Legge elettorale

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Inviato da david 02/03/2009 @ 22:10

Tags : legge elettorale, temi e dibattiti, politica

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Legge elettorale italiana del 1953

La legge elettorale del 1953, che i suoi oppositori definirono allora "Legge truffa", fu una modifica in senso maggioritario della legge proporzionale vigente all'epoca dal 1946.

Promulgata il 31 marzo 1953 (n° 148/1953), la legge, composta da un singolo articolo, introdusse un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei Deputati alla lista o a un gruppo di liste apparentate in caso di raggiungimento del 50% più uno dei voti validi.

Voluta dal governo di Alcide De Gasperi, venne proposta al Parlamento dal ministro dell'Interno Mario Scelba e fu approvata solo con i voti della maggioranza, nonostante i forti dissensi manifestati dalle altre formazioni politiche di destra e sinistra.

Vi furono grandi proteste contro la legge, sia per la procedura di approvazione che per il suo merito.

Il passaggio parlamentare della legge vide un lungo dibattito alla Camera, ma una lettura fulminea al Senato, i cui presidenti Paratore e Gasparotto in sequenza si dimisero quando capirono che la maggioranza aveva intenzione di forzare la mano per ottenere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale in tempo per svolgere le elezioni in primavera con la nuova legge. Il nuovo Presidente della Camera alta, Meuccio Ruini, approfittò della sospensione domenicale dei lavori per la Domenica delle Palme del 1953 per riaprire la seduta e votare l'articolo unico della legge: ne scaturì un tumulto d'aula, che secondo Falcone Lucifero produsse l'uscita dall'aula del segretario generale Galante alla testa dei funzionari parlamentari (a suo dire, il resoconto della seduta fu redatto direttamente nei locali del Gruppo della Democrazia Cristiana). Il gruppo del PCI contestò la regolarità della seduta, preannunciando che non avrebbe mai votato a favore del processo verbale di quella seduta: non ve ne fu bisogno, perché il giorno dopo il Capo dello Stato firmò il decreto di scioglimento delle Camere ed il Senato si riconvocò solo nella nuova legislatura. In ogni caso, quel processo verbale non fu mai approvato.

Quanto al merito, la polemica s'è riaperta negli ultimi anni. Secondo gli oppositori l'applicazione della riforma elettorale avrebbe introdotto una distorsione inaccettabile del responso elettorale. I fautori invece vedevano la possibilità di assicurare al Paese dei governi stabili non ritenendo praticabili alleanze più ampie con i partiti di sinistra o con i monarchici e i missini.

Si noti che la legge andava a innovare una materia che, almeno nell'Europa di diritto latino, era tradizionalmente regolata secondo le elaborazioni di alcuni giuristi, principalmente Hans Kelsen, i quali vedevano in un sistema elettorale strettamente proporzionale (e con pochi correttivi o aggiustamenti) la corretta rappresentatività politica in Stati di democrazia. Se anche appare scorretto sostenere che la Costituzione del 1948 recepisse un favore per il proporzionale, è però vero che già da allora il sistema del premio di maggioranza era considerato assai rudimentale, per conseguire le esigenze di governabilità delle democrazie moderne, da buona parte della dottrina politologica. Queste critiche sono riemerse, a cinquant'anni di distanza, nei confronti della legge n. 270 del 2005 (il cosiddetto "Porcellum", dall'epiteto denigratorio rivoltole dal suo stesso proponente, l'allora ministro Calderoli), che contiene al suo interno un premio di maggioranza nazionale alla Camera e regionale al Senato.

Nel tentativo di ottenere il premio di maggioranza, per l'elezioni politiche di giugno, effettuarono fra loro l'apparentamento la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Democratico Italiano, il Partito Liberale Italiano, il Partito Repubblicano Italiano, la Südtiroler Volkspartei e il Partito Sardo d'Azione.

Con l'obiettivo contrario si mossero importanti uomini politici, tra i quali Ferruccio Parri che partecipò alla fondazione di Unità Popolare insieme a Piero Calamandrei e Tristano Codignola provenienti dal Partito Socialdemocratico: tale movimento aveva proprio lo scopo di avversare la nuova legge elettorale. Non mancarono infatti, all'interno dei partiti che appoggiarono la nuova norma, forti contrarietà. Da una scissione nel partito liberale si costituì Alleanza Democratica Nazionale.

Le forze apparentate ottennero il 49,8% dei voti: per circa 54.000 voti il meccanismo previsto dalla legge non scattò. Unità Popolare e Alleanza Democratica Nazionale raggiunsero l'1% dei voti riuscendo entrambe nel loro principale proposito. Rispetto alle elezioni del 1948 si constata una riduzione dei voti verso i partiti che avevano voluto e approvato la legge: la DC perse l'8,4%; i repubblicani arretrarono dello 0,86%, più di 200.000 voti; perdendo circa 34.000 voti il Partito Sardo d'Azione dimezzò il suo consenso, anche liberali e socialdemocratici dovettero registrare perdite. Il Partito Comunista Italiano e il Partito Socialista Italiano aumentarono i consensi ottenendo 35 seggi in più; il Partito Nazionale Monarchico aumentò da 14 a 40 deputati e il Movimento Sociale Italiano aumentò da 6 a 28 deputati.

Il 31 luglio dell'anno successivo la legge fu abrogata.

In epoche successive, altre leggi sono state appellate con la locuzione di "legge truffa", sebbene si tratti il più delle volte di semplificazioni di propaganda nella ordinaria dialettica politica.

Per la parte superiore



Legge elettorale italiana del 2005

Roberto Calderoli, principale autore della legge.

La legge nº 270 del 21 dicembre 2005 è una legge elettorale italiana, scritta principalmente dall'allora Ministro Roberto Calderoli (che, in una intervista la definì «una porcata»), detta colloquialmente Porcellum o, appunto, Porcata. Sostituì le leggi 276 e 277 del 1993 (c.d. Mattarellum), introducendo un sistema quasi totalmente differente. Fu approvata con i voti della maggioranza parlamentare (principalmente Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei democratici cristiani, Lega Nord), senza il consenso dell'opposizione (principalmente Democratici di Sinistra, Margherita, Rifondazione comunista), che l'ha duramente criticata e contrastata. Ha modificato il precedente meccanismo misto, per 3/4 a ripartizione maggioritaria dei seggi, in favore di un sistema proporzionale corretto, a coalizione, con premio di maggioranza ed elezione di più parlamentari contemporaneamente in collegi estesi, senza possibilità di indicare preferenze.

La legge si può considerare in controtendenza con l'esito del referendum del 18 aprile 1993, il quale, con un consenso dell'82,7% dei voti e un'affluenza del 77%, portò all'abrogazione di alcuni articoli della vecchia normativa elettorale proporzionale del Senato, configurando un sistema maggioritario, delineato in seguito dalle leggi 276 (per il Senato) e 277 (per la Camera, nota anche come legge Mattarella) del 4 agosto 1993. Il sistema introdotto dalla legge 270 è completamente nuovo, anche se il premio di maggioranza per la coalizione vincente alla Camera (un vero e proprio unicum nel contesto europeo) era già apparso in due leggi elettorali italiane del passato: la legge Acerbo del 1923 e la cosiddetta "legge truffa" del 1953.

Si è votato con questa legge alle elezioni del 2006, e del 2008.

Su di essa sono pendenti 3 referendum abrogativi, inizialmente fissati per il 18 maggio 2008, poi rimandati al 2009 per lo scioglimento anticipato delle Camere, avvenuto il 6 febbraio 2008.

Sono inoltre previste per la prima volta delle circoscrizioni estere, che permetteranno di eleggere 12 seggi alla Camera dei Deputati (6 in Europa, 3 in America Meridionale, 2 in America Settentrionale e Centrale, 1 in Africa, Asia, Oceania e Antartide) e 6 seggi al Senato della Repubblica (2 in Europa, 2 in America Meridionale, 1 in America Settentrionale e Centrale e 1 in Africa, Asia, Oceania e Antartide).

Ai 617 seggi così assegnati, si unisce quello uninominale attribuito alla Valle d'Aosta, e i 12 seggi appannaggio dei cittadini italiani all'estero, sudddivisi col metodo proporzionale e possibilità di voto di preferenza. La composizione della Camera dei Deputati è così delineata.

Il seggio della Valle d'Aosta è attribuito in maniera uninominale, come pure quelli riservato agli italiani risiedenti in Nordamerica e in Asia-Africa-Oceania. I due seggi attribuiti ai residenti in Europa e in Sudamerica vengono assegnati con metodo proporzionale e voto di preferenza. In Trentino-Alto Adige, mantenendo il previgente Mattarellum, sono istituiti 6 collegi uninominali, 3 in Trentino e 3 in Alto Adige, mentre un seggio è attribuito sommando a livello regionale i voti dei candidati perdenti che abbiano dichiarato di collegarsi in una lista, individuando la lista più votata, ed attribuendo il seggio al candidato miglior perdente all'interno di tale lista.

Durante le elezioni politiche del 2008 non si sono verificati gli effetti delle precedenti elezioni. Infatti nelle elezioni politiche del 2006 si erano schierate 2 coalizioni che avevano spartito tutti i voti quasi ugualmente, ottenendo una maggioranza di Governo veramente pareggiata all'opposizione. Nelle elezioni politiche 2008, invece, a causa anche della deflagrazione della coalizione L'Ulivo creata da Romano Prodi, e a causa della scelta dell'UDC e del partito La Destra di staccarsi dalla coalizione Lega Nord-PDL c'è stato un cambiamento redicale della configurazione politica. Così, oltre a due coalizioni che si spartivano l'80% dei voti si sono presentati altri partiti che non superando le soglie di sbarramente, ora applicabili, non sono potuti entrare in Parlamento. Gli unici Partiti politici italiani rimasti indenni dagli sbarramenti sono così quelli della coalizione Lega Nord-PDL-MPA, quelli della coalizione PD-Italia dei Valori e infine, l'UDC, riuscito ad entrare alla Camera dei Deputati con 36 seggi e al Senato della Repubblica con 2. In questo modo sono stati esclusi dalla rappresentanza parlamentare alla Camera dei Deputati più del 10% dei voti dei cittadini italiani (a livello regionale, fino al 60%), con valori simili al Senato.

Nel 2007 un gruppo di promotori, tra cui spiccano i nomi di Mario Segni e Giovanni Guzzetta hanno raccolto le firme necessarie per proporre un referendum abrogativo, che cancellasse alcune parti della legge elettorale per modificarne il significato (in modo simile a quanto operato nel 1993 prima del Mattarellum). Inizialmente aveva ricevuto il sostegno di politici di entrambi gli schieramenti, come Gianfranco Fini e Arturo Parisi. I partiti però sono rimasti piuttosto freddi (quando non ostili) all'iniziativa.

I tre quesiti del referendum sono stati dichiarati ammissibili dalla Corte Costituzionale, ma la votazione non si è svolta nel 2008 a causa della caduta del Governo Prodi II. Essi prevedono da una parte l'abolizione del collegamento tra liste, togliendo la possilibità di collegarsi creando coalizioni: il premio di maggioranza andrebbe così alla lista singola che raccoglie più voti; d'altra parte, l'abolizione della facoltà di candidare una stessa persona in più collegi differenti, cosa che ha generato la pratica del c.d. "ripescaggio": la persona eletta in più collegi poteva scegliere in quale fare convalidare l'elezione, in questo modo rendendo eletto anche il primo dei non eletti.

Più volte i promotori hanno rilevato che la legge elettorale che uscirebbe dalla consultazione, nelle loro intenzioni non sarebbe definitiva; solamente, fungerebbe da trampolino di partenza per un nuovo sistema elettorale, maggioritario e dotato di collegi uninominali.

La Corte costituzionale, nelle sentenze di accoglimento dei referendum elettorali per modificare questa legge, ha velatamente messo in dubbio la legittimità costituzionale di alcuni suoi punti.

Per la parte superiore



Legge elettorale italiana del 1946

La legge elettorale del 1946 fu la normativa proporzionalistica che, con minime variazioni, strutturò il funzionamento delle elezioni politiche italiane dalla fine della Seconda guerra mondiale fino al 1993.

La legge elettorale proporzionale fu introdotta, dopo la fine del fascismo e della guerra, con il decreto legislativo luogotenenziale n°74 del 10 marzo 1946. Concepita per gestire le elezioni dellAssemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, fu poi recepita come normativa elettorale per la Camera dei Deputati con la legge n°6 del 20 gennaio 1948. La formula proporzionale - una delle più pure al mondo - del testo fu sconvolta dalla legge n°148 del 1953 la quale, su iniziativa del governo di Alcide De Gasperi, tentò di introdurre un premio di maggioranza per la coalizione che avesse eventualmente raggiunto la maggioranza assoluta dei consensi: tale modifica, fortissimamente osteggiata dalle opposizioni che la bollarono con l'epiteto di Legge Truffa, non dispiegò mai i suoi effetti perché nella successiva tornata elettorale le forze di governo non riuscirono a conseguire il quorum previsto. Fu così che il premio fu abolito senza mai aver trovato applicazione, e l'intera normativa trovò definitiva sistemazione col Testo Unico n°361 del 30 marzo 1957.

Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i suoi criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n°29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro larghissimamente proporzionale. Anche tale legge ebbe il suo definitivo perfezionamento col succitato Testo Unico del 1957.

Rimasto in vigore per quasi cinquant'anni, il sistema elettorale proporzionale fu oggetto di pesanti critiche nei primi Anni Novanta in quanto giudicato causa di parcellizzazione partitica ed instabilità governativa, e fu abolito dagli italiani tramite referendum il 18 aprile 1993, lasciando campo ad un sistema prevalentemente uninominale, il Mattarellum.

Si noti come il riparto geografico seguisse un po' ingenuamente i confini nazionali antecedenti il 1940, nonostante il negativo svolgimento della guerra avesse sottratto al controllo dello Stato vasti territori sui confini orientali, oggetto dal 1943 dapprima all'occupazione tedesca, e poi a quella jugoslava. Nei fatti, le elezioni per l'Assemblea Costituente non ebbero luogo nei territori ancora sottoposti all'occupazione militare degli eserciti delle Nazioni Unite, cioè l'Alto Adige - amputando l' VIII circoscrizione - e l'intera Venezia Giulia, rendendo inefficace la congegnata XII circoscrizione. L'entrata in vigore del Trattato di pace comportò il ristabilimento nella sua pienezza della circoscrizione del Trentino - Alto Adige, mentre la parte della Provincia di Gorizia che fu restituita all'Italia fu aggregata all' XI circoscrizione di Udine. Quando poi nel 1954 anche il circondario di Trieste tornò sotto la sovranità italiana, la nuova provincia divenne la minuscola parte residua della finalmente attivata XII circoscrizione.

In base alla legge in oggetto, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art.57). Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hont delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

Il carattere puramente formale dei collegi uninominali venne confermato dal fatto che essi non furono mai aggiornati nè nell'estensione nè tantomeno nel loro numero, anche quando, dalle elezioni del 1963 in poi, il Senato fu accresciuto nella sua consistenza fino a 315 componenti in loco dei 237 originari.

Per la parte superiore



Legge elettorale italiana per il Parlamento europeo

Le circoscrizioni italiane per le eleioni europee.

La legge elettorale per l'elezione dei rappresentanti italiani presso il Parlamento europeo fu deliberata con provvedimento n°18 del 24 gennaio 1979.

E' la più vecchia legge elettorale attualmente vigente in Italia, dopo che le riforme degli Anni Novanta, rispondenti all'esigenza di maggior governabilità delle istituzioni interne tricolori, hanno modificato le normative dello stesso genere relative agli altri quattro livelli politico-amministrativi. Improntata allo spiccato principio di proporzionalismo puro che, all'epoca della sua ideazione, informava tutte le leggi elettorali italiane, negli attuali assetti partitici bipolari e maggioritari la legge elettorale per le elezioni europee costituisce un vero e proprio dinosauro ereditato dal precedente modello politico nazionale.

È stato introdotto il 18 febbraio 2009 uno sbarramento del 4%, al quale erano favorevoli le forze presenti in Parlamento e contrarie le forze rimaste fuori alle ultime elezioni (modifiche alla legge concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia: al Senato, favorevoli 230, contrari 15, astenuti 11, votanti 256, presenti 257 - alla Camera, presenti 541, votanti 539, astenuti 2, maggioranza 270, hanno votato sì 517, hanno votato no 22).

Il complesso delle circoscrizioni elettorali forma il collegio unico nazionale.

La ripartizione dei seggi si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica per il numero dei rappresentanti spettante all'Italia nel Parlamento europeo (per la legislatura 2004-2009, 78, ma ne è prevista la riduzione a 72 per la legislatura 2009-2014) e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, risultante dell'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Onde evitare l'elezione di soli Siciliani nella circoscrizione Isole, come avenne già nel 2004, Roberto Maroni, ministro dell'Interno, ha annunciato la creazione di una circonscrizione specifica "Sardegna" per giugno 2009.

La legge in oggetto è improntata ad un principio di proporzionalismo ancor più perfetto di quello della legge elettorale per la Camera in vigore nel 1979, e alla quale la presenta normativa si ispirava.

Il calcolo dei seggi attribuiti ad ogni lista avviene semplicemente a livello centrale nel collegio unico nazionale, per tramite del metodo Hare dei quozienti naturali e dei più alti resti. Determinato il numero di seggi spettanti ad ogni partito, gli stessi vengono suddivisi fra le singole liste circoscrizionali con lo stesso principio proporzionale puro: ne consegue il ruolo meramente procedurale delle circoscrizioni, e la possibilità della variazione del numero complessivo dei rappresentanti delle singole ripartizioni.

Per le liste delle minoranze linguistiche francese, tedesca e slovena, è prevista la possibilità di apparentamento con una lista di orizzonte nazionale: in tal caso i voti della lista linguistica andranno ad incrementare quelli della lista nazionale, ottenendo uno dei suoi seggi qualora un candidato linguistico ottenga almeno 50.000 suffragi.

Sempre secondo il modello politico in auge nel 1979, tale legge prevede il voto di preferenza plurimo per i candidati della lista: ogni elettorale può esprimere il proprio gradimento fino a tre candidati, e gli stessi vengono proclamati eletti, nel limite degli scranni ottenuti da ogni lista circoscrizionale, secondo la graduatoria di consensi ottenuta.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia