Legnano

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Tags : legnano, lombardia, italia

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Legnano

Panorama di Legnano

Legnano (Legnàn in dialetto legnanese, Lignàn in altre varianti lombarde) è un comune di 56.942 abitanti in provincia di Milano. Situata nell'Alto Milanese ed attraversata dal fiume Olona, è la tredicesima città più popolosa della Lombardia.

Le origini dell'abitato sono rintracciabili tra il XXI ed il XIX secolo a.C., periodo al quale risalgono i più antichi reperti trovati nel territorio del Comune. Già in epoche remote, infatti, le colline che costeggiano l'Olona si dimostravano luoghi abitabili.

Grazie ad una storica battaglia, Legnano è l'unica città, oltre a Roma, ad essere citata nell'inno Nazionale. Ogni anno i legnanesi ricordano questa battaglia con il palio delle Contrade.

Legnano si trova in un territorio che è tra i più industrializzati e sviluppati d'Europa.

Legnano è situata lungo il corso la valle del fiume Olona, a sud delle Prealpi Varesine. Il suolo è principalmente composto da ciottoli, ghiaia, sabbia e argilla. Un tempo era coperto da uno sottile strato di humus poco adatto alla crescita di boschi e successivamente alla coltivazione agricola, così da essere in gran parte groana. A causa della presenza di strati argillosi sedimentati in corrispondenza di antichi alvei dell'Olona, il terreno fatica ad assorbire l'acqua piovana.

Il territorio ha una superficie di 17,72 km2 ed è distribuito su un suolo che ha un'altitudine compresa tra i 192 m ed i 227 m s.l.m.. Secondo la Classificazione sismica la città è in zona 4 (sismicità irrilevante), come stabilito dall'ordinanza PCM n. 3274 del 20 marzo 2003 .

Secondo la classificazione climatica il centro abitato è situato in "zona E", 2451 GR/G . Situata nell'alta pianura padana, Legnano ha un clima di tipo continentale con inverni freddi con molte giornate di gelo. La nebbia è principalmente diffusa lungo il tratto terminale dell'Olona, dove il terreno è altimetricamente più basso rispetto all'abitato. Le estati sono calde, umide e moderatamente piovose. Le temperature, in tale periodo, possono superare i 30 °C e l'umidità superare il 90%, causando quel fenomeno di caldo umido comunemente chiamato "afa". Le perturbazioni di stampo atlantico-mediterraneo o da quelle di origine artico-russa sono le principali cause del mal tempo. Legnano, come del resto gran parte della Pianura Padana, soffre di scarsa ventilazione. L'umidità è invece sempre molto elevata per tutto l'anno. Ultimamente, le piogge stanno diventando via via meno frequenti, così come il fenomeno della nebbia.

I dati provenienti dalla stazione meteorologica di Milano Malpensa indicano, in base alla media trentennale di riferimento (1961-1990) per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, che la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno a -4 °C; quella del mese più caldo, luglio, è appena sopra ai +28 °C. Le precipitazioni medie annue sono superiori ai 1000 mm e presentano un picco primaverile ed autunnale, con un minimo relativo invernale .

Legnano è attraversata dal fiume Olona, che taglia in due parti quasi uguali il territorio comunale.

Per la stragrande maggioranza è incanalato in argini in cemento o pietra, costruiti per minimizzare le esondazioni. Un tempo una cospicua parte dell'alveo era ricoperta da una struttura in cemento (per la maggior parte in corrispondenza delle aree degli ex cotonifici Cantoni e Dell'Acqua). L'Olona, prima della costruzione di argini e canali scolmatori, è stato un fiume che ha flagellato con frequenti esondazioni le aree che attraversa. La più antica di cui si conserva qualche traccia documentale risale al 1548 e avvenne a Legnano. L'ultima che ha fatto danni ingenti alla città si è verificata il 13 settembre 1995, mentre l'ultima in ordine cronologico è avvenuta nel novembre 2002.

Nel passato esistevano deviazioni del corso del fiume: naturali, come l'Olonella, ed artificiali, come i canali scavati dagli industriali e dai contadini. I primi avevano necessità di una migliore resa nello sfruttamento delle acque, i secondi di raggiungere i terreni più lontani dall'Olona. Furono interrati alla fine del XIX secolo.

È stato uno dei fiumi più inquinati d'Italia, anche se la qualità delle acque sta gradualmente migliorando. Oggi, grazie alla costruzione di canali scolmatori, le esondazioni sono diventate eventi rari. In seguito al miglioramento dello stato d'inquinamento delle acque si è provveduto a scoprire il fiume.

L'origine di questo stemma è nettamente riconducibile ad uno stemma riprodotto a pagina 193 dello Stemmario Trivulziano. In questo antico volume si può leggere infatti che lo stemma di Legnano è molto somigliante a quello di Cremosano.

Il 15 agosto 1924 al Comune è stato concesso il titolo di città.

Nei documenti antichi è anche chiamata Liniano, Livian, Legniano.

In latino è conosciuta come Ledegnanum.

Fin dai tempi più antichi gli abitanti di Legnano vissero sui margini della valle scavata dall'Olona. Questi terreni, più alti rispetto al corso del fiume, non erano infatti allagati dalle regolari piene del corso d'acqua. I più rilevanti ritrovamenti archeologici, dalla preistoria fino alla dominazione romana, sono stati scoperti lungo i margini della valle dell'Olona anche a causa delle inondazioni che si sono succedute durante i secoli, che hanno trasportato a valle i reperti.

I più antichi reperti archeologici trovati a Legnano sono dei frammenti di un vaso riconducibili alla cultura di Remedello. Venuti alla luce tra il 1926 ed il 1928, risalgono ad un periodo compreso tra il XXI ed il XIX secolo a.C.. Da un sito archeologico vicino alla Strada Statale del Sempione sono stati ritrovati dei bronzi risalenti alla dominazione celtica, databili tra il IV ed il I secolo a.C. (la cosiddetta cultura di La Tène).

I più importanti reperti di epoca romana furono scoperti nel 1925 in una necropoli nella zona est della città. Si trattava di monete, piatti, coppe, bicchieri, balsamari, specchi, utensili in ferro. Altre tombe risalenti allo stesso periodo sono state trovate nel 1985 vicino al centro storico e nel 1991 durante i restauri della chiesa di Sant'Ambrogio. In un altro scavo archeologico sono stati portati alla luce oggetti di tarda età romana. Il corredo era formato da ciottoli, coltelli, rasoi e fibbie.

Tutti questi oggetti sono esposti nel Museo civico di Legnano.

Nel medioevo Legnano era divisa in due parti. La prima, sulla riva destra dell'Olona, comprendeva l'abitato principale e corrisponde all'attuale centro della città (conosciuta, fino all'inizio del XX secolo, come Contrada Granda, in dialetto legnanese). La seconda, Legnanello, si trovava sulla riva sinistra del fiume (da quest'ultima è derivato il nome della contrada di Legnarello). L'abitato principale si sviluppò con una pianta con forma allungata lungo un'importante strada, che ne costituiva l'asse principale attraversandolo da nord a sud. Proveniente dalla valle dell'Olona, questa via di comunicazione attraversava Castellanza, Legnano, l'odierno quartiere "costa di San Giorgio" e proseguiva verso Milano. Nei punti in cui questa strada entrava e usciva da Legnano si trovavano due porte, di cui una, detta «porta di sotto», esisteva ancora nel XIX secolo. Era situata nell'attuale corso Magenta, poco più avanti dell'ingresso di Palazzo Leone da Perego.

Il primo documento pervenuto sulla storia di Legnano riguarda il quartiere di Legnanello (o Legnarello). Si riferisce ad una permuta di terreni situati nella piccola frazione ed è datato 23 ottobre 789. Sembra che il rione esistesse già nel 687, quando ebbe inizio la celebrazione della benedizione e dell'offerta delle candele, introdotta da Papa Sergio I, che si officiava ogni 2 febbraio.

Nel medioevo Legnano fu teatro della già citata battaglia: in diverse campagne militari, prima del celebre scontro, l'imperatore tedesco Federico I (detto "il Barbarossa") ambiva ad affermare il suo dominio sui Comuni dell'Italia settentrionale. Questi ultimi superarono le rivalità interne unendosi nella Lega Lombarda, presieduta da Papa Alessandro III. Il 29 maggio 1176 l'esercito dell'imperatore Federico I del Sacro Romano Impero fu sconfitto nella battaglia, combattuta nei dintorni di Legnano, dalle truppe della Lega Lombarda. Lo scontro rese celebre la compagnia della morte, guidata da Alberto da Giussano, che aveva il compito di difendere il Carroccio, sul quale stavano un'antenna con la Croce di Ariberto e con lo stendardo, un altare e una campana (la "martinella"). L'ultima domenica del mese di maggio avviene la rievocazione storica della battaglia con una sfilata in costume dell'epoca per le vie della città, cui segue il palio delle Contrade. Per questo evento storico l'esercito italiano ha dedicato alla città sei unità militari, la 58ª divisione, il 67° ed il 68° reggimenti fanteria, il 27° ed il 58° reggimento artiglieria e il Reggimento Artiglieria a Cavallo. Oggi prende il nome della città il 1° battaglione del 232° reggimento trasmissioni. Giuseppe Verdi ha lavorato all'opera La battaglia di Legnano, nel 1849.

Fino al 1288 nella città visse Bonvesin de la Riva, il maggiore poeta e scrittore lombardo del XIII secolo, esponente più in vista del movimento poetico didattico del nord Italia. Il letterato descrisse Legnano così: «Fra tutte le città della Lombardia è lodata come la rosa o il giglio fra i fiori, come il cedro nel Libano, come il leone fra i quadrupedi, come l'aquila fra gli uccelli, sì da apparire come il sole tra i corpi celesti, per la fertilità del suolo e la disponibilità dei beni occorrenti agli uomini».

A Legnano soggiornò anche Leone da Perego, vescovo di Milano dal 1241 al 1257. Visse nel palazzo omonimo, ora dedicato a museo. Qui morì il 14 ottobre 1257. In un primo momento fu sepolto nella chiesa di Sant'Ambrogio, poi la salma scomparve.

Già nel medioevo Legnano non era considerato un villaggio, bensì un borgo, denominazione riservata ai paesi dotati di un mercato e di una fortificazione. Queste infrastrutture in genere sorgevano nei centri più popolosi e servivano anche i centri limitrofi. Nel 1549 la popolazione, decimata dalle epidemie di peste del 1529 e del 1540, era di 576 abitanti, distribuiti in 184 famiglie. Già in questi secoli l'agricoltura legnanese era molto variegata. Le principali colture erano cereali (miglio e frumento), la vite ed il gelso, che è alla base dell'allevamento dei bachi da seta.

Oltre alla coltura di cereali, l'economia legnanese si basava anche sull'allevamento del bestiame e l'artigianato.

Durante il Rinascimento Legnano fu dominata da diverse famiglie nobiliari. Le principali furono i Lampugnani, i Vismara, i Visconti, i Crivelli, i Maino ed i Caimi. Nel corso del XV secolo Legnano si arricchì di molte abitazioni nobiliari, oltre al Castello di San Giorgio ed al Palazzo Leone da Perego. Una di esse si trovava a Legnanello tra l'attuale strada statale del Sempione (anticamente conosciuto come "strada magna") e l'Olona, dove ora si trova il largo Franco Tosi: si trattava di una casa ampia e circondata da giardino, con un ingresso sulla strada che scendeva al fiume. L'edificio originale, che apparteneva a Oldrado Lampugnani, è stato demolito nel 1927. Il Comune lo fece ricostruire in corso Garibaldi, ed ora è sede del Museo civico.

Al periodo seguente la Controriforma risale la costruzione dei conventi e della maggior parte delle chiese: le famiglie nobiliari dell'epoca facevano infatti a gara per accattivarsi il favore degli arcivescovi milanesi o per legare il proprio nome in opere di beneficenza o dirette alla comunità. Per quanto riguarda i conventi, nel borgo si trovavano due importanti monasteri: uno maschile, intitolato a Santa Maria degli Angeli, detto comunemente Sant'Angelo, ed uno femminile, intitolato a Santa Chiara.

L'elemento caratterizzante dei secoli XVIII e XIX fu la costruzione di molti mulini ad acqua lungo l'Olona. Nel periodo di massima espansione dell'attività molinatoria si potevano contare diciassette mulini che sfruttavano la forza motrice del fiume. Gli ultimi sette sono stati demoliti tra il XIX ed il XX secolo dalle grandi industrie cotoniere legnanesi per essere sostituiti da impianti più moderni, che sfruttavano la forza motrice del fiume con maggior efficienza.

I bassi redditi che offriva l'economia agricola e d'allevamento spingeva i contadini ad integrare il lavoro nei campi con altre attività, alle quali si alternavano, durante il giorno, le donne di casa. Alla sera i contadini legnanesi si trasformavano in filatori e tessitori di cotone, di lana e di seta, oppure in tintori.

Durante l'epoca napoleonica fu potenziata un'opera che risulterà decisiva, insieme alle attività artigianali sopraccennate, per la nascita delle industrie. Il governo potenziò infatti la strada del Sempione, già esistente, che collegava Milano con Parigi sul tragitto Rho - Legnano - Gallarate - Arona - Domodossola - Briga, attraversando le Alpi al passo del Sempione. Questa importante via di comunicazione contribuì notevolmente anche ad accrescere l'importanza strategica di Legnano, seconda stazione di posta da Milano.

Nel XIX secolo l'Amministrazione comunale di Legnano era governata dai grandi proprietari terrieri e da esponenti della borghesia più abbiente. Era spesso costretta ad intervenire per dettare norme in materia di agricoltura, pascoli e tutela dei terreni, e per risolvere le accese dispute tra gli agricoltori ed i mugnai, specialmente in periodi di magra dell'Olona.

Il 16 giugno 1862, da un balcone di un edificio ora non più esistente (nel luogo ora si trova la sede centrale della Banca di Legnano), Giuseppe Garibaldi esortò i legnanesi alla costruzione di un monumento a ricordo della famosa battaglia del 29 maggio 1176. L'opera fu poi inaugurata nel 1900.

Nel 1882 ci fu una disastrosa esondazione dell'Olona: per le coraggiose e filantropiche azioni dei suoi abitanti, come si può leggere nella motivazione dell'onorificenza, a Legnano fu conferita la Medaglia d'oro al valor civile.

L'industrializzazione di Legnano è avvenuta tra il 1820 e il 1880. Le tradizioni di artigianato e di manifattura domestica, praticata per integrare il lavoro nei campi, ebbero un peso determinante per la nascita dell'industria nella città. Nella seconda metà del secolo si ebbe la seconda fase della rivoluzione industriale di Legnano, che portò alla nascita delle fabbriche tessili e di quelle meccaniche. Diverse filature nate nei primi decenni del XIX secolo si trasformarono in vere e proprie industrie. Alcune di esse diventarono tra i principali cotonifici lombardi. Le macchine utilizzate nell'industria tessile, sempre più efficienti e quindi complesse, comportavano la necessità di disporre dell'attrezzatura per la manutenzione e di rapidità nelle riparazioni. Di conseguenza, negli ultimi decenni del XIX secolo nacquero le prime industrie meccaniche di Legnano, che costruivano e riparavano macchinari tessili. Successivamente si raggiunse una produzione più ampia nel settore meccanico: nel 1876 Eugenio Cantoni assunse l'ingegnere Franco Tosi, appena rientrato da un periodo di tirocinio in Germania, quale direttore della sua azienda.

Franco Tosi fondò poi, nel 1882, l'omonima industria meccanica.

Tra le industrie legnanesi, la principale, per organizzazione e tecnologia, era il cotonificio fondato da Eugenio Cantoni, come risulta da un documento del 1876 conservato presso l'Archivio del Comune di Legnano. Tra le più grandi aziende operanti a Legnano tra il XIX ed il XX secolo ci furono, oltre a quelle appena citate, i cotonifici Bernocchi, Dell'Acqua e De Angeli-Frua, la Manifattura di Legnano e le meccaniche Mario Pensotti ed Andrea Pensotti. Questi industriali elargirono anche contributi per la costruzione dell'ospedale e degli istituti superiori legnanesi.

Tra il 1885 ed il 1915 ci fu la completa trasformazione industriale dell'antico borgo agricolo. Lo sviluppo industriale portò però ad una crisi agricola della zona, in quanto molti contadini abbandonarono l'attività nei campi per lavorare nelle fabbriche legnanesi.

A cavallo dei due secoli ci fu un forte sviluppo industriale e commerciale di Legnano. Per questa espansione furono molto importanti le infrastrutture per il trasporto di persone e di merci. Accanto alla stazione ferroviaria lungo la linea delle FS Milano-Varese ed il Sempione fu costruita, lungo la strada appena citata, una linea tranviaria che collegava Legnano a Milano. Fu soppressa nella seconda metà del XX secolo.

Durante l'industrializzazione di Legnano ci fu un largo impiego della manodopera infantile. Nel XIX secolo fu un fenomeno comune in molti paesi europei, in particolare in Inghilterra. All'inizio degli anni ottanta del XIX secolo si verificarono nelle industrie legnanesi i primi scioperi e sorsero le prime società operaie.

Nel 1915, alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale in Italia, Legnano aveva circa 29.000 abitanti. Dall'inizio del XX secolo ci fu un forte incremento demografico dovuto all'immigrazione, determinata dallo sviluppo dell'industria, che costituì un richiamo di operai e di impiegati del terziario.

Durante il conflitto le industrie di Legnano convertirono i loro impianti anche per la produzione di forniture belliche. La Franco Tosi, in particolare, contribuì ad attrezzare i reparti di artiglieria dell'Esercito. Due calamità naturali, nel 1917, peggiorarono ulteriormente la situazione causata dalla guerra: l'epidemia di spagnola, che falcidiò la popolazione, ed una devastante esondazione dell'Olona, che ruppe gli argini ed invase il centro abitato.

Al termine della prima guerra mondiale, nel 1918, anche Legnano fu coinvolta da profonde tensioni sociali che sfociarono, a livello nazionale, nel biennio rosso prima e nel fascismo poi. I primi gruppi legnanesi che si ispiravano a quest'ultimo movimento politico si formarono a partire dal 1920.

Già nei primi anni del primo dopoguerra l'industria legnanese riprese la forte crescita che l'aveva caratterizzata fino a prima dello scoppio del conflitto, nonostante la trasformazione che, negli anni successivi, il regime guidato da Benito Mussolini avrebbe imposto all'economia italiana, da liberale a corporativa. Accanto alla crescita delle industrie tessili e meccaniche, nel 1927 la società Emilio Bozzi rilevò l'attività di costruzione di biciclette dalla Franco Tosi, rilanciando la marca Legnano. Secondo un censimento del 1927, la popolazione era di circa 30 mila abitanti, con 677 esercizi industriali e artigianali. La forza lavorativa era suddivisa in 9.926 addetti negli stabilimenti tessili, in 4.056 lavoratori nelle fabbriche meccaniche, in 1.762 nel commercio, credito, assicurazioni ed altri servizi e 287 impiegati nei trasporti e comunicazioni. La restante parte dei lavoratori era impiegata nell'agricoltura. Questi fatti e il forte incremento demografico (Legnano passò, dal 1881 al 1921, da 8.098 a 27.217 abitanti) portarono l'elevazione del Comune a Città il 15 agosto 1924, conferita dal Re Vittorio Emanuele III con Regio Decreto.

Durante il fascismo furono ideate, progettate ed eseguite molte opere pubbliche. La più importante che toccò Legnano fu il primo tratto dell'autostrada Milano-Laghi (fino a Gallarate). Fu inaugurata il 20 settembre 1923 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, il primo tratto. Fu la prima autostrada costruita nel mondo, e fu ideata dall'ingegnere varesino Piero Puricelli.

Il rapporto tra Legnano e Benito Mussolini fu forte. Il primo contatto ci fu il 29 luglio 1901 quando il giovane maestro di Predappio spedì all'allora sindaco Antonio Bernocchi una domanda di assunzione. Fu respinta poiché il posto di maestro era già coperto. La prima visita di Benito Mussolini nella città è invece datata 1921. Visitò la città come esponente del partito fascista. Tornò il 5 ottobre 1924 per la consegna del decreto di conferimento del titolo di "Città", e per l'inaugurazione delle scuole superiori Antonio Bernocchi. Visitò anche il cotonificio Bernocchi, in un periodo in cui le industrie tessili e meccaniche locali si stavano imponendo in campo nazionale. Benito Mussolini tornò nuovamente a Legnano il 4 ottobre 1934, quando parlò da un palco in piazza San Magno, collocato su una turbina della Franco Tosi, e tenne un discorso ufficiale davanti ad una folla di alcune migliaia di persone. Visitò poi il cotonificio Dell'Acqua.

La salma del Duce, infine, attraversò nel 1945 la periferia di Legnano, per giungere ad un convento di frati cappuccini a Cerro Maggiore, ai quali fu affidato momentaneamente in custodia per essere poi restituito alla moglie, Rachele Guidi.

Nel maggio 1935 venne organizzato il primo Palio di Legnano per ricordare la vittoria dei Comuni della Lega Lombarda contro Federico Barbarossa nella celebre battaglia del 29 maggio 1176.

Nel 1940 l'Italia entrò nel secondo conflitto mondiale a fianco della Germania nazista, e le vicende della guerra si ripercossero, di conseguenza, anche su Legnano. Mentre molti soldati legnanesi morivano sul campo di guerra, gli effetti delle privazioni si acutizzarono con il passare dei mesi e degli anni. Le industrie di Legnano furono convertite per la produzione bellica e per le commesse militari. La notte tra il 13 e il 14 agosto 1943 alcuni aerei sganciarono bombe, causando una decina di morti.

La svolta decisiva della guerra fu l'armistizio dell'8 settembre 1943 tra l'Italia e gli alleati. Già all'indomani circolavano minacciose per Legnano le autoblindo tedesche. Le industrie legnanesi, ora controllate dai nazisti, iniziarono a fornire al Terzo Reich, fino alla liberazione, i prodotti utili per proseguire la guerra.

Nell'ottobre del 1943 si costituirono a Legnano, e nei paesi vicini, le prime squadre armate composte da operai, studenti e soldati sbandati dopo l'8 settembre. Si formarono brigate partigiane "Carroccio", d'ispirazione cattolica, la "Garibaldi", di estrazione social-comunista, ed alcune brigate autonome, tra le quali la "Sicilia". Le "Carroccio" e "Garibaldi" agirono in appoggio alle formazioni partigiane dell'Alta Italia seguendo le direttive del Comitato di Liberazione Nazionale.

In questo clima maturò uno dei più tragici episodi della resistenza legnanese. Il 5 gennaio 1944 le SS compirono un'azione di rappresaglia nello stabilimento della Franco Tosi. Furono prelevati 63 operai. Dopo lunghi interrogatori, i tedeschi rilasciarono gli arrestati, tranne sette, che furono deportati nei lager nazisti. Analoghe azioni furono compiute negli stabilimenti della Metalmeccanica, della Manifattura di Legnano e della Società Industrie Elettriche. Durante la guerra nei lager nazisti morirono 11 lavoratori legnanesi.

Nell'inverno del 1944 cadde nelle mani dei fascisti uno dei fondatori delle brigate "Garibaldi", Mauro Venegoni. La milizia chiese a Venegoni di rivelare i nomi dei partigiani del suo gruppo e, al suo rifiuto, fu torturato, accecato e ucciso a Cassano Magnago. Per questo tragico episodio gli fu assegnata la medaglia d'oro al valore militare alla memoria e gli fu dedicata una via di Legnano. Dopo il 27 aprile 1945, giorno in cui Legnano fu definitivamente liberata dai nazi-fascisti, ci furono episodi di vendetta contro gli esponenti del regime appena crollato.

Legnano è tra le Città decorate dopo la guerra, poiché è stata insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante il secondo conflitto mondiale.

Dopo la guerra Legnano fu colpita, come il resto dell'Italia, dalla forte recessione economica conseguente il conflitto. Mancavano gli alimenti fondamentali, il trasporto pubblico era ridotto al minimo e le strade erano dissestate. Il 2 giugno 1945 si riunì, per la prima volta dopo la dittatura fascista, la Giunta comunale, con Sindaco Anacleto Tenconi. L'avvio della democrazia e della ricostruzione dopo le distruzioni della guerra fu lento e faticoso.

Normalizzatasi anche la politica nazionale, l'economia di Legnano riprese a crescere, riprendendo il vigore economico del periodo precedente alla seconda guerra mondiale. Durante la forte crescita economica dell'Italia nel periodo del boom economico, Legnano si assicurò tra il 1951 e il 1961, il più alto indice di occupati nell'industria in rapporto alla popolazione tra i Comuni lombardi (65,2%), seconda dopo Sesto San Giovanni. Nella seconda metà del XX secolo molte delle grandi aziende citate chiusero i battenti. L'unica industria citata ancora attiva è la Franco Tosi, specializzata nella produzione di turbine.

L'età d'oro dell'industria legnanese iniziò all'inizio del XX secolo e terminò negli anni sessanta dello stesso secolo. La crisi peggiorò progressivamente danneggiando l'economia, l'occupazione e il tessuto industriale. Molte aziende chiusero, soprattutto nel tessile, nell'abbigliamento e nella calzatura, e molte altre furono coinvolte in un processo di ridimensionamento, come ad esempio la Franco Tosi. Si tentò quindi di puntare al settore terziario. Questi campi alternativi non portarono però a un tasso di sviluppo sufficiente a sopperire delle attività industriali. Iniziò allora una fase caratterizzata dalla nascita di piccole aziende. Tali processi continuano tuttora.

Legnano, con la zona circostante, è ancora oggi tra le aree più sviluppate ed industrializzate d'Europa.

Al 1° gennaio 2007 gli stranieri residenti a Legnano con regolare permesso di soggiorno assommavano a 4001, cioé a circa il 7% della popolazione.

Nel Comune è relativamente diffuso il dialetto legnanese. Come tutti i dialetti lombardi occidentali, anche il legnanese è sostanzialmente una lingua romanza derivata dal latino. In esso vi è chi trova tracce delle lingue dei popoli anteriori alla latinizzazione della regione, in particolare l'antico ligure e il gallico parlato dai Celti, anche se i dati sull'effettiva influenza di questi sostrati sono pochi e di varia interpretazione.

Un esempio di ciò è l'interpretazione da darsi alla conservazione delle antiche vocali finali latine (diverse da -a), cadute in milanese, ma non in altri dialetti confinanti, tra cui quelli liguri. Per questo, alcuni vorrebbero vedere in questa conservazione un tratto dovuto ad un "sostrato ligure". Il fatto che nel dialetto bustocco essa sia più avanzata che in legnanese deriverebbe da una maggiore influenza di Milano su Legnano.

Attualmente, l'uso del legnanese sta lentamente regredendo, anche se in maniera meno marcata di altri dialetti lombardi. Un notevole contributo alla rivitalizzazione del dialetto è data anche dall'intensa attività della compagnia teatrale dei Legnanesi.

La maggioranza della popolazione è cattolica. L'immigrazione di cittadini comunitari ed extra-comunitari ha portato all'insediamento di minoranze di musulmani e ortodossi.

Nel Comune sono presenti 9 parrocchie cattoliche appartenente all'Arcidiocesi di Milano. Quelle che hanno le più antiche chiese parrocchiali sono San Magno e Sant'Ambrogio.

Il tessuto urbanistico di Legnano si è sviluppato intorno al centro storico. Poi, gradualmente, la città è stata protagonista di una progressiva urbanizzazione che ha portato ad una notevole espansione del centro abitato. All'origine di questo fenomeno c'era la nascita di molte industrie che richiamavano lavoratori da diverse zone d'Italia. Come si può notare dall'evoluzione demografica, nel periodo compreso tra il 1871 e il 1921 la popolazione settuplicò.

Le industrie cotoniere nate nel XIX secolo, a differenza delle altre, sorsero lungo le rive dell'Olona, data la loro necessità di acqua. I nuovi quartieri residenziali occuparono di conseguenza le aree libere oltre la valle del fiume. Qui ebbero origine la copertura e l'incanalamento del fiume.

In seguito all'ulteriore crescita dell'abitato legnanese, le aziende costruirono le loro sedi sempre più in periferia. Poi, le varie crisi economiche che si sono succedute nei decenni del XX secolo hanno portato alla nascita di molte aree dismesse che, attualmente, sono in fase di recupero.

L'aumento della popolazione negli ultimi decenni e l'abitudine dei cittadini ad un uso più frequente dell'automobile hanno costretto l'amministrazione comunale a numerosi interventi sulla viabilità con la costruzione di sottopassaggi, rotatorie e la realizzazione di nuove strade.

Uno dei provvedimenti che ha caratterizzato il Piano Regolatore Generale legnanese , è stato il divieto di aprire grandi supermercati. Ora è in fase di costruzione un centro commerciale sull'area un tempo occupata dall'ex-Cotonificio Cantoni e un altro è previsto nella periferia ovest della città. Per gli anni passati, ha fatto eccezione solo un punto vendita Bennet, situato vicino al centro storico.

Da citare la pedonalizzazione di parte del centro storico, effettuata all'inizio del XXI secolo, la creazione del parco locale del Bosco di Legnano, l'adesione al parco dell'Alto Milanese ed a quello Mulini.

Nell'abitato vi è una suddivisione storica in quartieri e contrade: i quartieri sono Mazzafame, Ponzella, Frati, Olmina, Canazza, Gabinella, Legnarello, Colli di Sant'Erasmo e Costa San Giorgio. La parte dell'abitato ad ovest della ferrovia è chiamato "Oltrestazione", mentre la parte ad est del Sempione è chiamata "Oltresempione". Le 8 contrade sono San Bernardino, La Flora, Legnarello, San Domenico, San Magno, San Martino, Sant'Ambrogio e Sant'Erasmo. Le contrade sono le protagoniste del Palio che si svolge ogni anno nella città.

Dell'originario centro storico, sia nell'abitato principale che a Legnarello, rimangono molti vecchi cortili, ora ristrutturati per adattarli alla nuova funzione puramente abitativa. Durante i secoli sono stati demoliti diversi edifici storici, tra i quali Palazzo Cotta, la Casa dei Cavalieri Lampugnani, molte chiese (tra le quali citiamo la chiesa di San Salvatore, che fu sostituita dalla basilica di San Magno) e due conventi. Sono stati conservati il castello di San Giorgio e diverse chiese. Nel 1897 è stato ricostruito palazzo Leone da Perego, e nel 1928 è stato riedificato, usando parti originali dell'edificio originario, palazzo Lampugnani (l'attuale Museo civico Sutermeister).

Legnano possiede numerose chiese, dislocate su tutto il territorio. La chiesa principale della città è la Basilica di San Magno: venne realizzata nei primi decenni del XVI secolo probabilmente da Giovanni Antonio Amadeo o da suoi seguaci grazie al patrocinio delle famiglie Lampugnani e Vismara. Vi è poi la chiesa di Sant'Ambrogio, la più antica della città: la prima citazione di una chiesa dedicata a Sant'Ambrogio a Legnano è infatti contenuta in un documento del 1389, scritto da Goffredo da Bussero. La seconda parrocchia sorta nella città, dopo quella S. Magno, fu quella del SS. Redentore, che si ritrova nella Chiesa del SS. Redentore, inaugurata nel 1902 a Legnarello, quartiere della città. Prima che fosse costruita questa chiesa la comunità religiosa del rione faceva riferimento, dal 1603, alla piccola chiesa di Santa Maria della Purificazione. Di rilievo sono anche la Chiesa di San Bernardino, dedicata a San Bernardino da Siena e consacrata nel XVII secolo, e la Chiesa di San Domenico. Vi sono inoltre la Chiesa di Sant'Erasmo, la Chiesa dei Santi Martiri e la Chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù. Oltre a quelle citate vi sono numerose chiese minori, che solitamente sono coordinate alle parrocchie di quelle maggiori.

Il Convento di Sant'Angelo fu costruito tra il 1468 ed il 1471, ed ospitava 27 frati francescani. Fu soppresso all'inizio del XIX secolo da Napoleone Bonaparte. Nel 1896 fu convertito in scuola elementare. Ad esso era connesso una chiesa. Costruita tra il 1668 ed 1689 in stile medioevale, fu arricchita con opere in stile barocco. Fu abbattuta alla fine del XIX secolo. Il nome originario del convento era "Santa Maria degli Angioli", in seguito modificato in Convento di Sant'Angelo.

Successivamente il monastero fu arricchito di una scuola di filosofia, una ricca biblioteca e un refettorio. Il plesso scolastico fu demolito e ricostruito nel 1967.

La prima citazione documentata del Convento degli Umiliati risale al 1398. Nel complesso fu edificato anche un piccolo ospedale che serviva come infermeria per i meno abbienti. Era conosciuto come Ospedale di Santa Maria ed è citato nel Liber Seminarii Mediolanensi (della fine XV secolo). Annessa al monastero era stata costruita la Chiesa di Santa Maria del Priorato. Ospitava da cinque ad otto religiosi della confraternita degli Umiliati. Il convento e gli edifici annessi furono demoliti nel 1953 per la costruzione della Galleria di piazza San Magno.

La città possiede anche un Cimitero monumentale, costruito all'inizio del XX secolo. In esso riposano le spoglie di Gianfranco Ferré, uno dei più famosi stilisti italiani.

Legnano è anche dotata di un cimitero parco, che è di più recente costruzione e si trova alle porte della città. È molto vasto, ed è stato voluto per accogliere il numero sempre maggiore di spoglie di cittadini legnanesi.

Il castello di Legnano è conosciuto come Castrum Sancti Georgi (Castello di San Giorgio) fin dal XIII secolo, e sorge su un'isola del fiume Olona. La fortificazione è sorta su un convento di Regolari Agostiniani, e comprende la chiesetta dedicata a San Giorgio, la cui presenza è documentata fin dal 1231. Tra il 1261 e il 1273 i Torriani costruirono le due ali a destra e a sinistra della torre originaria, che furono inglobate successivamente nel castello. Il castello di San Giorgio è stato di proprietà dei Visconti fino al 1437, quando l'ultimo signore della dinastia che dominava Milano, Filippo Maria, lo assegnò in dono al fedele Oldrado Lampugnani. Nel 1445 Oldrado ottenne il permesso per la fortificazione dell'edificio con torri, mura, fossato e ponte levatoio. Il castello di San Giorgio è stato di proprietà di varie famiglie nobiliari fino al 1973, quando è stato acquistato dal Comune di Legnano. Dopo secoli di degrado ed incuria, è stato ristrutturato e riaperto al pubblico nel 2005.

Il museo civico "Guido Sutermeinster" è in corso Garibaldi, 225. Conserva, in particolare, materiale archeologico proveniente dalla città e dal territorio circostante, ed è stato allestito grazie ad un'assidua ricerca condotta dall'ing. Guido Sutermeinster tra il 1925 e il 1964. Le collezioni si sono poi arricchite con materiale giunto al Museo da scavi della Soprintendenza Archeologica della Lombardia e da donazioni di privati. I reperti testimoniano l'esistenza di una civiltà della valle Olona sin dall'età del bronzo. L'edificio che ospita il museo, costruito nel 1928, riprende la dimora quattrocentesca di una delle nobili famiglie della zona, i Lampugnani. Il palazzo originale si trovava tra l'attuale statale del Sempione e l'Olona, più o meno presso Largo Tosi, ed è stato demolito nel 1927.

Il palazzo Leone da Perego è a pochi passi dalla Basilica dedicata a San Magno e possiede due entrate, una in via Magenta e l'altra in via Girardelli. Probabilmente è sorto sui resti di un precedente edificio dell'VIII secolo. All'inizio del XIII secolo diventò nobile residenza estiva e, proprio grazie all'arcivescovo Leone da Perego da cui prende il nome, conobbe un periodo di splendore che si protrarrà sino alla fine del XV secolo. Riedificato nel 1897, nel 1973 la parte conosciuta come palazzo Ottone Visconti fu trasformata in sala conferenze e, successivamente, in cinema. La restante parte, dopo essere stata adibita a scuola materna, è dal 2001 area espositiva e rappresenta uno dei cuori pulsanti della cultura legnanese.

In piazza Monumento (vicino alla stazione ferroviaria) è situata la statua dedicata ad Alberto da Giussano (inaugurata nel 1900). Il celebre condottiero lombardo fondò, organizzò ed equipaggiò la Compagnia della Morte, associazione militare di cavalieri che ebbero una grande importanza nella Battaglia di Legnano, in quanto difesero fino allo stremo il Carroccio della Lega Lombarda. L'iconografia del monumento è stata in seguito utilizzata come logo dalle biciclette Legnano, dalla squadra di calcio della città, dal Corpo Bandistico Legnanese e dal partito politico Lega Nord.

Il Cotonificio Cantoni è stato uno stabilimento appartenente all'omonima azienda tessile italiana attiva fra il 1830 ed il 1985. Fu il primo cotonificio ad avere la ragione sociale di S.p.A. (1872). Il primo nucleo della futura azienda è stata una filatura aperta il 2 ottobre 1830 da Camillo Borgomanero. Nel 1855 la Cantoni fu la sola impresa della Lombardia a prendere parte all'Esposizione Universale di Parigi. L'opificio chiuse l'attività nel 1985. Gli stabilimenti sono stati demoliti all'inizio del XXI secolo per la realizzazione di un parco pubblico, un centro commerciale e delle abitazioni. Le uniche parti conservate sono le facciate dei padiglioni per la lavorazione dei velluti, inaugurati nel 1931. Importanti dal punto di vista storico sono anche l'ex Cotonificio Bernocchi, costruito nel 1898, ampliato negli anni '30 e abbandonato dal 1971 (in piccola parte oggi riutilizzato da attività artigianali) e la Manifattura di Legnano, completata nel 1903 e appena chiusa. Del grande stabilimento della Stamperia De Angeli Frua, risalente al 1893, è rimasta una palazzina uffici (oggi sede Associarma). Di interesse è anche in nucleo originario, di inizio Novecento, delle Officine Meccaniche Franco Tosi.

In origine il territorio legnanese era caratterizzato dalla crescita spontanea soltanto di cespugli, data la bassa fertilità del terreno (in Lombardia questo tipo di habitat è conosciuto come groana). Nel corso dei secoli, grazie al lavoro di fertilizzazione ad opera dei contadini e alla costruzione di canali artificiali, è stato possibile rendere coltivabile il terreno. Un tempo, infatti, vaste aree erano coltivate e la flora delle zone boscose era composta prevalentemente da farnie, carpini, castagni, noccioli, platani, frassini, quercie, pioppi, olmi, aceri ed ontani.

Per l'allevamento dei bachi da seta fu introdotto il gelso. Oggi, a causa di malattie che falcidiarono la pianta, la specie risulta praticamente scomparsa. Tra il XIX ed il XX secolo fu introdotta la robinia per consolidare le massicciate stradali e ferroviarie. La pianta risolse anche il problema della legna da ardere, grazie alla sua rapida velocità di crescita, soprattutto durante le guerre. Oggi questa pianta infestante caratterizza la natura legnanese.

Nel Comune le aree verdi più importanti sono il parco Alto Milanese, il Parco locale del bosco di Legnano (conosciuto anche come parco Castello o parco di Legnano), il parco dei Mulini, il parco bosco dei ronchi ed il parco bosco Tosi.

Il più grande fra questi è il Parco dei Mulini, che occupa una superficie di 264 ettari distribuiti nei comuni di Legnano, Canegrate, San Vittore Olona, Parabiago e Nerviano, perciò considerato come parco agricolo Sovracomunale. Nell'area interessata, lungo il fiume, sorgono ancora oggi sei mulini. Si tratta dei mulini Meraviglia (già Melzi Salazar), Cozzi, Cornaggia (lungo l'Olona, adiacente al Parco comunale del Castello di Legnano), De Toffol, Montoli di San Vittore Olona, Galletto di Canegrate ed un altro a valle di Nerviano. L'unico con le macine ancora in efficienza è il mulino annesso alla fattoria agricola Meraviglia a San Vittore Olona, che è certamente il più antico tra i rimasti poiché risalirebbe al XIV secolo.

Il secondo per dimensione è il Parco locale del bosco di Legnano o Parco Castello: nato negli anni settanta, è situato accanto al Castello di San Giorgio, al confine con i comuni di Canegrate e San Vittore Olona. All'epoca dell'istituzione, le piantumazioni non vennero effettuate sulla base della flora tipica locale; per questa ragione, il parco è ricco di conifere. Dal 1981 è stato realizzato un esteso sistema di ruscelli, laghetti, langhe e paludi, alimentato da acque di falda e popolato da un numero elevato di uccelli acquatici, oltre che da numerose specie ittiche.

Il Parco Alto Milanese è situato a nord del comune al confine con Castellanza, Busto Arsizio e Rescaldina. È sorto per la salvaguardia degli aspetti naturali (flora e fauna) e lavorativi (agricoltura e allevamento) tipici della zona in questione, avente anche funzione di polmone verde per la popolazione.

L'ultima domenica del mese di maggio avviene la rievocazione storica della battaglia con una sfilata in costumi d'epoca medievale per le vie della città, a cui segue il palio delle contrade. L'avvenimento, nato nel 1935, è anche conosciuto come Palio di Legnano e si conclude con una gara ippica in cui partecipano le otto contrade.

La corsa si svolge su manto erboso nello Stadio Giovanni Mari, ed è composta da due batterie eliminatorie di 4 giri dell'anello, seguite dalla batteria finale di 5 giri, che vede la sfida tra le prime 2 classificate di ognuna delle batterie precedenti. La contrada vincitrice del Palio ha diritto a conservare nella propria chiesa, fino all'anno successivo, la Croce di Ariberto da Intimiano.

Il centro delle attività e della vita associativa della contrada è il maniero. Qui sono conservati i costumi e gli ornamenti utilizzati per la sfilata del palio. Nella sfilata storica, più di un migliaio di figuranti in costume d'epoca passano per le vie della città fino a raggiungere il campo sportivo, sede del palio ippico. Il corteo si chiude con il passaggio del Carroccio, dov'è posizionata la riproduzione della croce di Ariberto da Intimiano, trofeo per la contrada vincitrice del palio.

Il palio si inserisce nel contesto del "Maggio Legnanese": una serie di eventi organizzati in città nel periodo del Palio. Tra essi, trova un posto di assoluto rilievo la manifestazione corale La Fabbrica del Canto, iniziativa nata nel 1992 dall'Associazione Musicale Jubilate. È ritenuta una delle maggiori manifestazioni non competitive d'Europa dedicate alla musica polifonica.

A Legnano sono presenti nel complesso 20 plessi scolastici statali. Più precisamente 4 istituti superiori, 5 medie inferiori, 8 elementari e 3 materne. Gli istituti privati invece sono in totale 16 così suddivisi: 9 materne, 2 elementari, 2 medie e 3 superiori. Di rilevanza storica l'edificio che ospita l'istituto privato Barbara Melzi, appartenuto all'omonima famiglia nobiliare.

Oltre alle scuole, la città gode anche di un centro museale, il Museo civico Sutermeinster e due spazi espositivi temporanei, il Castello di San Giorgio e Palazzo Leone da Perego che si organizzano nel progetto SALe.

Nel Comune hanno una redazione locale il quotidiano nazionale Il Giorno e La Prealpina, diffuso nella Lombardia nord-occidentale.

Per quanto riguarda le infrastrutture, il Teatro Galleria è situato nella Galleria di Legnano: un passaggio coperto inserito in un edificio che collega piazza San Magno con via XXV aprile. Edificata dall'INA, è stata costruita nel 1954 e ristrutturata nel 1991; sorge dove un tempo c'era un monastero, il convento degli Umiliati. Per quanto riguarda le compagnie teatrali, invece, la città annovera "I Legnanesi", compagnia fondata da Felice Musazzi che recita commedie in insubre nella variante legnanese. Sono l'esempio più celebre di teatro en travesti in Italia.

Nel Comune ha sede la rete televisiva Antenna 3, una delle prime emittenti private locali sorte in Italia. È stata fondata il 3 novembre 1977 da Renzo Villa con la collaborazione dell'amico Enzo Tortora. Ha vasti studi di oltre 6.000 mq, quasi al confine con il Comune di Castellanza ricavati in un ex capannone di un'industria metalmeccanica.

Dopo anni di crisi, il canale sta vivendo una "seconda giovinezza" riproponendo programmi di un tempo e vecchie registrazioni. Dal 2004 fa capo all'emittente televisiva Telelombardia; nei suoi vecchi studi la nuova dirigenza ha fatto confluire la propria redazione sportiva.

Nel Comune ha sede l'associazione culturale senza fini di lucro "Famiglia Legnanese". Uno dei primi e più importanti scopi raggiunti dall'associazione fu quello di ripristinare, a partire dal mese di maggio del 1952, la Sagra del Carroccio ed il contestuale palio. Infatti, la manifestazione, creata nel 1935, era stata interrotta dopo l'edizione del 1939 a causa degli eventi bellici.

A tutt'oggi la Famiglia Legnanese, assieme all'Amministrazione comunale e al Collegio dei Capitani delle Contrade, è parte del comitato che gestisce l'organizzazione della Sagra del Carroccio.

All'interno della Famiglia Legnanese operano anche gruppi ludici e culturali dotati di un buon grado di autonomia organizzativa, quali il gruppo folcloristico e dialettale "I Amìs", il gruppo di astronomia "Antares", il circolo fotografico, quello filatelico e quello scacchistico.

Legnano è dotata di un ospedale, costruito all'inizio del XX secolo grazie alle donazioni dei più importanti imprenditori legnanesi. Nuovi padiglioni sono stati costruiti nel corso del XX secolo. Attualmente è in costruzione un nuovo ospedale, che sostituirà quello vecchio, in una zona decentrata della città, nel quartiere San Paolo.

In campo sportivo, la città vanta varie squadre professionistiche di alto livello: i Frogs Legnano, squadra di football americano, che hanno conquistato un campionato europeo e vinto sei campionati; il Baseball Softball Club Legnano, che vanta una Coppa Campioni, Coppa delle Coppe ad un campionato; e la squadra di calcio, l' A.C. Legnano, che ha partecipato tre volte al campionato di Serie A. Importante è anche la gara ciclistica che si svolge annualmente sul territorio cittadino: la Coppa Bernocchi.

Affiliata alla Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL) solo dal 1988, nelle file dell'Atletica Legnano hanno gareggiato atleti di notevole spessore, vincitori di vari titoli nazionali, tra i quali Sergio Riva, detentore della miglior prestazione italiana cadetti sulla distanza degli 80m con 9"05, ed Edoardo Conti.

Nata nel 1950 come società di baseball, il Baseball Softball Club Legnano è stata una tra le prime società sorte in Italia affiliate a questo sport. Nel 1964 viene attivata la sezione di softball. La società è affiliata alla FIBS (Federazione Italiana Baseball Softball) per entrambe le sezioni. La squadra di baseball milita in serie C1, quella di softball in A1. Quest'ultima ha vinto uno Scudetto (2007), tre Coppa Italia (2006, 2007 e 2008), una Coppa delle Coppe (2007) e una Coppa dei Campioni (2008).

L'Associazione Calcio Legnano, fondata nel 1913, ha divisa ufficiale color lilla e gioca le partite casalinghe nello stadio Giovanni Mari. Attualmente milita nel girone A della Lega Pro Prima Divisione.

Nel suo palmares compaiono 3 partecipazioni in Serie A (1930/31, 1951/52, 1953/54) campionati peraltro tutti terminati all'ultimo posto in classifica. Ha partecipato a 15 campionati di Serie B. L'A.C. Legnano è stata una delle prime squadre non capoluogo di provincia a giocare nel campionato di serie A.

I suoi giocatori più famosi sono stati Gigi Riva, che con la maglia lilla disputò il campionato 1962/1963 di Serie C, e Paolo Pulici (1966/67). Da ricordare inoltre la forte rivalità contro la Pro Patria, squadra di Busto Arsizo.

A Legnano si disputa la Coppa Bernocchi, una nota corsa professionistica di ciclismo che fa parte del "Trittico Lombardo", insieme alla Tre Valli Varesine e alla Coppa Ugo Agostoni. Nella città ha anche sede una delle maggiori case produttrici di bici in Italia, nota anche per aver avuto per lungo tempo una delle migliori squadre ciclistiche. Il marchio "Legnano" è stato rilevato dalla Bianchi, che oggi continua a produrre una linea di biciclette da corsa "Legnano" nel segmento di medio valore.

Il 30 maggio 2008 è inoltre partita da Legnano la 19ª tappa del 91° Giro d'Italia, con destinazione Presolana - Monte Pora.

Tra le squadre più blasonate d'Italia, i Frogs Legnano sono stati campioni d'Europa nel 1989 (con due partecipazioni all'Campionato europeo) ed hanno conquistato 6 scudetti (1984, 1987, 1988, 1989, 1994, 1995, con 11 partecipazioni al Superbowl italiano), una Coppa Italia (1992) e un ninebowl (2007). La squadra giovanile ha vinto 2 youngbowl (1991 e 1992). Attualmente milita nel campionato di serie A della NFL Italia.

I "Legnano Basket Knights" sono la società sportiva legnanese che ha il maggior numero di iscritti. La prima squadra ha anche un florido settore giovanile e minibasket. Dopo anni di rivalità e una collaborazione durata 7 anni (dal 1999 al 2006), la Pallacanestro Legnano si è unita all'Olimpia Legnano nel 2006, diventando Legnano Basket.

A Legnano hanno sede le seguenti società sportive di pallavolo: Fo.Co.L. , Pallavolo Legnano, Young Volley, Vomien S.S. Martiri, U.S. Esagono e Volley Cigno.

La città ha uno stadio che ospita le partite casalinghe dell'A. C. Legnano e la corsa ippica del Palio. Inaugurato nel 1921, ha una capienza di 6.700 posti in parte coperti. È dedicato a Giovanni Mari, presidente dell'A.C. Legnano dal 1952 al 1954 e dal 1979 al 1987.

L'agricoltura legnanese è stata la base dello sviluppo economico del territorio. Per prima è stata investita dal processo di meccanizzazione e ristrutturazione. La meccanizzazione, grazie all'utilizzo di macchinari sempre più complessi, ha portato ad un incremento della produzione agricola. Oggi non rappresenta un'attività importante per l'economia legnanese. Le poche aree libere da costruzioni e infrastrutture sono coltivate a cereali, principalmente grano e mais.

La prime attività manifatturiere documentate risalgono al XII secolo, e sono collegate alla lavorazione della lana nei conventi dell'epoca. Per le prime attività protoindustriali si dovrà aspettare il 1830, con l'apertura del nucleo originario del cotonificio Cantoni. L'industria si sviluppò nella seconda metà del XIX secolo. Nei decenni successivi ci fu un miglioramento tecnologico che portò le molte industrie legnanesi ad avere una valenza nazione ed internazionale. Il territorio legnanese era l'ideale per aprire industrie tessili per la presenza di importanti vie di comunicazione e per la presenza del fiume Olona, che forniva l'energia necessaria per muovere le ruote idrauliche prima dell'installazione dei motori a vapore. Le prime industrie meccaniche nacquero come ancillari a quelle tessili, dato che si occupavano della costruzione e della manutenzione dei telai. Dalla seconda metà del XIX secolo raggiunsero una produzione più ampia, come per esempio la Franco Tosi meccanica, che produceva turbine.

I protagonisti dello sviluppo industriale furono, tra gli altri, la Franco Tosi Meccanica, il Cotonificio Cantoni, la Fabbrica Italiana Automobili Legnano, la De Angeli-Frua, la Cantoni-Krumm, la Manifattura di Legnano e l'azienda ciclistica Legnano.

L'età d'oro dell'industria legnanese iniziò all'inizio del XX secolo e terminò negli anni sessanta dello stesso secolo. La crisi peggiorò progressivamente danneggiando l'economia, l'occupazione e il tessuto industriale. Molte aziende chiusero, soprattutto nel tessile, nell'abbigliamento e nella calzatura, e molte altre furono coinvolte in un processo di ridimensionamento. Tra gli anni ottanta e gli anni novanta si ebbe un vero e proprio fenomeno di deindustrializzazione del territorio, che non fu accompagnato dalla nascita di nuove attività. Si tentò quindi di puntare al settore terziario. Questi campi alternativi non portarono però a un tasso di sviluppo sufficiente a sopperire delle attività industriali, a causa di condizionamenti ambientali e di congestione urbana che hanno limitato l'espansione. Iniziò una fase in cui aumentò considerevolmente il numero delle piccole aziende. Tali processi continuano tuttora. Nonostante questo trend negativo, Legnano, con la zona circostante, si trova in un'area che è tra le più sviluppate ed industrializzate d'Europa.

Tra le fabbriche in attività, oltre la Franco Tosi Meccanica, a Legnano ha sede anche lo stabilimento produttivo della casa di moda Dolce & Gabbana.

Nel Comune ha sede la Banca di Legnano, istituto di credito di importanza regionale. Fondata l'11 giugno 1887, oggi fa parte del gruppo Banca Popolare di Milano. Ha 790 dipendenti impiegati nelle 106 filiali (di cui 26 fornite dalla stessa BPM), la maggior parte dislocate in Lombardia.

Legnano ha un'uscita lungo l'Autostrada dei Laghi, è attraversata dalla ferrovia Domodossola-Milano e da diverse strade statali, più precisamente dalla Strada Statale 33 del Sempione, dalla Strada Statale 341 Gallaratese e dalla Strada Statale 527 Bustese.

Per quanto riguarda gli autobus, Legnano è collegata con Milano e con i Comuni limitrofi con diverse linee extraurbane gestite dalle società di trasporto pubblico MOVIBUS (nata nel luglio 2008 dall'unione tra STIE, ATINOM e ATM) e FNM Autoservizi.

Infine, pur non essendo fornita di aeroporti, la città dista circa 25 km dall'Aeroporto di Milano-Malpensa e circa 45 km dall'Aeroporto di Milano-Linate.

Aprica, Italia, dal 2008.

Piazza Trento e Trieste a Legnano in una foto del 1903. Sullo sfondo, l'ex Convento di Sant'Angelo.

Piazza Monumento nel 1934.

Corso Italia verso il monumento nel 1940.

Lavatoio sull'Olona (1903).

Festeggiamenti in piazza San Magno per i 700 anni dalla Battaglia di Legnano.

Piazza San Magno nel 1937.

Piazza Monumento nel 1903.

Piazza De Angeli Frua negli anni cinquanta.

Per la parte superiore



Stazione di Legnano

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La stazione di Legnano è una stazione della ferrovia Domodossola-Milano ubicata all'interno dell'omonimo comune. È gestita da RFI.

È fermata dei treni regionali Trenitalia che servono le direttrici Domodossola-Arona-Milano Centrale e Porto Ceresio-Varese-Milano Porta Garibaldi. È inoltre servita dai convogli della linea S5 del Servizio ferroviario suburbano di Milano.

Si tratta di una stazione di superficie a tre binari di cui due serviti da banchine. É ubicata in Piazza Butti, nel centro di Legnano vicino al Monumento ad Alberto da Giussano.

L'apertura della stazione risale al 1860, con la costruzione della linea ferroviaria Rho-Gallarate, prolungamento del primitivo tratto Milano-Rho, il quale era stato inaugurata dagli austro-ungarici nel 1858. L'infrastruttura ferroviaria seguì le vicissitudini di tutte le ferrovie costruite dal Gruppo dei Rothschild: il personale fece capo alla Società delle strade ferrate della Lombardia e dell'Italia Centrale fino al 1865, quando cambiò denominazione in Società per le Ferrovie dell'Alta Italia. Con la Convenzione del 1885, entrò nella sfera della Rete Mediterranea, mentre dal 1905 passò alle Ferrovie dello Stato.

Negli anni Novanta é stato inaugurato il parcheggio. Attualmente è in costruzione un nuovo sottopasso pedonale.

Per la parte superiore



Storia di Legnano

Motociclista del 67° reggimento fanteria Legnano

Voce principale: Legnano.

Una delle ipotesi più probabili è che "Legnano" derivi dal latino Liciniacum, così chiamata in onore del console romano Lucio Licinio Crasso.

Nei documenti antichi è anche chiamata Liniano, Livian, Legniano.

In latino è conosciuta come Ledegnanum.

Fin dai tempi più antichi, gli abitanti di Legnano vissero principalmente lontano dall’Olona, su terreni più alti che sicuramente non sarebbero stati colpiti dalle piene del fiume. I più rilevanti ritrovamenti archeologici, dalla preistoria fino alla dominazione romana, sono stati scoperti lungo i confini della valle scavata dall’Olona sia per questo motivo, sia perché le inondazioni che si sono succedute durante i secoli hanno trasportato via i reperti.

I più antichi reperti trovati a Legnano, venuti alla luce tra il 1926 ed il 1928 risalgono a ad un periodo compreso tra il XXI ed il XIX secolo a.C. e collegabili alla cultura di Remedello: si tratta di un piccolo frammento di un vaso. Da un sito in Corso Sempione sono stati portati alla luce dei bronzi risalenti alla dominazione celtica e sono databili tra il IV ed il I secolo a.C. (la cosiddetta cultura di La Tène).

I più importanti reperti romani sono stati invece scoperti nel 1925 in una necropoli in via Novara. Si tratta di monete, piatti, coppe, bicchieri, balsamari, specchi, utensili in ferro. Altre tombe risalenti allo stesso periodo furono trovate nel 1985 in via Micca e nel 1991 durante i restauri della chiesa di Sant’Ambrogio. Sono stati poi scoperti anche oggetti di tarda età romana: più precisamente ciottoli, coltelli, rasoi e fibbie.

Tutti questi reperti sono esposti nel Museo civico Sutermeinster.

Nel Medioevo Legnano era divisa in due parti. L'abitato principale, sulla riva destra dell’Olona e corrispondente all’attuale centro della città (fu conosciuta fino al XX secolo come Contrada Granda, in dialetto legnanese) ed una più piccola, Legnanello, sulla riva sinistra del fiume (da cui è derivato il nome della contrada di Legnarello). All’epoca le due comunità conducevano una vita autonoma, collegate da uno o due ponti al massimo. La zona intermedia, compresa tra l'Olona e l'Olonella, era coltivata. L’Olonella si staccava dal fiume prima di Legnano e, dopo essere passata intorno al borgo, rientrava nel corso d’acqua.

Il primo documento pervenuto sulla storia di Legnano riguarda il quartiere di Legnanello (o Legnarello). Si riferisce ad una permuta di terreni situati nella piccola frazione, ed è datato 23 ottobre 789. Sembra che il rione esistesse già nel 687, quando ebbe inizio la celebrazione della tradizione religiosa della benedizione e dell'offerta delle candele, introdotta da Papa Sergio I, che si officiava ogni 2 febbraio.

Nel Medioevo Legnano era al confine tra i Contadi del Seprio (capoluogo Castelseprio) e della Burgaria (probabilmente sotto Parabiago), due contee dipendenti dalla Marca di Lombardia (suddivisione territoriale derivante dai Longobardi e dai Franchi). L’abitato principale di Legnano si sviluppò con una pianta con forma allungata lungo un'importante strada, che ne costituiva l'asse principale attraversandolo da nord a sud. Proveniente dalla valle dell'Olona, questa via di comunicazione attraversava Castellanza, Legnano, la costa di San Giorgio e proseguiva verso Milano. Nei punti in cui questa strada entrava e usciva da Legnano si trovavano due porte, di cui una, detta «porta di sotto», esisteva ancora nell'Ottocento. Era situata nell’attuale corso Magenta, poco più avanti dell’ingresso di Palazzo Leone da Perego. Probabilmente dal lato opposto, a nord, si trovava una corrispondente «porta di sopra» di cui, però, non si sono trovate tracce, neppure nei documenti. Nei pressi della «Porta di sotto», esisteva all’epoca un importante palazzo anteriore al XIII secolo. Fu forse costruito su un edificio altomedievale, che era servito ai legnanesi come difesa contro le incursioni degli Ungari. Esso passò alla potente famiglia dei Cotta, che lo fortificò in un vero e proprio castello. Legnano in questo periodo era circondato da un fossato non molto profondo ma allagabile, che si staccava dall'Olonella all'altezza dell'attuale piazza 4 novembre. Descrivendo un ampio cerchio, rientrava nell'Olonella tra le attuali vie Corridoni e Ratti. All'interno di questa prima opera di difesa, esisteva un muraglione che per un tratto correva parallelo al fossato. Di queste opere di difesa si è trovata traccia durante degli scavi, avvenuti negli anni ’50 del XX secolo, sotto l'attuale teatro Galleria, e più a nord, lungo corso Garibaldi.

Nel Medioevo la chiesa principale di Legnano era quella di San Salvatore. Di questa chiesa non si conosce molto. Esisteva almeno dal XIII secolo, e fu sostituita dalla Basilica di San Magno, sorta nella stessa area. L'unica parte superstite dell’antica chiesa, fino al XVIII secolo, era il campanile, che crollò e fu sostituito dall'attuale. Alla sua base è ancora visibile, sul lato destro della Basilica, i resti dell'antica torre campanaria. Come risulta da due elenchi di chiese, del 1304 e del 1389, a Legnano esistevano altri edifici dedicati al culto religioso oltre a San Salvatore. C’era per esempio Sant'Agnese, presso l'attuale Banca di Legnano e demolita nel periodo di costruzione della Basilica di San Magno. La chiesa di San Martino, che sorgeva nel luogo dell'attuale (che risale al XV secolo) e la chiesa Santa Maria del Priorato, alla quale era annesso un monastero di Umiliati. Nell’elenco del 1389 è già presente la chiesa di Sant'Ambrogio, che sarebbe perciò la più antica attualmente esistente a Legnano. Fin dal Medio Evo il borgo era ricco di mulini. Il più antico documento conosciuto nel quale si nomina un mulino sull'Olona è del 1043. Si trovava tra Castegnate e la località Gabinella a Legnano. A Legnano soggiornò anche Leone da Perego, vescovo di Milano dal 1241 al 1257. Visse nel palazzo omonimo, ora dedicato a museo. Qui morì il 14 ottobre 1257. In un primo momento fu sepolto nella chiesa di Sant'Ambrogio, poi la salma scomparve. Fino a prima del 1288 visse a Legnano Bonvesin de la Riva, il maggiore poeta e scrittore lombardo del XIII secolo. Nato a Milano, abitò presso il Convento di Santa Caterina nella Contrada Sant'Erasmo, dove scrisse una delle sue opere più note, il "De quinquaginta curialitatibus ad mensam", una manuale di buone maniere da tenera a tavola. Dal primo verso di tale opera: «Fra Bonvesin dra Riva ke sta im borgọ de Legnian». Con questo verso Legnano fa il suo ingresso nella storia della letteratura italiana. Sempre il grande poeta scrisse «Fra tutte le città della Lombardia è lodata come la rosa o il giglio fra i fiori, come il cedro nel Libano, come il leone fra i quadrupedi, come l'aquila fra gli uccelli, sì da apparire come il sole tra i corpi celesti, per la fertilità del suolo e la disponibilità dei beni occorrenti agli uomini». A Legnano insegnava e sovvenzionò la costruzione dell’ospedale di Sant'Erasmo. Fu uno scrittore prolifico, soprattutto in volgare milanese, di cui ci rimangono diciotto opere. Della sua produzione in latino ce ne restano solo tre.

Nel Medioevo Legnano fu teatro di una famosa battaglia. In diverse campagne militari prima del celebre scontro, l’imperatore tedesco Federico I (detto il Barbarossa) ambiva ad affermare il suo dominio sui Comuni dell'Italia settentrionale. Questi ultimi superarono le loro rivalità unendosi nella Lega Lombarda, presieduta da Papa Alessandro III. Il 29 maggio 1176 l'esercito dell'imperatore del Sacro Romano Impero fu duramente sconfitto, nei pressi di Legnano, dalle truppe lombarde guidate da Alberto da Giussano. Oggi è difficile stabilire con precisione dove è stata combattuta la celebre battaglia. Una delle cronache dello scontro, gli Annali di Colonia, contiene un'informazione che indica dove probabilmente fosse il Carroccio. Perché nessun combattente potesse fuggire, i Lombardi "…aut vincere aut mori parati, grandi fossa suum exercitum circumdederunt…", ossia "collocarono il proprio esercito all'interno di una grande fossa". Potrebbe significare che la famosa battaglia potrebbe essere stata combattuta nei pressi di San Martino oppure in prossimità della costa di San Giorgio, e quindi su un territorio ora appartenente anche al Comune di San Giorgio su Legnano, non essendo in altra parte del legnanese individuabile un altro avvallamento con queste caratteristiche. Giuseppe Verdi ha lavorato all’opera La battaglia di Legnano, nel (1849).

Già nel Medioevo Legnano non era considerato un villaggio bensì un borgo, denominazione riservata ai paesi dotati di un mercato e di una fortificazione. Dopo l'epoca medioevale, in una data impossibile da definire per l'assenza di documenti che testimonino l'avvenimento, il mercato di Legnano fu chiuso. Il 20 giugno 1499 i legnanesi chiesero al Duca di Milano che il mercato fosse ripreso, ma la richiesta non ebbe seguito a causa della sconfitta del Duca ad opera dei Francesi. Nel 1627 i legnanesi si rivolsero al governo spagnolo chiedendo l'istituzione "...d'un pubblico mercato in ciascun giorno di giovedì...". Alla richiesta si opposero Saronno, Gallarate e Busto Arsizio per timore concorrenziale. Solo nel 1795 il mercato fu riaperto.

Nel 1549 la popolazione era di 576 abitanti, distribuita in 184 famiglie. I legnanesi, decimati dalle epidemie di peste del 1529 e del 1540, coltivano principalmente i cereali (miglio e frumento), la vite ed il gelso, che è alla base dell'allevamento dei bachi da seta. Queste ultime due coltivazioni scomparvero dal legnanese tra il XIX ed il XX secolo a causa di crisi agricole e malattie che colpivano queste coltivazioni. All’epoca Legnano era suddiviso in nove Comuni, tra i quali citiamo il comune Vismara, il comune delle Monache, il comune di Camillo Prata, il comune Visconti, il comune Morosinetto ed il Comunetto. Ognuno degli Enti sopraccennati era rappresentato dai proprietari terrieri più abbienti, che concorrevano alla nomina di un Sindaco. Quest’ultimo, rappresentante della comunità, era assistito da due deputati e da un cursore nella reggenza di ogni Comune. Di questa epoca è la più antica inondazione documentata dell’Olona, avvenuta a Legnano nel 1548.

Durante il Rinascimento Legnano fu dominata da diverse famiglie nobiliari. Le principali furono i Lampugnani, i Vismara, i Visconti, i Crivelli, i Maino ed i Caimi. Nel corso del XV secolo Legnano si arricchì di molte abitazioni nobiliari, oltre al Castello di San Giorgio ed a Palazzo Leone da Perego. Una di esse si trovava a Legnanello tra l'attuale strada statale del Sempione e l'Olona, più o meno presso l'attuale largo Franco Tosi. Era una casa ampia e circondata da giardino con un ingresso sulla strada che scendeva al fiume ed apparteneva a Oldrado Lampugnani. L'edificio originale è stato demolito nel 1927. Il Comune lo fece ricostruire in corso Garibaldi, ed ora è sede del Museo Civico. Un'altra casa nobile, appartenente a un ramo della famiglia Lampugnani, si trovava fino alla metà del XX secolo in corso Garibaldi, presso la chiesa di San Domenico. Si trattava di una costruzione decorata in parte da affreschi e dietro la quale si trovava un giardino che arrivava fino all'Olona. Un'altra importante famiglia, quella dei Conti Vismara, possedeva una grande casa nobiliare con stanze decorate da affreschi, un vasto tratto di terreno e una casa per i contadini. Il complesso, demolito nel 1934, si trovava all'incirca tra gli attuali corso Italia e largo Seprio.

Lo slancio religioso dopo la Controriforma sostenne offerte per la costruzione di conventi e chiese. Le famiglie nobiliari dell’epoca facevano a gara per accattivarsi il favore degli arcivescovi milanesi o per legare il proprio nome in opere di beneficenza o dirette alla comunità. In questo periodo furono edificate molte chiese.

Un altro elemento che caratterizzava fortemente la Legnano di questo periodo erano i conventi. Nel borgo si trovavano due importanti monasteri, uno, maschile, intitolato a Santa Maria degli Angeli (detto comunemente Sant'Angelo), e l'altro, femminile, intitolato a Santa Chiara. Entrambi furono fondati dalla famiglia Vismara. Il primo, costruito intorno al 1469, si trovava sull'area delle attuali scuole Mazzini. L’edificio è completamente scomparso. Apparteneva all'ordine dei frati minori e possedeva 37 pertiche di terreno oltre ad un ruscello privato estratto dall'Olona, che serviva a fornire l'acqua per tutti i bisogni del monastero. Il convento femminile, fondato nel 1492 su un terreno accanto alla villa dei Vismara, si trovava all'incirca tra gli attuali corso Italia e largo Seprio. Si trattava di un monastero di Clarisse e fu abbattuto negli anni ’30 insieme alla villa.

L’economia di Legnano era essenzialmente agricola. Ben diciassette mulini sfruttavano la forza motrice dell’Olona, celebrata nel distico di Giuseppe Bossi nella Basilica di San Magno. Gli ultimi sette sono stati demoliti tra il XIX ed il XX secolo dalle grandi industrie cotoniere legnanesi, per sostituirli con impianti più moderni che sfruttavano la forza motrice del fiume con maggior efficienza. Le campagne erano irrigate dalle acque dell'Olona, con le sue ramificazioni e le numerose rogge. Oltre alla coltura di cereali, l’economia legnanese si basava anche sull'allevamento del bestiame e l'artigianato. La popolazione, che abitava i cortili o case di ringhiera, era raggruppata in nuclei di un'unica grande famiglia patriarcale che le teneva a mezzadria o colonia lombarda sotto la responsabilità del vecchio patriarca (in legnanese, il ragiò), con i terreni coltivati che si estendevano dal centro di Legnano alle cascine periferiche. Le colline dominanti il corso del fiume erano ricoperte da rigogliosi vigneti e frutteti. Lungo le rogge originate dal fiume, ai lati dei viottoli o al centro delle costruzioni agricole erano coltivati i gelsi, alla base della produzione della seta. I bassi redditi che offriva l’economia agricola spingeva ad integrare il lavoro dei campi, con altre attività, alle quali si alternavano, durante il giorno, le donne di casa. Alla sera i contadini legnanesi si trasformavano in filatori e tessitori di cotone, di lana e di seta, oppure in tintori. I tessuti erano tinti in caldaie di rame con il colorante sciolto in acqua bollente. Dopo che le pezze avevano assorbito il colorante, venivano lavate nelle acque dell'Olona, su cui erano installate apposite impalcature di legno. Queste attività furono la premessa per la nascita dell’industria. Di questa epoca (1787) è la realizzazione del canale artificiale Cavo Diotti, costruito per irrigare i campi non raggiungibili dall'Olona. Fino alla prima metà dell' Ottocento nei boschi legnanesi erano ancora presenti i lupi.

All'epoca della dominazione napoleonica, Legnano era un grande centro agricolo. Aveva case, botteghe e cascine situate in due distinti nuclei, uno sulla sponda destra dell’Olona (la Contrada Granda, in legnanese) e uno su quella sinistra, Legnanello. Il corso d’acqua costituiva la spina dorsale di Legnano. Favorita dalla ricchezza della sua agricoltura fin dall'epoca medievale, il borgo si avvantaggiò dei traffici commerciali grazie alle vie di comunicazione che lo toccavano. Fu Napoleone a costruire la strada del Sempione, che collegava Milano con Parigi attraversando le Alpi (Passo del Sempione), sul tragitto Rho-Legnano-Gallarate-Arona. Questa importante via di comunicazione contribuì notevolmente ad accrescere l'importanza strategica di Legnano, seconda stazione di posta da Milano. “Passà a Legnàn e Castelànza se va drizz in Frànza”, (“Passando da Legnano e Castellanza si va direttamente in Francia”) diceva un motto popolare nel dialetto legnanese di quell'epoca. Nel 1805 Napoleone transitò per Legnano alla vigilia della sua incoronazione a Re d'Italia. L'avvenimento è documentato da una circolare del Prefetto del Dipartimento d'Olona, alle amministrazioni comunali. Con essa erano fissate le prescrizioni e le modalità dell'accoglimento del sovrano francese. All’epoca l'Amministrazione comunale di Legnano era governata dai grandi proprietari terrieri e da esponenti della borghesia più abbiente. Era spesso costretta ad intervenire per dettare norme in materia di agricoltura, pascoli e tutela dei terreni, e per risolvere le accese dispute tra gli agricoltori ed i mugnai, specialmente i periodi di magra dell’Olona. Gli agricoltori, per essere tutelati, si riunirono in un Consorzio che acquistò nel 1818 dal Governo napoleonico, i diritti demaniali sul fiume Olona. Questa associazione esiste tuttora con il nome di Consorzio fiume Olona.

Nel giugno del 1805 la popolazione di Legnano raggiunse i 2784 abitanti, come risulta da un atto del governo napoleonico. Il documento era allegato ad un decreto che riconosceva a Legnano una rappresentanza costituita dal Consiglio comunale. Legnano in quel tempo era capoluogo del IV Cantone, inserito nel IV Distretto di Gallarate (appartenente al Dipartimento dell'Olona, che aveva sede a Milano). Il Cantone comprendeva un territorio con una popolazione complessiva di 12727 abitanti. La popolazione di Legnano crebbe fino a 4536 abitanti nel 1840 ed a 6349 nel 1861 (anno della nascita delloStato Italiano moderno).

Alla caduta di Napoleone, la Lombardia fu annessa all’Impero Austriaco. Sotto il dominio di Vienna, furono dettate nuove norme per le Amministrazioni comunali. Il 12 febbraio 1816, con decreto imperiale di Maria Teresa d’Austria andò in vigore il nuovo compartimento territoriale della Lombardia. Legnano cessò di essere capoluogo, e fu aggregato al XV Distretto di Busto Arsizio. L’11 novembre 1859 la Lombardia fu annessa al Regno di Sardegna a seguito della seconda guerra di indipendenza. Dal 17 marzo 1861, con la proclamazione a Re d'Italia di Vittorio Emanuele II di Savoia, anche Legnano entrò a far parte del moderno Stato italiano.

Il 16 giugno 1862, da un balcone di un edificio ora non più esistente (nel luogo ora si trova la sede centrale della Banca di Legnano), Giuseppe Garibaldi esortò i legnanesi alla costruzione di un monumento a ricordo della famosa battaglia del 29 maggio 1176, dove le truppe dei Comuni lombardi sconfissero le truppe imperiali di Federico Barbarossa.

Nel 1882 ci fu una disastrosa esondazione dell’Olona: per le coraggiose e filantropiche azioni dei suoi abitanti, come si può leggere nella motivazione dell’onorificenza, a Legnano fu conferita la Medaglia d'oro al valor civile.

L'industrializzazione di Legnano è avvenuta tra il 1820 e il 1880. Le tradizioni di artigianato e di manifattura domestica, praticata per integrare il lavoro nei campi, ebbero un peso determinante per la nascita dell'industria nel legnanese. Già nel 1807 un documento inviato dal Comune al governo napoleonico segnalava che a Legnano esistevano molte filature di seta e cotone.

Dopo una prima fase di industrializzazione nella parte iniziale del XIX secolo, caratterizzata da un sistema produttivo pre-capitalistico, avvenne una modernizzazione del processo di produzione ed a un avanzamento tecnologico. Ciò diede inizio, nella seconda metà del secolo, alla seconda fase della rivoluzione industriale di Legnano, portando alla nascita delle fabbriche tessili e di quelle meccaniche. Diverse filature nate nei primi decenni del XIX secolo si trasformarono in vere e proprie industrie. Alcune di esse diventarono tra i principali cotonifici lombardi. Nel 1878 la prima tariffa doganale italiana portò ad un certo protezionismo, specialmente nei confronti dei capi di produzione locale come i filati ed i tessuti di uso comune. Questo mise l'industria cotoniera italiana nelle condizioni di sopportare meglio la concorrenza inglese. Questo trovò successivamente riscontro nella grande espansione raggiunta dall'industria tessile italiana, che ebbe il suo culmine dal 1890 al 1906.

Tra le industrie legnanesi, la principale, per organizzazione e tecnologia, era il cotonificio fondato da Eugenio Cantoni, come risulta da un documento del 1876 conservato presso l'Archivio del Comune di Legnano. Tra le industrie tessili legnanesi, solo la Cantoni univa la filatura alla tessitura, comprendendo anche un notevole numero di telai meccanici, azionati, oltre che dalla forza idraulica originata dall’Olona, anche dall’energia prodotta dalle macchine a vapore. La necessità di sfruttare un'energia indipendente dal fiume era sempre più sentita, soprattutto per annullare gli effetti negativi del ridotto utilizzo degli impianti durante i periodi di magra dell'Olona. La costruzione di impianti più efficienti per lo sfruttamento delle acque portarono alla scomparsa delle ruote idrauliche e quindi dei mulini legnanesi lungo il fiume. Gli ultimi sette sono stati demoliti tra il XIX ed il XX secolo.

Le macchine utilizzate nell’industria tessile, sempre più efficienti e quindi complesse, comportavano la necessità di disporre dell’attrezzatura per la manutenzione e di rapidità nelle riparazioni. Di conseguenza, negli ultimi decenni del XIX secolo, nacquero le prime industrie meccaniche di Legnano, che costruivano e riparavano macchinari tessili. Successivamente si aggiunse una produzione più ampia nel campo meccanico. Nel 1876 Eugenio Cantoni assunse l'ingegnere Franco Tosi, appena rientrato da un periodo di tirocinio in Germania, quale direttore della sua azienda. Franco Tosi fondò nel 1882 l'omonima industria meccanica. L'azienda è attiva tuttora, ed è specializzata ora nella produzione di turbine. La prima macchina, a vapore, uscita dallo stabilimento fu destinato al Cotonificio Cantoni di Castellanza. Un'altra importante industria meccanica dell'epoca fu la Cantoni-Krumm, specializzata anch'essa nella produzione di macchine tessili.

Tra le più grandi aziende operanti a Legnano tra il XIX ed il XX secolo ci furono, oltre a quelle appena citate, i cotonifici Bernocchi, Dell'Acqua e De Angeli-Frua. Il primo fu fondato nel 1898 da Antonio Bernocchi, che fu anche sindaco di Legnano e fu nominato senatore del regno nel 1929. Contribuì anche alla costruzione dell’edificio sede dalla Triennale a Milano. Lo stabilimento si trovava (e si trova tutt'ora) tra corso Sempione e corso Garibaldi. La seconda fabbrica, fondata da Carlo Dell'Acqua, deputato per tre legislature, sorgeva sull’isolato ora occupato dalla caserma della Polizia, dal Tribunale, da un parco pubblico e da parcheggi. Dello stabilimento sono ancora esistenti due ponti sull’Olona che collegavano le due parti dell’industria, divise dal fiume. Del cotonificio De Angeli-Frua, costruito nel 1893, le uniche parti ancora esistenti del complesso sono la portineria dello stabilimento, sita tra Corso Italia e via De Gasperi, ed un edificio in via Fratelli Cairoli. Questi industriali elargirono contributi per la costruzione dell’ospedale e degli istituti superiori legnanesi. Ultima grande fabbrica tessile a essere impiantata in città fu la Manifattura di Legnano, nel 1903. Le industrie portano poi a completamento il processo di ammodernamento degli impianti. Nel legnanese nacquero poi molti altri piccoli stabilimenti tessili e officine meccaniche. Uno degli aspetti dello sviluppo industriale del legnanese fu la nascita, specialmente nel campo della fonderia e della meccanica, di piccole industrie dovute spesso all'iniziativa di ex-dipendenti delle grandi aziende, divenuti a loro volta imprenditori. Nel 1908 Andrea Pensotti, caporeparto della Franco Tosi si mise in proprio con una fonderia a cui aggiunse poi un'officina meccanica, situata nei pressi della ferrovia. Lo stabilimento, che si trasferì poi a nord-ovest di Legnano, si specializzò nella produzione di caldaie, esportate in tutto il mondo, e divenne il quarto complesso industriale di Legnano.

Tra il 1885 ed il 1915 ci fu la completa trasformazione industriale dell'antico borgo agricolo. Lo sviluppo industriale portò ad una crisi agricola della zona. Molti contadini iniziarono a lavorare nelle fabbriche abbandonando l'agricoltura.

A cavallo dei due secoli ci fu un forte sviluppo industriale e commerciale di Legnano. Per questa espansione furono molto importanti le infrastrutture per il trasporto di persone e di merci. Accanto alla stazione ferroviaria lungo la linea delle FS Milano-Varese ed il Sempione fu costruita, lungo la strada appena citata, una linea tranviara che collegava Legnano a Milano. Fu soppressa nella seconda metà del XX secolo.

Durante l’industrializzazione di Legnano ci fu un largo impiego della manodopera infantile. Nel XIX secolo fu un fenomeno comune in molti paesi europei, in particolare all'Inghilterra. All'inizio degli anni ottanta del XIX secolo si verificarono nelle industrie legnanesi i primi scioperi e sorsero le prime società operaie.

Nel 1915, alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale in Italia, Legnano aveva circa 29.000 abitanti. Dall’inizio del XX secolo ci fu un forte incremento demografico dovuto all’immigrazione, determinato dallo sviluppo dell'industria, che costituì un richiamo di operai e di impiegati del terziario. Nel 1908 fu inaugurato la prima piscina coperta di Legnano. Possedeva anche una palestra per la ginnastica. L'edificio, esistente tuttora, ora ospita la Croce Rossa Italiana e il corpo bandistico.

Nel 1915 l’Italia dichiarò guerra agli Imperi Centrali, entrando così nella prima guerra mondiale. Le conseguenze del conflitto si rifletterono anche su Legnano. Molti soldati legnanesi perirono sui campi di battaglia. I patimenti e le rinunce per la popolazione civile si acutizzarono con il passare dei mesi e degli anni. Durante la prima guerra mondiale i grandi complessi industriali della città erano in difficoltà per il blocco delle materie prime, che provenivano dalla Germania e dalla Gran Bretagna. Durante il conflitto le industrie di Legnano convertirono i loro impianti anche per la produzione di forniture belliche. La Franco Tosi, in particolare, contribuì ad attrezzare i reparti di artiglieria dell’Esercito. Due calamità naturali, nel 1917, peggiorarono ulteriormente la situazione causata dalla guerra: l’epidemia di spagnola, che falcidiò la popolazione, ed una devastante alluvione dell’Olona che ruppe gli argini ed invase il centro abitato.

Al termine della prima guerra mondiale, nel 1918, anche Legnano fu coinvolta da profonde tensioni sociali, conseguenza del conflitto. Negli anni successivi l’industria legnanese riprese la crescita sostenuta che l’aveva caratterizzata fino allo scoppio del conflitto. Questo rapido sviluppo fu rallentato, ma non interrotto, durante la guerra.

Negli anni del dopoguerra furono realizzate scuole e case operaie, costruite dai grandi complessi industriali legnanesi. L’Amministrazione comunale estese le reti dell'acquedotto e del gas. Ci fu un’espansione urbanistica ed una trasformazione radicale del centro cittadino. In quegli anni Legnano sacrificò anche alcuni importanti edifici storici. Furono demoliti il palazzo cinquecentesco dei Lampugnani, l'Ospizio di Sant'Erasmo (questi due poi ricostruiti), alcuni conventi e due vecchi ponti sull'Olona.

Il 15 agosto 1924 a Legnano fu riconosciuta l’elevazione del Comune a Città. Il titolo venne conferito con Regio Decreto da Vittorio Emanuele III, Re d’Italia.

A partire dal 1920 si formarono, anche a Legnano, i primi gruppi fascisti. La prima visita di Benito Mussolini nella città è datata 1921, e venne come esponente del partito fascista. Nel 1901 il futuro Duce aveva fatto richiesta al Sindaco per un posto di maestro elementare, come supplente. La domanda non fu accolta. Tornò il 5 ottobre 1924 per la consegna del decreto di conferimento del titolo di “città”, e per l’inaugurazione delle scuole “Antonio Bernocchi”. Visitò anche il cotonificio “Bernocchi”, in un periodo in cui le industrie tessili e meccaniche locali si stavano imponendo in campo nazionale. Benito Mussolini tornò nuovamente a Legnano il 4 ottobre 1934. Parlò davanti da un palco in piazza San Magno, collocato su una turbina della Franco Tosi, e tenne un discorso ufficiale davanti ad una folla di alcune migliaia di persone. Visitò poi il cotonificio Dell'Acqua.

Il 20 settembre 1923 fu inaugurato, presente il Re Vittorio Emanuele III, il primo tratto dell'autostrada Milano-Laghi fino a Gallarate, con casello anche a Legnano. Era la prima autostrada costruita nel mondo, ideata dall’ingegnere varesino Piero Puricelli. Per l’epoca fu un'opera avveniristica, considerando il fatto che il numero di veicoli a motore circolanti in Italia nel 1924 non superava le 40 mila unità, la metà delle quali concentrata in Lombardia. Il mezzo di trasporto che dominava era la bicicletta. Nel 1927 la società Emilio Bozzi rilevò l'attività di costruzione di biciclette dalla Franco Tosi, rilanciando la marca Legnano.

Secondo un censimento del 1927 la popolazione era di circa 30 mila abitanti, con 677 esercizi industriali o artigianali. La forza lavorativa era suddivisa in 9.926 addetti negli stabilimenti tessili, in 4.056 lavoratori nelle fabbriche meccaniche, in 1.762 nel commercio, credito, assicurazioni ed altri servizi e 287 impiegati nei trasporti e comunicazioni. La restante parte dei lavoratori era impiegata nell'agricoltura.

Durante gli anni del regime guidato da Benito Mussolini l’economia dell’Italia fu trasformata da liberale a corporativa. Anche dopo questo radicale cambiamento le industrie di Legnano e, più in generale, il sistema economico proseguirono la crescita. Nel 1920 fu costituita la Federazione Industriali Legnanesi, che nel 1924 ebbe il suo momento di massimo sviluppo (in precedenza gli imprenditori della città facevano capo alla Federazione Industriali Altomilanese ). L’associazione fu abolita con una legge della dittatura fascista del 3 aprile 1926 che eliminava le Federazioni locali, facendole confluire in unioni provinciali.

Nel 1927 fu soppressa la carica di Sindaco con l’istituzione del Podestà, di nomina governativa. Il Podestà era affiancato da una consulta municipale, nominata dal Prefetto. La dittatura fascista eliminò anche la Giunta ed il Consiglio comunale. Anche dopo la nascita della dittatura il fascismo ebbe un consenso sempre più vasto, dimostrato soprattutto nei grandi raduni e nelle manifestazioni sportive. Nel ventennio fascista furono realizzate molte opere pubbliche tra le quali, citiamo, l’attuale Municipio, l’ospedale, le ricostruzioni dell’Ospizio di Sant’Erasmo e del Palazzo dei Lampugnani, quest’ultimo diventato Museo Civico della città. Oltre a quelli citati, furono anche realizzati gli edifici delle istituzioni del Partito Fascista, come la Casa del Balilla in viale Milano e la Casa del Littorio. Furono ampliati il Cimitero Monumentale e Corso Sempione. Il 19 giugno 1923 fu inaugurato il sanatorio "Regina Elena" di via Colli di Sant'Erasmo (esistente tuttora, oggi è sede di un Centro socio-educativo per disabili e di istituzioni assistenziali). Il 16 dicembre 1937 Benito Mussolini consegnò ad un gruppo di industriali e lavoratori legnanesi, ricevuti a Palazzo Venezia, circa tre milioni di lire raccolti con una sottoscrizione tra operai e imprenditori, per costruire una scuola all'aperto con colonia elioterapica ed una piscina.

Nel maggio 1935 venne organizzato il primo Palio di Legnano per ricordare la vittoria dei Comuni della Lega Lombarda contro Federico Barbarossa nella celebre battaglia del 29 maggio 1176. Negli anni Trenta i cotonifici Cantoni e Bernocchi si ampliarono più volte.

All’epoca la città aveva come giornale il settimanale La voce di Legnano. A questo organo di stampa è legato uno degli episodi di repressione delle squadre fasciste, poiché il giornale non si era allineato ai commenti voluti dalle gerarchie fasciste. Il quotidiano varesino Cronaca Prealpina dedicava già allora una pagina intera agli avvenimenti del Legnanese, come il settimanale Luce, organo cattolico legato alla Curia.

Nel 1940 l’Italia entrò nel secondo conflitto mondiale, e le vicende della guerra si ripercossero, di conseguenza, anche su Legnano. Mentre molti soldati legnanesi morivano sul campo di guerra, gli effetti delle privazioni si acutizzarono con il passare dei mesi e degli anni. Le industrie di Legnano furono convertite per la produzione bellica e per le commesse militari. Per fare un esempio, negli stabilimenti Cantoni era stato allestito un reparto per la produzione di capi d’abbigliamento confezionati per le forze armate. Nel Cotonificio di Legnano fu tenuto vivo, quasi clandestinamente, un piccolo settore del taglio di velluti per conservare le maestranze specializzate e riprendere la produzione a guerra finita.

Nella notte tra il 13 ed il 14 agosto 1943 oltre 500 bombardieri britannici sorvolarono la Lombardia diretti a Milano; alcuni di essi, per errore, finirono su Legnano ove sganciarono le bombe. A Legnanello ci furono danni a diverse case e 27 morti, quasi tutti rimasti uccisi per strada mentre fuggivano verso il bosco. Alcuni ordigni caddero anche sul Cotonificio Cantoni (due bombe sono state rinvenute nel 2008).

La svolta decisiva della guerra fu l’armistizio dell’8 settembre 1943 tra l’Italia e gli alleati. Già all’indomani circolavano minacciose per Legnano le autoblindo tedesche. Le industrie legnanesi, ora controllate dai nazisti, iniziarono a fornire al Terzo Reich fino alla liberazione i prodotti utili per proseguire la guerra.

Nell'ottobre del 1943 si costituirono a Legnano, e nei paesi vicini, le prime squadre armate composte da soldati sbandati dopo l'8 settembre, operai e da studenti. Iniziò nelle fabbriche del Legnanese il boicottaggio contro i tedeschi per evitare che la produzione fosse usata per continuare la guerra. Si formarono le brigate partigiane "Carroccio" (d'ispirazione cattolica), la "Garibaldi" (di estrazione social-comunista) ed alcune brigate autonome, tra le quali la "Sicilia". Le "Carroccio" e "Garibaldi" agirono in appoggio alle formazioni partigiane dell'Alta Italia seguendo le direttive del Comitato di Liberazione Nazionale.

In questo clima maturò uno dei più tragici episodi della resistenza legnanese. Il 5 gennaio 1944 le SS compirono un'azione di rappresaglia nello stabilimento della Franco Tosi. Furono prelevati 63 operai. Dopo lunghi interrogatori i tedeschi rilasciarono gli arrestati, tranne sette, che furono deportati nei lager nazisti. Analoghe azioni furono compiute negli stabilimenti della Metalmeccanica, della Manifattura di Legnano e della Società Industrie Elettriche. Durante la guerra nei lager nazisti morirono 11 lavoratori legnanesi. Nell'inverno del 1944 si verificò, tra gli episodi della lotta clandestina, l'attentato al ristorante-albergo Mantegazza. Nel locale, la sera del 4 novembre 1944 erano riuniti militari fascisti e nazisti per un banchetto. Un nucleo della brigata "Garibaldi" fece esplodere su una delle finestre una bomba, che causò cinque morti e venticinque feriti. L'attentato scatenò la dura reazione della polizia fascista che operò diversi fermi e pestaggi. Un mese prima dell’attentato cadde nelle mani dei fascisti uno dei fondatori delle brigate "Garibaldi", Mauro Venegoni. La milizia chiese a Venegoni di rivelare i nomi dei partigiani del suo gruppo e, ad un rifiuto, fu torturato, accecato e ucciso a Cassano Magnago. Per questo tragico episodio gli fu assegnata la medaglia d'oro al valore militare alla memoria e gli fu dedicata una via di Legnano.

Tra il 1944 ed il 1945 le brigate "Garibaldi" e "Carroccio" predisposero, con il CLN, il piano per l'insurrezione nell'Altomilanese. Il 24 aprile 1945, le brigate fecero le ultime rappresaglie contro i nazi-fascisti in ritirata dall’Italia. Il primo obiettivo fu quello di neutralizzare una stazione-radio tedesca, situata a Canegrate, col compito di tenere i collegamenti con una colonna corazzata tedesca che dal Piemonte puntava verso Busto Arsizio ed era diretta in Valtellina. La stessa notte la brigata "Carroccio" attaccò il presidio tedesco nella caserma Cadorna dell’esercito. Il 25 aprile 1945 furono occupate anche la caserma dei carabinieri (all'epoca si trovava in via dei Mille), la Casa del fascio, la scuola Carducci e la piscina. Intanto, le formazioni della "Brigata Garibaldi" combattevano per bloccare, lungo l’autostrada Milano-Laghi delle autocolonne tedesche in ritirata. Le due brigate conquistarono in seguito, dopo un lungo conflitto a fuoco, il Municipio della città.

Dopo il 27 aprile 1945, giorno in cui Legnano fu definitivamente liberata dai nazi-fascisti, ci furono episodi di vendetta contro gli esponenti del regime appena crollato. Furono fucilati sedici ex appartenenti alla milizia repubblichina o cittadini implicati in azioni fasciste. Le esecuzioni furono compiute in piazza San Magno, in piazza del Mercato, alla cascina Mazzafame ed al raccordo dell'autostrada Milano-Laghi a Castellanza.

Legnano è tra le Città decorate dopo la guerra, poiché è stato insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la il secondo conflitto mondiale.

Dopo la guerra Legnano fu colpita, come il resto dell’Italia, dalla forte recessione economica conseguente il conflitto. Mancavano gli alimenti fondamentali, il trasporto pubblico era ridotto al minimo e le strade erano dissestate. Il 2 giugno del 1945 si riunì, per la prima volta dopo la dittatura fascista, la Giunta comunale, con Sindaco Anacleto Tenconi. L'avvio della democrazia e della ricostruzione dopo le distruzioni della guerra fu lento e faticoso.

Normalizzatasi anche la politica nazionale l'economia di Legnano riprese a crescere, riprendendo il vigore economico del periodo precedente alla seconda guerra mondiale. Durante la forte crescita economica dell'Italia durante il boom economico, Legnano si assicurò tra il 1951 e il 1961, il più alto indice di occupati nell’industria in rapporto alla popolazione tra i Comuni lombardi (65,2%), seconda dopo Sesto San Giovanni. Nella seconda metà del XX secolo molte delle grandi aziende citate chiusero i battenti. L’unica industria citata ancora attiva è la Franco Tosi, specializzata nella produzione di turbine.

L'età d'oro dell'industria legnanese iniziò all’inizio del XX secolo e terminò negli anni '60 dello stesso secolo. Chiusero la Stamperia De Angeli Frua (1953), i Cotonifici Dell'Acqua (anni '70),Bernocchi (1971) e Cantoni (1984); in epoca più recente, le meccaniche Andrea Pensotti (1994) e Mario Pensotti, la Manifattura di Legnano (2008). La crisi peggiorò progressivamente danneggiando l’economia, l’occupazione e il tessuto industriale. Molte aziende chiusero, soprattutto nel tessile, nell’abbigliamento e nella calzatura, e molte altre furono coinvolte in un processo di ridimensionamento, come ad esempio la Franco Tosi. Molte aree ex industriali (De Angeli Frua, Dell'Acqua, Cantoni, Pensotti) vennero riconvertite al residenziale, spesso purtroppo trascurando rilevanti testimonianze di archeologia industriale che vennero così demolite. Si tentò quindi di puntare al settore terziario. Questi campi alternativi non portarono però a un tasso di sviluppo sufficiente a sopperire delle attività industriali. Iniziò una fase di dove nacquero piccole aziende. Tali processi continuano tuttora.

Legnano, con la zona circostante, è ancora oggi tra le aree più sviluppate ed industrializzate d'Europa.

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Source : Wikipedia