Lega Nord

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Inviato da david 26/02/2009 @ 16:02

Tags : lega nord, partiti politici, politica

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Lega Nord Emilia

La Lega Nord Emilia è un movimento politico regionalista e autonomista che attualmente è la sezione "nazionale" della Lega Nord in Emilia.

Il movimento venne fondato come Lega Emiliano-Romagnola (o Lega Emilia-Romagna) nel 1989 da Fabio Dosi insieme ad altri tre amici (Orestilli, Grazioli e Croci). In realtà il movimento non nacque spontaneamente, bensì su suggerimento della Lega Lombarda, a cui Dosi si era rivolto in occasione delle elezioni europee del 1989 al fine di portare il movimento anche al di fuori della Lombardia e del Veneto.

Nel 1989 partecipò alle elezioni per il Parlamento Europeo nell'ambito della lista Lega Lombarda - Alleanza Nord. In quel periodo lo scopo di Umberto Bossi (leader della Lega) era quello di estendere il suo partito al di fuori della Lombardia, ma, per evitare accuse di egemonia, intendeva farlo cooptando piccoli movimenti autonomisti locali (come in Piemonte) o creando di fatto dei movimenti autonomisti in loco (come appunto in Emilia-Romagna). Ovviamente la Lega Lombarda avrebbe continuato ad essere il movimento di riferimento.

A fine 1989 fu creata la Lega Nord (federazione delle leghe nazionali di Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Emilia, Romagna e Toscana e successivamente anche Trentino e Friuli) che partecipò alle elezioni amministrative del 1990. Dopodiché la Lega emiliana divenne a tutti gli effetti Lega Nord Emilia (di seguito LNE nel testo).

Negli anni 1990-1991 la LNE aprì nuove sedi e aumentò considerevolmente gli iscritti, tanto da arrivare alla vigilia delle elezioni politiche 1992 a oltre 50 sedi in tutta la regione. Alla fine del 1991, su pressione dei romagnoli, si creò un'autonoma Lega Nord Romagna.

Alle politiche del 1992 la LNE, sempre guidata da Dosi, ebbe un grande successo, eleggendo nella circoscrizione ovest tre deputati (Dosi, Petrini e Frontini) e in quella est due deputati (ancora Dosi, oltre a Rossi; Dosi optò per la circoscrizione ovest in modo da permettere a un romagnolo, Metri, di essere ripescato).

Nel 1994 le politiche dettero risultati in sintonia col calo generalizzato della Lega Nord (causato anche dall'alleanza con Forza Italia), ma grazie a un'intelligente scelta dei collegi a scapito di Forza Italia, la LNE riuscì ad ottenere addirittura 4 senatori (Podestà, Copercini, Cavitelli e Dell'uomo) e due deputati (Dosi e Petrini).

Nel 1995 Dosi (già critico nel 1993 per la scelta elettorale maggioritaria della Lega Nord e poi critico nel modo di condurre il c.d. ribaltone di fine 1994) decise di dimettersi da segretario della LNE, ma Bossi respinse le dimissioni. Dopo le elezioni regionali del 1995 (che permisero alla LNE di ottenere un consigliere regionale) Dosi decise di non voler proseguire la sua esperienza politica e appoggiò la nomina di Pierluigi Copercini quale segretario nazionale. Copercini rimase in carica solo un anno e venne sostituito da Maurizio Parma.

Alle elezioni politiche del 1996 la LNE ottenne un buon successo elettorale. Nell'arco degli anni '90 i fondatori originali della Lega Emilia-Romagna, poi confluita nella Lega Nord, hanno lasciato il partito di Bossi. Chi ritirandosi dalla vita politica, chi provando senza grandi successi e tanta fatica nuove strade. Primi tra tutti nel '94 il gruppo di giovani guidati da Sergio La Canna, storico di Bologna che (rifacendosi anche agli studi autonomisti dell'intellettuale bolognese Mirko Lazzari), assieme ad Alberto Mongardi, tra i primi mesi del 1994 ed il 1998 diede vita al movimento Nazione Emilia, con ottimi riscontri politici ma, data l'oggettiva scarsità di mezzi economici, senza futuro. Attualmente il Dott. La Canna è rientrato nella Lega Nord con mansioni dirigenziali, ma resta un punto di riferimento per l'autonomismo bolognese.

Fabio Dosi, essendo entrato in magistratura, si è ritirato dalla vita politica; nel 2002 Bossi gli ha chiesto di riorganizzare il movimento a Parma (senza peraltro ricoprire cariche ufficiali) e in effetti la sua opera ha portato a un certo successo alle elezioni amministrative del 2005, con l'elezione di un consigliere regionale di Parma.

L'attuale segretario nazionale della Lega Nord Emilia è Angelo Alessandri (succeduto a Maurizio Parma nel 2002), che ricopre pure l'incarico di presidente federale della Lega Nord, mentre Fabio Rainieri è presidente nazionale.

Alle elezioni politiche del 2008 la Lega Nord Emilia ha ottenuto un successo senza precedenti, mandando a Roma 4 deputati e 2 senatori - fra i quali la vicesindaco di Lampedusa e Linosa (AG) Angela Maraventano - ed attestandosi, su base regionale, attorno all'otto per cento dei consensi, con picchi attorno al 15% in vaste aree della regione (specie nel Piacentino dove i consensi sono sempre stati maggiori rispetto alle altre province), ed un valore massimo del 31% in un comune del Modenese.

Di particolare interesse la battaglia combattuta e vinta a Bologna da Manes Bernardini, giovane segretario locale che fra il 2007 e il 2008 si è mosso per impedire al sindaco Sergio Cofferati di costruire la più grande moschea del Nord Italia e farla gestire dall'Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia, la quale tra le proprie affiliate annovera diversi istituti che traggono ispirazione dall'ideologia dei Fratelli Musulmani.

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Lega Nord

Umberto Bossi

La Lega Nord, il cui nome ufficiale è Lega Nord per l'indipendenza della Padania, è una federazione di movimenti politici autonomisti regionali attiva soprattutto nell'Italia settentrionale, ma presente anche in alcune regioni dell'Italia centrale; il segretario federale e leader del partito è Umberto Bossi.

Dal 1996 la Lega Nord ha proposto la secessione delle regioni settentrionali, indicate collettivamente come Padania. Attualmente ripropone il progetto di uno Stato federale, attraverso il federalismo fiscale e la devoluzione alle regioni di alcune funzioni esercitate dallo Stato. Tale progetto ha tuttavia subito una obiettiva battuta di arresto in seguito ai risultati del referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006. La Lega Nord propone altresì di aumentare il peso politico delle regioni del Nord Italia, ritenuto non adeguato al peso demografico e economico delle stesse.

La Lega Nord si batte per l'attuazione di norme più severe, rispetto a quelle vigenti, al fine di contrastare l'integralismo islamico; è contraria all'ingresso della Turchia nell'Unione europea ed è considerata tra i movimenti euroscettici. Enfatizza anche la lotta all'immigrazione clandestina, la promozione delle culture regionali italiane e l'eliminazione degli sprechi nella gestione statale.

L'Atto Costitutivo ed il testo dello Statuto del Movimento Lega Nord sono stati sottoscritti il giorno 22 novembre 1989 davanti ad un notaio nella città di Bergamo. Il giorno 4 dicembre 1989 nasce il Movimento Lega Nord.

Nei giorni 8-9-10 febbraio 1991 Atto e Statuto vengono approvati all'unanimità dal primo Congresso Federale della Lega Nord svoltosi a Pieve Emanuele (MI). Secondo lo Statuto approvato, nel Movimento Lega Nord vengono a confluirsi i Movimenti denominati Liga Veneta, Lega Lombarda, Piemont Autonomista, Uniun Ligure, Alleanza Toscana - Lega Toscana - Movimento per la Toscana, Lega Emiliano-Romagnola. In seguito aderiscono alla federazione movimenti e partiti autonomisti anche di altre Regioni e Province autonome (Trentino, Alto Adige/Südtirol, Friuli-Venezia Giulia, Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, Umbria e Marche).

Il giorno della fondazione, a Pieve Emanuele (MI), con il primo Congresso federale viene eletto all'unanimità segretario federale del Movimento Lega Nord Umberto Bossi.

Il movimento si conferma negli anni successivi come una delle forze politiche più significative del nord Italia, portando i suoi candidati alla vittoria in diverse amministrazioni locali, tra le quali spicca il Comune di Milano.

Nel elezioni politiche 1992: la Lega Nord, con l'8.6% (Camera) e l'8,2% (Senato) dei voti a livello nazionale, ottiene 80 parlamentari; 25 senatori e 55 deputati. Bossi e i suoi parlamentari festeggeranno il successo elettorale a Pontida.

In occasione delle elezioni politiche 1994, quando ancora il Paese vive una situazione di transizione dal sistema della Prima Repubblica a quello del bipolarismo, la Lega scende in campo accanto all'imprenditore Silvio Berlusconi che entra in politica fondando il movimento di Forza Italia e organizzando in breve tempo una coalizione di centrodestra.

Berlusconi guida due diversi schieramenti, vista la reciproca disaccettazione fra la Lega e la nascente Alleanza Nazionale (reduce del Movimento Sociale Italiano): al nord Forza Italia, CCD e Lega si presentano con il Polo delle Libertà, mentre al sud c'è il Polo del Buon Governo con AN e senza la Lega.

Nel 1994, pur con un leggero calo percentuale con l'8,4% dei voti alla Camera, i parlamentari salgono a 180 grazie alla presenza di candidati leghisti nei collegi uninominali come rappresentanti di tutta la coalizione. La Lega diviene il più grande raggruppamento parlamentare.

Il Polo vince le elezioni e viene costituito il primo governo Berlusconi, destinato a durare in carica soltanto pochi mesi, proprio a causa della sottrazione dell'appoggio da parte della Lega: in un primo momento l'Assemblea federale leghista (6 novembre 1994) presenta un progetto di Costituzione che divide l'Italia in 9 macroregioni o macroaree, riferibili agli stati preesistenti all'unità d'Italia; lo scontro scoppia alcuni giorni dopo sul tema delle pensioni: Berlusconi afferma che non si può governare con un alleato come Bossi e che non rimane altro da fare che ritornare alle urne. Sul tema i rapporti si alterano, e anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni, vicepresidente del Consiglio, accusa la maggioranza per la mancanza di accordi con i sindacati.

Lo scontro diretto arriva alla vigilia delle vacanze natalizie, fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi, con un discorso duro nei confronti dell'alleato Bossi, dichiara che il patto sancito con lui il 27 marzo è stato tradito e chiede di ritornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambia le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo è stato ampiamente disatteso dal governo. Così si apre la crisi: Berlusconi rassegna le proprie dimissioni ed invita i suoi militanti a manifestare in piazza contro il "tradimento".

Si costituisce un governo tecnico, guidato da Lamberto Dini, al quale i leghisti decidono di garantire l'appoggio esterno.

Si arriva allo svolgimento di nuove elezioni, e stavolta la Lega non stringe alleanze. Si presenta da sola e conquista il 10,4% dei voti a livello nazionale e 87 parlamentari. Questa decisione penalizza il Polo di centrodestra e favorisce la nuova coalizione dell'Ulivo, guidata da Romano Prodi.

Forte del consenso elettorale (30% in Veneto, 25% in Lombardia), il 15 settembre la Lega Nord, radicalizzando la propria politica, annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale (indipendenza della Padania). A tal fine organizza una manifestazione lungo il fiume Po il cui culmine si tiene a Venezia, in Riva degli schiavoni, dove Umberto Bossi, dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fa issare quella col sole delle Alpi verde in campo bianco, e proclama provocatoriamente l'indipendenza della Padania. A seguito di questa svolta secessionista, alcuni importanti esponenti del Carroccio (tra cui l'ex Ministro Vito Gnutti e l'ex Presidente della Camera dei Deputati Irene Pivetti) abbandonano il partito.

Nel frattempo, il Parlamento, attraverso i decreti legislativi noti come leggi Bassanini, attribuisce numerose funzioni amministrative agli enti locali, e in particolar modo ai Comuni.

Pochi giorni dopo la simbolica dichiarazione d'indipendenza della Padania del 15 settembre 1996, in via Bellerio a Milano, presso la sede federale della Lega Nord, ebbero luogo alcuni scontri tra la Polizia di Stato, inviata per svolgere alcune perquisizioni negli uffici, e i militanti leghisti che si opponevano a tale intervento anche chiamando in proprio soccorso i carabinieri. La perquisizione avvene su richiesta dal procuratore Guido Papalia. L'ordine di perquisizione successivamente venne dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale per violazione dell'articolo 68 della Carta. Alcuni esponenti del partito vennero denunciati. Roberto Maroni e Piergiorgio Martinelli vennero condannati in cassazione il 9 febbraio 2004 a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale. La pena poi convertita in una multa di 5.320 Euro. Umberto Bossi venne assolto in appello il 22 giugno 2007, dopo avere chiesto precedentemente l'immunità al Parlamento Europeo.

La Lega mostra, fin dalla legge di delegazione (legge 15 marzo 1997 n. 59), di non accontentarsi di queste riforme e decide di proseguire nella sua battaglia secessionista, creando le Camicie verdi e un Governo padano.

Il programma secessionista subisce poi una battuta d'arresto e determina un calo di consensi, in considerazione anche dei tentativi di federalizzazione espressi dal legislatore costituzionale (la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione modifica profondamente il regionalismo italiano, che si fonda ora sui principi di sussidiarietà - art. 118 - e di leale collaborazione - art. 120 -, indicando espressamente le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato e concorrente tra Stato e Regioni, e attribuendo invece alla competenza legislativa esclusiva delle Regioni tutte le altre materie).

Nel frattempo a partire dall'autunno 1998 si staccano dalla Lega diversi dirigenti e militanti che fondano movimenti regionali autonomi: in Veneto movimenti come la Liga Veneta Repubblica, che nelle tornate elettorali ha raccolto un consenso tra il 1.3% (2005) ed il 2.3% (2000) a livello regionale con un piccolo exploit nelle elezioni per il Senato nel 2001 dove ha raggiunto il 5%, sfiorando l'elezione di un senatore, nel 2000 diversi gruppi regionali staccatisi dalla Lega fondano Autonomisti per l'Europa, nel 2001 nasce in Liguria il Movimento Indipendentista Ligure e nel 2006 in Lombardia Max Ferrari, ex direttore di TelePadania, dopo essere stato espulso dalla Lega fonda il movimento autonomista Fronte Indipendentista Lombardia raccogliendo però pochi consensi a livello regionale, provinciale e comunale.

Accantonato il progetto secessionista e modificata la linea politica di fondo in favore di un più "abbordabile" federalismo, la Lega si avvicina nuovamente alla coalizione di centrodestra, rinsaldando i rapporti con Berlusconi e Forza Italia. A fare da tramite della nuova alleanza Lega-Forza Italia-An e guidare tutta l'operazione il futuro sottosegretario alle riforme Aldo Brancher (Forza Italia). Tale avvicinamento muove i primi passi già alle elezioni regionali del 2000, quando la Lega, alleandosi nelle regioni settentrionali con il Polo, conquista posizioni di rilievo negli esecutivi locali.

Nasce così la coalizione della Casa delle Libertà, fondata nel 2001 insieme a FI, AN, CCD, CDU, Nuovo PSI e PRI. La CdL vince le elezioni e Berlusconi torna presidente del Consiglio.

I risultati elettorali, che vedono la Lega in forte calo rispetto al passato (3,9% dei consensi nella quota proporzionale), permettono al partito di contare 47 parlamentari e di entrare nell'esecutivo, con Umberto Bossi che viene nominato Ministro delle Riforme e della Devoluzione, Roberto Castelli Ministro della Giustizia, Roberto Maroni Ministro del Welfare, e negli uffici di presidenza delle assemblee legislative, con Roberto Calderoli, che viene eletto vicepresidente del Senato.

Nel governo la Lega spinge per la realizzazione delle riforme costituzionali, in particolare di quella federalista chiamata "devolution" che valorizza il ruolo delle autonomie regionali, attraverso l’attribuzione di competenze esclusive attinenti alla sanità, alla scuola ed alla sicurezza pubblica.

Intanto, l'11 marzo 2004 il leader del movimento Umberto Bossi viene colpito da un ictus, rimanendo per circa un anno lontano da ogni apparizione pubblica. Al suo posto, a capo del dicastero delle Riforme istituzionali viene nominato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. Il "Senatùr" riapparirà in pubblico a Lugano (Ticino) nel mese di marzo del 2005 per una manifestazione da lui stesso voluta presso l'ultima dimora del federalista lombardo Carlo Cattaneo. Alla manifestazione prende parte anche il ministro forzista Giulio Tremonti (col quale Bossi aveva stretto verbalmente un patto di leale collaborazione chiamato dai media "Asse del Nord") e una delegazione della Lega dei Ticinesi (un movimento politico localista ad ispirazione cantonale elvetico) guidata dall'editore locale Giuliano Bignasca. In questo incontro Bossi si schiera contro "L'Europa dei Massoni".

Nelle elezioni europee del 2004 e nelle elezioni regionali del 2005, la Lega Nord recupera parte dei consensi persi in precedenza, ricevendo rispettivamente il 5,1% e il 5,6% dei suffragi a livello nazionale.

In vista delle elezioni politiche del 2006, la Lega, per la prima volta, si apre anche alle energie provenienti dal Sud Italia, stipulando un accordo con il Movimento per l'Autonomia guidato da Raffaele Lombardo, eurodeputato eletto nelle file dell'UDC e proveniente dalla corrente di pensiero di Calogero Mannino. L'MpA è un movimento composto da esponenti politici proveniente in maggior parte dalla ex Democrazia Cristiana del Sud che ha il suo radicamento in Sicilia e che sostiene politiche in favore del Mezzogiorno come la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, e sostiene di condividere con la Lega il fattore dell'autonomismo regionale. L'MpA contesta però un federalismo fiscale a favore esclusivo delle Regioni. L'obiettivo dei due partiti alleati è quello di "porre fine alla conflittualità tra autonomia e federalismo" e "trasformare i conflitti in sinergie e collaborazione tra Nord e Sud del Paese".

In occasione del secondo Referendum costituzionale svolto in Italia (il primo si era tenuto il 7 ottobre 2001 sulla riforma del Titolo V della Costituzione), la maggioranza dei votanti ha espresso parere contrario alla riforma costituzionale varata nella XIV legislatura (governi Berlusconi II e III) relativa ai cambiamenti nell'assetto istituzionale nazionale della seconda parte della Costituzione italiana. Fra i provvedimenti bocciati, in questo contesto va menzionata, in particolare, la devoluzione alle regioni della potestà legislativa esclusiva in materia di organizzazione scolastica, polizia amministrativa regionale e locale, assistenza e organizzazione sanitaria.

Alle elezioni politiche del 2008 la Lega si è presentata in coalizione con Il Popolo della Libertà e il Movimento per l'Autonomia. Il partito ha presentato le proprie liste e il proprio simbolo esclusivamente nelle regioni del Centro-Nord: Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Marche e Umbria.

Al voto, la Lega ha ottenuto un risultato di rilievo, partecipando in maniera decisiva alla vittoria del centro-destra e ottenendo l'8.30% alla Camera e l'8.06% al Senato, in netto rialzo rispetto alle precedenti votazioni.

La Lega Nord vuole unire tutti quei cittadini delle regioni settentrionali italiane i quali domandano l'autonomia e il federalismo per la loro terra. Per questa ragione tende ad essere un partito pragmatico e non ideologico. Non è quindi presente alcuna corrente organizzata, fatta eccezione per alcune piccole associazioni ("Cattolici Padani", "Padania Cristiana", "Nucleo Indipendentista Padano", ecc.) sebbene sia possibile ravvisare diverse sensibilità fra i vari esponenti del partito.

Nella Lega Nord sono sempre esistite diversità di opinioni circa le alleanze nazionali. Nel 1994, qualche giorno prima dell'annuncio del patto Bossi-Berlusconi che portò alla formazione del Polo delle Libertà, Roberto Maroni firmò un patto, poi annullato, con il Patto per l'Italia di Mario Segni. Quando Bossi decise di togliere l'appoggio al primo Governo Berlusconi alla fine dello stesso anno, Maroni, all'epoca Ministro dell'Interno, e molti altri membri del Partito presero le distanze dal segretario. Molti lasciarono il partito (40 deputati su 117 e 17 senatori su 60) e altri, fra cui Lucio Malan, passarono a Forza Italia. Maroni, dopo alcuni mesi di freddezza con Bossi, tornò ad essere membro attivo della Lega.

Dopo le elezioni politiche del 1996, a cui la Lega Nord partecipò fuori dalle due principali coalizioni, i sostenitori di un'alleanza con Berlusconi (Vito Gnutti, Domenico Comino, Fabrizio Comencini ed altri) e coloro che preferivano entrare nella coalizione guidata da Romano Prodi non scomparvero. Alcuni di loro (15 deputati su 59 e 9 senatori su 27) lasciarono il Partito per passare al centro-destra o al centro-sinistra, come fecero Marco Formentini ed Irene Pivetti. Il gruppo di Gnutti e Comino fu espulso nel 1999, dopodiché si alleò localmente con il centro-destra, mentre Comencini aveva lasciato il Partito nel 1998 per lanciare la Liga Veneta Repubblica con l'obiettivo di entrare in coalizione regionale con Forza Italia.

Dopo il declino della Lega Nord alle elezioni europee del 1999, i membri anziani del Partito decisero che non era possibile ottenere gli obiettivi prefissi se continuavano a rifiutare un'alleanza con una delle due coalizioni. Alcuni, fra cui Maroni, nonostante la sua difesa di Berlusconi nel 1994, preferivano un'alleanza col centro-sinistra. Maroni stesso raggiunse un accordo, stavolta col centro-sinistra, poi rifiutato da Bossi, che lo aveva in precedenza invitato a trattare con Massimo D'Alema, come nel 1994 con Segni. Queste trattative ebbero successo, così che in Lombardia il candidato del centro-sinistra alle elezioni regionali del 2000 avrebbe dovuto essere Maroni stesso, ma Bossi decise di tornare all'alleanza con Berlusconi in vista delle elezioni del 2001. La Lega, insieme agli altri partiti della Casa delle Libertà, vinse sia le elezioni regionali del 2000 sia le politiche del 2001, e ritornò al governo nazionale.

Durante gli anni di governo a Roma (2001-2006) il Partito vide emergere due diverse opinioni sulle alleanze: alcuni, guidati da Roberto Calderoli e Roberto Castelli (con la benedizione del malato Umberto Bossi), supportavano fortemente la partecipazione nel centro-destra, mentre altri, rappresentati da Roberto Maroni e Giancarlo Giorgetti, erano più tiepidi in proposito. Alcuni di questi parlarono di una possibile adesione al centro-sinistra dopo le elezioni politiche del 2006, che erano certi di perdere. Questa idea fu ascritta al fatto che, senza alcun supporto dalla sinistra, sembrava sempre più difficile vincere il referendum costituzionale sulla riforma federale dello Stato. Il centro-sinistra non cambiò la propria posizione e il referendum fu perduto, generando nella Lega ostilità verso il secondo Governo Prodi e minore volontà di allearsi con chi si era opposto alla riforma costituzionale.

Numerosi dirigenti della prima ora del movimento politico hanno alle spalle una militanza giovanile nelle file della sinistra e dell'estrema sinistra. Qualcuno sostiene, ma senza riscontri, che il leader Umberto Bossi fu iscritto alla sezione di Samarate del Partito Comunista Italiano, mentre il più volte ministro Roberto Maroni fu membro di Democrazia Proletaria. Non mancano poi ex-Socialisti, come Ettore Albertoni e Giovanni Meo Zilio. In realtà, non tutti gli esponenti del partito provengono dalla sinistra. Ad esempio Mario Borghezio ha avuto esperienza nell'estrema destra extraparlamentare ed ha militato anche in Jeune Europe, movimento estremista di destra, antagonista di Ordine Nuovo, altri sono di origini democristiane e liberali.

La Lega conobbe le sue prime esperienze di amministrazione locali in alleanza con le forze della sinistra, in particolare col PDS, con cui resse vari Comuni tra cui Varese, e nel 1992 pose fine a ventidue anni di dominio democristiano in Lombardia, favorendo l'elezione a Presidente della post-comunista Fiorella Ghilardotti, e in Veneto.

La Lega è stata accusata più volte di razzismo e demagogia, ed è talvolta considerata un partito di estrema destra da osservatori internazionali .

I sostenitori della Lega considerano queste posizioni legittime nel quadro della lotta contro l'immigrazione e una asserita "islamizzazione" della cultura europea (vedi Padania, Identità e Società Multirazziale degli Enti Locali Padani Federali del 1998) e per la promozione delle culture e delle tradizioni locali e contro gli aiuti statali di tipo "assistenzialista" al meridione d'Italia.

Secondo un sondaggio pubblicato sul Corriere della Sera relativo alla popolazione italiana, la Lega Nord viene percepita ideologicamente più al centro rispetto al Popolo della Libertà e, tra l'altro, siede al centro dell'emiciclo in Parlamento.

La base sociale del movimento verte sul ceto medio, spaziando dall'alto proletariato e passando dall'artigianato e dal mondo del commercio, fino ad arrivare alla piccola borghesia.

Un'attenta analisi dei flussi elettorali evidenzia una netta correlazione fra le attuali province a rilevante presenza leghista, e le antiche roccaforti della scomparsa DC, mentre assai meno significativi sono i risultati ottenuti dalla Lega nelle tradizionali zone rosse e di corposo attivismo missino. Le caratteristiche centriste della Lega Nord si evidenziano nelle elezioni per le amministrazioni locali, dove in svariati casi di ballottaggi fra candidati leghisti e di Forza Italia, si nota una spiccata tendenza degli elettori di sinistra a recarsi alle urne per sostenere il rappresentante della Lega contro quello delle destre.

Quarantacinque membri del partito, tra cui il segretario federale Umberto Bossi, sono stati reintrodotti nel registro degli indagati per attentato all'unità dello Stato; il reato era punibile con l'ergastolo secondo quanto prescriveva una norma del vigente Codice penale (1930) chiamato anche codice Rocco; il processo era stato sospeso nel 1996. Tuttavia nel frattempo è stato approvato un provvedimento che cancella il reato se non accompagnato da violenze.

La Lega Nord conta all'interno della propria organizzazione diverse associazioni di volontariato.

Tra le associazioni figurano i Padani nel Mondo, la Guardia Nazionale Padana, SportPadania, Padania Calcio, Associazione Liberi Padani Escursionisti, Padas, Automobil Club Padano, Autisti Padani, Eurocamp, Professionisti-Imprenditori Uniti, Collezionisti Padani, Arte Nord, Cattolici Padani, Centro Culturale "Roberto Ronchi"..

Alcune come la Onlus Copam, l'Umanitaria Padana, i Medici Padani sono impegnate a portare aiuto alle popolazioni bisognose del terzo mondo; le campagne sono svolte in modo particolare nei paesi in via di sviluppo e in quelli colpiti da eventi bellici e catastrofi naturali.

Altre associazioni si occupano di assistenza alle famiglie in disagio sociale, agli anziani, ai disabili (Padaniassistenza, Insieme nel Futuro), altre della difesa degli interessi morali ed economici delle donne padane e della tutela della famiglia (Donne Padane), altre sono dedicate alle iniziative a favore di bambini e genitori (Orsetti Padani, Scuola Bosina), alcune si occupano di ambiente (Padania Bella, Volontari Verdi, Padania Ambiente, Il Collare verde).

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Provenienza dei politici appartenenti alla Lega Nord

La Lega Nord si è sempre presentata come una forza politica nuova, diversa dai "partiti romani" e costituito da gente fino a prima estranea alla politica. Questo è in parte vero, ma molti ex-Leghisti della prima (anni '80) e della seconda generazione (primi anni '90) hanno un passato in partiti storici. Discorso a parte va fatto per coloro che, pur non avendo mai fatto parte di un partito, hanno dichiarato cosa votavano prima di conoscere la Lega Nord.

Tra gli altri che hanno lasciato la Lega Nord, si ricordino Giancarlo Pagliarini (a lungo elettore del Partito Radicale), Alessandro Cè (elettore del PSI) e Fabrizio Comencini (ex-MSI), che ha confermato la sua nuova fede autonomista, fondando la maggiormente indipendentista Liga Veneta Repubblica, di cui è segretario nazionale. Due "padri nobili" della Lega Nord, il politologo Gianfranco Miglio e il giornalista Luigi Rossi, inoltre erano stati in precedenza attivi nella DC, da cui però si erano allontanati rispettivamente nel 1955 e nel 1975.

Questo è un elenco di politici membri della Lega Nord appartenuti o vicini (anche solo come elettori), in precedenza (cioè prima della fine della Prima Repubblica, nel triennio 1992-94), ad altri schieramenti politici (ordinati in funzione della loro precedente appartenenza). È una lista di deputati, senatori, euro-parlamentari, ministri, sottosegretari, presidenti di Regione e di provincia, consiglieri e assessori regionali di primo piano, sindaci di grandi città, nonché importanti membri degli organi dirigenti del partito.

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Lega Nord Sud Tirolo

La Lega Nord Sud Tirolo/Lega Nord Südtirol è un partito politico regionale, attivo nella Provincia di Bolzano, sezione provinciale della Lega Nord.

Il partito punta a raccogliere consensi sia tra gli elettori di lingua tedesca che di lingua italiana, con una particolare attenzione per i mistilingue. Nel suo programma pone l'accento sulla collaborazione tra i diversi gruppi linguistici e sull'identità cristiana e occidentale della provincia.

Per le elezioni provinciali del 2008 la Lega Nord, come sempre, presenterà una lista con candidati sia di lingua tedesca che italiana. Durante i mesi precedenti alle elezioni si è parlato di una probabile presenza nelle liste di Roland Atz, ex vice presidente della regione Trentino-Alto Adige e membro di spicco della Südtiroler Volkspartei (SVP), e di Giovanni Benussi, che è stato brevemente sindaco di Bolzano per Forza Italia e Alleanza Nazionale. Questa strategia e la mediazione di Roberto Calderoli, che sta lavorando ad una riforma federalista e che si definisce "amico dell'Alto Adige", potrebbe portare l'SVP ad allearsi con la Lega Nord e Il Popolo della Libertà sia a livello regionale che nazionale.

All'inizio di settembre Benussi ha deciso di non correre con la Lega Nord, che invece ha ottenuto l'appoggio di Roland Atz e Elena Artioli, un'altra politica uscita dall'SVP e l'unica consigliera provinciale plurilingue di quel partito, e conseguentemente Kurt Pancheri ha rassegnato le dimissioni da segretario. Per sostituire Benussi nella lista del partito, la Lega Nord ha scelto Paolo Bassani, politico centrista che è stato membro del Partito Liberale Italiano, di Forza Italia e infine del Partito Repubblicano Italiano.

Il partito ha sempre ottenuto risultati modesti rispetto alle altre sezioni "nazionali" della Lega Nord. Nelle elezioni politiche del 2008 ha ottenuto solo il 2,0% dei voti nella Provincia di Bolzano, a causa della forza elettorale dei partiti regionali di lingua tedesca, come la Südtiroler Volkspartei, l'Union für Südtirol e Die Freiheitlichen. Il suo omologo nella Provincia di Trento, la Lega Nord Trentino, ha molti più consensi (16,4% nel 2008).

I risultati della tabella si riferiscono al solo collegio di Bolzano (corrispondente alla Provincia di Bolzano).

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Source : Wikipedia