'altro, diviene ospite fisso del Caffè San Marco, allora ritrovo degli intellettuali triestini, dove talvolta si reca a lavorare sulle sue opere.

Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale alcuni amici nella borghesia triestina lo aiutarono a fuggire a Zurigo dove conobbe Frank Budgen, che diventò un consulente nella stesura di Ulisse e Finnegans Wake, e, ancora grazie a Pound, dell'editore Herriet Shaw Weaver che gli permise negli anni successivi di dedicarsi solamente alla scrittura, abbandonando quindi l'insegnamento.

Nel 1918 la rivista americana Little review pubblicò alcuni capitoli dell'Ulisse. Nel 1920 Ezra Pound lo invitò a Parigi. Joyce era ritornato l'anno prima a Trieste ma trovò la città molto cambiata e i rapporti con suo fratello erano ancora molto tesi, quindi non esitò a recarsi a Parigi. Inizialmente doveva rimanerci una settimana, ci rimase vent'anni.

Nel 1921 termina la stesura di Ulisse che venne pubblicato dall'editore Sylvia Beach il 2 febbraio 1922, giorno del quarantesimo compleanno di Joyce. L'anno successivo iniziò la stesura di Work in progress che occupò i sedici anni successivi ed uscì nel 1939 col titolo Finnegans Wake. Nel 1927 uscì la raccolta Poesie da un soldo e l'anno successivo si sottopose ad un'operazione agli occhi. Nel 1931 morì il padre di Joyce che, per ragioni testamentaria sposa Nora.

In questi anni Lucia manifesta i primi sintomi di schizofrenia. Lucia divenne la musa di Joyce nella stesura di Finnegans Wake, e Joyce stesso cercherà di tenerla con sé il più possibile.

Dopo l'uscita di Finnegans Wake, sia per le dure critiche al romanzo che per l'invasione nazista di Parigi, la depressione di cui già soffriva Joyce si accentuò. Alla fine del 1940 si trasferì a Zurigo, dove l'11 gennaio 1941 venne operato per un'ulcera duodenale. Il giorno successivo entrò in coma e morì alle due di mattina del 13 gennaio 1941. Il suo corpo venne cremato e le sue ceneri si trovano al cimitero di Fluntern, come quelle di Nora e di suo figlio Giorgio. Lucia morì nel 1982 al St. Andrews Hospital a Northampton, in Inghilterra, dove trascorse gran parte della sua vita.

La celebre raccolta di racconti è un sunto delle sue esperienze vissute a Dublino, della quale fa una spietata e penetrante analisi mettendo in evidenza, attraverso le famose epifanie, la stagnazione e la paralisi della città. Il racconto più celebre, I morti, è diventato un film nel 1987.

Ritratto dell'artista da giovane, in alcune edizioni italiane Dedalus, è il risultato di una difficile gestazione. La prima stesura risale al 1904, la quale si trasformò a sua volta nel romanzo incompiuto Stefano eroe, che altro non è se non lo scheletro di Ritratto dell'artista da giovane. La storia è di carattere autobiografico e racconta la crescita di un ragazzo attraverso l'infanzia e gli anni del collegio fino al suo abbandono dell'Irlanda.

Nonostante fosse inizialmente interessato al teatro Joyce pubblicò un solo dramma, Esuli, nel 1917. La vicenda ruota attorno alla relazione tra marito e moglie e trae ispirazione da I morti, l'ultimo racconto di Gente di Dublino, ma anche dal corteggiamento che un amico di infanzia di James, Vincent Cosgrave, stava tentando nei confronti di Nora.

La prima racconta di poesia pubblicata da Joyce è The Holy Office, un duro attacco ai suoi contemporanei, incluso Yeats, dal quale traspare l'orgoglio della propria diversità. La seconda raccolta di poesie è Musica da camera (1907), composta da 36 poesie, nel 1912 pubblicò Gas From a Burner e nel 1927 le celebri Poesie da un soldo. Nel 1932 scrisse, in ricordo del padre e per celebrare la nascita del nipote, Ecce Puer.

Ulisse doveva inizialmente essere un racconto di Gente di Dublino, ma l'idea venne abbandonata. Nel 1914 Joyce inizia un romanzo che terminerà sette anni dopo, nell'ottobre 1921. Dopo altri tre mesi dedicati alla revisione Ulisse esce il 2 febbraio 1922.

Il romanzo si articola in diciotto capitoli, ognuno dei quali ha delle caratteristiche peculiari nello stile, occupa una particolare ora della giornata ed è un parallelo con l'Odissea, come i personaggi stessi, che restano comunque delle parodie. Ad ogni capitolo sono associati anche un colore, un'arte o una scienza e una parte del corpo. Joyce userà anche la tecnica del flusso di coscienza e si servirà di molte allusioni e citazioni storiche e letterarie, combinando così la scrittura caleidoscopica con l'estrema formalità della trama.

La trama è molto semplice, racconta la giornata e i pensieri di un agente pubblicitario irlandese, Leopold Bloom, in giro per Dublino, della quale Joyce riesce a dare una precisa descrizione toponomastica e topografica, soffermandosi soprattutto sullo squallore e sulla monotonia della vita dublinese.

Ulisse è universalmente riconosciuto come uno dei maggiori contributi allo sviluppo del modernismo letterario.

Completato Ulisse Joyce era esausto e non scrisse neanche una riga di prosa per un anno. Nel marzo del 1923 iniziò la stesura Work in Progress, prima a puntate nel periodico Transition e poi in volume il 4 maggio 1939 col titolo Finnegans Wake.

Il romanzo è un'estremizzazione stilistica di Ulisse, anche qui troviamo il flusso di coscienza e le allusioni letterarie, ma l'utilizzo di ben quaranta lingue, la creazione di neologismi tramite la fusione di termini di lingue differenti e l'abbandono delle convenzioni della costruzione di una trama e dei personaggi (in un approccio simile a quello usato da Lewis Carroll in Jabberwocky) ne rendono difficile sia la lettura che la traduzione. Le critiche al romanzo furono aspre, anche da parte di Ezra Pound che fino ad allora aveva sempre sostenuto il lavoro di Joyce.

Sotto un certo punto di vista può essere considerato una prosecuzione di Ulisse. Ulisse, infatti, tratta del giorno e della vita di una città, mentre Finnegans Wake è la notte e la partecipazione alla logica del sogno.

Le opere hanno avuto un'importante influenza su scrittori e studiosi come Samuel Beckett, Flann O'Brien, Máirtín Ó Cadhain, Salman Rushdie, Robert Anton Wilson, e Joseph Campbell.

Alcuni scrittori hanno avuto opinioni contrastanti sulle opere di Joyce. Secondo Nabokov e Borges Ulisse era brillante e Finnegans Wake orribile. Il filosofo francese Jaques Derrida, che scrisse anche un libro sull'Ulisse, raccontò di un turista che gli chiese in una libreria a Tokyo quale tra tutti quei libri fosse quello definitivo e gli rispose che erano Ulisse e Finnegans Wake.

L'influenza di Joyce esce dal campo della letteratura. La frase “three quarks for muster mark” in Finnegans Wake è spesso considerata all’origine della parola “quark”, il nome di una particella elementare scoperta dal fisico Murray Gell-Mann. lo psicoanalista francese Jacques Lacan, secondo il quale la scrittura ha tenuto Joyce lontano dalla psicosi, usa la scrittura di Joyce per spiegare il suo concetto di sintomo. Nel 1992 Umberto Eco, mentre sta lavorando sul Finnegans Wake, conia i finneghismi, delle invenzioni linguistiche che consistono nell'unione ironica di termini diversi (come oromogio = orologio che suona solo le ore tristi).

Significativo dello stile di Joyce è un aneddoto riportato da Stephen King: "Un giorno, andandolo a trovare, un amico lo avrebbe trovato riverso sullo scrittoio in un atteggiamento di profonda disperazione. «James, cos’è che non va?» avrebbe chiesto l’amico. «È il lavoro?». Joyce avrebbe assentito senza nemmeno sollevare la testa e guardare l’amico. Era naturalmente il lavoro; non lo era sempre? «Quante parole hai scritto oggi?» avrebbe domandato l’amico. E Joyce (sempre in preda alla disperazione, sempre con la faccia posata sulla scrivania): «Sette». «Sette? Ma, James, è ottimo per te!» «Sì» avrebbe risposto Joyce alzando finalmente la testa «Suppongo di sì, ma non so in che ordine vanno!».

La vita e le opere di Joyce vengono celebrate nel Bloomsday (il 16 giugno) sia a Dublino che in un numero sempre crescente di città nel mondo, e a Dedham, in Massachusetts, in cui si svolge una gara di dieci miglia in cui ogni miglio è dedicato ad un'opera di Joyce.

Non tutti sono ansiosi di espandere gli studi su Joyce. Il nipote dello scrittore, l'unico beneficiario dell'eredità, ha distrutto gran parte della corrispondenza di suo nonno e minacciò di citare in giudizio chi tenesse letture pubbliche delle opere del nonno nel Bloomsday e bloccò l’adattamento delle opere bollandolo come inappropriato. Il 12 giugno 2006 la Carol Shloss, professoressa della Stanford University, chiamò in giudizio Stephen per avere il permesso di usare materiale su Joyce e sua figlia nel suo sito.

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Nonsense

Un nonsense è una espressione (parola, frase o altro) che appare priva di significato. Il nonsense è utilizzato in letteratura e famosi esempi sono rappresentati dai limerick. Alcuni nonsense sono introdotti nella lingua comune dai giovani o dai grandi successi cinematografici o letterari.

Il termine "nonsense" deriva dall'inglese e significa letteralmente: senza senso. Ciònonostante, spesso ci si riferisce ad un concetto od una intera proposizione per indicare che potrebbe non avere significato dal punto di vista del significante, piuttosto che del significato. Talvolta ci si riferisce ad un'idea chiamandola un nonsense, intendendo che la scelta effettuata non è ben ragionata e ponderata; in questi casi la parola "nonsense" diventa sinonimo di follia.

Un celebre nonsense italiano è la supercàzzola, che si ispira al film Amici miei di Mario Monicelli. Consiste nell'investire la vittima di una burla con una raffica di parole incomprensibili, spesso condite con turpiloquio mascherato, in cui viene inserita in genere una parola significativa e riconoscibile che dia autorità al discorso e metta in posizione di inferiorità l'interlocutore (ad es. "prefettura", "vicesindaco"). La connotazione della supercazzola è il proposito di confondere, oltre allo spirito burlesco. Esempi sono: "supercazzola prematurata", "con lo scappellamento a destra", "come fosse Antani", "(s)blinda", "taràpia tapioca", "sbiriguda veniale".

Vi sono molti esempi di nonsense nella lingua italiana ereditati dall'inglese, specificatamente per quanto riguarda l'era di internet e della tecnologia più in generale. Esempi molto popolari di nonsense sono: "All your base are belong to us", "Someone set us up the bomb", "For great justice", "You have no chance to survive make your time" ed altre frasi che compaiono nel videogioco giapponese Zero Wing, nate come errori di traduzione dalla lingua originale a quella inglese.

Il Nonsense può esistere come genere a sé, in cui diversi strumenti sono usati per ottenere un attento equilibrio.

La celebre poesia Jabberwocky di Lewis Carroll, pubblicata nel 1871 in Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, è considerata un esempio classico di nonsense in letteraura. È costruita usando quasi tutte parole prive di senso (che però vengono poi in parte spiegate dal personaggio di Humpty Dumpty, che le interpreta come portmanteau).

Il linguaggio onirico di James Joyce nella novella Finnegans Wake è un alto esempio di nonsense. Pieno di parole portmanteau, sembra essere denso di significati, stratificati su diversi livelli. In molti passaggi è però difficile capire quale sia il senso "inteso" o "corretto", e il lettore rimane con il dubbio che non ce ne sia alcuno.

I due più celbrati autori nonsense in lingua inglese sono Edward Lear (1812-1888) e Lewis Carroll (1832-1898), ma esitono molti esempi precedenti il XVIII secolo. Tra gli autori più noti: Mervyn Peake, Edward Gorey, Flann O'Brien, Alan Watts, Dr. Seuss, Carl Sandburg, Laura E. Richards, Spike Milligan, Jack Prelutsky, Shel Silverstein, John Lennon, Noel Gallagher, Michael Rosen, Anushka Ravishankar, Mike Gordon, James Thurber e Rino Gaetano.

Nella cultura moderna il nonsense appare più confinato come forma di umorismo o nella letteratura per bambini.

Quasi ogni forma di nonsense rimane pesantemente legata alla lingua ed alla cultura di origine ed è di difficile, se non impossibile traduzione.

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Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò

Immagine realizzata da John Tenniel

Voce principale: Lewis Carroll.

Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (titolo originale Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, tradotto in italiano anche come Dietro lo specchio e con altri titoli) è un'opera letteraria pubblicata per la prima volta nel 1871 scritta dal matematico e scrittore inglese Reverendo Charles Lutwidge Dodgson, sotto il ben più noto pseudonimo di Lewis Carroll come seguito di Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie.

Come nel precedente libro il racconto è pieno di allusioni a personaggi, poemetti, proverbi e avvenimenti propri dell'epoca in cui Dodgson vive. Mentre il primo libro gioca sul tema delle carte da gioco questo gioca sul tema degli scacchi, per i quali l'autore fornisce uno schema di gioco all'inizio del libro (a dire il vero lo schema non è totalmente corretto, poiché la sequenza di mosse non segue sempre l'alternanza Bianco/Rosso).

Attraverso lo specchio nasce come semplice seguito di Alice nel paese delle meraviglie sfruttando il grande consenso di pubblico guadagnato con quest'ultimo. Il libro tuttavia risulta più malinconico e meno onirico, viene scritto infatti in un periodo di grandi tensioni con la famiglia Liddell, come testimonia il poemetto dell'epilogo che è un ammonimento ad Alice Pleasance Liddell di non perdere la sua innocenza di bambina.

Tradurre Alice è un'impresa in cui moltissimi autori italiani si sono cimentati. I giochi di parole, le figure retoriche, i proverbi citati ed i continui riferimenti alla cultura inglese, hanno spesso stuzzicato a tal punto la fantasia dei traduttori italiani che ogni traduzione rappresenta un libro a sé. Se tradurre il Paese delle Meraviglie era difficile, tradurre Attraverso lo Specchio è pressoché impossibile. I tranelli linguistici sono infatti molto più sottili e difficili non solo da tradurre, ma addirittura da individuare. Il libro è giocato soprattutto sul nonsense che raggiunge l'Apoteosi nel poemetto Jabberwocky, totalmente composto di parole inventate (metodo di cui James Joyce farà tesoro). La sfida della traduzione ha tuttavia stuzzicato l'attenzione di molti autori (è stato addirittura trasposto in Latino ed in Esperanto!) ed ha costretto gli adattatori Disney alla (sicuramente non letterale) melodica ed ormai famosissima canzone dello Stregatto.

La storia prende il via il 4 novembre (giorno prima di Guy Fawkes) esattamente sei mesi dopo il viaggio nel Paese delle Meraviglie. Alice, sonnecchiando su una poltrona del suo salotto, si chiede cosa c'è dall'altra parte dello specchio e con sua grande sorpresa, riesce a passarci attraverso ed a trovare una risposta alle sue curiosità. Scopre dapprima un libro con un poema incomprensibile (il Jabberwocky appunto), leggibile solo se riflesso in uno specchio. Lasciata la casa cominciano le sue canoniche disavventure e qui incontra fiori parlanti, insistenti personaggi della scacchiera ed improbabili animali ibridi. La cosa più intrigante è che qui Alice incontra tutti i personaggi delle sue filastrocche preferite, ed ecco che il colto Humpty Dumpty (tradotto in alcune edizioni in "Unto Dunto") ed i bizzarri gemelli Tweedledum e Tweedledee prendono vita in scenette al limite dell'assurdo.

Dicendo che Attraverso lo specchio è stato scritto con John Tenniel (l'illustratore ufficiale) si sbaglierebbe di poco. Come lo stesso Carroll ricorda in alcune memorie, nel poemetto Il tricheco e il carpentiere lasciò libertà a Tenniel di sostituire il Carpentiere con una farfalla o un leopardo, poiché nella metrica inglese valgono lo stesso. Ma quello che più stupisce è che un intero capitolo fu soppresso poiché Tenniel non riusciva ad illustrarlo. La scena vedeva Alice ed una vespa con una parrucca bionda che si lamentava della perdita dei suoi capelli ed invidiava la capigliatura di Alice. Il capitolo si può tuttavia trovare in molte edizioni italiane.

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Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie

Alice nel Paese delle Meraviglie

Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie (spesso contratto in Alice nel paese delle meraviglie, titolo originale Alice's Adventures in Wonderland) è un'opera letteraria pubblicata per la primissima volta il 4 luglio 1865 scritta dal matematico e scrittore inglese reverendo Charles Lutwidge Dodgson, sotto il ben più noto pseudonimo di Lewis Carroll.

Il racconto è pieno di allusioni a personaggi, poemetti, proverbi e avvenimenti propri dell'epoca in cui Dodgson opera e il "Paese delle meraviglie" descritto nel racconto gioca con regole logiche, linguistiche, fisiche e matematiche che gli hanno fatto ben guadagnare la fama che ha. Il libro ha un seguito, che forse gode di minor fama, chiamato Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò. Nella maggior parte dei casi gli adattamenti teatrali e cinematografici preferiscono fondere insieme elementi dell'uno e dell'altro.

Il matematico e saggista statunitense Martin Gardner ha pubblicato un'opera intitolata The Annotated Alice che riproponeva il testo di entrambi i libri arricchito da numerosissime note esplicative che spiegavano tra l'altro i riferimenti più o meno conosciuti ai vari poemetti vittoriani di cui Dodgson propone parodie nei suoi libri.

Durante il viaggio (cominciato a Folly Bridge, vicino Oxford, e terminato cinque miglia più in là in un villaggio di Godstow) Carroll inventò e raccontò alle tre bambine una storia, che più tardi mise per iscritto e regalò ad Alice Liddell che tanto aveva insistito perché lo facesse, diventò quindi Alice's Adventures Underground (le avventure di Alice sottoterra), che si sviluppava in soli quattro capitoli illustrati da Carroll stesso. Solo più tardi Carroll decise di pubblicare la sua storia, aggiunse nuovi personaggi e situazioni, commissionò le illustrazioni a John Tenniel (ritenuto ormai l'illustratore ufficiale) e gli diede il titolo e la forma che conosciamo ancora oggi. Ne sono state fatte varie copie di molte edizioni diverse e questo testo è stato pubblicato nel 90% delle lingue del mondo.

Tradurre Alice è un'impresa in cui moltissimi autori italiani si sono cimentati; i giochi di parole, le figure retoriche, i proverbi citati ed i continui riferimenti alla cultura inglese, hanno spesso stuzzicato a tal punto la fantasia dei traduttori italiani che ogni traduzione rappresenta un libro a sé. Così come fece Emma Cagli (storica traduttrice di Alice nel paese delle meraviglie) moltissimi autori (fra i quali Aldo Busi) hanno voluto personalizzare ed impreziosire Alice con le loro intuizioni.

La storia prende il via il 4 maggio (giorno del compleanno di Alice Liddell); Alice, una bimba di sette anni, annoiata e frastornata dal caldo primaverile, vedendo un Coniglio Bianco col panciotto che borbotta fra sé "è tardi, è tardi!" lo insegue nella sua tana. Così cade letteralmente in un onirico mondo sotterraneo fatto di paradossi, di assurdità e di nonsensi. Nella sua caccia al coniglio le accadono le più improbabili disavventure. Cresce fino a raggiungere dimensioni assurde; incontra frotte di animali quasi affogati nelle sue stesse lacrime, rimane intrappolata nella casa di un coniglio; incontra bimbi che diventano maiali, gatti che ghignano e svaniscono, partecipa a tè senza fine, gioca a croquet con un mazzo di carte per poi trovarsi a testimoniare nel processo al Fante di Carte che aveva rubato delle torte che in effetti erano lì…In seguito Alice viene processata e condannata dopo aver testimoniato e prima che la decapitassero...si sveglia. Fine del racconto.

Nella versione cinematografica i Palmipedoni sono strane creature le quali Alice è invitata a non calpestare. Palmipedone è tuttavia il nome datogli dagli adattatori italiani. Il nome originale è in realtà 'Mome Raths' creature che vengono nominate solo in Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò e precisamente nel poemetto Jabberwocky.

La trasposizione videoludica più famosa dell'opera di Lewis Carroll è sicuramente American McGee's Alice, videogioco creato da American McGee e prodotto dalla Electronic Arts nell'anno 2000. La trama del videogioco è tuttavia molto diversa dall'opera originale, e gli stessi personaggi sono caratterizzati da un aspetto grottesco ed inquietante. Impregnato di forti tinte gotico/noir American McGee's Alice, ci pone nelle vesti di una Alice fortemente cambiata, potenziale suicida e mentalmente instabile. Dopo anni di convalescenza in un manicomio, Alice viene richiamata dal bianconiglio nel paese delle meraviglie. Qui troverà amici pronti ad aiutarla e nemici giurati (come il Cappellaio Matto), fortemente cambiati allo stesso modo del paese delle meraviglie, ora sotto il controllo della cattiva Regina di Cuori.

Miyuki è una ragazzina adolescente, la cui vita, all’improvviso, subisce una svolta radicale: la ragazza sprofonda infatti nel suo letto e scompare nel Nulla, ritrovandosi in uno strano mondo, simile al Paese delle Meraviglie, descritto nel celebre racconto britannico. Ma il Bianconiglio, il Cappellaio Matto, lo Stregatto e tutti gli altri personaggi, in questo fumetto, sono tutte ragazze che indossano costumi di scena, come in una recita. Molte saranno le avventure, che Miyuki si troverà a condividere con esse: partite a scacchi, combattimenti, sfide a ma-jong…il tutto in un mirabolante viaggio, che la ragazza compie, alla ricerca di una propria identità… Il fumetto è una sorta di parodia soft-erotica del celebre racconto, incentrata sopratutto sul concetto della Crescita, legato al delinearsi dell'identità sessuale.

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Source : Wikipedia